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venerdì 3 aprile 2026

Innalzato sulla croce


JOSÉ WATANABE

LA CROCIFISSIONE

Innalzato sulla croce, figlio mio,
ti ergi sempre più eretto: il tuo capo, ferito dalle spine,
tocca ora le nubi più alte.

Non posso raggiungerti, non posso
chiudere la tua ferita con la mia mano,
e la sostanza dorata
che il Padre ti ha dato
continua a lasciarti attraverso la lancia.
I profumi
della tua nascita sono tornati nell'aria. Oh, figlio mio,
crocifisso dall'eternità,
il tuo sangue cade
e brucia la terra
e brucia i secoli. Il tempo dei poveri
e il tempo dei re,
con ogni loro ora,
giacciono prostrati, ardenti ai tuoi piedi.

Domani tutto sarà nuovo,
tranne questo infinito dolore. E non c'è consolazione,
solo una domanda che grido,
  e forse tu mi rimproveri:

era necessario
che la carne della mia carne
fosse data come alleanza
tra la terra ingrata e il cielo?

 
(da Abitò tra noi, 2002)

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Il poeta peruviano José Watanabe, che in Abitò tra noi  reinterpreta i passaggi della vita di Gesù attraverso una lente profondamente umana, carnale e materiale, si concentra sulla  sofferenza fisica della crocifissione. Cristo è visto come un uomo che soffre e la sua sofferenza umana emerge attraverso la voce e il dolore straziante di Maria, che osserva il figlio sulla croce e si interroga sulla necessità di quel sacrificio estremo.

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GIOTTO, "LA CROCIFISSIONE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se le avessero detto che stringeva / a sé l'intero mondo e la sua Storia / non l'avrebbe capito. Erano solo / un figlio con sua madre.
MARIA LUISA SPAZIANI, I fasti dell'ortica

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José Watanabe Varas (Trujillo, 17 marzo 1945 - Lima, 25 aprile 2007) poeta peruviano. Voce dei “poeti del ‘70”, al tipico colloquialismo e allo sperimentalismo della corrente mescolò lo zen, il taoismo, il buddhismo e la cultura degli haiku che gli derivavano dalle sue origini giapponesi.


giovedì 2 aprile 2026

Al bancone del bar


CHARLES SIMIĆ

PERSONE CHE PRANZANO

Persone che pranzano
e pensano a ogni boccone,
o almeno così sembra, sedute
al bancone del bar, addentando
enormi panini, masticando
e riflettendo attentamente prima di bere
un altro piccolo sorso delle loro bevande.

Il cameriere dai capelli castani
che prende le ordinazioni si è fermato a riflettere,
la matita appoggiata sul taccuino,
il ragazzo con il berretto da baseball blu
e la donna con gli occhiali da sole
sono completamente sconcertati
mentre mescolano e mescolano i loro caffè.

Se alzassero lo sguardo, potrebbero vedere
Socrate in persona chino sulla griglia
con un grembiule bianco macchiato e un cappello
fatto con il giornale del giorno prima
che gira filosoficamente una frittata
in una piccola padella bruciacchiata.

(da Picnic notturno, 2001)

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"Osservare le persone è la mia occupazione preferita e non c'è posto migliore per farlo di un ristorante quando si sta cenando" dichiarò in un'intervista il poeta serbo naturalizzato statunitense Charles Simić. Qui lo fa a pranzo in una di quelle tavole calde che abbiamo imparato a conoscere seguendo i film e le serie americane, e lo fa con un occhio ironico ma al contempo sensibile, leggendo la quotidianità attraverso piccoli dettagli.

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IMMAGINE DI THIAGO APTREVITA ELABORATA CON FILTRO IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di solito vediamo poco di ciò che ci circonda. Una buona poesia ci restituisce la vista e l'udito. Questo è, in effetti, uno dei meriti della poesia.
CHARLES SIMIĆ, Terrain.org, 22 agosto 2008

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Charles Simić, vero nome Dušan Simić (Belgrado, 9 maggio 1938 – Dover, New Hampshire, 9 gennaio 2023), poeta statunitense di origine serba. Iniziò la propria carriera nella prima metà degli anni settanta con uno stile letterario minimalista, nel tempo divenuto sempre più riconoscibile. Nel 1990 è stato insignito del Premio Pulitzer per la poesia.


mercoledì 1 aprile 2026

Poesie per aprile XII


La dolcezza di aprile, quella che “genera lillà” e “confonde memoria e desiderio risvegliando le radici sopite” secondo la lezione di Eliot, è stupore, gioia e meraviglia per Diego Valeri, Quella stessa dolcezza, evocata dal profumo mellifero dei fiori di robinia, è invece fonte di memoria per un altro poeta, Giancarlo Consonni, che in essa ritrova il sapore dell’infanzia.

