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giovedì 3 settembre 2026

L’estate passata


GWENDOLYN BROOKS

UN TRAMONTO SULLA CITTÀ

Già non sono più guardata con lascivia o amore.
Le mie figlie e i miei figli mi hanno riposta con biglie e bambole,
se ne sono andati di casa.
Mio marito e i miei amanti sono piacevoli o abbastanza gentili
e la notte è notte.

È un vero riposo,
la cosa autentica.
Non mi illudo, non credo che sia ancora estate
perché il sole resta e gli uccelli continuano a cantare.

È l'estate passata che vedo, è l'estate passata.
I dolci fiori si seccano e muoiono,
l'erba dimentica il suo splendore e acconsente a diventare marrone.

È un vero riposo. Arriva la frescura autunnale.

(da I mangiatori di fagioli, 1960)

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La poetessa statunitense Gwendolyn Brooks affronta con lucida malinconia il tema dell'invecchiamento femminile, la solitudine e lo smarrimento identitario che derivano dalla fine della giovinezza. E Lo fa attraverso la metafora dell'estate che finisce e dell'autunno che si presenta.

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FOTOGRAFIA © GOODINTERACTIVE/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Stava imparando ad amare i momenti. Ad amare i momenti per quello che sono.
GWENDOLYN BROOKS, Maud Martha

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Gwendolyn Elizabeth Brooks (Topeka, Kansas, 7 giugno 1917 – Chicago, Illinois, 3 dicembre 2000), poetessa e scrittrice statunitense. È stata la prima afroamericana a vincere il Premio Pulitzer per la poesia. Nel 1985-86 ricoprì l’incarico di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.


mercoledì 2 settembre 2026

Wendell Berry


Wendell Berry, il poeta-contadino originario del Kentucky, è morto lunedì all'età di 92 anni nella sua casa di Port Royal. La sua poetica  rappresenta una filosofia organica che unisce la scrittura alla terra, al lavoro manuale e alla responsabilità morale, in un’ottica che rifiuta la velocità e l'industrializzazione del mondo moderno a favore di un ritmo di vita lento e radicato: coltivare la terra e scrivere poesie sono atti identici, che richiedono pazienza, cura del dettaglio, rispetto per la materia e dedizione quotidiana.

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FOTOGRAFIA © GUY MENDES

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LE OCHE SELVATICHE

A cavallo la domenica mattina,
a raccolto finito, assaporiamo cachi
e uva selvatica, dolce e aspra
di fine estate. Nel labirinto del tempo
sui campi autunnali, diamo un nome
a chi è andato a ovest da qui, nomi
che riposano sulle tombe. Apriamo
un seme di cachi per trovare l'albero
che si erge in promessa,
pallido, nel midollo del seme.
Le oche appaiono alte sopra di noi,
passano, e il cielo si chiude. L'abbandono,
come nell'amore o nel sonno,
le trattiene per la loro strada, chiara
nell'antica fede: ciò di cui abbiamo bisogno
è qui. E preghiamo, non
per una nuova terra o un nuovo cielo, ma per essere
tranquilli nel cuore e con gli occhi
limpidi. Ciò di cui abbiamo bisogno è qui.

(da Il paese del matrimonio, 1973)

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COME L’ACQUA

Come l'acqua
di un fiume profondo,
l'amore è sempre troppo.
Non l'abbiamo creato noi.
Anche se beviamo fino a scoppiare,
non possiamo averlo tutto,
né desiderarlo tutto.
Nella sua abbondanza
sopravvive alla nostra sete.
La sera scendiamo sulla riva
per bere a sazietà
e dormire,
mentre scorre
attraverso le regioni dell'oscurità.
Non ci trattiene,
se non continuiamo a tornare
assetati alle sue ricche acque.
Entriamo,
disposti a morire,
nella comunità della sua gioia.

(da Il paese del matrimonio, 1973)

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Altre poesie di Wendell Berry sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è importante, / come dimostra la sua mancanza./ È la custodia // della propria possibilità, / il passato che si ricorda / nella presenza del // presente, il potere appreso / e tramandato di vedere / ciò che è presente // e ciò che non lo è.
WENDELL BERRY, Aperture

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Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934 – Port Royal, Kentucky, 31 agosto 2026), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari, Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.


martedì 1 settembre 2026

Poesie per settembre XIII


L’arrivo di settembre si configura non come un semplice cambio di stagione, ma come un limbo crepuscolare, sospeso tra la vitalità residua dell'estate e l'inesorabile declino autunnale. Il poeta tedesco Peter Huchel coglie la natura in un momento di trasfigurazione fisica dove la luce solare cede il passo a una luna fredda e pallida. Georg Trakl, poeta austriaco, con il suo tratto espressionista e simbolista, trasforma la «sera di settembre» in una partitura di tensioni cromatiche ed emotive.

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FOTOGRAFIA © MARCELO VERFE/PEXELS

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PETER HUCHEL

SIBILLA DELL’ESTATE

Settembre getta via il favo
della luce, oltre i giardini rocciosi.
La sibilla dell'estate non vuole ancora morire.
Con il piede nella nebbia e la faccia rigida,
veglia il fuoco nel focolare frondoso;
gusci di mandorle, come urne a pezzi,
giacciono lì sparsi, su un duro sentiero erboso.
L’acqua ha inciso la lama pendente della canna.
I ragni viaggiano, i fili volano.
La sibilla dell'estate non vuole ancora morire.
Annoda i suoi capelli agli alberi.
In aperto marciume il fico partorisce.
E bianca e rotonda come un uovo di gufo
la luna brilla di notte sui rami pallidi.

