lunedì 17 maggio 2021

Sotto i ciliegi in fiore


GARY SNYDER

UNA NOTTE DI PRIMAVERA A SHŌKOKU-JI

A maggio saranno otto anni
che camminammo sotto i ciliegi in fiore
di notte in un frutteto in Oregon.
Tutto quello che allora volevo
adesso è dimenticato, tranne te.
Qui stanotte
in un giardino della vecchia capitale
sento tremare il fantasma di Yugao
Ricordo il tuo bel corpo
nudo sotto un vestito estivo di cotone.

(da L’entroterra, 1968)


Shōkoku-Ji è un tempio buddhista del XIV secolo che si trova a nord di Kyoto. Lì si trova il poeta statunitense Gary Snyder, affascinato dallo Zen e da quel mondo così lontano: nel 1955 è assistente personale e insegnante d’inglese dell’abate Miura Isshu. La poesia, che fa parte di un gruppo di quattro scritte nel 1957 e dedicate a Robin, è chiaramente una poesia della memoria e sovrappone due piani narrativi diversi per spazio e tempo ma accomunati dalla medesima atmosfera di un giardino di ciliegi in fiore dove come spettri appaiono appunto il ricordo di Robin e il fantasma di Yugao, personaggio femminile del racconto di Genji, capolavoro della letteratura giapponese di mille anni fa.

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FOTOGRAFIA © SHŌKOKU-JI

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando la mente è stanca di immagini, inventa le proprie
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GARY SNYDER




Gary Snyder (San Francisco, California, 8 maggio 1930), poeta, ambientalista e  saggista statunitense. Associato alla Beat Generation, è il "poeta dell'ecologia profonda". La sua “eco-poesia” riflette la natura e l’immersione nella spiritualità buddhista. Vinse il Pulitzer nel 1975 con Turtle Island.


domenica 16 maggio 2021

Nel tessuto dell’erba


HARRY MARTINSON

SERA ALL’INTERNO DELLE TERRE

Silente l’enigma si riflette. E fila
la sera nei giunchi quieti.
Qui c’è una trasparenza che nessuno osserva
nel tessuto dell’erba.

Silente la mandria mira con occhi verdi.
Discende verso le acque in serotina calma.
E il lago porta a tutte le bocche
il suo gigantesco cucchiaio.

(da Venti alisei, 1945 – Traduzione di Giacomo Oreglia)

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Harry Martinson, poeta svedese insignito del Premio Nobel nel 1974, praticava un surrealismo molto particolare, affondato nella natura e limitato alla sua terra, a quella regione di foreste e laghi, di mari freddi e ghiacci. Quel surrealismo appare qui nelle due immagini che rispettivamente usa per descrivere il prato – tessuto – e il lago – cucchiaio.

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GIOVANNI SEGANTINI, "ALLA STANGA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Ricorda sempre, o fratello, queste parole: / Dài profumo al fiore.
HARRY MARTINSON, Nomade




Harry Martinson (Jämshög, 6 maggio 1904 – Stoccolma, 11 febbraio 1978,) scrittore e poeta svedese. Nel 1949 venne eletto membro dell'Accademia Svedese. Nel 1974 gli venne conferito il Premio Nobel per la letteratura, insieme al connazionale Eyvind Johnson con la seguente motivazione: “per una scrittura che cattura le gocce di rugiada e riflette il cosmo”.


sabato 15 maggio 2021

Il male di vivere


EUGENIO MONTALE

SPESSO IL MALE DI VIVERE

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco levato.

(da Ossi di seppia, Gobetti, 1925)

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Il male di vivere di Eugenio Montale, la sua “teologia negativa”,  si manifesta in questa sorta di pianto delle cose - il ruscello bloccato da un ostacolo, la foglia seccata, il cavallo caduto perché stremato: sono aspetti in cui domina una sofferenza, uno scacco continuo cui gli uomini devono sottostare, costretti a essere “sballottati come l’osso di seppia dalle ondate”. Qual è la via di salvezza allora? Qual è la possibilità di scampare questa pena? Non c’è, può consistere soltanto in una estraneità, in un distacco - l’Indifferenza, non a caso citata con l’iniziale maiuscola: questa impotenza si trasforma allora in  superiorità sul male ed eleva l’uomo ad una condizione quasi divina.

