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sabato 13 giugno 2026

Barchette di carta


ANA BLANDIANA

DOVE VANNO LE ORE?

Dove vanno le ore?
Hanno un modo sospetto di svignarsela,
di sfuggire all'attenzione
semplicemente sparendo.
Ma cosa significa sparire?
Come può qualcosa che esiste
non essere più
come se non fosse esistito?
Dove vanno le ore all'improvviso
e, soprattutto, da dove arrivano
simili a barchette di carta
che scivolano quiete
sopra un mare ondoso
disegnato a memoria

(da Variazioni su un tema dato, Donzelli, 2023 - Traduzione di Bruno Mazzoni)

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Variazioni su un tema dato è la raccolta di Ana Blandiana in cui la poetessa rumena medita sulla perdita del marito, lo scrittore Romulus Rusan, scomparso nel 2016. Sono parole che, come queste, si interrogano in modo intimo sul mistero del tempo, della finitezza umana, dello scorrere inesorabile delle ore e dei giorni, con la consapevolezza che la perdita è solo un mutamento metafisico e il dialogo con l'amato continua.

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FOTOGRAFIA © MIGUEL A. PADRIÑÁN/PEXEL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Semplicemente le domande / sorgono solo / quando non c'è più nessuno che possa rispondere.
ANA BLANDIANA, Variazioni su un tema dato

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Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.


venerdì 12 giugno 2026

La felicità delle vecchie cose


JORGE LUIS BORGES

GIUGNO 1968

Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.

(da Elogio dell'ombra, Einaudi, 1971 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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"Non so se la sera fosse d'oro, poiché non potevo vederla. Accennavo alla cecità. Per quanto ne so, poteva esserci un tempo cupo" racconta lo stesso Jorge Luis Borges nel libro-intervista edito in inglese nel 1973 Borges on writing. Il poeta argentino, divenuto completamente cieco sul finire degli Anni Sessanta, dopo decenni di problemi alla vista e ipovisione, riconosce ormai solo al tatto i testi amati e compulsati, e si diverte a fantasticare immaginarie conversazioni tra Stevenson e Lang, scrittori scozzesi che mantennero una lunga corrispondenza, o tra l'amico Alfonso Reyes, traduttore dell'Iliade e uno scrittore dell'antichità, Virgilio. Quello che gli resta è quella gioia particolare che sanno ancora dargli i libri, nella loro fisicità: la pelle delle copertine, il frusciare delle pagine, l'odore della carta, in sintesi, “la felicità che è propria delle vecchie cose che s’amano”.

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IMMAGINE © KAREN ARNOLD/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
JORGE LUIS BORGES, Altre inquisizioni




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.


giovedì 11 giugno 2026

La lontananza da lei


ARIODANTE MARIANNI

LA LONTANANZA DA LEI

La lontananza da lei
non si misura in chilometri,
in ore di macchina, di treno;
è in crampi allo stomaco,
in fitte al cuore,
giornali letti, bicchieri bevuti.
La lontananza è questa
saliva amara,
notturna insonnia,
meridiana sonnolenza
(eppure il nostro è un amore felice)

(da Una strana gioia, Manni, 2003)

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"La lontananza fa all'amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande" scrisse Roger de Bussy-Rabutin. È quello che teorizza anche il poeta Ariodante Marianni: l'amore a distanza è felice, nonostante l'assenza e  tutte le sue difficoltà. È una lontananza che non si misura con le distanze convenzionali, ma interiormente: attraverso gli stati d'animo e le reazioni fisiche e i gesti ripetitivi fatti per ingannare il tempo.

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FOTOGRAFIA © TOMRIS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quanti colori ha il tuo amore, /  tu non li vedi, li produci / come un rametto i suoi fiori, / la lucciola le luci.
ARIODANTE MARIANNI

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Ariodante Marianni (Napoli, 16 febbraio 1922 – Borgomanero, 26 marzo 2007),  poeta, traduttore e pittore italiano. La sua poetica si fonda su un profondo equilibrio tra la compostezza formale della tradizione letteraria del Novecento e una lucida, talvolta ironica, analisi della realtà quotidiana e civile.


mercoledì 10 giugno 2026

Il Piave e le colline


ANTONIA POZZI

SVENTATEZZA

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo di terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell'invadente sole, per raccogliere
un pugnetto di more da una siepe.

