Statistiche web
Visualizzazione post con etichetta poesia costaricana. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta poesia costaricana. Mostra tutti i post

lunedì 16 settembre 2019

In un’acqua innocente


JORGE DEBRAVO

APPUNTO INTERIORE

Oggi la mia vita non ha peso:
è vento, meno del vento, meno
di un raggio di luce.
                              Adesso nessuno
mi può gravare.
Non ci sono risentimenti
                                      terreni nella mia anima.
Il mio sangue è una rossa armonia viva.
Sono in armonia con la brace e la quiete,
con la voce d’amore e la voce della vendetta.

Sembra che le mie mani non esistano, sembra
che il mio corpo nuoti in un’acqua innocente.
Come un vento nudo il mio cuore fluttua
e fa suonare dolcemente le campane.


(da Antología mayor, 1986)

.

Una leggerezza, questa espressa dal poeta costaricano Jorge Debravo, che fa pensare a un celebre dipinto di Gustav Klimt, le “Acque correnti”, in cui alcune donne fluttuano libere nella corrente. Un’armonia simile a quella di Saverio Piumatti, protagonista di un poco noto romanzo di Giovanni Arpino, “Il primo quarto di luna”, che sente il suo corpo svanire poco a poco, fino a diventare “fiato che ruscella quale acqua di gioia”.

.

FOTOGRAFIA © STOCKSNAP/PIXABAY

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Siamo come una rete. Si avvicinano / vivi pesci di fuoco / e noi / addormentati – / non li vediamo.
JORGE DEBRAVO




Jorge Debravo (Turrialba, 31 gennaio 1938 - San José, 4 agosto 1967), poeta costaricano. Autodidatta, nelle sue poesie si notano influssi di Neruda, Vallejo, Amado Nervo, Bécquer e Whitman. Morì a 29 anni in un incidente di motocicletta mentre si recava al lavoro di ispettore delle assicurazioni.


lunedì 16 maggio 2016

Anche con la parola

 

JULIETA DOBLES

A PAROLE

La parola, la tua parola
è una barca che va dritta verso il desiderio,
lancia così primitiva,
carezza così urgente,
quasi al confine con il rosso
morso dell’osceno.
La tua parola mi fa sussultare,
mi scioglie, mi incita.
All’improvviso, solo a parole,
mi inumidisco di essenze germinali,
e si accendono le mie mani,
il mio corpo, la mia parola anche,
per domare l’aria con la tua.
La tua parola, furtiva nel mio orecchio,
vecchio moscone malizioso,
mi vellica l’istinto.
Se la ascolto, solleva i miei silenzi
e, tra pareti di penombra,
ci avvicina e ci unisce
in questa vecchia danza
di corpi appassionati e assoluti.
La tua voce e la mia si stanno amando
abbreviate, sussurranti,
piene di eccitazione, di gonfiori,
di respiri aggressivi o dolcissimi,
in un silenzio spettinato e gioioso.
Parole che si toccano, si mordono, rabbrividiscono
in questo rampicante di desideri
che è solo un’atmosfera madida e odorosa.
Facciamo l’amore anche con la parola.

.

La poetessa costaricana Julieta Dobles ama creare queste atmosfere intime dove scorre un erotismo sussurrato. Anche le parole sono amore – fisico addirittura – sanno diventare sensuali, esprimere a loro volta quella “musica dei corpi / duratura nella sua bella brevità, / trionfante ogni giorno di fronte alla distruzione”.

.

At Last my Lovely

JACK VETTRIANO, “AT LAST MY LOVELY”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
La tua parola, / il sovversivo, / irresistibile strumento del desiderio.
JULIETA DOBLES




Julieta Dobles Yzaguirre (San José, 1 marzo 1943), poetessa e scrittrice costaricana. Rritiene che una delle funzioni della poesia sia quella di rendere i lettori persone migliori e esseri umani più profondi. E scommette sulla bellezza e sull'amore, come uno dei modi migliori per affrontare la terribile sfida di sapersi mortali e di mostrare solidarietà al dolore del mondo.




lunedì 22 giugno 2015

Sputo le mie parole

 

MARÍA MONTERO ZELEDÓN

ORRORTODONZIA

Sputo le mie parole
come se fossero i miei denti.

