venerdì 31 gennaio 2020

I versi che scrissi


LEONARDO SINISGALLI

CAMERA DI RAGAZZO


Mi ricordo ancora
i versi che scrissi
alla pigra passiflora
quando il cuore tremava
al lamento notturno degli infissi.
Lungo l'inverno intero
coi piedi sulla brace
e la testa di ghiaccio.
Più pesante di fuori
era la neve io dentro
spegnevo le candele
e coi tizzi lucenti
stavo solo a far niente.


(da La vigna vecchia, Mondadori, 1956)
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C’è chi favoleggia l’adolescenza come un’età dell’oro. Per il poeta lucano Leonardo Sinisgalli, che la visse “in quel terreno di argille e di calcare”, invece fu un tempo vuoto, caratterizzato da una continua monotonia, quella di un ragazzo che “muore (…) un poco ogni giorno per giuoco” e “trascorre le vacanze ebbro / tra i maceri cespi di papaveri / steso sul letto per noia / e diletto a guardare le travi” e trova nella poesia la strada per evadere.
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FOTOGRAFIA © ODISSEY


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LA FRASE DEL GIORNO
Si scorre tutto il cielo / per trovare una stella.
LEONARDO SINISGALLI, La vigna vecchia




Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.

giovedì 30 gennaio 2020

Quel giorno, quel secondo


LILIANE WOUTERS

NIENTE, NIENTE

Niente, niente, il vento lieve dell’alba,
Il dolce rosa del primo mattino,
Mutato in porpora, in nero, in notte di talpa.
Io sono la talpa e il cielo è lontano

Niente, niente, le pozze sulla spiaggia,
La duna bionda e il biondo chiarore,
Mare senza fine e onde senza età,
Non vi abbiamo danzato che un’estate.

Niente, niente, nemmeno se detraiamo
Le vacche magre, gli anni da cani.
Avrò vissuto quel giorno, quel secondo.
Era troppo poco, ma non era niente.


(da L’aloe, 1983)

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La poetessa belga Liliane Wouters ritorna in un luogo che è stato significativo per la sua storia d’amore. Quella spiaggia nel primo mattino, mentre il cielo si tinge dei colori dell’alba, è un viaggio nel ricordo, è una strada che conduce a trarre un bilancio di quella situazione: sì, non ha niente adesso, ma quello che è stato ha avuto la sua importanza.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ognuno tesse in sé il proprio dolore. Nell’amore perduto rimpiange non ciò che gli è stato tolto ma ciò che vi aveva aggiunto.
LILIANE WOUTERS, Vite e morti della Signorina Shakespeare




Liliane Wouters, (Ixelles, 5 febbraio 1930 – Gilly, 28 febbraio 2016), poetessa, drammaturga, traduttrice e saggista belga di lingua francese. La sua poesia è all’insegna del “grido controllato”, rigorosa, precisa ed elegante, generalmente espressa in brevi componimenti ricchi di immagini e di musicalità.


mercoledì 29 gennaio 2020

Passasti per il giardino


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

FIORE

Il mio sentimento e la stella
nell’idillio si estasiavano.

Passasti per il giardino,
e la tua mano, per gioco,
distratta,
strappò il mio sentimento.


(da Eternità, 1918 – Traduzione di Claudio Rendina)

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L’irrompere di una donna, Zenobia, che poi sarà sua moglie, nell’universo poetico del Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez, teso alla ricerca di un passaggio tra sogno e realtà, è un elemento risolutivo: grazie a lei, il poeta, nella sua ansia di eternità, rinasce alla vita per ricreare il mondo a immagine della sua anima.

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CARL ANTONIO LONGI, "DONNA CON FIORI"
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LA FRASE DEL GIORNO
Sono come un bimbo distratto / che trascinano per mano / alla festa del mondo.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità





JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


martedì 28 gennaio 2020

Tutti i nostri luoghi


ÓSCAR HAHN

NESSUN POSTO È QUI O LÌ

Nessun posto è qui o lì
Ogni luogo è proiettato dall’interno
Ogni luogo è sovrapposto allo spazio
Ora sto creando un punto all’esterno
sto cercando di metterlo qui in alto
sopra lo spazio dove non sei
per vedere se da tanto sforzo sì da tanto sforzo
tu appari sorridendo un’altra volta
Appari qui appari senza timore
e da fuori entra qui
e usa abbastanza forza abbastanza forza
per vedere se appaio ancora se appaio ancora
se riappariamo entrambi tenendoci per mano
nello spazio
                       dove coincidono
                                                   tutti i nostri luoghi

(da Mal d’amore, 1981)

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Il poeta cileno Óscar Hahn gioca con lo spazio immaginandosi che l’entità fisica sia in qualche modo manipolabile per poter cancellare le distanze – quella con l’amata assente, in particolare. Se cancelliamo il “qui” e il “lì” allora diventa possibile, anche se l’unica possibile realizzazione è quella indicata nel secondo verso: “Ogni luogo è proiettato dall’interno”, ovvero la psiche e l’immaginazione sono i mezzi per risolvere questo teorema.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu sogni con me nell'emisfero sud / e il mio letto proietta due ombre // Io sogno con te nell'emisfero nord // scricchiola il parquet della tua camera // I nostri corpi camminano per mano // sugli emisferi.
ÓSCAR HAHN, Mal d’amore




Santiago, 05 de Mayo 2011 (UPI). El Consejo Nacional de la Cultura anuncia el ganador del Premio Iberoamericano de Poesía Pablo Neruda 2011, que recayó en Oscar Hahn. (Fotografías Sergio Gajardo)



