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domenica 21 giugno 2026

Ecco di nuovo l’estate


ANNA DE NOAILLES

L'INQUIETO DESIDERIO

Ecco di nuovo l'estate, il caldo, la luce,
la semplice e pacifica rinascita delle piante,
le mattine vivaci, i giorni lenti, le notti calde,
la gioia e il tormento che all'anima conduce.

— Ecco il tempo dei sogni e della dolce follia,
dove il cuore, inebriato dal profumo del meriggiare,
si abbandona ancora alla tenera noia di sperare
nell'improvvisa e buona fioritura della vita,

Il cuore si eleva e gioisce nell'aria soffice e fiorita.
— Cuore mio, cosa ti aspetti da questa giornata tiepida?
È forse il chiaro risveglio di un'infanzia stupita,
che guarda, salta, apre le mani e ride?

È l'ingenua e impetuosa ascesa dei sogni,
feriti dagli urti della loro veemenza,
o è il sapore dei tempi passati, dei tempi buoni,
in cui l'anima sentiva senza sforzo scorrere la sua essenza?

— Ah! cuore mio, non avrai mai altro bene
che sperare nell'Amore e nei giochi che lo scortano,
eppure conosci il male che ti porta
questo dio, così adirato dalle battaglie da cui proviene…

(da Il cuore innumerevole, 1901)

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E dunque, alle 10.24 di oggi, con il solstizio - quando l’emisfero nord della Terra è inclinato al massimo verso il Sole, ricevendo la massima quantità di luce diurna - inizia l'estate.  La poetessa francese Anna de Noailles esprime una profonda transizione emotiva legata al ritorno della stagione estiva: il caldo, la luce, la rinascita della natura evocano nel suo cuore un'altalena di sentimenti tra gioia, tormento e l'inestinguibile speranza dell'amore, unico vero bene ma al contempo dio capriccioso.

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JACOPO TINTORETTO, "ESTATE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.
ALBERT CAMUS, L'estate

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Anna-Élisabeth Bassaraba de Brancovan de Noailles (Parigi, 15 novembre 1876 - 30 aprile 1933), poetessa e romanziera francese. Il suo lirismo appassionato si esalta in un'opera che sviluppa, in modo molto personale, i grandi temi dell'amore, della natura e della morte ma sa anche gestire l'umorismo nelle sue cronache giornalistiche.


sabato 20 giugno 2026

L’immagine del tempo


EUGENIO MONTALE

L’ARNO A ROVEZZANO

I grandi fiumi sono l’immagine del tempo,
crudele e impersonale. Osservati da un ponte
dichiarano la loro nullità inesorabile.

Solo l’ansa esitante di qualche paludoso
giuncheto, qualche specchio
che riluca tra folte sterpaglie e borraccina
può svelare che l’acqua come noi pensa se stessa
prima di farsi vortice e rapina.

Tanto tempo è passato, nulla è scorso
da quando ti cantavo al telefono “ tu
che fai l’addormentata” col triplice cachinno.
La tua casa era un lampo visto dal treno. Curva
sull’Arno come l’albero di Giuda
che voleva proteggerla. Forse c’è ancora o
non è che una rovina. Tutta piena,
mi dicevi, di insetti, inabitabile.

Altro conforto fa per noi ora, altro
sconforto.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Il fiume che scorre lento e inesorabile è una delle immagini più usate per dare un’idea del tempo e del suo passare. Eugenio Montale osserva l’Arno fluire sotto il ponte di Rovezzano, piccolo comune inglobato già nel 1910 nella periferia di Firenze e ripensa al passato: la memoria rende vivido quel tempo perduto, annulla le distanze, riporta alla luce l’immagine di una donna, che – se diamo credito all’intervista rilasciata a Dante Isella – sono in realtà tre: Dea Comune, che abitava appunto a Rovezzano, e sua era la casa: una nobile tedesca della famiglia von Nagel, cui dedicava le serenate telefoniche; la terza “una delle altre donne della mia poesia” che Montale non volle citare.