Una mano pulisce le labbra.
L’altra la poesia.

Resta
il sapore di sangue in bocca.

(da La mano suicida, 2000)

.

La poesia ridotta a intervento dentistico: con molta ironia – soprattutto nel titolo, che gioca tra orrore e ortodonzia – la poetessa costaricana María Montero Zeledón – gioca su questa immagine un po’ cruenta per esprimere il dolore dello scrivere, operazione che talvolta può risultare tormentosa con il suo meccanismo di analisi interiore.

.

Demarquet

GEOFFROY DEMARQUET, “UNTITLED”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L’umanità si divide tra coloro che preferiscono leggere una poesia allo stare soli, coloro che rovinano la loro solitudine con una manciata di poesie e coloro che non hanno nulla da dire o da aggiungere alla loro solitudine.
MARÍA MONTERO ZELEDÓN




María Montero Zeledón (Bordeaux, Francia, 1970), poetessa e scrittrice costaricana. Dopo l'esordio a soli 15 anni con Il gioco conquistato, si è fatta conoscere come una delle voci più fresche e originali della letteratura centroamericana contemporanea. Collabora attivamente con numerosi media nazionali e internazionali.

martedì 21 ottobre 2014

Che i treni diventino pazzi

 

CARLOS VILLALOBOS

CHE TORNINO I TRENI

Che i treni diventino pazzi
e ci portino agli angoli dove la sorpresa
di un volto è un’allegria che non era in agenda,
che i treni, pazzi da legare, navighino come gondole
sulla riva dei parchi
dove i baci diventano eroi
e scendono da un solo strapiombo le stelle.

Che i treni scardinati
fingano delirando appuntamenti al buio con gli uccelli
e se ne vadano laggiù mischiando storie
e nonni
e ancora una volta raccolgano la venditrice di mango
che una sera a Orotina
mi offrì un sorriso così imprevisto
che non potrò ripagare, perché non so quanto affetto vale.

Che i treni che portarono mio nonno al porto
tornino qui
pensando d’essere i cani di casa,
non importa, che giungano muovendo la coda,
ma che giungano pazzi di gioia
e ancora ci portino alle pianure dove faceva
un sole del diavolo
e i ragazzi e le ragazze
escano correndo dalle case un’altra volta
e tornino a colmare di addii le finestre.

Che i treni tornino qui
non importa se giungono in un pacchetto
per posta,
se arrivano a cavallo
vantando una collezione di tatuaggi nei vagoni,
non è per caso, l’importante è che arrivino
e ci portino a scivolare tra i puledri,
a continuare il volto delle formiche.

(da AA.VV. - Ad ora incerta – traduzioni di Tomaso Pieragnolo - www.ebook-larecherche.it)

.

La vita è un viaggio, è una metafora che torna sovente: Fernando Pessoa considerava che “la vita è un viaggio sperimentale fatto involontariamente”. Il poeta costaricano Carlos Villalobos la trasforma in treni: quelli del futuro, quelli del carpe diem, quelli del passato e della memoria. Treni perduti, treni desiderati, treni attesi e invocati…

NOTA: Segnalo la possibilità di scaricare gratuitamente presso il sito dell’editore l’e-book con la raccolta di poeti centroamericani - da cui è tratta questa poesia di Carlos Villalobos - tradotti da Tomaso Pieragnolo.

.

