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martedì 30 giugno 2026

Libera e leggera


RENÉE FERRER

VASCELLO DEL VENTO

La complicità del mio letto
è diventata un campo impalpabile e distante;
non ha più sponde, piedini o testiera.
È una pianura incandescente infinita
dove il mio essere trova la calma.
Distaccata dal mondo mi oriento tra le stelle,
lascio il territorio sconosciuto del mio corpo,
sciogliendo le mie corde,
e parto,
spalancando le braccia
libera e leggera:
vascello del vento.

Dicembre 1993

(da Itinerario del desiderio, 1995)

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La poetessa paraguaiana Renée Ferrer descrive un'esperienza di liberazione e trascendenza in cui il letto perde la sua materialità e diventa uno spazio onirico. L'io lirico sperimenta un distacco dalla realtà fisica e terrena per navigare liberamente, mettendo in luce temi come la perdita dei limiti corporei e la calma spirituale.

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PAI MARE, "PAESAGGIO DESERTICO SURREALE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sono una nave / con il timone arenato davanti alla scogliera / da cui scaglio le parole, / prigioniera di mura fatiscenti / assediate da una burrasca sterile.
RENÉE FERRER, Itinerario del desiderio

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Renée Ferrer de Arréllaga (Asunción, 29 maggio 1944),  poetessa, scrittrice e drammaturga paraguaiana.Si distingue per una profonda sperimentazione lirica e un forte impegno civile, muovendosi costantemente tra denuncia sociale ed esplorazione dell'interiorità, la corporeità e il desiderio femminile come strumenti di conoscenza e di liberazione spirituale.


lunedì 29 giugno 2026

Centenario di Jorge Enrique Adoum


La poetica di Jorge Enrique Adoum, poeta ecuadoriano di origini libanesi nato ad Ambado il 29 giugno di cento anni fa,  è una combinazione di impegno politico,  sperimentalismo linguistico e sradicamento esistenziale. Non pratica il lirismo tradizionale ma si manifesta in una poesia documentaria, spezzata e profondamente umana: se la patria è ricordata come una terra di dolore, solitudine e promesse infrante, con il peso della distanza e l'impossibilità dell'esule di integrarsi, il sentimento amoroso invece si scontra costantemente con la durezza del mondo esterno, della politica e dei doveri quotidiani e la felicità di coppia è fragile, clandestina e perennemente assediata dal tempo e dal senso di colpa sociale.

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RITORNO FUGACE

La cucina era ancora sporca
di farina e preghiere; la nutrice
rimboccava le coperte al fantasma della notte,
cercando le rotte delle navi
che avrebbero riportato indietro un vagabondo.

Le immagini erano svanite,
i rumori invecchiati. Nei grandi vasi,
l'eco di voci familiari ripeteva
il conteggio del denaro. Parlavano
di recenti adulteri, di investimenti.

«Fuori c'è un giorno di luce, di
pace umana e di mele. Ci sono canti e
una moltitudine avanza, vive e cresce. A loro
appartiene il regno del futuro. Chi è degno
ora, lo sarà quel giorno e sarà amato.
So che ore sono, qual è il mio nome, dove
sto andando, pieno di orgoglio e di novità.
E non starò a lungo tra voi».

Non ci fu alcun sacrificio di vino o di agnello.
La madre, tra due lacrime severe,
mi parlò per il mio bene, mi mostrò gentilmente
la strada giusta, mi chiese se avessi un altro cappello.
Ma mio fratello, quello che costruiva
flauti sottili per accompagnare i canti dei seminatori
e che ancora temeva la durezza della sua eredità
e lo sguardo sacerdotale del gufo,
non riusciva a dormire.

                                    "Voglio meritare
l'amore che hai visto. Quando
arriverà la felicità?"
                                    "Domani."

E corremmo, come due fuggitivi, verso
la dura riva dove le stelle si dissolvevano.
I pescatori ci raccontarono
di continue vittorie nelle province vicine.
E ci bagnò i piedi la spuma dell'alba,
piena delle nostre radici e del mondo.

