domenica 28 febbraio 2021

L’amore è arte


AZZURRA D'ANIELLO

E POI FATE L’AMORE

E poi fate l'amore.
Niente sesso, solo amore.
E con questo intendo
i baci lenti sulla bocca,
sul collo,
sulla pancia,
sulla schiena,
i morsi sulle labbra,
le mani intrecciate,
e occhi dentro occhi.
Intendo abbracci talmente stretti
da diventare una cosa sola,
corpi incastrati e anime in collisione,
carezze sui graffi,
vestiti tolti insieme alle paure,
baci sulle debolezze,
sui segni di una vita
che fino a quel momento
era stata un po' sbiadita.
Intendo dita sui corpi,
creare costellazioni,
inalare profumi,
cuori che battono insieme,
respiri che viaggiano
allo stesso ritmo.
E poi sorrisi,
sinceri dopo un po'
che non lo erano più.
Ecco,
fate l'amore e non vergognatevi,
perché l'amore è arte,
e voi i capolavori.

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La distinzione tra amore e sesso, tra passione romantica e atto meccanico: la poetessa palermitana Azzurra D'Aniello scrive questi versi appassionati per invitarci alla tenerezza, alla bellezza, a divenire noi stessi arte nella dolcezza di un abbraccio che ci fa “sentire” l’altro, che unisce le anime più che i corpi.

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HELENA WIERZBICKI, "PIENA ESTASI"
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LA FRASE DEL GIORNO
Io amo perché il mio corpo è sempre in evoluzione.
ALDA MERINI, Aforismi e magie




sabato 27 febbraio 2021

Philippe Jaccottet


Dopo Lawrence Ferlinghetti un altro lutto colpisce la poesia: il 24 febbraio è morto nella sua casa di Grignan il poeta svizzero Philippe Jaccottet. Aveva 95 anni ed era degli autori in lingua francese più letti e conosciuti. Premio Goncourt nel 2003, ha tradotto Rilke, Musil, Ungaretti e l’Odissea. La sua opera, profondamente segnata dallo studio di Rilke, ha un lirismo tanto asciutto da divenire quasi prosa poetica, e si pone domande sul vivere, sul morire e sulla natura: “Sono un uomo che ha sempre dubitato molto, che è sempre stato molto incerto di sé, di tutto, ma di sé soprattutto. Vivo con questa incertezza e, in un certo momento della vita, mi è sembrato che questa incertezza potesse essere una sorgente di poesia, come un'apertura... Niente per me è veramente chiuso, dunque è una debolezza, ma anche una forza, per lavorare, per scrivere”.

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FOTOGRAFIA © KEYSTONE

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LE AVREMO BEN VISTE ANCHE QUESTE DONNE

Le avremo ben viste anche queste donne - in sogno o no,
ma sempre nei vaghi recinti della notte -
sotto le loro criniere di giumente, focose,
con lunghi occhi teneri dai bagliori di cuoio,
non già la carne quotidiana in svendita alle nuove
macellerie di immagini, che ingurgiti
solo, fra le lenzuola,
ma l'animale sorella che sfugge e s'indovina,
ancora meno distinta dai suoi riccioli, dalle sue trine
di quanto la vaga linea dell'onda sia dalla schiuma,
l'agile fiera di cui tutti vanno a caccia
e che il più armato non raggiunge mai
perché è nascosta più in fondo al suo stesso corpo
ch'egli non può penetrare - se anche ruggisse di vano trionfo -
perché ella è solamente come la soglia
del suo stesso giardino,
o come un'incrinatura nella notte
incapace di abbatterne il muro, o una tagliola
con il sapore di frutto inumidito, solo un frutto,
dotato però di sguardo - e anche di lacrime.

(da Alla luce d’inverno, 1977 – Traduzione di Fabio Pusterla

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L’IGNORANTE

Più invecchio e più io cresco in ignoranza,
meno possiedo e regno più ho vissuto.
Quello che ho è uno spazio volta a volta
innevato o lucente, mai abitato. E il donatore
dov’è, la guida od il guardiano? Io rimango
nella mia stanza, e taccio (entra il silenzio
come un servo che venga a riordinare),
e attendo che a una a una le menzogne
scompaiano : cosa resta? Cosa rimane a questo moribondo
che gli impedisce ancora di morire? Quale forza
lo fa ancora parlare tra i suoi muri?
Potrei saperlo, io, l’ignaro e l’inquieto? Ma la sento
parlare veramente, e ciò che dice
penetra con il giorno, anche se è vago:
«Come il fuoco, l’amore splende solo
sulla mancanza, e sopra la beltà dei boschi in cenere…»

(da L’ignorante, 1958 – Traduzione di Fabio Pusterla)

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Altre poesie di Philippe Jaccottet sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è quello che è per tante persone, vale a dire una fuga dal reale. È il linguaggio dei poeti che più esattamente identifica questi momenti con una specie di pienezza e densità maggiore delle altre.
PHILIPPE JACCOTTET, intervista a RTS, 20 dicembre 1990




Philippe_Jaccottet_1991_by_Erling_Ma[2]Philippe Jaccottet (Moudon, 30 giugno 1925 – Grignan, Francia, 24 febbraio 2021), scrittore, poeta, traduttore e critico letterario svizzero di lingua francese. La sua poesia si sforza di trovare una relazione con la natura e il mondo, cercando di preservare l’emozione di fronte alle cose viste, lavorando ora sul percepito ora sul sentito.


venerdì 26 febbraio 2021

Un albero verde


JACOBO REGEN

MONDO OMBROSO

            Ci sono giardini che non hanno più paesi
                                          Georges Schehadé

Mondo ombroso,
continueremo sempre
a popolare di veri fantasmi
i tuoi paesi assenti.
Così lontano da tutto
crescerà nell’oblio un albero verde
alla cui ombra andremo a dormire
fino a quando il sonno non ci svegli.

(da Mondo ombroso, 2014)

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Incorporeo, leggero, / nudo, / come la luce... / E tuttavia, l’intero / mio percorso è un’ombra, / il mio cuore è un’ombra / una moneta scura / consumata dal tempo / senza tempo e senza memoria”: il poeta argentino Jacobo Regen vede la sua poesia come dal fondo di un pozzo, il mondo metafisico non si manifesta che attraverso ombre che talvolta si confondono con i sogni.

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FOTOGRAIFA DA EARTH.COM

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia mi obbliga a non mentire a me stesso e a non mentire agli altri.
JACOBO REGEN, Artenautas, settembre 2000




Jacobo RegenJacobo Regen (Campo Quijano, 5 gennaio 1935 – Salta, 9 gennaio 2019), poeta argentino. Secondo Miriam Fuentes “la sua poesia rappresenta parola e atto, realizza la sintesi coerente limpida e fedele di chi ha visto tutto, di chi profondo e intenso come un pozzo, ha vissuto nella piccola pelle stessa del verso.


giovedì 25 febbraio 2021

Le grandi balene


HOMERO ARIDJIS

L’OCCHIO DELLA BALENA

(Genesi, 1:21)

a Betty

E Dio creò le grandi balene
lì nella laguna di San Ignacio,
e ogni creatura che si muove
nelle cosce ombrose dell'acqua.

