mercoledì 14 novembre 2018

L’autunno di Issa


ISSA

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Vento autunnale:
come i pensieri
nel cuore di Issa.

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Stamattina è autunno
nel dire queste parole
sento come invecchio.

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Le foglie cadute:
la predica
del Buddha.

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Sera d’autunno –
ginocchia tra le braccia
come un santo.

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L’autunno è stagione di decadimento: la natura si prepara per il sonno invernale, per il periodo di riposo vegetativo e gli animali si rintanano, alcuni vanno in letargo. Il poeta giapponese Kobayashi Issa sente come proprio questo declino, comunque connaturato con l’armonia del mondo.

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Takashi

ITO TAKAGI, “OIRASE NEL TARDO AUTUNNO A TOWADAKO”, 1949

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LA FRASE DEL GIORNO
Aspettami dall'altra parte dell'anno: mi incontrerai come un lampo alla fine dell'autunno.
OCTAVIO PAZ, Libertà sulla parola




Kobayashi_Issa-PortraitKobayashi Nobuyuki, noto con lo pseudonimo di Kobayashi Issa (Kashiwabara, 15 giugno 1763 – 19 novembre 1827) poeta, pittore e sacerdote laico buddhista giapponese. Maestro dell’haiku con  Matsuo Bashō, Yosa Buson e Masaoka Shiki, ne scrisse oltre 20.000, rinnovando il genere classico con il romanticismo, l’autobiografia e il sentimento personale.


martedì 13 novembre 2018

Centenario di Werner Aspenström



Cento anni fa, il 13 novembre 1918 nasceva uno dei grandi poeti modernisti svedesi del ‘900, Werner Aspenström, che occupò per sedici anni il seggio numero 12 dell’Accademia Svedese. A differenza dei suoi amici e “colleghi”  Harry Martinson e Tomas Tranströmer non arrivo però al Premio Nobel. La sua poesia si nutre di osservazioni quotidiane che mettono in relazione con un sottile umorismo le grandi ed eterne questioni della vita, spesso con un’attenzione alle piccole cose e alla natura.

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.Aspenstrom

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TEORIA DELL’ALIMENTAZIONE


Quando la fantasia si è saziata di fantasie
cresce l’appetito per la realtà.
Allora riassapora il pane duro come pietra.
Ora quasi ci accontentiamo delle pietre.

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LA SARDINA IN METRÒ

Non voglio lavarmi con quel sapone.
Non voglio lavarmi i denti con quel dentifricio.
Non voglio dormire su quel divano letto.
Non ho bisogno di quella carta igienica.
Non sono interessato a questa polizza assicurativa.
Non ho la minima intenzione di cambiare la marca di sigarette.
Non ho voglia di vedere quel film.
Mi rifiuto di scendere a Skärholmen.

La sardina vuole che si apra la scatoletta verso il mare.

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LA CAVALLETTA

Alba,
Arrivare fino a venti.
Una cavalletta si sveglia
e vuole sorprendere il mondo.
Le erbe gialle al bordo della strada
hanno lo stesso nome di Giovanni.
Molto prima del Verbo era il Principio.

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo non cicatrizza gli oltraggi del tempo.

WERNER ASPENSTRÖM




330px-Werner_AspenstromKarl Werner Aspenström (Norrbärke, 13 novembre 1918 – Stoccolma, 25 gennaio 1997), poeta svedese. Membro dell’Accademia Svedese che assegna il Nobel, esordì nel 1949 con Leggenda nevosa. Curiosamente, richiesto delle sue motivazioni per scrivere, rispose: “Scrivo per il mio gatto”.


lunedì 12 novembre 2018

Mia assente


PHILIPPE JACCOTTET

SONO STRANIERO NELLA NOSTRA VITA

Sono straniero nella nostra vita,
perciò a te sola parlo, e in versi strani:
a te, luogo sperato, età fiorita,
nido di paglia e pioggia sopra i rami,

arnia d’acqua che trema al primo albore,
nel buio nuova Dolcezza… (Ma ora è tempo
che i corpi lieti tornino all’amore,
urlino gioia, e una ragazza pianga

fuori, nel freddo. E tu? In città non sei,
non vai incontro alle notti, è l’ora in cui
solo ricordo di una bocca vera

sono i miei versi…) O frutti maturi,
fonti di vie dorate, parchi d’edera,
solo a te parlo, mia assente, mia terra…

(da Il gufo, 1953 - Traduzione di Fabio Pusterla)

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Michelle è la protagonista dell’amore impossibile vissuto in gioventù dal poeta svizzero Philippe Jaccottet. L’assenza dell’amata lo rende straniero in quella storia che vive ormai solamente di poesie ispirate al ricordo: “Michelle, siamo stati di quegli uccelli / che si sfiorano, travolti dalla luce / e si inseguono gridando sempre più in alto / fino all’estasi, troppo simile all’effimero”.

