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venerdì 14 agosto 2026

Del nome di poeta


BLANCA SARASUA

DOVRANNO ACCETTARCI

"Mi vergogno persino del nome
'poeta'"
- Manuel Mantero

Anch’io, Manuel, mi vergogno
del nome di poeta.

Mi dicono che non è una cosa seria,
che non è qualcosa in cui ci si può destreggiare.
Che non odora di lavoro
questo sudore così vecchio
che ruba brandelli di parole
dalla botola del linguaggio,

Dall'altro lato del vetro,
con il suo valore aggiunto al seguito,
il carillon commerciale di una banca,
distante, eternamente serio.
Strade con le loro vene sclerotiche,
senza scorciatoie proprie,
che evocano un'opposizione alla monotonia.

Vedi, Manuel,
poiché siamo distanti,
molto lontani dalle loro cose
e ai margini del loro tempo,
poiché siamo le lettere minuscole del giornale,
un breviario di voci
mormoranti
punta il dito contro di noi.

Ma scaglia la tua spada contro il mare,
continuate a gridare parole contro di loro.

E se la tua brezza si allontana,
perché non sa
come penetrarli,
cerca un vento d'acciaio,
identìficati come poeta.

Perché un giorno dovranno accettarci,
anche se l'asse terrestre
ruotasse all'indietro
e fosse in una sorta di fionda.

(da Attico per due, 1989)

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È una profonda affermazione di identità, un’orgogliosa rivendicazione dell'arte della scrittura quella della poetessa basca Blanca Sarasua. Ma va anche oltre: è un invito alla resistenza contro il rifiuto sociale o l'incomprensione di coloro che considerano la poesia qualcosa di estraneo alla vita pratica.

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CHRISTIAN SCHLOE, "IL GENTILUOMO"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

In questo mondo materialista in cui viviamo, la poesia è per una minoranza.
BLANCA SARASUA, Noticias de Álava, 24 novembre 2025

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Blanca Sarasua Muñoz (Bilbao, 2 novembre 1939), scrittrice e poetessa spagnola. Usa un linguaggio ricco ma semplice e la sua poesia è caratterizzata dall'assenza di rime. Crede nella bellezza dei versi liberi ma ritiene che bisogni andare oltre l'estetica. Rivendica la profondità della poesia e la necessità di tornare ai classici come fonte di valori eterni.


giovedì 13 agosto 2026

Vicente Quirarte


La poetica di Vicente Quirarte, scrittore messicano scomparso l’11 agosto all’età di 72 anni, si definisce come una difesa dell'arte di “scrivere con tutto il corpo”: la creazione letteraria viene vissuta come un'esperienza fisica, eroica e vitale. Per Quirarte, la poesia non è un semplice esercizio da scrivania; è uno spazio di battaglia quotidiana in cui coesistono la storia del Messico, l'amore, la vita urbana e un dialogo costante con la tradizione letteraria.

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FOTOGRAFIA © URIEL SANTIAGO VELASCO

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UNA DONNA E UN UOMO

Una donna e un uomo possono, ad esempio,
entrare in un albergo (quel tempio nascosto
che appare quando viene chiamato)
e fare l'amore in pieno giorno.

Ma una donna e un uomo devono prima
andare al cinema, anche se non capiscono mai
cosa succede sullo schermo,
e lui vede la peluria sulla guancia di lei,
e lei preme la mano contro la coscia di lui quando ha paura.

Oppure una donna e un uomo possono
fare una passeggiata, e la sua mano sembra
un'estensione della sua vita,
e allora il ritmo
della sua camminata si fa più pronunciato,
perché è solo come
una nave che solca l'alto mare
alle soglie della primavera.

O pagare il caffè ormai freddo quando i loro occhi
e le loro mani hanno detto sì mille volte.
E poi, senza toccarsi, fare o dire nulla,
una donna e un uomo possono finalmente
entrare in un albergo e donarsi l'uno all'altra,
lasciando la finestra aperta per far entrare
la brezza tiepida dai parchi,
il mormorio di chi esce dal cinema,
il tintinnio dei campanelli contro le tazze,
la voce flebile che dice "così".

(da Fra Filippo Lippi: Canzoniere di Lucrezia Buti, 1982)

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TRE POESIE DI CARRARA, II

(Mezzogiorno)

Prima, c'è una sete di labbra rivolte verso l'esterno,
un'apertura di palpebre gonfie
di tutta la sabbia del mare e del sole alto.
C'è un incantesimo di schiuma tremante,
un canto lontano di un bambino annegato,
di marmo in attesa di essere ferito.

Porto tra i giorni
il memoriale della tua pelle,
un diario di bordo in ore empie,
senza un marinaio capace di finirlo,
senza un'isola su cui placare la sete dei navigatori
stanchi di esaurire i loro baci
sulla pelle blu del mare e la sua menzogna.

Di fronte al Tirreno, abbiamo bevuto vino bianco
e la sabbia e il sole e quel desiderio
contenuto e sereno come il marmo
dove batte un sangue più eterno.

La violenza è iniziata con le tue parole:
"Non indosso niente sotto il vestito".
Il tocco del tuo corpo con il mio,
il mattino presto, il freddo, ti amo così tanto,
sono storie già raccontate da altri.

