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giovedì 20 agosto 2026

Alla vista del lago


RAINER MALKOWSKI

UNA GIORNATA PER IMPRESSIONISTI

Anche dopo tre settimane
nessuna traccia di noia
alla vista del lago.

L'acqua lambisce la riva
con appetito insaziabile.

Una giornata per impressionisti,
forse un po' ventosa.

Il vecchio sulla panchina
tiene stretta la pagina svolazzante del suo libro.

Non ha saltato nulla.
Ogni parola è quella cercata.

Una campana scandisce il mezzogiorno
con calma e risolutezza nell'azzurro.

(da Una giornata per impressionisti e altre poesie, 1994)

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L'Impressionismo è il movimento artistico che movimento artistico che coglie l'attimo della realtà con pennellate veloci e attenzione alla luce - basti pensare ai dipinti di Monet. Il poeta tedesco Rainer Malkowski, teorico della "percezione dell'evento" come ispirazione poetica non può che esserne ammirato: cattura l'atmosfera sulla riva di un lago, afferrandone la luce, il movimento e la transitorietà.

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CLAUDE MONET, "RIVE DELLA SENNA, VÉTHEUIL"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Le cose semplici possono essere leggere come piume – eppure hanno, quando riescono, il peso del mondo.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


venerdì 7 agosto 2026

Due poltrone


RAINER MALKOWSKI

DUE POLTRONE

Due poltrone,
mi hanno servito.
E ne canto con la sobrietà
che si addice loro.
Legno dipinto di nero
e tela:
materiale per una nave,
un viaggio.
E non ho forse
viaggiato in esse?
Molti giorni, molte notti,
pensando
e sognando?
Hanno sempre dato
ciò che le cose possono dare:
un sostegno apparentemente affidabile,
un orientamento
e una debole
eco
di una vita passata.

(da Una giornata per impressionisti e altre poesie, 1994)

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Fedele alla poetica della "percezione come evento" alla base di ogni poesia, Rainer Malkowski si concentra su oggetti quotidiani apparentemente insignificanti come due poltrone per riflettere sulla vita, sul pensiero e sulla caducità. In definitiva, si giunge alla consapevolezza che gli oggetti sopravvivono al tempo e conservano, come un’eco silenziosa, le tracce della vita umana che li ha attraversati.

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FOTOGRAFIA © LUK SAUVAGE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un'espressione di libertà: creare / la propria / necessità.
RAINER MALKOWSKI, Di virtù e vizi

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Rainer Malkowski (Berlino, 26 dicembre 1939 - Brannenburg, 1° settembre 2003), poeta tedesco. Con tono laconico, ha creato poesie in cui la natura gioca un ruolo importante e che mostrano una grande affinità con la Nuova Soggettività. Per lui si trattava soprattutto di osservare e della rassicurante consapevolezza di osservare.


martedì 28 luglio 2026

Per lontano che sia


JOHANN WOLFGANG GOETHE

ALLA LUNA SORGENTE

Vuoi così presto lasciarmi?
Un momento fa eri tanto vicina!
masse di nuvole ti adombrano
e ora sei sparita.

Ma senti come sono desolato,
spunta il tuo orlo, come una stella!
Mi attesti che sono amato,
per lontano che sia la mia bella.

Sali, dunque! Astro sempre più chiaro,
orbita pura, luce fastosa!
Anche se il cuore afflitto batte sempre
più rapido,
la notte trabocca di gioia.

(da Cento peosie, Einaudi, 1999 - Traduzione di Roberto Fertonani)

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Si tratta di uno degli ultimi componimenti lirici di Johann Wolfgang Goethe, composto a 78 anni, dedicato al legame ideale con Marianne von Willemer. La poesia si basa su un patto segreto stretto tredici anni prima tra i due amanti: si erano promessi che, a ogni plenilunio, si sarebbero pensati a distanza guardando la luna. Quando il disco lunare si libera dalle nuvole, diventa per il vecchio poeta la prova tangibile che il filo dell'amore non si è mai spezzato. A differenza della più celebre "Alla luna" del 1769, poesia dominata dalla malinconia e dall'addio - "Sorella della luce primordiale, / immagine di tenerezza dolente..." -  questa lirica si chiude con un senso di esaltazione cosmica e serenità.

