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venerdì 24 aprile 2026

Esprimere il vento


GABRIEL FERRATER

ATTRAVERSO I TEMPERAMENTI

Alcuni pini, troppo sensibili, si contorcono,
rivelando la loro patetica consapevolezza
mentre adempiono a questo compito lirico
di esprimere il vento, che arriva puro.
Le radici scricchiolano sorde e i rami
esultano nel dolore, proclamando
la gravità del soffio dello spirito. Il vento,
quando lascia la foresta, è corrotto dai lamenti.

(da Le donne e i giorni, 1968)

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Gabriel Ferrater, poeta catalano disilluso e realista, si allontana da una visione romantica o meramente estetica della natura per presentare una visione esistenziale quasi grottesca: i pini sono strumenti, ma il loro dovere lirico è quello di filtrare la poesia del vento. Il contatto con la realtà corrompe la purezza originaria dell'elemento poetico.

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FOTOGRAFIA © DIANA DINAEVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo / flusso insistente, sempre crescente di parole erode / i margini della vita che credevo reale.
GABRIEL FERRATER, Diario de poesía, n. 61, Settembre 2002




Gabriel Ferrater i Soler (Reus, 20 maggio 1922 – Sant Cugat del Vallès, 27 aprile 1972), poeta spagnolo di lingua catalana. La sua poesia, caratterizzata dal realismo e dall’uso di temi quotidiani e colloquialismi, tratta di amore, di erotismo e della nostalgia per il passato.


mercoledì 8 aprile 2026

Josep Piera


Il giorno di Pasqua è morto a Gandia il poeta spagnolo Josep Piera. Entrato in contatto a Valencia con il movimento letterario noto come Generazione del '70, ne fu una figura di spicco. La sua produzione letteraria si sviluppa attraverso narrazioni autobiografiche, ispirate dai numerosi viaggi nel Mediterraneo e dalla terra dove:  fece della letteratura la ragione della sua vita personale e collettiva, trasformando il territorio in cui risiedeva in uno dei motivi centrali della sua opera: i monti del Safor, il Cingle Verd e la valle della Drova, divennero uno scenario mitico. Instancabile sostenitore della lingua e della cultura valenciana, lascia anche ampie traduzioni dall’arabo e dall’italiano.

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FOTOGRAFIA © SEGRE

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LA POESIA

Non sono voci celestiali che da lontano
ci parlano internamente. Sono voci amate.
Voci interiori, voci distanti, voci che dicono
una strada che nessuno sa dove porta.

Ci sono voci che sono fanali in un vicolo buio,
mentre altre sono brusii di lontananze.
Ci sono voci che ci tramutano in parole.
Voci taciute, voci assenti, voci silenzi.

La poesia sono voci trasformate in suoni
che dicono da dove veniamo, dove andiamo e chi siamo.

(da Nel nome del mare, 1999 – Traduzione di Francesco Ardolino)

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NON SO PIÙ SCRIVERE POESIE D’AMORE

Non so più scrivere poesie d'amore
come quelle, appassionate, che da giovane
dedicavo a nessuno; a nessuno, o al desiderio
di qualcuno senza nome. Non a te.
Forse gli anni mi hanno reso più modesto
o forse è il desiderio che non trova le parole
per dire ciò che si prova quando ti avvicini a me
a poco a poco, e ti vedo arrivare con gioia
mentre ti aspetto. Non so dirti che ti amo,
che ti sogno da sveglio e ti ho nei miei sogni,
che nel desiderio e nell'estasi ti amo.
Che nel delirio ti ho e ti vedo arrivare.
Che mi sento tutto tuo, legato a te, corpo
e volontà, pelle a pelle, anima.
Dico che sei il mare dove navigo,
e ciò che voglio dire è appena accennato:
la gioia, la luce, il vino, il bel viaggio...
Ma non dico la paura del naufrago solo,
labbra di sale, sporche di alghe e doloranti,
bruciate dal sole sulla spiaggia deserta.
Non parlo di lutto, né di solitudine,
né della paura di perderti. Non questo.
A te, che ho amato così tanto.
A te, amato vulcano di fiamma viva.
A te, isola nel cielo e luna nel mare.
A te, cenere ardente e lava gelida.
A te canto ora, solo a te.