Cardiff Docks

LIONEL WALDEN, “CARDIFF DOCKS”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
La vita è ciò che facciamo di essa. I viaggi sono i viaggiatori. Ciò che vediamo non è ciò che vediamo, ma ciò che siamo.
FERNANDO PESSOA, Il libro dell’inquietudine




Carlos Manuel Villalobos (Costarica, 1968, poeta, scrittore e filologo costaricano. Tra le sue pubblicazioni letterarie spiccano Altari di cenere, Il canto degli uffici, Il rito dei leggii, Insettitudini e Tribolazioni. Ha un dottorato in Letteratura Centroamericana e lavora come professore presso l'Università della Costarica, dove insegna Semiotica e Teoria della Letteratura.


domenica 3 agosto 2014

Quanta poesia intrecciano

 

JULIETA DOBLES

SILLOGISMI DELL’ASSENZA

Se il tuo silenzio morde la mia gioia,
scrivo.
 
Se non c’è musica per riempire le tue assenze,
scrivo.
 
Se ho nostalgia del calore delle tue mani
sulle mie spiagge bagnate,
scrivo.
 
Se quando ti nomino mi percorre la schiena
una fila di baci emigranti,
scrivo.
 
Se sulle tue labbra scomparse indovino
l’unica fonte che calma la mia sete,
scrivo.
 
Se il vuoto della tua voce trasforma i miei silenzi
in tamburi lontani e ossessivi,
scrivo.
 
Se tutta la mia pelle grida di solitudine e paura
per mettere in fuga la solitudine che mi invade,
scrivo.
 
Quanta poesia intrecciano
la tua assenza e il mio dolore!

.

La poesia è uno strumento per esprimere le proprie emozioni, per analizzare e condividere un sentimento. In questo caso la poetessa costaricana Julieta Dobles ne fa un mezzo di resistenza, la via di fuga per non soccombere alla nostalgia per un amore lontano, per un’assenza che pesa nel cuore e sulla pelle: quella mancanza, quel vuoto, si intrecciano alla solitudine e il ricordo, il desiderio, l’eros si fondono generando poesia.

.

Bonnard

PIERRE BONNARD, “JEUNE FEMME ÉCRIVANT”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L'assenza è un pungolo per il desiderio.
PROPERZIO, Elegie




Julieta Dobles Yzaguirre (San José, 1 marzo 1943), poetessa e scrittrice costaricana. Rritiene che una delle funzioni della poesia sia quella di rendere i lettori persone migliori e esseri umani più profondi. E scommette sulla bellezza e sull'amore, come uno dei modi migliori per affrontare la terribile sfida di sapersi mortali e di mostrare solidarietà al dolore del mondo.



lunedì 28 aprile 2014

La sete di un solo giorno

 

LUCÍA ALFARO

SETE INCOMPIUTA

Talvolta cammino prima del tramonto
con una pagina incompiuta nelle mie vene.

Discretamente violenterò i miei sogni
per sognare la tua ombra
alla fiamma indifesa della mia candela.

Oltre i miei petali tardivi
e il riflesso strappato delle mie lune,
mi sveglierò, amore,
sentendo che non basta
la sete di un solo giorno per amarti.

(da Nocturno de Presagios, 2010)

.

Un amore sensuale è protagonista dei versi della poetessa costaricana Lucía Alfaro, un amore che lascia però sete di sé, che si alimenta con il sogno e con il desiderio: “Mi scombini” dice altrove “e mi sveglio così piena / così tua / così estranea a me / e ai miei contorni”. È un amore totale dunque, che permea ogni istante e ogni cosa, che si impossessa del corpo e dell’anima, del giorno e della notte, del sogno e della veglia.

.

il_570xN.330811506

ALISA WILCHER, “WOMAN IN WHITE DRESS”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Quando non si ama troppo, non si ama abbastanza.
ROGER DE BUSSY-RABUTIN, Massime d’amore per le donne




Lucía Alfaro Araya (San José, 1959), poetessa costaricana. Laureata in Economia Aziendalee Filologia, ha un Master in Letteratura latinoamericana. È membro fondatore del Gruppo Letterario Poiesis, nel quale svolge attività di gestione culturale dal 2007. Ha pubblicato Nocturno de Presagios (2010).


domenica 4 agosto 2013

Una piccola barca

 

MÍA GALLEGOS

TORNO LA NOTTE

D’improvviso torno
la notte
con le mie scarpe d’acqua.

Mi spoglio
nel lento
esercizio delle mani
e cerco
soltanto
un oggetto mio,
una piccola barca,
una cometa,
un circo di cose inventate,
figure quotidiane,
tue e mie,
che amo.

Ma so
che all’improvviso
divento inaccessibile
e torno ad essere silenzio
e fiamma oscura,
dove la mia barca
fugge dalla tua spiaggia.

.

Una poesia dai contorni onirici e sensuali, come altre di Mía Gallegos, poetessa della Costarica. L’atmosfera magica si fonde con gli stati d’animo in un dibattersi tra volere e non volere che porta l’amore al di là del suo lato puramente fisico ed emozionale, ad un suo carattere universale: “Ugualmente cerco / quegli amori metafisici / per i quali si vive / una vita, / o molte vite / senza potere incontrarli”.

.

247606_1906388191035_1358294_n

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Cerco dentro di me. Talvolta credo che le parole siano insufficienti. Così ho bisogno di emozioni forti e violente perché affiori quel che desidero esprimere.

MÍA GALLEGOS




Mía Gallegos (San José, 1953), poetessa costaricana. La sua poesia mitica e onirica è un esempio di resistenza femminile di fronte a un mondo ostile. All'età di ventitré anni, vinse il Premio Creazione Giovane nel 1976 per il suo libro Golpe de Albas, poi il Premio Alfonsina Storni  nel 1977 e il Premio Nazionale Aquileo Echeverría nel 1985.


lunedì 3 giugno 2013

Le cose consumate

 

LAUREANO ALBÁN

GLI INFIMI CREPUSCOLI

A Conchita Rafael Morales

Amo le cose che consumate brillano
come se i crepuscoli fossero
fermi in esse ardendo per sempre.

I bordi delle sedie raffinati
dalla devozione chiara delle dita.
I bicchieri trasparenti per servire
sorgenti distanti.
I selciati sottomessi all’ombra.
Le vesti sfilate dall’aria.

Amo la loro affaticata servitù
di diamante appagato,
la sommessa passione dei loro silenzi.

Amo la loro anima d’autunno che fu alta
e condivise gli occhi del miracolo.

Il loro modo di darci l’oblio,
senza pianto né violenza,
come una saggia prossimità che splende,
come la mano dell’amore senza nessuno.

Amo i libri vecchi
manipolati dalla luce,
i ciottoli che stanno nella mano
dove ardono paesaggi lontanissimi.

Perché va verso l’addio la loro lenta musica,
si abbracciano all’ombra senza gemere,
silenziose come il fuoco dimenticato delle lampade
che restano sole al giungere dell’alba.

(da Herencia del otoño, 1980 - Traduzione di Tomaso Pieragnolo)

.

Laureano Albán è un poeta del Costarica, esponente del movimento trascendentalista, di cui nel 1974 redasse il manifesto: “L’esperienza trascendentale è dunque possibile, quotidiana e naturale. Niente vi è in essa di irraggiungibile o di alieno alle nostre capacità di comprensione. È un’esperienza propria dell’uomo, sua e spontanea. E grazie ad essa esiste la poesia”. Un romanticismo di ritorno che si può apprezzare in questa lode anche un po’ crepuscolare alle cose logorate dall’uso, che alla fine altro non sono che l’emblema della vita vissuta, la memoria…

.

Black-and-White-Still-Life

TIM DOLBY, “BLACK AND WHITE STILL LIFE”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta dice l’ineffabile, utilizza il linguaggio indiretto. Non si può andare oltre la mente razionale con il linguaggio razionale. La bellezza è l’ombra di Dio sull’universo, come scrisse Platone
.
LAUREANO ALBÁN, ArtStudio Magazine, 15 aprile 2004




Laureano Albán Rivas (Turrialba, 9 gennaio 1942), poeta e scrittore costaricano. Nel 1977 lanciò il Manifesto Trascendentalista: questo movimento letterario, la cui creazione suscitò polemiche, arrivò in Spagna nel 2000, quando Albán fondò a Madrid il gruppo trascendentalista di Aranjuez, rimasto attivo nella penisola sotto il coordinamento del poeta spagnolo Monserrat Doucet.


giovedì 6 settembre 2012

Bambina in tumulto

 

EUNICE ODIO

VORREI ESSERE BAMBINA

Io vorrei essere bambina
per accoppiare le nubi a distanza
(alte claudicanti della forma),
 
per giungere all’allegria delle piccole cose
e domandare,
come chi non lo conosce,
il colore delle foglie.
Com’era?
 
Per ignorare ciò che è verde,
il verde mare,
la risposta salubre del tramonto in ritirata,
il timido gocciolare degli astri
sul muro del vicino.
 
Essere la bambina
che cadeva d’improvviso
dentro un treno con angeli,
che arrivavano così, in vacanza,
a correre brevemente tra le uve,
o attraverso notturni
fuggiti da altre notti
di geometrie più alte.
 
Però adesso, che cosa devo essere?
Se mi sono nati questi occhi così grandi
e questi chiari desideri di sbieco.
 
Come potrò essere ora
quella che voglio io
bambina di verdi,
bambina vinta di contemplazioni
che cade da se stessa rosea
 
...se mi dolse moltissimo dire
per raggiungere nuovamente la parola
che fuggiva,
saetta scappata dalla mia carne,
 
e mi ha addolorato molto amare a tratti,
impenitente e sola
e parlare di cose incompiute,
tinte cose di bimbi,
di candore dissimulato,
o di semplici api
aggiogate a tristi rosari.
 
O essere colma di questi scatti
che mi cambiano il mondo a grande distanza.
 
Come potrò essere ora,
bambina in tumulto,
forma mutevole e pura,
o semplicemente, bambina alla leggera,
divergente in colori
e adatta per l’addio
in ogni momento.

(da El tránsito de fuego, 1957 - Traduzione di Tomaso Pieragnolo)

.

Fuggire da un mondo che è troppo pesante per noi, liberarci del fardello che grava sulle nostre spalle, rintanarci in un rifugio sicuro dove poter coltivare i nostri sogni e medicare le ferite che la vita ci ha inferto. Tutti noi, probabilmente, abbiamo avuto questo pensiero. La poetessa costaricana Eunice Odio, come Guido Gozzano, come Joan Margarit, come Cesare Pavese, come Colette Nys-Mazure, individua questo tranquillo porto nell’infanzia, nel regno degli anni perduti al quale non si può ritornare se non con la mente.

.

NANCY CROOKSTON, “L'AMORE DI UNA MADRE”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L'infanzia non ha tempo. Man mano che gli anni passano bisogna conservarla e conquistarla, nonostante l'età
.
EMMANUEL MOUNIER





Yolanda Eunice Odio Infante (San José, 18 ottobre 1919 – Città del Messico, 23 marzo 1974 ), poetessa costaricana nota per il suo variegato corpus di opere, inclusi articoli, saggi, riflessioni, lettere, racconti e letteratura per bambini. Ha anche ricoperto ruoli di giornalista ed educatrice, insegnando inglese e francese.



lunedì 27 agosto 2012

Una sberla di dolcezza


MÍA GALLEGOS

LA CRUNA DELL’AGO, VII

All’amore sono giunta con un grido di seta
e ci ho messo le guance,
il corpo e la coscienza.

Niente è rimasto di me,
neppure una lettera,
neppure uno specchio in cui riconoscermi.
Ma ho imparato a passare
per la cruna dell’ago,
cioè a perdonare sinceramente.
A lasciare la pelle nel filo di ferro,
a ferirmi dalla testa
ai piedi.

Ho perso tutto.
E quando ho capito che non sapevo difendermi dalla gente,
ho risposto con una sberla di dolcezza,
perché io  so
che solo i dolci erediteranno la terra.

.

Abbiamo già visto in un’altra poesia la costaricana Mía Gallegos definirsi “dolce” e “avvinghiata alla dolcezza”. Questi versi più che una conferma ne sono l’esaltazione: una donna che è stata ferita, delusa e ingannata dall’amore e dalla gente ma che è stata ogni volta capace di andare oltre, di lasciare che la sua anima passasse attraverso la cruna dell’ago, lasciando il corpo a soffrire; una donna convinta che la dolcezza – bellissimo l’ossimoro in cui è associata alla “sberla” – è la sola maniera di vivere e contiene già in sé la ricompensa, senza bisogno di avvelenarsi il cuore.

.

PIERRE PUVIS DE CHAVANNE, “LA SPERANZA”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L'unica cosa che valga sul serio è la tenerezza.
EVGENIJ EVTUSENKO, Autobiografia precoce




Mía Gallegos (San José, 1953), poetessa costaricana. La sua poesia mitica e onirica è un esempio di resistenza femminile di fronte a un mondo ostile. All'età di ventitré anni, vinse il Premio Creazione Giovane nel 1976 per il suo libro Golpe de Albas, poi il Premio Alfonsina Storni  nel 1977 e il Premio Nazionale Aquileo Echeverría nel 1985.


lunedì 16 luglio 2012

Il mio pezzo di mare

 

JULIETA DOBLES

IL MARE DENTRO

Anche lontano dal mare,
ho un po’ di mare nei miei occhi
a mandare riflessi azzurri.

Solo un profilo, un orizzonte
raccolto e vivo
che mi chiama e richiama
con la sua chiara presenza
di amico, amante, amato.
E con la sua insenatura torbida o limpida
dove affondare lo sguardo
e tutte le stanchezze.

Ogni mattino al risveglio lo bevo
come una dolce droga.
Divino nel suo colore il futuro del giorno.
Mi dondolo al suo lontano movimento,
mi immergo nella sua luce,
tagliata dalla nebbia
in pallide isolette,
Ed è più reale e più mio
di tutti gli oceani
che non posso contenere.

Quando qualcuno dice: “Il mare!”,
è il mio pezzo di mare
che gli risponde.

Quando qualcuno dice:
“L’orizzonte è d’argento!”,
sono sicura che la sua miniera è il mio mare.

Incorniciato dai miei alberi
che l’autunno fa rossi ogni giorno di più con maggior furore,
mi si apre dolcemente
e mi parla di casa, di scienza,
di felicità, d’amore,
di spiagge remote,
di bambini che ridono,
di città feroci
e di profondità di pesci
come ideali,
sorpresi e bucolici.

Quando una barca lo divide in due,
mi lancia il luccichio dolente della sua spuma
distante.
E quando la tempesta lo rabbuia e lo irrita,
mi abbaglia con la sua terribile forza
di ondate irose.

Cambia volto e colore
secondo l’avanzare del giorno.
All’alba è nebbioso e lontano,
come se il sogno avvolgesse anch’esso.
La mattina sorge, azzurro e glorioso,
tromba gioiosa
che sale fino alla spiaggia e deborda.
A mezzogiorno è di cobalto e profondissimo,
poi gli cade sopra il cielo.
Il pomeriggio si diluisce,
brillante e caliginoso,
come se dall’altra parte lo aspettasse
un appuntamento amoroso.
E la notte, resta solo il suo cupo rimbombo,
sincronizzando il sogno e il vuoto.

Ho sempre voluto tenere un mare in me.
Da bambina, questo mare
sarebbe stato il regalo perfetto.
Tante volte l’ho sognato mio, sotto il letto,
avvolto in riflessi bagnati,
pieno di grazia e di schiuma salmastra,
tutto per me!

La vita mi ha aiutato a costruirlo.
Basta che chiuda gli occhi,
e mi sta aspettando lì,
Liquido, dolce, vago,
come un sogno infantile
che all’improvviso
mi salta tra le mani.

.

Devo dire che quando ho letto questi versi di Julieta Dobles, poetessa costaricana, mi sono riconosciuto. È come se li avessi scritti io, perché il mare è dentro ognuno di noi, ancestrale eredità forse di quando nel corso dell’evoluzione fummo celacanti: ci chiama, ci ammalia. È il nostro ambiente naturale. Per questo qui, nella fertile pianura lombarda di fiumi e laghi, anche quando è autunno o inverno, anch’io, come Julieta Dobles, quando chiudo gli occhi, vedo il mare, il mare che ho dentro…

.

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Il mormorio sommesso del mare avvolto nella notte parlava all'anima.
THOMAS MANN, La morte a Venezia




Julieta Dobles Yzaguirre (San José, 1 marzo 1943), poetessa e scrittrice costaricana. Rritiene che una delle funzioni della poesia sia quella di rendere i lettori persone migliori e esseri umani più profondi. E scommette sulla bellezza e sull'amore, come uno dei modi migliori per affrontare la terribile sfida di sapersi mortali e di mostrare solidarietà al dolore del mondo.



martedì 3 luglio 2012

Mia di me


MÍA GALLEGOS

MIA DI NESSUNO

Mía Gallegos.
Mia di nessuno. Mia di me.
Senza una biografia.
Dolce. Quasi acida.
Con un destino tracciato
in una croce.

Mía Gallegos. Mia di nessuno,
di nessuno, nessuno, nessuno, nessuno.
Avvinghiata alla dolcezza
come all’unico pane che non conforta.
Mia di nessuno. Mia di me.
Senza aria. In ombra.
Lascia che il tempo passi.
Lascia che la vita passi.
Lascia che l’amore passi.
Lascia che la morte passi.

Mia senza biografia e senza antenati.
Senza radici.
Né santa
né puttana.
Mia di me.

.

I poeti sanno come raccontare la realtà: la analizzano. E sanno naturalmente analizzare anche se stessi: perciò questo autoritratto che traccia di sé la poetessa costaricana Mía Gallegos è certamente il migliore possibile: gioca con il suo nome di battesimo Mía e con il possessivo “mia” per sottolineare la sua libertà – anche libertà di donna, rivendicazione della sua femminilità: “Mi appartengo da sola. / Non c’è dicotomia tra lo specchio e me. / Una vive e l’altra sogna. / Insieme ricordiamo un uomo. / Insieme abbiamo scritto questi versi”.

.

image

DAVID GRAUX, “PIERRE DE LUNE”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
Vivere, già l’ho detto: / tenere a portata di mano un plico di fogli: / una matita, libri, disegni, sogni.
MÍA GALLEGOS




Mía Gallegos (San José, 1953), poetessa costaricana. La sua poesia mitica e onirica è un esempio di resistenza femminile di fronte a un mondo ostile. All'età di ventitré anni, vinse il Premio Creazione Giovane nel 1976 per il suo libro Golpe de Albas, poi il Premio Alfonsina Storni  nel 1977 e il Premio Nazionale Aquileo Echeverría nel 1985.


venerdì 9 dicembre 2011

Un albero d’amore


JORGE DEBRAVO

RESURREZIONE

In questa notte assetata ho chiesto
chi sei e chi sei.
Perché la tua carne è triste come un legno opaco
e perché hai la bocca piena di spilli.

E lentamente, stanotte ti ho separata
come un albero d'amore, dalle altre donne,
e facendo del mio sangue acqua, ho battezzato
i tuoi dolori e i tuoi piaceri.

