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venerdì 16 agosto 2024

Il canto semplice di un gallo


VLADIMÍR HOLAN

RESURREZIONE

Che dopo questa vita di nuovo ci si debba svegliare
con il suono delle trombe e i corni?
Scusami Signore, ma credo
che per tutti noi il segno della resurrezione
sarà il canto semplice di un gallo…

Per un attimo ancora rimarremo a letto…
La prima che si alzerà sarà la mamma…
Sentiremo come nel silenzio accende delicatamente il fuoco,
come mette l’acqua a bollire,
e come con un gesto quotidiano
tira fuori dalla credenza il macinino del caffè.
Saremo di nuovo a casa.

(da Una notte con Amleto, 1964 – Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Il Nuovo Testamento e la Tradizione cristiana teorizzano la resurrezione dei morti: alla fine dei tempi, tutti i corpi dei defunti si ricongiungeranno alle rispettive anime, ”quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. (Giovanni, 5, 29). Il poeta ceco Vladimír Holan agli squilli di tromba da kolossal hollywoodiano o da dipinto rinascimentale preferisce un mondo più piccolo, alla portata, con la nostalgia dell’infanzia e della casa, preferisce insomma tornare a quella che fu la nostra età dell’oro.

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EBERHARD KEIL, "RAGAZZA CHE DORME"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Le persone semplici sono le uniche che non cercano la felicità….
VALDIMÍR HOLAN

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Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.



lunedì 7 febbraio 2022

Centenario di Jan Skácel


Jan Skácel, nato in Moravia esattamente cento anni fa, il 7 febbraio del 1922, è noto come “il poeta del silenzio”. Giornalista, speaker radiofonico e addirittura operaio in una fabbrica di trattori, ebbe il suo nome nella lista nera del regime comunista dopo la Primavera di Praga del 1968: gli fu impedito di pubblicare per oltre un decennio e venne allontanato dalla direzione della rivista Host do domu, che reggeva dal 1963. La poesia di Skácel è segnata da un’atmosfera rarefatta e da un dire controllato, assimilabile a certa poesia cinese. I suoi versi, connessi alla natura e alle tradizioni della Bassa Moravia, assumono toni metafisici: “Sono solo  un poeta, un radar sotto i tigli. Non sta a me rispondere. Io domando”.

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FOTOGRAFIA © UNDG

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NOTTURNO

Sorvegliamo i lupi fino a tarda notte
Poi mangeremo la luna
Resteranno fosse piene di stelle
Il buio profuma dolce come segale

Abbiamo voglia soprattutto di dormire
e meditiamo come rivolgerci alla morte
Senza di lei non ci sarebbe l’infanzia
la regione della cava libertà dei fili d’erba

(da Il colore del silenzio, Metauro, 2004 - Traduzione di Annalisa Cosentino)

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CONTRATTO

Non voglio che nessun dio mi gratifichi.
Ho il mio da molto tempo
per me e per la mia rettitudine.
E per l'umiltà di cui ho bisogno.

A volte l'anima umana puzza
come un cane bagnato.
Non bestemmio. Voglio solo
che il dolore sia dolore
e che una lacrima sia una lacrima.

(da Tristezza, 1965)

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Altre poesie di Jan Skácel sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel profondo fin dove può arrivare / la mano vertiginosa del buio / le radici tacciono di parole cieche. / Al sonno perpendicolare risponde il silenzio.
JAN SKÁCEL, Il colore del silenzio




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 7 febbraio 1922 - Brno, 7 novembre 1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


martedì 6 aprile 2021

I nomi


VLADIMÍR HOLAN

NELLA PROFONDITÀ DELLA NOTTE

a Jaroslav Seifert

"Come non essere?", ti domandi e finisci per dirlo
                                                  a voce alta…
Ma l’albero e la pietra lo tacciono,
sebbene entrambi figli della parola e pertanto muti,
poiché la parola teme di vedere che cosa ne è stato di essa…
Ma anche
i nomi
lo temono. I nomi: pino,
acero, pioppo tremulo… e  i nomi: feldspato,
basalto, fonolite, amore… Bei nomi,
soltanto temono di vedere in cosa si sono convertiti.

