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domenica 15 marzo 2026

Questo posso fare


DULCE MARÍA LOYNAZ

PREZZO

Tutta la vita era
sulle tue labbra pallide...
Tutta la notte era
nel mio bicchiere tremante...

E io, vicino a te,
con il vino in mano,
non bevevo né baciavo...

Questo posso fare: questo valgo.

(da Versi 1920-1938, 1938)

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"Io sono ciò che non rimane / né ritorna. Sono qualcosa / che, dissolto in ogni cosa, / non è in nessun luogo…": la poetessa cubana Dulce María Loynaz stabilisce il prezzo per il suo amore, ed è quello che si paga con il desiderio, con l'attesa che è essa stessa piacere, per citare la spesso citata frase di Gotthold Ephraim Lessing resa celebre dalla pubblicità del Campari.

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LILLYA NIKOLOVA, "DONNA CON BICCHIERE DI VINO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Se mi ami, non mi dividere: / amami tutta… o non amarmi!
DULCE MARÍA LOYNAZ, Versi 1920-1938

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Dulce María Loynaz (L'Avana, 10 dicembre 1902 – 27 aprile 1997), scrittrice e poetessa cubana. Il suo romanzo Giardino (1951) fu precursore del Realismo magico sudamericano. Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, dopo la Rivoluzione cubana si isolò dalla vita sociale ma non volle abbandonare l’isola. Ottenne il Premio Cervantes nel 1992.


mercoledì 11 marzo 2026

Lina de Feria


La poetessa cubana Lina de Feria, una delle voci più importanti dell’isola, è morta all’Avana lunedì scorso. Aveva 80 anni. La sua poetica si discosta dal realismo convenzionale, addentrandosi in un "doppio timbro allucinato" che impiega enumerazioni alla rinfusa e un flusso di pensiero quasi automatico. La sua poesia non cerca di essere compresa attraverso una logica lineare, ma piuttosto attraverso una "geometria della parola" che si connette con l'incomprensibile e il catartico. José Prats Sariol indica “la solitudine come un senso di ricerca interiore, di riconoscimento attraverso questioni spirituali incerte alla ricerca dell’autenticità”. Tra i suoi temi l’esplorazione dell’identità femminile, la cosmogonia dell’isola e il rapporto dell’individuo con la storia.

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FOTOGRAFIA © EL SOL DE IQUIQUE


VERSO TE

Un cipresso è a volte il violino meglio suonato dall'artista
che solleva il viso dallo svenimento
e la silhouette è perfetta in controluce
sotto il cipresso stavo perdonando un dolore
grave
e taciturno
e nella coltre del cielo tra gli astri
ho visto stelle sparse rotolare
la strana dose malinconica del mio coraggio
perché sento ancora che posso essere audace con le mie mani
quando, sopraffatta tra le tue,
creo un secondo sole tra i pianeti.

(da I vetri che ti trafiggono, 2015)

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IL BAGNO PRODIGIOSO

Narciso ha copiato il proprio volto
mentre scruta la notte, un ammasso
di camini rotti.
L'assenza di un orologio gli permette
di inalare l’odore di pesce dei mari.
Sulla tabula rasa,
sull'arido sentiero verso la discesa,
Narciso impone la sua natura infernale alla vita
e cade all'indietro
nel bagno prodigioso del pomeriggio.

(da I vetri che ti trafiggono, 2015)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ogni realtà supera ogni finzione / e nell'apocalittico / bellezza e orrore si adattano / non più ai rimedi del mondo / ma al sapore degli esuli / alla campana che scuote chi ancora dorme / alla poesia delle enigmatiche profondità delle cose.
LINA DE FERIA, Le poesie dell’alchimia

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Lina de Feria Barrio (Santiago di Cuba, 8 agosto 1945 – L’Avana, 9 marzo 2026), poetessa cubana. La sua poesia esprime una voce ermetica e metaforica. Il suo stile è prevalentemente affettivo e spirituale, privilegiando l'emozione rispetto al ragionamento puramente logico.


martedì 17 febbraio 2026

Compra una maschera


ALEXIS DÍAZ PIMIENTA

FESTA IN COSTUME, VI

Chi realizza le maschere non  sa
a quale volto ognuna è destinata
lavora senza guardare, non vuole
guardarle fino a che non ha finito.

Chi vende le maschere ne ignora
il vero prezzo; sa solo che più
sono costose, più è serio il segreto
da celare, la pelle traditrice.

Chi compera le maschere non pensa
al ludico spauracchio, né nella forma,
nemmeno al prezzo né alle dimensioni.

Compra una maschera e un'altra e un'altra: immensa
collezione che la vita trasforma
in una vita e un’altra e un’altra e un’altra.

