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mercoledì 3 giugno 2026

Centenario di Allen Ginsberg


Chi non conosce l'incipit di Urlo, ballata psichedelica di denuncia della nuova America? "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche..." è una sorta di manifesto della Beat Generation, di cui fu uno degli ispiratori l'autore, il poeta statunitense Allen Ginsberg, di cui ricorre oggi il centenario della nascita a Newark, cittadina del New Jersey adiacente a Manhattan. Ginsberg e i Beat segnarono una svolta nella poesia del Novecento, che non fu più la stessa, infrante tutte le regole, superati tutti i tabù. Ginsberg vi importa il suo stile di sequenze che vanno a comporre un film che racconta l'America del dopoguerra, il suo sogno e i suoi incubi, le sue contraddizioni; vi impasta le sue visioni e allucinazioni date dalle droghe, i deliri, i desideri, costruendo un linguaggio nuovo non solo nel discorso.

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FOTOGRAFIA © MICHIEL HENDRYCKX

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CANZONE

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
della solitudine,
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che trasportiamo
è amore.

Chi può negarlo?
Nei sogni
sfiora
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
langue
finché è diventato
umano...

si affaccia dal cuore
ardente di purezza -
perché il fardello della vita
è amore,
ma trasportiamo il peso
stancamente,
e così dobbiamo riposare
tra le braccia dell'amore

finalmente,
dobbiamo riposare tra le braccia
dell'amore.
Non c'è riposo
senza amore,

non c'è sonno
senza sogni
d'amore -
pazzi o gelidi,
ossessionati da angeli
o da macchine,
il desiderio estremo
è amore
- non può essere amaro,
non può negare,
non può contenersi
se negato:

il peso è troppo greve

- deve dare
senza nulla riavere
come il pensiero
è dato
in solitudine
in tutta l'eccellenza
del suo eccesso.

I tiepidi corpi
brillano insieme
nel buio,
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima appare
gioconda nell'occhio -

sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.

(da Poesie scelte 1947-1980, 1984 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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GURU

È la luna che scompare.
Sono le stelle che si nascondono, non io.
È la città che svanisce, io resto
con le mie scarpe dimenticate
e la mia calza invisibile
È il richiamo di una campana.

(1965)

(da Planet News: 1961-1967, 1968 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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Altre poesie di Allen Ginsberg sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'unica cosa che può salvare il mondo è il recupero della consapevolezza del mondo. Questo è ciò che fa la poesia. Per poesia intendo l'immaginazione di ciò che è andato perduto e di ciò che può essere ritrovato: l'immaginazione di chi siamo e la lenta presa di coscienza di noi stessi.
ALLEN GINSBERG, Litchfield County Times, 31 maggio 1985

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Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.


martedì 2 giugno 2026

Sorsi d’ombra lilla


GIUSEPPE UNGARETTI

A RIPOSO

Chi mi accompagnerà pei campi

Il sole si semina in diamanti
di gocciole d’acqua
sull’erba flessuosa

Resto docile
all’inclinazione
dell’universo sereno

Si dilatano le montagne
in sorsi d’ombra lilla
e vogano col cielo

Su alla volta lieve
l’incanto si è troncato

E piombo in me

E m’oscuro in un mio nido

Versa, il 27 aprile 1916

(da Allegria di naufragi, Vallecchi, 1919)

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Una pausa nei combattimenti, una necessaria rotazione di soldati: per Giuseppe Ungaretti sul fronte dell'Isonzo è tempo di riposare a Versa,frazione di Romans. La tensione è allentata ed è possibile passare alla contemplazione, lasciarsi affascinare da quel paesaggio di campi e di montagne.  Ma è solo un attimo: il poeta ritorna a quel suo senso di alienazione ("In nessuna / parte / di terra / mi posso / accasare" scriverà nel maggio 1918), all'impossibilità di entrare in armonia con l'universo.

