30 giugno 2021

Una statua altissima


GHIANNIS RITSOS

GLI OCCHI DELLA STATUA

Diventi ciò che riesci a fare – diceva. E l’immutabile? – domandò l’altro.
Oh, giustificazioni degli indolenti, dei molto morti, – disse lui
e uscì dalla porta.
Non lo vedemmo più. Forse l’uccisero. Era
un uomo di media statura, e d’improvviso com’è che diventò
una statua altissima, eretta nella nostra stessa casa
sopra la scala, nello specchio? Interroga, ci guarda
coi suoi grandi occhi bianchi. Non ci lascia neanche per un istante
dormire o incipriarci di nascosto il viso
con quell’abbagliante cipria d’oro. Che occhi immensi
bianchi, bianchissimi, ciechi (noi li definiamo ciechi); ci voltiamo
dall’altra parte, verso il muro, succhiando come neonati
il pollice della sua mano destra avvolto nel cotone.

(da Grafia di cieco, 1979 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Dopo la morte, gli eroi subirono numerose metamorfosi nella fantasia dei sopravvissuti . naturali o paradossali” scrive il poeta greco Ghiannis Ritsos in Pietre, ripetizioni, sbarre. È quello che capita al protagonista di questa poesia, che esce dalla porta e, scomparendo, diventa improvvisamente mito, come spesso accade nei versi di Ritsos, apportando la maestosa e solenne presenza del passato ellenico.

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GIORGIO DE CHIRICO, "LA CANZONE D'AMORE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Non scordiamoli mai – disse – i buoni insegnamenti, quelli dell’arte greca. Sempre l’azzurro / di fianco al quotidiano.
GHIANNIS RITSOS, Pietre, ripetizioni, sbarre




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


29 giugno 2021

Josip Osti


Un’altra perdita per il mondo della poesia: se ne è andato a 76 anni nella sua casa di Tomaj, nel Carso,  il poeta bosniaco Josip Osti. Affermatosi come uno dei poeti più importanti della Bosnia-Erzegovina, trovò un nuovo mondo durante le guerre nella ex-Jugoslavia e l’assedio di Sarajevo: prese casa in Slovenia e cominciò a scrivere in sloveno. "La sua lirica d'amore fresca, profondamente personale ed espressivamente forte ha goduto di un'immensa popolarità, e le opere in prosa che ha pubblicato nell'ultimo periodo della sua vita sono tra i documenti letterari più importanti degli eventi rivoluzionari e tragici degli ultimi decenni", ha detto di lui lo scrittore Boris A. Novak, commentandone la scomparsa, “Era un uomo coraggioso e un intellettuale socialmente impegnato. A causa delle sue opinioni critiche, aveva spesso problemi con le autorità”. Veno Taufer scrisse di lui “La sua casa e la sua patria sono state portate via dalla guerra, ma non la poesia”.

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FOTOGRAFIA © RTVSLO

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L’AMORE MI HA FATTO POETA

L’amore mi ha fatto poeta…
L’amore che con una velenosa freccia
d’oro nella prima gioventù mi ha trafitto
il cuore aprendo una inguaribile ferita,
in cui cresce un cristallo nero dagli orli
aguzzi. Un cristallo, bello e doloroso,
che brilla al bivio dell’anima e del corpo.
E mi indica la strada, per la quale ritorno
di continuo là, da dove veramente non sono
mai partito. Nella città natia e nel tempo
dell’infanzia. Nella preistoria dei miei amori…
L’amore mi ha reso poeta…
L’amore che mi ha dato la forza di non dormire
una notte dopo l’altra, bensì di scrivere nel
diario dell’insonnia migliaia di poesie tristi sulla
vita e, spero, almeno una poesia allegra
sulla morte.

(da La tovaglia di Veronika, 2002 - Traduzione di: Jolka Milič

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IL MERITO DI MOLTI EROISMI È DOVUTO A OCCHI CELESTI

I poeti sanno
che vanno abbattuti solo i pini diritti

ma non smettono
di camminare tranquillamente
e a testa alta
sul campo minato

e svegli e dormienti
procedono
come seguiti dagli sguardi
delle anime amate
che credono nei loro fragili corpi e nelle loro
tenere parole

(da Barbara e il barbaro, Il Narratore, 1995 – Traduzione di Jolka Milič)

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LA FRASE DEL GIORNO
Se sapessi che cosa è accaduto e sta accadendo nel mio Paese e  nel mondo – ha detto una volta – non avrei bisogno di scrivere poesie, di pensare. Vivrei e basta.
JOSIP OSTI




Josip Osti (Sarajevo, 19 marzo 1945 - Tomaj, 27 giugno 2021),​ poeta, scrittore e traduttore sloveno. La sua opera, realizzata nelle lingue della memoria, come chiamava il suo bosniaco di provenienza croata, e negli ultimi anni in sloveno, comprende più di venti raccolte di poesie.


28 giugno 2021

Sulle braci dell’anno


OCTAVIO PAZ

LE ARMI DELL’ESTATE

Ascolta i palpitii dello spazio
i passi della stagione in estro
sulle braci dell'anno

Rumore di ali e crotali
lontani tamburi d'acquazzone
ansia e crepitio della terra
sotto la veste d'insetti e radici

La sete si sveglia e costruisce
le sue grandi gabbie di vetro
ove acqua incatenata è la tua nudità
acqua che canta e si scatena

Con le armi dell'estate
entri nella mia stanza nella mia fronte
a sciogliere il fiume del linguaggio
guardati in queste rapide parole

A poco a poco il giorno brucia
sul paesaggio abolito
la tua ombra è un paese di uccelli
che il sole sperde con un gesto

(da Versante est, 1969)

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Le armi dell’estate sono i sensi: la voce poetica del Nobel messicano Octavio Paz esorta a risvegliarli – è un momento che precede il monsone, Paz era allora diplomatico in India – per giungere a un’estasi del linguaggio, al riconoscimento della poesia stessa.

