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lunedì 27 aprile 2026

La mia speranza


ARSHI PIPA

LA LAMPADA

Ti supplico, non chiudere la finestra,
oh, donna sconosciuta,
sogno i tuoi movimenti,
la tua voce che evoca la primavera!

Ti prego, non spegnere la lampada,
la desidero ardentemente stanotte,
la mia speranza nell'oscurità,
come una vela non sfiorata dal vento.

(da Il libro della prigione, 1959)

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Una poesia che ricorda una canzone di Lucio Dalla, La casa in riva al mare: un carcerato si innamora della donna che vede ogni giorno dalla finestra della sua cella. Arshi Pipa, poeta albanese imprigionato dal 1946 al 1956 perché oppositore del regime comunista di Enver Hoxha, vede in quella lampada scorta dalla prigione - in realtà un durissimo campo di lavori forzati -  un segno di speranza, quella speranza che colse fuggendo dopo il rilascio prima a Sarajevo e poi negli Stati Uniti.

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FOTOGRAFIA © PETER GRIFFIN/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Albe che non si possono vedere / devono essere evocate dai sensi.
ARSHI PIPA, Poesie

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Arshi Pipa (Scutari 28 luglio 1920 – Washington,D.C, 20 luglio 1997), filosofo, scrittore, poeta e critico letterario albanese. Incarcerato perché oppositore del regime comunista, passò dieci anni in prigione. Riteneva una "mostruosità" l'unificazione della lingua albanese voluta dal governo sopprimendo il ghego a favore del tosco.


domenica 26 aprile 2026

Angelo caduto


THÉOPILE GAUTIER

ADDIO ALLA POESIA

Vieni, angelo caduto, chiudi le tue ali rosa;
togliti la veste bianca, i raggi che indorano i cieli;
devi, dal cielo, dove una volta eri solito salire,
volgerti, come una stella cadente, cadere nella prosa.
 
Ora i tuoi piedi d'uccello si posino sulla terra;
Non è il momento di volare: cammina!;
Chiudi in cuore il tuo tesoro di musiche;
lascia che la tua arpa si riposi.
 
Povero figlio del cielo, canteresti invano;
non capirebbero il tuo linguaggio divino;
Il loro orecchio è chiuso ai tuoi dolci suoni!
 
Ti prego: o angelo dagli occhi azzurri, prima,
di partire, trova il mio pallido amore, che adoro,
e dalle sulla fronte un lungo bacio d'addio.

(da España, 1845)

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Nel 1845 lo scrittore francese Théophile Gautier va incontro a una crisi di ispirazione poetica che lo attanaglierà per una decina d'anni. Ne è malinconica testimonianza questo sonetto. Ne emergerà con un linguaggio diverso, cristallino, in grado di liberare le emozioni esistenziali ed estetiche.

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ABBOTT THAYER, "FIGURA ALATA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il critico che non ha prodotto nulla è un vile; è come un abate che corteggia la moglie di un laico: questi non può rendergli la pariglia, né battersi con lui.
THÉOPHILE GAUTIER, Madamigella di Maupin

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Pierre Jules Théophile Gautier (Tarbes, 30 agosto 1811 – Neuilly, 23 ottobre 1872), scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese. Attratto dalla letteratura romantica, con la raccolta di poesie Smalti e cammei (1852), liriche di forma impeccabilmente cesellata, schiuse la via alla scuola parnassiana.


sabato 25 aprile 2026

David Malouf


«Siamo profondamente rattristati nell'annunciare la scomparsa dello scrittore e poeta David Malouf» ha comunicato la casa editrice Penguin Random House Australia. «David Malouf ha scritto opere di narrativa, saggistica, poesia, libretti e opere teatrali, lasciando un'impronta significativa e duratura sulla letteratura australiana». Nato nel 1934 da padre di origini libanesi cristiane e da madre inglese ebraica, visse in Europa dal 1959 al 1968 per poi tornare in patria e dividersi tra Australia e Toscana dal 1978. Come poeta, evoca un rapporto metamorfico tra uomo e natura, nel tentativo di riconquistare il primordiale stato edenico.

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FOTOGRAFIA © SAMUEL WIKI

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LA FESTA DEI GRANCHI

Impossibile più vicino
di così. La lingua s’infila
nel più intimo, nel più soave
dei tuoi angolini. So tutto,

ora so tutto dei tuoi segreti.
Spaccato il guscio
più niente tra di noi.

