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domenica 29 agosto 2010

Ricette letterarie - 11

Polipi alla napoletana


ANDREA CAMILLERI

Un mese con Montalbano


"Che voli mangiari?"
"M'hanno detto che lei sa fare benissimo i polipi alla napoletana."
"Giusto dissero."
"Li vorrei assaggiare."
"Assaggiare o mangiare?"
"Mangiare. Ci mette i passuluna di Gaeta?"
Le olive nere di Gaeta sono fondamentali per i polipi alla napoletana.
Filippo lo taliò sdignato dalla domanda.
"Certo. E ci metto macari la chiapparina."
Ahi! Quella rappresentava una novità che poteva rivelarsi deleteria: non aveva mai sentito parlare di capperi nei polipi alla napoletana.
"Chiapparina di Pantelleria" precisò Filippo.
I dubbi di Montalbano passarono a metà: i capperi di Pantelleria, aciduli e saporitissimi, forse ci stavano o, nell'ipotesi peggiore, non avrebbero fatto danno.
Prima di muoversi verso la cucina, Filippo taliò negli occhi il commissario e questi raccolse il guanto di sfida. Tra lui e Filippo, era chiaro, si era ingaggiato un duello. Uno che di cucina non ne capisce, potrebbe ammaravigliarsi: e che ci vuole a fare due polipetti alla napoletana? Aglio, oglio, pummadoro, sale, pepe, pinoli, olive nere di Gaeta, uvetta sultanina, prezzemolo e fettine di pane abbrustolito: il gioco è fatto. Già, e le proporzioni? E l'istinto che ti deve guidare per far corrispondere a una certa quantità di sale una precisa dose d'aglio?

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Come il Carvalho di Manuel Vázquez Montalbán, anche il commissario di Vigata che Camilleri ha battezzato in onore del romanziere catalano, è un buongustaio. A differenza dell’altro, Montalbano però non cucina: si fa preparare pranzetti appetitosi dalla cammarera Adelina, dal trattore Enzo o da altri ristoratori. Qui ne incontra uno nuovo, attirato da un “pezzo di tavola, inchiovato per storto su un palo, sul quale era stato scritto malamente a mano: da Filippo che si mancia bene”. Montalbano entra “in quella solitaria casuzza a un piano” dove il cuoco sta guardando un film alla televisione, si siede e aspetta una decina di minuti che giunga la pubblicità a interrompere la visione. Avviene allora la scena descritta, e Filippo va in cucina a preparare la pietanza. Ma, mentre Montalbano attende, entrano due uomini armati che lo minacciano, e lui riesce solo a pensare “Ora questi m’ammazzano e addio polipetti”. Invece uno dei due colpisce l’altro con un mattarello, ordina al commissario di non muoversi e inscena un conflitto a fuoco sparando contro il muro prima di portarsi via il socio svenuto. Il cuoco Filippo è terrorizzato. Montalbano lo schiaffeggia e gli grida: “Forza, che i polipetti s’abbrusciano!” In realtà Filippo è un ottimo cuoco e il commissario può leccarsi le dita… Alla vicenda della sparatoria può pensare dopo, con calma, ritornando in auto verso la casa di Marinella…


LA RICETTA: POLIPI ALLA NAPOLETANA

occorrono:image

un polipo di mezzo chilo
due spicchi d'aglio
una manciata di pinoli
due pomodori pelati
una manciata di olive nere di Gaeta
una manciata di uvetta sultanina
un cucchiaio di capperi di Pantelleria
sale e pepe
olio di oliva

Il polipo, privato di bocca, occhi e vescica, va intenerito sbattendolo, poi pelato, lavato e fatto a tocchetti. In una casseruola si soffriggono olio, aglio, e prezzemolo e si aggiungono i pezzetti di polipo, cuocendoli a fuoco lento. Si aggiungono i pinoli pestati, i capperi, i pomodori, l’uvetta e le olive, sale e pepe a piacere. Cuocere per mezz’ora e servire con pane tostato.