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ODOARDO BORRONI, "L'ARNO A ROVEZZANO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Memoria / non è peccato finché giova.
EUGENIO MONTALE, La bufera e altro

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 19 giugno 2026

Anima vegetale


FILIPPO DE PISIS

MAZZO DI FIORI

Lo so, è la tua grazia
che vibra nei teneri petali,
ciglia, occhi-ciechi
anima vegetale
che s’offre abbacinata a la luce,
fronte, bocca, mento, cuore,
vicina e lontana
dolce irraggiungibile.
Io sono l’ape immota
a suggere questo nettare
dolorosamente.

(da Poesie, Vallecchi, 1953)

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La sensibilità pittorica di Filippo De Pisis traspare appieno in questa sua poesia: la bellezza dei fiori appare agli occhi dell'ape, personificazione dello stesso poeta, con tutta la sua grazia, ma anche dolorosamente in quanto effimera. Del resto, i suoi dipinti di fiori sono a loro volta riflessi di un'urgenza espressiva, capace di catturare  con tratti rapidi e fulminei la fragilità e la transitorietà della vita.


FILIPPO DE PISIS, "VASO DI FIORI", 1926

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il valore di un'opera d'arte è trasmissibile e reale solo quando è cosciente ed è l'emanazione diretta e prepotente di una commozione lirica da parte dell'artefice. Ed ecco perché veri grandi pittori furono più o meno poeti.
FILIPPO DE PISIS

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Luigi Filippo Tibertelli de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956), pittore e scrittore italiano, uno tra i maggiori interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento.  Il suo stile poetico risente di un fondo crepuscolare e dell'eco pascoliano.


giovedì 18 giugno 2026

Navette veloci


BLAŽE KONESKI

LE RONDINI

Le rondini stridono all'alba
Uccelli che dividono il giorno dalla notte

Siamo navette veloci
Che tessono il vago filo del mistero

Il crepuscolo è il nostro elemento
Sfiorando il limite di un momento

Ci hai viste
Orlare l'aria all'acqua

Ma i cieli non conservano traccia della nostra opera.
Così piangono le rondini.

(da La cisterna, 1966)

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Le rondini, in questi versi del poeta macedone Blaže Koneski diventano simbolo di confine e transizione: tra il giorno e la notte, ma anche tra il mondo visibile e quello invisibile. Il loro rapido volo nel crepuscolo è in grado di farci pensare alla natura mistica della vita, del tempo e dell'esistenza umana, che lasciano - come le rondini - una traccia fugace nel cielo.

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FOTOGRAFIA © GARDEN BIRDWATCHING

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  LA FRASE DEL GIORNO  

M'accorgo del cielo infinito solo se una rondine ne percorre un tratto.
ROBERTO GERVASO, Aforismi

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Blaže Koneski (Nebregovo, 19 dicembre 1921 - Skopje, 7 dicembre 1993), poeta, scrittore, traduttore e linguista macedone. Ha dato un contributo fondamentale alla codificazione della lingua macedone. Fu altresì uno dei maggiori e più noti rappresentanti della poesia macedone per la complessità tematica e la maestria stilistica della sua produzione.


mercoledì 17 giugno 2026

Archi severi


DINO CAMPANA

FIRENZE (UFFIZI)

Entro dei ponti tuoi multicolori
L’Arno presago quietamente arena
E in riflessi tranquilli frange appena
Archi severi tra sfiorir di fiori

Azzurro l'arco dell'intercolunno
Trema rigato tra i palazzi eccelsi:
Candide righe nell'azzurro: persi
Voli: su bianca gioventù in colonne
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(da Canti Orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1914)

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Una poesia visiva, quasi impressionista in cui Dino Campana descrive una veduta di Firenze, all'altezza della Galleria degli Uffizi, con gli antichi palazzi che si riflettono nelle acque dell'Arno tra Ponte Vecchio e il distrutto Ponte di Rubaconte, ora Ponte alle Grazie frangendo le loro rigide architetture.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo spirituale, le linee delle colline che vagano, insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata dalle bianche forme della bellezza: mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche!
DINO CAMPANA, Canti orfici

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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.


martedì 16 giugno 2026

Come una luna soffice


VINICIUS DE MORAES

IL TUO NOME

Il tuo nome, Maria Lúcia
Ha qualcosa che accarezza
Come una luna soffice
Che brilla sulla cresta di un'onda.
Sembra un mare che mormora
Dolcemente su una spiaggia
Ha il pallore che irradia
La stella quando svanisce.
È il nome di una dolce figlia
È il nome di una bella amata
Assomiglia a un pezzo di isola
Che emerge all'alba.
Ha un profumo di mirto
Ed è morbido come un peluche
È un accordo che non finisce mai
È qualcosa di troppo bello
Il tuo nome, Maria Lúcia...