(da Un gallo a Esculapio, 1970)

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Ma essere perduti e resistere e avere / la luna nel libro e la notte solo nel leggerlo, / non conoscere né fine né margine a se stessi, / non essere soli, ma esser perduti, / è come se la propria pena ed un’altra, di estranei / generassero un terzo cuore…”: il destino dell’uomo è al centro della poetica di Vladimír Holan. Il poeta ceco si interroga sul determinismo che governa le vite degli uomini e lo fa attraverso la poesia: la parola dunque è uno strumento d’indagine, è il mezzo per non temere di guardare in faccia la realtà.

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FOTOGRAFIA © SNOW1/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto, anche il silenzio stesso / ha qualcosa da tacere.
VLADIMÍR HOLAN




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


giovedì 31 dicembre 2020

Che cosa porterà il vento?


VLADIMÍR HOLAN

PRIMA DI CAPODANNO

Che cosa porterà il vento stanotte?
La pioggia, la neve o una lettera?
Una lettera di chi? Una lettera buona o cattiva?
Tutto, anche il silenzio stesso
ha qualcosa da tacere.
Però tutto, anche l’inesprimibile,
finirà per dire la gelosia.

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È sempre così tra Santo Stefano e Capodanno: proviamo il sentimento espresso dal poeta ceco Vladimír Holan. In questi giorni come sospesi tra una festa e l’altra, ci si domanda cosà porterà l’anno nuovo – e questo 2021 che sta per arrivare incarna tutte le nostre speranze che cancelli l’orribile 2020 della pandemia, che porti la prosperità che nella storia generalmente è sopravvenuta dopo le grandi pestilenze.

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NORMAN ROCKWELL, HAPPY NEW YEAR, 1945

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli anni non son che dei giorni nella vita dei popoli.
STENDHAL, Memorie di un turista




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.




Greca



STATISTICHE DEL CANTO DELLE SIRENE PER L’ANNO 2020

VISITE: 91.219 (-26%)

PAGINE VISTE: 145.590 (-33%)

TEMPO MEDIO SUL SITO: 1:31 (-12%)


LE DIECI PRINCIPALI CHIAVI DI RICERCA
(escludendo “Il canto delle sirene” e simili):

  1. estate di san martino pascoli
  2. il poeta è un fingitore
  3. quando beltà splendea
  4. non avrò vissuto invano
  5. si vis amari ama
  6. haiku autunno
  7. scialle zingaro significato
  8. parabola guido gozzano
  9. saperti amante e non poterti avere
  10. è già il pallido autunno


RECORD DI VISITE: 733, il 21 marzo)
(il più basso 173 il 25 dicembre)


I POST PIÙ LETTI IN ASSOLUTO NEL 2020

  1. Il bimbo e la mela (Guido Gozzano, Parabola)
  2. Ciò che la primavera fa con i ciliegi (Pablo Neruda, Giochi ogni giorno con la luce…)
  3. Il poeta è un fingitore (Fernando Pessoa, Autopsicografia)
  4. Variazioni su Orazio (Orazio, Carmina, I, 11)
  5. Lattiginosa d’alba (Giorgio Caproni, Prima luce
  6. Haiku d’autunno
  7. Le affinità d’anima (Eugenio Montale, Ex voto)
  8. Viaggio intorno alla mia camera (Xavier De Maistre)
  9. Un frutto appena sbucciato (Giorgio Caproni, Marzo)
  10. Properzio e Cinzia (Properzio, Elegie, I, 12)



I POST PIÙ LETTI TRA QUELLI SCRITTI NEL 2020

  1. La rosa porporina (Libero De Libero, Scempio e lusinga)
  2. Cose leggere e vaganti (Umberto Saba, Ritratto della mia bambina)
  3. Kikí Dimulà
  4. Centenario di Marcos Ana
  5. Le lune del cuore (Paul Celan, Sempre e mai)
  6. Centenario di Tonino Guerra
  7. Rosa rosae (Marino Moretti, Elogio di una rosa)
  8. Centenario di Gesualdo Bufalino
  9. Nave d’oro (José María Álvarez, E la nave va)
  10. Nobel 2020 a Louise Glück


