Statistiche web
Visualizzazione post con etichetta poesia guatemalteca. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia guatemalteca. Mostra tutti i post

sabato 31 maggio 2025

Cosa brilla nel cielo?


HUMBERTO AK’ABAL

API

Cosa sono quelle cose?
Cosa brilla nel cielo?
chiesi a mia madre.
Api, rispose.

Da allora, ogni notte,
i miei occhi mangiano il miele.

(da Altre volte sono un giaguaro, 2006)

.

Una delicatissima poesia in cui risaltano tutto il rispetto per la natura e la sua sacralità e l’atavico tramandarsi della conoscenza. Le stelle come api valgono una sinestesia gusto/vista per il poeta guatemalteco in lingua maya K’iche’ Humberto Ak’abal

.

FOTOGRAFIA © ANDRE COSSO/PIXABAY

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

I poeti / sono come le api: / altri mangiano quello che preparano.
HUMBERTO AK’ABAL, Tessitore di parole




Humberto Akʼabal (Momostenango, 31 ottobre 1952 – Città del Guatemala, 28 gennaio 2019), poeta maya Kʼicheʼ guatemalteco in lingua Kʼicheʼ. La sua è una poesia dalla semplicità essenziale, dalla sacralità elementare all'interno della quale parole pulsanti rivelano atti, cose ed esseri direttamente naturali.


domenica 7 maggio 2023

Come le antenne


MANUEL JOSÉ ARCE

PAESAGGIO

Proprio come le antenne dei televisori
a volte allungo le braccia per catturare la tua immagine.
Freddo albero di alluminio,
vado in giro per la città a cercarti
chiamandoti,
ascoltando uno per uno i canali del vento.
I miei occhi si riempiono di annunci e di segni,
di ignare violenze, di volgari misteri.
Ma tu non ti presenti.
Proprio come le antenne dei televisori
allungo le mie fredde braccia di alluminio
in tutte le direzioni
per vedere se ti trovo.
Apro il mio petto acustico per ascoltare le tue parole
vieni tra le mie braccia
al cuore sano.
Ma la tua voce non arriva.
Dove sei?
Dove passa il fiume tremolante della tua immagine?
Dove sei?
Non riesco a trovarti. Non capto
la tua impronta di lucciole.
E rimango di notte
proprio come le antenne dei televisori
con le mie braccia rigide come un albero di alluminio.

.

Entrare in sintonia con gli altri spesso non è facile:  il poeta guatemalteco Manuel José Arce drizza letteralmente le antenne per captare i segnali della donna amata. Ma, ahimè, lei viaggia su una diversa frequenza e non risponde.

.

ILLUSTRAZIONE © WALLPAPER CAVE

.


  LA FRASE DEL GIORNO  

Nella patria dei miei passi / e nel paese della mia vita / vieni, entra e comanda: è il tuo regno, / la tua vittoria, la tua conquista.
MANUEL JOSÉ ARCE

.



Manuel José Leonardo Arce Leal (Città del Guatemala, 13 maggio 1935 - Albi, Francia, 22 settembre 1985), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista guatemalteco. Negli Anni '80 dovette rifugiarsi in esilio in Francia per sfuggire alle minacce del regime di Lucas García.


sabato 18 marzo 2023

Un astronauta tra le stelle


MANUEL JOSÉ ARCE

A UNA BROTHER EP 44

Dal dettato infantile e analfabeta
maldestro giunsi alla lettera scritta:
tavolo, carta, pareti, lavagna,
giocando ignaro ad essere poeta.

E poi l'inchiostro, in veste indiscreta,
e la matita che non corre mai,
finché arriva finalmente la macchina
che balbetta come mitragliatrice.

Nella macchina elettrica, il suono
monotono della stampa ha perso
la sua personale eloquenza ritmica.

E davanti a questo strumento onirico,
elettronico, magico, mi sento
un poco un astronauta tra le stelle.

.

La prima poesia fu di tradizione orale: così furono tramandati i testi omerici. Poi vennero le tavolette di argilla, il bronzo, il papiro, la seta, la cartapecora,  e via discorrendo fino alla carta e all'invenzione della stampa e della dattilografia. Prima della nostra scrittura virtuale si situa il poeta guatemalteco Manuel José Arce, che dedica addirittura un sonetto alla sua modernissima macchina per scrivere elettrica - una Brother EP 44 uscita nel 1983 - e ai suoi suoni.