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GIORGIO DE CHIRICO, "SOLE SUL CAVALLETTO"

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è innamorata dell'istante e cerca di riviverlo nei versi, separandolo così dal tempo sequenziale e trasformandolo in un presente prestabilito.
OCTAVIO PAZ, Lettura per il Nobel, 1990




Octavio Irineo Paz Lozano (Città del Messico, 31 marzo 1914 – 20 aprile 1998),  poeta, scrittore, saggista e diplomatico messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990. La sua poesia è fatta di sperimentazione e anticonformismo, un continuo mettersi in discussione del linguaggio, “lotta continua contro la significazione”.


27 giugno 2021

Stephen Dunn


Il 24 giugno, giorno del suo ottantaduesimo compleanno, è morto in seguito alle complicazioni della malattia di Parkinson il poeta statunitense Stephen Dunn, vincitore nel 2001 del Premio Pulitzer con la raccolta Ore differenti. Le sue poesie-racconto sono state definite “come una conversazione con il tuo amico più intelligente durante un viaggio su una lunga distanza”: si tratta di componimenti che osservano le piccole cose della vita borghese per leggervi le cose più grandi che contengono, alla ricerca di un significato ai passaggi ordinari dell’esistenza. In occasione del Pulitzer disse che considerava tra i suoi ispiratori Robert Frost, Wallace Stevens e Theodore Roethke.

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FOTOGRAFIA © PBS
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L’IMMAGINATA

Se la donna immaginata fa sembrare la donna reale
uno scheletro, a stento esistente, privo
di grazia, intelletto e pulcritudine,
e se tu capisci che la donna immaginata
può solo soddisfare la tua immaginazione, mentre
la donna reale, con tutti i suoi limiti,
spesso ti fa sentire bene,
allora, se lo sai, com’è possibile che la donna immaginata
continui a entrare nel tuo letto, a raggiungerti
per cena, perché la porti sempre
in vacanza mentre la donna reale fa spese
o cerca la via migliore per arrivare al museo?

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UNA PIETRA IN CERCA DI CALORE

Guarda, non è una buona idea
prendermi troppo sul serio.
Mi si conosce per il mio caratteraccio.
Ho avuto mogli e amanti –
credimi, ne so poco di provare
a rimanere intero mentre vivo
una vita divisa. Non mi apro facilmente.
Se vieni da me, vieni da me
sapendolo. Io sono liscio e grigiastro.
Forse la mia anima è di scisto.
Se però non sei ancora dissuasa,
be’, la mia porta è socchiusa. Non mi interessa
se sei in collusione con il vento.
Entra, non c’è nient’altro qui
tranne me e la solitudine.
Non mi dispiacerebbe
esser sminuito una carezza alla volta.

(da Poesia, 293, Maggio 2014 - Traduzione di Patrizio Ceccagnoli)

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Altre poesie di Stephen Dunn sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche al tuo problema più serio poche persone saranno interessate a meno che tu stesso, nell’atto di scrivere la poesia, non scopri qualcosa al riguardo.
STEPHEN DUNN, Poets in Person, episodio 2, 2010




Stephen Dunn (New York, 24 giugno 1939 – Frostburg, Maryland, 24 giugno 2021), poeta e accademico statunitense, vincitore del Premio Pulitzer 2001. La sua poesia-racconto indaga con stile chiaro nelle piccole cose della vita quotidiana alla ricerca di un significato universale.


26 giugno 2021

Di struggente bellezza


BARTOLO CATTAFI

VISITA

Esitò sul filo della soglia
entrò e fece il giro della stanza
si posò in un angolo d’ombra
benché disvelandosi di poco
si vide ch’era
di struggente bellezza.
Mal me ne incolse quando
un fremito percorse le sue ali
preda d’un vento interiore
e foglia fiore vagante farfalla
del mio mondo perduto
volò via.

(da L’aria secca del fuoco, Mondadori, 1972)

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Le poesie di Bartolo Cattafi nel corso degli anni si sono fatte più riflessive, incrostate di visioni oniriche, di  apparizioni oracolari. Il tentativo di superare la finitudine trova la sua grazia nell’effimera espressione, nella fugace manifestazione della bellezza insita nella natura: la farfalla è un messaggero angelico, il messo della “mano lentissima di Dio / venuta in volo da un nido di nebbia”.

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FOTOGRAFIA © ZEROONE/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
Poesia è dunque per me avventura, viaggio, scoperta, vitale reperimento degli idoli della tribù, tentata decifrazione del mondo, cattura e possesso di frammenti del mondo, nuda denuncia del mondo in cui si è uomini, cruento atto esistenziale.
BARTOLO CATTAFI




Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979),  poeta italiano. La sua poesia spazia sui dilemmi esistenziali con sensibilità di diarista, spesso con uno sguardo metafisico dove sono protagonisti il vuoto e la solitudine. Nei suoi versi il tema del viaggio è una costante metafora del vivere.


25 giugno 2021

Nel migrare del proprio intimo


DURS GRÜNBEIN

POESIA METAFISICA

1.

Sempre al tuo fianco il nulla baluginante,
quel muto migrante secondo
che canta sempre un meno – mai un più.
Andando per le piccole città
il vuoto del sottopassaggio, poi la piazza.
Eccoti, ma non ci sei, non ci sei mai stato.
Quando il sole è al culmine, in tutto
si fa la conta: un due tre,
ombra indiscreta, ed è già finita.

2.

Alte colonne d’aria sono i corpi
nei bagliori dell’ardente mezzodì,
e c’è anche il tuo, quello di lei, di lui.
L’ombra li tiene a un lungo guinzaglio
prima che si strappi e loro non si dissolvano.
Non c’è luogo che li conservi. Ma cos’è mai un luogo?
Un preciso punto sull’atlante, un nome annebbiato
dal Cortex, nel migrare
del proprio intimo che non ha mai pace.

3.

Lucore estivo nell’ardente sud,
le città che si svuotano, il centro sgombro
risonante di scricchiolii cartacei
quando la strada è libera e l’asfalto bolle,
è qui che dal rifugio esce il bambino
che era andato perso nelle pause
dei secondi in marcia, nelle crepe dello spazio.
Perduto in giochi a rilento, nel quotidiano
varcare il meridiano.

(da Schiuma di quanti, Einaudi, 2021 – Traduzione di Anna Maria Carpi)

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Poesia metafisica intitola Durs Grünbein e lo è in questa apparentemente casuale ricerca del soprasensibile, di qualcosa che va al di là della pura sensazione, del sole che picchia alto, delle città d’asfalto e di cemento: lo è in quel”migrare dal proprio intimo” all’inseguimento di un’intuizione, di una connessione che si elevi e riesca a fornire la chiave di lettura del momento.

