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mercoledì 1 luglio 2026

Poesie per luglio XII


Due poeti spagnoli per cantare luglio: il calore del sole a picco che secca la terra e la inaridisce, i muri bianchi di un paesaggio catalano nei versi di César Simón. E i campi di grano pronti per essere mietuti in un altro paesaggio, dipinto a colori da Max Aub.

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FOTOGRAFIA © MERIÇ TUNA/PEXELS
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CÉSAR SIMÓN
MURO CON ALBERO


Questa terra ocra.
Muri bianchi,
sporchi di rosa,
di blu.

Questi recinti con i loro cancelli
rosicchiati, con i loro muri
di fango.

Come vibra il sole
sulle buche.

Come bruciano il muro,
il cancello, come a malapena
la chioma dell'acacia
contro il cielo,
contro il cielo di luglio,
oh venti di vita
che soffiate da così lontano.


(da Erosione, 1971)

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MAX AUB

ESTATE


1

Proprio come nell'amore,
ciò che tu dai, io do.

Dopo aver dato
la sua neve per le nuvole,
il campo, fedele specchio,
dà il verde per l'azzurro.

Proprio come nell'amore,
ciò che tu dai, io do.


2

Luglio darà il suo raccolto
al sole più caldo,
miele voluttuoso
che ondeggia e cede al vento.


                                           18-3-42


(da Diario di Djelfa, 1970)

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore era l'infinito luglio, quando potevo guardare / il sole bruciare, infinito luglio, inevitabile e spaventosamente luminoso / e confuso dal bagliore delle pietre, infinito luglio.
LIISI OJAMAA, Luglio infinito

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César Simón (Valencia, 16 agosto 1932 - 11 dicembre 1997), poeta e scrittore spagnolo. La sua opera appartiene cronologicamente alla cosiddetta "generazione del secondo dopoguerra" e  presenta uno stile di scrittura austero e uno sguardo profondo nell'analizzare ciò che trascende il quotidiano.


Max Aub Mohrenwitz (Parigi, 2 giugno 1903 – Città del Messico, 23 luglio 1972), scrittore, drammaturgo e poeta spagnolo naturalizzato messicano. Nelle sue opere tende a cogliere - col supporto e la mediazione della forma teatrale - gli aspetti ideologici, politici e umani degli avvenimenti dell'epoca che vive e a farne risaltare conflitti e contraddizioni.


martedì 30 giugno 2026

Libera e leggera


RENÉE FERRER

VASCELLO DEL VENTO

La complicità del mio letto
è diventata un campo impalpabile e distante;
non ha più sponde, piedini o testiera.
È una pianura incandescente infinita
dove il mio essere trova la calma.
Distaccata dal mondo mi oriento tra le stelle,
lascio il territorio sconosciuto del mio corpo,
sciogliendo le mie corde,
e parto,
spalancando le braccia
libera e leggera:
vascello del vento.

Dicembre 1993

(da Itinerario del desiderio, 1995)

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La poetessa paraguaiana Renée Ferrer descrive un'esperienza di liberazione e trascendenza in cui il letto perde la sua materialità e diventa uno spazio onirico. L'io lirico sperimenta un distacco dalla realtà fisica e terrena per navigare liberamente, mettendo in luce temi come la perdita dei limiti corporei e la calma spirituale.

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PAI MARE, "PAESAGGIO DESERTICO SURREALE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sono una nave / con il timone arenato davanti alla scogliera / da cui scaglio le parole, / prigioniera di mura fatiscenti / assediate da una burrasca sterile.
RENÉE FERRER, Itinerario del desiderio

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Renée Ferrer de Arréllaga (Asunción, 29 maggio 1944),  poetessa, scrittrice e drammaturga paraguaiana.Si distingue per una profonda sperimentazione lirica e un forte impegno civile, muovendosi costantemente tra denuncia sociale ed esplorazione dell'interiorità, la corporeità e il desiderio femminile come strumenti di conoscenza e di liberazione spirituale.