(da Nel nome del mare, 1999)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Poesia: parole / trasformate in musica che emoziona. / Poesia: una partitura / di parole che il lettore interpreta.
JOSEP PIERA, Il tempo ritrovato

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Josep Piera i Rubió (Beniopa, 30 maggio 1947 - Gandia, 5 aprile 2026), poeta scrittore spagnolo in lingua catalana. Punto di riferimento per la letteratura valenciana del XX secolo, con stile narrativo intimo, ha narrato dei suoi numerosi viaggi nel Mediterraneo e dei paesaggi della Drova, dove trascorse le estati dell’infanzia e dove visse dal 1974.


martedì 7 aprile 2026

Andremo a Trouville


ANNA MONTERO

I GABBIANI E IL TEMPO

a Marguerite Duras, in memoriam

La vecchia signora sogna a Trouville.
Su uno sfondo di gabbiani scuri,
sogna: "Ero bellissima".
E tutte le parole sono bellissime
ora che sono state dette.
Cala la notte a Trouville,
dove non siamo mai stati,
e vedo gli uccelli di salnitro
e il mare molto triste.
Cala la notte a Trouville
e tutte le parole
che sono state dette
sono il nostro passato.
Andremo a Trouville
e vedremo i gabbiani scuri
e gli uccelli di salnitro
come pietre di un altro mondo.
E sapremo che il tempo
abita le parole
che lo dicono.

(da Come se tornassi dal nulla, 1999)

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La poetessa catalana Anna Montero scrive in versi un omaggio a Marguerite Duras ed evoca l'immaginario di Trouville-sur-Mer, il buen retiro della scrittrice francese sulla costa normanna, un paesaggio fisicamente sconosciuto che però diventa reale attraverso la memoria e l'immaginazione. Là sarà possibile scoprire che il linguaggio è l'unico strumento capace di fissare il passato e dare significato all'esistenza.

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"LES ROCHES NOIR" A TROUVILLE-SUR-MER - FOTOGRAFIA DA PINTEREST
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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il difficile non è raggiungere qualcosa, è liberarsi dalla condizione in cui si è. 
MARGUERITE DURAS, L'amante

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Anna Montero Bosch (Logroño, 3 dicembre 1954), poetessa e traduttrice catalana. La sua produzione è stata classificata come "poesia pura e insinuante, dal tono dolce e dall'atmosfera delicata", che si compone di "brevi poesie che ci parlano di amore, poesia e sogni, sempre con un tono esistenziale che riflette l'angoscia di la mancanza di senso e il vuoto del mondo".


ROCHES NOIR" A TROUVILLE-SUR-MER - FOTOGRAFIA DA PINTEREST

giovedì 26 marzo 2026

Antoni Marí


Antoni Marí, poeta delle Isole Baleari, è morto lo scorso lunedì a Barcellona. La sua opera è una costante riflessione sulla ricerca del sé attraverso il tempo, sulla creazione artistica, sulla soggettività e sul ruolo dell'individuo nella modernità. In tutto ciò emerge una continua ricerca del bello che rende la poesia un’indagine conoscitiva più che un semplice esercizio lirico, cercando di dare voce a ciò che è universale attraverso il particolare.

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IL VENTO HA PORTATO VIA IL PROFUMO E IL RUMORE

Il vento ha portato via il profumo e il rumore
del mare, dirigendosi verso il cielo.
Ha portato via i colori della notte
e la distesa di sole che riempiva lo sguardo.
Ha portato via l'ascia di luce
che apriva le ferite nel mare.
Ha strappato le frecce marine
e ha coperto l'erba di brividi.

Non c'è posto per noi qui.

(da Il deserto, 1997)

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NON PENSAVO DI POTER TORNARE INDIETRO

Non pensavo di poter tornare indietro.
Non pensavo di poter mai più rivedere questi campi, dove
regnano la solitudine e l'abbandono,
né queste piccole colline che digradano
verso il mare, né quest'aria immobile,
che sembra fermare ogni cosa,
ora che tutti sono a letto e dormono.

Non credevo che avrei mai
più rivisto questa luce che dà corpo
all'ombra e, alla chiarezza, stupore.
E credevo che non avrei mai più saputo
che la quiete che ci libera
e il silenzio che ci nutre
non sono la quiete o il silenzio della morte,
né il luogo del rimpianto,
né la paura di chi sa di essere solo
in mezzo alla stranezza del mondo.

Non pensavo di poter mai
più sentire che tutto è e che tutto ciò che è vero
si rivela in ciò che è
se ci si avvicina e nulla lo accompagna.
Non pensavo di poter mai
più rimanere immobile, circondato
dall'oscurità e dall'ombra di questa nuvola
che oscura ogni cosa e ci abbaglia.

Non credevo di poter tornare in questo deserto
che l'anima ha creato a nostra immagine.
Non credevo di poter mai più tornare,
né di essere l'unico
a farlo.