Milano, 22 maggio 1929

(da Parole, 1938)

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C’è in questa poesia di Antonia Pozzi tutto il contrasto interiore tra la vita degli adulti e quella dei bambini: la drammaticità della memoria storica – siamo sul Montello, solo dieci anni dopo le sanguinose  battaglie del Piave – che appare agli occhi del padre reduce entra in conflitto con la spensieratezza della piccola Antonia. La poetessa gioca con questi contrasti, tesse una trama di buio e di luce, di ombra e di sole, di radici e di frutti.

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FOTOGRAFIA © K/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni cosa, d'intorno, è grande e ombrosa / come tutti i ricordi dell'infanzia.
ANTONIA POZZI, Parole

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Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


martedì 9 giugno 2026

Il gabbiano


JORGE GUILLÉN

VOLO

Nell'aria estiva
il gabbiano che sale
domina la distesa, il mare, il mondo
Sotto il blu, sotto le nuvole
in velli bianchissimi,
e sovrano regnante,
si libra.

Tutto lo spazio è un'onda attraversata.

Le piume bianche e nere,
arresta la sua ascesa,
planando improvvisamente nell'aria,
sulla vasta luce.

Sostiene il candore del vuoto.

E, sospese, le ali si abbandonano
alla chiarezza, alle trasparenti profondità
dove il volo, senza l'azione delle ali,
continua,
si offre al suo piacere, al suo cadere,
affonda nel suo passare,
puro momento di vita.

(da La nostra aria, 1968)

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Il volo di un gabbiano sul mare, le sue evoluzioni in una spiaggia estiva, quella di Sutton Island, nel Maine. Il poeta spagnolo Jorge Guillén si perde nella contemplazione di un momento di vitalità, cattura l'istante.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Vedi anche tu ogni giorno ciò che vede il gabbiano? Infiniti bagliori del mare? Allora anche tu sei un gabbiano!
MEHMET MURAT ILDAN

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Jorge Guillén Álvarez (Valladolid, 18 gennaio 1893 – Malaga, 6 febbraio 1984), poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del '27.  Considerato iniziatore della poesia pura assommando le esperienze di  Jiménez, Valéry e Mallarmé, compose liriche con un'acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale.


lunedì 8 giugno 2026

Centenario di Vicente Núñez


"La poesia è, in prima istanza, una fuga": questa era la visione del poeta spagnolo Vicente Núñez, che nasceva l'8 maggio di cento anni fa ad Aguilar de la Frontera. Un rapporto conflittuale dunque con i versi, lacerante e viscerale - se la parola è "carnale", la poesia è allora "la ramera", la prostituta, un'entità tirannica che lo teneva in ostaggio, forzandolo e intrappolandolo fin dalla giovinezza. La scrittura dunque  come condanna, in un'atmosfera di disincanto e di fallimento.

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FOTOGRAFIA © EL PAÍS

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TUTTO NEL TUO AMORE MI FACEVA MALE

Come un pugnale infuocato;
una pistola sonora,
una tortura di strumenti.
Rose, champagne…
—Fa male?—, il tuo
gesto, come di allodola
che mi bruciava con il tuo respiro.
Spara adesso e abbracciami.
che sono disposto
a tutto, e si fa tardi
per morire. Sono lento.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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TRAMONTO A POLEY

Se la sera non altera la bellezza divina
dei tuoi occhi scuri fissi sul declino
della luce che svanisce. Se non macchia la mia anima
il piacere segreto delle tue rocce sommerse.
Se nessuno ci avverte. Se dentro di noi si spegne.
qualsiasi memoria sterile che diminuisce o diluisce
questo amore che ci salva oltre le stelle,
non parliamo più, amore mio. E trascinami nel cuore
profondo delle tue braccia che batte sotto il cielo.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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Un'altra poesia di Vicente Núñez sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La parola è essenzialmente ambigua perché è carnale.
VICENTE NÚÑEZ, Poesia e sofismi