E creò il delfino e il leone marino,
l'airone azzurro e la tartaruga verde,
il pellicano bianco, l'aquila reale
e il cormorano dalla doppia cresta.

E Dio disse alle balene:
"Crescete e moltiplicatevi
in atti d'amore che siano
visibile dalla superficie

soltanto per una bolla,
per una pinna inclinata,
afferra la femmina sott’acqua
con il lungo pene prensile;

poiché il grigio non risplende tanto
come quando la luce lo fa d’argento.
Il suo respiro profondo
è un'espirazione”.

E Dio vide che era buono
che le balene si amavano
e giocavano con i loro piccoli
nella laguna magica.

E Dio disse:
"Sette balene insieme
fanno una processione.
Cento fanno un’alba".

E le balene uscirono
per intravedere Dio in mezzo
alle onde danzanti delle acque.
E Dio fu visto dagli occhi di una balena.

E le balene riempirono
i mari della terra.
Ed era la sera e la mattina
del quinto giorno.

- dopo una gita alla Laguna di San Ignacio
  Città del Messico, 1° marzo 1999

(da L’occhio della balena, Poesie 1999-2001)

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E Dio creò i grandi animali marini e tutti gli esseri viventi che guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona”: così recita il versetto 1:21 della Genesi citato in epigrafe dal poeta messicano Homero Aridjis. E tale deve essere stata l’impressione quel giorno di marzo del 1999 quando compì una gita alla Laguna di San Ignacio, paradiso naturale che si estende per 16 chilometri nelle acque del Pacifico, nello stato della Baja California. Pur essendovi aironi, pellicani, vari tipi di tartarughe e la quasi estinta antilope americana nella zona terrestre, lunga 5 chilometri, è il santuario delle balene grigie, che vi sono protette a colpire lo sguardo del poeta.

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FOTOGRAFIA © JOE McKENNA

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LA FRASE DEL GIORNO
In amore lo spazio non si muove / quando il corpo invade il centro; / lo spazio rimane quieto, / solo il tempo si muove nello spazio.
HOMERO ARIDJIS




Homero Aridjis (Contepec, Michoacán; 6 aprile 1940), poeta, romanziere, saggista e diplomatico messicano. È anche un ambientalista molto attivo. La sua poesia  è spesso poesia d’amore, un amore universale e trascendente che sconfina nel territorio delle visioni, raccontato in modo limpido e originale.


mercoledì 24 febbraio 2021

Lawrence Ferlinghetti


E così, alla soglia dei 102 anni, se n’è andato anche Lawrence Ferlinghetti, “padre” della Beat Generation, di cui già celebrammo il compimento dei cento anni su questo blog. In quell’occasione il poeta pubblicò un’autobiografia, intitolata Little Boy, che si chiudeva con queste parole: Little Boy, cresciuto da romantico contestatore, ha conservato la sua giovanile visione di una vita destinata a durare per sempre, immortale come lo è ogni giovane, convinto che la sua identità speciale non morrà mai”. Anarchico in campo politico, Ferlinghetti in poesia seppe essere insieme popolare e colto, calandosi nella realtà degli Stati Uniti d’America con in mente la tradizione poetica internazionale, esprimendosi con chiarezza e immediatezza.

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UNA CONEY ISLAND DELLA MENTE, 3

L’occhio del poeta vedendo oscenamente
vede la superficie del mondo tondo
con i suoi tetti sbronzi
i lignei oiseaux sui fili del bucato
i maschi e le femmine d’argilla
con le gambe da schianto e i seni a bocciolo
su brandine a rotelle
e i suoi alberi pieni di misteri
i suoi parchi di domenica e le statue silenziose
e la sua America
con le sue città fantasma e le Ellis Island vuote
e il suo paesaggio surrealista fatto di
praterie smemoratericche periferie-supermercato
cimiteri riscaldati
feste comandate in cinerama
e cattedrali che protestano
un mondo a prova di bacio fatto di plastica ciambelle del
cesso tampax e taxi
cowboy in drogherie drogate e vergini di las vegas
indiani espropriati e matrone cinematte
senatori antiromani e coscienziosi non-obiettori
e tutti gli altri fatali frammenti trinciati
del sogno dell’immigrante fin troppo avveratosi
e smarrito
tra i bagnanti al sole!

(da Una Coney Island della mente, 1955 - Traduzione di Leopoldo Carra)

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O FRAGILI POESIE

O fragili poesie
fiori d’amore-notte

Rabbrividire di chitarre
sul Guadalquivir

Voci echeggiate
su terrazze assolate

Statue bianche all’imbocco dei ponti
E le braccia bianche delle strade

Balzo di cavalli bradi
che incidono la terra scalpitando

Treni di notte
dalle sirene maledette nascoste
nel libro del tempo

Sere autunnali sulla Third Avenue
la luce ocra che ora si spegne

Manichini nudi
sulle scale antiincendio di casamenti popolari

Neonati gettati
in bagni di lacrime

Risate come cristallo in frantumi
Coppe di champagne lanciate dentro i caminetti

Alba e gli amanti spossati
ancora da saziare

Tutte, tutte le poesie del sogno umano
ancora da liberare!

(da Un luna park del cuore, 2000 - Traduzione di Damiano Abeni)


Di Lawrence Ferlinghetti sul Canto delle Sirene vedi anche:


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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta / è un funambolo, scala rime / fino all'altissimo filo fatto di sua mano / e in equilibrio sulla trave degli sguardi / al di sopra di una marea di facce / passo passo arriva / all'altro capo del giorno.
LAWRENCE FERLINGHETTI

 



Lawrence Ferlinghetti (Yonkers, New York, 24 marzo 1919 – San Francisco, California, 22 febbraio 2021), poeta ed editore statunitense. Nel 1955 fondò la City lights rocket bookshop a San Francisco che divenne il centro culturale del movimento beat. Parte della sua poesia è di protesta politica e si pone in opposizione alla violenza. La sua opera, pur lirica, è caratterizzata da un vivo senso dello humour e della satira.


martedì 23 febbraio 2021

Bicentenario di John Keats


John Keats, che moriva ventiseienne di tubercolosi il 23 febbraio di duecento anni fa a Roma, oltre ad essere uno dei più grandi letterati del Romanticismo, viene considerato da molti il “primo poeta moderno”, capace di contemplare la realtà con un distacco tenero e malinconico, di “tessere la fine tela della sua anima”, “l’ordito ideale di simboli”, come scrisse in alcune sue lettere. Questa sua modernità si manifesta soprattutto nel tema della bellezza intesa come trascendenza, nel continuo dibattere tra ragione e sentimento, tra sogno e visione, tra percezione e idea per costruire una realtà poetica con quello che il mondo gli offre: “Il Genio della Poesia deve raggiungere da sé la propria salvezza: esso matura non con leggi e precetti, bensì con la sensazione e l’attenzione. Ciò che è creativo deve crearsi”.

