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giovedì 15 gennaio 2026

I giorni della poesia


IZET SARAJLIĆ

LETTERA ALL'ANNO 2176

Cosa?
Ascolti ancora Mendelssohn?
Raccogli ancora margherite?
Festeggi ancora i compleanni dei bambini?
Dai ancora i nomi dei poeti alle strade?
E negli anni Settanta, due secoli fa, mi avevano assicurato che i giorni della poesia erano finiti, proprio come il gioco delle penitenze, o la lettura delle stelle, o i balli a casa dei Rostov. E io,
che sciocco, quasi ci credevo!

(da Seguito della conversazione, 1977)

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Nella Jugoslavia del 1976 il poeta bosniaco Izet Sarajlić si divertì un giorno a immaginare il mondo di duecento anni dopo: eccolo allora a chiedersi se le cose che si facevano allora esisteranno ancora nel 2176, soprattutto la poesia, che nel mondo degli Anni Settanta sembrava ormai superata, osteggiata dall'ideologia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Avendo paura / di essere definiti fuori moda / i giovani non scrivono più / poesie d’amore. / Noi vecchi / dovremo / scriverle / per loro. / Non sarà la prima volta / che il ruolo di Cristiano / viene affidato a Cirano.
IZET SARAJLIĆ

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Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


martedì 29 giugno 2021

Josip Osti


Un’altra perdita per il mondo della poesia: se ne è andato a 76 anni nella sua casa di Tomaj, nel Carso,  il poeta bosniaco Josip Osti. Affermatosi come uno dei poeti più importanti della Bosnia-Erzegovina, trovò un nuovo mondo durante le guerre nella ex-Jugoslavia e l’assedio di Sarajevo: prese casa in Slovenia e cominciò a scrivere in sloveno. "La sua lirica d'amore fresca, profondamente personale ed espressivamente forte ha goduto di un'immensa popolarità, e le opere in prosa che ha pubblicato nell'ultimo periodo della sua vita sono tra i documenti letterari più importanti degli eventi rivoluzionari e tragici degli ultimi decenni", ha detto di lui lo scrittore Boris A. Novak, commentandone la scomparsa, “Era un uomo coraggioso e un intellettuale socialmente impegnato. A causa delle sue opinioni critiche, aveva spesso problemi con le autorità”. Veno Taufer scrisse di lui “La sua casa e la sua patria sono state portate via dalla guerra, ma non la poesia”.

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FOTOGRAFIA © RTVSLO

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L’AMORE MI HA FATTO POETA

L’amore mi ha fatto poeta…
L’amore che con una velenosa freccia
d’oro nella prima gioventù mi ha trafitto
il cuore aprendo una inguaribile ferita,
in cui cresce un cristallo nero dagli orli
aguzzi. Un cristallo, bello e doloroso,
che brilla al bivio dell’anima e del corpo.
E mi indica la strada, per la quale ritorno
di continuo là, da dove veramente non sono
mai partito. Nella città natia e nel tempo
dell’infanzia. Nella preistoria dei miei amori…
L’amore mi ha reso poeta…
L’amore che mi ha dato la forza di non dormire
una notte dopo l’altra, bensì di scrivere nel
diario dell’insonnia migliaia di poesie tristi sulla
vita e, spero, almeno una poesia allegra
sulla morte.

(da La tovaglia di Veronika, 2002 - Traduzione di: Jolka Milič

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IL MERITO DI MOLTI EROISMI È DOVUTO A OCCHI CELESTI

I poeti sanno
che vanno abbattuti solo i pini diritti

ma non smettono
di camminare tranquillamente
e a testa alta
sul campo minato

e svegli e dormienti
procedono
come seguiti dagli sguardi
delle anime amate
che credono nei loro fragili corpi e nelle loro
tenere parole

(da Barbara e il barbaro, Il Narratore, 1995 – Traduzione di Jolka Milič)

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LA FRASE DEL GIORNO
Se sapessi che cosa è accaduto e sta accadendo nel mio Paese e  nel mondo – ha detto una volta – non avrei bisogno di scrivere poesie, di pensare. Vivrei e basta.
JOSIP OSTI




