mercoledì 31 gennaio 2024

Un palloncino


UMBERTO SABA

MEZZOGIORNO D’INVERNO

In quel momento ch’ero già felice
(Dio mi perdoni la parola grande
e tremenda) chi quasi al pianto spinse
mia breve gioia? Voi direte: “Certa
bella creatura che di là passava,
e ti sorrise”. Un palloncino invece,
un turchino vagante palloncino
nell’azzurro dell’aria, ed il nativo
cielo non mai come nel chiaro e freddo
mezzogiorno d’inverno risplendente.
Cielo con qualche nuvoletta bianca,
e i vetri delle case al sol fiammanti,
e il fumo tenue d’uno due camini,
e su tutte le cose, le divine
cose, quel globo dalla mano incauta
d’un fanciullo sfuggito (egli piangeva
certo in mezzo alla folla il suo dolore,
il suo grande dolore) tra il Palazzo
della Borsa e il Caffè dove seduto
oltre i vetri ammiravo io con lucenti
occhi or salire or scendere il suo bene.

(da Cose leggere e vaganti, 1920)

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Un palloncino che passa nel cielo limpido d’inverno, una di quelle “cose leggere e vaganti” care ad Umberto Saba: basta poco per la commozione del poeta triestino, per un sorriso disincantato davanti a quel piccolo segno apparso nell’azzurro, per l’empatia con il bambino dalla cui mano quel palloncino è fuggito, per la leggerezza un po’ ingenua di quella giornata vista dalla vetrata del Caffè.


FOTOGRAFUIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nel mio cuor dubitoso / sento bene una voce che mi dice: / “Veramente potresti esser felice.” / Lo potrei, ma non oso.
UMBERTO SABA, Il Canzoniere

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Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.


martedì 30 gennaio 2024

La voce che sanguina


GILBERTO OWEN

IL TUO NOME, POESIA

E sapere infine che sei
tu la barca di brezza contro le mie rocce;
e sapere infine che sei tu
il vento di ghiaccio sui miei campi di grano umiliati e irritati:
fragile contro l'altezza della mia fronte,
mortale ai miei occhi,
inflessibile al mio orecchio e schiava della mia lingua.

Nessuno mi ha detto il nome della rosa, l'ho saputo annusandoti,
Vergine amorosa che oggi mi ferisci come un fiore nell'amore donato.

Salire, salire senza sosta da una spina all'altra
e questa sarà la quarantesima spina,
e il tuo enigma sarà sempre così vicino alle mie mani,
ma sempre una brace più in alto,
sempre quella lunga attesa tra guardare l'ora
e guardarla di nuovo un attimo dopo.

E scoprire infine, esangue e desolato,
scoprire che è in me dove eri tu,
perché sei ovunque
e non solo in cielo dove ti ho cercato,
che sei tu, non io, tua e non mia,
la voce che sanguina dalle mie ferite.

(da Perseo vinto, 1948)

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Quello di Gilberto Owen, che ritaglia per sé i panni di Sindbad il marinaio e aggiunge un capitolo alla sua storia, è un viaggio poetico seguito alla ferita di un perduto amore: alla fine è la poesia stessa il mezzo di trasporto, la nave che lo conduce lontano e lo lascia naufrago, che lo abbandona tra i marosi ma che è allo stesso tempo il solo antidoto alla disperazione, il solo mezzo per comprendere la sua sconfitta.

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CHRISTIAN SCHLOE, "IL MERCANTE VOLANTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cosa farebbero le rose /senza chi fissi il confine esatto della rosa?
GILBERTO OWEN

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Gilberto Owen Estrada (El Rosario,13 maggio 1904 - Philadelphia, Pennsylvania,  9 marzo 1952), poeta messicano. Fortemente influenzato da Rimbaud, Eliot e dall'estetica d'avanguardia, adattò i loro dettami alla sua originaria formazione barocca costruendo un'opera ricca di riferimenti colti ed esoterici.


lunedì 29 gennaio 2024

Eh, la donna amata


VINICIUS DE MORAES

LA BRUSCA POESIA DELLA DONNA AMATA II

La donna amata regge lo scettro, il suo potere
è massimo. La donna amata è colei che indica la notte
e dal cui seno sorge l'alba. La donna amata
è colei che traccia la curva dell'orizzonte e la linea della rotta delle stelle.
Non c'è solitudine senza che la donna amata appaia
nel suo acume. La donna amata è il modello indaco della cupola
E l'elemento verde antagonista. La donna amata è
il passato nel presente nel futuro
nel senza tempo. La donna amata è la nave sommersa.
è il tempo sommerso, è la montagna immersa nei licheni.
È il mare, è il mare, è il mare, la donna amata
e la sua assenza. Lontano, nelle placide profondità della notte
non c'è altro che il seno della donna amata
che illumina la cecità degli uomini. Alta, calma e terribile
questa è colei che chiamo con il nome di donna amata.
Nascita. Nascita della donna amata
è la donna amata. La donna amata è la donna amata è la donna amata
è la donna amata. Chi semina il vento? - la donna amata!
Chi raccoglie la tempesta? - la donna amata!
Chi determina i meridiani? - la donna amata!
Chi è la misteriosa portatrice di se stessa? La donna amata.
Rientranza, stella, petardo
Nient'altro che la donna amata necessariamente amata
Quando! E altro non c’è perché lei è
il pilastro e il mortaio, la fede e il simbolo, impliciti
nella creazione. Quindi sia lei! A lei il canto e l'offerta
la gioia e il privilegio, la coppa alzata e il sangue del poeta
che corre per le strade e illumina le perplessità.
Eh, la donna amata! Possa essere l'inizio e la fine di tutte le cose.
Potere generale, completo, assoluto alla donna amata!