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FOTOGRAFIA © FATMA KILIÇ/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO 

Quest'amore e fedeltà e passione non è poetica invenzione.
JOHANN WOLFGANG GOETHE, I dolori del giovane Werther

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Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832), scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo tedesco. Esponente di spicco dello “Sturm und Drang”, approdò a un più composto classicismo. Tra le sue opere  Le affinità elettive, il Faust, il Viaggio in Italia e una ricchissima produzione poetica.


lunedì 13 luglio 2026

La durata di un respiro


INGE MÜLLER

CE NE STAVAMO SULL'ERBA

Ce ne stavamo sull’erba
E vedevamo tremare i pini selvatici
Nel vento. Vicina nuotava
Una nuvola candida.
I giunchi cantavano al fiume
E il vento si fermò
La durata di un respiro.

(da Poesia, n. 246 Febbraio 2010 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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Inge Müller, poetessa tedesca, ebbe una vita tormentata, confluita nella  Trümmerliteratur (letteratura delle macerie), seguita ai bombardamenti alleati sulla Germania hitleriana. Eppure, in quel tormento, appare qualche sporadico momento  di profonda contemplazione e sospensione emotiva. La natura circostante fa da cornice a una quiete improvvisa: un'esperienza di pausa e armonia colta nell'arco di un solo respiro.

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FOTOGRAFIA © NIKITA GIRAFFE/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Esistono due tipi di piacere: uno consiste in uno stato di quiete, in cui corpo e mente non sono turbati da alcun tipo di dolore; l'altro deriva da una piacevole stimolazione dei sensi, che produce una corrispondente emozione nell'anima. È dal primo tipo di piacere che dipende principalmente la gioia di vivere. Si può quindi affermare che la felicità consiste nel benessere fisico e nella tranquillità mentale.
EPICURO

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Inge Müller, nata Inge Meyer (Berlino, 13 marzo 1925 - 1° giugno 1966) poetessa tedesca. La sua poesia è un'opera intima, dove parla da sola, ricorrendo alla paratassi, con brevi poesie, che a volte sembrano filastrocche ma dal tono tragico. Evoca i suoi ricordi, i suoi traumi e il suo malessere esistenziale.


giovedì 4 giugno 2026

Un animale magico


GERTRUD KOLMAR

CETONIA AURATA

È una creatura miserabile, una cosa tra le cose,
un frammento dell'anello con sigillo di Dio, strappato via dalla pula.

Tu la chiami la stella di giugno, che dona il suo splendore alle giornate azzurre,
io la chiamo un animale magico, nato dallo spirito di un fiore,

che nessun guaritore o erborista può venderci,
che solo l'alchimia suprema conosce e trasmuta;

perché ciò di cui si nutre, la luce e il sangue della rosa,
è ciò che la trasforma in oro verde e marrone.

(da Mondi, 1937)

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La bellezza della cetonia, coleottero della famiglia degli scarabeidi è in quel suo sembrare metallizzata, di una colorazione prevalentemente di verde smeraldo che può assumere tonalità bronzee, viola, gialle, azzurre o ramate. La poetessa tedesca Gertrud Kolmar, affascinata, la paragona a una scheggia dell'anello di Dio, a un talismano, a qualcosa di magico..

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FOTOGRAFIA © ANDREY CHE/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Se solo potessi afferrare un angolo di questo mondo, / troverei anche gli altri tre, annoderei il panno, / lo appenderei a un bastone, lo porterei al collo, dentro / il globo con le guance arrossate, / con i chicchi marroni e il profumo di Calville.
GERTRUD KOLMAR




Gertrud Kolmar, pseudonimo di Gertrud Käthe Chodziesner (Berlino, 10 dicembre 1894 – Auschwitz, 2 marzo 1943),  poetessa tedesca. Di origine ebraica, fu vittima dell'Olocausto. Incline all'ascesi e alla solitudine, scrisse poesie pensose e visionarie, dense di associazioni magico-mitologiche, caratterizzate da grande virtuosismo linguistico ed espressività.


venerdì 27 febbraio 2026

Centenario di Elisabeth Borchers


Il 27 febbraio di cento anni fa nasceva a Homberg, cittadina tedesca al confine con il Belgio, la poetessa Elisabeth Borchers. Traduttrice per le case editrici Luchterhand prima e Suhrkamp und Insel poi, intendeva la poesia come espressione di matura esperienza intellettuale. Le sue opere, pubblicate in una carriera poetica silenziosa e discreta, si avvalgono del dono della concisione ed evocano percezioni ed esperienze del tutto soggettive e altamente generali.

