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venerdì 16 ottobre 2026

Piccola donna coraggiosa


EEVA KILPI

PRIMA DI ADDORMENTARMI

Prima di addormentarmi, penso:
domani riscalderò la sauna,
mi coccolerò,
camminerò, nuoterò, mi laverò,
mi inviterò al tè della sera,
mi parlerò gentile e ammirata, lodandomi:
piccola donna coraggiosa,
io credo in te.
 

(da Una canzone d’amore e altre poesie, 1972)

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Autocompassione, gentilezza e cura di sé: la poetessa finlandese Eeva Kilpi scrive una sorta di sintetico manuale sull'esigenza dell'accettazione di sé. Ci ricorda che possiamo riservare a noi stessi la stessa tenerezza e cura che riserveremmo alla persona amata: da questo piacere concreto sorge la fiducia in sé, la sicurezza e la forza per affrontare una nuova giornata.

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CARL VILHELM HOLSØE, "DONNA ADDORMENTATA"
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   LA FRASE DEL GIORNO   

Quando la solitudine non viene turbata, / non c'è più sofferenza.
EEVA KILPI, Cordiali saluti

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Eeva Karin Kilpi nata Salo (Hiitola, Carelia finlandese, oggi Russia, 18 febbraio 1928 – Espoo, 27 giugno 2026), scrittrice, poetessa e attivista femminista finlandese. La sua poesia è caratterizzata da un un’ironia di fondo e tratta i temi dell’esilio, delle relazioni umane e della natura.


giovedì 15 ottobre 2026

Costruttori degli amori aspri


KONSTANTINOS TSATSOS

NOI COSTRUTTORI

Noi, costruttori degli amori muti dei duri,
non cerchiamo un bacio, non cerchiamo una risata;
per i chiodi che sanguinavano alle estremità delle croci,
solleviamo un Vangelo carico di comandamenti.

Siamo stanchi della dolcezza delle ore tranquille,
aprile è alle nostre spalle, abbiamo lasciato il porto
e ci siamo riversati tra le onde, un fardello di rovine,
la vita che la vita ci aveva amorevolmente donato.

Lontano dalla terra, vaghiamo sulle pianure degli oceani...
E di notte, il silenzio della solitudine rimane,
per noi, costruttori degli amori aspri dei muti,
ma c’è una luce, la luce intangibile, lontana, che non muore mai.

(da Le poesie, 1973)

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Costruttori di amori aspri: quanti ce ne sono che non riescono a trovare la via piana, ma navigano all'avventura senza mai trovare il porto, affrontando naufragi e relitti, inquieti non solo nell'amore ma anche nella vita stessa. Come il poeta greco Konstantinos Tsatsos.

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ROB GONSALVES, "CERCANDO IL MARE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Sappi / che l'amore ti guarda / attraverso due occhi familiari e premurosi, / e che anche se cala la notte, quegli occhi / rimarranno sempre lì , immutabili e spalancati, a guardarti.
KONSTANTINOS TSATSOS, Le poesie

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Konstantinos Tsatsos (Atene, 1º luglio 1899 – 8 ottobre 1987), poeta e politico greco. Presidente della Repubblica Ellenica dal 1975 al 1980.  La sua poetica applica la profonda formazione filosofica di stampo idealista alla creazione letteraria, concependo l'arte poetica come una via di accesso alle idee eterne e al valore spirituale.


mercoledì 14 ottobre 2026

Arcangelo mio d’ombra


CLARA JANÉS

TRA LE MUTE RADICI

Tra le mute radici
che sostentano il bosco,
arcangelo mio d’ombra,
nell’insistente quiete
sotterranea,
apriamo rose d’amore,
trasudiamo il vino
dell’uva unica,
dolce sole della genesi
perenne,
che le nostre labbra
invitano a godere
dal clamore
dell’umida erba
che ci protegge.

(da Arcangelo d’ombra, Crocetti, 2010 – Traduzione di Annelisa Addolorato)


La poetessa spagnola Clara Janés esplora spesso il rapporto tra il visibile e l'invisibile, la natura e l'amore alla ricerca dell'assoluto: qui dipinge un’atmosfera in cui risalta il legame profondo, intimo e tellurico tra due amanti, immersi in una dimensione primordiale e silenziosa della natura.

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FOTOGRAFIA © JONATHAN BORBA/PEXELS
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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il mio amore folle si fa più profondo / nelle terre desolate, / fa crescere il fiore su di loro / che dura solo un istante.
CLARA JANÉS, Diván dell’opale di fuoco

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Clara Janés Nadal (Barcellona, 6 novembre 1940), scrittrice, poetessa e traduttrice spagnola. Inserita nel gruppo dei “Novisimos”, ha un suo stile particolare che media  tra la cultura occidentale e quella orientale.


martedì 13 ottobre 2026

Naufraghi spensierati


LUIGI CAPELLI

SERA AL LIDO

E ancora un’altra sera
naufraghi spensierati a questa riva
il fiotto ci solleva
dove il lago finisce
in una nera pozza di silenzio
 
Domani scioglieremo
dall’ormeggio in barca ancora e il gesto
sarà senza un sussulto,
senza un fremito d’ansia, sarà ancora
il gesto di chi sa
che è per celia, che a sera
senza avere passato il promontorio
rivolgerà la prua
a questa buía pista di cemento
dove si aspetta il vento
bevendo birra amara senza sete.