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Vicente Núñez Casado (Aguilar de la Frontera, 8 giugno 1926 - 22 giugno 2002), poeta spagnolo. È considerato uno dei più importanti poeti andalusi del XX secolo. La sua opera è completata da aforismi e testi in prosa. Considerava la scrittura un'ossessione tirannica, quasi una condanna.


domenica 7 giugno 2026

La macchina fotografica mente


GÖSTA ÅGREN

LA FOTOGRAFIA DEI MIEI NONNI MATERNI

Stanno lì, apparentemente senza
segreti, da anni e la povertà
li ha resi più chiari. Eppure la macchina fotografica
mente, come tutto ciò che
non dice mai altro che
la verità. Lui ha fatto come fanno tutti,
è diventato padre, si è costruito una casa.
Lei ha aiutato i malati, ha praticato
la gentilezza. Ma tutti i suoi movimenti
erano dita di cenere, che armeggiavano
come volevano gli spifferi.
La sua gentilezza assomigliava a tutte
le altre: una severità che non
ammonisce mai, ma esige. Fin da piccola
sapeva che costituiva
la sua unica difesa. Può
darsi, ma forse
le nostre vite sono solo un verso
nella poesia che parla delle nostre vite. Forse
non siamo il nome
che scriviamo, ma
la mano senza nome
che impugna la penna.

(da Qui, 1988)


Una vecchia fotografia che ritrae i nonni materni Greta Lisa e Matt: l'immagine adorna la copertina della monumentale opera storica di Gösta Ågren  La nostra storia: Cronaca dei destini del popolo finlandese-svedese. Il poeta, osservandola, esplora il contrasto tra l'immagine bloccata nel tempo dalla macchina fotografica  la loro realtà intessuta di povertà. Ågren viaggia nel ricordo, prova a ricostruire quelle vite lontane, conscio che se la fotografia mostra l'aspetto fisico, non sa invece cogliere la vita interiore oltre quella memoria cristallizzata.

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IMMAGINE IA ISPIRATA ALLA  COPERTINA DI VÅR HISTORIA DI GOSTA ÅGREN

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cerca nella sua vita, / ma trova solo / la sua vita. Tutto ciò che viene usato / diventa un oggetto, persino / una vita. Impotente sfoglia / il libro non scritto.
GÖSTA ÅGREN, Qui




Sven Gösta Ågren (Nykarleby, 3 agosto 1936 – 24 giugno 2020), poeta finlandese di lingua svedese. Nelle sue poesie, che spesso presentano la regione in cui è nato, l'Ostrobotnia, sulla costa occidentale della Finlandia, raccontano la storia e l'identità finno-svedese, cercando di comprendere l'incertezza e la natura temporanea dell'esistenza umana.


sabato 6 giugno 2026

Una medusa dell’aria


JORGE CARRERA ANDRADE

DIARIO DEL PARACADUTISTA

Ho incontrato solo due uccelli e il vento,
le nuvole con le loro mappe arrotolate
e alcuni fiori di fumo che si schiudevano, cercandomi
durante il celeste viaggio verticale.
              
Perché vengo dal cielo
come nelle profezie e negli inni,
emissario dall'alto, con la mia uniforme di foglie,
la mia scorta di vite e di morti.
              
Dal cielo discendo come il giorno.
Inumidisco gli occhi
di coloro che mi attendono: ho seguito
il sentiero della luce e della pioggia.
              
Buon cespuglio, proteggimi.
Di', terra, al tuo solco umido di accogliermi,
e a quel tronco caduto
di insegnarmi il calore, la forma inerte.
              
Eccomi, contadini europei!
Vengo nel nome del pane, delle madri del mondo,
di tutto il candore massacrato:
l'airone, il giglio, l'agnello, la neve.
              
Danno forza al mio braccio città in rovina,
famiglie mutilate, disperse per la terra,
bambini e campi biondi che vivono, da anni,
secoli di notte e sangue.
              