Assaporo il chiaro di luna

Fattosi carne
e le bolle che salgono su
dalle acque di scolo. M’immergo
tra radici e bacche di mangrovie

sotto cenere di luna, al freddo.
Sapevo che la baia
era più d’un semplice scintillio,

sapevo che se esistevi
potevo penetrare
nella tua vita e giù in fondo
afferrare le tue abitudini e conoscendo
le nostre differenze giungere a pensare che siamo
una cosa sola.

(da Poesia, n. 12 – Dicembre 1989 - Traduzione di Graziella Englaro)

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CHINARSI PER BERE

Inalare il dolce profumo dell'erba
di colline lontane, troppo ripide
da scalare, troppo lontane da vedere
in questa manciata d'acqua
raccolta dalla diga del fiume.

Toccare il cielo dove, come
un'unica ala, la mia mano
si immerge tra le nuvole. Assaporare
l'ombra dei salici da cesto,
il colore delle felci.

Un trespolo, color cucchiaio, si arrampica
dove la luna è tramontata, lasciando
bolle bianche,
e scolari in picnic
dondolano appesi a una corda - a testa

in giù i talloni illuminati dai raggi, come angeli
si tuffano nel sole
a mezzogiorno, nel silenzio
della pineta che sovrasta
una fattoria incassata nella collina.

Sorbire tutto questo
con le labbra, trattenerlo
nel palmo della mano.
E più in basso il sibilo
dei vulcani, la caduta di massi

e i metalli incandescenti che si raffreddano
in profondità blu-nere centinaia
di secoli fa.
Cogliere tutto questo
come lo coglie l'acqua:

la luce, il dolce sapore dell'erba
e il respiro lungo
dei bambini: un paesaggio
riflesso, trattenuto per un istante
e poi lasciato andare di nuovo.

(da Poesie 1959-1989)



  LA FRASE DEL GIORNO  

Solo ciò che è misteriosamente nascosto in noi, che si cela a noi, mi interessa davvero. La maggior parte dei miei scritti, sia in poesia che in prosa, riguarda il capire perché l'interesse, la perplessità, l'incapacità di lasciar semplicemente passare qualcosa.
DAVID MALOUF, Poetry International, 14 giugno 2011

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David George Joseph Malouf (Brisbane, 20 marzo 1934 – 22 aprile 2026), poeta e scrittore australiano.Sia nelle liriche che nei romanzi ricorrono alcuni temi tipici della sua produzione: la fanciullezza in Australia, la peculiarità del Paese, l'attrazione per l'Europa, l'identità, spesso modulati in un continuo gioco di opposti.


venerdì 24 aprile 2026

Esprimere il vento


GABRIEL FERRATER

ATTRAVERSO I TEMPERAMENTI

Alcuni pini, troppo sensibili, si contorcono,
rivelando la loro patetica consapevolezza
mentre adempiono a questo compito lirico
di esprimere il vento, che arriva puro.
Le radici scricchiolano sorde e i rami
esultano nel dolore, proclamando
la gravità del soffio dello spirito. Il vento,
quando lascia la foresta, è corrotto dai lamenti.

(da Le donne e i giorni, 1968)

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Gabriel Ferrater, poeta catalano disilluso e realista, si allontana da una visione romantica o meramente estetica della natura per presentare una visione esistenziale quasi grottesca: i pini sono strumenti, ma il loro dovere lirico è quello di filtrare la poesia del vento. Il contatto con la realtà corrompe la purezza originaria dell'elemento poetico.

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FOTOGRAFIA © DIANA DINAEVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo / flusso insistente, sempre crescente di parole erode / i margini della vita che credevo reale.
GABRIEL FERRATER, Diario de poesía, n. 61, Settembre 2002




Gabriel Ferrater i Soler (Reus, 20 maggio 1922 – Sant Cugat del Vallès, 27 aprile 1972), poeta spagnolo di lingua catalana. La sua poesia, caratterizzata dal realismo e dall’uso di temi quotidiani e colloquialismi, tratta di amore, di erotismo e della nostalgia per il passato.


giovedì 23 aprile 2026

Sabbia rossa del Sahara


ALBERICO SALA

LA SABBIA ROSSA

L'Africa che inseguivi con le rondini,
la freccia madida nel bungalow (primizie
sono rimaste nel ventre dell'isolotto),
è arrivata con la pioggia sul terrazzo.
Sabbia rossa del Sahara, petrolio e sangue.
Ha volato sette giorni. Ora, blocca le uscite,
minaccia la moquette, da asciugare con il fon.
Nella notte ambrosiana, presso la luna,
bruciano i fari della torre di guardia.

