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lunedì 8 giugno 2026

Centenario di Vicente Núñez


"La poesia è, in prima istanza, una fuga": questa era la visione del poeta spagnolo Vicente Núñez, che nasceva l'8 maggio di cento anni fa ad Aguilar de la Frontera. Un rapporto conflittuale dunque con i versi, lacerante e viscerale - se la parola è "carnale", la poesia è allora "la ramera", la prostituta, un'entità tirannica che lo teneva in ostaggio, forzandolo e intrappolandolo fin dalla giovinezza. La scrittura dunque  come condanna, in un'atmosfera di disincanto e di fallimento.

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FOTOGRAFIA © EL PAÍS

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TUTTO NEL TUO AMORE MI FACEVA MALE

Come un pugnale infuocato;
una pistola sonora,
una tortura di strumenti.
Rose, champagne…
—Fa male?—, il tuo
gesto, come di allodola
che mi bruciava con il tuo respiro.
Spara adesso e abbracciami.
che sono disposto
a tutto, e si fa tardi
per morire. Sono lento.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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TRAMONTO A POLEY

Se la sera non altera la bellezza divina
dei tuoi occhi scuri fissi sul declino
della luce che svanisce. Se non macchia la mia anima
il piacere segreto delle tue rocce sommerse.
Se nessuno ci avverte. Se dentro di noi si spegne.
qualsiasi memoria sterile che diminuisce o diluisce
questo amore che ci salva oltre le stelle,
non parliamo più, amore mio. E trascinami nel cuore
profondo delle tue braccia che batte sotto il cielo.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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Un'altra poesia di Vicente Núñez sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La parola è essenzialmente ambigua perché è carnale.
VICENTE NÚÑEZ, Poesia e sofismi

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Vicente Núñez Casado (Aguilar de la Frontera, 8 giugno 1926 - 22 giugno 2002), poeta spagnolo. È considerato uno dei più importanti poeti andalusi del XX secolo. La sua opera è completata da aforismi e testi in prosa. Considerava la scrittura un'ossessione tirannica, quasi una condanna.


domenica 7 giugno 2026

La macchina fotografica mente


GÖSTA ÅGREN

LA FOTOGRAFIA DEI MIEI NONNI MATERNI

Stanno lì, apparentemente senza
segreti, da anni e la povertà
li ha resi più chiari. Eppure la macchina fotografica
mente, come tutto ciò che
non dice mai altro che
la verità. Lui ha fatto come fanno tutti,
è diventato padre, si è costruito una casa.
Lei ha aiutato i malati, ha praticato
la gentilezza. Ma tutti i suoi movimenti
erano dita di cenere, che armeggiavano
come volevano gli spifferi.
La sua gentilezza assomigliava a tutte
le altre: una severità che non
ammonisce mai, ma esige. Fin da piccola
sapeva che costituiva
la sua unica difesa. Può
darsi, ma forse
le nostre vite sono solo un verso
nella poesia che parla delle nostre vite. Forse
non siamo il nome
che scriviamo, ma
la mano senza nome
che impugna la penna.

(da Qui, 1988)


Una vecchia fotografia che ritrae i nonni materni Greta Lisa e Matt: l'immagine adorna la copertina della monumentale opera storica di Gösta Ågren  La nostra storia: Cronaca dei destini del popolo finlandese-svedese. Il poeta, osservandola, esplora il contrasto tra l'immagine bloccata nel tempo dalla macchina fotografica  la loro realtà intessuta di povertà. Ågren viaggia nel ricordo, prova a ricostruire quelle vite lontane, conscio che se la fotografia mostra l'aspetto fisico, non sa invece cogliere la vita interiore oltre quella memoria cristallizzata.

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IMMAGINE IA ISPIRATA ALLA  COPERTINA DI VÅR HISTORIA DI GOSTA ÅGREN

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cerca nella sua vita, / ma trova solo / la sua vita. Tutto ciò che viene usato / diventa un oggetto, persino / una vita. Impotente sfoglia / il libro non scritto.
GÖSTA ÅGREN, Qui




Sven Gösta Ågren (Nykarleby, 3 agosto 1936 – 24 giugno 2020), poeta finlandese di lingua svedese. Nelle sue poesie, che spesso presentano la regione in cui è nato, l'Ostrobotnia, sulla costa occidentale della Finlandia, raccontano la storia e l'identità finno-svedese, cercando di comprendere l'incertezza e la natura temporanea dell'esistenza umana.


sabato 6 giugno 2026

Una medusa dell’aria


JORGE CARRERA ANDRADE

DIARIO DEL PARACADUTISTA

Ho incontrato solo due uccelli e il vento,
le nuvole con le loro mappe arrotolate
e alcuni fiori di fumo che si schiudevano, cercandomi
durante il celeste viaggio verticale.
              
Perché vengo dal cielo
come nelle profezie e negli inni,
emissario dall'alto, con la mia uniforme di foglie,
la mia scorta di vite e di morti.
              
Dal cielo discendo come il giorno.
Inumidisco gli occhi
di coloro che mi attendono: ho seguito
il sentiero della luce e della pioggia.
              