Óscar Hahn (Iquique, 5 luglio 1938), poeta, critico e saggista cileno appartenente alla Generazione dei Sessanta nota anche come Generazione dispersa. Dopo il golpe del 1973 e l’arresto, scelse l’esilio negli Stati Uniti, dove insegnò letteratura spagnola all’Università del Maryland e in quella dello Iowa.


lunedì 27 gennaio 2020

Nelle vostre tiepide case


VIVIAN LAMARQUE

SICURI NELLE VOSTRE TIEPIDE CASE

        all’uomo comune davanti alla tv il 27 gennaio

Annoiato dal Giorno della Memoria
lui che tutti i santi giorni dell’anno
mai si annoia dell’insulso dejà vu della tv
giunta per una volta la fine di gennaio
“ancooora?” dice e cambia canale
per guardare anziché storia di orrori
horrori  con l’h, come vi aveva ben previsti
Primo Levi voi che vivete sicuri nelle vostre
tiepide case a sera con scolpito dentro il cuore niente.


(da Madre d’inverno, Mondadori, 2016)

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Indifferenza, ignoranza, superficialità, vuoto interiore. C’è tutto questo nel ritratto di un “italiano medio” dipinto il 27 gennaio, Giornata della Memoria, dalla poetessa trentina Vivian Lamarque. E invece dovremmo imprimere bene nella memoria quelle parole di Primo Levi, cui appartiene il verso usato come titolo della poesia: “Meditate che questo è stato: / Vi comando queste parole. / Scolpitele nel vostro cuore”.

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LA FRASE DEL GIORNO
Una pace futura potrà esser veramente tale solo se prima sarà stata trovata da ognuno in se stesso – se ogni uomo si sarà liberato dall'odio contro il prossimo, di qualunque razza o popolo, se avrà superato quest'odio e l'avrà trasformato in qualcosa di diverso, forse alla lunga in amore se non è chiedere troppo.
ETTY HILLESUM, Diario




LamarqueVivian Comba Provera Pellegrinelli Lamarque (Tesero, 19 aprile 1946) è una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana dal francese. Di origini valdesi, ha insegnato italiano agli stranieri e nei licei. Ha ottenuto il Premio Viareggio, il Premio Montale, il Pen Club e, per le fiabe, il Premio Rodari e il Premio Andersen.

domenica 26 gennaio 2020

Un mantello


BORIS PASTERNAK

EBRIETÀ

Sotto il salice avvinto dall'edera,
cerchiamo scampo all'intemperie.
Ci ripara le spalle un mantello,
intorno a te le mie braccia si avvincono.

Ma no. Le piante nel folto
non s'avvolgono d'edera, ma d'ebrietà.
Stendiamo, allora, questo mantello
sotto di noi in tutta la sua ampiezza.


1953

(da Il dottor Živago, Feltrinelli, 1957 – Traduzione di Mario Socrate)

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Sorpresi dalla pioggia nel bosco di Peredelkino, il poeta russo Boris Pasternak e la cugina Olga, di cui è innamorato, si riparano sotto l’impermeabile di lei. È questo ricordo a generare la poesia Ebrietà, inserita con altre in appendice al romanzo Il dottor Živago: l’atmosfera è di felicità, si respira un’ebbrezza amorosa che esplode nei due versi finali. Detto en passant: l’amore tra Boris e Olga rimase platonico e si trasformò in seguito in amicizia: “Era una rara specie di vicinanza, come se noi due, tu ed io, fossimo innamorati di qualcosa di assolutamente indifferente per entrambi, qualcosa che è rimasto in disparte da noi in virtù della sua straordinaria incapacità di adattarsi all'altro lato di vita”, come le scrisse lui in una lettera.

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DIPINTO DI LEONID AFREMOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Volgare è la parola amore, tu hai ragione. / Troverò un altro nome. / Tutto il mondo per te, ogni parola, / se lo vuoi ridenominerò.
BORIS PASTERNAK, Il dottor Živago




PasternakBoris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960),  poeta e scrittore russo, è universalmente noto per il suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago. Insignito del Nobel per la Letteratura nel 1950, fu costretto dal regime sovietico a rifiutare il premio.


sabato 25 gennaio 2020

Oh frivolezza delle parole


MARIO TREJO

IL TURISTA METAFISICO

A volte riesco a riconoscerti
amore o poesia
volto ormai famoso
in uno sciame di ottiche solitarie

Storpio senza vizi
l’eroe inutile cammina
oh frivolezza delle parole
tra le trappole della santità


(da L’uso della parola, 1979)

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Mario Trejo è poeta argentino dallo stile asciutto e rigoroso: lo è anche questo suo “turista metafisico” che passeggia nel reale per coglierne i suoi caratteri più universali, in cerca di una verità assoluto, che essa consista nell’amore o nella poesia.

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GIORGIO DE CHIRICO, "L'ENIGMA DELL'ARRIVO E DEL POMERIGGIO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Segnalando che è un lavoro per sottrazione e non per addizione, Cousté afferma che il poeta pela gli strati di una cipolla e dà da leggere solo il bulbo puro, prima che le parole tornino al silenzio.
MARIO TREJO, Lote, n. 41, Novembre 2000




Mario César Trejo (Buenos Aires, 13 gennaio 1926 – Rosario, 14 maggio 2012), poeta, giornalista, drammaturgo e librettista argentino. Voce del desiderio di libertà dell’America Latina e del suo lato più sensuale, portò in giro per il mondo la sua personalità variegata. Intervistò Che Guevara e Salvador Allende, Yasser Arafat e Ben Gurion. Collaborò con Astor Piazzolla, che mise in musica alcune delle sue poesie.

venerdì 24 gennaio 2020

Solo scegliere


JANE HIRSHFIELD

LA FELICITÀ È PIÙ DIFFICILE

Leggere un libro di poesie
dalla fine all’inizio,
è una cura contro certi tipi di tristezza.

