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giovedì 22 dicembre 2016

Cinque haiku per l’inverno

 

L’haiku è un mondo in miniatura: nelle sue diciassette sillabe (nell’originale, chiaro) riesce a porre il lettore davanti a quel miracolo dell’emozione o della sensazione che è la poesia. Il ciclo naturale delle stagioni riflette sempre la quotidianità di questa forma di poesia con i suoi profumi e i suoi colori: lo fa tramite il kigo, un riferimento diretto o indiretto al tempo dell’anno in cui è composto. Ecco cinque esempi invernali scritti da Yosa Buson (1716-1784), Kobayashi Issa (1763-1828) e Ryūnosuke Akutagawa (1892-1927).

 

YOSA BUSON

*

Anatre color mandarino
estinguono ogni bellezza:
bosco invernale.

 

*

Si può sentire persino
la neve frantumarsi -
com’è buio!

.

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KOBAYASHI ISSA

*

Ero soltanto.
Ero.
Cadeva la neve.

 

*

Prima neve.
Piccole lanterne
sulle borse di paglia.

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RYUNOSUKE AKUTAGAWA

*

Vento freddo d’inverno.
Il colore del mare
resta nelle sardine essiccate.

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Giappone

KEISAI EISEN, “TEMPIO DI ASAKUSA IN INVERNO”, 1812

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo haiku non è un pensiero ricco ridotto ad una forma breve, ma un evento breve che trova tutt’a un tratto la sua forma esatta.
ROLAND BARTHES, L’impero dei segni




Kobayashi_Issa-PortraitKobayashi Nobuyuki, noto con lo pseudonimo di Kobayashi Issa (Kashiwabara, 15 giugno 1763 – 19 novembre 1827) poeta, pittore e sacerdote laico buddhista giapponese. Maestro dell’haiku con  Matsuo Bashō, Yosa Buson e Masaoka Shiki, ne scrisse oltre 20.000, rinnovando il genere classico con il romanticismo, l’autobiografia e il sentimento personale.


Taniguchi Buson, noto come Yusa Buson (Kema 1716 – Kyoto, 25 dicembre 1784), poeta e pittore giapponese figlio di padre veneziano. Le sue liriche affrontarono soprattutto le tematiche della natura e della esistenza umana e raggiunsero un buon livello letterario grazie alla forza descrittiva e al realismo delle immagini.


AkutagawaRyūnosuke Akutagawa (Tokyo, 1º marzo 1892 – 24 luglio 1927), scrittore e poeta giapponese, fu adottato da una famiglia di ascendenza samuraica e fin da bambino si interessò alla letteratura cinese classica, per poi avvicinarsi ai testi di Mori Ōgai e di Natsume Sōseki, oltre che ai romanzi di importazione occidentale. La sua opera più nota è il racconto Rashōmon, edito nel 1915. Sofferente di allucinazioni nervose, a 35 anni si uccise con un’overdose di Veronal.


mercoledì 21 dicembre 2016

Il mago del sonno

 

GLAUCE BALDOVIN

LIBRO DI LUCÍA, XXVII

È arrivato il mio amante. L’inverno.

Con fragili piedi cammino sulla brina
la schianto con i fiori, in cattedrali,
in un’erba tenace che si aggrappa alla terra.
Bagno le mani nell’acqua e diventano viola,
parlo, e un vapore celeste mi esce dalla bocca.
Sono ammaliata!

L’inverno mi incanta.
Lui, il mago del sonno,
lui che addormenta le piante e tutti gli animali,
mi sveglia, mi strega, mi trasforma
nell’antica ragazza
e poi scappa.

(da Libro di Lucía, 1986)

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La donna sedotta e abbandonata dall’inverno è la poetessa argentina Glauce Baldovin: riesce a trovare fascino nei suoi rigori, riesce a riscoprire il suo incanto nei ricordi di ragazza. Questi versi servano da augurio per questo inverno che comincia oggi con il solstizio. Dal canto mio, aspetto un’altra amante, la primavera…

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
I rami spogli d’inverno sono una forma di scrittura.
BILLY COLLINS, A vela, in solitaria intorno alla stanza




Glauce Baldovin (Río Cuarto, 1928 -  Córdoba, agfosto, 1995), poetessa argentina. La sua poesia, segnata dal dolore furioso e pieno di vertigini seguito alla perdita del figlio, "desaperecido" durante la dittatura, sembra esplodere all'improvviso tra le mani, lasciando la sua brace incandescente.



martedì 20 dicembre 2016

Vieni dunque inverno

 

MARIO RIVERO

POESIE DELL’INVERNO, VI

Vieni dunque inverno,
bianco e gelido inverno.
Non c'è nessuno. Nulla e nessuno che possa consolare.

