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giovedì 12 febbraio 2026

È di nuovo inverno


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

SE LO SPAZIO È DISTANZA

Forse perché allora era inverno
con la persistenza di foglie cadute
inverno non scelto
a malapena un posto dove condividere il vino
e capire quella terra desolata
tra la vertigine e il dover continuare.

Per noi era estranea qualsiasi forma di discorso
perché ho sempre ignorato il tuo risveglio
caduto da un sogno mutevole
il tuo risveglio, così nuovo nella memoria
come nuovo è amare
e altro il mormorio della neve
ora che è di nuovo inverno
in un paese che presto sarà sconosciuto
e abbiamo voltato le spalle all'amore.

Forse perché le mie mani sono muri
e mi separano da te
mani libere che non hanno mai voluto imprigionarti
Forse quella furia è fuggita
attraverso la parete di vetro tra le mie dita.

(da Degli opposti, 1966)

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"Perché se attraversiamo lo spazio / come un errore che cresce nell'unico tempo conosciuto / raggiungeremo molto presto la fine dell'amore": la poetessa argentina Elizabeth Azcona Cranwell ricrea una scena invernale che evoca malinconia e rassegnazione per raccontare la fine di un amore. Quella senescenza fogliare che permane sui rami ormai spogli assomiglia a quell'amore che si è andato sfaldando per colpa di entrambi: "È inutile scavare nel silenzio. / Dell'amore finito / sopravvivrà solo il linguaggio".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'amore non è talvolta l'amore tra due esseri, / ma un modo del mondo / di turbare un triste equilibrio.
ELIZABETH AZCONA CRANWELL, Degli opposti

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Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.


mercoledì 11 febbraio 2026

Il verso nascosto


JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS

A VOLTE INASPETTATAMENTE FEDELE

A volte inaspettata-
mente fedele, altre volte ribelle,
quanto più precisa,
tanto più tenace la sua assenza.
Altre volte, il verso nascosto
era nei suoi abissi,
emerge dai suoi abissi.

(da Io solo so nominarti, 2002)

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Come nasce una poesia? Lo spiega lo stesso José Antonio Muñoz Rojas, poeta spagnolo: "Quella cosa vagamente aleggia nella testa o dovunque e all'improvviso la si ritrova sulla carta. Spiegare quel misterioso passaggio dalla testa alla pagina non è facile o addirittura possibile. I versi fluttuano indefinitamente nella testa o nel cuore, e non ce ne rendiamo quasi mai conto sulla pagina. (...) Il miracolo del passaggio reale dall'idea della poesia alla sua versione sulla pagina è sempre inaspettato e misterioso".

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RENÉ MAGRITTE, "LA GRANDE FAMIGLIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ecco a cosa servono i poeti: / a offrire un cammino agli altri, / a posarsi sui battiti del nostro cuore e a vedere / un po' più lontano, in mezzo a / tutta l'oscurità che ci circonda.
JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS, Oscurità interiore

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José Antonio Muñoz Rojas (Antequera, 9 ottobre 1909 – Mollina, 29 settembre 2009), scrittore e poeta spagnolo appartenente alla Generazione del '36. Dalla corrente machadiana si è spostato verso uno sperimentalismo d’avanguardia cantando l’amore, la malinconia e l’armonia dell’anima nella natura, con uno stile diretto e colloquiale.


martedì 10 febbraio 2026

Avere le ali


CONCHA MÉNDEZ

VORREI AVERE LE ALI

Vorrei avere le ali
ed esplorare gli spazi
vivere la libertà
deliziosa degli uccelli!

Staccarmi dalla terra
e solcare tutti i mari
sorvolando i tropici,
sulle terre polari!

Costruire un nido in primavera,
e poi disfarlo.
E passare anno dopo anno
senza ricordare cosa fosse!...

Che esistenza deliziosa!
Vorrei avere le ali!

