martedì 30 giugno 2020

Fiori colorati


EUNICE ARRUDA

AMORE

Nel pozzo scuro
                     nel buio
respiro il tuo viso
                     la tua bocca
aperta sui denti
                     fiori
colorati danzano
sul mio corpo
si versa
l'acqua
di molte fonti

Per un momento la vita mi accoglie.


(da Parola di donna. Poesia femminile contemporanea, 1979)

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Esplorando una geografia erotica, la poetessa brasiliana Eunice Arruda, trova nell’amore l’unica possibilità di trasformazione dello spazio senza luce e inabitabile. È nell’amore dunque che si può attuare la liberazione dall'oppressione del vivere, dal disorientamento nel buio che il piacere invece fa fiorire di colori.

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GUSTAV KLIMT, "IL BACIO", PART.
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LA FRASE DEL GIORNO
Non so se è / l’amore / o / la mia vita che chiede / aiuto.
EUNICE ARRUDA





Eunice Carvalho de Arruda (Santa Rita do Passa Quatro, 15 agosto 1939 - San Paolo, 21 marzo 2017), poetessa brasiliana. Laureatasi in Comunicazione e Semiotica, diresse l’Unione Brasiliana degli Scrittori. Esordì nel 1960 con È tempo di notte, cui seguirono altre tredici raccolte e un’antologia. La sua poesia fa della concisione un perno: taglia e riduce all’osso la parola.

lunedì 29 giugno 2020

Un quadro di Klee


MARGHERITA GUIDACCI

TRE CAMPANULE BIANCHE

ad Annarosa

Poiché il fiore era falso ma la pietra era vera
ci concentrammo sulla pietra:
spigoli schegge macchie asperità.
Ad essa ci aggrappammo, la stringemmo
negando ogni altro scampo.
Pure, nel fondo della mente, ancora
ritornava un effluvio, un tremolio
di petali leggero - tre campanule bianche
nel cantuccio di un quadro di Klee.
Noi cercavamo disperatamente
di non badarvi, e sapevamo bene
che ne saremmo morti.


(da Quindici poesie e sette disegni, Edizioni 32, 1973)

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La poetessa fiorentina Margherita Guidacci è ancora nell’oscurità dell’anima quando scrive questa poesia, ispirata dall’omonimo dipinto di Paul Klee. Quel “male del mondo che si rifletteva in ciascuno di noi” trascina verso il fondo del dirupo, “la stessa realtà quotidiana appare infera" come rileva Maura Del Serra. La bellezza è l’unico mezzo per riscattarsi, per portarsi in salvo oltre il dirupo.
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PAUL KLEE, "TRE CAMPANULE BIANCHE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando si scrive, in qualche modo si guarisce, ci si libera di quello che c’è d’eccessivo, di soverchiante in noi e che altrimenti ci soffocherebbe.
MARGHERITA GUIDACCI, Poesia come un albero




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.


domenica 28 giugno 2020

La notte odora di fieno


GIORGIO ORELLI

L’ESTATE A PRATO LEVENTINA

I

La sera odora d’erba
appena falciata,
e, più vicino, di fieno.

Mia figlia mi chiama da lontano.

C’è d’improvviso un fresco già di settembre: dava
nuova lena a mio padre tornando dalla caccia
alta, convinto sempre di trovare
qualche marmotta ancora fuori.

Non salite sull’alpe, due vacche hanno grasse pasture
e lunghe. Ora che mosche e tafani
le molestano meno, muovono
le orecchie con una dolcezza
che ricorda le mani delle piccole
danzatrici del Siam: giacendo
torpide o stando in piedi inverse, l’una
a ridosso dell’altra senza toccarsi.

La notte odora di fieno, da una finestra aperta
mi porta parole
di una vecchia (la vedo ora di schiena)
che, sola, prega.


II

Ancora, nel ricordo,
è come se potessimo, strappando
fin le ultime radici delle erbacce,
allontanare la morte.

Splende l’arancio della calendula
dentro alla sera che rapida
nasconde la vacca che non ha perso il vitello
e non s’irrita ai balzi dell’elegante cutrettola
tra erba e muso.

Con la melissa più volte spogliata
aspettiamo la pioggia. Tremano alte le rose
di mia madre che torna dal pollaio
e ha in mano un uovo

che al primo tuono esplode:
la bufera cancella la collina
su cui presto ritornano gli occhi
lungo un arcobaleno allegro e muto.


(da Sinopie, Mondadori, 1977)

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Giorgio Orelli, poeta svizzero, descrive una scena naturale alpestre che assume però quell’aura magica e fantastica che hanno ad esempio i dipinti di Giovanni Segantini, quella magia che deriva dalla quotidianità, dall’atmosfera bucolica e familiare che ha il sapore dell’infanzia, e che esplode quando Orelli, come rileva Contini riesce a “ottenere della poesia cancellando il linguaggio speciale della poesia”.

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GIOVANNI SEGANTINI, "ALLA STANGA", PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Come viene la sera chi sa mai / perché non tornano da tanto le rondini / a disegnare assenze di pensieri.
GIORGIO ORELLI, Sinopie




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.

sabato 27 giugno 2020

La porta girevole


VALENTINO ZEICHEN

MI RIPETO…

Mi ripeto...
il mio cuore è sempre stato
come la porta girevole
d’un albergo a ore
dove si poteva entrare
e pernottare a piacere
riuscire in incognito
e senza rimpianti
Ora
vorresti istallare
una porta nel vuoto e
mettere una serratura di marca all’aria?


(da Metafisica tascabile, Mondadori, 1997)

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Con il passo leggero e giocoso con cui ha attraversato la vita e la poesia, Valentino Zeichen rivendica il suo spirito di eterno ragazzo, la sua vocazione alla libertà e al libertinaggio, la sua condizione di dandy solitario che non deve chiedere niente a nessuno.