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Blunt

RICHARD BLUNT, “UN DOMANI COMPLETAMENTE NUOVO”

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LA FRASE DEL GIORNO
[La poesia] anche se è un’illusione, sarà stata comunque utile. Ed è forse così utile da non poter essere affatto un’illusione.
PHILIPPE JACCOTTET, Cultur@ctive, 27 settembre 2000




Philippe_Jaccottet_(1991)_by_Erling_Mandelmann_-_3Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


domenica 11 novembre 2018

La nebbia a gl’irti colli


GIOSUÈ CARDUCCI

SAN MARTINO

La nebbia a gl'irti colli
piovigginando sale,
e sotto il maestrale
urla e biancheggia il mar;

ma per le vie del borgo
dal ribollir de' tini
va l'aspro odor de i vini
l'anime a rallegrar.

Gira su' ceppi accesi
lo spiedo scoppiettando:
sta il cacciator fischiando
su l'uscio a rimirar

tra le rossastre nubi
stormi d'uccelli neri,
com'esuli pensieri,
nel vespero migrar.

(da Rime nuove, 1887)

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All’undicesimo anno di blog mi sono reso conto di non avere mai postato una delle più celebri poesie italiane, quella che ogni scolaro ha imparato a memoria sui banchi: San Martino di Giosuè Carducci. Oggi di quella data si è persa la valenza contadina: era il giorno in cui scadevano i contratti agrari e il proprietario poteva rinnovare o meno la mezzadria. Non a caso in molte parti del Nord, nelle pianure di grande tradizione contadina “fare San Martino” è un sinonimo di traslocare. Immaginiamo allora uno dei borghi carducciani nella Maremma pisana: finito il periodo di lavori nei campi, semina e aratura, è tempo di dedicarsi alla cura dei vini. La giornata è nebbiosa, dalla locanda si spande il profumo della carne che gira sullo spiedo, il cacciatore osserva tranquillo il volo di lontani uccelli, che se ne vanno come pensieri cupi lasciando la serenità e il calore del piccolo borgo.

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Toscana

FOTOGRAFIA © BORED PANDA

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh qual caduta di foglie, gelida, / continua, muta, greve, su l'anima! / io credo che solo, che eterno, / che per tutto nel mondo è novembre.
GIOSUÈ CARDUCCI, Odi barbare




Giosuè_Carducci2Giosuè (o Giosue) Alessandro Giuseppe Carducci (Valdicastello di Pietrasanta, 27 luglio 1835 – Bologna, 16 febbraio 1907), poeta, scrittore, critico letterario e accademico italiano. Dal 1860 al 1903 resse la cattedra di Letteratura italiana all’Università di Bologna. Repubblicano e anticlericale, nel 1890 fu nominato senatore Fu il primo italiano a ricevere il Premio Nobel per la letteratura, nel 1906.


sabato 10 novembre 2018

Lussuria leggera della notte


JORGE ISAÍAS

POESIA

Nella lussuria
leggera
della notte
che con la sua stella canta
buone notizie
voci
mari
il catrame del cielo

la nostalgia.

(da Poesia riunita 1977-2001 - Tomo II, Ciudad Gótica, Rosario, 2018)

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La notte, ispiratrice dei poeti e dei sognatori, strega Jorge Isaías: il poeta argentino si lascia avvincere da un cielo stellato che ospita in sé qualcosa di misterioso. Come scrive Gerardo Burton la poesia di Isaías è simile a “quei disegni giapponesi che riproducono con la pennellata il movimento della pianta che cresce… si eleva con tutta l’energia della terra in un movimento cosmico che riconduce la poesia alla sua fraternità con il mito”.

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Notte

IMMAGINE © WALL2BORN

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LA FRASE DEL GIORNO
Dipingi il tuo villaggio e sarai universale.
JORGE ISAÍAS, Rosario|12, 25 agosto 2017




JJorge Isaíasorge Isaías (Los Quirquinchos, 1946), poeta argentino, fondatore della rivista La Cachimba e direttore del Festival internazionale di Poesia di Rosario e collaboratore del quotidiano Rosario|12. Nel 2017 è stato insignito del Premio Dámaso Alonso.


venerdì 9 novembre 2018

Centenario di Guillaume Apollinaire


Sul finire della Prima guerra mondiale, che tanti artisti si portò via, dai poeti inglesi Sigfried Sassoon, Wilfred Owen e Isaac Rosenberg a Umberto Boccioni, da Antonio Sant’Elia a Scipio Slataper, un altro terribile morbo mieté centinaia di vittime: l’influenza spagnola, che uccise tra 50 e 100 milioni di persone in due anni, oltre a Egon Schiele, si portò via anche Guillaume Apollinaire. Lo scrittore e poeta francese aveva 38 anni quando morì nel suo appartamento di Boulevard Saint-Germain, 202: Giuseppe Ungaretti, che andava a portargli la notizia della vittoria delle forze dell’Intesa il 9 novembre 1918, lo trovò ormai incosciente vegliato dalla moglie.

Apollinaire fu poeta d’avanguardia, passato attraverso il Simbolismo e la poesia visiva, trait-d’union con il Surrealismo, e lasciò un’importante raccolta poetica dal fronte della guerra, durante la quale fu seriamente ferito a una tempia da un colpo d’obice. Seppe fondere modernità e tradizione in un gioco d’equilibrio in anni in cui nascevano cubismo, dadaismo e futurismo.

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Apollinaire

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da Calligrammi, 1918

L'OMBRA DELLA LUNA

La tromba suona e risuona
Suona, si spengono i fuochi.
Il mio povero cuore ti dono
Per uno sguardo dei tuoi begli occhi
Un solo moto della tua persona.

Sono le dieci, tutto è spento,
Ascolto russare la caserma,
Viene dal Nord il vento,
La luna mi fa da lanterna
Grida un cane alla morte il suo lamento.

La notte si consuma lenta lenta,
Rintoccano le ore lentamente
Tu che fai o mia bella indolente
Mentre vegliando il tuo amante
Ti sospira lontana e si tormenta?

E io cerco nel cielo stellato
Dove sono le stelle gemelle
Mio destino che al tuo è legato
Ma dove sono le nostre stelle?
O cielo, campo di grano incantato!

La notte si consuma dolcemente
Sereno alfine m'addormento.
I tuoi occhi che vegliano il tuo amante
Non sono forse, mia bella indocile,
Le nostre stelle del firmamento?

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VERSI PER LOU

Lou


Riconosciti
Questa adorabile persona sei tu
Sotto il grande cappello da canottiere
Occhio
Naso
La bocca
Ecco l’ovale del tuo viso
Il tuo collo bellissimo
Ecco infine l’immagine non completa
del tuo busto adorato visto come
attraverso una nuvola
Un po’ più basso è il tuo cuore che batte

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LA FRASE DEL GIORNO
I ricordi sono corni da caccia / Il cui clamore smuore nel vento.
GUILLAUME APOLLINAIRE, Alcools




Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowick (Roma, 26 agosto 1880 - Parigi, 9 novembre 1918), noto con lo pseudonimo di Guillaume Apollinaire, poeta francese sostenitore di una totale libertà formale e di nuovi contenuti frutto dell’indagine dell’inconscio, fu un precursore del Surrealismo. Combattente nella Prima guerra mondiale, fu vittima dell’epidemia di febbre spagnola.


giovedì 8 novembre 2018

Il piantatore d’alberi


WENDELL BERRY

L’UOMO NATO PER COLTIVARE

Il piantatore d’alberi, il giardiniere, l’uomo nato per coltivare,
le cui mani si protendono sotto terra e germogliano,
per lui la terra è una droga divina. Entra nella morte
ogni anno e ne ritorna esultante. Ha visto la luce posarsi
sul cumulo di sterco e rialzarsi nel frumento.
Il suo pensiero passa come una talpa lungo la cima dei filari.
Quale miracoloso seme avrà inghiottito
perché il discorso ininterrotto del suo amore gli sgorghi dalla bocca
come una vite che s’aggrappa alla luce del sole
e come acqua che discende nel buio?

(The man born to farming, da Farming: a Hand book, 1970  - Traduzione di Paolo Severini in Poesia n. 258, Marzo 2011)

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Wendell Berry, scrittore e ambientalista statunitense, è soprattutto fattore e coltivatore di cereali nel Kentucky. Noto come poeta-contadino, esegue qui una sintesi di questi due elementi che costituiscono la sua vita: la terra e la poesia. La parola è dunque seme che germoglia, che dà vita e poi marcisce per rinascere ancora nel suo ciclo vitale.

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Farmer_Forbes

STANHOPE ALEXANDER FORBES, “FATTORE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sii come la volpe / che lascia più tracce del necessario, / alcune nella direzione sbagliata.
WENDELL BERRY, Farmer: a Hand book




Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari,Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.


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