(da Fra Filippo Lippi: Canzoniere di Lucrezia Buti, 1982)

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Altre poesie di Vicente Quirarte sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La poesia è come la peste: non si può sfuggirle. O – per usare un'analogia meno ripugnante – è come l'amore; Quando l'amore arriva, o desidera arrivare, arriva, prima o poi.
VICENTE QUIRARTE, Círculo de Poesia, 16 maggio 2005

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Vicente Quirarte Castañeda (Città del Messico, 19 luglio 1954 – 11 agosto 2026), poeta, saggista e scrittore messicano, autore di opere in vari generi letterari, come drammaturgia, poesia e letteratura fantastica. Presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico ha lavorato come professore, ricercatore e coordinatore di workshop. Tra i suoi temi la storia del Messico, l'amore e la vita quotidiana.


mercoledì 12 agosto 2026

La pioggia delle stelle


DORIS KAREVA

LA PIOGGIA DELLE STELLE INFITTISCE

La pioggia delle stelle infittisce

Qualcuna si impiglia sul petto
e riluce misteriosa.

La barca bordeggia sulle acque agitate.

Quand’è stata l’ultima volta che hai disegnato
sulla sabbia bagnata una parola
viva?

(da In sogno ho visto il mondo, Bompiani, 2024 - Traduzione di Daniele Monticelli)

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Un misticismo delicato, fragile ma al contempo profondo, che collega il cosmo al mondo interiore e ai sentimenti: la poetessa estone Doris Kareva ricrea testi che sembrano quasi un oracolo. Sono parole che è facile meditare in queste sere in cui le Perseidi attraversano il cielo.

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FOTOGRAFIA © LOLA RUSSIAN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Pare che giunga l’ora / in cui occorre / riconoscere qualcosa, / cambiare qualcosa, anzitutto in se stessi, / fare qualcosa, / affinché sulla terra diventi più chiaro.
DORIS KAREVA, In sogno ho visto il mondo

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Doris Kareva (Tallinn, 28 novembre 1958), poetessa, traduttrice ed editrice estone. La sua poesia è caratterizzata da un’assoluta aderenza alla forma e da una scelta minimale delle parole.  Molti dei suoi testi, alcuni pensati direttamente per il palcoscenico, sono stati portati in scena in tutta Europa.


martedì 11 agosto 2026

Nel nostro spazio


LES MURRAY

FANTASCIENZA

Posso
viaggiare più veloce della luce,
e così puoi fare anche tu,
alla velocità del pensiero;
obiezione:
i nostri fumetti di pensiero
acquisiscono
uno strato invisibile all'arrivo;
nessuno laggiù ci vede;
scendere è impossibile
per essere reali o presenti;
telefoni e videotelefoni
sono quasi peggio;
restiamo immobili
nel nostro spazio,
scherzando e chiacchierando
con chi raggiungiamo,
ma non possiamo mai toccare
il nulla che ci tormenta;
quanto è bello, terrificante
e solitario tutto questo.

(da Più alto da sdraiato, 2010)

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La fantascienza, il viaggio interstellare e la tecnologia futuristica sono usati dal poeta australiano Les Murray, spesso polemico con la modernità e l'urbanesimo, come metafora per mettere in risalto la solitudine, i limiti del pensiero umano e l'alienazione causata dalle comunicazioni moderne. Non è quindi una visione del domani la fantascienza di Murray, ma uno specchio delle ansie e dell'isolamento del presente.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Le religioni sono grandi poesie lente, mentre la maggior parte delle poesie sono religioni brevi e veloci.
LES MURRAY, Una foresta che lavora

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Leslie Allan Murray, detto Les (Nabiac, 17 ottobre 1938 – Taree, 29 aprile 2019), poeta e scrittore australiano. Profondamente legato al dialetto australiano e alla linfa vitale e al ritmo del mondo rurale che evoca, crea una musica linguistica ricca e fertile che segue non solo le correnti della vita umana, ma anche il mondo della natura nel senso più ampio in cui tale vita è inserita.


lunedì 10 agosto 2026

Centenario di Blanca Varela


Blanca Varela, di cui ricorre oggi il centenario della nascita, è considerata una delle voci più importanti e profonde della poesia peruviana del Novecento. Il suo stile si distingue per l'essenzialità, il rifiuto dei fronzoli e l'uso magistrale del silenzio e dell'oscurità come strumenti per esplorare la coscienza. La sua poetica rifiuta il sentimentalismo superficiale per abbracciare l'ironia e la violenza della vita quotidiana in una costante esplorazione del limite corporeo, del dolore e della maternità vissuta in modo viscerale.

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FOTOGRAFIA © CAMERA PERUANA

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CURRICULUM VITAE

Diciamo che hai vinto la gara
e il premio
era un'altra gara,
che non hai bevuto il vino della vittoria
ma il tuo stesso sale,
che non hai mai sentito applausi
ma l'abbaiare dei cani,
e che la tua ombra,
la tua stessa ombra,
era il tuo unico
e sleale concorrente.

(da Canto villano, 1978)

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COSÌ SIA

Il giorno è finito,
appena consumato e già inutile.
La grande luce comincia,
tutte le porte cedono a un uomo addormentato,
il tempo è un albero che non smette mai di crescere.

Il tempo,
la grande porta socchiusa,
la stella abbagliante.

Non è con gli occhi che si assiste alla nascita
di quella goccia di luce che sarà,
che un giorno fu.

Canta, ape, senza fretta,
viaggia attraverso il labirinto illuminato,
in festa.

