giovedì 31 gennaio 2019

Beati i poeti e i pazzi


ALFONSO BREZMES

BEATUS ILLE


Beati quelli che si sanno felici,
perché quelli che lo sono senza saperlo
sono infelici.
Beati i mediocri,
perché possono scegliere due strade.
Beati quelli che non hanno letto Borges,
o la Yourcenar o Cortázar,
perché possono ancora farlo.
Beati i poeti e i pazzi
perché almeno credono di essere felici.
Beati quelli che ne hanno abbastanza
perché il loro bisogno non cresce
e il loro tesoro non cala.
Beati quelli che cercano la felicità
dove non si nasconde mai,
perché la loro cattiva vista gli riserva
la vera felicità
di poter continuare a cercare.

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Beatitudini della felicità potrebbero essere definiti questi versi del poeta spagnolo Alfonso Brezmes: un po’ come le beatitudini evangeliche, ma strizzando l’occhio anche all’oraziano “Beatus ille qui procul negotii” (Beato colui che sta lontano dagli affari) e al “Felici i felici” di Jorge Luis Borges, tracciano una via verso la felicità, che è sì accontentarsi di quello che si ha, ma soprattutto continuare a desiderare.
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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Non dissetarti a tutte le fonti che trovi: la felicità sta nell'avere sempre sete
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NINO SALVANESCHI, Consolazioni




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale, ha pubblicato Cartoline dal futuro (2010), La notte tatuata (2013),  Il dono delle lingue (2015) e Ultramor (2017).


mercoledì 30 gennaio 2019

Indossa un’anima



BLANCA VARELA

STRIP-TEASE

Togli il cappello
se ce l’hai
togli i capelli
che ti abbandonano
togliti la pelle
le viscere gli occhi
e indossa un’anima
se la trovi

(da La falsa tastiera, 2000)

Spogliarsi, denudarsi di ogni artificio, mostrarsi come veramente si è non è facile: ma in realtà è propriamente questo che fa il poeta – in questo caso la poetessa peruviana Blanca Varela – mettersi a nudo fino a mostrare le sue emozioni, l’anima stessa.
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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI



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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è il mio corpo / questo è la poesia.

BLANCA VARELA, La falsa tastiera




Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.



martedì 29 gennaio 2019

Tutti vogliono essere Orfeo


LOUISE GLÜCK

CANZONE DEL LIUTO


Nessuno vuol essere la musa;
alla fine, tutti vogliono essere Orfeo.

Eroicamente ricostruito
(da terrore e dolore)
e poi travolgentemente bello;

ristabilita, in definitiva,
non Euridice, la compianta,
ma l'ardente
spirito di Orfeo, reso presente

non come essere umano, piuttosto
come pura anima resa
distaccata, immortale
attraverso un narcisismo deviato.

Ho fatto un'arpa di disastro
per perpetuare la bellezza del mio ultimo amore.
Eppure nella mia angoscia, così com'è,
rimane la lotta per la forma

e i miei sogni, se parlo apertamente,
hanno meno il desiderio di essere ricordati
che il desiderio di sopravvivere,
che è, io credo, il più profondo desiderio umano.


(da Nuovi poeti americani, Einaudi, 2006 - Traduzione di Elisa Biagini)

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La poetessa statunitense Louise Glück ama innestare nella sua precisione tecnica che indaga i rapporti familiari, il divorzio, l’amore finito, le vicende dell’esistenza e la solitudine, quelli che definisce “simboli classicheggianti”: qui è il mito di Orfeo – il poeta – e di Euridice – l’amata musa - modernizzando i sentimenti: Orfeo non può salvare Euridice, che rimane nell’Ade, ma non può nemmeno salvare se stesso con la sua poesia, può soltanto rivivere attraverso l’esperienza del suo testo fatta da un altro lettore.

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EVARISTO BASCHENIS, “NATURA MORTA CON STRUMENTI MUSICALI”
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LA FRASE DEL GIORNO
La parola “poeta” deve essere usata con cautela; nomina un'aspirazione, non un'occupazione. In altre parole: non è un nome per un passaporto.
LOUISE GLÜCK, L’educazione del poeta




Louise Elisabeth Glück (New York, 22 aprile 1943), poetessa statunitense nata da famiglia ebrea ungherese. È stata premiata con il Pulitzer nel 1993 ed è ststaPoeta Laureato del Congresso nel 2003. Per anni lettrice d’inglese al Williams College, ora insegna a Yale.

lunedì 28 gennaio 2019

Un frutto mangiato a primavera


LIBERO DE LIBERO

NOI ABBRACCIATI LA NOTTE

Noi abbracciati la notte,
noi vide la notte a riva
del fiume sommersi
nel volto e nei capelli.
Noi l'aurora scoprì
strettissimi all'ala
delle mani e dementi:
e un albero, un altro albero
ancora ne parla alla gente.
Notizia avrai da un frutto
mangiato a primavera.

(da Eclisse, 1940)

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Gianfranco Contini colloca Libero De Libero tra i pochi poeti surrealisti italiani. Questa scena dal sapore mitologico, sospesa tra una bucolica fantasia onirica che indaga l’inconscio e l’essenza umana e il leitmotiv di molta della pittura romana dell’epoca – Cavalli, Cagli, Gentilini, Savinio e i loro bagnanti – ne è un buon esempio.
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CORRADO CAGLI, “I NEOFITI”, 1934 – COLLEZIONE PRIVATA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora è un tempo che non mi basta
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LIBERO DE LIBERO, Eclisse




Libero De Libero (Fondi, 10 settembre 1903 – Roma, 4 luglio 1981), poeta, critico d'arte e narratore italiano. Gli Anni ‘30 lo videro al Caffè Aragno di Roma con Vincenzo Cardarelli, partecipe della  scuola pittorica di via Cavour. La sua poesia si inserisce in un ermetismo legato alla terra, al vigore del reale.

domenica 27 gennaio 2019

Non è privilegiata memoria


VITTORIO SERENI

DALL’OLANDA: AMSTERDAM

A portarmi fu il caso tra le nove
e le dieci d’una domenica mattina
svoltando a un ponte, uno dei tanti, a destra
lungo il semigelo d’un canale. E non
questa è la casa, ma soltanto
– mille volte già vista –
sul cartello dimesso: “Casa di Anna Frank”.

