giovedì 18 aprile 2024

La voragine


MICHALIS PIERÌS

MEMORIA DI LUNA A PALERMO

Nel sogno entrammo per lo squarcio
che il cielo apriva – non aveva
tetto l’edificio. Il tempo, onnipotente:
e s’abbassava il cielo con le nuvole
scorrenti insieme con la luna.

Magica era, così, ogni cosa;
la voragine aperta nella chiesa
univa del cielo l’artificio
al cielo naturale – tu dicesti,
e mi voltai a guardare. Folto e assurdo
s’ergeva un albero, bagnato
dal chiarore lunare; e fresca, allora,
venisti tu... memoria profumata...

... lo spasimo ancora durava...
nell’alto letto un guizzo estremo
come di piccola, selvatica bestiola.
Pacifica la stanza, mare tranquillo
la sera. A gocce
scendeva la luce dal tuo corpo; uno splendore
lucente e strano avevi nello sguardo,
eri tu e non eri, mia e estranea insieme.
Un non so che sembravi
di perduto, sentito un tempo, ora
dimenticato: una ferita aperta.

Ti alzasti lenta e ti scorreva
la luce in viso. Un sudore – era agosto
t’imperlava; su in terrazza
un violino s’udiva, e gemere un liuto.
Avanti i turchi stavano in attesa, e dietro
i greci s’acquattavano, giovani di leva,
l’anima – e il colpo – in canna.
Ma tu, corpo sottile e svelto
come l’amore, uscisti fuori
leggera nel fiume della notte...

O fata o strega o sogno
sembravi a braccia aperte
volando nel cielo della città che invalida
dormiva. Ecco la luna, da ambo le facce piena.
Ecco la luna, gridasti,
lei che ci unisce ecco si abbassa,
ci guida a un bel giardino.
Odoro luce, pazza mi sento, tra pitture
amorose vo vagando, ecco la bella
mia città sommersa nella luce, città
senza frontiera, venga chi vuole. Io sono
nuda, è un’isola il mio corpo, fatto
per ogni gioia – e si udì allora il colpo.

Là ti trovai, in un rantolo, nel ventre
la pallottola, a metà distesa
fra il Nord oscuro, e il sud.

( da Metamorfosi di città, 1999 - Traduzione di Renata Lavagnini)

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È lo stesso Michalis Pierìs, intervistato da Paola Maria Minucci, a delineare i contorni di questa poesia, relativa alla divisione di Cipro nel 1974: "Ho scritto una poesia nata a Palermo e in cui si parla della morte di una bella ragazza che voleva volare nuda sopra il filo spinato ed è stata uccisa dagli spari di soldati, molto probabilmente di ambo le parti (sia Greci che Turchi). Ero allora sotto il forte effetto di un’esperienza molto dura che ritengo sia stato il punto di partenza di questa poesia. A Palermo in quei giorni si respirava un’aria di violenza e di paura ed era piena di soldati armati che la tenevano sotto controllo per probabili attacchi della mafia. E ogni volta che leggo la poesia scritta in quei giorni,  (...) sento che per me si riferisce anche al destino di Cipro". La chiesa, abbandonata, è quella dello Spasimo, priva di tetto, da cui si vede il cielo.

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PALERMO, CHIESA DELLO SPASIMO - FOTOGRAFIA © PANORMUS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il passo di Venezia / del Turco il segno, del re nero la figura, / della regina il torrente, le tracce di Franchi / e di siriani e di pirati e di stranieri / sul piccolo tuo corpo ferito mille volte / sul tuo piccolo corpo greco tanto amato: / come posso guardarlo, mia cara, ora che è diviso?
MICHALIS PIERÌS, Metamorfosi di città

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Michalis Pierìs (Eftagonia, 1952 – Nicosia, 3 novembre 2021), poeta cipriota. Fondatore del “Laboratorio Teatrale dell’ Università di Cipro”, promotore della cultura tradizionale dell’ Ellenismo dialettale periferico, ha curato molti saggi di filologia greca medievale e moderna.


mercoledì 17 aprile 2024

La libertà del vento


NIZAR QABBANI

IL PARTITO DELLA PIOGGIA

Non vivo da nessuna parte
il mio indirizzo è l'inaspettato.
navigo come un pesce selvatico in questa distesa,
nel mio sangue c'è fuoco e nei miei occhi scintille.
Vado alla ricerca della libertà del vento
dominata da tutti i nomadi.
Rincorro una nuvola verde,
Bevo con gli occhi migliaia di immagini,
vado ai confini del viaggio.
Navigo in un altro spazio
scuotendomi la polvere,
dimenticando il mio nome
i nomi delle piante
e la storia degli alberi,
fuggendo da questo sole che mi flagella
con fruste di irrequietezza,
in fuga da città addormentate da secoli
sotto i piedi della luna,
Lasciandomi dietro occhi di vetro
un cielo di pietra
e rifugi di Tamim e Mudar. [1]
Non dire: voltati verso il sole. Ora
Appartengo al partito della pioggia.