Montevideo, 29/9/1958

(da Per vivere un grande amore, 1962)


La Maria Lúcia cui sono dedicati questi versi è Maria Lúcia Proença  - soprannominata "Lucinha" - e fu la quarta moglie del poeta brasiliano Vinicius de Moraes. La loro intensa relazione durò dal 1958 al 1963 e segnò un'importante esperienza anche poetica, come dimostra questa lirica scritta a Montevideo, dove de Moraes svolgeva una funzione diplomatica:  il testo esprime una profonda sensibilità associando il nome dell'amata a immagini che evocano un'eterea dolcezza.

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FOTOGRAFIA © VEJA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il nostro amore sarà semplice e senza tempo.
VINICIUS DE MORAES, Per vivere un grande amore

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Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes (Rio de Janeiro, 19 ottobre 1913 – 9 luglio 1980), poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico brasiliano. Di famiglia facoltosa, fu addetto d’ambasciata a Los Angeles e Parigi. Nel 1958 diede il via alla bossanova con i testi scritti con Jobim di Canção do amor demais, album di Elizeth Cardoso. Si sposò nove volte.


lunedì 15 giugno 2026

Il vento dagli Iblei


SALVATORE QUASIMODO

CHE LUNGA NOTTE

Che lunga notte e luna rossa e verde
al tuo grido tra zagare, se batti
ad una porta come un re di Dio
pungente di rugiade: "Apri, amore, apri!"
Il vento, a corde, dagli Iblei, dai coni
delle Madonie, strappa inni e lamenti
su timpani di grotte antiche come
l'agave e l'occhio del brigante. E l'Orsa
ancora non ti lascia e scrolla i sette
fuochi d'allarme accesi alle colline,
e non ti lascia il rumore dei carri
rossi di saraceni e di crociati,
forse la solitudine, anche il dialogo
con gli animali stellati, il cavallo
e il cane, la rana, le allucinate
chitarre di cicale nella sera.

(da Il falso e vero verde, Schwarz, 1953)

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La Sicilia di Salvatore Quasimodo, “esule” a Milano, è divenuta terra della memoria: emergono simboli mitici, suoni della natura e antiche suggestioni che trasportano in un paesaggio fiabesco e surreale, dove il vento che scende dalle montagne diventa strumento musicale e luci, colori e suoni si mescolano ai fantasmi della storia, ai briganti, ai saraceni, ai crociati…

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FOTOGRAFIA © GIANCARLO FRICANO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Io stavo ad una chiara / conchiglia del mio mare / e nel suono lontano / udivo cuori / crescere con me, battere / uguale età.
SALVATORE QUASIMODO, Il falso e vero verde




Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo.  Essenziale ed epigrammatico, ha  temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.


domenica 14 giugno 2026

Mare al mattino


MARGUERITE YOURCENAR

I TRENTATRÉ NOMI DI DIO

1. Mare al mattino

2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra

3. Vento di mare
a notte
su un’isola

4. Ape

5. Volo triangolare
dei cigni

6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.

7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro

8. Il muso
paziente
del bue

9. La fiamma rossa
nel focolare.

10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.

11. L’erba
L’odore dell’erba.

12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)

13. La buona terra
La sabbia e
la cenere

14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora

15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’
airone

16. La mano
che entra in
contatto
con le cose

17. La pelle – tutta la superficie del corpo

18. Lo sguardo
e quello che guarda

19. Le nove porte
della
percezione

20. Il torso
umano

21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno

22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda

23. Il pane

24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera

25. Sonno in un letto.

26. Un cieco che canta
e un bambino invalido

27. Cavallo che
corre
libero

28. La donna
— dei  —
cani

29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi

30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato

31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso

32. Il silenzio
fra due amici

33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna un canto.

a J.