.

UNA BROTHER EP 44 - FOTOGRAFIA © ET ZONE

.


  LA FRASE DEL GIORNO 

Macchina per scrivere: un anfiteatro di lettere.
RAMON GÓMEZ DE LA SERNA, Mille e una greguerías




Manuel José Leonardo Arce Leal (Città del Guatemala, 13 maggio 1935 - Albi, Francia, 22 settembre 1985), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista guatemalteco. Negli Anni '80 dovette rifugiarsi in esilio in Francia per sfuggire alle minacce del regime di Lucas García.


giovedì 2 febbraio 2023

Una poesia è nata


ALAÍDE FOPPA

LE PAROLE, XII

Una poesia
è nata stamattina
nell’aria chiara.
Ero distratta,
mi è fuggita di mano.

(da Le parole e il tempo, 1979)

.

Vorrei dire tutto / con poche parole quotidiane/ e che quando dico / mela/ vibrino nell'aria / colori freschi / sapori aciduli / equilibri formali / ricordi / simboli. / Ma / è necessaria la parola /se c'è è una mela?” è la domanda che si pone Alaíde Foppa, poetessa guatemalteca. Però cerca la parola, la insegue, la brama anche se non necessaria, la piange quando perduta: “Ti ho desiderata tanto, / limpida perla / parola perduta”.

.

ZHOU, "DONNA CHE VOLA"

.


  LA FRASE DEL GIORNO 

Quasi tutto mi aspetto / dalle parole / senza nemmeno sapere / quello che promettono.
ALAÍDE FOPPA, Le parole e il tempo




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


giovedì 17 novembre 2022

Johanna Godoy


Domenica scorsa si è spenta la poetessa guatemalteca Johanna Godoy, nata a Città del Guatemala nel 1968. Le sue opere – in particolare le prime (Lapidaria, 1992 e L’amore di Giocasta, 1997) – indagano con stile disincantato sulla differenza di genere, sulla condizione femminile: “Devi uccidere Penelope, accettare la solitudine come condizione tua e di ogni essere umano. Dobbiamo smettere di aspettare che arrivi la felicità, che lui ritorni e soddisfi le nostre aspettative”. L’emancipazione e il riscatto assumono una forma ulteriore quando nelle opere successive appare un altro tema, quello della maternità: “Siamo nate / per lottare / per unire / i mille fili di sangue / che hanno innestato le loro voci / nei nostri grembi”.

. 

.



CASA DI DONNE

La mia casa è abitata da donne

Vagano smarrite
e picchiano la testa contro i muri
o si alzano in punta di piedi e fanno discorsi

Vedo pelli di pesca
o solchi più profondi
mentre tutte si amano
e, cosa più importante,
mi amano

Condividiamo
l'ultimo labbro rotto
e il prossimo manifesto
sul disamore

La mia vita è questo manicomio
di dolci sonnambule

Si strappano i capelli
mentre gli ormoni scaldano i loro corpi
e si chiedono se andrà ancora bene tra loro

Nessuna si arrischia più ad uscire dal convento.

(da Danza implacabile, 2002)

.

.

SEI NATO DI NUOVO

Sei nato di nuovo
tra le mie gambe
Vieni a cercarti
a scavarti
vero
reale
tra di esse
Ti elevi
sulla piccolezza
della tua infelicità quotidiana
per diventare
immortale

(da Lapidaria, 1992)

.

.

QUESTO BREVE E IMMENSO CIELO

Questo breve e immenso cielo
cresciuto dentro di me
ha visto l'orizzonte
tra ululati e imprecazioni

Ricorro ai suoi colori
in ogni momento
per rinnovare la speranza
e riempirmi dell'acqua
del suo sguardo

Il mio piccolo cielo
occupa lo spazio del futuro
e lascia il mio segno indelebile
nello spazio della vita

.


Un’altra poesia di Johanna Godoy sul Canto delle Sirene:

.


