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venerdì 2 gennaio 2026

Poesie per gennaio XII


Gennaio nei versi di due poco noti poeti italiani del Novecento: Angelo Barile, ligure di Albissola Marina, e Alfredo Baccelli, scrittore e politico romano: il freddo, il gelo, i presepi che vengono smontati, d'accordo, ma anche quel sole di speranza che accende boccioli sui rami e asfodeli nei prati lasciando intravedere la primavera.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPER ACCESS

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ANGELO BARILE

FUORI TEMPO

In questi giorni di chiaro gennaio
che si disfanno i presepi, s’affioca
la pastorale
anche quest’anno nell’ansa del colle
il mio albero schiude le corolle
inaspettate.
 
Nella tepida tregua
uno spolvero fai di primavera,
albero illuso. Presto
sopravverrà un altro chiaro, di gelo,
ti spegnerà la frettolosa luce:
si prende il vento il tuo fiore già morto.
 
A giusto sole, insieme,
i tuoi compagni accenderanno la festa,
tu senza voce nel giulivo coro.
Oh, diverso. Ti preme
a una vigilia acerba
il canto fuori tempo del tuo ramo.
 
Precocità fa triste
il tuo fiore, pericolante riso.
Per ciò mi piaci, animoso cielo.
Cielo tu stesso, baleno al mio inverno:
attimo della grazia. Nel sereno
sei così breve e fai con la tua fronda
un orizzonte.

(da Quasi sereno, Neri Pozza, 1957)

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ALFREDO BACCELLI

GENNAIO

Pure notti dall'alito di gelo,
dal terso plenilunio d'alabastro,
quando, berillo o diamante ogni astro,
d'occulto incendio disfavilla il cielo.

Solo nel prato il pallido asfodelo:
canuto di pruine l'oleastro:
nel presepe il pastor col suo vincastro:
ischeletrito il pero e 'l grisomelo;

ma nelle membra insolito vigore,
chiara e serena luce entro il pensiero,
e nell'intimo cuor lieto calore,

ché il nuov'anno promette, ed è foriero
di Primavera Inverno, e presto il fiore
smalterà i verdi labbri del sentiero.

(da Poesie, Zanichelli, 1929)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Al sole di gennaio / cresce la margherita a branchi fitti / al sole di gennaio / mai così intenso, / il fiore più tenace / e non lo piega il gelo / o la brina che fa bianchi / i campi nel dicembre.
UMBERTO PIERSANTI, L'albero delle nebbie

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Angelo Barile (Albissola Marina, 12 giugno 1888 – Albisola Capo, 20 maggio 1967),  poeta italiano. Sottotenente di fanteria durante la Prima guerra mondiale, fu poi antifascista. La sua poetica, sullo sfondo dell’amato borgo marino, è fortemente influenzata dalla fede cattolica e quindi dalla sua visione profondamente religiosa della vita.


Alfredo Baccelli (Roma, 10 settembre 1863 – Roma, 12 settembre 1955), scrittore e politico italiano, ministro delle Poste nel 1906.  Raggiunse la pienezza della propria personalità poetica, ribadendo che la poesia doveva riflettere "un pensiero organico, nesso tra l'arte e i giudizi, le cure, lo spirito del secolo".


giovedì 2 gennaio 2025

Poesie per gennaio XI


Gennaio è il cuore dell’inverno: il poeta statunitense William Carlos Williams dal suo New Jersey mette in risalto il vento che soffia e che suona quasi una melodia. Il poeta russo Boris Pasternak nelle steppe della Russia legge invece un duro inverno di gelo e di neve abbandonandosi al ricordo.

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FOTOGRAFIA © CONGERDESIGN/PIXABAY

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WILLIAM CARLOS WILLIAMS

GENNAIO

Ancora una volta rispondo ai triplici fiati
che suonano accordi cromatici di scherno
dietro la mia finestra:
                                        Suonate più forte.
Non vincerete. Mi sento più legato
alle mie frasi
quanto più mi sferzate
per seguirvi.
                                         E il vento,
come prima, diteggia perfettamente
la sua musica beffarda.

(da Uve aspre, 1921)

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BORIS PASTERNAK

NOTTE D'INVERNO

Non è dato correggere il giorno con sforzi di lampade,
né sollevare alle ombre i veli di gennaio.
Sulla terra è inverno e il fumo dei fuochi non riesce
a raddrizzare le case, che giacciono coricate fianco a fianco.

