mercoledì 27 ottobre 2021

Le immagini sciolte


PAUL ÉLUARD

LO SPECCHIO DI UN MOMENTO

Dilegua il giorno,
mostra agli uomini le immagini sciolte dall’apparenza,
sottrae agli uomini la possibilità di distrarsi.
È duro come la pietra,
la pietra informe,
la pietra del movimento e della vista,
e il suo splendore è tale che tutte le armature,
tutte le maschere ne sono falsate.
Quel che la mano ha preso disdegna pure di prendere la forma della mano,
quel che è stato compreso non esiste più
L’uccello s’è confuso col vento,
il cielo con la sua verità,
l’uomo con la sua realtà.

(da Capitale del dolore, 1926)

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Un tema puramente surrealista quello che il poeta francese Paul Éluard gioca sul doppio piano dell’inconscio e della poesia: non è semplicemente la sera che cade, è il momento in cui l’uomo si vede riflesso nel mondo possibile dell’assoluto, in cui confronta la propria temporalità con “le immagini sciolte dell’apparenza”, una rappresentazione nuova dove vive libero.

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DIPINTO DI PAUL BOND

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LA FRASE DEL GIORNO
La luce che va / La luce che torna / L'alba e la sera sono il nostro sorriso.
PAUL ÉLUARD, Il duro desiderio di durare




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


martedì 26 ottobre 2021

Un tempo che non è mio


JULIA UCEDA

IL TEMPO MI RICORDA

Ricordare non è sempre tornare a ciò che è stato.
Nella memoria ci sono alghe che trascinano strane meraviglie;
oggetti che non ci appartengono o che non hanno mai galleggiato.
La luce che attraversa gli abissi
illumina anni prima di me, che non ho vissuto
ma ricordo come successi ieri.
Intorno al millenovecento
camminavo in un parco che è a Parigi – era -
avvolto nella nebbia.
Il mio vestito era dello stesso colore della nebbia.
La luce era la stessa di oggi
- settant'anni dopo -
il breve temporale è passato
e attraverso i vetri vedo passare la gente,
da questa finestra così vicina alle nuvole.
Nei miei occhi sembra piovere
un tempo che non è mio.

(da Campane a Sansueña, 1977)

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Falso ricordo, scherzo della mente, memoria di una vita precedente? Oppure un déjà vu? Semplicemente lo sviluppo della teoria junghiana del pensiero inconscio collettivo, quelle immagini primordiali che concorrono, come serbatoio originario dell'immaginazione, alla formazione dei simboli e che proiettano l'individuo fuori di sé. Resta questa sensazione nei versi della poetessa spagnola Julia Uceda, un’eterea corruzione del passato, come un paradosso temporale avvolto nella nebbia eppure così realmente vivido.

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ULISSE CAPUTO, "LE JARDIN DU LUXEMBOURG", 1902

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LA FRASE DEL GIORNO
Si riconoscono nella lontananza / di essere stati, senza essere né voce né tempo / ma solo ricordo, che, come cieca, tasti / nell’incerta parete della memoria.
JULIA UCEDA, Dal sentiero di fumo




Julia Uceda Valiente (Siviglia, 22 ottobre 1925), poetessa e docente spagnola. Vincitrice del Premio Nazionale di Poesia 2003 con Nel vento, verso il mare. Dal 1965 al 1973 visse e insegnò nel Michigan, poi in Irlanda, prima di tornare in Galizia. Tra i suoi temi l’amore che trascende la vita quotidiana, il sogno, il tempo e il ricordo.


lunedì 25 ottobre 2021

Nulla sarà cambiato


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

IL MIRACOLO

Perché se arriva, quando arriva,
deve essere com'è:
facile, chiaro, semplice,
senza grandi bagliori,
senza che la terra tremi,
senza che il cielo si rannuvoli.
Sarà dolce e fraterno
con la sua mano sulla tua spalla.

Nulla sarà cambiato:
solo il tuo cuore.

(da La stella fugace, 1984)


La vera trasformazione avviene solo quando siamo in grado di guardare a noi stessi con onestà e siamo pronti ad affrontare gli attaccamenti e i demoni interiori, liberi dal ronzio delle distrazioni pubblicitarie e delle false realtà sociali” dice l’ambientalista statunitense Julia Butterfly Hill nel suo libro La ragazza sull’albero. Quella è la vera sfida, il vero miracolo: cambiare se stessi, come dice bene nei suoi versi anche il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre.

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DIPINTO DI PAUL BOND

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LA FRASE DEL GIORNO.
La poesia è una delle poche possibilità di vera comunicazione umana, forse l'unica. Ci permette di ritrovarci in una verità profonda. Che esistiamo: interi, reali, liberi.

RAÚL GUSTAVO AGUIRRE




Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


domenica 24 ottobre 2021

Accanto al mio amore


EDGAR ALLAN POE

ANNABEL LEE

C’era una volta – era un tempo remoto,
in un regno affacciato sul mare,
una fanciulla – la conoscete?
Annabel Lee si faceva chiamare.
Amare e da me essere amata:
ecco qual era il suo solo pensiero.

