sabato 24 agosto 2019

Gioventù menzognera dell’anno


GESUALDO BUFALINO

APPUNTAMENTO PRESSO UN BUNKER ABBANDONATO

Io ti dico parole imparate a memoria:
le ascolti appena, frastornata dalla pioggia
che cade sul bunker di Punta Scalambra
e annunzia lungamente un altro addio.

Com’è lontano il mare, a guardarlo da qui,
da questi strombi sbreccati e inermi,
come lontana anche tu, e cangiata da ieri…
Per rivederti devo chiudere gli occhi.

Devo chiudere gli occhi per rivedere i tuoi,
invaghiti e ridenti, per risentire il fatuo
minuetto tra i tuoi capelli,
i chiusi trambusti del cuore.

Così dunque ci gioca il tempo e ci convince:
basta una raffica sbieca, un giornale che voli,
stremata procellaria, sul dirotto frangente;
quel cencio d’alga che ripugna fra le dita…

poco basta per dirci che l’estate è già morta,
gioventù menzognera dell’anno,
e che di noi, di lei non rimane che un solo
cieco pugno di polvere e di pioggia.

Anch’io, come un maltempo, sopra i tuoi giorni d’oro
recato non ho che deformi
relitti e presagi di fine
e qualche lamentosa fuggitiva pietà.

Un regalo di morte che butterai domani,
questo di me ti lascio, e null’altro, perdonami:
non potevo di più, io non so camminare
che a braccio d’un fantasma, oppure solo.

Ora lo sai, lo vedi: che servirebbe torcersi
le mani, piangere, stampare in un libro
che siamo stati felici, che un altr’anno
incontrandoci qui sorrideremo?

Lasciami allora andare solo incontro alla notte.
Tu resta a guardare la striscia di sole che torna,
l’airone sul grigio cemento lavato
che s’asciuga le vecchie penne.

(da La festa breve, in Opere. Vol. I 1981-1988, Bompiani, 2006)

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Un’estate che finisce, con malinconica dolcezza. E finisce anche un giovane amore, incapace di sopravvivere a settembre, all’autunno, alle occupazioni quotidiane. In questi versi giovanili di Gesualdo Bufalino - “rulli di pianola o vecchie fotografie” come li definì – ambientati in un paesaggio squallido di per sé, il presente si fa già ricordo, è memoria viva da cui è possibile soltanto fuggire.

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FOTOGRAFIA DI WILLY RONIS

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LA FRASE DEL GIORNO
C’è qualcosa che non convince negli amori corrisposti e felici. Sembra quasi che non possa darsi sentimento genuino, se non lo insidia un’impossibilità.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante




Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Insegnante, si rivelò tardi alla letteratura pubblicando nel 1981 Diceria dell'untore, con cui vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Il suo stile ricercato, ricco e  "anticheggiante" gli deriva dall’abilità linguistica e da una vasta cultura.

venerdì 23 agosto 2019

O carnale Diotima


GHIANNIS RITSOS

PAROLA CARNALE, 10

Tutti i corpi che ho toccato, che ho visto, che ho preso, che ho sognato,
tutti addensati nel tuo corpo.
O, tu carnale Diotima nel gran simposio dei Greci.
Se ne sono andate le flautiste,
se ne sono andati filosofi e poeti.
I begli efebi dormono già
lontano, nei dormitori della luna.
Tu sei sola nella mia preghiera innalzata.
Un sandalo bianco dai lunghi lacci bianchi è legato alla gamba della sedia.
Sei l’oblio assoluto: sei il ricordo assoluto.
Sei la non incrinata fragilità.
Fa giorno.
Fichi d’ India carnosi scagliati dalle rocce.
Un sole rosa immobile sul mare di Monemvasià.
La nostra duplice ombra
si dissolve alla luce sul pavimento di marmo pieno di cicche calpestate,
coi mazzetti di gelsomini infilati negli aghi di pino.
O, carnale Diotima,
tu che mi hai partorito e che ho partorito,
è ora che partoriamo azioni e poesie, che usciamo nel mondo.
Davvero, non scordare quando vai al mercato
di comprare mele in abbondanza,
non quelle d’oro delle Esperidi,
ma quelle grosse e rosse
che quando affondi nella polpa croccante i tuoi splendidi denti resta impresso,
come l’eternità sui libri, pieno di vita, il tuo sorriso.