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DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Il nuovo passa, l’eterno resta.
VALENTINO ZEICHEN




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), scrittore e poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.

venerdì 26 giugno 2020

I teneri re, le regine


DARIA MENICANTI

ESTIVA


Ogni sera le madri dai balconi
chiamano i figli con urli soavi.
Cadono i nomi gridati nel buio
come stelle filanti. Ad uno ad uno
tornano con le bluse a quadrettini
le gonnellette alte una spanna i teneri
re,
le regine.


(da Un nero d’ombra, 1969)

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Estate, i bambini giocano nei cortili, nelle strade – i bambini di un tempo, quelli degli Anni ‘60 e ‘70, non così controllati come quelli di adesso, non così spesso preda degli strumenti tecnologici. Cade la sera in questo tenero bozzetto della poetessa Daria Menicanti, e le madri richiamano a casa i figli: il gioco appena sospeso resta ancora nell’aria, all’osservatrice sembrano interpretarne ancora i ruoli.
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FOTOGRAFIA © DAILY RECORD

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LA FRASE DEL GIORNO.
i bambini giocano sulla spiaggia dei mondi non sanno nuotare né sanno gettare le reti.
RABINDRANATH TAGORE, Gitanjali





Daria Menicanti (Piacenza, 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


giovedì 25 giugno 2020

Insegnano a tutto volume


GOTTFRIED BENN

RADIO

"- La scienza come tale -"
quando sento cose del genere alla radio,
resto sempre avvilito.
C'è forse una scienza non come tale?
Io non vedo molta natura, di rado vado sui laghi,
giardini sporadicamente, dietro cancelli,
orti e baracche, tutto qua,
dipendo dai surrogati:
radio, giornale, rotocalchi -
come sì può propormi roba simile?

Allora è proprio il caso di dubitare
se questo non sia surrogato di violacciocche,
calore della vita, bacio in bocca, avventure extraconiugali,
tutto quel che dà un po' di lusso all'esistenza
e nel tutto deve pur esserci un nesso!

No, questi processi mentali non fanno per me,
ma ci sono ore piene
in cui da nessuna stazione (onde medie, corte, lunghe, ultraonde)
si sente una voce di donna ("prima si dice no, poi forse, poi sì"),
sempre soltanto queste sentenze pedagogiche,
in realtà è tutto prodotto da un maschio al tavolino
quel che l'Occidente chiama le sue cose più alte -
ma io, come ho detto, sono per le avventure extraconiugali!

«- antichi patrimoni culturali sarebbero del tutto scomparsi -»
(e beh?)
«- le voci del passato - »
(per me!)
«- nella località del Nuovo Messico
i farmer benedicono le loro bestie, i campi
con questi canti -»
(tanto piacere,
ma quanto a me io non metto quasi piede fuori del Brandeburgo).

Stiamo ascoltando il professor Salem Aleikum,

il cronista è lì che gli fa gli occhi dolci:
«il professore è disteso sulla terrazza della sua casa
col liuto in mano
e canta le antiche ballate» -
probabilmente su un'ottomana,
con acqua e ghiaccio accanto,
confuta ipotesi, ne emette di nuove -

I maggiori fiumi del mondo
Nilo, Brahmaputra o che so io,
sarebbero troppo piccoli per affogare tutti questi
professori -

Io non ho campi, non ho bestie,
niente che mi benedica, è tutta una maledizione,
ma questi professori
insegnano a tutto volume
insegnano da tutti i pori
e ne fanno ambiente culturale.


(da Giorni primari, Il Saggiatore, 1981 – Traduzione di Anna Maria Carpi)

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Non c’era ancora la televisione quando il poeta tedesco Gottfried Benn scrisse questi versi. Benn, espressionista, nichilista e pessimista, visse una breve fascinazione per il nazionalsocialismo, che poi mise al bando le sue opere come “arte degenerata” tanto che lui così ne scrisse “Il tutto mi comincia ad apparire come una sceneggiata che annuncia sempre il Faust ma la troupe è appena sufficiente per un'operetta. Con quali toni grandiosi ha esordito e come appare schifoso oggi!”. Comunque, Benn mette alla berlina come in un dipinto di Otto Dix quei professoroni che parlano alla radio, quegli intervistatori che li adulano (non vi ricorda le scene dei virologi alla televisione viste in questi ultimi mesi?)

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KURT GÜNTHER, "IL RADIOISTA", 1927

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LA FRASE DEL GIORNO
L'essenza della poesia è riserbo infinito.
GOTTFRIED BENN, Lo smalto sul nulla




Gottfried Benn (Mansfeld, 2 maggio 1886 – Berlino, 7 luglio 1956), poeta, scrittore e saggista tedesco. Formatosi nel clima dell’Espressionismo, virò verso un Decadentismo fortemente venato di un nichilismo che coltivò maggiormente dopo il dissidio con il nazionalsocialismo, cui aveva aderito ai primordi e che gli vietò qualsiasi attività letteraria, considerando la sua “arte degenerata”


mercoledì 24 giugno 2020

Le atrocità del mio tempo


ANISE KOLTZ

CHI MI ASSOLVERÀ

Chi mi assolverà
dai crimini commessi nei miei sogni?

