domenica 8 dicembre 2019

Tu lì io qui


EMILY DICKINSON

NON POSSO VIVERE CON TE

Non posso vivere con te -
sarebbe vita -
e la vita è di là -
dietro la mensola


ne ha la chiave il sagrestano -
che mette via
la nostra vita - sua porcellana -
come una tazzina -


scartata dalla massaia
perché antiquata - o rotta -
Un Sèvres nuovo piace -
il vecchio s'incrina -


Non potrei morire - con te -
perché uno deve aspettare
per chiudere lo sguardo dell'altro -
tu - non potresti -


e io - potrei io star lì
e vederti - gelare -
senza il mio diritto di brina -
il privilegio della Morte?


Nemmeno potrei risorgere - con te -
perché la tua faccia
spegnerebbe quella di Gesù -
la nuova grazia -


diverrebbe comune - e straniera
ai miei occhi nostalgici -
a meno che tu di lui
non brillassi più prossimo -


Ci giudicherebbero - come -
tu - servisti il cielo - sai,
o ci provasti -
io non ce l'ho fatta -


tu mi saturavi la vista -
e non avevo altri occhi
per un'eccellenza sordida
come il paradiso


E se tu fossi dannato, lo sarei anch'io -
suonasse pure il mio nome
più forte di tutti
nella fama celeste -


e se tu fossi - redento -
e io - condannata a essere
dove non sei tu -
quel mio essere - sarebbe un inferno -


Così dobbiamo incontrarci lontani -
Tu lì - io - qui -
con solo la porta accostata
che sono oceani - e preghiera -
e quel sostentamento bianco -
la disperazione -

1863

(da Poesie)

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Una litania dell’assenza: così suona questa poesia di Emily Dickinson, non a caso ricca di riferimenti religiosi e percorsa dalla tensione tra il terreno e il celeste. Tutte le vie che prova a percorrere per incontrare l’amato sono sbarrate e, come in un labirinto, Emily deve tornare indietro e provare - invano - un’altra strada: resta soltanto la lontananza, la divisione, che diventa paradossalmente l’unica occasione di incontro tramite le lettere.

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DISEGNO DI WESLEY MERRITT PER THE TELEGRAPH


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LA FRASE DEL GIORNO
La Distanza – non è il Reame della Volpe / né da Staffetta di Uccelli / Annullata – La Distanza è / fino a te, Amore mio
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EMILY DICKINSON, Poesie




Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.

sabato 7 dicembre 2019

Per un incontro fortuito


VALENTINO ZEICHEN

L’ALTRA METÀ


Nella moltitudine di contenitori
che popolano il mondo invidiamo
quelle mezze scatole avvitabili
che per un incontro fortuito
hanno riconosciuto nel coperchio
l'altra metà mancante.

Evento mitico ricorrente nei sogni
che non ha mai luogo in vita
né per oggetti gli umani,
risultando sempre vane le ricerche
intraprese, senza contare le spese.


(da Pagine di gloria, Guanda, 1983)

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A gentile richiesta torna Valentino Zeichen: il poeta fiumano, ma romano d’adozione, commenta con la sua amara ironia il mito platonico delle due metà narrato nel Simposio dal commensale Aristofane: “Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”. Facile a dirsi, nota Zeichen, facile nel sogno e nella fantasia, ma difficile, quasi impossibile in realtà.

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IL MITO PLATONICO DELLE METÀ RAFFIGURATO SU UN VASO GRECO

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LA FRASE DEL GIORNO
Il passato è un futuro raddoppiato o i due sono simmetrici?
VALENTINO ZEICHEN, Aforismi d’autunno




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), scrittore e poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di troduttiva di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.


venerdì 6 dicembre 2019

Il mare d’inverno


ÁNGEL GONZÁLEZ

SONO I GABBIANI, AMORE

Sono i gabbiani, amore.
I lenti, alti gabbiani.

Il mare d’inverno. L’acqua grigia
macchia fredda gli scogli.
Le tue gambe, le tue dolci gambe,
commuovono le onde.
Un cielo sporco si rovescia
sul mare. Il vento cancella
il profilo dei crinali
di sabbia. Le noiose
pozze di sale di freddo
copiano la tua luce e la tua ombra.
Qualcosa grida, lassù,
ma tu non ascolti, assorta.

Sono i gabbiani, amore.
I lenti, alti gabbiani.

(da Aspro mondo, 1956)

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La donna amata interagisce con il mondo in molte poesie di Ángel González: il suo corpo si pone davanti al paesaggio e lo sottomette o dialoga con esso influendo in questo modo sul rapporto tra il poeta e l’universo - “La presenza amata rende possibili la vita e le cose”, come scrive Paco Ignacio Taibo I nel prologo all’antologia del 1988 A todo amor.

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DIPINTO DI ROOS SCHURING

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LA FRASE DEL GIORNO
Queste poesie le hai scatenate tu, / come si scatena il vento, / senza sapere da dove né perché.
ÁNGEL GONZÁLEZ




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.

giovedì 5 dicembre 2019

Tramonti rosso oro


LUCIANO ERBA

QUARTIERE SOLARI

Milano ha tramonti rosso oro.
Un punto di vista come un altro
erano gli orti di periferia
dopo i casoni della «Umanitaria».
Tra siepi di sambuco e alcuni uscioli
fatti di latta e di imposte sconnesse,
l'odore di una fabbrica di caffè
si univa al lontano sentore delle fonderie.
Per quella ruggine che regnava invisibile
per quel sole che scendeva più vasto
in Piemonte in Francia chissà dove
mi pareva di essere in Europa;
mia madre sapeva benissimo
che non le sarei stato a lungo vicino
eppure sorrideva
su uno sfondo di dalie e viole ciocche.

1978

(da L’ippopotamo, Einaudi, 1989)

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Luciano Erba è poeta metafisico, sempre immerso in riflessioni esistenziali che spesso lasciano un sorriso amaro: eppure, per arrivare al trascendente, parte dalla estrema periferia, da quel Quartiere Solari realizzato in occasione della grande Esposizione Internazionale di Milano del 1906, noto anche come “Quartiere operaio”, un luogo di case popolari dall'aria vagamente Liberty che mescolava odori di fonderia a quelli di una torrefazione, che spargeva polvere e residui di lavorazione, che non sembrava essere neppure più Milano e neppure più Italia. Ma è per Erba, che vi abitò, il luogo della memoria, un luogo destinato a mutare con l’espansione economica, e a diventare emblema del tempo perduto.

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FOTOGRAFIA © COMITATO INQUILINI UMANITARIA

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LA FRASE DEL GIORNO
In città ci si abitua, dicono / a non vedere le stelle / a trascurare la luna /a non accorgersi dei segni del cielo.
LUCIANO ERBA, La terra di mezzo




Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.

mercoledì 4 dicembre 2019

Solo una forma


WISŁAWA SZYMBORSKA

LA CHIAVE

La chiave c’era e non c’è più.
Come entreremo in casa?
Qualcuno la potrà trovare,
la guarderà – per farne cosa?
Camminando la rigira su e giù
come un ferro da buttare.


Ma se lo stesso accadesse
all’amore che io provo per te,
non solo a noi, al mondo intero
questo amore mancherebbe.


Sollevato nell’altrui mano
non aprirà nessuna casa
e sarà solo una forma
e che ruggine la roda.


Non da carte, astri o grido di pavone
è tratta questa predizione.


(da Domande poste a me stessa, 1954 – Traduzione di Pietro Marchesani)

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Una chiave, una e una sola che apre una porta. Un oggetto praticamente inutile se non si conosce quale tra milioni di porte apra. Eppure è necessaria, insostituibile per chi deve aprire quella porta. Così è anche per l’amore, suggerisce la poetessa polacca Wisława Szymborska.