(da Nuove poesie II, 1959)

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Alla Brusca poesia della donna amata del 1938 il poeta brasiliano Vinicius de Moraes ha fatto seguire una seconda parte, una ventina di anni dopo. quella donna amata che “è come una sorgente” continua a essere l’origine di tutto, la signora della vita, la padrona della mente, capace di governare tutte le cose, di incarnarle in sé, di dare un senso all’essere.

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MANUEL GARCÍA BLÁZQUEZ, "DONNA IN GIARDINO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Essere felici è vivere nella passione.
VINICIUS DE MORAES

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Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes (Rio de Janeiro, 19 ottobre 1913 – 9 luglio 1980), poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico brasiliano. Di famiglia facoltosa, fu addetto d’ambasciata a Los Angeles e Parigi. Nel 1958 diede il via alla bossanova con i testi scritti con Jobim di Canção do amor demais, album di Elizeth Cardoso. Si sposò nove volte.


domenica 28 gennaio 2024

Della dabbenaggine di Orfeo


MICHELE MARI

OGNI VOLTA CHE CI INCONTRIAMO

Ogni volta che ci incontriamo
studio l’incanto per portarti via
ma ogni volta ti giri su te stessa
e fai ritorno al tuo confortevole averno
Euridice che per ripetere i tuoi passi
non hai bisogno
della dabbenaggine di Orfeo

(da Cento poesie d'amore a Ladyhawke, Einaudi, 2007)

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Michele Mari prende a prestito il mito di Orfeo ed Euridice per raccontare una delle cento sfaccettature del suo amore. Se nel mito Orfeo scende nell'Ade per riprendersi l'amata Euridice, morta per il morso di un serpente mentre tentava di sfuggire alle attenzioni del pastore Aristeo e, dopo aver stretto con Persefone il patto di non voltarsi mai prima dell'uscita dal mondo dei morti, Mari rovescia la situazione: è Euridice a non voler seguire Orfeo.


OLIVIER DESVAUX, "I RIFLESSI DI LÉOPOLDINE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ti cercherò sempre / sperando di non trovarti mai / mi hai detto all’ultimo congedo // Non ti cercherò mai / sperando sempre di trovarti /ti ho risposto.
MICHELE MARI, Cento poesie d'amore a Ladyhawke

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Michele Mari (Milano, 26 dicembre 1955), scrittore, traduttore, poeta e accademico italiano. Nei suoi scritti i temi più ricorrenti sono quelli dell’infanzia e della memoria: in uno stile ricercato spesso usato in chiave gotica e barocca si ispira al genere horror e a quello della fantascienza.


sabato 27 gennaio 2024

Il debole fuoco della vergogna


GÜNTER KUNERT

TRARRE INSEGNAMENTO

                                    (In memoria di Primo Levi)
 
Dagli ultimi mucchi di cadaveri
una voce grida: Scarpe!
Le scarpe sono più importanti del cibo!
Chi non prosegue
viene ucciso. Poiché
il procedere è prezioso
per colui che
non riuscì a sfuggire
in tempo al nostro secolo
strascicando il passo
un candidato alla morte dopo l’altro
rabbrividendo miseramente poiché
il debole fuoco della vergogna dei posteri
non riscalderà più alcuno.

(da Nuovi poeti tedeschi,  a cura di Anna Chiarloni,  Einaudi, 1994)

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Giornata della memoria. Uno sguardo dall’interno della Germania, quello di Günter Kunert, poeta che si occupò soprattutto dei rapporti tra le due Germanie nel dopoguerra, e che alla liberazione di Auschwitz aveva 16 anni e aveva vissuto sulla propria pelle le leggi razziali, essendo figlio di una ebrea tedesca. Kunert, che scrisse poesie in cui la storia è vista con sguardo negativo e apocalittico, manifestò sempre lo scetticismo nei confronti della possibilità dell’uomo di imparare dai propri errori.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire.
PRIMO LEVI, I sommersi e i salvati

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Günter Kunert (Berlino, 6 marzo 1929 – Kaisborstel, 21 settembre 2019), scrittore e poeta tedesco. Pubblicò poesie dal 1947, supportato da Bertold Brecht. Quando firmò una petizione contro la privazione della cittadinanza di Wolf Biermann nel 1976, perse l'adesione al SED e si trasferì due anni dopo in Occidente. Dal realismo socialista e dall'inno al progresso è passato a un atteggiamento critico e pessimista contro il regime della DDR.


venerdì 26 gennaio 2024

Nuove coste


PEDRO ANTONIO GONZÁLEZ

RIME

Il mare lotta contro le scogliere,
    combatte con le ombre del dubbio l'anima.
E Dio dal mistero più recondito
    contempla la battaglia.
Ma infine si sgretolano le rocce,
    le ombre si dissolvono.
E il mare a nuove coste apre la strada
    a nuovi mondi si spalanca l'anima.

(da Il monaco e altre poesie, 1953)

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La lotta del mare contro la terra mentre infuria la tempesta al poeta cileno Pedro Antonio González fa pensare ad un’altra lotta, stavolta intima, tutta interiore, quella dell’anima che affronta i dubbi ed emerge alfine verso nuovi mondi e nuove rotte.