(da "Appunti del figliol prodigo", 1953)

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IT WAS THE LARK, INSETTO, NO NIGHTINGALE

Non è facile innestarmi su di te, mia carissima.
Mi rendo conto che era una risata, non un colpo di tosse,
quello che ti ho detto, e devo disincantare le cose
che ho messo nel tuo silenzio, e lasciare le tue bocche
e lasciarti, mezza sola, logorata dai miei peli.
È il giorno consueto, ne conosco la censura.
Sembrerebbe che l'acqua usata delle lacrime sia traboccata
da occhiali, bauli, cantine, per colpa mia,
che tutte le guerre che pascolano legate
galopperebbero via a mangiare, solo perché
ho dimenticato di soffrire la notte scorsa, ed ero la sentinella,
o ero tornato indietro, trascurando la terra.

Non è facile essere felici: prima di tutto, non ce lo permettono,
e, chissà, sarà anche la mancanza di abitudine
o forse dobbiamo imparare, ma come, esiliati.

Ho portato l'amore in quella stanza imbronciata,
in questa solida solitudine che devo mettere da parte
perché non possiamo più starci entrambi contemporaneamente,
ma sembra che dovrò sopportare tutto questo per tutta la vita,
mettermi in fila nel mondo, aspettare che gli altri
prima si sposino, mangino o si occupino dei loro affari,
per iniziare a vivere senza sentirmi in colpa,
commutando il mio dolore di sopportare al tuo fianco.

* "Era l'allodola, l'araldo del mattino, non l'usignolo"
dalla scena quinta dell'atto terzo di Romeo e Giulietta, di Shakespeare.

(da I left with your name across the land, 1964)

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Altre poesie di Jorge Enrique Adoum sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

A volte sono felice, ma poi spunta l'alba...
JORGE ENRIQUE ADOUM, L'amore disinterrato e altre poesie

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adoumJorge Enrique Adoum (Ambato, 29 giugno 1926 – Quito, 3 luglio, 2009), poeta ecuadoriano di origini libanesi, scrittore, politico e diplomatico, fu uno dei maggiori esponenti della poesia latino americana. La sua è poesia, ottenuta con la manipolazione del linguaggio, è di impegno politico ma anche di sradicamento esistenziale.


domenica 28 giugno 2026

Hai amato così tanto


CARLOS BOUSOÑO

IL VECCHIO AMANTE

Hai amato così tanto...! Forse
con amarezza, forse con tristezza
l'hai detto. Hai amato così tanto! Allo specchio
hai visto il tuo viso invecchiare

e hai iniziato a dire: "...amore..." Hai sognato
e nella notte profonda e silenziosa,
lontano potevi udire il soave mormorio
dell'acqua che scorreva dolce e lenta.

(da La notte dei sensi, 1957)

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Il lavoro poetico di Carlos Bousoño è una continua ricerca sullo scorrere del tempo e sulla precarietà della vita. Ecco qui la malinconia della vecchiaia e la persistenza dell'amore nonostante il declino fisico. Lo specchio è lo strumento che consente all'innamorato di misurare l'età, di rendersi conto. E l'acqua che scorre simboleggia l'inesorabile flusso della vita e della memoria.

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LUCIEN FREUD, "AUTORITRATTO", 1985

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei invecchiato come si cresce verso il mare. / Sei invecchiato come si diventa / la tenue luce dell'alba.
CARLOS BOUSOÑO, Ode tra la cenere

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Carlos Bousoño Prieto (Boal, 9 maggio 1923 - Madrid, 24 ottobre 2015),​ poeta e critico spagnolo. La sua produzione poetica, nella tradizione del più puro lirismo ispanico, è pervasa da un alone di mistero e da un'aura metafisica che ne rendono spesso complessa l'interpretazione.


sabato 27 giugno 2026

Ma il tuo sorriso


CORRADO GOVONI

LA PIOGGIA È IL TUO VESTITO

La pioggia è il tuo vestito.
Il fango è le tue scarpe.
La tua pezzuola è il vento.
Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
e la notte dei fieni i tuoi capelli.
Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
è il fuoco della terra e delle stelle.

(da Govonigiotto, Steli, 1943)

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In pochi versi Corrado Govoni traccia un ritratto di donna, intrecciandola, come in una fotografia a doppia esposizione, al mondo della natura, regalando una delle poesie d'amore più belle del Novecento.

