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lunedì 7 settembre 2026

Giardino di api ed aromi


MANUEL ALTOLAGUIRRE

GIARDINO

Tutto il giardino come
un corpo con febbre.
Ben composte verdi membra vegetali!
L’acqua sommersa che crea –
malata di confusioni,
da se stessa divisa – fango.
Giardino di api ed aromi,
senza sentiero al transito.
Ivi entrare è restare,
come quando
restiamo dentro un libro,
tra due piante o più, schiacciati.

(da Le isole invitate e altre poesie, 1926 - Traduzione di Oreste Macrì)

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Il tema del giardino (e in particolare il topos del "jardín cerrado") è ricorrente nella poesia di Manuel Altolaguirre, esponente della Generazione del '27. Entrare in un giardino equivale a immergersi nello spazio intimo della coscienza: il paesaggio naturale non è solo un elemento esterno, ma un riflesso dell'anima e del vissuto del poeta.

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JACEK YERKA, "IL GIARDINO DEL GIARDINIERE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è la mia principale fonte di conoscenza. Mi insegna a conoscere il mondo e, attraverso di essa, imparo a conoscere me stesso. Ci unisce, ci rende capaci di comunicare.
MANUEL ALTOLAGUIRRE

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Manuel Altolaguirre Bolín (Malaga, 29 giugno 1905 – Burgos, 26 luglio 1959), poeta surrealista spagnolo della Generazione del '27. Con i suoi toni intimisti e spirituali cantò l'amore e la solitudine Egli stesso indicò Juan Ramón Jiménez e Pedro Salinas come suoi ispiratori.


domenica 6 settembre 2026

L’ora romantica


CRISTINA DE ARTEAGA

CUORE DI DONNA, IV

Lasciami appoggiare la testa sulla tua spalla,
lascia che la mia anima di donna trovi riposo in te;
ma avvicinati. L'ombra che cala
con il tramonto mi riempie di tanta tristezza!...

Non senti salire l'onda della malinconia?
Mi sembra un presagio di ciò che sta per finire...
Le anime già si affacciano per vedere il giorno andar via:
è l'ora romantica. Non lasciartela sfuggire!

Metti la tua mano nella mia, solo per un istante...
Reprimi le parole che dicono addio all'illusione...
Sigillala con baci, lacrime dalle tue labbra...
E lasciami piangere sul tuo cuore!

(da Seminate, 1925)

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L'ora romantica del tramonto, dolce, anche malinconica talvolta,  che invita a pensieri d'amore: a cantarla è la poetessa spagnola Cristina de Arteaga, che l'anno seguente, dopo una delusione amorosa, entrerà in un'abbazia benedettina, diventando poi, nel 1936, suora geronimita.

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FOTOGRAFIA © ELIZABETH FERREIRA/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il sole al tramonto, le ultime note di una melodia, / l’ultimo assaggio di un dolce – e l’ultimo è sempre il più dolce – / s’imprimono nel ricordo più di ogni cosa passata.
WILLIAM SHAKESPEARE, Riccardo II

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María Cristina de Arteaga y Falguera (Zarauz, 6 settembre 1902 – Siviglia, 13 luglio 1984), scrittrice, storica e poetessa spagnola. Nel 1936 prese i voti diventando suora geronimita. La sua traiettoria letteraria passa dalle tensioni liriche della gioventù degli Anni '20 a una profonda evoluzione spirituale e formale.


sabato 5 settembre 2026

Quelle tue labbra schive


SUNAY AKIN

S'È VISTO

Non bruciare il bordo alla lettera,
e non parlare d’amore
per pagine e pagine.
Soltanto, mentre chiudi la busta,
calca molto
quelle tue labbra schive.

(da Poesia, 196 Luglio/Agosto 2005 - Traduzione Laura Rotta e Giampiero Bellingeri)

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Nella tradizione romantica turca e mediorientale, bruciare leggermente l'angolo o il bordo di una lettera d'amore (letteralmente "bruciare la punta della lettera") era un segno inequivocabile per comunicare al destinatario che si stava "bruciando d'amore" per lui. Il poeta Sunay Akın qui sovverte questo cliché, chiedendo di evitare gesti teatrali e di preferire l'intimità pura e silenziosa di un bacio sulla busta.