   LA FRASE DEL GIORNO   

Scrivere deriva / dal soliloquio necessario / per inventare l’universo.
JOHANNA GODOY, Danza implacabile

.



Claudia Johanna Godoy Carrera (Città del Guatemala, 1968 - 13 novembre 2022), poetessa guatemalteca. Laureata in Lettere e Educazione Pedagogica, insegnò all’Università del Guatemala e della Costarica. Condusse un programma poetico su Radio Faro Cultural.


giovedì 28 ottobre 2021

Il suo bagliore fugace


ALAÍDE FOPPA

LA POESIA, XXV

La poesia
è qualcosa che si può
dire?
È qualcosa che si può
scrivere?
Nascosta
tra le parole
rivela a volte
il suo bagliore fugace
a chi fedelmente
la aspetta.

(da Le parole e il tempo, 1979)

.

È questo che la poesia essenzialmente è: una rivelazione, una scoperta dell’ignoto” scriveva il poeta modernista statunitense Carl Rakosi. Allo stesso modo la poetessa guatemalteca Alaíde Foppa ritine che essa sia come la mica che brilla in una pietra, un momento di fulgore che talvolta sa manifestarsi a chi pazientemente sa attenderla.

.

RACHEL McCAMPBELL, "PER UN'ASSENZA"

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Esistono, come sappiamo, tre modalità cognitive: analitica, intuitiva e la modalità che era nota ai profeti biblici: rivelazione. Ciò che distingue la poesia dalle altre forme di letteratura è che le utilizza tutte e tre contemporaneamente (gravitando principalmente verso la seconda e la terza).
IOSIF BRODSKIJ




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


martedì 28 settembre 2021

Preferisco la notte


ALAÍDE FOPPA

IL TEMPO, IV

La mattina mi fa male.
Vorrei
fosse già notte
e il giorno
un'altra goccia
di passato
un'esigenza in meno
di risposta.
Preferisco la notte
che perdona
la mia stanchezza
e promette sogni.

(da Le parole e il tempo, 1979)

.

La poesia di Alaíde Foppa ha una costante attenzione al tempo, “flusso profondo e insostituibile, (…) /, più mio che il mio sangue: / il filo ininterrotto dei sogni / e il corso spezzato dei pensieri”. Chiaro che sia la notte il suo momento preferito, quando il tempo è rallentato e nell’oscurità si trova tempo di riposare, abbandonando i pensieri alla spalliera del sogno.

.

SALLY STORCH, "STORIE NOTTURNE", PART.

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Passa attraverso il sogno / l’onda calma / del mio respiro.
ALAÍDE FOPPA, Elogio del mio corpo




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


domenica 13 giugno 2021

L’ultimo velo


ALAÍDE FOPPA

LE PAROLE, III

Mi nascondo
nelle parole
per coprire
la mia nudità?
O piuttosto
mi spogliano
strato dopo strato,
fino a raggiungere
l'ultimo velo che mi nasconde.

(da Le parole e il tempo, 1979)

.

La poesia è un vestito che copre il poeta, un paravento dietro il quale si nasconde? O non è piuttosto un vestito o una maschera che si toglie per mostrare la nudità della sua anima, la rete di emozioni e sentimenti che lo compongono? È un dilemma di tutti i poeti, anche della guatemalteca Alaíde Foppa..


DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia] Nascosta / tra le parole / rivela a volte / il suo bagliore fugace / a chi fedelmente / la aspetta.
ALAÍDE FOPPA, Le parole e il tempo




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


sabato 29 maggio 2021

Così sensibile


ALAÍDE FOPPA

LA PELLE

È così fragile la trama
che la lacera una spina,
così vulnerabile
che la brucia il sole,
così sensibile
che il freddo la fa rabbrividire.
Però la mia pelle sottile
percepisce
la dolce varietà
delle carezze,
e il mio corpo senza di essa
sarebbe una piaga nuda.

(da Elogio del mio corpo, 1970)

.

La poetessa guatemalteca Alaíde Foppa, sull’onda dei Blasons du corps féminin dal sapore petrarchesco diffusi tra Medioevo e Rinascimento, pubblicò nel 1970 Elogio del mio corpo: tra le varie parti dell’anatomia ecco allora la pelle, con quella sua sensibilità che talora ferisce e talora invece dà piacere.

