giovedì 30 novembre 2017

Distesa lamina d’oro


GABRIELA MISTRALgabriela-mistral-2

PARADISO

Distesa lamina d’oro
e nell’adagiarsi dorato
due corpi come gomitoli d’oro;

un corpo glorioso che ascolta
e un corpo glorioso che parla
nel prato in cui nulla parla;

un respiro che va al respiro e
un volto che trema d’esso,
in un prato in cui nulla trema.

Ricordarsi del triste tempo
in cui entrambi avevano
Tempo e da esso vivevano afflitti.

Nell’ora del chiodo d’oro
in cui il Tempo restò alla soglia
come i cani vagabondi…

(da Tala, 1938)

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È un paradiso onirico quello che esce da questi versi della poetessa cilena Gabriela Mistral (18891-1957), Premio Nobel 1945: una visione quasi filosofica, permeata dall’oro di una luce primordiale, che riverbera anche nella sua qualità di età perduta, e che riveste l’intimità di quei due corpi – Adamo ed Eva, e anche ogni coppia di amanti dopo di loro - portata da quell’alito di vita che soffia. Ma, ahimè, il Tempo e la perdita dell’immortalità sono lì a testimoniare il pedaggio pagato per passare dal Paradiso a questo mondo reale e materiale: il nostro Paradiso perduto è il Tempo.

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Klimt

GUSTAV KLIMT, “IL BACIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il Paradiso è armonia con tutto ciò che vive.
ERMES RONCHI

mercoledì 29 novembre 2017

Un viaggiatore solitario


BILLY COLLINS

SINTASSI D’INVERNO

Una frase parte come un viaggiatore solitario
che va verso una tormenta di neve a mezzanotte,
e lotta contro il vento, un braccio a schermare il volto
e i lembi del cappotto leggero che sbattono dietro di lui.
Ci sono modi più semplici per costruire senso,
la conoscenza dei gesti, per esempio.
Si tiene il volto di una ragazza fra le mani come un vaso.
Si prende una pistola dal cruscotto dell’auto
e la si getta dal finestrino nella calura del deserto.
Questi freddi momenti risplendono di silenzio.
La luna piena ha senso. Quando una nuvola le passa davanti
diventa eloquente quanto una bicicletta appoggiata
a una farmacia o un cane che dorme tutto il pomeriggio
in un angolo del divano.
I rami spogli d’inverno sono una forma di scrittura.
Il corpo svestito è un’autobiografia.
Ogni lago è una vocale, ogni isola un nome.
Ma il viaggiatore insiste nella sua fatica,
lotta per tutta la notte nella neve sempre più alta,
lascia un tenue alfabeto di orme
sulle bianche colline e sui piani bianchi delle valli,
un messaggio ai topi di campagna e ai corvi di passaggio.
All’alba vedrà il rampicante di fumo
alzarsi dal tuo camino, e quando tremante
sarà davanti a te, rivestito di gelo che brilla,
fra la sua barba di ghiaccioli comparirà un sorriso,
e l’uomo esprimerà un pensiero compiuto.

(da A vela, in solitaria intorno alla stanza, 2001 – Traduzione di Franco Nasi)

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Per certi poeti il percorso per scrivere una poesia è spesso così, come il duro viaggio d’inverno di cui parla il poeta statunitense Billy Collins (New York, 1941): si parte da una frase, da un’idea e si prosegue controvento nella tormenta per raggiungere la meta prefissata senza fare uso di facili metafore o di tecnicismi a effetto.

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Neve

IMMAGINE © 52DAZHEW

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho capito che i libri non sono mai finiti, che è possibile per alcune storie continuare a scriversi senza il loro autore.
PAUL AUSTER, Il taccuino rosso

martedì 28 novembre 2017

E volare e volare


JESUINA SÁNCHEZ Sanchez

LA SERA

Vorrei camminare in questa sera tranquilla
da sola e in silenzio – voce e pianto -
sciogliermi da tutti i vincoli
per avanzare libera e intera
verso il mistero;
introdurmi in esso come fine
di ogni ricerca…
Vorrei cadere in letargo lentamente;
dimenticare la materia, non sentirla,
e in un tentativo impetuoso alzarmi in volo,
e planare, planare, libera e straniera,
lontano dal mio fango, separata dal corpo,
- goffo, umano, -
e volare e volare bevendo soli
nell’infinita immensità del cielo.