E ho detto alla morte che non può uccidermi!
E ho detto alla vita che non mi può sconfiggere!
E ho detto alla terra che se riesce a seppellirmi,
dove mi seppellirà verrai a prendermi!
E ho detto al nulla che se riesce a spegnermi,
tu, con i tuoi grandi baci, tornerai ad accendermi!

.

L’amore è un fuoco. Il vero amore è un fuoco inestinguibile che nulla è in grado di cancellare. Questo è il senso della poesia di Jorge Debravo, uno dei più promettenti poeti del Costarica strappato alla vita da un incidente in motocicletta a soli 29 anni. L’amore per una donna, Marguerita; l’amore per i figli, Lucrecia e Raimundo – c’è tra l’altro una bellissima poesia di Debravo dedicata al parto (“Donna, tutto il mio sangue è qui con te / in questa lotta che sostieni / (…) / Mai è stato il mio amore tanto vicino a te / come in questa notte di tortura”); l’amore universale condiviso con tutti gli uomini perché “sono uomo, sono nato / ho pelle e speranza”. L’amore che, come la Fenice, risorge sempre e fa girare il mondo.

.

image

MARC CHAGALL, “INNAMORATI CON SOLE ROSSO”

.

--------------------------------------------------------------------------------------------------------
LA FRASE DEL GIORNO
L'amore: ecco la parola sacra ancora capace ed efficace da lanciare alle anime.
ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY, Terra degli uomini




Jorge Debravo (Turrialba, 31 gennaio 1938 - San José, 4 agosto 1967), poeta costaricano. Autodidatta, nelle sue poesie si notano influssi di Neruda, Vallejo, Amado Nervo, Bécquer e Whitman. Morì a 29 anni in un incidente di motocicletta mentre si recava al lavoro di ispettore delle assicurazioni.


giovedì 30 settembre 2010

A Tegucicalpa

 

VILMA VARGAS ROBLES

TEGUCICALPA

Mi fai male
come se l’aria intorpidita dei tuoi tetti fosse con me
e mi desse la forza in un respiro affannato.

Lasci ciottoli negli occhi
- si vedono la notte -

Ho paura di cadere.

Balbetto davanti a una cartina stradale.
Penso di fuggire e continuo a cercarti,
terra spaccata dove affondo e germoglio con durezza.

(da El fuego y la siesta, Ministerio de Cultura de Honduras, 1983)

.

Chi frequenta con assiduità questo blog sa che ogni tanto amo proporre voci poco note e spesso voci di poetesse: forse perché sono affascinato dalla differenza del modo di pensare femminile. Trovo che le donne vedano il mondo e la realtà da un altro punto di vista. E questo mi piace davvero parecchio, è utile al confronto.

Ecco allora Vilma Vargas Robles, poetessa del Costarica. È una delle fondatrici dell’Associazione Culturale Casa della Poesia, che si propone di diffondere la poesia come strumento di pace, e ha pubblicato “El fuego y la siesta”, “El ojo de la cerradura” e “El oro de la vida”.

La poesia proposta, parla di una città, Tegucicalpa, la capitale dell’Honduras, e delle sensazioni che provoca nella giovane Vilma. Sensazioni che abbiamo provato tutti in una città straniera: e non è questo la poesia, condividere un’emozione'?

.

Veduta di Tegucicalpa © LeRoc

.

* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
LA FRASE DEL GIORNO
Le parole non sono di questo mondo / fino a quando non cadono a terra / simili a frutti o demoni.
VILMA VARGAS ROBLES, El fuego y la siesta




Vilma Vargas Robles
(Turrubares, 4 febbraio 1961), poetessa costaricana. Ha studiato sociologia, diritto e letteratura presso l'Università della Costa Rica. Ha pubblicato i libri: El fuego y la siesta (1983), El ojo de la cerradura (1993),  El oro de la vida (1996)  Quizá el mañana (2007).