(da Poesia, 339, -Luglio-Agosto 2018 - Traduzione di Paola Quadrelli)

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GEORG TRAKL

PAESAGGIO

Sera di settembre; tristi risuonano i cupi richiami dei pastori
Per il villaggio che s’imbruna; fuoco sprizza dalla fucina.
Potente s’impenna un cavallo nero; i capelli di giacinto della ragazza
Cercano l’ardore delle sue narici purpuree.
Piano raggela all’orlo il grido della cerva
E i gialli fiori d’autunno
Si chinano muti sul volto azzurro dello stagno.
In rossa fiamma si è consunto un albero; volano via con visi oscuri i pipistrelli.

 
(da Sebastian in sogno, 1915 - Traduzione di Ida Porena)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nel tuo cuore già cade / la pioggia che annuncia; / e settembre è questo freddo / dell'anima, piuttosto che del corpo.
JOSÉ MATEOS, Canzoni

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Peter Huchel, pseudonimo di Helmut Huchel (Berlino, 3 aprile 1903 – Staufen im Breisgau, 30 aprile 1981),  poeta e scrittore tedesco. Caporedattore della radio di Berlino Est e della rivista Sinn und Form; nel 1962 fu costretto a dimettersi. Lasciò la DDR nel 1971.  Descrisse scene di vita del popolo, che coniugò con una spiccata liricità.


Georg Trakl (Salisburgo, 3 febbraio 1887 – Cracovia, 3 novembre 1914), un poeta espressionista austriaco. Dai suoi versi visionari e lacerati promana uno sconsolato senso di solitudine, di decadenza, di estraneità, in un alternarsi di oscuri sentimenti di colpa e di speranze di redenzione.


lunedì 31 agosto 2026

La musica di cosa accade


SEAMUS HEANEY

CANZONE

Un sorbo come una ragazza col rossetto.
Fra la carrozzabile e la strada secondaria
ontani nella distanza umida e stillante
si stagliano nel sottobosco.

Ci sono i fiori di fosso del dialetto,
e i sempreverdi della tonalità perfetta
e il momento che l’uccello canta vicinissimo
alla musica di cosa accade.

(da Campo di lavoro, 1979 - Traduzione di Massimo Bacigalupo)

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Il poeta irlandese Seamus Heaney unisce la bellezza visiva degli alberi  e i suoni delle parlate locali per giungere alla conclusione che fu già del leggendario re-guerriero della mitologia irlandese Finn MacCool: quando gli venne chiesto quale fosse la musica più bella del mondo, rispose che la migliore in assoluto è semplicemente "the music of what happens",  la musica di ciò che accade, cioè il suono della vita di tutti i giorni.

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FOTOGRAFIA © DZENINA LUKAC/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il mio viaggio poetico nella selva del linguaggio è stato un viaggio in cui ogni punto di arrivo si è rivelato un gradino più che una destinazione.
SEAMUS HEANEY, Lettura per il Nobel

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Séamus Heaney (Castledawson, 13 aprile 1939 – Dublino, 30 agosto 2013), poeta irlandese, massimo rappresentante contemporaneo del rinascimento poetico irlandese. Ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1995 “per gli impianti di bellezza lirica e di profondità etica, che esaltano i miracoli giornalieri e la vita passata”.


domenica 30 agosto 2026

Fortunati questi passeri


ELDER SILVA

OPZIONE PASSERI

Come avvertiva il mio amico Juan Carlos,
in un paese senza gru,
non ha senso andare in giro a difendere la loro sopravvivenza
tra le specie del pianeta.
Né tantomeno cantare di usignoli, o di corvi,
o di quei famosi storni
che hanno popolato altre opere poetiche.
Neanche le cicogne vengono ai nostri campanili.
Fortunati questi passeri che beccano
le briciole dal mio tavolo d'estate.
Si prendono la briga
di scendere dalle grondaie delle case del vicinato
e ci ricordano, ancora una volta,
che anche l'amore e la poesia
hanno gambette fragili, come stuzzicadenti.

(da Pájaro qui tiembla, 2022)

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In poche parole, il poeta uruguaiano Elder Silva ci chiede di guardarci intorno, di osservare le piccole cose, di recuperare il nostro quotidiano e il suo essere locale, di comprendere la poesia attraverso ciò che ci è familiare, per quanto esili siano le sue zampette. Senza nulla togliere alle cicogne, agli storni, agli altri volatili che popolano la letteratura mondiale.

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FOTOGRAFIA © YAVUZ ENER GÜNGÖR/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ricordo che una volta, seduto vicino  alla stufa a Migues, Macedo mi disse che nel groviglio di poesia di questo  mondo, inserire un verso, uno solo,  uno solo , era sufficiente per sapere  che non era stato scritto invano.
ELDER SILVA

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SilvaElder Silva Rivero (Pueblo Lavalleja, 13 novembre 1955 – Montevideo, 29 agosto 2019), scrittore, giornalista e insegnante uruguaiano. Il suo esordio poetico avvenne nel 1982 con “Linee di fuoco”, cui seguirono negli anni “Quaderni agrari”, “Fotonovela”, “Il male delle assenze”, “Bar Bukowski”.


sabato 29 agosto 2026

Un unico volto


DORIS KAREVA

RIFLESSI, 3

E mille cieli si distendevano
tra di noi,
eppure
non c’era distanza.