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imageFotografia © Movieplayer.it

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LA FRASE DEL GIORNO
Nascendo, l'uomo ha ricevuto dal suo stomaco l'ordine di mangiare tre volte al giorno, per recuperare le forze che gli tolgono il lavoro e più spesso la pigrizia.
ALEXANDRE DUMAS PADRE




Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925), scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo italiano. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Il corso delle cose (1978). Nel 1994 con La forma dell'acqua ha dato vita alla fortunata serie del commissario Montalbano, proseguita con numerosi romanzi e racconti.


mercoledì 24 marzo 2010

Ricette letterarie - 10

Marmellata di banane

ARUNDHATI ROY
Il dio delle piccole cose

 “Il dio delle piccole cose” è un meraviglioso romanzo che dipinge l’India alla fine degli Anni Sessanta intrecciando le vicende di una famiglia, che un tempo aveva una florida fabbrica di conserve, a un amore impossibile perché negato dalle convenzioni, dalle leggi non scritte che considerano alcune persone “intoccabili”.

Conserve, dunque, e in particolare questa “marmellata di banane” che viene messa al bando dalla FPO, la Food Product Organization, perché non riesce a classificarla: “Troppo liquida per essere marmellata, troppo densa per essere gelatina. Una consistenza ambigua, dissero, inclassificabile. Stando ai loro libri”. A ricopiare la ricetta è Estha, il bambino protagonista con la sorella Rahel, la madre Ammu e la nonna Baby Kochamma. Immaginate allora questo bel quaderno di ricette nero con la costola bianca. Immaginate la scrittura incerta e giocosa di un bambino che si diverte ad usare le due calligrafie che conosce – naturalmente non usa i caratteri latini, ma quelli dell’alfabeto indiano:

MARMELLATA DI BANANE

Schiacciate le banane mature. Aggiungete acqua fino a coprire il tutto e cuocete a fuoco molto alto finché la polpa non si ammorbidisce.
Spremetene il succo filtrando con una garza.
Pesate un'uguale quantità di zucchero e tenetelo da parte.
Cuocete il succo finché non è diventato rosso acceso e si è ridotto di circa la metà.

Preparate l'Addensante (Pectina) nel modo seguente:
Proporzione 1:5
ossia: 4 cucchiaini da caffè di Pectina per 20 cucchiaini di zucchero.

Aggiungete l'Addensante al succo concentrato. Cuocete per pochi minuti (5).
Cuocete a fuoco vivo e avvolgente.
Aggiungete lo zucchero. Cuocete finché non ottenete una consistenza spalmabile.
Raffreddate lentamente.
Speriamo che sarete soddisfatti di questa ricetta.

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Estha si trova nei locali delle Conserve Paradiso, dove vi sono le immense tinozze in cui la frutta attende in salamoia il turno di essere trattata e le marmellate già cotte si raffreddano. Un Posto per Pensare, tra i lime galleggianti in soluzione salina, i manghi riempiti di curcuma e peperoncino, le damigiane di aceto, la pectina, i conservanti, le borse di iuta con l’aglio e le cipolline, le montagnette di pepe fresco, le bucce di banana, gli scaffali, le bottiglie vuote. “La marmellata scottava ancora, e sull’appiccicosa superficie rossa morivano lentamente dense bolle rosa. Piccole bolle di banana che annegavano nella marmellata, e nessuno che andasse in loro aiuto”. Estha pensa alla cuginetta Sophie Mol che proprio in quel momento viene accolta nella veranda davanti e che segnerà un destino nelle vite di tutti, pensa all’Uomo delle Aranciate che lo ha molestato nei bagni di un cinema, pensa, pensa: “Mentre Estha mescolava la marmellata densa pensò Due Pensieri, e i Due Pensieri che pensò erano questi: a) A Chiunque può succedere Qualsiasi Cosa. E b) Meglio essere preparati. Pensati questi pensieri, Estha Da Solo si sentì felice con le sue piccole perle di saggezza. Mentre la bollente marmellata magenta girava, Estha diventò un Mago Mescolatore col ciuffo disfatto e i denti disuguali, e poi diventò le Streghe di Macbeth. Fuoco che brucia bolle di banana”.

