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giovedì 25 giugno 2026

Centenario di Ingeborg Bachmann


"Un Io lirico profondamente ambivalente, senza patria, sempre in viaggio di costa in costa, frontaliero": la definizione di Siegfrid Unseld si attaglia perfettamente alla poetica di Ingeborg Bachmann. La poetessa austriaca, nata a Klagenfurt il 25 giugno 1926, fece parte del Gruppo 47, che aveva l'intenzione di far risorgere la cultura della Germania "ormai dimenticata e repressa dall'intervento nazista". Amica di Paul Celan, con cui ebbe una intermittente relazione amorosa, intrattenne con lui una corposa corrispondenza.  La sua poesia esplora i confini interpersonali e il potenziale del linguaggio nel contesto del dopoguerra con un accento tormentato ma autentico.

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GIORNI IN BIANCO

In questi giorni, mi levo con le betulle
e sulla fronte ravvio le ciocche di frumento
davanti a uno specchio di ghiaccio.

Amalgamato al mio respiro
sfiocca il latte:
così di buon'ora ha facile schiuma.
E dove il vetro appanno con l'alito
appare, dipinto da un dito infantile,
ancora il tuo nome: innocenza!
Dopo tanto tempo.

In questi giorni, non mi duole
di sapere dimenticare
e di essere costretta a ricordare.

Amo. Fino all'incandescenza io amo,
e ne ringrazio biblicamente il cielo.
L'ho imparato in volo.

In questi giorni, io ripenso all'albatro
che mi ha sollevata e trasportata
in un paese che è un foglio bianco.

All'orizzonte immagino,
fulgido nel suo tramonto,
il mio favoloso continente
laggiù, che mi ha congedata
già rivestita del sudario.

Vivo, e da lontano ascolto il suo canto del cigno!

(da Poesie, Guanda 1978 - Traduzione di Maria Teresa Mandalari)

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INVOCAZIONE ALL'ORSA MAGGIORE

Scendi, Orsa Maggiore, notte arruffata,
fiera dal manto di nubi, dagli antichi occhi,
stelle occhi,
nella macchia affondano, scintillanti,
le tue zampe con gli artigli,
stelle artigli,
vigili noi pascoliamo gli armenti,
pur da te ammaliati, e diffidiamo
dei tuoi fianchi sfiniti, degli aguzzi
denti dischiusi,
vecchia orsa.

Un cono di pigna: il vostro mondo.
Voi: le sue squame.
Dagli abeti dell’inizio
agli abeti della fine
la rivolto, la sbalzo,
l’annuso, ne saggio il sapore
e l’abbranco.

Temete e non temete!
Gettate l’obolo nella borsa,
all’uomo cieco una buona parola,
perché tenga l’orsa al guinzaglio.
E condite gli agnelli di spezie.

Potrebbe quest’orsa
liberarsi, non più minacciando,
incalzando ogni pigna, dagli abeti
caduta, maestosi abeti alati,
precipitati dal paradiso.

(da Invocazione all'Orsa Maggiore, Mondadori, 1999 - Traduzione di Luigi Reitani)

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Altre poesie di Ingeborg Bachmann sul Canto delle Sirene:



  LA FRASE DEL GIORNO  

Quando raggiungiamo quello stato lucido e straziante in cui il dolore diventa fecondo, noi diciamo in modo molto semplice e giusto: mi si sono aperti gli occhi.
INGEBORG BACHMANN, A occhi aperti

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Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


venerdì 21 novembre 2025

È trascorso l’oro dei giorni


GEORG TRAKL

RONDÒ

È trascorso l'oro dei giorni,
della sera i bruni e azzurri colori:
morirono del pastore i miti flauti,
della sera i bruni e azzurri colori;
è trascorso l'oro dei giorni.

(da Poesie, 1913)

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Il fluire e la caducità del tempo e il ritmico susseguirsi delle stagioni sono catturati dal poeta espressionista austriaco Georg Trakl in questo rondò moderno, rivisitazione dei componimenti medievali, che rende bene l'idea del passare del tempo, dell'alternarsi del giorno e della notte e del ciclo delle stagioni, con la drammaticità dell'incertezza.

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GABRIELE MÜNTER, "TRAMONTO SUL LAGO STAFFELSEE"

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  LA FRASE DEL GIORNO   

L'autunno oscuro ritorna, pieno di frutti e abbondanza, // Splendore ingiallito delle belle giornate estive.
GEORG TRAKL, Sebastian in sogno

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Georg Trakl (Salisburgo, 3 febbraio 1887 – Cracovia, 3 novembre 1914), un poeta espressionista austriaco. Dai suoi versi visionari e lacerati promana uno sconsolato senso di solitudine, di decadenza, di estraneità, in un alternarsi di oscuri sentimenti di colpa e di speranze di redenzione.