Disse più tardi il mio compagno: quella
di Anna Frank non dev'essere, non è
privilegiata memoria. Ce ne furono tanti
che crollarono per sola fame
senza il tempo di scriverlo.
Lei, è vero, lo scrisse.
Ma a ogni svolta a ogni ponte lungo ogni canale
continuavo a cercarla senza trovarla più
ritrovandola sempre.
Per questo è una e insondabile Amsterdam
nei suoi tre quattro variabili elementi
che fonde in tante unità ricorrenti, nei suoi
tre quattro fradici o acerbi colori
che quando è grande il suo spazio perpetua,
anima che s'irraggia ferma e limpida
su migliaia d'altri volti, germe
dovunque e germoglio di Anna Frank.
Per questo è nei suoi canali vertiginosa Amsterdam.

(da Gli strumenti umani, Einaudi, 1965)
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Una poesia di Vittorio Sereni che non ha bisogno di essere commentata: è la memoria di ciò che fu e che non si dovrà mai dimenticare. Non solo oggi – come sostengo ogni anno – ma ogni giorno. È memoria che si presenta in ogni strada di Amsterdam così come si presenta ancora oggi negli stadi calcistici di mezz’Europa e in cento altre occasioni e ci ordina, con le parole di Primo Levi: “Ricordate che questo è stato”.
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LA FRASE DEL GIORNO
C'è negli uomini un impulso alla distruzione, alla strage, all'assassinio, alla furia, e fino a quando tutta l'umanità, senza eccezioni, non avrà subíto una grande metamorfosi, la guerra imperverserà: tutto ciò che è stato ricostruito o coltivato sarà distrutto e rovinato di nuovo; e si dovrà ricominciare da capo.
ANNA FRANK, Diario




Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.

sabato 26 gennaio 2019

Ridatemi la mia infanzia


ADAM ZAGAJEWSKI

INFANZIA

Give me my childhood again
John Burnside


Ridatemi la mia infanzia,
quella repubblica di passeri garruli,
le smisurate selve di ortiche
e il pianto notturno del timido allocco.
La nostra strada vuota di domenica,
il rosso neogotico delle chiese
che non ispirava i mistici,
le bardane sussurranti in tedesco
e la confessione dell’alcolizzato
presso l’altare della parete bianca,
e le pietre, e la pioggia, e le pozzanghere
in cui sfavillava l’oro.
Adesso, ormai, saprei sicuramente
come essere bambino, saprei
come guardare gli alberi coperti di brina,
come vivere immobilmente
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(da Il "fuoco eracliteo" nel giardino d'inverno, Raffaelli Editore, 2017 - Traduzione di Marco Bruno)
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L’esperienza è una buona mano di poker che ci capita quando la partita è ormai finita: quando sappiamo cosa giocare e come e quanto puntare, ma ormai tutto è inutile perché i giochi sono chiusi. Così, a una certa età, se per un fantascientifico caso fossimo riproiettati indietro nella nostra vita, sapremmo cosa fare e cosa dire, come comportarci, eviteremmo probabilmente gli errori del passato. E ci gusteremmo ogni momento, come nella tanto rimpianta infanzia in una Leopoli che non c’è più, che è addirittura passata attraverso due cambi di nazionalità, del poeta polacco Adam Zagajewski.
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FOTOGRAFIA © MARY EVANS PICTURES LIBRARY
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LA FRASE DEL GIORNO
Amate l'infanzia; favoritene i giuochi, le gioie, le amabili inclinazioni. Chi di voi non ha rimpianto talvolta questa età in cui il riso non si spegne mai sulle labbra e l'anima è sempre serena?
JEAN-JACQUES ROUSSEAU, Emilio o dell’educazione




Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945) è un poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.

venerdì 25 gennaio 2019

Allo scocco del coprifuoco


RAFFAELE CARRIERI

COPRIFUOCO

Una sera fra le sette e le nove
Una sera dell'ultimo inverno
Allo scocco del coprifuoco
Il cielo ha lasciato la terra
Schiodando l'ultimo chiodo.
Una sera fra le sette e le nove
Il cielo fuggì dalla terra
Su un toro di fuoco,
Una sera dell'ultimo inverno
Allo scocco del coprifuoco
Una sera fra le sette e le nove
Il sangue s'apprese alla mota
Allo scocco del coprifuoco.


(da Souvenir caporal, Mondadori, 1946)

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C’è nella raccolta Souvenir caporal, edita da Raffaele Carrieri subito dopo la guerra, una poesia intitolata “Compianto di García Lorca”. E questa “Coprifuoco” riecheggia già nello stile - le ripetute anafore e il richiamo all’ora serale – proprio il grande poeta spagnolo fucilato nel 1937. Ne nasce l’immagine di un cielo straziato, in fuga dagli orrori di quell’infausto decennio appena concluso, proprio come l’avrebbe raccontato García Lorca.
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BILL WOODS, “IL SOGNO DI ELIZABETH”

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LA FRASE DEL GIORNO
Apprendo un altro silenzio / Alla fine del giorno: / La sera attendo / Il tuo ritorno.
RAFFAELE CARRIERI, Stellacuore




Raffaele Carrieri (Taranto, 23 febbraio 1905 – Pietrasanta, 1984), scrittore e poeta italiano. A quattordici anni abbandonò la città natale e viaggiò imbarcandosi come marinaio su bastimenti mercantili. Tornato in Italia fu per due anni gabelliere a Palermo. ”La mia poesia è tutta autobiografica; ispirata a fatti realmente accaduti, a viaggi, a soggiorni in paesi stranieri” scrisse di sé.


giovedì 24 gennaio 2019

E molto devo amare



MIQUEL MARTÍ I POL
HO AMATO TANTO

Ho amato molto e amerò anche di più
senza che alcun tipo di sguardo o ostacolo
mi risparmi il piacere profondo
incomprensibile a molte persone.
Dico felice: ho amato molto e molto
devo amare. Voglio che tutti lo sappiano.
Dalla chiara altezza di questo corpo
che mi fa eco o mi risponde
quando il desiderio reclama pienezza,
dall'intensità di uno sguardo
o dalla schiuma di un singolo bacio
proclamo il mio amore: il legittimo.