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FOTOGRAFIA © ATLANTIC AMBIENCE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il campo di frumento è così bello / solo perché ci sono dentro / i fiori di papavero e di veccia; / ed il tuo volto pallido / perché è tirato un poco indietro / dal peso della lunga treccia.
CORRADO GOVONI, Quaderno dei sogni e delle stelle

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Corrado Govoni (Tàmara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965), poeta e scrittore italiano. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per proseguire su una strada più personale, capace di coniugare toni crepuscolari, liberty e simbolisti.


venerdì 26 giugno 2026

Il bacio che cerco


ALFONSO GATTO

POESIA D'AMORE

Le grandi notti d'estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.
 
Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l'anima.
 
E baci perdutamente
sino a che l'arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.
 
Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch'esisti è vero.
Da quanto t'ho cercata.
 
Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
 
E il bacio che cerco è l'anima.

(da Nuove poesie, 1950)

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L'amore, per il poeta Alfonso Gatto, è un incontro profondo e spirituale. Assume le tonalità di una visione onirica, di un sogno che va oltre la passione fisica, racchiudendo in sé il mistero della bellezza e della poesia, raggiungendo la fusione di due anime.

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RICHARD BLUNT, "IL SUO PERFETTO GENTILUOMO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'essere dentro l’amore fisico, nello stretto intenso di noi, ci apre agli spazi e ai traslati della nostra ideazione: sul fatto le libere risorse del fare: quel che è appreso, scoperto: una sorpresa, un treno di «figure».
ALFONSO GATTO, Poesie d'amore

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Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


giovedì 25 giugno 2026

Centenario di Ingeborg Bachmann


"Un Io lirico profondamente ambivalente, senza patria, sempre in viaggio di costa in costa, frontaliero": la definizione di Siegfrid Unseld si attaglia perfettamente alla poetica di Ingeborg Bachmann. La poetessa austriaca, nata a Klagenfurt il 25 giugno 1926, fece parte del Gruppo 47, che aveva l'intenzione di far risorgere la cultura della Germania "ormai dimenticata e repressa dall'intervento nazista". Amica di Paul Celan, con cui ebbe una intermittente relazione amorosa, intrattenne con lui una corposa corrispondenza.  La sua poesia esplora i confini interpersonali e il potenziale del linguaggio nel contesto del dopoguerra con un accento tormentato ma autentico.

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GIORNI IN BIANCO

In questi giorni, mi levo con le betulle
e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento
davanti a uno specchio di ghiaccio.

Amalgamato al mio respiro
sfiocca il latte:
così di buon'ora ha facile schiuma.
E dove il vetro appanno con l'alito
appare, dipinto da un dito infantile,
ancora il tuo nome: innocenza!
Dopo tanto tempo.

In questi giorni, non mi duole
di sapere dimenticare
e di essere costretta a ricordare.

Amo. Fino all'incandescenza io amo,
e ne ringrazio biblicamente il cielo.
L'ho imparato in volo.

In questi giorni, io ripenso all'albatro
che mi ha sollevata e trasportata
in un paese che è un foglio bianco.

All'orizzonte immagino,
fulgido nel suo tramonto,
il mio favoloso continente
laggiù, che mi ha congedata
già rivestita del sudario.

Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno!

(da Poesie, Guanda 1978 - Traduzione di Maria Teresa Mandalari)

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INVOCAZIONE ALL'ORSA MAGGIORE

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,
fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,
stelle occhi,
nella macchia affondano, scintillanti,
le tue zampe con gli artigli,
stelle artigli,
vigili noi pascoliamo gli armenti,
pur da te ammaliati, e diffidiamo
dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi
denti dischiusi,
vecchia orsa.

Un cono di pigna: il vostro mondo.
Voi: le sue squame.
Dagli abeti dell’inizio
agli abeti della fine
la rivolto, la sbalzo,
l’annuso, ne saggio il sapore
e l’abbranco.

Temete e non temete!
Gettate l’obolo nella borsa,
all’uomo cieco una buona parola,
perché tenga l’orsa al guinzaglio.
E condite gli agnelli di spezie.

Potrebbe quest’orsa
liberarsi, non più minacciando,
incalzando ogni pigna, dagli abeti
caduta, maestosi abeti alati,
precipitati dal paradiso.

