domenica 21 gennaio 2018

Una maglia orrenda


ALMUDENA GUZMÁN

PROPRIO IL GIORNO

Proprio il giorno in cui ho gli occhiali e una maglia
orrenda
scopri la mia appartata esistenza.

Gli parlo con la sorpresa di sorprendermi nel toccare uno
scoiattolo.

E trattengo come posso questa valanga di baci per non
scagliarmi sulla sua nuca
mentre guarda, dando le spalle alla mia ombra crescente,
dei documenti in una cartella.


Le impressioni di una donna innamorata che non riesce a dichiararsi con un collega: una vicenda comune che diventa poesia nei versi di Almudena Guzmán, poetessa spagnola. Una cosa va comunque detta: noi maschietti abbiamo un cervello differente e molto spesso non facciamo caso a certi particolari che le donne considerano invece determinanti (e viceversa).

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office-at-night

EDWARD HOPPER, “UFFICIO DI SERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Velatamente, / facendo scorrere il chiavistello / è arrivata al mio appartamento /
una pantera diafana con la pelle di diamante / che mi morderà la nuca quando meno me lo aspetterò. / È il desiderio.

ALMUDENA GUZMÁN, Tu




Almudena Guzmán (Navacerrada, 1964) è una poetessa spagnola. Filologa, ha ottenuto un dottorato cin una tesi su Francisco de Quevedo. La sua poetica ha una tendenza neosurrealista venata da una sensualità sincera e naturale. Collabora con il quotidiano ABC.


sabato 20 gennaio 2018

Scontare l’attesa


MARÍA DO ROSARIO PEDREIRA

HO MESSO UN ABITO SCOLLATO

Ho messo un abito scollato e non so se ritorni,
ma le parole sono pronte sulle labbra come
segreti imperfetti o germogli di acqua custoditi per
l’estate. E, se di notte le ripeto in sordina, nel silenzio
della stanza, prima di addormentarmi, è come se all’improvviso
gli uccelli fossero già arrivati a sud e tu ritornassi
in cerca di questi antichi messaggi lavati dal tempo:

Andiamo a casa? Il sole dorme sui tetti la domenica
e c’è un intenso odore di lino sparso sui tetti.
Possiamo rivoltare i sogni al rovescio, dormire dentro il pomeriggio
e lasciare che il tempo si occupi dei gesti più piccoli.

Andiamo a casa. Ho lasciato un libro aperto a metà sul pavimento
della stanza, sono sole nella scatola le vecchie foto
del nonno, c’erano le tue mani strette con forza, quella
musica che eravamo soliti ascoltare d’inverno. E io voglio rivedere
le nuvole ritagliate nelle finestre rosse del crepuscolo;
e voglio andare di nuovo a casa. Come le altre volte.

E così mi preparo per il sonno, notte dopo notte, dipanando la lenta
matassa dei giorni per scontare l’attesa. E, quando la nidiata
allontanerà alla fine le ali della chiglia al suo primo volo,
di certo mi troverò ancora qui, ma potrò dire che, per lo
meno qualche volta, già inviai i messaggi, già dalla mia
bocca udii queste parole, che tu ritorni o non ritorni.

(da La casa e l’odore dei libri, Librati Edizioni, 2000 – Trad. Mirella Abriani)

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La poesia di Maria do Rosário Pedreira, poetessa portoghese, è stata definita “dell’abbandono” per questa assenza di fondo che è però anche una continua presenza in una perenne attesa, in un’atmosfera rarefatta che si affida al sogno e alla speranza: “Sono tanti gli anni / senza le tue braccia nelle maniche del mio vestito, / tanto sangue custodito nelle vene per una notte / così.”

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Austin

MICHAEL AUSTIN, “VESTITO ROSSO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Per quanto sprovvista di qualsiasi contenuto, l'attesa è un vuoto che ci riempie.
EMIL CIORAN




m-r-pedreiraMaria do Rosário Pedreira (Lisbona, 1959) è una scrittrice portoghese. Laureata in lingue e letterature moderne, responsabile editoriale del gruppo Leya, è autrice di una serie di avventure poliziesche per ragazzi e di un romanzo, ma è conosciuta soprattutto per la sua attività poetica.


venerdì 19 gennaio 2018

Quella che più sa


ELVIO ROMERO

L’OSPITE

Era entrata.