SITI CHE LINKANO IL BLOG
(cui va Il mio doveroso grazie)

  1. La Poesia di Claudio Malune
  2. La belle auberge
  3. La Spada
  4. Nervi d’arpa
  5. Friuli multietnico

PROVENIENZE DA SOCIAL NETWORK, AGGREGATORI E MOTORI DI RICERCA

  1. Google
  2. Bing
  3. Facebook
  4. Blogger
  5. Yahoo
  6. FeedBurner
  7. Duckduckgo
  8. Ecosia
  9. Pinterest
  10. Dlvr.it
  11. Virgilio

giovedì 4 giugno 2020

Un sole così insanguinato


JAROSLAV SEIFERT

HO VEDUTO SOLO UNA VOLTA

Ho veduto solo una volta
un sole così insanguinato.
E poi mai più.
Scendeva funesto sull’orizzonte
e sembrava
che qualcuno avesse sfondato la porta dell’inferno.
Ho domandato alla spècola
e ora so il perché.

L’inferno lo conosciamo, è dappertutto
e cammina su due gambe.
Ma il paradiso?
Può darsi che il paradiso non sia null’altro
che un sorriso
atteso per lungo tempo,
e labbra
che bisbigliano il nostro nome.
E poi quel breve vertiginoso momento
quando ci è concesso di dimenticare velocemente
quell’inferno.


(da La colata delle campane, 1967 - Traduzione di Sergio Corduas)

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Un tramonto spettacolare con un sole immenso e rosso che scivola dall’altra parte dell’orizzonte: questa meraviglia, veduta una sola volta, offre l’appiglio al Premio Nobel ceco Jaroslav Seifert per una meditazione sulla drammaticità del vivere accostabile alla “teologia negativa” di Montale – il poeta praghese è nella terza fase della sua poetica, quella più colloquiale e prosastica, resa più libera dall’avanzare dell’età e della fama e si avventura in questa disquisizione sulla vita e sulla morte, sull’inferno e sul paradiso.

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FOTOGRAFIA © HOANTUBE2014
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LA FRASE DEL GIORNO
Ma i poeti? / Sono ossessionati dal desiderio / d’essere uditi anche loro in quel fracasso.
JAROSLAV SEIFERT, La colata delle campane




Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.

sabato 11 aprile 2020

La ragazza dal bracciale


JAROSLAV SEIFERT

DI POMERIGGIO UNO SCROSCIO DI PIOGGIA

Di pomeriggio uno scroscio di pioggia
fece profumare anche l’erba pesta
e la sera, piena di primaverile malinconia,
lenta s’univa alla notte.

L’organetto tagliuzzava da tempo
una nuova canzone
quando tra le ali del cigno
entrò la ragazza dal bracciale d’argento.

Notai il suo polso
perché abbracciò il collo del cigno
e i suoi occhi
schivavano il mio sguardo avido.

Finalmente mi lanciò un’occhiata
ed ebbe un piccolo sorriso
per farmi poi un cenno con la mano
e infine mandarmi un bacio.
Fu tutto lì.

Aspettai che apparisse di nuovo
per saltar su da lei durante la corsa,
ma le ali restarono vuote.

Talvolta gli amori sembrano un fiore
di papavero selvatico,
non riesci a portarteli a casa.

Quella volta però le due lampade
sibilavano come serpe contro serpe,
due serpenti l’uno verso l’altro,
e io invano corsi
dietro le sue gambe

nel vasto buio.

(da La colonna della peste, 1980 -Traduzione di Alena Wildová Tosi)

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Un quadretto malinconico, una sera piovosa di primavera in cui suona una nuova canzone. Poi d’improvviso come il lampo del suo braccialetto d’argento, entra una ragazza nel locale, nella sera, nella vita del poeta ceco Jaroslav Seifert: il vecchio gioco degli sguardi, la seduzione che sfodera le sue armi per poi svanire ancora una volta. E rincorrerla, ahimè – è vano.

