2 agosto 2021

Per far danzare le ragazze


MERJA VIROLAINEN

SONO RAGAZZA, CHE BELLO!

Sono ragazza, che bello
appena ascesa in terra
coi capelli sabbiosi di sparto,

c’è un porticciolo cosciente della propria
essenzialità
che sogna di me,

le alghe si ergono incantate,
l’erba storna sorride,
gli occhi dei fiori si aprono,

uno spiffero scrupoloso dimentica
di soffiare sulla bua del pino sulla riva,

arrivo incespicando,
l’inciampo fa sobbalzare cavolaie,
ballerine, sacchi di vermi,
sorvolo al galoppo la rocambola,

sprizza la gioia, punzecchia
in ogni graffio:
no, questo è davvero
troppo, che bello!

Tutto si è raccolto in rosso
per ricevere me, proprio me:

l’acetosa fa spazio
nella sua marsina, s’inchina,
il canneto sussurra di me, bruisce,
le maestà in altoparlanti fogliose
frangono l’infinito discorso ufficiale,

le lepri ondose si precipitano dal mare
per far danzare le ragazze!

(da Sono ragazza, che bello!, 2003 - Traduzione di Antonio Parente)

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Una femminilità prorompente, ormonale, divampa anche nel ritmo di questi versi della poetessa finlandese Merja Virolainen: una presa di coscienza del corpo nella sua dimensione naturale, in un mondo di erbe e fiori che sembra fatto su misura per l’energia impetuosa delle ragazze, amplificata dall’antica religione pagana nordica.

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FOTOGRAFIA © PIXNIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Non devi smettere di essere una ragazzina per diventare una donna. Hai solo bisogno di pensare quali persone vuoi avere intorno la prossima volta che decidi di far vedere la ragazzina che è in te.
JESSICA QUELLER, Gossip Girl, Stagione 4, episodio 7




Merja Virolainen  (Lapua, 7 maggio 1962), poetessa e traduttrice finlandese. Costumista, ha lavorato per il circo e il teatro dei burattini prima di laurearsi in filosofia. Tra i suoi temi prediletti l’amore carnale, i ricordi d’infanzia, l’esistenza senza amore e la problematica dell’identità.


1 agosto 2021

Poesie per agosto VIII



Due poesie che mostrano  diversi volti di agosto: la sera paesana lucana calda e piena di stelle di Leonardo Sinisgalli e il pomeriggio assolato della collina ticinese in cui il volo delle farfalle in amore ricordano a Giorgio Orelli il proprio anniversario di matrimonio.

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FOTOGRAFIA © ELENA BREZHITSKAYA

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LEONARDO SINISGALLI

SERA D’AGOSTO

a Gian Domenico Giagni

Son qui stasera
dietro la ragnatela
che difende il Tuo trono:
ogni stella è meno di niente,
una mosca lucana lucente.

(da I nuovi Campi Elisi, Mondadori, 1947)

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GIORGIO ORELLI

QUELLE FARFALLE BRUNE

Quelle farfalle brune,
le più comuni forse del mondo,
immancabili ai nostri picnic
d’agosto quando vagano come stordite dal fiume,
quasi m’hanno sfiorato
sulla collina, zelante drappello
e cauto, che, non più vagando, ha raggiunto
i fiori lilla su gambi lunghi e lì,
perfettamente combaciando le ali,
ognuna su un fiore pareva
suggere il paradiso:
né tu né io quest’anno ci saremmo
ricordati del nostro anniversario
se d’improvviso riaprendosi, prima
di volar via, l’una non avesse,
e l’altra e l’altra, un attimo, mostrato
un 8 limpidissimo, arancione.

(da Il collo dell’anitra, Garzanti, 2001)

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh incerto chiarore / del lento giorno d'estate; / oh senza tumulti di fiamme / tramonto d'agosto!
GIOVANNI DESCALZO, Risacca




Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 9 marzo 1908 – Roma, 31 gennaio 1981), poeta,  saggista e critico d'arte italiano. Noto come Il poeta ingegnere per il fatto che lavorò per Olivetti e Pirelli e per aver fatto convivere nelle sue opere cultura umanistica e cultura scientifica. Fondò e diresse la rivista “Civiltà delle macchine”.


Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


31 luglio 2021

Chi si ferma sogna


FEDERICO GARCÍA LORCA

CORRENTE

Chi cammina
s’intorbida.

L’acqua corrente
non vede le stelle.

Chi cammina
dimentica.

E chi si ferma
sogna.

(da Sonetti dell’amore oscuro, 1936)

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Chi è l’uomo che in questa poesia di Federico García Lorca siede sul bordo di un fiume guardando scorrere l’acqua che trascina via ogni cosa confondendone le immagini e intanto si abbandona al sogno? Ma è naturalmente un poeta che, per la sua stessa attitudine, astrae dal tempo.