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FOTOGRAFIA  GREAT PLAINS NURSERY

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DIEGO VALERI

APRILE

Per sapere la gioia dell’aprile,
bisogna, amici, uscir per i sobborghi,
mirare il cielo, le vie dorate e gli orti,
e i colli che traspaiono laggiù.

Serenità divina! azzurro e azzurro! …
I carrettieri passano cantando;
si rincorrono i bimbi strepitando;
Stan sull’uscio le donne a comarò.

Una gallina ci attraversa il passo,
e becca ai nostri piedi un verme rosso;
gli anitroccoli biondi accanto al fosso
si spulciano con gaia alacrità…

Prime foglie tremanti su la rama
nuda, o lucenti sulla terra bruna!
Si vorrebbe baciarle ad una ad una,
piangendo di dolcezza e di bontà.

Ecco un pèsco fiorito, più soave
di soave fanciulla adolescente,
ecco un ciliegio più forte e splendente
dell’uomo arriso dalla gioventù.

Una distesa d’orti. In primo piano:
selvette d’insalata ricciolina,
viali d’aglio, qualche testolina
di fagiolo che spunta a far cucù;

dietro: tappeti di varia verdura
distesi in simmetria, tende pezzate,
molli trapunte scure fiocchettate
di verze gialle e cavolfiori blu;

nello sfondo: robinie che la guazza
ha ingioiellato di puri diamanti,
un filare di pioppi palpitanti…
e il cielo azzurro… la serenità!

Si va col passo dei conquistatori,
col cuore acceso nell’aperta mano.
Vogliam gettarlo, amici, al ciel lontano,
o al balcone che primo s’aprirà?

(da Terzo tempo, Mondadori, 1950)

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GIANCARLO CONSONNI

ROBINIA PSEUDOACACIA

Nel mezzo di ogni aprile
quando in piazza del Suffragio
passo sotto le acacie
in fiore chiudo gli occhi
e cammino accanto
ai boschetti di robinia
della mia infanzia.

Il profumo è lo stesso,
signore dello spazio
come in quei sentieri.

(da Il conforto dell’ombra, Einaudi, 2025)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

D'aprile / l'aria si fa appena calda. / Pare una guancia.
VALERIO MAGRELLI, Nature e venature

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Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni. La sua poesia si distingue per una ricerca di purezza, semplicità e armonia, ispirata dalle piccole cose.


Giancarlo Consonni (Merate, 14 gennaio 1943 – Milano, 13 febbraio 2026), poeta, urbanista e storico dell'architettura italiano. Ha pubblicato raccolte di poesie sia nel dialetto di Verderio (Lecco) – Lumbardia (1983), Viridarium (1987) e Vûs (1997) – sia in italiano: In breve volo (1994), Luì (2003), Filovia (2016).


martedì 31 marzo 2026

Prima del sorgere del sole


DONALDAS KAJOKAS

L’ISTANTE PRIMA DEL SORGERE DEL SOLE

l’istante prima del sorgere del sole, probabilmente appartiene a Dio
fanno un sussulto giunchi e pesci attraverso la foschia trasuda un pigro
sonno un muggito del bue nel prato vaporoso dietro la palude
dicono preghiere i draghi con strette le manine rosee

(da All’asinello sordo, Effigie, 2018 - Traduzione di Jurga Po Alessi)

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Il poeta lituano Donaldas Kajokas nelle sue poesie racconta la vitalità della tradizione orale e del folklore, con una leggerezza data dalla meraviglia davanti al mondo:  In questi versi ricrea l’atmosfera sospesa e sognante, il momento intimo e quasi mistico del primo bagliore dell’alba. La natura si risveglia tra foschia e suoni sommessi, trasmettendo un senso di pace e di attesa.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Solo per coloro per i quali la poesia non è più l’unica cosa, essa diventa l’unica cosa.
DONALDAS KAJOKAS, Nebbia piovosa sul monte Lu

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Donaldas Kajokas (Prienai, 13 giugno 1953), poeta e scrittore lituano. Le sue raccolte, ispirate dal folklore, sviluppano le tradizioni poetiche occidentali e orientali. Le poesie sono generalmente brevi, meditative e riflettono l'armonia del mondo, tipica della poetica dell'haiku e del rubaiyat.


lunedì 30 marzo 2026

Sulla polvere


RABINDRANATH TAGORE

ORME EVANESCENTI

Un movimento incessante
fluisce dall'alba al tramonto
gruppi di  pellegrini
con abiti diversi
camminano, chi piange, chi ride,
vogliono lasciare il loro nome
sulla polvere della terra,
ma quando sarà trascorso il giorno
le loro impronte voleranno via
insieme alla polvere.

(da Gitanjali, 1912)

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La poetica di Rabindranath Tagore è ben rappresentata da questi versi: l'esistenza vi appare come un flusso continuo di energia vitale e spirituale che non conosce interruzioni: quello scorrere di pellegrini verso il tempio si cancella ogni notte per rinnovarsi al mattino.

