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venerdì 4 settembre 2026

Come l’atropina


MAŁGORZATA HILLAR

POSSO

Dici che
le parole non possono esprimere nulla.

Ti guardo
con tristezza

Conosco parole che dilatano le pupille
come l'atropina e cambiano il colore del mondo.

Dopo di loro non puoi più andartene.
Posso donarmi a te
se non riesci a dirmi
cosa provo
quando ti offro le mie labbra?

(da La brocca d'argilla, 1957)

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Małgorzata Hillar, poetessa polacca, scrive una poesia dìamore sulla barriera comunicativa tra due persone innamorate e sulla paura di donarsi completamente a qualcuno che non riesce a esprimere i propri sentimenti. L'atropina è un farmaco che ha tra i suoi effetti quello di dilatare le pupille, ed è una metafora azzeccatissima: le parole aprono gli occhi all'amore, cambiano la percezione della realtà e rendono definitiva la relazione.

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JACK VETTRIANO, "FINALMENTE, AMORE MIO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Oggi, come allora, / desidero mani che accarezzino, / parole calde e morbide / come la lana di pecora.
MAŁGORZATA HILLAR, La brocca d'argilla

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Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente. La sua è poesia del quotidiano, che spicca per semplicità di forma e attenzione al sentimento.


domenica 23 agosto 2026

Questo nostro amore


WISŁAWA SZYMBORSKA

COME SARÀ?

Come sarà, buono o cattivo,
questo nostro amore?
Cosa ci prenderà e cosa ci darà?
Chi finirà per ferire?
Neppure lui ancora sa
che uccello lo porterà in volo.

Se una colomba,
oppure un corvo
farà cadere una piuma sulla soglia.
E quanto durerà? Una o due settimane?
Quante primavere, quanti inverni?
Chissà che invece non resti con noi
fino all’ultima notte e giorno?

Neppure lui ancora sa
che uccello lo porterà in volo.
Che ala ci farà ombra,
che artiglio segnerà il tempo,
neppure lui ancora sa,
ci vede,
ci sente,
è esitante.

(da Racconto antico, Adelphi, 2026 - Traduzione di Andrea Ceccherelli)

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Tra gli inediti di Wisława Szymborska, Premio Nobel 1996, c’è questa poesia, recentemente edita con altri scritti da Adelphi: la poetessa polacca riflette sull’inizio di una storia d’amore, si chiede come si svilupperà, se avrà un futuro. Ma dai prodromi naturalmente non si può indovinare.

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FOTOGRAFIA © MAVLUDA TASHBAEVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


mercoledì 19 agosto 2026

Centenario di Małgorzata Hillar


La poetica di Małgorzata  Hillar, poetessa polacca di cui ricorre oggi il centenario della nascita, si contraddistingue per la semplicità delle forme, l'intimità, la descrizione concreta delle sensazioni e una forte attenzione alle esperienze sensoriali. La sua è una poesia del quotidiano, lontana da orpelli barocchi e rime pretenziose: scritta con frasi brevi, un linguaggio colloquiale e una struttura trasparente, riesce a mettere in risalto la precisione emotiva: ogni parola è pesata per colpire direttamente il lettore, senza filtri intellettualistici.

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RICERCA

In una giornata pervasa
dall'odore del fieno,
cerco il sapore
delle tue labbra

Sfioro con le labbra
le foglie dei girasoli
e il muro freddo
color miele.

E quando arriva la notte
lo bevo da sola,
con le labbra appesantite dalla sete
come fragole mature.

(da La brocca d'argilla, 1957)

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TORCE ELETTRICHE

Pensavo che
le tue parole fossero
fatte di velluto e fuoco,

ma erano fatte
di carta colorata.

Pensavo che
i tuoi occhi
fossero fiamme,

ma erano solo
torce elettriche
che ti guidavano nella notte.

(da Una richiesta alla madre, 1959)

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Un'altra poesia di Małgorzata Hillar sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Dici che / le parole non possono esprimere nulla. //  Ti guardo / con tristezza. //  Conosco parole che dilatano le pupille come l'atropina, / e cambiano il colore del mondo.
MAŁGORZATA HILLAR. La brocca d'argilla

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Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente. La sua è poesia del quotidiano, che spicca per semplicità di forma e attenzione al sentimento.


venerdì 10 luglio 2026

Sono Penelope


IZABELA FILIPIAK

UNA TESSITRICE MALDESTRA

Ho 37 anni
Sono Penelope
Intreccio e districo
Accorcio e allungo
Attorciglio
Intorbido
Ritorno al punto o
Manca poco, ripeto

Tutti vedono come lavoro sodo
No, non è ancora pronto

Preferisco mangiare la tela piuttosto che accada per la  seconda volta

Preferisco essere lo zimbello di tutti e una tessitrice maldestra

Ognuno fa i suoi calcoli anche io ho fatto i miei

Pensavo che la vedovanza fosse un privilegio
E invece è una molestia infinita
 
Non desidero nessuno di loro
Dovrò scegliere uno di loro
Non anelo il ritorno di mio marito
Ma bramo le sue avventure e desidero
Che queste avventure mi penetrino dentro
Per diventare una cosa sola con me
 
Non c’è mai stato alcun marito
Dovrò scegliere uno di loro
Che fare? come salvarmi?
La mente corre come un topo sul telaio
Quando vago così il tempo scorre prima

(da Madame Intuita, 2002 – Traduzione di A. Amenta)

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Svariati poeti si sono cimentati con il mito omerico di Penelope: in questo blog sono raccolte poesie di William Carlos Williams, Ghiannis Ritsos, Katerina Anghelaki-Rooke, Carol Ann Duffy, Tua Forsström e Xoana Torres. Anche la poetessa polacca Izabela Filipiak lo reinterpreta in chiave femminista scavando dentro le convenzioni sociali e ridefinendo i ruoli imposti e le aspettative.