venerdì 29 agosto 2025

Per fare una poesia


ERNST JANDL

CONTENUTO

per fare una poesia
non ho niente

una lingua intera
una vita intera
una mente intera
una memoria intera

per fare una poesia
non ho niente

(da Poesia, 89 - Novembre 1995 - Traduzione di Luigi Reitani)

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"Posso scrivere solo quando sono completamente presente, quando sono completamente 'dentro'. Ciò significa con tutte le mie funzioni, con il mio intelletto, con la mia sfera emotiva, con quello che potremmo chiamare la sfera sensoriale" disse in un'intervista del 1988 il poeta austriaco Ernst Jandl: tutto un mondo a disposizione ma se non c'è l'ispirazione, nulla accade - per citare Anna Achmatova "Quando di notte attendo il suo arrivo, / la vita sembra appesa a un filo. / Che sono gli onori, la gioventù, la libertà / davanti alla cara ospite col flauto in mano?"

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FOTOGRAFIA © SUZI HAZELWOOD/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Non riesco a immaginare di affrontare la scrittura di una poesia escludendo completamente la possibilità del gioco.
ERNST JANDL, Poetica

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Ernst Jandl (Vienna, 1º agosto 1925 – 9 giugno 2000), poeta, scrittore e traduttore austriaco, compagno di vita e d’arte di Friederike Mayröcker. Influenzato dal dadaismo, si dedicò alla poesia d’avanguardia ritraendo con ironia la realtà contemporanea, nei suoi risvolti più drammatici e in quelli quotidiani.


sabato 28 giugno 2025

Tra collo e guancia



CHRISTOPH WILHELM AIGNER

PARTENZA

Le nubi persero ogni ritegno
accorse in volo il vento più disperato
e tentò di sospingere
in alto le ciocche d’acqua
su di loro scivolai in basso
la tua mano per sempre
tra collo e guancia

(da Prova di stelle, Crocetti, 2001 - Traduzione di Riccarda Novello)

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È un addio quello proposto dal poeta austriaco Christoph Wilhelm Aigner: come se fosse un'inquadratura cinematografica l'attenzione si sposta lentamente scendendo dal campo largo delle nuvole fino al primo piano della mano sulla guancia per un malinconico e affettuoso saluto che con il tempo si trasformerà in nostalgico ricordo: "Sulla mia spalla vicino al collo / la pelle si inarca / Se ricordo bene / è proprio la forma della tua guancia".

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JACK VETTRIANO, "LA PROPOSTA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ma ancora / ne scaturiscono giorni quasi / la terra dondolasse appesa a /  un grande ombrello di seta blu.
CHRISTOPH WILHELM AIGNER, Nuove poesie d'amore

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Christoph Wilhelm Aigner (Wels, 18 novembre 1954), poeta austriaco scoperto da Erich Fried, è traduttore dall’italiano e dal medio-alto tedesco. Oltre alle raccolte poetiche, ha scritto il racconto “Anti-Amor”.


mercoledì 20 dicembre 2023

E pensare a te


ERICH FRIED

DISCORSI

Parlare agli uomini
di pace
e pensare a te
Parlare del futuro
e pensare a te
Parlare del diritto alla vita
e pensare a te
Della paura per il prossimo
e pensare a te -
è ipocrisia
o è finalmente la verità?

(da È quel che è, Einaudi, 1988 - Traduzione di Andrea Casalegno)

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Come cantava Lucio Battisti con le parole di Mogol nel 1972: “Io lavoro e penso a te / torno a casa e penso a te / le telefono e intanto penso a te”. Il pensiero dell’amata si insinua prepotentemente in ogni momento della vita di Erich Fried, poeta austriaco, trasformandosi in una bella ossessione che supera tutto il resto cancellando le disillusioni e le paure, l’incertezza e l’apatia.

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FOTOGRAFIA © WILLIAM BOATENG/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Perché tu per me sei qualcosa di più / e perché io non voglio essere niente senza te / Ti amo/non perché sia un bene o un male / e non perché sia giusto o sbagliato / ma perché io ti amo.
ERICH FRIED, È quel che è

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Erich Fried (Vienna, 6 maggio 1921 – Baden-Baden, 22 novembre 1988), poeta austriaco naturalizzato britannico. Ebreo, fu costretto ad abbandonare il suo paese nel 1938 dopo l'occupazione nazista. Emigrato a Londra, fu giornalista e commentatore del programma in lingua tedesca della BBC.


martedì 5 settembre 2023

Al pari dell’archetto


RAINER MARIA RILKE

CANTO D’AMORE

E come tratterrò l'anima mia,
perché la tua non sfiori?
Come la leverò verso altre sfere,
dove tu più non sia?

Oh, celarla vorrei presso qualcosa
che si smarrisse in buia solitudine,
in un angolo ignoto e silenzioso
che non vibrasse più quando rivibrano
gli abissi tuoi!

Ma tutto ciò che appena ne disfiora,
ci prende insieme al pari dell'archetto
che da due corde trae solo una voce.

Su qual strumento, ahimè, siamo noi tesi?
E chi lo regge e suona? Oh melodia!

