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domenica 17 maggio 2026

Dolce è l’ora


JUAN MANUEL INCHAUSPE

È DOLCE ABBANDONARSI ALLA STANZA

È dolce abbandonarsi alla stanza
quando ci siamo lasciati alle spalle
quell'accumulo croccante di ore
bruciate per vivere.

Dolce è la presenza dei mobili,
la linea del tuo collo che accompagna
l'inclinazione della testa sul libro.
Dolce è il fondale marino dei tuoi occhi.

E ancora più dolce è l'ora – quando, già stanco
ma terribilmente libero – accendo
la lampada che spegnerò molto tardi.

Maggio 1966

(da Poesie 1964-1975, 1977)

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Un momento di profonda pace interiore quello fotografato dal poeta argentino Juan Manuel Inchauspe, l'ora serale del ritorno a casa: la dolcezza, la libertà ritrovata, trasformano l'intimità domestica in un rifugio prezioso. L'attenzione si posa sulla quiete degli oggetti e sulla presenza dell'amata.

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DAVID HOCKNEY, "IL SIGNORE E LA SIGNORA CLARK E PERCY"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è un momento /  sospeso  / dalla luce. / È al crepuscolo / quando il chiarore / vacilla / di fronte alla paziente penombra del cielo /  e le membrane dell'ombra / si estendono come piante trasparenti e notturne.
JUAN MANUEL INCHAUSPE, Lavoro notturno

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Juan Manuel Inchauspe (Santa Fé, 13 settembre 1940 - 7 giugno 1991),  poeta argentino.  A Rosario collaborò con la rivista Alto aire, dove pubblicò le sue prime poesie nel 1965. La sua opera poetica, breve ma intensa, è  caratterizzata da un tono intimo e riflessivo, che esplora temi come la solitudine, la morte, l’amore e la scrittura.


sabato 16 maggio 2026

Una lunga criniera verde


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

TI SEI DISSOLTA NELLA DOLCEZZA

Ti sei dissolta nella dolcezza
dei succhi segreti del tuo corpo
e l'acqua ti ha trasportata
come una lunga criniera verde
nata nel limo
ostinato del fondo.

Quello srotolamento era la tua forma.
Germogliare.
Fluire.
Arrendersi.
L'aria è scesa fino ai limiti
perfetti della tua pelle.
Bianchezza.
E già obliquo, il tramonto la accendeva
per nascere da te quella sera
di quale luogo, quale tempo, quale ricordo.

(A titolo di speranza, 1955)

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José Ángel Valente, poeta spagnolo, evoca un'immagine femminile che si fonde con la natura, perdendo i suoi contorni fisici per diventare puro flusso, acqua e luce mentre il tramonto invade la scena e sembra nascere esso stesso dal corpo della donna.

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FOTOGRAFIA © İBRAHIM CAN DAYIOĞLU/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Parlavi dall'interno dell'amore, / armata della sua luce. Mai ho respirato / parole d'amore più pure.
JOSÉ ÁNGEL VALENTE. A titolo di speranza

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ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000) fu un poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


venerdì 15 maggio 2026

I baci voleranno


HALINA POŚWIATOWSKA

HO ASPETTATO A LUNGO

Ho aspettato a lungo
Mi sono sostenuta i capelli con la mano
Ho fatto un cavalletto ai capelli
con le mie mani e dita solitarie

Ho ingannato le mie labbra con la carezza
di un rossetto colorato
Aspettate - ho detto alle mie labbra -
i baci voleranno
cadranno
come sciami d'api nel vostro interno rosa

e mi sono toccata il seno con la mano
Ho sussurrato alle punte sollevate
Aspettate - verrà colui
nelle cui mani vuote
troverete un rifugio di pace

e le gambe delle torri svettanti
si sono abbassate
Ho mentito – lui verrà
e hanno tremato - credendo

adesso - getto tutto
nella fredda superficie dello specchio
come in uno stagno profondo
e volto il viso e rido

(da Ode alle mani, 1966)

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Halina Poświatowska, poetessa polacca, con questa donna davanti allo specchio, tratta il desiderio amoroso e il definitivo rifiuto della falsa speranza in favore dell’autenticità di un sentimento. L’intima attesa si conclude con la presa di coscienza della realtà, con un gesto simbolico di rifiuto dell'illusione.

