domenica 17 febbraio 2019

Un lungo amore


CATULLO

SE PER L’UOMO CHE RITIENE DI ESSERE DEVOTO

Se per l'uomo che ritiene di essere devoto,
di non aver tradito la parola data, né giurato
in nome degli dei per ingannare la fiducia
nei rapporti umani, è fonte di gioia il ricordo
del bene compiuto; gli anni futuri ti riservano
molte gioie, Catullo, per questo amore ingrato.
Tutto il bene che a un essere umano è possibile
fare o dire, tu l'hai detto e fatto: e tutto
si è perduto nell'ingratitudine di un cuore.
Perché dunque continui a tormentarti?
e non cerchi con tutta la volontà di liberarti
di una infelicità che gli dei non vogliono?
Difficile troncare a un tratto un lungo amore,
difficile certo, ma in qualche modo devi riuscire.
È l'unica salvezza, quindi devi ottenerla:
che sia possibile o no, lo devi fare.
Se vi è pietà in voi, dei, se in punto di morte,
nell'ora estrema, recaste mai aiuto a qualcuno,
guardate la mia infelicità e se ho vissuto onestamente
strappatemi da questo male che mi consuma,
che insinuatosi dentro di me nel più profondo
come un torpore ha cancellato ogni gioia dal mio cuore.
Non chiedo più che lei ricambi il mio amore,
né l'impossibile, che mi rimanga fedele:
voglio solo guarire e scordarmi di questo male oscuro.
O dei, per la mia devozione, accordatemi questo.


Siqua recordanti benefacta prior voluptas
est homini, cum se cogitat esse pium,
nec sanctum violasse fidem, nec foedere nullo
divum ad fallendos numine abusum homines,
multa parata manent in longa aetate, Catulle,
ex hoc ingrato gaudia amore tibi.
Nam quaecumque homines bene cuiquam aut dicere possunt
aut facere, haec a te dictaque factaque sunt.
Omnia quae ingratae perierunt credita menti.
Quare iam te cur amplius excrucies?
Quin tu animo offirmas atque istinc te ipse reducis,
et dis invitis desinis esse miser?
Difficile est longum subito deponere amorem,
difficile est, verum hoc qualubet eficias:
una salus haec est, hoc est tibi pervincendum,
hoc facias, sive id non pote sive pote.
O di, si vestrum est misereri, aut si quibus umquam
extremam iam ipsa in morte tulistis opem,
me miserum aspicite et, si vitam puriter egi,
eripite hanc pestem perniciemque mihi,
quae mihi subrepens imos ut torpor in artus
expulit ex omni pectore laetitias.
Non iam illud quaero, contra me ut diligat illa,
aut, quod non potis est, esse pudica velit:
ipse valere opto et taetrum hunc deponere morbum.
O di, redite mi hoc pro pietate mea.

(Carmina, 76 – Traduzione di Mario Ramous)

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L’amore come una malattia dalla quale si può guarire? Catullo in questo suo carme dice di sì, ma alla fine non è convinto neppure lui se poco dopo si cruccia del fatto che Lesbia gli preferisca l’altro e ancora che con lui lo travolga di insulti perché “brucia d’amore, per questo parla” per arrivare infine ad ammettere che “Lo so, son come lei: la copro ogni giorno / d'insulti, ma morissi se io non l'amo”…

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DIPINTO DI LAWRENCE ALMA TADEMA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ora so chi sei: e anche se più intenso è il desiderio / ti sei ridotta per me sempre più insignificante e vile. / Come mai, mi chiedi? Queste offese costringono, / vedi, ad amare di più, ma con minore amore.
CATULLO, Carme 72




Gaio Valerio Catullo (Verona, 84 a.C. – Roma, 54 a.C.), poeta romano. È noto per l'intensità delle passioni amorose espresse, per la prima volta nella letteratura latina, nel suo Catulli Veronensis Liber, in cui l'amore ha una parte preponderante, sia nei componimenti più leggeri che negli epilli ispirati alla poesia di Callimaco e degli Alessandrini in generale.


sabato 16 febbraio 2019

Il centro dell’amore


ROBERTO JUARROZ

OTTAVA POESIA VERTICALE, 13

Il centro dell’amore
non sempre coincide
con il centro della vita.