.

FOTOGRAFIA DA TWITTER

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Mi nascondo / nelle parole / per coprire / la mia nudità?
ALAÍDE FOPPA, Parole e tempo




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


lunedì 2 settembre 2019

Centenario di Luz Méndez de la Vega


La poetessa femminista guatemalteca Luz Méndez de la Vega nasceva cento anni fa, il 2 settembre del 1919. Personaggio di spicco del Novecento del suo paese, contribuì con i suoi studi alla riscoperta delle scrittrici del Guatemala. Così la giudica lo scrittore Francisco Morales Santos: “Vedo il suo percorso poetico come un Usumacinta [il fiume più lungo dell’America Centrale, NdR] e come in esso scorrono allo stesso modo la passione, la dolcezza, l’umorismo e non poche volte l’ironia. Ugualmente va di pari passo la capacità di commuovere attraverso la poesia con l’uso regolato e sempre opportuno dell’immagini. E Luz in ogni momento dimostra la sua costante energia e passione per il vissuto, per il sentito, per quello che si rimpiange”.

.

.

.

KARMA

Con un amore che nasce
nasce ogni volta
il primo amore
e il primo amante.

Con un amore che muore,
muore ogni volta
l'amoree
tutti gli amanti.

Con ogni nuovo amore
ostinatamente rinasciamo
per ostinatamente! morire
in eterne felicità e tortura.




ESSERE O AVERE

Penso.
Respiro.
Mi muovo
Mangio.
E dormo.
Faccio l’amore
(leggasi fornico).
Insulto.
Sorrido.
Talvolta piango
o sospiro.

Guido la mia auto.
Scendo e salgo
in ascensore dal mio piano.
Lavoro.
Il postino mi consegna
la posta
con il mio nome e cognome
Firmo assegni.
Mi compro i pantaloni
o un vestito.
Vado al cinema o a teatro.
Ballo e rido

Tengo conferenze.
Scrivo.
Ogni tanto
appare la mia fotografia
sulle pagine dei giornali.
Parlo e mi rispondono
Mi insultano
Mi trattano persino con rispetto
E mi aggiungono
un titolo universitario
o artistico.

Ma io,
Sono io?
O ho soltanto
questo nome e cognome
e questo corpo
che giorno dopo giorno
faccio uscire dal letto
alle otto in punto —
lavo,
profumo,
curo
e alimento…

(da Eva senza Dio, 1979)

.

.
--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
E tutta io che non so quel che sono / se sono mare, cielo, spiaggia o fuoco / o tutte le cose che sono o non sono / - quelle che penso e quelle che sogno.
LUZ MÉNDEZ DE LA VEGA, Le parole e l’ombra




Luz Méndez de la Vega (Retalhuleu, 2 settembre 1919 - Città del Guatemala, 8  marzo 2012), scrittrice, giornalista, attrice e poetessa guatemalteca. Come docente di letteratura si occupò di recuperare le opere delle scrittrici guatemalteche


domenica 18 marzo 2018

Al buio nella stanza


VANIA VARGAS

VENERDÌ, LE 3 DI NOTTE

Non avremmo fatto l’amore
già lo sapevamo

Allora camminavamo al buio
nella stanza
come se stessimo sognando
un amalgama di ombre
che respirava con difficoltà
sostenendo
tutto il peso della notte

E quando aprivamo gli occhi
o li richiudevamo
non so di preciso
eravamo l’uno al lato dell’altra
sapendo che l’amore serve
a riempire i vuoti
proprio come leggere o scrivere
la sola cosa che insistevamo a fare
stanchi di non imparare a vivere

Fuori
la sirena di una fabbrica
annunciava il turno dell’alba

La porta continuava a essere aperta
tremavo di freddo
gemevo appena
mente ascoltavamo
nelle nostre menti
il narratore che raccontava
la storia di due esseri che
quando infine aprivano gli occhi
o li chiudevano
non so di preciso
parlavano senza vedersi
come se fossero soli
guardando fisso il soffitto
o la finestra aperta
mentre ognuno segnava spirali
sul ventre troppo sensibile
per continuare a pronunciare
“impossibilità” e “morte”
senza ansia
per vestirsi senza tristezza
dandosi le spalle