[1] Tribù pre-islamiche.

(da Ti ho sposato, Libertà!, 1988)

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Nell’animo del poeta siriano Nizar Qabbani ha sempre albergato la sete di libertà – l’ansia dei popoli nomadi preislamici che cita in questi versi ma anche quella dei contemporanei che non trovano una patria e una storia: in quell’irrequietezza risiede la libertà, nella volontà e nella capacità di volere mutare e non crogiolarsi sulle posizioni acquisite.

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FOTOGRAFIA © GEORGE HODAN/PUBLIC DOMAIN PICTURES
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  LA FRASE DEL GIORNO  

Le nostre grida sono più forti delle nostre azioni, / le nostre spade sono più alte di noi, / questa è la nostra tragedia
NIZAR QABBANI

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Nizar Tawfiq Qabbani (Damasco, 21 marzo 1923 – Londra, 30 aprile 1998), poeta, editore e diplomatico siriano. Il suo stile poetico combina semplicità ed eleganza nell'esplorare i temi dell'amore, dell'erotismo, della religione e dell'emancipazione araba contro l'imperialismo straniero e i dittatori locali.


martedì 16 aprile 2024

Fiore di gioventù


ADA NEGRI

LE SPIRÈE

Quando vedemmo, insieme, il grande arbusto
di spirèe bianche, tutto in fiore, molta
fu l'allegrezza: come dell'arrivo
d'un fratello, improvviso, da lontane
terre. Era un giorno sul finir d'aprile.
Quale dé fiori erano aperti, e quali
stretti nel boccio, d'un pallor che in grigio
sfumava; e fitti sì, che il fresco verde
delle fronde spariva: una rotonda
nube parea, calata giù dal cielo
per gioco, e pronta a risalirvi. Bombi
ronzavano tra il folto delle rame
fragranti: la dolcezza del glucosio
entrava in noi con quel ronzio d'ingorda felicità.

Perché non dura, amici,
tutta l'annata il fior della spirèa,
fiore di gioventù, fior di speranza?
Troppo sarebbe. Non potrà nessuno
su' suoi passi fermar la Primavera.

(da Il dono, Mondadori, 1936)

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Già, perché? Perché non viviamo in un'eterna primavera? Perché non viviamo in un'eterna gioventù? Ce lo possiamo domandare anche noi con Ada Negri, ammaliata dal fiore della spirea, ben consci che il ciclo delle stagioni in fondo assomiglia a quello della vita. E sapendo che l'unica cosa che possiamo fare è seguire il celeberrimo verso di Orazio: "Carpe diem", cogli il giorno.

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FOTOGRAFIA © KINGSBRAE GARDEN/FLICKR

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  LA FRASE DEL GIORNO  

O amore, amore, amor!... Tutto ti sento / nell’esultanza de l’april risorto; / dài profumi a le rose ed ali al vento, / copri la terra di raggi e di baci…
ADA NEGRI, Fatalità

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Ada Negri (Lodi, 3 febbraio 1870 – Milano, 11 gennaio 1945), scrittrice proveniente dalle classi operaie, insegnante a Motta Visconti, predilesse tematiche a sfondo sociale, su cui con il tempo prevalsero i sentimenti e il ricordo. Unica donna ammessa all’Accademia d’Italia, fu candidata due volte al Nobel.


lunedì 15 aprile 2024

Come l’acqua che dorme


LEÓN FELIPE

PIETRA DI SALE

Dormivi
come l'acqua che dorme nello stagno
e ti ho raggiunta come la pietra raggiunge l'acqua che dorme.
Ho sconvolto il tuo rifugio e in ondate d'amore ti sei infranta
come nelle onde si infrange l'acqua che dorme
quando viene a turbare il suo rifugio la pietra.

Ero una pietra per te, sono una pietra e voglio essere una pietra,
ma una morbida pietra di sale che quando ti raggiunge si scioglie
e resta nel tuo corpo ed è
come lievito della tua carne
e come il ferro del sangue nelle tue vene.

E nella tua anima ho lasciato una sete infinita
di amare tutto…
e una sete inestinguibile
di bellezza…
eterna….

(da Versi e preghiere di un viandante, 1920)

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Di metafora in metafora il poeta modernista spagnolo León Felipe costruisce una intensa poesia d’amore in cui il sentimento si scioglie finalmente libero e si fonde, diventa la voce della bellezza e della ricerca dell’infinito – un po’ sulle orme del suo contemporaneo Juan Ramón Jiménez.

