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giovedì 24 marzo 2022

Cotogni e melograni


IBICO

COTOGNI E MELOGRANI A PRIMAVERA

Cotogni e melograni a primavera
rinfrescati da vive acque di fiume,
dove è un giardino intatto delle Muse
e i getti della vite
cresciuti all'ombra dei tralci
sono nel loro fiore: ma a me Eros
in nessuna stagione dà riposo
si spicca da Afrodite e m’aggredisce 
come la tramontana della Tracia
incendiato di lampi, arido e folle,
tenebroso e impassibile, e possente
sorveglia la mia mente alla radice.

ἦρι μὲν αἵ τε Κυδώνιαι
μηλίδες ἀρδόμεναι ῥοᾶν
ἐκ ποταμῶν, ἵνα Παρθένων
κῆπος ἀκήρατος, αἵ τ' οἰνανθίδες
αὐξόμεναι σκιεροῖσιν ὑφ' ἕρνεσιν
οἰναρέοις θαλέθοισιν· ἐμοὶ δ' ἔρος
οὐδεμίαν κατάκοιτος ὥραν.
τε†ὑπὸ στεροπᾶς φλέγων
Θρηίκιος Βορέας
ἀίσσων παρὰ Κύπριδος ἀζαλέ-
αις μανίαισιν ἐρεμνὸς ἀθαμβὴς
ἐγκρατέως πεδόθεν φυλάσσει†
ἡμετέρας φρένας

(da La poesia d’amore antica, Bur, 2013 – Traduzione di Enzo Mandruzzato)

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La primavera è tempo di fiori e di rigoglio: è l’amore che si manifesta in tutta la sua potenza e la sua bellezza – così pensa Ibico, poeta reggino del V secolo avanti Cristo, considerando invece di ritrovarsi sempre in balia dei tormenti amorosi senza mai fiorire: Eros gli riserva il perenne inverno di un sentimento che non ritempra ma che al contrario colpisce senza tregua.

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FOTOGRAFIA © PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi guarda tra le palpebre azzurrine / Eros che strugge / con infinite malie / con le inafferrabili reti della Dea.
IBICO




Ibico (Reggio, 570 a.C. circa – Corinto?, dopo il 522 a.C.), poeta greco antico di lirica corale. Restano solo frammenti pari a meno di 100 versi delle sue poesie: carmi lirici di contenuto eroico e poesie d'amore soprattutto in lode della bellezza degli efebi. Cicerone lo considerava poeta d'amore più ardente di tutti gli altri poeti greci.


sabato 19 febbraio 2022

Come un cavallo vecchio


IBICO

MI GUARDA TRA LE PALPEBRE AZZURRINE

Mi guarda tra le palpebre azzurrine
Eros che strugge
con infinite malie
con le inafferrabili reti della Dea,
s’accosta e tremo,
come un cavallo vecchio provato
spinto col carro rapido
riottosamente, ancora, alla battaglia.

Ἔροϛ αὖτέ με κυανέοισιν ὑπό
βλεφάροις τακέῥ ὄμμασι δερκόμενος
κηλήμασι παντοδαποῖσ’ ἐς ἅπειρα
δίκτυα Κύπριδι βάλλει.
ἦ μὰν τρομέω νιν ἐπερχόμενον,
ὥστε φερέζυγος ἵππος ἀεθλοφόρος ποτί γήρᾳ
ἀέκων σὺν ὄχεσφι θοοῖσ’ ἐς ἅμιλλαν ἐβα.

(da La poesia d’amore antica, Bur, 2013 – Traduzione di Enzo Mandruzzato)

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"Bisogna obbedire, sebbene abbia l'impressione di trovarmi nella condizione del cavallo di Ibico. A questo cavallo da corsa, ormai anziano, che si accingeva a gareggiare con il cocchio e che per l'esperienza tremava dinanzi a ciò che l'aspettava, il poeta paragonò se stesso, e disse che anch'egli, contro la sua volontà, pur così vecchio, era stato costretto a muoversi verso l'amore”: giustificando la sua vecchiaia, Parmenide nell’omonimo dialogo di Platone cita questi versi di Ibico, poeta reggino del V secolo avanti Cristo. Anche avanti negli anni dunque l’amore viene a turbare chi credeva di non esserne più tentato.

