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martedì 25 agosto 2026

Una luce che canta


DYLAN THOMAS

NELLA MIA ARTE SCONTROSA O MESTIERE

Nella mia arte scontrosa o mestiere
Praticata nel silenzio notturno
Quando soltanto la luna infuria
E gli amanti giacciono nel letto
Con tutti i loro affanni tra le braccia,
Io mi affatico a una luce che canta
Non per pane o per ambizione
O per pavoneggiarmi e vender fascino
Sui palcoscenici d’avorio,
Ma per il comune salario
Del loro piú intimo cuore.

Non per il superbo che s’apparta
Dalla luna che infuria io scrivo
Su queste pagine di spuma
Né per i morti che torreggiano
Con i loro usignoli e i loro salmi,
Ma per gli amanti, per le loro braccia
Attorno alle angosce dei secoli,
Che non pagano lodi né salario
E non si curano del mio mestiere o arte.

(da Poesie, Einaudi, 2002 - Traduzione di Ariodante Marianni)

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Dylan Thomas analizza la fatica e la natura malinconica del processo creativo: non nasce da una gioia leggera o da un entusiasmo passeggero, ma rappresenta un impulso quasi mistico e talvolta frustrante, un flusso oscuro che costringe il poeta a lavorare in uno stato di isolamento forzato. Il poeta gallese dichiara apertamente di non cercare la fama, i soldi o il plauso del pubblico sui palchi importanti; rifiuta anche di scrivere per i superbi o per compiacere la memoria dei grandi poeti del passato. Il suo vero pubblico sono gli innamorati, che  stringono tra le braccia i dolori del mondo e l'unica ricompensa che il poeta desidera è toccare il loro cuore segreto.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il mio metodo dialettico, così come io lo intendo, è un costante ergersi e crollare delle immagini che si sprigionano dal germe centrale, che è esso stesso distruttivo e costruttivo allo stesso tempo… Dall’inevitabile conflitto delle immagini cerco di concludere quella pace momentanea che è la poesia.
DYLAN THOMAS, Ritratto del poeta attraverso le lettere

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Dylan Marlais Thomas (Swansea, 27 ottobre 1914 – New York, 9 novembre 1953), poeta gallese. Surrealismo, simbolismo, neoromanticismo, modernismo risultano variegati nel suo corpus poetico senza però risaltare in quel suo modo di scrivere oscuro in cui morte, natura e amore si mescolano in un gioco di analogie e associazioni talora labirintiche e apertamente visionarie.


lunedì 24 agosto 2026

Dormo il mio amore


GONZALO ROJAS

PARAFRASI

Dormo il mio amore – palissandro, dormo
la mia nuda esiliata, col cristallo
d’una tela sul corpo;
a una puledra
faraonico olezzo, la raffronto
per le gambe slanciate del suo volo,
simili a uccelli le caviglie, senza
altri duri fermagli che i diamanti
aria sublime, rapidi i due baci
degli zoccoli snelli;
a una puledra
faraonicamente profumata.

(da Oscuro, 1977 - Traduzione di Cristina Sparagana)

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Il poeta cileno Gonzalo Rojas esegue una raffinata e sensuale riscrittura in chiave moderna del biblico Cantico dei Cantici: "A cavalla tra i carri del Faraone ti ho paragonata, amica mia", fondendo l'eros sacro e corporeo con il tema della memoria e dell'esilio - dopo il colpo di stato di Pinochet del 1973 rimase lontano dal Cile per vent'anni, rifugiandosi in Germania, Venezuela, Spagna e Stati Uniti.

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FOTOGRAFIA © COTTONBRO STUDIO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Cosa si cerca, cosa si trova, / che cosa è questo: amore? La donna con la sua voragine, le sue rose, /  i suoi vulcani / o questo sole infiammato che è il mio sangue furioso / quando entro in lei fino alle ultime radici?
GONZALO ROJAS, Che si ama quando si ama?

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gonzalo_rojasGonzalo Rojas Pizarro (Lebu, 20 dicembre 1917 – Santiago del Cile, 25 aprile 2011), poeta cileno, fu professore universitario a Concepción, ottenendo anche diversi incarichi diplomatici. In seguito al golpe di Augusto Pinochet si rifugiò nella Germania Est e, più tardi, a Caracas, dove insegnò fino al rientro in patria, nel 1980.


domenica 23 agosto 2026

Questo nostro amore


WISŁAWA SZYMBORSKA

COME SARÀ?

