BIAGIO MARIN
TU GERI L'ORTO CHE NISSUN CULTIVA
Tu geri l’orto che nissun cultiva,
co’ la ruosa là sora la spinada,
co’ la fontana scónta d’aquaviva.
Me son vignúo de note a luna bianca
e ’vemo visto l’alba e la rosada
e la stela a ponente câge stanca.
Tu eri il giardino che nessuno coltiva,
con la rosa là sopra la siepe spinosa,
con la fontana nascosta d'acqua viva.
Io sono venuto di notte a luna bianca
e abbiamo visto l'alba e la rugiada
e la stella a ponente cadere stanca
(da Poesie, Garzanti, 1981)
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La ragazza che nessuno corteggia - magari un po' chiusa e scontrosa, magari solamente timida. Eppure è quella che vale la pena di frequentare, in questi versi in dialetto gradese del poeta Biagio Marin, quella che sotto la scorza spinosa nasconde una lucente interiorità.
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FOTOGRAFIA © ANGEL CRISTI/PEXELS
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LA FRASE DEL GIORNO
Celeste fu la fiamma che m'accese: / ché di quelle, che in ciel movon la luna, /| una angelica forma il cor mi prese.
CHARITEO, Rime
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Biagio Marin (Grado, 29 giugno 1891 – 24 dicembre 1985), poeta e scrittore italiano. La sua poetica si è sempre mantenuta, con l'eccezione di Acqua marina scritta in italiano, fedele al dialetto gradese, capace di raccontare i dolori dell'esistenza, le gioie e gli amori e le memorie del passato con una sua verità morale e religiosa.








