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domenica 28 dicembre 2025

Centenario di Sergej Esenin


...E non pietà - poco ha vissuto, / e non amarezza - poco ha dato – / molto ha vissuto - chi nei nostri giorni / ha vissuto, tutto ha dato - chi un canto ha dato”: questo fu l’epitaffio che scrisse Marina Cvetaeva in onore del poeta russo Sergej Esenin, quando seppe della sua morte misteriosa a soli trent’anni. Il 28 dicembre 1925 infatti, Esenin, ex marito della celebre ballerina Isadora Duncan, fu trovato impiccato nella stanza numero 5 dell’Hotel Angleterre di San Pietroburgo - allora Leningrado. Non sono bastati cento anni per appurare se fu davvero un suicidio o se fu la polizia la polizia segreta del regime sovietico, la GPU, a creare una messa in scena. Se ne andava così un poeta dallo stile estetico dalla fluidità musicale, devoto all’immaginismo, corrente corrispettiva dell’imagismo inglese e americano. “La poesia di Esenin” – scrisse Mihail Osorgin – “poteva irritare, mandare in bestia, far esultare, secondo i gusti. Ma essa poteva lasciare indifferente solo l’uomo disperatamente indifferente e incapace di percepire”.

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NON INVANO I VENTI HANNO SOFFIATO

Non invano i venti hanno soffiato,
non invano ha infuriato la tempesta.
Qualcuno, misterioso, di calma luce
ha imbevuto i miei occhi.

Qualcuno con tenerezza primaverile
nella nebbia turchina ha placato la mia malinconia
per un’arcana e bellissima
terra straniera.

Non mi opprime il latteo silenzio,
non mi turba la paura delle stelle.
Io amo il mondo e l’eterno
come il natio focolare.

Tutto in essi è benevolo e santo,
tutto ciò che turba è luminoso.
Il papavero scarlatto del tramonto
guazza sul vetro del lago.

E senza volerlo nel mare di grano
un’immagine scatta dalla lingua:
il cielo che ha figliato
lecca il suo rosso vitello.

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IO VADO ERRANDO SULLA PRIMA NEVE

Io vado errando sulla prima neve,
nel cuore mughetti di forze scoppiate.
La sera ha acceso sopra la mia strada
la candela turchina d’una stella.

Io non so se ci sia luce o buio,
se nella selva canti il gallo o il vento.
Forse, invece dell’inverno sui campi,
cigni si sono posati sul prato.

Tu sei bella, o bianca distesa!
Il lieve gelo mi riscalda il sangue!
Ho desiderio di stringere al corpo
i seni nudi delle betulle.

O folta torbidità boschiva!
O gaiezza dei campi nevosi!…
Ho desiderio di serrare tra le braccia
i fianchi di legno delle vétrici.

(da Poesia russa del Novecento, Feltrinelli, 1954 – Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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Altre poesie di Sergej Esenin sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

E non tormentarmi con i comandamenti, / Io non ho comandamenti. / Visto che sono nato poeta, / Per questo, bacio come un poeta.
SERGEJ ESENIN, Motivi persiani

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Sergéj Aleksándrovič Esénin (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – Leningrado, 28 dicembre 1925), poeta russo imagista. Nato da una famiglia contadina, le sue poesie furono influenzate dal folklore russo. Nel 1922 sposò la ballerina statunitense Isadora Duncan, da cui divorziò nel 1924. L’anno seguente fu trovato morto in un albergo di Leningrado forse suicida forse ucciso da agenti della polizia sovietica.


martedì 4 novembre 2025

Nadya


EVGENIJ VINOKUROV

NONTISCORDARDIMÉ

Con un cappotto lacero,
senza scarpe,
ricordo un uomo morto in un campo.
Una folla di nontiscordardimé insanguinati
stava vicino al suo viso.

Il morto giaceva immobile,
osservando
l'aquilone indugiare in lontananza...

E sulla mano esangue era inciso
"Nadya".

1957

(da Confessioni, 1958)

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Un urlo contro la guerra, contro ogni guerra, quello che innalza al cielo il poeta russo Evgenij Vinokurov. Non sale dalle trincee, dai campi di battaglia, dal fragore delle armi, dal rombo dei cannoni, dal ronzio delle mitragliatrici, ma da un semplice campo fiorito di nontiscordardimé dove - giovane  comandante di plotone di artiglieria sul fronte ucraino nei Carpazi - si imbatté non solo in un uomo ucciso ma anche in un amore reciso come un fiore. E non un fiore qualunque, ma il nontiscordardimé, tradizionalmente legato al ricordo, all'amore eterno e alla speranza.

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FOTOGRAFIA © ANTOINETTE HÜRLIMANN/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Se tutti andassero in guerra solo in base alle proprie convinzioni, le guerre non ci sarebbero più.
LEV TOLSTOJ, Guerra e pace

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Evgenij Michajlovič Vinokurov (Brjansk, 22 ottobre 1925 - Mosca, 23 gennaio 1993), poeta russo. Dagli iniziali temi d'ispirazione patriottica la sua poesia è venuta successivamente svolgendosi su motivi più individuali e meditativi. Ha scritto anche numerosi saggi (Poesia e pensiero, 1966; Resta in forza, 1979).


martedì 7 ottobre 2025

Un’eco fallace


VLADIMIR SERGEEVIČ SOLOV’ËV

MIA CARA, FORSE NON VEDI

Mia cara, forse non vedi
come tutto ciò
che appare ai nostri occhi
è soltanto riflesso
ombra di quel
che agli occhi è invisibile?
 