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FOTOGRAFIA © DEXMAC/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mare è come la nostra anima. Ci insegna continuamente qualcosa con il suo agitarsi o con i suoi momenti di calma assoluta.
ROMANO BATTAGLIA, Fra le braccia del vento

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Pedro Antonio González Valenzuela (Coipué, 22 maggio 1863 - Santiago, 3 ottobre  1903),​ scrittore, poeta e giornalista cileno. Considerato uno dei precursori del modernismo, fu poeta bohémien e romantico e visse e morì in miseria. Sul modello simbolista scrisse: Ritmi, Nuovi ritmi, Asteroidi, La ragione e il dogma.


giovedì 25 gennaio 2024

L’aria è uguale per tutti


LILIANE WOUTERS

GRANELLI DI SABBIA

Gli innumerevoli granelli di sabbia
le stelle indomabili
e io lì dentro, e io
tra questi miliardi di esseri umani?

Guarda le linee della tua mano,
Guarda le impronte delle tue venti dita.
Nessuna è uguale. L'essere umano
è unico ogni volta.
L'aria è uguale per tutti
e l'acqua dei pozzi è la stessa
e la terra dove camminiamo.

Ma il fuoco che arde nel profondo
di te, finché ti terrà in vita,
è tuo, semplicemente tuo.

(da L'aloe, 1983)

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"Tra il nascere e il morire, un tempo da vivere" scrive la poetessa belga Liliane Wouters. E si meraviglia di questo suo essere viva e diversa da tutti quanti gli altri esseri umani, di essere un granello di sabbia tra miliardi di altri granelli, arrivando a comprendere che "Non coglierò che un granello / di sabbia del destino, / Per coglierlo, io sono nata".

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ILLUSTRAZIONE DI CATRIN WELZ-STEIN

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Qualunque cosa accada, avrò vissuto / questo momento di aria e luce, / questa pienezza di sete.
LILIANE WOUTERS, Diario dello scriba

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Liliane Wouters, (Ixelles, 5 febbraio 1930 – Gilly, 28 febbraio 2016), poetessa, drammaturga, traduttrice e saggista belga di lingua francese. La sua poesia è all’insegna del “grido controllato”, rigorosa, precisa ed elegante, generalmente espressa in brevi componimenti ricchi di immagini e di musicalità.


mercoledì 24 gennaio 2024

Due pezzi di sole


MAURICE CARÊME

IL GATTO E IL SOLE

Il gatto apre gli occhi,
Il sole vi entra.
Il gatto chiude gli occhi,
Il sole vi resta

Ecco perché, la sera,
quando il gatto si sveglia,
scorgo nel buio
due pezzi di sole

(da L'Arlecchino, 1970)


Il Tapetum lucidum è uno strato riflettente posto subito dietro la retina degli occhi di molti vertebrati. Riflette la luce verso la retina, aumentando la quantità di luce che può essere catturata dalla retina stessa, aumentando la capacità visiva in condizioni di bassa luminosità. Detto così, è, ad esempio per l’occhio del gatto, quello che si può dire scientificamente. Ma si può dire anche in poesia, come ha fatto il poeta belga Maurice Carême: negli occhi dei gatti sono imprigionati due piccoli soli.

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FOTOGRAFIA © LICHTMAGNET/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il gatto / vuole solo esser gatto / ed ogni gatto è gatto / dai baffi alla coda, /dal fiuto al topo vivo, / dalla notte fino ai suoi occhi d'oro.
PABLO NERUDA, Odi elementari

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Maurice Carême (Wavre, 12 maggio 1899 – Anderlecht, 13 gennaio 1978), poeta e scrittore belga di lingua francese. Conosciuto per il suo stile semplice e per numerose poesie per bambini, prese parte agli eventi letterari di contorno alle Olimpiadi di Anversa del 1928.


martedì 23 gennaio 2024

Amo in te l’impossibile


NÂZIM HIKMET

AMO IN TE

Amo in te
l'avventura della nave che va verso il polo
amo in te
l'audacia dei giocatori delle grandi scoperte
amo in te le cose lontane
amo in te l'impossibile


entro nei tuoi occhi come in un bosco
pieno di sole
e sudato affamato infuriato
ho la passione del cacciatore
per mordere nella tua carne

amo in te l'impossibile
ma non la disperazione

1943

(da Poesie d’amore, 1963 – Tradzuione di Joyce Lussu)

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Una dichiarazione d’amore del poeta turco Nâzım Hikmet alla donna che lo attende fuori dal carcere dove è rinchiuso come oppositore di Atatürk. Ma non si limita a questo: è un inno al coraggio, alla ricerca del sogno, all’inseguimento di ciò che sembra impossibile e forse lo è ma non per questo non va tentato.

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RAFAL OLBINSKI, "DANZANDO FINO ALLA FINE DELL'AMORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L’uomo dice alla donna /  t’amo / e come: / con la profondità dei chilometri / con l’immensità dei chilometri / cento per cento / mille per cento / cento volte l’infinitamente cento.
NÂZIM HIKMET, Poesie d’amore

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Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna. Considerato sovversivo dal regime, scontò 17 anni di carcere prima dell’esilio nei paesi dell’est europeo.


lunedì 22 gennaio 2024

Il molo degli oggetti smarriti


RENÉ PURNAL

GIOCHI DI CIRCOSTANZA

Trentasei giorni che viaggiamo,
Il treno frantuma un’aria senza tempo,
Molte più mosche che ombre,
Siamo stufi del paesaggio.

- Potresti dirmi, mia cara,
Dov'è il molo
degli  oggetti smarriti?

Ah! la luce è così perfetta!
Ah! Tutto sta diventando troppo difficile!
Cosa mi importa della vita non ancora nata?
Se non riesco a trovarvi asilo

Per i miei sogni che non esistono più?

(da Cocktail, 1922)

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René Purnal, poeta belga pubblicò solo un numero limitato di poesie tra il 1921 e il 1925. Influenzato dallo spirito Dada, rivoluzionario e nichilista, praticò però l'immagine onirica e l'insolenza che diventerà caratteristica del Primo Surrealismo. In questi versi presenta un percorso sospeso tra le difficoltà del viaggio e la bellezza effimera del sogno.