(da Erotica, Crocetti, 1981 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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L’eros è per il poeta greco Ghiannis Ritsos un elemento che assurge a valore assoluto: è un prorompere di sensualità, incarnato qui in Diotima - il nome della figura sapienziale di donna maestra di Socrate sull’eros nel Simposio di Platone - forza capace di generare amore come quella lussureggiante natura greca fatta di mare e di sole, di fichidindia e gelsomini, di mele e di pini, nella quale continua ad albergare da millenni il mito.

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FOTOGRAFIA © PIXTURY

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LA FRASE DEL GIORNO
Non avevo da aggiungere / altro verso, / altra parola. / Nel tuo corpo vivevo / tutta la poesia.
GHIANNIS RITSOS, Erotica




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.

giovedì 22 agosto 2019

L’alba uguale a un tramonto


IRENE GRUSS

PARLA JOSEPH M. W. TURNER


Cerco di ottenere il tono esatto dell'alba con l'aspetto
del tramonto  La verità non è come la si dipinge.
Nessun mercante può acquistarlo perché
ottenerlo è... impagabile.
Come quando mi sono fatto legare all’albero maestro,
pensi che abbia visto qualcosa?
Mi piacerebbe dire al momento della mia morte,
con un colpo ad effetto, The sun is gone!
Ma no, niente è come si dipinge,
pura distorsione di luce, l'alba
uguale a un tramonto.


(da De piedad vine a sentir, 2019)

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“Il mio maestro mi insegnò com’è difficile trovare l’alba dentro l’imbrunire” cantava nel 1980 Franco Battiato in Prospettiva Nevskij. Lo stesso tormento del pittore inglese Joseph Mallord William Turner, più noto come William Turner, cui qui dà voce la poetessa argentina Irene Gruss. Turner scavallò il romanticismo nell’impressionismo grazie ai suoi paesaggi, nei quali cercava di interpretare il sublime grazie alla dirompente energia della luce.

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WILLIAM TURNER, "NORHAM CASTLE: ALBA"
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LA FRASE DEL GIORNO
Il mio mestiere è dipingere quel che vedo, non quel che so.
WILLIAM TURNER, citato nel Diario di Ghiorgos Seferis




ireneIrene Gruss (Buenos Aires, 31 agosto 1950 - 25 dicembre 2018), poetessa argentina. Prese parte negli anni ‘70 al gruppo letterario “Mario Jorge De Lellis” innovando il colloquialismo. Tra le sue opere La luz en la ventana(1982), El mundo incompleto (1987), La calma (1991), Sobre el asma(1995) e La mitad de la verdad (2008), opera completa.

mercoledì 21 agosto 2019

Divina estate


DIEGO VALERI

ESTATE

Un fresco sussurrio d’acque correnti:
è il pero che stormisce sul mio capo,
tocco appena da un alito di vento.
Levo lo sguardo dalla bianca pagina
su cui da’ rami piovono fuggevoli
occhiatine di sole abbarbaglianti.
Intorno a me non è che un dondolio
lungo di steli dalla grossa testa
e uno svolio di vespe e di mosconi.

Null’altro vedo dal mio letto d’erba,
se non, in cima al colle, un filaretto
d’azzurri ulivi, dentro il cielo candido.
Ma sento, sento che un’immensa gioia
e un’infinita pace è in ogni cosa,
che in ogni fibra e in ogni infinitesimo
atomo vivo è penetrata e regna
la tua felicità, divina Estate…


(da Umana, Taddei, 1916)

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La pace dell’estate, la dolcezza del riposo - il poeta Diego Valeri legge appoggiato al tronco di un pero carico di frutti maturi e spazia con lo sguardo nel rigoglio del prato, nei filari di ulivi che segnano il dorso di una collina. In quel silenzio, in quel fiorire della natura, in quel cielo azzurro dove galleggiano nuvole bianche si può gustare per un po’ il segreto della felicità.