Mia cara, forse non odi come
lo stridente stridore del mondo
è un’eco fallace
delle trionfanti armonie?
 
O forse, mia cara, non senti
che solo una cosa v’è al mondo:
ciò che un cuore
a un cuore confida
in un muto saluto?

1892

(da Poesie, Fussi, 1949 - Traduzione di Leone Pacini Savoj)

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La poesia di Vladimir Sergeevič  Solov'ëv è quella di un sognatore, di un vago inseguitore di illusioni: il visibile è soltanto il simbolo di un arcano mistero, un riflesso di qualche cosa che ci sfugge e che incarna l'armonia stessa del mondo, palesandosi tra le ombre in piccoli segni della trascendenza.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Basta un fioco riflesso della luce che ti è nota, un'eco remota dell'armonia non terrena – e il mondo di un tempo, in uno splendore inoffuscabile, risorge dinanzi all'anima vigile.
VLADIMIR SERGEEVIČ SOLOV’ËV, Poesie

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Vladimir Sergeevič Solov'ëv (Mosca, 28 gennaio 1853 - Uzkoe, 13 agosto 1900), filosofo, teologo, poeta e critico letterario russo. Giocò un ruolo assai significativo nello sviluppo della filosofia e della poesia russa della fine del XIX secolo (Belyj, Blok) e nel rinascimento spirituale dell'inizio del Novecento.


venerdì 5 settembre 2025

Un altro possa amarti


ALEKSANDR PUŠKIN

TI AMAI

Ti amai: anche se forse
ancora non è spento
del tutto l’amore.
Ma se per te non è più tormento
voglio che nulla ti addolori.
Senza speranza, geloso
ti ho amata nel silenzio e soffrivo,
teneramente ti ho amata
come - Dio voglia - un altro possa amarti.

1829

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L'amore vero è quello che si annulla nel bene dell'amata, quando non più corrisposto. Il poeta russo Aleksandr Puškin, sviluppando un tema caro ai romantici, augura alla donna - la contessa Anna Alekseyevna Andro-Olenina, sua amante nel periodo 1828-29 - di essere amata con la stessa intensità di quell'amore cui rinuncia. Riecheggiano il Catullo del Carme 87: "Nessuna donna potrà dire 'sono stata amata / più di quanto io ti ho amata" ed Ernesto Cardenal: "Perché io potrei amare le altre come amavo te, / però nessuno ti amerà come io ti ho amata".

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WŁADYSŁAW CZACHÓRSKI, "LA LETTERA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

L'amore non corrisposto non è un affronto all'uomo, ma lo eleva.
ALEKSANDR PUŠKIN

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Aleksandr Sergeevič Puškin ( Mosca, 6 giugno 1799, – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837) , poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. Passò da un'iniziale fase romantica ad una successiva di più accentuato realismo, culminata nel romanzo Evgénij Onégin. Morì in duello, ucciso dal barone francese George D’Anthès.


mercoledì 13 agosto 2025

Da San Marco a Rialto


EVGENIJ REJN

CANAL GRANDE

A Girolamo Marcello

Da un palazzo all’altro, dondolando sul vaporetto,
guardando la ruggine spenta di un colore bruciato,
sotto la pioggia di vetro dell’Adriatico, made in Murano,
e nella scia della tranquilla carovana
mi aprivo un varco da San Marco a Rialto
per un pertugio di legno marcio e di basalto.
E i pilastri, i balconi, i frontoni, le palafitte intagliate,
le imposte, e i gradini nell’acqua bassa, le trine,
e gli altri arabeschi di pietra s’increspavano nel canale,
e i fianchi del vaporetto respingevano i frantumi.
Nell’umido crepuscolo l’imbarcadero
s’avanzava coi lampioni colorati, e sull’orlo il tavolato
irrequieto mandava bagliori di perla,
la città s’offuscava e lampeggiava, nell’aere torbido
della sera, d’increspatura veneziana,
e gravava con una ciocca tinta scompigliata;
come scostando dalla fronte un capello spezzato,
Venezia diceva, modulando la voce:
“Lasciatevi guardare, voi che accanto mi passate,
di faccia e di profilo, e di tutto il visibile,
nella luce che si spegne prima della vera notte,
lasciatevi guardare da vicino, coi miei occhi.
Voi girate con la giostra del Tempo,
dall’ombra uscite nella festa del mattino,
avanzando assieme all’acqua del canale
verso la barriera con cui m’incorniciò
la storia, moltiplicata per la pietra.
Punto e basta. E dico: Amen!
Voglio dire nella lingua del clamore
dalle feritoie del vecchio bastione,
dalle piazze, dai mercati, dalle torri campanarie,
che la legge veramente sta alla vostra volontà.
Io rimango. Voi passate. Così dev’essere,
non sono ancora un colonnato in rovina,
sono tutta intera e giungerò in capo al mondo,
come un mortaio che spara nell’eternità.
Passerete, ma San Marco resterà,
una barca deserta se ne andrà per il canale,
nessuno sui ponti, sul litorale,
e allora leverò lo sguardo al cielo e – O Dio! –
lassù, nella confusa lontananza, dove
sfreccia un asteroide,
il mio ultimo spettatore socchiuderà gli occhi”.