Una persona può solo scegliere.
Cosa, non importa; solo scegliere —

Questo caffè. Quel vestito.
“Ecco l’ora in cui vorrei arrivare”.
“Oggi pulirò le finestre”.

La felicità è più difficile.

Considera la descrizione dei maestri
dell’esistenza risvegliata, come appare semplice:
Ho fame, mangio; ho sonno, dormo.
È questo scegliere davvero, o per niente?

In ogni caso, tutto sembra cospirare contro.


(da Given Sugar, Given Salt, 2002)

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La poetessa newyorkese Jane Hirshfield pone spesso degli enigmi metafisici – certamente le giova l’abitudine allo zen e alla meditazione che le vengono dalla pratica buddhista: la felicità, si chiede qui, è possibile? In ogni caso, conclude, non è semplice raggiungerla.

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FOTOGRAFIA © PIKREPO

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LA FRASE DEL GIORNO
Il felice vede solo felicità, / i vivi vedono solo vita, / i giovani vedono solo i giovani, // come amanti credono / di svegliarsi sempre accanto ad uno innamorato.
JANE HIRSHFIELD




Jane Hirshfield (New York, 24 febbraio 1953), poetessa, saggista e traduttrice statunitense. La sua poesia, influenzata dallo Zen e dal buddhismo, esplora i rapporti personali e quelli con gli elementi naturali con particolare interesse al legame tra inquinamento ambientale e umanità.


giovedì 23 gennaio 2020

Un sole bianco



CARLO BETOCCHI

23 GENNAIO: SOLE

Anzi, quando l'onda è azzurra
devi pensar - non è nulla;
un sole bianco sul campo
è il manzo che riposa stanco.

Gennaio dai mille aghi sciolti
nel bianco fiore sepolti,
manca la viola al prato,
adunque tepor dissennato.

Che fa! ma gorgoglia bianca
l'onda che la riva incanta,
il sole giunge, si sfalda,
brilla, tocca l'acqua, salta.

I candidi ponti, le case,
un fervido biondo invase,
e il mendico, in solare palma
si distende con fede calma.

Al declinare impallidito
ti vedo, giorno infinito;
va la solitaria luna,
terra, sassi, deserta schiuma.


(da Realtà vince il sogno, Carabba, 1932)

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All’inizio del 1932 il poeta Carlo Betocchi sta leggendo Rimbaud e ne riporta, per sua stessa ammissione, una chiara influenza sulle poesie di Realtà vince il sogno, la raccolta che sarà pubblicata durante l’anno: l’opposizione tra cielo e terra, che sottende gran parte della poetica  di Betocchi, si manifesta qui nel biancore di un paesaggio innevato in contrasto con l’azzurro del cielo sereno nel giorno del compleanno del poeta.

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FOTOGRAFIA © JILL WELLINGTON/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
E dentro i nostri cuori era come / entro valli ripiene di nebbie e di sonno / un lento ascendere dello splendore / che poscia illuminò i monti del mondo
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CARLO BETOCCHI, Realtà vince il sogno




Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986, poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


mercoledì 22 gennaio 2020

Un rametto di calicanto


GIORGIO ORELLI

IL CALICANTO

Stride ardendo nell’orto la domenica.
“Dio vuole ch’è domenica.” Tu esci,
segui la foglia, ch’esita,
come da te staccata, e fa il suo viaggio
verso una bruna collina.
Ripensi a chi più franco s’incammina
sotto il suo cielo.
Stringi per lei nella mano un rametto
di calicanto, vivi in questo odore.


(da L’ora del tempo, Mondadori, 1962)

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L’altra sera, camminando per strada nel buio dell’ora invernale, mi ha sorpreso un profumo improvviso uscito dall’ombra di un gelido giardino, una fragranza dolce e intensa, che nel pieno dell’inverno richiama la primavera e i suoi profumi di magnolia, giacinto e gardenia: il ben noto aroma del calicanto – secondo una leggenda premiato dagli dei con una cascata di minuscole stelle gialle profumate per aver dato ospitalità, solo albero del giardino, a un pettirosso. È un suo rametto che il poeta svizzero Giorgio Orelli stringe nella mano per farne dono all’amata, per regalarle l’emozione sprigionata da quei fiori.

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FOTOGRAFIA © CHRISTINA KEVER VALLETTA

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LA FRASE DEL GIORNO
Come potrò dimenticare l’odore / del calicanto nelle notti di febbraio, / la volatile gioia d’acuta verdezza / traboccante nel buio della strada deserta.
LUIGI FALLACARA




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.

martedì 21 gennaio 2020

Nave d’oro


JOSÉ MARÍA ÁLVAREZ

E LA NAVE VA

«Ebbene! Mi dica che le è capitato! esclamò Trotta come parlando in sogno»
JOSEPH ROTH

«Succede dall’altro lato della vita»
LOUIS FERDINAND CÉLINE

Passi nella memoria immagine
sontuosa, con incedere e splendore
di tigre, incantevole, sconvolgente grandezza.
Passi.
Passi.
Come passasti quel giorno
e come poi lo raccontarono
Plutarco, Shakespeare e tanti altri…
Passi, nave d’oro, nave di Cleopatra,
nave degli innamorati,
abbagliando come il sole.

