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domenica 8 novembre 2026

Amore luminoso


BLANCA WIETHÜCHTER

ASTRO

Amore luminoso che trasformi ogni cosa,
da quale stella, da quale luce, da quale vita
sei venuto?
  Da dove?
Da quale collina, da quale pendio, da quale montagna
sei disceso?
Per quale via?
Per amarti come ti amo,
per amarti come ti amo, da dove sei venuto?

Amore luminoso che porti chiarezza alla mia vita,
da quale eternità, da quale oblio vieni
affinché io possa dimenticare come dimentico
ieri, oggi e domani?
Solo guardando i tuoi occhi,
la tua onda mi trasporta nell'oblio di me stessa,
oh dolce splendore di questi giorni!

Dimmi quando hai afferrato il mondo con mano forte
per disporre come disponi
un'altra aria nel mormorio delle ore
un altro profumo nel polline della vita
il bagliore di un fiore
sul bordo dell'orizzonte della notte.

(da Astro, 2005)

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Un'intensa lirica d'amore della poetessa boliviana Blanca Wiethüchter: un'indagine introspettiva e filosofica sull'origine dell'amore, che viene a brillare come un astro nelle nostre vite.

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IMMAGINE © YULIA GAPEENKO/VECTEEZY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Dov'è il dono nascosto delle parole / che non cadono / quando tessono gli incantati / fili d'oro dell'amore? / Tu sei il luogo del fuoco.
BLANCA WIETHÜCHTER, Il rigore della fiamma

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Blanca Wiethüchter López (La Paz, 17 agosto 1947 – Cochabamba, 16 ottobre 2004), scrittrice, storica ed editrice boliviana.  È diventata una delle autrici più enigmatiche e riconosciute della letteratura boliviana del XX secolo. Ha pubblicato saggi, racconti e poesie.


sabato 7 novembre 2026

Verso la vertigine reciproca


EDUARDO MITRE

GLI AMANTI

Oh notte, più gentile dell'alba -
San Giovanni della Croce

Più gentile dell'alba:
la notte alla finestra.
Nella stanza, il crepuscolo
come un uccello che non atterra
mai del tutto né spicca il volo.
E loro,
sul lenzuolo,
in un duello feroce e dolce,
alla ricerca del centro
della loro cecità illuminata.
Loro: due corpi in uno,
in un'ascesa ansimante
verso la vertigine reciproca
che li completa e li dilania.
Poi il sonno li abbraccia
e custodisce i loro sguardi
finché la spada del giorno
non li scaglia di nuovo
in strade brulicanti
di volti vuoti
e bambini affamati.
E la luce che li guarda partire
tremola nel vento.

(da Versi d'autunno, 1993)

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Gli amanti, nella loro passionale ricerca del piacere, chiudono fuori il mondo esterno e la sua durezza, creando un'atmosfera di intimità e di erotismo. Eduardo Mitre, poeta boliviano, concepisce questo spazio una sorta di santuario, un rifugio dove rimanere finché l'alba non spezza il fascino erotico e riporta gli amanti  a una grigia realtà urbana, segnata dalla routine e dalla durezza sociale.

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FOTOGRAFIA © ANNA ALEXES/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Così, in ogni amante, / il tempo cancella / - senza rumore né sangue - / l'indifeso assente.
EDUARDO MITRE, Versi d'autunno

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Eduardo Mitre (Oruro, 1943), poeta, saggista, critico letterario e traduttore boliviano. Laureatosi a Pittsburgh con una tesi su Vicente Huidobro, ha insegnato letteratura a New York, alla Columbia University e alla St. Johns University. Le sue poesie  hanno uno stile rigoroso e incisivo, chiaro e immediato.


venerdì 6 novembre 2026

Giorni strani


ATTILIO LOLINI

LIMONI

Quando arriva il mattino
non guardarti attorno
sono giorni strani
che separano le parole
sfumano l’oro dei limoni.

Alzarsi non conviene
meglio starsene a letto
oppure andare a spasso
senza muovere passo.

(da Notizie dalla necropoli, Einaudi, 2005)

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Un senso di sospensione, isolamento e disorientamento esistenziale: è la cifra di Attilio Lolini, che descrive la società moderna come una gigantesca necropoli, dove la vita quotidiana scorre in una forma di rassegnata anestesia. Anche i limoni, anche la bellezza sbiadisce di fronte a questa monotona omologazione.

