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sabato 14 febbraio 2026

Ti amo e agisco nel tuo cuore


ANTONIO GAMONEDA

ESSERE IN TE

Non entro in te perché tu ti perda
sotto la forza del mio amore;
Non entro in te per perdermi
nella tua esistenza o nella mia;
Ti amo e agisco nel tuo cuore
per vivere in armonia con la tua natura,
affinché tu possa espanderti nella mia vita.

                Né tu né io. Né tu né io.
Nemmeno i tuoi capelli sparsi, anche se mi piacciono tanto.
            Solo questa oscura compagnia.
                                                              Ora
                             sento la libertà.
                                                         Spargi
                                      i tuoi capelli.
                                           Spargi i capelli.

(da Blues castigliano, 1982)

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Il poeta spagnolo Antonio Gamoneda esplora una forma di amore che non cerca il possesso o l'annientamento dell'altro, ma piuttosto una comunione profonda e spirituale. Rifiuta l'idea dell'amore come assorbimento. L'"io" e il "tu" rimangono interi, evitando la perdita della propria esistenza nell'altro.  La sola presenza dell'amata è fonte di bellezza e di serenità "Quando ti scompiglio i capelli / qualcosa di bello si forma nelle mie mani. // E quasi non so di più".

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MALCOLM T. LIEPKE, “ABBRACCIO”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio modo di amarti è semplice: / ti tengo stretta / come se ci fosse un po' di giustizia nel mio cuore / e potessi donartela con il mio corpo.
ANTONIO GAMONEDA, Blues castigliano

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Antonio Gamoneda (Oviedo, 30 maggio 1931), poeta spagnolo. Figura emblematica della letteratura europea, la sua opera è stata riconosciuta tardivamente come una delle più grandi voci della poesia spagnola contemporanea. Sebbene cronologicamente appartenente alla generazione degli anni cinquanta, la sua opera di fatto è rimasta isolata da qualsiasi tendenza poetica.


venerdì 13 febbraio 2026

Il mio mai


EDUARDO COTE LAMUS

POESIA IMPOSSIBILE

Lascia che il mio tocco ti conosca un'ultima volta
perché voglio imparare a memoria il tuo volto,
perché voglio iniziare una poesia dicendo:
"A Segovia, una notte di torri, la mia anima non poté,
non le fu possibile..."

Lasciami, sì, lasciami.
Lascia almeno che stanchi le tue impronte
su questo cuscino profumato del tuo volto,
perché voglio fare un uccello con la tua pelle
per risvegliare il mio cuore morto.

Ti ho amata apertamente, interamente,
e ho guardato con desiderio le tue mani,
cercando di dimenticare la mia antica sete di riva.

Con questa tristezza dal volto rosato,
come se il colore portasse il mio dolore a piedi nudi.
A volte il tuo silenzio mi arriva come campane
che sempre, sempre fischiano sotto la tua pelle...

Ti sei avvicinata alla mia vita come una pianta,
solo allungando gli occhi verso la pienezza dell'albero.
La mia vita era semplice, umile,
tenera argilla per un tocco.

Ora non sono altro che una primavera cieca
che fugge dall'ombra nel tuo sguardo.
È vero che tutto mi è stato inutile, doloroso;
È stato un peccato che tu non mi amassi:
è stato il più grande peccato del mondo.

Ma vieni, avvicinati e muori un po' nelle mie parole.
Nonostante tutto, sei il mio amore, il mio te, il mio mai.

E non sopporto più questo vuoto senza meta
che mi pesa dentro come Dio sull'erba.
Perché non sopporto nemmeno questo sapore di te sulle mie labbra.

Sì: a Segovia, la linfa è morta all'improvviso.
E non ho potuto,
non mi è stato possibile.

(da Salvezza del ricordo, 1953)

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La ferita d'amore, quella che Cupido lascia, può essere dolorosa se la relazione diventa unilaterale:  come nel caso del poeta colombiano Eduardo Cote Lamus. L'amore si trasforma in memoria, in desiderio necessariamente frustrato, addirittura nella sua ricusazione.