(da Museo delle cere, 1970)

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A influenzare la lettura di questa poesia di José María Álvarez  sono certamente le due epigrafi: creano un’atmosfera in cui sogno e realtà si intersecano e si separano come creando universi paralleli. Passa allora quella nave d’oro, bellissima e maestosa, l’accecante nave di un amore mitologico  e misterioso.

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DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcosa che era nave, solitudine di delfino, / sogno di uomini. / Così è l’Arte.
JOSÉ MARÍA ÁLVAREZ, Museo delle cere




José María Álvarez, (Cartagena, 31 maggio 1942) poeta, saggista e narratore spagnolo. È traduttore di Kavafis, Holderlin, Stevenson, Shakespeare, Villon e T.S. Eliot.


lunedì 20 gennaio 2020

Centenario di Marcos Ana


Ci sono ventitré anni che hanno marcato la vita del poeta spagnolo Marcos Ana, nato il 20 gennaio 1920: nel 1938, quando aveva diciott’anni, fu incarcerato dal regime franchista con l’accusa inesistente di aver compiuto tre omicidi. Quei ventitré anni di torture e privazioni terminarono con la liberazione grazie all’intervento di Amnesty International e il primato di detenuto rimasto più a lungo nelle carceri nazionaliste; Ana li considerò come non vissuti e li sottraeva alla sua età. Riuscì a sopravvivere fino al 2016, quando scomparve ormai novantaseienne.

La sua poesia giocoforza risente di quell’esperienza: è poesia incentrata sul dramma della detenzione a Burgos, della mancanza di libertà: “La terra non è rotonda: / è un cortile quadrato / dove gli uomini girano /sotto lo stagno d’un cielo”. I suoi versi uscivano clandestinamente dal carcere, vennero diffusi da Rafael Alberti e Pablo Neruda.

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AUTOBIOGRAFIA

Il mio peccato è terribile
volli colmare di stelle
il cuore dell’uomo.
Per questo, qui tra le sbarre,
in diciannove inverni
persi le mie primavere.
Prigioniero dall’infanzia
a morte la mia condanna,
i miei occhi si stanno prosciugando
la luce contro le pietre.
Ma non c’è ombra d’arcangelo
vendicatore nelle mie vene:
Spagna è il solo grido
del mio dolore che sogna.

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LA MIA VITA

La mia vita,
ve la posso narrare in due parole:
Un cortile.
E un pezzetto di cielo
dove a volte passano
una nuvola smarrita
e qualche uccello con le ali in fuga.

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VOGLIO CHE LE MIE POESIE ABBIANO OSSO

Voglio che le mie poesie abbiano osso
e struttura di pietre palpitanti;
vederle sempre in piedi (torri erranti
della vita e l’uomo), grazie al loro peso.

Capaci di essere proiettile e bacio,
canto di pace o pugni sonori;
azzurre come il raggio o verdeggianti
come l’olivo maturo… Che il loro spesso

suono metallico, alveare o bosco ferito,
mi esca dal sangue, teso a bagnare
un altro labbro deserto e perseguitato.


(da Poesia, 227, Maggio 2008 – Traduzione di Chiara De Luca)

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LA FRASE DEL GIORNO
La mia casa e il mio cuore / mai chiusi: che passino / gli uccelli, gli amici, / e il sole e l’aria.
MARCOS ANA




Marcos Ana pseudonimo di Fernando Macarro Castillo (Alconada, 20 gennaio 1920 – Madrid, 24 novembre 2016) poeta spagnolo. Fu imprigionato nel 1938, a 18 anni, e trascorse in prigione 23 anni per motivi politici durante il franchismo. Nel 1961 fu scarcerato ed esiliato a Parigi.


domenica 19 gennaio 2020

Come la rosa


ANA LUÍSA AMARAL

WHAT’S IN A NAME

Mi chiedo cosa c’è in un nome?

Di che spessore è quando lo si riceve,
quali guerre lo accolgono,
parallele?

Lignaggi, terre servili,
razze domate da poche sillabe,
fondamenta della storia in leggi forgiate
a ferro e fuoco?

Estirpato il nome, resterà l’amore,
resterai tu e io – anche nella morte,
anche se solo mito

E anche il mito (ascolta!),
la nostra breve storia
che qualcuno leggerà come materia inerte,
resterà nel sempre di ciò che è umano

E altri
lo raccoglieranno ancora,
quando nel loro secolo ce ne sarà troppo poco

E, amor mio, forza di me maggiore,
saremo per loro come la rosa –

Anzi, come il suo profumo:
sgovernato libero


(da What’s in a name e altri versi, Crocetti, 2019 - Traduzione di Livia Apa)

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Il titolo rende chiaro sin dal principio il collegamento con il celebre brano shakespeariano da Romeo e Giulietta “What's in a name? That which we call a rose by any other name would smell as sweet”. Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserverebbero il suo dolce profumo. La poetessa portoghese Ana Luísa Amaral traduce e dilata nel pensiero di Giulietta le parole del Bardo.