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JOSEPH SEVERN, "RITRATTO DI JOHN KEATS"

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VOGLIO UNA COPPA PIENA FINO ALL’ORLO

Voglio una coppa piena sino all’orlo
E dentro annegarci l’anima:
Riempitela d’una droga capace
Di bandire la Donna dalla mente.
E non voglio dell’acqua poetica, che scaldi
I sensi al desiderio lussurioso,
Ma una sorsata profonda
Tracannata dalle onde del Lete,
Per liberare con un incanto il mio
Petto disperato dall’immagine
Più bella che gli occhi miei festanti
Videro, intossicandone la mente.

È inutile – mi perseguita struggente
La dolcezza di quel viso.
Lo sfavillio del suo sguardo splendente –
E quel seno, terrestre paradiso.

Mai più felice sarà la vista mia,
Ché ha perso il visibile ogni sapore:
Perduto è il piacere della poesia,
L’ammirazione per il classico nitore.

Sapesse lei come batte il mio cuore,
Con un sorriso ne lenirebbe la pena,
E sollevato ne sentirei la dolcezza,
La gioia, mescolata col dolore.
Come un toscano perduto in Lapponia,
Tra le nevi, pensa al suo dolce Arno,
Così sarà lei per me in eterno
L’aura della mia memoria.

(Fill for me a brimming bowl, 1814)

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ODE ALLA MALINCONIA

1

No, no, non precipitarti verso il Lete; non trarre vino velenoso
Dall'aconito, torcendo le sue saldi radici, no
Non lasciare che la tua pallida fronte sia baciata
Dal rosso grappolo di Proserpina, la belladonna;
No, il tuo rosario non fare con le bacche del tasso,
Né la tua lamentosa Psiche siano lo scarabeo
O la falena della morte; non condividere
Col gufo piumato i misteri del tuo dolore,
Che troppo assonnata l'ombra verrà all'ombra
Ad annegare la vigile angoscia dell'animo.


2

Ma quando dal cielo improvviso l'attacco cadrà
Di malinconia, come una nuvola in pianto
Che tutti i fiori nutre dal languido capo
E il verde colle nasconde in un sudario d'aprile,
Sazia allora il tuo dolore con una rosa mattutina,
Sazialo con l'arcobaleno dell'onda salata di sabbia
O con la ricchezza delle tonde peonie.
E quando mostri la tua amante una ricca ira,
La sua dolce mano imprigiona; lasciala delirare
Mentre tu ti nutri e ti sazi dai suoi occhi senza pari.

3

Sì, abita con la bellezza, lei, con la bellezza che deve morire;
E con la Gioia, che sempre una mano tiene sulle labbra
Per augurare addio: e vicino al Piacere, che fa soffrire,
E si tramuta in veleno mentre come un'ape succhia la bocca:
Sì, nel tempio stesso del Diletto
Ha il suo santuario sovrano la velata Melanconia,
Anche se nessuno la scorge se non quello la cui strenua lingua
Schiaccia il grappolo della Gioia sul palato da intenditore:
Assaggerà allora l'anima sua la tristezza di quel potere
Che la farà rimanere sospesa tra i suoi nebulosi trofei.

(Ode on Melancholy, 1819)

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Di John Keats sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia dovrebbe essere grande ma discreta; qualcosa che ti penetra dentro senza farti trasalire, senza colpirti in sé stessa, ma col suo messaggio. Come sono belli i fiori nascosti! Come se ne sciuperebbe la bellezza se si spingessero dalla strada gridando: "Ammiratemi: sono una violetta! Adoratemi: sono una primula!".
JOHN KEATS, Lettera a J.H. Reynolds, 3 febbraio 1818




John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 - Roma, 23 febbraio 1821) poeta inglese, unanimemente considerato uno dei più significativi letterati del Romanticismo. Peculiarità della poetica di Keats è la vivace rispondenza alla bellezza della poesia e dell’arte.


lunedì 22 febbraio 2021

Nella gioia d’amore


BERNART DE VENTADORN

CANTARE NON VALE PROPRIO NULLA

Cantare non vale proprio nulla
se il canto non viene dal cuore,
e il canto non può venire da un cuore
che sia privo di sincera
fin’amor.
Per questo il mio canto è eccellente,
perché nella gioia d’amore ho e rivolgo
la bocca e gli occhi e il cuore e la mente.

Dio non mi doni mai il potere
di sciogliermi da desiderio d’amore.
Se anche sapessi di non ottenere nulla
e ogni giorno me ne venisse affanno
sempre almeno avrò cuore sincero,
traendo piacere molto più grande
da questa ferma volontà d’amare.

Condannano amore per ignoranza
i folli, ma questo non gli reca danno,
perché amore non può decadere
se non è amore volgare.
Perché questo non è amore:
ne ha solo il nome e la parvenza,
perché non ama se non ha guadagno.

Se io volessi dire il vero
potrei dirvi da chi muove l’inganno:
da quelle che amano per denaro
e sono mercantesse venali.
Fossi io menzognero e falso!
Ma dico la verità, villanamente,
e mi pesa di non mentire.

Nell’accordo e nel volere
è l’amore di due nobili amanti.
Non ne può venire alcun bene
se il volere non è uguale:
ed è folle per natura
chi riprende la donna per ciò che desidera
e le chiede ciò che non le piace.

Bene ho riposto la mia speranza
quando mi mostra amabile volto
colei che più desidero e voglio vedere,
nobile, dolce, cortese e leale,
che al re stesso darebbe salute,
bella e gentile, dal corpo perfetto,
che così ricco mi ha fatto dal nulla.

Nulla amo più di lei, e nulla più temo,
e nulla sarebbe affanno per me
se solo piacesse alla mia donna,
e mi sembra Natale quel giorno
che con i suoi occhi belli e spiritali
mi guarda, ma in modo così lento
che un sol giorno mi dura come cento.

Il vers è nobile e perfetto,
eccellente per chi ben l’intende,
ancora migliore per chi attende gioia.
Bernart de Ventadorn l’intende
e lo dice e lo fa, e ne attende gioia.

(da Canzoni, a cura di M. Mancini, Carocci, Roma 2003)

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Il trovatore aquitano Bernart de Ventadorn lega strettamente il canto e la sua concezione d’amore – quello cortese, la fin-amor che implica la nobiltà di cuore: e dunque non è possibile cantare se il cuore non alberga in sé l’amore puro, quello che proviene dalla più profonda corresponsione tra l’amata e l’amato.

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ROBERT CARRIERE-BELLEUSE, "TROVATORE A RIPOSO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Ahimè! tanto credevo sapere d’amore, e tanto poco ne so! ché non posso tenermi d’amare quella da cui nulla mai otterrò.
BERNART DE VENTADORN, Canzoni




Bernart de Ventadorn (Moustier-Ventadour, 1135 – Abbazia di Dalon ?, 1195), fu uno dei più celebri trovatori in lingua occitana. È considerato uno dei più grandi interpreti dell’amore cortese (fin’amor). L’amore in Bernart è sempre all’insegna della tristezza e dello sconforto, giacché il sentimento per la dama non è ricambiato e rari  sono gli squarci di gioia serena.


domenica 21 febbraio 2021

Desiderio ondeggiante


NANETTE RAYMAN

NON AMORE

Sono in molti a cercare l’amore.
Io voglio solo rannicchiarmi in una stanza silenziosa.
A sentire l’assalto del tuo cuore
o non esistere neanche. Mani che mi aiutano a dormire.
Una lucciola che freme contro il freddo torso del cielo,
aspettando un sapore.

Desiderio ondeggiante nel buio che
mi rende più giovane degli uccelli.

Toccami
l’ombelico, chiamami carne, come un fiore fa’ sbocciare il mio seno,
curvami all’indietro
e risalimi
finché rovineremo dentro al fuoco
dei teschi che vengono a sorridere. Pianto di ciottolo di luna.

Ossa di fiori che non hai mai colto.

(da Gatti come angeli. L’eros nella poesia femminile di lingua inglese, Medusa, 2006 - Traduzione di Loredana Magazzeni e Andrea Sirotti)

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Non amore? O una forma dell’amore? Quello che la poetessa statunitense Nanette Rayman esprime come desiderio è voglia di tenerezza, di protezione, di sentire tutti i sensi all’erta e vivi mescolarsi nel desiderio e nel suo appagamento, far fiorire il piacere nella passione.

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CLAIRE ELSAESSER, "STANZA NERA E BLU"

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LA FRASE DEL GIORNO
La passione di un uomo è come un incendio che scoppia nell'erba alta e arida: divampa ardente e furioso, ma viene domato ben presto. Una donna è come il calderone di un mago, che deve sobbollire a lungo sui carboni prima di poter sprigionare il suo incantesimo. Sii rapido in tutto, tranne che nell'amore.
WILBUR SMITH, Uccelli da preda




Nanette Rayman Rivera (Boston), scrittrice, poetessa e attrice teatrale statunitense. Laureatasi all’Università di New York, ha studiato teatro al The New England Shakespeare Festival. Ha recitato in teatri off off Broadway e in film indipendenti e nella serie tv La valle dei pini.


sabato 20 febbraio 2021

La scatola


VALENTINO ZEICHEN

PORTA IN FERRO

La chiave gira nella toppa
simile a un apriscatole, e
scoperchia la latta
È l’amica che apre
e mi sorprende a letto
con un’altra donna
Guarda e sì ritrae
come in presenza
d’un cibo avariato
Impreca e richiude
la scatola.

(da Neomarziale, Mondadori, 2006)


È una porta di ferro quella che dà il titolo alla poesia di Valentino Zeichen, ma anche un divisorio tra un prima e un dopo – come il gatto di Schrödinger della meccanica quantistica che prima di aprire la scatola in cui c’è una macchina che se azionata rilascia cianuro è sia vivo che morto. La reazione dell’amica – qualcosa di più in realtà, visto il suo comportamento – che sorprende il tradimento regge la similitudine della scatoletta di carne o sardine, lasciandoci immaginare l’espressione schifata. E il poeta si comporta come il Marziale cui si ispira la raccolta: passata la prima sorpresa, indossa un sorriso distaccato.

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DIPINTO DI RAMÓN CASAS

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LA FRASE DEL GIORNO
La bellezza è come la fiaccola / delle staffette, / passa da una donna all’altra.
VALENTINO ZEICHEN, Aforismi d’autunno




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.


venerdì 19 febbraio 2021

Con percorsi contrari


TITOS PATRIKIOS

PROFUGHI POLITICI A ROMA NEL 1970 E DOPO

Vedevo tanti perseguitati nelle città
in cui sceglievo o ero costretto a vivere
ma più da vicino li conobbi a Roma
che ci accoglieva col suo abbraccio materno.
Eravamo tutti in fuga da fascismi uguali
compagni ma di lingue diverse, improvvisamente fratelli
con gli stessi punti di partenza,
le stesse prospettive divergenti,
e poi scoprivo sulla sponda opposta
uomini tormentati, con percorsi contrari,
in fuga da regimi che un tempo ammiravo.
Ne vedo ancor oggi chiaramente i volti
mentre di pochi ricordo ancora il nome:
Pedro, un poeta spagnolo, Manuel,
un disertore portoghese, l’iraniano Ahmat,
il colombiano Míro, il cileno Raúl,
il giornalista Andràs da Budapest,
il cubano Ignacio, la polacca Hanka,
la coppia anonima di studenti cechi.
Cambiavano i persecutori, aumentavano i perseguitati
parlavano continuamente dei loro Paesi lontani
costruendosi due o anche tre vite in terra straniera,
non so che cosa ne sia stato di loro, dove siano finiti.
Mi sono accorto in ritardo che anche noi
assumevamo il ruolo di persecutori,
naturalmente d’incidenza trascurabile,
perfino quando eravamo convinti
dell’importanza del nostro ruolo;
molto più tardi mi resi conto
che la grande persecutrice era sempre una
e in mezzo a noi c’era il vuoto
che imprevedibilmente aumentava o diminuiva.

(La casa ed altre poesie, trad. N. Crocetti)

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Un perseguitato politico che ha la “fortuna” di essere esule e di non scomparire nelle purghe del regime prima o poi lo scopre: tutti i movimenti, tutte le ideologie, quando sfuggono di mano, si trasformano nello stesso mostro. Se a lui è toccato in sorte di essere perseguitato dalla Dittatura dei Colonnelli, giunta di stile fascista che governò la Grecia dal 1967 al 1974, e altri saggiarono il franchismo spagnolo, l’Unione Nazionale portoghese di Salazar, il Cile di Pinochet, altri subirono lo stesso trattamento da regimi comunisti: ungheresi, polacchi, cubani, cechi. Il poeta greco Titos Patrikios li incontra tutti a Roma, dove è esule dal 1967 al 1975, dopo essere stato imprigionato e poi confinato per tre anni sulle isole di Makronissos e di Ai-Stratis.


TITOS PATRIKIOS IN UNA FOTOGRAFIA DI PIETER VANDERMEER

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LA FRASE DEL GIORNO
Nel secolo scorso c'è stata molta poesia politica, ma quest'impegno ha fatto prevalere il bersaglio politico rispetto alla scrittura, in tal modo la poesia perde la sua indipendenza e lo spirito critico.
TITOS PATRIKIOS, PadovaNet, 10 maggio 2004




Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928), scrittore e poeta greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull’isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l’esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia.


giovedì 18 febbraio 2021

Joan Margarit


Il poeta e architetto catalano Joan Margarit è morto due giorni fa a Sant Just Desvern, presso Barcellona, in seguito a un linfoma che lo aveva colpitoun anno fa. Nato a Sanaüja nel 1938, aveva espresso una vasta opera poetica sia nella sua lingua madre sia in spagnolo, ottenendo prestigiosi premi  tra i quali spiccano il Reina Sofia e il Cervantes. Lascia anche un libro di poesie inedito, Animal de bosque, che uscirà il prossimo marzo.

Poeta attento, con facilità e chiarezza di espressione, Margarit, fu definito “un devoto dell’emozione” per la sua capacità di raggiungere il centro esatto del suo sentire sempre con una allegra risata, nonostante la vita gli abbia riservato molta sofferenza con la scomparsa delle figlie Anna, neonata, e Joana, affetta da sindrome di Down.

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FOTOGRAFIA © CANARIASDIARIO

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EMBRACEABLE YOU

È triste mettere Gershwin senza poterti abbracciare.
Siamo il bianco e nero di un vecchio film:
le coppie che ballano e le navi da guerra
che salperanno all’alba. Forse ero quel ragazzo
che morì in battaglia, e tu quella ragazza
che non scorderà mai la canzone.
Viviamo nell’ombra la mattina perduta
in oscuri ballabili. Oggi, quella musica
si suona ai concerti e nessuno la balla più.
Abbiamo sbagliato i tempi, distrutto i ricordi.
La festa sta finendo: tieni l’ultimo ballo
- la luce dorata del sax e un brano di Gershwin -
per quando si avvicina
l’ora di imbarcarsi sulla nave da guerra.

(da Poesia d’amore completa, 2001)

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LA RAGAZZA DEL SEMAFORO

Hai la stessa età che avevo io
quando iniziavo a sognare di incontrarti.
Non lo sapevo ancora, come tu
non lo hai mai imparato, che qualche volta
l’amore è una pistola carica
di solitudine e di malinconia
che adesso i miei occhi puntano contro te.
Sei la ragazza che sono andato cercando
per tanto tempo quando ancora non esistevi.
E io sono quell’uomo verso cui
un giorno vorrai dirigere i tuoi passi.
Ma allora sarò così lontano da te
come tu da me adesso a questo semaforo.

(da Joana, 2002)


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Di Joan Margarit sul Canto delle Sirene:


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LA FRASE DEL GIORNO
Ho capito il potere della poesia. Se la poesia è buona, come nella musica, reca conforto.
JOAN MARGARIT, El Cultural, 8 gennaio 2021




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938) – Sant Just Desvern, 16 febbriao 2021), poeta e architetto catalano. Si definiva poeta bilingue catalano/castigliano, disdegnava le correnti poetiche e considerava il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


mercoledì 17 febbraio 2021

Davanti alla porta


HERMANN HESSE

PER SCHERZO

Le mie poesie stanno
davanti alla tua porta,
bussano e si inchinano:
mi apri?

Le mie poesie hanno
un suono di seta
come il fruscio del tuo vestito
sulle scalinate.

Le mie poesie
portano un dolce profumo
come nell'aiuola tua preferita
il giacinto.

Le mie poesie son vestite
di un rosso cupo,
che come il tuo vestito di seta
fruscia ed arde.

Le mie più belle poesie
assomigliano del tutto a te.
stanno davanti alla porta e s'inchinano:
mi apri?

(Im Scherz, da Poesie, 1900)


Hermann Hesse costruisce l’amore nelle sue poesie come un castello incantato nel territorio in cui arte, estetica e poetica si intrecciano continuamente: i versi si annunciano quindi come messaggeri, esattamente come in questo “scherzo” ironico in cui il Premio Nobel tedesco naturalizzato svizzero si diverte.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Tra gli esseri umani, anche se intimamente uniti, è sempre aperto un abisso che solo l'amore può superare, e anch'esso solo con una passerella d'emergenza.
HERMANN HESSE, Knulp




Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. Celebri i suoi romanzi Siddhartha, Peter Camenzind, Demian, Il lupo della steppa.


martedì 16 febbraio 2021

Amore o inganno


WILLIAM BUTLER YEATS

LA MASCHERA

Togli quella maschera d’oro ardente
Con gli occhi di smeraldo.

“Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
Benché non freddi”.

“Volevo solo scoprire quel che c’è da scoprire,
Amore o inganno”.

“Fu la maschera ad attrarre la tua mente
E poi a farti battere il cuore,
Non quel che c’è dietro”.

“Ma io debbo indagare per sapere
Se tu mi sia nemica”.

“Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?”

(da Responsabilità e altre poesie, 1916)

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Martedì Grasso, l’ultimo giorno di Carnevale nel rito romano: il giorno delle maschere, dell’identità celata, del “semel in anno licet insanire”. Anche quest’anno, come in quello scorso, ci ritrova impossibilitati a festeggiare per le strade e nei locali. Resta la poesia, quella di William Butler Yeats: il Premio Nobel irlandese mette in scena un dialogo d’amanti in cui protagonista è una maschera a rappresentare esteriorità e interiorità. apparenza e realtà.

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FOTOGRAFIA © KONSTANTIN KORESHKOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Se non sappiamo immaginarci diversi da come siamo e assumere questo secondo io, non possiamo imporci una disciplina, nonostante che ne possiamo accettare una da altri.
WILLIAM BUTLER YEATS, Autobiografia




Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


lunedì 15 febbraio 2021

Sole imbottigliato in fiale


JORGE CARRERA ANDRADE

DIETA A BASE DI FRUTTA

L’arancia è il giorno o la guancia fresca,
sorso di chiarore, bicchiere del tempo;
La pera va a fondo con le sue ferite d’acqua
con il ricordo del ghiaccio e aghi di piacere
e le pesche
accumulano la loro bionda polpa di allegria.

La mela nipote, fragrante dell’avorio vegetale
resiste invano a morire tra i denti.
Le sue lacrime congelate
mostrano uve dallo sguardo verde.
Campanelli di zucchero,
suonano senza rumore le prugne.

Tutto il sole imbottigliato in fiale,
tutta l’aria versata in volumi,
tutta l’acqua e la terra in stampi vegetali,
penetrano nel mio labirinto interno
e un mondo elementare si dissolve nel mio
percorrendo le viscere in circolo come un fiume.

E accelera il suo viaggio a sbuffi
nelle sue intime reti
tra una geografia palpitante
di muscoli e nervi, senza fermarsi mai,
trasformando in luce organica e in zucchero gioioso
i gesti delle cose e lo splendore terrestre.