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CAMILLE PISSARRO, “IL GIARDINO DI FAMIGLIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Felicità di vaste arie, di nubi / grondanti luce, / di frutti d’oro appesi a rami d’oro. / Felicità del vecchio cuore, / vivo, in amore.
DIEGO VALERI, Calle del vento




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


martedì 20 agosto 2019

Le nostre estati


VITTORIO SERENI

GLI SQUALI

Di noi che cosa fugge sul filo della corrente?
Oh, di una storia che non ebbe un seguito
stracci di luce, smorti volti, sperse
lampàre che un attimo ravviva
e lo sbrecciato cappello di paglia
che questa ultima estate ci abbandona.
Le nostre estati, lo vedi,
memoria che ancora hai desideri:
in te l’arco si tende dalla marina
ma non vola la punta più al mio cuore.
Odi nel mezzo sonno l’eguale
veglia del mare e dietro quella
certe voci di festa.

E presto delusi dalla preda
gli squali che laggiù solcano il golfo
presto tra loro si faranno a brani.

(da Gli strumenti umani, Einaudi, 1965)

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Bocca di Magra, un’estate di vacanza per il poeta luinese Vittorio Sereni: Sembra quasi essere un intervallo nel flusso della vita, un momento in cui le cose si fermano, c’è tempo anche per il ricordo, al riposo si alternano le classiche attività di una località di villeggiatura. Eppure, all’occhio del poeta che analizza le cose con gli “strumenti umani”, con quei mezzi pur precari e insufficienti “con cui noi - uomini, umanità - intratteniamo il rapporto col reale”, già si manifesta quello che avverrà alla ripresa.

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FOTOGRAFIA © NEWSPAGE

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LA FRASE DEL GIORNO
La parte migliore? Non esiste. O è un senso / di sé sempre in regresso sul lavoro / o spento in esso, lieto dell'altrui pane / che solo a mente sveglia sa d'amaro.
VITTORIO SERENI, Gli strumenti umani




Vittorio Sereni (Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983), poeta italiano, è il capostipite della variante lombarda del novecentismo poetico, detto “Linea lombarda”. Ufficiale di fanteria, viene fatto prigioniero dopo l’8 settembre 1943. Nel dopoguerra è direttore letterario di Mondadori e cura la prima edizione dei Meridiani.

lunedì 19 agosto 2019

Un ricordo senza nome


LARS GUSTAFSSON

GLI ABITANTI

C’erano alcuni che abitavano su un corso d’acqua,
uno dei fiumi più grandi del mondo, ampio e lucente.
Non lasciavano mai quel luogo, ma vedevano

tutta la vita che c’era a nord e a sud,
le chiatte pesanti e le vele chiare,
la corrente, i vortici e la luce,

e tutte le merci che passavano, davanti ai loro occhi,
c’erano sempre cose grandi e sconosciute,
ma passavano così lente e chiare

che lasciavano un ricordo senza nome.
E restavano comunque un po’ insieme a loro.

Quando poi un vento più sferzante cominciava a soffiare
e arrivavano stagioni senza navi di passaggio,
stavano là come ciechi, con occhi spalancati.

(da Sulla ricchezza dei mondi abitati, Crocetti, 2010 – Trad. di Maria Cristina Lombardi)

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“La vita scorre attraverso il mio tempo, / (…) / Pensieri come bestiame, / avanzano sulla strada per bere, / estati perdute ritornano, ad una ad una”: in fondo tutti noi possiamo immedesimarci negli abitanti di questa città ideata dal poeta svedese Lars Gustafsson, quando ci rendiamo conto dello scorrere del tempo e ci sembra quasi di non avere vissuto, di essere spettatori di questa vita che fluisce.

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FOTOGRAFIA © 680451/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita scorre attraverso il mio tempo, / e io, un volto non rasato, / dove le rughe sono profonde, analizzo / le tracce.
LARS GUSTAFSSON, Sulla ricchezza dei mondi abitati




Lars_Gustafsson_02Lars Gustafsson (Västerås, 17 maggio 1936 – 3 aprile 2016), poeta e scrittore svedese. Dalla fine degli Anni ‘50 ha prodotto una copiosa opera letteraria composta da romanzi, saggi, poesie e racconti. Nominato al Nobel, ottenne la Medaglia di Goethe.