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IMMAGINE DALLA COPERTINA DI WHAT’S IN A NAME

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LA FRASE DEL GIORNO
Quello che rimane poi, / una volta che le dimensioni sono definite, / è questo non saper niente di niente / sentire che a poco valgono / queste sillabe.
ANA LUÍSA AMARAL, What’s in a name e altri versi




Ana Luísa Amaral (Lisbona, 5 aprile 1956), poetessa portoghese, traduttrice e docente di Letteratura e Cultura inglese all’Università di Porto. Esperta di Emily Dickinson, ha pubblicato anche un Dizionario di Critica Femminista.


sabato 18 gennaio 2020

Un luccicante Ararat


HANS BENDER

L’ARTE DELLE NUVOLE

Guarda cosa creano le nuvole
prima che il sole tramonti:
sui tetti della città
un luccicante Ararat.


(da Nuove poesie di quattro versi)

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La poesia esprime l’emozione: quella, ad esempio, che proviamo quanto alziamo gli occhi al cielo del tramonto e scopriamo quasi un dipinto astratto formato da nuvole colorate dalla luce del sole che cade: quello che ha voluto esprimere, evocando – e qui il titolo è significativo quanto un verso della poesia stessa – lo scrittore tedesco Hans Bender, evocando il monte Ararat, dove la leggenda vuole si si sia posata l’Arca di Noè.

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FOTOGRAFIA © UNSPLASH

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LA FRASE DEL GIORNO
La mia poesia è il mio coltello.
HANS BENDER




Hans Bender (Mühlhausen, 1º luglio 1919 – Colonia, 28 maggio 2015), scrittore e poeta tedesco.Soldato sul fronte orientale, fu prigioniero in Russia fino al 1949. Tornato in patria assunse nel 1954 la direzione della rivista Akzente, ruolo che mantenne fino al 1980. Scrittore realista, adottò uno stile scarno.


venerdì 17 gennaio 2020

Bionde trasparenze


EUGENIO MONTALE

PORTAMI IL GIRASOLE


Portami il girasole ch'io lo trapianti
nel mio terreno bruciato dal salino,
e mostri tutto il giorno agli azzurri specchianti
del cielo l'ansietà del suo volto giallino.

Tendono alla chiarità le cose oscure,
si esauriscono i corpi in un fluire
di tinte: queste in musiche. Svanire
è dunque la ventura delle venture.

Portami tu la pianta che conduce
dove sorgono bionde trasparenze
e vapora la vita quale essenza;
portami il girasole impazzito di luce.


(da Ossi di seppia, Carabba, 1928)

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Il girasole è per Eugenio Montale un nitido simbolo, è l’aspirazione a una verità che però – nella sua teologia negativa - risulta irraggiungibile, è la sete di una luce cui non si può attingere. Così, se ogni cosa scorre e si annienta, se il divenire è un perenne consumarsi, quel fiore è l’espressione di una speranza che oltre ogni ragione continua a fiorire nell’arido terreno della condizione umana.

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DONNA TUTEN, "INDOSSA UNA FACCIA FELICE, GIRASOLE"

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LA FRASE DEL GIORNO
E se un gesto ti sfiora, una parola / ti cade accanto, quello è forse, Arsenio, / nell'ora che si scioglie, il cenno d'una / vita strozzata per te sorta, e il vento / la porta con la cenere degli astri.
EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


giovedì 16 gennaio 2020

Ad ogni bracciata


MARIANGELA GUALTIERI

QUANDO VUOLE PREGARE

Quando vuole pregare
lei va alla piscina comunale
mette la cuffia e gli occhialini
entra nell’acqua ma non è capace
di domandare, o forse non ci crede.
Allora fa una bracciata e dice
eccomi,
poi ne fa un’altra
e ancora eccomi.
Eccomi dice ad ogni bracciata.
Eccomi a te
che sei acqua e cloro
e questi corpi a mollo come spadaccini.
E nello spogliatoio, dopo, alla fine
prova sempre una gioia –
quasi l’avessero esaudita,
di qualche cosa
che non ha chiesto
che non sapeva.
Che mai saprà cos’era.


(da Bestia di gioia, Einaudi, 2010)

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"Per me, «preghiera», è stare in silenzio in un bosco"  scrisse Mario Rigoni Stern. Preghiera – non solo cristiana – è isolamento e raccoglimento. Ed è quello che ottiene nell’acqua di  una piscina la protagonista di questi versi della poetessa Mariangela Gualtieri: rimane sola con se stessa, libera la mente bracciata dopo bracciata nell’acqua, si sente in comunione con l’elemento.

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DIPINTO DI ERIC ZENER

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LA FRASE DEL GIORNO
Ascoltare anche ciò che manca, / l'intesa fra tutto ciò che tace.
MARIANGELA GUALTIERI, Bestia di gioia




Mariangela Gualtieri (Cesena, 1951)  poetessa e scrittrice italiana. Nelle sue opere, sia poetiche che teatrali, ha spesso accentuato l'aspetto della "inadeguatezza della parola". Nel 1983 ha fondato, insieme a Cesare Ronconi, il Teatro Valdoca.


mercoledì 15 gennaio 2020

Pallina bianca e pallina nera


LEÓN FELIPE

GIOCO

E questo gioco, Signor Arciprete,
questo gioco della pallina bianca
e della pallina nera,
quando finirà?
Questo gioco
del rumore e del silenzio,
del riso e del pianto,
Della luce e della notte…
E c’è uno che domanda: Cos’è la notte?

E questa lacrima lieve, Signor Arciprete,
questa lacrima lieve che scivola e slitta,
che balla e che vacilla,
sulla ruota del vento,
dove si fermerà?
E c’è un altro che domanda: Ma signori…
a che si gioca qui?