(da Invocazione all'Orsa Maggiore, Mondadori, 1999 - Traduzione di Luigi Reitani)

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Altre poesie di Ingeborg Bachmann sul Canto delle Sirene:



  LA FRASE DEL GIORNO  

Quando raggiungiamo quello stato lucido e straziante in cui il dolore diventa fecondo, noi diciamo in modo molto semplice e giusto: mi si sono aperti gli occhi.
INGEBORG BACHMANN, A occhi aperti

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Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


mercoledì 24 giugno 2026

I tetti del lungarno


CARLO BETOCCHI

POETA IN FIRENZE

Non fu nella mia casa: era un tetto
d'albergo, sull'Arno. La gronda
come una gota tonda, infantile
ma che trascolorasse di ruggine;
pretto era il castagno dei correnti.
Era, sorretta dai melanconici
anelli, linea che si fa curva
per sfuggirsi, e al fresco
appoggiava la guancia remota
dei venticelli del fiume.
Nell'asciutta mattina la lamiera
opaca d'intime specchiature,
vernice e ruggine senza riflessi,
in una lunga linea di desiderio
volta alle colline, con i tetti
del lungarno, freddi nello stesso freddo.
Senza un volo che ne spiccasse,
senza un nido, sulla cerulea
corrente del fiume, mentre il freddo
la varcava, e gli zoccoli dei cavalli
si rimandavan l'eco dalle rive.

(da Notizie di prosa e di poesia, 1947)

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Scritta tra il 1942 e il 1943, questa poesia di Carlo Betocchi risente per espressa menzione dell'autore, delle reminiscenze della montaliana Dora Markus. Il poeta dalla sua camera d'albergo fiorentina non si abbandona agli stereotipi monumentali tipici, ma racconta, con tono quasi impressionista, una Firenze "minore", fatta di tetti e di gronde, spingendo lo sguardo fino alle colline di Fiesole, raccontando con piccole pennellate.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Certe volte capisco che il mio tono migliore per parlare di queste cose è quello della leggerezza. Se ci ripenso, credo proprio di essere nato ai miei esercizi di poesia per le vie dell’allegrezza.
CARLO BETOCCHI, Diario della poesia e della rima

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Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


martedì 23 giugno 2026

Io sono senza guerra


GUGLIELMO PETRONI

GUERRA È IN QUESTE MANI

Che sorga un’alba in questa mezzanotte,
che s'ottenebri il sole più lucente,
che ti rovesci, o Terra,
io sono senza guerra,
grand'occhi aperti sopra tutto questo.

Guerra sta in queste mani,
in queste armi armoniose indifferenti:
guerra non è nel cuore.

Forse nella memoria passa un vento
che sperde le figure come un armento
dentro la bufera; ma quest’occhi
son fermi e solitari.
 

(da Poesie, Neri Pozza, 1959)

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Lo scrittore lucchese Guglielmo Petroni, che nel 1943 prese parte attiva alla Resistenza romana, fu arrestato dalle SS, rinchiuso nel carcere di Via Tasso, torturato e condannato a morte. Si salvò all'ultimo grazie all'arrivo degli Alleati. In questi versi scritti a caldo - risalgono al 1945 - riflette sugli orrori della guerra, ma parla anche dell'innata capacità degli esseri umani di resistervi. Se la guerra distrugge ogni cosa sul suo cammino, gli occhi del poeta si rifiutano di distogliere lo sguardo.

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FOTOGRAFIA © NANA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il primo passo verso la vita non si può fare se non partendo dal fondo della propria anima, della propria cultura, dell'esperienza che in ognuno di noi rappresenta il sentimento secolare della tradizione e della nostra storia, se non scoprendo in se stessi il significato delle cose che nascono attorno, dei sentimenti che si svolgono e si evolvono.
GUGLIELMO PETRONI, Il mondo è una prigione

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Guglielmo Petroni (Lucca, 30 ottobre 1911 – Roma, 29 aprile 1993), poeta, scrittore e pittore italiano. Grazie alle prime poesie entrò in contatto con il mondo letterario fiorentino delle Giubbe Rosse. Con Alessandro Bonsanti fondò la rivista Letteratura.  Vinse il Premio Strega 1947 e il Premio Selezione Campiello 1984.


lunedì 22 giugno 2026

Nei parchi


ÓSCAR ACOSTA

I PARCHI

A queste statue giungono colombe e fulmini
per immortalare la fredda dignità della pietra.
Le allodole volano avvolte
nella modestia, gli alberi diffondono la loro gioia,
i pesci nello stagno percorrono molte miglia
senza trovare il mare che percepiscono nell'aria,
bambini e donne camminano mano nella mano,
gli uomini cercano una valle di tenerezza
nei parchi che sono un paradiso terrestre
tra alte colonne di cemento e ferro.