(da Trittico di Jondal, 2003)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Io sono ciò che non so di essere. Io sono tutto ciò che non so.
ANTONI MARÍ, Entspringen

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Antoni Marí i Muñoz (Ibiza, 1944 – Barcellona, ​​23 marzo 2026), poeta e saggista spagnolo. La sua poetica si fonda su una profonda riflessione filosofica che unisce il Romanticismo tedesco alla modernità, esplorando il confine tra pensiero e creazione artistica.


giovedì 19 marzo 2026

Mi è rimasto un sorriso


JOAN MARGARIT

RIFUGI

Ne ho conservati pochi: uno di questi
è il ricordo di quelle
mattine d'inverno a Girona
con le strade coperte di neve.
Il fumo di una stufa
cominciò lentamente a scrivere una futura poesia.
 
Ho pochi rifugi: gli odori
che collezionavo raccogliendo
pacchetti di tabacco vuoti dal pavimento,
quella mitica bionda che portava con sé
un profumo di nomi di film.
 
Una fotografia di mio padre sorridente
che guarda candidamente verso la macchina fotografica.
Ho smesso di ascoltarlo.
Smise di parlare e di ascoltare.
Mi è rimasto un sorriso, solo quello
nella fotografia.
Non ho bisogno di altro per non essere orfano.

 
(da Calcolo strutturale, 2005)

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Tra i rifugi del poeta catalano Joan Margarit ci sono quelli dell'infanzia e dell'adolescenza e c'è soprattutto il padre - il sorriso in una fotografia, quando non c'è più: ma basta quello a far sentire il figlio meno solo, a fargli sentire attraverso il ricordo quell'eredità e quell'appartenenza.

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BORIS SUBOTIC, "PADRE E FIGLIO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ciò che sopravvivrà di noi è l'amore.
PHILIP LARKIN, Le nozze di Pentecoste e altre poesie

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


mercoledì 7 gennaio 2026

Zoraida Burgos


La poetessa catalana Zoraida Burgos è morta a 92 anni il 4 gennaio nella sua città, Tortosa. Da lì, radicata nelle risaie alla foce dell’Ebro, ha costruito un'opera poetica che, con l'emotività delle parole, la precisione della punteggiatura e i salti tra i versi, parla di identità, del passare del tempo, della bellezza e delle contraddizioni della vita, passando dallo spirito combattivo degli anni '70 alle profondità della maturità.

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FOTOGRAFIA © EBRE DIGITAL

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COESISTENZA DI ACQUE

Coesistenza di acque, il mio paesaggio.
Il volo dei gabbiani confonde le superfici, specchi
di nuvole rossastre che tramontano, a monte.
I sentieri scendono verso la pianura che riverbera il sole.
La luna si specchia, stagni di notti salmastre.
Il tuo respiro mi porta la fragranza di agrifogli profumati,
vento aspro dall'alto che taglia la roccia cupa.
I grifoni cuciono i voli in spirali mobili.
In fondo al burrone, silenzio splendente, i ciottoli.
Dalle ultime ceneri, fuoco della sera, una poesia
afferra avidamente le minime briciole di caldi epiteli.
Metaforico profumo, alchimia, scrittura. Umide cavità,
scoppio, all'alba, di colori irreali e labbra liquide,
ritardano l'urgenza immediata di immagini preziose.

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NELLO STAGNO

Nello stagno,
tra il verde dello sfondo,
annega l'immagine sbiadita di Narciso.
Affascinato, inquieto,
dimentica il suo volto nell'acqua,
avanza, non si ferma.
Cieco, senza occhi,
senza sguardo.
Come andiamo tutti,
senza testa, senza vita,
se non troviamo specchi che abbiano pietà di noi.

(da Coesistenza di acque, 2017)

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivo. O forse mi riscrivo. / Leggo? / Le metafore frustano i sensi / e la mano traccia ostinatamente / una calligrafia rovinata / o inizia un punto qua e là per suturare la notte.
ZORAIDA BURGOS, Coesistenza delle acque

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Zoraida Burgos i Matheu (Tortosa, 10 marzo 1933 – 4 gennaio 2026), poetessa spagnola. Bibliotecaria, era profondamente legata alla sua città, al suo fiume, l'Ebro, e al suo delta, protagonisti di gran parte della sua poetica, che naviga tra le grandi contraddizioni della vita, la ricerca dell'identità e le sue illusioni.

lunedì 22 dicembre 2025

Nel caos ordinato dei cantieri


JOAN MARGARIT

VISITA AI CANTIERI

Per tanti anni ho iniziato la mia giornata
nel caos ordinato dei cantieri.
Ne hanno iniziato uno proprio di fronte a casa mia.
Lo guardo spesso,
ricordo di essermi svegliato tra il frastuono
del disco che taglia una lamiera
e il fragore oltraggioso del martello pneumatico.
Forare e rompere per costruire:
questa è la musica contemporanea
della distruzione giustificata.

