martedì 15 ottobre 2019

Centenario di Stefano D’Arrigo


Stefano d’Arrigo, che nasceva ad Alì Terme, nel Messinese, il 15 ottobre di cento anni fa, è conosciuto per il monumentale romanzo del 1975 Horcynus Orca, giudicato “capolavoro della letteratura mondiale” da George Steiner, un tentativo di riscrivere una summa della letteratura occidentale da Omero in poi, accostato talora all’Ulisse joyciano. I temi che vi appaiono – il nostos, il travagliato ritorno a casa dell’eroe – e il linguaggio, profondamente radicato nella natia Sicilia, erano presenti già nella sua unica raccolta di poesie del 1957, Codice siciliano, nella quale, trasferitosi a Roma, rievoca le figure e i paesaggi della sua terra, conosciuta durante l’infanzia e la gioventù.
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IN UNA LINGUA CHE NON SO PIÙ DIRE

Nessuno più mi chiama in una lingua
che mia madre fa bionda, azzurra e sveva,
dal Nord al seguito di Federico,
o ai miei occhi nera e appassita in pugno
come oliva che è reliquia e ruga.


O in una lingua dove avanza, oscilla
col suo passo di danza che si cuoce
al fuoco della gioventù per sfida,
sposata a forma d’anfora, a quartara.


O in una lingua che alla pece affida
l’orma sua, l’inoltra a sera nell’estate,
in un basso alitare la decanta:
è movenza d’Aragona e Castiglia,
sillaba è cannadindia, stormire.


O in una lingua che le pone in capo
una corona, un cercine di piume,
un nido di pensieri in cima in cima.


O in quella lingua che la mormora
sul fiume ventilato di papiri,
su una foglia o sul palmo della mano.


O in una lingua che risale in sonno
coi primi venti precoci d’Africa,
che nel suo cuore albeggia, in sabbia e sale,
nel verso tenebroso della quaglia.


O in una lingua che non so più dire.
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IN SICILIA, A MEMORIA DEGLI AMICI

Se mia madre è piena di grazie,
se con me, con la sua voce d’agnella,
discorre del sesso degli angeli,
vantandosi del mio come una ladra
che ha le ciglia lunghe, passionali;
se lei quella sua meraviglia a guardia
del mio sonno pone, se a palme aperte
arriccia e smorza sul nascere i coltelli
dell’invidia, se scongiurando fa
fuoco e fiamme, l’inferno nel dialetto,
nella sua bocca zecchino e nerofumo;
se ammansisce tigri e leoni, lusinghe
intorno intorno alla mia snella vita;
se sola intreccia a cometa parole
nel cielo dei suoi capelli a chiocciola,
uno col mio avvenire, col favore
di madre che va negli Inferi e viene,
nessuno in Sicilia lo tradisce,
nemmeno col pensiero, con la luna:
vive conteso al destino, di spalle,
nascosto in una nuvoletta di sale.
In Sicilia, a memoria degli amici,
nei versi oscuri della divozione,
uno simile sovente si cita,
con uno scorpione sul guanciale.


(da Codice siciliano, Scheiwiller 1957)
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LA FRASE DEL GIORNO

Non c'è lido più lontano di quello dove non si approda.
STEFANO D’ARRIGO, Horcynus Orca
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Fortunato Stefano D'Arrigo (Alì Terme, 15 ottobre 1919 – Roma, 2 maggio 1992), scrittore, poeta e critico d'arte italiano. È conosciuto soprattutto per il romanzo Horcynus Orca, caso letterario del 1975, cui seguì  nel 1985 Cima delle nobildonne. La sua unica raccolta di poesie è Codice siciliano, del 1975: in essa rievoca da Roma la Sicilia della sua infanzia e gioventù.

lunedì 14 ottobre 2019

Un solo pane


PABLO NERUDA

DUE AMANTI FELICI FANNO UN SOLO PANE


Due amanti felici fanno un solo pane,
una sola goccia di luna nell'erba,
lascian camminando due ombre che s'uniscono,
lasciano un solo sole vuoto in un letto.


Di tutte le verità scelsero il giorno:
non s'unirono con fili, ma con un aroma,
e non spezzarono la pace né le parole.
È la felicità una torre trasparente.


L'aria, il vino vanno coi due amanti,
gli regala la notte i suoi petali felici,
hanno diritto a tutti i garofani.


Due amanti felici non han fine né morte,
nascono e muoiono più volte vivendo,
hanno l'eternità della natura.


(da Cento sonetti d'amore, 1960 – Traduzione di Giuseppe Bellini)
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“Duo in corpore uno”, e saranno due in un solo corpo: così la Genesi sintetizza l’amore. Così anche gli amanti di Pablo Neruda, ovvero lui stesso e Matilde Urrutia: un rapporto amoroso felice arriva a eliminare la divisione in due esseri, riforma quell’unità che nel mito di Platone gli dei invidiosi separarono.
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FOTOGRAFIA © SRI MAYAVA RUSDEN


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LA FRASE DEL GIORNO
In un bacio, saprai tutto quello che è stato taciuto.
PABLO NERUDA, Crepuscolario




Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), poeta, diplomatico e politico cileno, è considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento. Fu insignito del Premio Nobel nel 1971.

domenica 13 ottobre 2019

La strada in cui abita Pound


CHARLES WRIGHT

OMAGGIO A EZRA POUND


Oltre San Sebastiano, oltre
Ognissanti e San Trovaso, lungo
Le Zattere e a sinistra
al di là del ponte scalinato fino a dove
— discosta sulla destra, seminascosta —
la Dogana Vecchia brucia al sole primaverile:
è così che ci si arriva.
Questa è la strada in cui abita Pound,
un vicolo cieco
di anfratti catarrosi e pietra sbrecciata,
al cui imbocco le acque
si radunano, i gabbiani stridono;
qui dentro — muto, immoto — lui aspetta,
cernendo gli affetti freddi del sangue.


(da Italia, 2017 - Trad. Damiano Abeni e Moira Egan)
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Seguiamo anche noi il poeta statunitense Charles Wright per le calli di Venezia, addentriamoci e costeggiamo i canali, smarriamoci nel labirinto, ponte dopo ponte, palazzo dopo palazzo, fino ad arrivare in Calle Queirni, alla piccola casa dove abitò Ezra Pound: un omaggio al poeta che scrisse: “Sorgono poteri antichi e a me ritornano / grazie al tuo dono, o sole veneziano”.

