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domenica 1 marzo 2026

Poesie per marzo XII


Due poetesse italiane, due icone del paesaggio italiano: Maria Luisa Spaziani ricorda il marzo milanese che tinge di luce il Duomo di Milano; Sibilla Aleramo è affascinata dal fiorire rosa dei peschi sulle grigie scogliere di Capri.

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FOTOGRAFIA © SAKOMAR

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MARIA LUISA SPAZIANI

IL DUOMO

 
Quando stavo a Milano il Duomo aveva trent’anni di meno,
valchiria folle marzo galoppava,
un cielo di struggente acquamarina
mi rideva in pupille di pochi ricordi.
 
Ragazzetta la quercia del collegio
stringevano sul cuore trenta cerchi di meno,
la torre Velasca brillava nuova di zecca
riflettendo tramonti da isole papuasiche.
 
Come un cero la linguetta di fuoco,
ogni guglia scalare reggeva il suo santo.
Li vedevo sorridere, con la mia vista d’aquila,
palpebrare e ripetermi di sì.
 
Sotto tre lune piene ruotanti tutte insieme
per me fioriva fitto sul sagrato
un prato di narcisi su cui danzava Rimbaud.
Avevo qualche aureola in più, nel marzo di Milano.

 
(da La stella del libero arbitrio, Mondadori, 1986)

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SIBILLA ALERAMO

CAPRI

Più irreale appari,
isola, più ancora,
Capri sognata,
ch'è marzo,
con la sparsa nota di rosa,
infinita,
dei peschi tuoi in fiore,
più irreale,
oh cosa di macigno nell'etere del Tirreno,
ch'è marzo,
e contro il grigio e l'oro
— di grigio e d'oro son le rupi —
ne l'aria,
oh di mare,
traspare
questa spersa tua nota, di rosa....

 
(da Momenti, Bemporad, 1921)

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mutevoli ombre / creano le nubi sui monti / ed il vento affatica / agli alberi i rami novelli.
LALLA ROMANO, Giovane è il tempo

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Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.


sabato 28 febbraio 2026

La notte è di più


MARIA GABRIELA LLANSOL

TORNO A LETTO

Torno a letto.
Bevo l'acqua che sono andata a prendere in cucina
Tutto dorme.
Sono io.
Sei tu.
È la stanza.
Te lo dirò domani.
Che la notte è di più. La amo profondamente,
senza appassionarmi a lei.

(da L'inizio di un libro è prezioso, 2003)

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La notte ha una specie di densità mistica, un'atmosfera in cui non esiste la fretta del fare che accompagna il giorno. E la poetessa portoghese Maria Gabrella Llansol la apprezza come se il silenzio della stanza fosse l'unico luogo in cui l'identità incontra il momento presente.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La notte trasforma in canti le grida aspre del giorno.
NICOLÁS GÓMEZ DÁVILA, Pensieri antimoderni

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Maria Gabriela Llansol Nunes da Cunha Rodrigues Joaquim (Lisbona, 24 novembre 1931 – Sintra, 3 marzo 2008), poetessa, scrittrice e traduttrice portoghese. La sua scrittura, non lineare e non sequenziale, si svolge ai margini del linguaggio e al di fuori dell'universo istituzionale e mediatico della letteratura.


venerdì 27 febbraio 2026

Centenario di Elisabeth Borchers


Il 27 febbraio di cento anni fa nasceva a Homberg, cittadina tedesca al confine con il Belgio, la poetessa Elisabeth Borchers. Traduttrice per le case editrici Luchterhand prima e Suhrkamp und Insel poi, intendeva la poesia come espressione di matura esperienza intellettuale. Le sue opere, pubblicate in una carriera poetica silenziosa e discreta, si avvalgono del dono della concisione ed evocano percezioni ed esperienze del tutto soggettive e altamente generali.