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ROMERO BRITTO, "PENELOPE DEI GIORNI NOSTRI"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Mi stavo disegnando / il sorriso di una donna al centro / del mondo, indipendente, intenta, soddisfatta, / e certamente non in attesa.
CAROL ANN DUFFY, L’altro paese

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Izabela Morska Filipiak (Gdynia, 24 agosto 1961), scrittrice, saggista e critica letteraria polacca. Ha esordito nei primi anni '90 come una delle figure più singolari del panorama letterario. Fin dall'inizio, si è impegnata ad aprire la nuova letteratura nella Polonia democratica a voci precedentemente escluse dal discorso culturale.


venerdì 15 maggio 2026

I baci voleranno


HALINA POŚWIATOWSKA

HO ASPETTATO A LUNGO

Ho aspettato a lungo
Mi sono sostenuta i capelli con la mano
Ho fatto un cavalletto ai capelli
con le mie mani e dita solitarie

Ho ingannato le mie labbra con la carezza
di un rossetto colorato
Aspettate - ho detto alle mie labbra -
i baci voleranno
cadranno
come sciami d'api nel vostro interno rosa

e mi sono toccata il seno con la mano
Ho sussurrato alle punte sollevate
Aspettate - verrà colui
nelle cui mani vuote
troverete un rifugio di pace

e le gambe delle torri svettanti
si sono abbassate
Ho mentito – lui verrà
e hanno tremato - credendo

adesso - getto tutto
nella fredda superficie dello specchio
come in uno stagno profondo
e volto il viso e rido

(da Ode alle mani, 1966)

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Halina Poświatowska, poetessa polacca, con questa donna davanti allo specchio, tratta il desiderio amoroso e il definitivo rifiuto della falsa speranza in favore dell’autenticità di un sentimento. L’intima attesa si conclude con la presa di coscienza della realtà, con un gesto simbolico di rifiuto dell'illusione.

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GUY ROSE, "LO SPECCHIO VERDE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Voglio / mescolare il tuo nome con le stelle / con il sangue / essere dentro di te / non essere con te.
HALINA POŚWIATOWSKA, Inno pagano

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Halina Poświatowska nata Halina Myga (Częstochowa, 9 maggio 1935 - Varsavia, 11 ottobre 1967), poetessa e scrittrice polacca. La sua poesia è appassionata ma non sentimentale e tratta i temi dell'amore e della morte e dell'ineluttabilità del suo destino - aveva un difetto cardiaco allora incurabile.


domenica 19 aprile 2026

La tentazione di Spinoza


ZBIGNIEW HERBERT

IL SIGNOR COGITO RACCONTA LA TENTAZIONE DI SPINOZA

Baruch Spinoza di Amsterdam
desiderava ardentemente raggiungere Dio

mentre molava le lenti
nella sua soffitta
attraversò una tenda
e improvvisamente 
si trovò faccia a faccia con Lui.

Parlò a lungo
(e mentre parlava,
la sua mente e la sua anima
si stavano espandendo)
formulò domande
sulla natura umana

– Dio si accarezzò la barba distrattamente.

chiese della causa prima

– Dio fissò l'infinito

chiese della causa ultima

– Dio si schioccò le nocche
o si schiarì la gola.

Quando Spinoza smise di parlare
Dio gli disse

- Parli splendidamente, Baruch
mi piace il tuo latino geometrico
e anche la tua sintassi chiara
la simmetria dei tuoi argomenti.
Parliamo, però,
di Cose Veramente
Grandi

- guarda le tue mani 
rovinate e tremanti

- ti stai rovinando la vista 
in questa oscurità 

- mangi male
ti vesti come un mendicante

- comprati una casa nuova
perdona quegli specchi veneziani
che riproducono la superficialità

- sii indulgente con i fiori tra i capelli
con le canzoni da ubriachi

- preoccupati del reddito
come il tuo collega Cartesio 

- sii astuto
  come Erasmo

- dedica un trattato
a Luigi XIV
tanto non lo leggerà

- placa
la furia del tuo razionalismo
perché a causa di essa i troni cadranno
e le stelle diventeranno nere

- pensa
a una donna
che possa darti un figlio

- vedi, Baruch
stiamo parlando di Cose Grandi

- desidero essere amato
dagli incivili e dai violenti
perché sono gli unici
che veramente mi desiderano

poi cala la tenda
e Spinoza rimane solo
 
non vede nessuna nuvola dorata
né alcuna luce dall'alto

tutto ciò che vede è il buio

e sente lo scricchiolio dei passi sulle scale
che scendono e si allontanano.