Josip Osti (Sarajevo, 19 marzo 1945 - Tomaj, 27 giugno 2021),​ poeta, scrittore e traduttore sloveno. La sua opera, realizzata nelle lingue della memoria, come chiamava il suo bosniaco di provenienza croata, e negli ultimi anni in sloveno, comprende più di venti raccolte di poesie.


lunedì 5 giugno 2017

Al cinquecentesimo chilometro


IZET SARAJLIĆ
DAL TRENO

Guardavo passarmi davanti le donne,
le presenti e le future,
i paesaggi
e i pali del telegrafo,
ho visto il giorno e la notte
succedersi in silenzio.
Scenderò giù a qualche stazione
pazzo di questi mutamenti di colori e linee
per comunicarti
che al cinquecentesimo chilometro dell’amore
ti amavo esattamente come al primo.


(da Chi ha fatto il turno di notte, Einaudi, 2012 – Traduzione di Silvio Ferrari)

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Chi ama davvero ama di un amore fermo e immutabile, come il poeta bosniaco Izet Sarajlić: non importano le distanze, non importa il passato e neppure il futuro, non importano le altre donne. Per Izet c’è solo Mikica, la donna che ha sposato a dispetto della differenza religiosa e che, sopravvissuta alla guerra a Sarajevo, morirà subito dopo, nel 1996.

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Treno

FOTOGRAFIA DA TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti dedico i miei occhi, le mie labbra, i miei denti. / Le poesie? Che te ne fai delle mie poesie scritte perché non sapevo tacere? / Che te ne fai delle mie poesie che non ti possono amare?
IZET SARAILIĆ, Chi ha fatto il turno di notte




Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


venerdì 27 gennaio 2017

Nel museo di Auschwitz

 

IZET SARAJLIĆ

IL PROPRIETARIO DELLE SCARPE N. 43
OSSERVA I SANDALI
DA BAMBINO
ESPOSTI AL MUSEO DI AUSCHWITZ

Quanto amore
un calzolaio d’anteguerra
alla periferia di Leopoli
ha impiegato lavorando questi sandali
perché calzandoli
un bambino
corresse nel suo maggio.

Ed ecco,
adesso questi sandali
sono esposti nel museo di Auschwitz.

Uno potrebbe quasi
sentirsi colpevole.
Un uomo
arrivato alle scarpe numero 43.

E il quale,
nel 1941
anche lui
correva in identici sandali da bimbo.

1979

(da Lettere fraterne, Dante e Descartes, 2007 - Traduzione di Eros Sequi)

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Izet Sarajlić, poeta bosniaco, aveva undici anni nel 1941. È giocoforza per lui immedesimarsi in quei sandali da bambino che conservano la memoria e la tengono viva insieme ad altri oggetti di uso comune nel museo di Auschwitz. Quei sandali sono lì a testimoniare tutto l’orrore di cui l’umanità sa macchiarsi perché, come scrisse nel suo diario Etty Hillesum, morta ad Auschwitz il 30 novembre 1943, “Se tutto questo dolore non allarga i nostri orizzonti e non ci rende più umani, liberandoci dalle piccolezze e dalle cose superflue di questa vita, è stato inutile”.

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Auschwitz

FOTOGRAFIA © ALAN SHELLEY/500 PX

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ascolta un superstite dell'Olocausto diventa a sua volta un testimone.
ELIE WIESEL, Il Bergamo, 27 gennaio 2007




Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


venerdì 2 dicembre 2016

Primo, unico amore

 

IZET SARAJLIĆ

UN SECONDO AMORE

Se in me un giorno, quando che sia, spuntasse un secondo amore
farebbe fatica con me.

Dovrebbe avere lo stesso viso del mio primo amore.
Lo stesso ricciolo. Lo stesso naso all’insù. Lo stesso colore degli occhi.
Lo stesso passo. Le stesse abitudini. Persino lo stesso indirizzo.
Di fatto, questo neppure sarebbe il mio secondo amore.
Sarebbe semplicemente la continuazione del mio primo, unico amore.