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LA GRANDE OPPORTUNITÀ

La sera, troviamo relax in immagini fugaci,
la storia della giustizia,
l'epico triangolo.
Lì, con l'assassino,
se ne va l'ingiustizia del giorno.
Lì, il desiderio viene insegnato e soddisfatto.
Lì, ci sentiamo a misurai.
Quando tutto è finito
e la bella protagonista china il capo
sulla tomba del padre invasa dalle erbacce,
andiamo a dormire.
Il mattino dopo
sorge
incontaminato.

(da Nuove poesie, 1976)

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COSA SERVE PER CREARE IL PARADISO?

Un'attesa, un giardino,
un muro intorno,
un cancello con molte serrature e sbarre,
una spada, una lama di luce mattutina,
un fruscio di foglie e ruscelli,
un flauto, un'arpa, un cinguettio,
uno sbuffare (di tipo delizioso),
aromi balsamici e fragranze,
molto sempreverde e nero infinito,
nessun tormento, lamento, speranza,
nessun sì, nessun no, nessuna contraddizione,
un grido di gioia,
ogni genere di dondolio e ondata,
il trastullo di un otto d'oro,
un oggi e nessun domani,
il passatempo della meraviglia,
un testamento di neve calda,
chi viene, chi se ne andrebbe di nuovo?
Lo chiederemo.

1986

(da Tutto parla, tace e chiama, 2002).


Un’altra poesia di Elisabeth Borchers sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia ha una sua realtà – e se non raggiunge la sua realtà, non è una poesia, ma al massimo un qualche tipo di informazione.
ELISABETH BORCHERS, FAZ, 18 agosto 1960

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Elisabeth Borchers (Homberg, 27 febbraio 1926 - Francoforte sul Meno, 25 settembre 2013), scrittrice e poetessa tedesca. Durante la seconda guerra mondiale ha vissuto in Alsazia. Ha scritto romanzi, poesie e opere teatrali. Scrisse anche per bambini e tradusse dal francese.


martedì 27 gennaio 2026

Noi superstiti


NELLY SACHS

CORO DEI SUPERSTITI

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante -
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -

(da Nelle dimore della morte, 1947)

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La poetessa tedesca Nelly Sachs crebbe in una famiglia ebrea progressista e cercò di accedere alla religione originaria della sua famiglia durante anni di minacce esterne e disagio emotivo fondendo il misticismo ebraico con quello di altre religioni. Nel 1940 riuscì a rifugiarsi in Svezia con la madre all’ultimo minuto, imbarcandosi su un aereo per Stoccolma quando già l’ordine di deportazione per le due donne era stato emanato. In Svezia vissero in povertà in un monolocale e Nelly lavorò come lavandaia per contribuire al loro sostentamento. Nel dopoguerra, continuò  a scrivere degli orrori dell'Olocausto in un linguaggio fortemente emotivo, crudo e tuttavia tenero. E questo coro dei sopravvissuti alla Shoah è l’invito a ricordare l’orrore e a considerare la fragilità di chi è riuscito a scamparvi.

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FOTOGRAFIA © TPI

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è una risposta alla domanda del dottore: tutte le Dachau devono rimanere in piedi. Dachau, Belsen, Buchenwald, Auschwitz... tutte devono rimanere in piedi a testimonianza di quando alcuni uomini cercarono di trasformare la terra in un cimitero. Qui volevano seppellire la ragione, la logica, l'intelligenza, la coscienza.[Nel preciso istante in cui dimenticheremo, in cui non saremo più perseguitati da questo spettro diventeremo dei becchini. Su tutto questo dobbiamo soffermarci con il ricordo.
ROD SERLING, Ai confini della realtà, Stagione 3, episodio 9

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Nelly Sachs (Berlino, 10 dicembre 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970), poetessa e scrittrice tedesca naturalizzata svedese, insignita nel 1966 del Premio Nobel per la letteratura.  Nelle sue poesie si fondono il destino personale e quello del popolo di Israele, ossessivamente evocati tramite un linguaggio immaginifico che si fonda su tradizioni antiche personalmente recuperate.


mercoledì 3 settembre 2025

Sorella della luce


JOHANN WOLFGANG GOETHE

ALLA LUNA

Sorella della luce primordiale,
immagine di tenerezza dolente,
la nebbia con un barlume d'argento
fluttua attorno al tuo volto ammaliante.