Contadini del mondo: sono disceso dal cielo
come un'ombrello bianco o una medusa dell'aria.
Porto fulmini nascosti o una scorta di morti,
ma porto anche raccolti futuri.
              
Porto il raccolto pacifico senza soldati,
le finestre di nuovo illuminate, inseguendo
la notte per sempre sconfitta.
Sono il nuovo angelo di questo secolo.
              
Cittadino dell'aria e delle nuvole,
possiedo tuttavia un sangue terreno
che conosce la strada che entra in ogni dimora,
la strada che scorre sotto i carri,
              
le acque che fingono di essere le stesse
già passate,
la terra degli animali e della verdura con le lacrime
dove accenderò il giorno con le mie mani.

(da Canto alle fortezze volanti, 1945)

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Il 6 giugno 1944, passato alla storia come il D-Day, iniziò l'offensiva alleata per liberare l'Europa dall'oppressione nazista. Il poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade trasfigura in chiave lirica l'evento storico, volgendo il suo sguardo su un paracadutista, uno di quelli che diedero inizio all'attacco, lanciati sui villaggi della Normandia per costituire una testa di ponte sul territorio. Il liberatore porta sì strumenti di guerra, e sembra quasi scusarsi, ma necessari per garantire il futuro.

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FOTOGRAFIA © HISTORY ON THE NET

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di anno in anno, vengo a sapere altri particolari interessanti e curiosi sul D-Day. Tutte le fonti sono concordi su un punto: non c'è uomo al mondo, a qualsiasi nazione egli appartenga, che non riconosca e rispetti il coraggio sovrumano mostrato in quel giorno.
CORNELIUS RYAN, Quel giorno che sbarcarono in Normandia

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America Latina del Novecento. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


venerdì 5 giugno 2026

Le uniche ali


STEPHEN SPENDER

SENZA QUELL’OBIETTIVO UN TEMPO CHIARO

Senza quell'obiettivo un tempo chiaro, la rotta di volo
da seguire per la vita attraverso l'aria cristallina,
il secolo mi soffoca sotto le radici della notte:
soffro come la storia nel Medioevo, dove
la verità giace nelle segrete, da dove non si leva alcun sussurro;
sentiamo parlare di torri ormai scomparse,
di torture e guerre, e del loro fumoso e cupo mormorio,
ma nessuna luce cade sulle vite sepolte degli uomini.
Guardatemi camminare per strade tortuose dove pioggia e nebbia
soffocano ogni grido: agli angoli del giorno,
i martelli pneumatici esplorano nuove zone di dolore;
né l'estate né la luce possono scendere qui a giocare.
La città costruisce il suo orrore nel mio cervello;
le uniche ali con cui fuggire sono questi versi.

(da Poesie, 1933)

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È una composizione degli Anni Trenta questa poesia di Stephen Spender. I versi del poeta inglese riflettono la disillusione e l’incertezza di un mondo che sta per esplodere nella catastrofe delle dittature: si avverte un profondo senso di disperazione e di perdita di scopo mentre avanzano le tenebre di quel tempo, un periodo che gli appare regressivo, repressivo e scollegato dalla verità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quella che chiamiamo libertà dell'individuo non è solo il lusso di un intellettuale di scrivere ciò che vuole, ma la sua capacità di essere una voce che può parlare per coloro che tacciono.
STEPHEN SPENDER, Gli Anni Trenta e oltre

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Stephen Spender (Londra, 28 febbraio 1909 – 16 luglio 1995), poeta e saggista inglese. ll suo percorso si riflette nella poesia, dove l'indagine sull'intima conflittualità prevale sempre più sull'impegno populista: dalla iniziale tematica politica e anarchica, si è rivolto verso temi di più intima riflessione che trovano riscontro in toni di pacata meditazione.


giovedì 4 giugno 2026

Un animale magico


GERTRUD KOLMAR

CETONIA AURATA

È una creatura miserabile, una cosa tra le cose,
un frammento dell'anello con sigillo di Dio, strappato via dalla pula.

