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sabato 25 luglio 2026

Il funambolo


GHIANNIS RITSOS

IL FUNAMBOLO

No, non vuole lasciarsi andare; la corda trema; chiude gli occhi.
Il vuoto, in basso, nero per la calma. La corda non ha fine.
Gli occhi si aprono, si dilatano, fluttuano, guardano in alto,
si appigliano a una nube, a una foglia; cambiano, si arrotondano,
diventano due grandi anelli; si afferra ai suoi occhi – eccolo,
lascia la corda, fa una capriola per aria, si china,
gli cade il cappello, gli cade il fiore dall’occhiello; - eccolo ancora
tastare la corda con la punta delle dita; sale la scala,
sta in equilibrio, sorride; un ultimo inchino. Nessuno intorno
ad applaudirlo. Solo una voce: Reggiti, reggiti,
reggiti ai tuoi occhi. Chi lo chiama? Da dove lo chiamano?

19 maggio 1969

(da Pietre Ripetizioni Sbarre, 1972 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Il funambolo, in questi versi scritti dal poeta greco Ghiannis Ritsos nel 1969, e quindi durante la dittatura dei Colonnelli, è l'artista che si bilancia con il pericolo e si affanna sul vuoto, trasformando la paura in arte. Ma è anche il simbolo dell’eterna lotta dell’uomo, sempre in bilico tra il rischio della caduta e la ricerca del proprio equilibrio profondo.

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FOTOGRAFIA © MIKE M/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Il Funambolo splendeva tutto, camminando sulla sua fune, sotto la luna, con una superba destrezza che dissimulava il rischio e la fatica, e perfino il travaglio dell'arte.
GHIANNIS RITSOS, Il funambolo e la luna

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Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


venerdì 24 luglio 2026

La favolosa aurora


KONSTANTINOS KAVAFIS

TURBAMENTO

L’anima mia nel mezzo della notte
è paralizzata e confusa. Fuori,
fuori di lei si compie la sua vita.

E attende la favolosa aurora.
E anch’io dentro di lei, con lei,
attendo, m’annoio, mi consumo.

(da Poesie segrete, Crocetti, 1985 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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“Turbamento”, poesia di Konstantinos Kavafis del 1896, rappresenta uno dei primi segni dell’angoscia esistenziale e del senso di declino provati dal poeta greco. Quella alienazione, quella profonda angoscia notturna lo portano a sentirsi separato dalla propria essenza e dalla realtà. Kavafis osserva passivamente la dissoluzione, come intrappolato, serbando la speranza forse utopica di redenzione da quelle tenebre.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Forse la luce sarà una nuova tirannia. / Chissà quali nuove cose mostrerà.
KONSTANTINOS KAVAFIS, Poesie

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Konstantinos Petrou Kavafis, (Alessandria d'Egitto, 29 aprile 1863 – 29 aprile 1933), poeta e giornalista greco. Pubblicò 154 poesie, spesso ispirate all'antichità ellenistica, romana e bizantina, percorre, mirando al sublime, i vari gradi di un'esperienza estetica congiunta alla pratica dell'amore omosessuale.


giovedì 23 luglio 2026

Il chiurlo


MERJA VIROLAINEN

QUANDO IL CHIURLO GORGHEGGIA

Quando il chiurlo gorgheggia,
non so dove sia.
Profumo di sapone sulla pelle,
di prato:
ora le parole acquistano quasi significato.
Chi leggerà questo, un giorno?
Sai dove sono,
come ti capisco?

(da Poesia, 196 - Luglio/Agosto 2005 - Traduzione di  Viola Parente-Capková)

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Merja Virolainen, poetessa finlandese, ci trasporta in quelle terre nordiche e ci fa ascoltare la voce del chiurlo piccolo, uccello diffuso un po' ovunque nel mondo, con la sola eccezione dei deserti. Quel gorgheggio crea una sinestesia poetica e, associato ai profumi, lascia intravedere quasi il significato della poesia, il senso dello scrivere. Ma sono domande cui ancora Merja non sa rispondere.

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FOTOGRAFIA © PETR GANAJ/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Si può essere esperti di tante cose, di cinema, di meccanica, di elettronica, di statistica, di raccolta differenziata, di agricoltura, di calcio, di pallacanestro, di sport estremi, di pattinaggio in linea, di tutto, tranne forse che di letteratura, perché i grandi scrittori, i grandi libri, sono, forse, come diceva quel grande poeta russo mai esistito, Koz’ma Prutkov, inabbracciabili.
PAOLO NORI, I russi sono matti

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Merja Virolainen  (Lapua, 7 maggio 1962), poetessa e traduttrice finlandese. Costumista, ha lavorato per il circo e il teatro dei burattini prima di laurearsi in filosofia. Tra i suoi temi prediletti l’amore carnale, i ricordi d’infanzia, l’esistenza senza amore e la problematica dell’identità.


mercoledì 22 luglio 2026

Centenario di José Paulo Paes


La poetica di José Paulo Paes, poeta brasiliano dello stato di San Paolo che, nasceva il 22 luglio di cento anni fa, consiste in un equilibrio perfetto tra estrema concisione verbale, lucidità ironica e giocosità: erede delle correnti più polemiche e combattive del primo Modernismo, si dimostrò sensibile, e attento alle sperimentazioni dell'avanguardia, subordinando alcune conquiste di quest'ultima all'inclinazione combattiva della sua poesia. Satira, umorismo, ironia, un certo retrogusto amaro, concisione epigrammatica, semplificazione delle forme, intento intertestuale e metalinguistico sono gli ingredienti fondamentali del suo linguaggio più maturo e personale.