Il corso del tuo piede leggero ridesta
dagli antri impenetrabili della luce
le anime tristemente accomiatate,
me, e gli uccelli notturni.

Il tuo sguardo sorvola esplorando
una distesa sconfinata!
Sollevami fino al tuo fianco,
asseconda questa mia fantasia!

E nella calma più voluttuosa
il cavaliere errante potrà scorgere
attraverso la griglia dell'invetriata,
le notti della sua innamorata.

Dove la voluttà regna, il crepuscolo
fluttua attorno alle sue membra tornite.
Il mio sguardo ebbro discende.
Cosa volete che si nasconda alla Luna.

Ma che desideri sono questi!
Per la brama di godere
starsene così sospesi:
Ehi, la passione ti stravolge la vista!

1769

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Il desiderio di raggiungere la luna attraversa la storia non solo poetica dell'umanità. Se, fisicamente, si avverò il 20 luglio del 1969 con l'allunaggio del LEM sganciato dall'Apollo 11, poeti e scrittori vi erano già arrivati: Ludovico Ariosto vi mandò Astolfo, Italo Calvino vi collocò Qfwfg. Il poeta tedesco Johann Wolfgang Goethe sogna di essere portato in orbita per scorgere l'amata alla finestra: la luna qui ha un'accezione più leopardiana, quella di un'amica che conosce la verità e il senso dell'universo.


IMMAGINE CREATA CON IA



   LA FRASE DEL GIORNO   

Ma senti come sono desolato, / spunta il tuo orlo, come una stella! / Mi attesti che sono amato, / per lontano che sia la mia bella.
JOHANN WOLFGANG GOETHE

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Johann Wolfgang von Goethe (Francoforte sul Meno, 28 agosto 1749 – Weimar, 22 marzo 1832), scrittore, poeta, drammaturgo e filosofo tedesco. Esponente di spicco dello “Sturm und Drang”, approdò a un più composto classicismo. Tra le sue opere  Le affinità elettive, il Faust, il Viaggio in Italia e una ricchissima produzione poetica.


mercoledì 30 luglio 2025

La parola velluto


HANS MAGNUS ENZENSBERGER

IL MENTITORE

Io lavoro, mi diceva all’orecchio,
a cose totalmente futili.

La parola velluto, per esempio,
non è come sentire del velluto?
Un che di morbido, di peloso
sulla lingua.
Si può dire?
Si chiama così? - Così cosa?
- Questo soffio lanuginoso nel Suo orecchio.
- Nel mio orecchio? - Lei rabbrividisce.
- È dunque a questo che Lei lavora! - Sì.

Se si nomina qualcosa, esiste,
si rigonfia,
morbido e senza punte,
pura futilità
come questo brivido
che è una parola
e non è velluto.

(da Musica del futuro, 1991 - Traduzione di Anna Maria Carpi)

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Il poeta - dice Hans Magnus Enzensberger - è un creatore di futili sinestesie, sa creare bellissime menzogne, trasformando l'essere in parole, suggerendo quello che non si può dire ma che attraverso la poesia perlomeno si riesce a intuire.

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FOTOGRAFIA © YAOYAO/PIXABAY

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Un rischio che forse fa parte dello scrivere poesie, racconti, drammi: il rischio che tali valori siano fin da principio, indipendentemente dal loro fallimento o dalla loro riuscita, sterili e senza speranza. Chi fa letteratura come arte non è per questo confutato, ma non può neppure più essere giustificato.
HANS MAGNUS ENZENSBERGER

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Hans Magnus Enzensberger (Kaufbeuren, 11 novembre 1929 – Monaco, 24 novembre 2022), scrittore, poeta, traduttore ed editore tedesco. La sua poesia, con espressione volutamente antipoetica e provocatoria, non vede un mezzo di salvezza per l'uomo e si presenta come denuncia spietata di tutte le storture e debolezze della società.


lunedì 7 luglio 2025

Fra sogno e sogno


HERMANN HESSE

LULU

Fugace come l’ombra timida
d’una nuvola su pascoli alpini
con pena sommessa mi toccò
la taciturna vicinanza della tua bellezza.

Fra sogno e sogno a volte
vuol sorprendermi la vita,
luccica così chiara ed attrae così lietamente
e si spegne – continuo a sognare.

