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lunedì 9 marzo 2026

Innamorarci della vita


GIÒRGOS SARANDÀRIS

AMICIZIE

Ad Anastasios Drivas

Il cielo amato
Così ingenuo così gentile
Con la sua luce abbondante ci disturba
Non ci perdona
Di innamorarci della vita
Con entusiasmo

(da Come un soffio d'aria, 1999)

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L'entusiasmo umano per la vita terrena viene visto dal poeta greco Giòrgos Sarandàris come una sorta di "tradimento", una distrazione rispetto alla contemplazione dell'infinito. Il cielo del paesaggio greco, spoglio e luminoso, nella sua ingenua gentilezza, non può accettare il vigore talvolta disordinato dell'attaccamento alla vita.

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FOTOGRAFIA © ALEKSANDAR PASARIC/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mi dirigo verso il mare / Ma guardo le stelle / Appesantire lo specchio / Dove il mio desiderio / Luccica dai tremori dell'acqua.
GIÒRGOS SARANDÀRIS

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Giòrgos Sarandàris (Istanbul , 20 aprile 1908 – Atene , 25 febbraio 1941), poeta, filosofo e saggista greco della Generazione degli anni '30. Formatosi in Italia, si ispirò alla lirica pura di Ungaretti.Trasferitosi ad Atene, partecipò attivamente al rinnovamento delle lettere greche. Morì in seguito alle sofferenze patite sul fronte albanese, combattendo contro gli Italiani.


domenica 8 marzo 2026

La donna comune


JUDY GRAHN

VERA, DALLA MIA INFANZIA

Imprecare solennemente, promettere come un giuramento a te
che in qualche modo sei diventata una vecchia pallida;
imprecare, come se un giuramento potesse avvolgerti
le spalle
come un cappotto nuovo:
Per i tuoi 28 dollari a settimana e il bastardo del capo
che non ti sei mai permessa di odiare;
e il lavoro, tutto il lavoro che facevi a casa
dove non venivi mai pagata;
Per la tua bocca che si è fatta sempre più sottile
fino a scomparire come se ti fosse andata di traverso,
guardando il liquore forte ridurre il tuo bravo marito
a una barzelletta macabra.
Per lo strano neo, come un terzo occhio
proprio in mezzo alla tua fronte;
per la tua religione che insisteva sul fatto che le persone
sono bellissimi uccelli dorati e devono essere preservate;
per la tua tenacia persistente
e il tuo parlare semplice e schietto:
la donna comune è comune
come il buon pane,
comune come quando non potevi andare avanti
ma lo facevi.
Per tutto il mondo che non sapevamo di avere sempre
avuto in comune
la donna comune è comune come il miglior pane
e crescerà
e diventerà forte -- te lo giuro
te lo giuro sulla mia testa
te lo giuro sulla mia testa
di donna
comune

(da Le poesie della donna comune, 1970)

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Vera, un'immigrata indiana negli Stati Uniti del dopoguerra, assurge a simbolo di tutte le donne comuni in questo 8 marzo: è una delle tante raccontate dalla poetessa statunitense Judy Grahn.

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JOSINE VIGNON, "SIGNORA ELEGANTE CON GLI OCCHI AZZURRI"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nate sotto una stella nera, / le donne hanno dato alla luce / il mondo.
ANNA ŚWIRZCZYŃSKA, Sono una donna

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Judy Rae Grahn (Chicago, Illinois, 28 luglio 1940),  poetessa e scrittrice statunitense.  Femminista molto stimata nei circoli underground prima di raggiungere la fama pubblica, esordì nel 1970 con Le poesie della donna comune. Una delle principali influenze nella sua opera è la Teoria Metaformica, che fa risalire le radici della cultura moderna ad antichi riti mestruali.


sabato 7 marzo 2026

Poesia d’inappartenenza


EUGENIO MONTALE

XENIA, I, 14

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Sul "tu" montaliano, che i critici hanno ritenuto il rifugio di un "io" poetico incerto ironizza lo stesso Eugenio Montale: "I  critici ripetono, / da me depistati,  / che il mio tu è un istituto.  / Senza questa mia colpa avrebbero saputo / che in me i tanti sono uno anche se appaiono / moltiplicati dagli specchi". Ma il Premio Nobel va oltre, negli Xenia che glorificano la memoria di Mosca, la moglie morta: quell'inappartenenza evidenziata dai critici non è un ripiegamento sull'interiorità, ma è un'apertura destinata a lei, a Drusilla, l'unica dei due capace di "vedere" la realtà seppure molto miope: "Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue".

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RAFAL OLBINSKI, "RACCONTI D'INVERNO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / Di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.
EUGENIO MONTALE, Satura

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 6 marzo 2026

Rare gocce


ALESSANDRO PARRONCHI

IL POCO RAGGIO IN NOI DISCESO DALLE STELLE

Il poco raggio in noi disceso dalle stelle
trova sempre meno specchi in cui riflettersi,
si condensa in qualche goccia ... I volti amati
sono queste rare gocce nella notte
soffocata e senza spazio.
Quelli allora non li turbi mai tempesta,
sian felici nel silenzio o ad un respiro
di parole consuete. Ma così
sono solo se pensati da lontano.
Tu, bambina, la gioia di vederti
non è senza una punta di tormento
che prevede il futuro ignoto, e sempre
è vivo e disperato chi conosce
l'allegria che mi dai pari all'angoscia.