(da Inquietudini, 1926)

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Il desiderio di volare è un tutt'uno con quello della libertà, è il sogno di liberarsi dai vincoli, dai lacci che ci tengono legati alla terra. È proprio ciò che vorrebbe la poetessa spagnola Concha Méndez: come surrogato resta il vivere pienamente attraverso la poesia e l'immaginazione, uscendo dalle gabbie della vita quotidiana.

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JEAN-MICHEL FOLON, "COPERTINA PER LA DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL'UOMO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il pensiero vola e le parole camminano a piedi. Qui sta tutto il dramma dello scrittore.
JULIEN GREEN

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


lunedì 9 febbraio 2026

Senza tempo


ELENA GARRO

LO STRANIERO

Là dove troviamo ciò che è stato perso
Là dove va ciò che è stato
Là dove i morti sono morti
e ci sono giorni in cui rinascono e ripetono
gli atti prima della loro morte
Là dove le lacrime versate sono
versate di nuovo senza lacrime
e dove labbra intangibili si cercano
e si trovano, già senza corpi
Là dove all'improvviso siamo bambini
e abbiamo una casa
dove le città sono fotografie
e i loro monumenti risiedono nell'aria
e ci sono pezzi di giardini legati agli occhi
Là dove gli alberi stanno nel vuoto
dove ci sono amori e parenti mescolati
con oggetti familiari
Là dove le feste si susseguono ai lutti,
le nascite alle morti,
i giorni di pioggia
ai giorni di sole
Là, solitario, senza tempo, senza infanzia,
cometa senza origini, estraneo al paesaggio,
vagante tra estranei
là risiedi tu,
dove risiede la memoria.

Parigi, 1951

(da Cristalli di tempo, 2016)

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La memoria ci permette di rivivere ciò che è andato perduto, trasformando l'assenza in una forma di presenza.  La scrittrice messicana Elena Garro riflette sulla sua potenza, si avventura in quelli che Sant'Agostino definì "i campi e i vasti quartieri della memoria, dove riposano i tesori delle innumerevoli immagini di ogni sorta". È lì che depositiamo le nostre esperienze, nel magazzino di ciò che siamo stati, delle persone che abbiamo incontrato.

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MICHAEL AZGOUR, "DE LA ROSA 1"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Grande è questa potenza della memoria, troppo grande, Dio mio, un santuario vasto, infinito. Chi giunse mai al suo fondo?
SANT'AGOSTINO, Confessioni

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Elena Garro (Puebla de Zaragoza, 11 dicembre 1916 – Cuernavaca, 22 agosto 1998), giornalista, sceneggiatrice e scrittrice messicana. Legata al movimento del Realismo magico, ha sempre respinto questa identificazione, considerandola un’etichetta mercantilista.


domenica 8 febbraio 2026

A piccoli passi


ANESTIS EVANGELOU

A PICCOLI PASSI

A piccoli passi attraversi la memoria,
la musica lontana, i suoni di un altro mondo,
come te, ferita silenziosa e sempre aperta
per chi ha abbandonato la propria casa o l'ha persa inspiegabilmente,
per chi non ha un posto dove posare il capo,
come quando ti versano una medicina nel bicchiere
e non assapori più altro che amarezza,
come un bambino a cui viene strappato il giocattolo
e lasciato a mani vuote in un corridoio deserto –
a piccoli passi attraversi la memoria,
fai gocciolare una nuvola nel cuore, offuschi il giorno,
avvolgi i volti nella nebbia, tormenti
gli ultimi sogni che ci restano.

(da Descrizione dello sfratto, 1960)

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Quella presentata del poeta greco Anestis Evangelou è la situazione di chi ha perso per sfratto la casa e tutti i ricordi ad essa legati: "Chi avrebbe potuto immaginare / lo sfratto violento dalla casa ancestrale, / con i vecchi mobili gettati per strada, rotti, / quando il bambino giocava ancora spensierato / nei primi mesi d'estate?". Tutto è perduto, e, se certo è possibile ricominciare altrove, "Non ho una vecchia foto per riscaldare il ricordo".