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FOTOGRAFIA DI PUBBLICO DOMINIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Com’è tutta la vita e il suo travaglio / in questo seguitare una muraglia / che ha in cima cocci aguzzi di bottiglia.
EUGENIO MONTALE, Ossi di seppia




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 14 maggio 2021

Davanti a Rishikesh


OCTAVIO PAZ

LA CHIAVE D’ACQUA

Davanti a Rishikesh
il Gange è ancora verde.
L’orizzonte di vetro
si rompe tra le cime.
Camminiamo sui frantumi.
Sopra e sotto
grandi golfi di quiete.
Negli spazi azzurri
rose bianche, nuvole nere.
Hai detto:
               
Le pays est plein de sources.
Quella notte bagnai le mie mani nei tuoi seni.

(da Versante est, 1969)

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Octavio Paz, poeta messicano Premio Nobel nel 1990, fu diplomatico e poi ambasciatore in India negli Anni ‘50 e ‘60. La sua poesia che molto deve agli spazi non poteva che essere affascinata dalla vastità del paese: il fiume Gange scorre in un tripudio di colori e la sua acqua sacra è fonte di vita: “La sete si sveglia e costruisce  / le sue grandi gabbie di vetro  / dove la tua nudità è incatenata / acqua che canta e scatena acqua”. È Rishikesh, la città sacra degli indù, dove i fedeli vanno a meditare alla ricerca di una conoscenza superiore e si bagnano nelle acque ancora pure per lavare via i peccati.

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FOTOGRAFIA © VISHAL CHAND RAJWAR

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LA FRASE DEL GIORNO
Tra adesso e adesso / tra io sono e tu sei /la parola ponte.
OCTAVIO PAZ, Salamandra




Octavio Irineo Paz Lozano (Città del Messico, 31 marzo 1914 – 20 aprile 1998),  poeta, scrittore, saggista e diplomatico messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990. La sua poesia è fatta di sperimentazione e anticonformismo, un continuo mettersi in discussione del linguaggio, “lotta continua contro la significazione”.


giovedì 13 maggio 2021

Il Tempo senza cifre


ELIO FILIPPO ACCROCCA

L’INFINITO?

Dove vanno i segmenti, dove approdano
i tratti d'esistenza, quale «linea»
li calamita e forse ricongiunge?
L'involucro si sa come finisca,
ma il pensiero, il dolore, la memoria,
la fantasia, la parola, il segno?
La ragione - null'altro - mi consegna
un'unica risposta: l'universo
è continua presenza che ci assorbe.
Mistero, enigma, dubbio sono strati
negativi dell'essere, appartengono
al limite che noi chiamiamo vita.
Termina il tratto di segmento, il numero
dei giorni che l'involucro racchiude:
è il Tempo senza cifre l'infinito?

15 agosto 1975

(da Siamo non siamo, Rusconi, 1974)

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La morte del figlio pone una serie di interrogativi sul senso del vivere al poeta laziale Elio Filippo Accrocca, confluiti nella sezione Domande della sua raccolta più riuscita, Siamo non siamo: la disperazione e l’amarezza – “Non riesco ad abituarmi / a non vederti più, a non sentirti: / è forse la condanna per chi resta?” – portano a indagare sul tempo, sul mistero, sul significato del nostro passaggio. E la memoria, per quanto dolorosa, è l’unica cosa che resta: “Altro che un dono, la memoria è un peso. / Però se mi mancasse pure lei, / oltre che te, mi resterebbe il nulla: / la condanna sarebbe più straziante”. Lo spazio, l’infinito aprono allo sperare, lasciano intravedere uno spiraglio: “…Padre nostro, / non so dove tu sia: / ti chiedo solo un grammo di speranza…

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FOTOGRAFIA © ISTOCK
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LA FRASE DEL GIORNO
Vivere è una trappola / che racchiude una scorza di formaggio: / un'annusata, il tempo di vederla…
ELIO FILIPPO ACCROCCA, Siamo non siamo




