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lunedì 29 giugno 2026

Centenario di Jorge Enrique Adoum


La poetica di Jorge Enrique Adoum, poeta ecuadoriano di origini libanesi nato ad Ambado il 29 giugno di cento anni fa,  è una combinazione di impegno politico,  sperimentalismo linguistico e sradicamento esistenziale. Non pratica il lirismo tradizionale ma si manifesta in una poesia documentaria, spezzata e profondamente umana: se la patria è ricordata come una terra di dolore, solitudine e promesse infrante, con il peso della distanza e l'impossibilità dell'esule di integrarsi, il sentimento amoroso invece si scontra costantemente con la durezza del mondo esterno, della politica e dei doveri quotidiani e la felicità di coppia è fragile, clandestina e perennemente assediata dal tempo e dal senso di colpa sociale.

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RITORNO FUGACE

La cucina era ancora sporca
di farina e preghiere; la nutrice
rimboccava le coperte al fantasma della notte,
cercando le rotte delle navi
che avrebbero riportato indietro un vagabondo.

Le immagini erano svanite,
i rumori invecchiati. Nei grandi vasi,
l'eco di voci familiari ripeteva
il conteggio del denaro. Parlavano
di recenti adulteri, di investimenti.

«Fuori c'è un giorno di luce, di
pace umana e di mele. Ci sono canti e
una moltitudine avanza, vive e cresce. A loro
appartiene il regno del futuro. Chi è degno
ora, lo sarà quel giorno e sarà amato.
So che ore sono, qual è il mio nome, dove
sto andando, pieno di orgoglio e di novità.
E non starò a lungo tra voi».

Non ci fu alcun sacrificio di vino o di agnello.
La madre, tra due lacrime severe,
mi parlò per il mio bene, mi mostrò gentilmente
la strada giusta, mi chiese se avessi un altro cappello.
Ma mio fratello, quello che costruiva
flauti sottili per accompagnare i canti dei seminatori
e che ancora temeva la durezza della sua eredità
e lo sguardo sacerdotale del gufo,
non riusciva a dormire.

                                    "Voglio meritare
l'amore che hai visto. Quando
arriverà la felicità?"
                                    "Domani."

E corremmo, come due fuggitivi, verso
la dura riva dove le stelle si dissolvevano.
I pescatori ci raccontarono
di continue vittorie nelle province vicine.
E ci bagnò i piedi la spuma dell'alba,
piena delle nostre radici e del mondo.

(da "Appunti del figliol prodigo", 1953)

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IT WAS THE LARK, INSETTO, NO NIGHTINGALE

Non è facile innestarmi su di te, mia carissima.
Mi rendo conto che era una risata, non un colpo di tosse,
quello che ti ho detto, e devo disincantare le cose
che ho messo nel tuo silenzio, e lasciare le tue bocche
e lasciarti, mezza sola, logorata dai miei peli.
È il giorno consueto, ne conosco la censura.
Sembrerebbe che l'acqua usata delle lacrime sia traboccata
da occhiali, bauli, cantine, per colpa mia,
che tutte le guerre che pascolano legate
galopperebbero via a mangiare, solo perché
ho dimenticato di soffrire la notte scorsa, ed ero la sentinella,
o ero tornato indietro, trascurando la terra.

Non è facile essere felici: prima di tutto, non ce lo permettono,
e, chissà, sarà anche la mancanza di abitudine
o forse dobbiamo imparare, ma come, esiliati.

Ho portato l'amore in quella stanza imbronciata,
in questa solida solitudine che devo mettere da parte
perché non possiamo più starci entrambi contemporaneamente,
ma sembra che dovrò sopportare tutto questo per tutta la vita,
mettermi in fila nel mondo, aspettare che gli altri
prima si sposino, mangino o si occupino dei loro affari,
per iniziare a vivere senza sentirmi in colpa,
commutando il mio dolore di sopportare al tuo fianco.

* "Era l'allodola, l'araldo del mattino, non l'usignolo"
dalla scena quinta dell'atto terzo di Romeo e Giulietta, di Shakespeare.

