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venerdì 12 giugno 2026

La felicità delle vecchie cose


JORGE LUIS BORGES

GIUGNO 1968

Nel meriggio dorato
o in una serenità di cui il simbolo
potrebbe essere il meriggio dorato,
l’uomo dispone i libri
negli scaffali che attendono
e sente la pergamena, la pelle, la tela
e il piacere che dà
immaginare un’abitudine
e istituire un ordine.
Stevenson e l’altro scozzese, Andrew Lang,
riprenderanno qui, per virtù magica,
la lenta discussione che interruppero
gli oceani e la morte
e a Reyes certo non dispiacerà
stare accanto a Virgilio.
(Ordinare una biblioteca è
esercitare, in silenzio e modestia,
l’arte del critico).
L’uomo, che è cieco, sa
che non potrà più decifrare
i bei volumi che tocca
e che non gli daranno aiuto a scrivere
il libro che lo giustifichi agli altri,
ma nel meriggio che forse è dorato
sorride del suo bizzarro destino
e sente la felicità che è propria
delle vecchie cose che s’amano.

(da Elogio dell'ombra, Einaudi, 1971 - Traduzione di Francesco Tentori Montalto)

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"Non so se la sera fosse d'oro, poiché non potevo vederla. Accennavo alla cecità. Per quanto ne so, poteva esserci un tempo cupo" racconta lo stesso Jorge Luis Borges nel libro-intervista edito in inglese nel 1973 Borges on writing. Il poeta argentino, divenuto completamente cieco sul finire degli Anni Sessanta, dopo decenni di problemi alla vista e ipovisione, riconosce ormai solo al tatto i testi amati e compulsati, e si diverte a fantasticare immaginarie conversazioni tra Stevenson e Lang, scrittori scozzesi che mantennero una lunga corrispondenza, o tra l'amico Alfonso Reyes, traduttore dell'Iliade e uno scrittore dell'antichità, Virgilio. Quello che gli resta è quella gioia particolare che sanno ancora dargli i libri, nella loro fisicità: la pelle delle copertine, il frusciare delle pagine, l'odore della carta, in sintesi, “la felicità che è propria delle vecchie cose che s’amano”.

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IMMAGINE © KAREN ARNOLD/PDP

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il libro non è un ente chiuso alla comunicazione: è una relazione, è un asse di innumerevoli relazioni.
JORGE LUIS BORGES, Altre inquisizioni




Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.


sabato 30 maggio 2026

Se c’è una finestra


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

PROVA

Il cielo si riflette
nella mia tazza di tè
Ogni miracolo è possibile
se c'è una finestra.

(da Antologia, 1970)


Il miracolo per il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre non è un evento magico o soprannaturale, ma un cambiamento di prospettiva capace di rivelare la bellezza: l’universo infinito che si racchiude nel breve spazio domestico di una tazza di tè. La capacità di cogliere questo aspetto è già poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA



  LA FRASE DEL GIORNO  

Che distanza c'è tra la persona e la poesia se non la distanza tra l'uno e l'essere uno, tra il ciottolo e l'erba? Non è il volto di un dio che la poesia vuole da noi, ma un desiderio di esistere, l'inizio di uno sguardo.
RAÚL GUSTAVO AGUIRRE, Onde

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Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


lunedì 18 maggio 2026

Incantatrice curiosa


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

NOSTALGIA

C'è un giorno in cui le cose sono un abisso profondo
Conosco il viso umido e le mani che non mi lasciano mai
la notte che si apre
come un villaggio di allodole sparse nella tempesta.

Ho ascoltato il mio amore da lontano parlare in una lingua strana
mentre la nostalgia mormorava le sue frasi di incantatrice curiosa
allungava le sue carezze sulle finestre dell'insonnia
come un ospite la cui mano è stata devastata da un fulmine.

Perché non era il giorno
e non era l'angelo assetato di parole
la mia stessa voce la nomina come una madre bandita,
nuda, con seni dolcemente vuoti.

Oltre la notte dove lsi accende a tenerezza
oltre la strada dove il vento disfa la forma dei passi
so che c'è un nuovo paese, sfinito delle ombre.

La musica fissa
un tempo di colori intensi come degli dèi nudi.

Ma il mio cuore rimane per sempre fermo in luoghi impossibili.