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.Fotografia © iCook Greece

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LA FRASE DEL GIORNO
Colui che non si preoccupa di quello che mangia non saprà preoccuparsi di niente altro.
SAMUEL JOHNSON




Arundhati Roy (Shillong, 24 novembre 1961),  scrittrice indiana. Nel 1997 ha vinto il Premio Booker col suo romanzo d'esordio, Il dio delle piccole cose, storia di una famiglia e di un amore socialmente inaccettabile che illustra il conflitto lacerante tra il processo di modernizzazione dell'India e le sue radicate tradizioni.


sabato 30 gennaio 2010

Ricette letterarie - 9

Mousseline alle fragole

GEORGES PEREC
LA VITA. ISTRUZIONI PER L’USO

Prendere trecento grammi di fragoline di bosco o quattrostagioni. Passarle al setaccio fitto. Mescolare con duecento grammi di zucchero grezzo. Mescolare e incorporare al composto mezzo litro di panna montata a neve. Riempire con il detto preparato delle coppette di carta e metterle al fresco per due ore in un portaghiaccio piuttosto stretto. Al momento di servire, guarnire ogni coppetta con una grossa fragola.

In quel pot-pourri letterario che è “La vita. Istruzioni per l’uso” di Georges Perec, tra i vari pezzi che compongono l’insieme – ognuno dei 99 capitoli un appartamento di un caseggiato parigino – non poteva mancare una ricetta.

Siamo all’inizio, è il terzo capitolo: tre uomini stanno compiendo i primi passi dell’iniziazione per entrare in una setta, quella dei “tre uomini liberi”, la “Seura nami”. I tre novizi, davanti al maestro Yoshimitsu, seduti sui calcagni, in equilibrio su grossi cubi metallici spigolosi, devono superare la prova della meditazione che consente di ignorare il dolore: per fare ciò devono contemplare un oggetto banale. A uno dei tre, un divo francese della canzone, tocca un antico libro culinario inglese…

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Fotografia © Pickpik

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LA FRASE DEL GIORNO
Non riesco a sopportare quelli che non prendono seriamente il cibo.
OSCAR WILDE




Georges Perec (Parigi, 7 marzo 1936 – Ivry-sur-Seine, 3 marzo 1982), scrittore francese, membro dell'OuLiPo, le cui opere sono basate sull'utilizzo di limitazioni formali, letterarie o matematiche. Ilsuo libro più noto è La vita, istruzioni per l'uso, in cui descrive metodicamente la vita degli abitanti di una casa parigina seguendo uno schema circolare.


venerdì 4 settembre 2009

Ricette letterarie - 8

Peperoni dolci ai frutti di mare

MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN
Il centravanti è stato assassinato verso sera

C’è una parte di “Il centravanti è stato assassinato verso sera”, avventura del detective Pepe Carvalho in una Barcellona sconvolta dai lavori e dalle speculazioni edilizie per i Giochi Olimpici del 1992, che assume i contorni di un ricettario. Avevamo già visto il “latte fritto”, che conclude la cena a casa di Carvalho con il dirigente del Barcellona Camps O'Shea e l'amico e amministratore Fuster.

Esaminiamo ora un’altra portata di quel pasto che emozionò il manager tanto che “non solo si fece ripetere una e mille volte le ricette, ma cominciò persino a segnarle accuratamente in un notes con una penna di grosso calibro”.

“Per i peperoni dolci ai frutti di mare, innanzitutto sono necessari i peperoni dolci, che siano rossi, non molto lunghi, e carnosi. Uno o due per persona, a seconda dell’appetito e della grandezza. Si arrostiscono i peperoni facendo attenzione che nello spellarli non si rompano. A parte si prepara un ripieno di gamberi, vongole e pesce di scoglio bollito, legato con una besciamella densa fatta in parti uguali con un brodetto di teste di gamberi e latte, condito con pepe molto aromatico e dragoncello. Con questo ripieno si farciscono i peperoni, si coprono con la besciamella più liquida e si passano a forno basso per poco tempo”.