Ho vissuto la Seconda Guerra mondiale

Ho combattuto
in Iraq
Afghanistan
Siria

In tutti questi luoghi
ho ripetuto
le atrocità del mio tempo


(da Galassie interiori, 2013)

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C’è la colpa collettiva alla base di questi versi della poetessa lussemburghese Anise Koltz: l’incapacità o impossibilità di reagire alle azioni atroci commesse da una società; l’individuo naturalmente non è responsabile, ma come per i tedeschi che dovettero fare i conti con gli orrori del Terzo Reich a guerra finita, la Koltz si prende carico del crimine inconscio e inconsapevole.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Prendo su di me / il peccato originale / come una forza / un carapace / che mi rende invulnerabile.
ANISE KOLTZ, Un mondo di pietre




Anise Koltz (Eich, 12 giugno 1928), poetessa lussemburghese. Di origini ceche, tedesche, inglesi e belghe, iniziò a pubblicare in tedesco per poi divenire una delle principali scrittrici in lingua francese. Al suo attivo ha anche dei racconti per bambini e numerose traduzioni.


martedì 23 giugno 2020

Il colore che attinge dalle cose


ALFONSO GATTO

VAT 69

Il colore che attinge dalle cose
la memoria superstite o rispose
la verità dell’essere che chiama
nel nome la sostanza di che s’ama
la brocca, la bottiglia, quel peocio
di violetto marino giallarancio?
Rimase sul pennello questo slancio
rapito, questo ridere precoce.


(da Rime di viaggio per la terra dipinta, Mondadori, 1969)

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Ad attrarre il poeta salernitano Alfonso Gatto, pittore in proprio, è il colore, al quale chiede “di dirmi e di dire qualcosa, di non lasciami avvilito con tutto quello che non so fare”: Rime per la terra dipinta è appunto la trasposizione in versi delle tempere dipinte nel 1969 in un periodo di riflessione e convalescenza. In questo caso una natura morta che ritrae una brocca e una bottiglia di whisky, il Vat 69, un blended scozzese, capace di generare memorie e un indefinito sentire.

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MAURICE DE VLAMINCK, "NATURA MORTA CON PERE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Più verde nel piatto / grandeggia solitaria / la mela del pittore. / Il coltello è l’amore.
ALFONSO GATTO, Osteria flegrea




Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


lunedì 22 giugno 2020

Da qualche parte


EUNICE ARRUDA

GEOGRAFIA

Stare
da qualche parte

sempre

lasciare il
corpo
in qualche luogo

porto
dove tornare


(da Simbiosi, 2010)

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È un inno al sogno, all’immaginazione, alla fantasia, questo di Eunice Arruda, poetessa brasiliana. Un volo etereo da viaggiatrice immobile – quello che molti di noi avranno fatto nel lungo periodo di quarantena in cui le autorità ci hanno recluso a causa della pandemia.

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ILLUSTRAZIONE DI ED FAIRBURN

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LA FRASE DEL GIORNO
Amo ciò che è / sogno / fumo // Quello che passa.
EUNICE ARRUDA




Eunice Carvalho de Arruda (Santa Rita do Passa Quatro, 15 agosto 1939 - San Paolo, 21 marzo 2017), poetessa brasiliana. Laureatasi in Comunicazione e Semiotica, diresse l’Unione Brasiliana degli Scrittori. Esordì nel 1960 con È tempo di notte, cui seguirono altre tredici raccolte e un’antologia. La sua poesia fa della concisione un perno: taglia e riduce all’osso la parola.


domenica 21 giugno 2020

Un granello di sabbia


LILIANE WOUTERS

CHE MI IMPORTANO LUOGO, DISTANZA

Che mi importano luogo, durata,
se continuo ad assicurarmi
di serbare per sempre l’istante.
Secondo o secoli, quanto
il vento trascina sulla sua strada.
Luogo, durata, ah, che mi importa,
tutto va sullo stesso treno.
Non coglierò che un granello
di sabbia del destino,

Per coglierlo, io sono nata.


(da L’aloe, 1983)

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C’è un’ossessione dello scorrere del tempo e del senso della vita nei versi della poetessa belga Liliane Wouters: “Niente, niente, nemmeno se detraiamo / Le vacche magre, gli anni da cani. / Avrò vissuto quel giorno, quel secondo. /Era troppo poco, ma non era niente”. Immersa nel perenne presente dell’istante, si strugge in questa fuga del secondo nell’eternità.

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FOTOGRAFIA © SINTHEX/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli innumerevoli granelli di sabbia / le stelle indomabili / e io là dentro, e io / tra questi miliardi di umani?
LILIANE WOUTERS




Liliane Wouters, (Ixelles, 5 febbraio 1930 – Gilly, 28 febbraio 2016), poetessa, drammaturga, traduttrice e saggista belga di lingua francese. La sua poesia è all’insegna del “grido controllato”, rigorosa, precisa ed elegante, generalmente espressa in brevi componimenti ricchi di immagini e di musicalità.


sabato 20 giugno 2020

Le spighe d’oro vivo


ORESTE FERRARI

CANICOLA

Oggi la mia felicità è l’allodola
che nell’incendio
del mattino estivo
dagli abissi del
cielo versa il rivo
fresco e giulivo del suo
canto,
mentre la terra par che dorma, e intanto

tutto matura, ed io riposo accanto
alla schiera che miete
grave le spighe d’oro
vivo
e le vespe irrequiete
ingannano la sete

con il sangue degli ultimi papaveri.

(da Poesie, Tallone, 1956)

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Con il solstizio di giugno, quando il sole raggiunge la sua più alta declinazione positiva, ha inizio l’estate nell’emisfero boreale: in questo 2020 sarà stasera alle 23.44. È la stagione che molti prediligono, forse per quel suo segnare l’apice dell’anno e della forza della natura, per le giornate di sole e le vacanze. Il poeta trentino Oreste Ferrari si crogiola in questa calda felicità in un campo di grano durante la mietitura.