(da Antologia poetica, 1998)

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"Il mio cuore rimane per sempre fermo in luoghi impossibili" è una bellissima definizione del sentimento della nostalgia: è quel dolore di non poter essere altrove, in un altro luogo e in un altro tempo, ormai perduto, che canta la poetessa surrealista argentina Elizabeth Azcona Cranwell.

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KLAAS KOSTER, "NOSTALGIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il presente si degrada, prima in storia, poi in nostalgia.
ALAIN DE BOTTON, Piccola filosofia dell'amore

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Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.


domenica 17 maggio 2026

Dolce è l’ora


JUAN MANUEL INCHAUSPE

È DOLCE ABBANDONARSI ALLA STANZA

È dolce abbandonarsi alla stanza
quando ci siamo lasciati alle spalle
quell'accumulo croccante di ore
bruciate per vivere.

Dolce è la presenza dei mobili,
la linea del tuo collo che accompagna
l'inclinazione della testa sul libro.
Dolce è il fondale marino dei tuoi occhi.

E ancora più dolce è l'ora – quando, già stanco
ma terribilmente libero – accendo
la lampada che spegnerò molto tardi.

Maggio 1966

(da Poesie 1964-1975, 1977)

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Un momento di profonda pace interiore quello fotografato dal poeta argentino Juan Manuel Inchauspe, l'ora serale del ritorno a casa: la dolcezza, la libertà ritrovata, trasformano l'intimità domestica in un rifugio prezioso. L'attenzione si posa sulla quiete degli oggetti e sulla presenza dell'amata.

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DAVID HOCKNEY, "IL SIGNORE E LA SIGNORA CLARK E PERCY"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è un momento /  sospeso  / dalla luce. / È al crepuscolo / quando il chiarore / vacilla / di fronte alla paziente penombra del cielo /  e le membrane dell'ombra / si estendono come piante trasparenti e notturne.
JUAN MANUEL INCHAUSPE, Lavoro notturno

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Juan Manuel Inchauspe (Santa Fé, 13 settembre 1940 - 7 giugno 1991),  poeta argentino.  A Rosario collaborò con la rivista Alto aire, dove pubblicò le sue prime poesie nel 1965. La sua opera poetica, breve ma intensa, è  caratterizzata da un tono intimo e riflessivo, che esplora temi come la solitudine, la morte, l’amore e la scrittura.


domenica 10 maggio 2026

Dalle crepe del tempo


JUAN GELMAN

NOVITÀ

Sogno il mio sogno preferito
e la notte non finisce mai.
Gli alberi rivelano il loro alfabeto
e stelle che
parlano dell’infinito
di ogni soffio del vivere.
Costruisco madri passate
con la mano affondata nella notte.
Che bello era il suo angolo
dove echi vaghi la nominavano!
Così, di spalle a me,
fuggiva ad un paese baciato
dalla sua gelida gioventù.
Madre che
cucinavi distanze
nelle pentole del giorno.
Mi parli ancora
dalle crepe del tempo.

 
(da Mundar, 2013 - Traduzione di Laura Branchini)

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Il poeta argentino Juan Gelman con questi versi toccanti intreccia memoria e dolore nel ricordo della madre: la ricostruisce attivamente con le parole, rievocandone l'immagine e le attività quotidiane, significando che l'assenza non è totale, se  lei sopravvive nei piccoli spazi della memoria e nel linguaggio.

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ROBYN GRAY, "MADRE E FIGLIO"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il suo respiro, il gesto della sua mano / sono così amorevoli che, una volta passati, / continuano a spegnere l'incendio di Persepoli
VLADIMÍR HOLAN, Una notte con Amleto

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Juan Gelman (Buenos Aires, 3 maggio 1930 – Città del Messico, 14 gennaio 2014), poeta, scrittore e giornalista argentino. Vincitore del Premio Cervantes nel 2007, è autore di una poesia esistenziale con accenti lirici e intimisti, divenuta più sociale con l’avvento della dittatura militare (il figlio e la nuora furono sequestrati e uccisi dal regime, la nipote data in adozione) e l’esilio.


giovedì 7 maggio 2026

Fogliame di tenerezza


IVONNE BORDELOIS

SALICE PIANGENTE

Salice piangente
nella sera
fogliame di tenerezza
dove viene a posarsi
dolcissimo
l'uccello caparbio
del ricordo

(da L'allegra apocalisse, 1995)