Oltre gli alberi
dall’altro lato del viale
il faro di un edificio gridava
che la stanza era piena di rami
cespugli neri
che disegnavano le onde del vento
sulle pareti credute pulite
sulle loro braccia nude
sui loro volti
solo per convincerli
che le creature dei boschi
come loro
non esistono
che in una stanza piena di alberi
il freddo non finisce mai


La solitudine e la paura, l’amore stesso che si fa incomprensione: la poetessa guatemalteca Vania Vargas disegna questo sogno notturno dove si riflettono immagini alla Edward Hopper – un incubo, piuttosto -  in cui persino la stessa città disegna i suoi fantasmi. E allora, “avvicinati, / se poni il tuo orecchio qui sul mio petto, / ascolta come corrono i cavalli selvaggi // Chiudi gli occhi / immagina le dimensioni di questo deserto”.

.

Tuschman

FOTOGRAFIA DI RICHARD TUSCHMAN

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Ogni tanto il caos riprende i suoi spazi / per ricordarci che un tempo tutto gli apparteneva.
VANIA VARGAS, Segni particolari e cicatrici




vania-vargas-por-Ricardo-Ramírez-ArriolaVania Vargas (Quetzaltenango, 12 gennaio 1978), narratrice, poetessa e giornalista guatemalteca. Dirige la rivista online Luna Park. La sua opera poetica comprende Racconti infantili (2010), Forse quel giorno non è nemmeno oggi (2010), e Segni particolari e cicatrici, 2015)


venerdì 23 giugno 2017

Amanti grigi


MAURICE ECHEVERRÍA

I PONTI SOSPESI

In tutta la città
ci sono ponti sospesi,
tra un edificio e l’altro.

Spesso le persone mi vedono
camminare su questi ponti,
quando ti cerco nella notte inquinata,
e difficilmente ti incontro.

Non sono il solo.

Altri amanti grigi cercano
le loro amate:
disperati, ipnotizzati,
senza pausa o riposo,
attraversano i ponti
come anime ferite da uno sparo:
e per questo si trascinano.

(da I falsi milionari, 2010)

.

Ponti sospesi di una città onirica, piccoli incubi che si materializzano da edificio a edificio, dove l’amante deluso e inappagato cerca la sua amata in un panorama quasi da racconto di Buzzati: è quello che immagina lo scrittore, giornalista e poeta guatemalteco Maurice Echeverría.

.

dino-buzzati-007

ILLUSTRAZIONE DI DINO BUZZATI

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Io sono ormai uscito da te, confuso fra le innumerevoli ombre. Eppure non so pensare che a te, e mi piace dirti queste cose.

DINO BUZZATI, Sessanta racconti




Maurice Echeverría (Città del Guatemala, 1976), poeta e scrittore guatemalteco. È emerso alla fine degli anni Novanta insieme a un gruppo di giovani che volevano galvanizzare l'ambiente letterario del loro paese. Da allora ha generato un'opera già prolifica in campo letterario, nel genere della poesia, dei romanzi e dei racconti. 


lunedì 24 ottobre 2016

Una cosa dimenticata

 

ALAÍDE FOPPA

LEI SI SENTE A VOLTE

Lei si sente a volte
come una cosa dimenticata
nell’angolo più buio della
casa
come un frutto divorato
dagli uccelli rapaci,
come un’ombra senza volto
e senza peso.
La sua presenza è a stento
una leggera vibrazione
nell’aria immobile.
Sente che la attraversano
gli sguardi
e che diventa nebbia
tra le braccia goffe
che provano a circondarla.

Vorrebbe essere piuttosto
un’arancia succosa
nella mano di un bimbo
- non vuota scorza -
un’immagine che brilla
nello specchio
- non un’ombra che sfuma -
e una voce distinta
- non un gravoso silenzio -
mai ascoltata.

(Ella se siente a veces, da La sin ventura, 1955)

.

Questa della poetessa guatemalteca Alaíde Foppa è la voce di una donna ferita dalla solitudine e dal disinganno amoroso, prigioniera di quel disagio esistenziale dal quale non riesce a evadere: “Dammi, Signore, / un silenzio profondo / e un velo spesso / sugli occhi. / Così sarei un mondo / chiuso,  / un’isola buia; / scaverei dentro me dolorosamente / come in terra dura”.