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FOTOGRAFIA DI HENRI CARTIER BRESSON

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche le donne ho cantato. / Accecato dall'amore, / nella vita ho brancolato, / inciampando in un fiore perduto / o gradino d'antica cattedrale.
JAROSLAV SEIFERT, La colata delle campane





Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.

domenica 29 marzo 2020

Torneremo sull’acqua allegra


JAN SKÁCEL

UN VENTO DI NOME JAROMIR

Un giorno
andremo insieme, lo promettemmo un tempo
sul tarassaco negli occhi gialli di un merlo.
lasceremo a casa le buone mogli
e ce ne andremo a pescare il verso,
quello che il fiume impreca sulle pietre
quando inciampa nella notte scura.

E forse in tutta notte non prenderemo nulla.
Ma gocce d’acqua cadranno nell’erba
come lacrime di principesse
dal bosco uscite scalze.

E forse in strada ti domanderanno
Maestro, a quando un libro nuovo?
E tu gli dirai dopo il diluvio
se ci sarà un bel fango.

E forse i cieli si impietosiranno
e ci scroscerà nella poesia e nelle scarpe,
nubi fredde come trote maculate
ci sorvoleranno le teste.
E daremo al vento il nome di Jaromír
e  torneremo sull’acqua allegra.


(da Un vento di nome Jaromir, 1966 – Traduzione di Annalisa Cosentino)

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Un giorno torneremo, passata questa emergenza straordinaria e inimmaginabile che ha stravolto le nostre vite, che ci ha privato delle libertà elementari imponendoci degli arresti domiciliari da innocenti. Un giorno torneremo dunque, magari anche a passeggiare per i boschi dove la primavera avrà spiegato tutti i suoi colori, in riva ai fiumi come sogna il poeta ceco Jan Skácel. Se saremo cambiati, se saremo migliori e avremo fatto lezione di questa esperienza, allora non sarà trascorso invano questo tempo di quarantena.


JOHN SINGER SARGENT, "PESCATORE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo come un punto scucito al buio / e quanto non sappiamo e che promesse.
JAN SKÁCEL, Il colore del
silenzio




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 1922- Brno,1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


venerdì 30 agosto 2019

Centenario di Jiří Orten


Jiří Orten, poeta ceco, nasceva a Kutná Hora, capoluogo della Boemia centrale, il 30 agosto di cento anni fa. La sua fu una vita breve, intensa, concentrata sulla poesia che gravitava intorno al gruppo Ohnice (malerba) durante l’occupazione nazista della Cecoslovacchia, e sulle leggi razziali – di famiglia ebrea, si servì di pseudonimi per pubblicare le sue poesie. E tuttavia, in quei pochi anni, prima di essere travolto da un’ambulanza tedesca, e morire due giorni dopo, rifiutato dall’ospedale germanico in quanto ebreo, riuscì a mettere su carta la sua concezione negativa dell’esistenza, caratterizzata dal dolore e dall’angoscia che permeavano del resto tutta una generazione cresciuta con l’incubo nazista.

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IMMAGINE © MUSEO EBRAICO BOLOGNA

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DI CHI SONO?

Io sono dei piovaschi e delle siepi
e delle erbe chinate dalla pioggia
e della chiara canzone che non gorgheggia,
del desiderio che sta chiuso in lei.
Di chi sono?
Io sono di ogni piccola cosa smussata
che mai spigoli ha conosciuto,
dei piccoli animali che reclinano la testa,
sono della nuvola quando è straziata.
Di chi sono?
Io sono del timore che mi ha tenuto
con le sue trasparenti dita,
del coniglietto che in un giardino in penombra
esercita il suo fiuto.
Di chi sono?
Io sono dell’inverno ostile ai frutti
e della morte, se il tempo lo chieda,
io sono dell’amore, di cui sbaglio la porta,
al posto di una mela ai vermi lasciato in preda.