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Ivonne Bordelois, linguista e poetessa argentina, esplora il potere della memoria: il ricordo, inquieto, sfuggente, riesce infine ad essere dolcissimo e a trovare finalmente pace nel fogliame della poesia.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Contro la notte, contro la pioggia, ti ricordo. / Con queste parole che non capiresti, ti ricordo. / Contro te stesso, contro me stesso, ti ricordo. // Con amore, ti ricordo.
IVONNE BORDELOIS, L'allegra apocalisse

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Ivonne Aline Bordelois (Juan Bautista Alberdi, 5 novembre 1934), poetessa, saggista e linguista argentina.  Allieva di Noam Chomsky e insegnante a Boston dal 1968, ritornò a Buenos Aires nel 1994, anno in cui iniziò a scrivere e a impegnarsi come redattrice culturale.


sabato 21 febbraio 2026

La mia caverna


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

LA CAVERNA

La mia caverna è bella e accogliente.
E lì tutto è possibile.
Non c'è re più potente
che questo essere solitario.

L'unico inconveniente,
è una sensazione particolare,
che qualcosa di essenziale
succede altrove.

19-4-1962

(da una plaquette pubblicata da El búho encantado)

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Nella propria casa ognuno è re, come recita il proverbio. Ma il rovescio della medaglia è quello che nota il poeta argentino Raúl Gustavo Aguirre: l'isolamento che allontana dal mondo, che lascia lontani dagli avvenimenti della storia.

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HERBERT DAVIS RICHTER, "INTERNO LONDINESE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il cielo si riflette / nella mia tazza da tè / Ogni miracolo è possibile / se c'è una finestra.
RAÚL GUSTAVO AGUIRRE, Antologia

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Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


giovedì 12 febbraio 2026

È di nuovo inverno


ELIZABETH AZCONA CRANWELL

SE LO SPAZIO È DISTANZA

Forse perché allora era inverno
con la persistenza di foglie cadute
inverno non scelto
a malapena un posto dove condividere il vino
e capire quella terra desolata
tra la vertigine e il dover continuare.

Per noi era estranea qualsiasi forma di discorso
perché ho sempre ignorato il tuo risveglio
caduto da un sogno mutevole
il tuo risveglio, così nuovo nella memoria
come nuovo è amare
e altro il mormorio della neve
ora che è di nuovo inverno
in un paese che presto sarà sconosciuto
e abbiamo voltato le spalle all'amore.

Forse perché le mie mani sono muri
e mi separano da te
mani libere che non hanno mai voluto imprigionarti
Forse quella furia è fuggita
attraverso la parete di vetro tra le mie dita.

(da Degli opposti, 1966)

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"Perché se attraversiamo lo spazio / come un errore che cresce nell'unico tempo conosciuto / raggiungeremo molto presto la fine dell'amore": la poetessa argentina Elizabeth Azcona Cranwell ricrea una scena invernale che evoca malinconia e rassegnazione per raccontare la fine di un amore. Quella senescenza fogliare che permane sui rami ormai spogli assomiglia a quell'amore che si è andato sfaldando per colpa di entrambi: "È inutile scavare nel silenzio. / Dell'amore finito / sopravvivrà solo il linguaggio".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'amore non è talvolta l'amore tra due esseri, / ma un modo del mondo / di turbare un triste equilibrio.
ELIZABETH AZCONA CRANWELL, Degli opposti

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Elizabeth Azcona Cranwell (Buenos Aires, 10 marzo 1933 – 2 dicembre 2004), poetessa surrealista, traduttrice e critica letteraria argentina. Tradusse William Shand, Dylan Thomas e Edgar Allan Poe e collaborò alla pagina letteraria del quotidiano La Nación.


sabato 7 febbraio 2026

La danza del derviscio


HUGO PADELETTI

LA DANZA DEL DERVISCIO

Il salto della rana
tra le erbacce del fosso,

il sole del mattino
sui chicchi della spiga,

l'ombra del finocchio
sulle crepe nel muro,

il bianco della brina
sul verde dell'ortica;

il percorso della formica
nel deserto delle pietre,

il fischio delle canne
nel silenzio del terreno incolto,

la spina della rosa
sulla levigatezza del ramo,

la danza del derviscio
in una goccia di rugiada.

(da Il Viandante, Poesie 1844-1980, 2007)

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Hugo Padeletti, poeta argentino, esplora i temi della natura, del misticismo e della tranquillità interiore: fonde immagini serene e naturali intrecciandole con una profonda ascesi spirituale e un senso di osservazione contemplativa, fino a ritrovare nell'infinitamente piccolo di una goccia di rugiada il principio più alto della meditazione, quella "trance estatica" che il derviscio rotante - figura ascetica del sufismo - raggiunge con la danza vorticosa. 

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BRYAN MATHEW, "IL DERVISCIO ROTANTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cosa intendo per ispirazione? Stati interiori in cui sembra che l'intelligenza, la sensibilità e la memoria si illuminino e salgano molti gradini, a volte di più, a volte di meno.
HUGO PADELETTI,  Letteratura argentina di scrittori argentini

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Hugo Padeletti (Alcorta, 15 gennaio 1928 - Buenos Aires, 11 gennaio 2018), poeta e artista visivo argentino. L'ambiente rurale della sua infanzia ha fortemente influenzato la creazione della sua opera artistica, sia nella poesia che nelle arti visive, nelle quali sono confluiti  filosofia e orientalismo.


venerdì 23 gennaio 2026

Le cose più belle


MARIO PAOLETTI

INVENTARIO

Le grandi navi a vela,
un cavallo che galoppa lungo la spiaggia,
il sonno dei bambini e dei gatti,
un treno di quelli che eruttavano fumo,
Charlot che si mangia i lacci delle scarpe
in "La febbre dell'oro",
il legno e la pietra intagliati,
una giovane donna, nuda, di spalle,
Sono le cose più belle che conosco.

(da Inventario, 1990)

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Ognuno di noi ha un inventario di memorie e di emozioni, magari immotivati, magari semplicemente legati all'infanzia o all'adolescenza: quelle cose che ci piace vedere e toccare o semplicemente ricordare, come in questa lista del poeta argentino Mario Paoletti.

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FRANKS FRANKEN IL GIOVANE, "GABINETTO DI UN COLLEZIONISTA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'arte è proprio questo: dare nuove versioni di vecchi temi.
MARIO PAOLETTI, El Imparcial, 17 maggio 2013

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Mario Paoletti (Buenos Aires, 20 giugno 1940 – Toledo, Spagna, 14 novembre 2020),  scrittore, giornalista e studioso di letteratura argentino. Tra le sue opere più note si ricordano la "Trilogia argentina" e significativi studi su Mario Benedetti e Jorge Luis Borges.


mercoledì 14 gennaio 2026

Sylvia


ABELARDO CASTILLO

SYLVIA

Amore, amore, le parole non possono esprimere
la consapevolezza che sei lì, come se il tempo
non fosse passato tra l'inizio del mondo e quella porta,
come se tutto fosse sempre stato
i tuoi capelli blu-oro sul mio cuscino.
Amore, amore, mille anni fa
si è svolta una storia simile.
Ora siamo entrambi parole e cenere,
ma siamo
ancora il labirinto vivente del tuo orecchio,
il suono di un fiume nei tuoi fianchi,
le conchiglie che esco a cercare
nella sabbia dorata del tuo ventre.
Come posso dire ora di aver sentito come la notte
(dormi come
i cavallucci marini nuotano)
ha disegnato un'altra figura con il tuo corpo?
Amore,
amore,
costruito nella notte della mia casa!

1987

(da La festa segreta, 2022)

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"Di Sylvia, la ragazza che è apparsa alla fine di novembre, non voglio dire una parola ora, non finché non mi sarò raccontato cosa è successo di recente..." annotava il poeta argentino Abelardo Castillo sul suo diario nel dicembre 1969. E infatti Sylvia Iparraguirre, quella ragazza di 22 anni finì per diventare sua moglie nel 1976, aiutandolo ad uscire dall'alcolismo, rimanendo con lui fino alla morte, avvenuta nel 2017. Fu un amore pieno e totale, una continua adorazione di Sylvia: "So che è una sirena, anche se cammina su due gambe. Lo so perché dentro i suoi occhi c'è un sentiero di dune che porta al mare".