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GUY ROSE, "LO SPECCHIO VERDE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Voglio / mescolare il tuo nome con le stelle / con il sangue / essere dentro di te / non essere con te.
HALINA POŚWIATOWSKA, Inno pagano

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Halina Poświatowska nata Halina Myga (Częstochowa, 9 maggio 1935 - Varsavia, 11 ottobre 1967), poetessa e scrittrice polacca. La sua poesia è appassionata ma non sentimentale e tratta i temi dell'amore e della morte e dell'ineluttabilità del suo destino - aveva un difetto cardiaco allora incurabile.


giovedì 14 maggio 2026

Un bosco che soffre


JUAN EDUARDO CIRLOT

A GAUDÍ

Fulmine di carne fatta di roccia,
gesto di invocazione incarnata;
vecchio di cristallo la cui occhiata
è un girasole dalla bocca doppia.

Nella tua preghiera, folle è la luce
colma di gentilezza esasperata;
una tempesta blu, paralizzata,
si prostra davanti al grido che la induce.

La tua architettura è un bosco che soffre
crocifisso in furia che non si estingue
sotto le distruzioni zenitali.

Io chiedo a quella vite che mi avvolga
con braci e zaffiri, questa lingua
di peccati e di canti capitali.

(da 44 sonetti d’amore, 1971)

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Il poeta spagnolo Juan Eduardo Cirlot, fu uno dei primi a riscoprire e nobilitare l'opera di Antoni Gaudí, cui dedicò anche un saggio, L’arte di Gaudí. Questo sonetto è un omaggio poetico all’architetto catalano e al suo genio che lo portò a edificare la Sagrada Familia di Barcellona. Cirlot interpreta il sapiente uso di forme organiche - iperboloidi ed elicoidi - come una ricerca del sacro attraverso la geometria naturale.

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FOTOGRAFIA © ERIK SCHEREDER/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La curva chiusa dà il senso del limite, così come la retta è espressione dell'infinito..
ANTONI GAUDÍ, Idee per un’architettura

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Juan Eduardo Cirlot Laporta (Barcellona, 9 aprile 1916 – 11 maggio 1973), poeta e scrittore spagnolo. Surrealista e dadaista, assunse una vasta tradizione spiritualista con l'interesse per la simbologia che permeò tutta la sua attività letteraria. La sua scrittura riversa atti di giocoleria lessicale all'interno di un generale tono elegiaco.


mercoledì 13 maggio 2026

La pioggia scrive il tuo nome


JORGE TEILLIER

UN VALZER PER MATILDE

La pioggia scrive il tuo nome con lettere irregolari
sulla strada dove mi trovo
un venerdì
alla fine di un mondo

Le cose hanno l’aria sorpresa di chi è sopravvissuto
dopo che l'incendio è stato spento
ecco il terribile rumore del mattino
di chi dorme confidando di svegliarsi libero
condannato al viaggio senza fine
di chi non osa davvero guardarsi nel pozzo

Mi siederei e scriverei un valzer per te
con le foglie dei pioppi
i dischi sdolcinati suonati in tuo onore su un Wurlitzer
ma c'è il rumore delle ore, come quello degli aspirapolvere
non sono più in grado di comporre musica significativa
arrivederci, ti dico,
arrivederci
mentre la pioggia lava via tutti i nomi che ricordo.

(da Poesie inedite di Jorge Teillier, 2001)