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APRIL MOFFATT, "LIMONI AL SOLE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Anche le stagioni / non danno doni / non chiedere perché / siamo qui / senza conoscere alcunché / carichi del peso / di cose senza nome.
ATTILIO LOLINI, Notizie dalla necropoli

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Attilio Sigismondo Lolini (Radicondoli, 9 maggio 1937 – San Rocco a Pilli, 22 giugno 2017), poeta e giornalista italiano. La sua poesia, critica verso il potere, quasi di denuncia sociale, affronta con pessimismo i temi della realtà, ma con vena ironica e sarcastica, senza perdere la leggerezza.


giovedì 5 novembre 2026

Un certo nome di luogo


LUCIANO ERBA

NOMI DI LUOGO

toi qui pâlis au nom de Vancouver

La cornacchia che attraversa il cielo
gli stecchi della pianta senza foglie
le tegole, l’autunno sopra il tetto
un certo nome di luogo e riappaiono
o non è forse il nome a riapparire
la voce che lo diceva
a farsi udire?

(da L’altra metà, San Marco dei Giustiniani, 2004)

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La poetica di Luciano Erba presenta spesso oggetti quotidiani e di atmosfere discrete, che creano la sobria e tipica oggettività della “Linea lombarda”, in una costante indagine sul meccanismo del ricordo. Un semplice nome geografico - nella epigrafe in francese “toi qui pâlis au nom de Vancouver”, tu che impallidisci al nome di Vancouver – spezza la monotonia del paesaggio autunnale, evocando il passato non solo sotto forma di immagine ma anche nella sua dimensione sonora.

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FOTOGRAFIA © MARCO OTTAVIANO/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Mi ridico per ritrovare la tua voce di allora / certi nomi di luoghi che pronunciavi / indicandoli al di qua della valle.
LUCIANO ERBA, Il male minore

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Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.


mercoledì 4 novembre 2026

Un angelo nero


EMILIO PRADOS

NUOVO AMORE

Questo corpo che Dio mi mette tra le braccia
per insegnarmi a camminare nell'oblio,
non so nemmeno di chi sia.

Incontrandolo,
un angelo nero, un'ombra gigantesca,
si è avvicinato ai miei occhi, ed è entrato in essi
silenziosamente e tenacemente come un fiume.

Ha distrutto tutto con la sua corrente.
Ha visitato i luoghi più nascosti e intimi,
li ha smossi; è stato sollevato,
violento, dolce, calpestato e spezzato,
in un altro mondo ai margini del mio bacio:
unico fiore ancora vivo nello spazio,
ha trasformato l'assenza in un fecondo ardore.
Poi nella mia carne ha aperto le sue ampie ali,
trafiggendomi con le sue piume sotto il petto ,
tutto tremore e presagio di altri dubbi…

Non so quale vita, così, possa accendere
l'ingresso di questo angelo per me.
Sono un tempio in rovina,
da quando è venuto da me:
una lanterna vuota;
come una porta chiusa verso l'eternità…

E cosa fossi non lo so: forse lo saprò,
quando questo corpo mi abbandonerà di nuovo
e rinascerò dalle mie labbra
staccate dal calore che le concepisce…

Ma oggi, finalmente, ho fermato il giorno,
ho frantumato il cuore del tempo,
anche se dentro di me come un pugnale
sento crescere l'angelo che mi tormenta.

(da Tierra nueva, n. 7-8, Gennaio-Aprile 1941)

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Emilio Prados, poeta spagnolo della Generazione del’27, presenta una profonda riflessione sull'irruzione di un nuovo amore e sul mistero del corpo e della passione: il suo arrivo destabilizza le identità e le certezze, con la sua forza travolgente scuote l'anima, distruggendo il passato per far posto all'intensità del presente.

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FOTOGRAFIA © DAVID GARCIA/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Essere la forma del mio pensiero di te, / in sua presenza; carne aperta di vento, / dimora d'amore nell'anima.
EMILIO PRADOS, Memoria dell’oblio

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Emilio Prados Such (Málaga, 4 marzo 1899 – Città del Messico, 24 aprile 1962), un poeta spagnolo appartenente alla Generazione del '27 La sua poesia mescola elementi d'avanguardia e surrealisti con le sue radici arabo-andaluse e la poetica purista e neopopolare dell'epoca. Passa dalla ricerca delle corrispondenze della natura con l'alterità dell'essere al senso di sradicamento e solitudine dell'esilio.


martedì 3 novembre 2026

Tutto ciò che è passato


NAPOLEON LAPATHIOTIS

RICORDI

Tutto ciò che è passato per sempre mi tiene prigioniero,
e più tu, Presente, cerchi di bandire il Passato,
più io vi ritorno e non riesco a smettere
di vivere nei ricordi...

È come se qualcosa mi stesse sempre davanti
e, nascondendo e cancellando completamente l'Adesso,
mi impedisse di gioire e persino di aspettarmi
presunti nuovi doni...

A ciò che desidera e a ciò che vive, la mia anima resta estranea
e tu, Voce della Vita, puoi scuoterla
appena e da lontano, come musica
che scaturisce dai ricordi...

La fontana della gioia, ormai morta, si è prosciugata,
e non cerca più miracoli né si aspetta doni,
e nulla può offrirle conforto,
se non tutto ciò che è stato finora...

(da Le poesie, 1939)

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Il tema centrale della poesia è il dominio assoluto del passato sul presente: il poeta greco Napoleon Lapathiotis si dichiara prigioniero dei suoi ricordi, incapace di trovare conforto o gioia nel presente e nel futuro. I versi risentono del tipico spirito del neoromanticismo e del neosimbolismo del periodo tra le due guerre: il senso di rassegnazione riflette lo stato d'animo del poeta sul finire degli Anni '30.

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FOTOGRAFIA © FEYZA DAŞTAN/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Giorno e notte a giocare con le parole, / come, tra loro, devi intrecciarle / e come, insieme, fondere certi suoni, / per racchiudere il Sogno in versi!
NAPOLEON LAPATHIOTIS, Le poesie

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Napoleon Lapathiotis (Atene, 31 ottobre 1888 – 7 gennaio 1944), poeta greco. Nelle sue prime poesie è influenzato dall'estetismo e dalla sensualità che prevalevano all'inizio del XX secolo; nelle opere successive approda a “toni disperati e malinconici, dove prevale il sentimento dell'ideale perduto e la nostalgia”.


lunedì 2 novembre 2026

Il più erudito degli avvocati


EDGAR LEE MASTERS

IL GIUDICE SOMERS

Come accade, ditemi,
che io, il più erudito degli avvocati,
che conoscevo Blackstone e Coke
quasi a memoria, che feci il più gran discorso
che il tribunale avesse mai udito, e scrissi
un esposto che meritò l'elogio del pretore Breese —
come accade, ditemi,
che io giaccio qui, dimenticato, ignoto,
mentre Chase Henry, l'ubriacone della città,
ha un cippo di marmo, sormontato da un'urna,
su cui la Natura in un capriccio d'ironia
ha seminato un cespo in fiore?

(da Antologia di Spoon River, 1915 – Traduzione di Fernanda Pivano)

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Una riflessione per il 2 novembre, il giorno in cui tradizionalmente si commemorano i defunti: Edgar Lee Masters nella sua Antologia di Spoon River ci presenta la figura del giudice Somers e il suo profondo senso di ironia e ingiustizia: era un uomo colto, il più erudito degli avvocati della città, profondo conoscitore delle basi del diritto britannico e americano; eppure, mentre la sua tomba giace oggi anonima e dimenticata, Chase Henry, l'ubriacone del villaggio,è stato onorato con un imponente blocco di marmo sormontato su cui la natura ha fatto persino fiorire una pianta.

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FOTOGRAFIA © PETER DYLLONG/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Credo che ci siano due modi diversi per guardare un cimitero: come un luogo di tristezza e come un giardino "des esprits", un posto pieno di fotografie, di fiori ma anche di epitaffi che parlano d'amore, di bellezza e di resurrezione. Il cimitero è un luogo di tristezza ma anche di struggente poesia.
VALÉRIE PERRIN, Libero, 25 novembre 2020

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Edgar Lee Masters (Garnett, Kansas, 23 agosto 1868 – Melrose Park, Pennsylvania, 5 marzo 1950), poeta, scrittore e avvocato statunitense, noto soprattutto come autore dell'Antologia di Spoon River, raccolta poetica di immaginarie epigrafi tombali del cimitero dell’altrettanto immaginaria città di Spoon River.