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VLADIMIR KUSH, "CHIAVE D'AMORE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Devo molto / a quelli che non amo. / Il sollievo con cui accetto / che siano più vicini a un altro. // La gioia di non essere io / il lupo dei loro agnelli. // Mi sento in pace con loro / e in libertà con loro, / e questo l'amore non può darlo, / né riesce a toglierlo.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.

martedì 3 dicembre 2019

Insieme o separati


MEIRA DELMAR

LAGGIÙ

Se un giorno dall’altro lato della vita
per caso noi di nuovo ci incontrassimo,
i nostri occhi si riconoscerebbero
o saremmo soltanto due estranei?

Ad ogni modo, ti amerei lo stesso
insieme o separati.


(da Passa qualcuno, 1998)

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La nostalgia dell’impossibile, il desiderio di qualcosa che non può essere se non nei sogni è alla base di gran parte della poetica di Meira Delmar, autrice colombiana. Questo anelito per un amore atteso e mai giunto, oppure arrivato e perduto, non è però fine a se stesso, è un perenne stato di vita, è il sottofondo di un’intera esistenza.

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MIKE SAVAD, "UNA COPPIA FUORI DAL TEMPO"



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LA FRASE DEL GIORNO
Vieni con me e infilziamo l'istante / - farfalla di vetro – / su questa pagina.
MEIRA DELMAR




Olga Isabel Chams Eljach (Barranquilla, 21 aprile 1922 -18 marzo 2009),  poetessa colombiana di origini libanesi, sin dal 1937 usò lo pseudonimo Meira Delmar. Professoressa di Storia dell’Arte e Letteratura, diresse per molti anni la Biblioteca Pubblica dell’Atlantico. Le sue poesie sono caratterizzate da una sensualità di fondo.

lunedì 2 dicembre 2019

L’amore è tutto ciò che c’è


WENDY COPE

RISPARMIATI

“That Love is all there is,
Is all we know of Love… “
Emily Dickinson
Lassù non eri tu – non ero io
cento metri di sopra il romorìo
di New York. Salvi e liberi, per poco,
di vivere, d’amare, noi, per gioco,

d’immaginare ciò ch’era accaduto –
chiamate dalla torre in agonia,
ed un addio sulla segreteria
all’altro che riposa un’altra ora,

o peggio – dirsi addio per ascoltare
l’altrui pena – e nel cielo di lassù
il disperato amore dissipare
sapendo che non ci si vedrà di più,

o mano nella mano gettarci io e te
verso una morte certa… Ma a noi è risparmiato
tutto questo - ora viene accertato
che davvero l’amore è tutto ciò che c’è.


(da Due cure per l’amore, 2008 – Traduzione di Silvio Raffo)

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L’immane tragedia dell’11 settembre 2001 colpì tutti noi che rimanemmo incollati alla televisione per ore, increduli che tutto ciò fosse potuto accadere. Ci colpirono moltissimo le immagini di tutte quelle persone che si lanciarono dall’alto delle torri in fiamme: “Saltarono dai piani in fiamme, giù / … uno, due, altri ancora /più in alto, più in basso. // Una fotografia li ha colti mentre erano vivi / e ora li preserva / sopra il suolo, diretti verso il suolo” scrisse  Wisława Szymborska. Un’altra poetessa, l’inglese Wendy Cope, parte da quell’immagine per immedesimarsi, lei e il suo compagno, in quella situazione, e constatare quasi con sollievo che a loro ciò è stato risparmiato, arrivando però alla medesima conclusione: “L’amore è tutto ciò che c’è”, come chiosa il notissimo verso di Emily Dickinson posto anche in epigrafe.

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FOTOGRAFIA © WDR

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia può aiutarci a metterci in contatto con i nostri sentimenti. Può aiutarci a venire a patti con la triste realtà della vita sulla terra. Può anche farci ridere.
WENDY COPE




Wendy Cope (Erith, 21 luglio 1945) è una poetessa britannica. Lettrice di Storia al St. Hilda’s College, ha esordito nel 1986 con Preparando una cioccolata per Kingsley Amis, facendosi notare per l’ironia e l’arguzia delle sue poesie.

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