(da Il cervo, 1958 - Traduzione di Gabriele Morelli)

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La pallina bianca e la pallina nera, il gioco del destino, del riso e del pianto, della gioia e del dolore, del giorno e della notte, la vita insomma, sono – in una sorta di dialogo con l’Arciprete di Hita, poeta medievale - nei pensieri del poeta spagnolo León Felipe che, ormai anziano, cerca un senso al vivere nella raccolta Il cervo, che definisce “un libro eretico e disperato” di “un povero vecchio o di un vecchio povero”.

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FOTOGRAFIA © NICOLE

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LA FRASE DEL GIORNO
Tu sei la Poesia. La Verità e la Luce. / Non è così? / Quella che apre le finestre / e rompe i cardini delle porte…
LEÓN FELIPE, Chiamatemi pubblicano





León Felipe Camino Galicia (Tábara, Spagna, 11 aprile 1884 - Città del Messico, 17 settembre 1968), poeta modernista e vanguardista spagnolo. Combattente repubblicano nella guerra civile spagnola, andò esule in Messico dopo la vittoria dei nazionalisti. La sua è una poesia spoglia, tesa a trasferire nel proprio io il peso e il dramma dell’uomo.


martedì 14 gennaio 2020

L’eco che svaniva


KO UN

SULLE RIVE DEL LAGO

Sulle rive del lago
ho chiamato il tuo nome
dietro l’eco che svaniva
tu
dove sei
dove sei.

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Apparentemente semplice e molto orientale, questa poesia del sudcoreano Ko Un racchiude invece come un insetto in una goccia d’ambra la bellezza di quell’invocazione finale che dà senso a tutto il resto, riecheggiando proprio come il nome lanciato nel vento sulle rive del lago.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
A che servirà questo enorme cielo? / Io sono qui tutto solo.
KO UN




Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.


lunedì 13 gennaio 2020

Fianchi larghi


LUCILLE CLIFTON

OMAGGIO AI MIEI FIANCHI

Questi fianchi sono fianchi larghi
hanno bisogno di spazio
in cui girarsi.
non ci stanno in piccoli
spazi meschini. questi fianchi
sono fianchi liberi.
non vogliono essere trattenuti.
questi fianchi non sono mai  stati schiavi,
vanno dove vogliono andare
fanno ciò che vogliono fare.
questi fianchi sono fianchi possenti.
questi fianchi sono fianchi magici.
ho saputo che sono capaci
di fare un incantesimo a un uomo
e farlo girare come una trottola!


(da Gatti come angeli L'eros nella poesia femminile di lingua inglese, Medusa, 2006 - Traduzione di Loredana Magazzeni e Andrea Sirotti)

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Fece molto scalpore negli Stati Uniti questa poesia di Lucille Clifton, pubblicata nella raccolta Donna con due teste del 1980: una rivendicazione di femminilità e di fuga dagli stereotipi sul corpo delle donne – in particolare quelle afroamericane. È una presa di posizione che contrasta la “mitologia” razzista aprendo una nuova prospettiva: l’omaggio non è solo ai fianchi femminili, ma anche a una più libera sessualità e all’orgoglio di essere donna e nera.

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IMMAGINE DA PINTEREST


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LA FRASE DEL GIORNO
Non scrivo di ciò che so. Scrivo di ciò che mi meraviglia.
LUCILLE CLIFTON




Lucille Clifton (Depew, New York, 27 giugno 1936 – Baltimora, Maryland, 13 febbraio 2010), poetessa, scrittrice e insegnante statunitense. Dal1979 al 1985 fu Poeta Laureato del Maryland. La sua poesia parte delle radici familiari – i suoi antenati erano schiavi deportati dal Benin – e dalle due “dita fantasma” (aveva sei dita per mano) amputatele da bambina.


domenica 12 gennaio 2020

Sta scrivendo


CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE

POESIA CHE È ACCADUTA

Nessun desiderio in questa domenica
nessun problema in questa vita
il mondo si è fermato all’improvviso
gli uomini sono rimasti in silenzio
domenica senza fine né principio.

La mano che scrive questa poesia
non sa che sta scrivendo
ma è possibile che se lo sapesse
non le importerebbe.

(da Qualche poesia, 1930)

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Domenica pomeriggio, nulla accade, il tempo sembra sospeso nella malinconica noia leopardiana. Il poeta brasiliano Carlos Drummond de Andrade scrive una poesia ma lo fa con leggerezza, desacralizzando l’atto di scrivere tanto che è la poesia stessa ad accadere.

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FOTOGRAFIA © ELDI

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LA FRASE DEL GIORNO
Come decifrare pittogrammi di diecimila anni fa / se non so decifrare / la scrittura dentro di me?
CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE




Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987), poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Modernista, adottò il verso libero, proclamando la libertà idiomatica delle parole. Tra le tematiche fondamentali la famiglia, la terra natale, l'amicizia, la società, l'amore e l'esistenza.


sabato 11 gennaio 2020

Il tuo fascio di luce


MARIA LUISA SPAZIANI

ENTRO IN QUESTO AMORE COME IN UNA CATTEDRALE

Entro in questo amore come in una cattedrale,
come in un ventre oscuro di balena.
Mi risucchia un’eco di mare, e dalle grandi volte
scende un corale antico che è fuso alla mia voce.


Tu, scelto a caso dalla sorte, ora sei l’unico,
il padre, il figlio, l’angelo e il demonio.
Mi immergo a fondo in te, il più essenziale abbraccio,
e le tue labbra restano evanescenti sogni.


Prima di entrare nella grande navata,
vivevo lieta, ero contenta di poco.
Ma il tuo fascio di luce, come un’immensa spada,
relega nel nulla tutto quanto non sei.