Come sarà, buono o cattivo,
questo nostro amore?
Cosa ci prenderà e cosa ci darà?
Chi finirà per ferire?
Neppure lui ancora sa
che uccello lo porterà in volo.

Se una colomba,
oppure un corvo
farà cadere una piuma sulla soglia.
E quanto durerà? Una o due settimane?
Quante primavere, quanti inverni?
Chissà che invece non resti con noi
fino all’ultima notte e giorno?

Neppure lui ancora sa
che uccello lo porterà in volo.
Che ala ci farà ombra,
che artiglio segnerà il tempo,
neppure lui ancora sa,
ci vede,
ci sente,
è esitante.

(da Racconto antico, Adelphi, 2026 - Traduzione di Andrea Ceccherelli)

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Tra gli inediti di Wisława Szymborska, Premio Nobel 1996, c’è questa poesia, recentemente edita con altri scritti da Adelphi: la poetessa polacca riflette sull’inizio di una storia d’amore, si chiede come si svilupperà, se avrà un futuro. Ma dai prodromi naturalmente non si può indovinare.

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FOTOGRAFIA © MAVLUDA TASHBAEVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Chiedo scusa al vecchio amore se do la precedenza al nuovo.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


sabato 22 agosto 2026

Senza poterla raggiungere


NÂZIM HIKMET

LA TUA ANIMA È UN FIUME, MIO AMORE

La tua anima è un fiume, mio amore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana senza poterla raggiungere
senza raggiungere il sonno dei salici piangenti
la quiete dei larghi archi di ponte
dell’erbe acquatiche dell’anatre dalla testa verde
senza raggiungere la dolcezza triste delle superfici piane
senza raggiungere i campi di grano al chiaro di luna
scorre verso la piana
scorre in alto tra le montagne
tirandosi dietro le nubi che si fondono e si separano
portandosi di notte le grosse stelle
le stelle delle cime delle montagne
il sole azzurro delle nevi delle montagne
scorre schiumeggiando mescolando nel fondo
le pietre nere con quelle bianche
scorre coi suoi pesci che nuotano contro corrente
vigili nelle curve
s’inabissa e s’inalbera
pazza del proprio fragore
scorre in alto tra le montagne
tra le montagne verso la piana
verso la piana inseguendola
senza poterla raggiungere.

(da Poesie d'amore, Mondadori, 2006 -Traduzione di Joyce Lussu)

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Nâzım Hikmet paragona l'anima della donna amata a un fiume impetuoso e limpido che scorre esuberante tra le montagne verso la pianura, in costante movimento ma senza mai raggiungere la quiete, quella pianura serena: il poeta turco descrive così, con questa metafora, la natura profonda, inquieta e vitale del desiderio e la tensione irrequieta e perpetua del cuore umano.

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FOTOGRAFIA © OLEKSANDR LUTSENKO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Che tutti i beni terrestri / ti diano gioia / che l'ombra e il chiaro / ti diano gioia / ma che soprattutto l'uomo / ti dia gioia.
NÂZIM HIKMET, Poesie

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Nâzım Hikmet Ran (Salonicco, 15 gennaio 1902 – Mosca, 3 giugno 1963), poeta, drammaturgo e scrittore turco naturalizzato polacco. Definito "comunista romantico" o "rivoluzionario romantico, è considerato uno dei più importanti poeti turchi dell'epoca moderna. Considerato sovversivo dal regime, scontò 17 anni di carcere prima dell’esilio nei paesi dell’est europeo.


venerdì 21 agosto 2026

Una felicità meno falsa


CHARIS VLAVIANÒS

I TULIPANI DI SPINOZA

Per te

“Quando finalmente splenderà la luna
non avremo bisogno di altri paradisi,
di antiche melodie,
di arpe o appassionati strumenti a fiato.

Desideriamo una felicità meno falsa questa sera,
fiori rossi e gialli veri
che si possa
aspirarne il profumo,
anche quando vuole il buio.