(da I left with your name across the land, 1964)

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Altre poesie di Jorge Enrique Adoum sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

A volte sono felice, ma poi spunta l'alba...
JORGE ENRIQUE ADOUM, L'amore disinterrato e altre poesie

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adoumJorge Enrique Adoum (Ambato, 29 giugno 1926 – Quito, 3 luglio, 2009), poeta ecuadoriano di origini libanesi, scrittore, politico e diplomatico, fu uno dei maggiori esponenti della poesia latino americana. La sua è poesia, ottenuta con la manipolazione del linguaggio, è di impegno politico ma anche di sradicamento esistenziale.


sabato 6 giugno 2026

Una medusa dell’aria


JORGE CARRERA ANDRADE

DIARIO DEL PARACADUTISTA

Ho incontrato solo due uccelli e il vento,
le nuvole con le loro mappe arrotolate
e alcuni fiori di fumo che si schiudevano, cercandomi
durante il celeste viaggio verticale.
              
Perché vengo dal cielo
come nelle profezie e negli inni,
emissario dall'alto, con la mia uniforme di foglie,
la mia scorta di vite e di morti.
              
Dal cielo discendo come il giorno.
Inumidisco gli occhi
di coloro che mi attendono: ho seguito
il sentiero della luce e della pioggia.
              
Buon cespuglio, proteggimi.
Di', terra, al tuo solco umido di accogliermi,
e a quel tronco caduto
di insegnarmi il calore, la forma inerte.
              
Eccomi, contadini europei!
Vengo nel nome del pane, delle madri del mondo,
di tutto il candore massacrato:
l'airone, il giglio, l'agnello, la neve.
              
Danno forza al mio braccio città in rovina,
famiglie mutilate, disperse per la terra,
bambini e campi biondi che vivono, da anni,
secoli di notte e sangue.
              
Contadini del mondo: sono disceso dal cielo
come un'ombrello bianco o una medusa dell'aria.
Porto fulmini nascosti o una scorta di morti,
ma porto anche raccolti futuri.
              
Porto il raccolto pacifico senza soldati,
le finestre di nuovo illuminate, inseguendo
la notte per sempre sconfitta.
Sono il nuovo angelo di questo secolo.
              
Cittadino dell'aria e delle nuvole,
possiedo tuttavia un sangue terreno
che conosce la strada che entra in ogni dimora,
la strada che scorre sotto i carri,
              
le acque che fingono di essere le stesse
già passate,
la terra degli animali e della verdura con le lacrime
dove accenderò il giorno con le mie mani.

(da Canto alle fortezze volanti, 1945)

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Il 6 giugno 1944, passato alla storia come il D-Day, iniziò l'offensiva alleata per liberare l'Europa dall'oppressione nazista. Il poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade trasfigura in chiave lirica l'evento storico, volgendo il suo sguardo su un paracadutista, uno di quelli che diedero inizio all'attacco, lanciati sui villaggi della Normandia per costituire una testa di ponte sul territorio. Il liberatore porta sì strumenti di guerra, e sembra quasi scusarsi, ma necessari per garantire il futuro.

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FOTOGRAFIA © HISTORY ON THE NET

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di anno in anno, vengo a sapere altri particolari interessanti e curiosi sul D-Day. Tutte le fonti sono concordi su un punto: non c'è uomo al mondo, a qualsiasi nazione egli appartenga, che non riconosca e rispetti il coraggio sovrumano mostrato in quel giorno.
CORNELIUS RYAN, Quel giorno che sbarcarono in Normandia

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America Latina del Novecento. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


martedì 4 aprile 2023

I salici


JORGE CARRERA ANDRADE

GLI AMICI DEL VIALE

I salici sono buoni amici
nel viale solitario
tremano, ricordano e sono tristi
come anime di fronte alla sconfitta.
              
Cupi sfiorano l'acqua
con le stesse sfumature di verde,
e il cuore va come un uccello
verso la loro dolente esilità.
              
Hanno il suono di piedi di seta
sull'acqua attenta al loro sonno.
L'ombra di Bione li inclina
e ascoltano il suo flauto in memoria.
              
Danno al vento cattivo un odore triste
e alla vita un sapore bucolico,
e nel loro verde silenzio si nascondono
le vecchie ombre del colloquio.
              
E così i salici mi convincono
nel viale solitario
che c'è un dolce e fine piacere
nell'offrire il cuore al vento.