22 marzo 1982

(da I trentatré nomi di Dio, Nottetempo, 2003 - Traduzione di Ginevra Bompiani)

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Trentatré piccole poesie che evocano il divino attraverso immagini della natura e della vita umana, attraverso sensazioni ed emozioni. La scrittrice francese Marguerite Yourcenar si cimenta con un'ispirazione giuntole dalla tradizione musulmana, dove i nomi di Allah sono 99. "Difficile trovarne novantanove senza ripetersi" scrive l'autrice di Memorie di Adriano, "allora, come nelle iscrizioni incise sulla pietra, mi sono accontentata di trentatré".

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FOTOGRAFIA © PONG KOEDPOLN/PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Più difficile è essere dinanzi agli altri quel che siamo davanti a Dio.
MARGUERITE YOURCENAR, Alexis

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Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, Maine, Stati Uniti, 17 dicembre 1987),  scrittrice e poetessa francese. È stata la prima donna eletta alla Académie française; nelle sue opere sono frequenti i temi dell'Esistenzialismo. La sua opera più famosa è il romanzo Memorie di Adriano.


sabato 13 giugno 2026

Barchette di carta


ANA BLANDIANA

DOVE VANNO LE ORE?

Dove vanno le ore?
Hanno un modo sospetto di svignarsela,
di sfuggire all'attenzione
semplicemente sparendo.
Ma cosa significa sparire?
Come può qualcosa che esiste
non essere più
come se non fosse esistito?
Dove vanno le ore all'improvviso
e, soprattutto, da dove arrivano
simili a barchette di carta
che scivolano quiete
sopra un mare ondoso
disegnato a memoria

(da Variazioni su un tema dato, Donzelli, 2023 - Traduzione di Bruno Mazzoni)

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Variazioni su un tema dato è la raccolta di Ana Blandiana in cui la poetessa rumena medita sulla perdita del marito, lo scrittore Romulus Rusan, scomparso nel 2016. Sono parole che, come queste, si interrogano in modo intimo sul mistero del tempo, della finitezza umana, dello scorrere inesorabile delle ore e dei giorni, con la consapevolezza che la perdita è solo un mutamento metafisico e il dialogo con l'amato continua.

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FOTOGRAFIA © MIGUEL A. PADRIÑÁN/PEXEL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Semplicemente le domande / sorgono solo / quando non c'è più nessuno che possa rispondere.
ANA BLANDIANA, Variazioni su un tema dato

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Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.


venerdì 12 giugno 2026

La felicità delle vecchie cose


JORGE LUIS BORGES

GIUGNO 1968

Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.

(da Elogio dell'ombra, Einaudi, 1971 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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"Non so se la sera fosse d'oro, poiché non potevo vederla. Accennavo alla cecità. Per quanto ne so, poteva esserci un tempo cupo" racconta lo stesso Jorge Luis Borges nel libro-intervista edito in inglese nel 1973 Borges on writing. Il poeta argentino, divenuto completamente cieco sul finire degli Anni Sessanta, dopo decenni di problemi alla vista e ipovisione, riconosce ormai solo al tatto i testi amati e compulsati, e si diverte a fantasticare immaginarie conversazioni tra Stevenson e Lang, scrittori scozzesi che mantennero una lunga corrispondenza, o tra l'amico Alfonso Reyes, traduttore dell'Iliade e uno scrittore dell'antichità, Virgilio. Quello che gli resta è quella gioia particolare che sanno ancora dargli i libri, nella loro fisicità: la pelle delle copertine, il frusciare delle pagine, l'odore della carta, in sintesi, “la felicità che è propria delle vecchie cose che s’amano”.

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IMMAGINE © KAREN ARNOLD/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
JORGE LUIS BORGES, Altre inquisizioni




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.


giovedì 11 giugno 2026

La lontananza da lei


ARIODANTE MARIANNI

LA LONTANANZA DA LEI

La lontananza da lei
non si misura in chilometri,
in ore di macchina, di treno;
è in crampi allo stomaco,
in fitte al cuore,
giornali letti, bicchieri bevuti.
La lontananza è questa
saliva amara,
notturna insonnia,
meridiana sonnolenza
(eppure il nostro è un amore felice)

(da Una strana gioia, Manni, 2003)

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"La lontananza fa all'amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande" scrisse Roger de Bussy-Rabutin. È quello che teorizza anche il poeta Ariodante Marianni: l'amore a distanza è felice, nonostante l'assenza e  tutte le sue difficoltà. È una lontananza che non si misura con le distanze convenzionali, ma interiormente: attraverso gli stati d'animo e le reazioni fisiche e i gesti ripetitivi fatti per ingannare il tempo.