Vieni. Lascia che le parole
si cullino indolenti
nel prato della fantasia,
che il tuo corpo nel mio
spiumi selvaggiamente a uno a uno
i petali di questa notte”.

(da Poesia, 208 - Settembre 2006 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Spinoza, noto per aver legato la sua filosofia alla natura, all'immanenza e alla ricerca di una gioia reale che liberi l'uomo dalle passioni tristi, ispira il desiderio d'amore del poeta greco Charis Vlavianòs: autentico, vissuto pienamente in contrapposizione a paradisi illusori o consolazioni astratte — come metafora di una felicità tangibile e terrena.

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FOTOGRAFIA © UGUR HAMZAYEV/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il momento in cui l'immaginazione, / libera dalla sensazione del bianco ardente, / verticalmente si leva nel cielo.
CHARIS VLAVIANÒS

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Charis Vlavianòs (Roma, 1957), poeta greco. Ha pubblicato dieci raccolte di poesie, l'ultima delle quali è Sonetti della disperazione. Ha pubblicato anche una raccolta di pensieri e aforismi sulla poesia e sulla poetica intitolata L'altro posto (1994) e un libro di saggi intitolato, La poesia conta?: Pensieri sull'inutilità di un'arte (2007), nonché un libro con haiku.


giovedì 20 agosto 2026

Alla vista del lago


RAINER MALKOWSKI

UNA GIORNATA PER IMPRESSIONISTI

Anche dopo tre settimane
nessuna traccia di noia
alla vista del lago.

L'acqua lambisce la riva
con appetito insaziabile.

Una giornata per impressionisti,
forse un po' ventosa.

Il vecchio sulla panchina
tiene stretta la pagina svolazzante del suo libro.

Non ha saltato nulla.
Ogni parola è quella cercata.

Una campana scandisce il mezzogiorno
con calma e risolutezza nell'azzurro.

(da Una giornata per impressionisti e altre poesie, 1994)

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L'Impressionismo è il movimento artistico che movimento artistico che coglie l'attimo della realtà con pennellate veloci e attenzione alla luce - basti pensare ai dipinti di Monet. Il poeta tedesco Rainer Malkowski, teorico della "percezione dell'evento" come ispirazione poetica non può che esserne ammirato: cattura l'atmosfera sulla riva di un lago, afferrandone la luce, il movimento e la transitorietà.

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CLAUDE MONET, "RIVE DELLA SENNA, VÉTHEUIL"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Le cose semplici possono essere leggere come piume – eppure hanno, quando riescono, il peso del mondo.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


mercoledì 19 agosto 2026

Centenario di Małgorzata Hillar


La poetica di Małgorzata  Hillar, poetessa polacca di cui ricorre oggi il centenario della nascita, si contraddistingue per la semplicità delle forme, l'intimità, la descrizione concreta delle sensazioni e una forte attenzione alle esperienze sensoriali. La sua è una poesia del quotidiano, lontana da orpelli barocchi e rime pretenziose: scritta con frasi brevi, un linguaggio colloquiale e una struttura trasparente, riesce a mettere in risalto la precisione emotiva: ogni parola è pesata per colpire direttamente il lettore, senza filtri intellettualistici.

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RICERCA

In una giornata pervasa
dall'odore del fieno,
cerco il sapore
delle tue labbra

Sfioro con le labbra
le foglie dei girasoli
e il muro freddo
color miele.

E quando arriva la notte
lo bevo da sola,
con le labbra appesantite dalla sete
come fragole mature.

(da La brocca d'argilla, 1957)

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TORCE ELETTRICHE

Pensavo che
le tue parole fossero
fatte di velluto e fuoco,

ma erano fatte
di carta colorata.

Pensavo che
i tuoi occhi
fossero fiamme,

ma erano solo
torce elettriche
che ti guidavano nella notte.

(da Una richiesta alla madre, 1959)

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Un'altra poesia di Małgorzata Hillar sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Dici che / le parole non possono esprimere nulla. //  Ti guardo / con tristezza. //  Conosco parole che dilatano le pupille come l'atropina, / e cambiano il colore del mondo.
MAŁGORZATA HILLAR. La brocca d'argilla

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Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente. La sua è poesia del quotidiano, che spicca per semplicità di forma e attenzione al sentimento.