giovedì 25 febbraio 2021

Le grandi balene


HOMERO ARIDJIS

L’OCCHIO DELLA BALENA

(Genesi, 1:21)

a Betty

E Dio creò le grandi balene
lì nella laguna di San Ignacio,
e ogni creatura che si muove
nelle cosce ombrose dell'acqua.

E creò il delfino e il leone marino,
l'airone azzurro e la tartaruga verde,
il pellicano bianco, l'aquila reale
e il cormorano dalla doppia cresta.

E Dio disse alle balene:
"Crescete e moltiplicatevi
in atti d'amore che siano
visibile dalla superficie

soltanto per una bolla,
per una pinna inclinata,
afferra la femmina sott’acqua
con il lungo pene prensile;

poiché il grigio non risplende tanto
come quando la luce lo fa d’argento.
Il suo respiro profondo
è un'espirazione”.

E Dio vide che era buono
che le balene si amavano
e giocavano con i loro piccoli
nella laguna magica.

E Dio disse:
"Sette balene insieme
fanno una processione.
Cento fanno un’alba".

E le balene uscirono
per intravedere Dio in mezzo
alle onde danzanti delle acque.
E Dio fu visto dagli occhi di una balena.

E le balene riempirono
i mari della terra.
Ed era la sera e la mattina
del quinto giorno.

- dopo una gita alla Laguna di San Ignacio
  Città del Messico, 1° marzo 1999

(da L’occhio della balena, Poesie 1999-2001)

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E Dio creò i grandi animali marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona”: così recita il versetto 1:21 della Genesi citato in epigrafe dal poeta messicano Homero Aridjis. E tale deve essere stata l’impressione quel giorno di marzo del 1999 quando compì una gita alla Laguna di San Ignacio, paradiso naturale che si estende per 16 chilometri nelle acque del Pacifico, nello stato della Baja California. Pur essendovi aironi, pellicani, vari tipi di tartarughe e la quasi estinta antilope americana nella zona terrestre, lunga 5 chilometri, è il santuario delle balene grigie, che vi sono protette a colpire lo sguardo del poeta.

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FOTOGRAFIA © JOE McKENNA

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LA FRASE DEL GIORNO
In amore lo spazio non si muove / quando il corpo invade il centro; / lo spazio rimane quieto, / solo il tempo si muove nello spazio.
HOMERO ARIDJIS




Homero Aridjis (Contepec, Michoacán; 6 aprile 1940), poeta, romanziere, saggista e diplomatico messicano. È anche un ambientalista molto attivo. La sua poesia  è spesso poesia d’amore, un amore universale e trascendente che sconfina nel territorio delle visioni, raccontato in modo limpido e originale.


mercoledì 24 febbraio 2021

Lawrence Ferlinghetti


E così, alla soglia dei 102 anni, se n’è andato anche Lawrence Ferlinghetti, “padre” della Beat Generation, di cui già celebrammo il compimento dei cento anni su questo blog. In quell’occasione il poeta pubblicò un’autobiografia, intitolata Little Boy, che si chiudeva con queste parole: Little Boy, cresciuto da romantico contestatore, ha conservato la sua giovanile visione di una vita destinata a durare per sempre, immortale come lo è ogni giovane, convinto che la sua identità speciale non morrà mai”. Anarchico in campo politico, Ferlinghetti in poesia seppe essere insieme popolare e colto, calandosi nella realtà degli Stati Uniti d’America con in mente la tradizione poetica internazionale, esprimendosi con chiarezza e immediatezza.

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IL NEGOZIETTO DI CARAMELLE

Il negozietto di caramelle dietro la soprelevata
è lì che per la prima volta
mi innamorai
dell’irrealtà
Gelatine luccicavano nella penombra
di quel pomeriggio di settembre
Sul bancone un gatto si insinuava tra
bastoncini di liquirizia
e barrette al cioccolato
e cicche Oh Boy

Fuori le foglie morivano e cadevano
Il vento aveva spazzato via il sole

Una ragazza entrò di corsa
Aveva i capelli zuppi di pioggia
Il seno ansava nella stanzetta

Fuori le foglie cadevano
e piangendo dicevano
Troppo presto! troppo presto!

