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domenica 7 gennaio 2024

Gli alberi in inverno


ÁGNES NEMES NAGY

ALBERI

È tempo di imparare. Gli alberi in inverno.
Il modo in cui sono coperti di brina dalla testa ai piedi.
Arazzi rigidi e monumentali.

È tempo di conoscere quella regione dove
il vetro diventa vapore e aria,
e dove gli alberi galleggiano nella nebbia
come qualcosa che si ricorda ma si è perduto da tempo.

Gli alberi, e poi il ruscello dietro,
il movimento silenzioso delle ali delle anatre selvatiche,
la profonda notte blu, bianca e cieca,
dove vive la tribù incappucciata delle cose,
qui si deve imparare il mai celebrato
eroismo degli alberi.

(da Solstizio, 1967)

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In Ágnes Nemes Nagy, poetessa ungherese, l'io lirico esce da sé, si situa in un posto diverso, negli oggetti: luoghi tangibili, visibili, apportano contenuto alla poesia: così gli alberi d'inverno vengono a personificarsi nella loro resistenza, nel loro eroismo di fronte al gelo.

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FOTOGRAFIA © PRINTEBOEK/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO  

In realtà sono le anime degli alberi che noi vediamo in inverno. In estate tutto è verde e idilliaco ma in inverno sono soltanto i rami e i tronchi ad esaltare.
LARS VON TRIER, Nymphomaniac

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Ágnes Nemes Nagy (Budapest, 3 gennaio 1922 – 23 agosto 1991), poetessa, scrittrice, educatrice e traduttrice ungherese. Con l’avvento del comunismo,le fu proibito di pubblicare dal 1949. Fu simbolo della resistenza letteraria al realismo socialista. Durante il periodo stalinista visse di borse di studio a Roma e Parigi e lavorò come insegnante.


giovedì 7 dicembre 2023

Togliendo lentamente il trucco


ÁGNES NEMES NAGY

DAVANTI ALLO SPECCHIO

Ti stai togliendo lentamente il trucco
e vorresti toglierti anche tutta la faccia,
aspetti che la poltrona si alzi, agiti una mano,
e con un gesto annoiato, si alzi dietro di te.

(da In un mondo duale, 1946)

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La forza delle poesie di Ágnes Nemes Nagy risiede nella pulizia delle sue quartine: indaga in esse l’ordine delle cose, i suoi sentimenti. Alcuni critici l’hanno accostata per questa sua caratteristica a Rilke e, anche meglio, a Emily Dickinson. Davanti allo specchio è una pagina di diario in cui la poetessa ungherese posa la sua stanchezza e il suo sconforto, desiderando quasi scambiarsi con l’immobilità della sedia: “Cosa dovrei fare? Non lo so. / Intreccio le mani. / Mi siedo sul letto senza parole. / Dove mi sono trovata?

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ROBERT LEWIS REID, "IL KIMONO VIOLA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Sappiamo tutto. Ci stiamo solo nascondendo, / proprio come gli enigmi.
ÁGNES NEMES NAGY, Fulmine a secco

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Ágnes Nemes Nagy (Budapest, 3 gennaio 1922 – 23 agosto 1991), poetessa, scrittrice, educatrice e traduttrice ungherese. Con l’avvento del comunismo,le fu proibito di pubblicare dal 1949. Fu simbolo della resistenza letteraria al realismo socialista. Durante il periodo stalinista visse di borse di studio a Roma e Parigi e lavorò come insegnante.


mercoledì 13 settembre 2023

I tuoi lineamenti semplici


ÁGNES NEMES NAGY

TI SIEDI E LEGGI

Ti siedi e leggi. Quanto sei sola, nemmeno tu lo sai.
Ma a volte indovini e poi con un movimento lento,
e un pizzico di lieve tristezza i tuoi lineamenti semplici
si immergono nella luce.

(da La notte di Akhenaton, 2004)

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Una poesia delicata dove apparentemente nulla succede, questa della poetessa ungherese Ágnes Nemes Nagy: in realtà c’è tutto uno stato d’animo che si manifesta nel ritratto, nel bozzetto, se ci immaginiamo la stanza in cui la donna immersa nella lettura emerge dalla concentrazione in cui è sprofondata.