Panini di lampioni e marzapane di tetti e nero
su bianco nella neve lo stipite della palazzina:
è casa signorile e in essa io sono istitutore.
Sono solo -ho mandato l'allievo a dormire.

Nessuno è atteso. Ma è tirata la tenda.
È tutto cumoli il marciapiede, ingombro il terrazzino.
Ricordo non agitarti! Saldati a me! Credi
e fammi credere che sono un tutt'uno con te.

Di nuovo volto a lei? No, non ne sono turbato.
Chi le ha rivelato i tempi, chi l'ha messa sulla traccia?
Fu quel colpo l'origine di tutto. Quanto al resto
ora, grazie a lei, non me ne importa.

È tutto cumoli il marciapiede. Tra le biforcature della neve
le gelate bottiglie delle lastre di ghiaccio nude, nere.
Panini di lampioni e sul comignolo, come gufo,
nelle piume affondato, un fumo ritroso.

1913, 1928

(da Poesie d’amore, 1988 - Traduzione di Evelina Pascucci)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E nell'intimo cuor lieto calore, / ché il nuov'anno promette, ed è foriero / di Primavera Inverno, e presto il fiore / smalterà i verdi labbri del sentiero.
ALFREDO BACCELLI, Poesie

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WilliamsWilliam Carlos Williams (Rutherford, New Jersey, 17 settembre 1883 – 4 marzo 1963), poeta, scrittore e medico statunitense. Fece parte degli “Altri” con Man Ray e Duchamp, divenendo uno dei principali esponenti del Modernismo americano. Per “Quadri da Bruegel e altre poesie” ottenne nel 1963 un Premio Pulitzer postumo.


PasternakBoris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960),  poeta e scrittore russo, è universalmente noto per il suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago. Insignito del Nobel per la Letteratura nel 1950, fu costretto dal regime sovietico a rifiutare il premio.


martedì 2 gennaio 2024

Poesie per gennaio X


Due poeti statunitensi per il mese di gennaio: Millen Brand ne narra la pioggia che scioglie la neve, diffondendosi in una miriade di gocce che simulano le gemme;  W.S. Merwin è invece sorpreso dal ritorno delle stelle dopo tanta pioggia e si abbandona a riflessioni metafisiche.

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FOTOGRAFIA © SUSANNE JUTZELER/PEXELS
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MILLEN BRAND

PIOGGIA A GENNAIO

Questo tetto silente nella neve
si affretta a un suono che viene e va
furtivo. La pioggia e il vento setacciano
le pergole (non c'è la rosa estiva).
Gli alberi spogli a righe bianche o acciaio
splendono gocce grigie - fredde gemme
cadono e crescono e ancora cadono e crescono
mai pentite del diluvio di foglie.

(da Poetry, Gennaio 1934)

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W.S. MERWIN

GENNAIO

Così, dopo settimane di pioggia
di notte le stelle invernali
molto più lontane nel cielo
senza che le avessimo viste
nella luce stanno ancora formando
gli elementi pesanti
che quando se ne saranno andate
voleranno alte come polvere
molto più fine di un capello
e si riconosceranno
viaggiando nel buio
a grande velocità, diventando
i nostri corpi nel nostro tempo
alzando lo sguardo dopo la pioggia
insieme nella notte.

(da L'allievo, 2001)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Gennaio è qui, / con occhi che splendono ardenti, / un guerriero coperto di ghiaccio / cavalcante un etereo destriero di neve.
EDGAR FAWCETT, La maschera dei mesi

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Millen Brand (Jersey City, New Jersey, 19 gennaio 1906 – New York, 19 marzo 1980), scrittore e poeta statunitense. I suoi romanzi, The Outward Room (1938) e Savage Sleep (1968) si rivolgevano agli istituti di salute mentale e al loro tempo furono bestseller.  È stato anche autore di Local Lives, libro di poesie sugli olandesi della Pennsylvania e di un resoconto sulla marcia della pace da Nagasaki a Hiroshima.


William Stanley Merwin (New York, 30 settembre 1927 – Haiku, Hawaii, 15 marzo 2019), poeta statunitense, autore di oltre trenta libri di poesia, traduzioni e prosa. Sostenitore del movimento contro la guerra, si distingueva per lo stile delle sue narrazioni caratterizzate con maestria unica dall'uso del discorso indiretto e assenza di punteggiatura. Vinse il Pulitzer nel 1971 e nel 2009.


lunedì 2 gennaio 2023

Poesie per gennaio IX


Sono indubbiamente i fiori dei mandorli protagonisti di queste due poesie di autori catalani: il sacerdote-poeta Jacint Verdaguer vede nello sbocciare precoce dei mandorli la promessa di primavera e l’ansia di amare; Joan Maragall rileva invece la sorpresa di quella fioritura nelle nebbie di gennaio.

