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sabato 2 maggio 2026

Una fantasia passeggera


TED KOOSER

LO SCIVOLO GIGANTE

Accanto all'autostrada, lo scivolo gigante
con le sue ondulazioni arrugginite emerge
dalle erbacce. Non lo usano più
da una generazione. La biglietteria
si piega dal lato dove si sono spostate le monetine
nel corso degli anni. Una rete metallica tiene fuori
i bambini e gli ubriachi. Campanule blu
si arrampicano fino a metà delle scale, grappoli luminosi
di risate. Chiamatela una fantasia passeggera,
questo scivolo da cui ormai nessuno scivola più.
Quelle urla sono tutte volate verso est
su un vento che non smetterà mai di soffiare
dalle Montagne Rocciose attraverso le pianure,
dove le cose si animano per un po',
Foglie brillanti su una recinzione, che poi scompaiono.

(da Un mondo alla volta, 1985)

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Un parco divertimenti abbandonato, uno di quei grandi scivoli che costellano l’America: il poeta Ted Kooser cattura strati di movimento in quell’immobilità assoluta che è già diventata preda della terra, che si si riprende i suoi spazi con l’erba e le campanule. È un tempo perduto che però continua a esistere sotto forma di memoria e di fantasia: Kooser, come spesso capita nella sua poetica, trasforma questo oggetto delle Grandi Pianure americane in una profonda meditazione sulla vita e sulla perdita.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nel mio lavoro, cerco di osservare attentamente le cose ordinarie per capire se nascondono qualcosa di speciale. Cerco di creare qualcosa di quanto più perfetto possibile con le parole.
TED KOOSER, PBS NewsHour, 21 ottobre 2004

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Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939), poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il Midwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


venerdì 1 maggio 2026

Poesie per maggio XII


Due poesie brevissime, due poetesse italiane del secondo Novecento per celebrare questo maggio: la forza e la dolcezza della vita per Daria Menicanti, le sensazioni di una piazza dove il lungo crepuscolo cala sugli ippocastani per Lalla Romano.

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FOTOGRAFIA © HILAL CAVUS/PEXELS

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DARIA MENICANTI

MAGGIO

Il grano maggese spinge su per gli steli
– su da dentro ogni stelo gonfiandosi doloroso –
una buia spiga di molle zucchero caldo
e quella obbediente sù striscia a tentoni cercando

 
(da Altri amici, 1986)

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LALLA ROMANO

PIAZZA

Nella piazzetta antica è sempre maggio. Di sera,
la terra umida, scura; il cielo chiaro,  soave.
E tutt’intorno i grandi ippocastani  fioriti.

 
(da Fiore, 1941)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E il rosso vivo / è dei rosai di Maggio! // Ben venga Maggio / e il gonfalon selvaggio!
GIOVANNI PASCOLI, Poesie varie

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


giovedì 30 aprile 2026

Solo il crepuscolo


DAVID HERBERT LAWRENCE

BEI HENNEF

Il piccolo fiume cinguetta nel crepuscolo,
Lo sguardo pallido e meravigliato del cielo pallido,
       Questa è quasi la beatitudine.

E tutto si è zittito e si è addormentato,
Tutti i problemi, le ansie e il dolore
      Scomparsi al crepuscolo.

Ora solo il crepuscolo e il dolce "Sh!" del fiume
      Che durerà per sempre.

E finalmente so che il mio amore per te è qui,
Riesco a vederlo tutto, intero come il crepuscolo,
È grande, così grande che non riuscivo a vederlo prima
A causa delle piccole luci, dei tremolii e delle interruzioni,
       Problemi, ansie e dolori.

       Tu sei la chiamata e io sono la risposta,
       Tu sei il desiderio, e io la sua realizzazione,
       Tu sei la notte, e io il giorno.
       Cos'altro? È abbastanza perfetto,
             È perfettamente completo,
             Io e te,
             Cos'altro— ?
Strano come soffriamo nonostante tutto questo!

(da Poesie d’amore e altre, 1913)

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A volte basta isolarsi per vedere le cose da un altro punto di vista: l’amore appare in tutta la sua interezza al poeta e scrittore inglese David Herbert Lawrence quando, in  fuga per l’Europa con Frieda von Richthofen, si trova ad osservare il crepuscolo sul fiume Sieg nei pressi della cittadina tedesca di Hennef. In quell’atmosfera serena scompaiono tutti gli inutili orpelli e la realtà appare finalmente nuda: un grande amore sì, ma destinato a essere tormentato.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Solo chi ama trova l'amore, / e non ha bisogno di cercarlo.
DAVID HERBERT LAWRENCE, Altre viole del pensiero

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David Herbert Richards Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, Francia, 2 marzo 1930), scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, considerato tra le figure più emblematiche del XX secolo. Insieme a diversi scrittori dell'epoca, fu tra i più grandi innovatori della letteratura anglosassone, soprattutto per le tematiche affrontate.


mercoledì 29 aprile 2026

Il drago


EUGENIO MONTEJO

MEZZA VITA

Ho provato il dolore della mezza età
quando il drago rotolò davanti ai miei piedi, già morto,
quel drago che nel corso degli anni
aveva lasciato sangue sulla mia spada,
tagli d'ala
e fiamme con cui combattevo da solo, senza tregua,
in ogni momento.

Ricordavo i ruggiti notte dopo notte,
i suoi artigli fulminanti,
i libri che leggevo per placarlo,
vecchie poesie con cui lo tenevo a bada.

Ho provato il dolore della nezza età
quando il ruggito è cessato
e ho capito che la mia anima era la sua caverna,
che ero il mio drago, il mio nemico immediato.

Tutto il suo fuoco inutile, la sua insistenza
nell'ungermi cavaliere
senza mai riuscirci
divennero questa smorfia di cenere,
questo grido perso nelle sue fauci.