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CANDY BARR, "RIPOSO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma a me Eros / in nessuna stagione dà riposo, / si spicca da Afrodite e m’aggredisce / come la tramontana della Tracia / incendiato di lampi, arido e folle.
IBICO




Ibico (Reggio, 570 a.C. circa – Corinto?, dopo il 522 a.C.), poeta greco antico di lirica corale. Restano solo frammenti pari a meno di 100 versi delle sue poesie: carmi lirici di contenuto eroico e poesie d'amore soprattutto in lode della bellezza degli efebi. Cicerone lo considerava poeta d'amore più ardente di tutti gli altri poeti greci.


lunedì 22 novembre 2021

Come il mare Ionio


FILODEMO

IO, MIA CARA, SO BEN RENDERE TUTTO L’AMORE

«Io, cara mia, so ben rendere tutto l’amore a chi mi ama,
ma so pure pagare con morsi chi mi morde.
Dunque non far tanto male a chi ti vuol bene, rifuggi
d’attirarti sul capo lo sdegno delle Muse».
Questo avviso a te sempre gridavo; ma tu, come il mare
Ionio davi ascolto alle parole mie.
Ora così pure tu resta a piangere e a mugolare;
invece io qui nel grembo della Naiade ho  pace.

(da Antologia Palatina, V, 107 - Traduzione di Annunziato Presta)

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Dolce vendetta d’innamorato quella di Filodemo di Gadara, filosofo epicureo che amava dedicarsi ai facili amori, allo svago leggero che non compromettesse l’atarassia del sapiente. Ma in realtà, l’anonima che è bersaglio di questo epigramma il suo segno deve averlo lasciato.

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LAWRENCE ALMA TADEMA, "CILIEGIE"

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LA FRASE DEL GIORNO

Amare è così breve, e dimenticare così lungo.
PABLO NERUDA




Filodemo di Gadara (Gadara, Giordania, 110 a.C. – Ercolano, circa – 35 a.C. circa), filosofo epicureo e poeta greco. Visse a Roma e a Ercolano, sotto la protezione dei Pisoni, diffondendo l’epicureismo in Italia. Fu amico di Virgilio e di Orazio. Di lui si conservano una trentina di epigrammi.


domenica 26 settembre 2021

Lasciali dire


ANONIMO GRECO

DICONO QUELLO CHE VOGLIONO

λέγουσιν
ᾇ θέλουσιν
λεγέτωσαν
οὐ μέλι μοι
σὺ φίλι με
συνφέρι σοι

Dicono
quello che vogliono
lasciali dire,
non mi importa.
Tu amami
e ne avrai beneficio.

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Si tratta di una poesia anonima risalente al I o al II secolo dopo Cristo che veniva spesso incisa su gemme, medaglioni e cammei, sebbene vi sia anche un graffito rinvenuto a Cartagena. È un concetto già noto nel mondo antico, dall’Anacreonte di “Chi si cruccia delle critiche della gente / non avrà gran gioia dalla vita” al Catullo di “Godiamoci la vita, mia Lesbia, l’amore, / ed ogni mormorio dei vecchi più acidi / consideriamolo un soldo bucato” del Carme V. Secondo il professor Tim Withmarsh, docente a Cambridge, questo breve testo fa luce sulla storia della poesia antica, retrodatando l'emergere della poesia accentata di almeno tre secoli.

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IL GRAFFITO RINVENUTO A CARTAGENA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ritieniti soddisfatto dell'agire bene, e lascia che gli altri parlino di te come fa loro piacere.
PITAGORA

lunedì 8 febbraio 2021

Sii mia alleata


SAFFO

INVOCAZIONE AD AFRODITE

Immortale Afrodite dal trono mirabilmente adorno
figlia di Zeus, che ordisci inganni, io ti prego
non stringere il mio cuore in una rete di oppressione,
di angoscia.

Ma qui vieni, se già un’altra volta
udendo la mia voce da lontano
mi desti ascolto e lasciando la casa del padre
accorresti,

dopo aver aggiogato il carro d’oro; belli ti conducevano
i passeri veloci sulla terra nera
in un fitto battere d’ali, dal cielo,
attraverso l’etere;

presto giunsero; tu, o beata,
sorridendo nel tuo viso immortale,
mi chiedevi cosa di nuovo io soffrissi
e perché di nuovo ti invocassi

e cosa di nuovo così intensamente desiderassi
nel mio cuore impazzito: «Chi questa volta persuaderò
… ad amarti? Chi, Saffo,
ti fa torto?

Se ora ti sfugge, presto ti cercherà,
se non accetta i tuoi doni, lei stessa te ne offrirà,
se non ti ama, presto ti amerà,
anche se non volesse».

Vieni a me anche ora, liberami da quest’ansia
crudele,
quanto il mio cuore desidera si compia, esaudisci,
Sii mia alleata.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Saffo riprende uno dei temi classici della poesia antica, la preghiera o invocazione agli dei. Ma si pone davanti alla dea – Afrodite, cui chiede amore – come in una sorta di confessione: di fronte al suo racconto commovente la divinità non può esimersi, non può ignorare quel doloroso sentimento che affligge l’innamorata infelice.