(da La traversata dell'oasi, Mondadori, 2002)

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Come si entra in una cattedrale? In silenzio, senza fare rumore, rispettosi della divinità che in essa alberga – e tutto si trasforma nelle parole della poetessa torinese Maria Luisa Spaziani, in ventre di balena, nell’oscura prigione che inghiottì il profeta Giona. Ma lì, al suo cospetto, la divinità dell’amore si manifesta, assorbe ogni cosa, diventa il tutto.

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DIPINTO DI ROB GONSALVES

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti amo come chi sa d’imboccare / un bel torrente senza risalita.
MARIA LUISA SPAZIANI, I fasti dell’ortica




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.

venerdì 10 gennaio 2020

Un solo esercito


RAFFAELA FAZIO

I MIEI SOLDATI

              I miei soldati
hanno pugnali saldi
e pettorali sporchi.
Sui tuoi nel sonno
è facile vittoria.
         Ma nessuno torna.
Restano là, dentro al silenzio
indistinti, confusi con i vinti:
         lo stesso volto.
Ombra che si getta su altra ombra
e l’ama perché affine.
Un solo esercito che aspetta
di essere sepolto
al mattino nella mente
o in fondo al corpo
finché il tempo
ne fa bianco corredo:
memoria di altra vita
nella notte
ancora in piedi
          – armata in terracotta.


(da Tropaion, Puntoacapo Editrice, 2020)

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È in uscita presso Puntoacapo Editrice la nuova raccolta della poetessa Raffaela Fazio, intitolata Tropaion, nella quale l’autrice, come scrive Gianfranco Lauretano nella prefazione “si riferisce sia alla dinamica insita nella natura dell’esistenza ˗ il ‘polemos’ eracliteo, per cui la vita è una continua lotta tra gli opposti ˗, sia al conflitto interiore che l’individuo sperimenta, spesso in maniera celata, tra pulsioni contrastanti”. Concetto che riprende anche la stessa Raffaela Fazio: “Dentro, un campo di battaglia. Occorre offrirsi allo scontro, a volte entrare in terre straniere o farsi attraversare dalle ombre, per poi riconoscere la natura di ogni ferita, in noi e negli altri. A nessuno, neanche a chi ora ci precede nell’esplorazione, sarà risparmiata la lotta attraverso la quale la vita rinnova le sue forze”. Vivere dunque è – secondo l’aforisma di Seneca – “militare”, ovvero partecipare alla lotta, combattere, portare sulle corazze e sul corpo i segni della battaglia ed erigere il τρόπαιον, il monumento che rammenta con le spoglie ammucchiate la fuga dei nemici vinti.

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FOTOGRAFIA SCOTT GUNN

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LA FRASE DEL GIORNO
Vedere / non meno dell’invisibile / (nel fuoco / la sabbia farsi vetro) // e ricordare / senza guardare indietro.
RAFFAELA FAZIO, Tropaion




FazioRaffaela Fazio (Arezzo, 1971), laureata in lingue e politiche europee e specializzata in interpretariato, ha pubblicato Corolle, Per ogni cosa incompiuta, A un filo più lento, Ogni onda è il mare. Rime da regalare, A garante il mistero , La boîte, L’arte di cadere, Ti slegherai le trecce, L’ultimo quarto del giorno.


giovedì 9 gennaio 2020

Centenario di Cabral de Melo Neto


Il 9 gennaio 1920 nasceva a Recife il poeta brasiliano João Cabral de Melo Neto. A vent’anni si trasferì a Rio de Janeiro, dove ebbe l’occasione di frequentare la vita letteraria dell’epoca: Murilo Mendes, Carlos Drummond de Andrade e Vinicius de Moraes.La sua vita fu caratterizzata da lunghi soggiorni all’estero in qualità di diplomatico: fu a Barcellona, Londra, Ginevra, Dakar, Marsiglia e Oporto. Tornato in patria nel 1990, morì a Rio de Janeiro il 9 ottobre 1999.


La sua poesia ha un forte rigore estetico e più che esprimere  le emozioni del poeta  si realizza soprattutto cerebralmente, attraverso il linguaggio e il pensiero, sempre alla ricerca di un equilibrio perfetto tra la forma e la tensione poetica.

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..

POESIA

Lascia parlare tutte le cose visibili
lascia parlare l’apparenza delle cose che vivono nel tempo
lascia, le loro voci saranno attutite.
La voce immensa che dorme nel mistero le soffocherà.
Lascia che tutto dia frutto solo
nell’atmosfera soprannaturale della poesia.


(da Prime poesie, 1939)

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DIGA DEL TAPACURÁ

Un certo fiume, il Tapacurá,
passava danzando per il Poço.

Non era lì un fiume calmo,
buono per i pioppi e le elegie.

Per il suo letto pietroso
cantando se ne andava contento,

anche se arsa era
la pianura, Tabocas-Cruz-Poço.

Oggi, dicono che una grande diga
se lo è bevuto fino alla preghiera.

E ha anestetizzato
il suo nervo in un lago di sopore.

Dorme – dicono – nell’ampio spazio
che accumulò il suo torrente,

quello che,filo d’acqua precario,
è diventato, rotondo e preciso

perché si stabilizzasse infine
la vita anfibia a Recife,

sempre ambigua tra alluvioni
e siccità decrescenti.

Sarà che oggi il Tapacurá,
da lago latifondo com’è,

falso vuoto dell’anima piana,
può, come molte canne,

dare all’anima che lo guarda
quello che dà il canneto?