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GIORGIO DE CHIRICO, "PIAZZA D'ITALIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Se la parola è bolle, è momento / e non solo metafora che in un attimo esplode. /
Ogni mandorlo è una schiuma di quanti.
DURS GRÜNBEIN, Schiuma di quanti




Durs GrünbeinDurs Grünbein (Dresda, 9 ottobre 1962), scrittore tedesco, considerato uno dei massimi poeti e saggisti della Germania post-unificazione. Ha studiato teatro presso l'Università Humboldt di Berlino. Dopo aver trascorso un breve periodo a New York, attualmente vive a Roma.


24 giugno 2021

Nei vetri


JACOBO CORTINES

RIFLESSO ALLA FINESTRA

(Autoritratto)

Non sono i rami scuri dell'arancio
né la torre che appare dalle mura
quello che vedo dalla finestra,
ma me stesso nei vetri, pensieroso,
con la penna in mano, senza sapere
chi è quello che guardo e che mi guarda.

(da Lettera di giugno e altre poesie, 1994)

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Ci poniamo domande su chi siamo e dove va la nostra vita, capita talvolta che ci sorprendiamo a pensare al futuro, a quello che sarà di noi. Questa introspezione è anche del poeta spagnolo Jacobo Cortines, che si scopre a osservare se stesso nella finestra che dà sul suo giardino di Armenta, il quartiere sivigliano dove vive: è la città che pulsa oltre i vetri, ma è la condizione umana che si offre alla meditazione.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPERFLARE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia ha molto da dire perché ha una missione morale molto importante nel mondo in cui viviamo.
JACOBO CORTINES, El País, 13 aprile 2005




jacobo_cortinesJacobo Cortines Torres (Lebrija, 1946), poeta, saggista, traduttore, editore, accademico e professore universitario spagnolo. Laureato in Lettere e Filosofia, insegna Letteratura spagnola a Siviglia. Poeta riflessivo, segue la lezione dei classici e soprattutto di Petrarca.


23 giugno 2021

Laura Yasán


La poetessa argentina Laura Yasán, classe 1960, è stata trovata morta dalla figlia il 21 giugno nella sua casa di Buenos Aires. Si sarebbe suicidata. La sua poesia riconosceva l’influenza soprattutto di Alejandra Pizarnik e poi di Juan Gelman, Olga Orozco e Jorge Boccanegra. Scrivere poesie era per lei “un atto di coraggio” e la poesia di conseguenza “un'arma che per essere buona deve essere bellicosa, deve provocare, agitare, maledire”.

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VISITA GUIDATA

È un fallimento che confronta
il desiderio di andare e un luogo che non esiste

io vivo qui

è una linea che non si interrompe mai
è il carrello di una remington che arriva al suo limite
sono la velocità e il punto morto
l’ago elettrico che graffia sulla carta un virgola quattro

io vivo qui

ho sempre muratori che riparano
l’usura brutale dell’attrito
una sfilata di operai che congiungono impalcature
tutto il giorno a sudare sul tetto
mescolando calce e sabbia con le braccia tatuate
con il loro linguaggio sconcio

io vivo qui

sono un’opera in costruzione che si sgretola in permanenza
un subdolo difetto congenito
la vita come un thriller
una montagna russa
meglio che non veniate a farmi visita
chi entra in questa porta girevole non sa come uscirne

io vivo qui

dicono che l’architetto fosse un tipo di classe

(da Trazione a sangue, 2004)

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LA BOCCA DELL’ALBERO

Non si può baciare un albero sulla bocca
devi stringerlo tra le braccia
incollare il petto alla sua corteccia
e leccarlo
leccarlo fino a sanguinare
fino a sentire che l’albero
ti tocca il cuore con il suo richiamo
ti racconta un segreto
con la forma contorta dei suoi rami
storie della sua chioma
ti restituisce il bacio con calma
con leggera indifferenza
sa che te ne vai
che è impossibile
la vita con un albero.
 

(da La chiave Marilyn, 2009)

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è sempre in ebollizione, non può essere altrimenti perché è una trasgressione della grammatica, del linguaggio. La poesia è per il poeta violare tutti i codici e le convenzioni.
LAURA YASÁN, Página 12, 11 febbraio 2008




Laura Yasán (Buenos Aires, 1960 – 21 giugno 2021), poetessa argentina influenzata dalla scrittura di Alejandra Pizarnik. Ha coordinato laboratori di scrittura in penitenziari, case di riposo e istituti minorili esplorando la combinazione di differenti esperienze artistiche con tecniche psicodrammatiche.


22 giugno 2021

Per dormire con te


YU XIUHUA

HO ATTRAVERSATO LA CINA PER DORMIRE CON TE

Ho attraversato la Cina per dormire con te
In pratica non c’è alcuna differenza tra me che dormo con te e tu che dormi con me.
È soltanto la collisione di due corpi: si crea una forza, e sotto vi sbocciano i fiori.
Confondiamo la falsa primavera dei fiori con un nuovo inizio della vita.
In Cina succedono molte cose:
si svegliano i vulcani, si prosciugano i fiumi, si dimenticano prigionieri politici ed esuli,
ovunque il veloce cervo milu e le gru sono nel mirino dei fucili.
Ma io sfido la pioggia di proiettili per dormire con te.
Concentro in un’unica alba infinite notti buie per dormire con te.
Mi frantumo in innumerevoli me stesse e corro per dormire con te.
Potrei essere fuorviata da uno sciame di farfalle,
credere che gli elogi annuncino l’arrivo della primavera,
non riconoscere neppure il luogo da cui vengo, Hengdian.
Eppure, per me, queste sono tutte ottime ragioni perché io dorma con te
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(da Il chiaro di luna riposa sulla mia mano sinistra, 2015)

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Yu Xiuhua è una poetessa cinese che ha gravi problemi a muoversi e a parlare a causa di una paralisi cerebrale che si presentò già alla sua nascita. Iniziò a scrivere poesie a  ventidue anni, con la fatica di stare seduta e di usare con mani tremanti il computer. Nel 2014 ne aveva già raccolte più di duemila, e questa l’anno dopo, tradotta in inglese, le diede fama mondiale. Yu Xiuhua, che vive ritirata in una fattoria dello stato di Hubei, è stata accostata ad Emily Dickinson per quella sua capacità di ritirarsi nel suo mondo interiore.