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ROBERT LADUKE, "STREAMLINE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Lasciamo che gli altri si preoccupino / Di modellare l'epoca come vogliono, / Vedo solo l'imperituro, / Io, per curarmi da questa sera..
RENÉ PURNAL, Cocktail

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René Purnal (Tournai, 24 settembre 1898 – Draveil, Francia, 3 luglio 1970), poeta belga francofono. Autore di un numero limitato di poesie tra il 1921 e il 1925, fu vicino ai Dada e ai Surrealisti, facendo prevalere l’immagine onirica. Morì solo e dimenticato in sanatorio.


domenica 21 gennaio 2024

Ciò che amo di più


ANTONIO GAMONEDA

INVERNO

La neve scricchiola come pane caldo
e la luce è limpida come lo sguardo di certi esseri umani,
e penso al pane e agli sguardi
mentre cammino nella neve.
Oggi è domenica e mi sembra
che il mattino non sia soltanto sulla terra
ma che sia entrato dolcemente nella mia vita.
Vedo il fiume come acciaio scuro
scendere attraverso la neve.
Vedo il biancospino: fiammeggia il rosso,
frutto acido di gennaio.
E il querceto, sulla terra bruciata,
resiste in silenzio.

Oggi, domenica, la terra è simile
alla bellezza e alla necessità
di ciò che amo di più.

(da Blues castigliano, 1982)

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Il poeta spagnolo Antonio Gamoneda eleva un inno alla domenica di gennaio: scopre nella luce bianca della neve qualche annuncio di primavera, la bacca rossa del biancospino; dipinge un bozzetto dove dominano il bianco e il grigio e il marrone delle querce spoglie d’inverno.

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FOTOGRAFIA © SNAPSTOCK/PIXABAY


  LA FRASE DEL GIORNO  

Come desidero allora l’inverno! – / Scrupolosamente austero nel suo ordine / Di bianco e nero.
SYLVIA PLATH, Lady Latham e altre poesie

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Antonio Gamoneda (Oviedo, 30 maggio 1931), poeta spagnolo. Figura emblematica della letteratura europea, la sua opera è stata riconosciuta tardivamente come una delle più grandi voci della poesia spagnola contemporanea. Sebbene cronologicamente appartenente alla generazione degli anni cinquanta, la sua opera di fatto è rimasta isolata da qualsiasi tendenza poetica.


sabato 20 gennaio 2024

Mohamed Ghozzi


Mohamed Ghozzi, uno dei massimi poeti tunisini, è morto il 18 gennaio a Kairouan, sua città natale. Le sue poesie amalgamano rituali, visioni, immaginazioni, riferimenti di una solida cultura classica araba e islamica, per arrivare a descrivere la modernità. Sono versi che celebrano l'amore, la bellezza degli esseri e delle cose, mescolando interiorità e realtà esterna in una scrittura pacifica, senza grida né clamori. Abdul Aziz Al Maqaleh ha detto di lui: “Ogni verso della sua poesia porta con sé una carica profonda e intensa di connotazioni sufi e trasporta il lettore in un mondo che si avvicina per allontanarsi e si allontana per avvicinarsi… un mondo che si sviluppa dall'interno, in cui le anime tremano e stanno confuse e contemplative”.

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UNA STELLA

Prendi la tua penna stasera e disegna la tua stella splendente
dopo vai a letto
Alla stella spunteranno le ali
e lascerà il foglio bianco all'alba

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IMMAGINA CHE IO TI SCORGA

Immagina che io ti scorga, per caso, dopo questa lunga assenza
ad un angolo di strada
o in un caffè
Immagina come io corra verso di te senza prestare attenzione ai negozianti
o ai passanti che proseguono il loro cammino
Immagina come io chiami e gridi il tuo nome in mezzo alla folla
Immagina come prenda la tua mano e la stringa
perché tu non mi abbandoni una seconda volta
Immagina come io posi il mio sguardo sui tuoi occhi e sui tuoi capelli
come annusi, inumidisca, senta, cerchi il tuo essere,
come ti abbracci a lungo
come io vada gridando in mezzo alla piazza del mercato
davanti a tutti
gli stranieri e i mercanti di tappeti
dicendoti: ti amo
Immagina, che camminiamo ancora insieme, le tue mani intrecciate
alle mie
Immagina come andremo verso un ristornate
sotto i portici della vecchia Medina
Immagina come ti toglierò il cappotto nero, ti libererò della sciarpa rossa
Come asciugherò le gocce di pioggia dai tuoi capelli
che si allargano liberi
Come ammirerò il tuo vestito e la tua eleganza, mia Signora
Apprezzerai le mie cure
Immagina che andremo, come nostra abitudine, a passeggiare nella notte,
senza meta, lungo le vie
finché mi dirai che non ci lasceremo più
e che la tua recente eclissi è stata solo un’assenza temporanea e fortuita
Immagina
che ci siamo persi nel dedalo della città
mentre mi leggevi poesie di Neruda che parlano d’amore
la città ne ripete l’eco, le mura e le grandi porte
Immagina di continuare il nostro cammino fino al termine della notte.
Parleremo delle nostre affascinanti scappatelle commesse in passato
E il nostro ardente desiderio di impegnarci ancora di più in futuro
Immagina di calpestare la terra con i piedi, di aprire le ali
nel cielo verde senza che gli altri se ne accorgano
E quando la notte finisce e le strade deserte si svuotano
Torneremo a casa nostra