 
(da Perché alla vita, Cappelli, 1958)

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Luigi Capelli è un poeta italiano praticamente sconosciuto, attivo soprattutto negli anni '50 e '60. Qui dipinge un'immagine malinconica ed evocativa, un momento di quiete vissuto dopo il lavoro: le onde sciabordano a e il lago si spegne nel buio, ma già sorge la leopardiana attesa di rimettere in acqua la barca l'indomani.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPERFLARE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Sola cosa sicura / (per averla esperita) / questa: essere una dura / fatica senza senso / né compenso la vita.
LUIGI CAPELLI, L'assurdo della vita

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Luigi Capelli (Lecco, 1914 - Varese, 2002), poeta italiano. Collaboratore di riviste letterarie, fu lettore per Mondadori. La sua poetica è una meditazione amara sul senso della vita, un costante colloquio con se stesso, un interrogarsi sul fine ultimo dell’esistenza.


lunedì 12 ottobre 2026

Un ordine matematico


NIKIFÒROS VRETTÀKOS

NUMERI MUSICALI

Senza un ordine matematico, nulla
può reggersi: né un cielo stellato,
né una rosa. E tanto meno una poesia.
E per fortuna il destino mi ha reso
esperto di numeri musicali,
appendendo un raggio in più all'astro del giorno
davanti ai miei occhi;
e, facendo delle mie ginocchia un tavolo,
io lavoro — come se dovessi plasmare
un cielo stellato, o una rosa.

(da Girasole della sera, 1976)

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Il poeta greco Nikifòros Vrettàkos ravvisa un rapporto tra poesia, armonia universale, ordine matematico e creazione poetica: ogni cosa necessita di una geometria e di un equilibrio più profondi per esistere e, "facendo delle ginocchia un tavolo" mette in luce la semplicità, l'umiltà e l'assoluta dedizione all'opera creativa.

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IMMAGINE © PDP

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   LA FRASE DEL GIORNO   

E le parole che ti ho scritto, guizzando intermittenti, / hanno cambiato posto. Saltellando sopra / le righe della pagina, si sono fuse, mutate in / riverberi, farfalle che hanno riempito la casa.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS, L'abisso del mondo

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Nikifòros Vrettàkos (Krokeès, 1° gennaio 1912 – Plumitsa, 4 agosto 1991), scrittore e poeta greco. Partito per Atene alla scoperta del mondo, ne fu deluso. Prese parte in prima linea alla Seconda guerra mondiale e alla resistenza. Espulso dal Partito Comunista per il suo umanesimo di pace, visse in esilio la dittatura dei colonnelli.


domenica 11 ottobre 2026

Un maiale felice


GABRIEL ZAID

CIRCE

La mia patria è nei tuoi occhi, il mio dovere sulle tue labbra.
Chiedimi tutto ciò che vuoi, tranne che io ti abbandoni.
Se naufrago sulle tue coste, se distendendomi sulla tua sabbia
sono un maiale felice, sono tuo, ma non importa.
Appartengo a questo sole che sei, la mia patria è in te.
Non desidero altra corona che l'alloro del tuo stemma.

(da Orologio solare, 1995)

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Circe nel X libro dell’Odissea, è una maga che attira i marinai con il suo canto armonioso mentre tesse al telaio. Li accoglie e offre loro del cibo e del vino miscelati con una potente droga, poi li tocca con la sua bacchetta tramutandoli in maiali pur lasciando intatta la loro coscienza umana per tormentarli. Gabriel Zaid, poeta messicano, reinterpreta in chiave amorosa e ironica il mito omerico: accetta volontariamente e con ironia il destino che era considerato una condanna. Diventare un un maiale felice sulla spiaggia di Circe è una dichiarazione di totale e gioiosa resa all'amore e al desiderio.

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BRITON RIVIÈRE, "CIRCE E I COMPAGNI DI ULISSE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nessuno ama due volte con gli stessi occhi. / Contemplare: fondersi.
GABRIEL ZAID, Pratica mortale

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Gabriel Zaid Giacoman (Monterrey, 24 gennaio 1934), poeta e saggista messicano. Noto per non essere mai apparso in pubblico, ritiene che uno scrittore dovrebbe essere conosciuto per il suo lavoro, non per la sua personalità nella vita reale. I suoi saggi spaziano tra poesia, economia e critica letteraria.


sabato 10 ottobre 2026

La poesia del poeta


ALAIN BOSQUET

NON C'È BISOGNO

La proboscide dell'elefante
serve per raccogliere i pistacchi:
non c'è bisogno di chinarsi.

Il collo della giraffa
serve per pascolare le stelle:
non c'è bisogno di volare.