(da Festa in costume, 2008)

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Questa poesia del “repentista” cubano Alexis Díaz Pimienta riflette sui ruoli di chi produce, vende e acquista le maschere: Carnevale è il tempo giusto per riflettere sull’inautenticità, sulla falsità, sull’ipocrisia – la costruzione sociale di un’identità fittizia, i “travestimenti” che adottiamo nel corso della vita: l'individuo si trova a vivere molteplici vite false attraverso un'immensa serie di ruoli.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La vita è come una festa in costume: / un’eterna danza tra sconosciuti.
ALEXIS DÍAZ PIMIENTA, Festa in costume




Alexis Díaz Pimienta (L'Avana, 25 agosto 1966), poeta e scrittore cubano. Direttore della Cattedra di Poesia Improvvisata presso l'Università delle Arti, autore di romanzi, racconti, poesie e letteratura per bambini e ragazzi, è considerato uno dei più grandi ricercatori e professionisti dell'improvvisazione ("repentismo") a livello internazionale.


giovedì 11 dicembre 2025

Solo un’illusione


ROBERTO FERNÁNDEZ RETAMAR

IL TEMPO

Quando appoggio la mia giovane mano
condiscendente
sulla spalla tempestosa di un vecchio,
è solo un'illusione, solo un istante,
il tempo
di guardare le nuvole, le stelle,
prima che un'altra mano
generosa
si poggi sulla mia spalla
chiamandomi: "Oh vecchio!".

(da Buona fortuna per la vita, 1965)

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La brevità del tempo relativamente alla vita umana: sceglie una bella immagine il poeta cubano Roberto Fernández Retamar, quella di un gesto che racchiude in sé tutto il tempo di una vita e, pensandoci, è un gesto ciclico che si è ripetuto nel corso delle generazioni e che ancora si ripeterà.

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PABLO PICASSO, "VECCHIO CIECO E RAGAZZO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il buio rapido scende, / e l’oggi è già il tuo ieri.
EDNA ST. VINCENT MILLAY, Qualche fico dai cardi

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Roberto Fernández Retamar (L'Avana, 9 giugno 1930 – 20 luglio 2019), poeta e scrittore cubano. Appartenente al gruppo di poeti legati alla rivista Orígenes, punto di partenza della nuova poesia cubana, si è inizialmente dedicato alla poesia pura per poi orientarsi, sulla scia dell'esperienza rivoluzionaria, verso tematiche sociali e una produzione di testimonianza.


lunedì 10 novembre 2025

Le trentadue bandiere


ROBERTO FERNÁNDEZ RETAMAR

IL NIPOTE

a C. e F., nonni

Domani
Costruirà una navicella spaziale per visitare gli anelli di Saturno ogni domenica;
Domani
Scoprirà la linea che collega la roccia, il carrubo e il condor;
Domani
Scriverà quel testo fulmineo che polverizzerà la scrittura;
Domani
Condurrà un popolo alla felicità, alla bellezza;
Domani
Insegnerà agli uomini e alle donne il tesoro dell'amore nascosto nel pugno;
Domani
Farà sembrare che il domani viva negli interstizi dell'oggi:
Ma non sarà mai più bello
di quando si recitano le trentadue bandiere e le dieci sfumature
E il cielo del girino saltatore
E il nome personale del diplodoco
Ora.

(da Juana e altre poesie personali, 1980)

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È vero che ogni bambino incarna le speranze del futuro e il poeta cubano Roberto Fernández Retamar vede nel nipote degli amici C. e F. tanti possibili ed encomiabili futuri. Ma è altrettanto vero che anche l'età dell'infanzia ha un suo fascino, fatto di scoperte e di fantasie.

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DIPINTO DI BEN LUSTENHOUWER

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   LA FRASE DEL GIORNO   

I bambini rappresentano il messaggio vivente che noi trasmettiamo ad un futuro che non vedremo.
NEIL POSTMAN, La scomparsa dell'infanzia

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Roberto Fernández Retamar (L'Avana, 9 giugno 1930 – 20 luglio 2019), poeta e scrittore cubano. Appartenente al gruppo di poeti legati alla rivista Orígenes, punto di partenza della nuova poesia cubana, si è inizialmente dedicato alla poesia pura per poi orientarsi, sulla scia dell'esperienza rivoluzionaria, verso tematiche sociali e una produzione di testimonianza.


giovedì 25 settembre 2025

Infinite poesie


ROBERTO FERNÁNDEZ RETAMAR

PER UN ALTRO RE

Giungono lunghe, infinite poesie: le respingo;
ritornano come in onde insistenti, in reti,
in acque vaste e impetuose: le spingo
contro il loro stesso ruggito, le affondo
l'una nell'altra; ritornano ancora, vanno agli occhi,
vanno al viso, cercano la bocca, il corpo:
resisto loro, le respingo, ritornano, ritornano sempre.
Una fitta moltitudine di lettere
è già in cammino, e il rifiuto è inutile.

(da A chi possa interessare, 1970)

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Il poeta cubano Roberto Fernández Retamar prova a resistere all’impulso poetico, al flusso incessante dell’ispirazione, della sua urgenza di essere espressa. Ma è un’onda continua che torna con costanza, che travolge, che costringe al procedimento poetico, alla “unica poesia che una mano / traccia instancabile e gioiosa / su un immenso foglio che vola”.