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FOTOGRAFIA © TOMRIS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quanti colori ha il tuo amore, /  tu non li vedi, li produci / come un rametto i suoi fiori, / la lucciola le luci.
ARIODANTE MARIANNI

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Ariodante Marianni (Napoli, 16 febbraio 1922 – Borgomanero, 26 marzo 2007),  poeta, traduttore e pittore italiano. La sua poetica si fonda su un profondo equilibrio tra la compostezza formale della tradizione letteraria del Novecento e una lucida, talvolta ironica, analisi della realtà quotidiana e civile.


mercoledì 10 giugno 2026

Il Piave e le colline


ANTONIA POZZI

SVENTATEZZA

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo di terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell'invadente sole, per raccogliere
un pugnetto di more da una siepe.

Milano, 22 maggio 1929

(da Parole, 1938)

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C’è in questa poesia di Antonia Pozzi tutto il contrasto interiore tra la vita degli adulti e quella dei bambini: la drammaticità della memoria storica – siamo sul Montello, solo dieci anni dopo le sanguinose  battaglie del Piave – che appare agli occhi del padre reduce entra in conflitto con la spensieratezza della piccola Antonia. La poetessa gioca con questi contrasti, tesse una trama di buio e di luce, di ombra e di sole, di radici e di frutti.

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FOTOGRAFIA © K/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni cosa, d'intorno, è grande e ombrosa / come tutti i ricordi dell'infanzia.
ANTONIA POZZI, Parole

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Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


martedì 9 giugno 2026

Il gabbiano


JORGE GUILLÉN

VOLO

Nell'aria estiva
il gabbiano che sale
domina la distesa, il mare, il mondo
Sotto il blu, sotto le nuvole
in velli bianchissimi,
e sovrano regnante,
si libra.

Tutto lo spazio è un'onda attraversata.

Le piume bianche e nere,
arresta la sua ascesa,
planando improvvisamente nell'aria,
sulla vasta luce.

Sostiene il candore del vuoto.

E, sospese, le ali si abbandonano
alla chiarezza, alle trasparenti profondità
dove il volo, senza l'azione delle ali,
continua,
si offre al suo piacere, al suo cadere,
affonda nel suo passare,
puro momento di vita.

(da La nostra aria, 1968)

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Il volo di un gabbiano sul mare, le sue evoluzioni in una spiaggia estiva, quella di Sutton Island, nel Maine. Il poeta spagnolo Jorge Guillén si perde nella contemplazione di un momento di vitalità, cattura l'istante.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Vedi anche tu ogni giorno ciò che vede il gabbiano? Infiniti bagliori del mare? Allora anche tu sei un gabbiano!
MEHMET MURAT ILDAN

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Jorge Guillén Álvarez (Valladolid, 18 gennaio 1893 – Malaga, 6 febbraio 1984), poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del '27.  Considerato iniziatore della poesia pura assommando le esperienze di  Jiménez, Valéry e Mallarmé, compose liriche con un'acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale.


lunedì 8 giugno 2026

Centenario di Vicente Núñez


"La poesia è, in prima istanza, una fuga": questa era la visione del poeta spagnolo Vicente Núñez, che nasceva l'8 maggio di cento anni fa ad Aguilar de la Frontera. Un rapporto conflittuale dunque con i versi, lacerante e viscerale - se la parola è "carnale", la poesia è allora "la ramera", la prostituta, un'entità tirannica che lo teneva in ostaggio, forzandolo e intrappolandolo fin dalla giovinezza. La scrittura dunque  come condanna, in un'atmosfera di disincanto e di fallimento.