(da Poesia, 193 - Aprile 2005 - Traduzione di Mirella Meringolo)

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Il sovraffollamento turistico è l'ultima piaga che attenta alla vita di Venezia. Ma la città che sorge dalle acque della laguna ne ha viste tante nella sua storia secolare e sicuramente supererà anche questa. A darle voce in questi versi è il poeta russo Evgenij Rejn, che la percorre in lungo e in largo.

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FOTOGRAFIA © WOLFGANG/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO   

A Venezia si potrebbe vivere a lungo anche da soli e posso capire come ai tempi del suo splendore e della sua libertà i suoi figli l'abbiano quasi personificata nel loro amore e l'abbiano amata non come una cosa ma come un essere. 
GEORGE SAND, Storia della mia vita

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330px-Rein_Jevgeni.IMG_7050

Evgenij Borisovic Rejn (San Pietroburgo, 29 dicembre 1935),  poeta e scrittore russo, Negli anni '60, insieme a Joseph Brodskijy , Dmitri Bobyshev e Anatoly Naiman, animò gli Orfani della Achmatova, gruppo poetico di Leningrado. Le sue poesie furono pubblicate su samizdat e giornali clandestini sovietici.


mercoledì 18 dicembre 2024

La neve cade


BORIS PASTERNAK

LA NEVE CADE

La neve cade, la neve cade.
Alle bianche stelline in tempesta
si protendono i fiori del geranio
dallo stipite della finestra.

La neve cade e ogni cosa è in subbuglio,
ogni cosa si lancia in un volo,
i gradini della nera scala,
la svolta del crocicchio.

La neve cade, la neve cade,
come se non cadessero i fiocchi,
ma in un mantello rattoppato
scendesse a terra la volta celeste.

Come se con l’aspetto d’un bislacco
dal pianerottolo in cima alle scale,
di soppiatto, giocando a rimpiattino,
scendesse il cielo dalla soffitta.

Perché la vita stringe. Non fai a tempo
a girarti dattorno, ed è Natale.
Solo un breve intervallo:
guardi, ed è l’Anno Nuovo.

Densa, densissima la neve cade.
E chi sa che il tempo non trascorra
per le stesse orme, nello stesso ritmo,
con la stessa rapidità o pigrizia,

temendo il passo con lei?
Chi sa che gli anni, l’uno dietro l’altro,
non si succedano, come la neve,
o come le parole di un poema?

La neve cade, la neve cade,
la neve cade e ogni cosa è in subbuglio:
il pedone imbiancato,
le piante sorprese,
la svolta del crocicchio.

(da Poesie, Einaudi, 1960 - Traduzione di Angelo Ripellino)

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La neve cade nei versi di Boris Pasternak, la neve cade sulla Russia, sulle sue campagne, e uniforma ogni cosa: “Solo tetti, neve e tranne / i tetti e la neve, nessuno”. Il mondo viene trasfigurato, il consueto paesaggio muta e persino il tempo scorre in una maniera diversa. Il poeta russo, davanti alla neve, medita sull’esistenza umana e sulla transitorietà del vivere.

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FOTOGRAFIA © KINKATE/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Quella cosa monotona infinita / che tutto avvolge di bianchezza ondosa.
GUIDO GOZZANO, I colloqui.

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PasternakBoris Leonidovič Pasternak (Mosca, 10 febbraio 1890 – Peredelkino, 30 maggio 1960),  poeta e scrittore russo, è universalmente noto per il suo primo e unico romanzo, Il dottor Živago. Insignito del Nobel per la Letteratura nel 1950, fu costretto dal regime sovietico a rifiutare il premio.


sabato 30 marzo 2024

Magiche notti


VLADISLAV CHODASEVIČ

LA PASSEGGIATA

È bello che al mondo
ci siano magiche notti,
il ritmico scricchiolio dei pini,
l’aroma di comino e camomilla
e la luna.
È bello che al mondo
ci siano ancora bizzarrie del cuore,
che la principessa, pur senza amare,
conceda un bacio impresso
sulle labbra.
È bello che in forma di ali
sullo stradello d’argento,
si sciolga in ombra lieve,
e oscillando si afflosci,
un nastro nero.
È bello sorridendo pensare
che la principessa (pur senza amare!)
non dimentichi la notte di luna,
né i baci, e me neppure, –
ora né mai!

(da Non è tempo di essere, Bompiani, 2019 - Traduzione di Caterina Graziadei)


Ozioso, nottambulo, bohémien: il poeta russo Vladislav Chodasevič sembra l’anonimo protagonista delle Notti bianche di Dostoevskij, quello che apre il racconto dicendo: “Era una notte incantevole, una di quelle notti che ci sono solo se si è giovani, gentile lettore. Il cielo era stellato, sfavillante, tanto che, dopo averlo contemplato, ci si chiedeva involontariamente se sotto un cielo così potessero vivere uomini irascibili ed irosi”. In una notte simile, notte di primavera, cammina il poeta portando a spasso la sua gioventù.

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ILYA GLAZUNOV, "IL SOGNATORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Insonne vago per la terra fra voi, / invisibile brucio in fuoco leggero, / con le parole più dolci vi narrerò / tutto quello che ho già preso a sognare. 
VLADISLAV CHODASEVIČ, Non è tempo di essere

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Vladislav Felicianovič Chodasevič (Mosca, 16 maggio 1886 – Parigi, 14 giugno 1939),  poeta e critico letterario russo. Esordì su una rivista simbolista nel 1907 con Giovinezza. Discepolo di Maksijm Gor’kij, pubblicò in seguito la raccolta metafisica La lira pesante. Fu marito della scrittrice Nina Berberova.


martedì 5 marzo 2024

Nei grappoli profumati


EKATERINA BEKETOVA

LILLÀ

Allo spuntar del giorno
sull'erba rugiadosa,
andrò a respirare l'alba frizzante;
e nell'ombra profumata,
dove folti sono i lillà,
cercherò la mia felicità…

Nella vita, era destino
che trovassi una sola felicità,
e che la felicità sia nei lillà;
tra i rami verdi,
nei grappoli profumati,
sboccia la mia povera felicità…

1878

(da Le Messager de l’Europe, n. 12, 1879)

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Nel 1900 Sergej Rachmaninov mise in musica questi versi della poetessa russa Ekaterina Beketova, affascinato dall'atmosfera mistica del paesaggio, dai colori e dalle emozioni del giardino di Shakmatovo che sarà poi caro ad Aleksandr Blok, nipote della scrittrice.

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ALINA SHMYGOL, "LILLÀ"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I lillà sono la camicetta di percalle della primavera.
RAMÓN GÓMEZ DE LA SERNA, Mille e una greguerías

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Ekaterina Andreevna Beketova (Mosca, 17 agosto 1855 - San Pietroburgo, 4 maggio 1892), poetessa e scrittrice russa.Zia del poeta Alexander Blok e traduttrice, ha guadagnato fama come scrittrice per bambini e autrice di adattamenti per la lettura giovanile di opere di Victor Hugo, Charles Darwin e di altri autori stranieri.


lunedì 8 gennaio 2024

Nell’ovatta


ANDREJ VOZNESENSKIJ

STRADA NELLA NEBBIA

Il sobborgo nebbioso sembra un colombo
                                          Come galleggianti, i vigili.
Nebbia.
Che secolo è? Di quale era?

Tutto è sconnesso, come in un delirio.
                                              Gli uomini, quasi fossero svitati…
Vagolo.
O meglio, mi dibatto nell’ovatta.

Nasi. Fanalini. Berretti d’uniformi.
                                                   Tutto si sdoppia come ombre cinesi.
Calosce?
Bada a non scambiare la testa con un altro!

Così una donna, appena staccata dalle tue labbra,
                                          sdoppiandosi come a richiamarti qualcosa
già non più l’amata, ma una vedova,
                                                 ancora tua e già di qualcun altro…

Struscio paracarri, passanti…
                                         Venere è soltanto un gelataio!
Amici?
Oh, questi Iago casalinghi!

Tu? Eccoti che ti pizzichi le orecchie
                                           sola in un cappotto troppo largo.
Baffi?
Brina sopra i ciuffi di un orecchio!

Io inciampo, m’arrabatto, vivo,
                                         nebbia, nebbia, da non raccapezzarcisi,
a quale guancia ti strofini nella nebbia?
Ehi!
Nebbia, nebbia, inutile chiamarsi…

Che bello quando la nebbia si dilegua!

(da Antimondi, 1962)

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Visitando Firenze, il poeta russo Andrej Voznesenskij scrisse:"La città era primaverile e annebbiata. Annebbiata come un lucido della mia giovinezza. Tralucevano, trasparivano attraverso di essa i miei amici, i miei errori, i miei entusiasmi…". Occorre che la poesia emerga dalla nebbia, che l'arte si liberi da quel muro che la cela: "L’arte non può fare a meno dell’introspezione, della coscienza del destino, della conoscenza dell’anima. Sono le sue fughe di stanze, le sue scale, i suoi corridoi. La poesia deve essere limpida e infinitamente ansiosa, come il cielo".

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FOTOGRAFIA © TOM HARPEL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il genio è il sangue del pianeta. O sei un poeta o un lillipuziano.
ANDREJ VOZNESENSKIJ

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VoznesenskijAndrej Andreevič Voznesenskij, Mosca, 12 maggio 1933 - 1° giugno 2010), poeta russo. Architetto, scoprì la sua vocazione poetica pubblicando il suo primo libro nel 1958. Nei suoi versi interpretò in quegli anni il disagio e le passioni delle giovani generazioni.


lunedì 27 novembre 2023

Un libro tutto sul tempo


EVGENIJ VINOKUROV

A VOLTE VORREI SCRIVERE UN LIBRO

A volte, vorrei scrivere un libro,
un libro tutto sul tempo,
su come esso non esiste,
su come il passato e il futuro
sono un solo continuo presente.
Penso che tutti – chi è vivo,
chi è vissuto,
e chi ancora ha da vivere – siano vivi adesso.
Vorrei scomporre questo argomento
come un soldato smonta il fucile.

(da La guerra è finita, 1976 - Traduzione di Maria Nadotti)

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Come un soldato smonta un fucile, cioè metodicamente dopo aver appreso con ripetuti movimenti l’assemblaggio. Così il poeta russo Evgenij Vinokurov, membro di spicco della cultura sovietica, vorrebbe analizzare la complessa dinamica del tempo, dare risposta a una domanda che da secoli si pongono i filosofi: Il tempo scorre oppure l'idea di passato, presente e futuro è completamente soggettiva, descrittiva solo di un inganno dei nostri sensi?


IMMAGINE © BING IMAGE CREATOR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Un fatto è ora limpido e chiaro: né futuro né passato esistono. È inesatto dire che i tempi sono tre: passato, presente e futuro. Forse sarebbe esatto dire che i tempi sono tre: presente del passato, presente del presente, presente del futuro.
SANT’AGOSTINO, Confessioni

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Evgenij Michajlovič Vinokurov (Brjansk, 22 ottobre 1925 - Mosca, 23 gennaio 1993), poeta russo. Dagli iniziali temi d'ispirazione patriottica la sua poesia è venuta successivamente svolgendosi su motivi più individuali e meditativi. Ha scritto anche numerosi saggi (Poesia e pensiero, 1966; Resta in forza, 1979).


lunedì 17 luglio 2023

Il succo delle insonnie


ANNA ACHMATOVA

I VERSI

a Vladimir Narbut

Sono il succo delle insonnie,
il moccolo di storte candele,
il primo colpo mattutino
di centinaia di bianchi campanili...
Sono il tiepido davanzale
sotto una luna di Cernigov,
sono api, sono trifoglio ,
sono polvere, tenebre, afa.

Aprile 1940

(da La corsa del tempo, Einaudi, 1992 – Traduzione di Michele Colucci)

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“Quando la notte attendo il suo arrivo, / la vita sembra sia appesa a un filo”: la poesia di Anna Achmatova è scarna, meditata, rimasticata come esito di lunghe notti di insonnia: l’abbandono non può dunque che essere continuamente mediato dalla ragione, revisionato. Eppure la realtà, con tutta la sua crudezza e il suo disincanto è lì e invoca di essere narrata: “E  certo molte cose ancora / vogliono da me il loro canto”.

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ANNA ACHMATOVA IN UNO SCHIZZO DI AMEDEO MODIGLIANI

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Sapevo che tu mi sognavi. / Perciò non potevo dormire.
ANNA ACHMATOVA




Anna Andreevna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Bol'soj Fontan, 23 giugno 1889 – Mosca, 5 marzo 1966), poetessa russa. Fu osteggiata dal regime sovietico per il suo “estetismo” e per il “disimpegno" politico”. La sua poesia spesso scarna, libera dalle analogie simboliche, scolpita fino all'osso, si veste di un’ironia e di una malinconia che sconfinano nel disincanto.


lunedì 3 aprile 2023

Manieri creati per incanto


FËDOR TJUTČEV

MATTINO TRA I MONTI

Dalla bufera della notte
lavato, ride il cielo azzurro,
serpeggia rugiadosa tra le cime
la valle come un nastro rilucente.

Solo degli alti monti fino al mezzo
le nebbie coprono il pendio:
come le aeree rovine
di manieri creati per incanto.

1830

(da Poesie, Adelphi, 2011 - Traduzione di Tommaso Landolfi)

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Le atmosfere eteree sono care a Fëdor Tjutčev: il poeta russo  si inchina ancora una volta davanti alla natura, unico elemento con cui l'anima si può sentire in sintonia. E si eleva, salendo con lo sguardo oltre le nebbie che ricoprono il pendio, oltre il sentiero che sale serpeggiante, fino a raggiungere la purezza assoluta del cielo, limpido e terso dopo la tormenta della notte.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Che il respiro del vento / faccia ondeggiare l'erba, / che di lontano un flauto canti, / che luminose e placide le nubi / fluttuino sopra di me!
FËDOR TJUTČEV, Poesie

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Fëdor Ivanovič Tjutčev (Ovstug, 5 dicembre 1803 - Carskoe Selo, 27 luglio 1873), poeta e scrittore russo. Fu diplomatico per 22 anni, anche a Torino, e a Monaco, dove conobbe Heine e Schelling. Non si curò dei propri versi, che furono scoperti dai simbolisti russi a inizio Novecento.


martedì 24 gennaio 2023

Un giovane delfino


OSIP MANDEL’ŠTAM

NON C’È NULLA DI CUI SERVA PARLARE

Non c’è nulla di cui serva parlare
non c’è nulla che occorra insegnare;
bella e ricolma di malinconia
è questa buia anima ferina:
non c’è nulla che lei voglia insegnare,
in nessun modo lei riesce a parlare,
e come un giovane delfino guizza
per l’universo e i suoi canuti abissi.

(da Ottanta poesie, Einaudi, 2009 - Traduzione di Remo Faccani)

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Non c’è bisogno di parole, di discorsi: la poesia si impone da sé, ci dice il poeta russo Osip Mandel'štam: è insita nell’anima e con la forza di un giovane delfino vaga curiosa per l’universo alla ricerca di quella chiarezza capace di illuminare “il sedimento dell’istante” e di “imparare da una stella / ciò che significa luce”.

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IMMAGINE © ELG21/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia è un aratro che scava il tempo, di modo che i suoi strati profondi, la sua terra più fertile, finiscono in superficie. Ma ci sono epoche in cui l'umanità, insoddisfatta del presente, presa dalla nostalgia di questi strati profondi, agogna al suolo vergine del tempo come un contadino che ara il terreno.
OSIP MANDEL’ŠTAM




Osip Ėmil'evič Mandel'štam (Varsavia, 15 gennaio 1891 – Vladivostok, 27 dicembre 1938), poeta, letterato e saggista russo. Prosatore e saggista, esponente di spicco dell'acmeismo e vittima delle Grandi purghe staliniane: arrestato per una critica a Stalin e condannato ai lavori forzati in Siberia, morì nel campo di transito di Vladivostok.


sabato 21 gennaio 2023

Finestra nella notte


MARINA CVETAEVA

ECCO ANCORA UNA FINESTRA

Ecco ancora una finestra, 
dove ancora non dormono. 
Forse – bevono vino, 
forse – siedono così. 
O semplicemente – le due 
mani non staccano. 
In ogni casa, amico, 
c’è una finestra così. 
Non candele o lampade hanno acceso il buio: 
ma gli occhi insonni! 
Grido di distacchi e d’incontri: 
tu, finestra nella notte! 
Forse, centinaia di candele, 
forse, tre candele... 
Non c’è, non c’è per la mia 
mente quiete. 
Anche nella mia casa 
è entrata una cosa come questa. 
Prega, amico, per la casa insonne, 
per la finestra con la luce.
 

23 dicembre 1916

(da Psiche, 1923)

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Mi capita in questi giorni d'inverno, quando attraverso a piedi il paese ed è ormai scesa la sera: resto colpito da qualche finestra illuminata tra le case e mi immagino la vita che scorre lì dietro, una cucina dove si prepara il tè, uno studente chino sui libri, una persona anziana che risolve cruciverba o guarda la televisione. Sono quelle finestre nella notte che intrigano anche la poetessa russa Marina Cvetaeva: che succede lì dietro alla luce gialla delle candele? Ci si ama? Si discute? E alla nostra finestra?

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EVGENIJ LUSHPIN, "SOGNI NOTTURNI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma di questo non san nulla / le finestre: guarda fuori ognuna e brilla, / come un’anima fanciulla / che s’affida al sogno, timida e tranquilla.
DIEGO VALERI, Poesie vecchie e nuove

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Marina Ivanovna Cvetaeva (Mosca, 8 ottobre 1892 – Elabuga, 31 agosto 1941), poetessa e scrittrice russa. Divenuta una delle migliori voci del simbolismo russo, fu invisa al regime stalinista. Esule a Berlino e Parigi, tornò in patria nel 1939 alla ricerca del marito, fucilato dall’NKVD e della figlia, in campo di lavoro. Disperata e isolata, si uccise nel 1941.


giovedì 20 ottobre 2022

I nomi delle donne georgiane


BELLA ACHMADULINA

NOMI DI DONNE GEORGIANE

Là sul mare vagavano le vele,
e, insensibili alla calura,
fiorivano lenti i platani
che a novembre si sfogliavano.

La panchina nel parco antico
biancheggiava muta,
e profumavano d'uva
i nomi delle donne georgiane.

Divenivano mormorio
che correva volando verso il mare,
per affiorare poi come cigno nero,
dal bizzarro collo arcuato.

Rideva una donna, Lamàra,
correva sui sassi, verso l’acqua,
spezzava il tacco sottile,
e nel vino tingeva le labbra.

E si bagnavano i capelli di Medea,
intrecciandosi al mattino alla cascata,
e le gocce cadevano sulla sabbia,
qua e là scintillando.

Più intenso del profumo di oleandri,
raccolti in un sol fiore,
aleggiava il nome di Arianna
e si dileguava in lontananza.

Appoggiandosi appena sui pali
sfiorava l'acqua un pontile.
“Tsisana!”, s'udiva da una finestrella,
“Natela!”, rispondeva una voce...

1956

(da Poesie, Il club di Milano, 2013)

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Con i suoi toni puri e il suo stile virtuoso impiantato sul metro tradizionale, la poetessa russa Bella Achmadulina non poteva non farsi affascinare dalle donne georgiane, ritratte quasi come delle Ninfe vaganti tra le montagne del Caucaso e le acque del Mar Nero. I nomi – usati per sineddoche a indicare le donne stesse – risuonano dolci e ridenti.

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FOTOGRAFIA © PAATA VARDANASHVILI

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   LA FRASE DEL GIORNO   

I Giorgiani sono in generale belli, ben fatti ed agili, e non mancano di spirito: la beltà delle loro donne è celebre quanto quella delle circasse, sebbene sieno di tinta meno bianca e di taglia meno snella.
GIULIO FERRARIO, I costumi antichi e moderni

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Bella Achatovna Achmadulina (Mosca, 10 aprile 1937 – 29 novembre 2010), poetessa russa. Fece parte con il primo marito Evtušenko e con Voznesenskij, della generazione poetica poststaliniana, favorita dal “disgelo” distaccandosi dalla retorica ufficiale. Condusse un'originale ricerca sul linguaggio, con purezza espressiva e fede nella parola.


sabato 15 ottobre 2022

La mia voce


ANNA ACHMATOVA

UNA NOTA NEL LIBRO

Quello che hai dato è tuo
               Shota Rustaveli

Da che rovine parlo,
da che baratro grido?
Vivo nella calce non spenta,
sotto volte di fetide cantine.

Chiamino pure muto l'inverno,
sbattano in eterno le eterne porte:
udranno sempre la mia voce,
sempre ancora le daranno ascolto
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Leningrado, 1959

(da Poesie, 1962)

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Negli anni terribili della ežóvšcina [periodo in cui commissario del popolo agli Interni fu Nikolaj Ivanovic Ežov, 1936-1938] ho passato diciassette mesi in fila davanti alle carceri di Leningrado. Una volta qualcuno mi «riconobbe». Allora una donna dalle labbra livide che stava dietro di me e che, sicuramente non aveva mai sentito il mio nome, si riscosse dal torpore che era caratteristico di noi tutti e mi domandò in un orecchio (lì tutti parlavano sussurrando): - Ma questo lei può descriverlo? E io dissi: - Posso. Allora una sorta di sorriso scivolò lungo quello che un tempo era stato il suo volto”. La poetessa russa Anna Achmatova tenne fede a questa promessa e denunciò il regime sovietico e tutti i suoi orrori. Questo le costò molto, non solo l’ostracismo letterario ma addirittura la fame e il vile accanimento contro suo figlio, arrestato e torturato, condannato ai lavori forzati. La sua voce però continuò a levarsi pura, coscienza di un popolo.

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ILLUSTRAZIONE © NASTIA SMIYAN/BEHANCE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

No, non sotto un estraneo cielo, / Non al riparo d’ali estranee: / Ero allora col mio popolo, / Là dove il mio popolo, per sventura, era.
ANNA ACHMATOVA, Poema senza eroe e altre poesie

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Anna Andreevna Achmatova, pseudonimo di Anna Andreevna Gorenko (Bol'soj Fontan, 23 giugno 1889 – Mosca, 5 marzo 1966), poetessa russa. Fu osteggiata dal regime sovietico per il suo “estetismo” e per il “disimpegno" politico”. La sua poesia spesso scarna, libera dalle analogie simboliche, scolpita fino all'osso, si veste di un’ironia e di una malinconia che sconfinano nel disincanto.


martedì 28 giugno 2022

Centenario di Velimir Chlébnikov


Vedete, io sono così, sono caduto da una nuvola, / molto male mi hanno arrecato perché ero diverso, / non affabile sempre, / non amato in ogni dove”: era conscio della sua condizione il poeta russo Velimir Chlébnikov di cui ricorre oggi il centenario della scomparsa, avvenuta a soli 37 anni il 28 giugno 1922 per inedia e malnutrizione dopo una vita di stenti, tanto che disse di sé: “Noi siamo: quelli che saranno / Tutto questo l’ho fatto come un povero / Come un ladro, maledetto ovunque dagli uomini”. Chlébnikov fu uno dei principali futuristi russi, amico di Maiakovskij, che nel suo necrologio lo definì “un poeta per poeti”. Come la sua vita, anche la sua opera fu genio e sregolatezza: un proliferare di sperimentazioni linguistiche e un profluvio di neologismi. Con Alekseij Kručënych creò anche una particolare lingua poetica, definita “transmentale”, chiamata zaum o zanghes.

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IMMAGINE ELABORATA CON PAINNT

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IL RIFIUTO

È per me di gran lunga più gradevole
osservare le stelle,
che sottoscrivere una sentenza di morte.
È per me di gran lunga più gradevole
ascoltare le voci dei fiori,
che bisbigliano: « è lui! »,
quando passo per il giardino,
che vedere i fucili,
che uccidono quelli che vogliono
uccidere me.
Ecco perché non sarò mai
e poi mai
un uomo di governo!

13 settembre 1921

(da Poesie, Einaudi - Traduzione di Angelo Maria Ripellino)

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NOTTE, PIENA DI COSTELLAZIONI

Notte, piena di costellazioni,
Di che destino, di che notizie
Splendi tanto libro,
Di libertà o di gioco?
In che modo devo leggere la sorte
A mezzanotte, dentro il grande cielo?

(da 47 poesie facili e una difficile, Quodlibet, 2009 – Traduzione di Paolo Nori)



Altre poesie di Velimir Chlébnikov sul Canto delle Sirene:



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LA FRASE DEL GIORNO

Poco mi serve. / Una crosta di pane, / un ditale di latte, / e questo cielo / e queste nuvole.
VELIMIR CHLÉBNIKOV




Velimir Chlébnikov, pseudonimo di Viktor Vladimirovič Chlebnikov (Oblast' di Astrachan', 9 novembre 1885 – Santalovo, 28 giugno 1922), poeta russo, uno dei principali esponenti del Futurismo. Nei suoi versi abbondano le sperimentazioni linguistiche e i neologismi, tanto che diede vita a una lingua poetica detta zaum.


sabato 16 aprile 2022

Volare dietro a un raggio


OSIP MANDEL’ŠTAM

QUANTO VORREI, OH QUANTO

Quanto vorrei, oh quanto
– non visto, non sentito –
volare dietro a un raggio
là dove non esisto.

E tu nel cerchio irradia –
non c’è altra beatitudine –
e da una stella impara
che significa luce.

Ciò che ti voglio dire
è che sto bisbigliando
e sottovoce affido
te, mia bambina, a un raggio.

23 marzo – primi di maggio del 1937

(da Ottanta poesie, Einaudi, 2009 - Traduzione di Remo Faccani)

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Il raggio e la luce: in questi versi tardi, il poeta russo Osip Mandel'štam, provato dalle vicissitudini che lo hanno portato all’esilio e ai lavori forzati in Siberia, oscilla in questa ansia di infinito, in questo desiderio di una beatitudine celeste impossibile da raggiungere, che forse soltanto la poesia è in grado di contenere.


ILLUSTRAZIONE DI CATRIN WELZ-STEIN

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LA FRASE DEL GIORNO
Bisogna attraversare velocemente, in tutta la sua larghezza, un fiume ingombro di giunche cinesi che si muovono in più direzioni: è così che si crea il significato del linguaggio poetico. Il percorso compiuto – il significato – non può essere ricostruito interrogando i barcaioli: non sapranno dirci come e perché siamo saltati da una giunca all’altra.
OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM, Conversazione su Dante




Osip Ėmil'evič Mandel'štam (Varsavia, 15 gennaio 1891 – Vladivostok, 27 dicembre 1938), poeta, letterato e saggista russo. Prosatore e saggista, esponente di spicco dell'acmeismo e vittima delle Grandi purghe staliniane: arrestato per una critica a Stalin e condannato ai lavori forzati in Siberia, morì nel campo di transito di Vladivostok.


martedì 14 dicembre 2021

Le onde


ALEKSEJ TOLSTOJ

NON CREDERE

Non credere, mia cara, quando dico
che non ti amo più.
Quando la marea si ritira non credere al mare -
Ritornerà ancora.

Già ti bramo e la passione mi riempie,
così ti consegno ancora la mia libertà.
Già le onde ritornano con grida e con gioia
a riempire la stessa amata spiaggia.

(da Il peccatore, 1858)


L’eterna dicotomia tra ragione e sentimento, tra mente e cuore è in questi versi del poeta russo Aleksej Tolstoj che il compositore Pëtr Il'ič Čajkovskij trasformò nella prima delle sei romanze per voce e piano dell’Opera numero 6. La sola cosa costante, nel continuo alternarsi di maree tra passione e razionalità, è l’amore.

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FOTOGRAFIA © TOPER DOMINGO/PIXNIO

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è mutevole come le onde del mare.
ALEKSEJ TOLSTOJ




Aleksej Kostantinovič Tolstoj (San Pietroburgo, 5 settembre 1817 – Krasnyj Rog, 10 ottobre 1875), scrittore, poeta e drammaturgo russo, cugino di secondo grado di Lev Tolstoj. La sua poesia, molto varia, è amorosa, dedicata alla lirica della natura o a composizioni  filosofiche e teologiche.


lunedì 11 ottobre 2021

Il nostro umile giardino


ALEKSEJ TOLSTOJ

AUTUNNO

Autunno! Il nostro umile giardino per intero si spoglia,
le foglie gialle se ne volano via, sospese nel vento,
solo laggiù, lontano, si scorgono, sul fondo della valle,
appassire i gonfi grappoli rosso-fiamma del sorbo.

Il mio cuore è triste e lieto insieme,
senza parlare stringo e riscaldo le tue piccole mani,
ti guardo negli occhi, piango in silenzio,
e non so dirti davvero quanto ti ami
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1858

(da Il peccatore, 1858)

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Le poesie di Aleksej Tolstoj hanno una gran varietà di forma e di contenuti: risalta però la lirica amorosa, dedicata alla moglie Sof'ja Andreevna Miller, associata ai temi della natura. L’autunno riverbera anche all’interno della casa quella sua malinconica dolcezza.

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PETER HUNTOON, "GIARDINO IN AUTUNNO"

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LA FRASE DEL GIORNO
L'autunno ti conquista con questo, il suo muto appello alla simpatia per il suo decadimento.
ROBERT BROWNING, Paracelso




Aleksej Kostantinovič Tolstoj (San Pietroburgo, 5 settembre 1817 – Krasnyj Rog, 10 ottobre 1875), scrittore, poeta e drammaturgo russo, cugino di secondo grado di Lev Tolstoj. La sua poesia, molto varia, è amorosa, dedicata alla lirica della natura o a composizioni  filosofiche e teologiche.