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giovedì 25 dicembre 2025

Maria madre


GLORIA FUERTES

MARIA MADRE

La Vergine
sorride così bella.
Il roseto è già fiorito,
scendendo sulla terra
per profumarla!

La Vergine Maria
canta già le ninne nanne.
E canta a una stella
che ha saputo scendere
a Betlemme, volando
come un pastore qualunque.

Sono arrivati i Re Magi;
ha smesso di nevicare.
La luna lo ha visto
e ha smesso di piangere!
Il suo pianto di neve
si congela nella pineta.

Mille angeli cantano
una canzone cristallina,
da un tenero roseto
è nato un garofano.

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La poetessa spagnola Gloria Fuertes, che ha dedicato svariate composizioni al tema natalizio, qui punta l'obiettivo sulla maternità di Maria. E, come nella poesia di Juan Ramón Jiménez proposta due giorni fa, l'avvenimento al centro della festa di Natale fa fiorire una primavera di rose.

Ancora Buon Natale!

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GERARD VAN HONTHORST, "ADORAZIONE DEI PASTORI"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Dove vai con il tuo amore / Bambino dell'Alba? / –Vado a salvare tutti / quelli che non mi amano. / Dove vai falegname / così di buon'ora? / –Vado in guerra / per fermarla.
GLORIA FUERTES, Mi cresce la barba

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FuertesGloria Fuertes García (Madrid, 28 luglio 1917 - 27 novembre 1998), poetessa e scrittrice di libri per bambini, fu legata alla Generazione del’50 e al movimento denominato “postismo”. Femminista e omosessuale, difese l’uguaglianza tra uomini e donne, il pacifismo e la tutela dell’ambiente


mercoledì 24 dicembre 2025

Il campanile suona Natale


STELIOS SPERANTZAS

NATALE

Nel nostro angolo
il camino acceso è rosso.
Cadono ciuffi di neve
sulla finestra.
 
Il paese resta sveglio
tutta la notte
e il campanile
suona  Natale.
 
Vieni, tu che
stasera lodano gli Arcangeli,
prendi il nostro pane,
che ha un buon profumo e taglialo.
 
Vieni, il nostro piccolo angolo
ti aspetta.
Ti ho fasciato, mio ​​Cristo,
per tenerti al caldo.

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È questa poesia di Stelios Sperantzas un canto che, musicato, i bambini greci conoscevano bene, insegnata nelle scuole con un'altra opera dello stesso autore, “Neve sul campanile”: "E andiamo avanti / con lanterne accese. / E andiamo avanti, / avvolti nel calore". È infatti su quel calore che punta Sperantsas, quel calore buono che è non solo quello delle case dove ci si ritrova - e dove c'è un posto per il Bambino - ma anche quello nel cuore delle persone.

E allora, amici lettori del Canto delle Sirene, Buon Natale!

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Nella santa notte di Natale - chi non lo sa? - / dei Magi ogni anno a mezzanotte brilla la stella. / E chi la trova tra le altre stelle e non la perderà / seguendola può raggiungere un'altra Betlemme.
GEORGIOS DROSINIS, Elleniki Demiurghia, Anno II, n. 45, Natale 1949

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Stelios Sperantzas (Smirne, 1888 – Atene, 6 giugno 1962), poeta e scrittore greco. Medico e professore universitario, fu scrittore prolifico: poeta tradizionale, emotivo, particolarmente sensibile ai temi patriottici e alla letteratura per l’infanzia, cui  dedicò gran parte della sua opera.


martedì 23 dicembre 2025

La melodia celeste


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

AVVENTO

Sta arrivando il dolce Gesù…
La notte sa di rosmarino…
Oh, quanto è pura
la luna sul cammino!

Palazzi, cattedrali
stendono luci di finestre
insonni nell’ombra dura e fredda
Ma la melodia celeste
fuori risuona…
primavera celeste
che la neve, passando, scioglie leggera,
lasciando una calma eterna…

Signore del cielo, nasci
questa volta nella mia anima!

(da Poesie: bozze inedite, 2006)

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Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez traccia una divisione tra materia e spirito: se le cattedrali e i palazzi del centro, pur con le loro finestre illuminate – ma negativamente insonni – rappresentano la freddezza materiale, la primavera incarnata dalla venuta di Gesù è lo sbocciare spirituale, il vero senso della festa di Natale.

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VLADIMIR BOROVIKOVSKIJ, "NATIVITÀ"

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo il tuo cuore potesse diventare una mangiatoia per la sua nascita, / Dio tornerebbe ad essere un bambino su questa terra.
ANGELO SILESIUS, Il pellegrino cherubico

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


lunedì 25 dicembre 2023

Io voglio la gente


ROBERTO PIUMINI

UN DONO SPECIALE

Quest'anno Natale
mi ha fatto un bel dono,
un dono speciale.

Mi ha dato allegria,
canzoni cantate
in gran compagnia.

Mi ha dato pensieri.
parole, sorrisi
di amici sinceri.