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Il poeta cileno Jorge Teillier crea ancora una volta una delle sue atmosfere sospese e nostalgiche: nel 1965 a casa di Neruda conobbe una ballerina classica, Matilde Romo, di cui si innamorò di un amore sbilanciato e impossibile: ”Devo inventare il tuo corpo e le tue parole; / invano chiamo il silenzio dei tuoi occhi: / le isole dove dimorano i gabbiani dei sogni. / Ancora una volta sono l'orfano di ponti infiniti,/ in attesa dell'elemosina di un giorno del tuo sole, / circondato dalla pioggia e dalle rotaie dell'assenza”. Rimane una fitta corrispondenza in cui il poeta invia lettere-poesie a Matilde, arrivando infine a confessarle: “Sento talvolta che io stesso ho chiuso la porta che mi aprivi”. Una curiosità: questa poesia fu scritta nella casa di Matilde, al numero 2031 di Calle Anibal Pinto a Valdivia con la sua macchina da scrivere.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ogni donna amata ha tre nomi: / il primo / quello con cui tutti la chiamano / il secondo / il nome che qualcuno le ha dato, e che qualcuno conosce / E il terzo / il suo vero nome / quello con cui sogna davanti al fuoco / e che conosce / solo chi la ama.
JORGE TEILLIER, Poesie inedite di Jorge Teillier

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Jorge Teillier Sandoval (Lautaro, 24 giugno 1935 - Viña del Mar, 22 aprile 1996), poeta cileno della “Generazione letteraria dei ‘50”, creatore della “poesia larica”. Per lui l’importante in poesia non è l’estetica, ma la creazione del mito e di uno spazio di tempo che trascende il quotidiano.


martedì 12 maggio 2026

Dal tramonto invulnerabile


ISABEL FRAIRE

DAL TRAMONTO INVULNERABILE

(dopo aver visto Jules e Jim)

Dal tramonto invulnerabile
il tuo sguardo mi fissa, imprigionato dalla memoria

immobile come il tempo
che si dice sia trascorso
come le stagioni
inesorabilmente successive
e identiche

fermi nella memoria, i tuoi due occhi
come la luna sospesa in alto
mi contemplano

e io cambio
vedo e non vedo volti e momenti
che restano immobili
fermi nell'invulnerabile tramonto

(da Solo questa luce, 1969)

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Chiaramente la traccia da seguire per interpretare questi versi della poetessa messicana Isabel Fraire è il film del 1962  di François Truffaut Jules et Jim, tragico triangolo amoroso con Catherine che prima sposa Jules e poi, dopo il passaggio della Prima guerra mondiale, si mette con Jim. L'autrice, sulla falsariga del film, esplora la memoria, il tempo sospeso e la persistenza dell'immagine della persona amata - o del suo ricordo - nonostante il trascorrere del tempo.

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FOTOGRAMMA DA "JULES ET JIM"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità si racconta male perché non ha parole, ma si consuma e nessuno se ne accorge.
FRANÇOIS TRUFFAUT, Jules e Jim

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Isabel Fraire (Monterrey, 8 dicembre 1934 – Città del Messico, 5 aprile 2015), poetessa, traduttrice e critica letteraria messicana. Laureatasi alla Facoltà di Filosofia e Lettere dell’UNAM, vi insegnò in seguito Letteratura. Le sue opere indagano con tono angosciante e lacerato la condizione femminile.


lunedì 11 maggio 2026

L’erba di primavera


ANONIMO GIAPPONESE

COME L’ERBA DI PRIMAVERA

Come l’erba di primavera
rigoglioso il mio amore
s’accumula a mille strati 
come l’onde che vanno 
verso l’alto mare.

(da Man’yōshū, VIII secolo)


La sensibilità del tanka giapponese, qui in un autore anonimo dell’VIII secolo,  descrive un amore intenso e vitale servendosi di ben due analogie, paragonandone la crescita alla freschezza dell'erba primaverile e la grandezza al moto infinito delle onde, suggerendo l’immagine di un sentimento profondo, in continua evoluzione e senza limiti.

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IMMAGINE © WALLPAPER CAVE.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Come acque che si infrangono / alte contro le rocce / nel fiume Yoshino, / rapida irruppe in me / la passione d’amore.
KI NO TSURAYUKI, Kokin Wakashū

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Man'yōshū  (Raccolta di diecimila foglie) è la più antica collezione di poesie di waka in giapponese giunta fino a noi. Fu compilata molto probabilmente intorno alla seconda metà dell'VIII secolo,ed è formata da 4496 componimenti (4172 tanka, 262 chōka e 62 sedōka) scritti tra la seconda metà del V e la metà dell'VIII secolo.