(da Stagno ineffabile, 1922)

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La giovinezza di Jorge Carrera Andrade, che sarà poeta e diplomatico per il mondo, ha come ambientazione la provincia, o meglio la campagna: un mondo di armonia dove i giorni passano lenti e la vita è placida come l'acqua di uno stagno e amici sono i salici del viale, quel “mondo malinconico e maestoso” come lo definì William Carlos Williams.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA
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  LA FRASE DEL GIORNO  

Liberate il mondo - questa è la chiave – / dai fantasmi del pensiero.
JORGE CARRERA ANDRADE, Registro del mondo

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


martedì 15 novembre 2022

Amico delle nuvole


JORGE CARRERA ANDRADE

MONETA DEL FORESTIERO, I

Amico delle nuvole
forestiero disperso sul pianeta
tra pietre illustri e macchine spartisco
il sole dei tropici in monete.

Popoli di nebbia, uomini del vento,
del vestito blu, del salvadanaio
e del dio dei numeri:
leggo le vostre maschere fiorite.

Delizia di lische e sugo di gelo
mi offrite ogni giorno. Non chiedo niente
cinici ospiti di questo mondo,
custodi di un incerto paradiso.

Commercianti di vespe:
sono un uomo dei tropici azzurri.
Io vi spio per conto della luna.
Sono agente segreto delle nuvole.

(da Uomo planetario, 1959)

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Diplomatico ecuadoriano, il poeta Jorge Carrera Andrade, fu console in Perù, Francia, Giappone e Stati Uniti e poi ambasciatore in Venezuela, Gran Bretagna, Nicaragua, Francia, Belgio e Olanda. La nostalgia verso la terra lontana è una traccia costante nei suoi versi: il mondo in cui si trova a vivere gli è amaramente ostile e una nostalgia profonda lo pervade per quegli azzurri mari dei tropici.

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RENÉ MAGRITTE, "IL BACIO"
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   LA FRASE DEL GIORNO   

Solo la nuvola finge / un'isola / popolata di figure / diverse.
JORGE CARRERA ANDRADE

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


lunedì 15 febbraio 2021

Sole imbottigliato in fiale


JORGE CARRERA ANDRADE

DIETA A BASE DI FRUTTA

L’arancia è il giorno o la guancia fresca,
sorso di chiarore, bicchiere del tempo;
La pera va a fondo con le sue ferite d’acqua
con il ricordo del ghiaccio e aghi di piacere
e le pesche
accumulano la loro bionda polpa di allegria.

La mela nipote, fragrante dell’avorio vegetale
resiste invano a morire tra i denti.
Le sue lacrime congelate
mostrano uve dallo sguardo verde.
Campanelli di zucchero,
suonano senza rumore le prugne.

Tutto il sole imbottigliato in fiale,
tutta l’aria versata in volumi,
tutta l’acqua e la terra in stampi vegetali,
penetrano nel mio labirinto interno
e un mondo elementare si dissolve nel mio
percorrendo le viscere in circolo come un fiume.

E accelera il suo viaggio a sbuffi
nelle sue intime reti
tra una geografia palpitante
di muscoli e nervi, senza fermarsi mai,
trasformando in luce organica e in zucchero gioioso
i gesti delle cose e lo splendore terrestre.

(da Biografía para uso de los pájaros, 1937)

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Un’ode alla frutta dal poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade: arance, mele, pere, pesche, prugne diventano nel suo simbolismo modernista un flusso di energia che alimenta il corpo, apportandovi non soltanto il sole e gli zuccheri ma anche la gioia e la delizia.

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DIPINTO DI IOANNOU
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LA FRASE DEL GIORNO
Ricordo del paradiso / è la mela nelle nostre mani. / un minuscolo cielo: nel suo tornio / un angelo di profumo sta volando.
JORGE CARRERA ANDRADE




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


sabato 13 ottobre 2018

Libera


ANA MARÍA IZA

INVASIONE

In perfetti plotoni di bellezza
gli uccelli invadono la sera con le loro ali.
La frusta del vento
si ritorce
sulle braccia robuste degli alberi
e le foglie sospirano debolmente
per i baci che frusciano sui rami.
È sabato.
Non mi manca nulla per sentirmi libera
in un mondo di schiavi

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La piccola libertà di poter rimanere ad osservare il tramonto e gli uccelli che migrano – magari gli storni che svernano e si affollano sulle piante in cerca di cibo. È quello che apprezza la poetessa ecuadoriana Ana María Iza, in questa lirica che prende la bellezza della natura e la trasforma in gioia di vivere.