La pelle del camaleonte,
verde, blu, lavanda, bianca,
a suo piacimento,
serve per nascondersi dagli animali famelici:
non c'è bisogno di fuggire.

Il guscio della tartaruga
serve per dormire al suo interno,
anche d'inverno:
non c'è bisogno di una casa.

La poesia del poeta
serve per dire tutto questo
e mille, mille, mille altre cose:
non c'è bisogno di capire.

(da Non sono un poeta d'acqua dolce, 1996)

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Con tono fiabesco e linguaggio semplice, il poeta francese Alain Bosquet celebra  la libertà dell'immaginazione e la magia dell'inutilità pratica. Ma, se nelle prime quattro strofe sembra indirizzarci in una poesia per bambini, nella quinta - un po' come nelle favole che hanno una morale - estrae il coniglio dal cilindro, il colpo di scena che lascia a bocca aperta: come la natura ha le sue regole perfette, così la poesia ha il potere di raccontare il mondo intero senza alcun bisogno di capire, abbandonando la logica razionale per i sentieri incantati dell'arte.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

A intervalli regolari, mi si chiede quello che nessuno può dare: una definizione di poesia. Oggi – mai avrei delle altre formule domani – rispondo: “La prosa è una caccia all’uomo, la poesia una caccia all’unicorno”.
ALAIN BOSQUET, Il guardiano dei roseti

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Anatole Bisk, detto Alain Bosquet (Odessa, Ucraina, 28 marzo 1919 – Parigi, 17 marzo 1998), poeta e scrittore di origini ucraine naturalizzato francese nel 1980. Combattente nella Seconda Guerra mondiale prima  con l’esercito belga e poi con quello americano, prese parte alla programmazione dello sbarco alleato in Normandia.


venerdì 9 ottobre 2026

Nobel 2026 a Anne Carson


L’Accademia Svedese ha assegnato il Premio Nobel per la Letteratura 2026 alla poetessa canadese Anne Carson con la seguente motivazione: “la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea".  La sua poetica infatti si fonda sul superamento radicale dei confini tra i generi letterari e sulla fusione simbiotica tra l'antichità classica e la sensibilità ipermoderna. La sua scrittura abbatte gli steccati tradizionali combinando in un unico flusso lirica, saggistica accademica, traduzione, drammaturgia e frammenti visivi.

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O PICCOLA TRISTE ESTASI D’AMORE

Mi piace stare con te tutta la notte a occhi
chiusi.
Che fortuna – eccoti qui
che arrivi
lungo le stelle!
Ho fatto un viaggio
per tutta la mia mente e il mio cuore
e
là c’eri tu
inginocchiato sul ciglio della strada
col tuo piccolo kit di attrezzi
a riparare qualcosa.
Dammi un mondo, mi hai preso il mondo che
ero.

(da Academy of American Poets, 10 dicembre 2020 – Traduzione di Guido Turco)

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IL LAVORO DI DIO

Il chiaro di luna in cucina è un segno di Dio.
Il tipo di tristezza che come un nero tubo ci risucchia
dal nostro stesso ombelico e che i buddisti chiamano
“assenza di un manto mentale” è un segno di Dio.
I vicoli ciechi che come ciglia delimitano
l'umana conversazione sono un segno di Dio.
Perfino la calma di Dio è un segno di Dio.
Quell'odore sorprendentemente freddo di patate o denaro.
Solidi blocchi di silenzio.
Da questi diversi segni si può vedere
quanto lavoro rimanga da fare.
Mettete via la tristezza, è un ammanto del lavoro.

(da Vetro, ironia e Dio, Crocetti, 2023 - Traduzione di Patrizio Ceccagnoli)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Se la prosa è una casa, la poesia è un uomo in fiamme che corre a tutta velocità attraverso di essa.
ANNE CARSON, The Guardian, 30 ottobre 2016

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Anne Carson (Toronto, 21 giugno 1950) è una poetessa, saggista e traduttrice canadese. Nel 2026 è stata insignita del Premio Nobel per la Letteratura con la seguente motivazione: ”la sua opera audace e creativa che, in un dialogo giocoso con la tradizione classica, ha dato vita a nuove forme per la letteratura contemporanea”.

giovedì 8 ottobre 2026

Piove sui campi e i colli


UMBERTO SABA

AUTUNNO

(Firenze, 1906)

Piove sui campi e i colli. Era l'estate
ieri, la bella e grande estate. Ed ecco:
ha mutato stagione all'improvviso.
È pianto quel che fu ieri sorriso
del mondo. In cielo ininterrotte lente
vanno le nubi, dicono: l'estate,
una gioia è finita.
«Dove andò la tua vita,
con tutte le sue pene,

con la grazia arridente,
con le ore serene?
Antichissima oscura
la città dalle lunghe erte ti appare.
All'orizzonte un mare
trema d'acque, o ti trema agli occhi il pianto?

S'io giungessi, se accanto
io ti giungessi, non più atteso!» Ieri
era la bella estate, oggi diversa
delle cose è l'immagine. E i pensieri
vanno ai soli nel mondo, ai prigionieri,
ai marinai nostalgici, all'avversa
fortuna. È autunno. E il cor pure lo sente.