Un unico volto
hanno i due
che parlano la lingua
di un’unica vita.

(da In sogno ho visto il mondo, Bompiani, 2024 - Traduzione di Daniele Monticelli)

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Che strano è immaginare /dove finisce un corpo e inizia l’altro, / intreccia i fili dell’infinito l’immaginazione”: la poetessa estone Doris Kareva ci porta a riflettere sulla distanza che esiste tra gli amanti, reale certo, misurabile, ma in realtà inesistente se l’amore è vero.

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FOTOGRAFIA © GORDON PLANT/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

E Ti amo  / perché Ti amo. // A che scopo incontrarci? / Sei per me come l’aria. // Ovunque presente.
DORIS KAREVA, In sogno ho visto il mondo

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Doris Kareva (Tallinn, 28 novembre 1958), poetessa, traduttrice ed editrice estone. La sua poesia è caratterizzata da un’assoluta aderenza alla forma e da una scelta minimale delle parole.  Molti dei suoi testi, alcuni pensati direttamente per il palcoscenico, sono stati portati in scena in tutta Europa.


venerdì 28 agosto 2026

Per la discenderia


LUCIO MARIANI

FINE D'AGOSTO

Per la discenderia, le lucertole nuove
sfrecciano incontro al traguardo dei covi
d’occasione, senza paura sfilano di fronte
ai cappelli di paglia che avanzano
ballando lentamente incontro al mare
nudo e difeso dalle alabarde dei cipressi nani.
Ora che il leone morente ha decimato
delle barche feriali la linea d’orizzonte
tutto ci viene reso senza chiedere
e le mani s’offendono d’azzurro.

(da Il sandalo d'Empedocle, Crocetti, 2005)

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Lucio Mariani evoca i piccoli movimenti e le atmosfere tipiche del passaggio stagionale in una località di mare quando l'estate è ormai al suo finire: se la natura provvede al futuro con i nuovi nati e il mare resiste imperterrito alla calura, sono diminuite invece le presenze di turisti.

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FOTOGRAFIA © NATALIA SEVRUK/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Fai che per te io sia l'estate / anche quando saran fuggiti i giorni estivi.
EMILY DICKINSON, Poesie

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Lucio Mariani (Roma, 1936 – 16 ottobre 2016). Poeta e saggista italiano. Il suo linguaggio espressivo – spesso arditamente innovativo – riflette sulla condizione umana e recupera il valore perenne del mito attraverso una poesia che scuote, sovverte i concetti, disorienta le certezze.


giovedì 27 agosto 2026

Il giardino che nessuno coltiva


BIAGIO MARIN

TU GERI L'ORTO CHE NISSUN CULTIVA

Tu geri l’orto che nissun cultiva,
co’ la ruosa là sora la spinada,
co’ la fontana scónta d’aquaviva.

Me son vignúo de note a luna bianca
e ’vemo visto l’alba e la rosada
e la stela a ponente câge stanca.

Tu eri il giardino che nessuno coltiva, 
con la rosa là sopra la siepe spinosa, 
con la fontana nascosta d'acqua viva.

Io sono venuto di notte a luna bianca 
e abbiamo visto l'alba e la rugiada
e la stella a ponente cadere stanca

(da Poesie, Garzanti, 1981)

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La ragazza che nessuno corteggia - magari un po' chiusa e scontrosa, magari solamente timida. Eppure è quella che vale la pena di frequentare, in questi versi in dialetto gradese del poeta Biagio Marin, quella che sotto la scorza spinosa nasconde una lucente interiorità.

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FOTOGRAFIA © ANGEL CRISTI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Celeste fu la fiamma che m'accese: / ché di quelle, che in ciel movon la luna, /| una angelica forma il cor mi prese.
CHARITEO, Rime

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Biagio Marin (Grado, 29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985), poeta e scrittore italiano. La sua poetica si è sempre mantenuta, con l'eccezione di Acqua marina scritta in italiano, fedele al dialetto gradese, capace di raccontare i dolori dell'esistenza, le gioie e gli amori e le memorie del passato con una sua verità morale e religiosa.  


mercoledì 26 agosto 2026

I bottoni della giacca


GHIANNIS RITSOS

LE COSE ELEMENTARI

In modo maldestro, con ago grosso, con filo grosso,
si attacca i bottoni della giacca. Parla da solo:
Hai mangiato il tuo pane? hai dormito tranquillo?
hai potuto parlare? tendere la mano?
ti sei ricordato di guardare dalla finestra?
hai sorriso al bussare della porta?
Se la morte c’è sempre, è la seconda.
La libertà sempre è la prima.

(da Il funambolo e la luna, Crocetti, 2005 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Il poeta greco Ghiannis Ritsos esalta la tranquilla quotidianità, la grandezza dei gesti più umili o insignificanti, quelli che fanno parte della dignità umana e della sopravvivenza, e che passano spesso inosservati. Di fronte alle oppressioni e alle sofferenze, è quella quotidianità a essere segno di resistenza.