(da Poesie 1907-1926, Einaudi, 2014 - Traduzione di Vincenzo Errante)

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L’uno e il due: il poeta austriaco Rainer Maria Rilke ragiona sull’amore, sul sentimento che fonde due unità in un’altra unità. Proseguendo nella metafora matematica, le prime due strofe riguardano l’uno: la solitudine, la paura di innamorarsi, il timore di essere respinti e dunque l’amore unilaterale, non corrisposto.; le altre due passano alla metafora musicale, dove le due unità suonano in perfetta armonia, nell’accordo di due suoni.

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ILLUSTRAZIONE © BING IA

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   LA FRASE DEL GIORNO   

L'amore è qualcosa di difficile ed è più difficile di altre cose perché negli altri conflitti la natura stessa ordina agli uomini di raccogliersi, di tenersi saldamente con tutte le forze, mentre nell’avanzare dell'amore l'impulso è di donarsi totalmente.
RAINER MARIA RILKE, Lettere a un giovane poeta

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René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.



lunedì 4 settembre 2023

Non viene più dichiarata


INGEBORG BACHMANN

TUTTI I GIORNI

La guerra non viene più dichiarata,
ma proseguita. L’inaudito
è divenuto quotidiano. L’eroe
resta lontano dai combattimenti. Il debole
è trasferito nelle zone del fuoco.
La divisa di oggi è la pazienza,
medaglia la misera stella
della speranza, appuntata sul cuore.
Viene conferita
quando non accade più nulla,
quando il fuoco tambureggiante ammutolisce,
quando il nemico è divenuto invisibile
e l’ombra d’eterno riarmo
ricopre il cielo.
Viene conferita
per diserzione dalle bandiere,
per il valore di fronte all’amico,
per il tradimento di segreti obbrobriosi
e l’inosservanza
di tutti gli ordini.

(da Poesie,  Guanda, 1987 - Traduzione di di Maria Teresa Mandalari)

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"La guerra non viene più dichiarata" dice la poetessa austriaca Ingeborg Bachmann, il mondo è una guerra continua, e non solo quella delle armi che mai hanno taciuto nella storia,  dai clan preistorici armati di mazze alle minacce nucleari di oggi: il mondo è una guerra continua nella società moderna e, se avessimo avuto qualche dubbio, sono bastati i social a farci ricredere. E come in una guerra ci sono spie e tradimenti, diserzioni e sotterfugi.

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IMMAGINE © THE PIXELMAN/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il principio organizzativo di ogni società, signor Garrison, è proprio la guerra.
ZACHARY SKLAR e OLIVER STONE, JFK -Un caso ancora aperto

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Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


lunedì 10 luglio 2023

Quel che non so spiegare


INGEBORG BACHMANN

SPIEGAMI, AMORE

Leggero si leva il tuo cappello, saluta, si agita nel vento,
nuvole sorridono al tuo capo scoperto,
il tuo cuore ha da fare in altro luogo,
la tua bocca assorbe nuove lingue,
l'erba tremolina prende il sopravvento,
fiori di stelle l'estate accende e spegne,
sollevi il tuo volto accecato dai fiocchi,
ridi e piangi e per te vai in rovina,
cosa può ancora accaderti -

Spiegami, amore!

Con stupore festoso il pavone fa la ruota,
la colomba gonfia il suo collo di piume,
densa di garriti l'aria si dilata,
il maschio d'anatra strilla, la campagna intera s'impregna
di miele selvatico, anche nel parco tranquillo
una polvere dorata circonda ogni aiuola.

Il pesce si fa rosso e supera il suo branco,
tuffandosi nel letto di corallo tra le rocce.
Lo scorpione danza schivo al suono argenteo della sabbia.
Il maggiolino fiuta la bella da lontano;
avessi io i suoi sensi, sentirei
lo scintillio di ali sotto la sua lorica,
e mi incamminerei per fragole lontane.

Spiegami amore!

L’acqua sa di scorrere,
l’onda prende per mano l’onda,
nella vigna il grappolo si gonfia, cade giù, spaccandosi.
Candida la lumaca esce di casa!

Una pietra sa come intenerire l’altra!

Spiegami, amore, quel che non so spiegare:
in questo tempo breve, orribile, dovrò
avere il pensiero solo per compagno?
Nessun affetto conoscere o creare?
Che uno pensi è necessario? La sua mancanza non si avverte?

Tu dici: un altro spirito conta su di noi…
Non mi spiegare. Vedo la salamandra
Guizzare in ogni fuoco.
Non prova brivido e nulla le fa male.