(da Pirelli, n. 6, 1956)

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Una poesia dispersa di un giovane Umberto Saba: ancora intriso dalle atmosfere crepuscolari, risente del passaggio improvviso dalla solarità dell'estate alla malinconia dell’autunno: il passaggio stagionale è anche un passaggio di stato d’animo, aggravato dalla lontananza dell’amata Lina, la fidanzata rimasta a Trieste che sposerà nel 1909: “Lina, il mio cuore non è qui. Alla tua / casa una nave, nel sogno, veleggia”.

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FOTOGRAFIA © JEAN-BAPTISTE TERRAZZONI/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il tempo è rotondo; ritorna in se stesso.
UMBERTO SABA, Scorciatoie e raccontini

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Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.


mercoledì 7 ottobre 2026

Giochiamo come bambini


MELISSANTHI

GIOCHIAMO

Nel frattempo,
giochiamo con le parole,
giochiamo al divino gioco del discorso,
poeti ignari
che hanno rubato il segreto
per vedere e udire,
per toccare e conoscere le cose,
ricreando l'immagine del Mondo
con parole scintillanti, giochiamo
come bambini con piccole cose innocenti
portate a riva dal mare,
sfiorando appena il fuoco segreto ,
intuendo appena
il fulmine nascosto,
copriamo con terra e cenere
la fiamma che i mortali non osano toccare,
legata alla morte,
lanciamo le nostre barchette di carta
nell'oceano pieno di fulmini...

(da Le poesie di Melissanthi 1930–1974, 1975)

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È una profonda riflessione sull'arte poetica questa di Melissanthi, poetessa greca attenta ai temi esistenziali: il concetto principale è l'innocenza dei poeti, come bambini che giocano sulla spiaggia e non sanno che potrebbero essere in grado di spiegare l'universo, se potessero attingere a quel fuoco segreto.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIOS/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Vaghiamo alla cieca in cieli sconosciuti... / Come può ogni nostra azione umana estendersi / all'infinito?
MELISSANTHI, Il roveto ardente

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Melissanthi, pseudonimo di Ivi Kougia-Skandalaki (Atene, 7 aprile 1907 – 9 novembre 1991), poetessa greca.  Giornalista e insegnante di francese, pubblicò nove raccolte. La sua poesia è caratterizzata da sensibilità, riflessione esistenziale e ansia riguardo all'uomo e ai suoi problemi.


martedì 6 ottobre 2026

Il sogno di Sant’Orsola


AMY LOWELL

SU UN QUADRO DI CARPACCIO: IL SOGNO DI SANT'ORSOLA

Chiara, pulita e naturale, sul pavimento lucido
Da qualche finestra senza persiane, nascosta alla vista,
I raggi solari filtrano obliqui, la luce più intensa
Spegne la piccola lampada che pallida, povera,
Tremolante, non riempita, sulla porta
Ha lottato contro l'oscurità per l'intera notte.
L'alba riempie la stanza e penetranti, luminosi,
I raggi silenziosi del sole si riversano attraverso la finestra.
E lei giace addormentata, ignara del Fato,
Intrappolata in sogni svogliati, la sua anima non ancora
Matura per sopportare il senso di questo giorno.
La brezza del mattino agita appena la coperta,
Un'ombra cade attraverso la luce del sole; aspetta!
Un'allodola canta mentre vola via.

(da Una cupola di vetro multicolore, 1912)

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Il sogno di Sant'Orsola è uno dei nove dipinti del 1495 di Vittore Carpaccio che raccontano la vita leggendaria di sant’Orsola, principessa di Bretagna promessa sposa del re d’Inghilterra e martirizzata a Colonia insieme ad altre giovani donne dagli Unni. Il sogno è quello premonitore del martirio: un angelo appare portando la palma, simbolo del destino tragico che attende la donna. La luce dell’alba che entra nella stanza, illuminando la figura di Orsola e creando un gioco di luci e ombre che richiama la pittura fiamminga, attira l'attenzione della poetessa statunitense Amy Lowell: quel raggio di sole che sovrasta la candela rappresenta il passaggio dall'oscurità del sonno e dell'ignoranza al risveglio della realtà cosciente.

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VITTORE CARPACCIO, "IL SOGNO DI SANT'ORSOLA", 1495

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Ma sei tutte le cose  e così deve essere, / perché altrimenti non saresti tu.
AMY LOWELL, Una cupola di vetro multicolore

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Amy Lawrence Lowell (Brrokline, Massachusetts, 9 febbraio 1874 – 12 maggio 1925), poetessa statunitense della scuola imagista, che promosse il ritorno ai valori classici e alla precisa immediatezza delle immagini. Vinse il premio Pulitzer, postumo, nel 1926. Suo riferimento poetico fu Ezra Pound, sua musa la compagna di vita Ada Dwyer Russell.


lunedì 5 ottobre 2026

Frutti maturi


ROBERT FROST

NON RACCOLTO

Un odore di frutti maturi oltre un muro.
E abbandonai la strada abituale
Per cercare ciò che mi aveva fatto fermare,
Là, di certo, c'era un melo
Che si era alleggerito del suo carico estivo,
E libero da tutto tranne che dal suo futile fogliame,
Ora respirava leggero come il ventaglio di una signora.
Perché lì c'era stata una caduta di mele
Completa che il melo aveva donato all'uomo.
Il terreno era un cerchio di rosso intenso.