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FOTOGRAFIA © BUWANEKA BORALESSA/PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mondo ha sorde penombre e disordine / ai primi limiti che frequenta l'uomo.
FEDERICO GARCÍA LORCA, Sonetti dell’amore oscuro




Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936), poeta e drammaturgo spagnolo). Voce tra le più originali del Novecento spagnolo, amico di Salvador Dalí e Luis Buñuel, partecipò ai vari tentativi modernisti, specialmente impressionisti. Morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti.


30 luglio 2021

Tamara Kamenszain


“Poetessa è una parola dolce, che abbiamo messo da parte perché ci imbarazzava, e tuttavia ancora torna nel fazzoletto che le nostre antenate legavano alla gola delle loro liriche rauche”: rivendicava la libertà di essere poetessa e non “una poeta”, l’orrendo termine che va di moda adesso per indicare una donna che scrive poesie, l’argentina Tamara Kamenszain scomparsa l’altro ieri dopo aver lottato contro il cancro. Le sue poesie sono intense, barocche, e fanno pensare, contestualizzare, elaborano le tesi dei suoi ispiratori, Alejandra Pizarnik e Nicanor Parra. Sullo scrivere femminile, disse in un’intervista: “Le donne non scrivono per convincere nessuno. Ecco perché la poetessa che è in ognuna di noi cerca di uscire allo scoperto in questo momento, verso un nuovo destino che era già scritto e che sull'orlo della sua stessa storia rivisitata, non si è mai stancato di aspettarci".

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SCUDO DI DAVID

Sotto al suo basco nero
c’è un tetto infiammabile
turbolenze
le nubi rosse del tropico
sventolano furiose
a mezz’asta su l’Avana vecchia
dove nessuno sa dire
dove riposino i resti
ciò che resta di me
mi lascia in balia
del mio personale mausoleo

jinetera
prigioniera dei propri piedi
non aspetto nessuno
e insisto che qualcuno
deve venire
un messia
sul suo basco nero inclinato
l’occhio del ciclone
il manto celestiale che strappa
punte stellate
dagli occhiali di Trockij
schegge che un eroe si affonda
tra il petto e la spalla
una maglietta strappata
fa da scudo.

(da Il ghetto, 2012 – Traduzione di Chiara De Luca)

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CON MIA SORELLA PARLIAMO DI LEI

Con mia sorella parliamo di lei.
Hai visto quel che ha detto hai sentito quel che non dice
ti ricordi quel che diceva.
Con mia sorella le diamo
una vita da bambola la investiamo
di ciò che ci resta delle sue grandezze passate
continuiamo a decorarla
di ciò che permane della sua dignità presente
non sappiamo che altro fare è la nostra protagonista
la sua lettera ci esce dalla bocca
e diciamo cose che nessuno
che non provenga da una stirpe panica
potrebbe arrivare a comprendere.
Sono monologhi di due perdite in famiglia
mandiamo segnali ammiccamenti ad altri tempi
quando il padre ascoltava e rispondeva
quando la madre sosteneva l’eco della sua voce
ciao ciao diceva al telefono
ciao le rispondevamo all’unisono
Novità?
niente niente niente ripete ora
in questo limbo che giorno dopo giorno la ripete
quella che legge annunci funebri al contrario
dio rovescia La Nación al mattino
e la lascia stremata finché non si addormenta
perché non si è accorta di niente.
Prima non era così diciamo con mia sorella
questo ci consola seguiamo questa traccia
e anche noi stesse ci componiamo
come bambole dell’altra
poste nella pancia della matrioska
soppesiamo quell’oscurità
che mia madre decifra senza occhiali
la accompagniamo ovunque vada
gli annunci funebri non la trovano ancora
e lei, da poco analfabeta, si difende bene
mettendo noi a coprirle le spalle.

(da L’eco di mia madre, Kolibris, 2014 – Traduzione di Chiara De Luca)

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LA FRASE DEL GIORNO
Leggere e scrivere sono un binomio che può essere separato solo quando sollevi la testa dalle pagine di altre persone per appoggiarla sulle tue.
TAMARA KAMENSZAIN, Piccoli libri




Tamara Kamenszain (Buenos Aires, 9 febbraio 1947 – 28 luglio 2021), poetessa e saggista argentina. Laureata in Filosofia, si dedicò al giornalismo e all’insegnamento della letteratura. Ispirata dalle poesie di Alejandra Pizarnik e Nicanor Parra, fu inserita nella corrente poetica degli Anni ‘70 chiamata “noebarocca”.


