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lunedì 10 agosto 2026

Centenario di Blanca Varela


Blanca Varela, di cui ricorre oggi il centenario della nascita, è considerata una delle voci più importanti e profonde della poesia peruviana del Novecento. Il suo stile si distingue per l'essenzialità, il rifiuto dei fronzoli e l'uso magistrale del silenzio e dell'oscurità come strumenti per esplorare la coscienza. La sua poetica rifiuta il sentimentalismo superficiale per abbracciare l'ironia e la violenza della vita quotidiana in una costante esplorazione del limite corporeo, del dolore e della maternità vissuta in modo viscerale.

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FOTOGRAFIA © CAMERA PERUANA

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CURRICULUM VITAE

Diciamo che hai vinto la gara
e il premio
era un'altra gara,
che non hai bevuto il vino della vittoria
ma il tuo stesso sale,
che non hai mai sentito applausi
ma l'abbaiare dei cani,
e che la tua ombra,
la tua stessa ombra,
era il tuo unico
e sleale concorrente.

(da Canto villano, 1978)

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COSÌ SIA

Il giorno è finito,
appena consumato e già inutile.
La grande luce comincia,
tutte le porte cedono a un uomo addormentato,
il tempo è un albero che non smette mai di crescere.

Il tempo,
la grande porta socchiusa,
la stella abbagliante.

Non è con gli occhi che si assiste alla nascita
di quella goccia di luce che sarà,
che un giorno fu.

Canta, ape, senza fretta,
viaggia attraverso il labirinto illuminato,
in festa.

Respira e canta.
Dove tutto finisce, spiega le tue ali.
Tu sei il sole,
il pungiglione dell'alba,
il mare che bacia le montagne,
la chiarezza assoluta,
il sogno.

(da Canto villano, 1978)

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Altre poesie di Blanca Varela sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Al di fuori della poesia, tutto è caos.
BLANCA VARELA, Quehacer, n. 99 - Gennaio febbraio 1996

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Blanca Leonor Varela Gonzales (Lima, 10 agosto 1926 - 12 marzo 2009), poetessa peruviana, considerata una delle voci più importanti del Sudamerica. Nel 1949 si trasferì a Parigi per vivere il clima letterario dell’epoca, con Octavio Paz e i grandi poeti e scrittori francesi e spagnoli. Nel 1962 ritornò in patria. Della sua poesia Paz scrisse che “è un segno, un incantesimo contro e verso il mondo”.


domenica 9 agosto 2026

Che dolce vita


ARMANDO ROJAS GUARDIA

DOMENICA

Che
dolce vita
il cielo il mare il porto
i gabbiani
la luce sull'asfalto
qua e là un'ombra
fresca.

Paese sonoro
la donna che passa e cammina
nell'aria
il ritmo
strada di piombo e sole molto caldo
che scala la collina sopra case
bianchissime e cielo puro cielo
che brucia che arde che si perde
e poi scende:
                         mare
A fatica
abbiamo strappato l'argento appiccicoso
dall'oceano, il flaccido tremore
dell'acqua e le piume brillanti
sommerse e calde:
                                   sole
e voci fresche, frutti caldi:
tutto in un vasto blu, maturo e splendente,
come il fondo del cielo a mezzogiorno.

(da Ardendo dello stesso amore, 1979)

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Ad epigrafe di Sole giovane, la sezione che racchiude questa poesia, il poeta venezuelano Armando Rojas Guardia pone un verso di José Martí: "Con il sole che era oro puro". Ed è quel sole che sorge dall'oceano in una mattina di domenica e trasforma il giorno in una tregua sacra, uno spazio di epifania mistica e una profonda celebrazione della vita e dei sensi.

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FOTOGRAFIA © TOM FISK/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

So che Tu / vibri qui / tra le onde / come un presagio, / che risplendi / luminosamente / nell'ardore mattutino / del mare calmo.
ARMANDO ROJAS GUARDIA, Ardendo dello stesso amore

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Armando Rojas Guardia (Caracas , 8 settembre 1949 –  9 luglio 2020), poeta, critico letterario e saggista venezuelano. Nel 1981, contribuì attivamente alla formazione del Grupo Tráfico.  La sua opera è comunemente associata al pensiero mistico latinoamericano, insieme ad alcuni aspetti legati alla sensualità.


sabato 8 agosto 2026

Il nostro fuoco


DAVID HERBERT LAWRENCE

IL FUOCO

Il fuoco ci è più caro dell'amore o del cibo,
caldo, frettoloso, eppure brucia se lo tocchi.

Ciò che dovremmo fare
non è mettere insieme il nostro amore, o la nostra buona volontà, o qualcosa del genere,
perché sicuramente porteremo dentro un sacco di bugie,
ma il nostro fuoco, il nostro fuoco elementare
in modo che si precipiti in un enorme incendio come un fallo nello spazio vuoto
e fecondi lo zenit e il nadir
e sprigioni milioni di scintille di nuovi atomi
e ci bruci e bruci la casa.

(da Viole del pensiero, 1929)

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Il tema del fuoco nell'opera di David Herbert Lawrence non è solo un elemento fisico, ma una potente metafora della forza vitale, del desiderio e della trasformazione della natura. Lo scrittore inglese utilizza spesso immagini fiammeggianti per descrivere l'energia esplosiva del mondo naturale e dell'animo umano, come questo fecondatore fuoco d'amore.

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FOTOGRAFIA © MAREK PIWNICKI/PEXELS.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Se neghi la varietà dell’amore, neghi l’amore stesso. Se cerchi di specializzare l’amore in un unico insieme di sentimenti accettati, ferisci l’anima stessa dell’amore.
DAVID HERBERT LAWRENCE, Lettera alla sorella Ada Lawrence Clark

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David Herbert Richards Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, Francia, 2 marzo 1930), scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, considerato tra le figure più emblematiche del XX secolo. Insieme a diversi scrittori dell'epoca, fu tra i più grandi innovatori della letteratura anglosassone, soprattutto per le tematiche affrontate.


venerdì 7 agosto 2026

Due poltrone


RAINER MALKOWSKI

DUE POLTRONE

Due poltrone,
mi hanno servito.
E ne canto con la sobrietà
che si addice loro.
Legno dipinto di nero
e tela:
materiale per una nave,
un viaggio.
E non ho forse
viaggiato in esse?
Molti giorni, molte notti,
pensando
e sognando?
Hanno sempre dato
ciò che le cose possono dare:
un sostegno apparentemente affidabile,
un orientamento
e una debole
eco
di una vita passata.

(da Una giornata per impressionisti e altre poesie, 1994)

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Fedele alla poetica della "percezione come evento" alla base di ogni poesia, Rainer Malkowski si concentra su oggetti quotidiani apparentemente insignificanti come due poltrone per riflettere sulla vita, sul pensiero e sulla caducità. In definitiva, si giunge alla consapevolezza che gli oggetti sopravvivono al tempo e conservano, come un’eco silenziosa, le tracce della vita umana che li ha attraversati.

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FOTOGRAFIA © LUK SAUVAGE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un'espressione di libertà: creare / la propria / necessità.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


giovedì 6 agosto 2026

Più amore o più disprezzo


THOMAS CAREW

RIFIUTO DELLA MEDIOCRITÀ IN AMORE

Dammi più amore o più disprezzo;
la zona torrida o ghiacciata,
portano uguale sollievo al mio dolore;
il clima temperato non me ne offre alcuno;
entrambi gli estremi, di amore o di odio,
sono più dolci di una calma serena.

Dammi una tempesta; se è Amore,
Come Danae in quella pioggia dorata
nuoto nel piacere; se si rivela
Disprezzo, quel Torrente divorerà
le Mie speranze di Avvoltoio; e lui è posseduto
dal Cielo, che è solo sollievo dall'Inferno:

Allora incorona le mie gioie, o cura il mio dolore;
Dammi più Amore, o più Disprezzo.