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FOTOGRAFIA © UMAY KARATAŞ/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Amore mio, io e te siamo come una bussola: / abbiamo due teste, ma un solo corpo.
SUNAY AKIN, Erano sempre lì

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Sunay Akın (Trebisonda, 12 settembre 1962), poeta, scrittore, conduttore televisivo, giornalista e filantropo turco. È il fondatore del Museo del giocattolo di Istanbul. il suo stile è influenzato principalmente da Orhan Veli Kanık e Cemal Süreya. Le sue poesie sono generalmente liriche brevi e di tono delicato.


venerdì 4 settembre 2026

Come l’atropina


MAŁGORZATA HILLAR

POSSO

Dici che
le parole non possono esprimere nulla.

Ti guardo
con tristezza

Conosco parole che dilatano le pupille
come l'atropina e cambiano il colore del mondo.

Dopo di loro non puoi più andartene.
Posso donarmi a te
se non riesci a dirmi
cosa provo
quando ti offro le mie labbra?

(da La brocca d'argilla, 1957)

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Małgorzata Hillar, poetessa polacca, scrive una poesia dìamore sulla barriera comunicativa tra due persone innamorate e sulla paura di donarsi completamente a qualcuno che non riesce a esprimere i propri sentimenti. L'atropina è un farmaco che ha tra i suoi effetti quello di dilatare le pupille, ed è una metafora azzeccatissima: le parole aprono gli occhi all'amore, cambiano la percezione della realtà e rendono definitiva la relazione.

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JACK VETTRIANO, "FINALMENTE, AMORE MIO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Oggi, come allora, / desidero mani che accarezzino, / parole calde e morbide / come la lana di pecora.
MAŁGORZATA HILLAR, La brocca d'argilla

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Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente. La sua è poesia del quotidiano, che spicca per semplicità di forma e attenzione al sentimento.


giovedì 3 settembre 2026

L’estate passata


GWENDOLYN BROOKS

UN TRAMONTO SULLA CITTÀ

Già non sono più guardata con lascivia o amore.
Le mie figlie e i miei figli mi hanno riposta con biglie e bambole,
se ne sono andati di casa.
Mio marito e i miei amanti sono piacevoli o abbastanza gentili
e la notte è notte.

È un vero riposo,
la cosa autentica.
Non mi illudo, non credo che sia ancora estate
perché il sole resta e gli uccelli continuano a cantare.

È l'estate passata che vedo, è l'estate passata.
I dolci fiori si seccano e muoiono,
l'erba dimentica il suo splendore e acconsente a diventare marrone.

È un vero riposo. Arriva la frescura autunnale.

(da I mangiatori di fagioli, 1960)

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La poetessa statunitense Gwendolyn Brooks affronta con lucida malinconia il tema dell'invecchiamento femminile, la solitudine e lo smarrimento identitario che derivano dalla fine della giovinezza. E Lo fa attraverso la metafora dell'estate che finisce e dell'autunno che si presenta.

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FOTOGRAFIA © GOODINTERACTIVE/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Stava imparando ad amare i momenti. Ad amare i momenti per quello che sono.
GWENDOLYN BROOKS, Maud Martha

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Gwendolyn Elizabeth Brooks (Topeka, Kansas, 7 giugno 1917 – Chicago, Illinois, 3 dicembre 2000), poetessa e scrittrice statunitense. È stata la prima afroamericana a vincere il Premio Pulitzer per la poesia. Nel 1985-86 ricoprì l’incarico di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.


mercoledì 2 settembre 2026

Wendell Berry


Wendell Berry, il poeta-contadino originario del Kentucky, è morto lunedì all'età di 92 anni nella sua casa di Port Royal. La sua poetica  rappresenta una filosofia organica che unisce la scrittura alla terra, al lavoro manuale e alla responsabilità morale, in un’ottica che rifiuta la velocità e l'industrializzazione del mondo moderno a favore di un ritmo di vita lento e radicato: coltivare la terra e scrivere poesie sono atti identici, che richiedono pazienza, cura del dettaglio, rispetto per la materia e dedizione quotidiana.

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FOTOGRAFIA © GUY MENDES

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LE OCHE SELVATICHE

A cavallo la domenica mattina,
a raccolto finito, assaporiamo cachi
e uva selvatica, dolce e aspra
di fine estate. Nel labirinto del tempo
sui campi autunnali, diamo un nome
a chi è andato a ovest da qui, nomi
che riposano sulle tombe. Apriamo
un seme di cachi per trovare l'albero
che si erge in promessa,
pallido, nel midollo del seme.
Le oche appaiono alte sopra di noi,
passano, e il cielo si chiude. L'abbandono,
come nell'amore o nel sonno,
le trattiene per la loro strada, chiara
nell'antica fede: ciò di cui abbiamo bisogno
è qui. E preghiamo, non
per una nuova terra o un nuovo cielo, ma per essere
tranquilli nel cuore e con gli occhi
limpidi. Ciò di cui abbiamo bisogno è qui.