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FOTOGRAFIA © EL PAÍS

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TUTTO NEL TUO AMORE MI FACEVA MALE

Come un pugnale infuocato;
una pistola sonora,
una tortura di strumenti.
Rose, champagne…
—Fa male?—, il tuo
gesto, come di allodola
che mi bruciava con il tuo respiro.
Spara adesso e abbracciami.
che sono disposto
a tutto, e si fa tardi
per morire. Sono lento.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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TRAMONTO A POLEY

Se la sera non altera la bellezza divina
dei tuoi occhi scuri fissi sul declino
della luce che svanisce. Se non macchia la mia anima
il piacere segreto delle tue rocce sommerse.
Se nessuno ci avverte. Se dentro di noi si spegne.
qualsiasi memoria sterile che diminuisce o diluisce
questo amore che ci salva oltre le stelle,
non parliamo più, amore mio. E trascinami nel cuore
profondo delle tue braccia che batte sotto il cielo.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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Un'altra poesia di Vicente Núñez sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La parola è essenzialmente ambigua perché è carnale.
VICENTE NÚÑEZ, Poesia e sofismi

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Vicente Núñez Casado (Aguilar de la Frontera, 8 giugno 1926 - 22 giugno 2002), poeta spagnolo. È considerato uno dei più importanti poeti andalusi del XX secolo. La sua opera è completata da aforismi e testi in prosa. Considerava la scrittura un'ossessione tirannica, quasi una condanna.


domenica 7 giugno 2026

La macchina fotografica mente


GÖSTA ÅGREN

LA FOTOGRAFIA DEI MIEI NONNI MATERNI

Stanno lì, apparentemente senza
segreti, da anni e la povertà
li ha resi più chiari. Eppure la macchina fotografica
mente, come tutto ciò che
non dice mai altro che
la verità. Lui ha fatto come fanno tutti,
è diventato padre, si è costruito una casa.
Lei ha aiutato i malati, ha praticato
la gentilezza. Ma tutti i suoi movimenti
erano dita di cenere, che armeggiavano
come volevano gli spifferi.
La sua gentilezza assomigliava a tutte
le altre: una severità che non
ammonisce mai, ma esige. Fin da piccola
sapeva che costituiva
la sua unica difesa. Può
darsi, ma forse
le nostre vite sono solo un verso
nella poesia che parla delle nostre vite. Forse
non siamo il nome
che scriviamo, ma
la mano senza nome
che impugna la penna.

(da Qui, 1988)


Una vecchia fotografia che ritrae i nonni materni Greta Lisa e Matt: l'immagine adorna la copertina della monumentale opera storica di Gösta Ågren  La nostra storia: Cronaca dei destini del popolo finlandese-svedese. Il poeta, osservandola, esplora il contrasto tra l'immagine bloccata nel tempo dalla macchina fotografica  la loro realtà intessuta di povertà. Ågren viaggia nel ricordo, prova a ricostruire quelle vite lontane, conscio che se la fotografia mostra l'aspetto fisico, non sa invece cogliere la vita interiore oltre quella memoria cristallizzata.

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IMMAGINE IA ISPIRATA ALLA  COPERTINA DI VÅR HISTORIA DI GOSTA ÅGREN

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cerca nella sua vita, / ma trova solo / la sua vita. Tutto ciò che viene usato / diventa un oggetto, persino / una vita. Impotente sfoglia / il libro non scritto.
GÖSTA ÅGREN, Qui




Sven Gösta Ågren (Nykarleby, 3 agosto 1936 – 24 giugno 2020), poeta finlandese di lingua svedese. Nelle sue poesie, che spesso presentano la regione in cui è nato, l'Ostrobotnia, sulla costa occidentale della Finlandia, raccontano la storia e l'identità finno-svedese, cercando di comprendere l'incertezza e la natura temporanea dell'esistenza umana.


sabato 6 giugno 2026

Una medusa dell’aria


JORGE CARRERA ANDRADE

DIARIO DEL PARACADUTISTA

Ho incontrato solo due uccelli e il vento,
le nuvole con le loro mappe arrotolate
e alcuni fiori di fumo che si schiudevano, cercandomi
durante il celeste viaggio verticale.
              
Perché vengo dal cielo
come nelle profezie e negli inni,
emissario dall'alto, con la mia uniforme di foglie,
la mia scorta di vite e di morti.
              
Dal cielo discendo come il giorno.
Inumidisco gli occhi
di coloro che mi attendono: ho seguito
il sentiero della luce e della pioggia.
              
Buon cespuglio, proteggimi.
Di', terra, al tuo solco umido di accogliermi,
e a quel tronco caduto
di insegnarmi il calore, la forma inerte.
              