domenica 18 agosto 2019

La donna che ti ama


RAYMOND CARVER

ATTESA

Esci dalla statale a sinistra e
scendi giù dal colle. Arrivato
in fondo, gira ancora a sinistra.
Continua sempre a sinistra. La strada
arriva a un bivio. Ancora a sinistra.
C’è un torrente, sulla sinistra.
Prosegui. Poco prima
della fine della strada incroci
un’altra strada. Prendi quella
e nessun’altra. Altrimenti
ti rovinerai la vita
per sempre. C’è una casa di tronchi
con il tetto di tavole, a sinistra.
Non è quella che cerchi. È quella
appresso, subito dopo
una salita. La casa
dove gli alberi sono carichi
di frutta. Dove flox, forsizia e calendula
crescono rigogliose. È quella
la casa dove, in piedi sulla soglia,
c’è una donna
con il sole nei capelli. Quella
che è rimasta in attesa
fino ad ora.
La donna che ti ama.
L’unica che può dirti:
“Come mai ci hai messo tanto?”

(da Blu oltremare, 1986, in Orientarsi con le stelle - Tutte le poesie, Minimum Fax, 2006 - Traduzione di Riccardo Duranti e Francesco Durante)

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Lo scrittore statunitense Raymond Carver era il profeta del minimalismo, con la sua capacità di scegliere la parola più semplice per condurci lungo la pagina. Appare anche da questa poesia d’amore, dove veniamo guidati passo passo - sì, sembrano un po’ le indicazioni di un navigatore all’inizio, ma poi riconosciamo anche noi quella casa immersa tra i fiori, quel luogo che abbiamo tutti quanti nella testa e nel cuore: siamo arrivati finalmente, abbiamo trovato l’amore.

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DIPINTO DI VICENTE ROMERO REDONDO

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LA FRASE DEL GIORNO
E hai ottenuto quello che / volevi da questa vita, nonostante tutto? / Sì. / E cos'è che volevi? / Sentirmi chiamare amato, sentirmi /amato sulla terra.
RAYMOND CARVER




Raymond Clevie Carver Jr. (Clatskanie, Oregon, 25 maggio 1938 - Port Angeles, Washington, 2 agosto 1988), scrittore, poeta e saggista statunitense. Maestro della narrativa breve, mette in scena gente comune, spesso disperata. La sua opera, concentrata sulla vita quotidiana, è espressa con un voluto linguaggio ordinario e minimale.


sabato 17 agosto 2019

La candida luna



VIVIAN LAMARQUE

ALLA LUNA I

Oh essere anche noi la luna di qualcuno!
Noi che guardiamo
essere guardati, luccicare
sembrare da lontano
la candida luna
che non siamo.

(da Poesie 1972 - 2002, Mondadori, 2002)

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La luna che guardiamo, che osserviamo, “abitante e abitata / inquilina pallida / finestrella e affacciata” per dirla con una seconda poesia della poetessa trentina Vivian Lamarque intitolata alla luna. La luna che ci piacerebbe essere per qualcuno, un bianco disco di luce che risplende nel buio, che mostra la sua apparente bellezza e perfezione.

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IMMAGINE DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Ognuno di noi è una luna e ha un lato oscuro che non mostra mai a nessuno.
MARK TWAIN, Seguendo l’Equatore




LamarqueVivian Comba Provera Pellegrinelli Lamarque (Tesero, 19 aprile 1946) è una scrittrice, poetessa e traduttrice italiana dal francese. Di origini valdesi, ha insegnato italiano agli stranieri e nei licei. Ha ottenuto il Premio Viareggio, il Premio Montale, il Pen Club e, per le fiabe, il Premio Rodari e il Premio Andersen.

venerdì 16 agosto 2019

La scuola che marinavo


EDGAR LEE MASTERS

JOHNNIE SAYRE

Babbo, non potrai mai sapere
quanta angoscia mi strinse il cuore,
per la mia disubbidienza, quando sentii
la ruota spietata della locomotiva
mordermi nella carne viva della gamba.
Mentre mi portavano dalla vedova Morris
vidi ancora nella valle la scuola
che marinavo per salire di nascosto sui treni.
Pregai di vivere finché potessi chiederti perdono
e poi le tue lacrime, le tue rotte parole di conforto!
Dal sollievo di quell’ora mi venne felicità infinita.
Tu fosti saggio a far scolpire per me:
“Strappato al male a venire”.