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LESLIE ALLEN, "DORMENDO FINO A TARDI"

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando ami qualcuno, l’anima si alza, non affonda.
YU XIUHUA




Yu Xiuhua (Zhongxiang, 22 marzo 1976), poetessa cinese. Nata con una paralisi cerebrale che le rende difficile parlare e muoversi, ha raggiunto il successo nel 2015 facendo conoscere su WeChat “Ho attraversato la Cina per dormire con te”. La critica l’ha paragonata a Emily Dickinson per i suoi temi: amore, vita, natura e isolamento,.


21 giugno 2021

Un rovente muro d’orto


EUGENIO MONTALE

MERIGGIARE PALLIDO E ASSORTO

Meriggiare pallido e assorto
presso un rovente muro d’orto,
ascoltare tra i pruni e gli sterpi
schiocchi di merli, frusci di serpi.

Nelle crepe del suolo o su la veccia
spiar le file di rosse formiche
ch’ora si rompono ed ora s’intrecciano
a sommo di minuscole biche.

Osservare tra frondi il palpitare
lontano di scaglie di mare
mentre si levano tremuli scricchi
di cicale dai calvi picchi.

E andando nel sole che abbaglia
sentire con triste meraviglia
com’è tutta la vita e il suo travaglio
in questo seguitare una muraglia
che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.

(da Ossi di seppia, Gobetti, 1925)


Spulciando l’archivio delle poesie pubblicate mi ha meravigliato l’assenza di "Meriggiare pallido e assorto” di Eugenio Montale, testo che ben si addice a celebrare l’arrivo astronomico dell’estate con il solstizio alle 5.32 di oggi.

C’è tutto Montale: c’è l’isolamento della muraglia, invalicabile addirittura, visti quei pezzi di vetro posti alla sua sommità per impedire lo scavalcamento – offendicula si indicano con termine legale e sono leciti, anche se molto meno diffusi di un tempo; c’è la convinzione che la vita sia un “travaglio”, e non a caso il poeta sottolinea l’aridità del luogo, tra serpi e rovi, tra formiche rosse e il sole a picco. Rimane tuttavia il baluginare della speranza, quel mare di Liguria che luccica lontano, intravisto tra il fogliame.

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ANTONIN SLAVICEK, "MURO DEL GIARDINO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Portami tu la pianta che conduce / dove sorgono bionde trasparenze / e vapora la vita quale essenza; / portami il girasole impazzito di luce.
EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


20 giugno 2021

La domenica


JOAN MARAGALL

DOMENICA

Chi non ha alla finestra
due vasi di fiori gemelli
un uccello in gabbia,
e un cuore innamorato,
non sa cos’è la felicità
né potrà mai saperlo.
E in fede ti dico che è una bella cosa
la domenica, al risveglio,
veder la rugiada sui fiori,
sentire l’uccello cantare
e avere da passare con l’amata,
un giorno di festa:
con l’amata che aspetta
affacciata alla finestra
con il vestito della domenica
quello con i colori chiari.

(da Les disperses, 1904)

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La domenica ha – o almeno aveva un tempo,  prima della globalizzazione, dell’industrializzazione e delle liberalizzazioni – un gusto particolare, diverso da quello degli altri giorni. È quel gusto del riposo, di pace e tranquillità, del poter incontrare i propri affetti e rimanere con loro tutta la giornata che coglie il poeta catalano Joan Maragall, quel gusto che ha il sapore della felicità.

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JULIE FORD OLIVER, "FIORI ALLA FINESTRA"

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LA FRASE DEL GIORNO
La domenica vien dopo sei giorni. E è per questo che la chiamano festa.
SILVIO D’ARZO, Racconti




Joan Maragall i Gorina (Barcellona, 10 ottobre 1860 –  20 dicembre 1911), poeta e scrittore catalano. Fautore dell'indipendenza della Catalogna, criticò aspramente la Spagna come arretrata e tradizionalista rispetto al resto d’Europa. La sua prosa è in spagnolo, le sue poesie sono in catalano, così come le traduzioni da Omero, Pindaro, Goethe e Novalis.


19 giugno 2021

Fili di fosforo e luna


FEDERICO GARCÍA LORCA

IL CANTO VUOLE ESSERE LUCE

Il canto vuole essere luce.
Nel buio il canto ha
fili di fosforo e luna.
La luce non sa  cosa vuole.
Nei suoi contorni di opale,
incontra se stessa,
e va via.

(da Libro di poesie, 1921 – Traduzione di Claudio Rendina)

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La visione poetica di Federico García Lorca si esprime in questi versi in cui la luce è una spirale cui la poesia tende: l’aspirazione di emergere dall’oscurità, di rendersi visibile, di lasciar fuoruscire tutta quell’energia potenziale che essa imprigiona, di consentire alla propria autocoscienza di manifestarsi liberamente e al proprio segno vitale di sprigionare la propria incandescente potenza.

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FOTOGRAFIA © VENU GOPAL/PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
Così il miele dell'uomo è la poesia / che sgorga dal suo cuore dolente, / da un favo con la cera del ricordo / formato dall'ape più segreta.
FEDERICO GARCÍA LORCA, Libro di poesie




Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936), poeta e drammaturgo spagnolo). Voce tra le più originali del Novecento spagnolo, amico di Salvador Dalí e Luis Buñuel, partecipò ai vari tentativi modernisti, specialmente impressionisti. Morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti.


18 giugno 2021

Saadi Youssef


Il poeta iracheno Saadi Youssef è morto lo scorso 13 giugno all’età di 87 anni. Tra i massimi esponenti della poesia araba contemporanea, aveva fatto dell’esilio il tema ricorrente nei suoi versi. Viveva infatti a Londra dopo essere transitato in Siria, Libano e a Cipro dal 1979, anno in cui lasciò Bassora all’avvento del regime di Saddam Hussein. La sua è poesia segnata dallo sradicamento, ancora più dolorosa perché drammaticamente marcata dal distacco dagli antenati e dalla loro terra primordiale: vi rientrano naturalmente le persecuzioni politiche e la crudele sofferenza portata dalle guerre. Tra le sue opere spiccano una serie di poemetti dedicati ai poeti arabi e delle toccanti liriche sulla guerra civile libanese.

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FOTOGRAFIA © YAFFA (WHISTLING IN THE DARK)/FLICKR

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SONATA A SOLO PER LIUTO

1.

L’orologio batté il decimo rintocco
batté le dieci l’orologio
scoccarono le dieci.
Oltre il campanile della chiesa una stella brillò e scomparve
un usignolo si dileguò tra i pini
nel verde miraggio della notte.
Entra nella mia casa ragazza
la casa è il mio santuario.
La chiesa è chiusa
i lumi spenti
i tovaglioli umidi di bevande.

2.

Nel sentiero del giardino
tacciono l’acqua, le foglie secche
e le ombre profonde.
Nel sentiero del giardino
non hanno cantato i passeri
il torrente sussurrante
non ha cantato per il giardino…
O Dio delle sillabe sommerse
dov’è, dov’è l’assonnata vibrazione dell’eco.
La sua mano nella mia
il giardino nel mio petto.

(da I giardini dell’oblio, De Angelis, 2015 – Traduzione di Fawzi El Delmi)

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche se le nostre vite sono davvero troppo difficili, nell'arte io rispetto questo messaggio fondamentale di sopravvivenza, dell'arte per l'aria fresca, della poesia come antidoto alle tenebre, ai momenti difficili della nostra vita.
SAADI YOUSSEF




Saadi Youssef (Abu-al-Khaseeb, 1934 – Londra, 13 giugno 2021), poeta e scrittore iracheno. In esilio dopo il golpe di Saddam Hussein del 1979, si stabilì a Londra. Le sue poesie trattano dell’esilio, della nostalgia della patria avita, della crudeltà della guerra e delle persecuzioni politiche.


17 giugno 2021

Da lontano


TED KOOSER

ANNI DOPO

Oggi, da lontano, ti ho vista
andare via, e senza far rumore
il lato scintillante di un ghiacciaio
è scivolato in mare. Un’antica quercia
è caduta nelle Cumberlands, tenendo solo
una manciata di foglie, e una vecchia
che spargeva mais ai suoi polli ha alzato lo sguardo
per un istante. Dall’altra parte
della galassia, una stella trentacinque volte
più grande della nostra è esplosa
ed è scomparsa, lasciando una macchia verde
sulla retina dell’astronomo
che si trovava sulla grande cupola aperta
del mio cuore senza nessuno a cui dirlo.

(da Piaceri e ombre, 2004)

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Il poeta statunitense Ted Kooser esprime tutta la drammaticità di un’assenza con una serie di metafore che costituiscono le conseguenze di quel momento in cui rivede una donna che un tempo ha amato. Di questa poesia, Kooser ha affermato: “Volevo mostrare ai miei lettori come ci sente a vedere, da lontano, una persona che un tempo si è amata, ma non volevo dichiararmi subito e dire qualcosa come «Vederla mi ha davvero scosso». Invece, ho sviluppato una serie di dettagli per trasmettere l’emozione”.

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DIPINTO DI LAURA LEE ZANGHETTI

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LA FRASE DEL GIORNO
Ci sono poesie che ci commuovono immediatamente, ci commuovono emotivamente. E non abbiamo bisogno di sapere esattamente perché ciò accade.
TED KOOSER




Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939) è un poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il Midwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


16 giugno 2021

Le mani piene di te


JULIO CORTÁZAR

RESTITUZIONE

Se della tua bocca non so che la tua voce
E dei tuoi seni solo il verde o l'arancione delle tue bluse,
come posso avere la presunzione di avere di te
più della grazia di un'ombra che passa sull'acqua.
Nella memoria porto gesti, la moina
che tanto felice mi faceva, e questo modo
di restartene in te stessa, con il curvo
riposo di un'immagine d’avorio.
Non è gran cosa questo tutto che mi resta.
In più opinioni, collere, teorie,
nomi di fratelli e sorelle,
l'indirizzo postale e il numero del telefono,
cinque fotografie, un profumo di capelli,
una pressione di mani piccole fra le quali nessuno direbbe
che mi si nasconde il mondo.
Questo tutto me lo porto senza sforzo, perdendolo poco a poco.
Non inventerò l'inutile menzogna della perpetuità,
meglio passare i ponti con le mani
piene di te,
tirando via a piccoli pezzi il mio ricordo.
Dandolo alle colombe, ai fedeli
passeri, che ti mangino fra canti, arruffio e svolazzi.

(da Pameos y Meopas, 1971 – Traduzione di Gianni Toti)

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Il poeta argentino Julio Cortázar intellettualizza il percorso amoroso quando lo analizza nelle sue poesie: in questo caso la soluzione per chiudere con l’amore è quella di farne a pezzi i ricordi e gettarli ai passeri come briciole. Ma non funzionerà: “A volte torni nel pomeriggio quando leggo / cose rassicuranti: notiziari, / il dollaro e la sterlina, i dibattiti / delle Nazioni Unite. Mi sembra / che la tua mano mi scompigli i capelli”.


FOTOGRAFIA © DAN MOUNTFORD

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cos'è il ricordo se non il linguaggio dei sentimenti, un dizionario di volti e giorni e profumi che ritornano come verbi e aggettivi nel discorso?
JULIO CORTÁZAR, Rayhuela




Julio Cortázar, all'anagrafe Julio Florencio Cortázar Descotte (Ixelles, Belgio, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984), scrittore, poeta, critico letterario, saggista e drammaturgo argentino naturalizzato francese, maestro del racconto, particolarmente attivo nei generi del fantastico, della metafisica, del mistero.


15 giugno 2021

Una rosa rossa


ROBERT BURNS

UNA ROSA ROSSA ROSSA

Il mio amore è una rosa rossa rossa
sbocciata in giugno da poco
il mio amore è una canzone
dal dolce dolce suono.

Tu sei bella, mia bella
ed io così innamorato
che ti amerò sempre
finché seccheranno i mari

Finché i mari seccheranno
e le rocce si scioglieranno al sole
ti amerò sempre sempre cara
finché scorrono le sabbie della vita.

