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domenica 14 giugno 2026

Mare al mattino


MARGUERITE YOURCENAR

I TRENTATRÉ NOMI DI DIO

1. Mare al mattino

2. Rumore dalla
sorgente nelle
rocce sulle pareti di
pietra

3. Vento di mare
a notte
su un’isola

4. Ape

5. Volo triangolare
dei cigni

6. Agnello appena nato
bell’ariete
pecora.

7. Il tenero muso
della vacca
il muso selvaggio
del toro

8. Il muso
paziente
del bue

9. La fiamma rossa
nel focolare.

10. Il cammello
zoppo
che attraversò
la grande città
affollata
andando verso la morte.

11. L’erba
L’odore dell’erba.

12. (disegno suo, come tanti asterischi, stelline)

13. La buona terra
La sabbia e
la cenere

14. L’airone che ha
atteso tutta
la notte, intirizzito,
e che trova
di che placare la sua
fame all’aurora

15. Il piccolo pesce
che agonizza nella gola dell’
airone

16. La mano
che entra in
contatto
con le cose

17. La pelle – tutta la superficie del corpo

18. Lo sguardo
e quello che guarda

19. Le nove porte
della
percezione

20. Il torso
umano

21. Il suono di una viola o di un lauto indigeno

22. Un sorso
di una bevanda
fredda
o calda

23. Il pane

24. I fiori
che spuntano
dalla terra
a primavera

25. Sonno in un letto.

26. Un cieco che canta
e un bambino invalido

27. Cavallo che
corre
libero

28. La donna
— dei  —
cani

29. I cammelli
che si abbeverano
con i loro piccoli
nel difficile wadi

30. Sole nascente
sopra un lago
ancora mezzo
ghiacciato

31. Il lampo
silenzioso
Il tuono
fragoroso

32. Il silenzio
fra due amici

33. La voce che viene
da est,
entra dall’orecchio
destro
e insegna un canto.

a J.

22 marzo 1982

(da I trentatré nomi di Dio, Nottetempo, 2003 - Traduzione di Ginevra Bompiani)

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Trentatré piccole poesie che evocano il divino attraverso immagini della natura e della vita umana, attraverso sensazioni ed emozioni. La scrittrice francese Marguerite Yourcenar si cimenta con un'ispirazione giuntole dalla tradizione musulmana, dove i nomi di Allah sono 99. "Difficile trovarne novantanove senza ripetersi" scrive l'autrice di Memorie di Adriano, "allora, come nelle iscrizioni incise sulla pietra, mi sono accontentata di trentatré".

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FOTOGRAFIA © PONG KOEDPOLN/PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Più difficile è essere dinanzi agli altri quel che siamo davanti a Dio.
MARGUERITE YOURCENAR, Alexis

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Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour (Bruxelles, 8 giugno 1903 – Mount Desert, Maine, Stati Uniti, 17 dicembre 1987),  scrittrice e poetessa francese. È stata la prima donna eletta alla Académie française; nelle sue opere sono frequenti i temi dell'Esistenzialismo. La sua opera più famosa è il romanzo Memorie di Adriano.


sabato 13 giugno 2026

Barchette di carta


ANA BLANDIANA

DOVE VANNO LE ORE?

Dove vanno le ore?
Hanno un modo sospetto di svignarsela,
di sfuggire all'attenzione
semplicemente sparendo.
Ma cosa significa sparire?
Come può qualcosa che esiste
non essere più
come se non fosse esistito?
Dove vanno le ore all'improvviso
e, soprattutto, da dove arrivano
simili a barchette di carta
che scivolano quiete
sopra un mare ondoso
disegnato a memoria

(da Variazioni su un tema dato, Donzelli, 2023 - Traduzione di Bruno Mazzoni)

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Variazioni su un tema dato è la raccolta di Ana Blandiana in cui la poetessa rumena medita sulla perdita del marito, lo scrittore Romulus Rusan, scomparso nel 2016. Sono parole che, come queste, si interrogano in modo intimo sul mistero del tempo, della finitezza umana, dello scorrere inesorabile delle ore e dei giorni, con la consapevolezza che la perdita è solo un mutamento metafisico e il dialogo con l'amato continua.