Respira e canta.
Dove tutto finisce, spiega le tue ali.
Tu sei il sole,
il pungiglione dell'alba,
il mare che bacia le montagne,
la chiarezza assoluta,
il sogno.

(da Canto villano, 1978)

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Altre poesie di Blanca Varela sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Al di fuori della poesia, tutto è caos.
BLANCA VARELA, Quehacer, n. 99 - Gennaio febbraio 1996

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Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.


domenica 9 agosto 2026

Che dolce vita


ARMANDO ROJAS GUARDIA

DOMENICA

Che
dolce vita
il cielo il mare il porto
i gabbiani
la luce sull'asfalto
qua e là un'ombra
fresca.

Paese sonoro
la donna che passa e cammina
nell'aria
il ritmo
strada di piombo e sole molto caldo
che scala la collina sopra case
bianchissime e cielo puro cielo
che brucia che arde che si perde
e poi scende:
                         mare
A fatica
abbiamo strappato l'argento appiccicoso
dall'oceano, il flaccido tremore
dell'acqua e le piume brillanti
sommerse e calde:
                                   sole
e voci fresche, frutti caldi:
tutto in un vasto blu, maturo e splendente,
come il fondo del cielo a mezzogiorno.

(da Ardendo dello stesso amore, 1979)

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Ad epigrafe di Sole giovane, la sezione che racchiude questa poesia, il poeta venezuelano Armando Rojas Guardia pone un verso di José Martí: "Con il sole che era oro puro". Ed è quel sole che sorge dall'oceano in una mattina di domenica e trasforma il giorno in una tregua sacra, uno spazio di epifania mistica e una profonda celebrazione della vita e dei sensi.

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FOTOGRAFIA © TOM FISK/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

So che Tu / vibri qui / tra le onde / come un presagio, / che risplendi / luminosamente / nell'ardore mattutino / del mare calmo.
ARMANDO ROJAS GUARDIA, Ardendo dello stesso amore

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Armando Rojas Guardia (Caracas , 8 settembre 1949 –  9 luglio 2020), poeta, critico letterario e saggista venezuelano. Nel 1981, contribuì attivamente alla formazione del Grupo Tráfico.  La sua opera è comunemente associata al pensiero mistico latinoamericano, insieme ad alcuni aspetti legati alla sensualità.


sabato 8 agosto 2026

Il nostro fuoco


DAVID HERBERT LAWRENCE

IL FUOCO

Il fuoco ci è più caro dell'amore o del cibo,
caldo, frettoloso, eppure brucia se lo tocchi.

Ciò che dovremmo fare
non è mettere insieme il nostro amore, o la nostra buona volontà, o qualcosa del genere,
perché sicuramente porteremo dentro un sacco di bugie,
ma il nostro fuoco, il nostro fuoco elementare
in modo che si precipiti in un enorme incendio come un fallo nello spazio vuoto
e fecondi lo zenit e il nadir
e sprigioni milioni di scintille di nuovi atomi
e ci bruci e bruci la casa.

(da Viole del pensiero, 1929)

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Il tema del fuoco nell'opera di David Herbert Lawrence non è solo un elemento fisico, ma una potente metafora della forza vitale, del desiderio e della trasformazione della natura. Lo scrittore inglese utilizza spesso immagini fiammeggianti per descrivere l'energia esplosiva del mondo naturale e dell'animo umano, come questo fecondatore fuoco d'amore.

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FOTOGRAFIA © MAREK PIWNICKI/PEXELS.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Se neghi la varietà dell’amore, neghi l’amore stesso. Se cerchi di specializzare l’amore in un unico insieme di sentimenti accettati, ferisci l’anima stessa dell’amore.
DAVID HERBERT LAWRENCE, Lettera alla sorella Ada Lawrence Clark

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David Herbert Richards Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, Francia, 2 marzo 1930), scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, considerato tra le figure più emblematiche del XX secolo. Insieme a diversi scrittori dell'epoca, fu tra i più grandi innovatori della letteratura anglosassone, soprattutto per le tematiche affrontate.


venerdì 7 agosto 2026

Due poltrone


RAINER MALKOWSKI

DUE POLTRONE

Due poltrone,
mi hanno servito.
E ne canto con la sobrietà
che si addice loro.
Legno dipinto di nero
e tela:
materiale per una nave,
un viaggio.
E non ho forse
viaggiato in esse?
Molti giorni, molte notti,
pensando
e sognando?
Hanno sempre dato
ciò che le cose possono dare:
un sostegno apparentemente affidabile,
un orientamento
e una debole
eco
di una vita passata.

(da Una giornata per impressionisti e altre poesie, 1994)

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Fedele alla poetica della "percezione come evento" alla base di ogni poesia, Rainer Malkowski si concentra su oggetti quotidiani apparentemente insignificanti come due poltrone per riflettere sulla vita, sul pensiero e sulla caducità. In definitiva, si giunge alla consapevolezza che gli oggetti sopravvivono al tempo e conservano, come un’eco silenziosa, le tracce della vita umana che li ha attraversati.

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FOTOGRAFIA © LUK SAUVAGE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un'espressione di libertà: creare / la propria / necessità.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


giovedì 6 agosto 2026

Più amore o più disprezzo


THOMAS CAREW

RIFIUTO DELLA MEDIOCRITÀ IN AMORE

Dammi più amore o più disprezzo;
la zona torrida o ghiacciata,
portano uguale sollievo al mio dolore;
il clima temperato non me ne offre alcuno;
entrambi gli estremi, di amore o di odio,
sono più dolci di una calma serena.