.

1

IMMAGINE DAL WEB

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Tutto il problema della vita è dunque questo: come rompere la propria solitudine, come comunicare con altri
.
CESARE PAVESE, Il mestiere di vivere




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


lunedì 14 marzo 2016

Intrappolata nello specchio

 

JOHANNA GODOY

LA DONNA

La donna
intrappolata
nello specchio
fruga nell’ombra
cercando
il capo
del destino perduto.

(La mujer, da Rosa palpitante: poesía femenina del siglo XX, 2005)

.

Johanna Godoy disegna con poche parole il ritratto di una donna prigioniera della sua situazione – lo specchio dà proprio l’idea della scatola soffocante: basta allontanarsi e più non ci contiene creando un senso ulteriore di isolamento. Eppure, resta la speranza, c’è da qualche parte il filo del destino che è possibile raggiungere.

.

Van Hove

DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Nella solitudine le donne non possono vivere e immancabilmente la saccheggiano, non fosse che sforzandosi di costruirvi un giardino.
MARGUERITE YOURCENAR




Claudia Johanna Godoy Carrera (Città del Guatemala, 1968), poetessa guatemalteca. Laureata in Lettere e Educazione Pedagogica, insegna all’Università del Guatemala e della CostaricaConduce un programma poetico su Radio Faro Cultural.


giovedì 10 luglio 2014

Indirettamente

 

MANUEL JOSÉ ARCE

EPIGRAMMA XIX (PER FEDRA)

Senza sapere che di Lesbo praticavi
i bizzarri rituali,
un giorno grigio, inavvertitamente,
posi un bacio sulle tue labbra.

Oggi sorrido per la strada e mi domando
- dietro quel disincanto –:
non provano nulla al vedermi le tue amiche,
che indirettamente ho baciato?

(da XXVII Epigrammi erotici in omaggio a Marziale, 1964)

.

Questo epigramma - politicamente scorretto certo, come lo sono tutti gli epigrammi ben riusciti - del poeta guatemalteco Manuel José Arce mi ha richiamato alla memoria due aforismi celebri. Uno è nei Detti e contradetti di Karl Kraus: “La donna ama uno per tutti, l'uomo tutte per una”. L’altro viene da L’occhiale indiscreto di Ennio Flaiano: “L'uomo, confrontato alla donna, è essenzialmente un inseguitore di fantasmi”. Ecco, quell’uomo che insegue le amanti di Fedra come graziosi spettri d’amore è la sintesi di questi due aforismi.

.

5150758816_6070e621fd_z

PIERRE-AUGUSTE RENOIR, “DEUX BAIGNEUSES”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Una donna può dedicarsi alle donne perché l'uomo l'ha delusa, ma talvolta l'uomo la delude perché essa cercava in lui una donna.
SIMONE DE BEAUVOIR, Il secondo sesso




Manuel José Leonardo Arce Leal (Città del Guatemala, 13 maggio 1935 - Albi, Francia, 22 settembre 1985), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista guatemalteco. Negli Anni '80 dovette rifugiarsi in esilio in Francia per sfuggire alle minacce del regime di Lucas García.


giovedì 3 luglio 2014

Vieni, entra e governa

 

MANUEL JOSÉ ARCE

CIAO

Tu, che giungi camminando
dal fondo della mia vita;
che porti come una bandiera
la musica delle tue risa;
tu che negli occhi nascondi
ciò di cui la mia anima ha bisogno;
tu, che nel mio petto hai vissuto
per anni addormentata
e oggi mi risvegli di colpo
tanto che non ha spazio
il mio piccolo cuore
per questa esplosione di felicità.
Sei il fiume dove volli
un giorno porre delle dighe.
Oggi che si è levata la tua corrente
non ci sono dighe che le resistano.
Nella casa del mio petto,
nel sonno e nella veglia,
nelle strade delle mie mani,
nelle città dei miei giorni,
nella patria dei miei passi
e nel paese della mia vita
vieni, entra e governa: è il tuo regno,
la tua vittoria, la tua conquista.