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ECCO LA GRANDE PIOGGIA

Ecco, anima mia, la grande pioggia, da oasi nel deserto,
da paesaggio di pietra, dove non filtra goccia,
ecco, la grande pioggia, diluvio che ci sommerge,
sogno di noi assetati, sogno dove berremo,
sogno dimenticato, sogno di pace perfetta,
sogno di una canzone, da tempo nella tastiera,
ecco, anima mia, la grande pioggia, da nubi
di parole e d’estate, ronzio di finestre e di ruote,
caduta, ma senza dolore, in cui la bellezza non si perde,
soltanto una quiete dolce, paese di biondi capelli,
labbra dischiuse, e mai sul limite estremo,
nembo che passerà fino al cader delle foglie,
e tempo a quel momento, tempi ancora,
che anche all’eterno verranno grigi i capelli,
ecco, anima mia, la grande pioggia, la pioggia che sognavi,
prima che la bonaccia venga, che tu ti risvegli.

(27.3.1940)

(da La cosa chiamata poesia, Mondadori, 1991 - Traduzione di Giovanni Giudici e Vladimir Mikeš)

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LA FRASE DEL GIORNO
La cosa chiamata poesia / quella vorresti fare? / In solitudine singhiozzare / e tanto volere bene.
JIŘÍ ORTEN, La cosa chiamata poesia




Jiří Orten, pseudonimo di Jiří Ohrenstein (Kutná Hora, 30 agosto 1919 – Praga, 1º settembre 1941), poeta ceco. La sua è una poetica che rivela la concezione negativa della vita, fatta di dolore e di angoscia, storicamente rapportata al periodo dell’invasione nazista della Cecoslovacchia.


giovedì 4 luglio 2019

Un punto scucito al buio


JAN SKÁCEL

IL COLORE DEL SILENZIO

Abbiamo silenzio come i bimbi freddo
non si sa quando tanto tempo fa

rimandiamo accampando molte scuse
e troveremo scuse ancora a lungo
Siamo come un punto scucito al buio
e quanto non sappiamo e che promesse

Siamo pioggia rivolta verso l’alto
Siamo al rovescio nell’istante in cui
la verità è un dito sulle labbra.


(da Il colore del silenzio. Poesie 1957-1989, Metauro, 2004 -  Traduzione di Anna Cosentino)

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Il silenzio è protagonista di molti versi di Jan Skãcel – l’antologia del poeta ceco non a caso prende il nome da questa poesia. La vita intera allora è un tentativo di ricucire quel punto, di ritrovare l’inafferrabile strada perduta, approfittando dell’istante in cui finalmente il mistero sembra sul punto di squarciarsi.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Verso mattina i bidoni son pieni di sogni interrotti.
JAN SKÁCEL, Il colore del silenzio




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 1922- Brno,1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.

domenica 19 maggio 2019

Il vento purpureo di domani


JAN SKÁCEL

IN CIELO


In cielo si raccoglie il vento,
il vento purpureo di domani,
e di nuovo l’amore,
di nuovo da tempo immemorabile
da lontano impedisce la morte.


(da Il colore del silenzio. Poesie 1957-1989, Metauro, 2004 – Traduzione di Anna Cosentino)

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Il cielo del tramonto si riempie di colori, è la dantesca “'ora che volge il disio / ai navicanti e 'ntenerisce il core”, i pensieri si concentrano sulla bellezza del fenomeno e sul fatto che un’altra giornata si chiude. È tempo che lascia propensi alla malinconia, alla nostalgia, ma anche alla speranza, al futuro, al sogno, all’amore, che – come nota il poeta ceco Jan Skácel – aiuta a vivere.

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DIPINTO DI RICHARD BLUNT

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono solo  un poeta, un radar sotto i tigli. Non sta a me rispondere. Io domando.
JAN SKÁCEL




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 1922- Brno,1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.

martedì 4 dicembre 2018

Un po’ di luce


VLADIMÍR HOLAN

DI DISAMORE

Entra in noi un po’ di luce
e già l’oscurità la esaurisce.
Siamo fatti di disamore e rovine…

Ma l’uccello, l’uccello lumerpa
con così grande forza brillò un giorno
che stava per distruggere la sua ombra!