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DIPINTO DI GERMAN ARACIL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questa è la mia vita, / pietra, / come te. Come te, / piccola pietra; / come te, / pietra chiara; / come te, / canto che rotoli / per le strade / e sui sentieri.
LEÓN FELIPE, Versi e preghiere di un viandante

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León Felipe Camino Galicia (Tábara, Spagna, 11 aprile 1884 - Città del Messico, 17 settembre 1968), poeta modernista e vanguardista spagnolo. Combattente repubblicano nella guerra civile spagnola, andò esule in Messico dopo la vittoria dei nazionalisti. La sua è una poesia spoglia, tesa a trasferire nel proprio io il peso e il dramma dell’uomo.


domenica 14 aprile 2024

Il mare scrive


ALAIN BOSQUET

MARE

Il mare scrive un pesce azzurro,
cancella un pesce grigio.
Il mare scrive un incrociatore che prende fuoco,
cancella un incrociatore scritto male.
Poeta più che i poeti,
musicista più che i musicisti,
è il mio interprete,
il mare antico,
il mare futuro,
portatore di petali,
portatore di pelliccia.
Si calma
nel profondo di me: il mare scrive un sole verde,
cancella un sole purpureo.
Il mare scrive un sole semiaperto
su mille squali che scappano.

(da Secondo testamento, 1959)

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Il poeta francese Alain Bosquet amava il tocco leggero, arguto, talora al limite del motto di spirito: ma al di sotto di questa superficie emerge - come in questa descrizione del mare - la sua missione poetica di ricerca della relazione tra l'uomo e l'universo: "Dio dice al suo poeta: / “Ti ho scelto perché m’informi / sulla mia identità”.

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MIHAI CRISTE, "METAMORFOSI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mare è un trattato di pace tra la stella e la poesia.
ALAIN BOSQUET, Il guardiano dei roseti

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Anatole Bisk, detto Alain Bosquet (Odessa, Ucraina, 28 marzo 1919 – Parigi, 17 marzo 1998), poeta e scrittore di origini ucraine naturalizzato francese nel 1980. Combattente nella Seconda Guerra mondiale prima  con l’esercito belga e poi con quello americano, prese parte alla programmazione dello sbarco alleato in Normandia.


sabato 13 aprile 2024

Sera dolce


SIBILLA ALERAMO

SON TANTO BRAVA

Son tanto brava lungo il giorno.
Comprendo, accetto, non piango.
Quasi imparo ad aver orgoglio quasi fossi un uomo.
Ma, al primo brivido di viola in cielo
ogni diurno sostegno dispare.
Tu mi sospiri lontano: «Sera, sera dolce e mia!»
Sembrami d'aver fra le dita la stanchezza di tutta la terra.
Non son più che sguardo, sguardo sperduto, e vene.

(da Momenti, 1921)

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Momenti raccoglie otto anni di poesie, quelle scritte da Sibilla Aleramo tra il 1913 e il 1921, gli anni in cui, abbondantemente superati i trent'anni, scoprì la sua vena poetica: sono momenti, quasi diaristici, che esprimono i suoi sentimenti, le sue sensazioni. In questo caso si trova ad Assisi nei giorni della mobilitazione per la guerra, nel maggio 1915. Davanti ad un tramonto riflette e soffre per l'amore lontano, per la stanchezza del vivere, per gli eventi che vanno precipitando, ma lo fa, come sottolinea Silvio Raffo, come "una donna che sente palpitare in sé l'eterno femminino ma ha un modo assai maschio di porsi in discussione con la vita".

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EDWARD HOPPER, "STANZA A BROOKLYN"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Verità, tremenda ma semplice ma chiara ma feconda di vita. La verità, era, è, nel nostro amore.
SIBILLA ALERAMO, Lettera a Giovanni Boine, 8 marzo 1915

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Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.


venerdì 12 aprile 2024

Un’altra possibilità d’amore


LUALI LAHSEN

IL MIO VERSO

Il mio verso parla per zittire
i botti che perforano
i timpani del silenzio.
Accarezza il tuo nome e si posa
sul tuo sguardo quale aquila ferita,
orfana di intensità.
Il mio verso cerca la tua storia;
si incontrano la mia memoria e il tuo cammino
per ripercorrere un’altra possibilità d’amore.

(da Poesia, 347 - Aprile 2019 - Traduzione di Giulia Maltese)

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La poesia saharawi è quella in lingua spagnola degli autori del Sahara Occidentale, terra di un popolo costretto alla migrazione forzata dopo la decolonizzazione dalla Spagna e la contesa del territorio tra Marocco e Mauritania con il governo costretto all’esilio nel campo profughi di Tindouf, in Algeria. Tra i suoi esponenti di punta c’è Luali Lahsen, autore di questa poesia d’amore che è anche l’accorata richiesta di una patria.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quando evito le spine / del tempo e mi rifugio nel / silenzio del tuo corpo,  / cerco solo la pace.
LUALI LAHSEN, Cercando la pace

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Luali Lahsen Salami (Aalb Ergad, Sahara occidentale, 1972), scrittore ed esponente della Generación de la Amistad, un gruppo di poeti con l’obiettivo comune di diffondere la storia e la sofferenza del popolo saharawi. Lavorare come giornalista per Radio Nacional Saharaui.