Sogno del tempo
del risveglio – dei destini,
e le ombre passavano sopra di me,
mentre i miei occhi dormivano.

(da Poesie d’amore, Newton, 1989 - Traduzione di Bruna Maria Dal Lago Veneri)


Lulu, nomignolo di Julie Hellmann, figlia dell'oste del Corona di Basilea, è protagonista di questo sogno d’amore giovanile di Hermann Hesse. Un amore sospeso tra il platonico e il sensuale, incalzato dalla bellezza che sa coglierci di sorpresa.

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ODILON REDON, “RITRATTO DI VIOLETTE HEYMANN”

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Chi ama come si dovrebbe amare, diventa poeta ed eroe per un sorriso, per un cenno, per una parola di colei che ama.
HERMANN HESSE, Aforismi

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Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. Celebri i suoi romanzi Siddhartha, Peter Camenzind, Demian, Il lupo della steppa.


sabato 5 luglio 2025

Un autobus vuoto


GÜNTER GRASS

FELICITÀ

Un autobus vuoto
corre nella notte piena di stelle.
Forse il suo autista canta,
sentendosi felice.

circa 1958-59

(da Gleisdereick, 1960)

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Il Premio Nobel tedesco Günter Grass a Parigi sul finire degli Anni Cinquanta non è immune dal fascino degli esistenzialisti: un autobus vuoto che va via nella notte, di per sé evento senza senso, viene ironicamente collegato alla felicità, assumendo un tono metafisico, attenuato da quel "forse" che è la parola più importante dell'intera poesia.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La felicità può anche essere un surrogato, la felicità esiste forse solo come surrogato, felicità, sempre un surrogato di felicità, a strati successivi.
GÜNTER GRASS, Il tamburo di latta

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Günter Wilhelm Grass (Danzica, Polonia, 16 ottobre 1927 – Lubecca, 13 aprile 2015), scrittore e poeta tedesco, Nobel per la letteratura nel 1999. Autore tra i più significativi della Germania del secondo dopoguerra, fin dai suoi esordi ha manifestato una predilezione per temi e toni realistici d'immediata concretezza, con un impegno sociale e politico.


lunedì 26 maggio 2025

Nel loro cavo


ELSE LASKER-SCHÜLER

OH LE TUE MANI

Sono i miei bambini.
Tutti i miei giochi
stanno nel loro cavo.

Sempre gioco ai soldatini
con le tue dita, piccoli cavalieri,
finché non cadono giù.

Come le amo
le tue mani di ragazzo, tutte e due.

(da La cupola, 1920 - Traduzione di Nicola Gardini)

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"Ma ti ho afferrato le mani / Poiché il mio amore è un bambino che gioca": la poetessa tedesca Else Lasker-Schüler indugia sulle mani dell'amato, ne fa un innocente gioco infantile, ma è un gioco amoroso: "Il mio cuore va lento sotto / Io non so dove – / Forse nella tua mano. / Dovunque essa si impiglia alla mia rete".

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FOTOGRAFIA © RICARDO ROJAS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Nella mia anima, il tuo sguardo fiorirà di dolcezza.
ELSE LASKER-SCHÜLER

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LaskerElse Lasker-Schüler, all'anagrafe Elisabeth Schüler (Elberfeld, 11 febbraio 1869 – Gerusalemme, 22 gennaio 1945), poetessa tedesca. Frequentò l’ambiente espressionista, i cui autori la sostennero economicamente dopo il secondo divorzio. Nel 1933, pochi mesi dopo aver vinto il Premio Kleist, emigrò a Zurigo in seguito alle minacce naziste.


martedì 22 aprile 2025

Quelli usati


BERTOLT BRECHT

FRA TUTTI GLI OGGETTI

Fra tutti gli oggetti i più cari
sono per me quelli usati.
Storti agli orli e ammaccati, i recipienti di rame,
i coltelli e forchette che hanno di legno i manici,
lucidi per tante mani: simili forme
mi paiono di tutte le più nobili. Come le lastre di pietra
intorno a case antiche, da tanti passi lise, levigate,
e fra cui crescono erbe, codesti
sono oggetti felici.
Penetrati nell’uso di molti,
spesso mutati, migliorano forma, si fanno
preziosi perché tante volte apprezzati.
Persino i frammenti delle sculture,
con quelle loro mani mozze, li amo. Anche quelle,
vissero per me. Lasciate cadere, ma pure portate;
travolte sì, ma perché non troppo in alto stavano.
Le costruzioni quasi in rovina
hanno l’aspetto di progetti
incompiuti, grandiosi; le loro belle misure
si posson già indovinare; non hanno bisogno
ancora della nostra comprensione. E poi
han già servito, sono persino superate. Tutto
questo mi fa felice.