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FRANZ EYBL, "RAGAZZA CHE LEGGE"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Nel momento in cui leggo, è vero, sono come sospeso in un altrove tessuto di ombre e di fantasmi. Leggendo, calati nella logosfera del testo, ci si può persino sentire, a occhi aperti, immersi in un sogno più vero e più vivo della realtà circostante.
EZIO RAIMONDI, Un’etica del lettore




Ágnes Nemes Nagy (Budapest, 3 gennaio 1922 – 23 agosto 1991), poetessa, scrittrice, educatrice e traduttrice ungherese. Con l’avvento del comunismo,le fu proibito di pubblicare dal 1949. Fu simbolo della resistenza letteraria al realismo socialista. Durante il periodo stalinista visse di borse di studio a Roma e Parigi e lavorò come insegnante.


venerdì 5 gennaio 2018

La liberazione dell’uomo


ATTILA JÓZSEF

COME LA VIA LATTEA

Come la Via Lattea
sulle volte che si dilatano
dei cieli in movimento
e come la realtà dopo una febbre acuta
così brilla e risplende,
nella mia anima avida del mondo,
la liberazione dell’uomo...

(da Poesie, Lerici, 1957 – Traduzione di Umberto Albini)

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Le passioni sociali, le sofferenze di classe, sono uno dei temi che il poeta ungherese Attila József predilesse - di più, ne fece ragione di vita, arrivando a uccidersi per la delusione e il disinganno sulla politica che i suoi stessi compagni di partito gli provocarono. Eppure, questa ansia ideale di libertà umana che arde come una febbre e che splende come la Via Lattea, rende perfettamente l’animo di Attila.

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Schloe


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LA FRASE DEL GIORNO
Dove la libertà è regola / avverto sempre l’infinito.
ATTILA JÓZSEF, Poesie




Attila József (Budapest, 11 aprile, 1915 - Balatonszárszó, 3 dicembre 1937), poeta ungherese,  incompresa voce del proletariato. Studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; fu redattore della rivista letteraria Szép Szó Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell'infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo.


giovedì 10 novembre 2016

Come un dio in sogno

 

MIKLÓS RADNÓTI

TI HO NASCOSTO A LUNGO

Ti ho nascosto a lungo,
come il ramo tra le foglie
il frutto che tarda a maturare,
e ora fiorisci nei miei occhi
come sullo specchio della finestra d’inverno
il fiore giudizioso del ghiaccio.
E so già cosa significa
quando posi la mano sui capelli,
e custodisco già nel cuore
il movimento della caviglia,
e il bell’arco delle costole
che ammiro con distacco,
come chi s’è riposato
su tali meraviglie che respirano.
Eppure nei miei sogni
spesso ho cento braccia
e come un dio in sogno
ti stringo nelle mie cento braccia.

(da Mi capirebbero le scimmie, Donzelli, 2009, a cura di Edith Bruck)

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È un sogno d’amore del poeta ungherese Miklós Radnóti, perseguitato in quanto ebreo, processato per ingiuria religiosa e pornografia, cacciato dal suo posto di insegnante. Siamo nel 1942, quando è costretto ai lavori forzati in una fabbrica di zucchero, lontano dall’amata moglie Fanni. Ma il regime che può limitarne e controllarne la libertà, nulla può contro i sogni e i pensieri. Il 10 novembre 1944 Radnóti venne fucilato durante la massacrante marcia forzata di deportazione – secondo testimoni irritò un ufficiale ubriaco perché scarabocchiava un taccuino. Fu sepolto in una fossa comune ad Abda; finita la guerra, il suo corpo fu esumato: in tasca gli trovarono il quaderno con le sue ultime poesie.

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Sogno

IMMAGINE © HD WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Così l'amore ti fa sfolgorante e la sua mano / vigile ti ripara da innumeri sventure.
MIKLÓS RADNÓTI




Miklós Radnóti (Budapest, 5 maggio 1909 – Abda, 10 novembre 1944), poeta ungherese. Essendo ebreo, non poté esercitare la professione d'insegnante;  perseguitato, rinchiuso in vari campi di concentramento in Ungheria e in Serbia, venne infine fucilato. Fu tra le voci nuove della corrente di ispirazione popolare, manifestatasi a partire dagli anni Trenta; la sua tematica è legata ai problemi e alle trasformazioni delle città.


giovedì 19 maggio 2016

Sempre ti attendo

 

ATTILA JÓZSEF

ATTESA

Sempre ti attendo. L'erba è rugiadosa.
Anche gli alberi grandi dalle chiome
piene di orgoglio aspettano. Io sono
rigido e vacillante a volte. È tetra
la notte per chi è solo.
Se tu venissi, si farebbe il prato
liscio: e silenzio, gran silenzio.
Ma udiremmo una musica notturna
misteriosa; sulle nostre labbra
canterebbero i cuori e lentamente
ci fonderemmo, offerti al rosso ardore
d'un profumato altare,
nell'infinito.