29 luglio 2021

Mille verdi


EGON SCHIELE

LE VECCHIE CASE

Le vecchie case
riscaldate d’aria terra-di-Siena:
dappertutto ci sono persiane bruciate dal sole
biancorosse e per giunta un vecchio organino melenso suona;
l’ampia, annosa giubba scura del musicante cieco
è d’un antiquato verde bruno, disfatta e scorticata.
Ti chiamo per mostrarti tutto quanto è concesso;
ecco grandi e piccoli occhi di bambini che ridono
e parlano forte di me.
Su in giardino ci sono tutti i verdi
e fiori e fiori antropomorfi.
Fuori in un prato di colori
sono disciolte figure colorate,
bruni irsuti contadini sul sentiero bruno
e gialle ragazze sul prato di mughetti.
Senti? –
Interno all’albero in foglie c’è un uccello che ha un colore smorto,
si muove appena e non canta,
– mille verdi si specchiano nei suoi occhi.

(da Io eterno fanciullo, Studio Tesi, 1992 – Traduzione di Silvia Alfonsi)

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Le vecchie case sono quelle della campagna boema di Krumau dove il pittore austriaco Egon Schiele si è trasferito nel 1910, raggiunto poi dalla sua musa Wally. È il momento in cui Schiele ama dipingere anche paesaggi: “Io penso all’accostamento dei colori più caldi, che sfumano, che si liquefanno, rifrangono, stanno in rilievo, carica terra di Siena grumosa con verdi o grigi, e accanto una stella di un azzurro freddo, bianca, biancoazzurra”. Quei colori che visivamente parlano anche attraverso le parole di questa poesia.

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EGON SCHIELE, "VECCHIE CASE A KRUMAU"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il pittore può anche guardare. Ma vedere è qualcosa di più. Stabilire un contatto con un’immagine che ci riguarda, è molto. La volontà di un artista.
EGON SCHIELE, Lettera a Oskar Reichel, 20 giugno 1911




Egon_Schiele_photoEgon Leon Adolf Schiele, meglio conosciuto come Egon Schiele (Tulln an der Donau, 12 giugno 1890 – Vienna, 31 ottobre 1918), pittore e incisore austriaco. Avvicinatosi alla Secessione viennese di Klimt e all’Art Nouveau nel 1907, la superò a favore di un Espressionismo basato soprattutto sulla figura umana. Le sue poesie sono riunite nella raccolta Note di un pittore.


28 luglio 2021

Una stanza tutta per sé


MONTSERRAT ABELLÓ

OGNUNO DEVE AVERE

a Virginia Woolf

Ognuno deve avere
una stanza tutta per sé.
E un cortile azzurro
dove far passeggiare i dubbi.

Oltre il sole
vivranno il desiderio
e la nostalgia
della prima parola.

E il sorriso
che si è perduto
e non si ritrova più.

Ma dolce sarà
l'ombra della sera,
dietro le nubi,
aperta come un giglio.

(da Parole non dette, 1981)

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Un buen retiro, un luogo dove ritirarsi per scrivere e pensare, per applicarsi alle proprie passioni: tutti ne abbiamo uno. Un posto dove ci sentiamo bene, dove ci mettiamo quando abbiamo bisogno di prendere del tempo tutto per noi, come Virginia Woolf, cui non a caso la poetessa catalana Montserrat Abelló ha dedicato questa poesia, che scrisse il saggio Una stanza tutta per sé.

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TAVIK FRANTISEK SIMON, "VILMA CHE LEGGE SUL DIVANO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Vivo e torno / a vivere / ogni poesia, / ogni parola. / Amo tanto / la vita /che la faccio mia / ancora e ancora.
MONTSERRAT ABELLÓ, Il fuoco nelle mani




Montserrat Abelló Soler (Tarragona, 1° febbraio 1918 – Barcellona, 9 settembre 2014), poetessa e traduttrice spagnola in lingua catalana. Nel 1939, dopo la guerra civile, visse in esilio per vent’anni in Francia e in Cile. Tradusse Agatha Christie, E.M. Forster, Iris Murdoch e soprattutto Sylvia Plath.


27 luglio 2021

L’acqua di un fiume


WENDELL BERRY

ROTTURA

Credevo di avere le idee chiare?
Era come l’acqua di un fiume
che scorre esigua sotto il ghiaccio. Adesso
che l’acqua è salita e ha rotto
il ghiaccio, vedo che quello che credevo
luce era una parte del buio.

(da Poesie scelte, 1998)

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La forza dirompente dell’acqua che rompe il ghiaccio e provoca il disgelo serve al poeta statunitense Wendell Berry come analogia per la riflessione: quel meditare sulle cose, quel rimuginare sulle idee porta sovente a rovesciare il proprio pensiero, a vedere diversamente quello che superficialmente era sembrato certezza.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
Questa è una cosa importante: devi tornare a guardare, ascoltare e pensare di nuovo.
WENDELL BERRY, The New Yorker, 14 luglio 2019




Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari, Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.