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mercoledì 9 settembre 2026

Ero un testo di tango


JULIO CORTÁZAR

LA SFORTUNA

Tu vedi la Croce del Sud,
respiri l'estate con il suo profumo di pesche,
e cammini di notte,
mio piccolo fantasma silenzioso,
per quella Buenos Aires,
per quella Buenos Aires sempre presente.

Forse la più amata

Mi hai donato l'aria aperta,
la leggera ombra della tua mano
che mi accarezzava il viso.

Mi hai donato il freddo, la distanza,
il caffè amaro di mezzanotte
tra i tavoli vuoti.

Iniziava sempre a piovere
nel bel mezzo del film,
il fiore che ti ho portato aveva
un ragno in agguato tra i petali.

Credo che tu lo sapessi
e che tu incoraggiassi la sfortuna.

Dimenticavo sempre l'ombrello
prima di venire a cercarti,
il ristorante era pieno
e gridavano della guerra agli angoli delle strade.

Ero un testo di tango
per la tua melodia indifferente.

Una lettera d'amore
Tutto ciò che desidero da te
è così poco, in fondo,
perché in fondo è tutto

come un cane di passaggio, una collina,
quelle cose insignificanti di tutti i giorni,
una pannocchia, una ciocca di capelli e due zollette di zucchero,
il profumo del tuo corpo,
ciò che dici su qualsiasi cosa,
con me o contro di me,

tutto ciò è così poco,
lo desidero da te perché ti amo.

Che tu guardi oltre me,
che tu mi ami con un feroce disprezzo
per il domani, che il grido
della tua resa si infranga
in faccia a un capufficio,

e che il piacere che inventiamo insieme
sia un altro segno di libertà.

(da Salvo il crepuscolo, 1984)

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Nel lunfardo argentino, la parola "mufa", che dà il titolo a questa poesia di Julio Cortázar, indica uno stato di malinconia, fastidio, insoddisfazione o sfortuna tipico dell’identità di Buenos Aires. Il poeta, ormai trapiantato a Parigi, racchiude in questo termine la nostalgia della patria lontana, l’estetica del tango, la sua stessa condizione amorosa con un’amante che rimane indifferente, la sottile e inevitabile sfortuna che condiziona i momenti della vita.

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FOTOGRAFIA © YELENA FROM PEXELS/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Musica! Malinconico alimento per noi che viviamo d’amore.
JULIO CORTÁZAR, Rayuela

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Julio Cortázar, all'anagrafe Julio Florencio Cortázar Descotte (Ixelles, Belgio, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984), scrittore, poeta, critico letterario, saggista e drammaturgo argentino naturalizzato francese, maestro del racconto, particolarmente attivo nei generi del fantastico, della metafisica, del mistero.


martedì 8 settembre 2026

Tra le nuvole di rose


TED KOOSER

LE PITTRICI DI PORCELLANE

Hanno messo da parte le loro scatole di latta nere,  
graffiate e ammaccate,
cosparse di gocce rosa e blu;  
e i loro tubi essiccati e arrotolati  
di cremisi d'alizarina, verde cromo,  
bianco di zinco e blu oltremare;
le loro fiale mezze piene di polvere d'oro;  
mozziconi di matite di cera;
spazzole sfilacciate con i manici rosicchiati;  
e sono andate con stile e con grazia  
tra le nuvole di rose sciolte e rigogliose,  
narcisi, viole del pensiero, aquilegia,  
su teiere, cioccolatiere,
piattini e tazze, le buone stoviglie Haviland  
estese come un giardino
sulla tovaglia domenicale di pizzo bianco,  
come se le loro anime fossero api
e il mondo non fosse stato altro che fiori.

(da Piaceri e ombre, 2004)

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Un delicato tributo del poeta statunitense Ted Kooser a una figura artigianale, quella delle decoratrici di porcellane, tra le quali sua nonna. Dopo la descrizione minuziosa degli attrezzi e dei colori ecco che avviene il miracolo Le donne entrano con grazia nelle nuvole dei motivi floreali che hanno dipinto e che allietano le tavole.

