ADRIENNE RICH
A UN CONCERTO DI BACH
Giungendo di sera alla città invernale,
abbiamo detto che l'arte è disincantata dalla vita.
Qui ci avviciniamo a un amore che non è pietà.
Questa antica disciplina, dolcemente severa,
rinnova la fede nell'amore e al contempo domina i sentimenti,
chiedendoci grazia in ciò che sopportiamo.
La forma è il dono supremo che l'amore possa offrire:
l'unione vitale della necessità
con tutto ciò che desideriamo, tutto ciò che soffriamo.
Un'arte troppo compassionevole è solo metà dell'arte.
Solo una fiera e austera purezza
può risanare il cuore, altrimenti tradito e troppo umano.
(da Un mondo che cambia, 1951)
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La poetessa statunitense Adrienne Rich in questi versi giovanili verifica come il rigoroso ordine matematico della musica classica sia in grado di fornire un'ancora emotiva che aiuta a elaborare la sofferenza e il desiderio umano. La poesia coglie il modo in cui la disciplina strutturale del compositore gestisce le emozioni e trasforma il dolore in arte.
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RAOUL DUFY, "IL CONCERTO ROSSO"
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LA FRASE DEL GIORNO
La musica, il suono delle parole che si combinano, è sempre stata importante per me.
ADRIENNE RICH, Paris Review, 2 marzo 2011
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Adrienne Rich (Baltimora, Maryland, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, California, 27 marzo 2012), poetessa, saggista, insegnante e femminista statunitense. Le sue poesie seguono un percorso che porta alla consapevolezza dell’io e dell’essere donna, lesbica e ebrea americana. In rapporto conflittuale con il potere, rifiutò la National Medal of Arts offertale da Clinton.