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FOTOGRAFIA © MICHELE SCARAMUZZI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tu mi hai fatto senza fine / come hai voluto. / Tu continui a vuotare / questo fragile vaso / e sempre lo riempi di nuova vita.
RABINDRANATH TAGORE, Gitanjali

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Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


domenica 29 marzo 2026

Voglio essere un canto


GABRIEL CELAYA

BUONGIORNO

Sono le dieci del mattino.
Ho fatto colazione con del succo d'arancia
e mi sono vestito di bianco.
E sono andato a fare una passeggiata, senza fare niente,
parlando per il gusto di parlare,
pensando senza pensare, felice, salvo.

Che commozione gioiosa!
Ciao, tamarindo!
Cosa hai portato con la brezza oggi?
Ciao, piccolo cardellino!
Buongiorno, buongiorno.
Annuncia con il tuo canto come è semplice la felicità.

Respiro lentamente, molto lentamente,
assaporando ciò che sto facendo,
sentendomi vivo in ogni fibra,
in ogni cellula che esplode,
nella punta stessa del capello più sottile.
Buongiorno, buongiorno!

L'immediato esalta. Io non sono io, eppure esisto,
e il mondo esterno esiste,
ed è bello, ed è semplice.
Ehi, tu, vermetto! Parlo anche a te.
Buongiorno, buongiorno!
Anche tu sei reale. E per questo ti glorifico.

Saluto il candore
che il gladiolo ha inventato senza sapere di farlo.
Saluto la nuda
vibrazione dei pioppi snelli.
Saluto il grande blu come un'esplosione immobile.
Saluto, morto il sé, la nuova vita.

Tra gli alberi, contemplo
il mattino, la beatitudine, l'incredibile evidenza.
Dov'è il suo segreto?
La bellezza della totalità!
Per gli altri, negli altri, per tutti, vuoto,
sorrido, sospeso.

Mi vergogno a pensare a quanto ho assecondato
i miei dolori personali, la mia esistenza spettrale,
il mio cuore ostinato e spaventato,
quando contemplo questa breve e pura gloria presente.
Oggi voglio essere un canto,
un canto elevato al di sopra di me stesso.

Come tremano le piccole foglie nuove,
le foglie verdi, le foglie selvatiche!
Una a una sussurrano
un segreto che poi diventerà una vasta distesa di fogliame.
Nessuno è nessuno: un mormorio
corre di bocca in bocca.

Quando un poeta canta come cantano le foglie,
non è un uomo a parlare.
Quando un poeta canta, non si esprime.
La sua gioia è più che umana,
e si rivela nel suo silenzio.
Capite cosa intendo quando vi dico buongiorno.

(da Pace e concerto, 1953)


"Tutto vale la pena. / (...) / È una miseria; non significa nulla; / ma il mio sangue risuona: vivo, sono felice" scrive in una raccolta del 1947 il poeta spagnolo Gabriel Celaya: è quella felicità di nulla, quella gioiosa accettazione del momento che caratterizza gran parte della sua poetica. È quell'accontentarsi di ciò che si ha e che si è, è la consapevolezza della bellezza dell'attimo. E se è un'assolata mattina di primavera, tanto meglio....

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HEINZ SCHOLNHAMMER, "MAGIA DI PRIMAVERA"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

Per l'aria, per il mare, per il vento / per il mio amore, per - che so io? - / perché la vita si allarga ed è sempre diversa / (...) /  Per questo e per altri dettagli vale la pena vivere.
GABRIEL CELAYA, Operazioni poetiche

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Rafael Gabriel Juan Múgica Celaya Leceta, noto come Gabriel Celaya (Hernani, 18 marzo 1911 – Madrid, 18 aprile 1991), poeta spagnolo della generazione letteraria del dopoguerra. Fu uno dei più importanti rappresentanti di quella che veniva chiamata "poesia impegnata" o poesia sociale.


sabato 28 marzo 2026

Una cantata per corno


CONCHA MÉNDEZ

AUTOMOBILE

Automobile
Una cantata per corno.
Lucciola attraverso la strada buia.
Occhi che brillano nella notte fredda.
Rettile cittadino che striscia rapidamente.

(da Inquietudini, 1926)

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L'enfasi modernista del progresso tecnologico permea gran parte della prima produzione della poetessa spagnola Concha Méndez: "Ho assistito alla nascita di tutte le invenzioni del secolo. Sono nata al centro della modernità, delle canzoni, dei mezzi di trasporto, della velocità, del volo. Le mie prime poesie sono piene di queste cose: i clamori della modernità, dei piloti, degli aerei, dei motori, delle eliche, delle telecomunicazioni". L'automobile viene dipinta attraverso quattro immagini significative che rappresentano l'acustica dei clacson, la luminosità dei fari e la velocità della scocca metallica.

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IMMAGINE © THE GRAND REVIEW

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nessun'altra invenzione ha modificato così tanto e in un sol colpo la vita dell'umanità.
LUCIANO GIANFRANCESCHI, Il Monello, n. 17, 1975

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.