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SIR LAWRENCE ALMA-TADEMA, "LA POESIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Dicono alcuni sulla nera terra / esser la cosa più bella uno stuolo / di navi, altri di fanti o cavalieri. /Io, ciò che ami.
SAFFO




Saffo (Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa), poetessa greca antica. Di nobile famiglia, colta e raffinata, istituì un tiaso, un collegio per ragazze, dedicato al culto di Afrodite, in cui si educavano le fanciulle al matrimonio. La sua sensibilità poetica seppe penetrare nell’animo e nelle cose cogliendone l’essenza, tanto che Platone la definì “la Decima Musa”.


sabato 6 giugno 2020

Un rametto di mirto


ARCHILOCO

CON UNA FRONDA DI MIRTO

ἔχουσα θαλλὸν μυρσίνης ἐτέρπετο
ῥοδέης τε καλὸν ἄνθος…
                            …ἡ δέ οἱ κόμη
ὤμους κατεσκίαζε καὶ μετάφρενα.



Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle.


(Traduzione di Salvatore Quasimodo)



Aveva un ramo di mirto e gioiva
e un fiore bello di rosa.
                                    La chioma
copriva d’ombra gli omeri, le spalle.


(Traduzione di Filippo Maria Pontani)



Giocherellava, tenendo fra le dita
un rametto di mirto e un bocciolo di rosa…
             …sciolti portava i capelli;
alle spalle e alla schiena facevano ombra.


(Traduzione di Francesco Della Corte)

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La ragazza di questi due frammenti in giambi del poeta greco Archiloco, riuniti in un singolo componimento dal filologo Theodor Bergk, è un’etera, ovvero quella particolare figura che nel mondo ellenico rappresentava una donna di compagnia, una cortigiana: simile a una moderna e raffinata escort, offriva non solo prestazioni sessuali ma anche un intrattenimento culturalmente elevato. Il mirto e la rosa che la contraddistinguono sono infatti elementi cari alla dea Afrodite e quindi legati ad una sfera meramente erotica. Ne esce un ritratto molto moderno, assolutamente differente dalla stilizzazione della donna arcaica.

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ACQUARELLO DI STEVE HANKS

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LA FRASE DEL GIORNO
Tale brama d’amore / che nel mio cuore s’è insinuata / versò sui miei occhi densa nebbia / rubando dal petto l’anima fragile.
ARCHILOCO




Archiloco (Paro, 680 a.C. circa – 645 a.C. circa), poeta greco, è considerato il primo grande lirico. Si guadagnò da vivere facendo il mercenario e la leggenda narra che morì in combattimento nella guerra contro Nasso. È celebre per il suo uso versatile e innovativo della metrica ed è il primo autore a usare il tema delle proprie emozioni ed esperienze.


venerdì 14 febbraio 2020

Brama d’amore


ARCHILOCO

TALE BRAMA D’AMORE

Tale brama d’amore
che nel mio cuore s’è insinuata
versò sui miei occhi densa nebbia
rubando dal petto l’anima fragile.


τοῖος γὰρ φιλότητος ἔρως ὑπὸ καρδίην ἐλυσθεὶς
πολλὴν κατ' ἀχλὺν ὀμμάτων ἔχευεν,
κλέψας ἐκ στηθέων ἀπαλὰς φρένας

(da La poesia d’amore antica, Bur, 2008 - Traduzione di Nicoletta Russello)

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Per questo San Valentino sono andato a pescare una poesia d’amore di ben 2700 anni fa, il frammento 191 del lirico greco Archiloco, di cui probabilmente è protagonista quella stessa Neobùle che “giocherellava tenendo fra le dita un ramo di mirto e un bocciolo di rosa… sciolti portava i capelli alle spalle e alla schiena facevano ombra”. È il sentimento che prorompe inarrestabile, acceca, toglie saggezza, scaglia verso l’oggetto amoroso facendo divampare la passione, facendo ardere il desiderio.

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IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO

La fatica amorosa è questo: una fame che non viene saziata, un amore che rimane aperto.
ROLAND BARTHES, Frammenti di un discorso amoroso




Archiloco (Paro, 680 a.C. circa – 645 a.C. circa), poeta greco, è considerato il primo grande lirico. Si guadagnò da vivere facendo il mercenario e la leggenda narra che morì in combattimento nella guerra contro Nasso. È celebre per il suo uso versatile e innovativo della metrica ed è il primo autore a usare il tema delle proprie emozioni ed esperienze.


mercoledì 7 marzo 2018

L’amore di Eliodora


MELEAGRO

LA MIA ANIMA MI DICE

La mia anima mi dice di fuggire
l’amore di Eliodora, perché sa
le gelosie, le lacrime di un tempo.
Dice, ma io non ho forza di fuggire.
Essa mi avverte. Vero! Ma poi senza
pudore nello stesso tempo l’ama.