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FOTOGRAFIA © SEMANUR ÇOBAN

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Un brodo in tazza di porcellana ci par migliore di uno in iscudella di terra.
CARLO DOSSI, Vita di Alberto Pisani

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Ted Kooser (Ames, Iowa, 25 aprile 1939), poeta statunitense. È stato Poeta laureato alla Libreria del Congresso dal 2004 al 2006. Le sue poesie sono caratterizzate da uno stile semplice e colloquiale e hanno spesso come temi il Midwest, l’amore, il tempo e la famiglia.


lunedì 7 settembre 2026

Giardino di api ed aromi


MANUEL ALTOLAGUIRRE

GIARDINO

Tutto il giardino come
un corpo con febbre.
Ben composte verdi membra vegetali!
L’acqua sommersa che crea –
malata di confusioni,
da se stessa divisa – fango.
Giardino di api ed aromi,
senza sentiero al transito.
Ivi entrare è restare,
come quando
restiamo dentro un libro,
tra due piante o più, schiacciati.

(da Le isole invitate e altre poesie, 1926 - Traduzione di Oreste Macrì)

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Il tema del giardino (e in particolare il topos del "jardín cerrado") è ricorrente nella poesia di Manuel Altolaguirre, esponente della Generazione del '27. Entrare in un giardino equivale a immergersi nello spazio intimo della coscienza: il paesaggio naturale non è solo un elemento esterno, ma un riflesso dell'anima e del vissuto del poeta.

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JACEK YERKA, "IL GIARDINO DEL GIARDINIERE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia è la mia principale fonte di conoscenza. Mi insegna a conoscere il mondo e, attraverso di essa, imparo a conoscere me stesso. Ci unisce, ci rende capaci di comunicare.
MANUEL ALTOLAGUIRRE

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Manuel Altolaguirre Bolín (Malaga, 29 giugno 1905 – Burgos, 26 luglio 1959), poeta surrealista spagnolo della Generazione del '27. Con i suoi toni intimisti e spirituali cantò l'amore e la solitudine Egli stesso indicò Juan Ramón Jiménez e Pedro Salinas come suoi ispiratori.


domenica 6 settembre 2026

L’ora romantica


CRISTINA DE ARTEAGA

CUORE DI DONNA, IV

Lasciami appoggiare la testa sulla tua spalla,
lascia che la mia anima di donna trovi riposo in te;
ma avvicinati. L'ombra che cala
con il tramonto mi riempie di tanta tristezza!...

Non senti salire l'onda della malinconia?
Mi sembra un presagio di ciò che sta per finire...
Le anime già si affacciano per vedere il giorno andar via:
è l'ora romantica. Non lasciartela sfuggire!

Metti la tua mano nella mia, solo per un istante...
Reprimi le parole che dicono addio all'illusione...
Sigillala con baci, lacrime dalle tue labbra...
E lasciami piangere sul tuo cuore!

(da Seminate, 1925)

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L'ora romantica del tramonto, dolce, anche malinconica talvolta,  che invita a pensieri d'amore: a cantarla è la poetessa spagnola Cristina de Arteaga, che l'anno seguente, dopo una delusione amorosa, entrerà in un'abbazia benedettina, diventando poi, nel 1936, suora geronimita.

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FOTOGRAFIA © ELIZABETH FERREIRA/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il sole al tramonto, le ultime note di una melodia, / l’ultimo assaggio di un dolce – e l’ultimo è sempre il più dolce – / s’imprimono nel ricordo più di ogni cosa passata.
WILLIAM SHAKESPEARE, Riccardo II

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María Cristina de Arteaga y Falguera (Zarauz, 6 settembre 1902 – Siviglia, 13 luglio 1984), scrittrice, storica e poetessa spagnola. Nel 1936 prese i voti diventando suora geronimita. La sua traiettoria letteraria passa dalle tensioni liriche della gioventù degli Anni '20 a una profonda evoluzione spirituale e formale.


sabato 5 settembre 2026

Quelle tue labbra schive


SUNAY AKIN

S'È VISTO

Non bruciare il bordo alla lettera,
e non parlare d’amore
per pagine e pagine.
Soltanto, mentre chiudi la busta,
calca molto
quelle tue labbra schive.