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Stormo

FOTOGRAFIA © BLAGOJA/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Per sognare: / non devi chiedere il permesso, / né gridare, / né umiliarti, // né truccarti; / basta chiudere gli occhi / e sentirti lontano.
ANA MARÍA IZA




Ana María Iza (Quito, 29 gennaio 1941 - 10 dicembre 2016), poetessa ecuadoriana. Laureata in Scienze della Comunicazione, ha esercitato come giornalista radiofonica. Insignita del Premio Nazionale di Poesia Ismael Pérez Pazmiño per ben quattro volte (1967, 1974, 1984 e 1995), ha esordito nel 1961 con Pezzo di niente.


lunedì 4 dicembre 2017

Busso alla porta


JORGE ENRIQUE ADOUM

LA VISITA

(Capitolo di romanzo)

Busso alla porta.
-Chi è, domando.
-Io, rispondo.
-Avanti, dico.
Entro.
Mi vedo come ero tanto tempo fa.
Mi aspetta quello che sono adesso.
Non so quale dei due sia più vecchio.

(da Sono andato con il tuo nome per la terra, 1964)

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Questo di incontrare un’altra versione di se stessi, più giovane, è un nonsense che evidentemente piace ai poeti: c’è la Wisława adolescente immaginata da Wisława Szymborska e l’altro José Emilio Pacheco. Affascina anche il poeta ecuadoriano Jorge Enrique Adoum (1926-2009), che pensa di uscire migliore dal confronto.

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FOTOGRAFIA © ERNESTINE SB

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LA FRASE DEL GIORNO
"Conosci te stesso," dice il filosofo. Fossi matto!

GESUALDO BUFALINO, Il malpensante




adoumJorge Enrique Adoum (Ambato, 29 giugno 1926 – Quito, 3 luglio, 2009), poeta ecuadoriano di origini libanesi, scrittore, politico e diplomatico, fu uno dei maggiori esponenti della poesia latino americana.




lunedì 8 luglio 2013

Biografia della finestra

 

JORGE CARRERA ANDRADE

BIOGRAFIA

La finestra nacque da un desiderio di cielo
e sul muro nero si posò come un angelo.
È amica dell’uomo
e portiera dell’aria.
             
Parla con le pozzanghere della terra,
con gli specchi bambini delle case
e con i tetti in sciopero.
             
Dall’alto, le finestre
orientano le folle
con le loro arringhe diafane.
             
La finestra principale
diffonde le sue luci nella notte.
Estrae la radice quadrata di una meteora,
somma colonne di costellazioni.
             
La finestra è il bordo della barca terrestre;
la cinge dolcemente una spuma di nuvole.
Il capitano Spirito cerca le isole di Dio
e gli occhi si lavano in azzurre tormente.
             
La finestra suddivide tra tutti gli uomini
un quarto di luce e un secchio d’aria.
Arata dalle nubi, è
la piccola proprietà del cielo.

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Biografia. Ma di chi? Anzi, di cosa? Jorge Carrera Andrade, poeta ecuadoriano, immagina la biografia della finestra, delle finestre che portano luce nelle nostre case, che vi fanno entrare il cielo, il sole, le nubi, la notte. Forse neppure ci pensiamo più, quando ci passiamo davanti, ma le finestre sono poesia, sono piccole opere d’arte esposte nel museo di ogni giorno.

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ZHEN HUAN LU, “ORCHID”

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LA FRASE DEL GIORNO
Stare in casa significa poter assaporare il piacere di sapere che fuori c'è un paesaggio meraviglioso e, quando vuoi, apri la porta o la finestra e lo guardi. Deve esserci lo sforzo del gesto. Il desiderio va centellinato, perché sia più profondo.
ROBERTO PEREGALLI, I luoghi e la polvere




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


domenica 2 dicembre 2012

Le cose


JORGE CARRERA ANDRADE

L’OGGETTO E LA SUA OMBRA

Architettura fedele del mondo,
realtà, più completa del sogno.
L’astrazione muore in un secondo:
basta soltanto uno sguardo corrucciato.

