UMBERTO SABA
AUTUNNO
(Firenze, 1906)
Piove sui campi e i colli. Era l'estate
ieri, la bella e grande estate. Ed ecco:
ha mutato stagione all'improvviso.
È pianto quel che fu ieri sorriso
del mondo. In cielo ininterrotte lente
vanno le nubi, dicono: l'estate,
una gioia è finita.
«Dove andò la tua vita,
con tutte le sue pene,
con la grazia arridente,
con le ore serene?
Antichissima oscura
la città dalle lunghe erte ti appare.
All'orizzonte un mare
trema d'acque, o ti trema agli occhi il pianto?
S'io giungessi, se accanto
io ti giungessi, non più atteso!» Ieri
era la bella estate, oggi diversa
delle cose è l'immagine. E i pensieri
vanno ai soli nel mondo, ai prigionieri,
ai marinai nostalgici, all'avversa
fortuna. È autunno. E il cor pure lo sente.
(da Pirelli, n. 6, 1956)
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Una poesia dispersa di un giovane Umberto Saba: ancora intriso dalle atmosfere crepuscolari, risente del passaggio improvviso dalla solarità dell'estate alla malinconia dell’autunno: il passaggio stagionale è anche un passaggio di stato d’animo, aggravato dalla lontananza dell’amata Lina, la fidanzata rimasta a Trieste che sposerà nel 1909: “Lina, il mio cuore non è qui. Alla tua / casa una nave, nel sogno, veleggia”.
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FOTOGRAFIA © JEAN-BAPTISTE TERRAZZONI/PEXELS
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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo è rotondo; ritorna in se stesso.
UMBERTO SABA, Scorciatoie e raccontini
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Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.