(da Poesia, 196 Luglio/Agosto 2005 - Traduzione Laura Rotta e Giampiero Bellingeri)

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Nella tradizione romantica turca e mediorientale, bruciare leggermente l'angolo o il bordo di una lettera d'amore (letteralmente "bruciare la punta della lettera") era un segno inequivocabile per comunicare al destinatario che si stava "bruciando d'amore" per lui. Il poeta Sunay Akın qui sovverte questo cliché, chiedendo di evitare gesti teatrali e di preferire l'intimità pura e silenziosa di un bacio sulla busta.

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FOTOGRAFIA © UMAY KARATAŞ/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Amore mio, io e te siamo come una bussola: / abbiamo due teste, ma un solo corpo.
SUNAY AKIN, Erano sempre lì

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Sunay Akın (Trebisonda, 12 settembre 1962), poeta, scrittore, conduttore televisivo, giornalista e filantropo turco. È il fondatore del Museo del giocattolo di Istanbul. il suo stile è influenzato principalmente da Orhan Veli Kanık e Cemal Süreya. Le sue poesie sono generalmente liriche brevi e di tono delicato.


venerdì 4 settembre 2026

Come l’atropina


MAŁGORZATA HILLAR

POSSO

Dici che
le parole non possono esprimere nulla.

Ti guardo
con tristezza

Conosco parole che dilatano le pupille
come l'atropina e cambiano il colore del mondo.

Dopo di loro non puoi più andartene.
Posso donarmi a te
se non riesci a dirmi
cosa provo
quando ti offro le mie labbra?

(da La brocca d'argilla, 1957)

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Małgorzata Hillar, poetessa polacca, scrive una poesia dìamore sulla barriera comunicativa tra due persone innamorate e sulla paura di donarsi completamente a qualcuno che non riesce a esprimere i propri sentimenti. L'atropina è un farmaco che ha tra i suoi effetti quello di dilatare le pupille, ed è una metafora azzeccatissima: le parole aprono gli occhi all'amore, cambiano la percezione della realtà e rendono definitiva la relazione.

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JACK VETTRIANO, "FINALMENTE, AMORE MIO"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Oggi, come allora, / desidero mani che accarezzino, / parole calde e morbide / come la lana di pecora.
MAŁGORZATA HILLAR, La brocca d'argilla

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Małgorzata Hillar, nata Janina Krystyna Helena Hillar (Piesienica, 19 agosto 1926 - Varsavia, 30 maggio 1995),  poetessa polacca.  Si descriveva come una femminista, scrivendo sotto la forte influenza di un'infanzia difficile con una madre opprimente. La sua è poesia del quotidiano, che spicca per semplicità di forma e attenzione al sentimento.


giovedì 3 settembre 2026

L’estate passata


GWENDOLYN BROOKS

UN TRAMONTO SULLA CITTÀ

Già non sono più guardata con lascivia o amore.
Le mie figlie e i miei figli mi hanno riposta con biglie e bambole,
se ne sono andati di casa.
Mio marito e i miei amanti sono piacevoli o abbastanza gentili
e la notte è notte.

È un vero riposo,
la cosa autentica.
Non mi illudo, non credo che sia ancora estate
perché il sole resta e gli uccelli continuano a cantare.

È l'estate passata che vedo, è l'estate passata.
I dolci fiori si seccano e muoiono,
l'erba dimentica il suo splendore e acconsente a diventare marrone.

È un vero riposo. Arriva la frescura autunnale.

(da I mangiatori di fagioli, 1960)

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La poetessa statunitense Gwendolyn Brooks affronta con lucida malinconia il tema dell'invecchiamento femminile, la solitudine e lo smarrimento identitario che derivano dalla fine della giovinezza. E Lo fa attraverso la metafora dell'estate che finisce e dell'autunno che si presenta.

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FOTOGRAFIA © GOODINTERACTIVE/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Stava imparando ad amare i momenti. Ad amare i momenti per quello che sono.
GWENDOLYN BROOKS, Maud Martha

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Gwendolyn Elizabeth Brooks (Topeka, Kansas, 7 giugno 1917 – Chicago, Illinois, 3 dicembre 2000), poetessa e scrittrice statunitense. È stata la prima afroamericana a vincere il Premio Pulitzer per la poesia. Nel 1985-86 ricoprì l’incarico di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.