(da Il Signor Cogito, 1974)

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Baruch Spinoza, filosofo olandese del XVII secolo, persona fieramente indipendente che si manteneva lavorando lenti e che si spostava frequentemente da un alloggio all'altro ad Amsterdam, era noto come "l'uomo inebriato da Dio". La sua dedizione alla libertà di pensiero e di parola lo portò a rifiutare una cattedra all'Università di Heidelberg e una pensione offertagli dal re francese Luigi XIV, perché questa lo obbligava a dedicare un'opera al sovrano. Il poeta polacco Zbigniew Herbert si immagina un incontro soprannaturale in una vecchia soffitta tra il filosofo e il Dio tanto ricercato: Dio parla con voce bonaria e rimprovera Spinoza di concentrarsi sulle cose prime e sulle cose ultime ignorando quello che davvero è importante e lo invita a essere più indulgente e ad accettare i compromessi senza considerare il razionalismo come un dogma.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma conservo ancora l'illusione che la poesia sia un tentativo di imporre un po' d'ordine e crei la possibilità di comunicare con le persone attraverso l'espressione di emozioni.
ZBIGNIEW HERBERT, Herbert l'ignoto

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Zbigniew Herbert (Leopoli, Ucraina, 29 ottobre 1924 – Varsavia, 28 giugno 1998), poeta, saggista e drammaturgo polacco. Discendente del poeta inglese George Herbert, durante la Seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza contro i nazisti. Esordì nel 1950 e la sua opera più nota è Il signor Cogito. Esule a Parigi dal 1986 al 1992 , tornò in Polonia dopo il trionfo di Solidarność.


sabato 24 gennaio 2026

Il giorno che hai perso


RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

IL GIORNO CHE HAI PERSO

Il giorno che hai perso
non lo riavrai mai più.
Il mondo è andato avanti
sei rimasto indietro.
Hai le mani vuote
e gli occhi vuoti
seduto al parco
su una panchina
osservi una formica
ma anche lei è impegnata, quindi se ne va.
Sei stato lasciato solo
non c'è nessuno intorno a te.

(da Leggi della natura, 2006)

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C'è un bel racconto di Dino Buzzati, intitolato  "I giorni perduti", in cui un uomo vede un fattorino caricare una scatola presa da casa sua e lo segue in auto finché lo vede scaricarla in un dirupo dove ve ne sono ammassate altre migliaia. Stupito, chiede cosa contengano le casse, e ottiene questa risposta: "I tuoi giorni perduti. I giorni che hai perso. Li aspettavi, vero? Sono venuti. Che ne hai fatto? Guardali, intatti, ancora gonfi. E adesso?". La stessa traccia svolta dallo scrittore e poeta polacco Ryszard Kapuściński: una riflessione malinconica sulla temporalità, la perdita e la solitudine.

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JAMES COATES, "UOMO SULLA PANCHINA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse la cosa più grande / si esprime con il silenzio.
RYSZARD KAPUŚCIŃSKI, Leggi della natura

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Ryszard Kapuściński (Pinsk, Bielorussia, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007),  giornalista, scrittore e saggista polacco. Corrispondente dall'estero (1962-81) dell'Agenzia di stampa polacca, ha saputo unire alla lucidità di osservazione del giornalista la profondità di riflessione e di analisi psicologica, il gusto per la metafora, l'affabulazione del grande narratore.


lunedì 17 novembre 2025

Cogliere il tempo


HALINA POŚWIATOWSKA

E MI SIEDO VICINO ALLA STUFA

e mi siedo vicino alla stufa
e cerco di cogliere il tempo con le mani nel sacco
il delicato ondeggiare delle tende
la fosforescenza delle pareti
i libri che danzano
sullo scaffale di legno
la foglia astratta sul tappeto
il fiore messicano
che racchiudo
in un solo respiro

(da Ancora un ricordo, 1967)

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"Cogliere il tempo", viverlo pienamente, apprezzare gli attimi che ci regala, anche solo un'ora di tranquillità, al caldo della stufa mentre la luce tremolante delle fiamme fa guizzare le tende e le pareti: è la filosofia della poetessa polacca Halina Poświatowska, che del resto provò a vivere con profondità tutto il tempo che la malattia cardiaca le concesse.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Siamo l'uno per l'altro / un mondo chiuso a quattro angoli.
HALINA POŚWIATOWSKA, Inno idolatra

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Halina Poświatowska nata Halina Myga (Częstochowa, 9 maggio 1935 - Varsavia, 11 ottobre 1967), poetessa e scrittrice polacca. La sua poesia è appassionata ma non sentimentale e tratta i temi dell'amore e della morte e dell'ineluttabilità del suo destino - aveva un difetto cardiaco allora incurabile.


lunedì 6 ottobre 2025

Qui a Mittelbergheim


CZESŁAW MIŁOSZ

MITTELBERGHEIM

a A Stanisław Vincenz

Il vino dorme in botti di quercia del Reno.
Mi sveglia la campana di una cappella tra i vigneti
di Mittelbergheim. Sento una fontanella
che gocciola in un pozzo nel cortile, un rumore
di zoccoli per strada. Il tabacco che si essicca
sotto le grondaie, e gli aratri dalle ruote di legno
e i pendii montani e l'autunno sono con me.