 

“Omnia vincit amor et nos cedamus amori”: ritorna il vecchio adagio di Virgilio a commentare un’altra poesia sulla forza dell’amore, questo amore che vince ogni resistenza, che travolge come un fiume in piena tutte le dighe erette per bloccarne il corso dal poeta guatemalteco Manuel José Arce: solo ora che regna incontrastato, tuttavia, si accorge che proprio quella era la fonte della felicità.

.



RAFAL OLBINSK
I, "VERGINE CON UCCELLO A FILO"

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L'amore, sono lo spazio e il tempo resi sensibili al cuore.
MARCEL PROUST, La prigioniera




Manuel José Leonardo Arce Leal (Città del Guatemala, 13 maggio 1935 - Albi, Francia, 22 settembre 1985), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista guatemalteco. Negli Anni '80 dovette rifugiarsi in esilio in Francia per sfuggire alle minacce del regime di Lucas García.


giovedì 11 aprile 2013

Incessante fuga

 

ALAÍDE FOPPA

ESILIO

La mia vita
È un esilio senza ritorno.
Non ebbe casa
la mia errante infanzia perduta,
non ha terra
il mio esilio.
La mia vita navigò
su vascelli di nostalgia.
Vissi sulle rive del mare
guardando l’orizzonte
verso la mia casa sconosciuta
pensavo di salpare un giorno
e il presente viaggio
mi lasciò ad altro porto di speranza.
È l’amore, forse,
la mia ultima baia?
Oh braccia che mi fecero prigioniera,
senza darmi riparo…
Anche dal crudele abbraccio
volli sfuggire.
Oh braccia fuggitive
che invano cercarono le mie mani….
Incessante fuga
e desiderio incessante
l’amore non è porto sicuro.
E non c’è terra promessa
per la mia speranza.

(da Poetica, anno 1, n. 1 - Traduzione di Mario Sigfrido Metalli)

.

Ci sono vite così, attraversate dall’inquietudine come da un fuoco sacro, una scarica elettrica. Vite in perenne movimento, in continua fuga da qualcosa che il più delle volte è dentro se stessi, o da qualcuno, come successe ad Alaíde Foppa, scrittrice e poetessa guatemalteca nata a Barcellona da padre italo-argentino e vissuta in Messico. Due suoi figli si unirono alla guerriglia dell’Ejército de los Pobres e furono assassinati: nel 1980 Alaide si recò in Guatemala per accertare la loro scomparsa, ma venne rapita alla luce del giorno nella 9ª avenida della capitale. Da quel giorno nessuno la vide più…

.

2-escape-gina-de-gorna

GINA DE GORNA, “ESCAPE”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Il coraggio consiste tuttavia nell'accettare di fuggire piuttosto che vivere quietamente e ipocritamente in falsi rifugi
.
MAURICE BLANCHOT, L’amicizia




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


venerdì 18 gennaio 2013

Ogni volta che ti ricordo


MARVIN GARCÍA

RITRATTO 5

Il cielo rabbrividisce quando lo guardi.
Camminare è innalzare una preghiera,
perdersi tra la gente,
aspettare che il semaforo sia verde.
Ogni volta che ti ricordo
penso nel cielo arancione del Guatemala a mezzanotte
all’oscuro universo,
al passare del tempo, alla tua schiena,
all’albero che mi piantasti nel petto.
Il problema della vita è che nulla si ripete.

(da Solamente il cielo, 2011)

.

I ricordi innescano reazioni a catena: arrivano improvvisi e ci portano lontano nel tempo, ci ricongiungono con persone assenti, ci costringono a pensare ad altre cose, come allo scorrere del tempo, al dolore che il loro vuoto lascia in noi. Ha ragione il giovane poeta guatemalteco Marvin García, che dedica questi versi al padre scomparso: il problema della vita è che nulla si ripete, e i ricordi altro non sono che la cenere del tempo nelle nostre mani.