(da Biografía para uso de los pájaros, 1937)

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Un’ode alla frutta dal poeta ecuadoriano Jorge Carrera Andrade: arance, mele, pere, pesche, prugne diventano nel suo simbolismo modernista un flusso di energia che alimenta il corpo, apportandovi non soltanto il sole e gli zuccheri ma anche la gioia e la delizia.

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DIPINTO DI IOANNOU
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LA FRASE DEL GIORNO
Ricordo del paradiso / è la mela nelle nostre mani. / un minuscolo cielo: nel suo tornio / un angelo di profumo sta volando.
JORGE CARRERA ANDRADE




Jorge Carrera Andrade (Quito, 18 settembre 1902 – 9 novembre 1978), poeta, storico e diplomatico ecuadoriano, considerato uno dei più originali poeti dell'America spagnola contemporanea. Le sue poesie presentano elementi di simbolismo e modernismo.


domenica 14 febbraio 2021

Per il vero amore


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

L’AMORE È IN QUELLO CHE

L’amore è in quello che tendiamo      
(ponti, parole).

L’amore è in tutto ciò che sventoliamo
(risate, bandiere).

E in ciò che combattiamo                  
(notte, vuoto)
per il vero amore.

L’amore è in quanto eleviamo
(torri, promesse).

In quanto raccogliamo e seminiamo
(figli, futuro).

E nelle rovine di ciò che abbattemmo
(privazione, menzogna)
per il vero amore.

(da Breve son, 1968)

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San Valentino, tradizionale giornata dedicata agli innamorati. Il poeta spagnolo José Ángel Valente riflette sull’amore ma senza definirlo: suggerisce al lettore degli spunti per costruire egli stesso la poesia riflettendo sulla propria vita e sulla propria esperienza. All’ultimo verso giungerà a comprendere che l’amore è positivo, che è nella costruzione di un ponte verso l’altro, ma anche nella distruzione delle cose negative che possono minare un rapporto.

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FOTOGRAFIA DA FACEBOOK

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore verrà quando non ci saranno più barriere, l'amore è la fine dell'assedio.
JOSÉ SARAMAGO, Storia dell’assedio di Lisbona




ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000), poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


sabato 13 febbraio 2021

Solitario palpito di stella


CLEMENTE REBORA

STELLA MIA

Leggiadro vien nell’onda della sera
un solitario palpito di stella.
A poco a poco una nube leggera
le chiude sorridendo la pupilla;

e mentre passa con veli e con piume,
nel grande azzurro tremule faville
nascono a sciami, nascono a ghirlande,
son nate in cento, son nate in mille:

ma più io non ti vedo, stella mia.

(da Frammenti lirici, Vallecchi, 1947)

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Nel cielo serale si accende una stella; poco dopo una nuvola la oscura, la nasconde alla vista del poeta. Quando la nuvola scompare, nel buio sono migliaia ormai le stelle e quell’unica non è più distinguibile nel gran numero. Ci sono molte reminiscenze in questi versi di Clemente Rebora: dalla “Ma seule Étoile” di Gerard de Nerval alla “Stella, mia unica stella” di Giuseppe Ungaretti, amico con cui Rebora intrattenne una corrispondenza epistolare, e ancora certe atmosfere di Giovanni Pascoli.

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IMMAGINE © FONDOPANTALLA

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LA FRASE DEL GIORNO
Sopra gli uomini, in vere leggi pure, / accomuna il mistero della sorte / allegrezze e sciagure; / del male il bene è più forte.
CLEMENTE REBORA, Frammenti lirici




Clemente Luigi Antonio Rèbora (Milano, 6 gennaio 1885 – Stresa, 1º novembre 1957) poeta italiano. Dopo una giovinezza inquieta alla ricerca di una dimensione trascendente, prese parte alla Prima guerra mondiale rimanendo ferito sul Podgora. Nel 1928 una crisi religiosa lo avvicinò alla fede cattolica: nel 1936 fu ordinato sacerdote.


venerdì 12 febbraio 2021

Trattenere la neve


JANE HIRSHFIELD

UNA SEDIA NELLA NEVE

Una sedia nella neve
dovrebbe essere
come ogni altro oggetto imbiancato
e smussato

eppure una sedia nella neve è sempre triste

più di un letto
più di un cappello o di una casa
una sedia è sagomata per una sola cosa

sostenere
un’anima le sue ore
brevi e poco elastiche

forse un re

non trattenere la neve
non contenere fiori

(A chair in snow, da La bellezza, 2015)

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Una sedia nella neve ispira tristezza alla poetessa statunitense Jane Hirshfield, attenta osservatrice della natura. Può essere certo per quel suo essere fuori luogo nel giardino innevato, invernale: una sedia da giardino dimenticata dall’estate o una vecchia sedia sfondata che ormai è stata trasformata in una curiosa fioriera.

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FOTOGRAFIA © LDN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il pensiero intraducibile dev’essere il più preciso. / Eppure le parole non sono la fine del pensiero, ma là dove comincia.
JANE HIRSHFIELD, Ogni felicità assediata dai leoni




Jane Hirshfield (New York, 24 febbraio 1953), poetessa, saggista e traduttrice statunitense. La sua poesia, influenzata dallo Zen e dal buddhismo, esplora i rapporti personali e quelli con gli elementi naturali con particolare interesse al legame tra inquinamento ambientale e umanità.


giovedì 11 febbraio 2021

L’erma collina


UMBERTO SABA

VEDUTA DI COLLINA

Che vedo mai dietro l'erma collina
che primavera così m'avvicina?
Un poco scende, poi risale appena,
ed insensibilmente ivi s'insena.
V'han colli dove bei nuvoli bianchi
posan a tonde spalle e larghi fianchi;
ma questo è ancora in sua sua linea più schietto:
mostra un dorso di lungo giovanetto.

Rade casine, qualche massa oscura;
dei vigneti sul ciglio dell'altura
azzurreggiano i pali; un picciol vetro
brilla, e si accende a tutto il sole. Dietro,
come del mare sul lido romito,
si vede l'occhio di Dio, l'infinito.

(da La serena disperazione, 1920)

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L’infinito, quello che a Giacomo Leopardi fece dire “e il naufragar m’è dolce in questo mare” appare anche agli occhi del poeta triestino Umberto Saba: l’immensità non si manifesta nel vuoto leopardiano ma in un minuscolo pezzo di vetro che riluce tra i vigneti riflettendo nella sua piccolezza il sole.

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FOTOGRAFIA DA GIZMODO AUSTRALIA

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LA FRASE DEL GIORNO

L'artista può anche essere un bottegaio, ma non del proprio ideale.
UMBERTO SABA, Lettera a Edgardo Rossaro, 12 ottobre 1908




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.


mercoledì 10 febbraio 2021

Sola e unica


MAY SWENSON

IO SONO UNA

Io non ho.
Io non aspetto.
Io non devo.

Io sono una,
la sola,
libera nella mia vita.

Ogni giorno perfetto,
ogni giorno mille anni.
Il tempo è in me.

Ingoio il sole .
Sono la sola e unica
nella mia vita.

Oh, giorno senza vento
dentro me,
Oh, silenzio e sole.

(da Poesie scelte, 2013)

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Secondo la poetessa statunitense May Swenson, compito del poeta è la ricerca continua di un mezzo per interpretare “la vastità dell’ignoto oltre la propria coscienza”. Giocoforza, per “attraversare la cortina delle cose come appaiono, delle cose come sono, e poi nello spazio più ampio e selvaggio delle cose mentre stanno diventando” serve una grande libertà interiore, quella che le fece scrivere, quando lavorò come ghostwriter per uno scrittore che lei chiamò “Plat” e che per qualche tempo fu suo compagno: “Penso che mi piacerebbe avere un figlio con Plat, però non mi piacerebbe essere sposata con qualsiasi uomo, ma solo con me stessa”.

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JACK VETTRIANO, "PENSANDO A TE"
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LA FRASE DEL GIORNO
Un’opera d’arte è il risultato unico di un temperamento unico.
OSCAR WILDE




Anna Thilda May "May" Swenson (Logan, Utah, 28 maggio 1913 – Bethany Beach, Delaware, 4 dicembre 1989), poetessa e drammaturga statunitense. Molte sue poesie dopo il 1970 sono in stile visuale, altre descrivono l’erotismo omosessuale femminile. Tradusse poeti svedesi, tra i quali Tomas Tranströmer.


martedì 9 febbraio 2021

Al confine della luce


GARY SNYDER

COME VIENE A TROVARMI LA POESIA

Arriva incespicando
su massi la notte, si ferma
spaurita al di fuori
dell'alone del mio falò
la vado a incontrare
al confine della luce

(da No Nature, 1992 - Traduzione di Damiano Abeni)

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Cos’è l’ispirazione? Secondo il poeta statunitense Gary Snyder è qualcosa che rimane al di fuori del nostro cerchio di luce: quando il vento o una scintilla spinge al di là il chiarore delle fiamme, per un istante riusciamo a cogliere l’intuizione della poesia e a svilupparla poi pienamente. La creazione poetica è dunque riconoscere quello che è al di fuori del nostro falò, quello che è situato sul limite, al bordo del reale.

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IMMAGINE DA YOUTUBE

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LA FRASE DEL GIORNO
La natura non è un posto da visitare, è casa
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GARY SNYDER




Gary Snyder (San Francisco, California, 8 maggio 1930), poeta, ambientalista e  saggista statunitense. Associato alla Beat Generation, è il "poeta dell'ecologia profonda". La sua “eco-poesia” riflette la natura e l’immersione nella spiritualità buddhista. Vinse il Pulitzer nel 1975 con Turtle Island.


lunedì 8 febbraio 2021

Sii mia alleata


SAFFO

INVOCAZIONE AD AFRODITE

Immortale Afrodite dal trono mirabilmente adorno
figlia di Zeus, che ordisci inganni, io ti prego
non stringere il mio cuore in una rete di oppressione,
di angoscia.

Ma qui vieni, se già un’altra volta
udendo la mia voce da lontano
mi desti ascolto e lasciando la casa del padre
accorresti,

dopo aver aggiogato il carro d’oro; belli ti conducevano
i passeri veloci sulla terra nera
in un fitto battere d’ali, dal cielo,
attraverso l’etere;

presto giunsero; tu, o beata,
sorridendo nel tuo viso immortale,
mi chiedevi cosa di nuovo io soffrissi
e perché di nuovo ti invocassi

e cosa di nuovo così intensamente desiderassi
nel mio cuore impazzito: «Chi questa volta persuaderò
… ad amarti? Chi, Saffo,
ti fa torto?

Se ora ti sfugge, presto ti cercherà,
se non accetta i tuoi doni, lei stessa te ne offrirà,
se non ti ama, presto ti amerà,
anche se non volesse».

Vieni a me anche ora, liberami da quest’ansia
crudele,
quanto il mio cuore desidera si compia, esaudisci,
Sii mia alleata.

(Traduzione di Salvatore Quasimodo)

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Saffo riprende uno dei temi classici della poesia antica, la preghiera o invocazione agli dei. Ma si pone davanti alla dea – Afrodite, cui chiede amore – come in una sorta di confessione: di fronte al suo racconto commovente la divinità non può esimersi, non può ignorare quel doloroso sentimento che affligge l’innamorata infelice.

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SIR LAWRENCE ALMA-TADEMA, "LA POESIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Dicono alcuni sulla nera terra / esser la cosa più bella uno stuolo / di navi, altri di fanti o cavalieri. /Io, ciò che ami.
SAFFO




Saffo (Ereso, 630 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa), poetessa greca antica. Di nobile famiglia, colta e raffinata, istituì un tiaso, un collegio per ragazze, dedicato al culto di Afrodite, in cui si educavano le fanciulle al matrimonio. La sua sensibilità poetica seppe penetrare nell’animo e nelle cose cogliendone l’essenza, tanto che Platone la definì “la Decima Musa”.


domenica 7 febbraio 2021

Questo non è bello per te?


SANDRO PENNA

LA LEZIONE  DI ESTETICA

«Ma che bellezza c’è nella poesia?»
Ascolta, quando vedi un forte amico
pieno di donne intorno, quando preso
sei dall’orchestra, e sotto il riflettore
risplendono i colori di una diva
che seminuda scende giù in platea.
dove tu trasalisci, e sei nascosto
da tanta gente!, quando in una notte
buia e serena in una piazza amici
ballano senza donne al suono d’una
fisarmonica e tu non sei di loro; ebbene questo
non è bello per te? È anche bello
per un vecchio signore che si chiama
critico e trova molte cose belle, è andato
anzi più avanti nel trovare al mondo
e forse fuori, belle cose sempre,
più belle; eppure dice con amore: “quanto è bella
questa poesia”. E tu
mi guardi e non mi dai neppure un bacio?

(da Poesie, Garzanti, 1973)

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«Ma che bellezza c’è nella poesia?». La domanda rivolta a Sandro Penna, che costringe il poeta a replicare con una serie di esempi, è quella che spesso si sente porgere da cuori aridi. E la risposta di Penna non può che essere in quell’emozione, da lui vissuta come suo carattere in solitudine e in disparte: l’emozione della bellezza che si manifesta sia tra i lustrini di uno spettacolo patinato sia nella voce popolare della fisarmonica, che sa strappare anche al critico più affermato lo stupore. Perché c’è bellezza nella poesia.