Dei vecchi regali
non voglio più niente.
A ogni Natale
io voglio la gente.

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Un dono speciale – come il poeta bresciano Roberto Piumini – è quello che vi auguro di trovare oggi, nel giorno di Natale: gli affetti, l’allegria, la gioia di ritrovarsi attorno alla tavola da pranzo a raccontarsi, a giocare, a mangiare dolcetti, a bere liquori, a ridere, a commuoversi anche pensando a chi non c’è più. Insomma, Natale…

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FOTOGRAFIA © TIMOLINA/FREEPIK

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il Natale è una cosa bella che spesso dimentichiamo, come tutte le cose belle. Natale è una di quelle feste che un po’ tutti sentono di qualunque religione siano, è impressionante. È contagioso perché si basa sul riunirsi, non sul celebrare, ma sul festeggiare. È una festa che parla di nascere.
EZIO BOSSO, Avvenire, 21 dicembre 2016

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Roberto Piumini (Edolo, 14 marzo 1947), scrittore, poeta e autore televisivo italiano. È noto soprattutto come autore di numerosi e fortunati libri per ragazzi, tra i quali Il giovane che entrava nel palazzo (1978) e Il carro a sei ruote (1986). Ha scritto anche prose e poesie destinate a un pubblico adulto.


domenica 24 dicembre 2023

Torna la domanda


MIQUEL MARTÍ I POL

TORNA NATALE

L'albero risveglia i suoni e il vento scrive
raggi di luce sulla pelle dell'acqua.
Tutto è mistero e chiarezza profonda.

Torna Natale e torna la domanda.

Proclameremo la pace con le parole
mentre con i gesti favoriamo la guerra?

(da Per conservare la voce, 1984)

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“E mi chiedo, possiamo dirci buoni / se lo siamo solo sul calendario?” si interroga il poeta catalano Miquel Martí i Pol. Domanda attualissima di fronte all’ennesimo Natale che torna con i suoi echi di guerra tutt’intorno. E invece, “Questo di solito è Natale, l’amore / che si insedia”.

Tanti auguri, cari lettori del Canto delle Sirene.

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FOTOGRAFIA © PEXELS
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   LA FRASE DEL GIORNO   

Bimbo che dormi, non l'hai sentito? / Svegliati con me, guidami la paura / di viandante, questo dolore / di occhi di cieco in mezzo alla notte.
SALVADOR ESPRIU, Il viandante e il muro

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Miquel Martí i Pol (Roda de Ter, 19 marzo 1929 – Vich, 11 novembre 2003), poeta, scrittore e traduttore catalano. Nato da umile famiglia, lavorò a lungo in una fabbrica tessile. Esordì nel 1954 con Parole al vento. Tradusse dal francese Saint-Exupéry, Apollinaire, De Beauvoir, Flaubert, Zola, Barthes.


sabato 25 dicembre 2021

Questo di solito è Natale


MIQUEL MARTÍ I POL

QUALCOSA DI LEGGERO

Qualcosa di leggero e potente
che ogni parola rende sottile
come pronunciata con voce molto intima.
Questo di solito è Natale, l’amore
che si insedia, a volte con audacia,
proprio nel luogo dove, giorno dopo giorno,
crescono l'ansia o l'invidia.

La meraviglia non dura però
e il vento di capodanno  di colpo spazza via i sogni
e distrugge quasi tutti i propositi.
E mi chiedo, possiamo dirci buoni
se lo siamo solo sul calendario?

(da Per conservare la voce, 1984)

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Natale riempie – o almeno dovrebbe riempire - di dolcezza i cuori. È il periodo in cui – si dice – siamo tutti più buoni. Parte da questo spunto il poeta catalano Miquel Martí i Pol per constatare amaramente che dopo Capodanno quel vento di amore e di bontà è stato già spazzato via e si ritorna alla consuetudine.

Auguri di un Natale lieto e poetico con le vostre famiglie e i vostri affetti, amici lettori del Canto del Sirene.

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FOTOGRAFIA © PUBLIC DOMAIN PICTURES

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LA FRASE DEL GIORNO
Torna Natale e torna la domanda: / proclameremo la pace con le parole / mentre con i gesti favoriamo la guerra?
MIQUEL MARTÍ I POL, Per conservare la voce




Miquel Martí i Pol (Roda de Ter, 19 marzo 1929 – Vich, 11 novembre 2003), poeta, scrittore e traduttore catalano. Nato da umile famiglia, lavorò a lungo in una fabbrica tessile. Esordì nel 1954 con Parole al vento. Tradusse dal francese Saint-Exupéry, Apollinaire, De Beauvoir, Flaubert, Zola, Barthes.


venerdì 25 dicembre 2020

L’albero di Natale


TOMÁS GARCÉS

L'ALBERO DI NATALE

La Grotta, pietra viva;
la via dei Re il deserto.
Sotto una luce fredda
l'albero di Natale.

Lo sfiorano ali d’angelo,
vi cantano gli uccelli.
Oh tenda e prateria!
oh ramo verde al vento!