(da Maggio e miracolo, 1991)

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Sognare di volare è – per Jung – l’incarnazione di un desiderio di liberarsi da qualche tipo di vincolo che ci lega e ci impedisce di essere liberi. È questo senso di libertà che la poetessa uruguaiana Jesuina Sánchez (Salto, 1948) esprime appieno: l’evasione dalla materialità umana per cercare di avvicinare il mistero con lo spirito, con l’anima – quello che, in fondo, tenta di fare la poesia.

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Holland

DIPINTO DI HARRY HOLLAND

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LA FRASE DEL GIORNO
Nei nostri sogni siamo in grado di volare… e forse questo è un ricordo di come siamo stati pensati per essere.
MADELEINE L’ENGLE

lunedì 27 novembre 2017

Nel miele delle cinque


NATAN ZACH

IL MIELE DELLE CINQUE

A quest’ora sembra tutto nuovo, tutto
sembra appassionato, immerso nel miele delle cinque e la notte
non ha ancora acceso le sue torce, e a New York è buio,
e sto seduto a Piazza Navona
davanti a una tazzina di caffè che si sfredda e col cuore in tumulto traccio
qualche altro geroglifico vano:
adesso nella mia terra cala la sera con ardenti
colori, mentre qui tutto è lento, tutto indugia.
E così fu sempre e così sarà, e anche questo
è già stato scritto e cancellato, come scrisse Keats.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Ora che le giornate si accorciano sensibilmente, capita spesso di vedere la calda luce del tramonto tingere con le sue tonalità riflesse le case e i palazzi di città, come la romana Piazza Navona cantata dal poeta israeliano Natan Zach (Berlino, 1930): ed è incredibilmente vero che tutto sembra indugiare, rimanere sospeso, indefinito nel crepuscolo.

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Piazza Navona

FOTOGRAFIA © 4KWALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Credo che i momenti perfetti durino soltanto un istante, un dono dell'Universo che potrò conoscere e sperimentare molte volte nella vita, senza mai possederlo. Questo è ciò che provo quando contemplo un tramonto.
SERGIO BAMBARÈN, Il vento dell’Oceano

domenica 26 novembre 2017

La maturità della mela


MARY OLIVER Mary Oliver

IL FRUTTETO

Ho sognato
il successo.
Ho alimentato

l’ambizione.
Ho scambiato
notti di sonno

con ore di lavoro.
Ah, e ho scoperto
come il morbido fiore

si trasforma in frutta verde
che si trasforma in frutta dolce.
Ah, ho scoperto

che tutti i venti soffiano freddi
alla fine
e che le foglie

così belle, così tante,
evaporano
nel grande

involucro nero del tempo,
nel grande involucro nero
dell’ambizione

e che la maturità
della mela
è la sua caduta.

(da Uccello rosso, 2008)


La natura, la Madre Terra, sono gli argomenti delle poesie di Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 1935): ne è un’osservatrice attenta e puntigliosa, intima e gioiosa, tanto da essere stata paragonata a Walt Whitman e a Henry David Thoreau. Il giro di un anno nel frutteto non è solo il fiorire dei meli e il trasformarsi del bocciolo in bacca prima e in frutta poi, è anche una metafora del vivere.

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Mele

AUDRA ZIEGEL, MELETO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Istruzioni per vivere: / Presta attenzione. / Stupisciti. / Raccontalo.
MARY OLIVER, Uccello rosso

sabato 25 novembre 2017

Crittogrammi


JOSÉ EMILIO PACHECO

ACCELERAZIONE DELLA STORIA

Scrivo qualche parola
                                  e subito
dicono un’altra cosa
                                  significano
un’idea diversa
                         sono già docili
al Carbonio 14
                          Crittogrammi
di un popolo antichissimo
                                        che cerca
la scrittura nelle tenebre.

(da Non chiedermi come passa il tempo, 1970)

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La seconda metà del Novecento, dopo le guerre mondiali, parve portare ad un’accelerazione della storia – quando il poeta messicano José Emilio Pacheco (1939-2014) scriveva questi versi era in pieno  corso l’avventura spaziale che avrebbe portato l’uomo sulla Luna nel luglio 1969, ma non solo: tutto sembrava progredire velocemente sull’onda del boom economico, anche la società, che iniziava il percorso di automazione e informatizzazione con tutte le sue conseguenze. Anche la parola, dice Pacheco, anche la poesia, invecchia nel momento stesso in cui è scritta: l’uomo non è capace di stare al passo con la sua stessa evoluzione.