Tu la chiami la stella di giugno, che dona il suo splendore alle giornate azzurre,
io la chiamo un animale magico, nato dallo spirito di un fiore,

che nessun guaritore o erborista può venderci,
che solo l'alchimia suprema conosce e trasmuta;

perché ciò di cui si nutre, la luce e il sangue della rosa,
è ciò che la trasforma in oro verde e marrone.

(da Mondi, 1937)

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La bellezza della cetonia, coleottero della famiglia degli scarabeidi è in quel suo sembrare metallizzata, di una colorazione prevalentemente di verde smeraldo che può assumere tonalità bronzee, viola, gialle, azzurre o ramate. La poetessa tedesca Gertrud Kolmar, affascinata, la paragona a una scheggia dell'anello di Dio, a un talismano, a qualcosa di magico..

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FOTOGRAFIA © ANDREY CHE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo potessi afferrare un angolo di questo mondo, / troverei anche gli altri tre, annoderei il panno, / lo appenderei a un bastone, lo porterei al collo, dentro / il globo con le guance arrossate, / con i chicchi marroni e il profumo di Calville.
GERTRUD KOLMAR




Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Käthe Chodziesner (Berlino, 10 dicembre 1894 – Auschwitz, 2 marzo 1943),  poetessa tedesca. Di origine ebraica, fu vittima dell'Olocausto. Incline all'ascesi e alla solitudine, scrisse poesie pensose e visionarie, dense di associazioni magico-mitologiche, caratterizzate da grande virtuosismo linguistico ed espressività.


mercoledì 3 giugno 2026

Centenario di Allen Ginsberg


Chi non conosce l'incipit di Urlo, ballata psichedelica di denuncia della nuova America? "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche..." è una sorta di manifesto della Beat Generation, di cui fu uno degli ispiratori l'autore, il poeta statunitense Allen Ginsberg, di cui ricorre oggi il centenario della nascita a Newark, cittadina del New Jersey adiacente a Manhattan. Ginsberg e i Beat segnarono una svolta nella poesia del Novecento, che non fu più la stessa, infrante tutte le regole, superati tutti i tabù. Ginsberg vi importa il suo stile di sequenze che vanno a comporre un film che racconta l'America del dopoguerra, il suo sogno e i suoi incubi, le sue contraddizioni; vi impasta le sue visioni e allucinazioni date dalle droghe, i deliri, i desideri, costruendo un linguaggio nuovo non solo nel discorso.

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FOTOGRAFIA © MICHIEL HENDRYCKX

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CANZONE

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
della solitudine,
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che trasportiamo
è amore.

Chi può negarlo?
Nei sogni
sfiora
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
langue
finché è diventato
umano...

si affaccia dal cuore
ardente di purezza -
perché il fardello della vita
è amore,
ma trasportiamo il peso
stancamente,
e così dobbiamo riposare
tra le braccia dell'amore

finalmente,
dobbiamo riposare tra le braccia
dell'amore.
Non c'è riposo
senza amore,

non c'è sonno
senza sogni
d'amore -
pazzi o gelidi,
ossessionati da angeli
o da macchine,
il desiderio estremo
è amore
- non può essere amaro,
non può negare,
non può contenersi
se negato:

il peso è troppo greve

- deve dare
senza nulla riavere
come il pensiero
è dato
in solitudine
in tutta l'eccellenza
del suo eccesso.

I tiepidi corpi
brillano insieme
nel buio,
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima appare
gioconda nell'occhio -

sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.

(da Poesie scelte 1947-1980, 1984 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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GURU

È la luna che scompare.
Sono le stelle che si nascondono, non io.
È la città che svanisce, io resto
con le mie scarpe dimenticate
e la mia calza invisibile
È il richiamo di una campana.