(da Coraggio di vivere, Garzanti, 1961)

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L'angoscia del poeta fiorentino Alessandro Parronchi è quella di spazio e tempo "pronti a consumarsi / in un mondo di ciechi all'improvviso" in una sospensione tra il finito e un irraggiungibile infinito, capace di annientare i suoi affetti, i volti amati che sono luce in un mondo buio, in particolare la figlia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il mondo a cui da poco hai aperto gli occhi / non è, piccina mia, quale vorrei / che fosse... E tu, non guardarlo così, / come se - troppo presto!  - lo capissi.
ALESSANDRO PARRONCHI, Coraggio di vivere

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Alessandro Parronchi (Firenze, 26 dicembre 1914 – 6 gennaio 2007), poeta, storico dell'arte e traduttore italiano. Con il suo stile ricercato è passato da un ermetismo  incantato a un intimismo che trae giovamento dalla consolazione della memoria: per questo le sue poesie sono oggetto di un meditato lavorio con cui il ricordo media l’emozione.


giovedì 5 marzo 2026

L’avvicinarsi della primavera


JOHN MONTAGUE

11 RUE DAGUERRE

Di notte, a volte, quando non riesco a dormire
Vado alla porta dell'atelier
e annuso l'odore di terra del giardino.

Emana un aroma delicato,
soprattutto ora, con l'avvicinarsi della primavera,
quando i viticci verdi si intrecciano

attraverso l'humus, disperatamente fragili
mentre passano
sui pezzi di terra scura e indurita.

C'è una luce bianca sui ciottoli
e nel condominio di fronte –
su tutti e quattro i piani: silenzio.

In quella quiete – tenue ma luminosamente precisa,
una luce perfetta – noto che
le punte del ciliegio appena innestato

sono di un nero lucido e compatto.

(da Una luce perfetta, 1967)

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Nel 1961 il poeta irlandese John Montague e la moglie francese Madeleine lasciarono Dublino per trasferirsi a Parigi. Trovarono casa al numero 11 di Rue Daguerre, non lontano dall'abitazione di Samuel Beckett. È lì che il poeta coglie l'arrivo della primavera in una notte insonne: il lento movimento della natura, il risveglio della terra ma soprattutto quella "luce perfetta".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

A volte vedo il presente / come un giorno luminoso, o una collina, / l'unico modo per dire qualcosa / nel modo più chiaro possibile.
JOHN MONTAGUE, Una luce perfetta

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MontagueJohn Patrick Montague (Brooklyn, New York, 28 febbraio 1929 – Nizza, 10 dicembre 2016), poeta irlandese, è uno dei poeti anglofoni più noti della seconda metà del ‘900. Nel 1998 fu il primo a occupare la nuova Ireland Chair of Poetry, nel 2010 fu insignito della Legion d’Onore.


mercoledì 4 marzo 2026

In silenzio


KENNETH REXROTH

IN SILENZIO

Sdraiato qui, in silenzio, accanto a te,
La mia guancia contro le tue gambe sode e tranquille,
La musica calma di Boccherini
Ci avvolge nel silenzio,
Mentre il sole lascia i tetti e se ne va
Laggiù sul Pacifico, silenzioso
Così silenzioso il sole si muove oltre noi,
Così silenzioso come il sole se ne va sempre,
Così silenziosi, i nostri corpi, logorati dal
Tempo e dalle penitenze dell'amore, i nostri
Cervelli rannicchiati, silenziosi nei loro gusci, dormienti,
I nostri cuori lenti, silenziosi, affidabili
Nei loro ritmi intrecciati, il battito
Nella tua coscia che mi accarezza la guancia. In silenzio.

(da In difesa della Terra, 1956)

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Un momento di tranquilla intimità degli amanti: giacciono in silenzio sul letto mentre il giorno sta svanendo e il sole cade nell'oceano. Il poeta statunitense Kenneth Rexroth sottolinea più volte quello stato di quiete usando ben undici volte l'aggettivo "quiet" e  una sola volta "calm" riferito alla musica di Boccherini che si diffonde nella stanza. Un'ora di luce dorata in cui tutto sembra essere d'oro nella naturale connessione dei corpi, divenuti solo "battito".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mi chiedi cosa pensassi / prima di essere amanti. / Facile risponderti. / Prima di incontrare te, / non avevo niente a cui pensare.
KENNETH REXROTH, Le poesie d'amore di Marichiko

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Kenneth Charles Marion Rexroth (South Bend, Indiana, 22 dicembre 1905 – Santa Barbara, California, 6 giugno 1982), poeta statunitense. Figura centrale nella poesia di San Francisco dal 1930 al 1970, visse attivamente la Beat Generation, verso cui fu critico. Gran parte della sua poesia è d’amore o erotica, influenzata dai lirici greci antichi e da Tu Fu, poeta cinese dell’VIII secolo.


martedì 3 marzo 2026

Seta in fiamme


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

NEBBIOSO, IN ELEGANTE LANGUORE

Nebbioso, in elegante languore, si specchiava
il cielo viola nel rosso mogano;
dentro, il grigio aveva carne e seta in fiamme;
la sera arrivò il profumo delle mimose...

Un desiderio impossibile di lussi sensuali
trasportava, tra le visioni, l'anima malinconica,
...il desiderio di arrivare prima... o di non arrivare mai...
non so dove... per cosa!... a non so che ora...

La felicità stava arrivando - ma senza dirmi nulla-
accanto a me... Era non so chi... L'ombra
dolce del crepuscolo fece fiorire il suo sogno,
e mi guardò a lungo, tra le sue rose...

(da Malinconia, 1912)

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Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez sta attraversando i Pirenei in treno per raggiungere San Sebastián - dopo un temporale, dalle parti di Laruns è ormai calata la sera che mescola i colori del tramonto con quelli della tempesta ormai allontanatasi. Quei colori, quei profumi, quell'atmosfera di primavera si inseriscono nel sogno amoroso del poeta.

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FOTOGRAFIA © MAREK PIWNICKI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Apollo infiamma le lire fraterne / in un tramonto musicale dorato / come farfalle in fiamme...
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Labirinto

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.