Eccomi, contadini europei!
Vengo nel nome del pane, delle madri del mondo,
di tutto il candore massacrato:
l'airone, il giglio, l'agnello, la neve.
              
Danno forza al mio braccio città in rovina,
famiglie mutilate, disperse per la terra,
bambini e campi biondi che vivono, da anni,
secoli di notte e sangue.
              
Contadini del mondo: sono disceso dal cielo
come un'ombrello bianco o una medusa dell'aria.
Porto fulmini nascosti o una scorta di morti,
ma porto anche raccolti futuri.
              
Porto il raccolto pacifico senza soldati,
le finestre di nuovo illuminate, inseguendo
la notte per sempre sconfitta.
Sono il nuovo angelo di questo secolo.
              
Cittadino dell'aria e delle nuvole,
possiedo tuttavia un sangue terreno
che conosce la strada che entra in ogni dimora,
la strada che scorre sotto i carri,
              
le acque che fingono di essere le stesse
già passate,
la terra degli animali e della verdura con le lacrime
dove accenderò il giorno con le mie mani.

(da Canto alle fortezze volanti, 1945)

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Il 6 giugno 1944, passato alla storia come il D-Day, iniziò l'offensiva alleata per liberare l'Europa dall'oppressione nazista. Il poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade trasfigura in chiave lirica l'evento storico, volgendo il suo sguardo su un paracadutista, uno di quelli che diedero inizio all'attacco, lanciati sui villaggi della Normandia per costituire una testa di ponte sul territorio. Il liberatore porta sì strumenti di guerra, e sembra quasi scusarsi, ma necessari per garantire il futuro.

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FOTOGRAFIA © HISTORY ON THE NET

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di anno in anno, vengo a sapere altri particolari interessanti e curiosi sul D-Day. Tutte le fonti sono concordi su un punto: non c'è uomo al mondo, a qualsiasi nazione egli appartenga, che non riconosca e rispetti il coraggio sovrumano mostrato in quel giorno.
CORNELIUS RYAN, Quel giorno che sbarcarono in Normandia

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America Latina del Novecento. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


venerdì 5 giugno 2026

Le uniche ali


STEPHEN SPENDER

SENZA QUELL’OBIETTIVO UN TEMPO CHIARO

Senza quell'obiettivo un tempo chiaro, la rotta di volo
da seguire per la vita attraverso l'aria cristallina,
il secolo mi soffoca sotto le radici della notte:
soffro come la storia nel Medioevo, dove
la verità giace nelle segrete, da dove non si leva alcun sussurro;
sentiamo parlare di torri ormai scomparse,
di torture e guerre, e del loro fumoso e cupo mormorio,
ma nessuna luce cade sulle vite sepolte degli uomini.
Guardatemi camminare per strade tortuose dove pioggia e nebbia
soffocano ogni grido: agli angoli del giorno,
i martelli pneumatici esplorano nuove zone di dolore;
né l'estate né la luce possono scendere qui a giocare.
La città costruisce il suo orrore nel mio cervello;
le uniche ali con cui fuggire sono questi versi.

(da Poesie, 1933)

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È una composizione degli Anni Trenta questa poesia di Stephen Spender. I versi del poeta inglese riflettono la disillusione e l’incertezza di un mondo che sta per esplodere nella catastrofe delle dittature: si avverte un profondo senso di disperazione e di perdita di scopo mentre avanzano le tenebre di quel tempo, un periodo che gli appare regressivo, repressivo e scollegato dalla verità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quella che chiamiamo libertà dell'individuo non è solo il lusso di un intellettuale di scrivere ciò che vuole, ma la sua capacità di essere una voce che può parlare per coloro che tacciono.
STEPHEN SPENDER, Gli Anni Trenta e oltre

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Stephen Spender (Londra, 28 febbraio 1909 – 16 luglio 1995), poeta e saggista inglese. ll suo percorso si riflette nella poesia, dove l'indagine sull'intima conflittualità prevale sempre più sull'impegno populista: dalla iniziale tematica politica e anarchica, si è rivolto verso temi di più intima riflessione che trovano riscontro in toni di pacata meditazione.


giovedì 4 giugno 2026

Un animale magico


GERTRUD KOLMAR

CETONIA AURATA

È una creatura miserabile, una cosa tra le cose,
un frammento dell'anello con sigillo di Dio, strappato via dalla pula.