(da Territudine, 1978)

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Nel 1978, quando scrive Territudine, il poeta venezuelano Eugenio Montejo ha quarant'anni: a metà del cammino è naturale trarre un bilancio. Fino ad allora nei suoi versi prevalevano l'angoscia della fine e  il fantasma della solitudine, il "drago" appunto, nutrito e addomesticato dalle "vecchie poesie". Ma, dopo aver capito di essere egli stesso a creare quel drago, Montejo inizia un nuovo dialogo con la realtà, uscendo dalla caverna oscura, aprendosi ai boschi, alle piante, agli uccelli, al paesaggio, alla natura, al cosmo...

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LUCIAN FREUD, "AUTORITRATTO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quaranta passi aprono già un cammino / e altri quarant'anni di mezza vita, /  ciò che resta è il girotondo del tempo.
EUGENIO MONTEJO, Tropico assoluto

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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


martedì 28 aprile 2026

Affinché altri


VINICIUS DE MORAES

IL POETA

Occhi che raccolgono
Solo tristezza e addii
Affinché altri possano guardare
Con amore i propri.

Mani che riversano solo
Silenzi e dubbi
Affinché altri possano essere
Vedovi dei propri.

Labbra che disdegnano
Le cose immortali
Affinché altri possano avere
Baciarle tanto.

Parole che
Pronunciano sempre un giuramento
Affinché servano
per l’eternità.

(da Per vivere un grande amore, 1962)

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Il poeta brasiliano Vinicius de Moraes esplora l'essenza dell'anima artistica: il poeta è un essere che vive le proprie emozioni e le trasforma perché altri godano i frutti di quella sua esperienza. La vita del poeta come un "continuum di dolore straziante", illumina la "visione della bellezza" indicando ai lettori la strada.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La materia del poeta è la vita, e solo la vita, con tutta la sua sordidezza e sublimità. Il suo strumento è la parola.
VINICIUS DE MORAES, Per vivere un grande amore

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Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes (Rio de Janeiro, 19 ottobre 1913 – 9 luglio 1980), poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico brasiliano. Di famiglia facoltosa, fu addetto d’ambasciata a Los Angeles e Parigi. Nel 1958 diede il via alla bossanova con i testi scritti con Jobim di Canção do amor demais, album di Elizeth Cardoso. Si sposò nove volte.


lunedì 27 aprile 2026

La mia speranza


ARSHI PIPA

LA LAMPADA

Ti supplico, non chiudere la finestra,
oh, donna sconosciuta,
sogno i tuoi movimenti,
la tua voce che evoca la primavera!

Ti prego, non spegnere la lampada,
la desidero ardentemente stanotte,
la mia speranza nell'oscurità,
come una vela non sfiorata dal vento.

(da Il libro della prigione, 1959)

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Una poesia che ricorda una canzone di Lucio Dalla, La casa in riva al mare: un carcerato si innamora della donna che vede ogni giorno dalla finestra della sua cella. Arshi Pipa, poeta albanese imprigionato dal 1946 al 1956 perché oppositore del regime comunista di Enver Hoxha, vede in quella lampada scorta dalla prigione - in realtà un durissimo campo di lavori forzati -  un segno di speranza, quella speranza che colse fuggendo dopo il rilascio prima a Sarajevo e poi negli Stati Uniti.

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FOTOGRAFIA © PETER GRIFFIN/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Albe che non si possono vedere / devono essere evocate dai sensi.
ARSHI PIPA, Poesie

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Arshi Pipa (Scutari 28 luglio 1920 – Washington,D.C, 20 luglio 1997), filosofo, scrittore, poeta e critico letterario albanese. Incarcerato perché oppositore del regime comunista, passò dieci anni in prigione. Riteneva una "mostruosità" l'unificazione della lingua albanese voluta dal governo sopprimendo il ghego a favore del tosco.


domenica 26 aprile 2026

Angelo caduto


THÉOPILE GAUTIER

ADDIO ALLA POESIA

Vieni, angelo caduto, chiudi le tue ali rosa;
togliti la veste bianca, i raggi che indorano i cieli;
devi, dal cielo, dove una volta eri solito salire,
volgerti, come una stella cadente, cadere nella prosa.
 
Ora i tuoi piedi d'uccello si posino sulla terra;
Non è il momento di volare: cammina!;
Chiudi in cuore il tuo tesoro di musiche;
lascia che la tua arpa si riposi.
 
Povero figlio del cielo, canteresti invano;
non capirebbero il tuo linguaggio divino;
Il loro orecchio è chiuso ai tuoi dolci suoni!
 
Ti prego: o angelo dagli occhi azzurri, prima,
di partire, trova il mio pallido amore, che adoro,
e dalle sulla fronte un lungo bacio d'addio.

(da España, 1845)

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Nel 1845 lo scrittore francese Théophile Gautier va incontro a una crisi di ispirazione poetica che lo attanaglierà per una decina d'anni. Ne è malinconica testimonianza questo sonetto. Ne emergerà con un linguaggio diverso, cristallino, in grado di liberare le emozioni esistenziali ed estetiche.

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ABBOTT THAYER, "FIGURA ALATA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il critico che non ha prodotto nulla è un vile; è come un abate che corteggia la moglie di un laico: questi non può rendergli la pariglia, né battersi con lui.
THÉOPHILE GAUTIER, Madamigella di Maupin

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Pierre Jules Théophile Gautier (Tarbes, 30 agosto 1811 – Neuilly, 23 ottobre 1872), scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese. Attratto dalla letteratura romantica, con la raccolta di poesie Smalti e cammei (1852), liriche di forma impeccabilmente cesellata, schiuse la via alla scuola parnassiana.