(da Poesia n. 346 Marzo 2019 - Traduzione di Leopoldo Carra)

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O FRAGILI POESIE

O fragili poesie
fiori d’amore-notte

Rabbrividire di chitarre
sul Guadalquivir

Voci echeggiate
su terrazze assolate

Statue bianche all’imbocco dei ponti
E le braccia bianche delle strade

Balzo di cavalli bradi
che incidono la terra scalpitando

Treni di notte
dalle sirene maledette nascoste
nel libro del tempo

Sere autunnali sulla Third Avenue
la luce ocra che ora si spegne

Manichini nudi
sulle scale antiincendio di casamenti popolari

Neonati gettati
in bagni di lacrime

Risate come cristallo in frantumi
Coppe di champagne lanciate dentro i caminetti

Alba e gli amanti spossati
ancora da saziare

Tutte, tutte le poesie del sogno umano
ancora da liberare!

(da Un luna park del cuore, 2000 - Traduzione di Damiano Abeni)


Di Lawrence Ferlinghetti sul Canto delle Sirene vedi anche:


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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta / è un funambolo, scala rime / fino all'altissimo filo fatto di sua mano / e in equilibrio sulla trave degli sguardi / al di sopra di una marea di facce / passo passo arriva / all'altro capo del giorno.
LAWRENCE FERLINGHETTI

 



Lawrence Ferlinghetti (Yonkers, New York, 24 marzo 1919 – San Francisco, California, 22 febbraio 2021), poeta ed editore statunitense. Nel 1955 fondò la City lights rocket bookshop a San Francisco che divenne il centro culturale del movimento beat. Parte della sua poesia è di protesta politica e si pone in opposizione alla violenza. La sua opera, pur lirica, è caratterizzata da un vivo senso dello humour e della satira.


martedì 23 febbraio 2021

Bicentenario di John Keats


John Keats, che moriva ventiseienne di tubercolosi il 23 febbraio di duecento anni fa a Roma, oltre ad essere uno dei più grandi letterati del Romanticismo, viene considerato da molti il “primo poeta moderno”, capace di contemplare la realtà con un distacco tenero e malinconico, di “tessere la fine tela della sua anima”, “l’ordito ideale di simboli”, come scrisse in alcune sue lettere. Questa sua modernità si manifesta soprattutto nel tema della bellezza intesa come trascendenza, nel continuo dibattere tra ragione e sentimento, tra sogno e visione, tra percezione e idea per costruire una realtà poetica con quello che il mondo gli offre: “Il Genio della Poesia deve raggiungere da sé la propria salvezza: esso matura non con leggi e precetti, bensì con la sensazione e l’attenzione. Ciò che è creativo deve crearsi”.

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JOSEPH SEVERN, "RITRATTO DI JOHN KEATS"

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VOGLIO UNA COPPA PIENA FINO ALL’ORLO

Voglio una coppa piena sino all’orlo
E dentro annegarci l’anima:
Riempitela d’una droga capace
Di bandire la Donna dalla mente.
E non voglio dell’acqua poetica, che scaldi
I sensi al desiderio lussurioso,
Ma una sorsata profonda
Tracannata dalle onde del Lete,
Per liberare con un incanto il mio
Petto disperato dall’immagine
Più bella che gli occhi miei festanti
Videro, intossicandone la mente.

È inutile – mi perseguita struggente
La dolcezza di quel viso.
Lo sfavillio del suo sguardo splendente –
E quel seno, terrestre paradiso.

Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L’ammirazione per il classico nitore.

Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.
Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L’aura della mia memoria.