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INVITO

La poesia è... giocare con le parole
come giocare con una palla,
un aquilone, una trottola.
Ma palle, aquiloni e trottole
si consumano a forza di giocarci.
Le parole no:
più ci giochi,
più diventano nuove.
Come l'acqua di un fiume,
che è sempre acqua fresca.
Come ogni giorno, che è sempre un nuovo giorno.
Vogliamo giocare con la poesia?

(Poesie con cui giocare, 1990)

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IL MISTERO DELL'AMORE

È il colibrì
che bacia il fiore,
o è il fiore
che bacia il colibrì?

(da Ride bene chi ride per primo, 1998)

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Un'altra poesia di José Paulo Paes sul Canto delle Sirene:

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

La poesia è principalmente creazione nel regno delle parole, architettura verbale.
JOSÉ PAULO PAES, Jornal da Tarde, 19 luglio 1986

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José Paulo Paes (Taquaritinga, 22 luglio 1926 — San Paolo, 9 ottobre 1998), poeta, traduttore, critico letterario e saggista brasiliano. Modernista della Generazione del’45, e precisamente dei “Novissimos”, si dedicò anche alla “poesia concreta”, avanguardista e visuale, che struttura il testo poetico a partire dal suo supporto.



martedì 21 luglio 2026

Cantare come te


LUCIO MARIANI

DOMINA

Cantare come te
con le mani soltanto,
come te, che dici al vento
ogni bella parola immaginata.

(da Il sandalo di Empedocle, Crocetti, 2005)

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Le nostre mani sono espressive - e quelle di questa "Domina", la signora dei latini, nella poesia di Lucio Mariani sembrano poter dire tutto, rivestite d'amore, pura e silenziosa manifestazione del pensiero, capace di comunicare con la natura.

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FOTOGRAFIA © MAKSIM GONCHARENOK/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

La poesia è il sentimento che il cuore ha in eccesso e che si manifesta attraverso la mano.
CARMEN CONDE

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Lucio Mariani (Roma, 1936 – 16 ottobre 2016). Poeta e saggista italiano. Il suo linguaggio espressivo – spesso arditamente innovativo – riflette sulla condizione umana e recupera il valore perenne del mito attraverso una poesia che scuote, sovverte i concetti, disorienta le certezze.


lunedì 20 luglio 2026

Il profumo dei cibi


SUNAY AKIN

LA FINESTRA

Vuole che si diffonda nel quartiere
il profumo dei cibi che cucina
e lascia aperta la finestra
sotto sera
la sposina.

(da Macchie, 1988 - Traduzione di Laura Rotta e Giampiero Bellingeri)

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Il poeta turco Sunay Akın con il suo tipico stile caratterizzato da delicatezza, ironia e una profonda attenzione al quotidiano descrive in effetti gli sforzi di una giovane sposa per dimostrare le sue capacità di casalinga e ottenere l'accettazione di tutto il vicinato attraverso la sua deliziosa cucina: un orgoglioso modo di interagire e comunicare con il quartiere, ricercando l'integrazione e l'approvazione sociale.

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FOTOGRAFIA © MYLENA IKE/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La ricchezza della vita non risiede nelle azioni, ma nei legami affettivi.
SUNAY AKIN, Un paio di scarpe

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Sunay Akın (Trebisonda, 12 settembre 1962), poeta, scrittore, conduttore televisivo, giornalista e filantropo turco. È il fondatore del Museo del giocattolo di Istanbul. il suo stile è influenzato principalmente da Orhan Veli Kanık e Cemal Süreya. Le sue poesie sono generalmente liriche brevi e di tono delicato.


domenica 19 luglio 2026

Se non due


ROBERT CREELEY

IL MIO AMORE

Cade come un bastone
giace come aria.
Stupore e meraviglia
provare che era vero.

Non è niente, se non due,
eguali - quando la mente ci pensa,
si addoppia
come una cosa sola.

Dov'è, esiste
dovunque, separato,
eppure pochi - come rugiada
per la notte.

(da Per amore, 1962 - Traduzione di Perla Cacciaguerra)

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Il poeta statunitense Robert Creeley, con il suo classico minimalismo, esplora la natura ambivalente del sentimento amoroso, necessario lacciuolo dovuto alla sua dualità: unione di due entità differenti che la mente percepisce contemporaneamente come singole e raddoppiate.

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FOTOGRAFIA © MERYEM SEVIM/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Anche la strada cambia / senza di te, anche il giorno.
ROBERT CREELEY, Sulla Terra

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Robert Creeley (Arlington, Massachusetts, 21 maggio 1926 – Odessa, Texas, 2 aprile 2005), poeta statunitense, tra i maggiori esponenti della lirica postmoderna. Viaggiò in Europa e Asia vivendo per quarant’anni in Giappone, dove apprese la filosofia buddhista e lo zen. È spesso accostato ai poeti della Black Mountain, pur essendone lontano stilisticamente.