I rami di questo albero
la grotta fredda han chiuso.
Non lasciano fuggire
l'alito caldo del bue.

Appendiamoci i nostri sogni
ché li vedrà il Bambino.
Arance d’oro fa
l'albero di Natale.

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Dopo il presepio di ieri, facciamo anche l’albero di Natale, attorno al quale oggi – DPCM permettendo, possiamo riunirci con i nostri familiari più stretti. Rinnovo i miei auguri con queste quartine, scritte dal poeta catalano Tomás Garcés in occasione del Natale 1952.

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FOTOGRAFIA © NGOC MINH NGO

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LA FRASE DEL GIORNO
Signore, se la notte è fredda, / accendi un fuoco d’amore.
MARIÁ MANENT




Tomàs Garcés i Miravet (Barcellona, 9 ottobre 1901 – 16 novembre 1993), poeta e traduttore spagnolo, di lingua catalana. Avvocato e giornalista, è considerato il poeta della “cançó”, componimento breve dalle strofe corte e dai versi regolari, nello stile neopopulista di Federico García Lorca e Rafael Alberti.


giovedì 24 dicembre 2020

L’amore che canta in silenzio


DAVID MARIA TUROLDO

MENTRE IL SILENZIO FASCIAVA LA TERRA

Mentre il silenzio fasciava la terra
e la notte era a metà del suo corso,
tu sei disceso, o Verbo di Dio,
in solitudine e più alto silenzio.

La creazione ti grida in silenzio,
la profezia da sempre ti annuncia,
ma il mistero ha ora una voce,
al tuo vagito il silenzio è più fondo.

E pure noi facciamo silenzio,
più che parole il silenzio lo canti,
il cuore ascolti quest’unico Verbo
che ora parla con voce di uomo.

A te, Gesù, meraviglia del mondo,
Dio che vivi nel cuore dell’uomo,
Dio nascosto in carne mortale,
a te l’amore che canta in silenzio
.

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Per la contemplazione è necessario il silenzio, l’isolamento: possiamo rendercene conto appieno in questo Natale del 2020 che ci lascia da soli, che separa le famiglie, che impone il coprifuoco e cancella le Messe di mezzanotte: siamo soli davanti al presepio, davanti alla notte più magica dell’anno. Quel vagito che rompe il silenzio  nella poesia di David Maria Turoldo sia l’urlo della speranza, sia quel filo di luce che ci porta lontano da questo anno di sofferenza. Questo vi auguro, amici lettori del Canto delle Sirene. Buon Natale!

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GHERARDO DELLE NOTTI, "ADORAZIONE DEL BAMBINO",1620, FIRENZE, UFFIZI
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LA FRASE DEL GIORNO
La notte è avanzata: / Dio, fa' che la notte finisca, / che non sia più Notte!
DAVID MARIA TUROLDO, O sensi miei




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.


domenica 25 dicembre 2016

Fratelli del bambino

 

MIQUEL MARTÍ I POL

NATALE

Abbiamo costruito il presepe in un angolo
della sala da pranzo, su un vecchio tavolo,
lo stesso presepe di ogni anno
con l’asino e il bue e il bambino
i Re magi e la stella.

Abbiamo tracciato innumerevoli sentieri,
tutti diretti alla grotta,
in corrispondenza di vecchi pellegrini
- tutti noi – attenti all’austero percorso della prova.

E nella notte del mistero abbiamo cantato
gli antichi canti
dell’asino e del bue del bambino e dei Re Magi e della stella.

E abbiamo offerto la notte con gli occhi e le mani.
E cantavamo a voce bassa, con la vergogna forse di saperci fratelli
del bambino e di tutti nella notte della grande meraviglia.

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Il poeta catalano Miquel Martí i Pol trova il senso del Natale nella fratellanza con quel bambino nato nella grotta di Betlemme. Un augurio di fratellanza a tutti voi lettori del Canto delle Sirene.

Ancora Buon Natale!

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Presepe

PRESEPE CATALANO A TARRAGONA

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse Natale è che tutti dicono / a se stessi e a voce molto bassa il nome / di ogni cosa, masticando le parole / con attenzione, così da percepirne / tutto il sapore, tutta la consistenza
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MIQUEL MARTÍ I POL




Miquel Martí i Pol (Roda de Ter, 19 marzo 1929 – Vich, 11 novembre 2003), poeta, scrittore e traduttore catalano. Nato da umile famiglia, lavorò a lungo in una fabbrica tessile. Esordì nel 1954 con Parole al vento. Tradusse dal francese Saint-Exupéry, Apollinaire, De Beauvoir, Flaubert, Zola, Barthes.


sabato 24 dicembre 2016

Vigilia di Natale

 

THOMAS HARDY

I BUOI

Vigilia di Natale, è mezzanotte:
Ora essi sono tutti inginocchiati,
Disse un anziano a noi seduti in gruppo
Ben crogiolati presso il focolare.

Ci fingemmo le miti creature
Entro il loro ricovero di paglia,
Né ad alcuno a noi venne il pensiero
Che non fossero appunto genuflessi.

Tanto leggiadra fantasia, chi mai
Tesserebbe in questi anni? Pure io sento
Che se in quell'ora un tale mi dicesse:
Vieni a vedere i buoi inginocchiati

Nella solinga fattoria a valle,
Che nell'infanzia avemmo familiare,
Lo seguirei tra le ombre della notte,
Sperando in cuore fosse proprio vero.

(da The Times, 24 dicembre 1915)

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Thomas Hardy, scrittore e poeta britannico, oscillava tra agnosticismo, deismo e spiritismo: credeva in un destino immanente ostile all’uomo. Eppure, in questi versi, torna il ricordo di una antica leggenda, quella che vuole che alla mezzanotte della Vigilia i buoi si inginocchino nelle loro stalle in ossequio all’evento di Betlemme. E sorge il rimpianto di quelle notti di Natale nelle fattorie del Dorset, di quell’atmosfera calorosa e magica in cui tutto era possibile.

Con identica magia, amici che seguite il Canto delle Sirene, vi auguro un Natale di pace e di amore.

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Schiavo

PAOLO SCHIAVO, “PREDELLA CON SCENE DELL’INFANZIA DI CRISTO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo è il Natale, una data che ci ricorda la straordinaria bellezza che può portare con sé un giorno di festa.
STEPHEN LITTLEWORD, Pensieri sul Natale




Thomas Hardy (Upper Bockhampton, 2 giugno 1840 – Dorchester, 11 gennaio 1928), poeta e scrittore britannico. Divenne famoso per i suoi romanzi improntati alla nuova corrente letteraria del realismo ma con notevoli influenze romantiche. Quasi tutti i suoi romanzi si svolgono nel Wessex, una contea inesistente, regno anglosassone medievale, e narrano di storie d'amore tormentate con risvolti tragici.



venerdì 23 dicembre 2016

È ora di auguri

 

MARIA LUISA SPAZIANI

CANTO GREGORIANO, CORALE LUTERANO

Canto gregoriano, corale luterano,
da grate e feritoie le feste ci aggrediscono.
Sale la febbre dei regali, è ora
di auguri, di lustrini e luminarie.

Non ci è permesso di tornare poveri,
vero? né tu né io. Ma un Natale
di guerra ora m'investe - era un paese
di fame e neve, la chiesa bombardata.

Se il nastro della storia andasse indietro
ti vorrei là, in un cappotto liso.
Nel gruppo dei miei cari tu mancavi,
tu solo ormai, terribilmente vivo.

(da La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002)

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Ecco che ormai Natale è giunto. Oggi è l’antivigilia e siamo davvero nella classica atmosfera, con la corsa all’ultimo regalo, con la preparazione delle cene e dei pranzi. Eppure… eppure non siamo appieno contenti, come rileva la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani: si è perduta la poesia dell’infanzia, si è rarefatta quella magia di un tempo – nella Torino dei primi anni ‘40 c’era la guerra, c’erano i bombardamenti, c’era la povertà, ma la memoria conserva comunque tutto l’incanto.

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Eco

FOTOGRAFIA © BEDOLIS/L’ECO DI BERGAMO

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti auguro buon Natale, nel più profondo sento / di che magica forza quest'augurio è capace
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MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


venerdì 25 dicembre 2015

Davanti al presepio

 

ELIO FIORE

MA L’ANGELO DISSE AI PASTORI

«Non temete, vi annuncio una grande gioia,
grande per tutto il popolo! Nella città
di David, oggi, è nato alla luce
un Salvatore, il Messia Signore!
Andate, troverete il bambino avvolto
in fasce e posto in una greppia,
una stella vi guiderà nella grotta».
Così mi leggeva mio padre prima del ’43,
davanti al presepio creato su un pianoforte
verticale, ed io dialogavo con un pastore
con le braccia aperte e con una pecorella,
e li facevo salire in alto, verso la stella.
Rivedo tutto nel mio cuore, anche la stella,
il coro degli angeli e i pastori stupiti
andate nel mondo, con la lieta novella.

Portico d’Ottavia, 16 novembre 1989

(da Famiglia Cristiana, n. 51, 1989)

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Natale è periodo di suggestioni e di memorie, come questo ricordo proposto dal poeta romano Elio Fiore. Vi auguro di vivere nell’atmosfera di festa e di riunione che questa giornata sa creare.

Ancora buon Natale.

