FILIPPO DE PISIS
MAZZO DI FIORI
Lo so, è la tua grazia
che vibra nei teneri petali,
ciglia, occhi-ciechi
anima vegetale
che s’offre abbacinata a la luce,
fronte, bocca, mento, cuore,
vicina e lontana
dolce irraggiungibile.
Io sono l’ape immota
a suggere questo nettare
dolorosamente.
(da Poesie, Vallecchi, 1953)
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La sensibilità pittorica di Filippo De Pisis traspare appieno in questa sua poesia: la bellezza dei fiori appare agli occhi dell'ape, personificazione dello stesso poeta, con tutta la sua grazia, ma anche dolorosamente in quanto effimera. Del resto, i suoi dipinti di fiori sono a loro volta riflessi di un'urgenza espressiva, capace di catturare con tratti rapidi e fulminei la fragilità e la transitorietà della vita.
FILIPPO DE PISIS, "VASO DI FIORI", 1926
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LA FRASE DEL GIORNO
Il valore di un'opera d'arte è trasmissibile e reale solo quando è cosciente ed è l'emanazione diretta e prepotente di una commozione lirica da parte dell'artefice. Ed ecco perché veri grandi pittori furono più o meno poeti.
FILIPPO DE PISIS
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Luigi Filippo Tibertelli de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956), pittore e scrittore italiano, uno tra i maggiori interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento. Il suo stile poetico risente di un fondo crepuscolare e dell'eco pascoliano.