(da Poesia minore, 1957)

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Il poeta honduregno Óscar Acosta, inseguendo il suo mondo intimo e familiare fatto di piccole cose si imbatte nell'umile dolcezza dei parchi, delle statue di eroi perduti, di stagni dove i pesci sognano il mare, piccole oasi nelle lunghe file di palazzi e caseggiati che li circondano.

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FOTOGRAFIA © ANDREI L./PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I parchi e i campi da gioco sono l'anima di una città.
MARTY RUBIN

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Óscar Acosta (Tegucigalpa, 14 aprile 1933 – 16 luglio 2014), poeta, scrittore, critico letterario, politico e diplomatico honduregno. Iniziò la sua carriera come giornalista in Perù, in seguito coltivò svariate forme artistiche. La sua è poesia marcatamente intimista e patriottica. Nel 1960 ottenne il Premio Rubén Darío.


domenica 21 giugno 2026

Ecco di nuovo l’estate


ANNA DE NOAILLES

L'INQUIETO DESIDERIO

Ecco di nuovo l'estate, il caldo, la luce,
la semplice e pacifica rinascita delle piante,
le mattine vivaci, i giorni lenti, le notti calde,
la gioia e il tormento che all'anima conduce.

— Ecco il tempo dei sogni e della dolce follia,
dove il cuore, inebriato dal profumo del meriggiare,
si abbandona ancora alla tenera noia di sperare
nell'improvvisa e buona fioritura della vita,

Il cuore si eleva e gioisce nell'aria soffice e fiorita.
— Cuore mio, cosa ti aspetti da questa giornata tiepida?
È forse il chiaro risveglio di un'infanzia stupita,
che guarda, salta, apre le mani e ride?

È l'ingenua e impetuosa ascesa dei sogni,
feriti dagli urti della loro veemenza,
o è il sapore dei tempi passati, dei tempi buoni,
in cui l'anima sentiva senza sforzo scorrere la sua essenza?

— Ah! cuore mio, non avrai mai altro bene
che sperare nell'Amore e nei giochi che lo scortano,
eppure conosci il male che ti porta
questo dio, così adirato dalle battaglie da cui proviene…

(da Il cuore innumerevole, 1901)

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E dunque, alle 10.24 di oggi, con il solstizio - quando l’emisfero nord della Terra è inclinato al massimo verso il Sole, ricevendo la massima quantità di luce diurna - inizia l'estate.  La poetessa francese Anna de Noailles esprime una profonda transizione emotiva legata al ritorno della stagione estiva: il caldo, la luce, la rinascita della natura evocano nel suo cuore un'altalena di sentimenti tra gioia, tormento e l'inestinguibile speranza dell'amore, unico vero bene ma al contempo dio capriccioso.

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JACOPO TINTORETTO, "ESTATE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.
ALBERT CAMUS, L'estate

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Anna-Élisabeth Bassaraba de Brancovan de Noailles (Parigi, 15 novembre 1876 - 30 aprile 1933), poetessa e romanziera francese. Il suo lirismo appassionato si esalta in un'opera che sviluppa, in modo molto personale, i grandi temi dell'amore, della natura e della morte ma sa anche gestire l'umorismo nelle sue cronache giornalistiche.


sabato 20 giugno 2026

L’immagine del tempo


EUGENIO MONTALE

L’ARNO A ROVEZZANO

I grandi fiumi sono l’immagine del tempo,
crudele e impersonale. Osservati da un ponte
dichiarano la loro nullità inesorabile.

Solo l’ansa esitante di qualche paludoso
giuncheto, qualche specchio
che riluca tra folte sterpaglie e borraccina
può svelare che l’acqua come noi pensa se stessa
prima di farsi vortice e rapina.

Tanto tempo è passato, nulla è scorso
da quando ti cantavo al telefono “ tu
che fai l’addormentata” col triplice cachinno.
La tua casa era un lampo visto dal treno. Curva
sull’Arno come l’albero di Giuda
che voleva proteggerla. Forse c’è ancora o
non è che una rovina. Tutta piena,
mi dicevi, di insetti, inabitabile.