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FOTOGRAFIA © MIGUEL A. PADRIÑÁN/PEXEL

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Semplicemente le domande / sorgono solo / quando non c'è più nessuno che possa rispondere.
ANA BLANDIANA, Variazioni su un tema dato

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Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.


venerdì 12 giugno 2026

La felicità delle vecchie cose


JORGE LUIS BORGES

GIUGNO 1968

Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.

(da Elogio dell'ombra, Einaudi, 1971 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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"Non so se la sera fosse d'oro, poiché non potevo vederla. Accennavo alla cecità. Per quanto ne so, poteva esserci un tempo cupo" racconta lo stesso Jorge Luis Borges nel libro-intervista edito in inglese nel 1973 Borges on writing. Il poeta argentino, divenuto completamente cieco sul finire degli Anni Sessanta, dopo decenni di problemi alla vista e ipovisione, riconosce ormai solo al tatto i testi amati e compulsati, e si diverte a fantasticare immaginarie conversazioni tra Stevenson e Lang, scrittori scozzesi che mantennero una lunga corrispondenza, o tra l'amico Alfonso Reyes, traduttore dell'Iliade e uno scrittore dell'antichità, Virgilio. Quello che gli resta è quella gioia particolare che sanno ancora dargli i libri, nella loro fisicità: la pelle delle copertine, il frusciare delle pagine, l'odore della carta, in sintesi, “la felicità che è propria delle vecchie cose che s’amano”.

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IMMAGINE © KAREN ARNOLD/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
JORGE LUIS BORGES, Altre inquisizioni




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.


giovedì 11 giugno 2026

La lontananza da lei


ARIODANTE MARIANNI

LA LONTANANZA DA LEI

La lontananza da lei
non si misura in chilometri,
in ore di macchina, di treno;
è in crampi allo stomaco,
in fitte al cuore,
giornali letti, bicchieri bevuti.
La lontananza è questa
saliva amara,
notturna insonnia,
meridiana sonnolenza
(eppure il nostro è un amore felice)

(da Una strana gioia, Manni, 2003)

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"La lontananza fa all'amore quello che il vento fa al fuoco: spegne il piccolo, scatena il grande" scrisse Roger de Bussy-Rabutin. È quello che teorizza anche il poeta Ariodante Marianni: l'amore a distanza è felice, nonostante l'assenza e  tutte le sue difficoltà. È una lontananza che non si misura con le distanze convenzionali, ma interiormente: attraverso gli stati d'animo e le reazioni fisiche e i gesti ripetitivi fatti per ingannare il tempo.

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FOTOGRAFIA © TOMRIS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quanti colori ha il tuo amore, /  tu non li vedi, li produci / come un rametto i suoi fiori, / la lucciola le luci.
ARIODANTE MARIANNI

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Ariodante Marianni (Napoli, 16 febbraio 1922 – Borgomanero, 26 marzo 2007),  poeta, traduttore e pittore italiano. La sua poetica si fonda su un profondo equilibrio tra la compostezza formale della tradizione letteraria del Novecento e una lucida, talvolta ironica, analisi della realtà quotidiana e civile.


mercoledì 10 giugno 2026

Il Piave e le colline


ANTONIA POZZI

SVENTATEZZA

Ricordo un pomeriggio di settembre,
sul Montello. Io, ancora una bambina,
col trecciolino smilzo ed un prurito
di pazze corse su per le ginocchia.
Mio padre, rannicchiato dentro un andito
scavato in un rialzo di terreno,
mi additava attraverso una fessura
il Piave e le colline; mi parlava
della guerra, di sé, dei suoi soldati.
Nell'ombra, l'erba gelida e affilata
mi sfiorava i polpacci: sotto terra,
le radici succhiavan forse ancora
qualche goccia di sangue. Ma io ardevo
dal desiderio di scattare fuori,
nell'invadente sole, per raccogliere
un pugnetto di more da una siepe.