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IMMAGINE CREATA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Godere un solo / minuto di vita / iniziale // Cerco un paese / innocente.
GIUSEPPE UNGARETTI, Allegria di naufragi

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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


lunedì 1 giugno 2026

Poesie per giugno XII


Giugno nei versi di due poeti italiani: a cantare nei versi di Daria Menicanti e di Corrado Alvaro sono le cicale. Se la poetessa piacentina le ascolta negli ultimi  scampoli della campagna di Milano che l'industrializzazione divora sempre più - scrive nel 1960, in pieno boom economico - lo scrittore calabrese le associa all'estate nelle campagne e a una ragazza, paragonandone la giovane età al rigoglio e alla spensieratezza di giugno.

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FOTOGRAFIA © GIJE CHO/PEXELS

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DARIA MENICANTI

CANTILENA PER PORTA TICINESE

Giugno, tu fai cantare
tu fai cantare i grilli e le cicale
sulle alzaie superstiti, ai Navigli,
alle chiatte solitarie.
Li fai cantare sopra i rami incolti
delle robinie esuli rimaste
a guardia dei pontili,
alle darsene, ai covili,
alle stronche dimore affunghite
dei minimi
della libera vita
che amo.
Tu fai cantare le cicale e i grilli
alle ultime torbiere,
alle ferriere delle decoville,
alle dune che innalza
la scavatrice clamorosa
o il braccio affaccendato delle gru.
A questo mondo che muore
tu sciogli la gracile vena,
l’inebriata letizia
dei tuoi compagni effimeri e immortali.

giugno 1960
 
(da Città come, 1964)

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CORRADO ALVARO

GIUGNO

Canti e il tuo canto è grazioso
come il fiore che ha perso
il ricordo dei campi e cresce gracile.
Canti e batton le tue opre in cadenza.
La tua voce è più intensa -
Cicala che inasprisce il suo metro
se il sole è più maestoso.
Aria senza riposo
corre l'estate della lunga veglia.
Con la chioma sconvolta
sembri discesa da un lungo percorso
attraverso l'inverno.

Ecco l'estate, il tuo antico regno
dove entrasti trionfante
sovra un carro adornato di ghirlande
di fiori artificiali.
Fanciulle nuove corrono con ali
spaventate e dipinte.
Mentre le stupefatte donne incinte
ammoniscono ad ogni angolo mute
come incantati segni zodiacali.

Ma tu, invece, risorta dall'inganno
procederai parata
di colori maestosi
compagna del generativo giugno.
Somigliano i tuoi anni a una pianura,
dove nell'aria muta si prolunga
il ricordo del verso
delle cicale, dopo che si è sperso
fuggendo l'ombra dell'ultima altura.

(da Almanacco letterario, Mondadori, 1925)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Giugno. Come suonava dolce quella parola, pigra, limpida e traboccante di sole e di calore!
PATRICIA HIGHSMITH, Il talento di Mr. Ripley

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Corrado Alvaro (San Luca, 15 aprile 1895 – Roma, 11 giugno 1956), scrittore, giornalista, poeta e sceneggiatore italiano. Autore noto per Gente in Aspromonte, fu anche poeta. Tra i suoi temi una sensualità ancestrale che vagheggia un mondo elementare e il rifugio nell'incanto dei ricordi e dell'infanzia.


domenica 31 maggio 2026

Cose banali


THELMA NAVA

OGGI POTREI DIRTI CHE…

Oggi potrei dirti che sono come un bicchiere
di latte caldo per un insonne,
o magari che piove molto.
Potrei passare il pomeriggio a parlare
di cose banali
come dire riso o farina,
o di quanto profumano i tuoi capelli.
Se fossi qui,
forse oserei persino
dirti che ti amo.
 

(da L'orfanotrofio del sonno, 1964)

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I testi di Thelma Nava, poetessa messicana, esplorano l'identità femminile, l'intimità e l'introspezione attraverso metafore quotidiane e oggetti semplici. Così sembra banalizzare, divagare, voler raccontare insomma del più e del meno, mentre in realtà prova a dire una verità profonda.