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DAVID COLIJNS, “ANNUNCIO AI PASTORI”

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Natale - quella coperta magica che ci avvolge, qualcosa di intangibile come un profumo. Può creare un incantesimo di nostalgia. Natale può essere un giorno di festa, o di preghiera, ma sarà sempre un giorno di ricordi - un giorno in cui si pensa a tutto ciò che abbiamo amato.
AUGUSTA E. RUNDEL




Elio Fiore (Roma, 12 luglio 1935 – 21 agosto 2002), poeta italiano. Segnato nell'intimo dagli orrori della guerra, visse di lavori modesti: operaio in fabbrica, poi collaboratore nella Casa della Pace, quindi impiegato nella biblioteca del Pontificio Istituto Biblico. 

giovedì 24 dicembre 2015

Notti sante

 

TADEUSZ KANTOR

NOTTE SILENZIOSA

Perdute nel calendario.
Ci sono state nella mia vita molte
di queste n o t t i s a n t e.
Ma ne ho serbata
una.
Inverno.
Neve fin dove arriva lo sguardo.
Un cielo nero scintillante di stelle.
Sotto quel cielo
stavamo in piedi io e mia sorella,
tenendoci per mano,
la testa verso l'alto,
cercavamo quella
stella di Betlemme.
Avevamo solo pochi anni.

A casa, la famiglia alla messa della
vigilia di Natale,
l'abete, il vecchio prete,
San Niccolò, nel quale ho riconosciuto
il nostro sacrestano.
Siamo corsi fuori di casa,
nella notte,
c’eravamo noi due soli,
aspettavamo qualcosa...
Chissà...
Poi siamo corsi giù
verso la stalla,
per sentire come gli animali
parlano la lingua degli uomini.
Di colpo sono arrivate le slitte,
il cocchiere con una torcia,
siamo saliti in quelle slitte
e raggomitolati aspettavamo...
I bambini aspettano sempre qualcosa d’importante...
Durante una notte simile può succedere di tutto...

La notte
come una fanciulla
amata
attesa con nostalgia.

È stato in una notte come quella che
cominciò il mio teatro,
la Povertà,
la felicità e i PIANTI,
e l’amore...
Lentamente si compiva il
m i r a c o I o,
l ’ a r t e.
I bambini aspettano sempre.
Per tutta la vita ho aspettato
qualcosa che, credevo,
sarebbe avvenuta.

(da Stille Nacht. I corsi di Avignone, Ubulibri, 1991 – Traduzione di Patrizia Valduga)

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La notte come una fanciulla attesa con nostalgia. Tadeusz Kantor, regista e scrittore polacco, ricorda così le notti di Natale. Questo miracolo è l’augurio che faccio a tutti voi, lettori del Canto delle Sirene: gustare l’attesa con la gioia allegra dei bambini.

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FOTOGRAFIA © HD WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Natale non è una data, bambini, è uno stato d’animo.
MARY ELLEN CHASE




Tadeusz Kantor (Wielopole Skrzyńskie, 6 aprile 1915 – Cracovia, 8 dicembre 1990), pittore, scenografo e regista teatrale polacco, tra i maggiori teorici del teatro del Novecento. Denunciando il conformismo del teatro contemporaneo, presentò il suo teatro come una sfera di comportamento artistico dove tutte le linee di demarcazione convenzionali sono state soppresse.



mercoledì 23 dicembre 2015

Suono di casa

 

GIOVANNI PASCOLI

LE CIARAMELLE

Udii tra il sonno le ciaramelle,
ho udito un suono di ninne nanne,
ci sono in cielo tutte le stelle,
ci sono i lumi nelle capanne.

Sono venute dai monti oscuri
le ciaramelle senza dir niente;
hanno destata ne' suoi tuguri
tutta la buona povera gente.

Ognuno è sorto dal suo giaciglio;
accende il lume sotto la trave:
sanno quei lumi d'ombra e sbadiglio,
di cauti passi, di voce grave.

Le pie lucerne brillano intorno,
là nella casa, qua su la siepe:
sembra la terra, prima di giorno,
un piccoletto grande presepe.

Nel cielo azzurro tutte le stelle
paion restare come in attesa;
ed ecco alzare le ciaramelle
il loro dolce suono di chiesa;

suono di chiesa, suono di chiostro,
suono di casa, suono di culla,
suono di mamma, suono del nostro
dolce e passato pianger di nulla.

O ciaramelle degli anni primi,
d'avanti il giorno, d'avanti il vero,
or che le stelle son là sublimi,
conscie del nostro breve mistero;

che non ancora si pensa al pane,
che non ancora s'accende il fuoco;
prima del grido delle campane
fateci dunque piangere un poco.

Non più di nulla, sì di qualcosa,
di tante cose! Ma il cuor lo vuole,
quel pianto grande che poi riposa,
quel gran dolore che poi non duole:

sopra le nuove pene sue vere
vuol quei singulti senza ragione:
sul suo martòro, sul suo piacere,
vuol quelle antiche lagrime buone!

(da Canti di Castelvecchio, 1903)

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Il suono delle ciaramelle – un antico strumento a fiato che in genere accompagna le zampogne – caratteristico delle feste di Natale, ispira a Giovanni Pascoli dieci quartine che risvegliano il “fanciullino” che è nel poeta e in ognuno di noi: le suggestioni che il Natale sa creare si risvegliano ogni anno con i loro ricordi, con quel presepe popolato di gente umile, con il senso dell’attesa tipico di questa festa, con quella che si è soliti definire “la magia del Natale”.