(da Poesia, n.120, Settembre 1998 - Traduzione di Umberto Albini)

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“Io non so altro che amare / faticando sotto i pesi più gravi” scrisse il poeta ungherese Attila József, uomo tormentato e schizofrenico la cui vita segnata dall’abbandono finì sotto un treno forse per suicidio forse per incidente. E questo, raccontato nei versi, è uno dei suoi sogni d’amore: la voluttà dell’attesa, nella quale si immagina ciò che accadrà.

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 Remain simple

FOTOGRAFIA © REMAIN SIMPLE

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore è un continuo domandare, ma è anche trepida attesa.
FRANCESCO ALBERONI, L’erotismo




Attila József (Budapest, 11 aprile, 1915 - Balatonszárszó, 3 dicembre 1937), poeta ungherese,  incompresa voce del proletariato. Studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; fu redattore della rivista letteraria Szép Szó Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell'infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo.


sabato 23 agosto 2014

Domande al futuro


GYÖRGY PETRI

NELL’INVERNO DEL 1980


Alla fine di questa tappa
che comincia adesso, compirò
quarantanove anni. Non ho idea
di quale sarà la moda
allora: che modello
di biancheria intima, quali carabattole…
I giorni della mia gioventù, ad ogni modo,
si saranno consumati tutti.
Questo uomo logoro
cercherà ancora compromessi?
E quali? In che lingua
leggerà il giornale? Dormirà
con la stessa donna
che oggi si sveglia al suo fianco?


(da Azt hiszik, 1985).


Domande senza risposta quelle che si pone sul principio degli anni ‘80 il poeta ungherese György Petri: sono le domande che capita di porsi ogni tanto, quando si pensa al futuro non prossimo, sono domande che si pongono soprattutto i più giovani – al tempo di questi versi Petri ha 27 anni e l’avvenire gli appare incertissimo anche perché è un dissidente, considerato sovversivo dal regime comunista ungherese. A noi che lo leggiamo “dal futuro” è dato di sapere come si è sviluppato per György Petri: dopo dieci anni di dura opposizione poté godere del crollo del regime con la Rivoluzione del 1989, incassò tutta una serie di premi letterari che prima gli erano negati, divenne anche parlamentare per poi ritirarsi schifato e morire di cancro alla laringe – da fumatore accanito – nel 2000. Compromessi ne ha dovuti fare, la biancheria intima si è evoluta rimpicciolendosi ancora un po’, il giornale è rimasto tale, almeno prima di diventare online. Quanto alla donna, non era la stessa: Petri si sposò infatti ben tre volte.

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paint-the-future-andrew-judd
ANDREW JUDD, “PAINT THE FUTURE”
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LA FRASE DEL GIORNO
Passiamo tutta la vita a preoccuparci del nostro futuro. A pianificare il futuro. A cercare di prevedere il futuro. Come se prevederlo potesse in qualche modo attutire i colpi. Ma il futuro cambia sempre. Il futuro è la dimora delle nostre paure più profonde. E delle nostre speranze più folli. Ma una cosa è certa, quando alla fine si rivela, il futuro non è mai come l'avevamo immaginato.
ALLAN HEINBERG, Grey’s Anatomy, 5ª stagione, episodio 23




György Petri (Budapest, 22 dicembre 1943 – 16 luglio 2000), poeta ungherese. Sotto l'influenza di Lukács, affermò di essere un austromarxista, che si opponeva fortemente alla dottrina ufficiale dell'epoca. Dal 1975 al 1988 le sue opere furono bandite in quanto politicamente inaccettabili. La prima raccolta ufficiale delle sue poesie è stata stampata nel 1991 da Szépirodalmi Könyvkiadó.


giovedì 24 aprile 2014

Amami

 

ATTILA JÓZSEF

METTI LA MANO

Metti la mano
sulla mia fronte
come se la tua mano
fosse la mia mano.

Sorvegliami, come se
mi si volesse uccidere
come se la mia vita
fosse la tua vita.

Amami, come se
tu lo volessi
come se il mio cuore
fosse il tuo cuore.