Tengo gli occhi chiusi. Non mettermi fretta,
Tu, fuoco, forza, potenza, perché è troppo presto.
Ho vissuto molti anni e, come in questo mezzo sogno,
sentivo di raggiungere la frontiera mobile
oltre la quale colore e suono diventano reali
e le cose di questa terra sono unite.
Non costringermi ancora ad aprire le labbra,
lasciami confidare e credere che ci riuscirò.
Lasciami indugiare qui a Mittelbergheim.

So che dovrei. Sono con me,
l'autunno e le ruote di legno e il tabacco appeso
sotto le grondaie. Qui e ovunque
è la mia patria, ovunque mi giri
e in qualsiasi lingua vorrei sentire
il canto di un bambino, la conversazione degli amanti.
Più felice di chiunque altro, saprò ricevere
uno sguardo, un sorriso, una stella, la seta stropicciata
sul ginocchio. Sereno, contemplando,
camminerò sulle colline nel dolce chiarore del giorno
sopra acque, città, strade, costumi umani.

Fuoco, forza, potenza, tu che mi tieni
nel palmo della tua mano i cui solchi
nono come immense gole pettinate
dal vento del sud. Tu che concedi certezza
nell'ora della paura, nella settimana del dubbio,
è troppo presto, lascia che il vino maturi,
lascia che i viaggiatori dormano a Mittelbergheim.

(da La luce del giorno, 1953)

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Il 1° febbraio 1951 il poeta polacco Czesław Miłosz, che era addetto culturale presso l'ambasciata di Parigi, fuggì dalla sede diplomatica e si rifugiò a Maisons-Laffitte, dove chiese asilo politico. Furono mesi di angoscia, di dubbi, di timori, che lo portarono sull'orlo della depressione. Il primo segno di speranza fu il tranquillo villaggio alsaziano di Mittelbergheim, dove arrivò nel settembre di quello stesso anno e dove ritrovò la pace interiore.

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AMELIA K., "MITTELBERGHEIM"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La lingua è l'unica patria.
CZESŁAW MIŁOSZ

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Czesław Miłosz (Šeteniai, Lituania, 30 giugno 1911 – Cracovia, 14 agosto 2004),  poeta e saggista polacco. La sua poesia ha grandi ambizioni formali e una decisa intonazione pessimistica. Nel 1980 gli fu conferito il Nobel con la seguente motivazione: “A chi, con voce lungimirante e senza compromessi, ha esposto la condizione dell'uomo in un mondo di duri conflitti”.


sabato 26 luglio 2025

Una specie di accordo


RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

LA STRADA

La strada
quando la lasci indietro
scompare alle tue spalle
cessa di esistere
la geografia è una nozione soggettiva
una specie di accordo

(da Leggi naturali, 2006)

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"Esiste il mal di viaggio, una malattia sostanzialmente incurabile" scrive nel suo reportage In viaggio con Erodoto lo scrittore e poeta polacco Ryszard Kapuściński: la strada dunque è sempre questo momento presente, quest'attimo in cui siamo immersi, sempre in attesa di proseguire il cammino, di visitare altri luoghi e altre città, di incontrare altre persone.

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FOTOGRAFIA © PIXABAY

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Mi piace pensare a ogni strada come a una strada infinita, che gira intorno al mondo.
RYSZARD KAPUŚCIŃSKI, Lapidarium

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Ryszard Kapuściński (Pinsk, Bielorussia, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007),  giornalista, scrittore e saggista polacco. Corrispondente dall'estero (1962-81) dell'Agenzia di stampa polacca, ha saputo unire alla lucidità di osservazione del giornalista la profondità di riflessione e di analisi psicologica, il gusto per la metafora, l'affabulazione del grande narratore.


martedì 4 febbraio 2025

Tutt’al più la bellezza


CZESŁAW MIŁOSZ

NON DI PIÙ

Dovrei dire un giorno come ho mutato
Parere sulla poesia e come è successo
Che mi consideri oggi uno dei tanti
Mercanti e artigiani dell’Impero del Giappone
Che componevano versi sui ciliegi in fiore,
I crisantemi e la luna piena.

Se potessi descrivere le cortigiane veneziane
Che stuzzicano con un vinco un pavone nel cortile,
E sgusciare dal tessuto di seta, dalla cintura
Perlata i loro seni appesantiti, la striscia
Rossastra lasciatagli sul ventre dalla fibbia della veste,
Almeno come apparivano al capitano dei galeoni
Giunti quel mattino carichi d’oro;
E se al tempo stesso potessi le loro povere ossa
In un cimitero, dove un grasso mare lecca la porta,
Racchiudere in una parola più resistente dell’ultimo pettine
Che nella polvere sotto la lastra, solo, attende la luce.

Allora non dubiterei. Da una sostanza refrattaria
Cosa si può raccogliere? Niente, tutt’al più la bellezza.
E allora devono bastarci i fiori dei ciliegi
I crisantemi e la luna piena.