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FOTOGRAFIA © IL TAMTAM

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LA FRASE DEL GIORNO
A Natale tutte le strade conducono a casa.
MARJORIE HOLMES




Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.

giovedì 25 dicembre 2014

E se poi venisse davvero?

 

DINO BUZZATI

CHE SCHERZO!

E se poi venisse davvero?
Se a quell’ora precisa
mentre la nebbia oppure la pioggia nera
oppure comunque le caligini il fetido l'incubo nero
della notte sopra la pianura dell’umidità
e dell’espansione economica
l'arcipelago delle luminarie
sempre più denso verso il centro
specialmente i cinema i bar le stazioni di servizio
e poi nel cuore della città
la massima concentrazione di luci
di lusso di soldi di gioia di vizio
se nei palazzi cascine falansteri
attraverso le illusioni e i misteri,
lui davvero venisse?
Che scherzo pericoloso, eh?

Perché dicono dicono ma
non ci crede più nessuno.
Il proprietario del magazzino famoso
di articoli da regalo
non ci crede, e ne ride bonario
con le clienti in visone
anche il negoziante di giocattoli
sollevato dall'andamento straordinario
degli affari nonostante la recessione.

Non ci crede il capofamiglia
né lo scapolo né il coniugato
né il vecchio zio né la figlia,
neppure la mamma sebbene
tenendoli sulle ginocchia
abbia dettato ai bambini le lettere
col presepio e il bordo dorato
destinazione Paradiso
in franchigia, senza riflettere
al rischio della mistificazione.

Non ci crede neanche don Saverio
il buon prevosto della parrocchia
non basta infatti la fede
per prendere veramente sul serio
questa antica superstizione.

E neppure ci credono i bambini
che avrebbero sufficiente ingenuità
voglia di miracoli, di fantasia
di mostri, di favole, ma
ci fu quel sorriso speciale
della mamma così ambiguo e allora
nacque in loro l’ipocrisia
per la prima volta, con la paura
tipicamente italiana
di passare per cretini.

Neanche loro dunque ci credono più
che alla mezzanotte del venti-
quattro, carico di regali
in carte d'oro e d'argento
fra un grande sbattere d’ali
(ci saranno anche gli angeli, no?)
arriva il Bambino Gesù.

E se invece venisse per davvero?
Se la preghiera, la letterina, il desiderio
espresso così, più che altro per gioco
venisse preso sul serio?
Se il regno della fiaba e del mistero
si avverasse? Se accanto al fuoco
al mattino si trovassero i doni
la bambola il revolver il treno
il micio l'orsacchiotto il leone
che nessuno di voi ha comperati?
Se la vostra bella sicurezza
nella scienza e nella dea ragione
andasse a carte quarantotto?
Con imperdonabile leggerezza
forse troppo ci siamo fidati.

E se sul serio venisse?
Silenzio! O Gesù Bambino
per favore cammina piano
nell’attraversare il salotto
Guai se tu svegli i ragazzi,
che disastro sarebbe per noi
così colti così intelligenti
brevettati miscredenti
noi che ci crediamo chissà cosa
coi nostri atomi coi nostri razzi.
Fa piano, Bambino, se puoi.

(da Novità, n. 165, dicembre 1964-gennaio 1965)

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Cari amici del Canto delle Sirene, eccomi anche quest’anno ad augurarvi un Lieto Natale: lo faccio con questa poesia di Dino Buzzati che invoca la magia del Natale e medita sulla necessità di non trasformare la festa solo in un’ipocrisia commerciale.

Auguri!

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PAUL LANDRY, “A CHRISTMAS MORNING”

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LA FRASE DEL GIORNO
In quest'ora abbiamo un posticino dentro di noi dove siamo semplicemente bambini, che attende e sta là, fiducioso e mai confuso, nel suo diritto a una grande gioia: questo è il Natale.
RAINER MARIA RILKE, Lettere di Natale alla madre




Dino Buzzati, all'anagrafe Dino Buzzati Traverso (San Pellegrino di Belluno, 16 ottobre 1906 – Milano, 28 gennaio 1972), scrittore, giornalista, pittore, drammaturgo e poeta italiano. Fu cronista e redattore del Corriere della Sera. Autore di romanzi e racconti surreali e realistico-magici, è celebre per Il deserto dei Tartari.


mercoledì 24 dicembre 2014

Ma oggi quale Natale?

 

GIOVANNI CRISTINI

SE LA CAPANNA È VUOTA

Ma oggi quale Natale
se sul dosso bianco di neve
più non arranca l’asino
con il suo traino dorato;

se gli alberi del prato
non hanno più cristalli sulle dita,
e il torrente ghiacciato
più non muove il mulino;
se i cammelli hanno perso
la strada della stella
e la capanna è vuota
e sulla buia pietra del camino
non c’è che un po’ di cenere
e carbone?

Quale Natale se oggi
per la tua e nostra fame
non c’è più pane,
e per scaldarsi il cuore
l’uomo alza le mani
tremanti - quasi una resa mortale -
al freddo fuoco del televisore?

