ÁNGEL GONZÁLEZ
TALVOLTA MI MANGIO LE SERE
Talvolta mi mangio le sere:
non tutte hanno polpa commestibile.
Se sono al mare,
addento prima le scogliere.
Poi le nuvole rossastre e il cielo
– sputo i gabbiani –
e per dessert, lascio i bagnanti
che giocano a palla, con i capelli spettinati.
Se sono in città,
mangio la sera a secco:
mastico lentamente i minuti
– dopo averne rimosso le spine –
e quando sono spariti,
me ne vado a rimuginare sulle ombre,
ricordando il tempo divorato
con un amaro sapore di nulla in gola.
(da Parola dopo parola, 1965)
.
Il poeta spagnolo Ángel González imbastisce un componimento ironico e surreale in cui trasforma fisicamente il paesaggio in cibo – è la seconda strofa, quella che si riferisce a una località di mare, all’aperto, dove è possibile lo svago e l’osservazione degli altri. Ma in città, nel chiuso recinto della propria casa, è il tempo a essere divorato, masticato e rimuginato, con tutti i suoi ricordi.
.
FOTOGRAFIA © CHANDI GABREIL/PEXELS
.
LA FRASE DEL GIORNO
Oh, tu, intrepido forestiero / che guardi gli uomini: / contempla le stelle! / (Il Tempo, non la Storia).
ÁNGEL GONZÁLEZ, Campione di alcuni procedimenti narrativi
.
Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12 gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.