(da Poesie, Adelphi, 1996 - Traduzione di Pietro Marchesani)

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Di Czesław Miłosz il traduttore Pietro Marchesani scrisse: "Poeta metafisico, in perpetua complicità con l’invisibile, è stato costretto dalla storia a vivere l’invisibile innanzitutto nella sua forma più letterale e più ossessiva: come ressa dei morti e delle cose scomparse. Il poeta è qui sempre il sopravvissuto, che si mormora un verso sobrio e terribile". Il poeta che fa i conti con il passato, con il succedersi delle epoche storiche, dal Giappone imperiale alla Venezia della Serenissima fino ai giorni nostri, è quello che scopre l'essenza stessa della poesia, quella bellezza che ne è l'intrinseca ossatura.

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FOTOGRAFIA © GETWALLPAPERS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

In sé la poesia è qualcosa di sconveniente: / esce da noi e non sapevamo che ci fosse, / dunque sbattiamo le palpebre, come se da noi fosse balzata / fuori una tigre, e stesse nella luce, / colpendosi i fianchi con la coda.
CZESŁAW MIŁOSZ, Poesie

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Czesław Miłosz (Šeteniai, Lituania, 30 giugno 1911 – Cracovia, 14 agosto 2004),  poeta e saggista polacco. La sua poesia ha grandi ambizioni formali e una decisa intonazione pessimistica. Nel 1980 gli fu conferito il Nobel con la seguente motivazione: “A chi, con voce lungimirante e senza compromessi, ha esposto la condizione dell'uomo in un mondo di duri conflitti”.


lunedì 27 gennaio 2025

Quando è giunta la Gestapo


ZUZANNA GINCZANKA

NON OMNIS MORIAR

Non omnis moriar, i miei possedimenti,
Prati di tovaglie, roccaforti di armadi,
Distese di lenzuola, preziosa biancheria
E vesti, vesti chiare mi sopravviveranno.

Non lascio alcun erede, che la tua mano frughi
Tra le mie cose ebree, signora Chominowa,
Donna di Leopoli, prode moglie di una spia,
Lesta delatrice, madre di un Volksdeutscher.

Adesso sono tue, perché lasciarle a estranei.
Questo non è un liuto, e neanche un nome vuoto.
Io vi rammento bene, come anche voi di me
Vi siete ricordati quando è giunta la Gestapo.

Alzate in alto i calici e brindate cari amici
Al mio di funerale e alla vostra di ricchezza:
Kilim e tappetini, vassoi e candelabri.
Bevete tutta la notte e poi sul far del giorno
Mettetevi a cercare pietre preziose e oro
In divani e materassi, coperte e scendiletto.

Lavorerete svelti e vi darete un gran da fare.
Ciocche di crine di cavallo e di fieno marino,
Nugoli di cuscini e di piumini squarciati
Vi si attaccheranno alle braccia mutandole in ali;

Il mio sangue incollerà la stoppa con le piume
E così alati d'un tratto in angeli vi trasformerà.

(da Un viavai di brumose apparenze. Poesie scelte, Austeria, 2011 – Traduzione di Alessandro Amenta)

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Non omnis moriar, una celebre affermazione di Orazio, convinto della bontà della sua poesia: non morirò del tutto. La stessa frase che la poetessa polacca Zuzanna Ginczanka utilizza per rilanciare il suo atto d’accusa dalla prigione di Czarnieckiego 3, dove fu reclusa, torturata e poi giustiziata dalla Gestapo. La poesia è un j’accuse verso la vicina di casa, la signora Chominowa, che la denunciò e verso tutti quei cittadini che furono per convinzione o interesse delatori e carnefici degli ebrei. Scritta su un foglietto di carta a matita, fu recuperata e poi pubblicata nel 1946 sul settimanale Odrozdenie dal poeta Julian Przyboś, che così commentò: “Lo leggiamo per la prima volta scritto a matita su un pezzo di carta strappato e spiegazzato, come i messaggi segreti che i prigionieri trafugano dalle loro segrete. (…) Le confessioni più disperate, le espressioni più strazianti di altri poeti prima della loro morte cadono molto al di sotto di questo più orgoglioso di tutti i testamenti poetici. Questa accusa della bestia umana ferisce come una ferita non guarita. Una terapia d'urto in versi”.

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FOTOGRAFIA  © MACH240390

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ovunque andrò, sarà sempre: avanti, / ma ogni avanti mi riporterà indietro.
ZUZANNA GINCZANKA, Sui centauri




Zuzanna Ginczanka, pseudonimo di Zuzanna Polina Gincburg (Kiev, Ucraina, 22 marzo 1917 – Cracovia, dicembre 1944), poetessa ebrea polacca. Sebbene abbia pubblicato solo una raccolta di poesie durante la sua vita, Sui centauri (1936) ha creato scalpore nei circoli letterari polacchi. Fu arrestata, torturata e giustiziata dalla Gestapo poco prima della liberazione di Cracovia.


martedì 10 dicembre 2024

Come si guarisce dal tacere


ADAM ZAGAJEWSKI

I LUNGHI POMERIGGI

Erano i lunghi pomeriggi in cui mi abbandonava la poesia.
Paziente scorreva il fiume, spingendo in mare le pigre barche.
Erano i lunghi pomeriggi, costa d’avorio.
Le ombre giacevano nelle strade, nelle vetrine c’erano tronfi manichini,
che mi guardavano arditi come per attaccar briga.