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ROB GONSALVES, "THE SUN SETS SAILS"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Questo è il bello dei poeti, / che hanno detto ciò che volevano dire.
ROBERTO FERNÁNDEZ RETAMAR, Cose del cuore e altre poesie

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Roberto Fernández Retamar (L'Avana, 9 giugno 1930 – 20 luglio 2019), poeta e scrittore cubano. Appartenente al gruppo di poeti legati alla rivista Orígenes, punto di partenza della nuova poesia cubana, si è inizialmente dedicato alla poesia pura per poi orientarsi, sulla scia dell'esperienza rivoluzionaria, verso tematiche sociali e una produzione di testimonianza.


martedì 4 marzo 2025

Le maschere e i volti


ALEXIS DÍAZ PIMIENTA

FESTA IN COSTUME, I

La vita è come una festa in costume
in una stanza di specchi a rovescio
e noi vi proviamo travestimenti
e frasi e risate e disgusto e vestiti
e baci e scarpe e maschere e libri
preservativi e battiti del cuore
e cravatte e paure e che cosa fai
e come stai e mercoledì e oblii.
La vita è come una festa in costume
con le maschere e i volti travisati,
con degli specchi falsi e specchi veri,
con occhi sordi e con orecchi ciechi.
La vita è come una festa in costume:
un’eterna danza tra sconosciuti.

(da Festa in costume, 2008)

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Carnevale. Il poeta cubano Alexis Díaz Pimienta rappresenta un ballo in maschera in cui ognuno recita la sua parte di identità e di finzioni, di come si è e di come si vuole apparire. Ma, attenzione, quella festa in costume, quel modo di relazionarci con gli altri, non è solo il martedì grasso – o il sabato successivo, per gli ambrosiani – ma in realtà l’intera vita, fatta di verità e menzogne, di travestimenti e di specchi che ci riflettono talora diversi da come siamo.

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IMMAGINE GENERATA CON IA © GBTAYLOR/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Siamo tutti – no, non illudetevi – / manichini parlanti. In me si provano / le maschere gli altri, quelli che trasportano /la mia dentro la sacca per cambiarsi.
ALEXIS DÍAZ PIMIENTA, Festa in costume

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Alexis Díaz Pimienta (L'Avana, 25 agosto 1966), poeta e scrittore cubano. Direttore della Cattedra di Poesia Improvvisata presso l'Università delle Arti, autore di romanzi, racconti, poesie e letteratura per bambini e ragazzi, è considerato uno dei più grandi ricercatori e professionisti dell'improvvisazione ("repentismo") a livello internazionale.


domenica 7 luglio 2024

Perché si smette di amare


JOSÉ ÁNGEL BUESA

SI SMETTE DI AMARE

Si smette di amare, e non si sa
perché si smette di amare:
è come aprire la mano e trovarla vuota,
e non sapere, all'improvviso, cosa abbiamo perso.

Si smette di amare, ed è come un fiume
la cui fresca corrente non disseta più;
come camminare in autunno sulle foglie secche
e calpestare la foglia verde che non sarebbe dovuta cadere.

Si smette di amare, ed è come il cieco
che ancora dice addio, piangendo, dopo che è passato il treno;
o come chi si sveglia ricordando la strada,
ma ora sa solo di essere ritornato.

Si smette di amare, come chi smette
di camminare per una strada, senza motivo, senza saperlo;
ed è trovare un diamante che brilla nella rugiada,
e quando lo raccogli, evapora anch'esso.

Si smette di amare, ed è come un viaggio
interrotto nell'ombra, senza proseguire né ritornare;
ed è cogliere una rosa per decorare la tavola
e perché il vento la sfogli sulla tovaglia.

Si smette di amare, ed è come un bambino
che vede naufragare la sua barchetta di carta;
oppure scrivere sulla sabbia la data di domani
e lasciare che il mare la prenda con il nome di ieri.

Si smette di amare, ed è come un libro
che, anche sfogliato pagina per pagina, è rimasto letto a metà;
ed è come l'anello che togliamo dal dito,
e solo allora sappiamo che ha segnato la pelle.

Si smette di amare e non si sa
perché si smette di amare...

(da Poeta innamorato, 1949)

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Il poeta cubano José Ángel Buesa riflette sul dissolversi dell'amore presentando ben tredici immagini per riuscire a rendere l'idea di quello svanire, di quel disamore che alla fine è la perdita di qualcosa o il suo venir meno, il suo svuotarsi talora immotivato, lo svaporare dell'ebbrezza dell'innamoramento.


RAFAL OLBINSKI, "PIERROT INNAMORATO"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La volta del disamore più doloroso / ho capito / che quello che più mi mancava / era che mi si tenesse per mano.
MARÍA RENÉE FERNÁNDEZ LAWSON, Soundtrack

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José Ángel Buesa (Cruces, 2 settembre 1910 – Santo Domingo , Repubblica Dominicana, 14 agosto 1982), poeta e scrittore cubano. Nel 1932 pubblicò la sua prima raccolta di poesie. Emigrò da Cuba nel 1961 e, dopo aver vissuto alle Isole Canarie e in El Salvador , si stabilì definitivamente a Santo Domingo , dove si dedicò all'insegnamento.


martedì 14 maggio 2024

Un fringuello


ELISEO DIEGO

LASSÙ

Un uccello lassù,
tra i rami più sottili
dell'alto albero,
un fringuello
nervoso, esile, leggero
 
come un soffio di luce,
sta cantando
la propria leggerezza,
la meraviglia
del suo incredibile essere
 
            la sua vita pura
minuscola, perfetta, illuminata.