Qualcosa rimanga sempre non raccolto!
Molto resti fuori dai nostri piani,
Mele o qualcosa di dimenticato e perso,
Così che sentirne la dolcezza non sia un furto.

(da A Further Range, 1936)

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Il poeta statunitense Robert Frost riflette sul valore delle cose lasciate intatte, celebrate non per la loro utilità economica, ma per la loro pura presenza estetica - già deviare dalla strada solita è un'apertura verso l'imprevisto e la rottura degli schemi rigidi della quotidianità. L'auspicio che qualcosa resti sempre non raccolto e fuori dai piani utilitaristici è una celebrazione delle sorprese naturali e della bellezza fine a se stessa, del godimento senza possesso o consumo materiale.

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FOTOGRAFIA © MARTHA HOZHA/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La natura ci dà sempre dei suggerimenti. Li dà ripetutamente. E all'improvviso cogliamo il suggerimento.
ROBERT FROST

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Robert Lee Frost (San Francisco, 26 marzo 1874 – Boston, 29 gennaio 1963), poeta statunitense, vincitore di quattro Premi Pulitzer. Le sue poesie, attraverso la raffigurazione con una notevole padronanza del linguaggio colloquiale della vita rurale del New England all’inizio del ‘900, indagano temi sociali e filosofici. La strada non presa è la sua poesia più celebre.


domenica 4 ottobre 2026

Se cerchi abbastanza a fondo


CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE

MONITO

Se cerchi abbastanza a fondo, finisci per trovare
non la (dubbia) spiegazione della vita,
ma la (inspiegabile) poesia della vita.

(da Corpo, 1984)

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Bastano tre versi al poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade per impartire una lezione di vita: cercare di decifrare razionalmente l'esistenza è una trappola, qualsiasi spiegazione sarà sempre incerta o incompleta. Invece di cercare formule o risposte logiche, il vero significato risiede nel contemplare la bellezza, il mistero e l'inaspettato della vita quotidiana.

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FOTOGRAFIA © BLUE ARAUZ/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Non tutte le cose incomprensibili sono religiose.
CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE, L'altro lato delle cose

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Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987), poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Modernista, adottò il verso libero, proclamando la libertà idiomatica delle parole. Tra le tematiche fondamentali la famiglia, la terra natale, l'amicizia, la società, l'amore e l'esistenza.


sabato 3 ottobre 2026

Il sole calante dell’autunno


RAINER MALKOWSKI

UOMINI SUI TRAMPOLI

Non più cielo estivo
scintillante – ovunque
alziamo
i nostri occhi doloranti.
Ora un blu cupo,
già annerito
dallo spazio.
Il sole calante dell'autunno
alle nostre spalle
pone
punte aguzze sui
ciottoli del sentiero.
E perplessi,
così goffamente,
restiamo immobili con le nostre lunghe
ombre nel paesaggio –
uomini sui trampoli;
ironicamente,
prima che cali la notte,
ancora una volta
accentuati.

(da Le poesie, 2009)

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Le lunghe ombre della sera, quando il tramonto porta il sole ad essere basso: è ormai autunno e il poeta tedesco Rainer Malkowski ha la percezione che dà origine alla poesia: queste ombre allungate fanno sembrare che le persone camminino sui trampoli. L'uomo appare goffamente elevato prima dell'oscurità.

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FOTOGRAFIA © ANDREAS FICKL/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tutto diventa superfluo, quando lo si possiede a lungo.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


venerdì 2 ottobre 2026

Centenario di Cecilia Casanova


La poetica di Cecilia Casanova, poetessa cilena di cui ricorre il centenario della nascita, si fonda su una profonda semplicità, su un'intensità che sa trasformare in brevi componimenti i dettagli minimi della vita quotidiana e domestica in un universo lirico intimo e universale: si tratta di frammenti luminosi, come dei pezzi di specchio, che riverberano senza clamore le piccole cose vicine che spesso sfuggono a uno sguardo distratto, come il volo di un uccello o il ticchettio del tempo.

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COME LA COSA PIÙ SOLITARIA

Solitudine, non ti ricordi?
Ero tuo amica.
Ti cercavo nelle notti stellate,
ti chiamavo nei pomeriggi infuocati.

Oggi, però, la tua presenza mi spaventa,
e nei giorni grigi e nebbiosi
vago per le strade, persa,
alla ricerca di volti familiari.

(da Come la cosa più solitaria, 1949)

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IN QUALCHE MODO ESISTI

            A Enrique Lihn
Di notte
il tuo stato ti turba
e esci?
Allora il mio comodino scricchiola
e, sebbene il mio cuore si spezzi,
mi commuove sapere
che in qualche modo esisti.