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LA GRANDE OPPORTUNITÀ

La sera, troviamo relax in immagini fugaci,
la storia della giustizia,
l'epico triangolo.
Lì, con l'assassino,
se ne va l'ingiustizia del giorno.
Lì, il desiderio viene insegnato e soddisfatto.
Lì, ci sentiamo a misurai.
Quando tutto è finito
e la bella protagonista china il capo
sulla tomba del padre invasa dalle erbacce,
andiamo a dormire.
Il mattino dopo
sorge
incontaminato.

(da Nuove poesie, 1976)

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COSA SERVE PER CREARE IL PARADISO?

Un'attesa, un giardino,
un muro intorno,
un cancello con molte serrature e sbarre,
una spada, una lama di luce mattutina,
un fruscio di foglie e ruscelli,
un flauto, un'arpa, un cinguettio,
uno sbuffare (di tipo delizioso),
aromi balsamici e fragranze,
molto sempreverde e nero infinito,
nessun tormento, lamento, speranza,
nessun sì, nessun no, nessuna contraddizione,
un grido di gioia,
ogni genere di dondolio e ondata,
il trastullo di un otto d'oro,
un oggi e nessun domani,
il passatempo della meraviglia,
un testamento di neve calda,
chi viene, chi se ne andrebbe di nuovo?
Lo chiederemo.

1986

(da Tutto parla, tace e chiama, 2002).


Un’altra poesia di Elisabeth Borchers sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia ha una sua realtà – e se non raggiunge la sua realtà, non è una poesia, ma al massimo un qualche tipo di informazione.
ELISABETH BORCHERS, FAZ, 18 agosto 1960

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Elisabeth Borchers (Homberg, 27 febbraio 1926 - Francoforte sul Meno, 25 settembre 2013), scrittrice e poetessa tedesca. Durante la seconda guerra mondiale ha vissuto in Alsazia. Ha scritto romanzi, poesie e opere teatrali. Scrisse anche per bambini e tradusse dal francese.


giovedì 26 febbraio 2026

Piccolo passero


JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO 

EVOLUZIONE

Piccolo passero,
Sei stato un dinosauro.
Ti ringrazio
di essere ora così minuscolo.

(da Uccelli, 2000)

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Guardiamo un passero, un fringuello, un corvo, e forse non ce ne rendiamo conto, ma quel loro incedere su due zampe, molto spesso goffo, deriva dal passo dei dinosauri, di cui sono i discendenti nel corso dell'evoluzione. Il poeta spagnolo José Jiménez Lozano, esprime con ironia il ringraziamento a un passero per la sua piccola taglia.

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FOTOGRAFIA © MAGDA EHLERS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi.
EDGAR MORIN, Dove va il mondo?

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José Jiménez Lozano (Langa, 13 maggio 1930 – Valladolid, 9 marzo 2020), poeta e scrittore spagnolo, Premio Cervantes nel 2022. La sua opera riflette i paesaggi della vasta pianura castigliana, con orizzonti immensi che invitano al pensiero, alla riflessione e persino al misticismo che ispirò Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.


mercoledì 25 febbraio 2026

Il mio amore


ISABEL FRAIRE

IL MIO AMORE SCOPRE OGGETTI

Il mio amore scopre oggetti
farfalle di seta
si nascondono tra le sue dita,

le sue parole
mi cospargono di stelle,

sotto le dita del mio amore la notte
brilla come un lampo,

il mio amore inventa mondi abitati
da serpenti costellati di brillanti

mondi dove la musica è il mondo,

mondi dove le case con gli occhi aperti
contemplano l'alba,

il mio amore è un girasole pazzo che dimentica
pezzi di sole nel silenzio

(da Solo questa luce, 1969)

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Nel mondo poetico fatto di luci e di ombre della poetessa messicana Isabel Fraire, dove le immagini e le parole appaiono e scompaiono come riflessi o si compongono e scompongono come dune di sabba modellate dal vento, l'amore è folle invenzione e continua meraviglia: sembra di guardarlo in un caleidoscopio.