(da Cara Marta, 1978)

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Per il poeta catalano Miquel Martí i Pol l’amore rappresenta la vita: inconcepibile è vivere e non amare. La sua è la continua ricerca di un’unione che è pienezza: “Parlo di te e di me, di adesso / del tuo corpo e del mio in uno solo”.
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RICHARD BLUNT, “UNA PASSEGGIATA SERALE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto nell’amore si riempie di significato
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MIQUEL MARTÍ I POL, La radice e la corteccia




Miquel Martí i Pol (Roda de Ter, 19 marzo 1929 – Vich, 11 novembre 2003), poeta, scrittore e traduttore catalano. Nato da umile famiglia, lavorò a lungo in una fabbrica tessile. Esordì nel 1954 con Parole al vento. Tradusse dal francese Saint-Exupéry, Apollinaire, De Beauvoir, Flaubert, Zola, Barthes.


mercoledì 23 gennaio 2019

La città sconfinata



OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM

DOVE FICCARMI IN QUESTO GENNAIO?


Dove ficcarmi in questo gennaio?
La città sconfinata è vischiosa fino al parossismo.
Che m’ubriachino le porte serrate?
Voglio mugghiare per tutti i catenacci e le serrature.

E le calze dei vicoli latranti,
gli stambugi delle vie sbilenche,
si celano frettolosi nei cantucci,
corrono fuori dagli angoli i citrulli.

Nella fossa, nel verrucoso buio pesto,
scivolo verso una ghiacciata pompa dell’acqua
e incespico, mi pasco d’aria morta,
si sparpagliano in volo i gracchi come pazzi,

li segue il mio “ah” e lancio un grido
contro una ghiacciata corba di legno:
Un lettore! Un consigliere! Un dottore!
Sulla scala pungente almeno uno scambio di parole!

1 febbraio 1937

(da Quaderni di Voronež, 1980 - Traduzione di Gario Zappi su Poesia n.344)
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Inverno 1937: il poeta russo Osip Emil’evič Mandel’štam vive con la moglie a Voronež. L’esilio è la pena che deve scontare per il suo anticonformismo sgradito al regime stalinista: evitata la condanna al campo di lavoro, era stato confinato a Čerdyn', negli Urali, ma, dopo un tentativo di suicidio, la pena era stata tramutata al divieto di risiedere nelle grandi città. All’epoca Voronež ha solo 300.000 abitanti e Mandel’štam la trova decisamente brutta, opprimente e soffocante, estranea, forse esatta espressione del suo stato d’animo.

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FOTOGRAFIA © TOPLEFTPIXEL

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LA FRASE DEL GIORNO
Voi, strappandomi i mari, la rincorsa, lo slancio / e dando al piede il sostegno di una terra forzata, / che avete escogitato? Un calcolo sagace: / il moto delle labbra non può venir sottratto.
OSIP  MANDEL’ŠTAM, Quaderni di Voronež





Osip Ėmil'evič Mandel'štam (Varsavia, 15 gennaio 1891 – Vladivostok, 27 dicembre 1938), poeta, letterato e saggista russo. Prosatore e saggista, esponente di spicco dell'acmeismo e vittima delle Grandi purghe staliniane: arrestato per una critica a Stalin e condannato ai lavori forzati in Siberia, morì nel campo di transito di Vladivostok.


martedì 22 gennaio 2019

Tra il rosso e il verde



SIRO ANGELI

ROSA SAPIENS


Una rosa
nascendo nuova
e ignara
di sé, si perde
a cercare che cosa
è. Sul confine
tra il rosso
e il verde
lo impara
dalle spine
che si ritrova
addosso.


(da Da brace a cenere, Lacaita, 1986)
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Nessuna conoscenza umana può prescindere dall’esperienza, come diceva il filosofo John Locke. Questo apologo del poeta friulano Siro Angeli, in cui protagonista è una giovane rosa, proprio quella morale vuole suggerire: e aggiunge che doloroso e a nostre spese è il prezzo della conoscenza di sé.
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FOTOGRAFIA © VEBIDOO
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LA FRASE DEL GIORNO 
Sì, lo so bene, non ha / la rosa bisogno del nome / che dico, nemmeno del mio // sguardo per essere rosa: / le basta l’occhio di Dio. 
SIRO ANGELI, L’ultima libertà




Siro Angeli (Cesclans, 27 settembre 1913 – Tolmezzo, 22 agosto 1991), poeta, autore di teatro e critico letterario italiano. Combattente in Russia, diresse a lungo il terzo canale radiofonico della Rai. La sua poesia, segnata dalla scomparsa della moglie dopo dieci anni di matrimonio, si muove nell’ambito di una ricerca della verità superiore, contemplata spesso in una figura di donna stilnovista.


lunedì 21 gennaio 2019

La storia d’amore del secolo


MÄRTA TIKKANEN

TI AMO IMMENSAMENTE

Ti amo immensamente
hai detto
nessuno ha mai potuto amare come me
Ho costruito una piramide con il mio amore
hai detto
ti ho collocato su un piedistallo
più in alto delle nuvole
Questa è la storia d’amore del secolo
hai detto
esisterà per sempre
sarà ammirata per l’eternità
hai detto

Mi è stato difficile dormire
le prime settecentotrenta notti
dopo aver capito
quanto immensamente tu ami
il tuo amore

(da La storia d’amore del secolo, 1978) – da Emma Gunst

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La storia d’amore del secolo è una raccolta autobiografica in cui la poetessa finlandese di lingua svedese Märta Tikkanen esplora la vita di una famiglia in cui la coppia si ama reciprocamente a dispetto dell’alcolismo di cui è affetto il marito. e vicende di Märta e Henrik vengono però ad assumere una valenza generale, esplorando i problemi nelle relazioni tra uomini e donne: in questo caso a emergere è il narcisismo dell’uomo.