Carvalho cucinava, Fuster mangiava… E noi a quella cena eravamo come Camps O’Shea: prendevamo nota…

 

Immagine © Petit Chef

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Il buon pranzo si annuncia al naso dalla cucina.
PROVERBIO SPAGNOLO




Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 14 luglio 1939 – Bangkok, 18 ottobre 2003), scrittore, saggista, giornalista, poeta e gastronomo spagnolo, è celebre soprattutto per i romanzi gialli in cui è protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho.


mercoledì 29 luglio 2009

Ricette letterarie - 7

Gamberi fritti


LUIS SEPÚLVEDA
Il vecchio che leggeva romanzi d'amore



“La cosa migliore della stagione delle piogge era che bastava scendere al fiume, immergersi, muovere qualche pietra e frugare nel letto fangoso per avere a disposizione una dozzina di grossi gamberi per colazione”.

È una ricetta semplicissima quella che ci fornisce lo scrittore cileno Luis Sepúlveda in questo romanzo in cui il protagonista è Antonio Josè Bolivar, un vecchio che vive in prossimità della foresta amazzonica, nella cittadina di El Idillio, dopo aver trascorso anni con gli indios shuar. Antonio è un vorace lettore di romanzi “che parlavano d’amore con parole così belle che a volte gli facevano dimenticare la barbarie umana”.
Conosce la natura e i suoi tesori. Tra questi, i gamberi di fiume, che nella stagione delle piogge è facilissimo trovare e che costituiscono la sua colazione.

GAMBERI FRITTI

Gamberi (anche di mare), 200 g a persona
Farina
Olio di semi
Sale



Passare i gamberi nella farina, friggerli un po' per volta in abbondante olio ancora con il loro guscio finché non raggiungono la doratura, deporli su un foglio di carta assorbente e salarli. Si mangiano caldissimi.



Fotografia © Gazeta do Povo



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LA FRASE DEL GIORNO
Se un uomo ha fame, non dargli il pesce: insegnagli a pescare.
PROVERBIO CINESE




Luis Sepúlveda Calfucura (Ovalle, 4 ottobre 1949), scrittore, giornalista, sceneggiatore, poeta, regista e attivista cileno naturalizzato francese.  È autore di romanzi e racconti di fantasia, sorretti da un'intensa vena favolisticao da riflessioni dure e amare sul mondo contemporaneo con un'attenzione costante verso le tematiche ecologiste.


venerdì 12 giugno 2009

Ricette letterarie - 6

Risotto alla milanese

CARLO EMILIO GADDA
Saggi giornali favole e altri scritti

Non c'è nulla da aggiungere a questa ricetta classica, se non lasciare raccontare direttamente a un grande lombardo, quel Carlo Emilio Gadda autore della "Cognizione del dolore" e dell'"Adalgisa":

RISOTTO PATRIO. RÉCIPE
[1959]

L'approntamento di un buon risotto alla milanese domanda riso di qualità, come il tipo Vialone, dal chicco grosso e relativamente più tozzo del chicco tipo Carolina, che ha forma allungata, quasi di fuso.  (...)  Recipiente classico per la cottura del risotto alla milanese è la casseruola rotonda, e la ovale pure, di rame stagnato, con manico di ferro (...) Rapitoci il vecchio rame, non rimane che aver fede nel sostituto: l'alluminio.

