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sabato 18 luglio 2026

Centenario di Elizabeth Jennings


"Scrivere poesie con un minimo di serietà significa, prima o poi, imbattersi in alcune delle esperienze più profonde e vitali dell'umanità. L'arte della poesia è un'arte che, per sua stessa natura, spoglia il superfluo per rivelare solo ciò che è importante, solo ciò che è sufficiente. Ciò che la poesia scopre – e questa è la sua funzione principale – è l'ordine nel caos, il significato nella confusione e l'affermazione nel cuore della disperazione": la concezione poetica di Elizabeth Jennings, che nacque il 18 luglio del 1926 a Boston, cittadina della contea inglese del Lincolnshire, è in questo suo scritto del 1961. In effetti, la sua voce lirica riesce a combinare il controllo della forma con una chiara espressività e con una profonda spiritualità legata al cattolicesimo romano.

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MEGLIO DI UNA PROTESTA

Strappa via dai miei amori ogni frammento:
troverai quel che vedi –
uno spaventapasseri –
non fui io a crearlo, fosti tu
nella tua mente tanto tempo fa.
Soffia sui miei tesori tutte le tue tempeste.
Quando raccogli ciottoli, trattali con prudenza –
le mie gemme ti abbagliano, lo vedi, e sono molte.

Ricorda che le bacche e i fiori che portasti
a morire qui in casa hanno uno strano
potere, di rinascere. Io li raccolsi, ed eccoli
sbocciare già nelle mie mani. Rapida
li pianto sotto un albero. Le gocce
risanano le piante a te serbate
e ridonano a me nuovi germogli.

(da Di conseguenza mi rallegro, 1977 – Traduzione di Silvio Raffo)

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POETA MODERNO

Non è il momento adatto a modi dolci
né a sentenze solenni, o astrusi orpelli,
immagini forbite o giochi ameni,
compiaciute malìe sentimentali.

Scriviamo in un’età di fame insonne –
travi di ferro, cuori tesi a piombo –
parola, non più canto è l’arte del poeta
e l’armonia deve mutarsi in rabbia.

(da Poesie, 1953 - Traduzione di Silvio Raffo)


Altre poesie di Elizabeth Jennings sul Canto delle Sirene:

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

I poeti lavorano gli uni sugli altri e attraverso gli altri.
ELIZABETH JENNINGS, Ogni forma che cambia

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Elizabeth Joan Jennings (Skirbek, 18 luglio 1926 – Bampton, 26 ottobre 2001), poetessa inglese. Considerata tradizionalista piuttosto che innovatrice, è nota per la sua poesia lirica e la padronanza della forma. La sua opera mostra una semplicità di metro e rima condivisa con i poeti di The Movement: Philip Larkin, Kingsley Amis e Thom Gunn.


venerdì 17 luglio 2026

Centenario di Nikos Karùzos


Nikos Karùzos, poeta greco nato il 17 luglio di cento anni fa a Nauplia, città del Peloponneso orientale, fu esponente di spicco del Modernismo. La sua è una poesia filosofica, religiosa, mistica, che si distingue più che per gli accenti metafisici, per “una pienezza esistenziale, che lo spinge oltre i limiti dell’ego, verso la fusione con l’universo sensibile”, come nota il critico Demosthenes Kurtovic.

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FOTOGRAFIA © THE GREEK HERALD

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ALL'IMPROVVISO

Ciò che chiamiamo sogno non è un sogno
la cui ampia realtà non è reale.
Da qualche parte rido, ma lì esisto già assolutamente,
come la nuvola che cambia in pochi secondi,
essendo solo una trasformazione non richiesta.
Nessun leone ha scambiato la sua preda
e l'anatra non ha smesso di succhiare il fango;
il polpo emerge dalla sua camera poco profonda di pietra blu
nelle radure la tigre è irrimediabilmente dimenticata.
Anche oggi si sta facendo notte. L'ansia
ripete: pascolerò il buio.

(da Il sacco a pelo, 1981)

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DESERTO COME LA PIOGGIA

Attraverso il mio sogno, non guarito,
nella sola rete del primo silenzio
ho mostrato agli uccelli i bivi della strada,
la verità accresce sempre lo slancio.
E il destino delle stelle
sarà cenere, sarà un grande fuoco,
ora imparo il mio sangue
senza i giacinti freschi,
ora ti vedo sul la via della bontà come un monito
con i gigli,
portando la borsa dei sospiri
e io continuo ad andare,
vado
alle
sorgenti.