  LA FRASE DEL GIORNO  

Non perderò la strada / in questa oscurità / La luce della lucciola /guiderà i miei passi.
MOHAMED GHOZZI

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Mohamed Ghozzi (Kairouan, 24 febbraio 1949 - 18 gennaio 2024), poeta e critico letterario tunisino noto per la sua poesia ricca di visioni sufi e di immagini prese in prestito dal mondo dell'infanzia.Le sue poesie hanno un tono mistico che apre il terreno alla vita immediata, celebra il cosmo e canta la terra.

venerdì 19 gennaio 2024

Sul balcone vista mare


CLEMENTINA ARDERIU

LA MIA STANZA A CADAQUÉS

Sono donna di marine
ora, ho una casa e un terreno
vicino a Cap de Creus
— non ieri, oggi ci vado.
La gente di mare intorno,
Cadaqués mi ha preso il cuore,
e la mia piccola casa
è dolce come un ex-voto.

Mi porteranno un’immagine
dal viso serio e scavato;
tra il mio sonno e il mio giorno
la stanza si fa splendente.
Quale ansia mi può schiacciare
se ho la Vergine al mio fianco?
Ho Montserrat con l'aurora
sul balcone vista mare.

(da Corona letteraria offerta alla Madre di Dio di Montserrat, 1957)

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Nel 1956, in occasione del 75° anniversario dell'incoronazione di Nostra Signora di Montserrat, un gruppo di letterati compose una “corona letteraria” in omaggio della “Madonna bruna”: la poetessa Clementina Arderiu offrì la vista dalla sua casa di Cadaqués, dove, dal balcone sul mare poteva scorgere stagliarsi il santuario.

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JORDI PAGANS MONTSALVAJE, "FINESTRA A CADAQUÉS"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Canto perché non posso serbare / tanta gioia a casa mia.
CLEMENTINA ARDERIU, L’alta libertà

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Clementina Arderiu i Saguela, (Barcellona , ​​6 luglio 1889 - 17 febbraio 1976),  poetessa  catalana , influenzata da Josep Carner e Carles Riba, che sposò nel 1916. Le sue poesie, inquadrate nel movimento post-simbolista, nato intorno al 1915 in sostituzione del Novecentismo, tendono a idealizzare la vita quotidiana.


giovedì 18 gennaio 2024

La tua amata voce


ÓSCAR ACOSTA

IL TELEFONO

Il telefono squilla e il suo corpo nudo
trema. La tua amata voce attraversa
mari e paesi, distanze e oblii,
finché non arriva da me, nella nostra stanza
impoverita di ricordi, ravvivando
le foglie del giardino, sfiorando le pagine
dai tuoi libri d'oro, asciugando la rugiada
accumulata sulle finestre e trasformando,
per tua grazia, il telefono
in un fiore frusciante.

(da Poesia minore, 1957)

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Un fondo lirico ed elegiaco attraversa le poesie di Óscar Acosta, autore honduregno: in questo caso il mondo inanimato delle cose prende vita grazie alla voce della donna amata e lontana, che non solo anima il telefono, ma anche il giardino e gli oggetti nella stanza.

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NAREK QOCHUNC, "VECCHIO TELEFONO ROSSO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'inchiostro e i ricordi sul tavolo, / Tutto questo e tu ancora non arrivi.
ÓSCAR ACOSTA, Poesia minore

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Óscar Acosta (Tegucigalpa, 14 aprile 1933 – 16 luglio 2014), poeta, scrittore, critico letterario, politico e diplomatico honduregno. Iniziò la sua carriera come giornalista in Perù, in seguito coltivò svariate forme artistiche. La sua è poesia marcatamente intimista e patriottica. Nel 1960 ottenne il Premio Rubén Darío.


mercoledì 17 gennaio 2024

Le mani in tasca


YŌKO ISAKA

POLVERE DI NEVE

Non tenere le mani in tasca quando cammini
potresti cadere fa attenzione
così mi parlavano al tempo delle elementari
allora diligentemente ho obbedito
nei giorni in cui dalle profonde smagliature del cielo
il nevischio comincia a volteggiare posandosi
come briciole di dolci
sulla sciarpa e il cappotto
io facendomi accompagnare       dal ticchettio delle scarpe
cammino tenendo le mani in tasca
ormai ho dimenticato da chi provenivano questi avvertimenti
ma stringendo fra le dita
i saggi consigli che un probabile maestro
mi dava quando ero piccola
cammino con le mani in tasca

1990

(da Gendaishi bunko 189 zoku Isaka Yōko shishū, 2008, in Poeti giapponesi, Einaudi, 2020 - Traduzione di Maria Teresa Orsi)

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Yōko Isaka, poetessa giapponese, adotta un approccio fortemente sperimentale che  spesso rompe i confini semiotici del linguaggio come mezzo simbolico di pensiero. Questa passeggiata nella neve è una fuga all’indietro nel ricordo e contemporaneamente un viaggio onirico in cui  il significato non è dato dal segno.

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ILLUSTRAZIONE © ETSY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nel sogno non perdo conoscenza, apro solo gli occhi.
YŌKO ISAKA, Diario dei sogni

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Yōko Isaka (Tokyo, 16 dicembre 1949), poetessa giapponese, considerata una delle più importanti del dopoguerra nipponico. La sua poesia ha una particolare tensione che accosta spesso elementi difficilmente collegabili, come nei sogni, dando voce a un lavoro onirico.


martedì 16 gennaio 2024

Come la luna e le stelle


GUNVOR HOFMO

LA NEVE DIFENDE LA PROPRIA SOLITUDINE

La neve difende la propria solitudine
non vuole finestre illuminate
accanto a sé
solo lei deve risplendere.
Non vuole impronte umane
su di sé
solo cani, gatti, volpi
e cornacchie devono lasciare impronte
essi hanno il suo stesso silenzio
dentro di loro
come la luna e le stelle.