Milano, 22 maggio 1929

(da Parole, 1938)

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C’è in questa poesia di Antonia Pozzi tutto il contrasto interiore tra la vita degli adulti e quella dei bambini: la drammaticità della memoria storica – siamo sul Montello, solo dieci anni dopo le sanguinose  battaglie del Piave – che appare agli occhi del padre reduce entra in conflitto con la spensieratezza della piccola Antonia. La poetessa gioca con questi contrasti, tesse una trama di buio e di luce, di ombra e di sole, di radici e di frutti.

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FOTOGRAFIA © K/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni cosa, d'intorno, è grande e ombrosa / come tutti i ricordi dell'infanzia.
ANTONIA POZZI, Parole

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Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


martedì 9 giugno 2026

Il gabbiano


JORGE GUILLÉN

VOLO

Nell'aria estiva
il gabbiano che sale
domina la distesa, il mare, il mondo
Sotto il blu, sotto le nuvole
in velli bianchissimi,
e sovrano regnante,
si libra.

Tutto lo spazio è un'onda attraversata.

Le piume bianche e nere,
arresta la sua ascesa,
planando improvvisamente nell'aria,
sulla vasta luce.

Sostiene il candore del vuoto.

E, sospese, le ali si abbandonano
alla chiarezza, alle trasparenti profondità
dove il volo, senza l'azione delle ali,
continua,
si offre al suo piacere, al suo cadere,
affonda nel suo passare,
puro momento di vita.

(da La nostra aria, 1968)

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Il volo di un gabbiano sul mare, le sue evoluzioni in una spiaggia estiva, quella di Sutton Island, nel Maine. Il poeta spagnolo Jorge Guillén si perde nella contemplazione di un momento di vitalità, cattura l'istante.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Vedi anche tu ogni giorno ciò che vede il gabbiano? Infiniti bagliori del mare? Allora anche tu sei un gabbiano!
MEHMET MURAT ILDAN

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Jorge Guillén Álvarez (Valladolid, 18 gennaio 1893 – Malaga, 6 febbraio 1984), poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del '27.  Considerato iniziatore della poesia pura assommando le esperienze di  Jiménez, Valéry e Mallarmé, compose liriche con un'acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale.


lunedì 8 giugno 2026

Centenario di Vicente Núñez


"La poesia è, in prima istanza, una fuga": questa era la visione del poeta spagnolo Vicente Núñez, che nasceva l'8 maggio di cento anni fa ad Aguilar de la Frontera. Un rapporto conflittuale dunque con i versi, lacerante e viscerale - se la parola è "carnale", la poesia è allora "la ramera", la prostituta, un'entità tirannica che lo teneva in ostaggio, forzandolo e intrappolandolo fin dalla giovinezza. La scrittura dunque  come condanna, in un'atmosfera di disincanto e di fallimento.

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FOTOGRAFIA © EL PAÍS

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TUTTO NEL TUO AMORE MI FACEVA MALE

Come un pugnale infuocato;
una pistola sonora,
una tortura di strumenti.
Rose, champagne…
—Fa male?—, il tuo
gesto, come di allodola
che mi bruciava con il tuo respiro.
Spara adesso e abbracciami.
che sono disposto
a tutto, e si fa tardi
per morire. Sono lento.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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TRAMONTO A POLEY

Se la sera non altera la bellezza divina
dei tuoi occhi scuri fissi sul declino
della luce che svanisce. Se non macchia la mia anima
il piacere segreto delle tue rocce sommerse.
Se nessuno ci avverte. Se dentro di noi si spegne.
qualsiasi memoria sterile che diminuisce o diluisce
questo amore che ci salva oltre le stelle,
non parliamo più, amore mio. E trascinami nel cuore
profondo delle tue braccia che batte sotto il cielo.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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Un'altra poesia di Vicente Núñez sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La parola è essenzialmente ambigua perché è carnale.
VICENTE NÚÑEZ, Poesia e sofismi

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Vicente Núñez Casado (Aguilar de la Frontera, 8 giugno 1926 - 22 giugno 2002), poeta spagnolo. È considerato uno dei più importanti poeti andalusi del XX secolo. La sua opera è completata da aforismi e testi in prosa. Considerava la scrittura un'ossessione tirannica, quasi una condanna.