Altro conforto fa per noi ora, altro
sconforto.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Il fiume che scorre lento e inesorabile è una delle immagini più usate per dare un’idea del tempo e del suo passare. Eugenio Montale osserva l’Arno fluire sotto il ponte di Rovezzano, piccolo comune inglobato già nel 1910 nella periferia di Firenze e ripensa al passato: la memoria rende vivido quel tempo perduto, annulla le distanze, riporta alla luce l’immagine di una donna, che – se diamo credito all’intervista rilasciata a Dante Isella – sono in realtà tre: Dea Comune, che abitava appunto a Rovezzano, e sua era la casa: una nobile tedesca della famiglia von Nagel, cui dedicava le serenate telefoniche; la terza “una delle altre donne della mia poesia” che Montale non volle citare.

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ODOARDO BORRONI, "L'ARNO A ROVEZZANO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Memoria / non è peccato finché giova.
EUGENIO MONTALE, La bufera e altro

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 19 giugno 2026

Anima vegetale


FILIPPO DE PISIS

MAZZO DI FIORI

Lo so, è la tua grazia
che vibra nei teneri petali,
ciglia, occhi-ciechi
anima vegetale
che s’offre abbacinata a la luce,
fronte, bocca, mento, cuore,
vicina e lontana
dolce irraggiungibile.
Io sono l’ape immota
a suggere questo nettare
dolorosamente.

(da Poesie, Vallecchi, 1953)

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La sensibilità pittorica di Filippo De Pisis traspare appieno in questa sua poesia: la bellezza dei fiori appare agli occhi dell'ape, personificazione dello stesso poeta, con tutta la sua grazia, ma anche dolorosamente in quanto effimera. Del resto, i suoi dipinti di fiori sono a loro volta riflessi di un'urgenza espressiva, capace di catturare  con tratti rapidi e fulminei la fragilità e la transitorietà della vita.


FILIPPO DE PISIS, "VASO DI FIORI", 1926

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il valore di un'opera d'arte è trasmissibile e reale solo quando è cosciente ed è l'emanazione diretta e prepotente di una commozione lirica da parte dell'artefice. Ed ecco perché veri grandi pittori furono più o meno poeti.
FILIPPO DE PISIS

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Luigi Filippo Tibertelli de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956), pittore e scrittore italiano, uno tra i maggiori interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento.  Il suo stile poetico risente di un fondo crepuscolare e dell'eco pascoliano.


giovedì 18 giugno 2026

Navette veloci


BLAŽE KONESKI

LE RONDINI

Le rondini stridono all'alba
Uccelli che dividono il giorno dalla notte

Siamo navette veloci
Che tessono il vago filo del mistero

Il crepuscolo è il nostro elemento
Sfiorando il limite di un momento

Ci hai viste
Orlare l'aria all'acqua

Ma i cieli non conservano traccia della nostra opera.
Così piangono le rondini.

(da La cisterna, 1966)

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Le rondini, in questi versi del poeta macedone Blaže Koneski diventano simbolo di confine e transizione: tra il giorno e la notte, ma anche tra il mondo visibile e quello invisibile. Il loro rapido volo nel crepuscolo è in grado di farci pensare alla natura mistica della vita, del tempo e dell'esistenza umana, che lasciano - come le rondini - una traccia fugace nel cielo.

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FOTOGRAFIA © GARDEN BIRDWATCHING

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  LA FRASE DEL GIORNO  

M'accorgo del cielo infinito solo se una rondine ne percorre un tratto.
ROBERTO GERVASO, Aforismi

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Blaže Koneski (Nebregovo, 19 dicembre 1921 - Skopje, 7 dicembre 1993), poeta, scrittore, traduttore e linguista macedone. Ha dato un contributo fondamentale alla codificazione della lingua macedone. Fu altresì uno dei maggiori e più noti rappresentanti della poesia macedone per la complessità tematica e la maestria stilistica della sua produzione.


mercoledì 17 giugno 2026

Archi severi


DINO CAMPANA

FIRENZE (UFFIZI)

Entro dei ponti tuoi multicolori
L’Arno presago quietamente arena
E in riflessi tranquilli frange appena
Archi severi tra sfiorir di fiori

Azzurro l'arco dell'intercolunno
Trema rigato tra i palazzi eccelsi:
Candide righe nell'azzurro: persi
Voli: su bianca gioventù in colonne
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(da Canti Orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1914)