(Antologia Palatina, Libro V, 24 – Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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“Eros, ti prego addormenta / il furioso amore per Eliodora / che mi fa insonne, ascolta / la mia Musa che ti supplica!” dice Meleagro, poeta greco del I secolo avanti Cristo. Ma non ci si può opporre all’amore, e rimane lì, come paralizzato, una statua di sale al cospetto dell’anima, combattuta tra la ragione, che consiglia di fuggire, e il cuore, che implora di amare. Sono trascorsi oltre due millenni, ma nulla è mutato…

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Lance

DIPINTO DI MICHAEL LANCE

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho dentro di me un Amore che gioca a palla.
MELEAGRO, Antologia Palatina, V, 214




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Meleagro di Gadara (Gadara, oggi Umm Qais, Giordania 130 a.C. – Kos, Grecia, 60 a.C. circa), filosofo, scrittore e poeta greco antico. Di lui restano 130 epigrammi raccolti nell’Antologia Palatina, perdute sono le satire menippee e l’opera “Le Càriti”. Le sue poesie cantano l’amore per etere ed efebi.


martedì 23 maggio 2017

Due amanti

 

PAOLO SILENZIARIO

VIDI DUE AMANTI

Vidi due amanti appassionati: con frenesia impaziente
configgendo a lungo le labbra nelle labbra, non si saziavano
di un amore infinito; ma, pur anelanti di penetrare l’uno
nel cuore dell’altra, alleviavano appena la tortura di un limite
invalicabile scambiandosi fra loro le morbide vesti.
L’uno somigliava in tutto ad Achille, quale l’eroe si mostrava
nel palazzo di Licomede; la fanciulla poi, cinta dalla tunica
fino al candido ginocchio, ritraeva l’immagine di Febe.
Di nuovo le labbra erano premute, perché li divorava
un’incessante follia amorosa. Sarebbe più facile dividere
il tortuoso intreccio di due ceppi di vite, cresciuti
in un viluppo annoso, che quegli amanti, con le morbide membra
serrate in un nodo dalla mutua stretta delle braccia.
Tre volte beato chi, mia cara, è legato in tali catene,
tre volte beato; ma noi bruciamo divisi.

(dall’Antologia Palatina, Libro V, 255)

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Paolo SIlenziario (VI secolo dopo Cristo), alto funzionario imperiale alla corte di Costantinopoli, fu l’ultima grande voce poetica in lingua greca classica. La metà degli 80 epigrammi giunti fino a noi nell’Antologia Palatina hanno argomento erotico, come questo, che racconta dettagliatamente – come un voyeur – l’inestricabile amplesso di due amanti divorati dal fuoco dell’eros e dell’amore. Crudele è il contrasto del distico finale: a Paolo non tocca questa gioiosa grazia, lui è lontano dalla sua amata.

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Amanti

MANUEL LANCÉ, “AMANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quanto più lontani stanno, tanto più vicino al cuore sono i sentimenti che cerchiamo di soffocare e dimenticare.
PAULO COELHO




Paolo Silenziario (VI secolo – Costantinopoli, 580), dignitario imperiale e poeta epigrammista bizantino.Poeta bizantino. Amico di Agatia, che ne scrisse un elogio, compose, alla maniera alessandrina, otto epigrammi e due poemetti descrittivi sul tempio di Santa Sofia, importanti per la storia dell'arte.



sabato 23 gennaio 2016

Come un fabbro

 

 

ANACREONTE

EROS

Μεγάλῳ δηὗτέ μ' Ἔρως ἔκοψεν ὥστε χαλκεὺς
πελέκει, χειμερἱῃ δ' ἔλουσεν ἐν χαράδρῃ

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Ancora Eros m’ha colpito:
con un gran maglio, come un fabbro,
e mi ha temprato tuffandomi
in una fiumana invernale.

(Traduzione di Marina Cavalli)

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Eros, come tagliatore d'alberi
mi colpì con una grande scure,
e mi riversò alla deriva
d'un torrente invernale.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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È come un fabbro Amore:
mi stronca con un maglio
enorme e mi dilava
in torba forra gelida.

(Traduzione di Filippo Maria Pontani)

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“Il molle Eros, pieno di ghirlande di fiori” sa anche mostrare la sua forza. Anacreonte (570-485 avanti Cristo), poeta cortigiano tra amori e simposi presso la corte di Policrate di Samo prima e poi dei Pisistratidi ad Atene, trova una bella immagine – usata anche da Omero nell’episodio di Odisseo e Polifemo – per simboleggiarne il potere: quella di un fabbro che arroventa il ferro, lo batte con il suo martello e, dopo averlo forgiato come vuole, lo immerge nell’acqua gelida perché abbia la sua forma definitiva.