(da Senza titolo, 1963)

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Per comprendere questa poesia del ceco Vladimír Holan occorre conoscere la lumerpa: si stratta di un uccello fantastico raccontato nientemeno che da Leonardo da Vinci nel suo bestiario: “Questa nasce nell'Asia maggiore, e splende sì forte che toglie le sue ombre, e morendo non perde esso lume, e mai li cade più le penne, e la penna che si spicca più non luce”. È un chiaro simbolo della fama e il poeta ceco lo usa nella seconda strofa per dare un senso alla prima, alla condizione umana.

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Luce

FOTOGRAFIA © RAPIDHEARTMOVIMENT/DEVIANTART

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LA FRASE DEL GIORNO
L’età che vola discorre nascostamente e inganna altrui, e niuna cosa è più veloce che gli anni, e chi semina virtù fama raccoglie.
LEONARDO DA VINCI, Codice atlantico




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


venerdì 30 novembre 2018

Mia fiamma d’altri tempi


VLADIMÍR HOLAN

AUTUNNO

Ed ecco già qui l'autunno. I muscoli
dei rami degli alberi che si scuotono
per le raffiche del vento, come se l'un l'altro
si dessero la colpa
della caduta della prima foglia...
Là sotto gli uomini, benché puntuali,
preferiscono allungare la strada, affinché
dove c'è abitudine ci sia
anche sorpresa, salvo che
privilegino la menzogna
che non ha proprio niente da fare.

E voi, mia fiamma d'altri tempi,
vi ricordate di voi stessa, ancora,
e dunque dell'amore?

(da Poesia, 333 – Gennaio 2018 - Traduzione dal ceco di Vlasta Fesslová - Versi italiani di Marco Ceriani)

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L’autunno bene si addice al poeta ceco Vladimír Holan: autorecluso per anni sull’isola di Kampa, vive di questa cupezza dell’universo, si interroga sull’intima sostanza dell’uomo, sul determinismo che concatena gli eventi, e in tutto questo c’è tempo per il ricordo di un antico perduto amore.

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Autunno

FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta scopre e fa prendere forma all’essenza umana (…) e lo fa con splendente pienezza, con una miracolosa sintesi di antichi elementi in continua e crescente beatitudine.
VLADIMÍR HOLAN




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


domenica 7 ottobre 2018

Bottiglie vuote


VLADIMIR HOLAN

NULLA

Nulla onnipresente e a tal segno ordinario
che si potrebbe rivelare in figura,
ma un nulla modesto, un nulla che nega se stesso…
Eppure ciascuno lo teme, nessuno lo vuole,
e così, con nessuno immorente,
è come se sempre crescesse e aumentasse in certezza,
come si accresce il numero delle tue bottiglie vuote in soffitta,
bottiglie che offrivi e di cui nessuno si cura
e che dunque di notte porterai fuori
e in segreto ammucchierai nella via…

Qualcuno là grida: “Sapendo, non saprete!”
E un altro: “Guai ai cani grassi!”

(da Addio? , Arcipelago, 2015 - Traduzione di Marco Ceriani e Vlasta Fesslová)

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Il niente, il nulla è paradossalmente una presenza frequente nella poesia del ceco Vladimir Holan: “«Cosa c'è nel tuo cuore», mi ha chiesto la vita. / Era una domanda così brusca, / Stavo cercando una scusa così piccola, / che risposi: niente!”. Quel nulla che non siamo stati, che non abbiamo fatto e che eppure è, quel nulla che temiamo anche se cerchiamo con ogni mezzo di evitarlo.

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Bottiglie

FOTOGRAFIA © FELIX W/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Poesia, poesia, tu a tal punto dell’altro mondo, / eppure tu che non devi ritornare.
VLADIMÍR HOLAN




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


mercoledì 6 giugno 2018

Io sarei felice


JAROSLAV SEIFERT

RONDÒ DI PRIMAVERA

Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi
quando stasera dovrai ricucire
ciò che le mie mani ti hanno strappato.

Quelle mani che finora io sentivo
essere vuote senza i tuoi seni.
Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi.

Quando poi starai per addormentarti,
il tuo sonno sia come quello di un re
che ha riconquistato il proprio castello

svettante sulla cima di una rupe.
Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi.

