venerdì 31 agosto 2018

Il frigorifero


NATALIA ROMERO

CONSERVAZIONE

Come nel racconto di Carver
si è rotto il frigorifero.
Non conserverai,
mi ha detto un dio.
Qualcosa si è fermato per mostrarmi
quello che evitiamo.
Oggi
non è altro che oggi.
Lascerò
che la vita duri
senza il gesto proibito
di trattenerla.

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“Il gelato nel congelatore si era sciolto colando sui bastoncini di pesce e sull’insalata di verza. Era penetrato anche nel piatto di riso finendo col raccogliersi in fondo al frigo. Il gelato era dappertutto…” parte dal racconto di Raymond Carver “Conservazione” la poetessa argentina Natalia Romero per allargare la sua visione: siamo immersi in un continuo presente e quello che conserviamo è la memoria, sono i ricordi dei nostri ieri.

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Frigo

ILLUSTRAZIONE DI RACHEL LEVIT RUIZ

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è un modo di guardarmi e guardare fuori. La mia attenzione è in ciò che mi commuove, nell'affetto.
NATALIA ROMERO




nataliaNatalia Romero (Bahía Blanca, 21 febbraio 1985), è una poetessa argentina. Vive a Buenos Aires e fa parte del gruppo El Rayo Verde. Dirige la libreria virtuale A Cien Metros de la Orilla. Ha pubblicato il suo primo libro di poesia, Preferisco, nel 2011.


giovedì 30 agosto 2018

Fugge il tempo


ROSANNA WARREN

TEMPUS FUGIT

Ieri, al crepuscolo,
un cielo illividito di limone,
alte nubi muovevano a fatica.
Il ruscello rumoreggiava sulle vecchie pietre come
una donna troppo presa nella conversazione.
Camminavo da sola sullo sterrato,
la strada che facevo fin da piccola
e cercavo di ascoltare, fra le parole,
cosa il ruscello dicesse veramente.
Quale ansia prendeva questa donna nel suo
inarrestabile passo?
Non riuscirei a spiegarlo.
Taglialegna avevano aperto nuove ferite tra i faggi e i pini bianchi.
Il cielo minacciava di pioggia la sua mente.
Tu mi stavi aspettando a casa.
In questi giorni io sto leggendo un poeta
di lacerazioni, di pietre, di fuoco e ghiaccio
e di altre forme di patimento.
Prendo appunti sul tempo che fugge, cioè su
quel che le poesie continuano a scoprire.
Fugge il tempo.
Lo metto giù in latino.
Questo risolve il problema finché non faccio
un'altra passeggiata
e il cielo torna ad innalzarsi, e la luce Pernod gocciola fra i rami.

(da Fantasma sotto un cappello rosso, 2011 - Traduzione di Lucio Mariani)

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La poetessa statunitense Rosanna Warren passeggia tra i boschi e mescola le sue impressioni ai suoi pensieri, alle meditazioni sul tempo che ci sfugge tra le dita, alle letture poetiche del momento. È un periodo difficile per lei, che sta interiorizzando la scomparsa di persone care, il passaggio dell’uragano Katrina e le sofferenze familiari: “Finché il pericolo viveva fuori / di me non riuscivo a descriverlo”.

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Bosco

FOTOGRAFIA © FREE-PHOTOS

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LA FRASE DEL GIORNO
L’uomo non ha porto, il tempo non ha riva; / lui scorre e noi passiamo!
ALPHONSE DE LAMARTINE, Il lago



2607_Warren RosannaRosanna Warren (Fairfield, Connecticut, 27 luglio 1953), poetessa statunitense. Figlia del poeta Robert Penn Warren e della scrittrice Eleanor Clark, ha esordito nel 1980 con Pastorale, prima di sei raccolte poetiche, ha pubblicato anche saggi di critica letteraria e ha tradotto Le supplici di Euripide.


mercoledì 29 agosto 2018

Non avevo perso la strada


JOHN CIARDI

VERSI

Non ho seguito esattamente un modo di vivere
ma mi ha stupito l’ape e la ricchezza del vento
era quasi credibile. Ascoltando ridere una gazza

in una città fantasma nel Wyoming, dicendo Ciao
a Cambridge, mangiando formaggio in riva allo spumoso Reno,
appoggiandomi a un plexiglas a Tokio,

non ho saputo costruire una vita con tutte
le esistenze che ho frequentato. Ancora l’ape
mi stupiva, e non mi preoccupavo di chiedere

conto al vento. Solo una volta, a Pompei,
sono caduto in un sogno che ho compreso,
e mi sono svegliato per scoprire che non avevo perso la strada.

(da Da persona a persona, 1964)

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Il poeta italoamericano John Ciardi si chiede quali siano i confini della sua vita – a parte la poesia, simboleggiata dallo stupore per un’ape – come l’Ungaretti di Girovago, sembra che “In nessuna parte di terra mi posso accasare”. In realtà, Ciardi sa da sempre qual è la sua patria, quelle radici che tanto ha ricercato, il borgo di Montecalzati, l’Irpinia da cui provenivano i genitori: “Sulla montagna al di là del Vesuvio / In quello che ho lasciato / Del dialetto da cui sono partito”…

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Ciardi

JOHN CIARDI – IMMAGINE DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono un maniaco delle parole – ho giocato con le parole – hanno piccoli sapori che mi attraggono
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JOHN CIARDI, Cincinnati Magazine, Dicembre 1985




220px-John_CiardiJohn Anthony Ciardi (Boston, 24 giugno 1916 – Metuchen, New Jersey, 30 marzo 1986), poeta, traduttore ed etimologista italoamericano. Durante la seconda guerra mondiale fu artigliere sui B-29 in missione sul Giappone; congedato come sergente, tornò a insegnare ad Harvard e alla Rutgers. Celebre è la sua traduzione in inglese della Divina Commedia.


martedì 28 agosto 2018

Al ponte di Cannaregio


MARÍA TERESA ANDRUETTO

ISTANTE

Non si ricordano i giorni si
ricordano gli istanti.
Cesare Pavese, 28 luglio l940
Diario

Un moto ondoso dondola
i barconi. La luce tinge l’aria
di giallo e sono chiusi
i vecchi portoni. Nessuno
nella barca da pesca né sulle lugubri
gondole. Al ponte di Cannaregio
non ci sono né barche di lusso né il vaporetto,
solo piccole chiatte
hanno passato la notte tra i pali.
Laggiù, un uomo spazza
la Fondamenta di Cà Labia. Il resto,
nulla.

(da Pavese e altre poesie, 1997)

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La poetessa argentina María Teresa Andruetto fa suo il pensiero tratto dal diario di Cesare Pavese e lo applica a un suo ricordo di una Venezia solitaria e deserta nell’alba: pochi dettagli colti al volo al Ponte delle Guglie diventano impressioni che si fissano nella memoria.

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Cannaregio

FOTOGRAFIA DA TRIP.COM

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LA FRASE DEL GIORNO
Abbiamo solo il presente, un momento fugace, ma attraverso il deposito di immagini e parole che è la memoria, conserviamo il passato, ammassiamo tesori e ne valutiamo altri con durezza, provando a essere coerenti con il vissuto o diversi forse, migliori.
MARÍA TERESA ANDRUETTO




AndruettoMaría Teresa Andruetto (Arroyo Cabral, 26 gennaio 1954), poetessa e scrittrice argentina discendente da antenati piemontesi. Nel 2012 ricevette il Premio Hans Christian Andersen per la letteratura per l’infanzia. Le sue opere raccontano la costruzione dell’individualità sociale, la dittatura argentina e l’universo femminile.


lunedì 27 agosto 2018

Sebbene non ti avessi


IDEA VILARIÑO

CHE MI IMPORTA

Che mi importa l’amore
quello che chiedevo
era il tuo intero essere per me
in me
nella mia vita
sebbene non ti avessi
sebbene per giorni settimane mesi anni
non avessi il dolce profumo di fiori
della tua dolce pelle conosciuta
che mi dava
tutto l’amore del mondo.
Il resto
l’amore
che mi importava
che importa.

Aprile 1965

(da Poesie d’amore 1957-1965, 1965)

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L’amato è molto spesso lontano nelle poesie di Idea Vilariño: è riflesso in considerazioni malinconiche, ma illumina di sé ogni cosa, come un sole di cui si scorga soltanto il bagliore su uno specchio d’acqua: “La notte non era il sogno / Era la sua bocca / Era il suo bel corpo spogliato / Dei gesti inutili / (…) / Ed era il suo amore / Che mi invadeva così lento / Così misterioso”.

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Woman Reading

FOTOGRAFIA DI RICHARD TUSCHMANN

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LA FRASE DEL GIORNO
Ormai non sono altro che io / per sempre e tu ormai / non sarai per me / altro che te.
IDEA VILARIÑO




Idea Vilariño (Montevideo, 18 agosto 1920 – 28 aprile 2009), poetessa, saggista e critica letteraria uruguaiana. Appartenne al gruppo della Generazione del ‘45 con Juan Carlos Onetti e Mario Benedetti. Le sue poesie sono spesso caratterizzate da una introspezione intima. Pur accettando i premi conferitili, rifiutò di rilasciare interviste, di fare promozione ai propri libri e di commentare la sua poetica.


domenica 26 agosto 2018

L’amore che ha parlato


PIERO BIGONGIARI

IL DILUVIO

Io e te siamo rimasti,
calate le acque,
a guardarci negli occhi, scintillanti
del sole di dopo il diluvio,
e le cose sono rimaste a parlare
perché si trovano qua e là
disposte come a caso tra me e te,
schistose morbide pesanti
a coprire il biancore viscido dei lombrichi.
Tutto al di là di quello che è stato,
l’amore che ha parlato
ha le stesse parole in bocca
a pronunciare il suo più alto discorso,
quello della sua stessa indifferenza
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(da Rogo, Edizioni della Meridiana, 1952)

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“Io nemmeno più ti aspetto o ti lascio” scrive Piero Bigongiari in “Versetti sotto la pioggia”, la poesia che precede questa in Rogo: il diluvio che ha posto fine a un amore è passato. Ora rimane questo momento di calma – quello che segue la tempesta e conta i danni: ora che non ci sono più altre interferenze tra i due amanti, a regnare è questo senso di indifferenza in cui l’attimo è pacificato nella sua decadenza.

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Perez

DIPINTO DI FABIAN PEREZ

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma questo è amore, questo poco spazio / che viene meno: screzio del possibile, / strazio dell'impossibile che può.
PIERO BIGONGIARI, Antimateria




Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.


sabato 25 agosto 2018

Il riflesso del tramonto


HENRIK NORDBRANDT

CASTELLORIZO

Del mare dell'estate c'è ora solo
il riflesso del tramonto,
del riflesso solo i volti
e dei volti solo l'attesa.

(da Ode alla piovra e altre poesie, 1975 - Traduzione di Bruno Berni)

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Il tramonto sul mare è già memoria in una fine d’estate e il poeta danese Henrik Nordbrandt nella meravigliosa Castellorizo, isola greca del Dodecaneso celebre per il film Mediterraneo di Salvatores, persegue la sua poetica in cui la luce si trasforma in punto di vista capace di influenzare diversamente il suo sentire di uomo nordico: l’assenza stessa si tramuta in attesa e l’attesa in poesia.

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Port_of_Castelorizo

FOTOGRAFIA © CHRIS VLACHOS

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LA FRASE DEL GIORNO
Talvolta delle piccole cose ci fanno felici senza motivo: / (…) / E talvolta le stesse cose ci rendono infelici / per lo stesso motivo.
HENRIK NORDBRANDT, Il nostro amore è come Bisanzio




Henrik Nordbrandt (Fredericksberg, 21 marzo 1945), poeta, scrittore e saggista danese, debuttò nel 1966 con Poesie. La sua lirica raffinata riflette i temi del Mediterraneo (Italia, Grecia e Turchia) dove soggiorna a lungo assorbendone colori, suoni e paesaggi, sulla passione erotica e l’assenza dell’amata.



venerdì 24 agosto 2018

In ombre di seppia


DEREK MAHON

GRETA

La vecchia motocicletta
che da queste parti era lei
la prima donna a guidarla -
una nobile Norton - si disintegra
con cancelli di ferro rugginosi
in una qualche stalla abbandonata,

ma vive in ombre di seppia
dove un’emancipata
maestra di campagna
del millenovecentotrentotto
sorride dalla sua cornice prima
di affrontare strade di montagna.

Quarant’anni dopo scuote
polverino di carbone
sul fuoco per affogarlo
ora che si avvia
a Bushmills a comprare
generi alimentari e giornale,
scambiando cortesie.

E poi a casa, al bricco di tè
e al notiziario di prima sera
(una qualche nuova atrocità) -
rigoverna al suono
di un talk show, una frase
di Bach che le gira e rigira

in testa mentre affissa
fuori la luna dell’inverno
e pensa alle figliole
così tanto lontane -
benché oggi il telefono
riduca a inezie le lontananze.

Là fuori oltre il limite
del campo da golf si dibatte
il fantasma della “Girona”,
nave ammiraglia dell’Armada -
Storia: àltera la conoscenza
il mondo che ella vede?

O le viaggiano i pensieri
di preferenza fra i ricordi
del marito in marina,
trent'anni che è annegato,
acquerelli e strumenti
senza corde?

Figura un tempo cautamente
romantica, è divenuta
solo una vecchia signora
come tante altre, con
il suo programma preferito
e la fede che la sostiene.

Ed ora siede e osserva incredula
come un qualche folle giovinastro
strilli il suo canto d’amore
e i gabbiani vadano a accovacciarsi
sulle spiagge, le cornacchie
nel cimitero della chiesa.

(da Poesia, 265, Novembre 2011 - Traduzione di Alessandro Gentili)


Il poeta nordirlandese Derek Mahon traccia il ritratto di “una vecchia signora”, una maestra emancipata che nel 1938 già guidava una motocicletta per strade di montagna. Come non innamorarsi di questa donna che vive ormai con tutti i suoi ricordi e si crogiola in una routine fatta di tè, della spesa a Bushmill, delle telefonate delle figlie e dalla televisione come compagna?

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Kind_Lady

DIPINTO DI YLLI HARUNI

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LA FRASE DEL GIORNO
Le poesie nascono non invitate dalla mano / ma la sorgente segreta è il cuore vigile.
DEREK MAHON, Poesie riunite




DerekMahon_NewBioImageDerek Mahon (Belfast, 23 novembre 1941), poeta nordirlandese. Dopo gli studi a Dublino e Parigi, viaggiò in Canada e negli Stati Uniti fino a trasferirsi a Londra nel 1970. La sua poetica verte sul senso di appartenenza, sul distacco e sull’esilio, sulla percezione di forze vitali nel mondo che ci circonda.


giovedì 23 agosto 2018

La memoria di sere uguali


EUGENIO MONTALE

NEL GIARDINO

Discendi dal gran viale
e ti sovrasta un cielo
azzurro estivo. Una nuvola
bianca di lini rinfresca
la canicola al tuo arrivo.
Ci sediamo sulla solita panchina.
Poi d'un tratto un soffio di vento
e la tua paglia comincia a turbinare.
L'afferri, ti risiedi.
L'ala del grande pino marino
come vela spiegata ci trascina.
Vorremmo bordeggiare
da questo litorale tutta la costiera,
giungere in un duetto di nomi, di ricordi
fino a Nervi.
Ma il sole già declina,
diffonde il suo lucore in raggi obliqui,
dispare, torna, e la memoria di sere
uguali raddoppia gli orizzonti,
traduce in altri giorni
quel momento fugace che scompare.
Ora anche il vento tace.

(da Diario postumo, Mondadori, 1991)

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La donna angelicata tanto cara a Eugenio Montale torna anche nella sua controversa opera ultima, il Diario postumo, denunciata come falsa da Dante Isella: questa figura di bianco vestita che, come il “vento ch’entra nel pomario” di Ossi di seppia, “vi rimena l’ondata della vita”. E con la donna, intesa come mezzo di salvezza e di comprensione del mistero ultimo delle cose, torna la ricerca delle memorie, altro tema caro al poeta genovese.

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Curran

CHARLES COURTNEY CURRAN, “DONNA CON ABITO BIANCO IN GIARDINO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche oggi cercheremo una breccia. / Una parola che ci possa salvare / e che ci tenga in bilico / sul confine ideale tra realtà / e fantasia potrà, anche / se per poco, cangiare l'esistenza.
EUGENIO MONTALE, Diario postumo




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


mercoledì 22 agosto 2018

Volando


GUSTAVO BORGA

QUANDO ERO BAMBINO

a Ivan Wielikosielek

Quando ero bambino
una poesia attraversò
la ruota davanti
della mia bicicletta

non mi sono fermato

non sono ancora caduto

sto volando

(da Per voi NO, 2010)

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Come Pablo Neruda (“Accadde in quell'età… La poesia / venne a cercarmi. Non so da dove / sia uscita, da inverno o fiume. / Non so come né quando, / no, non erano voci, non erano / parole né silenzio, / ma da una strada mi chiamava” anche il poeta-ferroviere argentino Gustavo Borga racconta il suo primo incontro ravvicinato con la poesia: è un momento di magia, di meraviglia, in cui si comprende che grazie ad essa è possibile volare e avere una visione diversa delle cose.

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Bici

DISEGNO DI JAMES COATES


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LA FRASE DEL GIORNO
Io personalmente sono un uomo, sono un poeta, quindi incomincio a trasgredire tutte le leggi facendo della poesia
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GIUSEPPE UNGARETTI




BorgaGustavo Borga (Villa Nueva, 7 dicembre 1960), è un poeta argentino. Ferroviere, ha pubblicato Anatroccoli sgozzati (2002), Bel ragazzo biondo(2006), Poesia riunita (2008), Per voi NO (2010), Un puntino nero (2013), Come un cuore (2016) e Pozzo di luce (2018).


martedì 21 agosto 2018

Stella variabile


VITTORIO SERENI

LA MALATTIA DELL’OLMO

Se ti importa che ancora sia estate
eccoti in riva al fiume l’albero squamarsi
delle foglie più deboli: roseogialli
petali di fiori sconosciuti
- e a futura memoria i sempreverdi
immobili.

Ma più importa che la gente cammini in allegria
che corra al fiume la città e un gabbiano
avventuratosi sin qua si sfogli
in un lampo di candore.

Guidami tu, stella variabile, finché puoi…

- e il giorno fonde le rive in miele e oro
le rifonde in un buio oleoso
fino al pullulare delle luci.
                      Scocca
da quel formicolio
un atomo ronzante, a colpo
sicuro mi centra
dove più punge e brucia.

Vienmi vicino, parlami, tenerezza,
- dico voltandomi a una
vita fino a ieri a me prossima
oggi così lontana – scaccia
da me questo spino molesto,
la memoria:
non si sfama mai.

È fatto – mormora in risposta
nell’ultimo chiaro
quell’ombra – adesso dormi, riposa.

                      Mi hai
tolto l’aculeo, non
il suo fuoco – sospiro abbandonandomi a lei

in sogno con lei precipitando già.

(da Stella variabile, Garzanti, 1981)

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Bocca di Magra, l’estate finisce dolcemente e lentamente, Vittorio Sereni passeggia lungo il fiume mentre gli olmi colpiti dalla grafiosi già perdono le foglie: è una scena che sprofonda nel sogno, è un’onirica visione dai toni danteschi tra stelle e ombre parlanti assunte come guide - stella variabile è la discontinua ispirazione poetica, intermittente come le stelle con le loro fasi. È allora facile riconoscere il paragone tra l’olmo assalito da un fungo parassita e l’uomo preda della memoria.

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Olmi

CHILDE HASSAM, “OLMI, EAST HAMPTON, NEW YORK”

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LA FRASE DEL GIORNO
Se l’idea di poesia che ogni poeta porta con sé fosse raffigurabile in uno specchio, noi vedremmo quello specchio assumere di volta in volta tutti i colori possibili, riflettere non un’immagine ma una battaglia d’immagini.
VITTORIO SERENI, Gli immediati dintorni




Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.


lunedì 20 agosto 2018

Il testo non scritto


NIKIFÍROS VRETTÀKOS

LETTERA INCOMPIUTA

Sto seduto presso la fonte del Cefiso, cerco
di scriverti un epigramma nel raggio che cade
sull’acqua e si sgrana in rubini: danza
di luci. E nelle molecole di luce danza
di cigni.
               È impossibile.
Il miracolo del mondo è un incendio che arde
nelle fibre più intime. Cerco di dirtelo
ma le mie parole bruciano come l’erba.
Ciò che posso scriverti è ben poca cosa.
È sterminato, amore mio, il testo non scritto.
Puoi solo in minima parte. Per tutto il resto
non esiste scrittura.
                              Cerco di riversarlo
nelle tue vene come idea, come sensazione,
come timore, come rombo, come indefinito bagliore…
La luce non è d’aiuto. L’abisso del mondo, questo
fiore di suoni…
                        Non si può catturare…
Questa mia lettera resterà incompiuta.
Dieci versi soltanto, un enorme
vuoto, e sotto, una piccola firma
d’acqua
             – Nikifòros.

(da L'abisso del mondo, 1961 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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La poesia, per Nikifòros Vrettàkos, è il solo modo di esprimere la pienezza dell’universo: cantarne gli elementi – il mare, la luce, i fiori, i colori – è il mezzo che la parola usa per comprenderne l’essenza. Ma talvolta anche la parola non basta, non è in grado di esprimere completamente quella pienezza, come ammette il poeta in questa “Lettera incompiuta” indirizzata all’amata.

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Acheron

FOTOGRAFIA © OLIVER DEISENROTH

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LA FRASE DEL GIORNO
Il sole, le stelle, / le cose – nella poesia tutto deve girare / come avviene nell’universo
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NIKIFÒROS VRETTÀKOS, L’abisso del mondo




Nikifòros Vrettàkos (Krokeès, 1° gennaio 1912 – Plumitsa, 4 agosto 1991), scrittore e poeta greco. Partito per Atene alla scoperta del mondo, ne fu deluso. Prese parte in prima linea alla Seconda guerra mondiale e alla resistenza. Espulso dal Partito Comunista per il suo umanesimo di pace, visse in esilio la dittatura dei colonnelli. Tra le sue opere: Le smorfie dell’uomo, 1940, L’abisso del mondo, 1961, Itinerario, 1972, Protesta, 1974, Eliotropio pomeridiano, 1977, La filosofia dei fiori, 1988.


domenica 19 agosto 2018

Un tic tac noioso


SILVIA UGIDOS

LE DOMENICHE

Da sempre mi perseguitano:
in principio, da bambina,
arrivavano mascherate con vesti solenni
e scarpe nuove, la strada per la messa.
La domenica impediva di calpestare le pozzanghere,
di salire su un albero, di sorbire la minestra.
Era come un visitatore importuno
a cui mostrare in fretta
che si comprendono i codici
che più tardi verranno:
il grazie, per favore, stai seduta dritta,
non parlare, non rovinare le calze,
non mangiarti le unghie, saluta l’ospite.
C’era un orologio enorme in salotto
con un tic tac noioso, le ore non trascorrevano,
le ore morivano di noia
mentre la vita
aspettava nelle pozzanghere o in cima a un albero
per passare il giorno.

(da Le prove del crimine, 1997)

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“La domenica è festiva ma non festosa” diceva l’umorista Marcello Marchesi anticipando gli psicologi che hanno definito il “Sunday blues”. Con lui sono d’accordo in tanti: questa giornata che spezza il ritmo e viene con il suo bagaglio di tradizioni – la messa, le paste, il pranzo in famiglia – e di noia, è spesso indigesta, come nel ricordo della poetessa spagnola Silvia Ugidos.

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Grun

JULES-ALEXANDRE GRÜN, “UN GRUPPO DI ARTISTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono milioni quelli che desiderano l’immortalità, e poi non sanno che fare la domenica pomeriggio se piove.
SUSAN ERTZ, Rabbia in cielo




UgidosSilvia Ugidos (Oviedo, 1972), poetessa spagnola. Ha pubblicato Le prove del crimine (1997) e, in lingua asturiana, 66 sigari e una formica (2000). È redattrice del settimanale  Les Noticies e del quotidiano La Voz de Asturias.


sabato 18 agosto 2018

Benny Andersen


Il poeta, scrittore, cantautore e pianista danese Benny Andersen è morto all’età di 88 anni il 16 agosto nella sua casa di Sorgenfri, un sobborgo di Lingsby. Lascia un totale di 108 opere, suddivise in romanzi e poesie, racconti per bambini, saggi artistici e musicali, che hanno di fatto di lui lo scrittore più letto di Danimarca. Ironico interprete della vita quotidiana, anzi di più, un caricaturista fintamente ingenuo, sapeva trattare la vita con un allegro umorismo che si ramificava spesso nel surreale.

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Andersen

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È ORA

È tempo
l’acqua bolle
la terra brucia
il mondo aspetta
quando Alessandro aveva l’età di Cesare
era già il Grande
quando Cesare aveva la mia età
era già morto
non sprecavano il tempo
il tempo non li sprecava
usavano il tempo come una camicia
da notte
erano sepolti in esso
e io sono qui
con il giornale
con il Natale
a trattenere le cose
lasciando che le imprese mi passino davanti al naso
irrimediabilmente in ritardo con le scoperte
il mondo non aspetterà
quando Mozart aveva cinque anni
quando Gesù ne aveva dodici
quando Colombo salpò
quando Omero
quando Rembrandt
quando Pasteur
quando Darwin
quando Dalgas
da Vinci
da Gama
Damocle
è ora
è più che ora
il cappello
il cappotto
le pinze da ciclista.
Ora o mai più.

(da L’interno della bombetta, 1964)

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FELICITÀ

C’è qualcosa di speciale nella felicità
puoi essere davvero contento
quando lo senti
ma anche ansioso
ti blocchi per un secondo
poi lentamente avanzi con cautela
come in un campo minato
e ogni volta che metti giù un piede
senza saltare in aria
o dimentichi di goderti la felicità
o ti arrabbi perché non sai
quanto durerà
così quando infine appare l’avversità
è un sollievo
come se fossi tornato al sicuro
è un peccato
perché c’è qualcosa di speciale nella felicità
che altrimenti non incontrerai
forse questo è il problema
non lo sappiamo abbastanza bene
dovremmo saperne di più
penso sia questione di allenamento.

(da L’interno della bombetta, 1964)

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L’ULTIMA POESIA DEL MONDO

Se questa fosse l'ultima poesia del mondo
la farei la più lunga possibile
                           infinitamente lunga
ma rallenterei le ultime righe
e mi fermerei poco prima di finire
temendo di cadere nello spazio
oppure mi sdraierei
e striscerei sul ventre verso il bordo
conservando le ultime parole
e mi sporgerei con cura sull'abisso
dove finiscono tutte le poesie
e proverei a guardare sotto la poesia
usando questa rara opportunità
di vedere una poesia dall'altra parte
e immagina solo se ci vedessi
la prima poesia del mondo
poi come una mosca mi muoverei
lungo questa parte inferiore
aggrappato ad ogni parola
fino a conoscerle a memoria
e quando avrò finito con l'ultima riga
proverei a tornare in cima
penzolando e scalciando e ansimando un po'
mi girerei oltre il bordo
e capiterei nella prima riga di questa poesia
o forse in un posto completamente diverso

Se questa fosse l'ultima poesia del mondo
mi rifiuterei di crederci
o l'avrei rimandata a più tardi
e lavorerei su un’altra

Se questa fosse l'ultima poesia del mondo
mi rifiuterei di scriverla
in ogni caso mi fermerei il prima possibile
                                          magari proprio qui.

(da L’ultima isola e altre poesie, 1969)

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LA FRASE DEL GIORNO
Immagina di non essere vicino alla tomba della Democrazia né alla sua culla ma a metà della sua fiorente pubertà.
Immagina di avere molta strada da fare.
Immagina che la via lunga sia la più corta.
Immagina che la via più lunga è restare dove sei.
BENNY ANDERSEN




Benny-andersen_DSC03905Benny Andersen (Vargede, 7 novembre 1929 – Sorgenfri, 16 agosto 2018), poeta, cantautore, compositore e pianista danese. Le sue poesie variano dalle riflessioni alle stravaganze, sempre condite da un umorismo di fondo e da immagini sorprendenti.


venerdì 17 agosto 2018

Ti bacio come un poeta


SERGEJ ESENIN

TU DICEVI CHE SAADI

Tu dicevi che Saadi
Baciava soltanto sul seno.
Aspetta, per amor di Dio,
Anch’io prima o poi imparerò!

Tu cantavi: «Oltre l’Eufrate
Le rose sono più belle delle fanciulle».
Se io fossi ricco,
Avrei composto un’altra melodia.
 
Io avrei colto quelle rose,
Perché per me la sola gioia –
È che non ci sia niente al mondo
Di meglio della cara Šaganè.
 
E non tormentarmi con i comandamenti,
Io non ho comandamenti.
Visto che sono nato poeta,
Per questo, bacio come un poeta.

 
19 dicembre 1924

(da Motivi persiani, 1925 – Traduzione di Eridano Bazzarelli)

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Il poeta russo Sergej Esenin nel 1916 cominciò ad appassionarsi alla poesia persiana: Saadi, Omar Khayyam, Firdusi, che lesse in una antologia curata dall’accademico Fedor Korš. Non raggiunse mai l’Iran, ma si permeò di quella cultura attraverso i versi, tanto da pubblicare la raccolta Motivi persiani: forse un modo per evadere, per ritrovare la tranquillità nell’esotismo orientale: “Si è calmata la mia antica ferita – / Il delirio ubriaco non mi rode il cuore / Con gli azzurri colori di Teheran / Io oggi li curo in una casa da the”. Mentre nel mondo reale Esenin, abbandonata Isadora Duncan, si è legato all’attrice Augusta Miklashevskaya, in poesia coltiva il sogno dell’amore romantico, platonico per quanto sensuale, di questi versi dedicati alla figura idealizzata di Šaganè.

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Persian

ILLUSTRAZIONE © PERSIAN LIONESS

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LA FRASE DEL GIORNO
A parole non si parla d’amore, / D’amore si sospira solo furtivamente, / E gli occhi, come zaffiri, risplendono.
SERGEJ ESENIN, Motivi persiani




Sergéj Aleksándrovič Esénin (Konstantinovo, 3 ottobre 1895 – Leningrado, 28 dicembre 1925), poeta russo imagista. Nato da una famiglia contadina, le sue poesie furono influenzate dal folklore russo. Nel 1922 sposò la ballerina statunitense Isadora Duncan, da cui divorziò nel 1924. L’anno seguente fu trovato morto in un albergo di Leningrado forse suicida forse ucciso da agenti della polizia sovietica.


giovedì 16 agosto 2018

Maggie, Milly, Molly e May


EDWARD ESTLIN CUMMINGS

10

maggie e milly e molly e may
scesero alla spiaggia (a giocare un giorno)

e maggie trovò una conchiglia che cantava
così dolcemente che dimenticò i suoi guai; e

milly divenne amica di una stella arenata
i cui raggi erano cinque languide dita;

e molly fu inseguita da una cosa folle
che correva obliqua soffiando bolle; e

may tornò a casa con un ciottolo liscio e rotondo
grande come la solitudine e piccolo come un mondo.

Per tutto quello che perdiamo (come un tu o un me)
è sempre noi stessi che troviamo nel mare.

(10, da 95 poesie, 1958)

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Sembra una filastrocca a prima vista questa poesia di Edward Estlin Cummings (o e.e.cummings che dir si voglia) – anche per via delle rime. Ma in realtà, scavando un po’ sotto la forma, le quattro ragazze che scendono alla spiaggia a giocare in un giorno d’estate e ne tornano cambiate sono una metafora dell’identità e dell’esperienza emotiva e la spiaggia alla fine non è una distesa di sabbia, ma la vita, lo scorrere del tempo, gli incontri che si fanno, le nostre sensazioni inconsce.

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Picasso

PABLO PICASSO, “LE BAGNANTI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Sembra abbastanza per gli schiavi dello spazio e del tempo / – il nostro è il qui e ora della libertà.
EDWARD ESTLIN CUMMINGS, 95 poesie




Edward Estlin Cummings,  noto anche come e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962),  poeta, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. È celebre per il suo uso poco ortodosso delle maiuscole e delle regole della punteggiatura, e per il fatto di servirsi delle convenzioni sintattiche in modo avanguardista e innovativo.


mercoledì 15 agosto 2018

Emigrati dal tempo


DAVID MARIA TUROLDO

SERA DI FERRAGOSTO

Naviga l’anima
in questa sera
che ha mani abbandonate.
E le finestre guardano
ne l’aria calma:
sulla spalletta
delle vie desolate
sta seduta la Tentazione.

                                       Così
Ti preghiamo, Signore,
dall’olocausto di questo corpo
che si scioglie nell’arsura
alta del mondo, nel compatimento
delle pietre, ne l’abbandono
vicendevole delle strade
ferme nel sogno
di una luce immortale.
Forse questa è l’ora
in cui non esistiamo,
emigrati dal tempo. Restiamo
soli, nel dolce sapore
dei sensi affaticati,
finalmente distesi
in una inattesa fraternità.

(da O sensi miei, Rizzoli, 1990)

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“Un momento di seduzione del Nulla” dice Luciano Erba dei versi di O sensi miei, raccolta di quarant’anni di poesia di David Maria Turoldo, cui il padre servita risponde appigliandosi al canto del Tutto, a una sorta di laus vitae. Pensieri profondi quelli che ho scelto per questo Ferragosto, come quelli che affronteremo stasera davanti al tramonto sceso ancora un po’ prima, quando rifletteremo che un’estate ormai si può considerare finita, rimanendo sospesi in quella malinconia come “emigrati dal tempo”.

Buon Ferragosto, amici del Canto delle Sirene! Passate una bella giornata di vacanza…

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Sera

FOTOGRAFIA © NESHOM/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
L’estate è quel momento in cui fa troppo caldo per fare quelle cose per cui faceva troppo freddo d’inverno.
MARK TWAIN




David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.


martedì 14 agosto 2018

E te


CLARIBEL ALEGRÍA

FRONTIERE

Sono stata la nuvola
e la pioggia
e il mare
e voglio essere la sera
e il muro
e te.

(da Sopravvivo, 1978)

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Tutto ciò che amo / è in te / e tu / in tutto ciò che amo”: la poetessa nicaraguense Claribel Alegría è sopravvissuta all’amore e ora vive anche per l’amato. Se è stata “ la nuvola bianca / vaporosa / indecisa / che ci copre un istante” ora deve diventare anche l’altro e paradossalmente colmare un’assenza: “Poiché ho imparato ad amarmi / posso sanguinare / delle tue ferite”.

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Olbinski

DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi piace anche l'amore / a cui chiudono la porta / e che entra dalla finestra / volando su una corda.
CLARIBEL ALEGRÍA




Claribel Isabel Alegría Vides (Estelí, 12 maggio 1924 – Managua, 25 gennaio 2018), poetessa, giornalista e scrittrice nicaraguense considerata con la connazionale Gioconda Belli la maggiore esponente della Letteratura del Centro America.


lunedì 13 agosto 2018

Un capriccio innocente


JOSÉ SBARRA

FRATELLO, CREDIMI, NON È GELOSIA

Fratello, credimi, non è gelosia
e neppure risentimento.
Non la odio e neppure serbo rancore a lui.
Che insieme entrambi siano felici.
Che abbiano pace.
Che siano liberi di amarsi molto.
Una sola cosa desidero.
Non per sete di vendetta,
è soltanto un capriccio innocente,
fratello, sai che non sono cattivo.
Il mio desiderio è che una notte lei
avvinghiata al suo corpo
nel suo orecchio sbagliando sussurri il mio nome.

(da Il malamore, 2017)

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Una piccola ossessione, una vendetta travestita da semplice innocente capriccio: il poeta argentino José Sbarra sogna – un po’ come un moderno Catullo con una nuova Lesbia – che la sua ex sia in fondo, almeno inconsciamente, ancora innamorata di lui.

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Lovers

DISEGNO DI CHOBIR DOKAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il verbo è amare / amare bene / amare male / amare come sia / però amare. / La chiave è amare / e quando tutto duole / amare con maggiore intensità / e quando tutto diventa insopportabile / amare il doppio.
JOSÉ SBARRA, Il malamore




SbarraJosé Sbarra (Buenos Aires, 15 luglio 1950 – 23 agosto 1996), poeta argentino. Maestro, giornalista e sceneggiatore televisivo. Visse scrivendo, pensando e drogandosi, nel quartiere disagiato di San Telmo, dove morì di AIDS. Tra le sue opere: Ossessione di vivere, Piccolo cielo, Paura, io?, Non accendere la luce, Aiuto, non mi serve nulla, Plastico crudele e il postumo Il malamore.


domenica 12 agosto 2018

Il segreto dono della tenerezza


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

MOMENTO D’AVORIO

a Jane Austen

Il tuo mondo
in cui le relazioni sono algebra sociale
ora mi rassicura.

È la distanza tra di noi che fa pittoreschi
gli abiti di taffetà albicocca,
le ardenti moralità in corsetto,
le spietate certezze dei salottini perbene?

O sono le tue eroine –
le loro menti buie e fresche di cantina,
le conversazioni succinte come fazzoletti in pizzo,
persino l’acido collerico,
che non trascina mai i fili della screziata passione
fuori dagli interstizi delle loro vite,
la compostezza echeggiata nelle dolci simmetrie dei crochet,
il passo misurato delle camminate in brughiera,
l’equilibrio nel leggere presso la finestra aperta,
imperturbate dalla mestizia dei paesaggi crepuscolari?

Benedici noi, Jane,
me e il mio amante,
con schegge verde-lime di croccante ironia
e il segreto dono della tenerezza
senza gli inganni del caramello.

(da Pulendo la libreria, Traduzione di Loredana Foresta)

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Jane Austen è sempre stata un punto di riferimento per gli appassionati lettori di Orgoglio e pregiudizio e di Ragione e sentimento, per la sua capacità di indagare nel sentire umano: il suo contemporaneo Walter Scott disse di lei: “Quella giovane donna aveva, secondo me, il miglior talento che io abbia mai incontrato per descrivere i coinvolgimenti, i sentimenti e i personaggi della vita quotidiana”. Alla schiera degli ammiratori va aggiunta la poetessa indiana Arundhathi Subramaniam, che due secoli dopo la omaggia chiedendo la sua ironica intercessione nella sua storia d’amore.

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Pride

SCENA DA “ORGOGLIO E PREGIUDIZIO” DI JOE WRIGHT (2005) – © STUDIO CANAL

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LA FRASE DEL GIORNO
È l’amore un capriccio o un sentimento? No, è immortale come la verità incorrotta.
JANE AUSTEN, Ragione e sentimento




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009) e Quando Dio è un viaggiatore (2014).


sabato 11 agosto 2018

Chi vive di ricordi


DARIO BELLEZZA

APPUNTI

Non m’accende amore.
Più non m’incanta il dolore.
Senza pietà è mia vita.
Passano i giorni e grida

l’anima mia smarrita.

Forse la giovinezza
è camminando.
Nel buio della notte
la tempesta s’ascolta
lacrimando.

Di notte al tavolino, per morire

decisi di mai più scrivere
ma ricordare vivendo
gli amori di un tempo.

Chi vive di ricordi
s’innamora.

(da Serpenta, Mondadori, 1987)

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“La mia poesia è mentale: / non si riempie di decadenti splendori /né fagocita l’indistinto universo / per rappresentarlo”: la poesia di Dario Bellezza oscilla tra provocazione e sublime, è talora eccessiva, al limite del teatrale. In lui l’amore, come rilevò Giorgio Manacorda è “estasi e condanna”. Non meraviglia allora questa specie di addio all’amore, questa poesia in cui ogni amore è inghiottito, imbozzolato in sé, nella crisalide della memoria, che fa scaturire la bellissima chiusa aforistica.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta è uno che abusivamente occupa spazi interiori per allargarli, che cattura l'istante per renderlo eterno.
DARIO BELLEZZA




dario_bellezza2Dario Bellezza (Roma, 5 settembre 1944 – 31 marzo 1996), poeta, scrittore e drammaturgo italiano. Con l’avallo di Pasolini, esordì nel 1971 con Invettive e licenze, affermandosi come una delle figure più rappresentative di una nuova generazione di poeti, non compromessa con le ragioni della neoavanguardia. Tradusse per Garzanti l’opera omnia di Rimbaud.


venerdì 10 agosto 2018

Pianti di comete


MARIA LUISA SPAZIANI

SCORREVA UN VENTO CALDO

Scorreva un vento caldo sugli abeti
tenebrosi da secoli, e portava
da fondali africani un grido lungo
come un corno da caccia. Solo il tonfo
delle pigne ritmava il suo ruggito
lontano, quasi musica, e rasente
il disco della luna, rari uccelli
notturni sciabolati sul confine
d'ombra e di luce qui da te giungevano
a portare messaggi che ora il tempo
mi esalta e mi confonde. Fu una notte
di aspettazione, e lento San Lorenzo
si annunciava con pianti di comete,
gigli che si sfogliavano nel buio
senza mani a raccoglierli. Passavano
lungo il tratturo i cani dei pastori,
neri dentro la tenebra dei pini,
i cani, occhi provvidi del giorno
e ora anime perse, inquieti lemuri
dell'estate che scavano entro zone
precluse il loro grido di rivolta,
e da millenni lo affidano al canto
delle sorgenti in corsa verso il mare.

(da L’occhio del ciclone, Mondadori, 1970)

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Il vento caldo dell’estate – tra l’altro titolo di una canzone di Alice del 1980 composta con Franco Battiato – è una tortura insopportabile: qui viene a sconvolgere uno scenario montano siciliano di attesa e di memorie (l’ululare dei corni da caccia rimanda a un celebre verso di Apollinaire sui ricordi). È San Lorenzo e benché la data sia solo tradizionale e ormai approssimativa, può essere un esercizio poetico individuare come Maria Luisa Spaziani quei “pianti di comete”, quei “gigli che si sfogliano nel buio”.