(da Non ho padre né madre, 1929 - Traduzione di Edith Bruck)

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Un disperato bisogno d’amore, il desiderio di un amore totale e totalizzante, che protegga al punto da inglobare, da unificare il sentimento dei due innamorati. È quello che pervase la sfortunata vita di Attila József, poeta ungherese: una prima delusione amorosa portò al suo ricovero in una clinica psichiatrica; alla seconda, quando la psicoterapeuta di cui si era innamorato sposò il poeta Gyula Illiès, non trovò altro rimedio che il suicidio.

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Roka

DIPINTO DI CHARLES ROKA

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore del poeta è un fuoco di paglia / perciò è così rapido e vorace.
ATTILA JÓZSEF




Attila József (Budapest, 11 aprile, 1915 - Balatonszárszó, 3 dicembre 1937), poeta ungherese,  incompresa voce del proletariato. Studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; fu redattore della rivista letteraria Szép Szó Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell'infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo.


lunedì 10 febbraio 2014

Uno sguardo al cielo


ATTILA JÓZSEF

COSCIENZA, 7


Da quaggiù ho dato uno sguardo di sera
alle ruote dentate dei cieli -
dai casuali fili splendenti
il telaio del passato ha intessuto le sue leggi:
ho dato uno sguardo di nuovo al cielo
e sotto i miei sogni aeriformi
ho visto che il tessuto della legge
da qualche parte si lacera sempre.


(da Ballo d’orso, 1934 - Traduzione di Edith Bruck)

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La figura febbricitante di Attila József, inquieto poeta ungherese, si pone interrogativi sul senso del vivere, sulla connessione tra sogni e reale, su quello che va al di là del visibile e che in definitiva è l’essenza stessa della poesia. Così, se davvero “l’ordine è un mondo ferreo”, tuttavia la sua legge ammette eccezioni.

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Big-Painting-blue-sky
JACQUELINE LOH, “BIG BLUE SKY”

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LA FRASE DEL GIORNO
Da centomila anni sto guardando / quello che ora soltanto vedo. / Dunque è un attimo tutto il tempo / che centomila avi in me stanno guardando.
ATTILA JÓZSEF




Attila József (Budapest, 11 aprile, 1915 - Balatonszárszó, 3 dicembre 1937), poeta ungherese,  incompresa voce del proletariato. Studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; fu redattore della rivista letteraria Szép Szó Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell'infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo.


venerdì 10 gennaio 2014

Vivo per tenerti in me

 

LŐRINC SZABÓ

SOLITUDINE

Sono così felice, ardentemente,
d'amarti anche così, col mio dolore,
e vivo solo per tenerti in me
e non debbo evocarti per sentire
che sei qui: tu con gli occhi sognanti
e angosciati a osservare
questo destino che mi conduce
e mentre vecchi paesi s'accendono
e gli anni, penso che anche tu t'accendi,
tu che la trovi al fondo del tuo cuore
la mia tenerezza dolente.

Ora è il dolore la felicità,
ed è questo ad unirci; e più ancora
(e mai tanto così completamente!)
quando un sorriso un po' ironico passa
sulla dolcezza del tuo viso, e a me,
forse per pungermi, dici
(ma piena di fiducia e comprensiva):
"Mi ameresti così
se fossi ancora viva?"

(da Terra, forza Dio, 1922)

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L’assenza dell’amata è la protagonista di questi versi del poeta ungherese Lőrinc Szabó: l’amore però non è morto, continua a vivere ed è struggente il miracolo che compie, quello di trasformare il dolore in felicità, la mancanza dell’amata in tenerezza. Fa pensare questa poesia: fa pensare alle cose che abbiamo e che non consideriamo, alle parole che dovremmo dire e non diciamo, a tutte le volte che non pronunciamo un «Ti amo».

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SONY DSC

FOTOGRAFIA © GOOD-WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
L'assenza genera una solitudine che a nessuno si può imporre di comprendere.

TORBEN GULDBERG, Tesi sull’esistenza dell’amore




Lőrinc Szabó (Miskolc, 31 marzo 1900 – Budapest, 3 ottobre 1957) , poeta e traduttore ungherese. Profondamente pessimista, come emerge dalle sue poesie, venne da alcuni considerato filonazista e dopo la guerra fu emarginato dalla vita culturale ungherese. 


giovedì 24 febbraio 2011

Che nome devo darti?