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Chuckle

MEL BOCHNER, “CHUCKLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
È presunzione dire al mondo / “Io sono poeta”. / Falso: “io” non sono nulla. / Sono uno che canta la storia della tribù / e come “io” siamo moltissimi
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JOSÉ EMILIO PACHECO, Guardo la terra

venerdì 24 novembre 2017

Così imbecille


LUIS ALBERTO DE CUENCA

L’IMBECILLE

Era una creatura detestabile
sul piano morale, un essere abietto,
un’abominazione lovecraftiana.
Non era neanche bella, né attraente,
né elegante, né giovane, né simpatica.
Era un mucchio perverso d’immondizia.
E fosti così imbecille che per lei
lasciasti quella che amavi e vendesti
l’anima nei bazar della notte.
 

(da L’ascia e la rosa, 1993 – Traduzione di Stefano Berardinelli)

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“Amare ed essere saggi è impossibile” dice un proverbio spagnolo. Ed è vero, sono assurde spesso le cose che si fanno obnubilati dall’amore – persino i saggi non ne sono esenti. È una enorme stupidaggine anche questa raccontata dal poeta spagnolo Luis Alberto De Cuenca (Madrid, 1950), che troppo tardi si avvede dell’errore e rimane punito della sua stessa stupidità, visto che una storia d’amore, come un vetro rotto, una volta infranta non si può più aggiustare.

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Perez

FABIAN PÉREZ, “ARIA FRESCA E SIGARETTA II”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutte le passioni ci fanno commettere degli errori, ma l'amore ci fa fare i più ridicoli.
FRANÇOIS DE LA ROCHEFOUCAULD, Massime

giovedì 23 novembre 2017

Una finestra


CHRISTOPH WILHELM AIGNER

SGUARDO INDIETRO

Con i suoi sguardi
lei mi ritaglia
una finestra

Dentro fioccano nastri di neve
brandelli di vento discorsi di uccelli

Rullare di treni
Poi in primavera
e ancora nell’autunno della scuola
grida di legno
sotto la sega

Le estati da solo nel cortile
Il vuoto nel petto

L’amaro debole
primo essere innamorato

(da Prova di stelle, Crocetti, 2001 - Traduzione di Riccarda Novello)

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Si origina un mondo in questi versi del poeta austriaco Christoph Wilhelm Aigner (Wels, 1954): dietro quella finestra immaginaria scorre all’indietro il tempo e riporta un panorama lontano, perduto, quello dell’adolescenza, dei tempi della scuola. E “ancora /  ne scaturiscono giorni quasi / la terra dondolasse appesa a / un grande ombrello di seta blu”.

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Magritte

RENÉ MAGRITTE, “MISTERI DELL’ORIZZONTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni vita parla, occorre soltanto dimenticare la propria grammatica per sentire quello che viene detto.
CHRISTOPH WILHELM AIGNER, Anti Amor

mercoledì 22 novembre 2017

Il ridicolo di scrivere poesie


WISŁAWA SZYMBORSKASzymborska

POSSIBILITÀ

Preferisco il cinema.
Preferisco i gatti.
Preferisco le querce sul fiume Warta.
Preferisco Dickens a Dostoevskij.
Preferisco me che vuol bene alla gente,
a me che ama l'umanità.
Preferisco avere sottomano ago e filo.
Preferisco il colore verde.
Preferisco non affermare
che l'intelletto ha la colpa di tutto.
Preferisco le eccezioni.
Preferisco uscire prima.
Preferisco parlare con i medici d'altro.
Preferisco le vecchie illustrazioni a tratteggio.
Preferisco il ridicolo di scrivere poesie
al ridicolo di non scriverne.
Preferisco in amore gli anniversari non tondi,
da festeggiare ogni giorno.
Preferisco i moralisti
che non promettono nulla.
Preferisco una bontà avveduta a una credulona.
Preferisco la terra in borghese.
Preferisco i paesi conquistati a quelli conquistatori.
Preferisco avere delle riserve.
Preferisco l'inferno del caos all'inferno dell'ordine.
Preferisco le favole dei Grimm alle prime pagine.
Preferisco foglie senza fiori che fiori senza foglie.
Preferisco i cani con la coda non tagliata.
Preferisco gli occhi chiari perché li ho scuri.
Preferisco i cassetti.
Preferisco molte cose che qui non ho menzionato
a molte pure qui non menzionate.
Preferisco gli zeri alla rinfusa
che non allineati in una cifra.
Preferisco il tempo degli insetti a quello siderale.
Preferisco toccar ferro.
Preferisco non chiedere per quanto ancora e quando.
Preferisco considerare persino la possibilità
che l'essere abbia una sua ragione.