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Thomond

FOTOGRAFIA © CHRISTOPHER THOMOND

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio cantare il molle Eros / pieno di ghirlande / ricche di fiori / Eros che domina gli uomini / signore degli Dei.
ANACREONTE




martedì 11 agosto 2015

Così è il mio amore

 

CALLIMACO

IL CACCIATORE

Il cacciatore sui monti bracca tutte le lepri
e cerca le impronte, in mezzo alla neve e alla brina,
di tutte le gazzelle, Epicide. Ma se gli dicono
“guarda, una bestia ferita”, quella non la cattura.
Così è il mio amore: sa inseguire chi fugge,
sorvola su chi giace disteso davanti.

(dall’Antologia Palatina – Libro XII – Traduzione di Filippo Maria Pontani)

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In amore vince chi fugge, si sa. Lo sapeva bene anche il poeta greco Callimaco: per spiegarlo, si avvale di una precisa analogia, quella del cacciatore che insegue nella neve le prede più difficili e lascia invece le lepri deboli e ferite. È il solito tema dell’amore impossibile o difficile inseguito per anni a scapito delle più facili avventure.

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PIETER BRUEGEL, “CACCIATORI NELLA NEVE”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore fugge come un'ombra l'amore reale che l'insegue, inseguendo chi lo fugge, fuggendo chi l'insegue.
WILLIAM SHAKESPEARE, Le allegre comari di Windsor




Callimaco di Cirene (Cirene, 310 a.C. circa – Alessandria d'Egitto, 235 a.C. circa), poeta e filologo greco antico d'età ellenistica. Contrario alla concezione platonica dell'arte, propone una poesia non didascalica, ma piuttosto orientata al diletto; è arguta, ironica, elegante, con uno stile vivace, conciso ed espressivo. Non manca una certa prolissità, propria dell'epica antica, né infrequente è il ricorso a giochi di parole, neologismi ed etimologie.



sabato 11 aprile 2015

I segugi d’amore

 

MARCO ARGENTARIO

LUNA DALLE CORNA DORATE

Luna dalle corna dorate, lo vedi cosa succede? E voi stelle
lucenti che l’Oceano accoglie dentro il suo grembo,
vedete come la dolce Ariste se ne è andata, lasciandomi solo,
e dopo cinque giorni non riesco a ritrovarla, la strega?
E tuttavia le darò ancora la caccia, mandandole dietro
i segugi d’amore, i cani d’argento.

(da Antologia Palatina, I, 16 – Traduzione di Filippo Maria Pontani)

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Marco Argentario, poeta del tempo di Augusto, autore di una trentina circa di epigrammi erotici e simposiaci, sembra dare ragione al proverbio che sostiene che “in amore vince chi fugge”: in questo suo epigramma che vive dei riflessi dorati e argentei della luna a trionfare ancora una volta è il desiderio amoroso, la lontananza che acuisce la passione, che gonfia ancora più d’amore il petto del poeta.

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IMMAGINE © JEANNIE DESIGN

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è una caccia in cui il cacciatore deve farsi inseguire dalla selvaggina.
ALPHONSE KARR, Aforismi sull’uomo, sulle donne e sull’amore




Marco Argentario  (seconda metà I sec. a.C. – prima del 40 d.C), poeta e retore romano. Temi da lui preferiti sono l'amore e le gioie del convito; la sua poesia, ora voluttuosa ora sentimentale ora ironica, non manca nei componimenti migliori di grazia e di finezza.



mercoledì 30 luglio 2014

La cosa più bella

 

SAFFO

DICONO ALCUNI SULLA NERA TERRA

Dicono alcuni sulla nera terra
esser la cosa più bella uno stuolo
di navi, altri di fanti o cavalieri.
Io, ciò che ami.

È nota a tutti questa verità:
Elena, la più splendida creatura,
lasciò il marito, ottimo fra gli uomini,
senza pensiero

per la figlia né per i genitori
e alla città di Troia andò per mare
tanto l’aveva Cipride sconvolta
di folle amore.

Ed anche a me fa ora ricordare
Anattoria lontana, non più qui:
di lei vorrei dinanzi agli occhi avere
l’amabile figura

e ammirare i bagliori luminosi
del suo volto, piuttosto che dei Lidi
i carri e di soldati tumultuosi
armate schiere.

(Traduzione di Silvio Raffo)

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Qual è la cosa più bella sulla terra? Per la “decima Musa” Saffo, poetessa greca del VII secolo avanti Cristo, la risposta non sta come per altri (Omero, ad esempio) nello splendore esteriore - la potenza di una flotta di triremi a vele spiegate nel mare azzurro di Grecia, un esercito disposto in ordinata schiera con lo scintillio delle lance, degli elmi e degli scudi - ma in un sentimento interiore, in quella luce che emana dal volto dell’amata. Perché, infine, la cosa più bella sulla terra è l’amore, se anche la bellissima Elena, come si è visto l’altro giorno, abbandonò ogni cosa per seguire Paride, per seguire l’amore.

