Mario Gori, poeta di cui ricorre oggi il centenario della nascita, si definiva "un saraceno di Sicilia": il legame viscerale con la sua terra - era di Niscemi – si intreccia nei suoi versi con la questione sociale e la denuncia della condizione degli ultimi, le vite marginali dei lavoratori della terra, ma nel contempo esalta il vincolo profondo tra l'uomo, la memoria e le proprie radici.
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FOTOGRAFIA © TODAY24
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CONCHIGLIE
Ora il gioco è finito e non
siamo né luce né ombre, né
giorno né notte, ma secche
conchiglie lasciate alla deriva
dall’onde rumorose.
(da Poesie inedite in lingua e in dialetto, Società Nissena di Storia Patria, 2012)
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IO SONO UN SARACENO DI SICILIA
Io sono un saraceno di Sicilia
da secoli scontento
un antico ramingo
che ha pace solo se va.
Ma il cielo è alto, è altissimo
e la mano dell’uomo non arriva
a rubare una stella.
Così vado in cerca di un fiore
da appuntarmi sul cuore.
(da Un garofano rosso, La Soffitta, 1957)
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GIOCATTOLI
La mia infanzia passò senza giocattoli,
nessuno mi donò treni di latta
per la festa dei morti.
Mio nonno restò povero anche in cielo
e non poté mai scendere. Nessuno
volle in cambio del cuore
vendergli un palloncino colorato.
(da Un garofano rosso, La Soffitta, 1957)
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Un'altra poesia di Mario Gori sul Canto delle Sirene:
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LA FRASE DEL GIORNO
Le parole hanno il potere di produrre trasformazioni, di cambiare il mondo. Il lavoro del poeta è smontarle e restituire ad esse il valore semantico, ripristinare la loro forza originaria, renderle di nuovo aderenti alle cose.
MARIO GORI, Il circolo dei civili
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Mario Gori, pseudonimo di Mario Antonino Di Pasquale (Niscemi, 16 settembre 1926 – Catania, 5 dicembre 1970),poeta, scrittore e autore di novelle italiano. Poeta molto apprezzato dalla critica, è stato il fondatore e direttore delle riviste letterarie La Soffitta, Il Banditore Sud e Sciara.

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