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FOTOGRAFIA DI WILLY RONIS

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LA FRASE DEL GIORNO
Io leggo i versi proprio come sono scritti. Sono contrario a quei dicitori che li distruggono
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SANDRO PENNA, dal docufilm Umano non Umano




Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).


sabato 6 febbraio 2021

Alejandro Schmidt


Dopo due settimane di ricovero  per seri problemi cardiaci, il 3 febbraio è morto all’ospedale di Córdoba il poeta argentino Alejandro Schmidt. Autore prolifico – ben 54 tra raccolte e antologie - a partire dal 1982 fondò e diresse una serie di riviste letterarie: Luna Quemada, Huérfanos, El Gran Dragón Rojo e La Mujer Vestida de Sol. La sua poesia ha profonde radici religiose: “Credo in Dio ma senza chiese o intermediari” disse in un’intervista, “credo nella sacralità della vita, (…) tutta la poesia, credo, è un residuo del silenzio di Dio”.

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IMMENSO

Tutto ha preso qualcosa di te

la terra
il cielo
l’aria stessa

io ho ascoltato le canzoni barbare

l’importo del saccheggio

e così sei rimasto

immenso.

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L’ABNEGAZIONE

Se io sapessi con certezza che
senza di me
avresti un’altra vita
aspra o fervida però
comunque completa
allora con un taglio
potrei darti
ciò che aveva
tanti nomi e forme e distanze
e rimanere senza di me

e riposare.

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non è nelle parole, nelle poesie e nemmeno nei poeti, è un’energia che sostiene il mondo.
ALEJANDRO SCHMIDT, Periódico de Poesía, 25 – Dicembre-Gennaio 2010




Alejandro Schmidt (Villa María, 3 maggio 1955 - Córdoba, 3 febbraio 2021), poeta, editore e giornalista argentino. Autore prolifico, esordì con Clave negra nel 1981. L’anno successivo fondò la rivista Luna Quemada, cui fece seguire Huérfanos, El Gran Dragón Rojo e La Mujer Vestida de Sol.


venerdì 5 febbraio 2021

Le armi del sonno


PAUL ÉLUARD

PABLO PICASSO

Nella notte le armi del sonno hanno scavato
i solchi prodigiosi che disgiungono le nostre teste.
Ogni medaglia è falsa attraverso il diamante,
la terra è invisibile sotto il cielo smagliante.

Il volto del cuore ha perduto i colori
e il sole cerca noi ed è cieca la neve.
Se volgiamo le spalle mette ali l’orizzonte
e i nostri sguardi lontano dissipano gli errori.

(da Capitale del dolore, 1926)

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Il poeta surrealista francese Paul Éluard fu amico di molti pittori, da Max Ernst a Salvador Dalí, cui rubò la moglie Gala, ma soprattutto di uno in particolare: Pablo Picasso. Questa è la poesia che dedicò alle opere del grande artista spagnolo: versi che raccontano la particolare visione delle cose, frammentate, distorte, viste da angolazioni differenti, smontate e rimontate in un nuovo ordine.

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PABLO PICASSO, "LES DEMOISELLES D'AVIGNON"
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LA FRASE DEL GIORNO
Dipingo gli oggetti come li penso, non come li vedo.
PABLO PICASSO




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista. La sua poesia evolve da tematiche individualiste, di lirismo amoroso, a contenuti di forte ispirazione sociale.


giovedì 4 febbraio 2021

Le tue rose


MARIO BENEDETTI

SONETTO KITSCH A UNA SEMPRONIA

Io / che sono un Tizio / porto con me
il tuo viso nei casi della storia.
Il tuo corpo di Sempronia è una gloria
e per questo sognando sogno te.

E quando il sogno finisce ti inseguo
sognandoti da sveglio / è una giostra
che la tua eco nella memoria mostra
e ti racconta quei sogni che perseguo.

Così / senza intenzioni misteriose
nel mio vecchio giardino di buon cuore
io sceglierei soltanto le tue rose.

Di alte finestre la tua, dell’umore
del mare prendo il tuo mare di cose
e di ogni amore / Sempronia / il tuo amore.

(da Inventario 3, 2003)

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“Sonetto kitsch” questo del poeta uruguaiano Mario Benedetti perché dedicato a una donna senza nome da un uomo senza nome. È una storia che può essere universale, in cui ognuno di noi può immedesimarsi, ricordando una persona che si è amata e il cui ricordo continua a vivere nei sogni e nella memoria.

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VLADIMIR VOLEGOV, "AL GIARDINO BOTANICO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Per ora / nessuno può / Sempronia / contemplarsi due volte / nei tuoi occhi.
MARIO BENEDETTI, Inventario 3




Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


mercoledì 3 febbraio 2021

Perforare l’universo


HELENA SINERVO

DONNE MERAVIGLIOSE NEL PARCO

Ha aperto e chiuso il cancello
ed è entrata nel parco
la visiera del casco aperta,
la giacca di pelle aperta

ha guardato come l'altra
scendeva dalla moto,
e la metteva sul suo cavalletto
vicino al luogo dove giocano i bambini

Gli alberi facevano ombra a loro,
alle bici nelle rastrelliere,
dietro sui tetti, il sole
sciacquava le lenzuola

Ha guardato gli attrezzi
le recinzioni di filo metallico,
le finestre aperte
la gente sui balconi

i solchi profondi del cielo
che con le guance incavate
aspettava il temporale autunnale
dopo una lunga e intensa calura

Lei guardava e si domandava
perché proprio questo parco
e non qualcun altro,
che strane coincidenze

l’avevano portata qui
attraverso paure e desideri
ad ascoltare gli echi
accanto al recinto di sabbia

Che forza ha scelto
il quartiere sudato,
e poi parcheggiare qui
sotto gli aceri

togliersi il ​​casco
e sorridere,
e, mentre le cornacchie gracchiano,
perforare l'universo

(da Odi per l’orecchio, 2003)

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La poetessa finlandese Helena Sinervo ricostruisce un’atmosfera pezzo dopo pezzo – un cortile, un parco giochi, gli aceri che fanno ombra in una giornata calda che però minaccia temporale -  raccontandoci quello che vede, per realizzare una sorta di puzzle in cui a deflagrare, insieme al gracchiare rauco delle cornacchie, è l’emozione della memoria.

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DIPINTO DI DAVID UHL

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LA FRASE DEL GIORNO
Il passato deve essere osservato un po' più da lontano che dalla spiaggia all'orizzonte. Qualcosa  appare,  qualcosa no, il resto è immaginazione.
HELENA SINERVO




Helena Sinervo (Tampere, 17 febbraio 1961) poetessa, scrittrice e traduttrice finlandese. Ha pubblicato tre romanzi, tre libri per bambini e undici raccolte di poesia, ottenendo nel 2004 il Premio Finlandia per la narrativa. Tra gli altri ha tradotto Elizabeth Bishop, Yves Bonnefoy e Stéphane Mallarmé.