(da I giorni della tua vita, 1977)

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La poesia sa condurci all'interno della meraviglia quotidiana, ci consente di scorgerla semplicemente "accorgendoci" della sua presenza. Al poeta cubano Eliseo Diego basta un fringuello cantore di Cuba, un uccellino che vive nelle foreste umide tropicali, a individuare la bellezza, a riconoscere con stupore la perfezione del suo canto e della sua esistenza.

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FOTOGRAFIA © RICHARD TAYLOR

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ci sono persone molto semplici che, con il loro solo modo di vivere, hanno già scritto una poesia.
ELISEO DIEGO, Inti, n. 18, 1983

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Eliseo Diego (L'Avana, 2 luglio 1920 – Città del Messico, 1° marzo 1994), poeta cubano. La sua poesia, sempre intrisa di storie oniriche che si mescolano con la realtà, affronta questioni come la trascendenza nonostante la morte o la solitudine ed è una sfida verbale all'effimero della vita.


mercoledì 6 marzo 2024

All’ombra degli alberi di mango


ELISEO DIEGO

QUIETE

La parola sfiora appena
il limite della luce
all'ombra degli alberi di mango.
Tutto

adesso è immobile, come al sicuro
del tempo che passa
- distorto, nell'oscurità -
attraverso il segreto delle tue vene.

(da Nelle mani oscure dell’oblio, 1979)

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La quiete, la tranquillità che calma tra la luce e l’ombra di un giardino tropicale, è splendore e consolazione in questi versi del poeta cubano Eliseo Diego: nel mondo degli opposti c’è sempre un punto dove le cose si incontrano e si riconciliano. Ed è lì che la parola diventa poesia, che la realtà riesce ad assumere le forme dell’immaginazione.

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DIANA CROOKE, "SOTTO L'ALBERO DI MANGO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nell'ordine della poesia le cose possono essere e non essere allo stesso tempo.
ELISEO DIEGO, Inti, n. 18, 1983

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Eliseo Diego (L'Avana, 2 luglio 1920 – Città del Messico, 1° marzo 1994), poeta cubano. La sua poesia, sempre intrisa di storie oniriche che si mescolano con la realtà, affronta questioni come la trascendenza nonostante la morte o la solitudine ed è una sfida verbale all'effimero della vita.


venerdì 12 gennaio 2024

E sono me stessa


DULCE MARÍA LOYNAZ

NEI MIEI VERSI SONO LIBERA

Nel mio verso sono libera: è il mio mare.
Il mio mare ampio e nudo di orizzonti.
Nel mio verso cammino sul mare,
cammino sulle onde raddoppiate
da altre onde e da altre ancora. Cammino
nel mio verso; respiro, vivo, cresco
nel mio verso, e in esso i miei piedi hanno
un percorso e il percorso una direzione e le mie
mani qualcosa da tenere e la mia speranza
qualcosa da aspettare e la mia vita un senso.
Io sono libera nel mio verso ed esso è libero
come me. Ci amiamo. Ci possediamo.
Fuori di lui sono piccola e mi inginocchio
davanti all'opera delle mie mani,
tenera argilla impastata tra le mie dita.
Dentro di esso, mi alzo e sono me stessa.

(da Versi, 1950)

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La libertà è strettamente legata all'immaginazione nei versi della poetessa cubana Dulce María Loynaz: e questa, apparsa tra le sue prime poesie non è soltanto una dichiarazione di poetica, è anche l'espressione di uno stile di vita in cui la poesia ha un'importanza esistenziale.

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CHRISTIAN SCHLOE, "LASCIA LIBERO IL TUO CUORE”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia e l'amore richiedono pazienza. L'amore è attesa e incisione. La poesia è incisione e attesa. Ed entrambi, una veglia dolorosa per qualche goccia di resina.
DULCE MARÍA LOYNAZ, Poesie senza nome

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Dulce María Loynaz (L'Avana, 10 dicembre 1902 – 27 aprile 1997), scrittrice e poetessa cubana. Il suo romanzo Giardino (1951) fu precursore del Realismo magico sudamericano. Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, dopo la Rivoluzione cubana si isolò dalla vita sociale ma non volle abbandonare l’isola. Ottenne il Premio Cervantes nel 1992.


venerdì 8 dicembre 2023

Sale della mia vita


DULCE MARÍA LOYNAZ

TU, MIA PACE

Tu, mia pace…
Olio sul mio mare vorticoso,
gusto, sale della mia vita.