.

image

LUCINDA LUVAAS, “WALKING UPTOWN”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
È dimenticando i ricordi che le persone riescono a vivere. Ma vi sono cose che non si devono assolutamente dimenticare.
HIDEAKI ANNO, Evangelion 2.0 You can (not) advance




Marvin Samuel García Citalán (Xelajú, 1982), poeta e gestore culturale guatemalteco.  Ha lavorato per vent'anni a diversi progetti artistici e culturali in Guatemala e America Centrale ed è direttore del Festival Internazionale di Poesia di Quetzaltenango e di Metáfora Editores. 


giovedì 5 gennaio 2012

Mare, cielo, spiaggia o fuoco


LUZ MÉNDEZ DE LA VEGA

ENIGMI

E tutta l’aria che non sa
che è azzurro e nube e cielo.
E tutto il mare che non sa
che è sale e onda e spuma.
E tutta la terra che non sa
che è spiaggia e montagna e alberi.
E tutto il fuoco che non sa
che è ardore e fiamma e cenere.
E tutta io che non so quel che sono
se sono mare, cielo, spiaggia o fuoco
o tutte le cose che sono o non sono
- quelle che penso e quelle che sogno -
o che forse non sono che un altro sogno
che non saprò mai. Che non saprò mai!
chi ha sognato.

(da Le parole e l'ombra, 1983)

.

Poetessa, scrittrice, saggista, giornalista, docente di letteratura, femminista convinta: è Luz Méndez de la Vega, gloria letteraria del Guatemala, dove nacque nel 1919. Sua è questa poesia in cui si parla della ricerca della propria identità, impastata di sogni e di realtà, di desideri e di concretezze. Siamo fatti di momenti, di ricordi, di passioni, di quello che abbiamo e di quello che ci manca, di ciò che vorremmo essere e di ciò che realmente siamo. Tessera dopo tessera, come un puzzle, ci costruiamo. Perché, scrive Luz Méndez de la Vega in un’altra poesia della raccolta: “Questa sono io / inerte e minuscolo / centro / dell’universo stesso”.

.

RENÉ MAGRITTE, GOLCONDE”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
La parola che perfora muri / scavalca abissi / annulla distanze / e penetra in noi / intensa / per rimanere.
LUZ MÉNDEZ DE LA VEGA, Le parole e l'ombra




Luz Méndez de la Vega (Retalhuleu, 2 settembre 1919), scrittrice, giornalista, attrice e poetessa guatemalteca. Come docente di letteratura si occupò di recuperare le opere delle scrittrici guatemalteche


domenica 4 settembre 2011

Vola, farfalla


HUMBERTO AK’ABAL

FARFALLA

Gialla
con macchioline nere.
Sembrava pensierosa
sulla palma della mia mano,
le ho parlato
e la sua risposta è stata
più grande del silenzio.
I miei occhi distillavano
amore selvaggio.
Il vento la strappò
dalla mia mano.
Vola, vola, vola:
le gridavo.
E la farfalla andò cadendo
a poco a poco
fino a baciare la terra.

(da El animalero, 1990)

.

Dalla piccola cosmogonia che fa da base alla poetica del guatemalteco Humberto Ak’abal estraggo questi versi dedicati a uno dei più eterei e meravigliosi esseri della natura, la farfalla. Emblema della trasformazione, del passaggio da uno stato terrestre ad uno aereo, dalle catene dello strisciare alla libertà del volo. È qui che si annida la forza della poesia di Ak’abal, che ha fatto propria la filosofia del suo popolo, quello Maya K’iche’, che ha rispetto della natura e di tutte le sue creature, con le quali condivide il mondo e la sua realtà. Il volo della farfalla diventa così il volo del poeta stesso.

.

image

IMMAGINE © FONDOS GRATIS

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Quali / speranze buone e quali fantasie / la crëatura per volar su nata / susciti in cuore di colui che sogna / col suo lento mutare e trasmutare, / la maraviglia delle opposte maschere, / la varia grazia delle varie specie, / in versi canterò…

GUIDO GOZZANO, Le Farfalle. Epistole entomologiche




Humberto Akʼabal (Momostenango, 31 ottobre 1952), poeta maya Kʼicheʼ guatemalteco. Scrive nella sua lingua madre, Kʼicheʼ, e poi tradcve la sua poesia in spagnolo. La sua è una poesia dalla semplicità essenziale, dalla sacralità elementare all'interno della quale parole pulsanti rivelano atti, cose ed esseri direttamente naturali.