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Una poesia visiva, quasi impressionista in cui Dino Campana descrive una veduta di Firenze, all'altezza della Galleria degli Uffizi, con gli antichi palazzi che si riflettono nelle acque dell'Arno tra Ponte Vecchio e il distrutto Ponte di Rubaconte, ora Ponte alle Grazie frangendo le loro rigide architetture.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo spirituale, le linee delle colline che vagano, insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata dalle bianche forme della bellezza: mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche!
DINO CAMPANA, Canti orfici

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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.


martedì 16 giugno 2026

Come una luna soffice


VINICIUS DE MORAES

IL TUO NOME

Il tuo nome, Maria Lúcia
Ha qualcosa che accarezza
Come una luna soffice
Che brilla sulla cresta di un'onda.
Sembra un mare che mormora
Dolcemente su una spiaggia
Ha il pallore che irradia
La stella quando svanisce.
È il nome di una dolce figlia
È il nome di una bella amata
Assomiglia a un pezzo di isola
Che emerge all'alba.
Ha un profumo di mirto
Ed è morbido come un peluche
È un accordo che non finisce mai
È qualcosa di troppo bello
Il tuo nome, Maria Lúcia...

Montevideo, 29/9/1958

(da Per vivere un grande amore, 1962)


La Maria Lúcia cui sono dedicati questi versi è Maria Lúcia Proença  - soprannominata "Lucinha" - e fu la quarta moglie del poeta brasiliano Vinicius de Moraes. La loro intensa relazione durò dal 1958 al 1963 e segnò un'importante esperienza anche poetica, come dimostra questa lirica scritta a Montevideo, dove de Moraes svolgeva una funzione diplomatica:  il testo esprime una profonda sensibilità associando il nome dell'amata a immagini che evocano un'eterea dolcezza.

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FOTOGRAFIA © VEJA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il nostro amore sarà semplice e senza tempo.
VINICIUS DE MORAES, Per vivere un grande amore

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Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes (Rio de Janeiro, 19 ottobre 1913 – 9 luglio 1980), poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico brasiliano. Di famiglia facoltosa, fu addetto d’ambasciata a Los Angeles e Parigi. Nel 1958 diede il via alla bossanova con i testi scritti con Jobim di Canção do amor demais, album di Elizeth Cardoso. Si sposò nove volte.


lunedì 15 giugno 2026

Il vento dagli Iblei


SALVATORE QUASIMODO

CHE LUNGA NOTTE

Che lunga notte e luna rossa e verde
al tuo grido tra zagare, se batti
ad una porta come un re di Dio
pungente di rugiade: "Apri, amore, apri!"
Il vento, a corde, dagli Iblei, dai coni
delle Madonie, strappa inni e lamenti
su timpani di grotte antiche come
l'agave e l'occhio del brigante. E l'Orsa
ancora non ti lascia e scrolla i sette
fuochi d'allarme accesi alle colline,
e non ti lascia il rumore dei carri
rossi di saraceni e di crociati,
forse la solitudine, anche il dialogo
con gli animali stellati, il cavallo
e il cane, la rana, le allucinate
chitarre di cicale nella sera.

(da Il falso e vero verde, Schwarz, 1953)

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La Sicilia di Salvatore Quasimodo, “esule” a Milano, è divenuta terra della memoria: emergono simboli mitici, suoni della natura e antiche suggestioni che trasportano in un paesaggio fiabesco e surreale, dove il vento che scende dalle montagne diventa strumento musicale e luci, colori e suoni si mescolano ai fantasmi della storia, ai briganti, ai saraceni, ai crociati…

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FOTOGRAFIA © GIANCARLO FRICANO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Io stavo ad una chiara / conchiglia del mio mare / e nel suono lontano / udivo cuori / crescere con me, battere / uguale età.
SALVATORE QUASIMODO, Il falso e vero verde




Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo.  Essenziale ed epigrammatico, ha  temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.


domenica 14 giugno 2026

Mare al mattino


MARGUERITE YOURCENAR

I TRENTATRÉ NOMI DI DIO

1. Mare al mattino

2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra

3. Vento di mare
a notte
su un’isola

4. Ape

5. Volo triangolare
dei cigni

6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.

7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro

8. Il muso
paziente
del bue

9. La fiamma rossa
nel focolare.

10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.