(da Me stessa, 2001)

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Altre poesie di Cecilia Casanova sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Una poesia viene uccisa dalla verbosità / come un cigno viene ucciso dall'inquinamento.
CECILIA CASANOVA, Poesie del vago e del simpatico

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Cecilia Casanova (Santiago del Cile, 2 ottobre 1926 – 2 novembre 2014), poetessa cilena. Autrice di poesie spesso brevissime ma chiare e intense, è stata accostata ad Emily Dickinson per la sua sensibilità nei confronti della natura e per la ricerca dell’immenso nel quotidiano.


giovedì 1 ottobre 2026

Poesie per ottobre XIII


Due modi di vedere ottobre: la meditazione concettuale di Bartolo Cattafi e il sensualismo elegiaco di Antonia Pozzi. Il poeta siciliano ne trae un travaglio interiore, un riflettere che non dona sollievo ma rispecchia l'inesorabile disfacimento esistenziale. La poetessa milanese invece ci immerge in un panorama ancora vivo di colori: ottobre non è fredda rinuncia, ma trasformazione infuocata ed erotica.

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FOTOGRAFIA © MOHAN NANNAPANENI/PEXELS

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BARTOLO CATTAFI

D’OTTOBRE

Nei punti meditati
sui gradini dove
il pensiero si ferma e non riposa
perduta la stagione
(luce calore forza
di fuochi fantasiosi)
mentre il mondo ingiallito prova
foglia per foglia a perdersi.

 
(da L'allodola ottobrina, Mondadori, 1979)

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ANTONIA POZZI

SOLE D’OTTOBRE

Felci grandi
e garofani selvaggi
sotto i castani –
mentre il vento scioglie
l'un dopo l'altro
i nodi rossi e biondi
alla veste di foglie
del sole –
e il sole in quella
brucia
della sua bianca
bellezza
come un fragile corpo
nudo –

 
(da Parole, 1939)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Lascia che le fanfare gridino mentre cammino tra le pepite dorate nell'ammirato fruscio delle foglie e i tappeti stesi davanti a me, le strade si dispiegano, guarda e rallegrati, nobile ottobre.
VERONICA KIVISILLA, Veronica officinalis

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Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979),  poeta italiano. La sua poesia spazia sui dilemmi esistenziali con sensibilità di diarista, spesso con uno sguardo metafisico dove sono protagonisti il vuoto e la solitudine. Nei suoi versi il tema del viaggio è una costante metafora del vivere.


Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


mercoledì 30 settembre 2026

La bandiera bianca


HANS MAGNUS ENZENSBERGER

SEPARAZIONE

Lascia che il cielo si frantumi fra me e te,
lascia che la bandiera bianca
con cui ci siamo avvolti nel sonno,
dolcemente innestati l'uno all'altro,
facendo spuntare foglie future, si frantumi.

Ma lunedì è arrivato.

Voglio che venga un vento
e cancelli il verde ricordo
delle ghirlande,
e che cada la neve,
e che il fumo
sopra la casa si disperda,
e che il cielo vomiti
ceneri fredde e pazienti
e faccia turbinare questa neve frantumata
intorno alla tua testa
e lentamente avvolga la mia.

(da Difesa dei lupi, 1957)

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La poesia di Hans Magnus Enzensberger con linguaggio sobrio e distaccato non idealizza le emozioni, si concentra piuttosto sui processi interpersonali, sulle influenze sociali o sull'impossibilità di un'intimità assoluta, come nel caso di una graduale e dolorosa separazione di due persone, in cui oggetti e abitudini familiari perdono il loro significato.

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RAFAL OLBINSKI, "ILLUSIONI 1991"
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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nel corso degli anni entrambi arrivarono, seguendo vie diverse, alla conclusione saggia che non era possibile vivere altrimenti, né amarsi altrimenti: nulla a questo mondo era più difficile dell'amore.
GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ, L’amore ai tempi del colera

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Hans Magnus Enzensberger (Kaufbeuren, 11 novembre 1929 – Monaco, 24 novembre 2022), scrittore, poeta, traduttore ed editore tedesco. La sua poesia, con espressione volutamente antipoetica e provocatoria, non vede un mezzo di salvezza per l'uomo e si presenta come denuncia spietata di tutte le storture e debolezze della società.


martedì 29 settembre 2026

Sentire ciò che sento


GLORIA FUERTES

NELLE POESIE

Nelle poesie
devo fare sentire ciò che sento,
che tu veda ciò che vedo io,
che tu senta ciò che sento io,
che tu ami ciò che amo io.

Sono forte, lo sai,
ma a volte crollo
e ne escono versi furiosi e terrorizzati

(da Donna dai versi nel petto, 1993)

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Gloria Fuertes, poetessa spagnola, per una volta sveste i panni della figura pubblica allegra e scanzonata per mostrare la sua anima poetica, la sua vulnerabilità, ricordandoci che la sua poesia nasce da una profonda empatia con il mondo, ma anche dalle ferite e dalle paure della vita quotidiana.