Non arriva nessuna che si adoperi per quello.
Soltanto una piccola farfalla,
che scuote le ali, smarrita, spinta dal vento,
svolazza da una parte all'altra.

Fa freddo nella stanza.
Ascolto filare la pioggia, la brillante filandaia
con le sue dita sottilissime...

Respiro la noia,
non respiro più l'anelito.
Vieni e prendimi, inverno!
Questa non può essere la tua mano, eppure lo è.
Il tuo bianco petto... e io ci sto così vicino.

(da Poesie dell’inverno, 1984 – Traduzione di Martha Canfield))

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È sulla transitorietà del tempo, ma soprattutto sulla sua ineluttabilità che il poeta colombiano Mario Rivero pone l’accento: non è una resa, un abbandono simile a quello dei soldati italiani che nella ritirata del 1943 si lasciavano andare all’inedia e alla morte nella gelida steppa russa, è piuttosto una serena accettazione.

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Inverno

FOTOGRAFIA © JYUN OGAWA/MINDEN PICTURES

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LA FRASE DEL GIORNO
L’inverno è solo un ospite sgradito che serve soltanto a ricordarci quello che ci manca.
SHAINEE GABEL, Una canzone per Bobby Long




Mario RiveroMario Rivero (Envigado, 1935 -  Bogotá, 13 aprile 2009), poeta, giornalista e critico d’arte colombiano, fu definito “poeta urbano” per le sue tematiche relative alla vita in città e alla malinconia delle periferie narrate con linguaggio popolare. Fondò la rivista poetica Golpe de Dados.


martedì 22 dicembre 2015

Il ritorno dell’inverno

 

Quest’anno il solstizio d’inverno cade il giorno dopo il tradizionale 21 dicembre, come capita negli anni che precedono quelli bisestili: alle 6.48 di questa mattina il sole ha raggiunto il valore massimo valore della sua declinazione negativa. Per celebrare il suo ritorno, ho scelto tre poesie con ghiaccio, neve e la dolcezza infinita dei tramonti: sono dell’autore di tanka giapponese Tabukoku Ishikawa, del poeta veneto Diego Valeri e della poetessa russa Bella Achmadulina.


Winter-White_Branches_thumb2[5]

 FOTOGRAFIA © WORLD MARKET


TAKUBOKU ISHIKAWA

IL RITORNO DELL’INVERNO

Come un fanciullo che da un lungo viaggio
stanco ritorna al paese natio,
e dorme e si riposa,

così tranquillo, placido e sereno
è l’inverno che torna.

(da Una manciata di sabbia, 1910)

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DIEGO VALERI

VETRATA

Fermo sopra la valle ottenebrata,
tra il rabesco della ramaglia nera,
il tramonto invernale
s’ergeva in fiamme, come una vetrata
di cattedrale.

(da Poesie scelte, 1976)

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BELLA ACHMADULINA

INVERNO

Oh, gesto dell'inverno verso di me,
assiduo e freddo.
Sì, c'è qualcosa nell'inverno
come di una tenera medicina.
Altrimenti come mai all'improvviso
dall'oscurità e dalla sofferenza
la fiduciosa infermità
gli tende le mani?
Oh, caro, fa magie,
di nuovo sfiorerà la mia fronte
il bacio salùbre
dell'anellino di ghiaccio.
Ed è sempre più forte la tentazione
di andare incontro all'inganno con fiducia,
di guardare negli occhi dei cani
e stringersi agli alberi.
Perdonare, come se fosse un gioco,
di slancio, in volata,
e, dopo aver finito di perdonare, perdonare
ancora qualcuno.
Diventare uguale ad un giorno invernale,
al suo vuoto ovale,
ed essere sempre al suo cospetto
una sua piccola sfumatura.
Annullarsi,
per richiamare aldilà della parete
non la mia ombra, ma la luce
da me non oscurata.

(1962)

(da Poesie scelte)

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LA FRASE DEL GIORNO
Se l’inverno incombe, può la Primavera essere lontana?
PERCY BYSSHE SHELLEY, Ode al vento dell’ovest




Takuboku Ishikawa bun01(Morioka, 20 febbraio 1886 – Tokyo, 13 aprile 1912), poeta giapponese, conosciuto per lo stile tanka, moderno e libero. Esponente della Shinshisha (Società della nuova poesia), collabora con la rivista Myōjō. Nella sua opera traspare anche un interesse per il Naturalismo dovuto alle proprie simpatie socialiste.


Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


lunedì 14 dicembre 2015

La pazienza dell'inverno


ORESTE FERRARI

INVERNALE


Perché dobbiamo essere tristi?
Tutto non è perduto ancora!
Nella memoria ancor s’infiora
la stagion verde che ci ha visti


lieti nei prati che oggi sono
niveo sopore e indifferenza,
mentre dovunque la pazienza
dell’inverno è l’unico dono.


Sotto la neve il bulbo attende
il segno magico dell’anno.
Verrà il giorno! Rifioriranno
le più ineffabili leggende.


Sarà la nuvola rosata
del pesco apparso in cima al clivo,
il grido tenero e giulivo
della rondine alla nidiata.


Sarà il miracolo che fa
sorger dai bruchi le farfalle,
l’arcobaleno sulla valle,
o un viso: e la felicità.


(da Poesie, Tallone, 1956)


“Una trasfigurazione pacatamente alata di aspetti e immagini della natura”: così Giovanni Titta Rosa definisce la poesia del trentino Oreste Ferrari, patriota amico di Cesare Battisti: si può apprezzare in quest’ansia di primavera presentita come una speranza nel gelo, sotto la neve. Allegri! - ci dice con la sua poesia essenzialmente romantica - si ripeterà il miracolo: germoglieranno i bulbi, rifioriranno i rami, rifioriremo anche noi trovando la felicità.

FOTOGRAFIA © DAVID AUBREY
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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo è l’ansia del poeta / che cerca il nodo ove si scande / la musica del giorno eterno / per un suo attimo di luce.
ORESTE FERRARI, Poesie





Oreste Ferrari (Locca di Ledro, oggi Bezzecca, 5 maggio 1890 – Bellinzona, Svizzera, 10 febbraio 1962) poeta italiano. Irredentista, amico di Cesare Battisti, nel 1914 fuggì in Italia e si arruolò. La sua attività poetica, di natura essenzialmente romantica,  è legata alla terra natia e a un’esistenza segnata dalla tragica scomparsa della moglie e dei figli negli anni della seconda guerra mondiale.


mercoledì 28 gennaio 2015

Inverno, gracili sogni

 

ATTILIO BERTOLUCCI

INVERNO

Inverno, gracili sogni
Sfioriscono sugli origlieri,
Giardini lontani fra nebbie
Nella pianura che sfuma
In mezzo alle luci dell’alba,
Voci come in un ricordo
D’infanzia, prigioniere del gelo,
S’allontanano verso la campagna;
Ninfe dagli occhi dolci e chiari
Fra gli alberi spogli, sotto il cielo grigio,
Cacciatori che attraversano un ruscello,
Mentre uno stormo d’uccelli s’alza a volo.

Là in fondo quella casa
Che ospitale appare
Coperta di bianco,
In un silenzio da fiaba.
E attraverso i vetri
Si vede la fiamma rossa
Nel caminetto vacillare.

I treni arrivano,
è domenica, è Natale?
Più non scende lieve
Sulla terra la neve.

(da Lettere da casa, 1950)

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Un’altra cartolina invernale arriva da Attilio Bertolucci: un viaggio in treno nella nebbia della campagna padana mentre l’alba stenta a illuminare il paesaggio e contemporaneamente si schiude il cassetto delle memorie, il paradiso dell’infanzia screziato ormai da toni fiabeschi si materializza nella nebbia, sparge neve a piene mani, fa affiorare una casa immersa nel bianco dove ardeva la fiamma del camino, tanto tempo fa…

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Gauguin

PAUL GAUGUIN, “NEVE A VAUGIRARD”

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LA FRASE DEL GIORNO
Come pesa la neve su questi rami, / come pesano gli anni sulle spalle che ami. / L’inverno è la stagione più cara, / nelle sue luci mi sei venuta incontro / da un sonno pomeridiano un’amara / ciocca di capelli sugli occhi.
ATTILIO BERTOLUCCI




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


sabato 17 gennaio 2015

Fiorito di bacche

 

ATTILIO BERTOLUCCI

BACCHE E RUGGINE

L'accendersi improvviso delle lampade
nella nebbia del ponte,
l'arcana luce dei tuoi capelli
neri riflessa dall'acqua che si muove.

E giorno d'inverno ha fiorito
di bacche le siepi deserte, di ruggine
vestito i cancelli, il silenzio
dura sino a notte.

(da Verso le sorgenti del Cinghio, Garzanti, 1993)

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Nelle poesie di Attilio Bertolucci un posto di rilievo assume l’ambiente naturale preso nel corso delle sue stagioni – si pensi alla celeberrima Capanna indiana: “Il tempo / è un battito di minuti che si sente / a intervalli e si perde e ritrova / senza spavento, mentre l'ultima / luce del giorno s'appende a un comignolo / solitario”. In Verso le sorgenti del Cinghio, opera tarda, sono anche le stagioni della vita a rincorrersi: ne nasce un tempo senza tempo, così che non si può distinguere se la scena invernale ritratta venga dalla giovinezza o da un periodo più maturo: è una coppia – la solita coppia del ménage quotidiano, il poeta e la Nina – che emerge dalle nebbie del tempo, dal pallido biancore di un giorno d’inverno dove le bacche risaltano sulle siepi rinsecchite come ricordi che baluginano nella memoria.

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Berries

RENE CLAIR, “WINTER BERRIES”

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LA FRASE DEL GIORNO
Inverno, gracili sogni / sfioriscono sugli origlieri, / giardini lontani fra le nebbie / nella pianura che sfuma / in mezzo alle luci dell’alba. / Voci come in un ricordo / d’infanzia, prigioniere del gelo, / s’allontanano verso la campagna.
ATTILIO BERTOLUCCI, Lettere da casa




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


venerdì 16 gennaio 2015

Perché è inverno

 

MARK STRAND

L’ANNO NUOVO

È inverno, anno nuovo.
Nessuno ti conosce.
Via dalle stelle, dalla pioggia della luce,
giaci sotto il clima delle pietre.
Non c’è alcun filo che ti riconduca qui.
Gli amici s’assopiscono nel buio
del piacere e non possono ricordare.
Nessuno ti conosce.
Sei il vicino del nulla.
Non vedi la pioggia e l’uomo che s’allontana a piedi,
il vento sudicio che soffia le proprie ceneri per la città.
Non vedi il sole che trascina la luna come un’eco.
Non vedi il cuore ferito andare in fiamme,
i crani degli innocenti farsi fumo.
Non vedi le cicatrici dell’abbondanza, gli occhi senza luce.
È finita. È inverno, anno nuovo.
I mansueti trascinano la propria pelle in paradiso.
I disperati soffrono il freddo con quelli che non hanno
nulla da nascondere.
È finita e nessuno ti conosce.
Luce di stella alla deriva su acqua nera.
Vi sono le pietre nel mare che nessuno ha visto.
C’è una riva e la gente aspetta.
E niente ritorna.
Perché è finita.
Perché c’è silenzio invece di un nome.
Perché è inverno, anno nuovo.

(The New Year, da L’inizio di una sedia, Donzelli, 1999 – Traduzione di Damiano Abeni)

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È l’anno nuovo da ormai due settimane, ma è solo una constatazione cronologica. Il mondo è più o meno uguale a quello che ci ha lasciato in eredità l’anno vecchio, con l’aggiunta della accresciuta paura del fondamentalismo islamico dopo le stragi di Parigi e i massacri orrendi in Nigeria. Continua l’alienazione di sempre – dice il poeta statunitense Mark Strand – continua nell’inverno che ha spogliato i rami e inaridito i terreni. Almeno fosse primavera…

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Eugene Lushpin

EVGENY LUSHPIN, “CREPUSCOLO AD AMSTERDAM”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'anno nuovo nasce sempre con un pericoloso precedente: l'anno vecchio.
PINO CARUSO, Ho dei pensieri che non condivido




Mark Strand (Summerside, Canada, 11 aprile 1934 – Brooklyn, 29 novembre 2014), poeta statunitense di origini canadesi, fu saggista e traduttore, professore di Letteratura inglese e comparata alla Columbia University. Nel 1990 fu insignito della carica di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.


mercoledì 8 gennaio 2014

Il ritmo dell’inverno

 

ALMUDENA GUZMÁN

ADESSO È IL RITMO DELL’INVERNO

Adesso è il ritmo dell’inverno
che conficca i suoi occhi tra le unghie
e il cielo.

Il resto poco importa.

Solo quei passi che imbevono il mio collo di nebbia
al bordo bellissimo delle sue sirene e dei suoi abissi.

(da Calendario, 2001)

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L’inverno ha un suo fascino spigoloso, che bisogna saper apprezzare. Le nebbie, le nevi, il ghiaccio che lastrica le strade, la brina che ricama merletti sui prati, la galaverna che appende trine ai rami. In questi versi della poetessa e giornalista spagnola Almudena Guzmán assume anche un tocco sensuale.

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Bow

FOTOGRAFIA © CHUCK E SARAH FISHBEIN/GETTY IMAGES

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LA FRASE DEL GIORNO
L’inverno non pretende di confortare, ma in fin dei conti sento che è consolante, perché una si raggomitola su se stessa e si protegge e osserva e riflette, e credo che soltanto in questa stagione si possa pensare per davvero.
MARCELA SERRANO, Dieci donne




Almudena Guzmán (Navacerrada, 1964) è una poetessa spagnola. Filologa, ha ottenuto un dottorato cin una tesi su Francisco de Quevedo. La sua poetica ha una tendenza neosurrealista venata da una sensualità sincera e naturale. Collabora con il quotidiano ABC.

venerdì 14 dicembre 2012

Spettrale cristallo


SERGIO SOLMI

LA ROSA GELATA

La rosa
che l’inverno dischiuse,
svolse, innervò, arricciò,
vetrificò
d’incarnatini zuccheri, venò
d’impercettibile sangue. Fissata
nel suo gelo oltrevita, la penso
perfetto emblema d’un giorno, a disfarsi
non destinata foglia
dopo foglia nel molle
sfacelo delle stagioni, ma come
aereo, spettrale cristallo, di colpo
a frangersi.  

(da Dal balcone, 1968)

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Una rosa fiorita nel cuore dell’inverno, rimasta prigioniera dell’inclemenza della stagione: come ibernata, fatta vetro dal ghiaccio della notte, cristallizzata nella sua bellezza, nei suoi colori che contrastano con il monotono bianco-bruno del giardino. Al poeta reatino Sergio Solmi fa pensare a come finiscono i giorni – non il largo giro delle stagioni che si sfogliano a poco a poco – ma un improvviso frantumarsi di un caduco cristallo.

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image

FOTOGRAFIA © DESKTOP NEXUS

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LA FRASE DEL GIORNO
Non è più la morbidezza del fiore, ma vi è del grano disseccato, pieno, fecondo, che rende sicura la stagione invernale
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HONORÉ DE BALZAC, Un principe della Bohème




Sergio Solmi (Rieti, 16 dicembre 1899 – Milano, 7 ottobre 1981),  scrittore, poeta, critico letterario e saggista italiano. È stato poeta tanto originale quanto radicato nella tradizione italiana nonché felice traduttore. Come critico, si occupò di letteratura francese (Alain, Montaigne, Rimbaud), di paraletteratura e di Giacomo Leopardi.


mercoledì 22 dicembre 2010

Sei haiku per l’inverno

 

BASHŌ

 

*

Giorno d'inverno -
sul cavallo
un'ombra di gelo.

*

Lo specchio è chiaro
e terso
tra i fiori di neve.

.

ISSA

 

*

Se sto qui,
benché stia qui,
nevica.

.

SHIKI

 

*

L'inverno è vicino,
quest'anno ho lasciato
la barba.

*

Ombre d'alberi:
la mia ondeggia
nella luna invernale.

*

Sulle ali delle anatre mandarino
la neve cade leggere:
che quiete!

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Fiori di neve, gelo, ombre, lune che tagliano a fette il cielo, paesaggi bianchi dove i suoni risultano ovattati. Freddo tempo di riposo è l’inverno in questi sei haiku di Bashō, Issa e Shiki. Come abbiamo più volte visto, questo genere di componimento, spesso legato al ciclo naturale delle stagioni, è la descrizione di qualche cosa che avviene, le letture psicologiche e i commenti sono esterni ad esso, sono nella mente del lettore. Leggiamoli allora con la stessa semplicità con cui gli autori li hanno scritti ma cogliendone la incredibile profondità, come nota Roland Barthes: “Avete il diritto, suggerisce l’haiku, d’essere futile, breve, ordinario; racchiudete ciò che vedete, ciò che sentite, in un minimo orizzonte di parole e saprete interessare: avete il diritto di fondare voi stessi (e a partire da voi stessi) ciò che vi sembra ragguardevole; la vostra frase, qualunque essa sia, enuncerà una morale, produrrà un simbolo, voi sarete profondo; con minimo dispendio, la vostra scrittura sarà piena”.

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IMMAGINE DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
L’haiku rivela uno specchio vuoto. Si inscrive nello spazio senza simbolizzare nulla, e senza la pretesa di avere un significato. È un’immagine opaca, priva di riflessi. 
LEONARDO VITTORIO ARENA, Haiku




Matsuo Bashō (Ueno, 1644 – Ōsaka, 28 novembre 1694), poeta giapponese del periodo Edo. Contribuì in modo determinante all'evoluzione della poesia lirica attraverso un nuovo genere breve, il haikai, che, pur derivando da forme poetiche già esistenti, ne rinnovava profondamente gli schemi superando le emozioni personali e identificando l'uomo con la natura.


sabato 10 gennaio 2009

Un inverno lontano


ANONIMO

UNA STORIA PER VOI


Una storia per voi:
il cervo bramisce,
neve in inverno
l'estate è finita.
Il vento è gelato,
basso sta il sole,
breve il suo corso;
il mare in tempesta.
Si arrossa la felce,
perdute le forme;
l'oca selvatica
riprende il suo grido.
Il gelo ha stretto
le ali degli uccelli,
regno di ghiaccio.
Questa è la mia storia.


Viene dal cuore del Medioevo questa poesia celtica di autore anonimo: risale all'VIII-IX secolo. È una descrizione naturale, quindi il tempo trascorso non sembra neppure passato. Un inverno che potrebbe essere quello attuale, così ricco di neve e di freddo, magari lontano dalle metropoli, sulle colline, sulle Alpi. Un inverno alla Rigoni Stern: "Quella notte un silenzio fondo e malinconico avvolgeva tutte le cose; si sentiva la neve sul bosco, sui prati, sul tetto della casa, nelle stesse stanze tiepide e una cosa dolce e intima arrivava sin dentro il cuore. (...) E incominciò il lungo inverno. In questa stagione un odore buono e sano impregna la casa e i suoi abitatori; in una stanza attigua alla cucina s'accumulano trucioli d'abete e mastelli di legno che gli uomini lavorano" (dal racconto "Alba e Franco", Il libro degli animali, 1991).

Eppure, pensandoci bene, quanto difficile doveva essere la vita in quei secoli bui, senza le comodità del mondo moderno. Basterebbe considerare il timore che provoca all'Europa la possibilità del taglio del gas russo nel contenzioso tra Mosca e Kiev: l'eventualità è remota, ma provate a immaginare di rimanere senza gas e riscaldamento. Ecco, nel Medioevo era così, e la Gazprom neanche esisteva...




David Lorenz Winston, "Quiet woods"



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LA FRASE DEL GIORNO
E in lontananza l'Inverno bisbigliò: «È bene
Che l'Estate rovente muoia. Guardate, l'aiuto è vicino,
Poiché quando il bisogno degli uomini s'inasprisce, allora arrivo io».

RUDYARD KIPLING, Poesie

domenica 21 dicembre 2008

Tempo d'inverno


L'inverno è un tempo crudo e austero e, come per compensarci dei suoi rigori, si apre con un lungo periodo di feste che riscaldano i cuori illuminando le lunghe notti con le luci di Natale e i fuochi di Capodanno.

Poi, lentamente i giorni si allungano ed i proverbi contadini scandiscono questo ritorno della luce: "lo sbadiglio di un gallo" a Natale, "un'ora e un Gloria" a Sant'Antonio. Anche la terra e le piante lentamente si risvegliano con il trascorrere del tempo. Dopo la festa pagana del Carnevale già la primavera diffonderà nell'aria i suoi sentori.


"Sotto la neve il bulbo attende
il segno magico dell'anno.
Verrà il giorno! Rifioriranno
le più ineffabili leggende".

ORESTE FERRARI, da "Invernale", Poesie, 1956


"Le cose più non sono
come ieri; passato
è quel tempo beato
in cui tutto era un dono".


ORESTE FERRARI, da "Errando a notte d'inverno", Poesie, 1956


"Agro inverno crepiti il tuo fuoco
incenerisci inverno i boschi i tetti
recidi e brucia inverno".

FRANCO FORTINI, da "Agro inverno", Poesia ed errore", 1951


"Perché fa freddo al mattino, e Borea imperversa;
ma quelle mattine, sopra la terra, dal cielo stellato,
si spande una nebbia feconda sui lavori dei mortali beati".

ESIODO, da "Opere e giorni", VII secolo a. C.


Manifesto di Roger Broders



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LA FRASE DEL GIORNO
Exercitum in hiberna deduxit, condusse le truppe nei quartieri d'inverno... Così Cesare termina ciascuno dei commentari gallici. È probabile che aspettasse quei giorni d'ozio e quella luce di neve per dettare le sue gesta a uno scriba. Altrettanto dovrebbe ciascuno di noi, serbando all'azione le rimanenti stagioni.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante

martedì 2 dicembre 2008

Forse la bellezza...

 

CESARE RINALDI

LUCCIOLE INTORNO ALLA CARROZZA DI BELLISSIMA
DONNA NEL MESE DI NOVEMBRE


Non è il novembre la stagion de’ fiori,
mute farfalle erranti,
dispensiere di luce,
ch’a nobil carro avanti
tessete in cieca notte aurei splendori.
Non è il novembre la stagion de’ fiori,
lucciolette vaganti,
pompe del lieto aprile, e chi v’induce
a intempestivi errori?
Hanvi forse ingannate
di due guance rosate i bei colori?
Non è il novembre la stagion de’ fiori.



Nel mio peregrinare nella Rete mi sono imbattuto in un oscuro madrigale del Cinquecento, di cui è autore Cesare Rinaldi, marinista bolognese. Mi ha intrigato il contrasto tra estate e autunno, lo scambio di ruoli che al poeta fa prefigurare il miracolo della bellezza. Sta' a vedere, mi sono detto, che già mezzo millennio fa si verificavano quegli strani nefasti effetti che ora ci spacciano con la enfatica definizione di "riscaldamento globale". Perché il Rinaldi in effetti parla di lucciole a novembre, se non è stata l'allucinazione di un cuore innamorato o l'iperbole di un poeta.

Non è il novembre la stagione dei fiori. Come negarlo? Anche se la Dipladenia sfoggia ancora il suo calice rosa, il Callistemon innalza al cielo i suoi scovoli rossi e il pruno inspiegabilmente ha sparso fiori bianchi sui suoi rami nudi, come se fosse giunta primavera. Forse l'effetto serra, forse la bellezza...

Poi è giunta la neve a ripristinare l'ordine delle cose.

IMMAGINE: Palazzo Farnese - Comune di Piacenza



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LA FRASE DEL GIORNO
L'inverosimile è la cosa più simile al miracolo.
UMBERTO ECO, Il pendolo di Foucault, 106




Cesare Rinaldi (Bologna, 12 dicembre 1559 – 6 febbraio 1636), poeta italiano. Anticipatore del marinismo, canta soggetti inusuali rispetto al modello cinquecentesco: anziché tematiche alte poco inerenti alla vita quotidiana, si concentra su tematiche apparentemente insignificanti praticando una sperimentazione linguistica e stilistica, in modo da riscoprire e scoprire nuove o perse figure retoriche.