(1965)

(da Planet News: 1961-1967, 1968 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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Altre poesie di Allen Ginsberg sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'unica cosa che può salvare il mondo è il recupero della consapevolezza del mondo. Questo è ciò che fa la poesia. Per poesia intendo l'immaginazione di ciò che è andato perduto e di ciò che può essere ritrovato: l'immaginazione di chi siamo e la lenta presa di coscienza di noi stessi.
ALLEN GINSBERG, Litchfield County Times, 31 maggio 1985

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Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.


martedì 2 giugno 2026

Sorsi d’ombra lilla


GIUSEPPE UNGARETTI

A RIPOSO

Chi mi accompagnerà pei campi

Il sole si semina in diamanti
di gocciole d’acqua
sull’erba flessuosa

Resto docile
all’inclinazione
dell’universo sereno

Si dilatano le montagne
in sorsi d’ombra lilla
e vogano col cielo

Su alla volta lieve
l’incanto si è troncato

E piombo in me

E m’oscuro in un mio nido

Versa, il 27 aprile 1916

(da Allegria di naufragi, Vallecchi, 1919)

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Una pausa nei combattimenti, una necessaria rotazione di soldati: per Giuseppe Ungaretti sul fronte dell'Isonzo è tempo di riposare a Versa,frazione di Romans. La tensione è allentata ed è possibile passare alla contemplazione, lasciarsi affascinare da quel paesaggio di campi e di montagne.  Ma è solo un attimo: il poeta ritorna a quel suo senso di alienazione ("In nessuna / parte / di terra / mi posso / accasare" scriverà nel maggio 1918), all'impossibilità di entrare in armonia con l'universo.

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IMMAGINE CREATA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Godere un solo / minuto di vita / iniziale // Cerco un paese / innocente.
GIUSEPPE UNGARETTI, Allegria di naufragi

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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


lunedì 1 giugno 2026

Poesie per giugno XII


Giugno nei versi di due poeti italiani: a cantare nei versi di Daria Menicanti e di Corrado Alvaro sono le cicale. Se la poetessa piacentina le ascolta negli ultimi  scampoli della campagna di Milano che l'industrializzazione divora sempre più - scrive nel 1960, in pieno boom economico - lo scrittore calabrese le associa all'estate nelle campagne e a una ragazza, paragonandone la giovane età al rigoglio e alla spensieratezza di giugno.

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FOTOGRAFIA © GIJE CHO/PEXELS

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DARIA MENICANTI

CANTILENA PER PORTA TICINESE

Giugno, tu fai cantare
tu fai cantare i grilli e le cicale
sulle alzaie superstiti, ai Navigli,
alle chiatte solitarie.
Li fai cantare sopra i rami incolti
delle robinie esuli rimaste
a guardia dei pontili,
alle darsene, ai covili,
alle stronche dimore affunghite
dei minimi
della libera vita
che amo.
Tu fai cantare le cicale e i grilli
alle ultime torbiere,
alle ferriere delle decoville,
alle dune che innalza
la scavatrice clamorosa
o il braccio affaccendato delle gru.
A questo mondo che muore
tu sciogli la gracile vena,
l’inebriata letizia
dei tuoi compagni effimeri e immortali.

giugno 1960
 
(da Città come, 1964)

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CORRADO ALVARO

GIUGNO

Canti e il tuo canto è grazioso
come il fiore che ha perso
il ricordo dei campi e cresce gracile.
Canti e batton le tue opre in cadenza.
La tua voce è più intensa -
Cicala che inasprisce il suo metro
se il sole è più maestoso.
Aria senza riposo
corre l'estate della lunga veglia.
Con la chioma sconvolta
sembri discesa da un lungo percorso
attraverso l'inverno.

Ecco l'estate, il tuo antico regno
dove entrasti trionfante
sovra un carro adornato di ghirlande
di fiori artificiali.
Fanciulle nuove corrono con ali
spaventate e dipinte.
Mentre le stupefatte donne incinte
ammoniscono ad ogni angolo mute
come incantati segni zodiacali.

Ma tu, invece, risorta dall'inganno
procederai parata
di colori maestosi
compagna del generativo giugno.
Somigliano i tuoi anni a una pianura,
dove nell'aria muta si prolunga
il ricordo del verso
delle cicale, dopo che si è sperso
fuggendo l'ombra dell'ultima altura.

