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venerdì 13 marzo 2026

La sabbia nella clessidra


ANA BLANDIANA

CONDIZIONE

Sono
simile
alla sabbia nella clessidra
che
può essere tempo
solo
cadendo

(da Il terzo sacramento, 1969, in Raccolta d'angeli, Bompiani, Bompiani, 2025 -Traduzione di Mauro Barindi)

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La sabbia di una clessidra è tempo solo finché è in movimento, ovvero mentre cade: usa questa similitudine la poetessa rumena Ana Blandiana per esprimere la condizione della sua esistenza - quando scrive questi versi è una giovane donna nella Romania sottomessa alla feroce dittatura comunista di Ceausescu. Fermare la caduta significherebbe negare la propria essenza e trasformarsi in materia inerte, poiché  l'essere umano realizza se stesso solo attraverso il consumarsi. La vita non è un possesso statico, ma un processo di trasformazione continua.

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IRINA KUZNETSOVA, "CLESSIDRA”

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ma – lo senti? – il tempo si sta dispiegando in me / E tutto ciò che so essere passato sarà reale.
ANA BLANDIANA, Poesie

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Ana Blandiana, pseudonimo di Otilia Valeria Coman (Timișoara, 25 marzo 1942), poetessa romena, sostenitrice dei diritti civili in Romania .Prima della rivoluzione del 1989, famosa dissidente e sostenitrice dei diritti dell'uomo, ebbe il coraggio di contestare in numerose interviste e dichiarazioni pubbliche il dittatore Nicolae Ceaușescu.


giovedì 12 marzo 2026

Perché tarda tanto l’alba?


MARIO LUZI

LIED-AUBADE

Ma tu dimmi, ti prego,
perché tarda tanto
l’alba.
Dove
sono,
non li sento
ancora
quei rari
che dichiarano:
è giorno, e ne ripetono
l’annuncio, e ne ribattono
forte
il conio da selce a selce
allegramente scarpinando.
Non li sento, non ci sono.
E gli uccelli persi
nell’universo loro, muti,
fino a quando?

(da Viaggio terrestre e celeste di Simone Martini, Garzanti, 1994)

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Il canto dell'alba è protagonista di questa poesia di Mario Luzi. In realtà è la sua attesa, perché è ancora notte e non ci sono né i rumori dei lavoratori che si incamminano nella strada né il cinguettare degli uccelli. Resta solo questa sospensione nel buio,  questo essere in bilico tra il silenzio dell'oscurità e la speranza dell'alba.

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FOTOGRAFIA © SKYLAR KANG/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Alba, ti aspettiamo / sapendo e non sapendo / quel che porterai con te / nella tua ripetizione antica / e nel tuo immancabile / antico mutamento.
MARIO LUZI, Viaggio terrestre e celeste di SImone Martini

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Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


mercoledì 11 marzo 2026

Lina de Feria


La poetessa cubana Lina de Feria, una delle voci più importanti dell’isola, è morta all’Avana lunedì scorso. Aveva 80 anni. La sua poetica si discosta dal realismo convenzionale, addentrandosi in un "doppio timbro allucinato" che impiega enumerazioni alla rinfusa e un flusso di pensiero quasi automatico. La sua poesia non cerca di essere compresa attraverso una logica lineare, ma piuttosto attraverso una "geometria della parola" che si connette con l'incomprensibile e il catartico. José Prats Sariol indica “la solitudine come un senso di ricerca interiore, di riconoscimento attraverso questioni spirituali incerte alla ricerca dell’autenticità”. Tra i suoi temi l’esplorazione dell’identità femminile, la cosmogonia dell’isola e il rapporto dell’individuo con la storia.

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FOTOGRAFIA © EL SOL DE IQUIQUE


VERSO TE

Un cipresso è a volte il violino meglio suonato dall'artista
che solleva il viso dallo svenimento
e la silhouette è perfetta in controluce
sotto il cipresso stavo perdonando un dolore
grave
e taciturno
e nella coltre del cielo tra gli astri
ho visto stelle sparse rotolare
la strana dose malinconica del mio coraggio
perché sento ancora che posso essere audace con le mie mani
quando, sopraffatta tra le tue,
creo un secondo sole tra i pianeti.