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La neve assume il ruolo di elemento naturale in questi versi della poetessa norvegese Gunvor Hofmo: il suo silenzio ovattato cancella ogni cosa esterna, la presenza umana in primis, che potrebbe solo ferirla, a differenza delle impronte degli animali: “Una cornacchia che vola. Tutta per sé, per gli alberi immobili nella neve. Per l’attimo presente del mio occhio, un segno della mia amara certezza che niente ha fine, che l’eternità nasce e muore in una danza circolare di forme scure”.

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FOTOGRAFIA © KINKATE/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La neve fornisce carta da lettere all'intero paesaggio.
RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA, Totale delle greguerías

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Gunvor Hofmo (Oslo, 30 giugno 1921 – 17 ottobre 1995), scrittrice e poetessa modernista norvegese. Nel periodo 1954-1975 fu ricoverata più volte in un ospedale psichiatrico.  Nelle sue poesie successive, le sofferenze della guerra, il dolore per la perdita dell’amata Ruth, il senso di colpa e la vita ospedaliera sono temi ricorrenti.


lunedì 15 gennaio 2024

Sei la Parola


GINO DE SANCTIS

IL NOME CHE TI DO

Hai il nome
che ogni altro nome precede
sei la Parola
che cuce il giorno alla notte.
quando lemure s’alzi
o che al deserto scoglio
il vento porti polline di grida
(s’alzano gli albatri
e tagliano il buio marino
lungi dai nidi
attratti da remoti naufragi)
allora vienimi incontro
Parola
muovi il silenzio
prometti l’alba
fammi la strada
andiamo.

(da Venti e una, Il Telaio, 1972)

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È un'invocazione alla parola poetica, all'ispirazione questa di Gino De Sanctis, scrittore e poeta pugliese. Di più, una preghiera alla Poesia e alla Musa, alla capacità di cogliere l'indizio che conduca verso la sua strada.

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FOTOGRAFIA © STUART PRITCHARDS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La composizione poetica risulta da due fenomeni intellettuali, meditazione e ispirazione..
VICTOR HUGO, Scritti di filosofia e critica

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Gino De Sanctis, all'anagrafe Luigi De Santis (Lecce, 20 novembre 1912 – Roma, 13 settembre 2001), scrittore, giornalista e sceneggiatore italiano. Soggettista e sceneggiatore. fu autore di numerosi copioni cinematografici soprattutto nel periodo tra il 1949 e il 1967. Vinse il Premio Campiello con Il minimo d'ombra.


domenica 14 gennaio 2024

Centenario di Joseph Tusiani


Il 14 gennaio di cento anni fa nasceva a San Marco in Lamis, nel foggiano il poeta Joseph Tusiani, che, emigrato negli Stati Uniti nel 1947, assunse poi la cittadinanza americana. Autore poliedrico, scrisse poesie in italiano, inglese, dialetto di San Marco in Lamis e latino, arrivando a essere considerato il maggiore interprete della poesia italoamericana, come molti emigrati scisso tra due culture senza poter appartenere a nessuna delle due.

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FOTOGRAFIA © I-ITALY

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CANTO DELL’ALBA IN GRIGIO

Era il colore grigio senza tempo,
e senza-tempo e grigio eran tutt’uno.
Non c’era fuoco già, né sole alcuno,
c’era Dio sognante lume d’uomo.
E il tempo nell’eterno scosse un fremito,
vittoria senz’alcuna guerra vinta.
Non c’era musica ancora, né gemito,
c’era Dio sognante voce d’uomo.
E guarda e ascolta: in questa eternità
fischiano i primi uccelli e scorron l’ombre,
cielo è terra, alba è sera in unità,
ed io sogno un dio detto uomo.

(da Gente mia e altre poesie, 1965)

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ULIVI DEL GARGANO

Non come noi, han secoli gli ulivi,
fissi contorti nella dura scorza
che ne cattura la forza. Privi
sono gli ulivi di mollezze lievi
e stagionali appariscenze rare,
nati a restar come restano gli evi.
Sono gli ulivi della terra mia,
sono la terra mia stessa, riarsa,
fiera e ferrigna e feconda e forte
nella calura maligna, e gentile
nella breve frescura mattinale
che nell’ora serale è lieta sorte.

New York, 1 ottobre 2014

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Un’altra poesia di Joseph Tusiani sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia è quando, d'un tratto, / Il cuore ti batte più forte, il sangue ti scorre / Più rosso nelle vene, e cento soli / Sembrano sorgere insieme nel cielo: / Non comprendi il senso di questo – / Senti solo la gioia del mondo.
JOSEPH TUSIANI

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tusianiJoseph Tusiani nato Giuseppe Tusiani (San Marco in Lamis, Foggia, 14 gennaio 1924 – New York, 11 aprile 2020), poeta, professore universitario e traduttore statunitense, di origini italiane. Nel 1947 emigrò negli Stati Uniti, di cui assunse la cittadinanza nel 1956. Scrisse in italiano, inglese, dialetto sammarchese e latino.


sabato 13 gennaio 2024

Controvento


LEONARDO SINISGALLI

SIAMO LEGATI

Siamo legati
dalla miseria della vita.
Ci parliamo piegandoci controvento.

