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domenica 31 maggio 2026

Cose banali


THELMA NAVA

OGGI POTREI DIRTI CHE…

Oggi potrei dirti che sono come un bicchiere
di latte caldo per un insonne,
o magari che piove molto.
Potrei passare il pomeriggio a parlare
di cose banali
come dire riso o farina,
o di quanto profumano i tuoi capelli.
Se fossi qui,
forse oserei persino
dirti che ti amo.
 

(da L'orfanotrofio del sonno, 1964)

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I testi di Thelma Nava, poetessa messicana, esplorano l'identità femminile, l'intimità e l'introspezione attraverso metafore quotidiane e oggetti semplici. Così sembra banalizzare, divagare, voler raccontare insomma del più e del meno, mentre in realtà prova a dire una verità profonda.

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FELICE CASORATI, "RITRATTO DI HENA RIGOTTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore è nudo e ha iniziato a tatuare / cuori nel vento, / cuori iconoclasti che dispensano albe blu.
THELMA NAVA, L’orfanotrofio del sonno

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Thelma Nava (Città del Messico, 25 novembre 1932 – Castlegar, Canada, 17 agosto 2019), poetessa messicana. La sua opera spazia da poesie intime e affettuose a un impegno sociale nei confronti dei processi storici dell'America Latina. Legata alle avanguardie letterarie del XX secolo, era la moglie del poeta Efraín Huerta.


sabato 30 maggio 2026

Se c’è una finestra


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

PROVA

Il cielo si riflette
nella mia tazza di tè
Ogni miracolo è possibile
se c'è una finestra.

(da Antologia, 1970)


Il miracolo per il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre non è un evento magico o soprannaturale, ma un cambiamento di prospettiva capace di rivelare la bellezza: l’universo infinito che si racchiude nel breve spazio domestico di una tazza di tè. La capacità di cogliere questo aspetto è già poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Che distanza c'è tra la persona e la poesia se non la distanza tra l'uno e l'essere uno, tra il ciottolo e l'erba? Non è il volto di un dio che la poesia vuole da noi, ma un desiderio di esistere, l'inizio di uno sguardo.
RAÚL GUSTAVO AGUIRRE, Onde

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Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


venerdì 29 maggio 2026

Spaghetti alla carbonara


GIORGIO BASSANI

DA ORAZIO

Spaghetti - enumera e ride - alla carbonara
paillard con verdura cotta
ananas
vino rosso
sei felice?

L'anima amara ma giusta è però lì subito
a sussurrarmi a parte per così
poco?

Talché riandando io a un'ora fa non posso
che dirle muto di sì che darle
- a lei l'anima mia - come quasi sempre
del tutto ragione

(da In gran segreto, Mondadori, 1978)

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Giorgio Bassani, scrittore e poeta emiliano, rileggendo Orazio - che aveva scritto nelle sue Odi che è sufficiente "Vivere con poco, e bene, a chi riluce / sulla modesta mensa la saliera / vecchia del padre, e il cui lieve sonno / non morde cura" - si concentra sul contrasto tra la concreta e lieta quotidianità di un pasto e la voce interiore che lo fa riflettere sul valore dei piccoli piaceri e sull'accettazione della felicità.

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FOTOGRAFIA © NANO ERDOZAIN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La felicità è per me strettamente legata alla vita. Anzi è la vita tout court.
GIORGIO BASSANI, Epoca n. 28, 1977

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Giorgio Bassani (Bologna, 4 marzo 1916 – Roma, 13 aprile 2000), scrittore e poeta italiano. Conosciuto soprattutto per i suoi romanzi ferraresi, Il giardino dei Finzi Contini e Gli occhiali d’oro su tutti, si considerava poeta e riteneva che esistesse un rapporto ben preciso tra la poesia e la sua prosa. La sua poesia nasce da moduli classici per evolversi ad assecondare il crepuscolare mal de vivre.


giovedì 28 maggio 2026

Nel folto di rossi papaveri


LALLA ROMANO

I PAPAVERI

Già balenava nel folto di rossi papaveri il grano,
e vita segreta era in essi, infrenabile vita.
Il grano era pingue e maturo, così fu battuto dal vento,
e fu pavimento brunito, quando cessò la tempesta.
Ma i papaveri eretti e vivaci, simili a creste di galli,
parevano emettere un grido selvaggio di gioia.
Ardevano come carboni, e ad ogni folata di vento,
come brace che il vento avvivasse, trascoloravano.

(da Fiore, 1941)

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"I papaveri erano stati una passione molto antica (...) Provavo, al vederli, un'esaltazione" scriverà anni dopo la scrittrice Lalla Romano. Quei papaveri che, in questi versi giovanili risaltano rossi tra il grano e resistono nella loro delicatezza alla forza del vento che invece rovescia le messi.

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FOTOGRAFIA © TOM SWINNEN/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dei papaveri fatui / già era acceso il delirio.
LALLA ROMANO, L'Autunno

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Graziella Romano, detta Lalla (Demonte, 11 novembre 1906 – Milano, 26 giugno 2001), poetessa, scrittrice, giornalista e aforista italiana. Dopo l'esordio poetico si affermò come narratrice dalla vocazione insieme intimista e realista con il romanzo Maria (1953). Nel segno della memoria sono i successi della maturità ai quali è seguito un più spoglio autobiografismo.


mercoledì 27 maggio 2026

La chiesa ottagonale


GIORGIO VIGOLO

L'EREMITA DI ROMA, XI

Al foro Traiano
nell’assolato meriggio
la chiesa ottagonale
m’accoglie limpida e vuota,
tutta per me, ritiro
d’anacoreta su monte:
guardando nella cupola
mi sento respirato.

Qui venni fanciullo: i templi
mi davano allora spavento,
ora tanta pace
e interna luce. Allora
mi parevano paurose grotte:
oggi conchiglie, e vi gira
un murmure d’eterno.

(da Linea della vita, Mondadori, 1949)

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La chiesa settecentesca del Santissimo Nome di Maria al Foro Traiano: è lì che il poeta romano Giorgio Vigolo si rifugia per isolarsi del mondo, per cogliere forse qualche piccolo segno mistico all'ombra di quella grande cupola che lo atterriva quand'era bambino e che ora gli appare come un luogo accogliente.

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FOTOGRAFIA © IGOR ALEXEEV

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La perfetta armonia, la viva luce, / operante nel mondo che m’attornia, / d’alberi, lago e monti, l’onda d’oro / che trabocca all’azzurro in esultante / estuare di odori, – fanno un coro / a cui s’intona il mio essere e prende / nuova linfa alle fonti della vita. 
GIORGIO VIGOLO, Poesie religiose e altre inedite

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Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.


martedì 26 maggio 2026

I giorni buoni


GUGLIELMO PETRONI

LA CASA

La casa dove nacqui 
era chiusa come un autunno 
tiepido che s’attarda. 
Il vento ci portava le foglie,
la caserma, gli squilli
e il rumore di tanti cavalli;
le prigioni dal muro grandissimo,
ogni tramonto rosso, una paura.
Stavo solo negli anni
un po’ spaurito
come il falco che avevo nutrito
di topi morti.
Nacqui lì dov’è il geranio
il muschio nel pozzo,
il sole impoverito sui muri sporchi.
Erano i giorni buoni che penso ancora,
tracce di solitudine
che non cancello mai,
tiepidezza materna come
il primo amore ricordi.

(da Versi e memoria, Guanda, 1935)

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È un ricordo del tempo spensierato dell'infanzia quello che Guglielmo Petroni affida ai versi: la casa presso le Mura di Lucca dove nacque e crebbe assume le sembianze quasi del mito, della favola, un affettuoso ricordo di quel periodo che vira verso toni intimi ed elegiaci.

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MARIO SIRONI, "PAESAGGIO CON CASE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse nella memoria passa un vento / che sperde le figure / come un armento dentro la bufera;  / ma quest’occhi sono fermi e solitari.
GUGLIELMO PETRONI, Poesie

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Guglielmo Petroni (Lucca, 30 ottobre 1911 – Roma, 29 aprile 1993), poeta, scrittore e pittore italiano. Grazie alle prime poesie entrò in contatto con il mondo letterario fiorentino delle Giubbe Rosse. Con Alessandro Bonsanti fondò la rivista Letteratura.  Vinse il Premio Strega 1947 e il Premio Selezione Campiello 1984.


lunedì 25 maggio 2026

L’inverno in in una latteria


GIORGIO CAPRONI

INTERLUDIO

E intanto ho conosciuto l’Erebo
– l’inverno in una latteria.
Ho conosciuto la mia
Prosèrpina, che nella scialba
veste lavava all’alba
i nuvolosi bicchieri.

Ho conosciuto neri
tavoli – anime in fretta
posare la bicicletta
allo stipite, e entrare
a perdersi fra i vapori.
E ho conosciuto rossori
indicibili – mani
di gelo sulla segatura
rancida, e senza figura
nel fumo la ragazza
che aspetta con la sua tazza
vuota la mia paura.

1950

(da Il passaggio d'Enea, Vallecchi, 1956)

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Una latteria genovese dove operai entrano ed escono "nei vapori d'un bar all'alba": Giorgio Caproni sovrappone il mito classico dell'oltretomba a uno scenario urbano realistico e grigio. La banale latteria si trasforma nell'Erebo - il regno degli Inferi degli antichi - e la cameriera che lava i bicchieri assume le sembianze di Proserpina, regina degli inferi.

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WILLY RONIS, "PUB A SOHO, LONDRA, 1955"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Confine diceva il cartello   / cercai la dogana, non c'era / non vidi dietro il cancello / ombra di terra straniera.
GIORGIO CAPRONI, Il muro della terra

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Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.