(da Poesie, Einaudi, 1959 - Traduzione di Ruth Leiser e Franco Fortini)

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Non è la materia che determina il valore degli oggetti, neanche l'utilità. È qualcosa di inafferrabile, quello che chiamiamo valore affettivo, ma anche l'abitudine, oppure può intervenire un'inesplicabile senso estetico o la condizione perduta dell'oggetto stesso. E questo loro valore fa felice il poeta tedesco Bertolt Brecht, che, come nota Henri Lefebvre: "ha percepito il contenuto epico della vita di tutti i giorni: la durezza di azioni ed eventi, la necessità di giudicare. A questo si aggiunga una astuta consapevolezza dell'alienazione da ritrovare nella vita quotidiana".

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ANDREY MOROZOV, "NATURA MORTA CON TEIERA E ROSE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La vita mi ha insegnato che, come ogni amore non corrisposto, anche quello per le cose alla lunga si paga.
ADOLFO BIOY CASARES, Dormire al sole

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Eugen Bertolt Friedrich Brecht (Augusta, 10 febbraio 1898 - Berlino Est, 14 agosto 1956), teorico del teatro, poeta, regista e drammaturgo tedesco, è noto soprattutto per le opere teatrali: “L’opera da tre soldi”, “Madre Coraggio e i suoi figli”, “Vita di Galileo”.


lunedì 17 marzo 2025

Alla bellezza dei miei sogni


HERMANN HESSE

AMO LE DONNE

Amo le donne che mille anni fa
erano cantate e amate dai poeti.

Amo le città, che ormai deserte dentro le mura
piangono stirpi reali di tempi antichi.

Amo le città che sorgeranno
quando nessuno dell'oggi sarà più al mondo.

Amo le donne – splendide, slanciate,
che stanno, non nate, nel grembo degli anni.

Con la loro pallida bellezza siderale
somiglieranno un giorno alla bellezza dei miei sogni.

1901

(da Poesie d'amore e altre poesie, Mondadori, 2020 - Traduzione di Anna Ruchat)

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"Amo le donne" dichiara il celebre poeta e scrittore tedesco Hermann Hesse. In realtà le donne nelle sue opere sono, come rileva Bruna Bianchi, "evanescenti, indifferenziate, anodine", sfumano nell'anonimato, nell'indistinto, assumono valenze simboliche diventando "una per tutte". Succede anche qui, dove diventano emblema di un tempo passato e di un tempo futuro, splendidamente immerse nel sogno poetico.

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LOUISE-CATHERINE BRESLAU, "LA TOILETTE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L’amore non deve pregare e neppure esigere. L’amore deve avere la forza di arrivare alla coscienza di sé. Allora non subirà, ma eserciterà attrazione.
HERMANN HESSE, Demian

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Hermann Hesse (Calw, 2 luglio 1877 – Montagnola, 9 agosto 1962) scrittore, poeta, aforista, filosofo e pittore tedesco naturalizzato svizzero, è stato insignito del premio Nobel per la letteratura nel 1946. Celebri i suoi romanzi Siddhartha, Peter Camenzind, Demian, Il lupo della steppa.

lunedì 17 febbraio 2025

L’anima delle cose


ROSE AUSLÄNDER

MISTERO

L'anima delle cose
mi fa percepire
le particolarità
di mondi infiniti
Con trepidazione
cerco il volto
di ogni cosa
e trovo in ognuna
un mistero
I segreti mi parlano
una lingua viva
Sento il cuore del cielo
battere nel mio cuore

(da Un altro giorno di caldo e vento, 1982)

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La poetessa tedesca Rose Ausländer nella sua meditazione riesce a sentire la presenza del trascendente nelle cose, l'esistenza di un mistero che rimane tuttavia insondabile, racchiuso nel suo ostinato segreto, eppure così vivo nel suo sfuggire.