Dammi una tempesta; se è Amore,
Come Danae in quella pioggia dorata
nuoto nel piacere; se si rivela
Disprezzo, quel Torrente divorerà
le Mie speranze di Avvoltoio; e lui è posseduto
dal Cielo, che è solo sollievo dall'Inferno:

Allora incorona le mie gioie, o cura il mio dolore;
Dammi più Amore, o più Disprezzo.

(da Poesie, 1640)

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No, in medio non stat virtus secondo il poeta inglese di corte Thomas Carew, attivo nel XVII secolo: aborre il giusto mezzo aristotelico in nome dell'intensità, almeno in amore. Che non sia tiepido o temperato, che non sia banale, ma estremo, che sia all'acme della passione o, al contrario, al massimo del disprezzo. Non la stasi quieta e tranquilla ma l'emozione forte, dunque.

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JAN GOSSAERT, "DANAE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Fuggite in tempo, perché solo coloro / che scappano conquistano l'amore.
THOMAS CAREW, Poesie

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Thomas Carew (West Wickham, 1595 – 22 marzo 1840), poeta inglese, appartenente al gruppo dei "Cavalieri" della corte di Re Carlo I. Le sue poesie trasformano gli episodi disdicevoli di una vita di corte oziosa in versi spesso di rarissima delicatezza, purezza di melodia e colore.

mercoledì 5 agosto 2026

Una volta il mare


GIÒRGOS SARANDÀRIS

UNA VOLTA

Una volta il mare ci sollevò sulle sue ali
Con esso scendevamo nel sogno
Con esso pescavamo uccelli nell'aria
Di giorno nuotavamo tra voci e colori
La sera ci sdraiavamo sotto gli alberi e le nuvole
La notte ci svegliavamo per cantare
Poi il tempo fu tempestoso, la rovina del mondo
E solo allora la quiete
Ma andammo senza che nessuno ci fermasse
Per disperderci e gioire
Dalle rocce come dalle montagne la Via Lattea ci guidò
E quando il mare se ne fu andato Dio era vicino

(da Come un soffio d’aria, 1999)

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La poesia di Giòrgos Sarandàris si muove all'interno del quadro della ricerca dell'assoluto contro il decadimento della condizione umana, espressa attraverso l'abolizione della forma poetica e dell'espressione linguistica tradizionali: il mare simbolista di questi versi è quasi un'astronave che eleva l'uomo trasportandolo lontano dalla Terra per ricreare un mondo nuovo dopo l'apocalisse.

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MARC CHAGALL, "NOÈ E L'ARCOBALENO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il cielo amato / così ingenuo così gentile.
GIÒRGOS SARANDÀRIS, Come un soffio d’aria

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Giòrgos Sarandàris (Istanbul, 20 aprile 1908 – Atene, 25 febbraio 1941), poeta, filosofo e saggista greco della Generazione degli anni '30. Formatosi in Italia, si ispirò alla lirica pura di Ungaretti.Trasferitosi ad Atene, partecipò attivamente al rinnovamento delle lettere greche. Morì in seguito alle sofferenze patite sul fronte albanese, combattendo contro gli Italiani.


martedì 4 agosto 2026

Dimmi cosa scrivere


GÜLTEN AKIN

COSA

Come se avessi trovato un vuoto equilibrio
cammini silenziosamente
sulla corda aperta che hai teso
tra le parole e la vita
ehi! acrobata
dimmi cosa scrivere e perché

(da Se me lo chiedi, 2013)

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Gülten Akın, poetessa turca si interroga sul senso della scrittura e sulla vita stessa: il poeta dunque è un funambolo sempre in equilibrio sulla corda sottile che segna il confine tra la parola e la vita, tra la realtà e la comprensione di ciò che va oltre essa.

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AB VAN OVERDAM, "FUNAMBOLO SU SPIAGGIA ROCCIOSA", PART.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La poesia è la nostra vecchia complice. / Qualunque cosa abbiamo fatto, l'abbiamo fatta con lei.
GÜLTEN AKIN, Se me lo chiedi

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Gülten Akın (Yozgat, 23 gennaio 1933 – Ankara, 4 novembre 2015), poetessa turca. La sua poesia riesce a trovare un equilibrio tra intima autoriflessione e dialogo provocatorio. Nelle sue opere, che spesso attingono al folklore, affronta temi di una società tradizionale dal punto di vista femminile.



lunedì 3 agosto 2026

La terra greca


ÁNGELOS VLÁCHOS

LA TERRA GRECA

Conosci la terra dove
sbocciano i fiori d'arancio,
l'uva diventa rossa
e le olive maturano?
Oh! Nessuno la ignora,
è la terra greca.

Conosci quella terra, ovunque
macchiata di sangue,
dove valli e montagne
sono tombe di tiranni?
Oh! Nessuno la ignora,
è la terra greca.

Madre terra di antichi dei
e nuovi semidei,
terra di ricordi del passato
e terra di speranze per il futuro,
oh! nessuno la ignora,
lei è la terra greca.