Tu specchio miracoloso
che non rifletti la mia oscurità
ma la luce che non è più mia…

Tu, gelsomino addormentato…
stella strappata
per il mio cielo così vuoto…

(da Versi, 1950)

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Un poeta è qualcuno che vede più lontano nel mondo circostante e più profondamente nel mondo interiore. Ma, oltre a queste condizioni, ne va aggiunta una terza, più difficile: far vedere alle persone quello che vede”: questa è la visione poetica di Dulce María Loynaz, autrice cubana. Il poeta, come un profeta, interpreta con le sue immagini interiori quelle che la realtà gli propone e crea, con un’azione che è al contempo un prodigio e uno stato di vita simile al sogno.

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CATRIN WELZ-STEIN, "LA STELLA DEL MATTINO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nel miei verso sono libera: è il mio mare. / Il mio mare ampio e nudo di orizzonti.
DULCE MARÍA LOYNAZ

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Dulce María Loynaz (L'Avana, 10 dicembre 1902 – 27 aprile 1997), scrittrice e poetessa cubana. Il suo romanzo Giardino (1951) fu precursore del Realismo magico sudamericano. Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, dopo la Rivoluzione cubana si isolò dalla vita sociale ma non volle abbandonare l’isola. Ottenne il Premio Cervantes nel 1992.


sabato 11 novembre 2023

L’eternità


ELISEO DIEGO

COMINCIA UN LUNEDÌ

Comincia un lunedì l’eternità
e il giorno dopo ha a malapena un nome
e l'altro è quello oscuro, l’abolito.

Vi si spengono tutti i mormorii
e il volto che amavamo vi svanisce
e l'attesa è vana, nessuno arriva.

Ignora le usanze l’eternità,
Azzurro chiaro o rosso fa lo stesso,
poiché tende al grigio, al fumo, alla cenere.

Nome e data che incidi sopra il marmo,
li sfiora indifferente con la spalla,
non resta neanche un poco di amarezza.

Però, vedi, mi aggrappo al lunedì
e al giorno successivo do il tuo nome
e con la punta del sigaro scrivo
nel buio più totale: qui ho vissuto.

(da Quattro di denari, 1991)

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Il tempo è uno dei temi prediletti dal poeta cubano Eliseo Diego. E paradossalmente il tempo dei tempi è l’eternità, ovvero l’atemporalità dalla misura impossibile perché infinita e dunque, come teorizzavano i greci, circolare. E quell’eternità in cui ogni giorno non è neppure un minuscolo granello di polvere ecco comparire in Diego con “l’ansia del lunedì in partenza”.

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IMMAGINE © WALLHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Lunedì e martedì e subito / la mattina / ritorna quello che già era: / siamo dove restammo / perché / non ci manchi la vita?
ELISEO DIEGO, Campionario del mondo libero

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Eliseo Diego (L'Avana, 2 luglio 1920 – Città del Messico, 1° marzo 1994), poeta cubano. La sua poesia, sempre intrisa di storie oniriche che si mescolano con la realtà, affronta questioni come la trascendenza nonostante la morte o la solitudine ed è una sfida verbale all'effimero della vita.


martedì 20 giugno 2023

Manuel Díaz Martínez


Uno degli ultimi poeti della Generazione del ’50, movimento poetico cubano, Manuel Díaz Martínez, è morto il 17 giugno a Las Palmas de Gran Canaria, in Spagna, dove era esule dal 1992. Nato nel 1936 a Santa Clara, sull’isola caraibica, era un pensatore lucido ed ebbe una visione critica del regime cubano fino alla fine dei suoi giorni. La figlia María Gabriela ha dichiarato: “Con lui se ne va la Generazione del ‘50 e uno dei testimoni oculari del cosiddetto «caso Padilla». Se ne è andato affermando di aver vissuto una vita intensa e che, data l'opportunità, la ripeterebbe ancora con il bene e il male che gli ha dato. È morto pensando a una Cuba libera. È morto meditando su «Cos'è un uomo seduto davanti al mare?»

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FOTOGRAFIA © ÁRBOL INVERTIDO

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CHI?

Chi abita la casa che ho abitato:
chi accarezza il legno che ho accarezzato,
chi vede gli splendori che ho visto,
chi vive la penombra che ho vissuto,

chi sogna dai vetri in cui ho sognato,
chi piange sulla scala dove ho pianto,
chi apre le porte che io ho aperto,
chi ride nell’andito dove risi,

chi va a cavallo della mia ombra,
chi parla, grida, chiama e non mi nomina,
chi le mie braccia con le sue ha scambiato,

chi riempie la mia sagoma ignaro,
chi cammina verso la morte e inconscio
con i piedi occupa i miei vecchi passi?

(da Cuba internacional, 1984)

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PREGHIERA

Lodate il Signore,
che sa perché accade ciò che accade,
perché ciò che non accade non accade,
perché decide lui ciò che decide,
perché non fa ciò che dovrebbe.

Lodate il Signore,
che sa perché decide ciò che non accade,
perché accade ciò che non sa,
perché non sa ciò che non fa,
perché ci deve ciò che accade.