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FOTOGRAFIA © SABINE BENDS/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

La cosa più bella che possiamo sperimentare è il mistero. È la fonte di ogni vera arte e scienza.
ALBERT EINSTEIN, La mia concezione del mondo

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Rose Ausländer, nata Rosalie Beatrice Scherzer (Černivci, Ucraina, 11 maggio 1901 – Düsseldorf,  3 gennaio 1988), poetessa ebrea tedesca. Dai toni fiabeschi della gioventù passò a narrare con dolore la deportazione e lo sterminio degli ebrei e l’alienazione di New York, dove visse a lungo.


domenica 26 gennaio 2025

La paura della tenerezza


HERTA MÜLLER

A NOI SI ADDICE...

A noi
si addice
la
paura
della
tenerezza

(da Lo sguardo estraneo, Crocetti, 2010 - Traduzione di Gio Batta Bucciol)

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La tenerezza - cito la Treccani - è  quel "senso di commozione, dolce e profonda, che si prova nei riguardi di altra persona per amore, affetto, compassione". Ed è un sentimento che vive nei dintorni dell'amore, che lo addolcisce, è un'apertura verso l'altro. Averne paura - come capita alla poetessa tedesca Herta Müller, è avere paura di aprirsi all'altro.

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JOSEPH LORUSSO, "SUONANDO LA LORO CANZONE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La tenerezza è il tipo di amore più umile.
OLGA TOKARCZUK, Lettura per il Nobel

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Herta Müller (Nitzkydorf, 17 agosto 1953), scrittrice, saggista e poetessa tedesca, nata in Romania e vincitrice del Premio Nobel per la letteratura nel 2009. È nota per aver descritto nelle sue opere le condizioni di vita in Romania durante la dittatura di Nicolae Ceaușescu.


martedì 14 gennaio 2025

La neve tedesca


HELGA MARIA NOVAK

IN UN GIORNO D'INVERNO TEDESCO

In un giorno d’inverno tedesco
incontrai un uomo
che con un modesto bagaglio
stava arrivando dalla Francia

parlai di com’è il tempo da noi
e dissi come mi chiamavo
– il tuo nome non mi interessa
e la neve tedesca è bianca come sempre –

dissi che avevo un passaporto tedesco
e che tuttavia non potevo viaggiare
mi rise in faccia beffardo
il suo sguardo mi raggelò

poi si rivolse a me e aggiunse
– sii solo giullare e piangi
come ho fatto io cent’anni fa
il mio nome è Heinrich Heine –

(da Finché arrivano lettere d’amore. Poesie 1956-2004, Effigie, 2017 - Traduzione di Paola Quadrelli)

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La poetessa tedesca Helga Maria Novak, raminga per il mondo e senza terra, espulsa per "sentimenti antisocialisti" dalla sua stessa patria, la Germania Orientale del dopoguerra, ritrova se stessa come in uno specchio guardando la vita di un altro grande esiliato della letteratura tedesca, Heinrich Heine.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Io fuggo la mia terra e il salice / e faccio ritorno indietro / sono fedele agli alberi come un cane.
HELGA MARIA NOVAK, Finché arrivano lettere d'amore

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Helga Maria Novak, pseudonimo di Maria Karlsdottir  (Köpenick, 8 settembre 1935 – Rüdersdorf bei Berlin, 24 dicembre 2013), poetessa islandese di lingua tedesca. Iniziò come scrittrice di poesie politicamente influenzate, in cui venivano denunciati i massicci interventi dello Stato della Germania dell'Est nella vita privata; successivamente avvenne il passaggio alla poesia naturalistica realistica.


sabato 2 novembre 2024

Novembre, solitudine, tristesse


GOTTFRIED BENN

TRISTESSE

Le ombre non errano solo nei piccoli boschi,
dinanzi ai quali è il prato d’asfodeli,
errano in mezzo a noi e già nelle tue
tenerezze, se ancora ti culla il sogno.

Quel che è carne – di rose e di spine,
quel che è seno – ondulato velluto,
e i capelli, le ascelle, i profondi
meandri, lo sguardo sì caldo di fiamma:

ciò reca il tempo di ieri: i confidenti d’allora
e ancora il tempo di ieri: se più questo non baci,
non ascoltare, le sommesse e le imperiose
promesse hanno il termine loro.

E poi novembre, solitudine, tristesse,
tomba o bastone che lo storpio regge –
non benedicono i cieli, solo il cipresso,
l’albero mesto, si sta grande e immoto.