(da Antologia da Spoon River, 1915)

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Un ragazzo finito sotto un treno la mattina in cui ha marinato la scuola: il poeta statunitense Edgar Lee Masters nella sua Antologia di Spoon River ce lo presenta mentre scambia le sue ultime parole con il padre. La fine, seppure tragica, lo ha liberato dai mali che avrebbe avuto se fosse vissuto: è l’unica consolazione per quel povero padre.

Da questa poesia nel 1971 il gruppo rock progressivo dei Delirium, trasse una omonima canzone inserita nell'album Dolce acqua.

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JOHN ROSS, "JOHNNIE SAYRE"

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LA FRASE DEL GIORNO
La terra emana una vibrazione / là nel tuo cuore, e quello sei tu.
EDGAR LEE MASTERS, Antologia di Spoon River





Edgar Lee Masters (Garnett, Kansas, 23 agosto 1868 – Melrose Park, Pennsylvania, 5 marzo 1950), poeta, scrittore e avvocato statunitense, noto soprattutto come autore dell'Antologia di Spoon River, raccolta poetica di immaginarie epigrafi tombali del cimitero dell’altrettanto immaginaria città di Spoon River.


giovedì 15 agosto 2019

Come cani abbandonati


EWA LIPSKA

UN VERSO RANDAGIO

Un verso randagio vagabonda
nella materia oscura della carta.
Non ha padroni. L’autore l’ha lasciato
in balia del destino. Orfano di parole.

A volte
i versi sono come cani abbandonati
che abbaiano alla poesia.

(da Il lettore di impronte digitali, Donzelli 2017, traduzione di Marina Ciccarini)

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Ce ne sono di versi così, di poesie abbandonate nelle pagine dei libri, nel mare sterminato della Rete. Vagabondano simili a cani randagi, come dice la poetessa polacca Ewa Lipska. Eppure, quando trovano qualcuno che li scorge e li avvicina, abbaiano e lo seguono...

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DIPINTO DI EMANUEL OLOGEANU

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LA FRASE DEL GIORNO
Una piacevole occupazione è quella di prendere delle note, di scrivere degli schizzi. È un po’ come toccare le corde di un violino. Ma poi bisogna comporre la melodia o l’intero concerto.
EWA LIPSKA




Ewa Lipska, (Cracovia, 8 ottobre 1945), poetessa e giornalista polacca della generazione della “Nuova onda”. La sua poesia usa la povertà del linguaggio come strumento di percezione e comunicazione.


mercoledì 14 agosto 2019

Io ancora non ci sono


ADAM ZAGAJEWSKI

ANNI TRENTA

Anni Trenta
Io ancora non ci sono
Germoglia l’erba
Una ragazza mangia un gelato alla fragola
Qualcuno ascolta Schumann
(il folle Schumann,
smarrito)
Che felicità
Io ancora non ci sono
Sento tutto

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 - Traduzione di Krystyna Jaworska)

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Guardando una fotografia di Paul Éluard e Salvador Dalí con le compagne Nusch e Gala a Port Llegat nel 1931, ho provato la nostalgia per un tempo in cui non sono mai vissuto – eppure provavo gli stessi sentimenti, sentivo quasi il vento marino passare sui pantaloni bianchi dell’estate. È una nostalgia così quella che prova il poeta polacco Adam Zagajewski per gli Anni Trenta, almeno sei anni prima che nascesse, forse guardando una fotografia che ritrae i suoi genitori in quella che allora era una città polacca, Leopoli, e che oggi è una città ucraina, Lviv.

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FOTOGRAFIA © PENN STATE

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LA FRASE DEL GIORNO
Scrivo viaggiando – perché volevo vedere, / e non solo sapere – vedere chiaramente.
ADAM ZAGAJEWSKI, Dalla vita degli oggetti




Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945) è un poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.

martedì 13 agosto 2019

In ogni stilla


PATRIZIA VALDUGA

TUTTI I MIEI FALSI AMORI

Tutti i miei falsi amori e falsi affanni
mi hanno portata a questa verità.
Ho cinque dieci trenta cinquant'anni:
è un'assemblea di tutte le mie età.
Cara ferocia, crudeltà magnanima:
nel sangue, in ogni stilla stride l'anima.