Nel suo falso deserto
ancora batte il pensiero?


(da Museo di tutto, 1975)

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Sul Canto delle Sirene, di João Cabral de Melo Neto vedi anche Il calcio brasiliano evocato dall’Europa

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LA FRASE DEL GIORNO
Non vi è alcun ombrello / contro la poesia / che sorge da regioni in cui tutto è sorpreso / come un fiore anche in un'aiuola.
JOÃO CABRAL DE MELO NETO




JJoão_Cabraloão Cabral de Melo Neto (Recife, 9 gennaio 1920 – Rio de Janeiro, 9 ottobre 1999), poeta e diplomatico brasiliano, vincitore del Premio Camões nel 1990. Vedeva la poesia con un forte rigore estetico, priva di confessioni del poeta tra le rime: poesia non emotiva, ma cerebrale fatta di linguaggio ricercato e pensiero.


mercoledì 8 gennaio 2020

Tra i tuoi seni


LILIANE WOUTERS

CHE UNA PALMA ESCA DALLA TUA BOCCA

Che una palma esca dalla tua bocca:
vi cercherò la mia ombra.

Che un fiume scorra tra i tuoi seni:
vi leggerò il mio viso.

Che una valle viva nel tuo ventre:
vi scaverò il mio letto.


(da L’aloe, 1983)

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Ecco l’amore secondo la poetessa belga Liliane Wouters: una necessità dell’altro come bene primario, palma alla cui ombra trovare riparo dal sole, fiume nel quale specchiarsi e riconoscersi, ventre in cui trovare finalmente il proprio riparo.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE
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LA FRASE DEL GIORNO
Alla fine dell’amore c’è l’amore. / Alla fine del desiderio non c’è niente.
LILIANE WOUTERS, L’aloe




Liliane Wouters, (Ixelles, 5 febbraio 1930 – Gilly, 28 febbraio 2016), poetessa, drammaturga, traduttrice e saggista belga di lingua francese. La sua poesia è all’insegna del “grido controllato”, rigorosa, precisa ed elegante, generalmente espressa in brevi componimenti ricchi di immagini e di musicalità.

martedì 7 gennaio 2020

Il tempo bruciato


CLARIBEL ALEGRÍA

ASSENZA

Ciao
ho detto guardando la tua fotografia
e si è gelato il saluto
sulle mie labbra.
Un’altra volta la pugnalata,
sapere che è inutile;
il tempo bruciato
della tua assenza.

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Il doloroso fardello dell’assenza della persona amata è spesso presente nei versi della poetessa nicaraguense Claribel Alegría. È un ricordo continuo che come un filo lega il gelo del sorriso e il deserto arido del tempo trascorso senza di essa.

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EDVARD MUNCH, "DONNA SOLA"
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LA FRASE DEL GIORNO
Il bacio di ieri / ha aperto la porta / e tutti i ricordi / che ho creduto fantasmi / caparbi si sono alzati / /a mordermi.
CLARIBEL ALEGRÍA, E questo poemario




Claribel Isabel Alegría Vides (Estelí, 12 maggio 1924 – Managua, 25 gennaio 2018), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense considerata con la connazionale Gioconda Belli la maggiore esponente della Letteratura del Centro America.

lunedì 6 gennaio 2020

Befana con lo scialle di lana


SANDRO BAGANZANI

ALLA BEFANA

Befana sicuro con lo scialle di lana
e la cuffia
a cavallo di un raggio di luna
arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
dal paese dove le piante
sono cariche sempre di verzura
dentro i giocondi orti,
per portare i tuoi doni
ai fanciulli più buoni.
A me, cosa mi porti?
Giocattoli strani, dorate delizie,
datteri, dolci è il tuo carico.
Per i camini versi
le ceste ricolme,
ricolmi le calze
sospese sul davanzale.
Hai le ale per volare dove vuoi.
Ma se puoi
fammi ancora camminare
in letizia tranquilla
lungo le campestri vie,
ch'io mi commuova, se squilla
un richiamo di avemarie:
ch'io pieghi i ginocchi davanti
il dolcissimo riso
di Colei che non mente.
Ch'io ami le viole selvatiche
la tristezza dei tramonti,
l'odore paesano
delle corti sui miei monti.
E così,
fortemente amando
invecchiare fammi,
ma accanto ch'io senta
all'unisono il cuore palpitare
di colei che è eternamente giovine.

Befana,
che arrivi dalla Mecca
arrivi forse da più distante,
sai bene come si chiama
la mia «Non conosciuta amante»!


(da Senzanome, Mondadori, 1924)

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Un inno alla Befana, che in effetti era l’unica a portare i doni prima dell’avvento commerciale di Babbo Natale/Santa Claus. Lo eleva il poeta veronese Sandro Baganzani:  con toni che ricordano i versi del Pascoli, chiede di riprovare quelle emozioni che sentiva bambino il giorno dell’epifania, con nostalgia.

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FOTOGRAFIA © TMNEWS

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LA FRASE DEL GIORNO
D'ora innanzi in ogni vecchia essi ravviseranno una Befana incognita: e nella bisaccia piena di tozzi e di stracci immagineranno tesori.
NICOLA MOSCARDELLI, Le grazie della terra




Sandro Baganzani (Verona, 8 febbraio 1889 – 28 gennaio 1950). Poeta italiano, appartenne al gruppo dei "poeti di Verona e di Ferrara". La sua poesia, di intonazione fra pascoliana e crepuscolare, ha accenti felici quando svolge i suoi temi d'amore e di morte in un ambito di idillio paesano.


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