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FOTOGRAFIA © KRISTINA CHUPRINA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Dietro cose semplici mi nascondo, perché mi troviate.
GHIANNIS RITSOS, Poesie II

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Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


martedì 25 agosto 2026

Una luce che canta


DYLAN THOMAS

NELLA MIA ARTE SCONTROSA O MESTIERE

Nella mia arte scontrosa o mestiere
Praticata nel silenzio notturno
Quando soltanto la luna infuria
E gli amanti giacciono nel letto
Con tutti i loro affanni tra le braccia,
Io mi affatico a una luce che canta
Non per pane o per ambizione
O per pavoneggiarmi e vender fascino
Sui palcoscenici d’avorio,
Ma per il comune salario
Del loro piú intimo cuore.

Non per il superbo che s’apparta
Dalla luna che infuria io scrivo
Su queste pagine di spuma
Né per i morti che torreggiano
Con i loro usignoli e i loro salmi,
Ma per gli amanti, per le loro braccia
Attorno alle angosce dei secoli,
Che non pagano lodi né salario
E non si curano del mio mestiere o arte.

(da Poesie, Einaudi, 2002 - Traduzione di Ariodante Marianni)

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Dylan Thomas analizza la fatica e la natura malinconica del processo creativo: non nasce da una gioia leggera o da un entusiasmo passeggero, ma rappresenta un impulso quasi mistico e talvolta frustrante, un flusso oscuro che costringe il poeta a lavorare in uno stato di isolamento forzato. Il poeta gallese dichiara apertamente di non cercare la fama, i soldi o il plauso del pubblico sui palchi importanti; rifiuta anche di scrivere per i superbi o per compiacere la memoria dei grandi poeti del passato. Il suo vero pubblico sono gli innamorati, che  stringono tra le braccia i dolori del mondo e l'unica ricompensa che il poeta desidera è toccare il loro cuore segreto.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il mio metodo dialettico, così come io lo intendo, è un costante ergersi e crollare delle immagini che si sprigionano dal germe centrale, che è esso stesso distruttivo e costruttivo allo stesso tempo… Dall’inevitabile conflitto delle immagini cerco di concludere quella pace momentanea che è la poesia.
DYLAN THOMAS, Ritratto del poeta attraverso le lettere

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Dylan Marlais Thomas (Swansea, 27 ottobre 1914 – New York, 9 novembre 1953), poeta gallese. Surrealismo, simbolismo, neoromanticismo, modernismo risultano variegati nel suo corpus poetico senza però risaltare in quel suo modo di scrivere oscuro in cui morte, natura e amore si mescolano in un gioco di analogie e associazioni talora labirintiche e apertamente visionarie.


lunedì 24 agosto 2026

Dormo il mio amore


GONZALO ROJAS

PARAFRASI

Dormo il mio amore – palissandro, dormo
la mia nuda esiliata, col cristallo
d’una tela sul corpo;
a una puledra
faraonico olezzo, la raffronto
per le gambe slanciate del suo volo,
simili a uccelli le caviglie, senza
altri duri fermagli che i diamanti
aria sublime, rapidi i due baci
degli zoccoli snelli;
a una puledra
faraonicamente profumata.

(da Oscuro, 1977 - Traduzione di Cristina Sparagana)

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Il poeta cileno Gonzalo Rojas esegue una raffinata e sensuale riscrittura in chiave moderna del biblico Cantico dei Cantici: "A cavalla tra i carri del Faraone ti ho paragonata, amica mia", fondendo l'eros sacro e corporeo con il tema della memoria e dell'esilio - dopo il colpo di stato di Pinochet del 1973 rimase lontano dal Cile per vent'anni, rifugiandosi in Germania, Venezuela, Spagna e Stati Uniti.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Cosa si cerca, cosa si trova, / che cosa è questo: amore? La donna con la sua voragine, le sue rose, /  i suoi vulcani / o questo sole infiammato che è il mio sangue furioso / quando entro in lei fino alle ultime radici?
GONZALO ROJAS, Che si ama quando si ama?

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gonzalo_rojasGonzalo Rojas Pizarro (Lebu, 20 dicembre 1917 – Santiago del Cile, 25 aprile 2011), poeta cileno, fu professore universitario a Concepción, ottenendo anche diversi incarichi diplomatici. In seguito al golpe di Augusto Pinochet si rifugiò nella Germania Est e, più tardi, a Caracas, dove insegnò fino al rientro in patria, nel 1980.


domenica 23 agosto 2026

Questo nostro amore


WISŁAWA SZYMBORSKA

COME SARÀ?

Come sarà, buono o cattivo,
questo nostro amore?
Cosa ci prenderà e cosa ci darà?
Chi finirà per ferire?
Neppure lui ancora sa
che uccello lo porterà in volo.

Se una colomba,
oppure un corvo
farà cadere una piuma sulla soglia.
E quanto durerà? Una o due settimane?
Quante primavere, quanti inverni?
Chissà che invece non resti con noi
fino all’ultima notte e giorno?

Neppure lui ancora sa
che uccello lo porterà in volo.
Che ala ci farà ombra,
che artiglio segnerà il tempo,
neppure lui ancora sa,
ci vede,
ci sente,
è esitante.

(da Racconto antico, Adelphi, 2026 - Traduzione di Andrea Ceccherelli)

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Tra gli inediti di Wisława Szymborska, Premio Nobel 1996, c’è questa poesia, recentemente edita con altri scritti da Adelphi: la poetessa polacca riflette sull’inizio di una storia d’amore, si chiede come si svilupperà, se avrà un futuro. Ma dai prodromi naturalmente non si può indovinare.

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FOTOGRAFIA © MAVLUDA TASHBAEVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


sabato 22 agosto 2026

Senza poterla raggiungere


NÂZIM HIKMET

LA TUA ANIMA È UN FIUME, MIO AMORE

La tua anima è un fiume, mio amore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana senza poterla raggiungere
senza raggiungere il sonno dei salici piangenti
la quiete dei larghi archi di ponte
dell’erbe acquatiche dell’anatre dalla testa verde
senza raggiungere la dolcezza triste delle superfici piane
senza raggiungere i campi di grano al chiaro di luna
scorre verso la piana
scorre in alto tra le montagne
tirandosi dietro le nubi che si fondono e si separano
portandosi di notte le grosse stelle
le stelle delle cime delle montagne
il sole azzurro delle nevi delle montagne
scorre schiumeggiando mescolando nel fondo
le pietre nere con quelle bianche
scorre coi suoi pesci che nuotano contro corrente
vigili nelle curve
s’inabissa e s’inalbera
pazza del proprio fragore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana inseguendola
senza poterla raggiungere.

(da Poesie d'amore, Mondadori, 2006 -Traduzione di Joyce Lussu)

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Nâzım Hikmet paragona l'anima della donna amata a un fiume impetuoso e limpido che scorre esuberante tra le montagne verso la pianura, in costante movimento ma senza mai raggiungere la quiete, quella pianura serena: il poeta turco descrive così, con questa metafora, la natura profonda, inquieta e vitale del desiderio e la tensione irrequieta e perpetua del cuore umano.

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FOTOGRAFIA © OLEKSANDR LUTSENKO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Che tutti i beni terrestri / ti diano gioia / che l'ombra e il chiaro / ti diano gioia / ma che soprattutto l'uomo / ti dia gioia.
NÂZIM HIKMET, Poesie

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Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna. Considerato sovversivo dal regime, scontò 17 anni di carcere prima dell’esilio nei paesi dell’est europeo.


venerdì 21 agosto 2026

Una felicità meno falsa


CHARIS VLAVIANÒS

I TULIPANI DI SPINOZA

Per te

“Quando finalmente splenderà la luna
non avremo bisogno di altri paradisi,
di antiche melodie,
di arpe o appassionati strumenti a fiato.

Desideriamo una felicità meno falsa questa sera,
fiori rossi e gialli veri
che si possa
aspirarne il profumo,
anche quando vuole il buio.

Vieni. Lascia che le parole
si cullino indolenti
nel prato della fantasia,
che il tuo corpo nel mio
spiumi selvaggiamente a uno a uno
i petali di questa notte”.

(da Poesia, 208 - Settembre 2006 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Spinoza, noto per aver legato la sua filosofia alla natura, all'immanenza e alla ricerca di una gioia reale che liberi l'uomo dalle passioni tristi, ispira il desiderio d'amore del poeta greco Charis Vlavianòs: autentico, vissuto pienamente in contrapposizione a paradisi illusori o consolazioni astratte — come metafora di una felicità tangibile e terrena.

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FOTOGRAFIA © UGUR HAMZAYEV/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il momento in cui l'immaginazione, / libera dalla sensazione del bianco ardente, / verticalmente si leva nel cielo.
CHARIS VLAVIANÒS

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Charis Vlavianòs (Roma, 1957), poeta greco. Ha pubblicato dieci raccolte di poesie, l'ultima delle quali è Sonetti della disperazione. Ha pubblicato anche una raccolta di pensieri e aforismi sulla poesia e sulla poetica intitolata L'altro posto (1994) e un libro di saggi intitolato, La poesia conta?: Pensieri sull'inutilità di un'arte (2007), nonché un libro con haiku.


giovedì 20 agosto 2026

Alla vista del lago


RAINER MALKOWSKI

UNA GIORNATA PER IMPRESSIONISTI

Anche dopo tre settimane
nessuna traccia di noia
alla vista del lago.

L'acqua lambisce la riva
con appetito insaziabile.

Una giornata per impressionisti,
forse un po' ventosa.

Il vecchio sulla panchina
tiene stretta la pagina svolazzante del suo libro.

Non ha saltato nulla.
Ogni parola è quella cercata.

Una campana scandisce il mezzogiorno
con calma e risolutezza nell'azzurro.

(da Una giornata per impressionisti e altre poesie, 1994)

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L'Impressionismo è il movimento artistico che movimento artistico che coglie l'attimo della realtà con pennellate veloci e attenzione alla luce - basti pensare ai dipinti di Monet. Il poeta tedesco Rainer Malkowski, teorico della "percezione dell'evento" come ispirazione poetica non può che esserne ammirato: cattura l'atmosfera sulla riva di un lago, afferrandone la luce, il movimento e la transitorietà.

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CLAUDE MONET, "RIVE DELLA SENNA, VÉTHEUIL"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Le cose semplici possono essere leggere come piume – eppure hanno, quando riescono, il peso del mondo.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


mercoledì 19 agosto 2026

Centenario di Małgorzata Hillar


La poetica di Małgorzata  Hillar, poetessa polacca di cui ricorre oggi il centenario della nascita, si contraddistingue per la semplicità delle forme, l'intimità, la descrizione concreta delle sensazioni e una forte attenzione alle esperienze sensoriali. La sua è una poesia del quotidiano, lontana da orpelli barocchi e rime pretenziose: scritta con frasi brevi, un linguaggio colloquiale e una struttura trasparente, riesce a mettere in risalto la precisione emotiva: ogni parola è pesata per colpire direttamente il lettore, senza filtri intellettualistici.

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RICERCA

In una giornata pervasa
dall'odore del fieno,
cerco il sapore
delle tue labbra

Sfioro con le labbra
le foglie dei girasoli
e il muro freddo
color miele.

E quando arriva la notte
lo bevo da sola,
con le labbra appesantite dalla sete
come fragole mature.

(da La brocca d'argilla, 1957)

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TORCE ELETTRICHE

Pensavo che
le tue parole fossero
fatte di velluto e fuoco,

ma erano fatte
di carta colorata.

Pensavo che
i tuoi occhi
fossero fiamme,

ma erano solo
torce elettriche
che ti guidavano nella notte.

(da Una richiesta alla madre, 1959)

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Un'altra poesia di Małgorzata Hillar sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Dici che / le parole non possono esprimere nulla. //  Ti guardo / con tristezza. //  Conosco parole che dilatano le pupille come l'atropina, / e cambiano il colore del mondo.
MAŁGORZATA HILLAR. La brocca d'argilla

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Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente. La sua è poesia del quotidiano, che spicca per semplicità di forma e attenzione al sentimento.


martedì 18 agosto 2026

Due persone comuni


TITOS PATRIKIOS

TEMPO ASSEDIATO

Credevamo di conoscerci bene.
Ma quando i nostri stanchi vestiti
cominciarono a cadere
senza pretesti né scambi di ardore
e restarono i nostri corpi spontanei
apparve chiaro quanto fosse lunga la strada,
come il nostro tempo fosse assediato,
e noi, due persone comuni,
inaccessibili quasi
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(da La resistenza dei fatti, Crocetti, 2007 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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"Novelli Don Chisciotte del mondo / muovemmo alla sua dura conquista / ma la corazza aspettava intatta il quando / finché si stancò di attendere la nostra gloria": scrive il poeta greco Titos Patrikios. Ma il nostro nemico non sono i mulini a vento della Mancia, bensì il tempo che preme, intrappola e assedia l'esistenza umana, le relazioni e i ricordi e ci costringe a costruirci corazze di maschere e pretesti.

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JACK VETTRIANO, "NOTTE IN CITTÀ”

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Del tuo passaggio quello ch’è rimasto / poco alla volta lo livella il tempo / come un ciottolo il fiume.
TITOS PATRIKIOS, La resistenza dei fatti

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Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928), scrittore e poeta greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull’isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l’esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia.


lunedì 17 agosto 2026

Non siamo una religione


NIKOLA MADŽIROV

LUCE E POLVERE

Nello spazio fra
le quattro stagioni ti troverò,
quando si portano a passeggio i bambini
e le anime sono rese
come piatti sporchi
in una mensa operaia.

Non siamo una religione
e nessuno crede nelle
nostre sacre scritture.

I nostri sguardi si nascondono
fra le pieghe delle tende
che fanno filtrare le preghiere d’altri
e la luce cadente.

Si toccheranno i nostri angeli
quando ci abbracciamo
nell’oscurità, qualcuno accenderà una candela
per proclamare un regno?

Siamo la luce di un fiammifero bruciato
che al toccarlo
diviene polvere.

(da Poesia, 290, Febbraio 2014 - Traduzione di Piero Salabè)

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L'opera di Nikola Madžirov, poeta della Macedonia del Nord, è profondamente influenzata dalla sua storia personale: nato in una famiglia di rifugiati delle guerre balcaniche, descrive spesso se stesso come "un discendente di rifugiati e un erede di case temporanee". Questa perenne condizione di transitorietà si riflette nitidamente in questi versi, che esplorano la vulnerabilità delle relazioni umane, la precarietà e l'assenza di radici fisse e in cui il sacro degrada nel quotidiano condividendone tutte le incertezze.

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FOTOGRAFIA © HUYNH MAU

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nell'abbraccio all'angolo riconoscerai / qualcuno che se ne sta andando da qualche parte. È sempre così. / Vivo tra due verità / come una luce al neon che trema in / una sala vuota.
NIKOLA MADŽIROV, Pietra spostata

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Nikola Madžirov (Strumica, 27 maggio 1973), poeta, saggista e traduttore macedone. È coordinatore internazionale per Lyrikline, Haus für Poesie di Berlino. Ha vinto il premio Studentski Zbor per il miglior debutto in Macedonia e successivamente il premio DJS per il contributo alla poesia internazionale in Cina.


domenica 16 agosto 2026

La ventilata sera


MARIO LUZI

DI SÉ VOLEVA DIRMI

Di sé voleva dirmi
lei,
la ventilata sera,
mi spirava
in viso da tutti i gelsomini,
mi cercava, era insistente
e caldo
il suo tormentoso avvolgimento.
Mi voleva suo,
alla sua lingua
attento, ai suoi sussurri,
arreso
alla sua dolcissima profferta.
Di sé voleva dirmi,
a nome di altri però ablava,
la stringeva
il mondo,
la sua vicissitudine,
la sua necessità
volevano
ore suo esser presenti
e in grazia.

(da Dottrina dell'estremo principiante, Garzanti, 2004)

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La sera si comporta come una presenza viva, sensuale e desiderosa di comunicare un segreto intimo attraverso il profumo dei gelsomini e il vento. Sembra prendere da parte Mario Luzi per metterlo a parte di una dimensione universale e corale, per farsi portavoce del mondo intero.

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FOTOGRAFIA © ANTOINE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il sole ormai raccoglie le sue luci / sulla soglia del cielo, a poco a poco / n'esce ed ancora il vento non ha requie.
MARIO LUZI, Onore del vero

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Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


sabato 15 agosto 2026

Spettri della calura


VITTORIO SERENI

NELL’ESTATE PADANA

Campitello Eremo Sustinente
luoghi di fascini discreti
moltiplicanti l’orizzonte dei borghi
a passeggiate fuori porta
di sguardi e parole all’orecchio
tra gente incappottata ai primi
geli alle prime nebbie
a un sole timido in un passo d’addio

oggi nomi di spettri della calura
per campagne allucinate e afone
dove un amore dorme
acqua sognante acqua
a tutta quella sete.

(da Stella variabile, Garzanti, 1981)

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La natura che alletta e dissuade. La bellezza onnipresente e imprendibile” scrive riguardo a Stella Variabile il poeta Vittorio Sereni. Quei nomi di paesi del Mantovano usati come incipit evocano ricordi di gite primaverili e di nebbie autunnali. Ma nel cuore dell’estate padana quella memoria malinconica si trasforma nella desolata e afosa realtà dell’oggi, nel vuoto e nella sete di un caldo agosto.


IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Solo vera è l'estate e questa sua / luce che vi livella.
VITTORIO SERENI, Diario d’Algeria

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Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.


venerdì 14 agosto 2026

Del nome di poeta


BLANCA SARASUA

DOVRANNO ACCETTARCI

"Mi vergogno persino del nome
'poeta'"
- Manuel Mantero

Anch’io, Manuel, mi vergogno
del nome di poeta.

Mi dicono che non è una cosa seria,
che non è qualcosa in cui ci si può destreggiare.
Che non odora di lavoro
questo sudore così vecchio
che ruba brandelli di parole
dalla botola del linguaggio,

Dall'altro lato del vetro,
con il suo valore aggiunto al seguito,
il carillon commerciale di una banca,
distante, eternamente serio.
Strade con le loro vene sclerotiche,
senza scorciatoie proprie,
che evocano un'opposizione alla monotonia.

Vedi, Manuel,
poiché siamo distanti,
molto lontani dalle loro cose
e ai margini del loro tempo,
poiché siamo le lettere minuscole del giornale,
un breviario di voci
mormoranti
punta il dito contro di noi.

Ma scaglia la tua spada contro il mare,
continuate a gridare parole contro di loro.

E se la tua brezza si allontana,
perché non sa
come penetrarli,
cerca un vento d'acciaio,
identìficati come poeta.

Perché un giorno dovranno accettarci,
anche se l'asse terrestre
ruotasse all'indietro
e fosse in una sorta di fionda.

(da Attico per due, 1989)

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È una profonda affermazione di identità, un’orgogliosa rivendicazione dell'arte della scrittura quella della poetessa basca Blanca Sarasua. Ma va anche oltre: è un invito alla resistenza contro il rifiuto sociale o l'incomprensione di coloro che considerano la poesia qualcosa di estraneo alla vita pratica.

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CHRISTIAN SCHLOE, "IL GENTILUOMO"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

In questo mondo materialista in cui viviamo, la poesia è per una minoranza.
BLANCA SARASUA, Noticias de Álava, 24 novembre 2025

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Blanca Sarasua Muñoz (Bilbao, 2 novembre 1939), scrittrice e poetessa spagnola. Usa un linguaggio ricco ma semplice e la sua poesia è caratterizzata dall'assenza di rime. Crede nella bellezza dei versi liberi ma ritiene che bisogni andare oltre l'estetica. Rivendica la profondità della poesia e la necessità di tornare ai classici come fonte di valori eterni.


giovedì 13 agosto 2026

Vicente Quirarte


La poetica di Vicente Quirarte, scrittore messicano scomparso l’11 agosto all’età di 72 anni, si definisce come una difesa dell'arte di “scrivere con tutto il corpo”: la creazione letteraria viene vissuta come un'esperienza fisica, eroica e vitale. Per Quirarte, la poesia non è un semplice esercizio da scrivania; è uno spazio di battaglia quotidiana in cui coesistono la storia del Messico, l'amore, la vita urbana e un dialogo costante con la tradizione letteraria.

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FOTOGRAFIA © URIEL SANTIAGO VELASCO

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UNA DONNA E UN UOMO

Una donna e un uomo possono, ad esempio,
entrare in un albergo (quel tempio nascosto
che appare quando viene chiamato)
e fare l'amore in pieno giorno.

Ma una donna e un uomo devono prima
andare al cinema, anche se non capiscono mai
cosa succede sullo schermo,
e lui vede la peluria sulla guancia di lei,
e lei preme la mano contro la coscia di lui quando ha paura.

Oppure una donna e un uomo possono
fare una passeggiata, e la sua mano sembra
un'estensione della sua vita,
e allora il ritmo
della sua camminata si fa più pronunciato,
perché è solo come
una nave che solca l'alto mare
alle soglie della primavera.

O pagare il caffè ormai freddo quando i loro occhi
e le loro mani hanno detto sì mille volte.
E poi, senza toccarsi, fare o dire nulla,
una donna e un uomo possono finalmente
entrare in un albergo e donarsi l'uno all'altra,
lasciando la finestra aperta per far entrare
la brezza tiepida dai parchi,
il mormorio di chi esce dal cinema,
il tintinnio dei campanelli contro le tazze,
la voce flebile che dice "così".