11. L’erba
L’odore dell’erba.

12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)

13. La buona terra
La sabbia e
la cenere

14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora

15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’
airone

16. La mano
che entra in
contatto
con le cose

17. La pelle – tutta la superficie del corpo

18. Lo sguardo
e quello che guarda

19. Le nove porte
della
percezione

20. Il torso
umano

21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno

22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda

23. Il pane

24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera

25. Sonno in un letto.

26. Un cieco che canta
e un bambino invalido

27. Cavallo che
corre
libero

28. La donna
— dei  —
cani

29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi

30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato

31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso

32. Il silenzio
fra due amici

33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna un canto.

a J.

22 marzo 1982

(da I trentatré nomi di Dio, Nottetempo, 2003 - Traduzione di Ginevra Bompiani)

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Trentatré piccole poesie che evocano il divino attraverso immagini della natura e della vita umana, attraverso sensazioni ed emozioni. La scrittrice francese Marguerite Yourcenar si cimenta con un'ispirazione giuntole dalla tradizione musulmana, dove i nomi di Allah sono 99. "Difficile trovarne novantanove senza ripetersi" scrive l'autrice di Memorie di Adriano, "allora, come nelle iscrizioni incise sulla pietra, mi sono accontentata di trentatré".

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FOTOGRAFIA © PONG KOEDPOLN/PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Più difficile è essere dinanzi agli altri quel che siamo davanti a Dio.
MARGUERITE YOURCENAR, Alexis

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Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, Maine, Stati Uniti, 17 dicembre 1987),  scrittrice e poetessa francese. È stata la prima donna eletta alla Académie française; nelle sue opere sono frequenti i temi dell'Esistenzialismo. La sua opera più famosa è il romanzo Memorie di Adriano.


sabato 13 giugno 2026

Barchette di carta


ANA BLANDIANA

DOVE VANNO LE ORE?

Dove vanno le ore?
Hanno un modo sospetto di svignarsela,
di sfuggire all'attenzione
semplicemente sparendo.
Ma cosa significa sparire?
Come può qualcosa che esiste
non essere più
come se non fosse esistito?
Dove vanno le ore all'improvviso
e, soprattutto, da dove arrivano
simili a barchette di carta
che scivolano quiete
sopra un mare ondoso
disegnato a memoria

(da Variazioni su un tema dato, Donzelli, 2023 - Traduzione di Bruno Mazzoni)

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Variazioni su un tema dato è la raccolta di Ana Blandiana in cui la poetessa rumena medita sulla perdita del marito, lo scrittore Romulus Rusan, scomparso nel 2016. Sono parole che, come queste, si interrogano in modo intimo sul mistero del tempo, della finitezza umana, dello scorrere inesorabile delle ore e dei giorni, con la consapevolezza che la perdita è solo un mutamento metafisico e il dialogo con l'amato continua.

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FOTOGRAFIA © MIGUEL A. PADRIÑÁN/PEXEL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Semplicemente le domande / sorgono solo / quando non c'è più nessuno che possa rispondere.
ANA BLANDIANA, Variazioni su un tema dato

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Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.


venerdì 12 giugno 2026

La felicità delle vecchie cose


JORGE LUIS BORGES

GIUGNO 1968

Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.

(da Elogio dell'ombra, Einaudi, 1971 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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"Non so se la sera fosse d'oro, poiché non potevo vederla. Accennavo alla cecità. Per quanto ne so, poteva esserci un tempo cupo" racconta lo stesso Jorge Luis Borges nel libro-intervista edito in inglese nel 1973 Borges on writing. Il poeta argentino, divenuto completamente cieco sul finire degli Anni Sessanta, dopo decenni di problemi alla vista e ipovisione, riconosce ormai solo al tatto i testi amati e compulsati, e si diverte a fantasticare immaginarie conversazioni tra Stevenson e Lang, scrittori scozzesi che mantennero una lunga corrispondenza, o tra l'amico Alfonso Reyes, traduttore dell'Iliade e uno scrittore dell'antichità, Virgilio. Quello che gli resta è quella gioia particolare che sanno ancora dargli i libri, nella loro fisicità: la pelle delle copertine, il frusciare delle pagine, l'odore della carta, in sintesi, “la felicità che è propria delle vecchie cose che s’amano”.

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IMMAGINE © KAREN ARNOLD/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
JORGE LUIS BORGES, Altre inquisizioni




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.