(da Poesie erotiche, 2018)

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Patrizia Valduga, poetessa veneta, come citato nella presentazione di Poesie erotiche, scrisse che “la poesia è come l’amore, è nostalgia d’indivisibile: entrambi si prefiggono un po’ di perdita di coscienza, un qualche smantellamento di quell’equilibrio infelice che è la nostra identità. Hanno entrambe una funzione erogena e quindi ansiolitica”. Questi versi sono una sorta di presa di coscienza di quell’equilibrio infelice, una riflessione sugli amori perduti o illusori che però ancora lavorano nell’anima: “Scena muta di sogno, ombra di mondo, / un niente di due tutti e di due vite, / piccola eternità, e ore infinite, / pienissima di me, viva di un cuore / che mi sgocciola via senza rumore, / in me ringorgo sotto il mio dolore”.

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DIPINTO DI JACK VETTRIANO

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore è in ciò che manca, è l’io che manca.
PATRIZIA VALDUGA, Lezione d’amore




Patrizia Valduga (Castelfranco Veneto, 20 maggio 1953), poetessa e traduttrice italiana, compagna per ventitré anni del poeta Giovanni Raboni. Ha fondato nel 1988 la rivista mensile Poesia che ha anche diretto per un anno. Nelle sue poesie ripristina in forma rigorosa tutti i generi metrici tradizionali, dal sonetto all'ottava, dalle terzine dantesche alle stanze di ballata.


lunedì 12 agosto 2019

Le crespe del prato


EMILY DICKINSON

LA BELLEZZA NON HA CAUSA

La Bellezza non ha causa:
esiste.
Inseguila e sparisce.
Non inseguirla e appare.

Sai afferrare le crespe
del prato quando il vento
vi avvolge le sue dita?
Iddio provvederà
perché non ti riesca.

(da Poesie, Cya, 1947 - Traduzione di Margherita Guidacci)

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La bellezza è inafferrabile: possiamo scorgerla talora, ma, poiché la vita è in un perenne movimento, il suo mistero svanisce e si confonde come un filo d’erba nel verde del prato. Ce lo ricorda con la solita limpidezza del linguaggio la poetessa statunitense Emily Dickinson.

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FOTOGRAFIA © HDQWALLS

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LA FRASE DEL GIORNO
Il guardare una cosa è ben diverso dal vederla. Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.
OSCAR WILDE




Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, Massachusetts, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


domenica 11 agosto 2019

E nient’altro


CEES NOOTEBOOM

LA PRIMA FOTO DI DIO

Questo era il mio aspetto dopo quel primo giorno.
Io, solo con le mie pietre di pietra,
Io, solo con i miei venti di vento.

Era il giorno in cui ero ancora felice,
la terra ancora deserta e vuota,
solo più tardi ho creato gli alberi,
gli animali, l’esercito e quel fotografo.

Spesso ho nostalgia del giorno
in cui l’ho fatto, lui per primo.
Lui e io, insieme nella mia creazione,
io con la mia giacca viola tra i venti di vento,
lui con il suo occhio come uno specchio
sulle mie pietre di pietra,

e nient’altro

(da Bitterzoet, 2000 - Traduzione di Fulvio Ferrari)

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La nostalgia di un tempo perduto, di una pienezza ancora pregna di possibilità, di un futuro davanti ancora da compiere. Ne soffriamo tutti, ne soffre persino Dio, ritratto qui dallo scrittore e poeta olandese Cees Nooteboom in una impossibile istantanea in un suo “paradiso” di terra e di vento, di polvere e deserti.

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FOTOGRAFIA © NASA

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LA FRASE DEL GIORNO
La memoria è come un cane che si sdraia dove vuole.
CEES NOOTEBOOM, Rituali




Cees Nooteboom (L’Aia, 31 luglio 1933), scrittore olandese. La sua opera comprende lavori di poesia, narrativa, drammaturgia, commedia e cronaca di viaggio. È stato più volte candidato al Premio Nobel. Arguto umorista, filosofo penetrante, storico attento, viaggiatore curioso e appassionato, è spesso paragonato a Borges, Calvino e Nabokov.



sabato 10 agosto 2019

Uno stellato firmamento


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

SERA

A volte, le stelle
non si aprono nel cielo.
La terra è quella che brilla
come uno stellato firmamento.