lunedì 29 giugno 2026

Centenario di Jorge Enrique Adoum


La poetica di Jorge Enrique Adoum, poeta ecuadoriano di origini libanesi nato ad Ambado il 29 giugno di cento anni fa,  è una combinazione di impegno politico,  sperimentalismo linguistico e sradicamento esistenziale. Non pratica il lirismo tradizionale ma si manifesta in una poesia documentaria, spezzata e profondamente umana: se la patria è ricordata come una terra di dolore, solitudine e promesse infrante, con il peso della distanza e l'impossibilità dell'esule di integrarsi, il sentimento amoroso invece si scontra costantemente con la durezza del mondo esterno, della politica e dei doveri quotidiani e la felicità di coppia è fragile, clandestina e perennemente assediata dal tempo e dal senso di colpa sociale.

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RITORNO FUGACE

La cucina era ancora sporca
di farina e preghiere; la nutrice
rimboccava le coperte al fantasma della notte,
cercando le rotte delle navi
che avrebbero riportato indietro un vagabondo.

Le immagini erano svanite,
i rumori invecchiati. Nei grandi vasi,
l'eco di voci familiari ripeteva
il conteggio del denaro. Parlavano
di recenti adulteri, di investimenti.

«Fuori c'è un giorno di luce, di
pace umana e di mele. Ci sono canti e
una moltitudine avanza, vive e cresce. A loro
appartiene il regno del futuro. Chi è degno
ora, lo sarà quel giorno e sarà amato.
So che ore sono, qual è il mio nome, dove
sto andando, pieno di orgoglio e di novità.
E non starò a lungo tra voi».

Non ci fu alcun sacrificio di vino o di agnello.
La madre, tra due lacrime severe,
mi parlò per il mio bene, mi mostrò gentilmente
la strada giusta, mi chiese se avessi un altro cappello.
Ma mio fratello, quello che costruiva
flauti sottili per accompagnare i canti dei seminatori
e che ancora temeva la durezza della sua eredità
e lo sguardo sacerdotale del gufo,
non riusciva a dormire.

                                    "Voglio meritare
l'amore che hai visto. Quando
arriverà la felicità?"
                                    "Domani."

E corremmo, come due fuggitivi, verso
la dura riva dove le stelle si dissolvevano.
I pescatori ci raccontarono
di continue vittorie nelle province vicine.
E ci bagnò i piedi la spuma dell'alba,
piena delle nostre radici e del mondo.

(da "Appunti del figliol prodigo", 1953)

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IT WAS THE LARK, INSETTO, NO NIGHTINGALE

Non è facile innestarmi su di te, mia carissima.
Mi rendo conto che era una risata, non un colpo di tosse,
quello che ti ho detto, e devo disincantare le cose
che ho messo nel tuo silenzio, e lasciare le tue bocche
e lasciarti, mezza sola, logorata dai miei peli.
È il giorno consueto, ne conosco la censura.
Sembrerebbe che l'acqua usata delle lacrime sia traboccata
da occhiali, bauli, cantine, per colpa mia,
che tutte le guerre che pascolano legate
galopperebbero via a mangiare, solo perché
ho dimenticato di soffrire la notte scorsa, ed ero la sentinella,
o ero tornato indietro, trascurando la terra.

Non è facile essere felici: prima di tutto, non ce lo permettono,
e, chissà, sarà anche la mancanza di abitudine
o forse dobbiamo imparare, ma come, esiliati.

Ho portato l'amore in quella stanza imbronciata,
in questa solida solitudine che devo mettere da parte
perché non possiamo più starci entrambi contemporaneamente,
ma sembra che dovrò sopportare tutto questo per tutta la vita,
mettermi in fila nel mondo, aspettare che gli altri
prima si sposino, mangino o si occupino dei loro affari,
per iniziare a vivere senza sentirmi in colpa,
commutando il mio dolore di sopportare al tuo fianco.

* "Era l'allodola, l'araldo del mattino, non l'usignolo"
dalla scena quinta dell'atto terzo di Romeo e Giulietta, di Shakespeare.