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FOTOGRAFIA © WALTER MORI
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LA FRASE DEL GIORNO
Le arti, comprese la poesia e la letteratura, dovrebbero essere insegnate dagli artisti che le praticano, non da sterili professori.
EZRA POUND, Aforismi e detti memorabili




Charles Wright (Pickwick Dam, Tennessee, 25 agosto 1935), poeta, accademico e traduttore statunitense, vincitore del Premio Pulitzer per la poesia nel 1998. Professore presso l'Università della Virginia, ha creato uno stile poetico che genera una sensazione di immediatezza e concretezza enfatizzando gli oggetti e la prospettiva personale.


sabato 12 ottobre 2019

In voce d’albero


UMBERTO BELLINTANI

O TU CHE VIVI AL MONDO CHE FU MIO

O tu che vivi al mondo che fu mio,
fanciullo sorridente oltre il fiume,
se un giorno per ventura dentro un bosco
udissi in voce d’albero richiedere
del bimbo che godeva in fra i suoi rami
rispondi che dal tempo fu rapito.


(da Forse un viso tra mille, Vallecchi, 1953)
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“Io cara mi espando nella grande pianura / ed estasiato l'ammiro, e questo vento… / che qui mi batte sopra il petto è tutto il vento / che quelle rupi d'alti monti ha valicato col suo fragore”: Umberto Bellintani è poeta radicato nella grande pianura, sulle rive del Po a San Benedetto, nel Mantovano. Ed è lì che rimane la sua anima, come egli stesso sancisce in questa sorta di epitaffio scritto in vita per il bambino che fu.

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FOTOGRAFIA © ANGELESES/PIXABAY
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LA FRASE DEL GIORNO

Fermiamoci un momento, amici. / Quest’albero era / quando ancora non erano / i nostri padri i nostri avi. / Ed ecco io sento che qualcosa gli devo, / ma non so cosa, amici, ma la mano / mia ecco lo accosta e lo carezza, /e tutta trema la mia mano, amici.
UMBERTO BELLINTANI, Forse un viso tra mille






Umberto Bellintani (Gorgo di San Benedetto Po, 10 maggio 1914 – San Benedetto Po, 7 ottobre 1999), poeta italiano. Diplomatosi in scultura, prese parte alla Seconda guerra mondiale in Grecia e Albania, finendo prigioniero dei tedeschi dal 1943 al 1945. Esordì nel 1953 con Forse un viso tra mille, cui seguì nel 1955 E tu che mi ascolti. Dopo un lungo periodo di silenzio pubblicò nel 1998 Nella grande pianura.

venerdì 11 ottobre 2019

Premio Nobel a Peter Handke


Il Premio Nobel per la Letteratura 2019 è stato assegnato allo scrittore austriaco Peter Handke (quello per il 2018 dopo la decisione assurda di rinviarlo a quest’anno è stato assegnato alla romanziera polacca Olga Tokarczuk).

La motivazione dell’assegnazione a Handke è la seguente: “per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell'esperienza umana”. Oltre a romanzi, saggi, raccolte di poesie e testi teatrali, Handke ha firmato la sceneggiatura di alcuni film di Wim Wenders, su tutti il cielo sopra Berlino. Cinque le sue raccolte di poesie: Poesie tedesche e Il mondo interiore del mondo esteriore del mondo interiore del 1969, La fine della passeggiata del 1977, Poesie del 1987, Vita senza poesia del 2007.

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FOTOGRAFIA © DIE LITERARISCHE WELT

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LA DONNA MANCINA

Lei saliva con altri da una stazione del metro
mangiava con altri a una tavola calda
aspettava con altri in una lavanderia
ma una volta l'ho vista da sola
davanti a un giornale murale

Usciva con altri da un grattacielo d'uffici
si pigiava con altri ad una bancarella
era seduta con altri presso un campo-giochi di sabbia
ma una volta l'ho vista dalla finestra
giocare a scacchi da sola

Era sdraiata con altri su un prato del parco
rideva con altri in un labirinto di specchi
gridava con altri sull'ottovolante
e poi sola la vidi soltanto
camminare nei miei desideri

Ma oggi nella mia casa aperta:
la cornetta era girata dall'altra parte
la matita era a sinistra dell'agenda
a sinistra la tazza del tè
e il manico pure a sinistra
e vicino la mela sbucciata in senso inverso
(e non finita di sbucciare)
le tende raccolte a sinistra
e la chiave della porta di casa
nella tasca sinistra della mia giacca
Ti sei tradita, o mancina!
O era per lasciarmi un messaggio?
Vederti IN UN CONTINENTE STRANIERO io vorrei
perché finalmente in mezzo agli altri ti vedrei sola
e tu fra mille altri vedresti ME
e finalmente ci verremmo incontro.

(Traduzione di Anna Maria Carpi)

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da CANTO ALLA DURATA

È da tanto che voglio scrivere qualcosa sulla durata,
non un saggio, non un testo teatrale, non una storia –
la durata induce alla poesia.
Voglio interrogarmi con un canto,
voglio ricordare con un canto, dire e affidare a un canto
cos’è la durata.

Quante volte ho avvertito la durata
nei primi segni di primavera alla Fontaine Sainte-Marie,
nel vento notturno delle Porte d’Auteuil,
nel sole estivo del Carso,
nell’incamminarmi all’alba verso una casa dopo un’intesa.

Quel senso di durata, cos’era?
Era un periodo di tempo?
Qualcosa di misurabile? Una certezza?
No, la durata era una sensazione,
la più fugace di tutte le sensazioni,
spesso più veloce di un attimo,
non prevedibile, non controllabile,
inafferrabile, non misurabile.
Eppure con il suo aiuto
avrei potuto affrontare sorridendo ogni avversario
e disarmarlo
e se mi considerava un uomo malvagio
l’avrei convinto a pensare:
“Egli è buono!”
e se esistesse un Dio
sarei stato io la sua creatura
finché provavo quella sensazione della durata.