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godward-inthedaysofsappho

JOHN WILLIAM GODWARD, “IN THE DAYS OF SAPPHO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore di nuovo m’assale, Amore che scioglie le membra, / dolceamara invincibile fiera.
SAFFO




Saffo (Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa), poetessa greca antica. Di nobile famiglia, colta e raffinata, istituì un tiaso, un collegio per ragazze, dedicato al culto di Afrodite, in cui si educavano le fanciulle al matrimonio. La sua sensibilità poetica seppe penetrare nell’animo e nelle cose cogliendone l’essenza, tanto che Platone la definì “la Decima Musa”.


domenica 16 marzo 2014

Una fioritura

 

SAFFO

IN GIARDINO

…qui, da me. Da Creta, a questo cerchio
magico, incantato santuario
di meli, altari che profumano
d’odori dell’oriente.

Acqua freschissima chiacchiera tra i rami
dei meli, e tutto questo spazio è un’ombra
di roseti. Dal bisbigliare del fogliame
quiete si distilla.

Nel prato pascola il cavallo, ed è una fioritura
di piena primavera. L’aria è tutta
aliti di miele…

Qui prendi le ghirlande, dea di Cipro,
e nei bicchieri d’oro, con finezza,
versa il tuo nettare frullato
di gaiezza…

(Traduzione di Ezio Savino)

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Questa lirica di Saffo, nota anche come “Il giardino di Afrodite” o “Invito all’Erano”, è tutta un fiorire di primavera: la poetessa greca ricrea le suggestioni di un giardino mediterraneo, con le rose e i bianchi fiori dei meli, con lo scorrere di un fresco rivolo d’acqua, con la dolcezza dei sentori della nuova stagione. Quel giardino è il tiaso, un consesso a metà tra la scuola per ragazze di buona famiglia e l’istituto religioso – dedicato in questo caso alla dea dell’amore, Afrodite – in cui la stessa Saffo, sacerdotessa, amante ed educatrice, istruiva le fanciulle perché fossero pronte al matrimonio: venivano insegnati il canto, l’estetica, l’eleganza, il portamento e l’amore stesso.

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My Sweet Rose !908 John William Waterhouse

JOHN WILLIAM WATERHOUSE, “MY SWEET ROSE”, PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Primavera d’intorno / brilla nell’aria, e per li campi esulta, / sì ch’a mirarla intenerisce il core.
GIACOMO LEOPARDI, Canti




Saffo (Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa), poetessa greca antica. Di nobile famiglia, colta e raffinata, istituì un tiaso, un collegio per ragazze, dedicato al culto di Afrodite, in cui si educavano le fanciulle al matrimonio. La sua sensibilità poetica seppe penetrare nell’animo e nelle cose cogliendone l’essenza, tanto che Platone la definì “la Decima Musa”.


mercoledì 19 febbraio 2014

Più dolce di una Sirena

 

PAOLO SILENZIARIO

STAVO PER DIRTI «ADDIO»

Stavo per dirti «Addio», ma ho frenato
la voce e sono qui ancora con te.
Quanto l’odiosa notte d’Acheronte
io temo la tua amara lontananza.
Come la tua luce è simile al giorno!
Ma il giorno è muto
e tu invece mi porti la tua voce,
più dolce di quella delle Sirene.
Ad essa è legata ogni mia speranza.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Un amore cui non si può rinunciare è quello che racconta il poeta tardo ellenistico Paolo Silenziario (VI secolo dopo Cristo), cerimoniere del consiglio imperiale. La donna amata è una di quelle della corte raffinata e gaudente di Giustiniano e Teodora, una donna dai molti amori. L’impero vive la sua fase di decadenza, vi regna un voluttuoso languore che Paolo rovescia a piene mani nei suoi versi, aggiornando il celebre epigramma di Marziale: “Non posso vivere con te né senza di te”.

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bizantina

DISEGNO © FABBRI EDITORE

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LA FRASE DEL GIORNO
Alla donna che si ama si possono perdonare anche le corna; a quella che non si ama più, non si perdona nemmeno una minestra salata.
VITTORIO BUTTAFAVA, La vita è bella nonostante




Paolo Silenziario (VI secolo – Costantinopoli, 580), dignitario imperiale e poeta epigrammista bizantino.Poeta bizantino. Amico di Agatia, che ne scrisse un elogio, compose, alla maniera alessandrina, otto epigrammi e due poemetti descrittivi sul tempio di Santa Sofia, importanti per la storia dell'arte.



sabato 2 novembre 2013

Memoria del mio amore

 

MELEAGRO

PIANTO PER ELIODORA

Lacrime anche lì, attraverso la terra
ti offro, Eliodora, reliquie d’amore,
nell’Ade, lacrime aspre sulla tomba
molto compianta, memoria dei miei
desideri, memoria del mio amore.
Ah, miseramente, miseramente
io Meleagro qui piango su te, cara
anche tra i morti, vana
offerta ad Acheronte. Ah, dov’è il mio
amato germoglio? Lo strappò Ade,
lo strappò. Ed ora la polvere sporca
il vivo fiore. Terra che ci nutri,
ti supplico, accogli tenera al tuo
seno, madre, quella che tutti piangono.