(da Trenta inni per bambini, 1882)


La Grecia, soprattutto per chi ne ha frequentato la storia e la letteratura antica al liceo classico, ha un fascino che non sbiadisce: del resto è la culla della civiltà europea e ad essa dobbiamo quello che siamo divenuti nel corso di un paio e mezzo di millenni. Il poeta romantico Ángelos Vláchos scrisse questi versi che risuonano come un orgoglioso inno patriottico e un atto d’amore per la Grecia, terra dall’idilliaca natura di aranci, vigneti e ulivi, di lunghe lotte di liberazione dai tiranni, e soprattutto portatrice di una gloriosa eredità. 

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FOTOGRAFIA © FEDERICO ABIS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La Grecia non è un dato di fatto, ma un destino.
EVANGELOS AVEROFF

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Ángelos Vláchos (Atene, 25 marzo 1838 – 19 luglio 1920), poeta e letterato greco.  Contribuì notevolmente, e in molti campi, alla rinascita della cultura neoellenica con opere originali e con traduzioni dall'inglese, francese, tedesco, italiano. Rinnovò la scena greca introducendovi l'atto unico e modi farseschi prossimi al vaudeville.


domenica 2 agosto 2026

Partenze al mare


PIERLUIGI CAPPELLO

CONDÒMINI

Escono le mattine della domenica
dopo che tanto è piovuto
e la festa splende nel sole dissepolta;
alzano la gaia concitazione
delle partenze al mare
al giro di ogni nuova mandata
e allo scatto del portone corrisponde
l’ombra nel fruscìo di una tendina;
chi rimane è un viso che si sporge
sulla rivalsa di chi parte
stanno uniti così, nei giorni più
luminosi,
lo scorto e chi scorge
come labbra mai bagnate da un bacio.

(da Dentro Gerico, La Barca di Babele, 2002)

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La vita comunitaria di un condominio: Pierluigi Cappello descrive la "gaia concitazione" dei condomini che si preparano e partono per una gita al mare in contrapposizione con l'immagine di chi resta e osserva da una finestra. Bizzarra ma efficace l'immagine delle due entità come labbra che non si uniscono in un bacio, sintomo anche dell'incomunicabilità che spesso regna anche tra vicini di casa.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La noia stende le vertebre al sole / e tu rientri dov'eri / dietro il douglas dei serramenti / dentro il livore / degli appartamenti.
PIERLUIGI CAPPELLO, Dentro Gerico

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Pierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.


sabato 1 agosto 2026

Poesie per agosto XIII


Agosto, mese di calura, di vacanze e di ozio. Il poeta greco Kostas Kutsurelis racconta Il caldo umido e afoso, rinforzato dallo scirocco in una città della Grecia. La poetessa spagnola Dionisia García riflette sulla calma del patio imbiancato, cotto dalla luce mediterranea, dove resistono il basilico e le campanule.

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CHRIS RAPA, “A MONTEFALCO”

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KOSTAS KUTSURELIS

ARIA D’AGOSTO, I

Aria d'agosto. Le foglie assonnate
seguono a stento alla spalla dello scirocco.
Oltre, l'odore del mare. Il brivido
 
di un motore che ronza nelle secche.
La lente del sole dall'alto, cadendo a terra
spazza confusamente i corpi sdraiati.
 
Orme perse ovunque sulla sabbia.
Occhi socchiusi. Grida di bambini nudi.
Aria d'agosto. In attesa del tramonto
 
l'orizzonte avvolge il prato in una garza azzurra.
Una lucertola, invisibile nelle nozze della  luce,
striscia verso la tranquillità dell'ombra.
 
Notizie gocciolano dai rubinetti del bar:
Europa. Terzo Millennio. Grecia.
Echi di una vita scomparsa.
 
Aria d'agosto. Aria di fuoco.
 
(da Aria d’agosto, 2012)

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DIONISIA GARCÍA

ANGOLI

Un pomeriggio di agosto
lascia che la sua calma scenda sul cortile.
Niente rompe il silenzio.
La calce bianca fa scaturire la luce
tra le spesse pareti;
Le cose riposano,
la quiete permane
e un profondo Miserere
risuona
attraverso i vasi
del basilico e delle campanule.

 
(da Antifone, 1978)

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Agosto è quel mese in cui se fa caldo fa davvero molto caldo.
GERTRUDE STEIN, Scritti, 1932-1946

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Kostas Koutsourelis (Atene, 1967), poeta e tradutore greco. Ha studiato legge e traduzione. Ha vissuto in Germania. Ha pubblicato poesie, testi teatrali, saggi, studi e traduzioni da Shakespeare, Novalis, Rilke, Kafka, Benn e Paz. I suoi testi critici vertono sulla letteratura e sul pensiero.


Dionisia García (Fuente Álamo, 20 marzo 1929), poetessa e scrittrice spagnola. Laureata in Filologia romanza, risiede a Murcia, la cui Università destina un premio di poesia a suo nome. Le sue opere presentano una riflessione sulla natura della vita e sull’importanza della parola poetica, sulla memoria e sullo scorrere del tempo.


venerdì 31 luglio 2026

Ambizioni d’amore


ALDA MERINI

AMORE NON DANNARMI

Amore non dannarmi al mio destino
tienimi aperte tutte le stagioni
fa che il mio grande e tiepido declino
non si addormenti lungo le pulsioni
metti al passivo tutte le passioni
dormi teneramente sul cuscino
dove crescono provvide ambizioni
d’amore e di passione universale,
toglimi tutto e non mi fare male.

(da Testamento, Crocetti, 2002)

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Alda Merini innalza una vibrante preghiera all'amore, considerato sia come sentimento umano sia come forza universale. La poetessa milanese chiede di non essere abbandonata alla solitudine del proprio destino e della vecchiaia, di non lasciare appassire la vitalità emotiva e invoca la passione come unico antidoto in grado di mantenere l'anima costantemente viva e aperta verso il mondo, pronta a cedere ogni cosa all'amore, trasformato in forza cosmica e salvifica.

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FOTOGRAFIA © YULIA POLYAKOVA/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Amarti è stato come conficcare una stella nel vetro di una finestra.
ALDA MERINI, La pazza della porta accanto

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Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


giovedì 30 luglio 2026

Fuggire!


STÉPHANE MALLARMÉ

BREZZA MARINA

La carne è triste, ahimè! e ho letto tutti i libri.
Fuggire! Laggiù fuggire! Io sento uccelli ebbri
d’essere tra ignota schiuma e i cieli!
Niente, né antichi giardini riflessi dagli occhi
terrà questo cuore che già si bagna nel mare
o notti! né il cerchio deserto della mia lampada
sul vuoto foglio difeso dal suo candore
né giovane donna che allatta il suo bambino.
Io partirò! Vascello che dondoli l’alberatura
l’àncora sciogli per una natura straniera!
E crede una Noia, tradita da speranze crudeli
ancora nell’ultimo addio dei fazzoletti!
E gli alberi forse, richiamo dei temporali
son quelli che un vento inclina sopra i naufragi
sperduti, né antenne, né antenne, né   verdi isolotti…
Ma ascolta, o  io cuore, il canto dei marinai!

(da Verso e prosa, 1893 - Traduzione di Luciana Frezza)

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Il poeta francese Stéphane Mallarmé, sospeso tra la noia della vita quotidiana e il desiderio di una fuga totale attraverso l'arte, esprime  la sua profonda crisi esistenziale: è il sogno di  un'evasione dalla stagnante mediocrità dei piaceri fisici e intellettuali verso un ignoto spirituale e artistico più che geografico, alla ricerca di quel richiamo della vita e dell'ispirazione che è simboleggiato dal canto dei marinai.

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FOTOGRAFIA © KISHORE ILLA/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Sempre con la speranza d'incontrarsi col mare, / Viaggiavan senza pane, senza bastoni o urne / Mordendo il cedro d'oro dell'ideale amaro.
STÉPHANE MALLARMÉ

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Étienne Mallarmé, detto Stéphane (Parigi, 18 marzo 1842 – Valvins, 9 settembre 1898), poeta, scrittore e drammaturgo francese. Fu uno dei massimi esponenti della poesia simbolista. Nei suoi versi cercò di raggiungere la "poesia pura", mediante un linguaggio che, con ermetica oscurità, comunicasse al lettore attraverso la musicalità del ritmo e dei suoni e la suggestione delle immagini.


mercoledì 29 luglio 2026

L’altra via


KIKUO TAKANO

MANO, VA’ 

Mano, va’ a cercare
l’altra via.
Cedi, lascia
una a una
le cose che hai preso;
tenta la via
dove non resta nulla
nella mano.

Mano, va’ a cercare
l’altra via.
Dopo che hai perso
tutto ciò che hai lasciato,
oh, il vuoto!
Le mani vuote
si congiungano
in un gesto severo.

(da L’infiammata assenza, Edizioni del Leone, 2005 - Traduzione di Yasuko Matsumoto e Renato Minore)

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Per il poeta e matematico giapponese Kikuo Takano, influenzato sia dal Buddismo Zen sia dall'esistenzialismo occidentale, è essenziale la ricerca del vuoto: liberarsi del possesso delle cose è l'unico modo per raggiungere la vera libertà spirituale.

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FOTOGRAFIA © STEPH QUERNEMOEN/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Corro a scovare quelle mani misteriose / per aver certezza di incontrare ogni altra mano / e di vergognarmi di queste mie mani.
KIKUO TAKANO, Il senso del cielo

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Kikuo Takano (Sado, 20 novembre 1927 – Kamakura City, 1º maggio 2006), poeta e matematico giapponese. Cominciò a scrivere le sue prime poesie alla fine della II guerra mondiale. Fonte d'ispirazione sono stati il surrealismo e Heidegger. Ha scritto poesie che si interrogano sul significato dell'esistenza. Ha condotto inoltre ricerche sulla formula del pi greco.


martedì 28 luglio 2026

Per lontano che sia


JOHANN WOLFGANG GOETHE

ALLA LUNA SORGENTE

Vuoi così presto lasciarmi?
Un momento fa eri tanto vicina!
masse di nuvole ti adombrano
e ora sei sparita.

Ma senti come sono desolato,
spunta il tuo orlo, come una stella!
Mi attesti che sono amato,
per lontano che sia la mia bella.

Sali, dunque! Astro sempre più chiaro,
orbita pura, luce fastosa!
Anche se il cuore afflitto batte sempre
più rapido,
la notte trabocca di gioia.

(da Cento peosie, Einaudi, 1999 - Traduzione di Roberto Fertonani)

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Si tratta di uno degli ultimi componimenti lirici di Johann Wolfgang Goethe, composto a 78 anni, dedicato al legame ideale con Marianne von Willemer. La poesia si basa su un patto segreto stretto tredici anni prima tra i due amanti: si erano promessi che, a ogni plenilunio, si sarebbero pensati a distanza guardando la luna. Quando il disco lunare si libera dalle nuvole, diventa per il vecchio poeta la prova tangibile che il filo dell'amore non si è mai spezzato. A differenza della più celebre "Alla luna" del 1769, poesia dominata dalla malinconia e dall'addio - "Sorella della luce primordiale, / immagine di tenerezza dolente..." -  questa lirica si chiude con un senso di esaltazione cosmica e serenità.