(da Nove rondò, 1945, in Vestita di luce, Einaudi, 1986 – Trad. di Sergio Corduas)

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Nell’oscurità invece di parole / scorsi un sorriso di donna e una chioma / svolazzante nel vento. // Fu il mio destino. / Dietro di lui ho arrancato / senza respiro per tutta la vita”: così confessava in una delle sue ultime opere il poeta ceco Jaroslav Seifert. A questa rincorsa affannosa va ascritto anche questo rondò di primavera fatto dei lampi dei sorrisi e dell’immagine surrealista dei seni.

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Olbinski

ILLUSTRAZIONE DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Da lungo tempo la vita mi ha convinto / che musica e poesia / sono al mondo le cose più belle / che la vita può darci. / Oltre all’amore, ovviamente.
JAROSLAV SEIFERT, Vestita di luce




Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.


martedì 6 giugno 2017

Un attimo umile


JAN SKÁCEL

ISTANTE

Per nessuna verità al mondo.
Ma se vuoi,
per un soldo di silenzio.

È un istante che divide a metà il paesaggio.

Un attimo umile,
quando qualcuno respira al posto nostro.


(da Il colore del silenzio, Metauro, 2004 - Traduzione di Annalisa Cosentino)

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È un dire essenziale, alquanto intimista, quello del poeta ceco Jan Skácel: ma l’emozione ne esce limpida, come vista attraverso l’acqua trasparente di un fiume – il paesaggio moravo è del resto parte integrante delle sue poesie – per celebrare la bellezza dell’istante.

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Bischoff

ELMER BISCHOFF, “FIGURA NEL PAESAGGIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo pioggia rivolta verso l’alto / Siamo al rovescio nell’istante in cui / la verità è un dito sulle labbra.
JAN SKÁCEL, Il colore del silenzio




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 7 febbraio 1922 - Brno, 7 novembre 1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


mercoledì 5 aprile 2017

Come la cascata

 

VLADIMÍR HOLAN

ANCHE SE

Anche se fuggi sempre, amore mio,
sei il mio presente perpetuo, oh sì!
Come la cascata:
anche se la abbandona incessante la stessa acqua,
rimane sempre nello stesso posto.

(da Dolore, 1965)

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“La vide soltanto una volta. / Ma da quell’istante stupì / e intonò un canto ma non sapeva a chi, /e intonò un coro ma nessuno lo seguì…” È così che si inscrive l’amata nella poesia di Vladimír Holan, un effimero passaggio che però diventa eterno, sempre assente eppure sempre presente, una memoria che scorre come l’acqua della cascata ma che non si esaurisce.

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Water dancers

ROB GONSALVES, “WATER DANCERS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono amori / in cui il mondo non ti basta: manca un passo
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VLADIMÍR HOLAN




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


mercoledì 15 marzo 2017

Non è indifferente

 

VLADIMÍR HOLAN

NON È

Non è indifferente il luogo dove siamo.
Alcune stelle si avvicinano pericolosamente.
Anche quaggiù ci sono separazioni violente di amanti
solo perché il tempo accelera
il battito del suo cuore.

Le persone semplici sono le uniche che non cercano la felicità…

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Nella sua indagine tra i rapporti che legano realtà e metafisica, tra immanente e trascendente, il poeta ceco Vladimír Holan incontra il determinismo: se un battito di ali di farfalla in Asia provoca una tempesta in America, il tempo sembra invece essere l’attore di questa causalità.

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Vettriano

JACK VETTRIANO, “BLUE MIDNIGHT”

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LA FRASE DEL GIORNO
Una foglia che cade / è più alta dell’albero. E noi? / Conosciamo l’amore che superi / l’amore?
VLADIMÍR HOLAN, Il poeta murato




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


venerdì 30 settembre 2016

L’amore che superi l’amore

 

VLADIMÍR HOLAN

UNA FOGLIA CHE CADE

Che non un’opportunità
si palesi è anche per stanchezza
dell’attenzione. Non più che di secondo
ordine è tutto quanto avverserebbe
i sensi. Invece la natura
si sovrastima a un tempo per la disparatezza
e tanto più quanto più
è a compimento. Una foglia che cade
è più alta dell’albero. E noi?
Conosciamo l’amore che superi
l’amore?