(da Il cervo delle stelle, 1962)

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Altre poesie di Nikos Karùzos sul Canto delle Sirene: -

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Che dire? Il poeta è un autopsichiatra che si cura con l'alcol puro.
NIKOS KARÙZOS, Crepuscolo neolitico a Kronstadt

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Nikos Karùzos (Nauplia,  17 luglio 1926 – Atene, 28 settembre 1990), poeta della prima generazione del dopoguerra. La sua poesia, caratterizzata come filosofica, religiosa, mistica, si distingue per un traboccamento esistenziale, che la spinge  verso la fusione con l'universo sensibile.


giovedì 16 luglio 2026

L’arte è disincantata


ADRIENNE RICH

A UN CONCERTO DI BACH

Giungendo di sera alla città invernale,
abbiamo detto che l'arte è disincantata dalla vita.
Qui ci avviciniamo a un amore che non è pietà.

Questa antica disciplina, dolcemente severa,
rinnova la fede nell'amore e al contempo domina i sentimenti,
chiedendoci grazia in ciò che sopportiamo.

La forma è il dono supremo che l'amore possa offrire:
l'unione vitale della necessità
con tutto ciò che desideriamo, tutto ciò che soffriamo.

Un'arte troppo compassionevole è solo metà dell'arte.
Solo una fiera e austera purezza
può risanare il cuore, altrimenti tradito e troppo umano
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(da Un mondo che cambia, 1951)

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La poetessa statunitense Adrienne Rich in questi versi giovanili verifica come il rigoroso ordine matematico della musica classica sia in grado di fornire un'ancora emotiva che aiuta a elaborare la sofferenza e il desiderio umano. La poesia coglie il modo in cui la disciplina strutturale del compositore gestisce le emozioni e trasforma il dolore in arte.

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RAOUL DUFY, "IL CONCERTO ROSSO"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La musica, il suono delle parole che si combinano, è sempre stata importante per me.
ADRIENNE RICH, Paris Review, 2 marzo 2011

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Adrienne Rich (Baltimora, Maryland, 16 maggio 1929 – Santa Cruz, California, 27 marzo 2012), poetessa, saggista, insegnante e femminista statunitense. Le sue poesie seguono un percorso che porta alla consapevolezza dell’io e dell’essere donna, lesbica e ebrea americana. In rapporto conflittuale con il potere, rifiutò la National Medal of Arts offertale da Clinton.


mercoledì 15 luglio 2026

Mi mangio le sere


ÁNGEL GONZÁLEZ

TALVOLTA MI MANGIO LE SERE

Talvolta mi mangio le sere:
non tutte hanno polpa commestibile.

Se sono al mare,
addento prima le scogliere.
Poi le nuvole rossastre e il cielo
– sputo i gabbiani –
e per dessert, lascio i bagnanti
che giocano a palla, con i capelli spettinati.

Se sono in città,
mangio la sera a secco:
mastico lentamente i minuti
– dopo averne rimosso le spine –
e quando sono spariti,
me ne vado a rimuginare sulle ombre,
ricordando il tempo divorato
con un amaro sapore di nulla in gola.

(da Parola dopo parola, 1965)

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Il poeta spagnolo Ángel González imbastisce un componimento ironico e surreale in cui trasforma fisicamente il paesaggio in cibo – è la seconda strofa, quella che si riferisce a una località di mare, all’aperto,  dove è possibile lo svago e l’osservazione degli altri. Ma in città, nel chiuso recinto della propria casa, è il tempo a essere divorato, masticato e rimuginato, con tutti i suoi ricordi.

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FOTOGRAFIA © CHANDI GABREIL/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Oh, tu, intrepido forestiero / che guardi gli uomini: / contempla le stelle! / (Il Tempo, non la Storia).
ÁNGEL GONZÁLEZ, Campione di alcuni procedimenti narrativi

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Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


martedì 14 luglio 2026

Fiori di mezzogiorno


GENEVIEVE TAGGARD

APPENA CONOSCIUTI

Solo poche ore!
Abbiamo danzato come il vento,
i nostri visi come fiori di mezzogiorno,
su un esile stelo si sono sollevati e volti.
Tu volavi, io ti seguivo, eguagliavo il tuo passo,
e mi fermavo alle tue soste, e oscillavo e mi aprivo...

Solo poche ore!
Abbiamo danzato come il vento,
assetati come fiori appassiti,
con le palpebre pesanti e gli occhi impauriti.

(da Per gli amanti appassionati, 1922)

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La poetessa statunitense Genevieve Taggard cattura l'emozione travolgente, la vulnerabilità e la fugacità di un incontro romantico appena nato: perfetta e immediata è l'armonia fisica ed emotiva tra i due amanti, la rapidità e la fugacità sono il combustibile che dà fuoco all'intensità.

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FOTOGRAFIA © FERNANDA DE FREITAS/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Da quando ho corso come te, capisco / il lungo desiderio della gola, il respiro che arriva così in fretta, / il leggero balzo del cuore, i talloni che trascinano così dolorosamente, / e le rughe di calore distorte, che allungano la sabbia...
GENEVIEVE TAGGARD, Per gli amanti appassionati

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Genevieve Taggard (Waitsburg, Washington, 28 novembre 1894 - New York, 8 novembre 1948), poetessa americana. Cresciuta alle Hawaii, si trasferì a New York nel 1920 per insegnare. Biografa di Emily Dickinson, la sua poesia ha per temi l'amore, la bellezza e la natura selvaggia, nonché il cambiamento sociale e personale.


lunedì 13 luglio 2026

La durata di un respiro


INGE MÜLLER

CE NE STAVAMO SULL'ERBA

Ce ne stavamo sull’erba
E vedevamo tremare i pini selvatici
Nel vento. Vicina nuotava
Una nuvola candida.
I giunchi cantavano al fiume
E il vento si fermò
La durata di un respiro.

(da Poesia, n. 246 Febbraio 2010 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Inge Müller, poetessa tedesca, ebbe una vita tormentata, confluita nella  Trümmerliteratur (letteratura delle macerie), seguita ai bombardamenti alleati sulla Germania hitleriana. Eppure, in quel tormento, appare qualche sporadico momento  di profonda contemplazione e sospensione emotiva. La natura circostante fa da cornice a una quiete improvvisa: un'esperienza di pausa e armonia colta nell'arco di un solo respiro.

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FOTOGRAFIA © NIKITA GIRAFFE/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Esistono due tipi di piacere: uno consiste in uno stato di quiete, in cui corpo e mente non sono turbati da alcun tipo di dolore; l'altro deriva da una piacevole stimolazione dei sensi, che produce una corrispondente emozione nell'anima. È dal primo tipo di piacere che dipende principalmente la gioia di vivere. Si può quindi affermare che la felicità consiste nel benessere fisico e nella tranquillità mentale.
EPICURO

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Inge Müller, nata Inge Meyer (Berlino, 13 marzo 1925 - 1° giugno 1966) poetessa tedesca. La sua poesia è un'opera intima, dove parla da sola, ricorrendo alla paratassi, con brevi poesie, che a volte sembrano filastrocche ma dal tono tragico. Evoca i suoi ricordi, i suoi traumi e il suo malessere esistenziale.


domenica 12 luglio 2026

Cose da osservare


PENTTI SAARIKOSKI

LA MIA PARTE DI PATRIA

La mia parte di patria
comune: finestre,
le posseggo da solo:
macchine, gente, una parete grigia
e una striscia di cielo,
diverse son le cose
da osservare e da ascoltare
quando è giorno nel mondo.

(da Poesia n. 195 - Giugno 2005 – Traduzione di Viola Parente Capkova e Antonio Parente)

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La casa, la piccola parte di mondo che ci appartiene: ancora di più per il poeta finlandese Pentti Saarikoski, che soffriva di disturbi psicopatologici riconducibili all’autismo o alla sindrome di Asperger, che allora non era stata ancora diagnosticata. Saarikoski esplora il contrasto tra l'isolamento dell’individuo individuale e la condivisione dello spazio pubblico.

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EDWARD HOPPER, UFFICIO IN UNA PICCOLA CITTÀ”

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Per tutta la vita ho pensato di guardare fuori  dalla finestra . E invece guardavo nello specchio.
JAROSLAV DUŠEK, Riflesso del buio del buio

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Pentti Saarikoski (Impilahti, ora nella Repubblica di Carelia, 2 settembre 1937 – Joensuu, 24 agosto 1983), poeta finlandese. Il suo corpus di opere comprende poesie e traduzioni, tra cui classici come l'Odissea di Omero e l'Ulisse di James Joyce. Superò il Modernismo con la "poesia partecipativa", una sorta di azione politica della poesia.