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HARANI ART, "AMORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Mi sono venduto come schiavo affinché / il mio padrone potesse controllare le mie azioni; / si scopre che l'amore mi ha reso ancora più solo / e il mio padrone non ne ha avuto colpa.
EDUARDO COTE LAMUS, Salvezza del ricordo

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Eduardo Cote Lamus (Cúcuta, Colombia , 16 agosto 1928 - La Garita, 3 agosto 1964), poeta, diplomatico e politico colombiano. La sua poesia è caratterizzata dalla ricerca della narrazione, dalle immagini essenziali, dall'oggettività poetica, da un idealismo epico e umano, ma sempre in conflitto con la sua intuizione disincantata.


giovedì 12 febbraio 2026

È di nuovo inverno


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

SE LO SPAZIO È DISTANZA

Forse perché allora era inverno
con la persistenza di foglie cadute
inverno non scelto
a malapena un posto dove condividere il vino
e capire quella terra desolata
tra la vertigine e il dover continuare.

Per noi era estranea qualsiasi forma di discorso
perché ho sempre ignorato il tuo risveglio
caduto da un sogno mutevole
il tuo risveglio, così nuovo nella memoria
come nuovo è amare
e altro il mormorio della neve
ora che è di nuovo inverno
in un paese che presto sarà sconosciuto
e abbiamo voltato le spalle all'amore.

Forse perché le mie mani sono muri
e mi separano da te
mani libere che non hanno mai voluto imprigionarti
Forse quella furia è fuggita
attraverso la parete di vetro tra le mie dita.

(da Degli opposti, 1966)

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"Perché se attraversiamo lo spazio / come un errore che cresce nell'unico tempo conosciuto / raggiungeremo molto presto la fine dell'amore": la poetessa argentina Elizabeth Azcona Cranwell ricrea una scena invernale che evoca malinconia e rassegnazione per raccontare la fine di un amore. Quella senescenza fogliare che permane sui rami ormai spogli assomiglia a quell'amore che si è andato sfaldando per colpa di entrambi: "È inutile scavare nel silenzio. / Dell'amore finito / sopravvivrà solo il linguaggio".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'amore non è talvolta l'amore tra due esseri, / ma un modo del mondo / di turbare un triste equilibrio.
ELIZABETH AZCONA CRANWELL, Degli opposti

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Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.


mercoledì 11 febbraio 2026

Il verso nascosto


JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS

A VOLTE INASPETTATAMENTE FEDELE

A volte inaspettata-
mente fedele, altre volte ribelle,
quanto più precisa,
tanto più tenace la sua assenza.
Altre volte, il verso nascosto
era nei suoi abissi,
emerge dai suoi abissi.

(da Io solo so nominarti, 2002)

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Come nasce una poesia? Lo spiega lo stesso José Antonio Muñoz Rojas, poeta spagnolo: "Quella cosa vagamente aleggia nella testa o dovunque e all'improvviso la si ritrova sulla carta. Spiegare quel misterioso passaggio dalla testa alla pagina non è facile o addirittura possibile. I versi fluttuano indefinitamente nella testa o nel cuore, e non ce ne rendiamo quasi mai conto sulla pagina. (...) Il miracolo del passaggio reale dall'idea della poesia alla sua versione sulla pagina è sempre inaspettato e misterioso".

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RENÉ MAGRITTE, "LA GRANDE FAMIGLIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ecco a cosa servono i poeti: / a offrire un cammino agli altri, / a posarsi sui battiti del nostro cuore e a vedere / un po' più lontano, in mezzo a / tutta l'oscurità che ci circonda.
JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS, Oscurità interiore

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José Antonio Muñoz Rojas (Antequera, 9 ottobre 1909 – Mollina, 29 settembre 2009), scrittore e poeta spagnolo appartenente alla Generazione del '36. Dalla corrente machadiana si è spostato verso uno sperimentalismo d’avanguardia cantando l’amore, la malinconia e l’armonia dell’anima nella natura, con uno stile diretto e colloquiale.


martedì 10 febbraio 2026

Avere le ali


CONCHA MÉNDEZ

VORREI AVERE LE ALI

Vorrei avere le ali
ed esplorare gli spazi
vivere la libertà
deliziosa degli uccelli!

Staccarmi dalla terra
e solcare tutti i mari
sorvolando i tropici,
sulle terre polari!

Costruire un nido in primavera,
e poi disfarlo.
E passare anno dopo anno
senza ricordare cosa fosse!...

Che esistenza deliziosa!
Vorrei avere le ali!

(da Inquietudini, 1926)

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Il desiderio di volare è un tutt'uno con quello della libertà, è il sogno di liberarsi dai vincoli, dai lacci che ci tengono legati alla terra. È proprio ciò che vorrebbe la poetessa spagnola Concha Méndez: come surrogato resta il vivere pienamente attraverso la poesia e l'immaginazione, uscendo dalle gabbie della vita quotidiana.

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JEAN-MICHEL FOLON, "COPERTINA PER LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il pensiero vola e le parole camminano a piedi. Qui sta tutto il dramma dello scrittore.
JULIEN GREEN

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


lunedì 9 febbraio 2026

Senza tempo


ELENA GARRO

LO STRANIERO

Là dove troviamo ciò che è stato perso
Là dove va ciò che è stato
Là dove i morti sono morti
e ci sono giorni in cui rinascono e ripetono
gli atti prima della loro morte
Là dove le lacrime versate sono
versate di nuovo senza lacrime
e dove labbra intangibili si cercano
e si trovano, già senza corpi
Là dove all'improvviso siamo bambini
e abbiamo una casa
dove le città sono fotografie
e i loro monumenti risiedono nell'aria
e ci sono pezzi di giardini legati agli occhi
Là dove gli alberi stanno nel vuoto
dove ci sono amori e parenti mescolati
con oggetti familiari
Là dove le feste si susseguono ai lutti,
le nascite alle morti,
i giorni di pioggia
ai giorni di sole
Là, solitario, senza tempo, senza infanzia,
cometa senza origini, estraneo al paesaggio,
vagante tra estranei
là risiedi tu,
dove risiede la memoria.

Parigi, 1951

(da Cristalli di tempo, 2016)

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La memoria ci permette di rivivere ciò che è andato perduto, trasformando l'assenza in una forma di presenza.  La scrittrice messicana Elena Garro riflette sulla sua potenza, si avventura in quelli che Sant'Agostino definì "i campi e i vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta". È lì che depositiamo le nostre esperienze, nel magazzino di ciò che siamo stati, delle persone che abbiamo incontrato.

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MICHAEL AZGOUR, "DE LA ROSA 1"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Grande è questa potenza della memoria, troppo grande, Dio mio, un santuario vasto, infinito. Chi giunse mai al suo fondo?
SANT'AGOSTINO, Confessioni

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Elena Garro (Puebla de Zaragoza, 11 dicembre 1916 – Cuernavaca, 22 agosto 1998), giornalista, sceneggiatrice e scrittrice messicana. Legata al movimento del Realismo magico, ha sempre respinto questa identificazione, considerandola un’etichetta mercantilista.


domenica 8 febbraio 2026

A piccoli passi


ANESTIS EVANGELOU

A PICCOLI PASSI

A piccoli passi attraversi la memoria,
la musica lontana, i suoni di un altro mondo,
come te, ferita silenziosa e sempre aperta
per chi ha abbandonato la propria casa o l'ha persa inspiegabilmente,
per chi non ha un posto dove posare il capo,
come quando ti versano una medicina nel bicchiere
e non assapori più altro che amarezza,
come un bambino a cui viene strappato il giocattolo
e lasciato a mani vuote in un corridoio deserto –
a piccoli passi attraversi la memoria,
fai gocciolare una nuvola nel cuore, offuschi il giorno,
avvolgi i volti nella nebbia, tormenti
gli ultimi sogni che ci restano.

(da Descrizione dello sfratto, 1960)

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Quella presentata del poeta greco Anestis Evangelou è la situazione di chi ha perso per sfratto la casa e tutti i ricordi ad essa legati: "Chi avrebbe potuto immaginare / lo sfratto violento dalla casa ancestrale, / con i vecchi mobili gettati per strada, rotti, / quando il bambino giocava ancora spensierato / nei primi mesi d'estate?". Tutto è perduto, e, se certo è possibile ricominciare altrove, "Non ho una vecchia foto per riscaldare il ricordo".

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RUTH DEALY, SFRATTATI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ah, che / specchio terrificante è la poesia. / Non ha pietà.
ANESTIS EVANGELOU, Gli haiku

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Anestis Evangelou, pseudonimo di Anestis Papadopoulos (Salonicco, 1937 - 1994),  poeta greco della seconda generazione del dopoguerra. La sua produzione poetica si distingue per i mezzi espressivi semplici, la pervasiva atmosfera di pessimismo e l'avversione del soggetto poetico verso la realtà e il sentimento di sconfitta. È in parte dedicata al sociale e in parte alla tendenza esistenziale-filosofica.