(da Invocazione all’Orsa Maggiore, 1956 – Traduzione di Anna Maria Curci)

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C’è una bella spiegazione di Christa Wolf riguardo a questa poesia di Ingeborg Bachmann: “Ti senti allo stesso modo? Quanto più sprofondo nella poesia, fino in fondo, che non sento sotto i piedi, tanto più sono catturata dall'irritazione di cui è testimone e che non cerca di risolvere, nel sostenersi, motivarsi reciprocamente e descrivendo i giochi d'amore nella natura”. Il mondo spirituale e il mondo corporale, la psiche e l’eros, la ragione e il sentimento sono piani che devono coesistere e la poetessa austriaca, invischiata in una tormentata relazione a distanza con il poeta Paul Celan, lo sa: la sofferenza dell’io è necessaria per – come dice la Wolf - non “pagare il prezzo dell'invulnerabilità: essere insensibile”.

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CLAUDE MONET, "CAMPO DI PAPAVERI, ARGENTEUIL, 1875"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

È vero, sono libera, e in questa libertà, perduta.
INGEBORG BACHMANN, Lettera a Paul Celan




Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


lunedì 19 giugno 2023

Quella curva ardente


RAINER MARIA RILKE

RITRATTO INTERIORE

Non sono dei ricordi
a trattenerti in me;
né ti fa mia la forza
di un bel desiderio.

Quanto ti fa presente
è quella curva ardente
che una lenta tenerezza
descrive nel mio sangue.

Io non sento il bisogno
di vederti apparire;
è bastato nascessi
per perderti un po' meno.

(da Poesie francesi, Crocetti, 1999 - Traduzione di Roberto Carifi)

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Rainer Maria Rilke, poeta austriaco ormai malato e prossimo alla fine, prova a percepire emotivamente il suo io al di là del tempo e dello spazio, abbracciandone l'essenza più pura nella consapevolezza della coscienza: "Lasciar compiersi ogni impressione e ogni germe d’un sentimento dentro di sé, nel buio, nell’indicibile, nell’inconscio irraggiungibile alla propria ragione, e attendere con profonda umiltà e pazienza l’ora del parto d’una nuova chiarezza: questo solo si chiama vivere da artista: nel comprendere come nel creare".

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ELABORAZIONE GRAFICA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Qui siamo noi forse per dire: casa, / ponte, fontana, porta, mandorlo, brocca, finestra, / al più: colonna, torre… ma dire, / oh così dire come le cose stesse nell'intimo / mai s'immaginarono.
RAINER MARIA RILKE, Elegie duinesi

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René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.


giovedì 16 febbraio 2023

Tutte le mie tasche


ERNST JANDL

TASCHE

guarda tutte le mie tasche.
in questa tengo cartoline illustrate.

in questa due orologi
il mio tempo e il tuo.

in questa un dado.
23 occhi vedono meglio di due.

puoi immaginare
quante paia di occhiali mi porto dietro.

(da Dingfest, 1973)

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Comico, satirico e grottesco, il poeta austriaco Ernst Jandl, la cui opera prese avvio dall’influenza del dadaismo, raggiunse uno sperimentalismo poetico che rendeva al suo massimo nelle declamazioni pubbliche che realizzava con la sua compagna Friederike Mayröcker. E dunque, con questa lettura, nelle sue tasche c’è un inventario di oggetti apparentemente inutili ma che in realtà racchiudono altro: il ricordo e il viaggio, il tempo e l’amore, il caso e la sorte, sdrammatizzati però dall’ironia dei due versi finali.

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MAX ERNST, "SENZA TITOLO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La vendetta del linguaggio è la poesia.
ERNST JANDL, Peter e la mucca




Ernst Jandl (Vienna, 1º agosto 1925 – 9 giugno 2000), poeta, scrittore e traduttore austriaco, compagno di vita e d’arte di Friederike Mayröcker. Influenzato dal dadaismo, si dedicò alla poesia d’avanguardia ritraendo con ironia la realtà contemporanea, nei suoi risvolti più drammatici e in quelli quotidiani.


sabato 6 agosto 2022

Gli eliotropi


RAINER MARIA RILKE

ELIOTROPIO PERSIANO

Sembra, per la tua amica, altisonante
la lode della rosa? Allora scopri
l’erba dal bel ricamo, gli eliotropi;
sovrasta col fruscio loro incessante
il garrulo bul-bul che la compagna
(ove a lei piace) canta e ignora quasi.
Parola dolce, vedi, s’accompagna
di notte ad altre, folte nelle frasi,
e un vivo malva di vocali dosa
fragranze nell’alcova silenziosa;
così questa trapunta delle foglie
nitide stelle in grappoli raccoglie
fuse a un silenzio che ogni orlo cancella,
che odora di vaniglia e di cannella.

(Parigi, estate 1908)

(da Nuove poesie, 1908 - Traduzione di Marino Marchello)

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Della serie di poesie dedicate ai fiori dal poeta austriaco Rainer Maria Rilke, oltre all’ortensia rosa, all’ortensia azzurra e alle rose, fa parte anche questa dedicata all’eliotropio persiano (Heliotropium arborescens) detto anche “fior di vaniglia”, piccolo arbusto appartenente alla famiglia delle Boraginaceae. Ha le caratteristiche che Rilke coglie da poeta qual è: il colore malva violaceo dei fiori, in contrasto con le foglie verde scuro e l’intenso aroma di vaniglia che da essi emana. Il bul-bul, uccello passeriforme originario della fascia che va dal Nordafrica al Giappone passando per il Medioriente e l’Asia tropicale, ne aumenta l’esoticità.

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FOTOGRAFIA © H. ZELL

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  LA FRASE DEL GIORNO    

I versi non sono, come crede la gente, sentimenti (che si hanno già presto), sono esperienze.
RAINER MARIA RILKE, I quaderni di Malte Laurids Brigge




René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.


venerdì 24 giugno 2022

E tuttavia tu dici


FRIEDERIKE MAYRÖCKER

IL RESPIRO ABBIAMO

IL RESPIRO ABBIAMO
scambiato,  le anime
nude -

e tuttavia tu dici
«i tuoi capelli da indiana».

(da L'età dell'ossessione, 1992 - Traduzione di Sara Barni)

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Nell’amore si arriva ad appartenersi interamente, a scambiarsi i respiri e le anime, lasciate finalmente indifese – eppure a risaltare in questa brevissima poesia di Friederike Mayröcker è un dettaglio che potrebbe apparire insignificante ma che rivela invece un’attenzione del compagno di una vita – il poeta Ernst Jandl – verso di lei.

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JACK VETTRIANO, "DOPO MEZZANOTTE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Attraverso molte maschere / noi guardiamo / la bellezza del mondo.
FRIEDERIKE MAYRÖCKER, In lenti lampi




Friederike Mayröcker (Vienna, 20 dicembre 1924 – 4 giugno 2021), poetessa austriaca. Dapprima influenzata dal surrealismo, ha accolto in seguito la problematica del linguaggio promossa da Wittgenstein e dalla scuola viennese, giungendo a una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica.


mercoledì 15 giugno 2022

Le navi con le vele azzurre


JEANNIE EBNER

LE NAVI DEL SOGNO

Dove sono rimaste quelle
navi leggere con le vele azzurre,
che di notte schierate
al chiarore della luna
passavano davanti alla mia finestra?

Ho vissuto in ogni casa,
ho scritto il mio nome su ogni soglia,
nella casa del peccatore, alla porta del giusto.

Ma dove sono gli uccelli bianchi e neri?

Rovinate dalla tempesta e dal sole feroce,
le isole dove nidificano i sogni.
Dove sono le navi con le vele azzurre?
Sollevata la chiglia tarlata,
il tempo le porta su lidi solitari.

E dove mi costruirò un rifugio?
Ho vissuto dietro ogni recinto
ho scritto il mio nome nella sabbia in fuga.
Non ho più niente.
Ma dove sono
le azzurre, silenziose, misteriose
navi del sogno, che con il vento sfuggente
giungevano dalle baie tranquille dell'infanzia?

(da Tutte le poesie, 1993)

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Come spesso nei suoi romanzi fa vivere i suoi personaggi sulla soglia tra sogno e realtà, la scrittrice e poetessa austriaca Jeannie Ebner  sembra cercare quel mondo intermedio sospeso tra la fantasia e il reale, tra il sogno e il ricordo, ma ormai perduto, ormai relegato nelle memorie dell’infanzia, quel periodo dal quale, una volta usciti, come scrisse George Bernanos, “occorre soffrire molto a lungo per rientrarvi”.

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ROB GONSALVES, "THE SUN SETS SAIL"
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LA FRASE DEL GIORNO
Giorni dell'infanzia, siete voi che voglio richiamare. Tempi senza livore, tempi amici, è di voi che voglio rammentarmi. Di nuovo si udranno per le chiare stanze i passi leggeri di mia madre, e le gioiose risate di persone, oggi affaticate e grigie, che allora non sapevano quale fosse il loro destino.
HERMANN BANG, La casa bianca




Jeannie Ebner, dopo il matrimonio Jeannie Allinger (Sydney, Australia, 17 novembre 1918 – Vienna, 16 marzo 2004), scrittrice, poetessa, traduttrice ed editrice austriaca. Il suo lavoro, che mescola spesso sogno e realtà quotidiana, è stato inizialmente influenzato dal surrealismo, poi dalla mitologia antica e dal simbolismo cristiano.


domenica 5 giugno 2022

Solo un cantuccio


FRIEDERIKE MAYRÖCKER

DI CHE COSA HAI BISOGNO?

di che cosa hai bisogno? di un albero una casa di
misurare quanto grande quanto piccola la vita come essere umano
quanto grande quanto piccola quando guardi in su verso la chioma
ti perdi in bellezza verde fiorente
quanto grande quanto piccola pensi quanto breve
la tua vita la confronti con la vita degli alberi

hai bisogno di un albero hai bisogno di una casa
non una per te soltanto solo un cantuccio un tetto
di sedere di pensare di dormire di sognare
di scrivere di tacere di vedere l’amico
le stelle l’erba il fiore il cielo

per Heinz Lunzer

(da Appunti su un cammello, 1996 - Traduzione di Anna Maria Curci)

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Quali sono le esigenze umane? Ricchezza, fama, onori, beni materiali? No di certo. Quello che ci occorre – come nota la poetessa austriaca Friederike Mayröckerè la bellezza della natura, un luogo dove poterci trovare a nostro agio, dove poter riflettere in tranquillità e coltivare i nostri affetti.

