"La poesia è, in prima istanza, una fuga": questa era la visione del poeta spagnolo Vicente Núñez, che nasceva l'8 maggio di cento anni fa ad Aguilar de la Frontera. Un rapporto conflittuale dunque con i versi, lacerante e viscerale - se la parola è "carnale", la poesia è allora "la ramera", la prostituta, un'entità tirannica che lo teneva in ostaggio, forzandolo e intrappolandolo fin dalla giovinezza. La scrittura dunque come condanna, in un'atmosfera di disincanto e di fallimento.
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FOTOGRAFIA © EL PAÍS
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TUTTO NEL TUO AMORE MI FACEVA MALE
Come un pugnale infuocato;
una pistola sonora,
una tortura di strumenti.
Rose, champagne…
—Fa male?—, il tuo
gesto, come di allodola
che mi bruciava con il tuo respiro.
Spara adesso e abbracciami.
che sono disposto
a tutto, e si fa tardi
per morire. Sono lento.
(da Tramonto a Poley, 1982)
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TRAMONTO A POLEY
Se la sera non altera la bellezza divina
dei tuoi occhi scuri fissi sul declino
della luce che svanisce. Se non macchia la mia anima
il piacere segreto delle tue rocce sommerse.
Se nessuno ci avverte. Se dentro di noi si spegne.
qualsiasi memoria sterile che diminuisce o diluisce
questo amore che ci salva oltre le stelle,
non parliamo più, amore mio. E trascinami nel cuore
profondo delle tue braccia che batte sotto il cielo.
(da Tramonto a Poley, 1982)
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Un'altra poesia di Vicente Núñez sul Canto delle Sirene:
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LA FRASE DEL GIORNO
La parola è essenzialmente ambigua perché è carnale.
VICENTE NÚÑEZ, Poesia e sofismi
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Vicente Núñez Casado (Aguilar de la Frontera, 8 giugno 1926 - 22 giugno 2002), poeta spagnolo. È considerato uno dei più importanti poeti andalusi del XX secolo. La sua opera è completata da aforismi e testi in prosa. Considerava la scrittura un'ossessione tirannica, quasi una condanna.