Entrambi i centri allora si cercano
come due animali tristi.
Ma quasi mai si incontrano,
perché la chiave della coincidenza è un’altra:
nascere insieme.

Nascere insieme,
come dovrebbero nascere e morire
tutti gli amanti.

(da Ottava poesia verticale, 1984)

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La teoria dell’amore narrata dal commensale Aristofane nel Simposio di Platone (“Un tempo gli uomini erano esseri perfetti, non mancavano di nulla e non v’era la distinzione tra uomini e donne. Ma Zeus, invidioso di tale perfezione, li spaccò in due: da allora ognuno di noi è in perenne ricerca della propria metà, trovando la quale torna all’antica perfezione”) riemerge spesso in poesia – sotto diverse forme: è chiaro che in questi versi il poeta argentino Roberto Juarroz sottolinea il fatto che l’unione possa verificarsi quando i due centri coincidono.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI



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LA FRASE DEL GIORNO
Il compito della parola, al di là della piccola miseria e della piccola dolcezza di designare questo o quello, è un atto d’amore; creare presenza.
ROBERTO JUARROZ




Roberto Juarroz (Coronel Dorrego, 5 ottobre 1925 - Buenos Aires, 31 marzo 1995), poeta argentino. Le sue poesie, di carattere metafisico,sono riunite in una serie di volumi tutti intitolati Poesia verticale. Membro dell’Accademia Argentina delle Lettere dal 1984, ha scritto anche alcuni saggi sulla poesia.


venerdì 15 febbraio 2019

L’amore è in ciò che manca


PATRIZIA VALDUGA

COS’È L’AMORE CHE MI MANDI INTORNO?

Cos’è l’amore che mi mandi intorno?
Libido narcisistica
con tanto di biglietto di ritorno.
Cosa farfugli di fusione e mistica?
Ochetta che s’impanca…
L’amore è in ciò che manca, è l’io che manca.

(da Lezione d’amore, Einaudi, 2004)

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Questa sestina di Patrizia Valduga appartiene a un poemetto che rappresenta una relazione sado-masochistica arricchita da puntuali riferimenti psicanalitici e filosofici. L’amore si fa ancora più parossisitico e finisce con l’umiliare l’io, e la Valduga arriva infine a chiosare come Juan Gelman che “Noi siamo ciò in cui manchiamo”.

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FOTOGRAFIA DAL PROFILO FACEBOOK DEDICATO A PATRIZIA VALDUGA

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LA FRASE DEL GIORNO
Vuota il tuo sacco, su, parla, poetessa: / io fiorisco e disfoglio e rigermoglio / per dare la procura di me stessa / a chi non può o non vuole quel che voglio.
PATRIZIA VALDUGA, Manfred




Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 20 maggio 1953), poetessa e traduttrice italiana, compagna per ventitré anni del poeta Giovanni Raboni. Ha fondato nel 1988 la rivista mensile Poesia che ha anche diretto per un anno. Nelle sue poesie ripristina in forma rigorosa tutti i generi metrici tradizionali, dal sonetto all'ottava, dalle terzine dantesche alle stanze di ballata.


giovedì 14 febbraio 2019

La ferita dell’amore


JACQUES PRÉVERT

PERICOLOSO E TENERO IL VOLTO DELL’AMORE

Pericoloso e tenero
il volto dell'amore
m'è apparso la sera
d'un lunghissimo giorno.
Forse era un arciere con l'arco
o un musicante con l'arpa.
Non so più, non so niente.

La sola cosa che so è che mi ha ferita,
forse con una freccia.
Forse con una canzone.

La sola cosa che so
È che mi ha ferito
Ferito al cuore
E brucia come brucia
La ferita dell’amore.

(da Storie e altre storie, 1963)

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Eh sì, è San Valentino. E srotoliamo ai cuori innamorati questa poesia di Jacques Prévert come un cartiglio dei Baci Perugina. Perché tutti ci siamo lasciati ferire da quell’arciere o ammaliare sulle note di quell’arpista misterioso. E quella ferita d’amore – per fortuna - arde ancora in noi.