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FOTOGRAFIA © RICHARD TUSCHMANN

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LA FRASE DEL GIORNO
Per me l'amore deve sempre essere / molti che lottano fianco a fianco / - anche tu, anch’io – / nel bel mezzo della vita.
MÄRTA TIKKANEN




Märta Eleonora Tikkanen nata Cavonius (Helsinki, 3 aprile 1935), poetessa finlandese di lingua svedese. Giornalista di Hufvudstadsbladet dal 1956 e in seguito insegnante di svedese, è celebre soprattutto per la raccolta autobiografica La storia d’amore del secolo e per il romanzo Gli uomini non possono essere stuprati.


domenica 20 gennaio 2019

Mary Oliver

La poetessa statunitense Mary Oliver è morta giovedì 17 gennaio a causa di un linfoma,  nella sua casa in Florida. Aveva 83 anni e in gioventù aveva vissuto nella casa di Edna St. Vincent-Millay, ad Austerlitz, nello stato di New York, collaborando a organizzare le carte della poetessa. Lì incontrò la fotografa Molly Malone Cook, che divenne la sua compagna di vita. Le poesie di Mary Oliver, che indagano sui collegamenti tra mondo naturale e spirituale e che hanno portato a paragoni con Thoreau e Whitman, le hanno conquistato nel tempo una schiera di lettori fedeli e l’hanno condotta al Premio Pulitzer nel 1984.

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GIORNO D’ESTATE

Chi ha creato il mondo?
Chi ha creato il cigno e il baribal?
Chi ha creato la cavalletta?
Questa cavalletta, voglio dire… quella che è saltata fuori dall'erba,
e che sta mangiando lo zucchero dalla mia mano,
che muove le mandibole avanti e indietro invece che su e giù…
che sta guardando con i suoi occhi enormi e complicati.
Ora alza le sue zampette pallide e si lava completamente la faccia.
Ora apre le ali di scatto e vola via.
Non so esattamente cosa sia una preghiera.
So prestare attenzione, cadere
nell'erba, inginocchiarsi nell'erba,
essere oziosa e beata, passeggiare tra i campi,
che è quello che ho fatto tutto il giorno
Dimmi, cos'altro avrei dovuto fare?
Non muore tutto alla fine e troppo presto?
Dimmi, cosa pensi di fare
della tua unica vita selvaggia e preziosa?

(da House of light, 1990)

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NIENTE È TROPPO PICCOLO DA NON PORSI DOMANDE

Il grillo non chiede
se c'è il paradiso
o, se esiste, se ci sarà spazio per lui.

È autunno. Il romanticismo è finito. Comunque, canta.
Se possiamo, entriamo in una casa
attraverso il più piccolo recesso della porta.
Poi la casa diventa più fredda.

Canta sempre più flebilmente.
Poi, più niente.

Deve significare qualcosa, non so cosa.
Ma certamente non significa
che non è stato un grillo eccellente
per tutta la sua vita.

(da Felicity, 2015)

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Altre poesie di Mary Oliver:

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia, per essere capita, deve essere chiara, non deve essere elegante (…) Tutto ciò che non è necessario non dovrebbe essere nella poesia.
MARY OLIVER




Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 10 settembre, 1935 – Hobe Sound, Florida. 17 gennaio 2019), poetessa statunitense, vincitrice del National Book Awards 1992 e del Premio Pulitzer 1984, è autrice di 32 raccolte poetiche e di quattro saggi sulla poesia. Il New York Times l’ha definita “Di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più”.


sabato 19 gennaio 2019

Centenario di Joan Brossa


Il 19 gennaio 1919 nasceva a Barcellona Joan Brossa. Fu poeta ma anche prosatore e drammaturgo prolifico: le sue opere sono ben 380, di cui solo 80 edite. Dalle avanguardie del primo Novecento – surrealismo e dadaismo – ereditò la passione per la poesia visiva, ma non disdegnò di scrivere molto più classici sonetti, odi saffiche e sestine, passando agevolmente dalla formalità più estrema alla sperimentazione più avanzata con giochi di singole lettere e parole, che si possono ammirare anche nel tessuto urbano, come il “Poema urbano” installato niente meno che nella Piazza del Duomo di Barcellona. Scrisse esclusivamente in catalano portando avanti Il suo forte impegno politico per il patriottismo della Catalogna.
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A B C D


A Se vuoi conoscere un uomo,
   dagli potere.


B Se mi ami, le tue azioni
   me lo diranno.


C Nemmeno esiste l’amore,
   puoi solo darne prova.

D Gridare è degno.

(da La chiave in bocca, 1997)
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ECO


A Maria-Lluïsa Palau
- Potresti dirmi cos’è il sole? - Il sole.
- E la luna, potresti? - È la luna.
- E perché Pietro piange inconsolabile?
- Dalla vita non ha avuto fortuna.


- E le montagne, le stelle, cosa sono?
- Sono solamente stelle e montagne.
- Cosa queste radici? Queste canne?
- Be’, non sono altro che canne e radici.


- Questa sedia a dondolo? Questo tavolo?
E le mani che fanno ombre cinesi?
Dimmi: e il mondo, l’uomo – Guarda qui
l’aspetto ultimo della saggezza:


Guardati bene, afferma sempre l’essere
e impara: non c’è altro che puoi fare.


(da Via dei libri, 1970)
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POESIA

Io mi spoglio
e voi vi vestite.


(da Il cigno e l’oc, 1964)
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LA FRASE DEL GIORNO
Radiografia delle poesie: / Un tentativo di comunicazione / a partire dal grado zero della scrittura.