E addio addio mio unico amore
addio per un momento
io tornerò, sai, amore
anche da lontano centomila miglia.

(A red, red rose, da Una selezione di canti scozzesi, 1794)

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Una famosa dichiarazione d’amore tratta da un’antica canzone scozzese ascoltata durante un viaggio in campagna: il poeta preromantico Robert Burns usa la metafora della rosa per esprimere la freschezza, la bellezza e l’intensità del suo sentimento. Contemporaneamente esprime la forza e la tenacia di questo amore, capace di resistere al tempo e ai suoi cataclismi e soprattutto alla distanza.

La poesia, musicata sin da subito da Pietro Urbani, fu cantata anche sull’aria di Major Graham di Niel Gow e di Wishaw’s Favourite di William Marshall, ma ebbe successo in particolare quando nel 1821 Robert Archibald Smith la adattò all’aria di Low down in the broom. Robert Schumann la tradusse in tedesco. Carly Simon nel 1969 ed Eva Cassidy nel 2008 la resero popolare ai giorni nostri. Bob Dylan la indicò come principale fonte della sua ispirazione.

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JOHN WILLIAM GODWARD, "UNA ROSA ROSSA ROSSA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma vederla era amarla / Amar lei sola, e per sempre.
ROBERT BURNS




Robert Burns (Alloway, 25 gennaio 1759 – Dumfries, 21 luglio 1796), poeta e compositore scozzese. È tra i migliori poeti dialettali scozzesi; scrisse poemetti, ballate e canzoni, rivelando un'appassionata e fresca ispirazione che raramente cede al sentimentalismo.


14 giugno 2021

Inseguendo i ricordi


RAMIRO FONTE

LA ROSA

Il fiore che posavi
sul vertice acuto dei tuoi giorni
che erano anche i miei – se me lo concedi -
ed era un rischio ardito, piuttosto dolce,
lasciarlo lì, evocarlo
attraverso la canzone del solitario
o le grandi sconfitte: il fiore

da te accostato
alla trepida frontiera del tuo seno
con il terribile, con ciò che è lontano,
con ciò che cade al di là dei nostri sogni,
seccò durante cento albe gelate;
dalle sue generi germogliò un’unica rosa.

Quel tempo era triste, certo.
Pioveva molto sui goffi calendari
sui giovedì, sui maglioni larghi;
sulle pallide settimane di un amore,
e noi, fuggiaschi
da ogni desiderio,
macchiavamo i colori dei ritratti
con gesti schivi, con sguardi
avidi di un’incerta partenza,
Quel tempo era bello perché avevamo le rose.

A volte ci sorprendiamo
inseguendo i ricordi come talora prova
un marinaio cieco con i suoi occhi
l’illusione di una luce che viene dal mare,
e torniamo lì per cadere di nuovo,
per lasciar partire quei treni
che squarciano l’alba perché vogliono
altre città incontaminate, un posto senza nome;
per regalare a questa notte ciò che non merita
la moneta d’oro strofinata
dalla rara amicizia che suscitano i versi.

Non dobbiamo lasciare che il vento dell’empietà
abbatta la torre dell’innocenza
o che non bruci il volo un angelo oscuro
versato sulle anime.

Perché siamo certi
che per soffocare ancora la giovinezza
servono mani pulite e acqua chiara,
e sapere che distruggiamo un giardino
e qualche primavera, che perdiamo
forse un po’ di vita
per tornare alla vita e incontrarci,
ma non i ricordi o la rosa.

(da Addio nord, 1991)

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“La memoria è come l’acqua, ci sfugge di mano” disse il poeta galiziano Ramiro Fonte in un’intervista a La Voz de Galicia: questa poesia lo certifica, testimonia la ricostruzione lacunosa dei ricordi, frammentaria, rimessa insieme come un puzzle tessera dopo tessera, con la consapevolezza che tutto il lavoro potrebbe alla fine non essere come volevamo e che potrebbe addirittura ferirci.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
L'uomo, tra molte altre considerazioni, è un essere legato alla memoria che ha bisogno di creare ricordi per dare valore alla sua vita.
RAMIRO FONTE, La Voz de Galicia, 16 dicembre 2007




Ramiro Fonte Crespo (Pontedeume, 1957 – Barcellona, 11 ottobre 2008), poeta, scrittore, saggista e critico letterario spagnolo di lingua galiziana. Laureato in Lettere e Filosofia e professore di Lingua e Letteratura Galiziana, appartenne alla Xeración dos 80. Fu uno dei fondatori del collettivo poetico Cravo Fondo.


13 giugno 2021

L’ultimo velo


ALAÍDE FOPPA

LE PAROLE, III

Mi nascondo
nelle parole
per coprire
la mia nudità?
O piuttosto
mi spogliano
strato dopo strato,
fino a raggiungere
l'ultimo velo che mi nasconde.

(da Le parole e il tempo, 1979)

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La poesia è un vestito che copre il poeta, un paravento dietro il quale si nasconde? O non è piuttosto un vestito o una maschera che si toglie per mostrare la nudità della sua anima, la rete di emozioni e sentimenti che lo compongono? È un dilemma di tutti i poeti, anche della guatemalteca Alaíde Foppa..


DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia] Nascosta / tra le parole / rivela a volte / il suo bagliore fugace / a chi fedelmente / la aspetta.
ALAÍDE FOPPA, Le parole e il tempo




Alaíde Foppa Falla (Barcellona, Spagna, 22 marzo 1914 – Città del Guatemala, 19 dicembre 1980),  poetessa, scrittrice e traduttrice guatemalteca. Esule in Messico, vi fondò la rivista femminista Fem. Tornata in Guatemala per rinnovare il passaporto dopo l’assassinio del figlio, guerrigliero nella EGP, fu rapita in pieno giorno dai corpi paramilitari e presumibilmente assassinata.


12 giugno 2021

La terra promessa


CLARIBEL ALEGRÍA

ARS POETICA

Io,
poetessa di mestiere,
condannata tante volte
a essere corvo
non mi cambierei mai
con la Venere di Milo:
mentre lei regna sul Louvre
e muore di noia
e si impolvera
io scopro il sole
ogni giorno
e tra valli
vulcani
e bottini di guerra
intravedo la terra promessa.