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FOTOGRAFIA © FATMA KILIÇ/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione.
JOHANN WOLFGANG GOETHE, I dolori del giovane Werther

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Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832), scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo tedesco. Esponente di spicco dello “Sturm und Drang”, approdò a un più composto classicismo. Tra le sue opere  Le affinità elettive, il Faust, il Viaggio in Italia e una ricchissima produzione poetica.


lunedì 27 luglio 2026

Mary de Rachewiltz


Se ne è andata poco dopo aver compiuto 101 anni la poetessa e traduttrice italiana Mary de Rachewiltz, figlia di Ezra Pound, del quale tradusse i Cantos. Cresciuta a Gais, in Val Pusteria, aveva organizzativo l’archivio paterno nella sua casa di Castel Fontana, a Tirolo, borgo appena sopra Merano. La sua poetica si distingue per un'assoluta schiettezza, nitore espressivo e semplicità lineare nonostante il girovagare geografico e linguistico. I suoi temi rievocano la durezza della vita contadina tirolese ma anche la bellezza di quella natura, in una dimensione intima e spirituale che vira in vecchiaia verso una memoria affettiva.


FOTOGRAFIA © BGS

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IL SOLO AMICO

Animo mio, fatti vedere.
Tu lo sai quanto mi vergogno
a percorrere sola le strade del mondo.

Ovunque vado, vedo che sono in due
uniti per amore o per caparbia
sfidano o sopportano il mondo.

Animo, fa’ che io possa uscire
dalla mia stanza a testa alta
al tuo braccio ridendo forte

la lingua a guinzaglio per le strade
o sorvolando ad alta quota il mondo.

(da Processo in verso. Tutte le poesie italiane, Bertoni, 2024)

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VIGILIA DI GUERRA

Vigilia di guerra. Italsad.
Il televisore è sul davanzale,
macerie e Sadad si muovono
controluce, sullo sfondo in pendio
che anzitempo inizia a inverdire
un piccolo gregge, sette pecore
nere e bianche e gli agnelli sono
concreta filosofia della pace.
Un pettirosso più vicino
sui rami del bosso picchia
contro i vetri, si spezza e sanguina.

(da Polittico, Scheiwiller, 1996)

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Ispirazione o tecnica? Non credo esista alternativa.
MARY DE RACHEWILTZ, Insula Europea, 29 agosto 2020




Mary de Rachewiltz nata Maria Rudge (Bressanone, 9 luglio 1925 – Tirolo, 24 luglio 2026), poetessa, saggista e traduttrice italiana. La sua opera poetica è caratterizzata da una scrittura secca, franca e geometrica che rifiuta l'ornamento superfluo; è una poesia di cose viste, sofferte e toccate con mano.


domenica 26 luglio 2026

L’anima


YEHUDA AMICHAI

L'ANIMA CHE HAI MESSO IN ME, SIGNORE

L’anima che hai messo in me, Signore
è fumo
dell’eterno incendio di memorie d’amore.
Nasciamo e ci mettiamo ad ardere, finché il fumo
dilegua come fumo.

(da Poesie, Crocetti, 1993 - Traduzione di Ariel Rathaus)

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Il fumo e il fuoco - e l'anima è, secondo Yehuda Amichai, un'essenza effimera e vitale, paragonata al fumo che si sprigiona da un incendio eterno e immenso. Amichai unisce la caducità dell'essere umano alla memoria, considerata l'unica vera fiamma che resiste al tempo, prima che il fumo si disperda per sempre.

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VLADIMIR KUSH, "DANZA INFUOCATA"

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

E come si chiarisce un bruno ramo / nel punto in cui si spezza, così io / nel mio amore / sono chiaro.
YEHUDA AMICHAI, Poesie

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YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


sabato 25 luglio 2026

Il funambolo


GHIANNIS RITSOS

IL FUNAMBOLO

No, non vuole lasciarsi andare; la corda trema; chiude gli occhi.
Il vuoto, in basso, nero per la calma. La corda non ha fine.
Gli occhi si aprono, si dilatano, fluttuano, guardano in alto,
si appigliano a una nube, a una foglia; cambiano, si arrotondano,
diventano due grandi anelli; si afferra ai suoi occhi – eccolo,
lascia la corda, fa una capriola per aria, si china,
gli cade il cappello, gli cade il fiore dall’occhiello; - eccolo ancora
tastare la corda con la punta delle dita; sale la scala,
sta in equilibrio, sorride; un ultimo inchino. Nessuno intorno
ad applaudirlo. Solo una voce: Reggiti, reggiti,
reggiti ai tuoi occhi. Chi lo chiama? Da dove lo chiamano?

19 maggio 1969

(da Pietre Ripetizioni Sbarre, 1972 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Il funambolo, in questi versi scritti dal poeta greco Ghiannis Ritsos nel 1969, e quindi durante la dittatura dei Colonnelli, è l'artista che si bilancia con il pericolo e si affanna sul vuoto, trasformando la paura in arte. Ma è anche il simbolo dell’eterna lotta dell’uomo, sempre in bilico tra il rischio della caduta e la ricerca del proprio equilibrio profondo.