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FOTOGRAFIA © SEMANARIO

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Ciò che una donna fa con un uomo, qualsiasi donna lo ha fatto e lo farà con qualsiasi uomo. Solo gli sciocchi credono che questo destino sia la povertà dell'amore; non sanno che in ciò risiede la sua eternità, la sua discendenza, il suo mistero.
ABELARDO CASTILLO, La macchina della notte

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Abelardo Castillo (Buenos Aires, 27 marzo 1935 - 2 maggio 2017), scrittore e saggista argentino. Considerato tra i maggiori scrittori argentini del XX secolo. Vicino all'esistenzialismo, nel 1959 fondò la rivista El escarabajo de oro. Colpa e castigo sono al centro di molte sue opere.


martedì 13 gennaio 2026

Centenario di Mario Trejo


Di Mario Trejo è oscuro il luogo di nascita: il poeta argentino venne alla luce il 13 gennaio di cento anni fa forse a Buenos Aires, forse a La Plata o, come diceva lui, a Comodoro Rivadavia, sulla costa orientale della Patagonia. Ugualmente inclassificabile è la sua poesia, non attribuibile ad alcuna corrente, ma sempre limpida e trasparente, profondamente centrata su una profonda umanità, sulla dignità umana e sulla vocazione a vivere.

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POESIA

Sì.
Perché le sue labbra nascono alla luce dei miei occhi.
Quando la sua voce appare, il suo ritmo invulnerabile,
le cose le obbediscono.
Al di sopra degli sguardi degli avversari, al di sopra del tedioso
compito di temerla, ci sono le voci inquiete,
le pattuglie del tempo, le onde vittoriose.
Cittadella dell'oscura verità che abbandona
l'uomo: sono tuo prigioniero e sono il tuo fuggitivo.
La mia parola d'ordine?
Impugnare il tuo silenzio, evocare il tuo tuono.
Perché cos'è allora la poesia se non uno
slogan fanatico, una tensione tra i
morti e le profezie?

(da L'uso della parola, 1979)

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ROVINE DI UNA POESIA

Non so se fosse vero che ci amavamo,
né se questa cosa che chiamo oblio sia reale.
 
Ti immagino persa in un altro tempo,
nuda tra pantere impaurite
sulle rovine del tempio che abbiamo bruciato.
 
Anch'io sono solo
in questo sogno che un tempo sognavamo
e che ancora sogniamo.
 
Non so se fosse vero che ci amavamo,
né se questa cosa che chiamo oblio sia reale.

(da L'uso della parola, 1979)

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Altre poesie di Mario Trejo sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO  

Questa è la natura fugace dell'arte; la poesia è lì, è già scritta, bisogna solo essere attenti.
MARIO TREJO, Marcelo Scalona, 15 maggio 2003

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Mario César Trejo (Buenos Aires, 13 gennaio 1926 – Rosario, 14 maggio 2012), poeta, giornalista, drammaturgo e librettista argentino. Voce del desiderio di libertà dell’America Latina e del suo lato più sensuale, portò in giro per il mondo la sua personalità variegata. Intervistò Che Guevara e Salvador Allende, Yasser Arafat e Ben Gurion. Collaborò con Astor Piazzolla, che mise in musica alcune delle sue poesie.


martedì 30 dicembre 2025

Come una freccia


TAMARA KAMENSZAIN

DESTINO

Dove sarà il futuro?
Mi chiedo,
mentre ciò che è rimasto indietro
assomiglia
a un barile senza fondo
in cui è impossibile trovare
un indizio su questo futuro
che arriva lentamente
come una freccia
che colpirà sempre il suo bersaglio
anche se prende un percorso tortuoso
che agli occhi di certe persone ingenue
può sembrare
sbagliato.

(da L'eco di mia madre, 2010)

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La poetessa argentina Tamara Kamenszain, dopo una perdita, quella della madre, cattura la sensazione di disorientamento e va alla ricerca di un significato: il passato è imperscrutabile e il futuro, sebbene incerto, segue il suo corso inevitabile.

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ANNE BRITT KRISTIANSEN, "FESTA DI CLASSE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nei sogni, ciò che vediamo è ciò che abbiamo visto.
TAMARA KAMENSZAIN, L'eco di mia madre

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Tamara Kamenszain (Buenos Aires, 9 febbraio 1947 – 28 luglio 2021), poetessa e saggista argentina. Laureata in Filosofia, si dedicò al giornalismo e all’insegnamento della letteratura. Ispirata dalle poesie di Alejandra Pizarnik e Nicanor Parra, fu inserita nella corrente poetica degli Anni ‘70 chiamata “noebarocca”.


mercoledì 10 dicembre 2025

La porta azzurra


IVONNE BORDELOIS

GUARDANDO PIOVERE A TAORMINA

Al mio fianco Chopin.

La porta azzurra,
il balcone rosa.

Con i suoi sandali di vetro,
la pioggia cammina sul mare,
tra i pini, nel vento.

Vagamente so
di essere felice.

Non ricordo perché.

(da L'allegra apocalisse, 1995)

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"Mangiare arance / nell'Alhambra / vedere / volare / fra / l'edera verde / una / farfalla / bianca": così definisce il piacere la poetessa argentina Ivonne Bordelois. Quindi, l'emozione di un momento, la gioia degli istanti, come del resto queste ore di pioggia su Taormina mentre un disco suona Chopin e c'è quella sensazione di immotivata felicità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il linguaggio è una miniera d'oro inesauribile, e in ciò risiede la gioia e la fiducia che lo studio delle parole rappresenta.
IVONNE BORDELOIS, Caras y caretas, 9 maggio 2025

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Ivonne Aline Bordelois (Juan Bautista Alberdi, 5 novembre 1934), poetessa, saggista e linguista argentina.  Allieva di Noam Chomsky e insegnante a Boston dal 1968, ritornò a Buenos Aires nel 1994, anno in cui iniziò a scrivere e a impegnarsi come redattrice culturale.


martedì 2 dicembre 2025

I treni diretti a nord


SUSANA CABUCHI

LA LETTERA

La lettera è arrivata.

È sul tavolo,
accanto ai fiori.
La fisso
                 a lungo.
Riconosco la calligrafia.

Ma la leggerò
a mezzanotte,
quando i treni
diretti a nord
faranno
tremare le finestre di casa.

(da Patio solitario, 1986)

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Una scena quasi teatrale: una stanza, una donna, una lettera e un mazzo di fiori. La poetessa argentina Susana Cabuchi ricostruisce una storia d’amore fatta di assenza e di attesa. L'emozione viene rimandata, esploderà all'unisono con i suoni esterni.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il vuoto pesa.
SUSANA CABUCHI, Album familiare

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Susana Cabuchi (Jesús María, 1948 – 26 luglio 2022), poetessa argentina. Allieva di  Alfredo Martínez Howard, divenne a sua volta insegnante di scrittura e partecipò al gruppo "Writer's Workshop" nei primi anni '70. Direttrice del Dipartimento di Lettere, Teatro e Storia fino al 1993.


venerdì 7 novembre 2025

Tramonta, bassa marea


HUGO MUJICA

FANGO NUDO, III

Tramonta          
        bassa marea,

gracchiare di corvi,
resti che il mare abbandona
sulla sabbia
          e questa solitudine di esistere
                                  soltanto a metà.

               È l’ora
              della malinconia,
dell’assenza
di ciò che non è mai stato
              e che sentiamo più nostro:
                            ciò che ancora di noi
                                    non abbiamo dato alla luce
                                                                 nella vita.

(da Fango nudo, 2016)

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La poesia di Hugo Mujica è un'intima riflessione e induce il lettore a interrogarsi, a rapportarsi con il mondo e con l'Altro, ma soprattutto con se stesso. Accade ad esempio in questo tramonto sul mare, in cui nella malinconia della sera, sorge la consapevolezza di ciò che manca, di ciò che rende irrealizzati: "Si nasce per ospitare / un'assenza, / e la sfuggiamo / negli orizzonti. / A volte siamo quell'assenza, / a volte osiamo il freddo / di cui trema un altro corpo".

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FOTOGRAFIA © TORYYU1989/PXHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Quando l'anima è già carne, / quando si vive nudi, / tutto ciò che è fuori è la propria profondità, / da ogni altro / si sente il battito del proprio cuore.
HUGO MUJICA, Il creare e il creato

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Hugo Mujica (Buenos Aires, 1942), poeta, scrittore e saggista argentino. Nella sua vita fu allievo di Ginsberg, e in seguito monaco trappista e poi sacerdote. Nel 1983 iniziò a pubblicare le sue prime opere letterarie. Oltre ai suoi venti libri, ha tenuto rubriche riflessive sulla rivista Viva e  sul quotidiano Clarín.


mercoledì 5 novembre 2025

Riémpiti di cielo


LEOPOLDO LUGONES

BUONSENSO

Se vuoi essere un gigante,
sii un uomo. Prendi spunto dalla goccia
di rugiada, che rispecchia il firmamento
nella sua forma cristallina.
Il firmamento è in essa,
ed è uguale al firmamento ora.
Fai come lei: riémpiti di cielo
e rimani una goccia.

(da Piccola filosofia, 1962)

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Se guardiamo da vicino una goccia di rugiada, possiamo notare che in essa è racchiuso tutto il mondo intorno, riflesso e capovolto. Il poeta argentino Leopoldo Lugones ci invita quindi a trovare nella misura umana la sua piena responsabilità,  a ritrovare l'infinito nel finito.

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FOTOGRAFIA © GABRIEL GONZÁLEZ/PXHERE

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   LA FRASE DEL GIORNO   

L'infinitamente piccolo e l'infinitamente grande segnano i confini delle zone interdette al cittadino. Quando un amante afferma un amore infinito, il suo modo di parlare deve essere denunciato come filosoficamente irresponsabile.
ERNESTO SÁBATO, L'Uno e l'universo

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Leopoldo Antonio Lugones (Villa de María, 13 giugno 1874 – Tigre, 18 febbraio 1938), poeta, giornalista e saggista argentino. L'amicizia di Rubén Darío, che conobbe a Buenos Aires, lo orientò più decisamente verso la sensibilità modernista, che in lui rimase la più forte e la più palese, nonostante le inquiete e molteplici tendenze del suo spirito.


mercoledì 29 ottobre 2025

La spada o lo scudo


JORGE LUIS BORGES

CIÒ CHE È PERDUTO

Dove sarà quella vita che avrei
potuto vivere e non vissi, la lieta
o triste e orribile, quell’altra cosa
che poteva essere la spada o lo scudo
ma che non fu? Dove sarà il perduto
antenato persiano o norvegese,
dove il destino di non finire cieco,
dove l’ancora e il mare, dove l’oblio
di essere chi sono?  Dove la pura
notte che al rozzo contadino affida
l’analfabeta e laborioso giorno,
come pretende la letteratura?
Inoltre penso a quella mia compagna
che mi aspettava e che forse mi aspetta.

(da L'oro delle tigri, 1972)

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Le nostre vite sono frutto di scelte e del destino, talvolta si lasciano abbindolare dal caso. Jorge Luis Borges, poeta e scrittore argentino affascinato dal vortice delle alternative e dalle svolte dei labirinti, indaga su una potenziale direzione diversa che la sua vita non ha intrapreso: ciò che avrebbe potuto essere e non è, che è andato perduto nel tempo ogni volta come la strada non presa di Robert Frost.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Un uomo si confonde, gradatamente, con la forma del suo destino; un uomo è, alla lunga, ciò che lo determina.
JORGE LUIS BORGES, L'Aleph

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Jorge Francisco Isidoro Luis Borges Acevedo (Buenos Aires, 24 agosto 1899 – Ginevra, 14 giugno 1986), scrittore, poeta, saggista, traduttore e accademico argentino. Creatore di un genere oggi designato “borgesiano”, a definire una concezione della vita come storia, come finzione, come opera contraffatta spacciata per veritiera, come fantasia o come reinvenzione della realtà.


venerdì 24 ottobre 2025

Daniel Samoilovich


Daniel Samoilovich, una delle figure centrali della poesia argentina degli ultimi quarant’anni, è morto il 13 ottobre a Città del Messico, dove si era recato per partecipare a un dibattito sulla traduzione e per presentare anche il suo ultimo libro,  Estetica dell'errore. L'opera di Samoilovich, noto non solo per il suo lavoro creativo, ma anche per il suo ruolo di co-fondatore di Diario de Poesía, rivista che ha diretto dal 1986, può essere vista come un tentativo di rivitalizzare la poesia come genere, non come un lampo lirico distaccato, ma come un'unità estesa, articolata e formalmente complessa.