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FOTOGRAFIA © NGUYỄN THANH TÙNG/PEXELS

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JACINT VERDAGUER

MANDORLO

Ti guardo
          e ti ammiro,
mandorlo in fiore,
         che osi
coprirti di rose
per il mese di gennaio.

Se arriva il gelo,
il tuo fiore bianco
appassirà
come l'erba falciata.
Ma tu sarai sbocciato,
          e, all'Infinito,
devoto giardiniere,
avrai donato il primo fiore.

          Signore,
se per il cuore
amarti è fiorire,
come il mandorlo
voglio affrettarmi
          ad amare;
come lui, voglio sbocciare,
morire lentamente.

(da Rametti di lavanda, 2006)

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JOAN MARAGALL

I MANDORLI, 23 GENNAIO

                       Fogli di diario 1901

Oggi, con dolcezza, per la prima volta,
mi ha sorpreso il biancore dei mandorli
che spuntavano sopra i ripari
del bianco giardino delle suore cappuccine:
sembravano sorpresi
di sentirsi tutti fioriti
tutti soli tra le nebbie.

(da Laggiù, 1906)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

In mezzo alla montagna / vedo un mandorlo in fiore. / Dio ti salvi, bandiera bianca, / devo averti deliziato! Sei la pace che si annuncia / tra sole, nuvole e venti... / Non sei ancora il tempo migliore / ma ne hai tutta la gioia.
JOAN MARAGALL

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Jacint Verdaguer i Santaló (Folgueroles, 17 maggio 1845 – Vallvidrera, 10 giugno 1902), sacerdote e poeta spagnolo, uno dei maggiori di lingua catalana. Romantico, è ascritto alla generazione della Restaurazione del 1874, che nel quadro del Rinascimento ricollocò la lingua catalana nella categoria di lingua letteraria.


Joan Maragall i Gorina (Barcellona, 10 ottobre 1860 –  20 dicembre 1911), poeta e scrittore catalano. Fautore dell'indipendenza della Catalogna, criticò aspramente la Spagna come arretrata e tradizionalista rispetto al resto d’Europa. La sua prosa è in spagnolo, le sue poesie e le traduzioni da Omero, Pindaro, Goethe e Novalis sono in catalano.


lunedì 3 gennaio 2022

Poesie per gennaio VIII


Gennaio, che prende il nome da Giano (Ianus), il dio romano dai due volti in grado di guardare il passato e il futuro contemporaneamente, è la porta (latino ianua) dell’anno: è tempo di passaggio e di mutamento, portando con sé il nuovo anno, cui dà principio. Anche la terra sembra ricominciare, torna daccapo con la sua veste stagionale, come nota Arturo Graf. Quel mondo tutto nuovo, ricoperto dal biancore della neve, più luminoso dopo il solstizio, ha un’intima atmosfera che coglie anche Rainer Maria Rilke.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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ARTURO GRAF

FLORA NIVALIS

Bianco di neve, lucido di gelo,
Grandeggia il bosco in cupo sonno immerso:
Scintillante di stelle, algido, terso,
Traspar fra i rami irrigiditi il cielo.

E la crescente luna di gennajo,
Che nel sommo del ciel splende falcata,
Sembra una squamma d’oro intarsïata
In uno specchio di brunito acciajo.

Trema per l’alta notte e pei divini
Soporati silenzii a quando a quando
Teneramente doloroso e blando
Un gorgheggio di flauti e di clarini.

Chi è costei che così sola e franca
Per la foresta, in mezzo all’ombre, incede,
E segna appena con lo scarso piede
In suo cammin la intatta neve e bianca?

Chi è costei che in verde gonna, cinta
L’aureo capo di sì pia corona,
Raggia da tutta la gentil persona
Il dolce lume onde l’aurora è tinta?

Di quanti fior la primavera i piani
Allieta e i clivi ed ogni erboso lembo,
Tu fiorite hai le trecce e pieno il grembo,
E piene, o cara, ambe le bianche mani.

O donzelletta, cui benigno elesse
A così nova meraviglia il cielo,
Stringe ogni gleba aspro e tenace il gelo:
Tu dov’hai colta sì gioconda messe?