JOAN BROSSA, Passate le feste



Joan Brossa i Cuervo (Barcellona, 19 gennaio 1919 – 30 dicembre 1998), poeta, drammaturgo, artista plastico e designer grafico catalano. È ritenuto il massimo esponente della poesia visiva non solo della letteratura catalana, ma il pioniere di questo genere in Spagna e uno dei grandi riferimenti internazionali.










venerdì 18 gennaio 2019

Immenso, sereno blu


JACOBO CORTINES

FIGURA DAVANTI AL MARE

Il suo sguardo di perde in questo immenso,
sereno blu profondo delle acque.
Lei sta sola, in piedi, muta, fissa.
Forse pensa perché ha tardato tanto
a vivere sul mare, e alla memoria
si affacciano i ricordi senza avviso:
la sua infanzia, remota, le pianure,
la polvere d’estate, quel silenzio
delle messi falciate, quegli odori
di tante cose ormai quasi scordati;
l’adolescenza timida, lontana;
la gioventù in attesa, senza fretta,
dell’amore ideale; le illusioni
non sempre condivise. La certezza
che tutto ciò è trascorso come un sogno
dal quale si è destata. Lei sta sola,
lei sola e il mare, ed il suo sguardo
intanto nel blu si addentra come se dovesse
in esso naufragare. Guarda e avverte
che i suoi ricordi sono come le onde
che si rompono a riva tra la schiuma
e che è dolce l’addio su una spiaggia.

(da Passione e paesaggio, Elliot, 2016 - Traduzione di Matteo Lefèvre)

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Questa donna di mezz’età ferma davanti al mare nella poesia intima di Jacobo Cortines è una figura sospesa tra il passato e il futuro, una persona che valuta la sua vita, che la vede scorrere di fronte a sé come le onde del mare e chiede al suo presente di lasciare finalmente andare il passato.

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FOTOGRAFIA © FREE-PHOTOS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
La verità è dolore, tu lo sai; / con la verità nuda puoi raggiungere / la più alta pace che hai mai immaginato.
JACOBO CORTINES, Lettera di giugno e altre poesie




jacobo_cortinesJacobo Cortines Torres (Lebrija, 1946), poeta, saggista, traduttore , editore, accademico e professore universitario spagnolo. Laureato in Lettere e Filosofia, insegna Letteratura spagnola a Siviglia.


giovedì 17 gennaio 2019

L’uomo immaginario


NICANOR PARRA

L’UOMO IMMAGINARIO


L’uomo immaginario
vive in una villa immaginaria
circondata da alberi immaginari
sulla riva di un fiume immaginario.

Sui muri che sono immaginari
sono appesi antichi quadri immaginari
irreparabili crepe immaginarie
che rappresentano fatti immaginari
avvenuti in mondi immaginari.

Tutte le sere immaginarie
sale per le scale immaginarie
e si affaccia al balcone immaginario
a guardare il paesaggio immaginario
che consiste in una vallata immaginaria
circondata da colline immaginarie.

Ombre immaginarie
vengono per il sentiero immaginario
intonando canzoni immaginarie
al tramonto del sole immaginario.

E nelle notti di luna immaginaria
sogna la donna immaginaria
che gli ha dato il suo amore immaginario
torna a provare lo stesso dolore
lo stesso piacere immaginario
e torna a palpitare
il cuore dell’uomo immaginario.


(da Hojas de Parra, 1985)

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Un uomo immaginario quello del poeta cileno Nicanor Parra, un po’ come “l’uomo di fumo” del Codice di Perelà di Aldo Palazzeschi: un essere che vive solamente nel breve spazio di una poesia come il personaggio di una favola, ben distante dal reale che Parra teneva ben separato dall’immaginario nella sua antipoesia, tanto da aver teorizzato che “la poesia risiede nelle cose o è semplicemente uno specchio dello spirito”.
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Magritte
RENÉ MAGRITTE, “L’AMICO DELL’ORDINE”
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LA FRASE DEL GIORNO
Il pensiero non nasce in bocca: nasce dal cuore del cuore.
NICANOR PARRA




nicanor-parra3Nicanor Segundo Parra Sandoval (5 settembre 1914 – 23 gennaio 2018), poeta matematico, filosofo e fisico cileno. Incarnò l’antipoesia, teorizzando il distacco dagli schemi poetici tradizionali. Fu candidato tre volte al Premio Nobel senza vincerlo mai. Ottenne il Premio Reina Sofia nel 2001 e il Premio Cervantes nel 2011.

mercoledì 16 gennaio 2019

Divinità del mutamento


ANNA ŚWIRZCZYŃSKA

UNA DONNA PARLA DELLA SUA VITA

Un vento mi spinge per le strade,
vento, divinità del mutamento
dalle guance gonfie che soffiano.
Amo quel vento,
mi rallegro
ai mutamenti.

Vado per il mondo
in due o sola
e grati mi sono al tempo stesso
il desiderio e la sua morte
che si chiama appagamento.

C’è qualcosa di troppo in me.
Trabocco dalle mie sponde
come un lievito. Il lievito ha
un suo genere specifico di felicità.

Vado, sempre vado,
a volte si unisce a me un uomo.
Andiamo insieme,
lui dice che è fino alla morte,
poi si perde in un crepuscolo
come cosa senza importanza.

Vado sola,
poi nuovamente a una svolta
appare un nuovo compagno.

Vado, continuamente vado,
un vento mi spinge per le strade.
Sulle mie strade
soffia sempre il vento.

(da Poesia, n. 344, Gennaio 2019 – Traduzione e cura  di Giorgio Origlia)

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La vita di una donna, che poi è la vita di tutte le donne: così la racconta la poetessa polacca Anna Świrszczyńska, entrando nella psiche e centrando la sua figura di donna in un mondo molto spesso costruito a misura d’uomo. Così mette in conto l’amore e l’abbandono, la solitudine e i mutamenti, sempre ritta però contro il vento.