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ALFRED GLENDENING, "RIPOSANDO DALLA MIETITURA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Giacere qualche volta sull’erba in un giorno d’estate ascoltando il mormorio dell’acqua, o guardando le nuvole fluttuare nel cielo, è difficilmente uno spreco di tempo.
JOHN LUBBOCK





Oreste Ferrari (Locca di Ledro, oggi Bezzecca, 5 maggio 1890 – Bellinzona, Svizzera, 10 febbraio 1962) poeta italiano. Irredentista, amico di Cesare Battisti, nel 1914 fuggì in Italia e si arruolò. La sua attività poetica, di natura essenzialmente romantica,  è legata alla terra natia e a un’esistenza segnata dalla tragica scomparsa della moglie e dei figli negli anni della seconda guerra mondiale.


venerdì 19 giugno 2020

Come i fiumi


LANGSTON HUGHES

IL NEGRO PARLA DEI FIUMI

Ho conosciuto fiumi:
Ho conosciuto fiumi antichi come il mondo e più antichi del flusso
          del sangue nelle vene degli uomini.

La mia anima è diventata profonda come i fiumi.

Mi sono bagnato nell’Eufrate quando le albe erano giovani.
Ho costruito la mia capanna in riva al Congo che mi cullava il sonno.
Ho contemplato il Nilo e ho innalzato le Piramidi accanto ad esso.
Ho ascoltato il canto del Mississippi quando Abe Lincoln
          scese a New Orleans e ho visto il suo torbido
          seno farsi d’oro quando cade il sole.

Ho conosciuto fiumi:
antichi, fiumi scuri.

La mia anima è diventata profonda come i fiumi.


(da Poesie 1920-1930 in Opere raccolte di Langston Hughes, 1994)

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È la prima poesia di Langston Hughes, poeta statunitense afroamericano: la scrisse sul retro di una busta in dieci minuti su un treno diretto in Messico e apparve in Crisis nel 1921; tratta un tema che esplorerà per tutta la carriera, l’esperienza degli afroamericani nella storia e l’identità e l’orgoglio della popolazione nera. A noi italiani riecheggia I fiumi di Giuseppe Ungaretti: vi è l’identica consapevolezza delle radici, la medesima ricerca della fonte da cui si deriva. Hughes ripercorre la storia del mondo, dalla civiltà mesopotamica agli Egizi, dalla libertà nel Congo alla schiavitù americana, rivendicando quell’umanità negata. Una piccola nota: non meravigli la parola “negro” ora considerata offensiva, è il termine usato dallo stesso Hughes, a sottolineare il disprezzo con cui veniva comunemente usata.

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JOHN ADAM HOUSTON, "LO SCHIAVO FUGGITIVO"
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LA FRASE DEL GIORNO
Tieniti forte ai tuoi sogni / perché se un sogno muore / la vita è come un uccello dalle ali spezzate / che non può volare.
LANGSTON HUGHES




James Mercer Langston Hughes (Joplin, Missouri, 1º febbraio 1902 – New York, 22 maggio 1967), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista statunitense. Si affermò già con la sua prima raccolta poetica, Weary blues, del 1926, come uno dei migliori poeti della tradizione popolare. È noto soprattutto per i suoi ritratti penetranti e vivaci della vita degli afroamericani negli Stati Uniti, dagli Anni Venti agli Anni Sessanta.


giovedì 18 giugno 2020

Dare un nome



ANA LUÍSA AMARAL

COSE

Dare un nome a queste cose
che sono cose perché la pupilla
così le riconosce
e le trasmette a neuroni ripetuti
che si imparano a memoria:
è sempre, comunque,
un compito ridotto

Lo stesso con un viso
la sua tessitura in tono pungente o soave,
la polpa tremula mentre fa tremare
la rete di neuroni

E tanto il cuore

Quello che rimane poi,
una volta che le dimensioni sono definite,
è questo non saper niente di niente
sentire che a poco valgono
queste sillabe

Che ciò nonostante si appoggiano
a declivi e a intagli tiepidi,
vivi di cellule e piccole vene
dove gli avverbi si perdono
e vacillano

O al colore di quegli occhi
che a poco a poco so essere mio,
e che non so coniugare. Solo declinare,
inclinandomici

Per questo, nonostante tutto, parlo di nomi
perché non sono capace
di miglior forma.


(da What’s in a name e altri versi, Crocetti, 2019 - Traduzione di Livia Apa)

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“Stat rosa pristina nomine: nomina nuda tenemus”: si chiude così, con questa frase dal De contemptu mundi di Bernardo di Cluny il romanzo più famoso di Umberto Eco, Il nome della rosa. Di tutte le cose scomparse serbiamo soltanto puri nomi. La poetessa portoghese Ana Luísa Amaral, che si rifà chiaramente al William Shakespeare di “What's in a name? That which we call a rose by any other name would smell as sweet” (Cosa c'è in un nome? Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserverebbero il suo dolce profumo), indaga l’ambivalenza delle cose e del loro nome, la relazione tra cose e nome e  la molteplicità dei significati.