O cara e pia! se amor non anche è morto,
Spargi lungo la via; spargi i tuoi fiori:
Troppo è la via selvaggia ed aspra, e i cuori
Vengon men per l’angoscia e lo sconforto.

(da Morgana, Treves, 1901)

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RAINER MARIA RILKE

PAESAGGIO INVERNALE

Respirano lievi gli altissimi abeti
racchiusi nel manto di neve.
Più morbido e folto quel bianco splendore
riveste ogni ramo, via via.

Le candide strade si fanno più zitte:
le stanze raccolte, più intense.
Rintoccano l'ore. Ne viene
percosso ogni bimbo, tremando.
Di sovra gli alari, lo schianto di un ciocco
che in lampi e faville, rovina.

In niveo brillar di lustrini
il candido giorno là fuori s'accresce,
diviene sempiterno, infinito.

(da Liriche, Sansoni, 1942 – Traduzione di Vincenzo Errante)

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mese di gennaio, tempo degli auguri; quindi per buona sorte, Dio, pane, buoni ospiti.
PROVERBIO POLACCO




Arturo Graf (Atene, 19 gennaio 1848 – Torino, 31 maggio 1913), poeta, aforista e critico letterario italiano. La sua poesia, improntata a un pessimismo fra romantico e positivista tipico delle leggende medievali, si andò sempre più aprendo ad aneliti di speranza e di fede, e a un interesse vivo per la natura e la realtà.


René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.


sabato 2 gennaio 2021

Poesie per gennaio VII


Gennaio apre l’anno con il suo freddo e la sua neve: ecco allora la natura che vive il suo periodo verginale nei versi di Camillo Sbarbaro e la Venezia ghiacciata dalla bora di un inizio d’anno nella poesia di Alberto Mondadori.

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FOTOGRAFIA DI FULVIO ROITER

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CAMILLO SBARBARO

GENNAIO

Ormai passò la rosea cavalcata
dei giovinetti mesi ingannatori,
che vestita l'avean tutta di fiori
e di sole e d'azzurro incappucciata.

Or ripensa la grande traviata
d'Aprile i ricci e i facili rossori;
e derelitta guarda i suoi squallori
e fa l'ammenda delle sue peccata.

E viene per perdono a fra' Gennaio,
dicendo l'atto di contrizione,
e s'umilia e gli bacia il vecchio saio.

«Padre - gli dice - voglio farmi monaca.»
E quei sorride incredulo e le impone
di neve fugacissima una tonaca.

(da Resine, Caimo,1911)

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ALBERTO MONDADORI

GENNAIO VENEZIANO

(dopo vent'anni)

Propaga angoli morti l'alba tra ciuffi d'erbe
e nulla si disperde sottacqua
nel crogiuolo dove tutto diventa vegetale.
E ogni cosa risale dal rigurgito al ritmico
colpo della pertica: la zavorra semimossa,
una tregua al riparo che non lenisce
l'ombra sepolta, la sarabanda dei silenzi
che si disperdono laggiù e qui si riaffacciano
in termini clementi, e l'iride annebbiata
per il livido tanfo che l'incrosta
è di sopravvissuti istinti. Di più, dall'arcobaleno
di nafta fuoriesce il vèrtice spezzato. Ogni ordine
di affetti è qui un ossuto patteggiamento
col domani nel suo volto marino e ha un suo arduo
peso, faticoso, spesso strozzato in una fuga ansante
da scordare al più ilare andare della gondola con te.
Non ti spaura, come me, l'enigma di brulicanti
estensioni che qui stringe col suo cappio
il primo chiaro del mattino: dopo lo scontro
delle correnti sulla pista notturna esso brusco
si scioglie e a noi appare come visto nei due specchi
del coiffeur o moltiplicato nei più che mille brani
ghiacciati dalla bora. Si fa diverso per ogni gamma
che sale il bel tempo freddo a oriente, via scivola
con il pezzo di legno attraverso la laguna sterminata
di cui spegne i segnali mentre un barbaglio accende
rosso sanguedibue sulla dogana: vince il tuo sapere
leggere nei segni. Lucente lo scroscio delle eliche
rompe il giro del cordame, si destano le cupole
semiconsunte al rimbombo improvviso del bronzo
e non ci sbugiarda, questo gennaio almeno!,
inattesa la sofisticata morgana di Venezia
che seccamente disegna la tua bilanciata verità.