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Franchi

FRANCA FRANCHI, “MOLTO LONTANO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti invidio. /  In qualsiasi momento / puoi andar via da me. // Ed io da me stessa / non posso.
ANNA ŚWIRZCZYŃSKA




ŚWIRZCZYŃSKAAnna Świrszczyńska (nota anche come Anna Swir) (Varsavia, 7 febbraio 1909 – Cracovia,  30 settembre 1984), poetessa polacca. Rimasta a Varsavia durante l’occupazione nazista, ne narrò in versi la storia. Altri suoi temi sono la maternità, il corpo femminile e la sensualità.


martedì 15 gennaio 2019

Il filo con cui lega me


RABINDRANATH TAGORE

IL GRIDO CHE RISUONA

Il grido che risuona nel mio cuore,
è anche il grido della sua terra,
il filo con cui lega me, lega anche lei.
L'ho cercata ovunque,
l'ho adorata dentro di me.
Mi ha cercato anche quando
ero nascosto in quella adorazione.
Attraverso i vasti oceani venne a rubare il mio cuore.
Dimenticò di tornare, avendo perduto ogni sua cosa.
Il suo fascino giocò da traditore per lei,
tese la rete, non sapendo
se avrebbe preso o sarebbe stata presa.

(da Canti, 1974 - Traduzione di Aurobindo Bose)

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Il premio Nobel indiano Rabindranath Tagore canta l’eterno femminino, quell’espressione che incarna la pura bellezza e che incarnò in Urwashi, dea della mitologia hindu: “l’impareggiabile bellezza, la linfa del cielo, regina nel regno del Desiderio”. Una donna che è libera compagna che “porta nel cuore intrepido la corrente che dà la vita, che può assistere e sanare”, “l’albero che trae acqua dall’arida roccia”. Modernissimo è il finale, in cui non si comprende se l’amata sia la cacciatrice o la preda.

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Indiana

VERONIQUE GAUTHIER, “DONNA INDIANA”

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LA FRASE DEL GIORNO
È verità, quindi poesia.
RABINDRANATH TAGORE, Poesie del prodigio




Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


lunedì 14 gennaio 2019

Col suo pigolio


ALDA MERINI

L’UCCELLO DI FUOCO

L’uccello di fuoco
della mia mente malata,
questo passero grigio
che abita nel profondo
e col suo pigolio
sempre mi fa tremare
perché pare indifeso,
bisognoso d’amore,
qualche volta ha una voce
così tenera e nuova
che sotto il suo trionfo
detto la poesia.

(da La Terra Santa e altre poesie, Lacaita, 1984)

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La poetessa milanese Alda Merini, dopo la pubblicazione di Tu sei Pietro nel 1962, visse un difficile ventennio di  silenzio e di isolamento in cui fu ricoverata per lunghi periodi nell'Ospedale Psichiatrico "Paolo Pini" di Milano a causa di un disturbo bipolare. Eppure, come analogamente capitato a un’altra poetessa, Margherita Guidacci (“Sono una poetessa: una farfalla, un essere / delicato, con le ali. / Se le strappate, mi torcerò sulla terra, / ma non per questo potrò diventare / una lieta e disciplinata formica”) trova forse in questa sua “diversità”la luce della poesia.

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Fenice

IMMAGINE © SNIPVIEW

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LA FRASE DEL GIORNO
È un filosofo puro il poeta, che va sulle montagne a cogliere l’ultima stella.
ALDA MERINI




Alda Merini all'anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


domenica 13 gennaio 2019

Insieme per la vita


CORA CORALINA

IL MIO DESTINO

Nei palmi delle tue mani
leggo le linee della mia vita.

Linee incrociate, sinuose
che interferiscono nel tuo destino.

Non ti ho cercato, non mi hai cercato:
andavamo soli per strade diverse.

Indifferenti, ci incontrammo.
Passavi con il peso della vita...

Ti corsi incontro.
Ti sorrisi. Parlammo.

Quel giorno fu segnato
come la pietra bianca dalla testa di un pesce.

E da allora camminiamo
insieme per la vita.

(da Meu livro de cordel, 1976)

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Parole semplici ma di grande impatto quelle della poetessa brasiliana Cora Coralina, maturate nel negozio di pasticceria dove visse per molti anni. Sono dedicate al marito Cantídio Tolentino de Figuereido Bretas, avvocato, con il quale si trasferì a San Paolo, dove la coppia ebbe sei figli. Un amore per sempre, di quelli che ora si faticano a trovare, un amore totale, che non finì neppure quando Cantídio venne a mancare, nel 1964: fu allora che Cora inizio a pubblicare le sue poesie, a 75 anni.

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Coppia

FOTOGRAFIA © GERDIHL/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Poeta non è solamente chi scrive. È chi sente la poesia, chi è sensibile alla scoperta di una rima, all’autenticità di un verso.
CORA CORALINA




200px-Cora_CoralinaCora Coralina (Goiás, 20 agosto 1889 - Goiânia, 10 aprile 1985), pseudonimo di Ana Lins dos Guimarães Peixoto Bretas, poetessa brasiliana, considerata una delle più grandi scrittrici brasiliane del XX secolo. Pubblicò il suo primo libro Poemas dos Becos de Goiás e Estórias Mais nel 1965, quando aveva già 75 anni. La sua poetica di parole semplici racconta il quotidiano.


sabato 12 gennaio 2019

I gerani


BARTOLO CATTAFI

I GERANI ASSIEPATI

I gerani assiepati
a mille folgorati;
l’acquaverde rappresa
come una serpe amara;
e tu di carne chiara
ma con un cuore abbrunato
a cavallo del muro accaldato.

(da Le mosche del meriggio, Mondadori, 1958)

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L’occhio del poeta siciliano Bartolo Cattafi è qui come una macchina da presa: lentamente si sposta, zooma, fino a mettere a fuoco improvvisamente l’immagine, che si oggettiva in tutta la sua transitorietà. E così la poesia fissa un momento infinitesimo nel tempo, pochi secondi in cui la bellezza dell’emozione appare nella sua provvisorietà.