Dai licei uscivano professori e avevano vuoti visi,
come se Omero li avesse sconfitti, umiliati, uccisi.
I giornali della sera davano inquietanti notizie,
ma nulla cambiava, nessuno affrettava il passo.
Nelle finestre non c’era nessuno, non c’eri tu,
e anche le monache sembravano vergognarsi della vita.

Erano lunghi pomeriggi, svaniva la poesia
e restavo solo con l’impenetrabile, all’animo e al corpo,
moloch della città come un viaggiatore povero, alla Gare du Nord
con una troppo pesante valigia, legata con la corda,
bagnata da una nera pioggia, la nera pioggia di settembre.

Oh, dimmi, come si guarisce dall’ironia, dallo sguardo che vede,
ma non squarcia oltre, trafiggendo il vero; dimmi, come si guarisce
dal tacere.

(da Desiderio, 1999 - Traduzione di Marco Bruno)

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"La poesia seria può sopravvivere senza mistero ed estasi; può essere sostenuta solo dall'ironia?" è la domanda che pone il critico Jaroslaw Anders a proposito di questi versi di Adam Zagajewski. La poesia esiste se non è sostenuta dall'ispirazione, dall'emozione, dallo spirito che la crea? La poesia esiste se diventa silenzio?

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FOTOGRAFIA © WILLY RONIS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Scrivo lentamente come se dovessi vivere duecento anni. / Cerco immagini che non esistono, / e se esistono sono spiegazzate e nascoste / come i vestiti estivi in ​​inverno / quando il gelo punge la bocca.
ADAM ZAGAJEWSKI

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Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945 – Cracovia, 21 marzo 2021), poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Esponente della New Wave polacca, nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


lunedì 11 novembre 2024

Il fulgore


ADAM ZAGAJEWSKI

LA POESIA È RICERCA DEL FULGORE

La poesia è ricerca del fulgore.
La poesia è una strada regale,
che ci conduce nel punto più remoto, più in avanti, più ulteriore.
Cerchiamo il fulgore all’imbrunire, al culmine
imperante del giorno o nei cercanti comignoli dell’alba,
persino sull’autobus, a novembre,
quando poco più in là sonnecchia un vecchio prete.

Un cameriere in un ristorante cinese
scoppia a piangere e nessuno capisce il perché.
Chissà, forse anche questa è ricerca,
così come l’istante in riva al mare,
quell’istante in cui, all’orizzonte,
si manifestò un vascello desideroso di catturare,
e si sospese, fermò il proprio tempo per molto tempo.
Ma anche i momenti di profonda gioia

e gli innumerevoli momenti inquieti. Permettimi
di vedere, per poter poi aver visto, chiedo. Permettimi
di vivere fino al compimento il significato
o l’intenzione della mia durata, dico.
A sera cade una pioggia fredda.
Nelle strade e nei viali della mia città
col crepitio di un silenzio attivo e vivissimo
sotto le ceneri sta concentrata su un’opera l’oscurità.
La poesia è ricerca del fulgore.

(da Il ritorno, 2003 - Traduzione di Marco Bruno)

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Se prendiamo per assunto che “la nostra vita è ordinaria”, come la definisce in un altro verso il poeta polacco Adam Zagajewski, che la realtà materiale è il mondo del grigiore, allora la poesia è ciò che la illumina, quel bagliore che permette di avanzare verso ciò che in qualche modo la trascende.


FOTOGRAFIA © LIVEDOOR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia chiama a una vita più alta.
ADAM ZAGAJEWSKI, Desiderio

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Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945 – Cracovia, 21 marzo 2021), poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Esponente della New Wave polacca, nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


martedì 29 ottobre 2024

Centenario di Zbigniew Herbert


Il 29 ottobre di cento anni fa nasceva a Leopoli, allora città polacca e oggi uno dei maggiori centri culturali dell’Ucraina, il poeta Zbigniew Herbert. Figlio di un avvocato armeno trasferitosi da Vienna, partecipò alla resistenza contro l’invasione nazista. Nel 1951 restituì la tessera dell'Associazione degli scrittori scegliendo il silenzio pur di non aderire al totalitarismo estetico e politico imposto dal regime comunista, adattandosi ai lavori più umili. Herbert, cosciente di dover rimodernare la classicità, ricercò comunque il valore della bellezza adeguandolo ai tempi contemporanei sulla scorta del neoplatonismo espresso dal suo maestro, il filosofo Henryk Elzenberg.