(da Famiglia Cristiana, n. 51, 1995)

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Siamo ormai giunti alla Vigilia di Natale, tra l’affannosa ricerca dell’ultimo regalo e l’equilibrismo per fare i conti con la crisi economica che ci stritola ormai da anni. Ho scelto per oggi i versi con cui il poeta bresciano Giovanni Cristini denuncia la perdita di valori della nostra società, l’assenza della memoria, l’affidarsi forsennato ai mezzi di comunicazione che sembrano un mezzo per alleviare la solitudine e invece spesso altro non fanno che acuirla, allo svuotamento del senso spirituale del Natale, tramutato ormai in una festa commerciale, lontana dallo spirito del presepio.

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Preti

MATTIA PRETI, “ADORAZIONE DEI PASTORI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Possiamo dirci umani / almeno per una notte / ancora.
DAVID MARIA TUROLDO, Lo scandalo della speranza




Giovanni Cristini (Brescia, 22 gennaio 1925 – 12 dicembre 1995), poeta e giornalista italiano. L'ispirazione della sua poesia negli anni è stata di tipo religioso, ma di una religiosità che, col passare degli anni, è diventata, come ha scritto Luigi Santucci, "una personale avventura di ricerca, di inquietudini, di conferme".



martedì 23 dicembre 2014

Sotto Natale

 

TONINO GUERRA

LA PIÓMA

A n m’arcòrd piò e’ dé
e l’òura ma a sémi sòtta Nadèl,
ò vést che caschèva una pióma
da in zoima e’ campanoil
e a so rèst a guardè pr'aria
cumè ch’a fóss me che vulèva
e pianin pianin a so arivàt ma tèra
s’una legerèzza che mai.

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LA PIUMA

Non ricordo più il giorno
e l’ora ma eravamo sotto Natale,
ho visto che cadeva una piuma
da in cima al campanile
e sono restato a guardare in alto
come se fossi io che volavo
e piano piano sono arrivato a terra
leggero come non mai.

(da Famiglia Cristiana, n. 51, 1994)

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È l’antivigilia di Natale e ormai si respira quell’atmosfera un poco magica e soffusa tipica di questi giorni, quasi sospesi. È quella poesia, quella leggerezza che trova con il suo dialetto romagnolo Tonino Guerra: quel senso spirituale che si respira con l’approssimarsi del Natale.

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Piuma

FOTOGRAFIA © LOADPAPER

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LA FRASE DEL GIORNO
Difficile da dir che cosa sia: / Tale è, che anche solo / Narrarne il natalizio è già poesia.
RICCARDO BACCHELLI, La stella del mattino




Antonio Guerra, detto Tonino (Santarcangelo di Romagna, 16 marzo 1920 – 21 marzo 2012), narratore, poeta e sceneggiatore cinematografico italiano.Autore delle sceneggiature di Amarcord, Zabriskie Point, Deserto rosso, è noto per le sue poesie nel dialetto di Santarcangelo di Romagna.

lunedì 22 dicembre 2014

Non basterà tutto un Natale

 

CRISTINA CAMPO

BIGLIETTO DI NATALE A M.L.S.

Maria Luisa quante volte
raccoglieremo questa nostra vita
nella pietà di un verso, come i Santi
nel loro palmo le città turrite?

La primavera quante volte
turbinerà i miei grani di tristezza
dentro le piogge, fino alle tue orme
sconsolate – a Saint Cloud, sulla Giudecca?

Non basterà tutto un Natale
a scambiarci le favole più miti:
le tuniche d’ortica, i sette mari,
la danza sulle spade.

“Mirabilmente il tempo si dispiega…”
ricondurrà nel tempo questo minimo
corso, una donna, un àtomo di fuoco:
noi che viviamo senza fine.

(da La tigre assenza, 1991, Adelphi)

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Siamo ormai nella settimana di Natale. Ne approfitto per alcune poesie che girano attorno alla festa: per esempio, questo “biglietto d’auguri” in versi dedicato dalla poetessa bolognese Cristina Campo alla quasi coetanea Maria Lusia Spaziani, da lei conosciuta a Roma, che le fece incontrare intellettuali e poeti. 

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biglietti-auguri-ok

FOTOGRAFIA © VITADAMAMMA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il vero messaggio del Natale è che noi tutti non siamo mai soli.
TAYLOR CALDWELL




Cristina Campo, pseudonimo di Vittoria Maria Angelica Marcella Cristina Guerrini (Bologna, 29 aprile 1923 – Roma, 10 gennaio 1977), scrittrice, poetessa e traduttrice italiana.Cresciuta nel culto della bellezza e animata da un'incoercibile tensione alla perfezione, etica non meno che estetica, fu influenzata a lungo dal pensiero di Simone Weil.


mercoledì 25 dicembre 2013

Buon Natale a tutti voi

 

ALDA MERINI

BUON NATALE

A Natale non si fanno cattivi
pensieri ma chi è solo
lo vorrebbe saltare
questo giorno.
A tutti loro auguro di
vivere un Natale
in compagnia.
Un pensiero lo rivolgo a
tutti quelli che soffrono
per una malattia.
A coloro auguro un
Natale di speranza e di letizia.
Ma quelli che in questo giorno
hanno un posto privilegiato
nel mio cuore
sono i piccoli mocciosi
che vedono il Natale
attraverso le confezioni dei regali.
Agli adulti auguro di esaudire
tutte le loro aspettative.
Per i bambini poveri
che non vivono nel paese dei balocchi
auguro che il Natale
porti una famiglia che li adotti
per farli uscire dalla loro condizione
fatta di miseria e disperazione.
A tutti voi
auguro un Natale con pochi regali
ma con tutti gli ideali realizzati.

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Faccio mio l’augurio della grande Alda Merini. A tutti voi che leggete Il canto delle Sirene auguro dal profondo del cuore di trascorrere una lieta giornata in allegria e serenità: l’allegra gioia negli occhi dei bambini davanti ai regali, la serena dolcezza degli incontri attorno alla tavola della festa. Buon Natale!

.Christmas

IMMAGINE © FANPOP!

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LA FRASE DEL GIORNO
E così è Natale, / auguro a tutti di essere felici / alle persone vicine e a quelle care / ai vecchi e ai giovani.
JOHN LENNON, Happy Christmas (War is over)




Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


martedì 24 dicembre 2013

Ed eccola, la Stella

 

IOSIF BRODSKIJ

24 DICEMBRE 1971

Siamo tutti a Natale, un po’ Re Magi.
Negli empori, fanghiglia e affollamento.
La gente, carica di mucchi di pacchetti,
mette un bancone sotto accerchiamento
per un po’ di croccante al gusto di caffè
così ciascuno è cammello e insieme re.
Reticelle, sacchetti, borse della spesa,
colbacchi e cravatte che vanno di traverso.
Effluvi di vodka, odori di pino e baccalà
e di cannella, mandarini e mele.
Marea di volti, e per via del vento misto a neve
il sentiero verso Betlemme non si vede.
Quelli che portano i modesti doni
saltano sui mezzi, sfondano i portoni,
spariscono negli abissi dei cortili,
eppure sanno che la grotta è vuota:
niente greppia, né un bue con l’asinello,
o Colei che circonfusa è da un aureo anello.
Il vuoto. Ma basta immaginarlo con la mente,
e dal nulla, di colpo un guizzo luminoso.
Deve saperlo Erode che quanto più è potente,
tanto più certo, ineludibile è il prodigioso evento.
La costanza di tale affinità è il meccanismo fondante della Natività
E adesso ovunque festeggiano
il Suo avvento, mettendo tutti i tavoli vicino.
Ancora non serve la stella nel turchino,
ma già si può vedere da lontano
la buona volontà di ogni figlio d’Adamo,
mentre i pastori attizzano i falò
Fiocca la neve: non fumano i comignoli
sui tetti, squillano invece. I volti come macchie.
Erode beve. Le donne nascondono i piccini.
Chi sta giungendo - non si sa mai:
ignoriamo i presagi, e il cuore sull’istante
potrebbe non ravvisar un forestiero nel viandante.
Ma quando, nel gelo della porta spalancata,
una figura avvolta nello scialle emerge
dalla foschia fitta della notte,
senti esistere in te senza vergogna
il Bambino e lo Spirito Santo;
poi guardi il cielo ed eccola - la Stella.

(da Poesie di Natale, Adelphi, 2004 – Traduzione di Anna Raffetto)

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“Mi ispiravo a un’Adorazione dei Magi che avevo visto su una rivista... Amavo quella concentrazione di ogni cosa in un solo luogo - il che è quanto si verifica nella scena della grotta... e si compie il Miracolo. Perché i miracoli, attratti dalla terra, serbano gli indirizzi, anelando talmente a svolgere la prescritta funzione da giungere a destinazione perfino nel deserto”: il Natale riversava la sua magia anche su Iosif Brodskij, tanto che il poeta russo, Nobel per la Letteratura 1987, decise di scrivere ogni anno, il giorno della Vigilia, una poesia dedicata alla festa.

Il canto delle Sirene non vuole essere da meno: a tutti voi che leggete con assiduità queste pagine un caloroso Buon Natale!

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2892 Evening Christmas Market

PETER ETRIL SNYDER, “EVENING CHRISTMAS MARKET”

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LA FRASE DEL GIORNO
Su, vieni, se non vuoi perdere il meglio. Oggi è la Vigilia
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DINO BUZZATI, lo strano Natale di Mr. Scrooge e altre storie




Iosif Aleksandrovič Brodskij (Leningrado, 24 maggio 1940 – New York, 28 gennaio 1996), poeta, saggista e drammaturgo russo naturalizzato statunitense, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1987 e nel 1991 fu nominato poeta laureato degli Stati Uniti. Arrestato dal regime sovietico nel 1964 per “parassitismo”, fu costretto ai lavori forzati e successivamente all’esilio negli Stati Uniti. È sepolto nel cimitero di Venezia.