Le cose. Ossia la vita.
Tutto l’universo è presenza.
L’ombra incollata all’oggetto
forse trasforma la sua essenza?

Liberate il mondo - questa è la chiave -
dai fantasmi del pensiero.
Che l’occhio attrezzi la sua nave
per una nuova scoperta.

(da Registro del mundo, 1939)

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La necessità di cogliere l’universo, di comprenderlo come un osservatore, come un esploratore è alla base di questi versi del poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade: è una costante della sua poetica questa rincorsa del reale, questa ricerca della struttura recondita che sta dietro le cose, al di là del pensiero, come appare da questi altri versi: “Senza memoria di bussola né di idiomi terrestri, / spronato di cielo, / guadando solitudini senza fiumi, / attraverso la muta geografia del pianeta”. Il compito del  poeta  dunque è quello di lasciarsi attraversare dalle immagini per trasfigurarle con la grazia delle metafore, le chiavi del linguaggio.

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GIORGIO MORANDI, “COMPOSIZIONE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Vengo dal mondo – oh, grande sogno! / e una mappa si srotola nella mia voce.
JORGE CARRERA ANDRADE




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


giovedì 19 aprile 2012

Il mare e la bottiglia


ANA MARÍA IZA

AMORE AMORE

Il Mare
gioca con la Bottiglia
la denuda
la intrappola con le sue gambe azzurre
la rivolta

Sale
sulle ginocchia porose della spiaggia
la culla
la sporca
la avvita
- la svita -
salta al collo
la beve

Il mare
brinda con la bottiglia
la frastorna
la sotterra
la dissotterra

La Bottiglia e il Mare!
Io ti ricordo.


Il titolo e l’ultimo verso sono la chiave di lettura per questa poesia di Ana Maria Iza scrittrice e giornalista ecuadoregna: perché in mezzo c’è una bottiglia che è in balia del mare, che viene portata dalle onde, cullata, voltata e rivoltata, addirittura abbandonata sulla spiaggia dalla risacca, sepolta sotto la sabbia e riportata alla luce. Una metafora sensualissima dove mare e bottiglia diventano amanti e trasmettono la passione e il sentimento della poetessa, il suo amore, la sua tenerezza, la sua nostalgia.

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IMMAGINE © SCULPTER SA VIE

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è un'arte, come la musica, dà emozioni dello stesso ordine, altrettanto vibranti, qualche volta persino più intense.
PIERRE LOUŸS, Afrodite




Ana María Iza (Quito, 29 gennaio 1941), poetessa ecuadoriana. Laureata in Scienze della Comunicazione, ha esercitato come giornalista radiofonica. Insignita del Premio Nazionale di Poesia Ismael Pérez Pazmiño per ben quattro volte (1967, 1974, 1984 e 1995), ha esordito nel 1961 con Pezzo di niente.


mercoledì 11 gennaio 2012

Ricordo del paradiso


JORGE CARRERA ANDRADE

CANZONE DELLA MELA

Cielo della sera in miniatura:
giallo, verde, rosso,
con una stella di zucchero
e nuvolette di raso,

mela di seno duro
con nevi morbide al tatto,
fiumi dolci al gusto,
cieli fini per l’olfatto.

Simbolo della conoscenza.
Portatrice di un messaggio superiore:
La legge della gravitazione
o quella del sesso innamorato.

Ricordo del paradiso
è la mela nelle nostre mani.
Un minuscolo cielo: nel suo tornio
un angelo di profumo sta volando.

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La mela è presente da sempre nella storia dell’umanità: le prime coltivazioni botaniche risalgono addirittura al Neolitico. Non poteva essere che una mela dunque il frutto proibito dell’Eden, quello della conoscenza che costò il paradiso. Fu una mela – secondo la tradizione – a cadere sulla testa di Isaac Newton suggerendogli la legge di gravitazione universale. È la mela poi a simboleggiare – oltre che i Beatles, la Apple e New York – anche il sesso: nella tradizione pagana veniva consegnata alla sposa prima del matrimonio perché la mordesse e simboleggiasse così l’unione consumata. Jorge Carrera Andrade, poeta e diplomatico dell’Ecuador, ricorre a molti di questi segni per raccontare la mela, aggiungendo alla cosmogonia del mito naturalmente le immagini quasi surrealiste della prima parte: la mela diventa così un minuscolo cielo al tramonto o un delicato e profumato seno.

