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martedì 27 gennaio 2026

Noi superstiti


NELLY SACHS

CORO DEI SUPERSTITI

Noi superstiti
dalle nostre ossa la morte ha già intagliato i suoi flauti,
sui nostri tendini ha già passato il suo archetto -
I nostri corpi ancora si lamentano
col loro canto mozzato.
Noi superstiti
davanti a noi, nell'aria azzurra,
pendono ancora i lacci attorti per i nostri colli -
le clessidre si riempiono ancora con il nostro sangue.
Noi superstiti,
ancora divorati dai vermi dell'angoscia -
la nostra stella è sepolta nella polvere.
Noi superstiti
vi preghiamo:
mostrateci lentamente il vostro sole.
Guidateci piano di stella in stella.
Fateci di nuovo imparare la vita.
Altrimenti il canto di un uccello,
il secchio che si colma alla fontana
potrebbero far prorompere il dolore
a stento sigillato
e farci schiumar via -
Vi preghiamo:
non mostrateci ancora un cane che morde
potrebbe darsi, potrebbe darsi
che ci disfiamo in polvere
davanti ai vostri occhi.
Ma cosa tiene unita la nostra trama?
Noi, ormai senza respiro,
la nostra anima è volata a lui dalla mezzanotte
molto prima che il nostro corpo si salvasse
nell'arca dell'istante -
Noi superstiti,
stringiamo la vostra mano,
riconosciamo i vostri occhi -
ma solo l'addio ci tiene ancora uniti,
l'addio nella polvere
ci tiene uniti a voi -

(da Nelle dimore della morte, 1947)

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La poetessa tedesca Nelly Sachs crebbe in una famiglia ebrea progressista e cercò di accedere alla religione originaria della sua famiglia durante anni di minacce esterne e disagio emotivo fondendo il misticismo ebraico con quello di altre religioni. Nel 1940 riuscì a rifugiarsi in Svezia con la madre all’ultimo minuto, imbarcandosi su un aereo per Stoccolma quando già l’ordine di deportazione per le due donne era stato emanato. In Svezia vissero in povertà in un monolocale e Nelly lavorò come lavandaia per contribuire al loro sostentamento. Nel dopoguerra, continuò  a scrivere degli orrori dell'Olocausto in un linguaggio fortemente emotivo, crudo e tuttavia tenero. E questo coro dei sopravvissuti alla Shoah è l’invito a ricordare l’orrore e a considerare la fragilità di chi è riuscito a scamparvi.

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FOTOGRAFIA © TPI

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  LA FRASE DEL GIORNO  

C'è una risposta alla domanda del dottore: tutte le Dachau devono rimanere in piedi. Dachau, Belsen, Buchenwald, Auschwitz... tutte devono rimanere in piedi a testimonianza di quando alcuni uomini cercarono di trasformare la terra in un cimitero. Qui volevano seppellire la ragione, la logica, l'intelligenza, la coscienza.[Nel preciso istante in cui dimenticheremo, in cui non saremo più perseguitati da questo spettro diventeremo dei becchini. Su tutto questo dobbiamo soffermarci con il ricordo.
ROD SERLING, Ai confini della realtà, Stagione 3, episodio 9

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Nelly Sachs (Berlino, 10 dicembre 1891 – Stoccolma, 12 maggio 1970), poetessa e scrittrice tedesca naturalizzata svedese, insignita nel 1966 del Premio Nobel per la letteratura.  Nelle sue poesie si fondono il destino personale e quello del popolo di Israele, ossessivamente evocati tramite un linguaggio immaginifico che si fonda su tradizioni antiche personalmente recuperate.


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