(da Poesie, 1640)

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No, in medio non stat virtus secondo il poeta inglese di corte Thomas Carew, attivo nel XVII secolo: aborre il giusto mezzo aristotelico in nome dell'intensità, almeno in amore. Che non sia tiepido o temperato, che non sia banale, ma estremo, che sia all'acme della passione o, al contrario, al massimo del disprezzo. Non la stasi quieta e tranquilla ma l'emozione forte, dunque.

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JAN GOSSAERT, "DANAE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Fuggite in tempo, perché solo coloro / che scappano conquistano l'amore.
THOMAS CAREW, Poesie

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Thomas Carew (West Wickham, 1595 – 22 marzo 1840), poeta inglese, appartenente al gruppo dei "Cavalieri" della corte di Re Carlo I. Le sue poesie trasformano gli episodi disdicevoli di una vita di corte oziosa in versi spesso di rarissima delicatezza, purezza di melodia e colore.

mercoledì 5 agosto 2026

Una volta il mare


GIÒRGOS SARANDÀRIS

UNA VOLTA

Una volta il mare ci sollevò sulle sue ali
Con esso scendevamo nel sogno
Con esso pescavamo uccelli nell'aria
Di giorno nuotavamo tra voci e colori
La sera ci sdraiavamo sotto gli alberi e le nuvole
La notte ci svegliavamo per cantare
Poi il tempo fu tempestoso, la rovina del mondo
E solo allora la quiete
Ma andammo senza che nessuno ci fermasse
Per disperderci e gioire
Dalle rocce come dalle montagne la Via Lattea ci guidò
E quando il mare se ne fu andato Dio era vicino

(da Come un soffio d’aria, 1999)

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La poesia di Giòrgos Sarandàris si muove all'interno del quadro della ricerca dell'assoluto contro il decadimento della condizione umana, espressa attraverso l'abolizione della forma poetica e dell'espressione linguistica tradizionali: il mare simbolista di questi versi è quasi un'astronave che eleva l'uomo trasportandolo lontano dalla Terra per ricreare un mondo nuovo dopo l'apocalisse.

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MARC CHAGALL, "NOÈ E L'ARCOBALENO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il cielo amato / così ingenuo così gentile.
GIÒRGOS SARANDÀRIS, Come un soffio d’aria

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Giòrgos Sarandàris (Istanbul, 20 aprile 1908 – Atene, 25 febbraio 1941), poeta, filosofo e saggista greco della Generazione degli anni '30. Formatosi in Italia, si ispirò alla lirica pura di Ungaretti.Trasferitosi ad Atene, partecipò attivamente al rinnovamento delle lettere greche. Morì in seguito alle sofferenze patite sul fronte albanese, combattendo contro gli Italiani.


martedì 4 agosto 2026

Dimmi cosa scrivere


GÜLTEN AKIN

COSA

Come se avessi trovato un vuoto equilibrio
cammini silenziosamente
sulla corda aperta che hai teso
tra le parole e la vita
ehi! acrobata
dimmi cosa scrivere e perché

(da Se me lo chiedi, 2013)

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Gülten Akın, poetessa turca si interroga sul senso della scrittura e sulla vita stessa: il poeta dunque è un funambolo sempre in equilibrio sulla corda sottile che segna il confine tra la parola e la vita, tra la realtà e la comprensione di ciò che va oltre essa.

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AB VAN OVERDAM, "FUNAMBOLO SU SPIAGGIA ROCCIOSA", PART.

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La poesia è la nostra vecchia complice. / Qualunque cosa abbiamo fatto, l'abbiamo fatta con lei.
GÜLTEN AKIN, Se me lo chiedi

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Gülten Akın (Yozgat, 23 gennaio 1933 – Ankara, 4 novembre 2015), poetessa turca. La sua poesia riesce a trovare un equilibrio tra intima autoriflessione e dialogo provocatorio. Nelle sue opere, che spesso attingono al folklore, affronta temi di una società tradizionale dal punto di vista femminile.