(da Fughe, 1993)

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Non la fama, non la bellezza, non il potere: nulla di tutto ciò vale per la poetessa nicaraguense Claribel Alegría: ciò che davvero conta è la possibilità di abbandonarsi alla poesia, di penetrare con i suoi strumenti la maglia spessa del reale per riuscire a scorgere per un attimo il mondo misterioso che nasconde.


ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è per me qualcosa di sacro. Essere un poeta è molto difficile. Devi ascoltarne la voce, seguirla. Non mettere mai la poesia al servizio di qualcosa.
CLARIBEL ALEGRÍA




Claribel Isabel Alegría Vides (Estelí, 12 maggio 1924 – Managua, 25 gennaio 2018), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense considerata con la connazionale Gioconda Belli la maggiore esponente della Letteratura del Centro America.


11 giugno 2021

La parola esatta


JOSÉ WATANABE

I VERSI CHE CANCELLO

Le parole non ci riflettono come specchi, esattamente,
ma lo vorrei.
Scrivo con una domanda ossessiva nelle orecchie:
è questa la parola esatta o è il tranello di un’altra
che verrà
                  non più bella ma più speculare?
Per questa incertezza
cancello,
tutta la notte cancello, e nello specchio davanti al quale insisto
resta solo una figura sfocata, incompleta, sventurata.
È come se si compisse la minaccia sibillina
della madre
al figlio che si stava scoprendo, curioso,
nella sua immagine:
“Ti guardi così tanto nello specchio
che un giorno finirai con il non vederti più”.
I versi che irrefrenabile cancello
        si prenderanno sempre la mia poesia.

(da Il fuso della parola, 1989)

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Jorge Luis Borges, uno che di specchi se ne intendeva non poco, scrisse: “Non senza una certa logica amarezza / penso che le parole essenziali / che mi esprimono sono in quelle pagine / che non sanno chi sono io, non in quelle che ho scritto”. È un po’ anche l’essenza di questi versi del poeta peruviano José Watanabe sulla costruzione della parola poetica,  sulla consonanza tra senso e significato per un uomo in profonda crisi: “Di notte piangevo pensando di aver deciso di fare il poeta, lasciando gli studi, tutto, e improvvisamente non avevo più il linguaggio. Quando uno è depresso pensa che la depressione non passerà mai, tende a pensare che questo stato non passerà mai, e io piangevo, è come se da pittore fossi rimasto senza mani”.

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KATHLEEN STEEGMANS, "UOMO ALLO SPECCHIO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Chiunque scrive si chiede perché scrive, cosa lo motiva, cos'è veramente, in sostanza, poesia. E mi sono posto questa domanda e ho cercato di dare diverse risposte, ma se devo sceglierne una, è questa: Bandiere nella nebbia, dove la realtà si apre all'improvviso – come se ci fosse una fessura nella realtà - e tu vedi che c'è qualcosa lì, c'è un messaggio, qualcuno che vuole dirci qualcosa.
JOSÉ WATANABE, La Primera, Gennaio 2007




José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


10 giugno 2021

Raddrizzare qualche stortura


NATHAN ZACH

DEVO RASSEGNARMI A NON POTERE, QUI

Devo rassegnarmi a non potere, qui,
raddrizzare nulla. I giorni distorceranno

quanto e come vorranno. Uomini, ed io fra loro,
ameranno. Ti ho forse più amata
perché volevo raddrizzare
qualche stortura, redimere

ciò che non venni a redimere?
E non me ne vado ancora.
E certamente non finisce qui.

(da Sento cadere qualcosa, Einaudi, 2009 – Traduzione di Ariel Rathaus)

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“Zach è un romantico che si dissimula, che capovolge l'emozione nel suo parodistico contrario” scrive il traduttore e curatore della raccolta Sento cadere qualcosa. È vero: il poeta israeliano Nathan Zach finge di non combattere contro l’ineluttabile, si vuole dimostrare fatalista, ma alla fine si erge ancora a baluardo, continua nella sua forse inutile battaglia.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è parole, né un’azione / Che culmini in fatti, ed è una difficile cosa / E tu non puoi misurarla se non con la tua propria misura.
NATAN ZACH, Sento cadere qualcosa




Natan Zach (Berlino, 13 dicembre, 1930 – Ramat Gan, 6 novembre 2020), scrittore israeliano. Nato da padre tedesco e madre italiana, emigrò ad Haifa al loro seguito nel 1936. Durante la guerra arabo-israeliana del 1948 prestò servizio nelle forze di difesa israeliane come impiegato del servizio informazioni. È considerato come uno dei più importanti innovatori della poesia ebraica del ‘900.


9 giugno 2021

Di stella in stella


ANISE KOLTZ

AVANZO SENZA RETE

Avanzo senza rete
di stella in stella
attraversando i buchi neri
salto dalle lune ai soli

Ondeggio ai bordi
della terra
già non le appartengo più

Poiché questa poesia è una bugia
ha il diritto di essere bella

(da Il portatore d’ombra, 2001)

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Vivo nella fraternità / delle stelle // È soltanto ai solitari / che l’universo /spalanca le sue porte”: la poetessa lussemburghese Anise Koltz è già fuori dal mondo, il suo sguardo viene da galassie lontane, viaggia alla velocità della luce come un’astronave fantascientifica e capta la poesia. Ma questo mondo interpretato dall’immaginazione sarà vero?

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DOLORES HABERKORN, "ACROBATA"
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LA FRASE DEL GIORNO
In questo mondo / privo di senso / il linguaggio è il nostro unico rifugio.
ANISE KOLTZ, Sonnambula del giorno




Anise Koltz (Eich, 12 giugno 1928), poetessa lussemburghese. Di origini ceche, tedesche, inglesi e belghe, iniziò a pubblicare in tedesco per poi divenire una delle principali scrittrici in lingua francese. Al suo attivo ha anche dei racconti per bambini e numerose traduzioni.