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GIORGIO MORANDI, "MATURA MORTA", 1936
--------------------------------------------------------------------------------------------------------LA FRASE DEL GIORNO
Mi chiedo cosa c’è in un nome? / Di che spessore è quando lo si riceve, / quali guerre lo accolgono, / parallele?
ANA LUÍSA AMARAL, What’s in a name e altri versi




Ana Luísa Amaral (Lisbona, 5 aprile 1956), poetessa portoghese, traduttrice e docente di Letteratura e Cultura inglese all’Università di Porto. Esperta di Emily Dickinson, ha pubblicato anche un Dizionario di Critica Femminista.


mercoledì 17 giugno 2020

Invisibile cupola di sogni


MARIA LUISA SPAZIANI

FORSE DI QUESTO AMORE ANCOR NON DETTO

Forse di questo amore ancor non detto
il meglio passò qui, dove rombando
come un treno nel tunnel dell’estate
un rauco vento transitava a notte
sulla cima dei pini. Ed era l’ora
del mio saluto, ché ci avviene a volte
d’inchinarci alle cose ancor non nate
con la sete indicibile che ispirano
le passioni defunte. Ardentemente
ho ritagliato in cielo, negli azzurri
turbinosi del sud la zona sacra
che l’occhio degli aruspici sceglieva
a limite d’un tempio. E sia che duri
tra noi questo silenzio immacolato,
o rapinosi dialoghi ci avvolgano
e liane c’imprigionino, votati
a ogni ambiguo trionfo, quest’immensa
invisibile cupola di sogni
sarà scolpita in questo cielo, vetro
di silice divina che attraversa
il falco inconsapevole e non piega
la bianca fronte per variar di destini.


(da L’occhio del ciclone, Mondadori, 1970)

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La poetessa torinese Maria Luisa Spaziani racconta con la sua solita eleganza e pulizia del verso l’epifania di un amore che prova a nascere ma non ci riesce, che non decolla tra silenzi e dialoghi, ma cade piuttosto vittima del non detto, del tempo, trasformandosi subito in ricordo, nella gozzaniana dolcezza della rosa non colta, di ciò che poteva essere e non è stato.

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JACK VETTRIANO, "MIDNIGHT BLUE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Romantica la cornice, certamente improbabile. / Ma se avrò tanto freddo tu mi aiuterai.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.



martedì 16 giugno 2020

Gioco di poesia


GEORGES LINZE

POESIA DI “CHI” O COLLABORAZIONE CON IL LETTORE

Come
una guerra
che si dimentica…

Come
una guerra
che ritorna…

Come
una fonte
che si prosciuga…

Come
un giorno
che finisce…

Come
una statua
distrutta dai soldati…

Come
un libro
che viene chiuso…

Come
un motore…

Come
un fiore…

Come
un tesoro…

Come
una speranza…

Come
un uomo
che…

ed è per sempre…

Finisci
tu stesso
questo gioco di poesia.

Forse non è
tempo perso.


(da Poesie della grande invenzione, 1968)

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“Aperto o chiuso, il testo esige l’abolizione del poeta che lo scrive e la nascita del poeta che lo legge” scrisse il Premio Nobel messicano Octavio Paz. E ancora: “Ogni lettore è un altro poeta; ogni testo poetico, un altro testo”. Il poeta belga Georges Linze va oltre: trasforma letteralmente il lettore in un altro poeta fornendogli gli spunti per esserlo, lo trascina in questo mondo di “fosforescenza” per fargli individuare la poesia che è in lui.

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ANDREW JUDD, "PUZZLE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Una strana fosforescenza ricopre gli oggetti più umili, come se la poesia non fosse quello che le cose ordinarie hanno di straordinario.
GEORGES LINZE, Poema della città sorvolata dai sogni




Georges Linze, (Liegi, 12 marzo 1900 – 28 gennaio 1993), poeta, scrittore e saggista belga. Vicino al Futurismo ma caratterizzato dall’ottimismo, esaltò la tecnologia, il progresso, le macchine e il mondo moderno. Fu tra i primi a intuire le potenzialità della radio e a scrivere per il nuovo mezzo.


lunedì 15 giugno 2020

Vita a due


IOSIF BRODSKIJ

UNO SPICCHIO DI LUNA DI MIELE

a M.B.

Non dimenticare mai
come sgorga l’acqua nella banchina,
e come è elastica l’aria
(come un salvagente).
Accanto i gabbiani gridano,
e i panfili guardano nel cielo,
e le nubi volano in alto,
come uno stormo di anatre.
Possa nel tuo cuore
dibattersi vivo e tremare
come un pesce un frammento
della nostra vita a due.
Possa sentirsi il fruscio delle ostriche,
e restare in piedi un cespuglio.
E possa la passione
che affiora fino alle labbra
aiutarti a capire – senza l’aiuto di parole –
come la schiuma delle onde del mare,
per arrivare alla terra,
generi alte onde.


1963


(da Poesie, 1965 – Traduzione di Giovanni Buttafava)

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Nel 1960, il ventenne Iosif Brodskij conobbe la poetessa Anna Achmatova, che sarebbe diventata poi il suo mentore. In quel periodo la Achmatova si stava facendo fare un ritratto da una giovane pittrice, Marina Basmanova. La presentò al giovane poeta e ne nacque una relazione a dispetto del fatto che lei fosse l’oggetto del desiderio amoroso del migliore amico e collega di Iosif, Dmitri Bobyshev. Fu lui a denunciare Brodskij alle autorità come “parassita” e autore di “versi pornografici”. Ne sarebbe nato il celebre processo del 1964  in cui il giudice chiese “Qual è la sua professione?” e Brodskij rispose “Poeta, poeta e traduttore”. Alla nuova domanda del giudice “E chi le ha riconosciuto che lei è un poeta? Chi la annovera tra i poeti?” Brodskij rispose “Nessuno. E chi mi annovera nel genere umano?”. Seguirono l’internamento in un ospedale psichiatrico dell’allora Leningrado, la condanna a cinque anni di lavori forzati e l’esilio nel distretto di Konoša, sul Mar Bianco. Iosif e Marina non si sposarono mai, nonostante le numerose proposte di lui e un figlio nato nel 1967: questa luna di miele immaginata sembra essere l’ennesimo tentativo di convincere Marina, un prospettarle il futuro di quella vita a due che si concluse comunque il 4 giugno del 1972 quando i funzionari del Ministero dell’Interno caricarono Brodskij su un volo per Vienna e lo espulsero dall'’Unione Sovietica.

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DIPINTO DI RICHARD BLUNT
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LA FRASE DEL GIORNO
C
Se c'è qualcosa che può sostituire l'amore, è la memoria.
IOSIF BRODSKIJ




Iosif Aleksandrovič Brodskij (Leningrado, 24 maggio 1940 – New York, 28 gennaio 1996), poeta, saggista e drammaturgo russo naturalizzato statunitense, fu insignito del Premio Nobel per la letteratura nel 1987 e nel 1991 fu nominato poeta laureato degli Stati Uniti. Arrestato dal regime sovietico nel 1964 per “parassitismo”, fu costretto ai lavori forzati e successivamente all’esilio negli Stati Uniti. È sepolto nel cimitero di Venezia.

domenica 14 giugno 2020

La fonte che zampilla e scorre


MARGHERITA GUIDACCI

FONTE

Que bien sé yo la fuente que mana y corre
Aunque es de noche (San Juan de la Cruz)

Io so la fonte che zampilla e scorre
benché sia notte, la so ritrovare
benché sia notte e un grappolo di notti:
notte del cielo e notte
del bosco, notte della lontananza,
notte di tutto il tempo ch'è trascorso
dal primo scaturire... La raggiungo
lungo i bruni sentieri dove mi guida
il suo richiamo d'argento. E vi tuffo
le mani, le sollevo
congiunte a coppa fino alle mie labbra
ed alle tue. Riconosci anche tu
nell'arcana purezza che ci disseta
il nostro pianto d'un giovane addio
(disceso ad irrorare le profonde
radici della vita), riconosci
quelle nostre visibili
e invisibili lacrime?


(da Anelli del tempo, Edizioni Città di Vita, 1993)

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Sottraggo i giorni ad uno ad uno, li sigillo / e metto via, quando sono compiuti, / benedicendo il loro sole, la loro pioggia / o qualunque sia stato il loro dono; / benedicendo soprattutto la notte / che, seppur lenta, li accolse alla fine”. La notte – “notte dei sensi e dell’anima”, in attesa della “notte di Dio” -  acuisce il senso di assenza e il desiderio. La poetessa fiorentina Margherita Guidacci parte da una frase del poeta e mistico San Giovanni della Croce e sviluppa quella mancanza di respiro, quel “senso di morire / quando mi stringe improvviso / il desiderio di te tanto lontano”.

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SALLY STORCH "LA BREZZA DELLA NOTTE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho messo la mia anima fra le tue mani. / Curvale a nido. Essa non vuole altro /che riposare in te.
MARGHERITA GUIDACCI, Anelli del tempo




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.

sabato 13 giugno 2020

Nelle mani della grazia


HARRY MARTINSON

LE ERBE NELLA THULE

Alle erbe nella Thule il tempo è angusto e avaro.
Avvinte al petto dell’occasione e nelle mani della grazia
comprendono l’arduità della farfalla lungo le prode gelate,
sentono l’età dell’effimera nelle piagge di giugno.
Forse non esiste prodigio più grande al mondo
di queste foglie del suolo nella nostra ristretta estate.
Il contadino ammutolisce, i poeti gozzovigliano con le parole,
mentre esse nei prati ancora vivono e fioriscono
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(da Le erbe nella Thule, 1975 - Traduzione di Giacomo Oreglia)

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V’è qualcosa che io amo: il mare, l’oceano, in ogni sua espressione e le stelle – infatti l’astronomia è uno dei miei grandi interessi. E mare e stelle cerco di riunire in me, in una sorta di navigazione spirituale, quasi una legge superiore che liberi dal nichilismo e dalle simulazioni” scriveva il poeta svedese Harry Martinson. Questo è la sua poesia, il momento in cui, come nel festoso rigoglio della breve estate nordica, si riesce a cogliere quella grazia, a fare fruttificare il prodigio delle parole.

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FOTOGRAFIA © EFRAIM STOCHTER/PIXABAY


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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia sopravvivrà sia perché spesso tratta dell’amore (ditemi due innamorati che nel buio non si sussurrino versi d’amore), sia perché i sentimenti umani nelle loro più sottili espressioni non potranno mai tradursi e internazionalizzarsi completamente.
HARRY MARTINSON




Harry Martinson (Jämshög, 6 maggio 1904 – Stoccolma, 11 febbraio 1978,) scrittore e poeta svedese. Nel 1949 venne eletto membro dell'Accademia Svedese. Nel 1974 gli venne conferito il Premio Nobel per la letteratura, insieme al connazionale Eyvind Johnson con la seguente motivazione: “per una scrittura che cattura le gocce di rugiada e riflette il cosmo”.


venerdì 12 giugno 2020

La felicità per i fiori



MISUZU KANEKO

IL FIORAIO

Il fioraio
è andato in città a vendere i fiori
e li ha venduti tutti.

Povero e solitario fioraio.
I fiori che curava sono andati via tutti.

Il fioraio
adesso è solo nella sua casetta
mentre il sole tramonta.

Il fioraio
sogna la felicità
per i fiori che ha venduto.


(da Sei un’eco? La poesia perduta di Misuzu Kaneko, 2016)

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In quattro quadri come scene cinematografiche  o disegni manga la poetessa giapponese Misuzu Kaneko esprime con la sua classica empatia la sensibilità del fioraio che ha venduto al mercato tutti i suoi fiori e si ritrova solo la sera nella sua casa a sognare il futuro di quelle creature che tanto amorevolmente ha visto crescere e fiorire. Non è difficile ravvisare in quel fioraio anche l’immagine della poetessa stessa, che lascia andare non fiori, ma le sue poesie per il mondo.

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ILLUSTRAZIONE DI TOSHIKADO HAJIRI

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LA FRASE DEL GIORNO
E a guardarli bene, ad odorarli, i fiori conservano, nella loro brevissima giornata terrena, una traccia vaga, indefinibile di un mondo che, essendo misterioso, apre il cuore dell'uomo alla speranza; ma soprattutto all'amore, che è insieme verità e bellezza della vita. Ed è così che i fiori c'insegnano a sorridere.
MARINO PIAZZOLLA, I fiori c’insegnano a sorridere




Misuzu Kaneko nata Teru Kaneko (Nagato, 11 aprile 1903 – Senzaki, 10 marzo 1930), poetessa giapponese. Esordì come scrittrice di poesie per bambini quando era impiegata in una libreria di Shimonoseki ottenendo un grande successo. Dimenticata per anni dopo il suicidio, fu riscoperta nel 1966 dal poeta Setsuo Yazaki che curò la riedizione dei suoi testi.


giovedì 11 giugno 2020

In quel brivido breve


RAFFAELA FAZIO

SOLITARIA BAGNANTE, L’ANIMA

Solitaria bagnante, l’anima
si arrende alla mano che l’asciuga
dal sonno.

Trema.
E in quel brivido breve
si appaga.


(da A grandezza naturale (2008-2018), Arcipelago Itaca, 2020)

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La poetessa Raffaela Fazio ha riunito dieci anni di poesia in una raccolta che ha intitolato A grandezza naturale: “Si tratta di quelle che, a mio parere, hanno mantenuto l’urgenza iniziale camminando sulla corda tesa, dal passato fino ad oggi” scrive per giustificare la scelta, sempre difficile per un poeta. Questa Solitaria bagnante, l’anima spicca tra le prime, quelle che appartengono alla sezione Il senso e l’andatura, che il prefatore Daniele Barbieri definisce così: “Le cose del mondo vi sono concrete, materiali, e lo stesso vale per gli eventi, ma ugualmente rimandano al tempo, alla vita, all’anima, all’essere”.



FOTOGRAFIA © 1BVV/FONSTOLA
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LA FRASE DEL GIORNO
Lenta ti alzi, assonnata bellezza / ma la tua voce è già alta / picco sul nome.
RAFFAELA FAZIO, A grandezza naturale




FazioRaffaela Fazio (Arezzo, 1971), laureata in lingue e politiche europee e specializzata in interpretariato, ha pubblicato Corolle, Per ogni cosa incompiuta, A un filo più lento, Ogni onda è il mare. Rime da regalare, A garante il mistero , La boîte, L’arte di cadere, Ti slegherai le trecce, L’ultimo quarto del giorno.


mercoledì 10 giugno 2020

Il facile sonno dell’Angelo


GHIANNIS RITSOS

L’ANGELO

Un bell’angelo gioviale. Di notte, prima di coricarsi,
si toglie il nastro dai capelli, si toglie i vestiti a uno a uno,
si toglie gli stivali, le calze, la biancheria,
poi entra in bagno tutto nudo, si lava i denti,
torna in camera più bello di prima. Infine
si toglie le due ali; le posa sulla sedia. Il gatto
vi salta sopra e s’addormenta. Allora, la casa intera
sa di vecchio pollaio calcinato. E noi,
che da mesi soffriamo d’insonnia, adirati
per il facile sonno dell’Angelo, gli spiumiamo le ali
e ritti davanti alla finestra gettiamo le piume candide in giardino,
ma queste, brillando al chiaro di luna, tornano indietro
e ci coprono i capelli, la bocca, gli occhi.


(da Luogo d’attracco, 1982 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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È uno sporco lavoro anche quello dell’angelo, ma qualcuno dovrà pur farlo: eccolo mentre, in questa poesia di Ghiannis Ritsos, tornato a casa, come tutti noi si spoglia e si prepara per la notte con tutti i piccoli gesti. Tutto così naturale e tranquillo, così pacifico – e come potrebbe essere altrimenti? Siamo noi che non abbiamo la grazia ma soltanto piccolezze e invidie umane, e il nostro male è vano, ci si ritorce contro.

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DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Io, inosservato, / ho spiumato un’ala dell’Angelo / e vi scrivo lieto la mia pena.
GHIANNIS RITSOS, Il loggione




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


martedì 9 giugno 2020

Da cuore a cuore


BLAGA DIMITROVA

NOTTI BIANCHE

Fonte ignota di luce
imbeve graniti e giardini.
La Neva ha riversato in cielo rossori,
il cielo nel fiume fremiti d'azzurro.

E spalla a spalla due giovani
vanno con passo cauto e lento -
per non disperdere questa luce
che da cuore a cuore trabocca.

1947


(da All'aperto, 1956 - Traduzione di Valeria Salvini)

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Era una notte meravigliosa, una notte come forse ce ne possono essere soltanto quando siamo giovani, amabile lettore. Il cielo era così pieno di stelle, così luminoso che, gettandovi uno sguardo, senza volerlo si era costretti a domandare a se stessi: è mai possibile che sotto un cielo simile possa vivere ogni sorta di gente collerica e capricciosa? Anche questa è una domanda da giovani, amabile lettore, molto da giovani, ma voglia il Signore mandarvela il più sovente possibile nell'anima!” comincia così uno dei racconti più belli di Fëdor Dostoevskij, Le notti bianche, che narra l’amore di un sognatore impacciato per una ragazza, Nasten’ka, incontrata in quattro di quelle notti brevi d’estate in cui il sole a San Pietroburgo tramonta dopo le 22. La poetessa bulgara Blaga DImitrova li coglie nel chiarore di una di queste notti mentre se ne vanno affiancati: “Dio mio! Un minuto intero di beatitudine! È forse poco per colmare tutta la vita di un uomo?” per dirla con Dostoevskij.
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SCENA DA “NOTTI BIANCHE”, 1960 – FOTOGRAFIA © B. KOLESNIKOV / RIA NOVOSTI
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LA FRASE DEL GIORNO
Io sono un sognatore; ho vissuto così poco la vita reale che attimi come questi non posso non ripeterli nei sogni.
FËDOR DOSTOEVSKIJ, Le notti bianche




Blaga Nikolova Dimitrova (Bjala Slatina, 2 gennaio 1922 – Sofia, 2 maggio 2003), poetessa, scrittrice e politica bulgara, vicepresidente della Bulgaria dal gennaio 1992 al luglio 1993. Nel tempo la sua poetica passò da tematiche sentimentali che la portarono a scrivere prevalentemente liriche d'amore ad un maggiore impegno sociale e politico.

lunedì 8 giugno 2020

Solamente luce


ISABEL FRAIRE

COME UN IMMENSO PETALO DI MAGNOLIA

Come un immenso petalo di magnolia
si srotola la luce del mattino

non ci sono case né uccelli
né boschi

il mondo
si è svuotato
c’è solamente luce


(da Solo questa luce, 1969)

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Un mattino d’estate, o forse meglio di fine primavera, quando la luce di giugno pervade ogni cosa, regna cancellando prestissimo il buio della notte e si trascina fio alle tarde ombre del crepuscolo: ma nel mattino, come nota la poetessa messicana Isabel Fraire, si impossessa di tutto.

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FOTOGRAFIA © JOSEALBAFOTOS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Le cose! È la luce che le figura e le trasfigura in un miracolo che si rinnova in ciascun'ora del giorno per la gioia dei nostri occhi. Ciascuna cosa nella luce prende forma e colore: nasce!
ANTONINO ANILE, Bellezza e verità delle cose




Isabel Fraire (Monterrey, 8 dicembre 1934 – Città del Messico, 5 aprile 2015), poetessa, traduttrice e critica letteraria messicana. Laureatasi alla Facoltà di Filosofia e Lettere dell’UNAM, vi insegnò in seguito Letteratura. Le sue opere indagano con tono angosciante e lacerato la condizione femminile.


domenica 7 giugno 2020

Momenti di grazia



DAVID MARIA TUROLDO

TEMPI PAGATI

Per me solamente avari
momenti di grazia: e cosi
sospirassi con dolore
ancora più grande!

Come ricordo, Signore,
questi tempi rari!
Misurati tempi
pagati
ad usura.


(da O sensi miei, Rizzoli, 1990)

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“I nostri dolori sono secoli, i nostri piaceri sono lampi” scrisse lo storico francese Pierre-Édouard Lémontey riecheggiando il “Plaisir d'amour ne dure qu'un moment, Chagrin d'amour dure toute la vie” di Claris de Florian. Il poeta e sacerdote David Maria Turoldo coniuga questo concetto a suo modo, in una dimensione spirituale. Anche noi che più terra terra viviamo nel mondo conosciamo però quel prezzo ad usura che ci tocca pagare.

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FOTOGRAFIA © LYNN BAUER
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LA FRASE DEL GIORNO
Crescendo travalichiamo le nostre vecchie gioie per andare incontro a quelle future, appese così in alto che non le raggiungeremo mai.
JOSEPH ROTH, Il secondo amore




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.

sabato 6 giugno 2020

Un rametto di mirto


ARCHILOCO

CON UNA FRONDA DI MIRTO

ἔχουσα θαλλὸν μυρσίνης ἐτέρπετο
ῥοδέης τε καλὸν ἄνθος…
                            …ἡ δέ οἱ κόμη
ὤμους κατεσκίαζε καὶ μετάφρενα.



Con una fronda di mirto giocava
ed una fresca rosa;
e la sua chioma
le ombrava lieve e gli omeri e le spalle.


(Traduzione di Salvatore Quasimodo)



Aveva un ramo di mirto e gioiva
e un fiore bello di rosa.
                                    La chioma
copriva d’ombra gli omeri, le spalle.


(Traduzione di Filippo Maria Pontani)



Giocherellava, tenendo fra le dita
un rametto di mirto e un bocciolo di rosa…
             …sciolti portava i capelli;
alle spalle e alla schiena facevano ombra.


(Traduzione di Francesco Della Corte)

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La ragazza di questi due frammenti in giambi del poeta greco Archiloco, riuniti in un singolo componimento dal filologo Theodor Bergk, è un’etera, ovvero quella particolare figura che nel mondo ellenico rappresentava una donna di compagnia, una cortigiana: simile a una moderna e raffinata escort, offriva non solo prestazioni sessuali ma anche un intrattenimento culturalmente elevato. Il mirto e la rosa che la contraddistinguono sono infatti elementi cari alla dea Afrodite e quindi legati ad una sfera meramente erotica. Ne esce un ritratto molto moderno, assolutamente differente dalla stilizzazione della donna arcaica.

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ACQUARELLO DI STEVE HANKS

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LA FRASE DEL GIORNO
Tale brama d’amore / che nel mio cuore s’è insinuata / versò sui miei occhi densa nebbia / rubando dal petto l’anima fragile.
ARCHILOCO




Archiloco (Paro, 680 a.C. circa – 645 a.C. circa), poeta greco, è considerato il primo grande lirico. Si guadagnò da vivere facendo il mercenario e la leggenda narra che morì in combattimento nella guerra contro Nasso. È celebre per il suo uso versatile e innovativo della metrica ed è il primo autore a usare il tema delle proprie emozioni ed esperienze.