Dopo la visita,
cercavo un bar dove poter stare da solo, al sicuro
dal rumore eppure ancora al suo interno,
con l'angelo grigio della struttura
di un edificio intravisto nelle finestre.
Il cielo di cemento umido
della periferia, sempre a indurirsi.
Tutto il ferro arrugginito e lavorato.
Una tenerezza che sento ancora
quando il tempo grandina
sulle finestre della mia anima.
La vita finisce come iniziano le costruzioni:
forare e rompere per costruire.
Distruzione giustificata.

(da Perdere il segnale, 2013)

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No, non è un classico "umarell" che passa il suo tempo a osservare i cantieri: il poeta catalano Joan Margarit era giustificato, trovandosi dall'altra parte della rete arancione, architetto di fama, tanto da aver lavorato anche all'ampliamento della Sagrada Familia di Barcellona. Forse proprio per quello, riesce a costruire un paragone tra la vita umana e la costruzione di un edificio.

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FOTOGRAFIA © PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Un giorno il passato esige ordine e, quindi, attenzione al misterioso atto del ricordare... il passato e il domani vengono cancellati contemporaneamente, e cresce in me la sensazione che ciò che la mente immagazzina non siano frammenti casuali, ma l'essenza del passato. Ciò che viene ricordato, anche se non è vero, è, invece, la verità.
JOAN MARGARIT, Si perde il segnale

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


domenica 29 giugno 2025

Su un treno fermo


JOAN MARGARIT

VIAGGIO

Ti penso su un treno
fermo alla stazione
di una città in cui non sono mai stato.
È una stazione con banchine stanche.
Dal crepuscolo difficile.
Immagino di essere un passeggero.
di quelli che scendono qui. Immagino
che mi stai aspettando in un'altra casa.
Fuori tempo, sognare diventa desolato.

Il treno parte e passa accanto ad alcune case
vicino ai binari. Dietro una finestra illuminata
distinguo un interno: è un istante
con il vago sospetto di alcune vite.
Non so molto altro
di ciò che abbiamo sempre chiamato il nostro amore.

(da Misteriosamente felice, 2008)

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Un amore della memoria, una fantasia della breve durata di una sosta forzata in una stazione dove non si deve scendere e che neppure si conosce. Quel pensiero - "il nostro amore" nato, perduto, sognato, combattuto - accompagna il poeta catalano Joan Margarit. Quando il treno riparte e scorge una finestra illuminata in una casa oltre la ferrovia, per un attimo vede il bagliore di quello che sarebbe potuto essere e non è, quella vita di coppia, quel ménage.


IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Tutti portiamo / un'oscura platea dentro di noi / e ascoltiamo in silenzio questa  storia / di seduzione senza speranza. / Amare è essere distanti.
JOAN MARGARIT, Le ragioni del lupo

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


venerdì 18 aprile 2025

Frange di cera


JOAN LLACUNA I CARBONELL

MATTINA DI VENERDÌ SANTO

Il silenzio accarezza il mio cuore
con caldi vortici.

Le mie scarpe hanno
riflessi bluastri

e hanno il colore del tornasole
le ombre

Tutto l'azzurro del cielo
sull'asfalto.

L'unghia del pollice destro
presenta ancora delle frange di cera.

(da Nyora, 1935)

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Molto sentita in Spagna, e soprattutto in Catalogna, è la tradizione pasquale: il poeta catalano Joan Llacuna i Carbonell ci porta all’interno di un Venerdì Santo, nelle sue ore del mattino fatte di meditazione e di silenzio, Una serie di immagini interiorizzate dei cambiamenti della luce attraverso la cui giustapposizione viene suggerito il percorso della processione mattutina, scandita dall’azzurro cielo di primavera e dal vivido bagliore delle fiamme delle candele.

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FOTOGRAFIA © JULIE RACCUGLIA/FLICKR

.OGRAFIA


  LA FRASE DEL GIORNO  

Egli moriva per un sogno / Ed era molto mite, / Nei suoi occhi splendeva una luce / Che gli uomini fanno molta strada per trovare.
COUNTEE CULLEN

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Joan Llacuna i Carbonell (Igualada, 15 ottobre 1905 – Burzet, Francia, 6 agosto 1974), poeta catalano. Collaboratore delle riviste Ariel e La Revista di López-Picó. Da giovane sviluppò un interesse per la letteratura e la poesia e imparò a leggerla da autodidatta. Nello stesso tempo, si risvegliò in lui una profonda coscienza religiosa.


venerdì 28 febbraio 2025

Le parole e il mare


ANNA MONTERO

DAL CIELO LA NUVOLA

Dal cielo, la nuvola. Dalla parola, i silenzi.
Dalle acque, il fiume. Dal mare, la schiuma.
Dalle strade, la pioggia.
Dall'amore, il gesto,
la nuvola, il silenzio,
la pioggia, il fiume.
Dall’amore, le parole e il mare,
il cielo, l'acqua. Dall’amore, lo spazio
aperto che cresce dentro
e si fa parola.