(da Fra Filippo Lippi: Canzoniere di Lucrezia Buti, 1982)

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TRE POESIE DI CARRARA, II

(Mezzogiorno)

Prima, c'è una sete di labbra rivolte verso l'esterno,
un'apertura di palpebre gonfie
di tutta la sabbia del mare e del sole alto.
C'è un incantesimo di schiuma tremante,
un canto lontano di un bambino annegato,
di marmo in attesa di essere ferito.

Porto tra i giorni
il memoriale della tua pelle,
un diario di bordo in ore empie,
senza un marinaio capace di finirlo,
senza un'isola su cui placare la sete dei navigatori
stanchi di esaurire i loro baci
sulla pelle blu del mare e la sua menzogna.

Di fronte al Tirreno, abbiamo bevuto vino bianco
e la sabbia e il sole e quel desiderio
contenuto e sereno come il marmo
dove batte un sangue più eterno.

La violenza è iniziata con le tue parole:
"Non indosso niente sotto il vestito".
Il tocco del tuo corpo con il mio,
il mattino presto, il freddo, ti amo così tanto,
sono storie già raccontate da altri.

(da Fra Filippo Lippi: Canzoniere di Lucrezia Buti, 1982)

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Altre poesie di Vicente Quirarte sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La poesia è come la peste: non si può sfuggirle. O – per usare un'analogia meno ripugnante – è come l'amore; Quando l'amore arriva, o desidera arrivare, arriva, prima o poi.
VICENTE QUIRARTE, Círculo de Poesia, 16 maggio 2005

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Vicente Quirarte Castañeda (Città del Messico, 19 luglio 1954 – 11 agosto 2026), poeta, saggista e scrittore messicano, autore di opere in vari generi letterari, come drammaturgia, poesia e letteratura fantastica. Presso l’Università Nazionale Autonoma del Messico ha lavorato come professore, ricercatore e coordinatore di workshop. Tra i suoi temi la storia del Messico, l'amore e la vita quotidiana.


mercoledì 12 agosto 2026

La pioggia delle stelle


DORIS KAREVA

LA PIOGGIA DELLE STELLE INFITTISCE

La pioggia delle stelle infittisce

Qualcuna si impiglia sul petto
e riluce misteriosa.

La barca bordeggia sulle acque agitate.

Quand’è stata l’ultima volta che hai disegnato
sulla sabbia bagnata una parola
viva?

(da In sogno ho visto il mondo, Bompiani, 2024 - Traduzione di Daniele Monticelli)

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Un misticismo delicato, fragile ma al contempo profondo, che collega il cosmo al mondo interiore e ai sentimenti: la poetessa estone Doris Kareva ricrea testi che sembrano quasi un oracolo. Sono parole che è facile meditare in queste sere in cui le Perseidi attraversano il cielo.

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FOTOGRAFIA © LOLA RUSSIAN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Pare che giunga l’ora / in cui occorre / riconoscere qualcosa, / cambiare qualcosa, anzitutto in se stessi, / fare qualcosa, / affinché sulla terra diventi più chiaro.
DORIS KAREVA, In sogno ho visto il mondo

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Doris Kareva (Tallinn, 28 novembre 1958), poetessa, traduttrice ed editrice estone. La sua poesia è caratterizzata da un’assoluta aderenza alla forma e da una scelta minimale delle parole.  Molti dei suoi testi, alcuni pensati direttamente per il palcoscenico, sono stati portati in scena in tutta Europa.


martedì 11 agosto 2026

Nel nostro spazio


LES MURRAY

FANTASCIENZA

Posso
viaggiare più veloce della luce,
e così puoi fare anche tu,
alla velocità del pensiero;
obiezione:
i nostri fumetti di pensiero
acquisiscono
uno strato invisibile all'arrivo;
nessuno laggiù ci vede;
scendere è impossibile
per essere reali o presenti;
telefoni e videotelefoni
sono quasi peggio;
restiamo immobili
nel nostro spazio,
scherzando e chiacchierando
con chi raggiungiamo,
ma non possiamo mai toccare
il nulla che ci tormenta;
quanto è bello, terrificante
e solitario tutto questo.

(da Più alto da sdraiato, 2010)

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La fantascienza, il viaggio interstellare e la tecnologia futuristica sono usati dal poeta australiano Les Murray, spesso polemico con la modernità e l'urbanesimo, come metafora per mettere in risalto la solitudine, i limiti del pensiero umano e l'alienazione causata dalle comunicazioni moderne. Non è quindi una visione del domani la fantascienza di Murray, ma uno specchio delle ansie e dell'isolamento del presente.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Le religioni sono grandi poesie lente, mentre la maggior parte delle poesie sono religioni brevi e veloci.
LES MURRAY, Una foresta che lavora

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Leslie Allan Murray, detto Les (Nabiac, 17 ottobre 1938 – Taree, 29 aprile 2019), poeta e scrittore australiano. Profondamente legato al dialetto australiano e alla linfa vitale e al ritmo del mondo rurale che evoca, crea una musica linguistica ricca e fertile che segue non solo le correnti della vita umana, ma anche il mondo della natura nel senso più ampio in cui tale vita è inserita.