Maggio 1973

(da Chi va col lupo, Rusconi, 1975)

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Nei mesi primaverili non è raro che giunga con la pioggia la sabbia del Sahara, in Lombardia è capitato pochi giorni fa con un acquazzone di aprile: è un  fenomeno per cui la pioggia, a causa della presenza di finissime particelle di sabbia del Sahara portata dal vento per lunghe distanze, assume una colorazione rossa e, una volta asciugata, lascia un sottile strato polveroso sulle superfici. A uno di questi eventi si riferisce il poeta Alberico Sala: è l'Africa sognata e ricordata da un viaggio a giungere nella casa milanese con quella sabbia rossa.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La sabbia è un po' come la bellezza: la riconosciamo quando la vediamo o la tocchiamo, ma sembra difficile da descrivere.
MICHAEL WELLAND, Sabbia: la storia infinita

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Alberico Sala (Vailate, 11 marzo 1923 - 25 novembre 1991), scrittore, poeta e critico d'arte italiano. Fu giornalista e critico cinematografico all’Eco di Bergamo, Corriere d’informazione, al Corriere della sera e al Giorno. Tra i suoi temi la vita familiare, la pianura bergamasca e la condizione del vivere moderno.


mercoledì 22 aprile 2026

Siamo stati tutti fratelli


LENORE KANDEL

POESIA DELL'ILLUMINAZIONE

Siamo stati tutti fratelli, ermafroditi come ostriche
accordando sconsideratamente le nostre perle
nessuno aveva inventato ancora la proprietà
né la colpa o il tempo
guardavamo le stagioni passare, eravamo cristallini come neve
e ci fondevamo dolcemente in sempre nuove forme
mentre le stelle roteavano attorno a noi
non conoscevamo il tradimento
noi stessi eravamo perle
irritanti trasmutati in splendore
e offerti sconsideratamente
le nostre perle divennero più preziose e i nostri sessi stabili
la mutabilità accrebbe un guscio, concepimmo lingue diverse
nuove parole per nuovi concetti, inventammo le sveglie
le recinzioni la lealtà
eppure… anche ora… simulando una comunione
infinite percezioni
mi ricordo
siamo stati tutti fratelli
e offriamo sconsideratamente

 
(da Word Alchemy, 1967)

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La poetessa statunitense Lenore Kandel evoca il tempo dell'innocenza della razza umana, quello dell'uguaglianza narrato dal mito del Simposio di Platone: "La forma di ciascun uomo era rotonda: aveva la schiena e i fianchi di aspetto circolare, aveva pure quattro mani, quattro gambe e due volti su un collo rotondo, del tutto uguali. Sui due volti, che poggiavano su una testa sola dai lati opposti, vi erano quattro orecchie, due organi genitali e tutto il resto come può immaginarsi da tutto questo".  Zeus li divise a metà, per indebolirli, facendo perdere a uomini e donne quell'unità che era la loro forza.

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ADRY DEL ROCIO, "CATTURANDO IL SUONO DELL'ANIMA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Accetta l'essere che sei e illuminati / con la tua stessa chiara luce.
LENORE KANDEL, Il libro dell'amore

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Lenore Kandel (New York, 14 gennaio 1932 – San Francisco, California, 18 ottobre 2009), poetessa statunitense. Associata alla Beat Generation e alla controcultura hippie. La sua poesia, essenzialmente The Love Book (1966) e Word Alchemy (1967) tratta amore e sensualità, e incorse per i testi espliciti nella censura del tempo.


martedì 21 aprile 2026

Solo fiori


KO UN

COME POSSONO ESISTERE SOLO FIORI?

Come possono esistere solo fiori?
da quella parte
osserva anche l’arido letto del fiume
niente degno di essere visto
quello potrebbe essere il tuo amore.

(da Fiori di un istante, 2001)

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C'è molto dell'esperienza buddhista del poeta sudcoreano Ko Un, che fu monaco per un periodo della sua vita: la realtà va accettata nella sua interezza, unendo il bello e il brutto. L'amore non è solo nella perfezione, ma anche nella desolazione e nell'imperfezione.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo mondo… / qui una farfalla che svolazza / lì la dimora di un ragno.
KO UN, Fiori di un istante

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Ko UnKo Un (Kunsan, 1° agosto 1933), è il massimo poeta sudcoreano del XX secolo. Monaco buddista, tornò allo stato laicale disgustato dalla corruzione del clero. Prese parte alla lotta per i diritti umani nel suo paese negli anni del regime militare, finendo anche in carcere. Sposatosi nel 1983, la sua vita si fece più tranquilla. È stato più volte candidato al Premio Nobel.