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VLADIMIR KUSH, "DIARIO DELLE SCOPERTE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Non conosco il peso poetico dei miei versi, ma so che è l'amore da cui nascono. Scrivo con il cuore e con la matita, come altri scrivono con la penna o la macchina da scrivere.
GLORIA FUERTES, Opere incompiute

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FuertesGloria Fuertes García (Madrid, 28 luglio 1917 - 27 novembre 1998), poetessa e scrittrice di libri per bambini, fu legata alla Generazione del’50 e al movimento denominato “postismo”. Femminista e omosessuale, difese l’uguaglianza tra uomini e donne, il pacifismo e la tutela dell’ambiente


lunedì 28 settembre 2026

Un tempo bianco-azzurro


ROBERT FRANCIS

GHIANDAIE AZZURRE

Sento sempre le ghiandaie
in questi primi giorni autunnali azzurri,
che stuzzicano le foglie perché si affrettino,
vogliono che la neve le sfiori,
vogliono un tempo bianco-azzurro
che si abbini alle loro piume bianche-azzurre.
Va bene, va bene, sono disposto
e molto più che disposto,
ma lasciatemi ancora qualche giorno
per soddisfare la mia fame
di qualcosa di quasi estivo
dopo la fine dell'estate,
quando la mente tranquilla va a raccogliere
frammenti di significato
prima del passaggio dell'anno,
prima della sottomissione della mente.
Allora lasciate che le ghiandaie vengano a strillare
e mi strappino dai miei sogni.

(da Poesie raccolte 1936-1976, 1985)

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Il poeta statunitense Robert Francis cattura l'energia vivace e quasi sfacciata delle ghiandaie azzurre nel passaggio dall'estate all'autunno. Il desiderio di un clima bianco di neve insito nei versi degli uccelli è in netto contrasto con le memorie estive del poeta e scuote la sua tranquillità rendendolo consapevole del cambiamento stagionale.

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FOTOGRAFIA © A.G. ROSALES/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

L'inverno usa tutte le sfumature di blu che esistono.
ROBERT FRANCIS, Poesie raccolte 1936-1976

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Robert Francis (Upland, Pennsylvania, 12 agosto 1901 – 13 luglio 1987),  poeta statunitense che ha vissuto la maggior parte della sua vita ad Amherst, nel Massachusetts. Seguace di Frost, le sue poesie spesso riguardano la natura e mostrano una distinta qualità immaginativa nel rappresentare l'essenza del mondo naturale.


domenica 27 settembre 2026

Appoggiato al bancone


ÁNGEL GUINDA

LA VITA PASSA

Di solito esco nel tardo pomeriggio
per bere del vino economico,
come una passeggiata, in accoglienti osterie
dove la gente parla con familiarità
di calcio, politica,
del figlio maggiore che non trova lavoro,
dell'altro che non vuole studiare,
di brevi vacanze in campagna,
di malattie, delle eccentricità del nonno,
del cambio gomme
o dell'ultimo attentato terroristico.
Sterile, il tempo scorre
indifferente, mentre io guardo fuori dalla finestra,
appoggiato al bancone,
osservando la vita che passa,
in un labirinto
di auto parcheggiate male
e luci al neon
– e anch'io passo, senza accorgermene.

(da L'arrivo del maltempo, 1998)

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Il pensiero poetico di Ángel Guinda punta molto sull'esistenzialismo e sul minimalismo: sono cose di tutti i giorni quindi, la quotidianità delle conversazioni al bar, le usanze urbane e l'indifferenza del tempo all'esistenza umana. Ma l'osservatore che crede di guardare la realtà solo da lontano, giunge all'amara consapevolezza di essere anch'egli travolto dal flusso del tempo.

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STEPHEN GARDNER, "BAR NELLA CITTÀ VECCHIA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il tempo è una barriera invisibile. Diventa uno specchio per chiunque cerchi di abbatterla.
ÁNGEL GUINDA, Il mandorlo amaro

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Ángel Guinda Casales (Saragozza, 26 agosto 1948 - Madrid, 29 gennaio 2022), poeta e scrittore spagnolo. Insegnante di Letteratura, ha scritto poesia esistenziale e minimalista alla ricerca di un senso estetico in cui i temi principali sono la vita, l’amore, la morte e la poesia stessa. Tra le sue traduzioni opere di Cecco Angiolieri, Florbela Espanca e Àlex Susanna.


sabato 26 settembre 2026

Vecchie case


GHIANNIS RITSOS

ADDII

Grandi stanze di vecchie case avite di provincia
piene di fischi di navi lontane, piene
di spenti rintocchi di campane e di battiti profondi
d’orologi antichissimi. Nessuno abita piú qui dentro
eccetto le ombre, e un violino appeso al muro,
e le banconote fuori corso sparse sulle poltrone
e sul letto largo con la coperta gialla. Di notte
scende la luna, passa davanti agli specchi esanimi
e coi gesti piú lenti rassetta dietro i vetri
i fischi d’addio delle navi affondate.