(Fill for me a brimming bowl, 1814)

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ODE ALLA MALINCONIA

1

No, no, non precipitarti verso il Lete; non trarre vino velenoso
Dall'aconito, torcendo le sue saldi radici, no
Non lasciare che la tua pallida fronte sia baciata
Dal rosso grappolo di Proserpina, la belladonna;
No, il tuo rosario non fare con le bacche del tasso,
Né la tua lamentosa Psiche siano lo scarabeo
O la falena della morte; non condividere
Col gufo piumato i misteri del tuo dolore,
Che troppo assonnata l'ombra verrà all'ombra
Ad annegare la vigile angoscia dell'animo.


2

Ma quando dal cielo improvviso l'attacco cadrà
Di malinconia, come una nuvola in pianto
Che tutti i fiori nutre dal languido capo
E il verde colle nasconde in un sudario d'aprile,
Sazia allora il tuo dolore con una rosa mattutina,
Sazialo con l'arcobaleno dell'onda salata di sabbia
O con la ricchezza delle tonde peonie.
E quando mostri la tua amante una ricca ira,
La sua dolce mano imprigiona; lasciala delirare
Mentre tu ti nutri e ti sazi dai suoi occhi senza pari.

3

Sì, abita con la bellezza, lei, con la bellezza che deve morire;
E con la Gioia, che sempre una mano tiene sulle labbra
Per augurare addio: e vicino al Piacere, che fa soffrire,
E si tramuta in veleno mentre come un'ape succhia la bocca:
Sì, nel tempio stesso del Diletto
Ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
Anche se nessuno la scorge se non quello la cui strenua lingua
Schiaccia il grappolo della Gioia sul palato da intenditore:
Assaggerà allora l'anima sua la tristezza di quel potere
Che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

(Ode on Melancholy, 1819)

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Di John Keats sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia dovrebbe essere grande ma discreta; qualcosa che ti penetra dentro senza farti trasalire, senza colpirti in sé stessa, ma col suo messaggio. Come sono belli i fiori nascosti! Come se ne sciuperebbe la bellezza se si spingessero dalla strada gridando: "Ammiratemi: sono una violetta! Adoratemi: sono una primula!".
JOHN KEATS, Lettera a J.H. Reynolds, 3 febbraio 1818




John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 - Roma, 23 febbraio 1821) poeta inglese, unanimemente considerato uno dei più significativi letterati del Romanticismo. Peculiarità della poetica di Keats è la vivace rispondenza alla bellezza della poesia e dell’arte.


lunedì 22 febbraio 2021

Nella gioia d’amore


BERNART DE VENTADORN

CANTARE NON VALE PROPRIO NULLA

Cantare non vale proprio nulla
se il canto non viene dal cuore,
e il canto non può venire da un cuore
che sia privo di sincera
fin’amor.
Per questo il mio canto è eccellente,
perché nella gioia d’amore ho e rivolgo
la bocca e gli occhi e il cuore e la mente.

Dio non mi doni mai il potere
di sciogliermi da desiderio d’amore.
Se anche sapessi di non ottenere nulla
e ogni giorno me ne venisse affanno
sempre almeno avrò cuore sincero,
traendo piacere molto più grande
da questa ferma volontà d’amare.

Condannano amore per ignoranza
i folli, ma questo non gli reca danno,
perché amore non può decadere
se non è amore volgare.
Perché questo non è amore:
ne ha solo il nome e la parvenza,
perché non ama se non ha guadagno.

Se io volessi dire il vero
potrei dirvi da chi muove l’inganno:
da quelle che amano per denaro
e sono mercantesse venali.
Fossi io menzognero e falso!
Ma dico la verità, villanamente,
e mi pesa di non mentire.

Nell’accordo e nel volere
è l’amore di due nobili amanti.
Non ne può venire alcun bene
se il volere non è uguale:
ed è folle per natura
chi riprende la donna per ciò che desidera
e le chiede ciò che non le piace.

Bene ho riposto la mia speranza
quando mi mostra amabile volto
colei che più desidero e voglio vedere,
nobile, dolce, cortese e leale,
che al re stesso darebbe salute,
bella e gentile, dal corpo perfetto,
che così ricco mi ha fatto dal nulla.