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FOTOGRAFIA © MIKE M/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Il Funambolo splendeva tutto, camminando sulla sua fune, sotto la luna, con una superba destrezza che dissimulava il rischio e la fatica, e perfino il travaglio dell'arte.
GHIANNIS RITSOS, Il funambolo e la luna

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Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


venerdì 24 luglio 2026

La favolosa aurora


KONSTANTINOS KAVAFIS

TURBAMENTO

L’anima mia nel mezzo della notte
è paralizzata e confusa. Fuori,
fuori di lei si compie la sua vita.

E attende la favolosa aurora.
E anch’io dentro di lei, con lei,
attendo, m’annoio, mi consumo.

(da Poesie segrete, Crocetti, 1985 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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“Turbamento”, poesia di Konstantinos Kavafis del 1896, rappresenta uno dei primi segni dell’angoscia esistenziale e del senso di declino provati dal poeta greco. Quella alienazione, quella profonda angoscia notturna lo portano a sentirsi separato dalla propria essenza e dalla realtà. Kavafis osserva passivamente la dissoluzione, come intrappolato, serbando la speranza forse utopica di redenzione da quelle tenebre.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Forse la luce sarà una nuova tirannia. / Chissà quali nuove cose mostrerà.
KONSTANTINOS KAVAFIS, Poesie

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Konstantinos Petrou Kavafis, (Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933), poeta e giornalista greco. Pubblicò 154 poesie, spesso ispirate all'antichità ellenistica, romana e bizantina, percorre, mirando al sublime, i vari gradi di un'esperienza estetica congiunta alla pratica dell'amore omosessuale.


giovedì 23 luglio 2026

Il chiurlo


MERJA VIROLAINEN

QUANDO IL CHIURLO GORGHEGGIA

Quando il chiurlo gorgheggia,
non so dove sia.
Profumo di sapone sulla pelle,
di prato:
ora le parole acquistano quasi significato.
Chi leggerà questo, un giorno?
Sai dove sono,
come ti capisco?

(da Poesia, 196 - Luglio/Agosto 2005 - Traduzione di  Viola Parente-Capková)

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Merja Virolainen, poetessa finlandese, ci trasporta in quelle terre nordiche e ci fa ascoltare la voce del chiurlo piccolo, uccello diffuso un po' ovunque nel mondo, con la sola eccezione dei deserti. Quel gorgheggio crea una sinestesia poetica e, associato ai profumi, lascia intravedere quasi il significato della poesia, il senso dello scrivere. Ma sono domande cui ancora Merja non sa rispondere.

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FOTOGRAFIA © PETR GANAJ/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Si può essere esperti di tante cose, di cinema, di meccanica, di elettronica, di statistica, di raccolta differenziata, di agricoltura, di calcio, di pallacanestro, di sport estremi, di pattinaggio in linea, di tutto, tranne forse che di letteratura, perché i grandi scrittori, i grandi libri, sono, forse, come diceva quel grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, inabbracciabili.
PAOLO NORI, I russi sono matti

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Merja Virolainen  (Lapua, 7 maggio 1962), poetessa e traduttrice finlandese. Costumista, ha lavorato per il circo e il teatro dei burattini prima di laurearsi in filosofia. Tra i suoi temi prediletti l’amore carnale, i ricordi d’infanzia, l’esistenza senza amore e la problematica dell’identità.


mercoledì 22 luglio 2026

Centenario di José Paulo Paes


La poetica di José Paulo Paes, poeta brasiliano dello stato di San Paolo che, nasceva il 22 luglio di cento anni fa, consiste in un equilibrio perfetto tra estrema concisione verbale, lucidità ironica e giocosità: erede delle correnti più polemiche e combattive del primo Modernismo, si dimostrò sensibile, e attento alle sperimentazioni dell'avanguardia, subordinando alcune conquiste di quest'ultima all'inclinazione combattiva della sua poesia. Satira, umorismo, ironia, un certo retrogusto amaro, concisione epigrammatica, semplificazione delle forme, intento intertestuale e metalinguistico sono gli ingredienti fondamentali del suo linguaggio più maturo e personale.

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INVITO

La poesia è... giocare con le parole
come giocare con una palla,
un aquilone, una trottola.
Ma palle, aquiloni e trottole
si consumano a forza di giocarci.
Le parole no:
più ci giochi,
più diventano nuove.
Come l'acqua di un fiume,
che è sempre acqua fresca.
Come ogni giorno, che è sempre un nuovo giorno.
Vogliamo giocare con la poesia?

(Poesie con cui giocare, 1990)

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IL MISTERO DELL'AMORE

È il colibrì
che bacia il fiore,
o è il fiore
che bacia il colibrì?

(da Ride bene chi ride per primo, 1998)

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Un'altra poesia di José Paulo Paes sul Canto delle Sirene:

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

La poesia è principalmente creazione nel regno delle parole, architettura verbale.
JOSÉ PAULO PAES, Jornal da Tarde, 19 luglio 1986

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José Paulo Paes (Taquaritinga, 22 luglio 1926 — San Paolo, 9 ottobre 1998), poeta, traduttore, critico letterario e saggista brasiliano. Modernista della Generazione del’45, e precisamente dei “Novissimos”, si dedicò anche alla “poesia concreta”, avanguardista e visuale, che struttura il testo poetico a partire dal suo supporto.