Karlòvasi, 15.VIII.1978

(da Il funambolo e la luna, 1984 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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"Nessuno abita più qui dentro":  il poeta greco Ghiannis Ritsos coglie quel vuoto malinconico degli spazi abbandonati dove il tempo si è fermato e con esso la musica, il potere d'acquisto del denaro, l'inutile coperta. Resta solo la memoria, resta il rimpianto mentre il mondo fuori continua a scorrere.

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FOTOGRAFIA © SÜMEYYE BAŞBIL/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

E quelli che un tempo avevano creduto nell’eterno sono invecchiati.
GHIANNIS RITSOS, Molto tardi nella notte

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Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


venerdì 25 settembre 2026

In due lingue


RHINA ESPAILLAT

SULL'IMPOSSIBILITÀ DELLA TRADUZIONE

Impossibile, certo, tramutare
tocco e colore in suono, il suono in segno,
il segno in senso e viceversa: troppa
fatica cercare i nomi per gusto,
sapendo di non poterli trovare
in due lingue, nella trama del dire.
Più facile piegare il sole in sillabe.
Eppure gli amanti, ciascuno muto
in una pelle, parlano più lingue,
per intero, anche soltanto una volta;
hai sentito sopra i campi l'estate
cantata in ampie cascate di versi
d'uccello, hai visto, in città, nelle pozze,
la pioggia tradurre il cielo e scriverlo.

(da Il suo posto in questi progetti, 2005)

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Rhina Espaillat, poetessa dominicano-statunitense, analizza uno dei temi più discussi sulle poesie in traduzione: ovvero, quanto sia difficile – e in definitiva impossibile – trasmettere veramente l'essenza del significato, del tatto, del colore,  del suono, dell'atmosfera attraverso lingue diverse. Eppure, nonostante l'impossibilità letterale, una profonda comprensione del testo è possibile al di là delle rigide regole linguistiche.

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FOTOGRAFIA © ANTOINE CONOTTE/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tradurre poesia è sforzo per comprenderla, è quasi riviverla.
JOYCE LUSSU, Tradurre poesia

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Rhina Polonia Espaillat (Santo Domingo, 20 gennaio 1932), poetessa e traduttrice bilingue dominicano-americana affiliata al movimento letterario noto come Nuovo Formalismo. Scrive utilizzando una metrica rigorosa, la rima e strutture tradizionali come il sonetto. Considera il ritmo come un impulso umano naturale legato ai rituali ancestrali e al suono.


giovedì 24 settembre 2026

Una tempesta elettrica


ELIZABETH BISHOP

È MERAVIGLIOSO

È meraviglioso svegliarsi insieme
nello stesso minuto; meraviglioso sentire
la pioggia iniziare all’improvviso sul tetto,
sentire l'aria limpida
come se l'elettricità l'avesse attraversata
da una rete nera di fili nel cielo.
Fruscia sul tetto la pioggia,
e sotto, la luce cadente dei baci.

Una tempesta elettrica arriva o si allontana;
è l'aria frizzante che ci sveglia.
Se un fulmine colpisse la casa ora, scorrerebbe
dalle quattro sfere di porcellana blu in cima,
giù per il tetto e giù per i tiranti tutt'intorno a noi,
e immaginiamo sognanti
come l'intera casa intrappolata in una gabbia di fulmini
sarebbe deliziosa più che spaventosa;

e dallo stesso punto di vista semplificato
dalla notte e dall’essere sdraiati sulla schiena,
tutto potrebbe cambiare con la stessa facilità,
poiché per avvertirci ci devono essere sempre questi
fili elettrici neri penzolanti. Senza sorpresa
il mondo potrebbe cambiare in qualcosa di completamente diverso,
come cambia l'aria o arriva il fulmine senza che noi battiamo ciglio,
cambiare come cambiano i nostri baci senza che noi ci pensiamo.

(da Tutte le poesie 1927-1979, 1984)

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L’amore romantico è raro nelle poesie di Elizabeth Bishop. Del resto, questa sua poesia, ritrovata tra le sue carte, fu pubblicata postuma. È una scena di intimità domestica che fa del letto mentre fuori infuria il temporale un piccolo nucleo, una cellula, l’immagine onirica di una gabbia circondata da fulmini, dove riflettere sulla vulnerabilità umana e sulla forza degli elementi,

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Vorrei ritirarmi lì e non fare nulla, / o quasi nulla, per sempre, in due stanze spoglie: / guardare attraverso un binocolo, leggere libri noiosi, / libri vecchi, lunghi, lunghi, e scrivere appunti inutili, / parlare da sola e, nei giorni nebbiosi, / guardare le gocce scivolare, pesanti di luce.
ELIZABETH BISHOP, Geografia III

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Elizabeth Bishop (Worcester, Massachusetts, 8 febbraio 1911 – Boston, Massachusetts, 6 ottobre 1979), poetessa statunitense. Considerata tra i più importanti poeti americani del ventesimo secolo, vinse  il Premio Pulitzer 1956 e il National Book Award 1970. Le sue poesie trattano del senso di appartenenza nel mondo e delle esperienze umane di pena e desiderio.