8 giugno 2021

Senza esserci amati


FERNANDO PESSOA

NEERA, PASSEGGIAMO INSIEME

Neera, passeggiamo insieme
solo per un ricordo nostro…
e quando invecchieremo
e neppure gli Dèi potranno
riaccenderci le guance
e ringiovanire i colli,
accanto al fuoco, ricordiamo,
colmi di dolore
per il filo spezzato,
ricordiamo, Neera,
che un giorno è passato
senza esserci amati…

12.6.1914

(Neera, passeemos juntos, da Un’affollata solitudine, Rizzoli, 2015 - Trad. di Piero Ceccucci)

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Ricardo Reis, uno degli eteronimi di Fernando Pessoa, è la personalità oraziana e neoclassica del poeta portoghese: perora la causa epicurea e stoica, teorizza la ricerca del minimo dolore possibile in una sorta di fatalismo che vive del momento: “Son placide / tutte le ore che noi perdiamo, / se nel perderle, / come in un vaso, mettiamo i fiori”.

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TIM GILLILAND, "COPPIA CHE PASSEGGIA SU UNA SPIAGGIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
E, alla fine, arrivano sempre i ricordi, con le loro nostalgie e la loro speranza, e un sorriso di magia alla finestra del mondo, quello che vorremmo, bussando alla porta di quello che siamo.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell'inquietudine




Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935),  poeta, scrittore e aforista portoghese, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, diede l’avvio al Modernismo nel suo paese. In poesia si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi, ognuno con un suo stile.



7 giugno 2021

I giorni non sono frecce


NOÉ JITRIK

FRECCE

a Leopoldo Marechal

I giorni non sono
- mi sembra -
frecce
come diceva un poeta
amato
e perduto
quando tutto faceva credere
che avremmo condiviso
un tavolino di caffè
un po’ di chiacchiere
dichiarative
e amichevoli
i giorni sono
un ammiccare di occhi
stupiti
uno stare
tra due attese
mattino e notte
notte e mattino.

(da Calcolo errato, 2009)

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Il poeta citato da Noé Jitrik che diceva che i giorni sono frecce è il Leopoldo Marechal (1900-1970) cui i versi sono dedicati: peronista, alla caduta di Perón, subì l’ostracismo della dittatura militare di Revolución Libertadora subentratagli. Pur appartenendo a un versante politico opposto, Jitrik, che fu esule in Messico negli Anni ‘70, rimpiange il mancato incontro che avrebbe potuto avere con Marechal, scrittore apprezzato anche da Julio Cortázar. Avrebbero potuto parlare anche dell’essenza dei giorni, che se per l’uno “aprono il loro abbecedario irrimediabile”, per l’altro sono solo una sosta tra due attese.

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DIPINTO DI FABIAN PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse la luce / toglie dagli occhi della gente / la luce che vi era nascosta.
NOÉ JITRIK, Calcolo errato




Noé Jitrik (Rivera, 23 gennaio 1928), poeta, critico letterario e scrittore argentino. Docente universitario, si trasferì nel 1966 in Francia e nel 1974 in Messico, dove rimase esule ai tempi della dittatura argentina. Tornato in patria, diresse la rivista di semiotica sYc.


6 giugno 2021

Friederike Mayröcker


La poetessa austriaca Friederike Mayröcker è morta venerdì scorso a Vienna. Era nata il 20 dicembre del 1924 ed era stata fino al 1977 insegnante di inglese. Pubblicò i suoi primi versi sulla rivista d’avanguardia Plan a 15 anni. In un primo momento influenzata dal surrealismo, si dedicò in seguito alla ricerca del linguaggio della Wiener Gruppe aderendo alla neo-avanguardia che teorizzava una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica. Anche da questi estremismi però prese lentamente le distanze, tornando a un linguaggio più tradizionale. Descrisse così il suo metodo di scrittura: “Vivo per immagini. Vedo tutto per immagini, tutto il mio passato, i ricordi sono immagini. Trasformo le immagini in linguaggio arrampicandomi sull'immagine. Ci cammino dentro finché non diventa linguaggio”. FemBio, database che pubblica la biografia di donne famose, ne valuta così la poesia: “I suoi testi sfidano l'accesso razionale, sono una rete poetica, spesso malinconica, sono sogni che ci incantano - e ci liberano”.

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FOTOGRAFIA © FRANZ JOHANNES MORGENBESSER

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ORTENSIA ROSSO CHIARO E

Ortensia rosso chiaro e
un vento ininterrotto
il ligustro profuma
le mie finestre hanno tende
di lance
su nel biancore: Claude Debussy azzurra cicala
travature spaccate
le fragole fioriscono

(da Tod durch Musen, 1966 – Traduzione di Sara Barni)

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COME TI CHIAMO

come ti chiamo
quando ti penso
e tu non ci sei:

mia fragolina di bosco
mia lucertola di zucchero
mio cartoccio di consolazione
mio baco di seta
mio scaccia paure
mia Aurelia
mio fiore di ghiaia
mio bimbo appisolato
mia mano mattutina
mio dimentica tutto
mia croce dalla finestra
mio nascondi luna
mia bacchetta d'argento
mio raggio di sera
mio filo di sole
mia lepre con proboscide
mia testa di cervo
mia zampa di lepre
mia rana di rampa
mia ghirlanda di luci
mio ladro di primavere
mio ronzino tremolante
mia chiocciola d'argento
mio calamaio mio
mia volpe scopa
mio taglia boschi
mio sradica tempeste
mio guarda orsi
mio squaderna denti
mio orecchio di cavallo
mio albero del Prater
mio ricciolo di corno
mia borsa di scimmia
mia svolta d'inverno
mio carciofino mio
mia mezza notte
il mio conto alla rovescia

(da capo!)

(da Tod durch Musen, 1966 - Traduzione di Sara Barni)

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ATTRAVERSO MOLTE MASCHERE

Attraverso molte maschere
noi guardiamo
la bellezza del mondo:
silenzioso è il pendolo della luna
si ripete il giro del sole
oh Sirio oh mandorlo e astro:
ancora hanno vita tutti quelli che amiamo.

(da In langsamen Blitzen, 1974 - Traduzione di Sara Barni)



di Friederike Mayröcker sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Penso linguaggio.
FRIEDERIKE MAYRÖCKER




Friederike Mayröcker (Vienna, 20 dicembre 1924 – 4 giugno 2021), poetessa austriaca. Dapprima influenzata dal surrealismo, ha accolto in seguito la problematica del linguaggio promossa da Wittgenstein e dalla scuola viennese, giungendo a una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica.