Statistiche web
Visualizzazione post con etichetta proverbi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta proverbi. Mostra tutti i post

domenica 17 gennaio 2010

Proverbi per Sant’Antonio

Sant'Antonio abate, noto anche con gli appellativi di sant'Antonio il Grande, sant'Antonio d'Egitto, sant'Antonio del Fuoco, sant'Antonio del Deserto, sant'Antonio l'Anacoreta e Sant’Antonio del Porcello, fu un eremita egiziano, uno dei padri del deserto. Visse in una grotta della Tebaide in meditazione e contemplazione tra il 251 circa e il 17 gennaio del 357.

Il santo, da non confondere con l’omonimo del 13 giugno, Sant’Antonio da Padova, è molto venerato e la sua festa è presa a pretesto per numerosi proverbi sulla stagione invernale. Naturalmente, spesso a gennaio nevica, e anche copiosamente – la famosa “nevicata del secolo” del 1985 in Lombardia si protrasse dal 15 al 17 spargendo un manto bianco di 80 centimetri, avverando il detto “Sant’Antoni de la barba bianca, se ‘l piöf mea la nef no manca” (se non piove, la neve non manca), che si può udire un po’ in tutto il paese: “Sant'Antonio dalla barba bianca s' n' chiov la nev n' manca” in Ciociaria, “Sant'Antoniu cu la barba bianca, ci nu chioe la nie nu manca” in Salento. In Romagna c’è la variante “Sant'Antoni d'la berba bienca se un la ia us sla fa” (se non l’ha, se la fa)…

Il freddo è ancora notevole: e infatti in Trentino dicono: “Sant’Antoni, san Bastian e santa Agnes i é i marcanti da la nef”, accomunando i santi del 20 gennaio (Sebastiano) e del 21 (Agnese). A Milano si arriva fino a San Biagio, il santo del 2 febbraio: A Sant’Antoni, frècc da demoni, a San Sebastian, frècc da can, a San Bias, el frècc l’è ras (A Sant’Antonio freddo da demonio, a San Sebastiano freddo da cane, a San Biagio il freddo è colmo). In Lunigiana è attestato “Sant Antòn gran ferdüra, San Lurénzu gran kóudüra o yön o l àtr póg u düra” (A Sant’Antonio gran freddo, a San Lorenzo – il 10 agosto – gran caldo; l’uno e l’altro poco durano), identico al siciliano “Sant'Antoniu gran friddura, San Lurenzu gran calura; l'unu e l'àutru pocu dura”. Sempre in Sicilia c’è questo detto: “O ricissetti 'i Sant'Antoniu nesci 'a gran friddura e trasi 'a gran calura”, il diciassette di Sant’Antonio esce il gran freddo ed entra il gran caldo. Beati loro…

C’è poi un altro dato puramente astronomico che comincia a farsi visibile: il solstizio d’inverno è passato da ormai un mese e le giornate cominciano ad allungarsi: ecco allora i bergamaschi dire “Nedàl ü pass de gàll, Pasquèta ün urèta, Sant'Antóne ün'ura gròsa” (A Natale il passo di un gallo, all’Epifania un’oretta, a Sant’Antonio un’ora buona). In Brianza il proverbio diventa “A Sant'Antoni un'ura e un grögn” (A Sant’Antonio un’ora e un pezzo di pane) oppure “A Sant'Antoni un'ura e un glori” (un’ora e un Gloria). In Valsesia “Sant 'Antoniu da Quaruna n'ora buna” (a Quarona -è un paese – un’ora buona). In Umbria c’è una tabella completa da Santa Lucia a Sant’Antonio: “Santa Lucia, la giornata più corta che ce sia; Natale 'na sbattuta d'ale; annu vecchiu, passu d'un vecchiu; annu nôu passu d'un bôe; Pasquarella (Epifania) un'orarella; Sant'Antonio, un'ora bona”.

Per quanto riguarda la tradizione dei falò, molto diffusa in tutta Italia, rimando al post dello scorso anno.

.

Pontormo, “Sant’Antonio abate”

.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Vidi tutte le reti del Maligno distese sulla terra e dissi gemendo: – Chi mai potrà scamparne? E udii una voce che mi disse: – l'umiltà.
SANT’ANTONIO ABATE, in “Vita e detti dei Padri del deserto”

sabato 5 dicembre 2009

Proverbi di dicembre

Dicembre chiude l’anno e conclude anche questa lunga cavalcata attraverso i proverbi dialettali relativi ai mesi degli anni, analizzati a partire da quelli della mia terra.

Sumeneri dicembrin, el var gnanca trî quatrin
(La semina di dicembre non vale neanche tre quattrini)

Interessante questo proverbio che rasenta l’ovvio: naturalmente pensare di seminare durante la stagione di riposo vegetativo, con la neve e il gelo è una follia, oltre che una cosa inutile e senza valore. Come appunto il quattrino, quarta parte del soldo di rame, la moneta in uso nel Lombardo-Veneto. Solo il sesino, la sesta parte, valeva meno. E infatti nel Foggiano si dice “Chi i sémene de deciémbre i recchìglje pùe o rén”, chi semina di dicembre raccoglie poco o niente.


La néf dicembrina, per trî mes no la cunfina
(La neve di dicembre per tre mesi non se ne va)

La neve di dicembre è consolidata dal freddo e dal gelo, è ben diversa da quella che cade a primavera e viene spazzata dal sole in mille rigagnoli. In Veneto dicono “La neve dezembrina disiséte volte la se rafina”, si raffina 17 volte. In Trentino “La nef dezembrina mai la camina e la fa la bina”, non cammina e fa i solchi. In Calabria “Nive dicembrina pe tri misi te sta vicina”. Per i molisani è invece un toccasana: “La neve de deciembre 'ngrassa e tempra”, ingrassa e tempera il terreno.

.

A Sant'Ambrös, ul frecc al cös
(A Sant'Ambrogio il freddo cuoce)

Il 7 dicembre, Sant’Ambrogio, patrono di Milano, è un giorno tradizionalmente freddo: nonostante questo molte fiere si svolgono nelle località della diocesi che prende nome dal vescovo. Quella degli Oh Bej! Oh Bej! a Milano è una tradizione cui non ci si sottrae. Un’altra data fredda è quella del 18 dicembre, dedicata a San Graziano di Tours: “A San Grazian, un sculdin sott e 'n olter in man” - A San Graziano uno scaldino sotto e l'altro in mano. San Nicola (6 dicembre) è considerato “mercant de néf”, mercante di neve. In Veneto è Santa Lucia (13 dicembre) a portare il freddo: “A Santa Lucia el fredo s'invia, se piove o tira vento dell'inverno semo dentro”. In Val d’Aosta a dicembre c’è già la neve e il detto popolare recita: “Par Notrë Damë douz Avén, le loup cour a tou tén”, per la Madonna dell’Avvento (l’Immacolata) il lupo corre senza sosta.

.

Katie Pertiet, "Natale vintage III"

.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Dicembre gelato, non va disprezzato.
PROVERBIO ITALIANO

giovedì 5 novembre 2009

Proverbi di novembre

Penultimo atto per i proverbi dialettali dedicati ai mesi partendo da quelli della mia terra, che mi capita di ascoltare a ogni stagione. E allora avanti con il grigio e malinconico novembre.

.

Nuember l'è caìn: o se paga 'l fécc, o se fa San Martìn
(Novembre è assassino: o si paga l'affitto o si trasloca)

“Fare San Martino” è espressione dialettale che significa “traslocare”: infatti i contadini sotto mezzadro era proprio in questo periodo, al termine della stagione vegetativa e all’inizio del lungo riposo invernale, che vedevano concluso o rinnovato il loro contratto. Molti si trasferivano presso nuovi terreni e nuovi padroni. In caso si rimanesse nella propria abitazione, era comunque un momento difficile: bisognava reperire i soldi dell’affitto e separarsene con immenso dispiacere. Ecco perché il mese è “Caino”. Capita spesso ancora oggi di sentire gente che “fa San Martino”: la differenza è che va da una casa dotata di tutti i comfort a un’altra simile. È anche tempo di vino novello: in Abruzzo si dice “A Sante Martine vota la cannula e jesce lu vine” (gira la spina ed esce il vino), a Napoli “A San Martino ogni fusto è vino”, in Sicilia “Ppi San Martinu castagni e vinu”, in Veneto “"A San Martin, casca le foje e se spina el bon vin” (cascano le foglie e si spilla il buon vino).

 .

Nuember ghe n'ha trenta; scolda 'l venter e de vin béven una brenta.
(Novembre ne ha trenta; tieni caldo il ventre e di vino bevine una brenta [antica unità di misura = 75 litri!])

Il freddo si fa sentire adesso, nella nostra società che può contare su moderni riscaldamenti. Possiamo immaginare la sofferenza che si doveva provare allora, quando solo i camini e le stufe davano calore nelle stanze principali e la gente si arrangiava con gli scaldini per il letto e i bracieri, o si rifugiava nel locale più caldo, la stalla, dove il tepore dato dagli animali riscaldava l’aria: ci si trovava lì la sera per ascoltare i racconti dei vecchi. Sul freddo anche alcuni proverbi relativi a Sant’Andrea, ultimo girono del mese: “A Sant’Andrea el frècc al te nega” (il freddo ti annega, ovvero dà quella sensazione di soffocamento che si può provare annaspando nell’acqua); “A Sant’Andrea, munta ‘l frècc in cadrega” (il freddo sale sulla sedia, in italiano si direbbe “monta in cattedra”); “Se per Sant’Andrea non vegnarô, per Sant Ambrös non fallarô” (Se per Sant’Andrea non arriverò, per Sant’Ambrogio non mancherò – è il freddo a parlare).  In Istria il freddo è portato da Santa Caterina (25 novembre): “Santa Catareîna, el giaso par mareîna” (il ghiaccio per la marina). Nel Padovano: “Santa Caterina o neve o brina”. E occorre prestare attenzione anche al campo, per quanto in fase di riposo: “Novembre 'nchiatratu, addiu simminatu” dicono in Calabria, novembre gelato, addio seminato…

 .

Ai mort, la binchéta e i guant.
(Per i Morti, la giacchetta e i guanti)

Proverbio che ci illumina bene sull’antica civiltà contadina, questo dei  “Morti”, il 2 novembre. Occorre ricordare che la commemorazione dei defunti fu sempre festa grande in tutte le società arcaiche. In Brianza si celebrava – e si celebra tuttora – con due dolci tradizionali: il “pane dei morti”, morbido impasto speziato e mieloso a forma di grosso biscotto ovale, e gli “oss de mord”, gioco di parole intraducibile tra “ossa da mordere” e “osso di morto”, un biscotto simile all’altro ma chiaro e duro - perché ottenuto con l’albume - insaporito con semi di anice, mandorle o arachidi. Ecco che allora i contadini per il 2 novembre vestivano con la giacca festiva e iniziavano a ripararsi dal freddo. In Istria è attestato l’analogo “Par i santi teîra fora i guanti”, nel Padovano “Ai Santi paletò e guanti”, in altre zone del Veneto “Per tuti i Santi tabàro e guanti”.

 

Katie Pertiet, “Crisantemo di novembre”

.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Nessun proverbio mente, solo il suo senso inganna.
PROVERBIO ITALIANO

lunedì 5 ottobre 2009

Proverbi di ottobre

Siamo ormai alla conclusione dell’analisi dei proverbi brianzoli sulla meteorologia e sui tempi della civiltà contadina. non restano che i tre mesi d’autunno. Ecco ottobre…

Utuber, l’è ‘l mes che se pertéga i ruer
(Ottobre è il mese in cui si abbacchiano le querce)

In ottobre non ci sono frutti. In mancanza si abbacchiano le ghiande, che tra l’altro cadono già da sole dalle querce. Naturalmente non dobbiamo dimenticare le castagne, che forniscono pomeriggi di festa davanti ai banchetti delle caldarroste spesso improvvisati dalle associazioni locali. In Veneto dicono “Otobre domanda funghi, castagne e ghiande”.

San Diunîs el va in ciel cun la sua valîs
(San Dionigi va in cielo con la sua valigia)

San Dionigi, come le rondini e gli altri migratori, parte, perché cambia il tempo – è il 9 di ottobre - e si avvicina la brutta stagione. In Sicilia è attestato “San Franciscu, San Franciscu, nesci lu cauru e trasi lu friscu”, ovvero per San Francesco (4 ottobre) “esce il caldo ed entra il fresco”.

O bagnà o söcc per San Lüca sömena töcc
(Bagnato o asciutto, a San Luca seminano tutti)

San Luca, 18 settembre, è l’ultima occasione per seminare i prodotti che si utilizzeranno durante l’inverno, Anche il proverbio italiano concorda: “O molle o asciutto, per San Luca semina”. E ancora: “Da San Gallo (il 16 ottobre) ara il monte e semina la valle” e “Per San Luca chi non ha seminato si speluca”. Incerti i veneti: “San Luca o moja o suta” (o molle o asciutto, mah!). Invece in Istria, a Rovigno, è segnalato: “San Loûca, li nispule sa mangioûca”, a San Luca si mangiano le nespole.

 


Kathy Pertiet, "Calendula di ottobre"

 

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
I proverbi sono selle buone per tutti i cavalli, non ce n'è uno che non abbia il suo contrario, e qualunque condotta si tenga se ne trova uno per appoggiarvisi.
ALFRED DE MUSSET

sabato 5 settembre 2009

Proverbi di settembre

El mes de setember, el duarìa vèssegh semper
(Il mese di settembre dovrebbe esserci sempre)

La stagione è mite, i raccolti abbondanti, ci sono feste e sagre dappertutto. Settembre è davvero il Paese di Bengodi. Come dare torto a questo proverbio brianzolo?

A San Nicola la nisciöla la croda
(A San Nicola cade la nocciola)

San Nicola naturalmente non è quello di Bari del 6 dicembre ma il meno nota Nicola da Tolentino, festeggiato il 10 settembre. È il periodo in cui le nocciole mature cadono dall’albero.

A San Michê l'üga nel tinê
(A San Michele l'uva nel tino)
A San Michê la pianta l'è tua e i fich inn i mê
(A San Michele la pianta è tua e i fichi sono miei)
A San Michê el colt el munta in ciel
(A San Michele il caldo sale in cielo)

San Michele, 29 settembre, è un po’ la porta dell’autunno: la devozione contadina associa alla data del santo “importante” i frutti di stagione. E se è vero che il caldo se ne va, ci lascia l’uva e i fichi – scherzoso il proverbio che rivendica la proprietà dei fichi altrui, del resto è un frutto che matura e deperisce velocemente e spesso se ne regalano cesti a vicini e amici. Dell’uva matura tratta anche il siciliano “Pri San Micheli, la racina è comu lu meli”, l’uva è come il miele. Nella zona del Piave c’è “A la luna de setembre, l' ua e il figo pende”, a Fabriano “Settembre, i fichi casca, l'ùa penne”. La brevità del giorno, che vede l’equinozio d’autunno, è testimoniata dal proverbio sul caldo, analogo al cremonese "Per San Michéel la merèenda la và in céel" che sta a significare che si cena quando la luce se ne va. In Abruzzo dicono “A settiembre e a febbrare notte e juorne vanne pare”, a settembre e febbraio notti e giorni vanno pari.

 

Katie Pertiet, “Astri di settembre”

 

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Le piogge di Settembre già propizie / gonfian sul ramo i fichi bianchi e neri, / susine claudie... / A chi lavori e speri / Gesù concede tutte le delizie.
GUIDO GOZZANO, La via del rifugio

mercoledì 5 agosto 2009

Proverbi di agosto

Siamo a buon punto con la disamina dei proverbi brianzoli relativi ai mesi: con questi completiamo i due terzi dell’anno. Agosto è mese d’ozio, ma nelle civiltà contadine certo non c’era certo tempo per oziare…

Agost, giò 'l sû l'è fosch
(Agosto, tramontato il sole, è buio)

Passato il solstizio di giugno i giorni si accorciano. Ad agosto il calo delle ore di luce è apprezzabile. Nel Bergamasco c’è il simile “Agost gh'è gnà sìra che ghè fósch”, non è ancora sera che è già buio.

La prima acqua d'agost, la fa scapà töcc i üsej del bosch
(La prima pioggia di agosto fa scappare tutti gli uccelli dal bosco)

Le piogge di agosto portano l’estate al suo declino e preparano l’arrivo dell’autunno: l’afa se ne va, il clima è più fresco e i migratori già sono pronti a partire. In Abruzzo dicono: “A la prim'acque d' Ahòste, lu ricch' e lu povere s' arechenosce”, ovvero si distingue il ricco dal povero che non ha abiti da cambiare. Nel Salento “Acqua d'acustu, su bboni: oju, mele e mmustu”, la pioggia migliora olio, miele e mosto. In italiano si ha “La pioggia di agosto rinfresca il bosco”.

Agost pagadur
(Agosto pagatore)

Il proverbio chiude il trittico dei mesi estivi: se a giugno si miete e a luglio si taglia, ad agosto si raccolgono i frutti… in denaro.


Katie Pertiet, "Papaveri di agosto"



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
E il corso dell’estate ha vita troppo breve.
WILLIAM SHAKESPEARE, Sonetti, XVIII

domenica 5 luglio 2009

Proverbi di luglio

Löj, battidur
(Luglio, trebbiatore)

È un proverbio universalmente noto, questo, ravvisabile anche in italiano (“Luglio trebbiatore, quanta grazia del Signore”) e nei vari dialetti (nel Teatino è “vattatore”). Luglio altrove è “agrestaio”.

Löj, la tera la böj
(Luglio, la terra bolle).

Il caldo è talmente elevato a luglio, l’afa insopportabile che la terra sembra bollire, anche per l’effetto ottico delle “morgane”, simile ai miraggi del deserto. I veneti consigliano invece: “Quando il lujo xe molto caldo, bevi molto e tiente saldo”.

A Sant’Ana, i verz ne la piana
(A Sant’Anna, le verze nel campo)

C’è anche una versione differente di questo proverbio relativo al 26 luglio e che invita a piantare le verze: dice “A Sant’Ana, i vesp ne la piana”, ovvero le vespe. In italiano si dice “A Sant’Anna corre l’acqua per la piana”. In Calabria, dove diversi sono i frutti della terra (la cassoeula non c’è!), dicono: “Pe' Sant'Anna 'u ficu jè c''a zzanna” (il fico è maturo).


Katiey Pertiet, "Delfinio di luglio"


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Il bollente luglio porta freddi temporali, albicocche e violaciocche.

SARA COLERIDGE, Lezioncine in versi per bambini

venerdì 5 giugno 2009

Proverbi di giugno

Giögn, strenc el pögn
(Giugno, stringi il pugno)

Il proverbio italiano dice “Giugno, la falce in pugno”: è tempo di mietere, di prendere la falce e tagliare il grano. In realtà ora fanno tutto gli elefantiaci macchinari che passano per i campi, raccolgono e lasciano balle rotonde già pronte per essere immagazzinate. Ma nell’Italia agricola di un tempo – e nella collinosa Brianza di cui questo è il proverbio - i contadini impugnavano la falce (“ul scighèss”) per mietere, (“segà”). Nel trittico dei mesi estivi infatti giugno è anche detto “segadur”, mietitore. Nel Cremonese è attestata una variante: "In giögn zlàarga la màan e strèens el pögn" (allarga la mano e stringi il pugno)

Fina al quaranta de masc, se def minga mulà i strasc
(Fino al quaranta di maggio, non devi abbandonare i panni pesanti)

Analogo allo spagnolo “Fino al 40 di maggio non toglierti il saio”, questo proverbio ammonisce a rimanere coperti almeno fino al 9 giugno, quando l’estate sembra essersi stabilizzata. Certo, con i cambiamenti climatici di questi tempi, i proverbi meteorologici rischiano di essere antiquati: ma il consiglio di non scoprirsi troppo, di “vestirsi a cipolla” è sempre salutare. In Liguria dicono: “Né magiu né magiun nu state a levà u pelisún”.

Des, a San Peder se cata i scirés
Dice, a San Pietro si raccolgono le ciliegie

Il frutto tipico di giugno sono le ciliegie, e questo proverbio ce lo ricorda: il 29 giugno, festa di San Pietro e Paolo, sul finire del mese, era molto sentito dalla civiltà contadina. Dobbiamo ricordare che fino al 1977 questa data era festa religiosa a tutti gli effetti, come l’Immacolata e Ognissanti. In Veneto, sfruttando la rima della falce in pugno, si ha “Nel mese de giugno la seresa xe in pugno”. In Liguria, “Magiu u porta l'asagiu, giügnu cerèije au pügnu”.


Katie Pertiet, “Rosa di giugno”


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Anche per il pensiero c’è un tempo per arare e uno per mietere.
LUDWIG WITTGENSTEIN, Pensieri diversi

martedì 5 maggio 2009

Proverbi di maggio

Proseguiamo la disamina dei proverbi brianzoli riguardanti i mesi:

Mês de masc, aqua a brasc.
(Mese di maggio, acqua a braccia)

Maggio è un tipico mese primaverile: la pioggia cade provvidenziale, abbondante e improvvisa a rendere ancora più verde il rigoglio della natura, a ingrassare le rose. Questo proverbio nota l’abbondanza, così come quest’altro ricorda un tempo ormai perduto in cui le donne lavavano il bucato a mano al fiume, al lago o nei lavatoi pubblici: “I gutùni de masc i fa ‘nà via töcc i smacc” (le grosse gocce di maggio tolgono tutte le macchie). In Calabria è attestato “L'acqua di màju arricchi 'u massaru” (L’acqua di maggio fa ricco il contadino), in Salento “Masciu una e bona” (Maggio una [pioggia] e buona).

 

Var püssê ‘na giurnada de sû de masc che ‘l Dom de Milan
(Vale più una giornata di sole a maggio che il Duomo di Milano)

Il sole – la luce – è vita, e in un periodo di crescita come è la primavera, tutte le coltivazioni ne hanno necessità: ecco spiegato l’inusuale paragone con un monumento prezioso per l’arte e la cristianità. Il vento può essere un altro elemento favorevole: “Masc ventus, ann bundanzius” (Maggio ventoso, anno d’abbondanza). Infatti i veneti dicono “Majo con jorni suti, miel e frumento per tuti”  (Maggio con giorni asciutti, miele e frumento per tutti). In Abruzzo dicono invece “Vale ‘cchié na tumbire tra magge e abbrèle che nu carre d’ore e chije le tère” (Vale più un acquazzone tra maggio e aprile che un carro d’oro e chi lo tira).

 

S’el piöf al dé de l’Ascenza, per quaranta dé sem minga senza.
(Se piove il giorno dell’Ascensione, per quaranta giorni non ne saremo senza)
S’el piöf al dé de l’Ascenzion, la früta la va tüta in perdizion.
(Se piove il giorno dell’Ascensione, la frutta va tutta persa)
S’el piöf al dé de la Santa Crus, bon i cöf e büs i nus.
(Se piove il giorno della Santa Croce, buoni i covoni e buche le noci)

Questa terna di proverbi meteorologici dimostra la predilezione per le arti divinatorie e superstiziose della buona gente di campagna: i motti legano alla festa religiosa, in questo caso l’Ascensione – quaranta giorni dopo Pasqua – e la Santa Croce del 3 maggio, il tempo atmosferico per trarne una previsione sul raccolto. Nel Cremonese dicono "Se 'l Pòo l'è in schèena per l'Asèensa, per quaràanta dé el se sustèenta" (se il Po è in piena all’Ascensione, resta in piena per quaranta giorni).

Una variante scherzosa prevede però un’espiazione: S’el piöf al dé de la Santa Crus el marscéss töcc i nus; ma se e cunfésset i to pecâ, te perduna ogni frâ” (Se piove il giorno della Santa Croce, marciscono tutte le noci; ma se confessi i tuoi peccati, ti perdona ogni frate). In Romagna troviamo Par Sânta Cros e' sol e' va ben par la nos” (Per Santa Croce il sole va bene per la noce).

 

Katie Pertiet, “Lillà di maggio”


*  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *  *
LA FRASE DEL GIORNO
Il popolo ha opinioni sanissime.
BLAISE PASCAL, Pensieri, 324

domenica 5 aprile 2009

Proverbi di aprile


"April, aqua a baril"
(Aprile, acqua a barili)

È un detto molto diffuso, questo: in italiano si dice "Aprile ogni goccia un barile", in romagnolo "Abrìl, tot i dé un barìl", tutti i giorni un barile, in dialetto lucano "Aprìl ienghie i varlìr", riempie i barili, e segnala la forza vivificatrice della pioggia, abbondante nel corso del mese. Analogo è un altro proverbio brianzolo: "April piöva piöva ch'el vê gross la cöva" (aprile piova, piova, che si ingrossa il covone), così come il veneto "la piova di april, impianta el fenil", la pioggia di aprile riempie il fienile. Nella zona di Bordighera si dice: "Se nu ceuve in ru mese d'arvì, loche, è nasciuu u turna a meuiri", Se non piove ad aprile, quello che è nato torna a morire


"I fiù i va piantâ d'aprîl, perchè fiurés anca el manech del badîl"
(I fiori vanno piantati ad aprile, perché fiorisce anche il manico del badile)

Questo proverbio si ricollega alla pioggia d'aprile: è mese rigoglioso e di crescita, tanto che potrebbe fiorire ogni cosa, anche il manico di legno del badile! Attestato anche nel Cremonese: "In aprìil, böta àan el mànech del badìil". Di questa fioritura testimone è il veneto "Aprìl, aprileto, ogni dì un raméto".


S'el piöf al dé de Pasqua, püssê üga che frasca
(Se piove il giorno di Pasqua, più uva che fronde)

Resta nel genere acqua-rigoglio anche il proverbio sulla Pasqua, festa tipica di aprile. C'è anche un altro detto tradizionale meteorologico: "Sû söi ulif, aqua söi ciapp", sole sugli ulivi (la Domenica delle palme), acqua sulle uova sode (Pasqua), confermato anche dall'adagio diffuso nell'Italia centrale "Il sole sulle palme tagliate chiama l'acqua sulle uova lessate". Di diverso avviso i veneti: "Se piove sole Palme no piove sui ovi". Sulla Pasqua bagnata, troviamo nel Salentino "Cu bbete na bbona annata, Natale ssuttu e Pasca muggiata", per essere una buona annata Natale asciutto e Pasqua ammollata.




Katie Pertiet, "Pisello odoroso di aprile"


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Dopo la pioggia la terra, come una ragazza un cappello di paglia azzurro, s'è messo il cielo sul capo.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante, Aprile

giovedì 5 marzo 2009

Proverbi di marzo


"Marz marzott fiö d'un baltrocch fiö d'una baltroca
o ch'el piöf o ch'el tira vent o ch'el fioca.
(Marzo marzotto figlio di un farfallone, figlio di una baldracca / o piove o tira vento o nevica).

La volubilità classica di marzo, mese di transizione tra due stagioni, è rappresentata in moltissimi proverbi, tanto che in italiano lo si trova spesso associato all'aggettivo "pazzerello". Un altro detto brianzolo recita infatti: "Marz pazzerell, al vet ul sû, al derva l'umbrell" (vede il sole e apre l'ombrello). Certo, più efficace è quel paragone con una donna di non specchiati costumi, leggera e mutevole. Nelle Marche si dice "Marzu pazzerellu, Pasqua cò l'ombrellu", in Salento "Marzu ete pacciu" (marzo è pazzo).


"Marz pulverent, per fà séghel e furmènt".
(Marzo polveroso, per fare segale e grano).

La saggezza contadina, basata sull'osservazione delle varie annate, così ha stabilito: marzo deve essere asciutto (polveroso e ventoso), per ottenere poi in estate un buon raccolto di cereali, in particolare i citati segale e frumento, anche perché, come attestato in Sicilia, "Marzu, centu vagna e una asciuca" ("bagna per cento ma basta uno ad asciugare", per il calore del sole). Analoghi al brianzolo il proverbio veneto: "Marso ventoso, april temperado, beato el contadin che el gà semenà" e quello abruzzese "Marz'assutte e aprile bbagnate, biate lu campagnole che ha sementate". 



"A San Giüsepp fiurés ul perseghètt"
"A San Giüsepp, föra scarp e culsètt"
(A San Giuseppe fiorisce il pesco / A San Giuseppe fuori scarpe e calze)

Per assonanza con San Giuseppe, ecco due proverbi che descrivono gli effetti della primavera che comincia: "fiorisce il pesco" e si possono togliere "le scarpe e le calze". Così i veneti dicono "De San Isepo no se scalda pì el leto", ovvero non c'è più bisogno dello scaldino usato anticamente per scaldare il letto, e i cremonesi "Per San Giüzèp se smòorsa 'l muculèt" (si spegne la candela, perché le giornate si allungano).


Robert Furber, "March"


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Eppure un guizzo solo di primavera basta a rendere allegra l'anima vedova, a mutare in piani di esaltata Arlecchina queste ostinate gramaglie.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

giovedì 5 febbraio 2009

Proverbi di febbraio


Fevrê l'è cürt, ma se 'l se volta indré l'è un türch.
(Febbraio è corto, ma se si volta è un turco)

Ritrovo questo proverbio brianzolo nel genovese "Frevâ o curto l'è pezo che o turco": è quello che viene spesso definito "il colpo di coda dell'inverno", il ritorno della neve e del gelo, che cambia faccia al febbraio quasi primaverile e ne fa un "turco", il feroce nemico della cristianità combattuto per secoli. Da notare l'anagramma alla base del proverbio. Un'altra variante brianzola dice che "Fevrê l'è cürt, ma l'è dür 'mè 'n mür" (Febbraio è corto, ma duro come il muro). Questi suoi rigori, associati alla brevità, sembrano voler indicare un mese "denso", che assomma tutti i suoi mali perché non li può diluire come gli altri mesi con più giorni. Del resto l'italiano ha "Febbraio febbraietto, corto e maledetto". Nel Cremonese è attestato "Febràar febrarìin, catìif e picenìn", nel Ferrarese "Fevrar fevrarott pez ad tutt" (Febbraio febbraiotto peggio di tutti). Bello il salentino "Febbraru mienzu duce e mienzu maru" (Febbraio, mezzo dolce  mezzo amaro)


L'aqua de fevrê la impient el granê.
(L'acqua di febbraio riempie il granaio)

Come si è visto era per gennaio segno di fertilità la neve, ora con l'avanzare della stagione è bene che sia l'acqua a fornire nutrimento alle piantine. Attestato anche in Umbria. In Valle d'Aosta il proverbio è rovesciato: "Si février est sec et beau garde du foin pour les chevaux" (se febbraio è secco e bello, tieni da parte il fieno per i cavalli).


Se te vöret restà senza miê, mètela al sû de fevrê.
(Se vuoi restare senza moglie, mettila al sole di febbraio)

Bonariamente misogino questo proverbio che alla fine significa solo che non è salutare esporsi al sole debole di febbraio. In genovese troviamo "Mouxo de ma, su de fevrà, cianze de donna, no te fià" (Onda di mare, sole di febbraio, pianto di donna non ti fidare).



Katie Pertiet, "Violette di febbraio"



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Febbraio è un mese di languori, il cuore del mondo è greve, ignaro ancora dell'inquieto aprile e del vigoroso maggio.
WILLIAM SOMERSET MAUGHAM, Lettera d'amore

lunedì 5 gennaio 2009

Proverbi di gennaio


Dalla saggezza contadina che si basava sull'esperienza della vita nei campi e che ormai va scomparendo, sommersa dal terziario e dalla tecnologia, qualche proverbio brianzolo sul mese di gennaio:

Ginê pulverènt, póca paja e tant furmènt.
(Gennaio polveroso, poca paglia e tanto frumento)

È attestato anche in Veneto: "Fredo secco de zenaro, sachi pieni nel granaro", in Calabria, in Sicilia e in Sardegna: "Gennaiu siccu, messaiu arriccu" (gennaio secco, contadino ricco).


Se vöret un bell ajê, pianta l'aj de ginê.
(Se vuoi un bel campo d'aglio, pianta l'aglio a gennaio)

Riecheggia il toscano "Chi vole un bell' agliaio lo semini di gennaio" e un analogo proverbio veneto. Ovvero: se vi piace, affrettatevi a piantare l'aglio - è il primo prodotto dell'orto.


La néf de ginê la piendés el granê.
(La neve di gennaio riempie il granaio)

Quest'ultimo proverbio sembra contraddire l'italiano "Gennaio acquaio poco granaio" e il romanesco "Gennaio piovoso, anno micragnoso": in realtà la neve non è la pioggia ed il suo manto favorisce le tenere piantine di frumento, tenendole al riparo sotto la sua coperta. Il proverbio romanesco infatti prosegue: "Gennaio nevoso, estate gioiosa". Nel bellunese è attestato l'analogo detto "Gran fredo de genaro colma el granaro".


Katie Pertiet, "Dianto di gennaio"



* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Il proverbio è l'ingegno di un uomo e la saggezza di tutti.
BERTRAND RUSSELL


giovedì 17 gennaio 2008

Sant'Antonio

Un antico proverbio brianzolo recita "A Sant'Antoni un'ura e un grögn". Sta a significare che il 17 gennaio i giorni si sono sensibilmente allungati, dal solstizio d'inverno è trascorso ormai quasi un mese e quindi il tramonto viene "un'ora e un poco" dopo.
Interessante quel “grögn”: è la quarta parte del tipico pane della zona, la “michetta”, divisa appunto da un taglio a croce.
Un’altra versione del proverbio dice "A Sant'Antoni un'ura e un glori", ovvero “un’ora e un Gloria”, cioè il tempo di recitare la breve preghiera.


Fotografia © Daniele Riva


* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Meno male che si conservano dentro di sé le cose migliori della vita, altrimenti si potrebbe morire di nostalgia.
HERMANN HESSE, da una lettera a Hans Sturzenegger, 25 dicembre 1916