(da Gente sul ponte, Scheiwiller, 1986 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Possibilità che lasciano facoltà di scelta queste indicate dalla poetessa Premio Nobel polacca Wisława Szymborska (1923-2012) in uno dei suoi tanto amati elenchi. Ma, a ben guardare, disseminate qua e là tra le preferenze per così dire “personali” (il cinema al teatro, i gatti ai cani, le favole ai giornali) ci sono chiare prese di posizione, fino alla gemma della sentenza che chiude la poesia – del resto, come dice altrove sempre in Gente sul ponte: “Siamo figli dell'epoca, / l'epoca è politica. // Tutte le tue, nostre, vostre / faccende diurne, notturne /sono faccende politiche”.

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Daran

DIPINTO DI GERARD DARAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Sopporta, mistero dell’esistenza, se strappo fili dal tuo strascico
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WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso

martedì 21 novembre 2017

Saziarmi di baci


ERICH FRIED

BRAMA

Mi auguro talvolta
di poter
saziarmi di baci con te
ma poi dovrei morire
per la fame che ho di te
perché più ti bacio
e più devo baciarti:
I baci non nutrono me
solo la mia fame.

(da È quel che è, Einaudi, 1988 - Traduzione di Andrea Casalegno)

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Questa del poeta austriaco naturalizzato britannico Erich Fried (1921-1988) è una poesia d’amore sul desiderio, anzi su qualcosa di più, visto che la brama apporta un’accezione ancora maggiore, una smania smodata di volere qualcosa. Ed è un desiderio che alimenta se stesso, acuendosi invece di appagarsi.

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Bacio

DIPINTO DI ANDRE KOHN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il desiderio è una specie di serpe prodigioso, che quanto s'accorcia di dietro, tanto s'allunga dinanzi.
ARURO GRAF, Ecce homo

lunedì 20 novembre 2017

Sorgesti da te stesso


DULCE MARÍA LOYNAZ

IO TI SPOGLIAVO DI TE STESSO

Io ti spogliavo di te stesso,
dei «tu» sovrapposti con cui la vita
ti aveva fasciato…

Ti ho strappato la corteccia – intera e dura -
che si credeva frutto, che aveva
forma di frutto.

E davanti allo stupore vago dei tuoi occhi
sorgesti con gli occhi ancora velati
di oscurità e sbalordimento…

Sorgesti da te stesso; dalla tua stessa
fertile ombra, pura e semplice
anima viva…

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Sembra una nascita quella che racconta la poetessa cubana Dulce María Loynaz (1902-1997), e lo è: grazie all’amore, avviene la trasformazione dell’essere amato, che si spoglia dei suoi “tu”, degli egoismi dell’”io”, delle più inutili incrostazioni per riuscire finalmente a mostrare nell’amore soltanto la sua anima.

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lovers-hand-heart-ocean-sunset

FOTOGRAFIA © NOBLE THEMES

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LA FRASE DEL GIORNO
Piace all’Amore Felice – quello che si ferma / un istante… – strappare un verso all’anima buia.
DULCE MARÍA LOYNAZ

domenica 19 novembre 2017

La perfezione


EUGÉNIO DE ANDRADE

È UN POSTO NEL SUD

È un posto nel sud, un posto dove
la calce
si solleva a sfidare lo sguardo.

Dove hai vissuto. Dove a volte nei sogni
ancora vivi. Il nome impregnato d'acqua
trasuda nella tua bocca.

Sui sentieri delle capre scendevi
alla spiaggia, il mare sferzava
quelle scogliere, queste sillabe.

Gli occhi si perdevano annegando
nel chiarore
del tramonto o dell'alba.

Era la perfezione.

(da Bianco nel bianco, 1984)

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“Un posto nel sud” è il luogo della memoria del poeta portoghese Eugénio De Andrade (1923-2005). Un luogo dove si è stati felici, dove ci si è sentiti appartenere. Un luogo come tutti abbiamo nel cuore e negli occhi e dove, se non possiamo andarci, resta comunque a popolare i sogni.