(da I left with your name across the land, 1964)

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Altre poesie di Jorge Enrique Adoum sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

A volte sono felice, ma poi spunta l'alba...
JORGE ENRIQUE ADOUM, L'amore disinterrato e altre poesie

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adoumJorge Enrique Adoum (Ambato, 29 giugno 1926 – Quito, 3 luglio, 2009), poeta ecuadoriano di origini libanesi, scrittore, politico e diplomatico, fu uno dei maggiori esponenti della poesia latino americana. La sua è poesia, ottenuta con la manipolazione del linguaggio, è di impegno politico ma anche di sradicamento esistenziale.


domenica 28 giugno 2026

Hai amato così tanto


CARLOS BOUSOÑO

IL VECCHIO AMANTE

Hai amato così tanto...! Forse
con amarezza, forse con tristezza
l'hai detto. Hai amato così tanto! Allo specchio
hai visto il tuo viso invecchiare

e hai iniziato a dire: "...amore..." Hai sognato
e nella notte profonda e silenziosa,
lontano potevi udire il soave mormorio
dell'acqua che scorreva dolce e lenta.

(da La notte dei sensi, 1957)

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Il lavoro poetico di Carlos Bousoño è una continua ricerca sullo scorrere del tempo e sulla precarietà della vita. Ecco qui la malinconia della vecchiaia e la persistenza dell'amore nonostante il declino fisico. Lo specchio è lo strumento che consente all'innamorato di misurare l'età, di rendersi conto. E l'acqua che scorre simboleggia l'inesorabile flusso della vita e della memoria.

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LUCIEN FREUD, "AUTORITRATTO", 1985

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei invecchiato come si cresce verso il mare. / Sei invecchiato come si diventa / la tenue luce dell'alba.
CARLOS BOUSOÑO, Ode tra la cenere

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Carlos Bousoño Prieto (Boal, 9 maggio 1923 - Madrid, 24 ottobre 2015),​ poeta e critico spagnolo. La sua produzione poetica, nella tradizione del più puro lirismo ispanico, è pervasa da un alone di mistero e da un'aura metafisica che ne rendono spesso complessa l'interpretazione.


sabato 27 giugno 2026

Ma il tuo sorriso


CORRADO GOVONI

LA PIOGGIA È IL TUO VESTITO

La pioggia è il tuo vestito.
Il fango è le tue scarpe.
La tua pezzuola è il vento.
Ma il sole è il tuo sorriso e la tua bocca
e la notte dei fieni i tuoi capelli.
Ma il tuo sorriso e la tua calda pelle
è il fuoco della terra e delle stelle.

(da Govonigiotto, Steli, 1943)

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In pochi versi Corrado Govoni traccia un ritratto di donna, intrecciandola, come in una fotografia a doppia esposizione, al mondo della natura, regalando una delle poesie d'amore più belle del Novecento.

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FOTOGRAFIA © ATLANTIC AMBIENCE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il campo di frumento è così bello / solo perché ci sono dentro / i fiori di papavero e di veccia; / ed il tuo volto pallido / perché è tirato un poco indietro / dal peso della lunga treccia.
CORRADO GOVONI, Quaderno dei sogni e delle stelle

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Corrado Govoni (Tàmara, 29 ottobre 1884 – Lido dei Pini, 20 ottobre 1965), poeta e scrittore italiano. Dopo una prima esperienza crepuscolare aderì al futurismo, staccandosene in seguito per proseguire su una strada più personale, capace di coniugare toni crepuscolari, liberty e simbolisti.


venerdì 26 giugno 2026

Il bacio che cerco


ALFONSO GATTO

POESIA D'AMORE

Le grandi notti d'estate
che nulla muove oltre il chiaro
filtro dei baci, il tuo volto
un sogno nelle mie mani.
 
Lontana come i tuoi occhi
tu sei venuta dal mare
dal vento che pare l'anima.
 
E baci perdutamente
sino a che l'arida bocca
come la notte è dischiusa
portata via dal suo soffio.
 
Tu vivi allora, tu vivi
il sogno ch'esisti è vero.
Da quanto t'ho cercata.
 