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PATRICIA KEITH, "BOSCO IN UNA FINESTRA"

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LA FRASE DEL GIORNO
La scrittura è vita riflessa.
FRIEDERIKE MAYRÖCKER, Süddeutsche Zeitung Magazin, 19 settembre 2012




Friederike Mayröcker (Vienna, 20 dicembre 1924 – 4 giugno 2021), poetessa austriaca. Dapprima influenzata dal surrealismo, ha accolto in seguito la problematica del linguaggio promossa da Wittgenstein e dalla scuola viennese, giungendo a una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica.


giovedì 25 novembre 2021

A voi, parole


INGEBORG BACHMANN

VOI PAROLE

Per Nelly Sachs, l’amica, la poetessa, con venerazione

A voi, parole, orsù, seguitemi!
Anche se già ci siamo spinti avanti,
fin troppo avanti, ancora si va
più avanti, si va senza fine.

Non vi è schiarita.

La parola

non farà
che tirarsi dietro altre parole,
la frase altre frasi.
Così il mondo intende
definitivamente,

imporsi,
esser già detto.
Non lo dite.

Seguitemi, parole
che non diventi definitiva
– questa ingordigia di parole
e detti e contraddetti!

Lasciate almeno per un poco
ammutolire ogni sentimento
che il muscolo cuore
si eserciti altrimenti.

Lasciate, vi dico, lasciate.

Non sussurrate nulla,
nulla, dico, all’orecchio supremo,
che per la morte nulla

ti venga in mente,
lascia stare,  seguimi,
né mite né amara
non consolatrice
né significativamente
sconsolante,
ma nemmeno priva di significato  –

E soprattutto niente immagini
nella polvere, vuoto rotolare
di sillabe, parole di morte.

Neanche una,
o parole!

(da Poesie, TEA, 1996 - Traduzione di Maria Teresa Mandalari)

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Ingeborg Bachmann è poetessa che – come Georg Trakl e l’amico Paul Celan – chiama la poesia fuori dai limiti stessi del linguaggio tentando di articolarne una corrispondenza con il mondo reale. Questa invocazione alle parole è un omaggio a Nelly Sachs, poetessa ebrea tedesca riparata in Svezia nel 1940 e premiata con il Nobel 1966 per le sue poesie sulle atrocità dell’Olocausto: Ingeborg e Paul Celan la incontrarono nel 1960 in Germania, quando tornò per la prima volta in patria per ricevere il Premio Meersburg Droste: per non dormire sul suolo tedesco, alloggiò in un hotel svizzero e attraversò il confine solo per quel giorno. L’incontro con lei colpì molto entrambi i poeti: La Bachmann le dedicò questa poesia, Celan scrisse Zurigo, allo Stork [l’hotel dove entrambi risiedevano]. È per la Bachmann la parola che si risolve di nuovo a dire dopo anni di silenzio, il ritorno alla poesia dopo una crisi di rigetto della struttura poetica, la convinzione di dovere scrivere "solo poesie talmente nuove da corrispondere veramente a tutto quel che sarà stato esperito fino a quel punto".

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ILLUSTRAZIONE DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Popoli della terra, / lasciate alla fonte le parole / ché soltanto loro fanno avanzare gli orizzonti / nei veri cieli / e con l'altro lato, / maschera dietro cui sbadiglia la notte, / aiutano le stelle a partorire.
NELLY SACHS, Le stelle si oscurano




Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


martedì 19 ottobre 2021

Di questo rosa


RAINER MARIA RILKE

ORTENSIA ROSA

Chi di questo rosa si è appropriato?
Chi seppe che il corimbo ne era pieno?
Questo, a cui il mite rosso or viene meno
come ad un fregio l’oro: consumato.

E nulla in cambio a tanto rosa anela!
Crede nell’aria sia e sorrida ancora?
o fra angeli accolto, con cautela,
mentre, svanendo, generoso odora?

O forse è lui che sperpero ne fa
perché occultargli lo sfiorire spera.
Sotto il rosa però in ascolto c’era
un verde che ora è vizzo e tutto sa.