Buon cespuglio, proteggimi.
Di', terra, al tuo solco umido di accogliermi,
e a quel tronco caduto
di insegnarmi il calore, la forma inerte.
              
Eccomi, contadini europei!
Vengo nel nome del pane, delle madri del mondo,
di tutto il candore massacrato:
l'airone, il giglio, l'agnello, la neve.
              
Danno forza al mio braccio città in rovina,
famiglie mutilate, disperse per la terra,
bambini e campi biondi che vivono, da anni,
secoli di notte e sangue.
              
Contadini del mondo: sono disceso dal cielo
come un'ombrello bianco o una medusa dell'aria.
Porto fulmini nascosti o una scorta di morti,
ma porto anche raccolti futuri.
              
Porto il raccolto pacifico senza soldati,
le finestre di nuovo illuminate, inseguendo
la notte per sempre sconfitta.
Sono il nuovo angelo di questo secolo.
              
Cittadino dell'aria e delle nuvole,
possiedo tuttavia un sangue terreno
che conosce la strada che entra in ogni dimora,
la strada che scorre sotto i carri,
              
le acque che fingono di essere le stesse
già passate,
la terra degli animali e della verdura con le lacrime
dove accenderò il giorno con le mie mani.

(da Canto alle fortezze volanti, 1945)

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Il 6 giugno 1944, passato alla storia come il D-Day, iniziò l'offensiva alleata per liberare l'Europa dall'oppressione nazista. Il poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade trasfigura in chiave lirica l'evento storico, volgendo il suo sguardo su un paracadutista, uno di quelli che diedero inizio all'attacco, lanciati sui villaggi della Normandia per costituire una testa di ponte sul territorio. Il liberatore porta sì strumenti di guerra, e sembra quasi scusarsi, ma necessari per garantire il futuro.

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FOTOGRAFIA © HISTORY ON THE NET

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di anno in anno, vengo a sapere altri particolari interessanti e curiosi sul D-Day. Tutte le fonti sono concordi su un punto: non c'è uomo al mondo, a qualsiasi nazione egli appartenga, che non riconosca e rispetti il coraggio sovrumano mostrato in quel giorno.
CORNELIUS RYAN, Quel giorno che sbarcarono in Normandia

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America Latina del Novecento. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


venerdì 5 giugno 2026

Le uniche ali


STEPHEN SPENDER

SENZA QUELL’OBIETTIVO UN TEMPO CHIARO

Senza quell'obiettivo un tempo chiaro, la rotta di volo
da seguire per la vita attraverso l'aria cristallina,
il secolo mi soffoca sotto le radici della notte:
soffro come la storia nel Medioevo, dove
la verità giace nelle segrete, da dove non si leva alcun sussurro;
sentiamo parlare di torri ormai scomparse,
di torture e guerre, e del loro fumoso e cupo mormorio,
ma nessuna luce cade sulle vite sepolte degli uomini.
Guardatemi camminare per strade tortuose dove pioggia e nebbia
soffocano ogni grido: agli angoli del giorno,
i martelli pneumatici esplorano nuove zone di dolore;
né l'estate né la luce possono scendere qui a giocare.
La città costruisce il suo orrore nel mio cervello;
le uniche ali con cui fuggire sono questi versi.

(da Poesie, 1933)

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È una composizione degli Anni Trenta questa poesia di Stephen Spender. I versi del poeta inglese riflettono la disillusione e l’incertezza di un mondo che sta per esplodere nella catastrofe delle dittature: si avverte un profondo senso di disperazione e di perdita di scopo mentre avanzano le tenebre di quel tempo, un periodo che gli appare regressivo, repressivo e scollegato dalla verità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quella che chiamiamo libertà dell'individuo non è solo il lusso di un intellettuale di scrivere ciò che vuole, ma la sua capacità di essere una voce che può parlare per coloro che tacciono.
STEPHEN SPENDER, Gli Anni Trenta e oltre

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Stephen Spender (Londra, 28 febbraio 1909 – 16 luglio 1995), poeta e saggista inglese. ll suo percorso si riflette nella poesia, dove l'indagine sull'intima conflittualità prevale sempre più sull'impegno populista: dalla iniziale tematica politica e anarchica, si è rivolto verso temi di più intima riflessione che trovano riscontro in toni di pacata meditazione.


giovedì 4 giugno 2026

Un animale magico


GERTRUD KOLMAR

CETONIA AURATA

È una creatura miserabile, una cosa tra le cose,
un frammento dell'anello con sigillo di Dio, strappato via dalla pula.

Tu la chiami la stella di giugno, che dona il suo splendore alle giornate azzurre,
io la chiamo un animale magico, nato dallo spirito di un fiore,

che nessun guaritore o erborista può venderci,
che solo l'alchimia suprema conosce e trasmuta;

perché ciò di cui si nutre, la luce e il sangue della rosa,
è ciò che la trasforma in oro verde e marrone.