(da Almanacco letterario, Mondadori, 1925)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Giugno. Come suonava dolce quella parola, pigra, limpida e traboccante di sole e di calore!
PATRICIA HIGHSMITH, Il talento di Mr. Ripley

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Corrado Alvaro (San Luca, 15 aprile 1895 – Roma, 11 giugno 1956), scrittore, giornalista, poeta e sceneggiatore italiano. Autore noto per Gente in Aspromonte, fu anche poeta. Tra i suoi temi una sensualità ancestrale che vagheggia un mondo elementare e il rifugio nell'incanto dei ricordi e dell'infanzia.


domenica 31 maggio 2026

Cose banali


THELMA NAVA

OGGI POTREI DIRTI CHE…

Oggi potrei dirti che sono come un bicchiere
di latte caldo per un insonne,
o magari che piove molto.
Potrei passare il pomeriggio a parlare
di cose banali
come dire riso o farina,
o di quanto profumano i tuoi capelli.
Se fossi qui,
forse oserei persino
dirti che ti amo.
 

(da L'orfanotrofio del sonno, 1964)

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I testi di Thelma Nava, poetessa messicana, esplorano l'identità femminile, l'intimità e l'introspezione attraverso metafore quotidiane e oggetti semplici. Così sembra banalizzare, divagare, voler raccontare insomma del più e del meno, mentre in realtà prova a dire una verità profonda.

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FELICE CASORATI, "RITRATTO DI HENA RIGOTTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore è nudo e ha iniziato a tatuare / cuori nel vento, / cuori iconoclasti che dispensano albe blu.
THELMA NAVA, L’orfanotrofio del sonno

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Thelma Nava (Città del Messico, 25 novembre 1932 – Castlegar, Canada, 17 agosto 2019), poetessa messicana. La sua opera spazia da poesie intime e affettuose a un impegno sociale nei confronti dei processi storici dell'America Latina. Legata alle avanguardie letterarie del XX secolo, era la moglie del poeta Efraín Huerta.


sabato 30 maggio 2026

Se c’è una finestra


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

PROVA

Il cielo si riflette
nella mia tazza di tè
Ogni miracolo è possibile
se c'è una finestra.

(da Antologia, 1970)


Il miracolo per il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre non è un evento magico o soprannaturale, ma un cambiamento di prospettiva capace di rivelare la bellezza: l’universo infinito che si racchiude nel breve spazio domestico di una tazza di tè. La capacità di cogliere questo aspetto è già poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Che distanza c'è tra la persona e la poesia se non la distanza tra l'uno e l'essere uno, tra il ciottolo e l'erba? Non è il volto di un dio che la poesia vuole da noi, ma un desiderio di esistere, l'inizio di uno sguardo.
RAÚL GUSTAVO AGUIRRE, Onde

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Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


venerdì 29 maggio 2026

Spaghetti alla carbonara


GIORGIO BASSANI

DA ORAZIO

Spaghetti - enumera e ride - alla carbonara
paillard con verdura cotta
ananas
vino rosso
sei felice?

L'anima amara ma giusta è però lì subito
a sussurrarmi a parte per così
poco?

Talché riandando io a un'ora fa non posso
che dirle muto di sì che darle
- a lei l'anima mia - come quasi sempre
del tutto ragione

(da In gran segreto, Mondadori, 1978)

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Giorgio Bassani, scrittore e poeta emiliano, rileggendo Orazio - che aveva scritto nelle sue Odi che è sufficiente "Vivere con poco, e bene, a chi riluce / sulla modesta mensa la saliera / vecchia del padre, e il cui lieve sonno / non morde cura" - si concentra sul contrasto tra la concreta e lieta quotidianità di un pasto e la voce interiore che lo fa riflettere sul valore dei piccoli piaceri e sull'accettazione della felicità.

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FOTOGRAFIA © NANO ERDOZAIN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità è per me strettamente legata alla vita. Anzi è la vita tout court.
GIORGIO BASSANI, Epoca n. 28, 1977

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Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000), scrittore e poeta italiano. Conosciuto soprattutto per i suoi romanzi ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini e Gli occhiali d’oro su tutti, si considerava poeta e riteneva che esistesse un rapporto ben preciso tra la poesia e la sua prosa. La sua poesia nasce da moduli classici per evolversi ad assecondare il crepuscolare mal de vivre.


giovedì 28 maggio 2026

Nel folto di rossi papaveri


LALLA ROMANO

I PAPAVERI

Già balenava nel folto di rossi papaveri il grano,
e vita segreta era in essi, infrenabile vita.
Il grano era pingue e maturo, così fu battuto dal vento,
e fu pavimento brunito, quando cessò la tempesta.
Ma i papaveri eretti e vivaci, simili a creste di galli,
parevano emettere un grido selvaggio di gioia.
Ardevano come carboni, e ad ogni folata di vento,
come brace che il vento avvivasse, trascoloravano.