Elio Filippo Accrocca (Cori, 17 aprile 1923 – Roma, 11 marzo 1996), poeta, scrittore e traduttore italiano. Allievo di Ungaretti, fece parte del “Gruppo di Portonaccio”. nelle sue liriche, improntate ora a una pensosa consapevolezza della realtà, ora a una vivace simbologia, ora a una volontà di sperimentazione, è costante la presenza di Roma.


mercoledì 12 maggio 2021

In un turbine


MARIO LUZI

NON SO COME

Nella nebbia di quella che tu fosti
dentro cieli improvvisi alta, friabile,
coronata di piogge, unta di lacrime,
risonante di echi, non so come…

Nel chiarore di quella che sei oggi,
o equanime, o discosta, non so come
le passioni desistono, precipita
il vento della mia vita in un turbine.

(da Un brindisi, Sansoni, 1944)

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Due tempi, due momenti da confrontare: il poeta Mario Luzi analizza la metamorfosi del rapporto con Elena, la donna che sposerà a Firenze nel 1942 (i versi risalgono all’anno prima). Dal confronto tra “nebbia” e “chiarore” esce anche il doppio confronto del poeta stesso, anch’egli mutato, che pure non riesce a interpretare le ragioni del cambiamento.

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JACK VETTRIANO, "COPPIA AL CAFFÈ"

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita come deve si perpetua, / dirama in mille rivoli.
MARIO LUZI, Onore del vero




Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


martedì 11 maggio 2021

José Manuel Caballero Bonald


Il poeta, saggista e memorialista spagnolo José Manuel Caballero Bonald è morto domenica a Madrid dopo una lunga malattia. Aveva 94 anni ed era l’ultimo esponente della Generazione del’50, gruppo poetico cui appartennero tra gli altri José Ángel Valente, Claudio Rodríguez, José Agustín Goytisolo e Jaime Gil de Biedma. Dallo stile ricercato, dai risvolti barocchi, riscriveva i suoi versi ogni volta che venivano pubblicati e riassumeva così la sua poetica: “In una poesia, le parole devono avere un significato più ricco di quello che hanno nel dizionario. A volte metti insieme due parole che non lo sono mai state e ti aprono un mondo, rompono un sigillo. E lo fanno per puro fascino fonetico. La poesia è un misto di musica e matematica: tonalità e rigore”.

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FOTOGRAFIA  EL CONFIDENCIAL

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A BATTAGLIE D’AMORE, CAMPO DI PIUME

Nessuna impronta è così inconsolabile
come quella che lascia un corpo
tra le lenzuola
                             soprattutto
quando la stanchezza della memoria
occupa uno spazio più ampio
di quello cui ragionevolmente corrisponde.

Sfiora l’alba con il cuscino
e qualcosa ansima vicino, forse l’ultimo
gemito rimasto attaccato
alla carne, l’altra volta avversaria
emanazione della noia appoggiata
tra gli oggetti della notte.

Sveglia, già è giorno, guarda
i relitti del naufragio
bruscamente sparsi
sul limite vetroso dell’insonnia.

È soltanto un patto a volte, una tregua
unta di sudore, l’estenuante
ricostruzione del luogo
dove era assediato il silenzioso
materiale del desiderio.

                              Tracce
ostili strisciano in un ammasso
di trofei e di scorie, attutiscono
l’assalto impotente dei corpi.
A battaglie d’amore, campo di piume.

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DIFETTOSA FORMAZIONE DEL PLURALE

                                 Maschera, persona unitiva
                                                    Lezama Lima

Quanti giorni sprecati
a farmi passare per quello che sono.

Maschera senza memoria, liberami
dall’assomigliare a colui che mi impersona.

Uno solo mi somiglierà.

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Di José Manuel Caballero Bonald sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta la letteratura nasce dalla posizione di un conflitto tra lo scrittore e la realtà.
JOSÉ MANUEL CABALLERO BONALD




José Manuel Caballero Bonald (Jerez de la Frontera, 11 novembre 1926 – Madrid, 9 maggio 2021), poeta e scrittore spagnolo. Di famiglia cubana, studiò Astronomia e poi Lettere e Filosofia. Militante antifranchista, appartenne a l gruppo poetico dei ‘50. Nel 2012 vinse il Premio Cervantes. È noto per il suo stile barocco e ampolloso.