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Gerani

FREDERICK CHILDE HASSAM, “RACCOGLIENDO I FIORI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto quello che passa / per le tue mani / ha una dolce impronta / un senso giusto.
BARTOLO CATTAFI




Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979),  poeta italiano. La sua poesia spazia sui dilemmi esistenziali con sensibilità di diarista, spesso con uno sguardo metafisico dove sono protagonisti il vuoto e la solitudine. Nei suoi versi il tema del viaggio è una costante metafora del vivere.


venerdì 11 gennaio 2019

Tutti i grandi sogni


KARMELO C. IRIBARREN

LA FAVOLA È FINITA

La favola è finita,
amico: questa è la vita.
Tutti i grandi sogni
con i quale finora
ti sei trastullato,
puoi lasciarli all'ingresso.
Qui non servono a niente.

(da Dal fondo del bar, 1999)

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Avevo pochi anni, e vent'anni sembran pochi, poi ti volti a guardarli e non li trovi più” canta il “principe” Francesco De Gregori in Bufalo Bill. La poesia di Karmelo C. Iribarren, poco più che trentenne all’epoca in cui scrisse questi versi amarissimi, verte proprio sulla fine della gioventù, sul tramonto dei sogni. Un sentimento che tutti noi che abbiamo scollinato ormai quell’età abbiamo conosciuto, come il Guido Gozzano dell’erede prescelto, che scriveva: “A trent'anni si ricordano i venti con lo strazio della giovinezza che non si rassegna a morire. E forse in nessun'età della vita è tanto triste volgersi indietro”.

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Perez

DIPINTO DI FABIAN PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
A trent'anni non si hanno delle pene infinite, perché si ha ancora troppa speranza, e non si hanno più desideri esagerati, perché si ha già troppa esperienza.
PIERRE BAILLARGEON, Commerce




IribarrenKarmelo C. Iribarren (San Sebastián,  19 settembre 1959), è un poeta spagnolo, autodidatta. Associata al “realismo sporco” di Bukowski e Carver, in realtà la sua è una poesia più minimale, molto spesso frutto di osservazione della strada e dei bar, che l’ha fatta definire “realismo pulito” e “poesia di esperienza”. Tra le sue raccolte poetiche Serie B, Dal fondo del bar, Ondata di gelo, Attraversando la notte, La pelle della vita.


giovedì 10 gennaio 2019

Altra gioia


FRANCO FORTINI

NON È VERO

Non è vero che non siamo stati felici.
Lo sei stato ogni volta
che un occhio fissava deciso
a negare o ad imprendere.
Se entravi in una città ancora ignota
o dove il mare sta.
Se un gesto ricordava il buon uso dell’amore.

Penetravi le chiese, contro gli affreschi
il cuore come ti correva via. E rammentalo:
piangeva di speranza quando ha voluto abbracciarti
lo straniero perseguitato.
O quando leggevi
dello sconfitto sfuggito di mano ai potenti?
E sul lavoro anche, per
impercettibili respiri,
tra ira e polvere, se pensavi altre menti.

Che senza sapere di noi in esse felici, altra gioia
ora o quando che sia consumando, altro tempo
a più durare
avranno con noi costruito di attimi.

(da Una volta per sempre, Mondadori, 1963))

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Quello del “non è vero” è un sintagma che appare più volte qua e là nella poesia di Franco Fortini: “Non è vero, / non è vero quasi nulla / di quanto v’ho detto” e ancora “Non è vero che siamo in esilio. /  Non è vero che torneremo in patria, / non è vero che piangeremo di gioia / dopo l’ultima svolta del cammino.  / Non è vero che saremo perdonati”. Qui il tema è la felicità e raggruma in sé tutte quelle piccole volte che senza neppure accorgerci ci accostiamo alla felicità, a quel suo brivido di nulla.

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Mare

FOTOGRAFIA © PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
Felicità? È una parola che, di tanto in tanto, nella mia vita, ho raccolto, ho osservato – ma mai l'ho scoperta sotto le stesse sembianze.
DORIS LESSING, Memorie di una sopravvissuta




Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.


mercoledì 9 gennaio 2019

Una matita gialla


BILLY COLLINS

CONSIGLIO AGLI SCRITTORI

Anche se ti tiene in piedi tutta la notte,
lava a fondo le pareti e pulisci i pavimenti
dello studio prima di comporre una sillaba.

Pulisci come se stesse arrivando il papa.
Il candore è nipote dell’ispirazione.

Più pulisci, più brillante
sarà la tua scrittura, e allora non esitare a prendere
per i campi e a sfregare il fondo
dei sassi o a spolverare sui rami più alti
della buia foresta i nidi pieni di uova.

Quando ritroverai la strada di casa
e riporrai spugne e spazzole sotto il lavello
vedrai alla luce dell’alba
l’altare immacolato della tua scrivania,
una superficie pulita al centro di un mondo pulito.

Da un vasetto, azzurro splendente, solleva
una matita gialla, la più appuntita del mazzo,
e ricopri pagine di piccole frasi
come lunghe file di fedeli formiche
che ti hanno seguito fin lì dal bosco.

(da La mela che stupì Parigi, 2006 – Traduzione di Franco Nasi)

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Come tanti prima di lui, anche il poeta statunitense Billy Collins si cimenta con i consigli agli scrittori: la pulizia materiale, il fare ordine, sembra essere un requisito per avere una poesia linda e formale, impeccabile. È un consiglio con cui non mi trovo molto d’accordo, è forse valido per gli scrittori: Ernest Hemingway, si metteva con le sue matite gialle e i suoi fogli di carta a un tavolino della Closerie de Lilas a Parigi e scriveva e scriveva bevendo “fine à l’eau”. Non lo ritengo invece così valido per i poeti: la poesia è emozione, è un bagliore improvviso che divampa - pensiamo a Ungaretti e Apollinaire che scrivono in trincea, senza dover per forza “pulire la stanza come se dovesse venire il Papa”.