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HERBERT NEL SUO APPARTAMENTO NEL 1963 © PAP/MAREK LANGDA

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BREVIARIO II

Signore,

donami l’abilità di comporre lunghe frasi, la cui linea è la linea del respiro, sospesa come i ponti, come l’arcobaleno, come l’alfa e l’omega dell’oceano

Signore, donami la forza e la destrezza di quelli che costruiscono lunghe frasi, ramificate come una quercia, spaziose come un’ampia valle, perché vi entrino mondi, ossature di mondi, mondi di sogno

e anche perché le frasi principali dominino sicure sulle subordinate, e controllino la loro corsa complicata, ma espressiva, che persistano impassibili come un basso continuo sugli elementi in moto, che li attirino, come attira gli elementi la forza delle invisibili leggi gravitazionali

prego allora per frasi lunghe, frasi modellate con fatica, estese così che in ognuna si trovi il riflesso speculare di una cattedrale, un grande oratorio, un trittico

e anche animali poderosi e piccoli, stazioni ferroviarie, un cuore pieno di rimpianto, abissi rocciosi e il solco dei destini nella mano

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HO DATO LA MIA PAROLA

ero molto giovane
e il buon senso consigliava
di non dare la mia parola

potevo dire apertamente
ci penserò ancora
non c’è fretta
non è l’orario dei treni

darò la mia parola dopo la maturità
dopo il servizio militare
quando avrò messo su casa

ma il tempo esplodeva
non c’era più un prima
non c’era più un dopo
nell’accecante presente
toccava scegliere
e così diedi la mia parola

la parola –
un cappio al collo
l’ultima parola

nei rari momenti
in cui tutto diventa leggero
acquista trasparenza
io penso
«do la mia parola
volentieri
ritirerei la parola data»
ma dura poco
perché ecco – cigola l’asse del mondo
passano le persone
i paesaggi
i cerchi colorati del tempo
e la parola data
mi fa un groppo in gola

(da L’epilogo della tempesta, Adelphi, 2016 - Traduzione di Francesca Fornari)

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Altre poesie di Zbigniew Herbert sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Una poesia è un'esperienza condensata.
ZBIGNIEW HERBERT, itd, 5 aprile 1981

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Zbigniew Herbert (Leopoli, Ucraina, 29 ottobre 1924 – Varsavia, 28 giugno 1998), poeta, saggista e drammaturgo polacco. Discendente del poeta inglese George Herbert, durante la Seconda guerra mondiale prese parte alla Resistenza contro i nazisti. Esordì nel 1950 e la sua opera più nota è Il signor Cogito. Esule a Parigi dal 1986 al 1992 , tornò in Polonia dopo il trionfo di Solidarność.


sabato 6 luglio 2024

Viaggiare senza bagaglio


ADAM ZAGAJEWSKI

EN ROUTE

1. SENZA BAGAGLIO

Viaggiare senza bagaglio, dormire in treno
su una dura panca di legno,
dimenticare la propria terra natia,
uscire da piccole stazioni
quando sorge un cielo grigio
e le barche dei pescatori si dirigono verso il mare.


2. IN BELGIO

Piovigginava in Belgio
e il fiume serpeggiava tra le colline.
Ho pensato, sono così imperfetto.
Gli alberi sedevano nei prati
come preti in tonaca verde.
Ottobre si nascondeva tra le erbacce.
No, signora, ho detto,
questo è lo scompartimento per non parlanti.


3. UN FALCO VOLTEGGIA SULL'AUTOSTRADA

Sarà deluso se piomba giù
su lamiera, gas,
su un nastro di musica volgare,
sui nostri cuori angusti.


4. MONTE BIANCO

Brilla da lontano, bianco e cauto,
come una lanterna per le ombre.


5. SEGESTA

Sul prato un vasto tempio,
un animale selvatico
aperto al cielo.


6. ESTATE

L'estate era gigantesca, trionfante,
e la nostra piccola macchina sembrava persa
sulla strada che portava a Verdun.


7. LA STAZIONE DI BYTOM

Nel tunnel sotterraneo
crescono mozziconi di sigaretta,
non margherite.
Puzza di solitudine.


8. PENSIONATI IN GITA

Stanno imparando a camminare
sulla terraferma.


9. GABBIANI

L'eternità non viaggia,
l'eternità aspetta.
In un porto di pescatori
solo i gabbiani sono ciarlieri.


10. IL TEATRO DI TAORMINA

Dal teatro di Taormina si vede
la neve sulla cima dell'Etna
e il mare scintillante.
Chi è l'attore migliore?


11. UN GATTO NERO

Un gatto nero esce per salutarci
come per dire, guarda me
e non qualche vecchia chiesa romanica.
Io sono vivo.


12. UNA CHIESA ROMANICA

In fondo alla valle
una chiesa romanica riposa:
c'è del vino in questa botte.


13. LUCE

Luce sui muri delle vecchie case,
giugno.
Passante, apri gli occhi.


14. ALL'ALBA

La materialità del mondo all'alba —
e la fragilità dell'anima.

(da Eterni nemici, 2014)

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Un viaggio attraverso l'Europa, compiuto in parte in treno e in parte con un'auto a noleggio: il poeta polacco Adam Zagajewski annota le sue impressioni e le sue sensazioni, si appunta la bellezza e la poesia che luoghi come Segesta, Taormina e il Monte Bianco sanno evocare ma anche le riflessioni sull'inquinamento, sulla guerra - Verdun e i campi della Marna, naturalmente - e sulle classi sociali.

