JORGE LUIS BORGES
GIUGNO 1968
Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.
(da Elogio dell'ombra, Einaudi, 1971 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)
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"Non so se la sera fosse d'oro, poiché non potevo vederla. Accennavo alla cecità. Per quanto ne so, poteva esserci un tempo cupo" racconta lo stesso Jorge Luis Borges nel libro-intervista edito in inglese nel 1973 Borges on writing. Il poeta argentino, divenuto completamente cieco sul finire degli Anni Sessanta, dopo decenni di problemi alla vista e ipovisione, riconosce ormai solo al tatto i testi amati e compulsati, e si diverte a fantasticare immaginarie conversazioni tra Stevenson e Lang, scrittori scozzesi che mantennero una lunga corrispondenza, o tra l'amico Alfonso Reyes, traduttore dell'Iliade e uno scrittore dell'antichità, Virgilio. Quello che gli resta è quella gioia particolare che sanno ancora dargli i libri, nella loro fisicità: la pelle delle copertine, il frusciare delle pagine, l'odore della carta, in sintesi, “la felicità che è propria delle vecchie cose che s’amano”.
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IMMAGINE © KAREN ARNOLD/PDP
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LA FRASE DEL GIORNO
Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
JORGE LUIS BORGES, Altre inquisizioni
Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.