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LA FRASE DEL GIORNO
Adamo era semplicemente un essere umano e questo spiega tutto. Non voleva la mela per amore della mela. La voleva soltanto perché era proibita. Lo sbaglio fu di non proibirgli il serpente, perché allora avrebbe mangiato il serpente.
MARK TWAIN, Imprecazioni d’autore




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


martedì 29 novembre 2011

Le occupazioni abituali

 

JORGE ENRIQUE ADOUM

L’ATTIMO SOSPESO

A Tzvetan Todorov

Quando il marinaio di Triana, con la bocca tra le mani,
gridò: “Terra!”, e l’Ammiraglio credette terminata la sua avventura,
l’astronomo che spiava molti secoli la morte di una stella,
il copista sul punto di trovare la pagina in cui aveva perso il suo destino,
il geometra che tirava i dadi per calcolare la superficie esatta della terra,
il contadino che scavava il solco con i denti per sentire vicino al labbro il seme,
la ragazza che sollevava ad ogni istante la sua gonna per vedere se la donna era già arrivata,
il pastorello impegnato al crepuscolo con un agnellino tra le gambe,
il poeta attonito senza sapere dove erano andate le parole che lo abbandonarono,
la sarta che conservava le sue lacrime imbastendole nell’orlo della tunica,
la sentinella che aspirava a custodire l’alcova della regina perché sognare non basta,
la monaca che cercava negli avanzi sillabe di conversazione per non passare la vita da sola,
il confessore sul punto di invidiare la colpa di peccati che altri gli inventavano,
il soldato avido alla cui lussuria territoriale il Papa provvedeva,
la tessitrice che si dissolveva negli occhi disegni come polvere, come pianto, come sfilacciatura,
il muratore di fronte alla parete in cui aveva mescolato ruzzoloni di bambino con cadute dell’anima,
il carceriere che non capiva perché il prigioniero volesse uscire se fuori piovigginava,
la partoriente che espiava con grido altissimo la colpa di quell’appuntamento,
il neonato che cominciava a morire tutta la vita contandosi gli anni,
il chirurgo che con il trapano voleva accertare cosa pensava la sua signora,
il cavaliere che misurava il tempo impiegato dal nitrito ad arrivare al nuovo mondo,
e l’indovino che andava a predire questa sventura,
sospesero di colpo quello che ognuno faceva,
ma quando il capitano dopo lo schiaffo alla ragazza india la fece gettare ai cani
per non essersi lasciata convincere a conoscere altro maschio che suo marito,
ripresero le loro occupazioni abituali nel punto
in cui quelle gesta di mare le avevano interrotte.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

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L’attimo sospeso, quello in cui due mondi ancora non erano entrati in conflitto. Il momento in cui Rodrigo di Triana, a bordo della Pinta, secondo la tradizione gridò “Terra!” più o meno dalle parti di Guanahani, a El Salvador, e il Nuovo Mondo entrò a far parte del vecchio, il 12 di ottobre dell’anno del Signore 1492. È quello che coglie il poeta ecuadoriano Jorge Enrique Adoum, che da giovane fu per un paio di anni segretario di Pablo Neruda e poi direttore della Casa di Cultura dell’Ecuador. L’attimo in cui la vita di tutti i giorni sembrò incredibilmente ferma, immobile ad ammirare il miracolo che stava avvenendo, il contatto tra le civiltà. Un attimo, breve come sono gli attimi. Poi il volto violento dell’Occidente prese il sopravvento e la vita tornò a fluire come sempre.

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L. PRANG & CO. BOSTON, “COLUMBUS TAKING POSSESSION”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'americano che per primo scoprì Colombo fece una brutta scoperta.
GEORG CRISTOPH LICHTENBERG, Osservazioni e pensieri




adoumJorge Enrique Adoum (Ambato, 29 giugno 1926 – Quito, 3 luglio, 2009), poeta ecuadoriano di origini libanesi, scrittore, politico e diplomatico, fu uno dei maggiori esponenti della poesia latino americana.



lunedì 27 settembre 2010

Una coppa di frutti

 

JORGE CARRERA ANDRADE

IL TUO CORPO È COMPOSTO DI FRUTTI

Il tuo corpo è composto di frutti.
La notte esali un odore di pesche.