               Quella che più sa, quella che pose l’orecchio
e ascoltò attentamente la negazione, il patto,
il detto e il disdetto; quella che vide il cambio
di colore delle tue labbra, precipitarsi
l’imprevisto, il nostro alzarci, l’avventura
e l’alba, il bacio,
l’allegria.

               La notte era entrata.

               Quella che più sa.

(da Un lampo ferito, 1967)

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La notte come una donnetta curiosa e affamata di gossip, che spia nell’ombra e ascolta di soppiatto: è lei la testimone degli sviluppi di una storia d’amore, dei suoi discorsi, delle cose dette e taciute, dei baci, della passione, in questi versi del poeta paraguaiano Elvio Romero.

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Mooney

CHRISTOPHER B. MOONEY, “COCCOLE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Poiché il mio cuore non riposa la notte, / oggi mi sono messo ad accendere il vecchio fuoco.

ELVIO ROMERO, Il vecchio fuoco




RomeroElvio Romero (Yegros, 1° dicembre 1926 - Buenos Aires, 19 maggio 2004), poeta paraguaiano. Militante comunista, lasciò il Paraguay durante la Guerra civile del 1947 per non farvi più ritorno, sognando comunque la “nostra terra profonda”. Fu esule in Argentina, Francia, Cuba, Italia e in vari paesi del Sudamerica. La sua poetica ha come temi l’esilio, l’abbandono e l’amore.


giovedì 18 gennaio 2018

E non potere amarci


MARÍA ROSAL

BRINDISI

Brutta bestia l’amore
Mariano Roldán

Poniamo per esempio
che oggi è giovedì.
Che un sole di piombo
cade dietro i vetri
e ricordo
la tua mano in un giorno di pioggia.
Diciamo che sono sola
e ti desidero.
Che non trovo lo scenario
per abbinare la tua immagine
con il mio respiro.
Beviamo e brindiamo
per la triste ironia
di essere vivi
e non potere amarci.

(da Sibilla, 1993)

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Una storia comune quella della poetessa spagnola María Rosal: un amore che non si può esprimere perché impossibilitato dalla distanza, dall’assenza: “Il mio amore non ha volto. / Ha soltanto parole luminose. / Il mio amore è puntuale / e ogni notte / raccolgo nella mia posta elettronica / il suo messaggio cifrato”.  Ma giunge l’ironia a stemperare la tristezza, a sciogliere quel grigiore ben rappresentato dal sole di piombo.

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Braithwaite

DIPINTO DI MARK BRATHWAITE

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LA FRASE DEL GIORNO
È nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama.
FËDOR DOSTOEVSKIJ




maria_rosalMaría Rosal (Fernán-Núñez, 1961), poetessa spagnola. Filologa e insegnante di lingua e letteratura, appartiene alla nuova generazione della poesia iberica i cui rappresentanti gestiscono con uguale facilità i temi della vita quotidiana e dell'amore o della poesia erotica. Ha pubblicato anche racconti e saggi sull'insegnamento delle lingue.


mercoledì 17 gennaio 2018

Otto ore al giorno


MICHAEL O’LOUGHLIN

UN POETA LETTONE SCRIVE UN’ODE AL CAPITALISMO

Era davvero molto bello per Pablo Neruda,
Majakovskij e quei compagni
scrivere le Odi al Lavoro: avevano
operai siderurgici stakanovisti,
conducenti di rossi trattori che spezzavano il suolo vergine.
Ma io? Come posso elogiare
l’operatore di call center,
il barista dell’hotel di lusso,
l’agente immobiliare che affitta camere agli slovacchi?

Siedo qui otto ore al giorno con la divisa blu
al registratore di cassa del Tesco
cercando di trovare un nome
per quello che faccio davvero.
I miei colleghi si chiamano Mariska o Mujumaad
non so dove vivono
non so cosa mangiano.

La sola cosa che so è che siamo sacerdoti dell’infima casta
nella chiesa più grande che la storia abbia mai visto.
La gente viene fino all’altare,
posiamo le mani sui frutti della terra
e li restituiamo benedetti, santificati, pagati
alle persone che li hanno creati.