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MARC CHAGALL, "IL CONCERTO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il tuo nome è scritto / con l'intero alfabeto / e non finisce mai.
ISABEL FRAIRE, El corno emplumado, Vol. 5

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Isabel Fraire (Monterrey, 8 dicembre 1934 – Città del Messico, 5 aprile 2015), poetessa, traduttrice e critica letteraria messicana. Laureatasi alla Facoltà di Filosofia e Lettere dell’UNAM, vi insegnò in seguito Letteratura. Le sue opere indagano con tono angosciante e lacerato la condizione femminile.


martedì 24 febbraio 2026

Il tempo dell’amore


CAROL ANN DUFFY

ORA

Il tempo dell’amore è mendico, ma anche una sola ora,
lucente come una moneta lanciata, arricchisce l’amore.
Troviamo un’ora per noi, non la passiamo tra fiori
o vino, ma nell’immenso del cielo estivo su un prato.

Ci baciamo per migliaia di secondi; i tuoi capelli
come un tesoro per terra; la luce di Re Mida
che tramuta i tuoi arti in oro. Il tempo rallenta, qui
siamo milionarie, rovesciamo la notte

così che niente di buio finisca la nostra ora di luce,
nessun gioiello reggerà una candela alla bava d’un insetto
che pende dal filo d’erba al tuo orecchio,
nessun candelabro o faro ti metterà più in risalto

di qui. Adesso. Il tempo odia l’amore, lo vuol rendere povero,
ma l’amore fila la paglia in oro, oro, oro.

(da Estasi, 2005 -Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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La relazione tra tempo e amore è personificata dalla poetessa scozzese Carol Ann Duffy, che ricrea un'atmosfera quasi metafisica: il sole come un re Mida tinge d'oro ogni cosa, anche il corpo dell'amata e aggiunge bellezza alla bellezza dell'amore, alla sua ricchezza.

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FOTOGRAFIA © DOMINIC SANSOTTA/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Innamorarsi / è un inferno affascinante; il cuore rannicchiato e riarso / come una tigre pronta a uccidere; le feroci leccate di una fiamma sotto la pelle.
CAROL ANN DUFFY, Estasi

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Carol Ann Duffy (Glasgow, 23 dicembre 1955), poetessa e drammaturga scozzese, direttrice dei corsi di scrittura creativa presso la Manchester Metropolitan University e, dal 1º maggio 2009 Poeta Laureato del Regno Unito. Nelle sue poesie dà spesso voce a personaggi di outsiders.


lunedì 23 febbraio 2026

Il chiaro di luna


CLAUDE McKAY

CANZONE DELLA LUNA

Il chiaro di luna irrompe sulle torri della città,
e cade sul cemento di pietra e d’acciaio,
spargendo la luce splendente come fiori orlati di bianco
sulle rovine d’una bufera portata dal vento.

Sui panni dietro il caseggiato
che pendono come fantasmi da esili fili,
alle belle cose viventi indifferente,
incongruo e strano splende il chiaro di luna.

Qui nessun incanto per la tua presenza,
o luna, folle luna, ripiega la veste che trascini,
il suo argento sembra così antico e severo
contro il bagliore d’un globo elettrico.

Vai a spargere la tua bellezza sui volti ridenti
di fiori felici dai mille colori,
che aspettano in punta di piedi negli spazi selvaggi
per bere il tuo vino a grandi sorsi di rugiada.

1922

(da Poesia n. 219, Settembre 2007  - Traduzione di Antonella Francini)

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Il poeta giamaicano Claude McKay descrive una luce lunare che, anziché portare magia, appare fuori posto e quasi "austera" nel grigio contesto metropolitano di New York, contrapponendo la fredda architettura cittadina alla bellezza vibrante della natura.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Azzurra la luna / si alza sopra i tetti / e la città con lei.
JOSÉ TOLENTINO DE MENDONÇA, Il papavero e il monaco

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Festus Claudius "Claude" McKay (Clarendon, 15 settembre 1890 – Chicago, Illinois, 22 maggio 1948) scrittore e poeta giamaicano-americano. Fu una figura centrale nell'Harlem Renaissance:  le sue poesie sfidavano l'autorità bianca celebrando al contempo la cultura giamaicana e lottavano contro il razzismo.