sabato 18 agosto 2018

Benny Andersen


Il poeta, scrittore, cantautore e pianista danese Benny Andersen è morto all’età di 88 anni il 16 agosto nella sua casa di Sorgenfri, un sobborgo di Lingsby. Lascia un totale di 108 opere, suddivise in romanzi e poesie, racconti per bambini, saggi artistici e musicali, che hanno di fatto di lui lo scrittore più letto di Danimarca. Ironico interprete della vita quotidiana, anzi di più, un caricaturista fintamente ingenuo, sapeva trattare la vita con un allegro umorismo che si ramificava spesso nel surreale.

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Andersen

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È ORA

È tempo
l’acqua bolle
la terra brucia
il mondo aspetta
quando Alessandro aveva l’età di Cesare
era già il Grande
quando Cesare aveva la mia età
era già morto
non sprecavano il tempo
il tempo non li sprecava
usavano il tempo come una camicia
da notte
erano sepolti in esso
e io sono qui
con il giornale
con il Natale
a trattenere le cose
lasciando che le imprese mi passino davanti al naso
irrimediabilmente in ritardo con le scoperte
il mondo non aspetterà
quando Mozart aveva cinque anni
quando Gesù ne aveva dodici
quando Colombo salpò
quando Omero
quando Rembrandt
quando Pasteur
quando Darwin
quando Dalgas
da Vinci
da Gama
Damocle
è ora
è più che ora
il cappello
il cappotto
le pinze da ciclista.
Ora o mai più.

(da L’interno della bombetta, 1964)

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FELICITÀ

C’è qualcosa di speciale nella felicità
puoi essere davvero contento
quando lo senti
ma anche ansioso
ti blocchi per un secondo
poi lentamente avanzi con cautela
come in un campo minato
e ogni volta che metti giù un piede
senza saltare in aria
o dimentichi di goderti la felicità
o ti arrabbi perché non sai
quanto durerà
così quando infine appare l’avversità
è un sollievo
come se fossi tornato al sicuro
è un peccato
perché c’è qualcosa di speciale nella felicità
che altrimenti non incontrerai
forse questo è il problema
non lo sappiamo abbastanza bene
dovremmo saperne di più
penso sia questione di allenamento.

(da L’interno della bombetta, 1964)

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L’ULTIMA POESIA DEL MONDO

Se questa fosse l'ultima poesia del mondo
la farei la più lunga possibile
                           infinitamente lunga
ma rallenterei le ultime righe
e mi fermerei poco prima di finire
temendo di cadere nello spazio
oppure mi sdraierei
e striscerei sul ventre verso il bordo
conservando le ultime parole
e mi sporgerei con cura sull'abisso
dove finiscono tutte le poesie
e proverei a guardare sotto la poesia
usando questa rara opportunità
di vedere una poesia dall'altra parte
e immagina solo se ci vedessi
la prima poesia del mondo
poi come una mosca mi muoverei
lungo questa parte inferiore
aggrappato ad ogni parola
fino a conoscerle a memoria
e quando avrò finito con l'ultima riga
proverei a tornare in cima
penzolando e scalciando e ansimando un po'
mi girerei oltre il bordo
e capiterei nella prima riga di questa poesia
o forse in un posto completamente diverso

Se questa fosse l'ultima poesia del mondo
mi rifiuterei di crederci
o l'avrei rimandata a più tardi
e lavorerei su un’altra

Se questa fosse l'ultima poesia del mondo
mi rifiuterei di scriverla
in ogni caso mi fermerei il prima possibile
                                          magari proprio qui.

(da L’ultima isola e altre poesie, 1969)

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LA FRASE DEL GIORNO
Immagina di non essere vicino alla tomba della Democrazia né alla sua culla ma a metà della sua fiorente pubertà.
Immagina di avere molta strada da fare.
Immagina che la via lunga sia la più corta.
Immagina che la via più lunga è restare dove sei.
BENNY ANDERSEN




Benny-andersen_DSC03905Benny Andersen (Vargede, 7 novembre 1929 – Sorgenfri, 16 agosto 2018), poeta, cantautore, compositore e pianista danese. Le sue poesie variano dalle riflessioni alle stravaganze, sempre condite da un umorismo di fondo e da immagini sorprendenti.


venerdì 17 agosto 2018

Ti bacio come un poeta


SERGEJ ESENIN

TU DICEVI CHE SAADI

Tu dicevi che Saadi
Baciava soltanto sul seno.
Aspetta, per amor di Dio,
Anch’io prima o poi imparerò!

Tu cantavi: «Oltre l’Eufrate
Le rose sono più belle delle fanciulle».
Se io fossi ricco,
Avrei composto un’altra melodia.
 
Io avrei colto quelle rose,
Perché per me la sola gioia –
È che non ci sia niente al mondo
Di meglio della cara Šaganè.
 
E non tormentarmi con i comandamenti,
Io non ho comandamenti.
Visto che sono nato poeta,
Per questo, bacio come un poeta.

 
19 dicembre 1924

(da Motivi persiani, 1925 – Traduzione di Eridano Bazzarelli)

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Il poeta russo Sergej Esenin nel 1916 cominciò ad appassionarsi alla poesia persiana: Saadi, Omar Khayyam, Firdusi, che lesse in una antologia curata dall’accademico Fedor Korš. Non raggiunse mai l’Iran, ma si permeò di quella cultura attraverso i versi, tanto da pubblicare la raccolta Motivi persiani: forse un modo per evadere, per ritrovare la tranquillità nell’esotismo orientale: “Si è calmata la mia antica ferita – / Il delirio ubriaco non mi rode il cuore / Con gli azzurri colori di Teheran / Io oggi li curo in una casa da the”. Mentre nel mondo reale Esenin, abbandonata Isadora Duncan, si è legato all’attrice Augusta Miklashevskaya, in poesia coltiva il sogno dell’amore romantico, platonico per quanto sensuale, di questi versi dedicati alla figura idealizzata di Šaganè.

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Persian

ILLUSTRAZIONE © PERSIAN LIONESS

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LA FRASE DEL GIORNO
A parole non si parla d’amore, / D’amore si sospira solo furtivamente, / E gli occhi, come zaffiri, risplendono.
SERGEJ ESENIN, Motivi persiani




Sergéj Aleksándrovič Esénin (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – Leningrado, 28 dicembre 1925), poeta russo imagista. Nato da una famiglia contadina, le sue poesie furono influenzate dal folklore russo. Nel 1922 sposò la ballerina statunitense Isadora Duncan, da cui divorziò nel 1924. L’anno seguente fu trovato morto in un albergo di Leningrado forse suicida forse ucciso da agenti della polizia sovietica.


giovedì 16 agosto 2018

Maggie, Milly, Molly e May


EDWARD ESTLIN CUMMINGS

10

maggie e milly e molly e may
scesero alla spiaggia (a giocare un giorno)

e maggie trovò una conchiglia che cantava
così dolcemente che dimenticò i suoi guai; e

milly divenne amica di una stella arenata
i cui raggi erano cinque languide dita;

e molly fu inseguita da una cosa folle
che correva obliqua soffiando bolle; e

may tornò a casa con un ciottolo liscio e rotondo
grande come la solitudine e piccolo come un mondo.

Per tutto quello che perdiamo (come un tu o un me)
è sempre noi stessi che troviamo nel mare.

(10, da 95 poesie, 1958)

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Sembra una filastrocca a prima vista questa poesia di Edward Estlin Cummings (o e.e.cummings che dir si voglia) – anche per via delle rime. Ma in realtà, scavando un po’ sotto la forma, le quattro ragazze che scendono alla spiaggia a giocare in un giorno d’estate e ne tornano cambiate sono una metafora dell’identità e dell’esperienza emotiva e la spiaggia alla fine non è una distesa di sabbia, ma la vita, lo scorrere del tempo, gli incontri che si fanno, le nostre sensazioni inconsce.

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Picasso

PABLO PICASSO, “LE BAGNANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sembra abbastanza per gli schiavi dello spazio e del tempo / – il nostro è il qui e ora della libertà.
EDWARD ESTLIN CUMMINGS, 95 poesie




Edward Estlin Cummings,  noto anche come e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962),  poeta, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. È celebre per il suo uso poco ortodosso delle maiuscole e delle regole della punteggiatura, e per il fatto di servirsi delle convenzioni sintattiche in modo avanguardista e innovativo.


mercoledì 15 agosto 2018

Emigrati dal tempo


DAVID MARIA TUROLDO

SERA DI FERRAGOSTO

Naviga l’anima
in questa sera
che ha mani abbandonate.
E le finestre guardano
ne l’aria calma:
sulla spalletta
delle vie desolate
sta seduta la Tentazione.

                                       Così
Ti preghiamo, Signore,
dall’olocausto di questo corpo
che si scioglie nell’arsura
alta del mondo, nel compatimento
delle pietre, ne l’abbandono
vicendevole delle strade
ferme nel sogno
di una luce immortale.
Forse questa è l’ora
in cui non esistiamo,
emigrati dal tempo. Restiamo
soli, nel dolce sapore
dei sensi affaticati,
finalmente distesi
in una inattesa fraternità.

(da O sensi miei, Rizzoli, 1990)

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“Un momento di seduzione del Nulla” dice Luciano Erba dei versi di O sensi miei, raccolta di quarant’anni di poesia di David Maria Turoldo, cui il padre servita risponde appigliandosi al canto del Tutto, a una sorta di laus vitae. Pensieri profondi quelli che ho scelto per questo Ferragosto, come quelli che affronteremo stasera davanti al tramonto sceso ancora un po’ prima, quando rifletteremo che un’estate ormai si può considerare finita, rimanendo sospesi in quella malinconia come “emigrati dal tempo”.

Buon Ferragosto, amici del Canto delle Sirene! Passate una bella giornata di vacanza…

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Sera

FOTOGRAFIA © NESHOM/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
L’estate è quel momento in cui fa troppo caldo per fare quelle cose per cui faceva troppo freddo d’inverno.
MARK TWAIN




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.


martedì 14 agosto 2018

E te


CLARIBEL ALEGRÍA

FRONTIERE

Sono stata la nuvola
e la pioggia
e il mare
e voglio essere la sera
e il muro
e te.

(da Sopravvivo, 1978)

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Tutto ciò che amo / è in te / e tu / in tutto ciò che amo”: la poetessa nicaraguense Claribel Alegría è sopravvissuta all’amore e ora vive anche per l’amato. Se è stata “ la nuvola bianca / vaporosa / indecisa / che ci copre un istante” ora deve diventare anche l’altro e paradossalmente colmare un’assenza: “Poiché ho imparato ad amarmi / posso sanguinare / delle tue ferite”.

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Olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi piace anche l'amore / a cui chiudono la porta / e che entra dalla finestra / volando su una corda.
CLARIBEL ALEGRÍA




Claribel Isabel Alegría Vides (Estelí, 12 maggio 1924 – Managua, 25 gennaio 2018), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense considerata con la connazionale Gioconda Belli la maggiore esponente della Letteratura del Centro America.


lunedì 13 agosto 2018

Un capriccio innocente


JOSÉ SBARRA

FRATELLO, CREDIMI, NON È GELOSIA

Fratello, credimi, non è gelosia
e neppure risentimento.
Non la odio e neppure serbo rancore a lui.
Che insieme entrambi siano felici.
Che abbiano pace.
Che siano liberi di amarsi molto.
Una sola cosa desidero.
Non per sete di vendetta,
è soltanto un capriccio innocente,
fratello, sai che non sono cattivo.
Il mio desiderio è che una notte lei
avvinghiata al suo corpo
nel suo orecchio sbagliando sussurri il mio nome.

(da Il malamore, 2017)

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Una piccola ossessione, una vendetta travestita da semplice innocente capriccio: il poeta argentino José Sbarra sogna – un po’ come un moderno Catullo con una nuova Lesbia – che la sua ex sia in fondo, almeno inconsciamente, ancora innamorata di lui.

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Lovers

DISEGNO DI CHOBIR DOKAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il verbo è amare / amare bene / amare male / amare come sia / però amare. / La chiave è amare / e quando tutto duole / amare con maggiore intensità / e quando tutto diventa insopportabile / amare il doppio.
JOSÉ SBARRA, Il malamore




SbarraJosé Sbarra (Buenos Aires, 15 luglio 1950 – 23 agosto 1996), poeta argentino. Maestro, giornalista e sceneggiatore televisivo. Visse scrivendo, pensando e drogandosi, nel quartiere disagiato di San Telmo, dove morì di AIDS. Tra le sue opere: Ossessione di vivere, Piccolo cielo, Paura, io?, Non accendere la luce, Aiuto, non mi serve nulla, Plastico crudele e il postumo Il malamore.


domenica 12 agosto 2018

Il segreto dono della tenerezza


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

MOMENTO D’AVORIO

a Jane Austen

Il tuo mondo
in cui le relazioni sono algebra sociale
ora mi rassicura.

È la distanza tra di noi che fa pittoreschi
gli abiti di taffetà albicocca,
le ardenti moralità in corsetto,
le spietate certezze dei salottini perbene?

O sono le tue eroine –
le loro menti buie e fresche di cantina,
le conversazioni succinte come fazzoletti in pizzo,
persino l’acido collerico,
che non trascina mai i fili della screziata passione
fuori dagli interstizi delle loro vite,
la compostezza echeggiata nelle dolci simmetrie dei crochet,
il passo misurato delle camminate in brughiera,
l’equilibrio nel leggere presso la finestra aperta,
imperturbate dalla mestizia dei paesaggi crepuscolari?

Benedici noi, Jane,
me e il mio amante,
con schegge verde-lime di croccante ironia
e il segreto dono della tenerezza
senza gli inganni del caramello.

(da Pulendo la libreria, Traduzione di Loredana Foresta)

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Jane Austen è sempre stata un punto di riferimento per gli appassionati lettori di Orgoglio e pregiudizio e di Ragione e sentimento, per la sua capacità di indagare nel sentire umano: il suo contemporaneo Walter Scott disse di lei: “Quella giovane donna aveva, secondo me, il miglior talento che io abbia mai incontrato per descrivere i coinvolgimenti, i sentimenti e i personaggi della vita quotidiana”. Alla schiera degli ammiratori va aggiunta la poetessa indiana Arundhathi Subramaniam, che due secoli dopo la omaggia chiedendo la sua ironica intercessione nella sua storia d’amore.

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Pride

SCENA DA “ORGOGLIO E PREGIUDIZIO” DI JOE WRIGHT (2005) – © STUDIO CANAL

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LA FRASE DEL GIORNO
È l’amore un capriccio o un sentimento? No, è immortale come la verità incorrotta.
JANE AUSTEN, Ragione e sentimento




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009) e Quando Dio è un viaggiatore (2014).


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