“Come sospesa / nel rondò dei giorni / è la pienezza della rosa. // Ciò che manca / - un mondo, un sogno - / si palesa”: nella sua prima raccolta poetica, Lumbardia, del 1983, il poeta Giancarlo Consonni, scomparso venerdì scorso a Milano all’età di 83 anni, palesava il suo ideale poetico: composizioni brevi e leggere, costruite a volte con ironia, a volte con lo stupore malinconico di chi scopre la rivelazione della poesia nel quotidiano. Pochi versi, quasi epigrammi, minimalisti, densi di significato.
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PESO
Qual è il peso di un bombo?
di un'ape?
di una farfalla?
Ogni fiore lo sa.
(da Pinoli, Einaudi, 2021)
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VELO
Alzi gli occhi dal libro
mi guardi
ma non mi vedi.
Sei soprappensiero.
Vorrei essere lì
nel sogno
che si fa velo.
(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)
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CI SONO GIORNI
Ci sono giorni
che la luce è scandalosa
e le cose sembrano nude
Come faranno in Paradiso
senza il conforto dell’ombra?
(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)
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Un’altra poesia di Giancarlo Consonni sul Canto delle Sirene:
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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è un modo per stare dentro e fuori i rumori del mondo..
GIANCARLO CONSONNI, L’EstroVerso, 15 luglio 2015
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Giancarlo Consonni (Merate, 14 gennaio 1943 – Milano, 13 febbraio 2026), poeta, urbanista e storico dell'architettura italiano. Ha pubblicato raccolte di poesie sia nel dialetto di Verderio (Lecco) – Lumbardia (1983), Viridarium (1987) e Vûs (1997) – sia in italiano: In breve volo (1994), Luì (2003), Filovia (2016).