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Sono versi di Meleagro (130-60 avanti Cristo), poeta greco, quelli che ho scelto per questa giornata consacrata alla memoria dei defunti: un ricordo che eleviamo a quanti abbiamo amato e conosciuto, a quanti ci hanno amato e che hanno valicato quel fiume Acheronte che nella mitologia greca simboleggiava il passaggio all’Ade, il regno dei morti. Un ricordo che certamente non è generato solamente da questa celebrazione, ma che spesso ci capita di rievocare durante il corso dell’anno, quando pensiamo a chi ci ha lasciato, al vuoto che è rimasto al loro posto nelle nostre vite.

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Angelo

FOTOGRAFIA © TYNIPIC

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche se non hanno voce, i morti vivono.
SHOHEI OOKA, La guerra del soldato Tamura




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Meleagro di Gadara (Gadara, oggi Umm Qais, Giordania 130 a.C. – Kos, Grecia, 60 a.C. circa), filosofo, scrittore e poeta greco antico. Di lui restano 130 epigrammi raccolti nell’Antologia Palatina, perdute sono le satire menippee e l’opera “Le Càriti”. Le sue poesie cantano l’amore per etere ed efebi.


domenica 20 ottobre 2013

Il più bello dei fiumi

 

ALCEO

ALLA FOCE DELL’EBRO

Ebro, il più bello dei fiumi,
che nella Tracia con forte suono scorri
lungo terre famose pei cavalli,
al purpureo mare presso Aino tacito scendi.
E lì molte fanciulle muovono
molli sulle anche: con l’acqua chiara
nel palmo delle mani, come con olio
addolciscono la pelle.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Sulla traduzione di Salvatore Quasimodo e sulla sua aderenza al testo classico si può disquisire, ma è altrettanto indubitabile che la sua versione più “moderna” renda giustizia agli antichi lirici greci. Quasimodo dice di aborrire ”quella terminologia classicheggiante (per intenderci: opimo, pampineo, rigoglio, fulgido, florido, ecc.)”. Certo, il rischio è quello di una “ricreazione” del testo ad opera del poeta secondo i propri canoni e la propria esperienza. Forse il delta dell’Ebro, non lontano dall’attuale confine con la Turchia, si trasforma nella foce del Ciane, ma lo spirito di Alceo (VII-VI secolo avanti Cristo), poeta esule che rimpiange la sua terra lontana, è vivissimo come la nostalgia di Quasimodo per la Sicilia.

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Baigneuses

VICTOR REGNART, “LES BAIGNEUSES”

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LA FRASE DEL GIORNO
La giovinezza è felice perché ha la capacità di vedere la bellezza. Chiunque sia in grado di mantenere la capacità di vedere la bellezza non diventerà mai vecchio.
FRANZ KAFKA




Alceo  (Mitilene, VII-VI secolo a. C.), poeta greco antico. La sua poesia, che pur conosce gli abbandoni dell'ebbrezza e dell'amore, nasce dalla passione politica, canta le gioie, i dolori, le ansie della battaglia. Intonazione più calma ebbero, probabilmente, gli inni.


mercoledì 18 settembre 2013

Ode alla moderazione

 

ARCHILOCO

CUORE, CUORE SCONVOLTO DA TORMENTI

Cuore, cuore sconvolto da tormenti
che non hanno rimedio, risollevati,
resisti ai tuoi nemici, protendendo
contro di loro il petto, e resta saldo
nel corpo a corpo. Non mostrarti troppo
arrogante se vinci, e non abbatterti,
se vinto, fra i lamenti e ai mali affliggiti
senza strafare, impara a riconoscere
quale alterna vicenda regge gli uomini.

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Questo bellissimo monologo ci viene dalla prima metà del VII secolo avanti Cristo: è infatti una poesia in giambi dello “scandaloso” Archiloco, antesignano dell’autobiografia e fautore di una rottura con la tradizione e la moralità vigente – si vantò, ad esempio, di avere gettato lo scudo per viltà. Eppure in questa esortazione a se stesso appare equilibrato, addirittura moderno, precursore di tante frasi famose sulla moderazione, portavoce di un concetto molto diffuso nel mondo antico, il “medèn àgan”, il nulla di troppo. Non eccedere, dunque, non abbattersi disperati nella sventura e non abbandonarsi alla gioia sfrenata nella felicità, non fare il gradasso quando si vince e il muso lungo quando si perde.

