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sabato 6 giugno 2026

Una medusa dell’aria


JORGE CARRERA ANDRADE

DIARIO DEL PARACADUTISTA

Ho incontrato solo due uccelli e il vento,
le nuvole con le loro mappe arrotolate
e alcuni fiori di fumo che si schiudevano, cercandomi
durante il celeste viaggio verticale.
              
Perché vengo dal cielo
come nelle profezie e negli inni,
emissario dall'alto, con la mia uniforme di foglie,
la mia scorta di vite e di morti.
              
Dal cielo discendo come il giorno.
Inumidisco gli occhi
di coloro che mi attendono: ho seguito
il sentiero della luce e della pioggia.
              
Buon cespuglio, proteggimi.
Di', terra, al tuo solco umido di accogliermi,
e a quel tronco caduto
di insegnarmi il calore, la forma inerte.
              
Eccomi, contadini europei!
Vengo nel nome del pane, delle madri del mondo,
di tutto il candore massacrato:
l'airone, il giglio, l'agnello, la neve.
              
Danno forza al mio braccio città in rovina,
famiglie mutilate, disperse per la terra,
bambini e campi biondi che vivono, da anni,
secoli di notte e sangue.
              
Contadini del mondo: sono disceso dal cielo
come un'ombrello bianco o una medusa dell'aria.
Porto fulmini nascosti o una scorta di morti,
ma porto anche raccolti futuri.
              
Porto il raccolto pacifico senza soldati,
le finestre di nuovo illuminate, inseguendo
la notte per sempre sconfitta.
Sono il nuovo angelo di questo secolo.
              
Cittadino dell'aria e delle nuvole,
possiedo tuttavia un sangue terreno
che conosce la strada che entra in ogni dimora,
la strada che scorre sotto i carri,
              
le acque che fingono di essere le stesse
già passate,
la terra degli animali e della verdura con le lacrime
dove accenderò il giorno con le mie mani.

(da Canto alle fortezze volanti, 1945)

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Il 6 giugno 1944, passato alla storia come il D-Day, iniziò l'offensiva alleata per liberare l'Europa dall'oppressione nazista. Il poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade trasfigura in chiave lirica l'evento storico, volgendo il suo sguardo su un paracadutista, uno di quelli che diedero inizio all'attacco, lanciati sui villaggi della Normandia per costituire una testa di ponte sul territorio. Il liberatore porta sì strumenti di guerra, e sembra quasi scusarsi, ma necessari per garantire il futuro.

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FOTOGRAFIA © HISTORY ON THE NET

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Di anno in anno, vengo a sapere altri particolari interessanti e curiosi sul D-Day. Tutte le fonti sono concordi su un punto: non c'è uomo al mondo, a qualsiasi nazione egli appartenga, che non riconosca e rispetti il coraggio sovrumano mostrato in quel giorno.
CORNELIUS RYAN, Quel giorno che sbarcarono in Normandia

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Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America Latina del Novecento. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


venerdì 5 giugno 2026

Le uniche ali


STEPHEN SPENDER

SENZA QUELL’OBIETTIVO UN TEMPO CHIARO

Senza quell'obiettivo un tempo chiaro, la rotta di volo
da seguire per la vita attraverso l'aria cristallina,
il secolo mi soffoca sotto le radici della notte:
soffro come la storia nel Medioevo, dove
la verità giace nelle segrete, da dove non si leva alcun sussurro;
sentiamo parlare di torri ormai scomparse,
di torture e guerre, e del loro fumoso e cupo mormorio,
ma nessuna luce cade sulle vite sepolte degli uomini.
Guardatemi camminare per strade tortuose dove pioggia e nebbia
soffocano ogni grido: agli angoli del giorno,
i martelli pneumatici esplorano nuove zone di dolore;
né l'estate né la luce possono scendere qui a giocare.
La città costruisce il suo orrore nel mio cervello;
le uniche ali con cui fuggire sono questi versi.