Scende il tuo bacio dalla gola al cuore
come va l'acqua d'una fontana.

E la mia pelle freme alle carezze
come al soffio di Dio l'erba dei campi.

Sei una coppa di frutti posata
accanto alle mie labbra tutti i giorni
.

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Trionfo di analogie in questa poesia con cui Jorge Carrera Andrade, poeta dell’Ecuador, canta l’amore per una donna. L’eros è espresso attraverso immagini rubate alla natura: profumo, sapori, sensazioni tattili che rievocano la dolcezza della frutta, la freschezza dell’acqua corrente, la leggerezza del vento che sfiora i prati. Emozioni che ugualmente colpiscono i sensi.

Ma la vera, la più grande meraviglia, è che questo non è un evento unico o sporadico, ma un quotidiano condividere, un miracolo che continuamente avviene.

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Caravaggio, “Canestra di frutta”, Pinacoteca Ambrosiana

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LA FRASE DEL GIORNO
Vi sono tanti tipi di amore! Quello ch'io sento è il vero grande amore poetico; l'ho riconosciuto dal primo giorno, e non v'è nulla di più bello.

HECTOR BERLIOZ, cit. in “Memorie” di Olga Visentini




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


sabato 31 luglio 2010

La solitudine di Carrera Andrade


JORGE CARRERA ANDRADE

IL GABBIANO E LA SOLITUDINE

Quaderno bianco del mare,
il gabbiano o un messaggio
si spiega nel volo
in due fogli di viaggio.

La sua sorella marittima,
la solitudine, lo guarda
e, in una speranza vana,
sulla costa sospira.

Insetti e piante
si impigliano al suolo:
iniziali ritorte
di una nostalgia sotterranea.

Qui, nel mezzo, vivo
con gli uccelli marini,
prigioniero di me stesso,
compagno delle rovine,

e guardando e sentendo
solo la pioggia armata
batto la solitudine
con la sua spada liquida.

(da Obra poetica completa, 1972)

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Di Jorge Carrera Andrade, poeta e diplomatico ecuadoriano, lo scrittore americano William Carlos Williams aveva rilevato: “Non ricordo un’altra occasione in cui abbia trovato un posto così limpido e libero dal tormento dello spirito che è diventato il nostro pane quotidiano. Le immagini di Jorge Carrera Andrade sono così straordinariamente chiare, così connesse al primitivo che immagino di essere… prendendo parte a una visione già perduta del mondo. È un posto malinconico e maestoso”.

Eccolo allora questo posto, il buen ritiro di Carrera Andrade a ridosso del mare ma ancorato alla terra, dove gli spettacoli della natura offrono al poeta, immerso nella magia di questa atmosfera, la possibilità di cogliere gli aspetti dell’universo, di investigare il cosmo e tutte le sue regole. Prigioniero di se stesso, ma contraddittoriamente libero…

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Fotografia © Luke Tuddenham

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LA FRASE DEL GIORNO
La solitudine è indipendenza.

HERMANN HESSE, Il lupo nella steppa




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


venerdì 28 maggio 2010

La rivoluzione della notte

JORGE CARRERA ANDRADE

EDIZIONE DELLA SERA

La sera lancia la sua prima edizione di rondini
annunciando la nuova politica del tempo,
la pochezza delle punte di luce,
le navi che galleggiano nel cantiere del cielo,
il magazzino di ombre del ponente,
i tumulti e i disordini del vento,
il cambio di domicilio degli uccelli,
l’orario di apertura delle stelle.
La morte improvvisa delle cose
affogate nella marea della notte,
le deboli grida d’aiuto degli astri
dalla loro prigione di infinito e distanza,
la marcia incessante degli eserciti del sogno
contro l’insurrezione dei fantasmi
e, sul filo delle baionette della luce, l’ordine nuovo
instaurato nel mondo dall’alba.