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RUTH DEALY, SFRATTATI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ah, che / specchio terrificante è la poesia. / Non ha pietà.
ANESTIS EVANGELOU, Gli haiku

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Anestis Evangelou, pseudonimo di Anestis Papadopoulos (Salonicco, 1937 - 1994),  poeta greco della seconda generazione del dopoguerra. La sua produzione poetica si distingue per i mezzi espressivi semplici, la pervasiva atmosfera di pessimismo e l'avversione del soggetto poetico verso la realtà e il sentimento di sconfitta. È in parte dedicata al sociale e in parte alla tendenza esistenziale-filosofica.


sabato 7 febbraio 2026

La danza del derviscio


HUGO PADELETTI

LA DANZA DEL DERVISCIO

Il salto della rana
tra le erbacce del fosso,

il sole del mattino
sui chicchi della spiga,

l'ombra del finocchio
sulle crepe nel muro,

il bianco della brina
sul verde dell'ortica;

il percorso della formica
nel deserto delle pietre,

il fischio delle canne
nel silenzio del terreno incolto,

la spina della rosa
sulla levigatezza del ramo,

la danza del derviscio
in una goccia di rugiada.

(da Il Viandante, Poesie 1844-1980, 2007)

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Hugo Padeletti, poeta argentino, esplora i temi della natura, del misticismo e della tranquillità interiore: fonde immagini serene e naturali intrecciandole con una profonda ascesi spirituale e un senso di osservazione contemplativa, fino a ritrovare nell'infinitamente piccolo di una goccia di rugiada il principio più alto della meditazione, quella "trance estatica" che il derviscio rotante - figura ascetica del sufismo - raggiunge con la danza vorticosa. 

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BRYAN MATHEW, "IL DERVISCIO ROTANTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cosa intendo per ispirazione? Stati interiori in cui sembra che l'intelligenza, la sensibilità e la memoria si illuminino e salgano molti gradini, a volte di più, a volte di meno.
HUGO PADELETTI,  Letteratura argentina di scrittori argentini

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Hugo Padeletti (Alcorta, 15 gennaio 1928 - Buenos Aires, 11 gennaio 2018), poeta e artista visivo argentino. L'ambiente rurale della sua infanzia ha fortemente influenzato la creazione della sua opera artistica, sia nella poesia che nelle arti visive, nelle quali sono confluiti  filosofia e orientalismo.


venerdì 6 febbraio 2026

Il ritmo del passo


DINO CAMPANA

UN FEMME QUI PASSE

Andava. La vita s’apriva
Agli occhi profondi e sereni?
Andava lasciando un mistero
Di sogni avverati ch’è folle sognare per noi
Solenne ed assorto il ritmo del passo
Scandeva il suo sogno
Solenne ritmico assorto
Passò. Di tra il chiasso
Di carri balzanti e tonanti serena è sparita
Il cuore or la segue per una via infinita
Per dove da canto a l’amore fiorisce l’idea.
Ma pallido cerchia la vita un lontano orizzonte.

(da Canti orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1928)

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Ci sono tanti celebri esempi di belle passanti che attirano lo sguardo dei poeti: da Charles Baudelaire ("Un lampo... e poi il buio! - Bellezza fuggitiva") ad Antoine Pol (si rimpiangono le labbra assenti / di tutte queste belle passanti / che non abbiamo saputo trattenere")  a Riccardo Bacchelli (" Tra la gente, / al sole, apparsa e sparita se n'è andata". Dino Campana rimane affascinato al passare di questa donna dal mistero di sogni inarrivabili che la circondano, dalla pura bellezza che emana.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non amore non spasimo, un fantasma, / un’ombra della necessità che vaga / serena e ineluttabile per l’anima / e la discioglie in gioia, in incanto serena.
DINO CAMPANA, Canti orfici

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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.