 

SÁNDOR PETŐFI 

CHE NOME DEVO DARTI

Che nome devo darti, quando
fra la penombra del nostro vagheggiare
meravigliato contemplo
la stella vespertina dei tuoi occhi
come la prima volta la vedessi...
Che nome devo darti quando
s'effonde la tua voce:
la tua voce che a udirla
i dispogliati alberi d'inverno
gemman di foglie verdi già credendo
venuta primavera
la tanto attesa loro redentrice
poiché canta l'usignolo.
Che nome devo darti,
madre della mia gioia,
figlia fatata d'una mia visione
lanciata al cielo,
radiosa realtà che rendi
umili le più folli mie speranze,
unico mio bene,
più d'un mondo a me cara, a me preziosa,
bella, giovane, dolce mia sposa...

(da La letteratura ungherese, Sansoni/Accademia - Traduzione di F. Tempesti)

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Quello che la donna amata rappresenta per il poeta è inesprimibile: questo prova a dire con le parole Sándor Petőfi , la voce più importante della letteratura ungherese dell’Ottocento, patriota che diede la sua vita per la libertà, cadendo a soli ventisei anni il 31 luglio 1849 nella battaglia di Segesvár contro gli invasori russi.

Versi semplici e immediati, senza artificiosità, che portano nella poesia i toni e i temi delle canzoni popolari, che rivelano l’anima campestre delle popolazioni magiare. Una lirica amorosa che si esprime in grande armonia: non c’è nome che si possa dare alla donna amata, dice Petöfi, se lei con il suo semplice sguardo è in grado di ricreare l’universo, se solo parlando suscita l’immagine della primavera…

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Fotografia © 100 Portraits

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LA FRASE DEL GIORNO 
Donna, mistero senza fine bello.
GUIDO GOZZANO, I colloqui




Sándor Petőfi (Kiskőrös, 1º gennaio 1823 – Segesvár, 31 luglio 1849), poeta e patriota ungherese. La sua poesia, nell'ambito del Romanticismo, è caratterizzata da un linguaggio nuovo, alimentato dalla conoscenza e dal gusto della lirica popolare della sua terra, in assoluta rottura con l'accademismo formale della poesia che lo precede.


mercoledì 14 aprile 2010

L’amore di Attila József


ATTILA JÓZSEF

TI BENEDICO CON TRISTEZZA, CON ALLEGRIA


Ti benedico con tristezza, con allegria
temo per te con tutto quello che ho di amabile
ti custodisco con le palme che implorano
coi campi di grano con le nuvole.

Il tamtam dei tuoi piedi è una musica fatale
il muro che ti ho eretto contro è un crollo eterno
oscillo sull'orlo dell'abisso
nel tuo respiro io mi avviluppo.

Che tu m'ami o non m'ami fa lo stesso
che ti compenetri cuore a cuore,
ti vedo ti sento e ti canto
con te rispondo a Dio.

All'alba il bosco si sgranchisce
mille braccia aumentano si distendono
staccano la luce del cielo
per adagiarla sul cuore innamorato.


(da "Non ho padre né madre", 1929 - trad. Edith Bruck)

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Attila József era un sognatore. E per questo credeva che la poesia fosse un’arma. La usò in politica finendo con l’essere denunciato per vilipendio alla religione e con l’essere bollato come nemico della patria, l’Ungheria. Lui, rivoluzionario, fu espulso dal partito comunista. La usò anche in amore, finendo come una falena intorno alla fiamma: Attila si uccise nel 1937 a 32 anni, dopo aver sofferto di disturbi nervosi sorti dopo che la sua amata gli venne strappata per la differenza di classe sociale.

Con la lucidità intellettuale che lo caratterizza dipinge una poesia d’amore dove la donna amata diventa centro dell’universo e suscita un desiderio di protezione – un po’ come nella bellissima canzone “La cura” di Franco Battiato. E non è neppure necessario che lei lo ricambi: è un sentimento unilaterale e violento quello che il poeta prova, un amore universale che si compenetra nel puro essere della natura.

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Fotografia © Brahmanatara

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LA FRASE DEL GIORNO
Amami come se tu / lo volessi / come se il mio cuore / fosse il tuo cuore.
ATTILA JÓZSEF, No ho padre né madre




Attila József (Budapest, 11 aprile, 1915 - Balatonszárszó, 3 dicembre 1937), poeta ungherese,  incompresa voce del proletariato. Studiò lettere e filosofia a Szeged, Parigi e Vienna; fu redattore della rivista letteraria Szép Szó Il tono della sua lirica è dato dalle amare esperienze dell'infanzia e della giovinezza e dalla sua adesione al socialismo.