(da Poesie, 1933)

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È una composizione degli Anni Trenta questa poesia di Stephen Spender. I versi del poeta inglese riflettono la disillusione e l’incertezza di un mondo che sta per esplodere nella catastrofe delle dittature: si avverte un profondo senso di disperazione e di perdita di scopo mentre avanzano le tenebre di quel tempo, un periodo che gli appare regressivo, repressivo e scollegato dalla verità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quella che chiamiamo libertà dell'individuo non è solo il lusso di un intellettuale di scrivere ciò che vuole, ma la sua capacità di essere una voce che può parlare per coloro che tacciono.
STEPHEN SPENDER, Gli Anni Trenta e oltre

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Stephen Spender (Londra, 28 febbraio 1909 – 16 luglio 1995), poeta e saggista inglese. ll suo percorso si riflette nella poesia, dove l'indagine sull'intima conflittualità prevale sempre più sull'impegno populista: dalla iniziale tematica politica e anarchica, si è rivolto verso temi di più intima riflessione che trovano riscontro in toni di pacata meditazione.


giovedì 4 giugno 2026

Un animale magico


GERTRUD KOLMAR

CETONIA AURATA

È una creatura miserabile, una cosa tra le cose,
un frammento dell'anello con sigillo di Dio, strappato via dalla pula.

Tu la chiami la stella di giugno, che dona il suo splendore alle giornate azzurre,
io la chiamo un animale magico, nato dallo spirito di un fiore,

che nessun guaritore o erborista può venderci,
che solo l'alchimia suprema conosce e trasmuta;

perché ciò di cui si nutre, la luce e il sangue della rosa,
è ciò che la trasforma in oro verde e marrone.

(da Mondi, 1937)

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La bellezza della cetonia, coleottero della famiglia degli scarabeidi è in quel suo sembrare metallizzata, di una colorazione prevalentemente di verde smeraldo che può assumere tonalità bronzee, viola, gialle, azzurre o ramate. La poetessa tedesca Gertrud Kolmar, affascinata, la paragona a una scheggia dell'anello di Dio, a un talismano, a qualcosa di magico..

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FOTOGRAFIA © ANDREY CHE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo potessi afferrare un angolo di questo mondo, / troverei anche gli altri tre, annoderei il panno, / lo appenderei a un bastone, lo porterei al collo, dentro / il globo con le guance arrossate, / con i chicchi marroni e il profumo di Calville.
GERTRUD KOLMAR




Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Käthe Chodziesner (Berlino, 10 dicembre 1894 – Auschwitz, 2 marzo 1943),  poetessa tedesca. Di origine ebraica, fu vittima dell'Olocausto. Incline all'ascesi e alla solitudine, scrisse poesie pensose e visionarie, dense di associazioni magico-mitologiche, caratterizzate da grande virtuosismo linguistico ed espressività.


mercoledì 3 giugno 2026

Centenario di Allen Ginsberg


Chi non conosce l'incipit di Urlo, ballata psichedelica di denuncia della nuova America? "Ho visto le migliori menti della mia generazione distrutte dalla pazzia, affamate nude isteriche..." è una sorta di manifesto della Beat Generation, di cui fu uno degli ispiratori l'autore, il poeta statunitense Allen Ginsberg, di cui ricorre oggi il centenario della nascita a Newark, cittadina del New Jersey adiacente a Manhattan. Ginsberg e i Beat segnarono una svolta nella poesia del Novecento, che non fu più la stessa, infrante tutte le regole, superati tutti i tabù. Ginsberg vi importa il suo stile di sequenze che vanno a comporre un film che racconta l'America del dopoguerra, il suo sogno e i suoi incubi, le sue contraddizioni; vi impasta le sue visioni e allucinazioni date dalle droghe, i deliri, i desideri, costruendo un linguaggio nuovo non solo nel discorso.

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FOTOGRAFIA © MICHIEL HENDRYCKX

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CANZONE

Il peso del mondo
è amore.
Sotto il fardello
della solitudine,
sotto il fardello
dell'insoddisfazione

il peso,
il peso che trasportiamo
è amore.

Chi può negarlo?
Nei sogni
sfiora
il corpo,
nel pensiero
costruisce
un miracolo,
nell'immaginazione
langue
finché è diventato
umano...

si affaccia dal cuore
ardente di purezza -
perché il fardello della vita
è amore,
ma trasportiamo il peso
stancamente,
e così dobbiamo riposare
tra le braccia dell'amore

finalmente,
dobbiamo riposare tra le braccia
dell'amore.
Non c'è riposo
senza amore,

non c'è sonno
senza sogni
d'amore -
pazzi o gelidi,
ossessionati da angeli
o da macchine,
il desiderio estremo
è amore
- non può essere amaro,
non può negare,
non può contenersi
se negato:

il peso è troppo greve

- deve dare
senza nulla riavere
come il pensiero
è dato
in solitudine
in tutta l'eccellenza
del suo eccesso.

I tiepidi corpi
brillano insieme
nel buio,
la mano si muove
verso il centro
della carne,
la pelle trema
di felicità
e l'anima appare
gioconda nell'occhio -

sì, sì,
è questo che
volevo,
ho sempre voluto,
ho sempre voluto,
ritornare
al corpo
in cui sono nato.

(da Poesie scelte 1947-1980, 1984 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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GURU

È la luna che scompare.
Sono le stelle che si nascondono, non io.
È la città che svanisce, io resto
con le mie scarpe dimenticate
e la mia calza invisibile
È il richiamo di una campana.

(1965)

(da Planet News: 1961-1967, 1968 - Traduzione di Fernanda Pivano)

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Altre poesie di Allen Ginsberg sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'unica cosa che può salvare il mondo è il recupero della consapevolezza del mondo. Questo è ciò che fa la poesia. Per poesia intendo l'immaginazione di ciò che è andato perduto e di ciò che può essere ritrovato: l'immaginazione di chi siamo e la lenta presa di coscienza di noi stessi.
ALLEN GINSBERG, Litchfield County Times, 31 maggio 1985

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Irwin Allen Ginsberg (Newark, New Jersey, 3 giugno 1926 – New York, 5 aprile 1997), poeta statunitense, esponente della Beat Generation. La sua poesia, che voleva essere una rappresentazione obiettiva di sensazioni ed esperienze e una denuncia del fallimento dell'ottimismo americano, portava alle estreme conseguenze lo sperimentalismo formale di Walt Whitman.


martedì 2 giugno 2026

Sorsi d’ombra lilla


GIUSEPPE UNGARETTI

A RIPOSO

Chi mi accompagnerà pei campi

Il sole si semina in diamanti
di gocciole d’acqua
sull’erba flessuosa

Resto docile
all’inclinazione
dell’universo sereno

Si dilatano le montagne
in sorsi d’ombra lilla
e vogano col cielo

Su alla volta lieve
l’incanto si è troncato

E piombo in me

E m’oscuro in un mio nido

Versa, il 27 aprile 1916

(da Allegria di naufragi, Vallecchi, 1919)

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Una pausa nei combattimenti, una necessaria rotazione di soldati: per Giuseppe Ungaretti sul fronte dell'Isonzo è tempo di riposare a Versa,frazione di Romans. La tensione è allentata ed è possibile passare alla contemplazione, lasciarsi affascinare da quel paesaggio di campi e di montagne.  Ma è solo un attimo: il poeta ritorna a quel suo senso di alienazione ("In nessuna / parte / di terra / mi posso / accasare" scriverà nel maggio 1918), all'impossibilità di entrare in armonia con l'universo.

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IMMAGINE CREATA CON INTELLIGENZA ARTIFICIALE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Godere un solo / minuto di vita / iniziale // Cerco un paese / innocente.
GIUSEPPE UNGARETTI, Allegria di naufragi

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Giuseppe Ungaretti (Alessandria d'Egitto, 8 febbraio 1888 – Milano, 1º giugno 1970) è uno dei tre grandi poeti dell’Ermetismo italiano. Trasferitosi a Parigi nel 1912, prese parte alla Prima guerra mondiale nelle trincee del Carso e poi in Champagne. Dal 1935 al 1942 insegnò in Brasile e dal 1947 al 1965 fu professore di letteratura moderna alla Sapienza.


lunedì 1 giugno 2026

Poesie per giugno XII


Giugno nei versi di due poeti italiani: a cantare nei versi di Daria Menicanti e di Corrado Alvaro sono le cicale. Se la poetessa piacentina le ascolta negli ultimi  scampoli della campagna di Milano che l'industrializzazione divora sempre più - scrive nel 1960, in pieno boom economico - lo scrittore calabrese le associa all'estate nelle campagne e a una ragazza, paragonandone la giovane età al rigoglio e alla spensieratezza di giugno.

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FOTOGRAFIA © GIJE CHO/PEXELS

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DARIA MENICANTI

CANTILENA PER PORTA TICINESE

Giugno, tu fai cantare
tu fai cantare i grilli e le cicale
sulle alzaie superstiti, ai Navigli,
alle chiatte solitarie.
Li fai cantare sopra i rami incolti
delle robinie esuli rimaste
a guardia dei pontili,
alle darsene, ai covili,
alle stronche dimore affunghite
dei minimi
della libera vita
che amo.
Tu fai cantare le cicale e i grilli
alle ultime torbiere,
alle ferriere delle decoville,
alle dune che innalza
la scavatrice clamorosa
o il braccio affaccendato delle gru.
A questo mondo che muore
tu sciogli la gracile vena,
l’inebriata letizia
dei tuoi compagni effimeri e immortali.

giugno 1960
 
(da Città come, 1964)

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CORRADO ALVARO

GIUGNO

Canti e il tuo canto è grazioso
come il fiore che ha perso
il ricordo dei campi e cresce gracile.
Canti e batton le tue opre in cadenza.
La tua voce è più intensa -
Cicala che inasprisce il suo metro
se il sole è più maestoso.
Aria senza riposo
corre l'estate della lunga veglia.
Con la chioma sconvolta
sembri discesa da un lungo percorso
attraverso l'inverno.

Ecco l'estate, il tuo antico regno
dove entrasti trionfante
sovra un carro adornato di ghirlande
di fiori artificiali.
Fanciulle nuove corrono con ali
spaventate e dipinte.
Mentre le stupefatte donne incinte
ammoniscono ad ogni angolo mute
come incantati segni zodiacali.

Ma tu, invece, risorta dall'inganno
procederai parata
di colori maestosi
compagna del generativo giugno.
Somigliano i tuoi anni a una pianura,
dove nell'aria muta si prolunga
il ricordo del verso
delle cicale, dopo che si è sperso
fuggendo l'ombra dell'ultima altura.

(da Almanacco letterario, Mondadori, 1925)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Giugno. Come suonava dolce quella parola, pigra, limpida e traboccante di sole e di calore!
PATRICIA HIGHSMITH, Il talento di Mr. Ripley

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Daria Menicanti (Piacenza, 6 aprile 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


Corrado Alvaro (San Luca, 15 aprile 1895 – Roma, 11 giugno 1956), scrittore, giornalista, poeta e sceneggiatore italiano. Autore noto per Gente in Aspromonte, fu anche poeta. Tra i suoi temi una sensualità ancestrale che vagheggia un mondo elementare e il rifugio nell'incanto dei ricordi e dell'infanzia.


domenica 31 maggio 2026

Cose banali


THELMA NAVA

OGGI POTREI DIRTI CHE…

Oggi potrei dirti che sono come un bicchiere
di latte caldo per un insonne,
o magari che piove molto.
Potrei passare il pomeriggio a parlare
di cose banali
come dire riso o farina,
o di quanto profumano i tuoi capelli.
Se fossi qui,
forse oserei persino
dirti che ti amo.
 

(da L'orfanotrofio del sonno, 1964)

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I testi di Thelma Nava, poetessa messicana, esplorano l'identità femminile, l'intimità e l'introspezione attraverso metafore quotidiane e oggetti semplici. Così sembra banalizzare, divagare, voler raccontare insomma del più e del meno, mentre in realtà prova a dire una verità profonda.

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FELICE CASORATI, "RITRATTO DI HENA RIGOTTI"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore è nudo e ha iniziato a tatuare / cuori nel vento, / cuori iconoclasti che dispensano albe blu.
THELMA NAVA, L’orfanotrofio del sonno

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Thelma Nava (Città del Messico, 25 novembre 1932 – Castlegar, Canada, 17 agosto 2019), poetessa messicana. La sua opera spazia da poesie intime e affettuose a un impegno sociale nei confronti dei processi storici dell'America Latina. Legata alle avanguardie letterarie del XX secolo, era la moglie del poeta Efraín Huerta.