(da La vigna vecchia, Mondadori, 1956)

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L'attrazione per gli epigrammi - nel solco di quelli antichi dell'Antologia Palatina - affiora qua e là nelle raccolte di Leonardo Sinisgalli, soprattutto in L'età della luna del 1962. Ma non sono rari felici esempi anteriori, come questo, che - come rilevato da Arnaldo Bocelli - coniuga sapientemente "l'espansività del tono elegiaco" con "la compendiosa rapidità dell'epigramma".

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JEAN BÉRAUD, "MODISTA SUL PONT DES ARTS"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il bambino, come il poeta, è nemico dell’evidenza.
LEONARDO SINISGALLI, L'età della luna

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Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.


venerdì 12 gennaio 2024

E sono me stessa


DULCE MARÍA LOYNAZ

NEI MIEI VERSI SONO LIBERA

Nel mio verso sono libera: è il mio mare.
Il mio mare ampio e nudo di orizzonti.
Nel mio verso cammino sul mare,
cammino sulle onde raddoppiate
da altre onde e da altre ancora. Cammino
nel mio verso; respiro, vivo, cresco
nel mio verso, e in esso i miei piedi hanno
un percorso e il percorso una direzione e le mie
mani qualcosa da tenere e la mia speranza
qualcosa da aspettare e la mia vita un senso.
Io sono libera nel mio verso ed esso è libero
come me. Ci amiamo. Ci possediamo.
Fuori di lui sono piccola e mi inginocchio
davanti all'opera delle mie mani,
tenera argilla impastata tra le mie dita.
Dentro di esso, mi alzo e sono me stessa.

(da Versi, 1950)

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La libertà è strettamente legata all'immaginazione nei versi della poetessa cubana Dulce María Loynaz: e questa, apparsa tra le sue prime poesie non è soltanto una dichiarazione di poetica, è anche l'espressione di uno stile di vita in cui la poesia ha un'importanza esistenziale.

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CHRISTIAN SCHLOE, "LASCIA LIBERO IL TUO CUORE”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia e l'amore richiedono pazienza. L'amore è attesa e incisione. La poesia è incisione e attesa. Ed entrambi, una veglia dolorosa per qualche goccia di resina.
DULCE MARÍA LOYNAZ, Poesie senza nome

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Dulce María Loynaz (L'Avana, 10 dicembre 1902 – 27 aprile 1997), scrittrice e poetessa cubana. Il suo romanzo Giardino (1951) fu precursore del Realismo magico sudamericano. Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, dopo la Rivoluzione cubana si isolò dalla vita sociale ma non volle abbandonare l’isola. Ottenne il Premio Cervantes nel 1992.


giovedì 11 gennaio 2024

La metafisica del quotidiano


CHARLES WRIGHT

DOMANI

La metafisica del quotidiano era quello che cercava:
un po’ di rugiada sull’erba dell’alba, 
una goccia di sangue tra gli alberi della sera
                                                                        una goccia di fuoco.

Se non brilli sei oscurità
il futuro è spietato,
                                            il nome di tutti è inciso
sul risguardo del Libro della Neve.

(da Sestetti, 2010)

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"La metafisica del quotidiano" è centrale nell'opera poetica di Charles Wright: osservando la natura di tutti i giorni - la zona è quella di Charlottesville, in Virginia - che sia la luce riflessa dell'alba o quella sanguigna del tramonto, ricostruisce il suo mondo di speculazioni filosofiche.

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FOTOGRAFIA © PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se non riesci a goderti la quotidianità, / non hai futuro qui.
CHARLES WRIGHT, Sestetti




Charles Wright (Pickwick Dam, Tennessee, 25 agosto 1935), poeta, accademico e traduttore statunitense, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1998. Professore presso l'Università della Virginia, ha creato uno stile poetico che genera una sensazione di immediatezza e concretezza enfatizzando gli oggetti e la prospettiva personale.


mercoledì 10 gennaio 2024

Il mio secolo verticale


EUGENIO MONTEJO

ADDIO AL XX SECOLO

ad Álvaro Mutis

Attraverso Via Marx, Via Freud;
cammino lungo la riva di questo secolo,
lento, insonne, meditabondo,
spia ad honorem di qualche regno gotico,
raccogliendo vocali cadute, sassolini
tatuati di voci infinite.
La linea di Mondrian davanti ai miei occhi
taglia la notte in ombre dritte
ora che nelle pareti di vetro
non c'è più spazio per la solitudine.
Percorro via Mao, via Stalin;
guardo il momento in cui muore un millennio
e un altro inizia il suo dominio terreno.
Il mio secolo verticale pieno di teorie...
Il mio secolo con le sue guerre, i suoi dopoguerra
e il suo tamburo hitleriano laggiù,
tra il sangue e l’abisso.
Proseguo tra le pietre dei vecchi borghi
per un drink, per un po' di jazz,
contemplando gli dei che dormono dissolti
nella segatura del bar,
mentre decifro di sfuggita i loro nomi
e continuo per la mia strada.

(da Addio al XX secolo, 1992)

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Il Novecento, il secolo breve, diventa nei versi del poeta venezuelano Eugenio Montejo una città, un luogo da percorrere attraversando i suoi momenti salienti – il poeta individua le teorie marxiste, la psicologia freudiana, l’arte moderna di Mondrian, Mao e Stalin, l’orrore hitleriano sospeso tra il sangue e l’abisso, il momento che avrebbe potuto cambiare il volto del secolo. Molto altro ci sarebbe da ricordare: la conquista dello spazio, l’uomo sulla Luna, il Muro di Berlino e la sua caduta, l’atomica, Einstein, Gandhi, Picasso e via dicendo.