La casseruola, tenuta al fuoco pel manico e per una presa di feltro con la sinistra mano, riceva degli spicchi o dei minimi pezzi di cipolla tenera, e un quarto di ramaiolo di brodo, preferibilmente brodo al foco, e di manzo: e burro lodigiano di classe. Burro, quantum prodest, udito il numero de' commensali. Al primo soffriggere di codesto modico apporto butirroso-cipollino, per piccoli reiterati versamenti sarà buttato il riso: a poco a poco, fino a raggiungere un totale di due tre pugni a persona, secondo appetito prevedibile degli attavolati: né il poco brodo vorrà dare inizio per sé solo a un processo di bollitura del riso: il mestolo (di legno, ora) ci avrà che fare tuttavia: gira e rigira. I chicchi dovranno pertanto rosolarsi e a momenti indurarsi contro il fondo stagnato, ardente, in codesta fase del rituale, mantenendo ognuno la propria «personalità»: non impastarsi e neppure aggrumarsi.

Burro, quantum sufficit, non più, ve ne prego; non deve far bagna, o intingolo sozzo: deve untare ogni chicco, non annegarlo. Il riso ha da indurarsi, ho detto, sul fondo stagnato. Poi a poco a poco si rigonfia, e cuoce, per l'aggiungervi a mano a mano del brodo, in che vorrete esser cauti, e solerti: aggiungete un po' per volta del brodo, a principiare da due mezze ramaiolate di quello attinto da una scodella «marginale», che avrete in pronto. In essa sarà stato disciolto lo zafferano in polvere, vivace, incomparabile stimolante del gastrico, venutoci dai pistilli disseccati e poi debitamente macinati del fiore. Per otto persone due cucchiaini da caffè. Il brodo zafferanato dovrà per tal modo aver attinto un color giallo mandarino: talché il risotto, a cottura perfetta, venti ventidue minuti, abbia a risultare giallo-arancio: per gli stomaci timorati basterà un po' meno, due cucchiaini rasi, e non colmi: e ne verrà un giallo chiaro canarino. Quel che più importa è adibire al rito un animo timorato degli dèi e reverente del reverendo Esculapio o per dir meglio Asclepio, e immettere nel sacro «risotto alla milanese» ingredienti di prima qualità: il suddetto Vialone con la suddetta veste lacera, il suddetto Lodi (Laus Pompeia), e i suddetti spicchi di cipolle tenere; per il brodo, un lesso di manzo con carote sedani, venuti tutti e tre dalla pianura padana, non un toro pensionato, di animo e di corna balcaniche: per lo zafferano consiglio Carlo Erba Milano in boccette sigillate: si tratterà di dieci dodici, al massimo quindici, lire a persona: mezza sigaretta! Non ingannare gli dèi, non obliare Asclepio, non tradire i familiari, né gli ospiti che Giove Xenio protegge, per contendere alla Carlo Erba il suo ragionevole guadambio. No! Per il burro, in mancanza di Lodi potranno sovvenire Melegnano Casalbuttano Soresina; Melzo, Casalpusterlengo; tutta la bassa milanese al disotto della zona delle risorgive, dal Ticino all'Adda e insino a Crema e Cremona. Alla margarina dico no! E al burro che ha il sapore delle saponette: no!


Immagine © Turismo in Italia

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Uno non può pensare bene, amare bene, dormire bene, se non ha mangiato bene.
VIRGINIA WOOLF, Una stanza tutta per sé




Carlo Emilio Gadda (Milano, 14 novembre 1893 – Roma, 21 maggio 1973), scrittore e poeta italiano. Ingegnere, svolse la sua attività scrivendo al tempo stesso per la rivista Solaria. Ha segnato la narrativa del Novecento attraverso un impasto personalissimo di linguaggi diversi (dialetti, termini gergali e tecnici, neologismi) e un incessante stravolgimento delle strutture tradizionali del romanzo.


lunedì 15 dicembre 2008

Ricette letterarie - 5

I "criminosi biscotti" di Lucy

PATRICIA CORNWELL
La cena di Natale


Kay Scarpetta è la famosa anatomopatologa scaturita dalla penna di Patricia Cornwell: si dedica a un lavoraccio orribile, analizza i corpi delle persone assassinate per stabilirne la causa di morte. Qua e là nei suoi gialli c'è qualche ricetta, anche se troppo spesso Kay apre il capiente freezer e mette a scaldare nel microonde un surgelato. Quando ha tempo si sfoga a cucinare piatti che mescolano le sue origini italiane alle tradizioni americane.

Ma c'è un lungo racconto che è un omaggio al Natale: alla tavola della festa si accomodano la dottoressa, la nipote Lucy, agente dell'FBI, e l'inseparabile poliziotto Pete Marino. Mentre questi prepara un micidiale eggnog con dodici uova e tanto liquore e la zia si dedica a una "pizza con una marcia in più" (sono americani, il Natale ha delle tradizioni tutte sue!), Lucy si dedica ai "criminosi biscotti":

- Preriscaldare il forno a 180 gradi
- Sciogliere una tazza di burro in una terrina capace
- Incorporarvi dello zucchero di canna mischiato a zucchero bianco così da formare una pasta
- Rompervi due uova e mescolare
- Aggiungere abbastanza farina per raggiungere una consistenza umida e friabile
- Unire un cucchiaino da tè di lievito (o bicarbonato di sodio) e aroma di vaniglia
- Completare con delle noci di pecan spezzettate e delle gocce di cioccolato
- Formare delle piccole sfere di pasta e appiattirle, disporle sulla piastra del forno e cuocerle per 10 minuti.

Lucy li mangia ancora caldi, tuffandoli nella crema al whisky Baileys. Golosa...







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LA FRASE DEL GIORNO
Anche per desinare bisogna saper far uso dei principi della scienza.
PETRONIO ARBITRO




Patricia Daniels Cornwell
(Miami, Florida, 9 giugno 1956), scrittrice e giornalista statunitense. Ha raggiunto il successo come scrittrice di romanzi, centrando le proprie storie poliziesche sulla figura di un medico legale donna, Kay Scarpetta, che affronta e risolve casi di omicidio, alcune volte con l'aiuto della nipote Lucy, del poliziotto Pete Marino e del compagno e poi marito, Benton Wesley (agente FBI).


domenica 26 ottobre 2008

Ricette letterarie - 4

La caldeirada

MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN
Tatuaggio

"Tatuaggio", il primo romanzo di Manuel Vázquez Montalbán con il detective-gourmet Pepe Carvalho risale al 1975 ed è stato scritto, secondo l'ammissione dello stesso scrittore catalano, "per scommessa etilica". E benedetta sia dunque questa sbronza che ha partorito uno dei personaggi più interessanti del giallo mondiale.

Già è apparso nelle "Ricette letterarie" il latte fritto, tratto da "Il centravanti è stato assassinato verso sera". Oggi Carvalho ci cucina la "caldeirada", ovvero una "padellata" di pesce, direttamente da "Tatuaggio". Il detective, che indaga su un cadavere senza volto ripescato in mare, segue l'unico indizio, un tatuaggio inquietante, "Sono nato per rivoluzionare l'inferno". Dopo aver incontrato il cliente che lo ha assoldato, Carvalho cerca un informatore e lo fa in un ristorante: gli propinano una "insalata castigliana" che in realtà si rivela essere "qualche patata à la vinaigrette con rimasugli di tonno marinato, strategicamente piazzati in primo piano sull'acciottolato di patate".

Allora, per rifarsi la bocca, ma anche per riflettere vuole "cenare bene": questo significa che deve cucinare, il modo migliore che ha per meditare. Fa i suoi acquisti al mercato della Boquería: coda di rospo e merluzzo freschi, gamberoni, un pugno di vongole e peoci. Finalmente torna nella sua villa di Vallvidrera, accende un fuoco nel caminetto usando un vecchio volume, apre una bottiglia di Fefiñanes e comincia:

"Pulì il pesce [coda di rospo e merluzzo] dalle spine e sgusciò i gamberoni. Bollì le spine e le corazze rosse insieme a una cipolla, un pomodoro, aglio, un peperoncino rosso piccante, un rametto di sedano e un po' di porro. (...) mentre il brodo bolliva a fuoco lento, Carvalho preparò un soffritto di pomodoro, cipolla e peperoncino. Quando il soffritto ebbe raggiunto la consistenza necessaria, vi stufò delle patate. poi mise i gamberoni nella pentola, la coda di rospo e infine il merluzzo. I pesci si indorarono, buttarono acqua che si mescolò al soffritto. Fu allora che Carvalho aggiunse un mestolo di brodo ristretto di pesce . In dieci minuti la caldeirada fu pronta".




Fotografia © Prato certo





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LA FRASE DEL GIORNO
Detesto l'uomo che manda giù il suo cibo non sapendo che cosa mangia. Dubito del suo gusto in cose più importanti.
CHARLES LAMB




Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 14 luglio 1939 – Bangkok, 18 ottobre 2003), scrittore, saggista, giornalista, poeta e gastronomo spagnolo, è celebre soprattutto per i romanzi gialli in cui è protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho.


domenica 14 settembre 2008

Ricette letterarie - 3

Latte fritto

MANUEL VÁZQUEZ MONTALBÁN
Il centravanti è stato assassinato verso sera

Pepe Carvalho è un detective ma è anche un gourmet. Le sue avventure, che ci raccontava Manuel Vázquez Montalbán, sono intervallate da gustosi momenti di cucina, nei quali reinterpreta anche elaboratissime ricette, magari dopo aver bruciato uno dei libri della sua biblioteca nel caminetto. Il personaggio è talmente piaciuto ad Andrea Camilleri che ha voluto omaggiare lo scrittore catalano chiamando Montalbano il commissario dei suoi romanzi, anch'egli appassionato buongustaio, anche se non eccellente cuoco come Carvalho.

Una ricetta semplice è invece il "latte fritto", che appare in "Il centravanti è stato assassinato verso sera", dove Carvalho, ingaggiato per proteggere il nuovo asso del Barcellona in una città devastata dai preparativi per le Olimpiadi del 1992, si trova invece a seguire il caso dell'omicidio di un calciatore di una serie inferiore.

Una sera invita a cena il dirigente del Barcellona Camps O'Shea e l'amico e amministratore Fuster e ammannisce loro un menu con i fiocchi, chiuso appunto dal latte fritto:

"Camps , non mi costringa a darle la ricetta del latte fritto."
"Mi sembra un enunciato magico. Impossibile."

Allora:

100 grammi di zucchero
50 grammi di farina
4 tazzine di latte
burro
tuorlo d'uovo
zucchero a velo

"Mescoli circa cento grammi di zucchero con cinquanta di farina di frumento e vi versi quattro tazzine di latte. Continui a mescolare il tutto e vi aggiunga anche una noce di burro. Si cuoce a fuoco lento continuando a mescolare fino a quando si rapprende. Lo si versa su un vassoio e lo si lascia raffreddare e consolidare. Allora lo tagli in cubetti regolari, li passi in farina e uovo, li indori appena in burro molto caldo e li serva con una spolverata di zucchero a velo".



Anonimo, "Kittens in Paradise"


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LA FRASE DEL GIORNO
La scoperta di un piatto nuovo è più preziosa per il genere umano che la scoperta di una nuova stella.
ANTHELME BRILLAT-SAVARIN, Fisiologia del gusto





Manuel Vázquez Montalbán (Barcellona, 14 luglio 1939 – Bangkok, 18 ottobre 2003), scrittore, saggista, giornalista, poeta e gastronomo spagnolo, è celebre soprattutto per i romanzi gialli in cui è protagonista l’investigatore privato Pepe Carvalho.


martedì 12 agosto 2008

Ricette letterarie - 2

I pirciati ch’abbruscianu

ANDREA CAMILLERI
L’odore della notte

Montalbano indaga sulla scomparsa di un finanziere truffatore. La faccenda è complicata e, dopo una giornata pesante, decide che si merita un premio di consolazione: si ferma a una decina di chilometri da Montelusa, sulla strada per Giardina, in una trattoria che gli hanno consigliato, da “Giugiù ‘u carritteri”.