(da Mondi, 1937)

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La bellezza della cetonia, coleottero della famiglia degli scarabeidi è in quel suo sembrare metallizzata, di una colorazione prevalentemente di verde smeraldo che può assumere tonalità bronzee, viola, gialle, azzurre o ramate. La poetessa tedesca Gertrud Kolmar, affascinata, la paragona a una scheggia dell'anello di Dio, a un talismano, a qualcosa di magico..

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FOTOGRAFIA © ANDREY CHE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo potessi afferrare un angolo di questo mondo, / troverei anche gli altri tre, annoderei il panno, / lo appenderei a un bastone, lo porterei al collo, dentro / il globo con le guance arrossate, / con i chicchi marroni e il profumo di Calville.
GERTRUD KOLMAR




Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Käthe Chodziesner (Berlino, 10 dicembre 1894 – Auschwitz, 2 marzo 1943),  poetessa tedesca. Di origine ebraica, fu vittima dell'Olocausto. Incline all'ascesi e alla solitudine, scrisse poesie pensose e visionarie, dense di associazioni magico-mitologiche, caratterizzate da grande virtuosismo linguistico ed espressività.


mercoledì 3 giugno 2026

Centenario di Allen Ginsberg


Chi non conosce l'incipit di Urlo, ballata psichedelica di denuncia della nuova America? "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche..." è una sorta di manifesto della Beat Generation, di cui fu uno degli ispiratori l'autore, il poeta statunitense Allen Ginsberg, di cui ricorre oggi il centenario della nascita a Newark, cittadina del New Jersey adiacente a Manhattan. Ginsberg e i Beat segnarono una svolta nella poesia del Novecento, che non fu più la stessa, infrante tutte le regole, superati tutti i tabù. Ginsberg vi importa il suo stile di sequenze che vanno a comporre un film che racconta l'America del dopoguerra, il suo sogno e i suoi incubi, le sue contraddizioni; vi impasta le sue visioni e allucinazioni date dalle droghe, i deliri, i desideri, costruendo un linguaggio nuovo non solo nel discorso.

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FOTOGRAFIA © MICHIEL HENDRYCKX

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CANZONE

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
della solitudine,
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che trasportiamo
è amore.

Chi può negarlo?
Nei sogni
sfiora
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
langue
finché è diventato
umano...

si affaccia dal cuore
ardente di purezza -
perché il fardello della vita
è amore,
ma trasportiamo il peso
stancamente,
e così dobbiamo riposare
tra le braccia dell'amore

finalmente,
dobbiamo riposare tra le braccia
dell'amore.
Non c'è riposo
senza amore,

non c'è sonno
senza sogni
d'amore -
pazzi o gelidi,
ossessionati da angeli
o da macchine,
il desiderio estremo
è amore
- non può essere amaro,
non può negare,
non può contenersi
se negato:

il peso è troppo greve

- deve dare
senza nulla riavere
come il pensiero
è dato
in solitudine
in tutta l'eccellenza
del suo eccesso.

I tiepidi corpi
brillano insieme
nel buio,
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima appare
gioconda nell'occhio -

sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.

(da Poesie scelte 1947-1980, 1984 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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GURU

È la luna che scompare.
Sono le stelle che si nascondono, non io.
È la città che svanisce, io resto
con le mie scarpe dimenticate
e la mia calza invisibile
È il richiamo di una campana.

(1965)

(da Planet News: 1961-1967, 1968 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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Altre poesie di Allen Ginsberg sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'unica cosa che può salvare il mondo è il recupero della consapevolezza del mondo. Questo è ciò che fa la poesia. Per poesia intendo l'immaginazione di ciò che è andato perduto e di ciò che può essere ritrovato: l'immaginazione di chi siamo e la lenta presa di coscienza di noi stessi.
ALLEN GINSBERG, Litchfield County Times, 31 maggio 1985

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Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.


martedì 2 giugno 2026

Sorsi d’ombra lilla


GIUSEPPE UNGARETTI

A RIPOSO

Chi mi accompagnerà pei campi

Il sole si semina in diamanti
di gocciole d’acqua
sull’erba flessuosa

Resto docile
all’inclinazione
dell’universo sereno

Si dilatano le montagne
in sorsi d’ombra lilla
e vogano col cielo

Su alla volta lieve
l’incanto si è troncato

E piombo in me

E m’oscuro in un mio nido

Versa, il 27 aprile 1916

(da Allegria di naufragi, Vallecchi, 1919)

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Una pausa nei combattimenti, una necessaria rotazione di soldati: per Giuseppe Ungaretti sul fronte dell'Isonzo è tempo di riposare a Versa,frazione di Romans. La tensione è allentata ed è possibile passare alla contemplazione, lasciarsi affascinare da quel paesaggio di campi e di montagne.  Ma è solo un attimo: il poeta ritorna a quel suo senso di alienazione ("In nessuna / parte / di terra / mi posso / accasare" scriverà nel maggio 1918), all'impossibilità di entrare in armonia con l'universo.

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IMMAGINE CREATA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Godere un solo / minuto di vita / iniziale // Cerco un paese / innocente.
GIUSEPPE UNGARETTI, Allegria di naufragi

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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.