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IMMAGINE © SUNSOUT

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ahimè, tutto il male del XX secolo è possibile ovunque sulla terra. Tuttavia, non ho abbandonato ogni speranza che gli esseri umani e le nazioni possano, nonostante tutto, imparare dall’esperienza di altri senza doverla vivere personalmente.
ALEKSANDR SOLŽENICYN, Arcipelago Gulag

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Eugenio Montejo (Caracas, 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


martedì 9 gennaio 2024

Anche lei era come il mare


TITOS PATRIKIOS

COME IL MARE

Anche lei era come il mare
non si arrendeva mai al sole
né le importava di sedurlo.
Era bella poco prima dell'alba
o poco dopo il tramonto
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(da Desiderio che scioglie le membra, 2008)

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Il “desiderio che scioglie le membra” è quello di un celebre verso del lirico greco Archiloco, vissuto nel VI secolo avanti Cristo. Un poeta greco moderno, Titos Patrikios, lo prende a prestito per intitolare e dare un’impronta a una sua intera raccolta. E quella brama d’amore va di pari passo con la bellezza, che sa risplendere in autonomia e brillare anche nel buio, come il mare.

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FOTOGRAFIA © PIXNIO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La bellezza delle donne che ci hanno cambiato la vita / più profondamente di cento rivoluzioni / non si perde, non dilegua con gli anni / per quanto svaniscano i tratti / per quanto si deformino i corpi.
TITOS PATRIKIOS

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Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928), scrittore e poeta greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull’isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l’esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia.


lunedì 8 gennaio 2024

Nell’ovatta


ANDREJ VOZNESENSKIJ

STRADA NELLA NEBBIA

Il sobborgo nebbioso sembra un colombo
                                          Come galleggianti, i vigili.
Nebbia.
Che secolo è? Di quale era?

Tutto è sconnesso, come in un delirio.
                                              Gli uomini, quasi fossero svitati…
Vagolo.
O meglio, mi dibatto nell’ovatta.

Nasi. Fanalini. Berretti d’uniformi.
                                                   Tutto si sdoppia come ombre cinesi.
Calosce?
Bada a non scambiare la testa con un altro!

Così una donna, appena staccata dalle tue labbra,
                                          sdoppiandosi come a richiamarti qualcosa
già non più l’amata, ma una vedova,
                                                 ancora tua e già di qualcun altro…

Struscio paracarri, passanti…
                                         Venere è soltanto un gelataio!
Amici?
Oh, questi Iago casalinghi!

Tu? Eccoti che ti pizzichi le orecchie
                                           sola in un cappotto troppo largo.
Baffi?
Brina sopra i ciuffi di un orecchio!

Io inciampo, m’arrabatto, vivo,
                                         nebbia, nebbia, da non raccapezzarcisi,
a quale guancia ti strofini nella nebbia?
Ehi!
Nebbia, nebbia, inutile chiamarsi…

Che bello quando la nebbia si dilegua!

(da Antimondi, 1962)

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Visitando Firenze, il poeta russo Andrej Voznesenskij scrisse:"La città era primaverile e annebbiata. Annebbiata come un lucido della mia giovinezza. Tralucevano, trasparivano attraverso di essa i miei amici, i miei errori, i miei entusiasmi…". Occorre che la poesia emerga dalla nebbia, che l'arte si liberi da quel muro che la cela: "L’arte non può fare a meno dell’introspezione, della coscienza del destino, della conoscenza dell’anima. Sono le sue fughe di stanze, le sue scale, i suoi corridoi. La poesia deve essere limpida e infinitamente ansiosa, come il cielo".

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FOTOGRAFIA © TOM HARPEL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il genio è il sangue del pianeta. O sei un poeta o un lillipuziano.
ANDREJ VOZNESENSKIJ

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VoznesenskijAndrej Andreevič Voznesenskij, Mosca, 12 maggio 1933 - 1° giugno 2010), poeta russo. Architetto, scoprì la sua vocazione poetica pubblicando il suo primo libro nel 1958. Nei suoi versi interpretò in quegli anni il disagio e le passioni delle giovani generazioni.


domenica 7 gennaio 2024

Gli alberi in inverno


ÁGNES NEMES NAGY

ALBERI

È tempo di imparare. Gli alberi in inverno.
Il modo in cui sono coperti di brina dalla testa ai piedi.
Arazzi rigidi e monumentali.

È tempo di conoscere quella regione dove
il vetro diventa vapore e aria,
e dove gli alberi galleggiano nella nebbia
come qualcosa che si ricorda ma si è perduto da tempo.

Gli alberi, e poi il ruscello dietro,
il movimento silenzioso delle ali delle anatre selvatiche,
la profonda notte blu, bianca e cieca,
dove vive la tribù incappucciata delle cose,
qui si deve imparare il mai celebrato
eroismo degli alberi.

(da Solstizio, 1967)

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In Ágnes Nemes Nagy, poetessa ungherese, l'io lirico esce da sé, si situa in un posto diverso, negli oggetti: luoghi tangibili, visibili, apportano contenuto alla poesia: così gli alberi d'inverno vengono a personificarsi nella loro resistenza, nel loro eroismo di fronte al gelo.

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FOTOGRAFIA © PRINTEBOEK/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

In realtà sono le anime degli alberi che noi vediamo in inverno. In estate tutto è verde e idilliaco ma in inverno sono soltanto i rami e i tronchi ad esaltare.
LARS VON TRIER, Nymphomaniac

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Ágnes Nemes Nagy (Budapest, 3 gennaio 1922 – 23 agosto 1991), poetessa, scrittrice, educatrice e traduttrice ungherese. Con l’avvento del comunismo,le fu proibito di pubblicare dal 1949. Fu simbolo della resistenza letteraria al realismo socialista. Durante il periodo stalinista visse di borse di studio a Roma e Parigi e lavorò come insegnante.