In quel regno affacciato sul mare
bambina lei era e bambino ero anch’io.
Ma quell’amore era più di un amore,
di Annabel Lee ed il mio –
era un amore invidiato persino
dai serafini vicini a Dio.

Ecco perché – molto tempo è passato –
in quel regno affacciato sul mare,
venne un vento, da una nube soffiato,
Annabel Lee, così bella, a gelare;
e i suoi parenti di nobil casato
via da me la vollero portare
in un sepolcro, là imprigionata,
in quel regno affacciato sul mare.

Gli angeli in Cielo, estranei a tal gioia,
ebbero invidia, al punto che allora
(e questo ormai a tutti è ben noto
in quel regno affacciato sul mare)
di notte il vento si prese la vita
di Annabel Lee col suo soffio glaciale.

Ma dell’amore di chi era più vecchio
o aveva saggezza a noi superiore
assai più forte era il nostro amore –
E gli angeli in alto su su nei Cieli
o i demoni in basso là sotto i mari
l’anima mia dalla mia bella
Annabel Lee mai potranno strappare: –

luna non brilla che la mia bella
Annabel Lee non mi faccia sognare;
non sorge stella che i suoi occhi radiosi
dentro il mio cuore non faccia apparire –
così io la notte giaccio disteso
accanto al mio amore – mia vita, mia sposa,
là nel sepolcro affacciato sul mare
nella sua tomba al fragore del mare.

(Annabel Lee, da Nevermore. Poesie di un altrove, Marco Saya Edizioni, Milano, 2021 – Traduzione di Raffaela Fazio)

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In Nevermore. Poesie di un altrove, in uscita entro fine mese per i tipi di Marco Saya Edizioni, Raffaela Fazio, poetessa in proprio e traduttrice, si è questa volta cimentata con i versi di Edgar Allan Poe, provando a renderne in italiano la musicalità: “Chi traduce Poe, dunque, dovrà a mio parere tenere a mente questi due aspetti: la resa musicale e la  fedeltà a determinati indizi/parole che servono a ritrarre un luogo sia fisico che mentale”. Ho scelto forse una delle poesie più celebri – dopo il CorvoAnnabel Lee, l’ultima intera che compose: il tema è quello della morte della bellezza, argomento che lo stesso Poe definì “il più poetico del mondo”.

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GLENN HOLBROOK, "POE E ANNABEL LEE OLTRE  IL MARE"

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LA FRASE DEL GIORNO
La Bellezza è l'unico spazio legittimo della poesia.
EDGAR ALLAN POE, La filosofia della composizione




Edgar Allan Poe, (Boston, Massachusetts, 19 gennaio 1809 – Baltimora, Maryland, 7 ottobre 1849), scrittore e poeta statunitense. Iniziatore del racconto poliziesco, della letteratura dell'orrore e del giallo psicologico, fu altresì un poeta romantico di valore, anticipando il simbolismo e il "maledettismo".


sabato 23 ottobre 2021

La cerimonia del tè


HAKUSHŪ KITAHARA

IL MAESTRO DEL TÈ

Sen Rikyu amava la cerimonia del tè
perché lo gratificava lo spirito del tè.

Anima tranquilla dall’alba al tramonto,
il fumo era ancora più amato del tè.

Mantenere la raffinatezza nell’apparenza
equivale a purificare l’anima con delicatezza.

Perciò Rikyu rimaneva seduto
e sorrideva al sole fioco sotto il padiglione del tè.

(da Antología de la poesía moderna del Japón, 1868-1945, UNAM, 2010)

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La cerimonia del tè è l’arte di preparare la bevanda nelle culture dell’estremo Oriente: un’attività che prevede una serie di gesti, riti e strumenti che trasforma la mera preparazione e presentazione in un atto religioso e meditativo. Il monaco buddhista Sen no Rikyū fondò nel XVI secolo la scuola Senko per la cerimonia del tè. Dietro la sua influenza le stoviglie e l’architettura legate al rituale assunsero una nuova semplicità e una severità nel design. Il poeta giapponese Hakushū Kitahara rende omaggio a Rikyū e al wabi da lui teorizzato, la filosofia dell’essenzialità e dell’estrema sintesi di ogni forma, il totale rifiuto degli orpelli.