(da Fiore, 1941)

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"I papaveri erano stati una passione molto antica (...) Provavo, al vederli, un'esaltazione" scriverà anni dopo la scrittrice Lalla Romano. Quei papaveri che, in questi versi giovanili risaltano rossi tra il grano e resistono nella loro delicatezza alla forza del vento che invece rovescia le messi.

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FOTOGRAFIA © TOM SWINNEN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dei papaveri fatui / già era acceso il delirio.
LALLA ROMANO, L'Autunno

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


mercoledì 27 maggio 2026

La chiesa ottagonale


GIORGIO VIGOLO

L'EREMITA DI ROMA, XI

Al foro Traiano
nell’assolato meriggio
la chiesa ottagonale
m’accoglie limpida e vuota,
tutta per me, ritiro
d’anacoreta su monte:
guardando nella cupola
mi sento respirato.

Qui venni fanciullo: i templi
mi davano allora spavento,
ora tanta pace
e interna luce. Allora
mi parevano paurose grotte:
oggi conchiglie, e vi gira
un murmure d’eterno.

(da Linea della vita, Mondadori, 1949)

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La chiesa settecentesca del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano: è lì che il poeta romano Giorgio Vigolo si rifugia per isolarsi del mondo, per cogliere forse qualche piccolo segno mistico all'ombra di quella grande cupola che lo atterriva quand'era bambino e che ora gli appare come un luogo accogliente.

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FOTOGRAFIA © IGOR ALEXEEV

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La perfetta armonia, la viva luce, / operante nel mondo che m’attornia, / d’alberi, lago e monti, l’onda d’oro / che trabocca all’azzurro in esultante / estuare di odori, – fanno un coro / a cui s’intona il mio essere e prende / nuova linfa alle fonti della vita. 
GIORGIO VIGOLO, Poesie religiose e altre inedite

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Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.


martedì 26 maggio 2026

I giorni buoni


GUGLIELMO PETRONI

LA CASA

La casa dove nacqui 
era chiusa come un autunno 
tiepido che s’attarda. 
Il vento ci portava le foglie,
la caserma, gli squilli
e il rumore di tanti cavalli;
le prigioni dal muro grandissimo,
ogni tramonto rosso, una paura.
Stavo solo negli anni
un po’ spaurito
come il falco che avevo nutrito
di topi morti.
Nacqui lì dov’è il geranio
il muschio nel pozzo,
il sole impoverito sui muri sporchi.
Erano i giorni buoni che penso ancora,
tracce di solitudine
che non cancello mai,
tiepidezza materna come
il primo amore ricordi.

(da Versi e memoria, Guanda, 1935)

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È un ricordo del tempo spensierato dell'infanzia quello che Guglielmo Petroni affida ai versi: la casa presso le Mura di Lucca dove nacque e crebbe assume le sembianze quasi del mito, della favola, un affettuoso ricordo di quel periodo che vira verso toni intimi ed elegiaci.

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MARIO SIRONI, "PAESAGGIO CON CASE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse nella memoria passa un vento / che sperde le figure / come un armento dentro la bufera;  / ma quest’occhi sono fermi e solitari.
GUGLIELMO PETRONI, Poesie

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Guglielmo Petroni (Lucca, 30 ottobre 1911 – Roma, 29 aprile 1993), poeta, scrittore e pittore italiano. Grazie alle prime poesie entrò in contatto con il mondo letterario fiorentino delle Giubbe Rosse. Con Alessandro Bonsanti fondò la rivista Letteratura.  Vinse il Premio Strega 1947 e il Premio Selezione Campiello 1984.