1954

(da Apréslude, 1955 - Traduzone di Ferruccio Masini)

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La tristezza del poeta tedesco Gottfried Benn - anzi, la tristesse, con vocabolo francese - è metafisica, è quell'immateriale che parla all'anima in un bosco di novembre, che evoca ricordi e illusioni perdute: "Oh, le rose - le ultime, e le onde dei garofani, e il bosco e la terra - tutto è stato consumato. C'è silenzio intorno a me, un silenzio mai udito prima".

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FOTOGRAFIA © JPLENIO/PIXABAY

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Ovunque sono uomini, lì dimoreranno anche dei.
GOTTFRIED BENN, Problemi della lirica

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Gottfried Benn (Mansfeld, 2 maggio 1886 – Berlino, 7 luglio 1956), poeta, scrittore e saggista tedesco. Formatosi nel clima dell’Espressionismo, virò verso un Decadentismo fortemente venato di un nichilismo che coltivò maggiormente dopo il dissidio con il nazionalsocialismo, cui aveva aderito ai primordi e che gli vietò qualsiasi attività letteraria, considerando la sua “arte degenerata”


mercoledì 9 ottobre 2024

Stretti come polsi


KARL KROLOW

LA COPPIA

I

Stretti come polsi.

Guarda il nostro aereo silenzioso,
l'aquilone del bambino,
non più trattenuto
dalle dita sulla costa
su cui si dice
adesso buonanotte.

Il piccione viaggiatore tra di noi
sale sempre più su.

Siamo in una bella casa
senza porte, cielo,
azzurro sui nostri corpi
che non si può cancellare.

II

L'altra vita
con due paia di occhi.

Siamo febbricitanti
come pietre
al sole.

Natura morta di vestiti tolti.

La nostra oscurità, come, olio acceso
versato pericolosamente dalla finestra.

Il nostro respiro vola via
dalla nostra bocca comune.

1962

(da Mani invisibili, 1962)

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L'osservazione della stanza della prima strofa diventa - in questa poesia di Karl Krolow - l'intenso erotismo della seconda, come se il poeta tedesco avesse voluto passare dalla visione esteriore a quella interiore dell'intimità della coppia.

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JACK VETTRIANO, "COPPIA CHE DANZA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

In un certo senso sembra che una poesia non debba essere 'finita'. Deve avere la possibilità di trasmettere il suo soggetto, il suo materiale alla poesia successiva.
KARL KROLOW

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Karl Krolow (Hannover, 11 marzo 1915 – Darmstadt, 21 giugno 1999) conosciuto anche come Karol Kröpcke, poeta tedesco. Si è affermato come una fra le voci più autentiche della moderna lirica tedesca con raccolte di versi che si ispirano a una visione della natura sensitiva e precisa, in uno stile che contempera le esigenze innovatrici con un senso vigile della tradizione.


venerdì 4 ottobre 2024

Vento, fiore, onda


MARTIN OPITZ

LA BELLEZZA DI QUESTO MONDO TRASCORRE

La bellezza di questo mondo trascorre
come un vento che non ha soste,
come il fiore che a stento si disserra
e subito guarda verso la terra,
come l’onda che appena arriva
e subito riprende la sua via.
Quale sarà il mio giudizio? Il mondo
non è che vento, fiore, onda.

(Traduzione di Roberto Fertonani)

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La durata effimera della bellezza è un tema molto amato dai poeti: l'Anonimo del De rosis nascentibus (II secolo dopo Cristo) scriveva, ad esempio,  "E, meravigliato, guardavo come le rose siano presto rapite / dall'età fuggitiva e come già sul nascere appassiscano". Il poeta tedesco del barocco Martin Opitz pone l'accento sulla caducità della bellezza, sulla sua natura fuggevole, che sia un fiore o un'onda: nulla dura, ogni fenomeno terreno è fugace.

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ELLEN BUSELLI, "LE ROSE DAVID AUSTEN"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Tanto presto quel che risplende è pronto a sparire.
WILLIAM SHAKESPEARE, Sogno di una notte di mezza estate




Martin Opitz von Boberfeld (Bolesławiec, Polonia, 23 dicembre 1597 – Danzica, Polonia,  20 agosto 1639), poeta e scrittore tedesco. Riconoscendo la necessità per la letteratura tedesca di mettersi alla scuola del Rinascimento europeo, ridusse la poetica a un sistema di precetti e di regole pratiche, ma ripulì, ammodernò e nobilitò la lingua nazionale.