1961

(inedita)

(da L'antologia dei poeti italiani dell'ultimo secolo, Martello, 1963)

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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio e febbraio sono la chiave di tutto l'anno.
PROVERBIO ITALIANO




Camillo Sbarbaro (Santa Margherita Ligure, 12 gennaio 1888 – Savona, 30 ottobre 1967),  poeta, scrittore e aforista italiano. Nelle sue poesie seppe coniugare un’osservazione della natura e un’analisi anche introspettiva della psicologia umana con uno stile secco e acuto.


Alberto Mondadori (Ostiglia, 8 dicembre 1914 – Venezia, 14 febbraio 1976), editore, giornalista, poeta e scrittore italiano. Collaborò alle edizioni della casa di famiglia prima di fiondare l’editrice Il Saggiatore. Con Quasi una vicenda nel 1957 vinse il Premio Viareggio.


giovedì 2 gennaio 2020

Poesie per gennaio VI


Due inverni all’aperto, due brevi giorni che si sciolgono in notti dove risplende la luna di gennaio: il poeta italiano Giovanni Titta Rosa va a caccia di stelle nel gelo tra bucaneve e campane; il poeta statunitense Charles Wright sotto i rami degli alberi medita sulla vita.
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FOTOGRAFIA © TOPWALLPAPERS
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GIOVANNI TITTA ROSA

AMICO INVERNO


Amico inverno, l'esile bucaneve e il calicanto stupito
ti rallegrano i giorni nitidi, le sere crude e belle;
ma tu non hai fretta e gusti il tempo: i brevi soli, le notti infinite
che s'aprono sulla terra pavesata di stelle.
Favoloso inverno, son esse, le stelle che s'alzano a corone sui monti,
con cui t'accompagni e ragioni fino all'alba lontana;
e attendi che, fioco, tra 'l lento arrivar della luce,
sull'impoverita natura
risusciti il giorno scialbo un tocco di campana.
Rabeschi di geli, nevi abbaglianti, tese braccia
di querci sui colli s'addolciscono al sole che lotta col rovaio;
ma cade la notte rapida, fra lividi guizzi di luce dal cielo,
e appare sul monte brullo la luna di gennaio.

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CHARLES WRIGHT

SOTTO I NOVE ALBERI A GENNAIO

Le stelle della scorsa notte e il vento della scorsa notte
Sono ora a ovest delle montagne e a est del fiume.
Qui, sotto i rami dei nove alberi,
         come sembra piccolo il mondo.
 
Dovremmo, d’inverno, lamentarci della solitudine della nostra ombra,
I nostri nomi scanditi come fiocchi di neve?
Dov’è che sta scritto, il decadimento della stagione mi riduce?
Dovremmo desiderare la tranquillità,
        una quiete per il corpo irrilevante
Lavato nei colori del paradiso,
Colorato di terra, colorato d’acqua, colorato di fiamma-di-fiammifero-e-vento?
 
Da persona che non ha mai compreso il vuoto,
        dovrei
Dare consigli all’oscurità, onorare l’ala del condor?
Dovremmo continuare ad inchinarci di fronte a
        un po’ di questo e un po’ di quello?
 
Il mondo è un fazzoletto.
Oggi me lo allargo sulle ginocchia.
Domani me lo piegheranno nella tasca sul petto,
        bianco sul mio vestito nero.


(da Blu negativo, 2000)
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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio è la chiave dell’anno.
PROVERBIO CATALANO




Charles Wright (Pickwick Dam, Tennessee, 25 agosto 1935), poeta, accademico e traduttore statunitense, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1998. Professore presso l'Università della Virginia, ha creato uno stile poetico che genera una sensazione di immediatezza e concretezza enfatizzando gli oggetti e la prospettiva personale.

Giovanni Battista Rosa, noto come Giovanni Titta Rosa (Santa Maria del Ponte, 5 marzo 1891 – Milano, 7 gennaio 1972), scrittore, poeta e critico letterario italiano. Collaborò con il Corriere della Sera, La Stampa, il Corriere Padano, Lacerba. Autore di prose e di poesie, fu insigne studioso del Manzoni e commentatore dei Promessi sposi.

mercoledì 2 gennaio 2019

Poesie per gennaio V


Gennaio apre l’anno, mese freddo e di gelo in cui è bello restare al caldo del camino ma anche uscire - o desiderare di farlo – per i freddi sentieri, come i ragazzi del poeta svizzero di lingua italiana Giorgio Orelli o l’infreddolito poeta catalano Mariá Manent.