No, non voglio scrivere un’ode alla gente come me.
Comunque, c’è una festa in un appartamento a Baggot Street
e il ragazzo brasiliano ha un po’ di roba davvero buona.

(da Poesie 1980-2015, 2017)

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Non c’è naturalmente nessun poeta lettone: Mikelis Norgelis, il presunto autore di questa e di altre sette poesie è lo scrittore irlandese Michael O’Loughlin, che ha inventato questo personaggio immaginario per osservare con uno sguardo esterno la situazione sociale del suo paese. Con questo escamotage, può raccontare l’Irlanda dal basso, dalla categoria più umile, quella dei cassieri lettoni, dei lavapiatti polacchi, dei camerieri cinesi: “È strano pensare che tutti noi / - i polacchi, i cinesi e io – / eravamo una volta bambini con camicie bianche immacolate / con fazzoletti rossi intorno al collo / e cantavamo canzoni di Speranza e Progresso / senza sapere che eravamo la Bestia / che qui hanno temuto così tanto / che abbiamo quasi bloccato la luce. // Ma la Bestia è morta e /   siamo strisciati come vermi / dalla sua pelle fredda”.

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Tesco

FOTOGRAFIA © IRISH TIMES

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LA FRASE DEL GIORNO
Percependo che i frammenti sono la nostra unica totalità / Intaglio con cura i loro bordi frantumati.
MICHAEL O’LOUGHLIN




O'LoughlinMichael O’Loughlin (Dublino, 1958), poeta irlandese, ha vissuto a lungo a Barcellona e Amsterdam prima di ritornare in patria nel 2002. Traduttore dall’olandese, si è dedicato anche alla sceneggiatura e alla narrativa, con “The Inside Story”, opera del 1989.


martedì 16 gennaio 2018

Un soffio di polline


TED KOOSER

UN BARLUME DI ETERNO

Proprio adesso,
un passero si è posato
sul ramo di un pino
proprio fuori
dalla finestra della mia camera da letto
e un soffio
di polline giallo
è volato via.

(da Piaceri e ombre, 2004)

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Intravedere l’eterno – in fondo è quello che fa la poesia: gettare uno sguardo in tralice verso il mistero per carpirne anche solo il più minuscolo segreto. Quello che suggerisce al poeta statunitense Ted Kooser lo sbuffo giallo di polline sfuggito da una pigna e divenuto d’oro nella luce quando un passero si è posato improvvisamente su un ramo.

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Polline

FOTOGRAFIA © PALEOFOUNDATION

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LA FRASE DEL GIORNO
L'eternità è un concetto simile all'attimo, non si coglie, non si misura e l'amore se ne serve nel periodo in cui dimentica il tempo; può essere un secondo, come può essere per un giorno, come per più anni, poi l'eternità dilegua.
ANTONIO BELTRAMELLI, I tre tempi




Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939) è un poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il MIdwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


lunedì 15 gennaio 2018

Fuoco d’artificio


CHRISTOPH WILHELM AIGNER

ASTRONOMIA PER DUE

Sotto la piccola città
serpeggia nella nebbia
Il cielo un
fuoco d’artificio raggelato
Venere era
esplosa in Scorpione
Sullo sfondo
il fruscio del nostro sangue

(da AA.VV., Nuove poesie d’amore, Crocetti - Traduzione di Riccarda Novello)

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Una scena da Capodanno, di quelle che abbiamo vissuto recentemente, questa proposta dal poeta austriaco Christoph Wilhelm Aigner: nel freddo cielo si accende un fuoco d’artificio ed è interpretato come un segno d’amore – quasi astrologico: Venere in Scorpione è simbolo di passione e sessualità – un messaggio per i due innamorati.

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Fuochi

FOTOGRAFIA © MIRROR

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LA FRASE DEL GIORNO
Le nostre fantasie di solito sono più forti della nostra ragione, per cui non è chiaro di quale percentuale di immaginazione si componga la ragione.
CHRISTOPH WILHELM AIGNER, Anti-Amor




Christoph Wilhelm Aigner (Wels, 18 novembre 1954), poeta austriaco scoperto da Erich Fried, è traduttore dall’italiano e dal medio-alto tedesco. Oltre alle raccolte poetiche, ha scritto il racconto “Anti-Amor”.


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