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manic-jane-gough

JANE  GOUGH, “MANIC”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non spinger mai all'estremo né il male né il bene. Un antico sapiente ridusse tutta la sapienza alla semplice moderazione. Il diritto spinto all'eccesso diviene torto, e l'arancia troppo strizzata sprizza umore amaro. Anche nel godimento non s'ha da giunger mai all'estremo. Lo stesso ingegno si esaurisce, se lo si sfrutta troppo, e chi vorrà torchiare tirannicamente caverà sangue in luogo di latte
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BALTASAR GRACIÁN Y MORALES, Oracolo manuale e arte di prudenza




Archiloco (Paro, 680 a.C. circa – 645 a.C. circa), poeta greco, è considerato il primo grande lirico. Si guadagnò da vivere facendo il mercenario e la leggenda narra che morì in combattimento nella guerra contro Nasso. È celebre per il suo uso versatile e innovativo della metrica ed è il primo autore a usare il tema delle proprie emozioni ed esperienze.


mercoledì 5 dicembre 2012

Il bacio di Europa


RUFINO

DOLCE È IL BACIO DI EUROPA

Dolce è il bacio di Europa, anche se tocca appena le labbra,
dolce anche se sfiora appena la bocca;
non è alle labbra che s'accosta, ma preme la bocca,
e dal profondo rapisce l'anima intera.

(Antologia Palatina, V, 16 – Traduzione di Filippo Maria Pontani)

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Andiamo molto indietro nel tempo oggi: discendiamo fino agli albori dell’impero bizantino, o anche prima, tra il II e il VI secolo dopo Cristo. È in quel periodo che visse l’oscuro poeta Rufino, del quale nulla si conosce se non i trentotto epigrammi raccolti nell’Antologia Palatina. E questo in particolare, perso tra gli altri che inneggiano a un erotismo sfrenato al limite del pornografico e a un epicureismo di fondo – “Solo godere è vivere” dice uno dei più celebri “scordiamoci tutti gli affanni: il nostro tempo è breve” - mi ha colpito per la sua modernità, per l’ideale di un amore che travalica la pura fisicità per diventare fusione spirituale. (Certo, si potrebbe leggere anche come il bacio di una vampira, ma questo blog predilige visioni più romantiche…) 

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STATUA DI AMORE E PSICHE, OSTIA ANTICA

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LA FRASE DEL GIORNO
Non sono certo le cellule a decidere chi amiamo o no... Sentimenti come l'amore non risiedono nelle carni, ma nell'anima.
MASAKAZU KATSURA, DNA²




Rufino (I-II secolo), poeta greco antico. Forse originario di Sardi, secondo certi studiosi andrebbe collocato tra la seconda metà del I secolo d.C. e la prima del II, mentre altri lo stimano addirittura del IV secolo. Della sua produzione poetica come epigrammista ci sono giunti 38 componimenti tramite l'Antologia Palatina, che sembrano designarlo poeta erotico dai toni lascivi e licenziosi, anche se talvolta lirici ed ispirati.


martedì 6 marzo 2012

La mela sull’alto ramo


SAFFO

QUALE DOLCE MELA

Quale dolce mela che su alto
ramo rosseggia, alta sul più
alto; la dimenticarono i coglitori;
no, non fu dimenticata: invano
tentarono raggiungerla.

(Frammento 105 a - Traduzione Salvatore Quasimodo)

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Questo celebre frammento di Saffo, poetessa greca vissuta tra il 640 e il 570 avanti Cristo, tanto famosa già ai suoi tempi da essere definita la “Decima Musa”, è parte di un epitalamio, ovvero il canto nuziale destinato ad essere letto nella camera degli sposi. La sposa in questo caso non era più giovanissima, e Saffo scherzosamente la paragona ad una bella mela su un ramo alto, ormai matura e pronta da cogliere: non è che nessuno finora non l’abbia voluta sposare, solo non c’è riuscito perché non ha saputo come arrivare a lei…

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VLADIMIR KUSH, “CLOCKWORK APPLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sposa. Una donna con una buona prospettiva di felicità dietro di lei.
AMBROSE BIERCE, Dizionario del diavolo




Saffo (Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa), poetessa greca antica. Di nobile famiglia, colta e raffinata, istituì un tiaso, un collegio per ragazze, dedicato al culto di Afrodite, in cui si educavano le fanciulle al matrimonio. La sua sensibilità poetica seppe penetrare nell’animo e nelle cose cogliendone l’essenza, tanto che Platone la definì “la Decima Musa”.