(da I vetri che ti trafiggono, 2015)

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IL BAGNO PRODIGIOSO

Narciso ha copiato il proprio volto
mentre scruta la notte, un ammasso
di camini rotti.
L'assenza di un orologio gli permette
di inalare l’odore di pesce dei mari.
Sulla tabula rasa,
sull'arido sentiero verso la discesa,
Narciso impone la sua natura infernale alla vita
e cade all'indietro
nel bagno prodigioso del pomeriggio.

(da I vetri che ti trafiggono, 2015)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ogni realtà supera ogni finzione / e nell'apocalittico / bellezza e orrore si adattano / non più ai rimedi del mondo / ma al sapore degli esuli / alla campana che scuote chi ancora dorme / alla poesia delle enigmatiche profondità delle cose.
LINA DE FERIA, Le poesie dell’alchimia

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Lina de Feria Barrio (Santiago di Cuba, 8 agosto 1945 – L’Avana, 9 marzo 2026), poetessa cubana. La sua poesia esprime una voce ermetica e metaforica. Il suo stile è prevalentemente affettivo e spirituale, privilegiando l'emozione rispetto al ragionamento puramente logico.


martedì 10 marzo 2026

Le tue mani nelle mie


ANTONIO GAMONEDA

LE TUE MANI ESISTEVANO

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra. Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.
Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

(da Esenti, 1960 - Traduzione di Valerio Nardoni)

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Il poeta spagnolo Antonio Gamoneda esprime un momento in cui il mondo esterno e quello interiore si fondono, nel quale si "realizza" attraverso il sentimento amoroso il significato del mondo. Ma non con il pensiero, che non è in grado di afferrarlo appieno, quanto piuttosto con i sensi, con le sensazioni.

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FOTOGRAFIA © LETICIA CURVELO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

So che in ogni volto si vede il mondo.
ANTONIO GAMONEDA, Blues castigliano

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Antonio Gamoneda (Oviedo, 30 maggio 1931), poeta spagnolo. Figura emblematica della letteratura europea, la sua opera è stata riconosciuta tardivamente come una delle più grandi voci della poesia spagnola contemporanea. Sebbene cronologicamente appartenente alla generazione degli anni cinquanta, la sua opera di fatto è rimasta isolata da qualsiasi tendenza poetica.


lunedì 9 marzo 2026

Innamorarci della vita


GIÒRGOS SARANDÀRIS

AMICIZIE

Ad Anastasios Drivas

Il cielo amato
Così ingenuo così gentile
Con la sua luce abbondante ci disturba
Non ci perdona
Di innamorarci della vita
Con entusiasmo

(da Come un soffio d'aria, 1999)

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L'entusiasmo umano per la vita terrena viene visto dal poeta greco Giòrgos Sarandàris come una sorta di "tradimento", una distrazione rispetto alla contemplazione dell'infinito. Il cielo del paesaggio greco, spoglio e luminoso, nella sua ingenua gentilezza, non può accettare il vigore talvolta disordinato dell'attaccamento alla vita.

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FOTOGRAFIA © ALEKSANDAR PASARIC/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mi dirigo verso il mare / Ma guardo le stelle / Appesantire lo specchio / Dove il mio desiderio / Luccica dai tremori dell'acqua.
GIÒRGOS SARANDÀRIS

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Giòrgos Sarandàris (Istanbul , 20 aprile 1908 – Atene , 25 febbraio 1941), poeta, filosofo e saggista greco della Generazione degli anni '30. Formatosi in Italia, si ispirò alla lirica pura di Ungaretti.Trasferitosi ad Atene, partecipò attivamente al rinnovamento delle lettere greche. Morì in seguito alle sofferenze patite sul fronte albanese, combattendo contro gli Italiani.