(da Come se tornassi dal nulla, 1999)

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Come è possibile comprendere il mondo? Come lo si può conoscere? Ma attraverso la parola poetica, naturalmente; analizzandolo attraverso il filtro della poesia. E quale sentimento è in grado di generare questa ricerca, di attivare la forza della parola? Secondo la poetessa e traduttrice catalana Anna Montero, non può essere che l’amore la base di tutto.

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FOTOGRAFIA © COWINS/PIXABAY.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tutte le parole sono belle / una volta che sono state dette.
ANNA MONTERO, Come se tornassi dal nulla

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Anna Montero Bosch (Logroño, 3 dicembre 1954), poetessa e traduttrice catalana. La sua produzione è stata classificata come "poesia pura e insinuante, dal tono dolce e dall'atmosfera delicata", che si compone di "brevi poesie che ci parlano di amore, poesia e sogni, sempre con un tono esistenziale che riflette l'angoscia di la mancanza di senso e il vuoto del mondo".


lunedì 24 febbraio 2025

Uno scampolo della sera


ISABEL OLIVA I PRAT

CARTOLINA NON SPEDITA

L'oro del sole al tramonto sotto il Ponte di Rialto,
Le campane di San Marco cadono lente
sui roseti dei giardini pensili del Canal Grande.
Le gondole disegnano cerchi infiniti
nell'acqua verde,
una luce diafana dissolve la nebbia, attraversa
le bolle d'aria delle finestre
ed entra nelle case come uno scampolo della sera.
In quel preciso istante,
nelle gallerie di vetro dei palazzi,
pezzi di cristallo di Murano brillano
degli stessi colori di una cartolina veneziana
non ancora spedita al destinatario.

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Non si spediscono più cartoline ed è un peccato. Al massimo si mandano fotografie scattate con il cellulare, effimere e virtuali. Anzi, a volte neppure quelle, non si fa nemmeno in tempo a fermare l'istante, se ne rimane esteticamente abbagliati come se fossimo colpiti dalla sindrome di Stendhal. Ma ci rimane negli occhi il momento, come questo tramonto veneziano al ponte di Rialto resta negli occhi della poetessa catalana Isabel Oliva i Prat.

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FOTOGRAFIA © MOST BEAUTIFUL PICTURES

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ma con qual virtù potrò io mai comunicare a chi m'ascolta questa mia visione di bellezza e di gioia? Non v'è aurora e non v'è tramonto che valgano una simile ora di luce su le pietre e su le acque.
GABRIELE D'ANNUNZIO, Il fuoco

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Isabel Oliva i Prat (Girona, 27 novembre 1924) poetessa catalana. Pubblicò il suo primo libro a settantaquattro anni. Coltiva una poesia profondamente radicata nell'esperienza di vita personale e collettiva, in cui l'attenzione per la memoria, il paesaggio, la solitudine e l'arte predominano come caratteristiche fondamentali dell'espressione umana.


mercoledì 29 gennaio 2025

Il raggio di luce ospitale


JOAN MARGARIT

DOPO CENA

Hanno bussato alla porta e vado ad aprire,
ma non c'è nessuno.
Penso a quelli che amo e non verranno.
Non chiudo e mantengo l'accoglienza.
Aspetto con la mano sullo stipite.
La vita si è radicata nel dolore
come le case sulle fondamenta.
So per chi mi soffermo, lasciando il raggio di luce
ospitale sulla strada deserta.

(da Si perde il segnale, 2013)

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Si perde il segnale è una raccolta abbastanza particolare nel corpus poetico di Joan Margarit: il poeta-architetto catalano scrive un’autobiografia dal vivo in cui si appella alla perdita di ogni speranza come base della felicità per chi non ha più nulla da perdere. Eppure quel segnale – il battere alla porta immaginato, in questo caso – pur assente, non è del tutto dimenticato, e quella speranza non è davvero perduta se resta accesa la luce dell’ingresso per l’ospite che non verrà.