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Stella

FOTOGRAFIA © FAVIM

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LA FRASE DEL GIORNO
L'
aforisma è una scheggia d'universo. Ricostituire la vetrata è un po' più difficile.
MARIA LUISA SPAZIANI, Aforismi




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


giovedì 9 agosto 2018

In case diverse


GUSTAVO BORGA

VIVIAMO IN CASE DIVERSE

Viviamo in case diverse
ma io ascolto il suono
dei tuoi piedi nudi quando
ti alzi ogni mattina.

(da Pozzo di luce, antologia poetica 2002-2017, 2018)

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Gli amori a distanza, lontani, se recano tormenti, hanno però questo fascino che rileva il poeta argentino Gustavo Borga: il desiderio amplifica la sensibilità, acuisce la fantasia, l’immaginazione, facendo sorgere un’empatia che va al di là dell’armonia tra due amanti che di continuo sono presenti l’uno all’altro.

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Piedi

FOTOGRAFIA © GRAZIA

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è un’operazione matematica, è qualcosa che non si sa che sia
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GUSTAVO BORGA




BorgaGustavo Borga (Villa Nueva, 7 dicembre 1960), è un poeta argentino. Ferroviere, ha pubblicato Anatroccoli sgozzati (2002), Bel ragazzo biondo (2006), Poesia riunita (2008), Per voi NO (2010), Un puntino nero (2013), Come un cuore (2016) e Pozzo di luce (2018).


mercoledì 8 agosto 2018

Nebbie, colombe e memorie


SERAFINA NÚÑEZ

POESIA

Ti convoco nel chiostro del mio sangue,
tu rispondi, sei l’eco del mio essere,
l’inaudito, quello delle verdi coste infinite,
quello che non annota il tempo degli altri.
Disegni paraventi e leggende,
muori per la pace dei miei recinti
quando la notte apre l’oscurità,
i suoi delicati regni di essenze,
al destino tenace dei miei stupori.
Io sono la donna che passa incerta
tra nebbie, colombe e memorie.

(da Il diamante ferito, 2001)

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Nei suoi versi di chiara ispirazione intimista la poetessa cubana Serafina Núñez trova conforto nella poesia, ritrova la sua armonia nell’eco di quella voce perduta che però sente in lei, che convoca a disegnare mondi dispersi o lontani o solamente sognati e desiderati: “Scrivo in questa notte di labirinti inaspettati: / nella sua penombra, / come braci, ci guardano specchi,  / i volti degli amati morti, / i volti dei vivi, / le innumerevoli facce della vita / e i suoi vari universi. / Scrivo in questa notte lenta e avvolgente come una profezia, / nell'infinita veglia delle stelle… / Le mie parole abitano la solitudine”.

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Notte

FOTOGRAFIA © OPEN CARNAGE

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LA FRASE DEL GIORNO
Poesia; / vieni a mescolare le mie ossa, / a scavarmi / a darmi questo vestito desueto / di abitante / dei quattro punti cardinali.
SERAFINA NÚÑEZ, Il diamante ferito




Mercedes Serafina Núñez de Villavicencio y Ortiz (L’Avana, 14 agosto 1913 – 15 giugno 2006), poetessa e insegnante cubana, autrice di poesie intimiste , fu scoperta da Juan Ramón Jiménez, che pubblicò i suoi versi in una raccolta di poeti cubani nel 1936.


martedì 7 agosto 2018

Un mio fardello


ANTONIA POZZI

SOLITUDINE

ad A.M.C.

Ho le braccia dolenti e illanguidite
per un’insulsa brama di avvinghiare
qualche cosa di vivo, che io senta
più piccolo di me. Vorrei rapire
d’un balzo e poi portarmi via, correndo,
un mio fardello, quando si fa sera;
avventarmi nel buio per difenderlo,
come si lancia il mare sugli scogli;
lottar per lui, finché non rimanesse
un brivido di vita; poi, cadere
nella più fonda notte, sulla strada,
sotto un tumido cielo inargentato
di luna e di betulle; ripiegarmi
su quella vita che mi stringo al petto -
e addormentarla – e anch’io dormire, infine…
No: sono sola. Sola mi rannicchio
sopra il mio magro corpo. Non m’accorgo
che, invece di una fronte indolenzita,
io sto baciando come una demente
la pelle tesa delle mie ginocchia.

Milano, 4 giugno 1929

(da Parole, Mondadori, 1939)

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La dolce dolorosa malinconia che ha attraversato la breve vita della poetessa milanese Antonia Pozzi si manifesta spesso nella solitudine – nel 1929, quando scrive questi versi, ha 17 anni – a dispetto della presenza di familiari e amici: “andare verso un domani /  che la solitudine chiude / in fondo al deserto…” scriverà quattro anni dopo dal buen retiro di Pasturo; e ancora “solitudine e pianto / solitudine e pianto / dei larici”, fino a definirsi nel dicembre del 1934 una “barca di solitudine”. È una solitudine amorosa, testimoniata dalla dedica ad A.M.C., ovvero al professore di latino e greco Antonio Maria Cervi, con cui ebbe una relazione travagliata interrotta per volontà dei genitori. Quel desiderio di possedere qualcosa, quel senso di maternità, quella continua ricerca di qualcosa nell’esistenza è un peso troppo grande per lei: è già presaga questa poesia, prefigura la sua fine, il suicidio nel prato dell’abbazia di Chiaravalle, “nella più fonda notte, sulla strada, / sotto un tumido cielo inargentato di luna e betulle: ripiegarmi / su quella vita che mi stringo al petto”.

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Liepke

DIPINTO DI MALCOLM T. LIEPKE

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LA FRASE DEL GIORNO
Perché non per astratto ragionamento, ma per un’esperienza che brucia attraverso tutta la mia vita, per un’adesione innata, irrevocabile, del più profondo essere, io credo alla poesia. E vivo della poesia come le vene vivono del sangue.
ANTONIA POZZI




Antonia Pozzi (Milano, 13 febbraio 1912 – 3 dicembre 1938), poetessa italiana. Laureatasi in Filologia con una tesi su Flaubert, si tolse la vita dopo una contrastata storia d’amore. Il suo diario poetico Parole fu pubblicato postumo, nel 1939: composto a partire dai diciassette anni, riflette un'amara e inquieta sensibilità in cui si avverte l'influsso della lirica di Rilke.


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