(da Segnali di vita, 1998)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Gli spiritisti a Cuba usano l'espressione "essere nella cripta", o qualcosa del genere, per designare lo stato di grazia che permette loro di contattare i morti. La prima cosa per scrivere una poesia è essere nella cripta, ma nel caso dei poeti questa espressione designa lo stato di grazia per entrare in contatto con i vivi.
MANUEL DÍAZ MARTÍNEZ, Cyber Humanitatis, 48, Primavera 2008

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Manuel Díaz Martínez (Santa Clara, 13 settembre 1936 – Las Palmas de Gran Canaria, 17 giugno 2023), poeta e giornalista cubano, successivamente nazionalizzato spagnolo. Esponente della Generazione del ‘50, nel 1992, dopo aver firmato la Lettera dei Dieci che chiedeva di democratizzare il regime castrista, si ritirò in esilio in Spagna.


martedì 23 maggio 2023

Antón Arrufat


Dopo I sette contro Tebe non mi è stato permesso di pubblicare per quattordici anni. Nascosto nel seminterrato della Biblioteca Marianao, ho continuato a scrivere il mio romanzo. Dico ‘nascosto’ perché la direttrice, che eseguiva gli ordini, mi osservava attentamente. Non mi lasciava scrivere, ricevere visite e nemmeno rispondere al telefono. Scrivere era l'unica cosa che mi interessava e lo facevo di nascosto quando lei non c'era o si stancava di guardarmi. (…) Ero un tipo pericoloso, 'ideologicamente corrotto', un dissidente convinto e contagioso”: così nel 2014 raccontava a The White Review la vicenda che segnò la sua vita il poeta e drammaturgo cubano Antón Arrufat, scomparso all’Avana il 21 maggio all’età di 87 anni. Lo scandalo fu il ritiro dell’opera – insieme a quella di Heberto Padilla – e la cancellazione del premio José Antonio Ramos in quanto il testo fu ritenuto “ideologicamente malsano” dal regime castrista, ovvero “controrivoluzionario” in quanto parlava di omosessualità. Il suo nome fu cancellato dalle biblioteche, i suoi testi sparirono, la sua “morte civile” fu completata dal divieto di telefonare e di ricevere ospiti. Della sua opera, Mihály Dés scrisse: “Di fronte a folklorismi tropicali e barocchi, Arrufat rappresenta una tradizione classicista appena esistente nella letteratura cubana. Distaccato e ironico, premuroso e spesso allegorico, ha una sensibilità quasi medievale nel cogliere in dettaglio il significato più ampio; nel particolare, il generico”.

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FOTOGRAFIA © CREART

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ARRIVA IL MOMENTO

Non hai mai voluto ascoltare
il linguaggio degli uccelli.
Ti è mancata la pazienza di ascoltare.

Amavi la città,
la sua fretta, forse il suo canto.

Comunque, sei invecchiato
e gli uccelli continuano
a parlare di te.
La città è diventata muta.

Sdraiati dolcemente,
dolcemente
e infine ascolta.

(da Il vecchio carpentiere, 1999)

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REALTÀ DELLA PAGINA

In un'ora, un minuto, un secondo
— davvero, precisamente, quanto? —,
metto le pietre, costruisco uno stagno,
l’acqua scorre fino a riempirlo,
faccio nuotare i pesci, crescere il muschio,
verdenero lo ripristino,
lo faccio odorare - senza tempo - di marciume,
immobilizzo le acque,
rifletto una stella,
noto l'assenza di alberi,
apro uno spazio su questa linea,
poi pianto un salice e un cipresso
- ricordo di due parole
che Juan Clemente Zenea scelse in carcere.
Con i rami cresciuti tocco l'acqua.
Immune al vento atroce del tempo,
mi siedo sulla riva dello stagno,
lentamente appare il cigno.

(da Il vecchio carpentiere, 1999)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Beh, spesso mi piace vedere le persone sfocate. Allora, quando tolgo gli occhiali, dico: Adesso mi riposo, sprofondo nel nulla. In altre parole, abbiamo la possibilità di rendere incorporeo ciò che è corporeo. Che è una delle cose che la poesia cerca di fare.
ANTÓN ARRUFAT, Con 2 que se quieren, 16 febbraio 2011




Antón Arrufat Mrad (Santiago di Cuba, 14 agosto 1935 – L’Avana, 21 maggio 2023), poeta, drammaturgo, romanziere e saggista cubano di padre catalano e madre libanese. Nel 1968 fu osteggiato dal regime castrista e gli fu impedito di pubblicare a causa della sua omosessualità. La sua poesia, solitaria e attenta alle piccole cose, ha toni minimali e riflessivi.


giovedì 30 giugno 2022

Fina García Marruz


La notte del 28 giugno è scomparsa all’Avana all’età di 99 anni la poetessa cubana Fina García Marruz. Fece parte con il marito Cintio Vitier del gruppo di poeti che diedero vita alla rivista Orígenes. In seguito lavorò come ricercatrice presso la Biblioteca Nazionale José Martí. Influenzata oltre che da Martí, da Pablo Neruda e da Suor Juana Inés de la Cruz, la sua opera poetica è considerata tra le più strutturate ed elaborate della letteratura cubana del Novecento e le è valsa due premi importanti, il Reina Sofia nel 2007 e il Premio Nazionale nel 1990.