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IMMAGINE © MUSE AI
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  LA FRASE DEL GIORNO  

Rimanere lì è quello che cerchi, è il conforto. È il riparo dalle intemperie. Dato che devi fare tutte queste cose fondamentali da solo e nessuno lo fa per te, la poesia ti dà gli strumenti per costruire questa casa da solo. Per avere una casa bisogna vincere la guerra. Che guerra? La tua, ovviamente..
JOAN MARGARIT, Ara Diumenge, 18 novembre 2018

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


venerdì 3 gennaio 2025

Rosa Fabregat


Il 30 dicembre è morta nella sua casa di Lleida la poetessa catalana Rosa Fabregat. Farmacista, si appassionò alla letteratura pubblicando una dozzina di romanzi e una dozzina di libri di poesia, oltre a racconti, saggi e articoli su testate di Barcellona e di Lleida. Molte delle sue poesie celano sotto un’apparenza chiara significati esperienziali intensamente sentiti, conflitti emotivi, cambiamenti e processi vitali. La poesia è stata dunque per lei il mezzo per trascenderli e per liberarsi.

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FOTOGRAFIA © CATALUNYA M'AGRADA

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ACQUARELLI, VIII


Terzo filo d’erba

Sento il battito
delle parole
come si avvicina
Non voglio rompere
l'incantesimo di quest'acqua
e lascio che mi attraversi.
Divento trasparente.
Finisce lo zampillo
e la poesia
non è stata scritta.
Non è niente.
Nemmeno un attimo di respiro.
Forse solo una lacrima.

(da Lettere aperte, 1998)

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FIGLIO

Figlio,
tu sei la vita che sale
su una sedia.
Io
sono la sedia
su cui sale
una vita che comincia.

(da Stelle, 1978)

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GIOCHI

Due lune d'argento,
- bicchieri dolci -
mi allungano gli occhi
con luce elastica.

Il disco bianco della notte
scivola a poco a poco
nell'oscurità
finché non si scioglie:
gioca con lo spazio.
Il disco bianco dell'orologio,
gemello dell'altro,
occhio luminoso del campanile,
incastonato nella pietra,
pieno di ingranaggi,
gioca con il tempo.

(da Tempo del corpo e tredici lune fragola, 1980)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Le persone hanno paura della poesia, ma amano ascoltarla.
ROSA FABREGAT, Lleida.com, 18 maggio 2017

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Rosa Fabregat i Armengol (Cervera, 3 febbraio 1933 - 30 dicembre 2024), poetessa e scrittrice spagnola. Una delle voci più innovative della letteratura catalana, coltivò oltre alla poesia, il romanzo e il saggio, con un approccio d'avanguardia che abbraccia argomenti come la fantascienza e il femminismo.

mercoledì 25 dicembre 2024

Bimbo che dormi


SALVADOR ESPRIU

PREGHIERA DI NATALE

Guarda come vengo attraverso la notte
del mio popolo, del mondo, senza canti
né sogni, ormai, a mani vuote:
ti porto solo il mio gran grido.

Bimbo che dormi, non l'hai sentito?
Svegliati con me, guidami la paura
di viandante, questo dolore
di occhi di cieco in mezzo alla notte.

(da Il viandante e il muro,  in Linea d'Ombra, n. 29, 1988 - Traduzione di Alberto Cristofori)

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Cosa suggerisce il Natale alla gente moderna, a quella del XX secolo - come Salvador Espriu, poeta catalano che scrisse questi versi in occasione della Natività 1963 - a noi che viviamo questo tormentato e vacuo XXI secolo? Cosa significa festeggiare il Natale nelle nostre solitudini, nelle nostre famiglie, nella nostra società profondamente cambiata? Al di là dell'effimera opulenza di luci delle nostre città, che cosa rimane del messaggio di quel Bimbo che dorme nella notte di Natale?

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IMMAGINE © GERALT/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Sotto il notturno nembo del Natale / ecco una luce che non ha l'eguale.
CARLO BETOCCHI, L'estate di San Martino




Salvador Espriu i Castelló (Santa Coloma de Farners, 10 luglio 1913 - Barcellona, ​​22 febbraio 1985 ), poeta, drammaturgo e romanziere catalano, considerato uno degli innovatori della prosa catalana con le formule del Noucentisme.  La sua poesia si distingue per la natura ermetica e simbolica.


mercoledì 23 ottobre 2024

Gli stracci della memoria


JOAN MARGARIT

IL NIPOTE DI VAN GOGH

È il figlio di Theo, ma non ha più nessuno
dei dipinti di zio Vincent – donati o svenduti -
che oggi sono così ricercati.
Si è ricordato dello strofinaccio
che, giocando con lui, una volta dipinse.
Rovista tutto, cerca il girasole
che può liberarlo dalla miseria.