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Brina

FOTOGRAFIA © DAILY MAIL

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GIORGIO ORELLI

DOVE I RAGAZZI AMMAZZANO IL GENNAIO

Con un passo men cauto mi precedi,
taciturno compagno, sulla strada
gelata. Non è il fuoco delle case
che mi chiama e soverchia questa sera
nell'intatto paese, ma lo strepito
inatteso che sale
con i fiati infingardi dell'inverno
dalla riva remota, irraggiungibile,
dove i ragazzi ammazzano il gennaio.

(da L'ora del tempo, Mondadori, 1962)

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MARIÁ MANENT

LUNA DI GENNAIO

Fuori è una limpida notte d’argento
e io mi rattrappisco davanti al mio povero fuoco!
La luna sta vegliando, proprio come una madre,
la quercia, la terra, lo stagno addormentato.

Percepisco il grande desiderio che invade
il mio petto, vorrei sentirmi sveglio
e camminare, sotto la luna chiara,
per sentieri dove brilla il rosmarino brinato.

Invece resto davanti al mio povero fuoco.

(da Le acacie selvatiche, 1986)

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LA FRASE DEL GIORNO
Non c’è luna come quella di gennaio, né amore come il primo.
PROVERBIO SPAGNOLO




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


manent_mariaMarià Manent i Cisa (Barcellona, 27 novembre 1898 – 24 novembre 1988), poeta, prosatore e critico letterario, memorialista, traduttore e attivista culturale. Figura chiave della cultura catalana del XX secolo, si formò nel Novecentismo spagnolo, virando poi verso il simbolismo e la poesia pura.


martedì 2 gennaio 2018

Poesie per gennaio IV


Bianco, freddo, ghiaccio, neve: tutte caratteristiche del cuore dell’inverno, del mese di gennaio: così le colgono il poeta ceco Jan Skácel, attratto dalla semplicità del paesaggio invernale, e il poeta statunitense Ted Kooser, ammaliato dai colori di un piccolo caffè vietnamita che interrompono il gelido buio notturno.

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Lushpin

EVGHENIJ LUSHPIN, “OLD QUEBEC”.


JAN SKÁCEL

UN SECONDO DI GENNAIO

Fragile come una corteccia, il giorno sta in silenzio.
Al suo interno il sole, bianco, totalmente bianco.
E anche la neve è bianca, gli alberi, i tetti, la neve.
E anche questo secondo, è bianco, questo momento.

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greca

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TED KOOSER

DI GENNAIO

Solo una cella nel gelido alveare della notte
è illuminata, o così ci sembra:
questo caffè vietnamita, con la sua luce unta,
i suoi odori, le cui forme colorate sono come fiori.
Risate e conversazioni, il ticchettio delle bacchette.
Oltre il vetro, la città d'inverno
Scricchiola come un vecchio ponte di legno.
Un grande vento soffia sotto tutti noi.
Più grande è la finestra, più trema.

(da Volando di notte: Poesie 1965-1985, 2005)

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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio s’illumina con neve silvestre. / Quanto ardore! E canta. / La neve fino al  canto - la neve, la neve / in volo incanta.
JORGE GUILLÉN, La nostra aria




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 1922- Brno,1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.


Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 Aprile 1939) è un poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il MIdwest, l’amore, il tempo e la famiglia.



lunedì 2 gennaio 2017

Poesie per gennaio III

 

Qui c’è un proverbio dialettale che recita “A Natale lo sbadiglio di un gallo, all’Epifania un’oretta, a Sant’Antonio un’ora e un Gloria”: naturalmente misurano l’allungarsi del giorno dopo il solstizio, che a gennaio è più apprezzabile. Siamo nel pieno dell’inverno, ma la primavera appare comunque più vicina, come scopre con meraviglia il poeta fiorentino Angiolo Orvieto. D’altro canto, le peggiori nevicate che io ricordi si verificarono a gennaio, nel 1985 e nel 2006: così è possibile che cada un’ipnotica neve come quella che affascina il poeta spagnolo Jorge Guillén.


Neve

.FOTOGRAFIA © PIEDMONT GARDENER


ANGIOLO ORVIETO

GEMME DI GENNAIO

Verdi gemme, bocciolini
chi vi ha fatto saltar fuori?
Non è ancor tempo di fiori
sugli spini.

Pur vedervi di gennaio
spande in me nuova dolcezza
e m'infonde tenerezza
per rosaio.

Quasi che il mio cuore stesso,
del suo verno al limitare,
speri ancor gli sia concesso
di gemmare.

