DINO CAMPANA
FIRENZE (UFFIZI)
Entro dei ponti tuoi multicolori
L’Arno presago quietamente arena
E in riflessi tranquilli frange appena
Archi severi tra sfiorir di fiori
Azzurro l'arco dell'intercolunno
Trema rigato tra i palazzi eccelsi:
Candide righe nell'azzurro: persi
Voli: su bianca gioventù in colonne.
(da Canti Orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1914)
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Una poesia visiva, quasi impressionista in cui Dino Campana descrive una veduta di Firenze, all'altezza della Galleria degli Uffizi, con gli antichi palazzi che si riflettono nelle acque dell'Arno tra Ponte Vecchio e il distrutto Ponte di Rubaconte, ora Ponte alle Grazie frangendo le loro rigide architetture.
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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA
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LA FRASE DEL GIORNO
I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo spirituale, le linee delle colline che vagano, insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata dalle bianche forme della bellezza: mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche!
DINO CAMPANA, Canti orfici
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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.