(da Il paese del matrimonio, 1973)

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COME L’ACQUA

Come l'acqua
di un fiume profondo,
l'amore è sempre troppo.
Non l'abbiamo creato noi.
Anche se beviamo fino a scoppiare,
non possiamo averlo tutto,
né desiderarlo tutto.
Nella sua abbondanza
sopravvive alla nostra sete.
La sera scendiamo sulla riva
per bere a sazietà
e dormire,
mentre scorre
attraverso le regioni dell'oscurità.
Non ci trattiene,
se non continuiamo a tornare
assetati alle sue ricche acque.
Entriamo,
disposti a morire,
nella comunità della sua gioia.

(da Il paese del matrimonio, 1973)

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Altre poesie di Wendell Berry sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è importante, / come dimostra la sua mancanza./ È la custodia // della propria possibilità, / il passato che si ricorda / nella presenza del // presente, il potere appreso / e tramandato di vedere / ciò che è presente // e ciò che non lo è.
WENDELL BERRY, Aperture

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Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934 – Port Royal, Kentucky, 31 agosto 2026), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari, Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.


martedì 1 settembre 2026

Poesie per settembre XIII


L’arrivo di settembre si configura non come un semplice cambio di stagione, ma come un limbo crepuscolare, sospeso tra la vitalità residua dell'estate e l'inesorabile declino autunnale. Il poeta tedesco Peter Huchel coglie la natura in un momento di trasfigurazione fisica dove la luce solare cede il passo a una luna fredda e pallida. Georg Trakl, poeta austriaco, con il suo tratto espressionista e simbolista, trasforma la «sera di settembre» in una partitura di tensioni cromatiche ed emotive.

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FOTOGRAFIA © MARCELO VERFE/PEXELS

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PETER HUCHEL

SIBILLA DELL’ESTATE

Settembre getta via il favo
della luce, oltre i giardini rocciosi.
La sibilla dell'estate non vuole ancora morire.
Con il piede nella nebbia e la faccia rigida,
veglia il fuoco nel focolare frondoso;
gusci di mandorle, come urne a pezzi,
giacciono lì sparsi, su un duro sentiero erboso.
L’acqua ha inciso la lama pendente della canna.
I ragni viaggiano, i fili volano.
La sibilla dell'estate non vuole ancora morire.
Annoda i suoi capelli agli alberi.
In aperto marciume il fico partorisce.
E bianca e rotonda come un uovo di gufo
la luna brilla di notte sui rami pallidi.

(da Poesia, 339, -Luglio-Agosto 2018 - Traduzione di Paola Quadrelli)

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GEORG TRAKL

PAESAGGIO

Sera di settembre; tristi risuonano i cupi richiami dei pastori
Per il villaggio che s’imbruna; fuoco sprizza dalla fucina.
Potente s’impenna un cavallo nero; i capelli di giacinto della ragazza
Cercano l’ardore delle sue narici purpuree.
Piano raggela all’orlo il grido della cerva
E i gialli fiori d’autunno
Si chinano muti sul volto azzurro dello stagno.
In rossa fiamma si è consunto un albero; volano via con visi oscuri i pipistrelli.

 
(da Sebastian in sogno, 1915 - Traduzione di Ida Porena)

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nel tuo cuore già cade / la pioggia che annuncia; / e settembre è questo freddo / dell'anima, piuttosto che del corpo.
JOSÉ MATEOS, Canzoni

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Peter Huchel, pseudonimo di Helmut Huchel (Berlino, 3 aprile 1903 – Staufen im Breisgau, 30 aprile 1981),  poeta e scrittore tedesco. Caporedattore della radio di Berlino Est e della rivista Sinn und Form; nel 1962 fu costretto a dimettersi. Lasciò la DDR nel 1971.  Descrisse scene di vita del popolo, che coniugò con una spiccata liricità.


Georg Trakl (Salisburgo, 3 febbraio 1887 – Cracovia, 3 novembre 1914), un poeta espressionista austriaco. Dai suoi versi visionari e lacerati promana uno sconsolato senso di solitudine, di decadenza, di estraneità, in un alternarsi di oscuri sentimenti di colpa e di speranze di redenzione.