Proprio ieri nel Waagplatz a Salisburgo
nel frastuono della folla sempre intenta a far la spesa,
udendo una voce
come proveniente dall’altra parte della città
chiamare il mio nome,
mi sono accorto in quello stesso istante
di aver dimenticato su una bancarella
il testo della Ripetizione
che stavo portando alla posta
e nel tornare indietro di corsa ho sentito quell’altra voce
che un quarto di secolo prima
nel silenzio notturno di un sobborgo di Graz,
dall’altro capo di una lunga strada diritta e deserta,
si era rivolta a me con eguale premura e come dall’alto
e mi venne cosí di descrivere
la sensazione della durata
come il momento in cui ci si mette in ascolto,
il momento in cui ci si raccoglie in se stessi,
in cui ci si sente avvolgere,
il momento in cui ci si sente raggiungere
da cosa? Da un sole in piú,
da un vento fresco,
da un delicato accordo senza suono
in cui tutte le dissonanze si compongono e si fondono assieme.

«Ci vogliono giorni, passano anni»:
Goethe, mio eroe
e maestro del dire essenziale,
anche questa volta hai colto nel segno:
la durata ha a che fare con gli anni,
con i decenni, con il tempo della nostra vita:
ecco, la durata è la sensazione di vivere.

Inutile forse dire
che la durata non nasce
dalle catastrofi di ogni giorno,
dal ripetersi delle contrarietà,
dal riaccendersi di nuovi conflitti,
dal conteggio delle vittime.
Il treno in ritardo come al solito,
l’auto che di nuovo ti schizza addosso
lo sporco di una pozzanghera,
il vigile che col dito ti fa cenno
dall’altro lato della strada, uno con i baffi
(non quello ben rasato di ieri),
la morchella che ogni anno rispunta
in un angolo diverso nel folto del giardino,
il cane del vicino che ogni mattina ti ringhia contro,
i geloni dei bambini che ogni inverno
tornano a pizzicare,
quel sogno terrorizzante sempre uguale
di perdere la donna amata,
l’eterno nostro sentirci improvvisamente estranei
fra un respiro e l’altro,
lo squallore del ritorno nel tuo paese
dopo i tuoi viaggi di esplorazione del mondo,
quelle miriadi di morti anticipate
di notte prima del canto degli uccelli,
ogni giorno la radio che racconta un attentato,
ogni giorno uno scolaro investito,
ogni giorno gli sguardi cattivi dello sconosciuto:
è vero che tutto questo non passa
– non passerà mai, non finirà mai –,
ma non ha la forza della durata,
non emana il calore della durata,
non dà il conforto della durata.

Necessario invece distinguere:
neanche «i prodigi mirabili dell’attimo,
nemmeno loro sanno generare ciò che dura
e appaga con la forza della quiete».

(...)


(da Canto alla durata, Einaudi, 2016 – Traduzione di Hans Kitzmüller)

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LA FRASE DEL GIORNO
Il nesso è possibile. Ogni singolo istante della mia vita combacia con ogni altro – senza anelli di congiunzione. Un legame immediato esiste; basta che io lo liberi nella fantasia.
PETER HANDKE, Lento ritorno a casa




Peter Handke (Griffen, 6 dicembre 1942) è uno scrittore, drammaturgo, saggista, poeta, reporter di viaggio, sceneggiatore e regista austriaco. È stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura 2019 “per un lavoro influente che con ingegnosità linguistica ha esplorato la periferia e la specificità dell'esperienza umana”.


giovedì 10 ottobre 2019

Centenario di José Luis Hidalgo


Il 10 ottobre di cento anni fa nasceva il poeta spagnolo José Luis Hidalgo. Arruolato nel Genio dell’esercito franchista, dopo la guerra di Spagna terminò gli studi alla Scuola Superiore di Belle Arti di Valencia, dove conobbe i poeti della rivista Proel. Tra i primi surrealisti spagnoli con la raccolta Radice, passò poi nella sua brevissima vita – morì a soli 27 anni di tubercolosi – a un esistenzialismo dettato dalla malattia. Amore e morte dunque inevitabilmente furono i suoi temi – come un altro poeta morto giovane di tisi, Guido Gozzano.
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VIENIMI PIÙ VICINA

Vienimi più vicina
fino a toccarmi i sogni.
Non ancora, di più…
Sempre più, senza paura:
come l’acqua del mare
al suo fondo di sabbia,
o si avvicina a Dio
l’azzurrità del cielo.

Come a te mi avvicino
quando ti dico: ti amo.

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SOGNASTI UN GIORNO AZZURRO

Sognasti un giorno azzurro
un tremore,
una foglia,
una mano calma che ti sfiorava la fronte
e gli occhi purissimi del poeta raggiante
che guardava il tuo sguardo perso sulla riva.

E questa mia parola,
che mai fu mia,
disse ciò che non volevo
e che tu non capisti…

Ma io sono qui.
dall’altro lato,
aspettandoti lo stesso,
con gli occhi aperti
e la mia mano calma che ti sfiora la fronte.

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio corpo è fatto di ceneri invisibili.
JOSÉ LUIS HIDALGO

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José Luis Hidalgo Iglesias (Torres, 10 ottobre 1919 – Madrid, 3 febbraio 1947), poeta spagnolo. Collaboratore del Corcel di Valencia, esordì nel 1936 con Pseudopoesia, cui  nel1943 seguì la raccolta di poesia amorosa Radice, seguita nel 1944 da Gli animali. Il suo ultimo lavoro, I morti (1947), preannuncia la sua fine per tubercolosi.



mercoledì 9 ottobre 2019

Immersi nel mare d'amore


GUAN YUN SHIH

SCARPETTE ROSSE RICAMATE


Sdraiati uno accanto all’altro,
davanti alla finestra sotto le nuvole.
Letto illuminato dalla luna.
Immersi nel mare d’amore
cantiamo abbracciati,
una canzone dietro l’altra.
L’anima in un filo, ascoltiamo:
Già il temibile tamburo
annuncia l’alba.
Che poche sono state le ore
per tante parole d’amore!
E come scorre via rapida la notte!
Un fuso che corre su un telaio.
Mia cara! Se ci sono anni bisestili
perché non può esserci
una notte bisestile?


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“Perché non può esserci una notte bisestile?” si chiede il poeta cinese del XIV secolo Guan Yun Shih. Perché deve finire con l’alba la dolcezza della notte d’amore? Perché devono dissolversi le tenerezze degli amanti e i corpi separarsi nell’alba?
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.DIPINTO DI B.K. WHITE

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LA FRASE DEL GIORNO
Blu scuro, è il colore della notte dove si concentrano e si bloccano i nostri occhi, le orecchie, le parole, tutto quanto.
BANANA YOSHIMOTO, Sonno profondo




Guan Yuh Shih (Yung-chou, oggi Ling-Ling, 1286 – Hangchow, 1324), poeta cinese di origini uigure vissuto durante la dinastia Yüan. Scrisse in prosa e in versi con la nuova forma lirica detta san-ch’ü.

martedì 8 ottobre 2019

Questa coppia


MARGHERITA GUIDACCI

MADAME X

Io non sono il mio corpo.
Mi è straniero, nemico.
Ancora peggio è l’anima,
e neppure con essa m’identifico.

Osservo da lontano
le rozze acrobazie di questa coppia,
con distacco, ironia –
con disgusto talvolta.

E intanto penso che la loro assenza
sarebbe più guadagno che dolore:
questa e altre cose... Ma mentre le penso,
io chi sono, e dove?


(da Neurosuite, Neri Pozza, 1970)

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Il rifiuto del corpo è un tema non raro nella poesia soprattutto femminile – si pensi a Emily Dickinson: Margherita Guidacci, poetessa fiorentina che visse alcuni anni in clinica neurologica sente questa dicotomia tra anima e corpo e in un’equidistanza eterea cerca di superarla tentando di “recuperare il dolore in una dimensione positiva”, come spiegò in un’intervista del 1972.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI


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LA FRASE DEL GIORNO
Davanti a te la mia anima è aperta / come un atlante: puoi seguire con un dito / dal monte al mare azzurre vene di fiumi, / numerare città, / traversare deserti.
MARGHERITA GUIDACCI, Neurosuite




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.

lunedì 7 ottobre 2019

Labile autunno


DIEGO VALERI

SENTIMENTI DELL’AUTUNNO


Labile autunno: la foglia sospesa
al ramo nudo, mortalmente pallida;
la nuvola distesa,
bianca sopra l’azzurro; i fiori gialli…
Appena mosso, il vento è come voce
d’acqua che lenta vada alla perduta
sua foce.
Labile autunno: la foglia è caduta.


(da Poesie, Mondadori, 1962)
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Colori tenui e movimenti quasi impercettibili: in pochi versi il poeta veneto Diego Valeri riesce a costruire un bozzetto al rallentatore in cui chi legge è uno spettatore in attesa del colpo di scena finale, lo staccarsi e il volare via di una foglia. Un tema consueto in poesia, svolto con il consueto stile nitido e levigato.
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FOTOGRAFIA © CATLEGUARD
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LA FRASE DEL GIORNO
Ora è la grande ombra d’autunno: / la fredda sera improvvisa calata / da tutto il cielo fumido oscuro / su l’acqua, la pietra malata.
DIEGO VALERI, Poesie




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.

domenica 6 ottobre 2019

Dura ancora, indugia


FËDOR TJUTČEV

L’ULTIMO AMORE

Come, noi declinando, il nostro amore
è più tenero e più superstizioso!...
Luce d'addio dell’ultima passione,
luce d’occaso, splendi, splendi!

Già l’ombra ha preso mezzo il cielo,
all’occidente solo era un chiarore:
giorno venuto a sera, indugia, indugia,
e dura, dura ancora, incanto.

Venga pur meno il sangue nelle vene,
la tenerezza non vien meno in cuore...
Ultimo amore, o tu! tu sei
felicità e disperazione.


1852-54


(da Poesie, Adelphi, 2011 - Traduzione di Tommaso Landolfi)

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Fëdor Tjutčev, poeta russo caro ai simbolisti, si esprime attraverso una profonda inquietudine, delineata grazie a atmosfere eteree, talora desolate come le lande della Russia, in bilico tra le due componenti della realtà: il caos e il cosmo. E tra due componenti opposte si barcamena anche l’ultimo amore, quello tardo, cui comunque non si può resistere e che ci si augura duri il più possibile, con tutto il suo incanto, come un lungo tramonto.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPER FLARE

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho dolcezza e piacere, / la pace è nel mio petto, / son di sopore involto: / o tempo, ferma il passo!
FËDOR TJUTČEV, Poesie




Fëdor Ivanovič Tjutčev (Ovstug, 5 dicemnbre 1803 - Carskoe Selo, 27 luglio 1873), poeta e scrittore russo. Fu diplomatico per 22 anni, anche a Torino, e a Monaco, dove conobbe Heine e Schelling. Non si curò dei propri versi, che furono scoperti dai simbolisti russi a inizio Novecento.


sabato 5 ottobre 2019

Paese di luccichii e di oblio


SOPHIA DE MELLO BREYNER ANDRESEN

LUCE DI LUNA

Portami, notte, nei tuoi giardini sospesi
Nei tuoi cortili di luna e di silenzio
Nei tuoi atri di vento e di vuoto.

Notte
Baghdad rovesciata sul tuo fiume
Paese di luccichii e di oblio
Con la tua voce di cedri e il tuo lento
Cerchio blu di tempo.


(da Dolcezza nuda e acuta della vita, 2003)

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La poetessa portoghese Sophia De Mello Breyner Andresen entra in una notte di luna come in uno dei giardini sospesi di Babilonia – una delle sette meraviglie del mondo antico – o come in una delle Mille e una notte: l’atmosfera fiabesca nasce dai riflessi della luna sul fiume, dalla luce che i raggi del nostro satellite donano a cortili e piazze.

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DIPINTO DI EVGENIJ LUSHPIN

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LA FRASE DEL GIORNO
La luna colma la terra di miraggi / e le cose hanno oggi un'anima vergine.
SOPHIA DE MELLO BREYNER ANDRESEN, Come un grido puro




Sophia de Mello Breyner Andresen (Porto, 6 novembre 1919 – Lisbona, 2 luglio 2004), poetessa portoghese, seconda donna a vincere il Premio Camões nel 1999. La sua opera consta di 15 libri di poesia, pubblicati tra il 1947 e il 1999, che riconoscono alla parola un valore intrinseco e per questo sono rigorosi, armonici ed equilibrati. Scrisse anche racconti, opere teatrali e libri per ragazzi

venerdì 4 ottobre 2019

Guardare e ascoltare


UMBERTO SABA

MEDITAZIONE

Sfuma il turchino in un azzurro tutto
stelle. Io siedo alla finestra e guardo.
Guardo e ascolto; però che in questo è tutta
la mia forza: guardare ed ascoltare.

La luna non è nata, nascerà
sul tardi. Sono aperte oggi le molte
finestre delle grandi case folte:
d’umile gente. E in me una verità
nasce, dolce a ridirsi, chi darà
gioia a chi ascolta, gioia da ogni cosa.
Poco invero tu stimi, uomo, le cose.
Il tuo lume, il tuo letto, la tua casa
sembrano poco a te, sembrano cose
da nulla, poi che tu nascevi e già
era il fuoco, la coltre era, la cuna
per dormire, per addormirti il canto.
Ma che strazio sofferto fu, e per quanto
tempo dagli avi tuoi, prima che una
sorgesse, tra le belve, una capanna,
che il suono divenisse ninna-nanna
per il bimbo, parola pel compagno.
Che millenni di strazi, uomo, per una
delle piccole cose che tu prendi,
usi e non guardi; e il cuore non ti trema,
non ti trema la mano;
ti sembrerebbe vano
ripensare ch’è poco
quanto all’immondezzaio oggi tu scagli;
ma che gemma non c’è che per te valga
quanto valso sarebbe un dì quel poco.
La luna è nata che le stelle in cielo
declinano. Là un giallo
lume si è spento, fumido. Suonò
il tocco. Un gallo
cantò; altri risposero qua e là.


(da Poesie dell’adolescenza e giovanili, 1911)

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Guardare e ascoltare: è quello che fa il poeta, osservatore del reale che riesce in questo modo a leggere in filigrana il trascendente. È quello che fa Umberto Saba davanti alla finestra mentre fuori il crepuscolo traghetta dal giorno alla notte: guarda e ascolta le finestre dove la gente è indaffarata per la cena e medita che l’uomo non sa accontentarsi di ciò che ha, non è grato per quella sua semplicità quotidiana che deriva da millenni di progressi e di sacrifici dell’umanità intera.

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DIPINTO DI EVGENIJ LUSHPIN

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LA FRASE DEL GIORNO

Sai un’ora del giorno che più bella / sia della sera?
UMBERTO SABA, Trieste e una donna




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.


giovedì 3 ottobre 2019

Un castello in aria


VIVIAN LAMARQUE

LA SIGNORA DEL CASTELLO

Dentro dentro nel centro della testa aveva un castello in aria.
Il castello in aria aveva fondamenta?
Sì, di cemento armato. Le fondamenta del castello erano il cervello della signora.
La signora e il castello in aria erano dunque una cosa sola?


Sì, la signora e il castello in aria erano dunque una cosa sola.


(da Poesie 1972-2002,  Mondadori, 2002)

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Come se si dovesse spiegare ai bambini, nei libri della scuola primaria, con il suo classico stile la poetessa trentina Vivian Lamarque - del resto nota come “poetessa-bambina”- disquisisce a domande e risposte su una apparentemente bizzarra questione, legata ai castello in aria. Ebbene, la Lamarque porta all’estremo il suo teorema con una logica e perfetta conclusione.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI
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LA FRASE DEL GIORNO
Rime ed inni d'amore per sogni e per chimere e per castelli in aria l'anima ho milionaria.
GIUSEPPE GIACOSA e LUIGI ILLICA, La bohème




LamarqueVivian Comba Provera Pellegrinelli Lamarque (Tesero, 19 aprile 1946) è una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana dal francese. Di origini valdesi, ha insegnato italiano agli stranieri e nei licei. Ha ottenuto il Premio Viareggio, il Premio Montale, il Pen Club e, per le fiabe, il Premio Rodari e il Premio Andersen.

mercoledì 2 ottobre 2019

La luna tra le ninfee


EEVA KILPI

QUANDO HAI VISTO UNA NUVOLA

Quando hai visto una nuvola
nel grembo di un lago;
e la luna
tra le ninfee;
sei inevitabilmente in balia
della tua stessa anima.


(da Ennen kuolemaa, 1982 – dal blog Emma Gunst)

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È l’essenza della poesia questa sensibilità innata e non imposta, questo manifestarsi dell’emozione attraverso la vista di oggetti esterni. Come dice la poetessa finlandese Eeva Kilpi, qualche volta è l’anima a prendere il comando del nostro centro di controllo e a guidarci verso la meraviglia.

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FOTOGRAFIA © COULEUR/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando non hai più forza di scrivere, devi ricordare.
EEVA KILPI




Eeva Karin Kilpi (nata Salo; Hiitola, Carelia finlandese, oggi Russia, 18 febbraio 1928), scrittrice, poetessa e attivista femminista finlandese. La sua poesia è caratterizzata da un un’ironia di fondo e tratta i temi dell’esilio, delle relazioni umane e della natura.


martedì 1 ottobre 2019

Poesie per ottobre VI



Ottobre, l’autunno che divampa nel suo tingersi d’oro e di bronzo, di rame e di giallo. Tempo di funghi e di caldarrostai quando la sera si cerca il tepore del camino. Tempo di memorie e di dolcezze, tanto da aver fatto scrivere a Gesualdo Bufalino “Autunno, stagione sleale”. Quelle memorie che ritrova il poeta torinese Enrico Thovez, quelle dolcezze che sa cogliere Giovanni Pascoli.

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FOTOGRAFIA © JPLENIO/PIXABAY

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ENRICO THOVEZ

OTTOBRE

Calpesto adagio le foglie stridule al passo: ho rimorso
d'essere solo. Non penso soltanto a me quassù: sento
che un bene inutile palpita per l'aria, e fugge per sempre.
Guardate! È un magico incendio. Il sole basso sul colle
traversa d'un oro languido le masse rosse dei boschi.
Ardono pallidamente ; sembrano struggersi in fiamma
nel cielo cerulo: dicono qualcosa al cuore di tenero,
di grande. È forse il ricordo di un altro giorno d'autunno,
lontano, un altro tramonto languido d'oro, una fiamma,
e in fondo all'anima il lampo d'un indicibile amore.
Io salgo su per la ripida costa boscosa; mi pungo
aprendo a forza i cespugli, affondo in mucchi di foglie,
mi volto ansante a guardare, salgo più alto, più alto...
Al vento freddo le foglie accartocciate sui rami
crocchiano fragili, parlano. E tutt'attorno è un'immensa
caduta rossa di foglie, un rosso turbin di foglie.
Io, solo, ritto sul sommo della collina, protendo
la faccia al vento gelato, saluto il sole spettrale.
Godo del sibilo acuto dei rossi sciami, e mi creo
l'esile donna pensosa della mia mente, l'amante
che mi comprenda in quest'ora, in quest'angoscia, che langua
con me d'inutile amore per questo roseo fulgore
del cielo dietro le siepi, le rame e i tronchi dei boschi:
credo sentire sul viso il gelo della sua guancia...
Rabbrividisco; mi getto pel bosco a corsa, gemendo,
e annego me col mio spasimo nella pietà di quest'ombra.


(da Il poema dell'adolescenza, Streglio, 1901)

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GIOVANNI PASCOLI

SERA D'OTTOBRE

Lungo la strada vedi su la siepe
ridere a mazzi le vermiglie bacche:
nei campi arati tornano al presepe
tarde le vacche.

Vien per la strada un povero che il lento
passo tra foglie stridule trascina:
nei campi intuona una fanciulla al vento:
Fiore di spina!...


(da Myricae, Giusti, 1891)

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LA FRASE DEL GIORNO
Ed ero come il grappolo che resta / legato al tralcio dopo la vendemmia.
LINO CURCI, Un fuoco nella notte




Enrico Thovez (Torino, 10 novembre 1869 – Torino, 16 febbraio 1925) è stato un critico letterario, poeta e pittore italiano. La sua poesia usa il verso prosastico – due ottonari in realtà – e precipita spesso nell’enfasi, riuscendo a risaltare nella descrizione di ambienti oscuri e in penombra.


Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.

lunedì 30 settembre 2019

La ricerca


ADONIS

CENTO POESIE D’AMORE, 4

Ho visto il tuo volto attorno alla casa dipinto su ogni ramo,
mi sono scrollato l’aurora dalle spalle e ho iniziato la ricerca: è venuta?
ho domandato alla rugiada sui rami, ho
domandato al sole se avesse letto
i tuoi passi, dove la notte ti aveva vista, come si erano incamminati
accanto a te i fiori della casa e gli alberi.
Quasi disgiungo i miei giorni e me stesso:
là è il mio sangue e qui il mio corpo - fogli
che le scintille trascinano tra le rovine del mondo.


(da Cento poesie d’amore, Guanda, 2003 – Traduzione di F. Al Delmi)

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L’amore assente eppure così presente: è bellissima l’immagine scelta dal poeta siriano Adonis, “Quasi disgiungo i miei giorni e me stesso”, si vive là dove l’amore è, almeno con il pensiero, anche se distante, anche se perduto, lo si cerca in ogni cosa.

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DIPINTO DI ANASTASIA VALICHLINA

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LA FRASE DEL GIORNO
Certo, quando ci incontreremo / le foreste dei nostri giorni rinnoveranno le foglie, / quei campi che nei nostri corpi sospirano / cambieranno i fiori, e il luogo dell’incontro sembrerà / un letto che la mano / della terra intesse di desiderio e incanto.
ADONIS, Cento poesie d’amore




Adonis o Adunis, pseudonimo di Alī Ahmad Saʿīd Isbir (Al-Qassabīn, 1º gennaio 1930) è un poeta e saggista siriano. È attivo nella la volontà di una rinascita culturale araba, rileggendone il patrimonio in una chiave non nazionalistica o religiosa, ma di apertura alla modernità. È stato più volte candidato al Premio Nobel per la Letteratura.


domenica 29 settembre 2019

Poca roba


KARMELO C. IRIBARREN

RITRATTO DEL POETA ADOLSECENTE

Un pacchetto di tabacco,
un libro di poesie
duecento pesetas
per bere qualche birra…

Poca roba, è vero:
ma per me
era sufficiente.
Poi apparvero le donne.


(da Certo che questa storia ti suona. Antologia 1985-2005, 2012)

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L’adolescenza che procede così, tranquilla, tra fumo e birre, motociclette, pochi amici con cui condividere il bar o il sole di una piazzetta. Anche quella del poeta spagnolo Karmelo C. Iribarren. Una comoda e placida età, un cielo azzurro in cui all’improvviso si affaccia un lampo sotto forma di ragazza, un po’ come accade nel Pulp di Charles Bukowski: “Poi la porta si spalancò. Ed entrò quella donna”.

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IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so cosa abbiano [le donne] / (oltre quello che hanno) / ma senza dubbio / è magico.
KARMELO C. IRIBARREN, Certo questa storia ti suona





IribarrenKarmelo C. Iribarren (San Sebastián,  19 settembre 1959), è un poeta spagnolo, autodidatta. Associata al “realismo sporco” di Bukowski e Carver, in realtà la sua è una poesia più minimale, molto spesso frutto di osservazione della strada e dei bar, che l’ha fatta definire “realismo pulito” e “poesia di esperienza”. Tra le sue raccolte poetiche Serie B, Dal fondo del bar, Ondata di gelo, Attraversando la notte, La pelle della vita.


sabato 28 settembre 2019

Vestita di suono


MANUEL ALTOLAGUIRRE

MONDO SONORO

Vestita di suono,
con la sua pelle di parole,
esce alla luce del giorno
la mia vita ricordata.

Non pensate di vedere
in nebbia l’ombra sua vaga.
Sotto la luce del sole
ve la vorrei mostrare,

senza un solo fiume mancante,
senza celare montagne,
con un cielo completo
coi suoi mari e le sue spiagge.

Di fronte al mondo sonoro
il silenzio dell’anima.


(da Poesie complete, 1960 – Traduzione di Oreste Macrí)

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Vestiti di suono. Così il poeta surrealista spagnolo Manuel Altolaguirre vuole che i suoi ricordi vengano visti. Eppure, la sua è poesia spoglia, scarna fino all’inverosimile, povera di suoni e di colori: la luce del sole, la nebbia evocata, fiumi, montagne, spiagge e cieli senza alcuna indicazione, proprio come si vedono sulle mappe. E una mappa egli viene a creare, una cartina geografica della sua vita dove alla fine, libera da ogni orpello, in opposizione alla sonorità del mondo, risplende silenziosa l’anima.

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VLADIMIR KUSH, “DIARIO DELLE SCOPERTE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non son ricordi, è la vita.
MANUEL ALTOLAGUIRRE, Poesie complete




Manuel Altolaguirre Bolín (Malaga, 29 giugno 1905 – Burgos, 26 luglio 1959), poeta surrealista spagnolo della Generazione del '27. Con i suoi toni intimisti e spirituali cantò l'amore e la solitudine Egli stesso indicò Juan Ramón Jiménez e Pedro Salinas come suoi ispiratori.


venerdì 27 settembre 2019

Sotto i cieli stellati


PEJO JAVOROV

VIENI!