Ti stringo per dirti che i sogni
son belli come il tuo volto,
lontani come i tuoi occhi.
 
E il bacio che cerco è l'anima.

(da Nuove poesie, 1950)

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L'amore, per il poeta Alfonso Gatto, è un incontro profondo e spirituale. Assume le tonalità di una visione onirica, di un sogno che va oltre la passione fisica, racchiudendo in sé il mistero della bellezza e della poesia, raggiungendo la fusione di due anime.

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RICHARD BLUNT, "IL SUO PERFETTO GENTILUOMO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'essere dentro l’amore fisico, nello stretto intenso di noi, ci apre agli spazi e ai traslati della nostra ideazione: sul fatto le libere risorse del fare: quel che è appreso, scoperto: una sorpresa, un treno di «figure».
ALFONSO GATTO, Poesie d'amore

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Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


giovedì 25 giugno 2026

Centenario di Ingeborg Bachmann


"Un Io lirico profondamente ambivalente, senza patria, sempre in viaggio di costa in costa, frontaliero": la definizione di Siegfrid Unseld si attaglia perfettamente alla poetica di Ingeborg Bachmann. La poetessa austriaca, nata a Klagenfurt il 25 giugno 1926, fece parte del Gruppo 47, che aveva l'intenzione di far risorgere la cultura della Germania "ormai dimenticata e repressa dall'intervento nazista". Amica di Paul Celan, con cui ebbe una intermittente relazione amorosa, intrattenne con lui una corposa corrispondenza.  La sua poesia esplora i confini interpersonali e il potenziale del linguaggio nel contesto del dopoguerra con un accento tormentato ma autentico.

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GIORNI IN BIANCO

In questi giorni, mi levo con le betulle
e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento
davanti a uno specchio di ghiaccio.

Amalgamato al mio respiro
sfiocca il latte:
così di buon'ora ha facile schiuma.
E dove il vetro appanno con l'alito
appare, dipinto da un dito infantile,
ancora il tuo nome: innocenza!
Dopo tanto tempo.

In questi giorni, non mi duole
di sapere dimenticare
e di essere costretta a ricordare.

Amo. Fino all'incandescenza io amo,
e ne ringrazio biblicamente il cielo.
L'ho imparato in volo.

In questi giorni, io ripenso all'albatro
che mi ha sollevata e trasportata
in un paese che è un foglio bianco.

All'orizzonte immagino,
fulgido nel suo tramonto,
il mio favoloso continente
laggiù, che mi ha congedata
già rivestita del sudario.

Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno!

(da Poesie, Guanda 1978 - Traduzione di Maria Teresa Mandalari)

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INVOCAZIONE ALL'ORSA MAGGIORE

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,
fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,
stelle occhi,
nella macchia affondano, scintillanti,
le tue zampe con gli artigli,
stelle artigli,
vigili noi pascoliamo gli armenti,
pur da te ammaliati, e diffidiamo
dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi
denti dischiusi,
vecchia orsa.

Un cono di pigna: il vostro mondo.
Voi: le sue squame.
Dagli abeti dell’inizio
agli abeti della fine
la rivolto, la sbalzo,
l’annuso, ne saggio il sapore
e l’abbranco.

Temete e non temete!
Gettate l’obolo nella borsa,
all’uomo cieco una buona parola,
perché tenga l’orsa al guinzaglio.
E condite gli agnelli di spezie.

Potrebbe quest’orsa
liberarsi, non più minacciando,
incalzando ogni pigna, dagli abeti
caduta, maestosi abeti alati,
precipitati dal paradiso.

(da Invocazione all'Orsa Maggiore, Mondadori, 1999 - Traduzione di Luigi Reitani)

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Altre poesie di Ingeborg Bachmann sul Canto delle Sirene:



  LA FRASE DEL GIORNO  

Quando raggiungiamo quello stato lucido e straziante in cui il dolore diventa fecondo, noi diciamo in modo molto semplice e giusto: mi si sono aperti gli occhi.
INGEBORG BACHMANN, A occhi aperti

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Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.