Nulla amo più di lei, e nulla più temo,
e nulla sarebbe affanno per me
se solo piacesse alla mia donna,
e mi sembra Natale quel giorno
che con i suoi occhi belli e spiritali
mi guarda, ma in modo così lento
che un sol giorno mi dura come cento.

Il vers è nobile e perfetto,
eccellente per chi ben l’intende,
ancora migliore per chi attende gioia.
Bernart de Ventadorn l’intende
e lo dice e lo fa, e ne attende gioia.

(da Canzoni, a cura di M. Mancini, Carocci, Roma 2003)

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Il trovatore aquitano Bernart de Ventadorn lega strettamente il canto e la sua concezione d’amore – quello cortese, la fin-amor che implica la nobiltà di cuore: e dunque non è possibile cantare se il cuore non alberga in sé l’amore puro, quello che proviene dalla più profonda corresponsione tra l’amata e l’amato.

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ROBERT CARRIERE-BELLEUSE, "TROVATORE A RIPOSO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Ahimè! tanto credevo sapere d’amore, e tanto poco ne so! ché non posso tenermi d’amare quella da cui nulla mai otterrò.
BERNART DE VENTADORN, Canzoni




Bernart de Ventadorn (Moustier-Ventadour, 1135 – Abbazia di Dalon ?, 1195), fu uno dei più celebri trovatori in lingua occitana. È considerato uno dei più grandi interpreti dell’amore cortese (fin’amor). L’amore in Bernart è sempre all’insegna della tristezza e dello sconforto, giacché il sentimento per la dama non è ricambiato e rari  sono gli squarci di gioia serena.


domenica 21 febbraio 2021

Desiderio ondeggiante


NANETTE RAYMAN

NON AMORE

Sono in molti a cercare l’amore.
Io voglio solo rannicchiarmi in una stanza silenziosa.
A sentire l’assalto del tuo cuore
o non esistere neanche. Mani che mi aiutano a dormire.
Una lucciola che freme contro il freddo torso del cielo,
aspettando un sapore.

Desiderio ondeggiante nel buio che
mi rende più giovane degli uccelli.

Toccami
l’ombelico, chiamami carne, come un fiore fa’ sbocciare il mio seno,
curvami all’indietro
e risalimi
finché rovineremo dentro al fuoco
dei teschi che vengono a sorridere. Pianto di ciottolo di luna.

Ossa di fiori che non hai mai colto.

(da Gatti come angeli. L’eros nella poesia femminile di lingua inglese, Medusa, 2006 - Traduzione di Loredana Magazzeni e Andrea Sirotti)

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Non amore? O una forma dell’amore? Quello che la poetessa statunitense Nanette Rayman esprime come desiderio è voglia di tenerezza, di protezione, di sentire tutti i sensi all’erta e vivi mescolarsi nel desiderio e nel suo appagamento, far fiorire il piacere nella passione.

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CLAIRE ELSAESSER, "STANZA NERA E BLU"

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LA FRASE DEL GIORNO
La passione di un uomo è come un incendio che scoppia nell'erba alta e arida: divampa ardente e furioso, ma viene domato ben presto. Una donna è come il calderone di un mago, che deve sobbollire a lungo sui carboni prima di poter sprigionare il suo incantesimo. Sii rapido in tutto, tranne che nell'amore.
WILBUR SMITH, Uccelli da preda




Nanette Rayman Rivera (Boston), scrittrice, poetessa e attrice teatrale statunitense. Laureatasi all’Università di New York, ha studiato teatro al The New England Shakespeare Festival. Ha recitato in teatri off off Broadway e in film indipendenti e nella serie tv La valle dei pini.


sabato 20 febbraio 2021

La scatola


VALENTINO ZEICHEN

PORTA IN FERRO

La chiave gira nella toppa
simile a un apriscatole, e
scoperchia la latta
È l’amica che apre
e mi sorprende a letto
con un’altra donna
Guarda e sì ritrae
come in presenza
d’un cibo avariato
Impreca e richiude
la scatola.