Parigi, autunno 1907

(da Nuove poesie, 1908 - Traduzione di Marino Marchello)

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Come in Ortensia azzurra, anche in questi versi complementari ad essa e scritti dopo aver visitato la retrospettiva su Cézanne al Salon d’Automne di Parigi, il poeta austriaco Rainer Maria Rike indaga sulla caducità dell’esistenza. Se là, in un sonetto scritto a luglio, “Come su tavolozze ultimo verde / son queste foglie, secche, opache e ruvide / dietro le inflorescenze che un azzurro / non hanno in sé, ma da lontano specchiano” ancora si sprigionava in tutta la sua essenza l’azzurro, qui i colori svaniscono, virano verso il seppia autunnale.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi crea deve essere un mondo per sé e in sé trovare tutto, e nella natura sua compagna.
RAINER MARIA RILKE, Lettere a un giovane poeta




René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.


lunedì 16 agosto 2021

Una stanza in un sogno


RAINER MARIA RILKE

L’INTERNO DELLE ROSE

Dov'è, per questo Interno,
un Fuori? Su qual piaga simili
lini si stendono?
Quali cieli si specchiano
nel chiuso lago
di queste aperte rose.
di queste rose spensierate, vedi:
come lievi nell’aria lieve
sono sospese, quasi mai potesse
una mano che tremi sfogliarle.
Trattenersi non sanno;
molte si lasciarono colmare
fino all’orlo e traboccano
dal loro interno spazio
nei giorni che colmi,
sempre più colmi si chiudono
finché l’intera estate una stanza
diviene, una stanza in un sogno.

Parigi, 2 agosto 1907

(da Nuove poesie, 1908)

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Le rose che riempiono i loro calici di acqua e di rugiada fanno meditare il poeta austriaco Rainer Maria Rike sulla relazione tra interno ed esterno, applicando naturalmente la riflessione all’intimità dell’anima, alla ricerca dell’ineffabile: “Estate, essere per qualche giorno / il contemporaneo delle rose, / respirare ciò che fluttua intorno / alle loro anime dischiuse”.

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FOTOGRAFIA © ASIM ALNAMAT/PEXELS


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LA FRASE DEL GIORNO
Rosa mai più tentata, sconcertante ultima amante / della sua interna pace.
RAINER MARIA RILKE, Poesie




René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.


giovedì 29 luglio 2021

Mille verdi


EGON SCHIELE

LE VECCHIE CASE

Le vecchie case
riscaldate d’aria terra-di-Siena:
dappertutto ci sono persiane bruciate dal sole
biancorosse e per giunta un vecchio organino melenso suona;
l’ampia, annosa giubba scura del musicante cieco
è d’un antiquato verde bruno, disfatta e scorticata.
Ti chiamo per mostrarti tutto quanto è concesso;
ecco grandi e piccoli occhi di bambini che ridono
e parlano forte di me.
Su in giardino ci sono tutti i verdi
e fiori e fiori antropomorfi.
Fuori in un prato di colori
sono disciolte figure colorate,
bruni irsuti contadini sul sentiero bruno
e gialle ragazze sul prato di mughetti.
Senti? –
Interno all’albero in foglie c’è un uccello che ha un colore smorto,
si muove appena e non canta,
– mille verdi si specchiano nei suoi occhi.

(da Io eterno fanciullo, Studio Tesi, 1992 – Traduzione di Silvia Alfonsi)

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Le vecchie case sono quelle della campagna boema di Krumau dove il pittore austriaco Egon Schiele si è trasferito nel 1910, raggiunto poi dalla sua musa Wally. È il momento in cui Schiele ama dipingere anche paesaggi: “Io penso all’accostamento dei colori più caldi, che sfumano, che si liquefanno, rifrangono, stanno in rilievo, carica terra di Siena grumosa con verdi o grigi, e accanto una stella di un azzurro freddo, bianca, biancoazzurra”. Quei colori che visivamente parlano anche attraverso le parole di questa poesia.

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EGON SCHIELE, "VECCHIE CASE A KRUMAU"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il pittore può anche guardare. Ma vedere è qualcosa di più. Stabilire un contatto con un’immagine che ci riguarda, è molto. La volontà di un artista.
EGON SCHIELE, Lettera a Oskar Reichel, 20 giugno 1911




Egon_Schiele_photoEgon Leon Adolf Schiele, meglio conosciuto come Egon Schiele (Tulln an der Donau, 12 giugno 1890 – Vienna, 31 ottobre 1918), pittore e incisore austriaco. Avvicinatosi alla Secessione viennese di Klimt e all’Art Nouveau nel 1907, la superò a favore di un Espressionismo basato soprattutto sulla figura umana. Le sue poesie sono riunite nella raccolta Note di un pittore.


lunedì 12 luglio 2021

Un commovente azzurro


RAINER MARIA RILKE

ORTENSIA AZZURRA

Come su tavolozze ultimo verde
son queste foglie, secche, opache e ruvide
dietro le inflorescenze che un azzurro
non hanno in sé, ma da lontano specchiano.

Nebuloso lo specchiano e inesatto
come se già volessero riperderlo,
e come vecchia carta da lettera celeste
d’un tempo, hanno in sé il grigio, il viola e il giallo,

stinti, come un grembiule dell’infanzia,
smesso ormai, cui più nulla accade: senti
la brevità di una piccola vita.

