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martedì 23 giugno 2026

Io sono senza guerra


GUGLIELMO PETRONI

GUERRA È IN QUESTE MANI

Che sorga un’alba in questa mezzanotte,
che s'ottenebri il sole più lucente,
che ti rovesci, o Terra,
io sono senza guerra,
grand'occhi aperti sopra tutto questo.

Guerra sta in queste mani,
in queste armi armoniose indifferenti:
guerra non è nel cuore.

Forse nella memoria passa un vento
che sperde le figure come un armento
dentro la bufera; ma quest’occhi
son fermi e solitari.
 

(da Poesie, Neri Pozza, 1959)

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Lo scrittore lucchese Guglielmo Petroni, che nel 1943 prese parte attiva alla Resistenza romana, fu arrestato dalle SS, rinchiuso nel carcere di Via Tasso, torturato e condannato a morte. Si salvò all'ultimo grazie all'arrivo degli Alleati. In questi versi scritti a caldo - risalgono al 1945 - riflette sugli orrori della guerra, ma parla anche dell'innata capacità degli esseri umani di resistervi. Se la guerra distrugge ogni cosa sul suo cammino, gli occhi del poeta si rifiutano di distogliere lo sguardo.

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FOTOGRAFIA © NANA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il primo passo verso la vita non si può fare se non partendo dal fondo della propria anima, della propria cultura, dell'esperienza che in ognuno di noi rappresenta il sentimento secolare della tradizione e della nostra storia, se non scoprendo in se stessi il significato delle cose che nascono attorno, dei sentimenti che si svolgono e si evolvono.
GUGLIELMO PETRONI, Il mondo è una prigione

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Guglielmo Petroni (Lucca, 30 ottobre 1911 – Roma, 29 aprile 1993), poeta, scrittore e pittore italiano. Grazie alle prime poesie entrò in contatto con il mondo letterario fiorentino delle Giubbe Rosse. Con Alessandro Bonsanti fondò la rivista Letteratura.  Vinse il Premio Strega 1947 e il Premio Selezione Campiello 1984.


lunedì 22 giugno 2026

Nei parchi


ÓSCAR ACOSTA

I PARCHI

A queste statue giungono colombe e fulmini
per immortalare la fredda dignità della pietra.
Le allodole volano avvolte
nella modestia, gli alberi diffondono la loro gioia,
i pesci nello stagno percorrono molte miglia
senza trovare il mare che percepiscono nell'aria,
bambini e donne camminano mano nella mano,
gli uomini cercano una valle di tenerezza
nei parchi che sono un paradiso terrestre
tra alte colonne di cemento e ferro.

(da Poesia minore, 1957)

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Il poeta honduregno Óscar Acosta, inseguendo il suo mondo intimo e familiare fatto di piccole cose si imbatte nell'umile dolcezza dei parchi, delle statue di eroi perduti, di stagni dove i pesci sognano il mare, piccole oasi nelle lunghe file di palazzi e caseggiati che li circondano.

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FOTOGRAFIA © ANDREI L./PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I parchi e i campi da gioco sono l'anima di una città.
MARTY RUBIN

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Óscar Acosta (Tegucigalpa, 14 aprile 1933 – 16 luglio 2014), poeta, scrittore, critico letterario, politico e diplomatico honduregno. Iniziò la sua carriera come giornalista in Perù, in seguito coltivò svariate forme artistiche. La sua è poesia marcatamente intimista e patriottica. Nel 1960 ottenne il Premio Rubén Darío.


domenica 21 giugno 2026

Ecco di nuovo l’estate


ANNA DE NOAILLES

L'INQUIETO DESIDERIO

Ecco di nuovo l'estate, il caldo, la luce,
la semplice e pacifica rinascita delle piante,
le mattine vivaci, i giorni lenti, le notti calde,
la gioia e il tormento che all'anima conduce.

— Ecco il tempo dei sogni e della dolce follia,
dove il cuore, inebriato dal profumo del meriggiare,
si abbandona ancora alla tenera noia di sperare
nell'improvvisa e buona fioritura della vita,

Il cuore si eleva e gioisce nell'aria soffice e fiorita.
— Cuore mio, cosa ti aspetti da questa giornata tiepida?
È forse il chiaro risveglio di un'infanzia stupita,
che guarda, salta, apre le mani e ride?

È l'ingenua e impetuosa ascesa dei sogni,
feriti dagli urti della loro veemenza,
o è il sapore dei tempi passati, dei tempi buoni,
in cui l'anima sentiva senza sforzo scorrere la sua essenza?

— Ah! cuore mio, non avrai mai altro bene
che sperare nell'Amore e nei giochi che lo scortano,
eppure conosci il male che ti porta
questo dio, così adirato dalle battaglie da cui proviene…

(da Il cuore innumerevole, 1901)

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E dunque, alle 10.24 di oggi, con il solstizio - quando l’emisfero nord della Terra è inclinato al massimo verso il Sole, ricevendo la massima quantità di luce diurna - inizia l'estate.  La poetessa francese Anna de Noailles esprime una profonda transizione emotiva legata al ritorno della stagione estiva: il caldo, la luce, la rinascita della natura evocano nel suo cuore un'altalena di sentimenti tra gioia, tormento e l'inestinguibile speranza dell'amore, unico vero bene ma al contempo dio capriccioso.

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JACOPO TINTORETTO, "ESTATE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.
ALBERT CAMUS, L'estate

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Anna-Élisabeth Bassaraba de Brancovan de Noailles (Parigi, 15 novembre 1876 - 30 aprile 1933), poetessa e romanziera francese. Il suo lirismo appassionato si esalta in un'opera che sviluppa, in modo molto personale, i grandi temi dell'amore, della natura e della morte ma sa anche gestire l'umorismo nelle sue cronache giornalistiche.


sabato 20 giugno 2026

L’immagine del tempo


EUGENIO MONTALE

L’ARNO A ROVEZZANO

I grandi fiumi sono l’immagine del tempo,
crudele e impersonale. Osservati da un ponte
dichiarano la loro nullità inesorabile.

Solo l’ansa esitante di qualche paludoso
giuncheto, qualche specchio
che riluca tra folte sterpaglie e borraccina
può svelare che l’acqua come noi pensa se stessa
prima di farsi vortice e rapina.

Tanto tempo è passato, nulla è scorso
da quando ti cantavo al telefono “ tu
che fai l’addormentata” col triplice cachinno.
La tua casa era un lampo visto dal treno. Curva
sull’Arno come l’albero di Giuda
che voleva proteggerla. Forse c’è ancora o
non è che una rovina. Tutta piena,
mi dicevi, di insetti, inabitabile.

Altro conforto fa per noi ora, altro
sconforto.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Il fiume che scorre lento e inesorabile è una delle immagini più usate per dare un’idea del tempo e del suo passare. Eugenio Montale osserva l’Arno fluire sotto il ponte di Rovezzano, piccolo comune inglobato già nel 1910 nella periferia di Firenze e ripensa al passato: la memoria rende vivido quel tempo perduto, annulla le distanze, riporta alla luce l’immagine di una donna, che – se diamo credito all’intervista rilasciata a Dante Isella – sono in realtà tre: Dea Comune, che abitava appunto a Rovezzano, e sua era la casa: una nobile tedesca della famiglia von Nagel, cui dedicava le serenate telefoniche; la terza “una delle altre donne della mia poesia” che Montale non volle citare.

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ODOARDO BORRONI, "L'ARNO A ROVEZZANO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Memoria / non è peccato finché giova.
EUGENIO MONTALE, La bufera e altro

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Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


venerdì 19 giugno 2026

Anima vegetale


FILIPPO DE PISIS

MAZZO DI FIORI

Lo so, è la tua grazia
che vibra nei teneri petali,
ciglia, occhi-ciechi
anima vegetale
che s’offre abbacinata a la luce,
fronte, bocca, mento, cuore,
vicina e lontana
dolce irraggiungibile.
Io sono l’ape immota
a suggere questo nettare
dolorosamente.

(da Poesie, Vallecchi, 1953)

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La sensibilità pittorica di Filippo De Pisis traspare appieno in questa sua poesia: la bellezza dei fiori appare agli occhi dell'ape, personificazione dello stesso poeta, con tutta la sua grazia, ma anche dolorosamente in quanto effimera. Del resto, i suoi dipinti di fiori sono a loro volta riflessi di un'urgenza espressiva, capace di catturare  con tratti rapidi e fulminei la fragilità e la transitorietà della vita.


FILIPPO DE PISIS, "VASO DI FIORI", 1926

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il valore di un'opera d'arte è trasmissibile e reale solo quando è cosciente ed è l'emanazione diretta e prepotente di una commozione lirica da parte dell'artefice. Ed ecco perché veri grandi pittori furono più o meno poeti.
FILIPPO DE PISIS

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Luigi Filippo Tibertelli de Pisis (Ferrara, 11 maggio 1896 – Milano, 2 aprile 1956), pittore e scrittore italiano, uno tra i maggiori interpreti della pittura italiana della prima metà del Novecento.  Il suo stile poetico risente di un fondo crepuscolare e dell'eco pascoliano.


giovedì 18 giugno 2026

Navette veloci


BLAŽE KONESKI

LE RONDINI

Le rondini stridono all'alba
Uccelli che dividono il giorno dalla notte

Siamo navette veloci
Che tessono il vago filo del mistero

Il crepuscolo è il nostro elemento
Sfiorando il limite di un momento

Ci hai viste
Orlare l'aria all'acqua

Ma i cieli non conservano traccia della nostra opera.
Così piangono le rondini.

(da La cisterna, 1966)

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Le rondini, in questi versi del poeta macedone Blaže Koneski diventano simbolo di confine e transizione: tra il giorno e la notte, ma anche tra il mondo visibile e quello invisibile. Il loro rapido volo nel crepuscolo è in grado di farci pensare alla natura mistica della vita, del tempo e dell'esistenza umana, che lasciano - come le rondini - una traccia fugace nel cielo.

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FOTOGRAFIA © GARDEN BIRDWATCHING

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  LA FRASE DEL GIORNO  

M'accorgo del cielo infinito solo se una rondine ne percorre un tratto.
ROBERTO GERVASO, Aforismi

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Blaže Koneski (Nebregovo, 19 dicembre 1921 - Skopje, 7 dicembre 1993), poeta, scrittore, traduttore e linguista macedone. Ha dato un contributo fondamentale alla codificazione della lingua macedone. Fu altresì uno dei maggiori e più noti rappresentanti della poesia macedone per la complessità tematica e la maestria stilistica della sua produzione.


mercoledì 17 giugno 2026

Archi severi


DINO CAMPANA

FIRENZE (UFFIZI)

Entro dei ponti tuoi multicolori
L’Arno presago quietamente arena
E in riflessi tranquilli frange appena
Archi severi tra sfiorir di fiori

Azzurro l'arco dell'intercolunno
Trema rigato tra i palazzi eccelsi:
Candide righe nell'azzurro: persi
Voli: su bianca gioventù in colonne
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(da Canti Orfici ed altre liriche, Vallecchi, 1914)

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Una poesia visiva, quasi impressionista in cui Dino Campana descrive una veduta di Firenze, all'altezza della Galleria degli Uffizi, con gli antichi palazzi che si riflettono nelle acque dell'Arno tra Ponte Vecchio e il distrutto Ponte di Rubaconte, ora Ponte alle Grazie frangendo le loro rigide architetture.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

I pollini del desiderio gravi da tutte le forme scultoree della bellezza, l’alto Cielo spirituale, le linee delle colline che vagano, insieme a la nostalgia acuta di dissolvimento alitata dalle bianche forme della bellezza: mentre pure nostra è la divinità del sentirsi oltre la musica, nel sogno abitato di immagini plastiche!
DINO CAMPANA, Canti orfici

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Dino Carlo Giuseppe Campana (Marradi, 20 agosto 1885 – Scandicci, 1º marzo 1932), poeta italiano. l’unico accostabile ai “maudits” del Decadentismo europeo quali Rimbaud. La sua poesia brucia le scorie della tradizione di Carducci e D’Annunzio con un atteggiamento visionario che va oltre le cose e i dati realisticamente intesi. Di lui è nota l’appassionata relazione con Sibilla Aleramo.