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FOTOGRAFIA © RTVE

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SAPORI

È una trattoria
in una strada fuori mano
la nostra prima notte
a Roma. Chiude il cancello
un ragazzo di De Amicis.
Il padre scrive l'ordine,
la madre, sullo sfondo, cucina.
Il minestrone conforta
il raffreddore e la febbre.
Entriamo nel cuore
della famiglia.

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ITALIA

A Roma
la Madonna

A Firenze
la Donzella

La Passione
a Venezia

Amica mia

(da Poesie scelte, 1984)

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DANAE

Una donna, non una dea, aspetta
su cuscini meno morbidi della sua carne
il ventre appena sporgente
di una che è già incinta
dell’attesa, la pantofola vedova
strabica di quell’oro, che già comincia
a salire, a disegnare il tappeto marrone
dei giorni feriali, i verdi
muschiosi e vellutati della stanza
tutta la stanza utero di un dio
pianto dall’angelo, intravisto
dal vecchio, chiamato dalla mano,
che parla o ascolta, luce, non pioggia d’oro,
che non entra, non entra, non entra.

(da I Rembrandt dell’Hermitage, 1992)

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Altre poesie di Fina García Marruz sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
Se tutte le mie poesie si perdessero / la piccola verità che in esse brilla / rimarrebbe comunque in ogni pietra / grigia nell’acqua o in una pianta verde.
FINA GARCÍA MARRUZ




Josefina García-Marruz Badía, nota artisticamente come Fina García Marruz (L’Avana, 28 aprile 1923 – 28 giugno 2022), poetessa e ricercatrice letteraria cubana, è stata insignita del Premio Nazionale di Letteratura 1990, del Pablo Neruda 2007 e del Reina Sofia 2011. Con il marito Cintio Vitier prese parte al gruppo letterario della rivista Orígenes.


sabato 19 marzo 2022

Mettiti il mio anello


FINA GARCÍA MARRUZ

IL RITORNO DEL FIGLIO PRODIGO

Questi piedi gonfiati
dal duro colpire le strade,
ho atteso molti anni, figlio.

Questa nuca calva
che i tuoi capelli coprivano
cadendo in riccioli volubili,
ho atteso molti anni, figlio.

Le mie mani sulle tue spalle
benedicono tutto il dolore.

Gli accigliati
non capiscono niente. Al nostro fianco
sorride un Re.

Quando
ti ho visto arrivare da lontano,
figlio, sperperato il tesoro,
cercando le ghiande dei porci
della casa di tuo padre, ho sentito
come se mi scoppiasse il cuore.

Per tornare a sentire i tuoi passi amati, ho aspettato
tutta la notte, figlio mio!

Adesso anch’io sono
un altro,
in questo incontro silenzioso
in cui ci siamo riconosciuti di nuovo.

Mettiti il mio anello

(da I Rembrandt dell’Ermitage, 1992)

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Il 19 marzo è la giornata dedicata ai papà. La figura del padre che accoglie il figlio prodigo è significativa di quanto possa essere grande l’amore paterno, comprensivo e misericordioso. Ed è questa l’interpretazione di Rembrandt e della poetessa cubana Fina García Marruz, che rilegge il dipinto del pittore olandese esposto al Museo dell’Ermitage di San Pietroburgo e la pagina del Vangelo di Luca.

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REMBRANDT VAN RIJN, "RITORNO DEL FIGLIOL PRODIGO", 1668

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LA FRASE DEL GIORNO
Beati coloro che possono sempre avere tanta forza da piangere il loro peccato contro il cuore di un padre.
CARLO MARIA FRANZERO, Il fanciullo meraviglioso




Josefina García-Marruz Badía, nota artisticamente come Fina García Marruz (L’Avana, 28 aprile 1923), poetessa e ricercatrice letteraria cubana, è stata insignita del Premio Nazionale di Letteratura 1990, del Pablo Neruda 2007 e del Reina Sofia 2011. Con il marito Cintio Vitier prese parte al gruppo letterario della rivista Orígenes.


martedì 15 febbraio 2022

La ragazza di carta


DULCE MARÍA LOYNAZ

LOURDES

Questa ragazza è dipinta
su carta di riso trasparente
alla luce; vola con il suo foglio
nell’aria… Vola con le foglie secche
e con i sospiri perduti.
È la ragazza di carta e di fuga;
è la ragazza leggera e senza peso
del foglio illuminato,
quella dei colori ad acqua…
Quella che nessuno oserebbe
baciare per timore di cancellarla…

(da Versi, 1950)

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Lourdes è la ragazza di carta, che nel corpus poetico di Dulce María Loynaz fa il paio con la donna di fumo (“Uomo che mi baci, / fumo hai sul tuo labbro. / Uomo che mi abbracci, / vento hai nel tuo braccio”). È una figura eterea e leggera che vive di questa sua evanescente bellezza.