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FELICE CASORATI, "RITRATTO DI HENA RIGOTTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore è nudo e ha iniziato a tatuare / cuori nel vento, / cuori iconoclasti che dispensano albe blu.
THELMA NAVA, L’orfanotrofio del sonno

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Thelma Nava (Città del Messico, 25 novembre 1932 – Castlegar, Canada, 17 agosto 2019), poetessa messicana. La sua opera spazia da poesie intime e affettuose a un impegno sociale nei confronti dei processi storici dell'America Latina. Legata alle avanguardie letterarie del XX secolo, era la moglie del poeta Efraín Huerta.


sabato 30 maggio 2026

Se c’è una finestra


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

PROVA

Il cielo si riflette
nella mia tazza di tè
Ogni miracolo è possibile
se c'è una finestra.

(da Antologia, 1970)


Il miracolo per il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre non è un evento magico o soprannaturale, ma un cambiamento di prospettiva capace di rivelare la bellezza: l’universo infinito che si racchiude nel breve spazio domestico di una tazza di tè. La capacità di cogliere questo aspetto è già poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Che distanza c'è tra la persona e la poesia se non la distanza tra l'uno e l'essere uno, tra il ciottolo e l'erba? Non è il volto di un dio che la poesia vuole da noi, ma un desiderio di esistere, l'inizio di uno sguardo.
RAÚL GUSTAVO AGUIRRE, Onde

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Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


venerdì 29 maggio 2026

Spaghetti alla carbonara


GIORGIO BASSANI

DA ORAZIO

Spaghetti - enumera e ride - alla carbonara
paillard con verdura cotta
ananas
vino rosso
sei felice?

L'anima amara ma giusta è però lì subito
a sussurrarmi a parte per così
poco?

Talché riandando io a un'ora fa non posso
che dirle muto di sì che darle
- a lei l'anima mia - come quasi sempre
del tutto ragione

(da In gran segreto, Mondadori, 1978)

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Giorgio Bassani, scrittore e poeta emiliano, rileggendo Orazio - che aveva scritto nelle sue Odi che è sufficiente "Vivere con poco, e bene, a chi riluce / sulla modesta mensa la saliera / vecchia del padre, e il cui lieve sonno / non morde cura" - si concentra sul contrasto tra la concreta e lieta quotidianità di un pasto e la voce interiore che lo fa riflettere sul valore dei piccoli piaceri e sull'accettazione della felicità.

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FOTOGRAFIA © NANO ERDOZAIN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità è per me strettamente legata alla vita. Anzi è la vita tout court.
GIORGIO BASSANI, Epoca n. 28, 1977

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Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000), scrittore e poeta italiano. Conosciuto soprattutto per i suoi romanzi ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini e Gli occhiali d’oro su tutti, si considerava poeta e riteneva che esistesse un rapporto ben preciso tra la poesia e la sua prosa. La sua poesia nasce da moduli classici per evolversi ad assecondare il crepuscolare mal de vivre.


giovedì 28 maggio 2026

Nel folto di rossi papaveri


LALLA ROMANO

I PAPAVERI

Già balenava nel folto di rossi papaveri il grano,
e vita segreta era in essi, infrenabile vita.
Il grano era pingue e maturo, così fu battuto dal vento,
e fu pavimento brunito, quando cessò la tempesta.
Ma i papaveri eretti e vivaci, simili a creste di galli,
parevano emettere un grido selvaggio di gioia.
Ardevano come carboni, e ad ogni folata di vento,
come brace che il vento avvivasse, trascoloravano.

(da Fiore, 1941)

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"I papaveri erano stati una passione molto antica (...) Provavo, al vederli, un'esaltazione" scriverà anni dopo la scrittrice Lalla Romano. Quei papaveri che, in questi versi giovanili risaltano rossi tra il grano e resistono nella loro delicatezza alla forza del vento che invece rovescia le messi.

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FOTOGRAFIA © TOM SWINNEN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dei papaveri fatui / già era acceso il delirio.
LALLA ROMANO, L'Autunno

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.