domenica 8 marzo 2026

La donna comune


JUDY GRAHN

VERA, DALLA MIA INFANZIA

Imprecare solennemente, promettere come un giuramento a te
che in qualche modo sei diventata una vecchia pallida;
imprecare, come se un giuramento potesse avvolgerti
le spalle
come un cappotto nuovo:
Per i tuoi 28 dollari a settimana e il bastardo del capo
che non ti sei mai permessa di odiare;
e il lavoro, tutto il lavoro che facevi a casa
dove non venivi mai pagata;
Per la tua bocca che si è fatta sempre più sottile
fino a scomparire come se ti fosse andata di traverso,
guardando il liquore forte ridurre il tuo bravo marito
a una barzelletta macabra.
Per lo strano neo, come un terzo occhio
proprio in mezzo alla tua fronte;
per la tua religione che insisteva sul fatto che le persone
sono bellissimi uccelli dorati e devono essere preservate;
per la tua tenacia persistente
e il tuo parlare semplice e schietto:
la donna comune è comune
come il buon pane,
comune come quando non potevi andare avanti
ma lo facevi.
Per tutto il mondo che non sapevamo di avere sempre
avuto in comune
la donna comune è comune come il miglior pane
e crescerà
e diventerà forte -- te lo giuro
te lo giuro sulla mia testa
te lo giuro sulla mia testa
di donna
comune

(da Le poesie della donna comune, 1970)

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Vera, un'immigrata indiana negli Stati Uniti del dopoguerra, assurge a simbolo di tutte le donne comuni in questo 8 marzo: è una delle tante raccontate dalla poetessa statunitense Judy Grahn.

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JOSINE VIGNON, "SIGNORA ELEGANTE CON GLI OCCHI AZZURRI"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nate sotto una stella nera, / le donne hanno dato alla luce / il mondo.
ANNA ŚWIRZCZYŃSKA, Sono una donna

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Judy Rae Grahn (Chicago, Illinois, 28 luglio 1940),  poetessa e scrittrice statunitense.  Femminista molto stimata nei circoli underground prima di raggiungere la fama pubblica, esordì nel 1970 con Le poesie della donna comune. Una delle principali influenze nella sua opera è la Teoria Metaformica, che fa risalire le radici della cultura moderna ad antichi riti mestruali.


sabato 7 marzo 2026

Poesia d’inappartenenza


EUGENIO MONTALE

XENIA, I, 14

Dicono che la mia
sia una poesia d’inappartenenza.
Ma s’era tua era di qualcuno:
di te che non sei più forma, ma essenza.
Dicono che la poesia al suo culmine
magnifica il Tutto in fuga,
negano che la testuggine
sia più veloce del fulmine.
Tu sola sapevi che il moto
non è diverso dalla stasi,
che il vuoto è il pieno e il sereno
è la più diffusa delle nubi.
Così meglio intendo il tuo lungo viaggio
imprigionata tra le bende e i gessi.
Eppure non mi dà riposo
sapere che in uno o in due noi siamo una sola cosa.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Sul "tu" montaliano, che i critici hanno ritenuto il rifugio di un "io" poetico incerto ironizza lo stesso Eugenio Montale: "I  critici ripetono, / da me depistati,  / che il mio tu è un istituto.  / Senza questa mia colpa avrebbero saputo / che in me i tanti sono uno anche se appaiono / moltiplicati dagli specchi". Ma il Premio Nobel va oltre, negli Xenia che glorificano la memoria di Mosca, la moglie morta: quell'inappartenenza evidenziata dai critici non è un ripiegamento sull'interiorità, ma è un'apertura destinata a lei, a Drusilla, l'unica dei due capace di "vedere" la realtà seppure molto miope: "Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio / non già perché con quattr'occhi forse si vede di più. / Con te le ho scese perché sapevo che di noi due / le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate, / erano le tue".

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RAFAL OLBINSKI, "RACCONTI D'INVERNO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Non torba m’ha assediato, ma gli eventi / Di una realtà incredibile e mai creduta. / Di fronte ad essi il mio coraggio fu il primo / Dei tuoi prestiti e forse non l’hai saputo.
EUGENIO MONTALE, Satura

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.