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ILLUSTRAZIONE DI BILLYS MULLET

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi potrebbe, come il fiume, essere fugace ed eterno?
DULCE MARÍA LOYNAZ




Dulce María Loynaz (L'Avana, 10 dicembre 1902 – 27 aprile 1997), scrittrice e poetessa cubana. Il suo romanzo Giardino (1951) fu precursore del Realismo magico sudamericano. Figlia del generale Enrique Loynaz del Castillo, dopo la Rivoluzione cubana si isolò dalla vita sociale ma non volle abbandonare l’isola. Ottenne il Premio Cervantes nel 1992.


venerdì 24 dicembre 2021

Sei già nato, Signore?


VIRGILIO PIÑERA

PICCOLA POESIA DI NATALE

                        per Graciela Peyrou

Sei già nato, Signore?
O attendi il segnale
del dolore per venire al mondo?
Il tuo corpo, non ancora nato,
rabbrividisce e si piega come il dolore dell’uomo?

Sei nato, Signore?
Sei umano e triste?

Tu, Signore,  piccolo e ansimante
scuoti le pareti
del tempio di tuo padre.
E anche tu, Signore,
chiedi a tuo padre
la venuta sulla terra di un salvatore del mondo.

                                             24 dicembre 1953

(da Poesie disperse, 2000 – Traduzione di Gordiano Lupi)

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Lo scrittore cubano Virgilio Piñera era ateo – ciò nonostante la sua simpatia, sempre attratta dall’incomunicabilità e dall’irrealtà del reale, va a a quel bambino che nasce e che andrà incontro al dolore tanto da voler portare su di sé il dolore dell’intera umanità.

Buon Natale, amici lettori del Canto delle Sirene!

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GERARD VAN HONTHORST, "ADORAZIONE DEI PASTORI", 1622

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LA FRASE DEL GIORNO
Natale non è negli orpelli, nelle luci e nello spettacolo esteriore. Il segreto sta in un bagliore interiore. Sta nell’accendere un fuoco nel cuore. Buona volontà e gioia ne sono una parte vitale. È un pensiero più alto e un piano più grande. È un sogno glorioso nell'anima dell'uomo.
WILFRED A. PETERSON, L’arte di vivere




Virgilio Piñera Llera (Cárdenas, 4 agosto 1912 – L'Avana, 18 ottobre 1979), scrittore, poeta e drammaturgo cubano. Intellettuale anticonformista ateo e omosessuale, nel corso della sua carriera ha scritto numerosi racconti, tre romanzi e alcune opere teatrali avvicinabili al teatro dell'assurdo.


mercoledì 15 dicembre 2021

Georgina Herrera


Noi poeti / facciamo democrazia con l’intimità” aveva scritto la poetessa cubana Georgina Herrera, scomparsa a causa del Covid-19 lunedì all’Avana all’età di 85 anni: e la sua è infatti una poesia intimista e personale e, come nota la filologa Mirta Yánez, “rivela aspetti belli o terribili della quotidianità, con un'audacia che rasenta un'innocenza essenziale, senza abbandonare la lucidità di una sensibilità che sembra trarre da angoli oscuri e che chiarisce con semplicità e tenerezza”. La sua vita letteraria si è distinta anche per l'enfasi femminista e la consapevolezza razziale che hanno segnato il suo stretto rapporto con l'Africa e l'eredità dello schiavismo a Cuba.

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FOTOGRAFIA © AFRIBUKU

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GRANDE È IL TEMPO

Grande è il tempo da percorrere
come una strada
Se parti dal dolore
verso la felicità
Arrivi e prendi domicilio ma
non rimani, torni, irrimediabilmente,
al primo luogo, come se fosse
quello della tua origine, dove
hai perso qualcosa e lo cerchi instancabile
senza
sapere che cosa.

(da Grande è il tempo, 1989)

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REINCARNAZIONE

Come sarà se tu tornassi
e anch’io,
senza che sappiamo
che già fummo; senza un indizio.
Essere ancora, senza altro destino
che incontrarci così,
come se mai prima.

Voglio venirti incontro e che tu venga
in un lento cammino, come
tu solo sai.
Non avere altro destino
che quello solito.
Sorprenderci entrambi.

Non importa che paghiamo
debiti che ignoriamo,
ma che tu torni indietro
e venga da me, e, restando uniti,
amarci, mentre
diventa parole sulla mia pelle
il tuo stupore nello scoprirmi,
stupita anch’io.
Che tu mi conceda quello che già mi hai dato,
che ancora
mi prometta quello che hai mantenuto.

(da Gatti e lepri o il libro delle conciliazioni, 2010)

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Altre poesie di Georgina Herrera sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è la guerra santa che combattiamo ogni giorno; i suoi piedi, sempre nudi, a terra, e la sua testa,  dal canto e dal fiore, fino alle stelle.
GEORGINA HERRERA, Gatti e lepri o il libro delle conciliazioni




Georgina Herrera (Jovellanos, 23 aprile 1936 – L’Avana, 13 dicembre 2021), scrittrice e poetessa cubana, autrice di romanzi, racconti, testi teatrali e serie televisive. Negli Anni ‘60 appartenne al gruppo El Ponte, represso dal regime castrista, che tentò di creare uno spazio per l’arte e la letteratura al di fuori del dominio ufficiale.