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Tavira

FOTOGRAFIA © TAVIRA ALGARVE PORTUGAL

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LA FRASE DEL GIORNO
Sorge aerea pietra su pietra / la casa che ho solo nella poesia.
EUGÉNIO DE ANDRADE

sabato 18 novembre 2017

Quando ci si innamora


MARIO BENEDETTI

INNAMORARSI E NO

Quando ci si innamora le falangi
del tempo si accampano nell’oblio
la sfortuna si riempie di miracoli
la paura si trasforma in ardimento
e la morte non lascia la sua cripta

innamorarsi è un presagio gratuito
finestra aperta sull’albero nuovo
un’impresa eroica dei sentimenti
una bonaccia quasi insopportabile
e un esercizio contro la sventura

per contro invece perdere l’amore
è vedere il corpo come è e non come
lo sguardo dell’altro lo inventava
tornando più poveri al vecchio enigma
trovando la tristezza nello specchio.

(da La vita è questa parentesi, 1998)

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Innamorarsi – dicono gli scienziati – genera un effetto che si può paragonare a quello di certe droghe o di certi sport estremi: libera dopamina, adrenalina, feniletilamina, tutte sostanze eccitanti ed euforizzanti. Ma non servivano gli scienziati per dirlo: bastavano i poeti, come l’uruguaiano Mario Benedetti (1920-2009).

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Innamorarsi

FOTOGRAFIA DA TWITTER

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LA FRASE DEL GIORNO
Se ti amo è perché sei / il mio amore la mia complice e tutto / e per la strada fianco a fianco / siamo molto più di due.
MARIO BENEDETTI

venerdì 17 novembre 2017

Ha il silenzio


FINA GARCÍA MARRUZgarcia marruz

CINEMA MUTO

Non è che gli manchi
il sonoro,

è che ha
il silenzio.

(da Créditos de Charlot, 1990)

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Pochissime parole, dodici, bastano alla poetessa cubana Fina García Marruz (L’Avana, 1923) a lanciare come un fulmine questa sua sentenza: in tempi come questi che vivono di parole spesso a vanvera, dovremmo anche noi celebrare il silenzio, dargli valore. E non solo: rovesciare l’aspetto di una questione per vederlo dall’altro lato. Entrambe le cose non potrebbero farci altro che bene.

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Monello

SCENA DA “IL MONELLO”, 1921

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LA FRASE DEL GIORNO
L'unica cosa profonda, straordinaria che l'uomo abbia scoperto è il silenzio, ed è anche l'unica cosa a cui non riesce ad attenersi.
EMIL CIORAN, Quaderni 1957/1972

giovedì 16 novembre 2017

Dietro il paravento


DANIEL SAMOILOVICHSamoilovich

RICORDANDO UNA NOTTE A PECHINO

Quando i raggi della luna incespicarono
nel paravento decorato

le lucciole tessute di fili di seta
sembrarono prendere vita;

con un ventaglio di chiffon le scacciammo
e sdegnose salirono al cielo

gradino dopo gradino. Affare fatto: sia per loro
la volta dove una notte all’anno

si incontrano il Guardiano di buoi e la Tessitrice,
a noi basti il nostro nascondiglio

dietro il paravento, qui sulla Terra.

(da Molestando i demoni, 2009)

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La Cina e le sue leggende sono spesso protagoniste in questa raccolta di poesie dell’argentino Daniel Samoilovich (Buenos Aires, 1949): in questo caso il riferimento è a due stelle - Vega, il Guardiano di Buoi, e Altair, la Tessitrice - antichi amanti che per punizione vennero trasformati in esse e che si possono incontrare sul ponte sopra la Via Lattea una sola volta all’anno, la notte del 7 di luglio. Samoilovich preferisce però la concretezza terrestre, il rifugio d’amore dietro un paravento.

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Utamaro

KITAGAWA UTAMARO, “UOMO E DONNA ACCANTO A UN PARAVENTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi non ha trovato rifugio / in ciò che è vasto, cerca il piccolo.
ADAM ZAGAJEWSKI, Della vita degli oggetti

mercoledì 15 novembre 2017

Guardiana del tramonto


RENATA CORREIA BOTELHO

ACCOSTO IL VISO ALLA PARETE

Accosto il viso alla parete
più triste della stanza, fedele
guardiana del tramonto.

Il cuore che mi lasciasti
è una casa difficile da abitare.

(da Un circo nella nebbia, 2009)

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L’assenza lascia un vuoto non solo nel cuore, ma anche nelle cose: così è la casa-cuore della poetessa delle Isole Azzorre Renata Correia Botelho (São Miguel, 1977). Mettere “il tuo nome tra virgolette / metafora sabbiosa / inutile come un circo / nella nebbia” non serve a nulla: resta soltanto la casa, con i suoi fantasmi.

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Hopper

EDWARD HOPPER, “SOLE IN CITTÀ”

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LA FRASE DEL GIORNO
Angelo impietoso, il tuo compito è stato / insegnarmi finalmente a vivere senza te.
HUGO WILLIAMS, Love-Life

martedì 14 novembre 2017

So solo


PURUSHOTTAM SHIVARAM REGERege

MI HANNO CHIESTO

Mi hanno chiesto se la mia esperienza è stata significativa.
«Non lo so», ho risposto.
«So solo che vissi e morii
e morii e vissi ancora,
che tra due momenti
c’è una breccia di migliaia di evi
     che non riusciranno a compiersi
anche se sempre proveranno a farlo».

Mi hanno chiesto se la mia esperienza è stata reale.
«Non lo so», ho risposto.
«So solo come due occhi
possono illuminare un mondo di inesorabile desiderio
e confondere un’intera facoltà di filosofi
e i farisei della bellezza».

Mi hanno chiesto se la mia esperienza avesse una morale
per un mondo sazio, aggressivo, disgustato.
«Non lo so», ho risposto.
«Ho conosciuto soltanto il dolce vento delle foglie del melo,
l’oro del sole che gioca a nascondino con il grano maturo
e la macchia rossa sul suo bianco, bianchissimo
     niveo seno sinistro».

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Il poeta indiano Purushottam Shivaram Rege (1910-1978) inscrive i suoi versi in un temperato modernismo spesso venato dall’ironia o dal sarcasmo. Qui fa prevalere la forza soprannaturale della poesia, della bellezza, dell’amore, capaci di confondere i saggi e di instillare dubbi, di superare il finito umano in un tempo senza tempo.

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Sole e donna

FOTOGRAFIA © GOODFON

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LA FRASE DEL GIORNO
E quando ti siedi / e la prendi per mano  / non misurare mai la distanza. / Il tempo ha la strana abitudine di tornare indietro.
PURUSHOTTAM SHIVARAM REGE

lunedì 13 novembre 2017

Quel color di paglia


GHERARDO DEL COLLEgher3

NOVEMBRE

Gli alberi sono rimasti senza foglie
e gemono al vento che le sparpaglia;
si trattiene ai tuoi occhi quel color di paglia
arido, che s’affolta alla tua soglia.
Se nella strada tu procedi, ascolti
che al tuo piede s’infrange
quasi un sommesso piangere senza volto...

(da Il fresco presagio, De Ferrari, 2008)

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Gherardo Del Colle (1920-1978), frate cappuccino ligure, fu presentato al mondo letterario da Giorgio Caproni: “poeta ricco di passione non in esclusivo senso religioso, ma soprattutto umano”. Queste parole sono perfette per questi versi dedicati a novembre. Se altrove a prevalere sono il fideistico abbandono a Dio (Il mio posto nel tempo / e nello spazio l’ho da Te, Signore) o la denuncia delle ingiustizie sociali (sulle piazze Ti udrò / discorrere animoso coi braccianti avviliti / e i licenziati dell’ILVA e i torvi ferrovieri) qui a risaltare è proprio quell’umano sentire, quasi una “compassione” per le foglie.

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Foglie

FOTOGRAFIA © IVABALK/PIXADAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Lascia le tetre rive: andiamo insieme / nell’incanto autunnale dei miei orti.

GHERARDO DEL COLLE, Il fresco presagio

domenica 12 novembre 2017

La vita è fiamma vinta


VINCENZO CARDARELLI

FUGA

Brevi sono le forme
che il caos inquieto produce.
La vita è fiamma vinta.
Ogni cosa è costretta
in uno spazio imperioso.
Ascese immani s’appuntano
al vertice di un’ora
per ricadere dolorosamente
in una perduta impotenza.
Se poi ci si rialzerà,
non è certo.
A volte il destino divaga.
Attese di anni non bastano
a dar tempo di giungere a un momento.
E noi stringiamo la grazia
come una mano che si ritira.

(da Poesie, 1942)

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Il poeta laziale Vincenzo Cardarelli (1887-1959) ha, secondo il critico Alfredo Giuliani, “due padri putativi letterari inconciliabili: D’Annunzio e Leopardi”. In Fuga assistiamo allora  a un tentativo di deprimere il dannunzianesimo con il metafisico ragionare introspettivo leopardiano. Oltre al bellissimo verso sentenza che ho scelto come titolo di questo post, si avverte anche un’eco montaliana, quel “Se poi ci si rialzerà / non è certo”. Intanto, anche noi, stringiamo la grazia e la poesia…

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Kandinskij

VASILIJ KANDINSKIJ, “RIGIDE ET COURBE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le cose non stanno che a ricordare. / Piano piano i minuti vissuti, / fedelmente li ritroveremo. / Coraggio, guardiamo.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie

sabato 11 novembre 2017

Più del vento


CHARLOTTE MEWMew

AMORE DI MARE

La marea sale e scende sul vasto mondo.
Fu solo lo scorso giugno, e ricordo che
pensavamo che il movimento e il richiamo nel cuore di chi ama
fosse eterno come il mare.

Qui gli stessi pesciolini scintillano e nuotano
con l’antico luccichio della luna sulla grigia sabbia umida:
e lui non è più per me né io per lui
più del vento che mi sfiora la mano.

1919

(da La sposa del fattore, 1921)

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Quella di Charlotte Mew (1869-1928) è una figura molto particolare nell’Inghilterra letteraria che passa dall’epoca vittoriana al modernismo: stimata da Thomas Hardy, Ezra Pound, Siegfried Sassoon e Virginia Woolf, decise, insieme alla sorella Anne, di non sposarsi per non trasmettere la malattia mentale insita nei geni della propria famiglia, e di vestire in abiti maschili, tanto da apparire un dandy. Nonostante questo, ecco una poesia sull’amore effimero, quello che non sa resistere al tempo – certe infatuazioni che nascono durante le vacanze, ad esempio, e si affievoliscono fino a spegnersi nella distanza.

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Fiorucci

FIGURINA FIORUCCI DEL 1984

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LA FRASE DEL GIORNO
Flirt: fuoco di paglia che diventa fuoco fatuo
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ROBERTO GERVASO, L’amore è eterno finché dura

venerdì 10 novembre 2017

Giorno dall’aria di colomba


MEIRA DELMAR

IL RICORDO

Questo giorno dall'aria di colomba
sarà presto ricordo.

Mi riempirò di esso
come un'anfora di vino,
per berlo a sorsi quando vorrò
ritrovare il suo sapore.

Prima che voli nel tramonto, prima
di vedere come svanisce nella notte.

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Il tempo che scorre inesorabile, il susseguirsi dei giorni, il presente che si trasforma in passato e inevitabilmente in memoria: la poetessa colombiana di origini libanesi Meira Delmar (1922-2009) riesce però a cogliere un istante, a scoprirne un’armonia da conservare. È allora, forse, che “il tempo, fermato, trabocca / come un fiume d’oro. / E lascia scorgere sul suo fondale / chissà quali cose dimenticate”.

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Makunin

FOTOGRAFIA © MAKUNIN/PIXABAY


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LA FRASE DEL GIORNO
Ti penso. / La sera, / non è più una sera; / è il ricordo / di quell'altra, azzurra, / in cui amore / si fece in noi / come un giorno / si fece luce nelle tenebre.
MEIRA DELMAR

giovedì 9 novembre 2017

Quando le aggrada


ANDRÉ FRÉNAUD Frénaud

LA VITA, IL VENTO

La vita che alla sfuggita abborracciava
la tempesta primaverile e proseguiva,
la vita – il vento dalle cento lusinghe
mai mantenute – che procedeva,
le sue cento imprese e il disastro
e proseguiva, la vita, il vento,
la vita, così dolce quando le aggrada.

(da Non c’è paradiso, 1962 - Traduzione di Ornella Sobrero


Il vento attraversa la poesia di André Frénaud (1907-1993) come sussurratore di promesse che non saranno mantenute: la vita stessa sa essere capricciosa e, per dirla con Gesualdo Bufalino, “può stracciarti le vele, rubarti il timone, / ammazzarti i compagni a uno a uno, / giocare ai quattro venti con la tua zattera, / salarti, seccarti il cuore / come la magra galletta che ti rimane”. Eppure, talvolta sa essere dolcissima e ci riempie di stupore.

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Vento

JOHN WILLIAM WATERHOUSE, “WINDFLOWERS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vi sono momenti nella vita che basterebbero a pagare, a compensare i tormenti d'un’eternità.
MASSIMO D’AZEGLIO, I miei ricordi

mercoledì 8 novembre 2017

Qualcosa che ha dell’infinito


LUCIANO ERBA

E PUR MI GIOVA LA RICORDANZA

                       a Lucia

Niente è più perso delle figlie
dell’età quando erano bambine
entrò con tutti i suoi capelli biondi
portava un pacco più grande di lei
eppure ricordarsene nel sonno
o al risveglio è una pena gentile
di quelle che fanno provare
qualcosa che ha dell’infinito
e fanno sentire meno amara
la fine, ogni fine a venire.