Tu la chiami la stella di giugno, che dona il suo splendore alle giornate azzurre,
io la chiamo un animale magico, nato dallo spirito di un fiore,

che nessun guaritore o erborista può venderci,
che solo l'alchimia suprema conosce e trasmuta;

perché ciò di cui si nutre, la luce e il sangue della rosa,
è ciò che la trasforma in oro verde e marrone.

(da Mondi, 1937)

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La bellezza della cetonia, coleottero della famiglia degli scarabeidi è in quel suo sembrare metallizzata, di una colorazione prevalentemente di verde smeraldo che può assumere tonalità bronzee, viola, gialle, azzurre o ramate. La poetessa tedesca Gertrud Kolmar, affascinata, la paragona a una scheggia dell'anello di Dio, a un talismano, a qualcosa di magico..

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FOTOGRAFIA © ANDREY CHE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo potessi afferrare un angolo di questo mondo, / troverei anche gli altri tre, annoderei il panno, / lo appenderei a un bastone, lo porterei al collo, dentro / il globo con le guance arrossate, / con i chicchi marroni e il profumo di Calville.
GERTRUD KOLMAR




Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Käthe Chodziesner (Berlino, 10 dicembre 1894 – Auschwitz, 2 marzo 1943),  poetessa tedesca. Di origine ebraica, fu vittima dell'Olocausto. Incline all'ascesi e alla solitudine, scrisse poesie pensose e visionarie, dense di associazioni magico-mitologiche, caratterizzate da grande virtuosismo linguistico ed espressività.


mercoledì 3 giugno 2026

Centenario di Allen Ginsberg


Chi non conosce l'incipit di Urlo, ballata psichedelica di denuncia della nuova America? "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche..." è una sorta di manifesto della Beat Generation, di cui fu uno degli ispiratori l'autore, il poeta statunitense Allen Ginsberg, di cui ricorre oggi il centenario della nascita a Newark, cittadina del New Jersey adiacente a Manhattan. Ginsberg e i Beat segnarono una svolta nella poesia del Novecento, che non fu più la stessa, infrante tutte le regole, superati tutti i tabù. Ginsberg vi importa il suo stile di sequenze che vanno a comporre un film che racconta l'America del dopoguerra, il suo sogno e i suoi incubi, le sue contraddizioni; vi impasta le sue visioni e allucinazioni date dalle droghe, i deliri, i desideri, costruendo un linguaggio nuovo non solo nel discorso.

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FOTOGRAFIA © MICHIEL HENDRYCKX

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CANZONE

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
della solitudine,
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che trasportiamo
è amore.

Chi può negarlo?
Nei sogni
sfiora
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
langue
finché è diventato
umano...

si affaccia dal cuore
ardente di purezza -
perché il fardello della vita
è amore,
ma trasportiamo il peso
stancamente,
e così dobbiamo riposare
tra le braccia dell'amore

finalmente,
dobbiamo riposare tra le braccia
dell'amore.
Non c'è riposo
senza amore,

non c'è sonno
senza sogni
d'amore -
pazzi o gelidi,
ossessionati da angeli
o da macchine,
il desiderio estremo
è amore
- non può essere amaro,
non può negare,
non può contenersi
se negato:

il peso è troppo greve

- deve dare
senza nulla riavere
come il pensiero
è dato
in solitudine
in tutta l'eccellenza
del suo eccesso.

I tiepidi corpi
brillano insieme
nel buio,
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima appare
gioconda nell'occhio -

sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.

(da Poesie scelte 1947-1980, 1984 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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GURU

È la luna che scompare.
Sono le stelle che si nascondono, non io.
È la città che svanisce, io resto
con le mie scarpe dimenticate
e la mia calza invisibile
È il richiamo di una campana.

(1965)

(da Planet News: 1961-1967, 1968 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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Altre poesie di Allen Ginsberg sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'unica cosa che può salvare il mondo è il recupero della consapevolezza del mondo. Questo è ciò che fa la poesia. Per poesia intendo l'immaginazione di ciò che è andato perduto e di ciò che può essere ritrovato: l'immaginazione di chi siamo e la lenta presa di coscienza di noi stessi.
ALLEN GINSBERG, Litchfield County Times, 31 maggio 1985

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Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.