(da Neomarziale, Mondadori, 2006)


È una porta di ferro quella che dà il titolo alla poesia di Valentino Zeichen, ma anche un divisorio tra un prima e un dopo – come il gatto di Schrödinger della meccanica quantistica che prima di aprire la scatola in cui c’è una macchina che se azionata rilascia cianuro è sia vivo che morto. La reazione dell’amica – qualcosa di più in realtà, visto il suo comportamento – che sorprende il tradimento regge la similitudine della scatoletta di carne o sardine, lasciandoci immaginare l’espressione schifata. E il poeta si comporta come il Marziale cui si ispira la raccolta: passata la prima sorpresa, indossa un sorriso distaccato.

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DIPINTO DI RAMÓN CASAS

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LA FRASE DEL GIORNO
La bellezza è come la fiaccola / delle staffette, / passa da una donna all’altra.
VALENTINO ZEICHEN, Aforismi d’autunno




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.


venerdì 19 febbraio 2021

Con percorsi contrari


TITOS PATRIKIOS

PROFUGHI POLITICI A ROMA NEL 1970 E DOPO

Vedevo tanti perseguitati nelle città
in cui sceglievo o ero costretto a vivere
ma più da vicino li conobbi a Roma
che ci accoglieva col suo abbraccio materno.
Eravamo tutti in fuga da fascismi uguali
compagni ma di lingue diverse, improvvisamente fratelli
con gli stessi punti di partenza,
le stesse prospettive divergenti,
e poi scoprivo sulla sponda opposta
uomini tormentati, con percorsi contrari,
in fuga da regimi che un tempo ammiravo.
Ne vedo ancor oggi chiaramente i volti
mentre di pochi ricordo ancora il nome:
Pedro, un poeta spagnolo, Manuel,
un disertore portoghese, l’iraniano Ahmat,
il colombiano Míro, il cileno Raúl,
il giornalista Andràs da Budapest,
il cubano Ignacio, la polacca Hanka,
la coppia anonima di studenti cechi.
Cambiavano i persecutori, aumentavano i perseguitati
parlavano continuamente dei loro Paesi lontani
costruendosi due o anche tre vite in terra straniera,
non so che cosa ne sia stato di loro, dove siano finiti.
Mi sono accorto in ritardo che anche noi
assumevamo il ruolo di persecutori,
naturalmente d’incidenza trascurabile,
perfino quando eravamo convinti
dell’importanza del nostro ruolo;
molto più tardi mi resi conto
che la grande persecutrice era sempre una
e in mezzo a noi c’era il vuoto
che imprevedibilmente aumentava o diminuiva.

(La casa ed altre poesie, trad. N. Crocetti)

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Un perseguitato politico che ha la “fortuna” di essere esule e di non scomparire nelle purghe del regime prima o poi lo scopre: tutti i movimenti, tutte le ideologie, quando sfuggono di mano, si trasformano nello stesso mostro. Se a lui è toccato in sorte di essere perseguitato dalla Dittatura dei Colonnelli, giunta di stile fascista che governò la Grecia dal 1967 al 1974, e altri saggiarono il franchismo spagnolo, l’Unione Nazionale portoghese di Salazar, il Cile di Pinochet, altri subirono lo stesso trattamento da regimi comunisti: ungheresi, polacchi, cubani, cechi. Il poeta greco Titos Patrikios li incontra tutti a Roma, dove è esule dal 1967 al 1975, dopo essere stato imprigionato e poi confinato per tre anni sulle isole di Makronissos e di Ai-Stratis.


TITOS PATRIKIOS IN UNA FOTOGRAFIA DI PIETER VANDERMEER

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel secolo scorso c'è stata molta poesia politica, ma quest'impegno ha fatto prevalere il bersaglio politico rispetto alla scrittura, in tal modo la poesia perde la sua indipendenza e lo spirito critico.
TITOS PATRIKIOS, PadovaNet, 10 maggio 2004




Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928), scrittore e poeta greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull’isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l’esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia.