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mercoledì 29 aprile 2026

Il drago


EUGENIO MONTEJO

MEZZA VITA

Ho provato il dolore della mezza età
quando il drago rotolò davanti ai miei piedi, già morto,
quel drago che nel corso degli anni
aveva lasciato sangue sulla mia spada,
tagli d'ala
e fiamme con cui combattevo da solo, senza tregua,
in ogni momento.

Ricordavo i ruggiti notte dopo notte,
i suoi artigli fulminanti,
i libri che leggevo per placarlo,
vecchie poesie con cui lo tenevo a bada.

Ho provato il dolore della nezza età
quando il ruggito è cessato
e ho capito che la mia anima era la sua caverna,
che ero il mio drago, il mio nemico immediato.

Tutto il suo fuoco inutile, la sua insistenza
nell'ungermi cavaliere
senza mai riuscirci
divennero questa smorfia di cenere,
questo grido perso nelle sue fauci.

(da Territudine, 1978)

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Nel 1978, quando scrive Territudine, il poeta venezuelano Eugenio Montejo ha quarant'anni: a metà del cammino è naturale trarre un bilancio. Fino ad allora nei suoi versi prevalevano l'angoscia della fine e  il fantasma della solitudine, il "drago" appunto, nutrito e addomesticato dalle "vecchie poesie". Ma, dopo aver capito di essere egli stesso a creare quel drago, Montejo inizia un nuovo dialogo con la realtà, uscendo dalla caverna oscura, aprendosi ai boschi, alle piante, agli uccelli, al paesaggio, alla natura, al cosmo...

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LUCIAN FREUD, "AUTORITRATTO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quaranta passi aprono già un cammino / e altri quarant'anni di mezza vita, /  ciò che resta è il girotondo del tempo.
EUGENIO MONTEJO, Tropico assoluto

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Eugenio Montejo (Caracas, 19 ottobre 1938 – Valencia, 5 giugno 2008), poeta e saggista venezuelano. Professore, universitario, fu diplomatico a Lisbona. La sua poesia si caratterizza per una forma ricca e testuale e per la padronanza delle forme. Nel 2004 ottenne il Premio Octavio Paz.


martedì 28 aprile 2026

Affinché altri


VINICIUS DE MORAES

IL POETA

Occhi che raccolgono
Solo tristezza e addii
Affinché altri possano guardare
Con amore i propri.

Mani che riversano solo
Silenzi e dubbi
Affinché altri possano essere
Vedovi dei propri.

Labbra che disdegnano
Le cose immortali
Affinché altri possano avere
Baciarle tanto.

Parole che
Pronunciano sempre un giuramento
Affinché servano
per l’eternità.

(da Per vivere un grande amore, 1962)

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Il poeta brasiliano Vinicius de Moraes esplora l'essenza dell'anima artistica: il poeta è un essere che vive le proprie emozioni e le trasforma perché altri godano i frutti di quella sua esperienza. La vita del poeta come un "continuum di dolore straziante", illumina la "visione della bellezza" indicando ai lettori la strada.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La materia del poeta è la vita, e solo la vita, con tutta la sua sordidezza e sublimità. Il suo strumento è la parola.
VINICIUS DE MORAES, Per vivere un grande amore

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Marcus Vinícius da Cruz de Mello Moraes (Rio de Janeiro, 19 ottobre 1913 – 9 luglio 1980), poeta, cantante, compositore, drammaturgo e diplomatico brasiliano. Di famiglia facoltosa, fu addetto d’ambasciata a Los Angeles e Parigi. Nel 1958 diede il via alla bossanova con i testi scritti con Jobim di Canção do amor demais, album di Elizeth Cardoso. Si sposò nove volte.


lunedì 27 aprile 2026

La mia speranza


ARSHI PIPA

LA LAMPADA

Ti supplico, non chiudere la finestra,
oh, donna sconosciuta,
sogno i tuoi movimenti,
la tua voce che evoca la primavera!

Ti prego, non spegnere la lampada,
la desidero ardentemente stanotte,
la mia speranza nell'oscurità,
come una vela non sfiorata dal vento.

(da Il libro della prigione, 1959)

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Una poesia che ricorda una canzone di Lucio Dalla, La casa in riva al mare: un carcerato si innamora della donna che vede ogni giorno dalla finestra della sua cella. Arshi Pipa, poeta albanese imprigionato dal 1946 al 1956 perché oppositore del regime comunista di Enver Hoxha, vede in quella lampada scorta dalla prigione - in realtà un durissimo campo di lavori forzati -  un segno di speranza, quella speranza che colse fuggendo dopo il rilascio prima a Sarajevo e poi negli Stati Uniti.

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FOTOGRAFIA © PETER GRIFFIN/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Albe che non si possono vedere / devono essere evocate dai sensi.
ARSHI PIPA, Poesie

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Arshi Pipa (Scutari 28 luglio 1920 – Washington,D.C, 20 luglio 1997), filosofo, scrittore, poeta e critico letterario albanese. Incarcerato perché oppositore del regime comunista, passò dieci anni in prigione. Riteneva una "mostruosità" l'unificazione della lingua albanese voluta dal governo sopprimendo il ghego a favore del tosco.


domenica 26 aprile 2026

Angelo caduto


THÉOPILE GAUTIER

ADDIO ALLA POESIA

Vieni, angelo caduto, chiudi le tue ali rosa;
togliti la veste bianca, i raggi che indorano i cieli;
devi, dal cielo, dove una volta eri solito salire,
volgerti, come una stella cadente, cadere nella prosa.
 
Ora i tuoi piedi d'uccello si posino sulla terra;
Non è il momento di volare: cammina!;
Chiudi in cuore il tuo tesoro di musiche;
lascia che la tua arpa si riposi.
 
Povero figlio del cielo, canteresti invano;
non capirebbero il tuo linguaggio divino;
Il loro orecchio è chiuso ai tuoi dolci suoni!
 
Ti prego: o angelo dagli occhi azzurri, prima,
di partire, trova il mio pallido amore, che adoro,
e dalle sulla fronte un lungo bacio d'addio.

(da España, 1845)

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Nel 1845 lo scrittore francese Théophile Gautier va incontro a una crisi di ispirazione poetica che lo attanaglierà per una decina d'anni. Ne è malinconica testimonianza questo sonetto. Ne emergerà con un linguaggio diverso, cristallino, in grado di liberare le emozioni esistenziali ed estetiche.

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ABBOTT THAYER, "FIGURA ALATA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il critico che non ha prodotto nulla è un vile; è come un abate che corteggia la moglie di un laico: questi non può rendergli la pariglia, né battersi con lui.
THÉOPHILE GAUTIER, Madamigella di Maupin

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Pierre Jules Théophile Gautier (Tarbes, 30 agosto 1811 – Neuilly, 23 ottobre 1872), scrittore, poeta, giornalista e critico letterario francese. Attratto dalla letteratura romantica, con la raccolta di poesie Smalti e cammei (1852), liriche di forma impeccabilmente cesellata, schiuse la via alla scuola parnassiana.


sabato 25 aprile 2026

David Malouf


«Siamo profondamente rattristati nell'annunciare la scomparsa dello scrittore e poeta David Malouf» ha comunicato la casa editrice Penguin Random House Australia. «David Malouf ha scritto opere di narrativa, saggistica, poesia, libretti e opere teatrali, lasciando un'impronta significativa e duratura sulla letteratura australiana». Nato nel 1934 da padre di origini libanesi cristiane e da madre inglese ebraica, visse in Europa dal 1959 al 1968 per poi tornare in patria e dividersi tra Australia e Toscana dal 1978. Come poeta, evoca un rapporto metamorfico tra uomo e natura, nel tentativo di riconquistare il primordiale stato edenico.

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FOTOGRAFIA © SAMUEL WIKI

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LA FESTA DEI GRANCHI

Impossibile più vicino
di così. La lingua s’infila
nel più intimo, nel più soave
dei tuoi angolini. So tutto,

ora so tutto dei tuoi segreti.
Spaccato il guscio
più niente tra di noi.

Assaporo il chiaro di luna

Fattosi carne
e le bolle che salgono su
dalle acque di scolo. M’immergo
tra radici e bacche di mangrovie

sotto cenere di luna, al freddo.
Sapevo che la baia
era più d’un semplice scintillio,

sapevo che se esistevi
potevo penetrare
nella tua vita e giù in fondo
afferrare le tue abitudini e conoscendo
le nostre differenze giungere a pensare che siamo
una cosa sola.

(da Poesia, n. 12 – Dicembre 1989 - Traduzione di Graziella Englaro)

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CHINARSI PER BERE

Inalare il dolce profumo dell'erba
di colline lontane, troppo ripide
da scalare, troppo lontane da vedere
in questa manciata d'acqua
raccolta dalla diga del fiume.

Toccare il cielo dove, come
un'unica ala, la mia mano
si immerge tra le nuvole. Assaporare
l'ombra dei salici da cesto,
il colore delle felci.

Un trespolo, color cucchiaio, si arrampica
dove la luna è tramontata, lasciando
bolle bianche,
e scolari in picnic
dondolano appesi a una corda - a testa

in giù i talloni illuminati dai raggi, come angeli
si tuffano nel sole
a mezzogiorno, nel silenzio
della pineta che sovrasta
una fattoria incassata nella collina.

Sorbire tutto questo
con le labbra, trattenerlo
nel palmo della mano.
E più in basso il sibilo
dei vulcani, la caduta di massi

e i metalli incandescenti che si raffreddano
in profondità blu-nere centinaia
di secoli fa.
Cogliere tutto questo
come lo coglie l'acqua:

la luce, il dolce sapore dell'erba
e il respiro lungo
dei bambini: un paesaggio
riflesso, trattenuto per un istante
e poi lasciato andare di nuovo.

(da Poesie 1959-1989)



  LA FRASE DEL GIORNO  

Solo ciò che è misteriosamente nascosto in noi, che si cela a noi, mi interessa davvero. La maggior parte dei miei scritti, sia in poesia che in prosa, riguarda il capire perché l'interesse, la perplessità, l'incapacità di lasciar semplicemente passare qualcosa.
DAVID MALOUF, Poetry International, 14 giugno 2011

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David George Joseph Malouf (Brisbane, 20 marzo 1934 – 22 aprile 2026), poeta e scrittore australiano.Sia nelle liriche che nei romanzi ricorrono alcuni temi tipici della sua produzione: la fanciullezza in Australia, la peculiarità del Paese, l'attrazione per l'Europa, l'identità, spesso modulati in un continuo gioco di opposti.


venerdì 24 aprile 2026

Esprimere il vento


GABRIEL FERRATER

ATTRAVERSO I TEMPERAMENTI

Alcuni pini, troppo sensibili, si contorcono,
rivelando la loro patetica consapevolezza
mentre adempiono a questo compito lirico
di esprimere il vento, che arriva puro.
Le radici scricchiolano sorde e i rami
esultano nel dolore, proclamando
la gravità del soffio dello spirito. Il vento,
quando lascia la foresta, è corrotto dai lamenti.

(da Le donne e i giorni, 1968)

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Gabriel Ferrater, poeta catalano disilluso e realista, si allontana da una visione romantica o meramente estetica della natura per presentare una visione esistenziale quasi grottesca: i pini sono strumenti, ma il loro dovere lirico è quello di filtrare la poesia del vento. Il contatto con la realtà corrompe la purezza originaria dell'elemento poetico.

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FOTOGRAFIA © DIANA DINAEVA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Questo / flusso insistente, sempre crescente di parole erode / i margini della vita che credevo reale.
GABRIEL FERRATER, Diario de poesía, n. 61, Settembre 2002




Gabriel Ferrater i Soler (Reus, 20 maggio 1922 – Sant Cugat del Vallès, 27 aprile 1972), poeta spagnolo di lingua catalana. La sua poesia, caratterizzata dal realismo e dall’uso di temi quotidiani e colloquialismi, tratta di amore, di erotismo e della nostalgia per il passato.


giovedì 23 aprile 2026

Sabbia rossa del Sahara


ALBERICO SALA

LA SABBIA ROSSA

L'Africa che inseguivi con le rondini,
la freccia madida nel bungalow (primizie
sono rimaste nel ventre dell'isolotto),
è arrivata con la pioggia sul terrazzo.
Sabbia rossa del Sahara, petrolio e sangue.
Ha volato sette giorni. Ora, blocca le uscite,
minaccia la moquette, da asciugare con il fon.
Nella notte ambrosiana, presso la luna,
bruciano i fari della torre di guardia.

Maggio 1973

(da Chi va col lupo, Rusconi, 1975)

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Nei mesi primaverili non è raro che giunga con la pioggia la sabbia del Sahara, in Lombardia è capitato pochi giorni fa con un acquazzone di aprile: è un  fenomeno per cui la pioggia, a causa della presenza di finissime particelle di sabbia del Sahara portata dal vento per lunghe distanze, assume una colorazione rossa e, una volta asciugata, lascia un sottile strato polveroso sulle superfici. A uno di questi eventi si riferisce il poeta Alberico Sala: è l'Africa sognata e ricordata da un viaggio a giungere nella casa milanese con quella sabbia rossa.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La sabbia è un po' come la bellezza: la riconosciamo quando la vediamo o la tocchiamo, ma sembra difficile da descrivere.
MICHAEL WELLAND, Sabbia: la storia infinita

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Alberico Sala (Vailate, 11 marzo 1923 - 25 novembre 1991), scrittore, poeta e critico d'arte italiano. Fu giornalista e critico cinematografico all’Eco di Bergamo, Corriere d’informazione, al Corriere della sera e al Giorno. Tra i suoi temi la vita familiare, la pianura bergamasca e la condizione del vivere moderno.