Ma a un tratto in una delle inflorescenze
sembra il colore avvivarsi e si vede
un commovente azzurro rallegrarsi del verde.

Parigi, luglio 1906.

(da Nuove poesie, 1908 - Traduzione  di Giuliano Baioni)

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È l’azzurro a emergere sin dal titolo – in tedesco Blau Hortensie, senza articolo –, a farsi protagonista di questa poesia di Rainer Maria Rilke. il letterato austriaco pare quasi anticipare il Cubismo o svolgere un tema di Cézanne, in questo sonetto che è come una tavolozza in cui però un colore domina, quel blu che i fiori dell’ortensia assumono quando incontrano un terreno acido.

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FOTOGRAFIA © ADRIAN PELLETIER/PIXNIO

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LA FRASE DEL GIORNO
Puoi ordinare e disporre / parole senza posa, / ma come esprimerai / l’essenza di una rosa?
RAINER MARIA RILKE, Poesie




René Karl Wilhelm Johann Josef Maria Rilke, noto come Rainer Maria Rilke (Praga, 4 dicembre 1875 – Les Planches, 29 dicembre 1926), scrittore, poeta e drammaturgo austriaco di origine boema. È celebre soprattutto per le Elegie duinesi  i Sonetti a Orfeo e I quaderni di Malte Laurids Brigge. La sua poesia, influenzata da Nietzsche, vede una realtà senza consolazioni.


domenica 6 giugno 2021

Friederike Mayröcker


La poetessa austriaca Friederike Mayröcker è morta venerdì scorso a Vienna. Era nata il 20 dicembre del 1924 ed era stata fino al 1977 insegnante di inglese. Pubblicò i suoi primi versi sulla rivista d’avanguardia Plan a 15 anni. In un primo momento influenzata dal surrealismo, si dedicò in seguito alla ricerca del linguaggio della Wiener Gruppe aderendo alla neo-avanguardia che teorizzava una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica. Anche da questi estremismi però prese lentamente le distanze, tornando a un linguaggio più tradizionale. Descrisse così il suo metodo di scrittura: “Vivo per immagini. Vedo tutto per immagini, tutto il mio passato, i ricordi sono immagini. Trasformo le immagini in linguaggio arrampicandomi sull'immagine. Ci cammino dentro finché non diventa linguaggio”. FemBio, database che pubblica la biografia di donne famose, ne valuta così la poesia: “I suoi testi sfidano l'accesso razionale, sono una rete poetica, spesso malinconica, sono sogni che ci incantano - e ci liberano”.

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FOTOGRAFIA © FRANZ JOHANNES MORGENBESSER

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ORTENSIA ROSSO CHIARO E

Ortensia rosso chiaro e
un vento ininterrotto
il ligustro profuma
le mie finestre hanno tende
di lance
su nel biancore: Claude Debussy azzurra cicala
travature spaccate
le fragole fioriscono

(da Tod durch Musen, 1966 – Traduzione di Sara Barni)

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COME TI CHIAMO

come ti chiamo
quando ti penso
e tu non ci sei:

mia fragolina di bosco
mia lucertola di zucchero
mio cartoccio di consolazione
mio baco di seta
mio scaccia paure
mia Aurelia
mio fiore di ghiaia
mio bimbo appisolato
mia mano mattutina
mio dimentica tutto
mia croce dalla finestra
mio nascondi luna
mia bacchetta d'argento
mio raggio di sera
mio filo di sole
mia lepre con proboscide
mia testa di cervo
mia zampa di lepre
mia rana di rampa
mia ghirlanda di luci
mio ladro di primavere
mio ronzino tremolante
mia chiocciola d'argento
mio calamaio mio
mia volpe scopa
mio taglia boschi
mio sradica tempeste
mio guarda orsi
mio squaderna denti
mio orecchio di cavallo
mio albero del Prater
mio ricciolo di corno
mia borsa di scimmia
mia svolta d'inverno
mio carciofino mio
mia mezza notte
il mio conto alla rovescia

(da capo!)

(da Tod durch Musen, 1966 - Traduzione di Sara Barni)

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ATTRAVERSO MOLTE MASCHERE

Attraverso molte maschere
noi guardiamo
la bellezza del mondo:
silenzioso è il pendolo della luna
si ripete il giro del sole
oh Sirio oh mandorlo e astro:
ancora hanno vita tutti quelli che amiamo.

(da In langsamen Blitzen, 1974 - Traduzione di Sara Barni)



di Friederike Mayröcker sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Penso linguaggio.
FRIEDERIKE MAYRÖCKER




Friederike Mayröcker (Vienna, 20 dicembre 1924 – 4 giugno 2021), poetessa austriaca. Dapprima influenzata dal surrealismo, ha accolto in seguito la problematica del linguaggio promossa da Wittgenstein e dalla scuola viennese, giungendo a una poesia di variazioni e di ristrutturazione sintattica.