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ILLUSTRAZIONE DI LOUI JOVER

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo amore tutto intero / Ancora così vivo / E tutto soleggiato / È tuo / È mio
È stato quel che è stato / Questa cosa sempre nuova / E che non è mai cambiata.

JACQUES PRÉVERT, Parole




Jacques Prévert (Neuilly-sur-Seine, 4 febbraio 1900 – Omonville-la-Petite, 11 aprile 1977), poeta e sceneggiatore francese. Surrealista, anarchico, polemico, umorista: molte sono le facce di Prévert, ma una la convinzione che sottende la sua poetica: l’amore è l’unica salvezza del mondo


mercoledì 13 febbraio 2019

In mille notti


ROSE AUSLÄNDER

DELL’AMATO LE NOTTI

Dell’amato le notti ad accendere
voglio dolcemente accecare occhi donando

Dell’amato il respiro a carezzare
muta il sangue mio in mille rose

Dell’amato l’amore a trattenere
in mille donne vorrei smembrarmi

Che me sola mille volte brami
che mio solo sia tutte amando!

(da L’arcobaleno, 1939 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Il traduttore Gio Batta Bucciol, oltre a certe pagine di Else Lasker-Schüler e di Paul Celan, evoca per questi versi d’amore della poetessa tedesca Rose Ausländer il Cantico dei Cantici. Ed è una similitudine davvero pertinente, che emerge direttamente dall’atmosfera in cui Rose, ebrea chassidica, visse la sua gioventù.

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MARC CHAGALL, “INNAMORATI DAL VISO AZZURRO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se io / dico io / io intendo anche / te / senza di te / io non / potrei cantare / il mio dolore / che è anche gioia / del nostro concerto // Frazione / del mio conturbante / sopravvivere.
ROSE AUSLÄNDER




Rose Ausländer, nata Rosalie Beatrice Scherzer (Černivci, Ucraina, 11 maggio 1901 – Düsseldorf,  3 gennaio 1988), poetessa ebrea tedesca. Dai tomi fiabeschi della gioventù passò a narrare con dolore la deportazione e lo sterminio degli ebrei e l’alienazione di New York, dove visse a lungo.


martedì 12 febbraio 2019

Un pianoro di neve


MARIA LUISA SPAZIANI

NULLA DI NULLA

Strappami dal sospetto insostenibile
di essere nulla, più nulla di nulla.
Non esiste nemmeno la memoria.
Non esistono cieli.

Davanti agli occhi un pianoro di neve,
giorni non numerabili, cristalli
di una neve che sfuma all’orizzonte –
– e non c’è l’orizzonte –

(da La traversata dell’oasi, Mondadori, 2002)

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La traversata dell’oasi è la raccolta con cui la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani indaga tutte le sfumature dell’amore in un suo intimo e vivido catalogo. Questo è l’amore vivificante, o meglio l’essere attraverso l’amore, il sentirsi qualcosa – o qualcuno – perché si ama e si è amati.

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LA FRASE DEL GIORNO
Si impara ben presto che essere amati costituisce un fattore positivo tale da giustificare la rinuncia ad altri vantaggi.
SIGMUND FREUD



Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.

lunedì 11 febbraio 2019

Con i tuoi occhi


ÁNGEL GONZÁLEZ

VOLEVO

A Susana Rivera

Volevo guardare il mondo con i tuoi occhi
eccitati, nuovi,
verdi
come la primavera.
Sono entrato nel tuo corpo pieno di speranza
per ammirare un così grande prodigio
dal chiaro osservatorio delle tue pupille.
E sei stata tu che hai finito con il vedere
il fallimento del mondo con le mie.

(da Autunni e altre luci, 2001)

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Uno scambio tra un uomo anziano e una donna giovane, tra l’io e il tu, tra il disinganno e la speranza, questo tra il poeta spagnolo Ángel González e l’amata Susana. Il finale però non è quello sperato: la visione è quella amara della vecchiaia di Ángel, con la sua convinzione personale che la vita è solo un susseguirsi di sconfitte e fallimenti.

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ILLUSTRAZIONE DI RAFAL OLBINSKI


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LA FRASE DEL GIORNO
Nessuna era bella come te / in quel fugace momento in cui ti ho amata: / tutta la mia vita.
ÁNGEL GONZÁLEZ, Prosemi o meno




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.

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