(da Remi in barca, 2006, Mondadori)

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“Una pena gentile” prova il poeta milanese Luciano Erba (1922-2010), quella della nostalgia per un tempo che non tornerà più, in cui le figlie erano bambine e ci si poteva emozionare della tenerezza dell’infanzia. Quel tempo lontano e perduto però parla ancora al cuore, dalla memoria o dal sogno, e sa addolcire la malinconia del tempo ormai trascorso, dei mutamenti che la vita giocoforza ha portato.

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Willcox

ILLUSTRAZIONE DI JESSIE WILLCOX SMITH

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LA FRASE DEL GIORNO
I vostri figli crescono così in fretta che non li vedete.
LEO BUSCAGLIA, Vivere, amare, capirsi

martedì 7 novembre 2017

Tregua che attende l’alba


ALFONSO GATTO

MI CHIAMI ALLA FINESTRA

Mi chiami alla finestra, sul canale
della Giudecca è ferma questa strana
tregua che attende l'alba, s’allontana
il ricordo del tempo. Quasi tace
il cuore, come sillabe di pace
noi veniamo a morire alle parole
nostre, all'amore che non ha più male
e dolcezza a turbarlo. Verrà il sole,
l’aria dall’aria, un soffio, tramontata
- a dirtelo sparendo - delicata
come la luna...

(da Poesie d’amore, Mondadori, 1973)

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Nelle note alla raccolta il poeta salernitano Alfonso Gatto (1909-1976) commenta, a proposito di questa poesia: “Nasce dalla stessa situazione di tregua e di attesa di Ma è sogno”. Quindi dobbiamo immaginarci uno scenario veneziano notturno, sul far dell’alba: in quell’ora sospesa nel buio la tranquillità della città si propaga anche alle emozioni, ai discorsi, alla situazione amorosa, così come nell’altra poesia citata da Gatto: “La tregua che la notte lascia al giorno / prima che il giorno sia, quel pensiero / di calma – basta attenderlo – ci attende. / È sparita ogni traccia, lo stupore / che perde tutti i segni del cammino / dal nulla si ritrova al primo gesto. // Ma è sogno, come vivere d’amore”.

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Lushpin

EVGHENIJ LUSHPIN, “VENEZIA DI NOTTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
[Notte], in te finito è vero e calmo il mondo / illuminato dal suo freddo.

ALFONSO GATTO, Poesie d’amore

lunedì 6 novembre 2017

Quel po’ di sole


CARLO BETOCCHI

A CUCI E SCUCI, 3

Non sei contento del possesso dei giorni?
Temi di perderlo? Credi d’esser da più
di ciò che sempre muta e viene disfatto?
Non ti basta quel po’ di sole che ancora
investe il tuo corpo che invecchia? Guarda,
stamani disfano il tetto della casa di fronte.
Mettono a nudo i correnti, ch’erano marci.
Li mutano. E intanto ripiove. Lesti li ricoprono,
con le tegole vecchie. E i coppi restano,
a mucchi, sul colmigno. E subito il sole
che torna luccica sulle tegole ignude,
e tu ti senti in cuore un di più che ti strugge
- vergógnati - d’amore per te, mentre in cielo
rulla un tamburo lontanissimo, azzurro,
per la tua libertà, che è un grido che vola.

(da Un passo, un altro passo, Mondadori, 1967)

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Carlo Betocchi (1899-1986) è poeta cattolico che fa dell’umiltà una virtù dominante. Qui si interroga con un fuoco di fila di domande non fini a se stesse ma inserite nella realtà oggettiva: quel lavorare dei carpentieri sul tetto della casa vicina, quel mutare del tempo si inseriscono nella riflessione del poeta sulla propria esistenza, sulla paziente attesa di quel premio finale che la sua fede attende: “a cuci e scuci, dicono i muratori/ quel metter le mani ad un muro che sgretola,/ antico, e rappezzarlo a frammenti:/ e dentro i vecchi pertugi dell'anima/ così mi canticchia una lunga pazienza”.

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Tetto

FOTOGRAFIA © BBB

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LA FRASE DEL GIORNO
Non guardatemi, che son vecchio, / ma nel mio mutismo pietroso ascoltate / come gorgheggia, com’è fiero l'amore.
CARLO BETOCCHI, Un passo, un altro passo

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