Non so se l'ha trovato: ciò che conta è sapere
che tra gli stracci della memoria,
tra la sfortuna e gli errori,
ci è rimasto qualcosa di valore.
Forse di grande valore. Chissà se mai
abbiamo avuto qualcosa di così prezioso.

(da Calcolo strutturale, 2005)

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Vale per il nipote di Van Gogh, che ha dissipato l’opera dello zio senza sapere quanto valore avrebbe avuto in futuro. Ma – dice il poeta catalano Joan Margarit – vale anche per tutti noi: quanti sentimenti, quanto tempo, quanti ricordi dimenticati, quanto della nostra vita abbiamo dato via che ora potrebbe avere un inestimabile valore.

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CARL LARSSON, "VISTA ALLO SPECCHIO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il rumore della città dietro i vetri / finirà per essere la tua unica musica, / e le lettere d’amore che avrai conservato / saranno la tua ultima letteratura.
JOAN MARGARIT, Acqueforti

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Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938 – Sant Just Desvern, 16 febbraio 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


mercoledì 7 agosto 2024

Definire il grigio


MONTSERRAT ABELLÓ

COME DEFINIRE IL GRIGIO

Come definire il grigio
di questo cielo che si scioglie
in un bianco pallido,
intorno al colore denso e rosso
del sole al tramonto
e lentamente scompare
nel crepuscolo della sera,
che muore, come le illusioni
infrante, nelle lunghe notti
senza luna.

E questo brivido che provo.
E la brezza che arriva.
E il volo tranquillo dei gabbiani
dietro la finestra spalancata
verso il mare.

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Definire il grigio. Ovvero provare a definire l’indefinito. Come esprimere quel suo essere neutro, quella sua acromaticità? La poetessa catalana Montserrat Abelló tenta di esprimerlo attraverso la sottrazione degli altri colori e l’aggiunta delle proprie emozioni una sera, al tramonto, mentre guarda il cielo precipitare nel mare del crepuscolo.

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JACK VETTRIANO, BABY BYE BYE"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

Quando un fatto, un'immagine, un sentimento ti vengono in mente all'improvviso e lo catturi in un dipinto o in una poesia, è fissato lì dal bisogno vitale di esprimerlo, ma anche lasciato aperto perché qualcuno lo guardi, lo legga e lo faccia suo.
MONTSERRAT ABELLÓ

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Montserrat Abelló Soler (Tarragona, 1° febbraio 1918 – Barcellona, 9 settembre 2014), poetessa e traduttrice spagnola in lingua catalana. Nel 1939, dopo la guerra civile, visse in esilio per vent’anni in Francia e in Cile. Tradusse Agatha Christie, E.M. Forster, Iris Murdoch e soprattutto Sylvia Plath.


domenica 28 luglio 2024

I pensieri aridi


JOAN VINYOLI

SONO TUTTE DOMANDE

Sono tutte domande
che restano senza risposta.
Suonato da chissà quale mano assurda
si ode un violino:
non c'è dubbio, il suo arco fa male.

Abbiamo passato la giornata in osteria
dove la gente beve, dove io stesso bevo
per scacciare i pensieri aridi
che non hanno un'ombra di importanza.

Molte cose si possono fare
che non sono niente, partendo da un principio:
il presente è tutto e niente.

(da Tuttavia le parole, 1973)

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Il disincanto, d'accordo. Ma c'è qualcosa di più in questi versi del poeta catalano Joan Vinyoli: c'è la consapevolezza di quel tempo che fluisce spesso troppo uguale e monotono e per il quale il mondo non ha risposte. I giorni vanno via "come pesci colorati, / alcuni meravigliosi, che nel movimento sembrano / affascinanti, incredibilmente rari" . C'è  il bisogno di prendere coscienza che ogni cosa accade nell'attimo esatto in cui ci troviamo perennemente immersi: è lì che dobbiamo cercare la parola che dia il senso a tutto il resto.

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EDOUARD MANET, "ANGOLO DI UN CAFFÈ CONCERTO"

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  LA  FRASE DEL GIORNO  

Indecifrabili sono / i segni che illuminano; / il canto umile, però, / spesso li interpreta.
JOAN VINYOLI, Le ore ritrovate

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Joan Vinyoli i Pladevall (Barcellona, 3 luglio 1914 - 30 novembre 1984), poeta catalano. Fortemente influenzato dall’opera di Rainer Maria Rilke, mise in pratica la sua massima: “La poesia non è fatta di sentimenti, ma di esperienze”, coniugando realismo ed esistenzialismo.


domenica 21 luglio 2024

Sulla luna


VICENT ANDRÉS ESTÉLLES

MI PIACE MOLTO

Mi piace molto la mattina presto, lavorare nel mio orto,
bietole, lattuga, ravanelli, pomodori;
innaffiare con brevi getti i solchi corti,
strappare le erbacce nocive.