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FOTOGRAFIA © ANTONIO NAVA/SECRETARIA DE CULTURA

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NOTTE DI TEMPORALE, INSONNE

Ciò che era unito
o legato si è disperso, ciò che era libero

il temporale lo ha raccolto
in un anello solido e grigiastro

che gira vicino al suolo.
Così ciò che abbiamo o crediamo di avere,

ciò che siamo o crediamo di essere,
l'amore lo disperde

e le cose sparse, ramoscelli, ricordi idioti,
frammenti di sogni sul punto di essere dimenticati

cominciano a vagare in tondo,
e i loro giri ossessivi ci tengono svegli.

(da Molestando i dèmoni, 2009)

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IL GIARDINIERE DISTRATTO

Il tuo giardino deve essere coperto di neve:
anche la piccola pala

che il giardiniere ha dimenticato di mettere
nel capanno degli attrezzi

è ora un pallido gioiello

(da Molestando i dèmoni, 2009)

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Altre poesie di Daniel Samoilovich sul Canto delle Sirene:

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   LA FRASE DEL GIORNO   

[La poesia?] Musica fatta di parole
DANIEL SAMOILOVICH, Proyecto Patrimonio, 2013

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Daniel Samoilovich (Buenos Aires, 5 luglio 1949 – Città del Messico, 13 ottobre 2025), scrittore, saggista, editore, poeta, giornalista e traduttore argentino. Dopo aver lavorato al Clarín, ha fondato la rivista Juegos para Gente de Mente, collaborato con Punto de vista e diretto il quotidiano Diario de poesía.


domenica 5 ottobre 2025

Centenario di Roberto Juarroz


"Poesia verticale: verso l'alto e verso il basso, pozzo attraverso il quale sale l'acqua potabile dello spirito e torre attraverso la quale scende l'aria libera del pensiero": così scrisse dell'opera del poeta argentino Roberto Juarroz, di cui oggi ricorre il centenario della nascita, il Premio Nobel messicano Octavio Paz, che definì i suoi versi "una sorprendente cristallizzazione verbale: il linguaggio ridotto a una goccia di luce. Un grande poeta degli istanti assoluti". Inizialmente influenzato dal creazionismo del cileno Vicente Huidobro e dal simbolismo di Stéphane Mallarmé,  fu anche impressionato dai romantici tedeschi. La sua poesia è una ricerca dell'assoluto attraverso il rigore e la concisione del linguaggio, attraverso la parola che è punto di contatto tra l'uomo e il mondo visto come rivelazione.

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POESIA VERTICALE, 14

Ho trovato il punto esatto dove sono le mani,
allo stesso tempo più grandi e più piccole di loro stesse.

Ho trovato il punto
in cui le mani sono tutto ciò che sono
e qualcosa di più.

Ma lì non ho trovato
qualcosa che ero sicuro di trovare:
altre mani che aspettavano la mia.

(da Poesia verticale, 1958)

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POESIA VERTICALE, 44

Perché stanotte tu dormi lontano
e in un letto troppo assonnata,
io sono qui sveglio,
con una mano mia e l'altra tua.

Tu sarai ancora lì
nuda come te
e io sarò ancora qui
nudo come me.

La mia bocca è già troppo grande e pensa molto
e i tuoi capelli sono corti e assonnati.

Non c'è più tempo per essere
nudi come
l'uno dell'altra.

(da Poesia verticale, 1958)

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SETTIMA POESIA VERTICALE, 1

Usa la tua mano come cuscino.
Lo fa il cielo con le nuvole,
la terra con le sue zolle
e l'albero che cade
con le sue foglie.

Solo allora potrai sentire
la canzone senza distanza,
la canzone che non entra nell'orecchio
perché è nell'orecchio,
l'unica canzone che non si ripete.

Ogni uomo ha bisogno
di una canzone intraducibile.

(da Settima poesia verticale, 1982)

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Altre poesie di Roberto Juarroz sul Canto delle Sirene:



   LA FRASE DEL GIORNO   

Il poeta è un coltivatore di crepe . Frattura la realtà apparente o aspetta che si incrini, per cogliere ciò che si cela oltre il simulacro.
ROBERTO JUARROZ, Poesia e realtà

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Roberto Juarroz (Coronel Dorrego, 5 ottobre 1925 – Buenos Aires, 31 marzo 1995), poeta, saggista e bibliotecario argentino. La sua opera, salvo le prime Sei poesie scelte del 1960 è riunita con il titolo unico di Poesia verticale. Varia solo il numero d'ordine, da raccolta a raccolta, fino alla quattordicesima, uscita postuma nel 1997.