(da Il gonfalon selvaggio, Mondadori, 1934)

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JORGE GUILLÉN

LA NEVE

Sta il bianco sul verde,
e canta.
Neve che è fina
vuole essere alta.

Gennaio con nevi s’illumina: ora verde,
ora bianca.
Illumini la neve nel giorno e nella notte e sia la neve
più chiara.

Neve lieve, molle falda?
Quanto ardore massiccio!
La neve, la neve nelle mani
e l’anima.

Sì puro l’ardore sul bianco,
sì puro, senza fiamma.
La neve, la neve fino al canto
s’innalza.

Gennaio s’illumina con neve silvestre.
Quanto ardore! E canta.
La neve fino al canto - la neve, la neve -
in volo incanta.

(da Aire nuestro, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1968 – Traduzione di Oreste Macrì).

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma appena entrati nell'aria di gennaio, / è come sempre forzare una porta / o sospingere un vetro con delicatezza.
ROBERTO SANESI, Mercurio




Angiolo Orvieto (Firenze, 18 giugno 1869 – 4 dicembre 1967), poeta e librettista italiano. Fu fondatore e primo direttore nel 1896 della rivista Il Marzocco, presidente tra il 1914 e il '19 della "Società Leonardo Da Vinci", e fondatore nel 1950, con Giorgio La Pira e Arrigo Levasti, dell'"Amicizia Ebraico-Cristiana di Firenze".

Jorge Guillén Álvarez (Valladolid, 18 gennaio 1893 – Malaga, 6 febbraio 1984), poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del '27.  Considerato iniziatore della poesia pura assommando le esperienze di  Jiménez, Valéry e Mallarmé, compose liriche con un'acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale. 

sabato 2 gennaio 2016

Poesie per gennaio II

 

Eccolo di nuovo gennaio, giunto ad aprire l’anno in questa filastrocca di mesi e di stagioni: arriva con i suoi rami nudi e i suoi campi spogli, qua e là sparge della brina, del ghiaccio – e chissà se non arriverà anche la neve come nella poesia di Wallace Stevens. Ma, come dice Shelley, “se l’inverno incombe Primavera può essere lontana?”. Appare timidamente in una gemma, in un riquadro di sole, attesa e sperata come nei versi di Antonia Pozzi


Lonely_Tree

.FOTOGRAFIA © NEAL SHEARER/PHOTO ANSWER


WALLACE STEVENS

L’UOMO DI NEVE

Si deve avere una mente d’inverno
per guardare il gelo e i rami
dei pini incrostati di neve,
e avere freddo da molto tempo
per vedere i ginepri irti di ghiaccio,
gli abeti ruvidi nel luccichio lontano
del sole di gennaio, e non pensare
a una pena nel suono del vento,
nel suo di poche foglie,
che è il suono della terra
percorsa dallo stesso vento
che soffia nello stesso nudo luogo
per l'ascoltatore, che ascolta nella neve
e, nulla in sé, vede
nulla che non sia lì, e il nulla che è.

(The Snow Man, da Collected Poems, 1954 - Traduzione di Massimo Bacigalupo)

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ANTONIA POZZI

TRAMONTO

Fili neri di pioppi –
fili neri di nubi
sul cielo rosso –
e questa prima erba
libera dalla neve
chiara
che fa pensare alla primavera
e guardare
se ad una svolta
nascano le primule –
Ma il ghiaccio inazzurra i sentieri –
la nebbia addormenta i fossati –
un lento pallore devasta
i colori del cielo –
Scende la notte –
nessun fiore è nato –
è inverno – anima –
è inverno.

S. Martino – Milano, 10 gennaio 1933

(da Parole, 1939)

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LA FRASE DEL GIORNO
Bel tempo, cattivo tempo, che importa / mi sono liberato del clima / il mio paese è il mio amore / c’è sempre il sole.
LAMBERT SCHLECHTER, L’opposto di ogni posto




Wallace Stevens (Reading, Pennsylvania, 2 ottobre 1879 – Hartford, Connecticut, 2 agosto 1955) è stato un poeta statunitense. Laureato ad Harvard, avvocato dal 1904, lavorò per una compagnia di assicurazioni. Espressione tra le più alte del Modernismo, nei suoi versi risaltano  l'immaginazione e lo spessore metaforico del linguaggio.


Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


venerdì 2 gennaio 2015

Altre due poesie per gennaio

 

Ma, alla fine, come dice il poeta lussemburghese Lambert Schlechter, che ci frega del tempo? Se fa caldo, se fa freddo, se fa brutto, se fa bello? Anche la percezione del clima è influenzata dal nostro stato d’animo. Dall’amore, per esempio. Dalla malinconia. O dalla memoria, dai sogni, come la Piazza San Pietro illuminata dalla luna di gennaio nella poesia di Giorgio Vigolo.


Pinterest

FOTOGRAFIA © JORGE HENRIQUE MÚJICA.


LAMBERT SCHLECHTER

PICCOLO ELOGIO DEL GRIGIO GENNAIO

Bel tempo, cattivo tempo, che importa
mi sono liberato del clima
il mio paese è il mio amore
c’è sempre il sole.

(da L’opposto di ogni posto, Interlinea, 2013 - Traduzione di Clemente Condello)

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GIORGIO VIGOLO

L’EREMITA DI ROMA, XIX

Luna di gennaio
ti sono venuto a vedere
come splendi
questa notte sul cespo
delle fontane:
la cupola la prendi in un respiro,
la fai diventare cielo.
La piazza si solleva
col suo lastrico azzurro
verso la croce d’Orione.
Nera è la bocca del colonnato:
suona il campanone
come sugli ebbri sogni
della mia giovinezza,
quando nelle buie notti
qui venivo a conoscere
il viso del mio destino.

(da Linea della vita, Mondadori, 1949).

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LA FRASE DEL GIORNO
Come indugia il crepuscolo, / crudele o pietoso? / No, è gennaio al declino / e il giorno s’allunga.
ATTILIO BERTOLUCCI, Viaggio d’inverno



Lambert_Schlechter_2011_Lambert Schlechter, (Lussemburgo, 4 dicembre 1941), scrittore lussemburghese di lingua francese, ha pubblicato una trentina di opere, suddivise in poesie, racconti, saggi, drammi teatrali. Il suo ultimo progetto è  Le Murmure du monde, una collezione di frammenti letterari, filosofici e autobiografici.


mercoledì 2 gennaio 2013

Due poesie per gennaio

 

Gennaio, cuore dell’inverno, dà l’impressione però di avere scollinato dopo essere giunti in cima il giorno del solstizio. Ora la strada verso la bella stagione è in discesa, come testimoniano i versi di Attilio Bertolucci , anche se ancora piena di curve impegnative: come ogni inizio nella sua incertezza può portare a riflessioni sul tempo e sul suo scorrere simili a quella di Mario Luzi.


DISEGNO DI EUGENE GRASSET

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ATTILIO BERTOLUCCI

RITORNA AI RAMI

Ritorna ai rami il fuoco di gennaio
intenerito, di neve i colli non lontani
rallegrano l’ozioso pomeriggio
alle porte della città.
Il giorno è popoloso sino a che s’accende
sul ponte il lampione
e inonda l’acqua di ferro fiorito.

(da Verso le sorgenti del Cinghio, 1993).

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MARIO LUZI

DI GENNAIO, DI NOTTE

Di gennaio, di notte
quando lungo le sue vene lo spazio
trepida per un vento inesauribile, ravviva
negli alberi speranze ancora vane
e li sveglia a una vita ancora incerta,
troppo remota oltre le cime
ed oltre le radici;

nei giorni incerti ai crocevia del tempo
nelle ore dopo la passione quando
anche il dolore ha fine
e l'anima si tiene appena
che non frani nel suo vuoto
e si chiede stupita più che ansiosa
s'è quella l'agonia ch'è in ogni inizio
o il termine, il termine di tutto,

e accade che qualcuno
per certezza, per afferrarsi a un segno
mormori il suo tra il nome dei suoi cari
ed è strano come murare lapidi
su case per memoria d'un passaggio,
d'una sosta nel transitare eterno,

viso di molto amata un tempo
che tra pagina e pagina del libro
sfogliato senza termine degli anni
hai la pace che dà l'essere fiochi
e spenti sotto la crudele patina
qualcuno soffia nelle tue fattezze,
t'eccita, ti richiama al mio tormento
quale fosti d'età in età, puerile,
puerile sotto nuvole di marzo,
giovinetta sgusciata da anni informi
tra infanzia e pubertà, donna nel vento.
Frattanto siamo divenuti grigi.

Esco, guardo addossato ai muri alti
la mia patria ventosa e montuosa,
prendo fiato, poi seguo la
via crucis.

(da Quaderno gotico, 1947).


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LA FRASE DEL GIORNO
Gennaio rigoroso, anno felice.
PROVERBIO ITALIANO




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.