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FOTOGRAFIA © TRADITIONAL MEDICINALS

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LA FRASE DEL GIORNO
Il rituale del tè, quel puntuale rinnovarsi degli stessi gesti e della stessa degustazione, quell'accesso a sensazioni semplici, autentiche e raffinate, quella libertà concessa a tutti, a poco prezzo, di diventare aristocratici del gusto, perché il tè è la bevanda dei ricchi così come dei poveri, il rituale del tè, quindi, ha la straordinaria virtù di aprire una breccia di serena armonia nell'assurdità delle nostre vite.
MURIEL BARBERY, L’eleganza del riccio




Hakushū Kitahara  (Yanagawa, 25 gennaio 1885 – Kamakura, 2 novembre 1942), pseudonimo di Ryūkichi Kitahara), poeta giapponese di tanka, attivo durante i periodi Taishō e Shōwa. In disaccordo con il Naturalismo, influenzò la poesia giapponese moderna apportandovi il suo stile decadente, estetico e simbolico.



venerdì 22 ottobre 2021

Sul margine del tuo segreto


GIOVANNA BEMPORAD

A UNA ROSA

China sul margine del tuo segreto,
o rosa in veste diafana, mollezza
di corpo ignudo, incrollabile tempio
che in vigilanza d’amore mi tieni,
non so di che rilievi si componga
la tua bellezza. E all’onda dei profumi
che col ritmo di un alito tu esali
misuro il tuo pallore e il mio languore.
Mi tenta ogni tuo petalo concluso
nel giro di una linea sensitiva,
mollemente incurvato e pieno d’ombra.

(da Esercizi, Einaudi, 1980)

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È la stessa Giovanna Bemporad a raccontare la genesi di questa poesia nella videointervista con Vincenzo Pezzella A una forma sorella: a una cena con un amico psicologo, questi le raccontò di aver provato l’LSD per conoscerne gli effetti: “Le rose che erano nel vaso del suo salotto si erano trasformate ai suoi occhi, i petali si erano trasformati nelle carni di una giovinetta, i petali erano come di carne, si erano come incarnati insomma, e io gli ho detto «Ma io non ho avuto bisogno do prendere l’LSD per cantare i petali come fossero le carni di una giovinetta»”. Ed ecco allora la rosa che si incarna soltanto grazie al miracolo della poesia.

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LORA VYSOTSKAYA, "L'ANIMA DELLA ROSA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Bello appare il presente solo quando / s’illumina d’aureola in un domani / che irraggiunto si fa dolce memoria.
GIOVANNA BEMPORAD, Esercizi




Giovanna Bemporad (Ferrara, 16 novembre 1928 – Roma, 6 gennaio 2013), poetessa e traduttrice italiana. Amica di Pasolini e Ungaretti, è famosissima per la sua traduzione dell’Odissea. I suoi versi sono raccolti in Esercizi, ripubblicati più volte con aggiunte dal 1948 al 1980.


giovedì 21 ottobre 2021

Werner Lambersy


Lunedì scorso è morto a Parigi alla soglia degli ottant’anni il poeta belga Werner Lambersy: nato da famiglia di lingua fiamminga, scelse di scrivere in francese come atto di resistenza e di ribellione contro il padre, arruolatosi nelle SS e rimasto in prigione durante la gioventù di Werner, emblema inconscio che guidò tutta la sua scrittura. Lambersy importò dai suoi viaggi in Oriente una visione cosmogonica nella sua poesia: i culti greci e romani, le filosofie indiane e giapponesi, il senso pratico del pensiero cinese a dispetto di ogni speculazione intellettuale. Riuscì così ad amalgamare la cultura occidentale, qualificando con essa il suo stile, e quella orientale, attingendo al formalismo e al paradossale.

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DISSE AL MARE

Disse al mare
ritirati

e alle isole e ai venti

e tutte le cose
si ritirarono

Disse al vento: vattene

E sapeva
che avrebbe dovuto guardare
questo all’infinito

allora lasciò entrare
in sé
il nuovo inizio
di cui ignorava tutto

se non
un brivido d’amore
la cui luce sembra di fronte

(da L’arco e la campana, 1988)

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ED È DI VIVERE

Ed è di vivere
che si tratta

Di agitarsi senza fretta

Ritmi e cadenze
senza rompere l’onda

Essere la velocità esatta
con cui si muove il suono
essere nelle condizioni
della magnifica luce

(da L’eternità è un battito di ciglia, 2004)

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ANNIBALE

Attraversa le Alpi
con gli elefanti

davanti la tazza di caffè
per questa mattina
nevosa

sento
barrire le loro sirene di
nave

che scambiano
l’azzurro per l’oceano e
l’orizzonte per

il limite dell’Africa

questo mi fa
venire voglia di tornare
a letto

per sognare l’Italia
delle tue gambe

l’Umbria e la Toscana
dei tuoi fianchi

e a Roma
in mezzo al tuo Tevere

(da La perdita di tempo – Non possiamo spendere i centesimi, 2015)

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Di Werner Lambersy sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Solo / quelli che ascoltano / il fiume ripetersi / conoscono una poesia infinita.
WERNER LAMBERSY, Komboloi




Werner Lambersy, (Anversa, 16 novembre 1941 – Parigi, 18 ottobre 2021), poeta belga di lingua francese. Scelse di non scrivere in fiammingo per protestare contro il padre nazista. La sua poesia, raccolta in più di 70 opere, è influenzata dalle filosofie orientali, in particolare dell’India e del Giappone.