Oggi il giornale ha detto che l'uomo è arrivato sulla luna,
mi sono voltato a guardarla, inarcandomi sui solchi;
non ho visto nulla e ho continuato.

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I grandi avvenimenti della storia e il loro impatto sulle nostre vite. Il poeta catalano Vicent Andrés Estellés il 21 luglio 1969 prende atto di quello che gli dicono giornali, radio e televisioni: nella notte europea l'uomo è arrivato sulla luna, compiendo "un piccolo passo per un uomo ma un grande passo per l'umanità". Ma il poeta, come un antico filosofo greco o latino, continua imperterrito a zappare il suo orto, ad annaffiare le verdure, gettando solo un'occhiata distratta a quella luna, che sembra la stessa di sempre.

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FOTOGRAFIA © YUNUS TUĞ/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La Luna era una cosa affascinante, romantica e misteriosa che se ne stava lassù in cielo, irraggiungibile, nonostante i tuoi desideri e i tuoi sogni. Ma tu hai ragione: una volta raggiunta è solo una squallida palla di roccia.
KEN KEELER, Futurama, Stagione 1, Episodio 2

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Vicent Andrés Estellés (Burjasot, 4 settembre 1924 – Valencia , 27 marzo 1993), poeta e giornalista spagnolo in lingua valenciana. È considerato uno dei principali innovatori della poesia contemporanea valenciana. La sua visione estetica è stata definita “arrabbiata”, poiché descrive l'oppressione personale, collettiva e nazionale.


domenica 7 aprile 2024

Camminare di notte


CONCHA MÉNDEZ

MI PIACE CAMMINARE DI NOTTE

Mi piace camminare di notte per le città deserte,
quando si odono i propri passi nel silenzio.
Sentirsi camminare, da sola, mentre tutto dorme,
è sentirsi attraversare un mondo immenso.

Tutto prende rilievo: una finestra aperta,
una luce, una pausa, un sospiro, un'ombra…
Le strade sono più lunghe, anche il tempo cresce.
Sono riuscita a vivere secoli camminando poche ore!

L'Avana, 1937

(da Piogge legate, 1939)

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"La notte ci piace perché, come il ricordo, sopprime i particolari oziosi" scrisse Jorge Luis Borges. Ed è proprio quello che apprezza la poetessa spagnola Concha Méndez nel suo esilio cubano - durò quattro anni prima del passaggio definitivo in Messico. Tutto assume un aspetto diverso, lineare, e la solitudine consente di apprezzare ciò che si percepisce con i sensi, dilatando il tempo o, quantomeno, rendendolo più intenso.

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IMMAGINE © INSPIRED IMAGES/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non mi hai lasciato sola, / sono con me e mi basta, / come sono sempre stata…
CONCHA MÉNDEZ, Ombre

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


sabato 6 aprile 2024

L’urlo


JOAN VINYOLI

NON LA CANZONE PERFETTA

Non la canzone perfetta ma l'urlo
che invoca Dio è necessario,
poiché non basta che il nostro cuore
muova bene le ali come l'aquila.
Con gli occhi in fiamme devi entrare
nella notte del mistero,
in modo che il segreto così come l'aria
che colpisce gli occhi, penetri fino al cuore.

(da Le ore ritrovate, 1951)

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La poesia di Joan Vinyoli punta a "una vita più alta", che associa all'amore e alla bellezza certo, ma anche alla sofferenza. Dall'intera raccolta Le ore ritrovate emergono la constatazione della caducità delle cose e della consolazione trovata nel ricordo del passato. Ma in questi versi a risaltare è la dottrina poetica - Vinyoli segue i dettami di Rilke, che considera che la poesia sorge non dai sentimenti ma dall'esperienza. Quell'urlo è una liberazione dall'elaborazione formale e dall'eccessiva retorica, un superamento del simbolismo novecentista.

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EDVARD MUNCH, "L'URLO", PART.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Solo è chi non ha nessuno / che lo abita, ma tu, / pieno dei ricordi della vita, / non fingere di non sapere / che sei solitudine condivisa.
JOAN VINYOLI, Alle ore piccole

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Joan Vinyoli i Pladevall (Barcellona, 3 luglio 1914 - 30 novembre 1984), poeta catalano. Fortemente influenzato dall’opera di Rainer Maria Rilke, mise in pratica la sua massima: “La poesia non è fatta di sentimenti, ma di esperienze”, coniugando realismo ed esistenzialismo.