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FOTOGRAFIA © LYNN GREYLING/PUBLIC DOMAIN PICTURES

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Ma poiché ero solo un camminatore disordinato, nessuno poteva fermarmi; perfino uno stato totalitario non era in grado di controllare i miei sogni ad occhi aperti, le mie fascinazioni poetiche, lo schema del mio cammino.
ADAM ZAGAJEWSKI, The Threepenny Review, Autunno 2008

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Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945 – Cracovia, 21 marzo 2021), poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Esponente della New Wave polacca, nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


domenica 23 giugno 2024

Una sfumatura in più


RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

DA QUANDO CI SEI

Da quando ci sei
tutto ha cambiato colore
ha una sfumatura in più:
tu

da quando ci sei
sono cambiati i suoni:
sono pieni della tua voce

da quando ci sei
le foreste e gli alberi
profumano di te

da quando ci sei
tocco il mondo
un mondo completo
e unico

1994

(da Leggi naturali, 2006)

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La forza dell’amore: vi ha ceduto anche il giornalista e viaggiatore polacco Ryszard Kapuściński. Da un momento all’altro con l’innamoramento tutto cambia e, come se fosse entrato in un’altra dimensione l’innamorato scopre sensazioni nuove, fino a mettere in relazione il creato con la persona amata.

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FOTOGRAFIA © ALEXANDRE DEBIÉVE/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Se siamo innamorati, conteniamo il mondo intero.
PIERRE-JEAN DE BÉRANGER

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Ryszard Kapuściński (Pinsk, Bielorussia, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007),  giornalista, scrittore e saggista polacco. Corrispondente dall'estero (1962-81) dell'Agenzia di stampa polacca, ha saputo unire alla lucidità di osservazione del giornalista la profondità di riflessione e di analisi psicologica, il gusto per la metafora, l'affabulazione del grande narratore.


martedì 11 giugno 2024

Storia della solitudine


ADAM ZAGAJEWSKI

STORIA DELLA SOLITUDINE

Si smorzano le voci degli uccelli.
La luna si mette in posa per la foto.
Luccicano le umide guance delle vie.
Il vento porta il profumo di campi verdi.
Lontano, in alto, un piccolo aeroplano
gioca come un delfino.

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 - Traduzione di Krystyna Jaworska)

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La solitudine è necessaria alla pratica stessa della poesia – lo sapeva bene il poeta polacco Adam Zagajewski che in essa si immerge e come un subacqueo va esplorando i fondali della sera per recuperarne i piccoli preziosi tesori che altrimenti passerebbero inosservati.

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ALEXEI BUTYRSKY, "IL MIO POSTO PREFERITO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia esiste nel mondo, in determinati eventi, in rari momenti.
ADAM ZAGAJEWSKI, Un’altra bellezza

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Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945 – Cracovia, 21 marzo 2021), poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Esponente della New Wave polacca, nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


domenica 28 aprile 2024

L’uomo come uomo


RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

ANNOTANDO UN’IDEA

Eh sì, c'è voluto molto tempo
prima che imparassi a pensare
all'uomo come uomo,
che scoprissi questo modo di pensare ,
e intraprendessi questa strada
in questa direzione salvifica
e quando parlavo dell'uomo
o pensavo a lui
smettevo di fare domande
del tipo Se è bianco o nero ,
anarchico o monarchico,
seguace della moda o del vecchio stile ,
se è dei nostri o degli altri,
e ho cominciato a chiedermi
cosa c'è di umano in lui
e se c'è qualcos’altro,
e mi sono anche chiesto se essere uomo
è qualcosa di ovvio che accade perché sì
o se devi provarci continuamente ,
insistere con costanza
risvegliare in te stesso il desiderio di essere un uomo
e da allora ho cominciato a cercarlo
nella sua specificità,
nella sua unicità,
volevo avvicinarmi,
soprattutto avvicinarmi ad esso in me,
nel mio intimo,
avrei voluto che esistesse in me senza etichette,
segni, bandiere,
senza tomahawk,
senza un pennacchio di piume
che abbandonasse la sua tromba di latta.

(da Ho scritto sulla pietra, 2007)

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Per praticare il giornalismo, prima di tutto, devi essere una brava persona. Le persone cattive non possono essere buoni giornalisti. Solo chi è buono cerca di comprendere gli altri, le loro intenzioni, la loro fede, i loro interessi, le loro difficoltà, le loro tragedie”: questo era il punto di vista di Ryszard Kapuściński, giornalista, reporter e poeta polacco. Accostarsi all’altro in quanto essere umano, mettersi nei suoi panni, ricercare in se stessi quel tratto comune.


FOTOGRAFIA © NEWSMUSEUM

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ho paura di un mondo senza valori, senza sensibilità, senza pensiero. Un mondo dove tutto è possibile.
RYSZARD KAPUŚCIŃSKI

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Ryszard Kapuściński (Pinsk, Bielorussia, 4 marzo 1932 – Varsavia, 23 gennaio 2007),  giornalista, scrittore e saggista polacco. Corrispondente dall'estero (1962-81) dell'Agenzia di stampa polacca, ha saputo unire alla lucidità di osservazione del giornalista la profondità di riflessione e di analisi psicologica, il gusto per la metafora, l'affabulazione del grande narratore.