1965

(da Chi ha fatto il turno di notte,  Einaudi, 2012 -Traduzione di Silvio Ferrari)

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“Non si ama veramente che una sola volta, la prima” recita uno dei Caractéres di Jean de La Bruyère. Ed è assolutamente d’accordo con lui Izet Sarajlić, poeta e filosofo bosniaco, legatissimo al suo primo amore, Mikica, sposata nonostante la differenza religiosa tra di loro (lei cattolica lui musulmano) e morta nel 1996 in seguito agli stenti patiti durante l’assedio di Sarajevo. Naturalmente c’è invece chi crede che il secondo amore sia più bello ancora come nel celebre canto popolare pugliese…

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Doisneau

ROBERT DOISNEAU, “LE BASIER DE L’HÔTEL DE LA VILLE, 1950”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come tutte le droghe forti, il vero primo amore è interessante solo per coloro che ne sono prigionieri.
STEPHEN KING, La sfera del buio




Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


venerdì 19 agosto 2016

Vieni, passeggiamo


IZET SARAJLIĆ

QUEI DUE ABBRACCIATI


Quei due abbracciati sulla riva del Reno a Gottlieben
potevamo essere anche tu ed io,
ma noi due non passeggeremo mai più
su nessuna riva abbracciati.
Vieni, passeggiamo almeno in questa poesia.


2000

(da Qualcuno ha suonato, Multimedia Edizioni, 2009 – Trad. Sinan Gudžević e Raffaella Marzano)

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Nel sogno ad occhi aperti Izet Sarajlić, poeta bosniaco, rivive per un istante quello che fu il suo amore per la moglie Mikica, morta per gli stenti della guerra di Bosnia. Quella coppia allacciata è per l’immaginazione la memoria vivente di ciò che un tempo costituì un bellissimo e profondo rapporto sentimentale – lui musulmano, lei cattolica - e che nella poesia vive ancora.

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Afremov

 LEONID AFREMOV, “CITY BY THE LAKE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Resta col mio ti amo che sopravvivrà a tutte le mie / lamentevoli nenie, a tutte le mie trasformazioni.
IZET SARAILIĆ, Chi ha fatto il turno di notte




Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.


lunedì 13 ottobre 2014

Il ruolo di Cristiano

 

IZET SARAJLIĆ

LA CRISI DELLA POESIA D’AMORE

Avendo paura
di essere definiti fuori moda
i giovani non scrivono più
poesie d’amore.
Noi vecchi
dovremo
scriverle
per loro.
Non sarà la prima volta
che il ruolo di Cristiano
viene affidato a Cirano.

1987 – 1989

(Traduzione di Sinan Gudžević e Raffaella Marzano)

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“Mi dispiace vedere che la poesia ha perso il posto che una volta occupava nella vita delle persone. I poeti sono in parte responsabili di questo, ma lo spirito del tempo è altrettanto da biasimare”: così rispondeva all’UNESCO Courier nel 1998 il poeta e filosofo bosniaco Izet Sarajlić. E se la poesia non è più lo strumento principale per esprimere le proprie emozioni, allora l’aridità si impossessa di quelle vite: saranno i cultori della poesia, come sacerdoti di un antico rito a tramandarne la bellezza, a surrogare chi non è più in grado di crearla. Ancora una volta Cristiano dovrà chiedere a Cirano di scrivergli la sua poesia d’amore per Rossana.

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love-me-background

FOTOGRAFIA © DESKTOP AS

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LA FRASE DEL GIORNO
I critici di poesia sono come i vecchi. / Anche se sanno tutto dell’amore / Non possono fare l’amore.
IZET SARAILIĆ, Neko je zvonio




Izet Sarajlić (Doboj, 16 marzo 1930 – Sarajevo, 2 maggio 2002), storico, filosofo e poeta bosniaco. Fondatore nel 1954 del "Gruppo 54", movimento d'innovazione poetica, fu uno fra gli organizzatori delle "Giornate poetiche di Sarajevo" nel decennio successivo. Rimasto a Sarajevo durante l'assedio, tenne un diario di guerra, pubblicato nel 1993.