Lì non c’è posto, ma Giugiù gli propone di apparecchiare un tavolinetto sparecchiatavola. Montalbano si trova così seduto come in castigo. Giugiù gli chiede se se la sente di provare i “pirciati ch’abbruscianu”. Montalbano, uomo gastronomicamente sempre pronto alle novità, accetta: “Me la sento, non si preoccupi, me la sento”.

E arrivarono i pirciati. Sciauravano di paradiso terrestre.

Ecco allora gli ingredienti per il sugo di questi pirciati (una pasta simile ai bucatini):

- Olio d'oliva extravergine
- Mezza cipolla
- Due spicchi d’aglio
- Due acciughe salate
- Un cucchiaino di capperi
- Olive nere
- Salsa di pomodoro
- Basilico
- Mezzo peperoncino piccante
- Sale
- Pecorino
- Pepe nero

Intercalando le forchettate con sorsate di vino e gemiti ora di estrema agonia ora di insostenibile piacere (“esiste un piatto estremo come il sesso estremo?” gli venne da spiarsi a un certo punto), Montalbano ebbe macari il coraggio di mangiarsi col pane il condimento rimasto sul fondo del piatto, asciucandosi di tanto in tanto il sudore che gli spuntava in fronte.




Fotografia © Pxhere



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LA FRASE DEL GIORNO
Il grande vantaggio del giocare col fuoco è che non ci si scotta mai. Sono solo coloro che non sanno giocarci che si bruciano del tutto.
OSCAR WILDE




Andrea Calogero Camilleri (Porto Empedocle, 6 settembre 1925), scrittore, sceneggiatore, regista e drammaturgo italiano. Ha esordito nella narrativa con il romanzo Il corso delle cose (1978). Nel 1994 con La forma dell'acqua ha dato vita alla fortunata serie del commissario Montalbano, proseguita con numerosi romanzi e racconti.


domenica 3 agosto 2008

Ricette letterarie - 1

Il casio in pastelletto

Umberto Eco
Il nome della rosa

I libri sono scrigni che contengono di tutto: possiamo trovarci anche delle ricette.
Questa, che viene nientemeno che dal "Nome della rosa" di Umberto Eco, inaugura la nuova sezione "Ricette letterarie" del Canto delle Sirene.

Il "casio in pastelletto" è cucinato dal monaco deforme e vagamente eretico Salvatore per Adso da Melk, che poi dividerà il piatto con il suo maestro Guglielmo da Baskerville.
 
Tradotta dal linguaggio proto-esperanto di Salvatore ("parlava tutte le lingue, e nessuna"), ecco la ricetta:

Servono:

- Formaggio tipo latteria
- Burro o strutto
- Zucchero di canna
- Cannella in polvere

Prendere del formaggio non troppo vecchio e non troppo salato e tagliarlo a fettine. Mettere sul fuoco una pentola con un po' di burro o strutto e porvi le fettine a intenerire.
Quando la cottura è quasi ultimata, spolverare con zucchero e cannella.
Servire caldo.


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 Fotografia © AAA

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo ipocrita non vuol dare importanza al mangiare; ma poi non si fa festa, civile o religiosa, che non si distenda la tovaglia e non si cerchi di pappare del meglio.
PELLEGRINO ARTUSI, La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene



Umberto Eco (Alessandria, 5 gennaio 1932 – Milano, 19 febbraio 2016), saggista, scrittore, filosofo e linguista italiano. Autorevole studioso di semiotica, scienza nella quale ha visto l'icona di un sapere interdisciplinare, è anche brillante pubblicista e scrittore, autore di numerosi saggi e di alcuni romanzi di grande successo, fra i quali spicca Il nome della rosa (1980), giallo filosofico di ambientazione medievale.