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Matite

FOTOGRAFIA © JON TYSON

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivere, e soprattutto scrivere poesia, è un atto solitario.
BILLY COLLINS




William Collins, detto Billy (New York, 22 marzo 1941), è un poeta statunitense. Dopo aver insegnato letteratura inglese al Lehman College nel Bronx per oltre 50 anni, ora è in pensione. Le sue poesie raccontano con ironia la vita dell’America borghese e suburbana.


martedì 8 gennaio 2019

Una metafora incompleta


ROBERTO JUARROZ

QUINTA POESIA VERTICALE, 4

Il mondo è il secondo termine
di una metafora incompleta,
un paragone
il cui primo elemento è andato perduto.

Dov’è ciò che era come il mondo?
È fuggito dalla frase
o lo abbiamo cancellato?

O forse la metafora
è sempre stata tronca?

(da Quinta poesia verticale, 1974)


Non possiamo giudicare questo mondo, la sua realtà, i sentimenti, dice il poeta argentino Roberto Juarroz, perché non è possibile – scientificamente. empiricamente – confrontarlo con il “tertium comparationis” che può essere posto come elemento di paragone.

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Earth HD

IMMAGINE © PICSWALLS

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LA FRASE DEL GIORNO
Non si tratta di parlare, non si tratta di tacere, si tratta di aprire qualcosa tra la parola e il silenzio.
ROBERTO JUARROZ, Quattordicesima poesia verticale




Roberto Juarroz (Coronel Dorrego, 5 ottobre 1925 – Buenos Aires, 31 marzo 1995), poeta, saggista e bibliotecario argentino. La sua opera, salvo le prime Sei poesie scelte del 1960 è riunita con il titolo unico di Poesia verticale. Varia solo il numero d'ordine, da raccolta a raccolta, fino alla quattordicesima, uscita postuma nel 1997.


lunedì 7 gennaio 2019

Crepuscolo non radioso né buio


ADONIS

CENTO POESIE D’AMORE, 3

Stanza, quant’è oscura – la luce splendente!
Crepuscolo non radioso né buio.
Stanza - abisso. Ecco le onde levarsi
E i guanciali impazzire.
Il letto striscia su sé stesso, mette le ali,
la gola sospira - senza parole.
Stanza-abisso  le nostre membra
Sono vascelli naviganti

(da Cento Poesie d’amore, Guanda, 2007 – Traduzione di Fawzi Al Delmi)

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La lingua del poeta siriano Adonis sembra essere in lotta con la parola, anche in questa raccolta formata da cento poesie d’amore, riesce a essere impetuosa, al limite del frenetico: la luce del crepuscolo si fa presenza, è fuoco che arde il letto come il tramonto che cala sulle onde, ne fa un tappeto volante sopra l’abisso del buio mentre i corpi degli amanti diventano navi sul mare dell’ombra.

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DIPINTO DI RAPHAEL PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è come una donna, vuoi amarla ogni giorno.
ADONIS, La Stampa, 1° febbraio 2017




Adonis o Adunis, pseudonimo di Alī Ahmad Saʿīd Isbir (Al-Qassabīn, 1º gennaio 1930) è un poeta e saggista siriano. È attivo nella la volontà di una rinascita culturale araba, rileggendone il patrimonio in una chiave non nazionalistica o religiosa, ma di apertura alla modernità. È stato più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura.


domenica 6 gennaio 2019

La sera d’Epifania


GIORGIO CAPRONI

SONETTO D'EPIFANIA

Sopra la piazza aperta a una leggera
aria di mare, che dolce tempesta
coi suoi lumi in tumulto fu la sera
d'Epifania! Nel fuoco della festa
rapita, ora ritorna a quella fiera
di voci dissennate, e si ridesta
nel cuore che ti cerca, la tua cera
allegra - la tua effigie persa in questa
tranquillità dell'alba, ove dispare
in nulla, mentre gridano ai mercati
altre donne più vere, un esitare
d'echi febbrili (i gesti un dì acclamati
al tuo veloce ridere) al passare
dei fumi che la brezza ha dissipati.

(da Cronistoria, Firenze, 1943)

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“La mia poesia mira sempre più ad essere un’allegoria della vita con tutto quanto ha di sgomentante la vita stessa” scriveva il poeta livornese Giorgio Caproni quando terminava la sua opera Cronistorie. A quel periodo appartengono un paio di sonetti tra qui questo dedicato alla giornata dell’Epifania. In esso, secondo Adele Dei, “si percepisce come un frattura l’assillo del tempo in movimento”, ingentilito dalla solita anonima figura di interlocutrice.

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Livorno

FOTOGRAFIA © PIXTURY

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LA FRASE DEL GIORNO
Non t’appoggiare al vento. / Lascia le parole e il suono / di vuoto che contengono.
GIORGIO CAPRONI, L’opera in versi




Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


sabato 5 gennaio 2019

L’impronta di una stella


VERÓNICA VOLKOW

LABIRINTO

Con la mia vita scrivo
l'impronta di una stella,
un labirinto che percorro accesa.
Immersa nell'ombra
lo sguardo pieno.

C'è un volo che spalanca
la luce nell'interno
un cammino sensibile
e attento
del cuore risvegliato.

(da Oro del vento, 2008)


Verónica Volkow è poetessa che spesso tratta del viaggio – anche di quello interiore, all’interno del proprio sé e del proprio cuore: capita talora di addentrarvisi come in un labirinto e di scoprire a una svolta un bagliore nell’oscurità, un’intuizione di un sentimento vissuto come in sogno o in uno specchio.

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Olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
O uomo! Viaggia da te stesso in te stesso.
GIALAL AL-DIN RUMI, Canzoniere




veronica-volkowVerónica Volkow Fernández (Città del Messico, 26 aprile 1955), poetessa, scrittrice e saggista messicana. Insegnante all’Università Nazionale Autonoma del Messico, ha pubblicato cinque raccolte di poesia e ha tradotto le Elegie di Duino di Rilke.


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