I tuoi occhi sono cieli stellati.
I capelli il velo crepuscolare
della tarda sera, i tuoi capelli!
Il tuo respiro – fresco, di fanciulla,
è il fresco alito del sud che dà vita,
uno zefiro addormentato in mezzo ai fiori.

Vieni, morta e fredda è la giornata.
In questa notte di luna, coi capelli sciolti,
china su di me,
vieni e respira sul mio volto,
vieni e riscalda il freddo cuore,
in questa notte di luna, sotto i cieli stellati.


(da Poesia, 125, Febbraio 1999 - Traduzione di Valeria Salvini)

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Il desiderio dell’amata, assente e lontana, fa esprimere nel suo periodo simbolista il poeta bulgaro Pejo Javorov in versi che – ancora una volta in poesia – riecheggiano la descrizione della sposa del Cantico dei Cantici, qui adattato agli sterminati campi di rose della Bulgaria.


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LUCIEN FREUD, "RITRATTO DI CAROLINE BLACKWOOD"

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LA FRASE DEL GIORNO
Io non  vivo: ardo.
PEJO JAVOROV




Pejo Javorov pseudonimo di Pejo Totev Kracholov (Čirpan, 1º gennaio 1877 – Sofia, 29 ottobre 1914) poeta bulgaro. Avvicinatosi al realismo, passò poi al simbolismo. Le sue opere e la sua vita sono caratterizzate dalla vicinanza al movimento di liberazione macedone. Non resse al suicidio della moglie Lora e si uccise a 37 anni.


giovedì 26 settembre 2019

Centenario di Matilde Camus


Nasceva a Santander il 26 settembre di cento anni fa la poetessa spagnola Matilde Camus. Legatissima al territorio cantabrico, che non abbandonò mai tranne per brevi viaggi, iniziò a pubblicare solo nel 1969, a cinquant’anni, dopo la morte del padre, cui era legatissima, e l’uscita dei figli dall’adolescenza. Frequentando l’Ateneo di Santander, iniziò a riprendere in mano le vecchie poesie e a lavorarci sopra, leggendole in pubblico e ascoltando i suggerimenti: a Voci, il primo libro, ne seguirono ben 34, fino all’Antologia poetica del 2011. La sua è una poesia che nasce dal territorio cantabrico, dalle radici contadine dei suoi avi, assumendo la funzione, come lei stessa la definì di “una necessità dello spirito”.

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MATILDE CAMUS IN UNA ILLUSTRAZIONE DI BEATRIZ CEA

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VOGLIO ALZARMI

Voglio alzarmi dalla polvere della terra.
Essere poesia pura, essere parola,
ascendere nel giusto pensiero
di equilibrio, di frutto, di preghiera.
Così potrò pregare se piange il Cielo
convertendo il dolore in speranza.
Con dolcezza nelle mani, in punta di piedi,
asciugherò con amore lacrime tanto dolci.

Voglio alzarmi dalla polvere della terra.
Vagare per lo spazio in pace, silenziosa,
meditando gli errori nel tempo
fino a ripulirmi di tutte le mancanze.
Così potrò cantare se canta il Cielo
versando allegria nell’alba.
La forza espressiva del mio accento
smusserà gli spigoli che mi saranno nati.

(da Canzoniere di Liébana, 1977)

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ILLUSIONE

Proprio come gli uccelli,
risalire la vetta ordinatamente
in una smania senza limite.

Nell’anima, sempre nuovi,
fantasia e sogno
chimere impigliate nella luna
soggette a un fascino misterioso
nell’alveo infinito della speranza.

Continuerò a sfogliare fiori nuovi
con l’immaginazione e il sentimento
sebbene ogni petalo caduto
non si sia trasformato in nulla.

(da Destriero nel tempo, 1979)

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è troppo breve per l’eternità dei sentimenti.
MATILDE CAMUS




Aurora Matilde Gómez Camus (Santander, 26 settembre 1919 – 28 aprile 2012​), conosciuta come Matilde Camus, scrittrice, saggista e poetessa spagnola. Ha cantato in particolare la sua terra, la Cantabria, il suo popolo e i suoi figli, seguendo sempre il motto “Vivere, sognare e sentire”.





mercoledì 25 settembre 2019

Dal campo del poeta


ALDO PALAZZESCHI

PIZZICHERIA

“Etto grammo chilo mezzochilo,
cacio burro prosciutto salame,
acciughe salacche baccalà…”
Sono voci del gergo
in questo untuoso reame.
“Mi serve o non mi serve, diobonino,
ho tanta fretta!”
“Aspetti”
“Mi dia retta”
“Venga qua”
“Mi mandi via”.
S’infuria una servetta,
una s’acqueta.
“Il solito formaggio
ma con poca corteccia”.
E una sicura mano
apre la breccia
nel parmigiano.
Molla e tira tira e molla
poca corteccia e dimolta midolla.
Aver fretta ed aspettare,
pesare tagliare affettare,
entrare andar via…
sono le note costanti
della quotidiana sinfonia
in un’antica pizzicheria.
“Mamma mia!
E che poesia
volete che ci sia
dentro un negozio di pizzicheria?
Se diceste di fiori o seteria…
se aveste detto in quello dell’antichità,
certo ce ne sarà,
ma non in quello lì
venite via,
per carità!
Mio caro, siatene persuaso,
per la fretta che avete di giungere alla mèta
questa volta siete evaso
dal campo del poeta.
Non ce n’è non ce n’è, restate franco”.
Basta, miei cari, basta
che ci vada il poeta dietro il banco.
Le file dei formaggi
l’un sull’altra ammassate,
vi sembrano villaggi,
borgate soleggiate,
coi tetti di lavagna,
le oscure cortecce,
come paesini di montagna.
E nei luoghi più vicini
del panorama,
non vi par di riposare
sui morbidi cuscini
dei pecorini?
O se no di passeggiare
pei verdeggianti viali,
per i verdi giardini del gorgonzola?
Di spiare ai suoi fronzuti finestrini?
Non vi sembra di sognare
dame medioevali
affacciate alle superbe finestre
tonde e ovali
del palazzo dei granduchi:
quello coi buchi ?
Tavole regali
di mosaici fini,
bizantini veneziani fiorentini:
soprassate salami salamini,
e la più bella,
quella proprio del re:
la mortadella!
Agate alla portata di tutti
vi sembrano i prosciutti;
e le acciughe, le salacche
dalle lucide corazze,
nei barili allineate,
inginocchiatevi:
sono i guerrieri delle Crociate.

(da Tutte le opere, Mondadori, 1958)

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Una pioggia di analogie e di metafore: ecco la proposta di Aldo Palazzeschi al Futurismo, cui aderì per un breve periodo. Il poeta che si mette dietro il banco del pizzicagnolo passa da una descrizione della realtà di tipo prosastico a una poetica, fantasticando e andando al di là della pura materialità delle cose, trasformandone la banalità e la quotidianità in poesia.

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IMMAGINE TRATTA DA UNA PUBBLICITÀ NEGRONI

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LA FRASE DEL GIORNO
Le persone felici hanno poco tempo da leggere e meno da scrivere, e perché l'uomo ama la lotta al disopra della felicità. E tutto incanalare e condurre verso una cima fulgente: la poesia.

ALDO PALAZZESCHI, Palazzeschi allo specchio




Aldo Palazzeschi, pseudonimo di Aldo Pietro Vincenzo Giurlani (Firenze, 2 febbraio 1885 – Roma, 17 agosto 1974), scrittore e poeta italiano, uno dei padri delle avanguardie storiche. Dall'esordio come crepuscolare e dalla breve adesione al Futurismo, attraversò il «ritorno all'ordine» degli anni Venti e la ripresa sperimentale delle avanguardie degli anni Sessanta con inconfondibile giocondità, enigmatica e inafferrabile.


martedì 24 settembre 2019

Il passo breve delle cose


ALDA MERINI

ASCOLTA, IL PASSO BREVE DELLE COSE

Ascolta, il passo breve delle cose
- assai più breve delle tue finestre -
quel respiro che esce dal tuo sguardo
chiama un nome immediato: la tua donna.
È fatta di ombre e ciclamini,
ti chiede il tuo mistero
e tu non lo sai dare…
Con le mani sfiori profili di una lunga serie di segni
che si chiamano rime.
sotto, credi,
c’è presenza vera di foglie;
un incredibile cammino
che diventa meta di coraggio.


(da La volpe e il sipario, Girardi, 1997)

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Fermarsi ad ascoltare: è quello che non siamo ormai più capaci di fare in questa vita frenetica che corre a mille all’ora e non ci lascia che ritagli di tempo. Soffocati dall’ipocrita abbraccio dei media, abbiamo perduto l’antica abitudine di rimanere in silenzio a osservare le cose (e le persone), a sentire quello che ci chiedono. Lo dice in versi la poetessa milanese Alda Merini.

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DIPINTO DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è la pelle del poeta.
ALDA MERINI, Aforismi e magie




Alda Merini all'anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


lunedì 23 settembre 2019

La vita non muta


SANDRO PENNA

GIÀ MI PARLA L'AUTUNNO

Già mi parla l'autunno. Al davanzale
buio, tacendo, ascolto i miei pensieri
piegarsi sotto il vento occidentale
che scroscia sulle foglie dei miei neri
alberi solo vivi nella notte.
Poi mi chiudo nel letto. E mi saluta
il canto di un ragazzo che la notte,
immite, alleva: la vita non muta.

(da Poesie, Garzanti, 1973)

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Insiste spesso il tempo nelle poesie di Sandro Penna: “La mattina d’estate è ancora fresca”, “la mattina di ottobre è ancora buia”, “Era il settembre, riandava la gente”. E ora, carico di vento che scuote le prime foglie secche, ecco l’autunno – quell’autunno che inizia alle 8.50 del mattino di oggi - a vellicare ulteriormente l'inquietudine del poeta.

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EGON SCHIELE, “QUATTRO ALBERI”, 1917

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LA FRASE DEL GIORNO
È forse detto che l’amore umano / vano non debba rimanere mai… / se la vallata è così chiara, il sole / - ormai sul monte - con leggero amore / vi scherza. Né si duole più la terra.
SANDRO PENNA, Poesie




Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).


domenica 22 settembre 2019

Spiegami amore


THANASSIS LAMBRU

SPIEGAMI AMORE

Spiegami tutte le cose, amore,
la luce e l’oscurità, la morte e la vita,
come si abbracciano nell’abbraccio più armonico
e danzano vorticando in un frullo d’ali,
spiegami amore, come ritrovare
l’anima perduta nella violenza del mondo,
come aggirarmi con fiducia nudo sulla terra
nei sentieri che il raggio non perfora.


(da Poesia, 327, Giugno 2017 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Eh, già... Spiegami, amore, spiegami tutto quello che del mondo non so o non riesco a comprendere. Spiegami ogni cosa, erudiscimi sulla realtà e sul trascendente - così come chiede il poeta greco Thanassis Lambru - perché se c’è un posto dove le cose trovano spiegazione è proprio nell’amore.

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MARC CHAGALL, “INNAMORATI DAL VISO AZZURRO”

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma soprattutto devi uscire / dalle strade che percorrono in molti / (uomini scriteriati, sordi e ciechi) / per trovare – forse – un giorno / il sentiero celeste.
THANASSIS LAMBRU




Thanassis Lambru (Lamia, 20 dicembre 1962), poeta greco. Laureato in giurisprudenza presso l'Università Aristotele di Salonicco. Ha continuato i suoi studi di filosofia, letteratura classica e storia dell’arte in Germania presso l'Università di Friburgo.

sabato 21 settembre 2019

Un frassino


OCTAVIO PAZ

PROSSIMO LONTANO

Ieri sera un frassino
sul punto di dirmi
qualcosa - tacque.


(da Versante est, 1969)

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Nelle poesie del Premio Nobel messicano Octavio Paz la realtà appare come un luogo inaccessibile: “l’attività poetica“ allora “nasce dalla disperazione di fronte all’impotenza della parola e termina nel riconoscimento dell’onnipotenza del silenzio”. Da notare che quello che nei versi è espresso con sole dieci parole – nove in spagnolo – ha bisogno del doppio, venti parole, per essere detto in prosa nel saggio “Corrente alterna”.

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DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Poesia è lotta continua contro la significazione.
OCTAVIO PAZ, Corrente alterna




Octavio Irineo Paz Lozano (Città del Messico, 31 marzo 1914 – 20 aprile 1998), poeta, scrittore, saggista e diplomatico messicano, premio Nobel per la letteratura nel 1990. Il suo mondo poetico si basa sula poesia surrealista prima e sul pensiero orientale poi per superare l’io della filosofia occidentale e compiere un discorso ininterrotto sulla poesia stessa.


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