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Il poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade, già apparso sul “Canto delle Sirene” con due poesie sull’umanità, immagina la notte come una rivoluzione e la descrive come un articolo di giornale racconterebbe gli eventi salienti. Seguiamo questa rivolta dal suo apparire: il volo delle rondini che si rarefà nel cielo dove la luce comincia a scarseggiare, il vento che si leva e libera nel cielo le stelle portando gli uccelli nei loro nidi, il buio che scende e porta il sonno e il sogno. Infine, con il ritorno della luce, alle prime avvisaglie del mattino, l’ordine ristabilito di un nuovo giorno…

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Fotografia © PDH Photo

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LA FRASE DEL GIORNO
Io sono l'abitante delle pietre senza memoria, sete d'ombra verde; il popolano di tutti i villaggi e delle prodigiose capitali; sono l'uomo universo, marinaio di tutte le finestre della terra stordita dai motori.

JORGE CARRERA ANDRADE




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


martedì 15 settembre 2009

Omologazione e fantasia

 

JORGE CARRERA ANDRADE

MONDO 1980

Migliaia di persone
uguali
sedute su sedie
uguali
in caffè e bar
uguali.
Migliaia di vetrine
uguali
in vie e piazze
uguali
in città e paesi
uguali.
Solo la nuvola finge
un'isola
popolata di figure
diverse.


Avevamo già visto due poesie dell’ecuadoriano Jorge Carrera Andrade, dalle quali traspariva la condivisione del destino umano: il poeta si pone non all’esterno di una realtà, ma al suo interno, e ne vive ogni aspetto. In questa poesia che prefigura il futuro Carrera Andrade sonda il lato negativo di questa comunanza: l’omologazione, l’uniformità. La gente che possiamo osservare nelle nostre città diventa intercambiabile, una massa anonima e identica. La differenza, ci dice lo scrittore dell’Ecuador, è nella fantasia, simboleggiata da quelle nuvole sempre diverse che accendono il cielo…

 


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LA FRASE DEL GIORNO
L'immaginazione è la regina della realtà, e il possibile è una delle province del reale. È positivamente imparentata con l’infinito.
CHARLES BAUDELAIRE, Salon de 1859




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


domenica 26 luglio 2009

Carrera Andrade e l’umanità


JORGE CARRERA ANDRADE

SONO L'UOMO UNIVERSO

Io sono l’abitante delle pietre
senza memoria, sete d’ombra verde;
il popolano di tutti i villaggi
e delle prodigiose capitali;
sono l’uomo universo,
marinaio di tutte le finestre
della terra stordita dai motori.
Sono l’uomo di Tokyo che si nutre
di pesciolini e bambù,
il minatore d’Europa, fratello della notte;
l’operaio del Congo e della spiaggia,
il pescatore della Polinesia,
sono l’indio d’America, il meticcio,
il giallo, il nero:
io sono tutti gli uomini.
Sopra il mio cuore firmano le genti
un patto eterno
di vera pace e fraternità.


Jorge Carrera Andrade, uno dei massimi poeti dell’Ecuador, amava mescolare l’universale al locale: metteva in pratica, come si può apprezzare da questa lirica, il motto di Publio Terenzio Afro: “Homo sum, nihil humani mihi alienum puto” (“Sono un uomo, niente di umano considero a me estraneo"), la condivisione di una sorte con altri sei miliardi e passa di umani. Senza distinzioni di razza e religione, senza confini, senza chiedere se una persona sia cittadina o campagnola, povera o ricca, colta o non istruita. Perché ognuno di noi è un misero miliardesimo di quell’umanità che ci accomuna. Una realtà che Carrera Andrade conferma con una visione, per così dire, “esterna”, in un’altra poesia:


VOCAZIONE TERRENA

Non sono venuto a burlarmi di questo mondo.
ma ad amare di cuore tutti gli esseri
Non sono venuto a ridere degli uomini.
ma a vivere con loro l'avventura terrena.

Non sono venuto a parlare male degli insetti
a scoprire le ferite del tramonto
a incarcerare la luce in una gabbia.
Non sono venuto a seminare sale nei campi.

Non sono venuto per dire che la giraffa
vuole imitare il cigno, che i pini
servono solo di ornamento alle rocce.
Non sono venuto per deridere i nidi.

Sono venuto a guardare il mondo da dentro
e ad amare le cose semplici
il patrimonio unico degli uomini.
Non sono venuto per deridere la morte.


Leon Zernitsky, "L'uomo e l'universo"


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LA FRASE DEL GIORNO
Solo l’uomo ha la parola per trovare la luce, o viaggiare verso il paese senza gli echi del nulla.
JORGE CARRERA ANDRADE, Il viaggio infinito




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.