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domenica 1 marzo 2026

Poesie per marzo XII


Due poetesse italiane, due icone del paesaggio italiano: Maria Luisa Spaziani ricorda il marzo milanese che tinge di luce il Duomo di Milano; Sibilla Aleramo è affascinata dal fiorire rosa dei peschi sulle grigie scogliere di Capri.

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FOTOGRAFIA © SAKOMAR

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MARIA LUISA SPAZIANI

IL DUOMO

 
Quando stavo a Milano il Duomo aveva trent’anni di meno,
valchiria folle marzo galoppava,
un cielo di struggente acquamarina
mi rideva in pupille di pochi ricordi.
 
Ragazzetta la quercia del collegio
stringevano sul cuore trenta cerchi di meno,
la torre Velasca brillava nuova di zecca
riflettendo tramonti da isole papuasiche.
 
Come un cero la linguetta di fuoco,
ogni guglia scalare reggeva il suo santo.
Li vedevo sorridere, con la mia vista d’aquila,
palpebrare e ripetermi di sì.
 
Sotto tre lune piene ruotanti tutte insieme
per me fioriva fitto sul sagrato
un prato di narcisi su cui danzava Rimbaud.
Avevo qualche aureola in più, nel marzo di Milano.

 
(da La stella del libero arbitrio, Mondadori, 1986)

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SIBILLA ALERAMO

CAPRI

Più irreale appari,
isola, più ancora,
Capri sognata,
ch'è marzo,
con la sparsa nota di rosa,
infinita,
dei peschi tuoi in fiore,
più irreale,
oh cosa di macigno nell'etere del Tirreno,
ch'è marzo,
e contro il grigio e l'oro
— di grigio e d'oro son le rupi —
ne l'aria,
oh di mare,
traspare
questa spersa tua nota, di rosa....

 
(da Momenti, Bemporad, 1921)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mutevoli ombre / creano le nubi sui monti / ed il vento affatica / agli alberi i rami novelli.
LALLA ROMANO, Giovane è il tempo

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Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.


sabato 1 marzo 2025

Poesie per marzo XI


Il marzo pazzerello di tanti proverbi, quello che "vede il sole e apre l'ombrello", appare nei versi torinesi del poeta parnassiano Francesco Pastonchi: un giorno la neve sulle rive del Po, l'altro un brillante anticipo d'estate. Daria Menicanti guarda invece speranzosa a questa bellezza di marzo, a questo splendore che annuncia l'arrivo della primavera con i suoi fiori e con il nuovo verde dei prati.

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FOTOGRAFIA © MANULISCIOUS/PIXABAY

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FRANCESCO PASTONCHI

MARZO

Ieri, giochi di marzo, i praticelli
incipriati di neve e il Po nero;
oggi sereno che abbaglia su l'acque,
e le barche già cullano l'estate.
Torino, in una frale filigrana
d'alberi con le rivelate strade,
bella, e con quell'assistere di monti.

(da Endecasillabi, Mondadori, 1949)

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DARIA MENICANTI

MARZO

Con occhi vecchi e saggi
allegri e saggi
guardo alla vita
ai bei sette colori
dell’aria, alberi effusi
e l’innocenza tutta in fiori aperta
della prima erba.
Il cielo si socchiude
il vento strappa a latrati le nubi.
Lunga fu la pazienza dell’inverno,
ma oggi è un sorso di felicità.

(da Poesie per un passante, Mondadori, 1978)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Marzo è un fanciullo in ozio, a cavalcioni / sul vento che sepàra due stagioni; / e, zufolando, fa, per suo capriccio, / con strafottenti audacie, / il tempo che gli piace.
ARTURO ONOFRI, Vincere il drago!

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Francesco Pastonchi (Riva Ligure, 31 dicembre 1874 – Torino, 29 dicembre 1953), poeta e critico letterario italiano. La sua poesia si svolse in origine secondo modi parnassiani e soprattutto dannunziani, lontana da ogni vera intimità e sensualmente intesa alla ricerca della bellezza formale, facendosi con il tempo più malinconica e meditativa.


Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


venerdì 1 marzo 2024

Poesie per marzo X


Marzo, mese di rinascita dopo i rigori dell’inverno – in realtà quasi inesistenti quest’anno. Eppure, quando giunge “il sorriso di marzo”, come lo definisce il poeta greco Kostis Palamas, proviamo ogni anno la stessa emozione, la stessa dolcezza che illumina il cavaliere del poeta spagnolo Ángel González: “È tempo di innamorarsi”.

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FOTOGRAFIA © XUJINLIE/PIXABAY

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KOSTIS PALAMAS

PROFUMO DI ROSA

Quest'anno l'inverno feroce e rigido mi ha colpito
sorprendendomi senza fiamma e senza giovinezza,
e giorno dopo giorno mi aspettavo davvero di svenire
per le strade innevate.

Ma ieri, quando il sorriso di marzo mi ha incoraggiato
e ho cominciato a ritrovare i vecchi sentieri,
al primo profumo di una rosa lontana
i miei occhi si sono inumiditi.

(da Città e solitudine, 1912)

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ÁNGEL GONZÁLEZ

VENGO DALLA GUERRA

Vengo dalla guerra.
Dalla guerra nei campi
di Castiglia.

Stanco
di cavalcare.
Cavallo, mio cavallo:
riposa.

Ora è tempo di innamorarsi
sotto i tigli che marzo
illumina.

(Vado sognando. Vengo dal sogno.)

(da Aspro mondo, 1956)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Vento di marzo, / canta e rotola / che il freddo tagliente / ha perso il suo filo.
JOAN MARIA GUASCH, Pirinenques

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Kostis Palamas (Patrasso, 13 gennaio 1859 – Atene, 27 febbraio 1943), poeta e giornalista greco. Apportò un contributo significativo allo sviluppo e al rinnovamento della poesia greca moderna. Fu una figura centrale della generazione letteraria del 1880 e della Nuova Scuola Ateniese. Scrisse il testo dell'Inno olimpico.


Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


mercoledì 1 marzo 2023

Poesie per marzo IX


Marzo: “i giardini delle case e i giardini del sangue” si sommuovono nella rinascita di primavera portata dal vento, come nota la poetessa catalana Maria Àngels Anglada, che ritrova memorie di gioventù. Quel vento che cancella l’inverno nei versi semplici e delicati di  un altro poeta catalano, Joan Maria Guasch.

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FOTOGRAFIA © PEXELS

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MARIA ÀNGELS ANGLADA

A VOLTE, A MARZO

A volte a marzo l'aria diventava calda.
Ali d'aprile sorridevano al campanile,
il chiarore del tempo muoveva dolcemente
i giardini delle case e i giardini del sangue.
Gli alberi sfuocavano. Poco oltre, le labbra di agrifoglio
delle fanciulle baciavano quel vento amoroso
e i merli si annidavano tra il sambuco e l'edera.
Ma era ancora inverno nei giardini del sangue:
come bambini che si svegliano di notte e piangono,
erano stati cullati con i racconti della paura.
Nei giardini del sangue la primavera era
una freschezza sterile. Il tempo, non sempre cupo,
serbava la luce dei dolci giorni nei calici maturi
e a poco a poco fiorirono gli anni della sua estate.

A volte, entro marzo, l'aria ritornava calda.

(da Kiparíssia, 1980)

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JOAN MARIA GUASCH

MARZO

Vento di marzo,
canta e rotola
che il freddo tagliente
ha perso il suo filo.

La tristezza della Quaresima
ha profumo di timo.

(da Pirinenques, 1919)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

È il prodigio del tempo rinnovato / che ci prende con il suo dolce assalto. / A marzo inizierà la primavera, / ce la godremo con calma e letizia.
MIQUEL MARTÍ I POL

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Maria Àngels Anglada i d'Abadal (Vic , 9 marzo 1930 – Figueres , 23 aprile 1999),  poetessa, scrittrice e saggista catalana. Laureata in Filologia Classica, coltivò la critica letteraria, con particolare attenzione alla letteratura catalana e italiana e alla mitologia greca. La sua poesia è opera di sintesi tra classicismo e modernità.


Joan Maria Guasch i Miró (Barcellona, ​​28 agosto 1878 – 15 luglio 1961), poeta modernista catalano. La sua poesia, caratterizzata dalla finezza della forma aggraziata e disadorna, ha un’intima relazione con la natura, con una particolare predilezione per i soggetti di montagna.


martedì 1 marzo 2022

Poesie per marzo VIII


Marzo: i giorni si allungano, la vita torna a nascere, risorge nelle foglie nuove, nei primi fiori, nel risveglio generale della natura: dalle farfalle dalle talpe di Leonardo Sinisgalli ai rospi e alle erbe di Franco Fortini.

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FOTOGRAFIA © ADINA VOICU/PIXABAY

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LEONARDO SINISGALLI

PAGLIA E FARFALLE

Marzo rimescola paglia e farfalle
nell’aria più liscia.
Affondo il piede nella buca
di terra che la talpa
ha rimosso da poco.

(da La vigna vecchia, Mondadori, 1956)

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FRANCO FORTINI

COSÌ NON FU

Così non fu, non fu così, non era…

Che era?
La volta del cielo
piano si contrae, piano. La fiamma soave
illumina a lungo la sera,
le classi inesorabili dei pini,
le fila liquide che marzo
giù tra i sassi divide.
E le erbe bambine, i rospetti perplessi,
le nuvole eccelse rapprese, il mirabile inganno
che sosteniamo tuttavia.

(da Composita solvantur, Einaudi, 1994)

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LA FRASE DEL GIORNO
Nell'anime al calore disavvezze / tornano in compagnia memorie e voglie / e tutte le scordate tenerezze / come su' rami giovani le foglie.
GIOVANNI PAPINI, Pane e vino




Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.


Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.


martedì 2 marzo 2021

Poesie per marzo VII


Marzo. E come ogni marzo dapprima lentamente poi con gran vigore si ridesta la natura nel fiorire di primavera: i fiori degli agrumi e la giovinezza della ragazza di Giorgio Caproni, le rane e le bisce, le api e le rondini e ancora le ragazze nel vento marzolino che porta un temporale nella poesia di Giovanni Pascoli.

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FOTOGRAFIA © PASJA1000/PIXABAY

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GIORGIO CAPRONI

TU CHE AI VALZER DI UN TEMPO

Tu che ai valzer d’un tempo
in una furia lieve di suoni
ti lasci, non senti il tempo
di questo giorno che odora
d’agrumi – non senti il lampo
sulla collina nei fumi
di marzo.
Nei tuoi profumi
remota, uno sfarzo
di giovinezza al tuo petto
arde carboni – un perfetto
sogno: le tue canzoni
diroccate dal vento.

(da Cronistoria, Vallecchi, 1943)

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GIOVANNI PASCOLI

CANZONE DI MARZO

Che torbida notte di marzo!
Ma che mattinata tranquilla!
che cielo pulito! che sfarzo
di perle! Ogni stelo, una stilla
che ride: sorriso che brilla
su lunghe parole.
Le serpi si sono destate
col tuono che rimbombò primo.
Guizzavano, udendo l'estate,
le verdi cicigne tra il timo;
battevan la coda sul limo
le biscie acquaiole.
Ancor le fanciulle si sono
destate, ma per un momento:
pensarono serpi, a quel tuono;
sognarono l'incantamento.
In sogno gettavano al vento
le loro pezzuole.
Nell'aride bresche anco l'api
si sono destate agli schiocchi.
La vite gemeva dai capi,
fremevano i gelsi nei nocchi.
Ai lampi sbattevano gli occhi
le prime viole.
Han fatto, venendo dal mare,
le rondini tristo viaggio.
Ma ora, vedendo tremare
sopr'ogni acquitrino il suo raggio,
cinguettano in loro linguaggio,
ch'è ciò che ci vuole.
Sì, ciò che ci vuole. Le loro
casine, qualcuna si sfalda,
qualcuna è già rotta. Lavoro
ci vuole, ed argilla più salda;
perché ci stia comoda e calda
la garrula prole.

(da Canti di Castelvecchio, Zanichelli, 1903)

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LA FRASE DEL GIORNO
Mentre che dietro pensieri malvagi / corre la gente con gran bramosia, / Marzo sghignazzando tra i nubifragi / schiude ai fiori di nascosto la via.
THÉOPHILE GAUTIER, Smalti e cammei




Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Il suo è un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.


domenica 1 marzo 2020

Poesie per marzo VI


Marzo, è inutile dirlo, ci riconcilia con la vita dopo le malinconie dell’inverno – per quanto questo sia stato tutt’altro che freddo e invernale. Ma gli animali che lasciano il letargo, gli uccelli che rinnovano il nido, i fiori che colorano i prati e i boschi migliorano il nostro umore. Così  la poetessa Sibilla Aleramo e il poeta Juan Rodolfo Wilcock salutano il mese che porta primavera e con esso l’amore.
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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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SIBILLA ALERAMO

ANCORA MARZO CI RITROVA

Ancora marzo ci ritrova,
è di nuovo primavera,
ancora coi suoi cieli lievi,
la tenera luce e la fragranza del vento,
e quel che ci unisce, arcano chiarore,
antico è, e pur novello,
dolce tremore d'aria
e ferma volontà di fato
insieme ci tiene, e marzo ci ritrova,
ancora una volta è primavera.


(da Selva d’amore, Mondadori, 1947)

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JUAN RODOLFO WILCOCK

MARZO, I

Ho ascoltato silenziosamente
i rumori dei rami, le foglie
al sole. Dove sarai,
amore del mio pensiero, senza ricordare
la mia solitudine che si apre tra gli sterpi?
Qui, in mezzo ai cardi viola
e le libellule meravigliose, che altro
può fare un giovane se non amarti
con la faccia immersa tra le madreselve?
Tra questi uccelli indifferenti,
questi alberi così alti, queste nuvole,
amore, che ritorni come le stelle
a un luogo della notte; e così lieto
di averti vista entrare in me
con quel vapore illuminato intorno, con quel fumo
vibrante che ho sempre immaginato,
di trovarti, ombra del vento,
ad abitarmi un cuore che cercava i tronchi vuoti
e i lampioni rotti a sassate
per nascondersi.


(da Poesie, Adelphi, 1980)

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LA FRASE DEL GIORNO
Marzo cambia sette cappelli al giorno.
PROVERBIO ITALIANO




Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.


Juan Rodolfo Wilcock (Buenos Aires, 17 aprile 1919 – Lubriano, 16 marzo 1978), poeta, scrittore, critico letterario e traduttore argentino naturalizzato italiano. La sua vita può essere divisa in due parti: quella vissuta in Argentina fino al 1957, con sei raccolte, e quella successiva, a Roma e Lubriano. Scrisse in spagnolo e italiano.


venerdì 1 marzo 2019

Poesie per marzo V


Marzo è la porta della primavera: due poeti spagnoli, Dionisia García e Fernando Ortiz si gustano il sole del pomeriggio, che è già di primavera, mentre l’aria e le notti combattono ancora con il freddo invernale.

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CLAUDE MONET, "DONNA IN GIARDINO"

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DIONISIA GARCÍA

PASSEGGIATA NASCOSTA

Si ode il cuculo tra gli alberi secchi;
il suo canto di vuoto ci risuona
finché giungiamo sulla via soleggiata.
Si unisce la routine al nostro passo,
e respiriamo l’aria meno sporca,
con addii perduti e alcuni volti
senza vita ospitati nel ricordo.

Cominciato già marzo e il suo tepore,
si schiudono le gemme sopra i rami
e il fumo vegetale si dilegua
davanti ai nostri occhi tardi, pigri.

Al ritorno, tre uomini in ginocchio
tenevano chinati i loro corpi,
sotto una grande acacia polverosa.
Chi sta pregando ha la pelle scura
e ha portato il suo dio tra la fretta.

Esce il sole e tra gli alberi si cela.
Torna il cuculo e l’eco sua insistente.
Sarà tutto lo stesso in altri anni.
Ciò a cui ora si assiste è già dimenticanza.

(da Poeti spagnoli contemporanei, Edizioni dell’Orso, 2008 -  Traduzione di Emilio Coco)

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FERNANDO ORTIZ

MARZO

Nel pomeriggio di marzo sboccia il fiore d’arancio
e l’azzurro è vivido come un libro miniato.
L’aria, a volte fredda, ricorda ancora l’inverno
ma il sole è di primavera.
Dietro un portone si aprono un atrio, un cortile, l’umida penombra,
e un uccello vi annuncia già l’estate.
Che sorpresa l’uccello,
il fiore, il cielo azzurro, l’aria volubile.
E questo sfarfallare di cenere,
il suo cieco inutile affanno per non disperdersi nel pomeriggio di marzo.

(da Marzo, 1986)

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LA FRASE DEL GIORNO
Marzo, fanciullo dal lungo sbadiglio, / i tuoi capricci incantevoli / come risa dopo le lacrime / sono trastulli di nuvole e sole.
ARTURO ONOFRI, Arioso





Dionisia García (Fuente Álamo, 20 marzo 1929), poetessa e scrittrice spagnola. Laureata in Filologia romanza, risiede a Murcia, la cui Università destina un premio di poesia a suo nome. Le sue opere presentano una riflessione sulla natura della vita e sull’importanza della parola poetica, sulla memoria e sullo scorrere del tempo.


Fernando Ortiz Sánchez (Siviglia 1947 - 29 gennaio 2014), poeta, critico letterario e giornalista spagnolo. Lavorò per la televisione di stato RTVE, El País, Diario 16, Diario de Sevilla e El Mundo.


giovedì 1 marzo 2018

Poesie per marzo IV


Nuvole, nuvole che il vento di marzo raduna dal nulla, che modella in bioccoli, in vele, in stendardi, in strisce e sfilacci e poi soffia via lasciando il cielo azzurro più che mai nel tiepido sole: il mese che porta la primavera ispira con le sue nuvole due poeti italiani, Diego Valeri e Luciano Erba.

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Ousley

CHRIS OUSLEY, “NUVOLE DI MARZO”

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DIEGO VALERI

MARZO

Marzo è lassù nella sua nuvola
di vento e sole, di fumo e argento.
Tu sei quaggiù nella tua favola
d'anima e carne, di gioia e tormento.


(Da Poesie, Mondadori, 1962)

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LUCIANO ERBA

VI SONO GIORNATE DI VENTO

Vi sono giornate di vento
di fine marzo, di nuvole a strisce:
così allineate sembrano costole
di dinosauri che i cacciatori di fossili
trovano nei sabbioni del Sud Dakota,
ma i miei sauri affondano nell'azzurro
a un nuovo vento, scompaiono un'altra volta.

(da Nella terra di mezzo, 2000)

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LA FRASE DEL GIORNO
Un altro giorno è passato. / Chi l'ha visto, / chi l'ha visto passare? / Il gallo di marzo / ha lo stridulo richiamo / del ragazzo scalzo / che vende stoviglie / e canta l'inverno / nel cortile del carcere.
RAFFAELE CARRIERI, Blu turco




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.


giovedì 2 marzo 2017

Poesie per marzo III

 

Il gallo di marzo viene a indicare lo scorrere dei giorni al poeta tarantino Raffaele Carrieri : un’altra primavera che alla sua irrequietezza cronica di “straniero a se stesso” fa dire “Non muore il tempo / Soltanto nei calendari / dovunque siano domani è ieri”. Invece neppure il ritorno della primavera riesce a scalfire il mondo ostile del poeta greco Manolis Anagnostakis: il miracoloso fiorire di marzo non può avere la meglio sulla sua feroce disillusione di uomo sconfitto.


daffodils-01

.FOTOGRAFIA DA PINTEREST


RAFFAELE CARRIERI

UN ALTRO GIORNO

Un altro giorno è passato.
Chi l'ha visto,
chi l'ha visto passare?
Il gallo di marzo
ha lo stridulo richiamo
del ragazzo scalzo
che vende stoviglie
e canta l'inverno
nel cortile del carcere.

(da Blu turco, Cavallino, Venezia, 1956)

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MANOLIS ANAGNOSTAKIS

PAESAGGIO

Decrepiti muri. Abbandono.
Indifferenti trascorrono forme remote.
Antico tempo, immateriale -
qui nulla ormai più cambierà.
Un silenzio tranquillo - non attenderti risposta.
Una qualsiasi notte di Marzo, senza ritorno,
senza gioventù, senza amore, senza superfluo entusiasmo, -
in ogni Marzo comincia una Primavera.

(Il libro segnato a pagina 16,
il programma del concerto di Domenica prossima).

(da Poesia greca contemporanea, Dall’Oglio, 1968 – Trad. di Cristino G. Sangiglio)

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LA FRASE DEL GIORNO
Marzo è un bambino in fasce che già ride.
ROCCO SCOTELLARO, È fatto giorno




Raffaele Carrieri (Taranto, 23 febbraio 1905 – Pietrasanta, 14 settembre 1984), scrittore e poeta italiano. A quattordici anni abbandonò la città natale e viaggiò imbarcandosi come marinaio su bastimenti mercantili. Tornato in Italia fu per due anni gabelliere a Palermo. ”La mia poesia è tutta autobiografica; ispirata a fatti realmente accaduti, a viaggi, a soggiorni in paesi stranieri” scrisse di sé.

Manolis Anagnostakis (Salonicco, 10 marzo 1925 - Atene, 23 giugno 2005), poeta e critico greco in prima linea nei movimenti di poesia esistenzialista sorti durante e dopo la guerra civile greca alla fine degli anni '40. Fu un leader tra i suoi contemporanei e influenzò la generazione di poeti successiva.



martedì 1 marzo 2016

Poesie per marzo II

 

Due poeti italiani per celebrare marzo e il suo risveglio, per riuscire finalmente a dimenticare l’inverno: il lucano Rocco Scotellaro coglie la leggerezza anche degli animi che ritrovano le strade di primavera fiorite di mandorli e viole; l’urbinate Paolo Volponi vede rinascere anche la luna, che porterà all’equinozio e segnerà la Pasqua, nel festoso rinascere della vita.


Sudtirol

FOTOGRAFIA © SÜDTIROL.


ROCCO SCOTELLARO

LE VIOLE SONO DEI FANCIULLI SCALZI

Sono fresche le foglie dei mandorli
i muri piovono acqua sorgiva
si scelgono la comoda riva
gli asini che trottano leggeri.
Le ragazze dagli occhi più neri
montano altere sul carro che stride,
Marzo è un bambino in fasce che già ride.
E puoi dimenticarti dell'inverno:
che curvo sotto le salme di legna
recitavi il tuo rosario
lungo freddi chilometri
per cuocerti il volto al focolare.
Ora ritorna la zecca ai cavalli
ventila la mosca nelle stalle
e i fanciulli sono scalzi
assaltano i ciuffi delle viole.

1948

(da È fatto giorno, 1954)

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PAOLO VOLPONI

ANTICA MONETA

Precipitosi cieli
delle notti di marzo,
al cui fiato s'incrina
ogni cristallo invernale.
Come un'antica moneta
la luna dissepolta
affiora.
Dalla tenera terra
i piedi svegliano
giovani fiumi
e già le vipere compagne
lasciano i nidi
dei tesori nascosti
col ventre d'oro.
Ora le vergini
s'aprono negli orti
come radici all'acqua,
con timore
dell'uomo che passa,
delle dolci api
a sciami nelle orecchie.
Sortilegi d'olio e di corallo
trarrà la zingara
con l'orso ballerino.
Marzo spenderemo,
rotonda moneta,
nelle feste dei paesi.

(da L’antica moneta, 1955).

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LA FRASE DEL GIORNO
Marzo ventoso / mese adolescente / marzo luminoso / marzo impenitente.
CARLO MICHELSTAEDTER, Poesie




Rocco Scotellaro (Tricarico, 19 aprile 1923 – Portici, 15 dicembre 1953), scrittore, poeta e politico italiano impegnato nella lotta per miglioramento delle condizioni economiche e sociali dei contadini. La sua poesia è caratterizzata da da un'ambientazione pastorale serena, da un'armonia di immagini e visioni che esaltano la vita bucolica.


domenica 1 marzo 2015

Altre due poesie per marzo

 

“L’improvviso raggiare del sole di marzo” ricordato dal riservato poeta siciliano Lucio Piccolo è il segno del risveglio, del primo sorgere della nuova stagione, che ci  fa pensare che tutto è possibile, che la vita rinasce con la “terra che s’illumina nel sole”, come quello che tinge d’oro un intenso tramonto milanese nei versi di Alfonso Gatto.


camille-pissarro-soleil-mars-pontoise

.CAMILLE PISSARRO, “SOLEIL DE MARS SUR PONTOISE”



LUCIO PICCOLO

MOBILE UNIVERSO DI FOLATE

Mobile universo di folate
di raggi, d’ore senza colore, di perenni
transiti, di sfarzo
di nubi: un attimo ed ecco mutate
splendon le forme, ondeggian millenni.
E l’arco della porta bassa e il gradino liso
di troppi inverni, favola sono nell’improvviso
raggiare del sole di marzo.

(da Canti barocchi e Gioco a nascondere, Scheiwiller, 2001)

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ALFONSO GATTO

UNA SERA DI MARZO

Fu in quel tempo di marzo che nel cielo
guardando alla città di sera, al volo
delle sue prime rondini, più solo
mi vidi, ma con tutti. Come a un gelo

dischiuso dal tepore, gli occhi fissi
all’accadere di quel mutamento,
ricordavo nel vivere che vissi.
E distratto così nel farmi intento

al mio segreto sorgere dal nulla,
trovavo nella voce le parole
da raggiungere, padre, madre, culla,
la terra che s’illumina nel sole.

Nel cielo di Milano d'agro e d'oro
nella sera di marzo, per l'oriente
affacciata a guardare era la gente
della mia voce e del mio volto, coro

di povertà che invoca dalle cose
il suo nome perpetuo. Non rispose
l'azzurro che vedevo farsi oscuro
presentimento, non rispose il muro.

(da La storia delle vittime, Mondadori, 1966).

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LA FRASE DEL GIORNO
Giovino ai bianchi fiori, / ai primi, lungo un ramo senza verde / negli orti neri di terra bagnata, / le tue clemenze disattente, o marzo.
LUIGI FALLACARA




sabato 1 marzo 2014

Marzo: due poesie

 

Due poesie per marzo, per ritrovare nei versi l’allungarsi sempre più sensibile delle giornate, i primi fiori che colorano i giardini: biancospini, narcisi, primule, forsythie; per annusare quel sentore di terra che si risveglia e che si prepara ad accogliere i semi che i primi tepori di primavera porteranno poi a trasformarsi nel miracolo della vita. La prima delle poesie proposte è di Luigi Fallacara, la seconda della poetessa austriaca Ingeborg Bachmann.


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 ELIZABETH PERRY, “MARzo”



LUIGI FALLACARA

CLEMENZE

Giovino ai bianchi fiori,
ai primi, lungo un ramo senza verde
negli orti neri di terra bagnata,
le tue clemenze disattente, o marzo.
Si stanca il vento gelido,
si dirada la nuvola,
impensati fiati teneri
si volgono intorno.
E il dolce sole della nostra vita
è sopra il muro umido e annerito.
Guarda l'inclinazione
dell'anima, il mansueto
vuoto del nostro tempo.
Lume dorato e caro
disteso dentro l'aria, sui capelli
e sicure, tra specchi
d'acqua, al quieto raggio.
Mi persuado a vivere
nelle improvvide collocazioni
di sì vaga bellezza, stabilita
sui paesi pei loro riposi.
Così mi vien donata la tristezza,
leggera come la piuma dell'ombra
che il ramo appena sente
sotto di sé sospesa.
Prima che a terra convinta s'adagi,
ecco, il vento risorge, il raggio s'alza,
dora appena una nuvola, si chiude
lassù; senza memoria
di noi, trascorre su nuova tempesta.

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INGEBORG BACHMANN

STELLE DI MARZO

Ancora la semina è lontana. Si vedono
terreni inzuppati di pioggia e stelle di marzo.
Nella formula di pensieri infecondi
si configura l'universo seguendo l'esempio
della luce, che non sfiora la neve.

Sotto la neve ci sarà anche polvere
e, non disfatto, il futuro nutrimento
della polvere. Oh il vento che si leva!
Altri aratri dirompono l'oscurità.
Le giornate tendono a farsi più lunghe.

Nelle lunghe giornate, non richiesti,
veniamo seminati entro quei solchi storti
e diritti, e si eclissano stelle. Nei campi
prosperiamo o ci corrompiamo a caso,
docili alla pioggia, e infine anche alla luce.

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LA FRASE DEL GIORNO
E l’arco della porta bassa e il gradino liso / di troppi inverni, favola sono nell’improvviso / raggiare del sole di marzo.
LUCIO PICCOLO




Luigi Fallacara (Bari, 13 aprile 1890 – Firenze, 15 ottobre 1963), poeta e scrittore italiano. Attivo nelle avanguardie letterarie del primo ‘900, scrisse su Lacerba. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale approda alla fede cattolica, vivendo per sei anni ad Assisi e maturando dalla meditazione su San Francesco la sua poesia metafisica confluita in un lirismo mistico che canta l’amore per tutte le creature.


Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.