(da Il poeta murato, Garzanti, 1992, a cura di Vladimir Justl e Giovanni Raboni)

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Dopo aver letto questa poesia del ceco Vladimír Holan ho pensato che in effetti sarebbe bastata la quartina finale. I sette versi e mezzo che la precedono non sono che una superfetazione di questa chiusa formidabile, di questa domanda che cade a perpendicolo su noi e ci chiede – le spalle al muro – se siamo consapevoli del miracolo capace di superare il determinismo del vivere.

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Foglia

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma basterebbe che il vento / gli gettasse sulle spalle una foglia secca / e il ponte, di colpo, non reggerebbe il peso…

VLADIMÍR HOLAN, In progresso




Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


martedì 23 giugno 2015

Quelle bellissime giornate

 

JAROSLAV SEIFERT

QUADRO BAGNATO

Quelle bellissime giornate
quando la città somiglia a un dado
o a un ventaglio
o al canto di un uccello
o a una conchiglia sulla spiaggia del mare
(addio, addio, belle fanciulle,
ci siamo conosciuti
e non ci rivedremo mai più).

Quelle bellissime domeniche
quando la città somiglia a un pallone
o a una carta
o a un’ocarina
oppure a una campana a festa
(nella strada assolata
le ombre di passanti si baciavano
e la gente si allontanava come se non si conoscesse).

Quelle bellissime serate
quando la città somiglia a una rosa
o a una scacchiera,
o a un violino
oppure a una ragazza che piange
(giocavamo a dominio insieme alle ragazze esili dei bar
guardando le loro ginocchia
che erano emaciate
come due teschi coronati dalla seta delle giarrettiere
nel disperato regno dell’amore).

(da Il piccione viaggiatore, 1929)

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“Da lungo tempo la vita mi ha convinto / che musica e poesia / sono al mondo le cose più belle / che la vita può darci. / Oltre all’amore, ovviamente” scriveva il Premio Nobel ceco Jaroslav Seifert. E all’emozione semplice e immotivatamente felice dei momenti, al nulla delle piccole cose che invece riesce a commuoverci, alla bellezza che si presenta improvvisa e inattesa, alla luce riflessa dei ricordi che torna a illuminare le nostre vite…

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Café

FOTOGRAFIA © ADRIEN S-F

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LA FRASE DEL GIORNO
Però so bene / che un poeta deve sempre dire più / di ciò che sta nascosto nel rombo delle parole. / Ed è la poesia.

JAROSLAV SEIFERT, Concerto sull’isola




Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.

mercoledì 27 agosto 2014

Quei due o tre baci

 

JAROSLAV SEIFERT

PRIMA CHE ASCIUGHINO QUEI DUE O TRE BACI

Prima che asciughino quei due o tre baci
sulla fronte
           e qui e lì,
ti chinerai per bere
acqua d’argento dallo specchio,
e se nessuno ti starà a guardare
ti toccherai le labbra con la bocca.

C’è un tempo in cui più svelto delle dita
che lo scultore passa
il sangue impaziente ti modella sulla creta
il corpo dal di dentro.

Forse stringerai tra le mani
i tuoi giovani capelli
e li solleverai sopra le spalle
perché somiglino piuttosto ad ali
e davanti a loro prontamente correrai

           dove proprio davanti agli occhi
e sul fondo estremo dell’aria
sta il grande, erto, conturbante
e dolce nulla,
           che splende.

(da La colata delle campane, 1967 - Traduzione di Sergio Corduas)

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Una donna-Narciso, una donna-angelo è protagonista di questa poesia del Premio Nobel ceco Jaroslav Seifert. Il poeta la pone di fronte allo scorrere del tempo, ne fa una personificazione della vita, in contatto con gli amori che caratterizzano gli anni, con lo sfiorire, con il passaggio dall’alba al tramonto che coinvolgerà anche questa ragazza.

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Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
E non è vero che la vita ci mente, / la vita è una moneta che cade lungamente, / solo in terra si capisce, quando s’arresta, / se cade croce o cade testa.
JAROSLAV SEIFERT




Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.