(da Pietra e cielo, 1919 - Traduzione di Claudio Rendina)

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10 agosto, è tempo di Perseidi, di stelle cadenti che sfrecciano nel cielo notturno. Uno spettacolo affascinante che altro non è che la fine di un meteorite. È una bellezza effimera e illusoria, quella bellezza che il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez inseguì ansiosamente per tutta la vita nelle sue poesie, “contemplatore eterno, senza stanchezza / e senza fine, dello spettacolo grandioso ed unico / del sole e delle stelle, mare eterno!”.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Non stai in te, bellezza innumerevole, / che col tuo fine mi tenti, infinita, / a piaceri senza fine. // Stai in me, che ti penetro / fino in fondo, desideroso, ogni istante, / d’oltrepassare i più occulti nadir!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Pietra e cielo




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


venerdì 9 agosto 2019

Bussarono alla porta


ROBERT FROST

LA PORTA NON SBARRATA

Dopo molti anni
Bussarono alla porta
E pensai che la porta
Non aveva lucchetto.

Spensi la candela
In punta di piedi
Andai alla porta
A mani alzate.

Ma bussarono di nuovo
La finestra era grande
Misi le gambe fuori
E uscii nella notte.

Dalla finestra
Dissi «Chi è?»
A chiunque avesse
Bussato alla porta.

Bastò un tocco
Per uscire dalla gabbia
Nascondermi nel mondo
E cambiare nel tempo.

(da New Hampshire, 1923 - Traduzione di Luigi Civalleri)

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Questa poesia di Robert Frost si rifà a un evento realmente accaduto in un cottage della Ossippee Mountain nel 1895, dove il peta statunitense, che aveva paura del buio, dormiva solo: quando bussarono alla porta, scappò dalla finestra; solo il mattino dopo risolse il mistero, quando trovò un vicino di casa ubriaco nel prato davanti al cottage! L’episodio colpì molto il poeta, tanto da ricorrere più volte nelle sue poesie: “Quando alla sera chiudevamo casa, / Chiudevamo fuori anche i fiori, / Gli toglievamo la luce alla finestra. / La volta che sognai che frugavano alla porta / E un grattar di bottoni di maniche che la sfioravano / I fiori stavano fuori là con i ladri”.

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RENÉ MAGRITTE, "L'ATTO DI FEDE"
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LA FRASE DEL GIORNO
Una poesia inizia come un nodo alla gola, un senso di sbagliato, una nostalgia di casa, un mal d'amore.
ROBERT FROST




Robert Lee Frost (San Francisco, 26 marzo 1874 – Boston, 29 gennaio 1963), poeta statunitense, vincitore di quattro Premi Pulitzer. Le sue poesie, attraverso la raffigurazione con una notevole padronanza del linguaggio colloquiale della vita rurale del New England all’inizio del ‘900, indagano temi sociali e filosofici. La strada non presa è la sua poesia più celebre.

giovedì 8 agosto 2019

Dinamo d’amore


BARTOLO CATTAFI

A QUESTO PUNTO

A questo punto si giunse
chinati per terra a ringraziare
che il tuo fiato giunga
ai granelli di polvere
alle molecole celesti
che umilmente muova
una piccola dinamo d’amore.

(da L’osso, l’anima, Mondadori, 1964)

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Bartolo Cattafi è poeta dalla teologia negativa, più di Montale, più di Caproni:  Giorgio Bàrberi Squarotti scrive che “con amarezza Cattafi compie uno dei più acuti e mortali esami di coscienza della sua generazione”, realizzando alcuni dei testi più inquietanti del dopoguerra. “A questo punto” è una breve e accurata rappresentazione della condizione umana, sospesa all’infinito e capace di redimersi solo attraverso l’amore.
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RENÉ MAGRITTE, “IL BACIO”

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LA FRASE DEL GIORNO
La mano dell' informe agita scuote masse / di molli materie di molecole / sotto la spinta scivolanti l' una / sull' altra verso / forme sperate modelli progettati / lungo il cangiante cammino fantasioso.
BARTOLO CATTAFI




Bartolo Cattafi (Barcellona Pozzo di Gotto, 6 luglio 1922 – Milano, 13 marzo 1979),  poeta italiano. La sua poesia spazia sui dilemmi esistenziali con sensibilità di diarista, spesso con uno sguardo metafisico dove sono protagonisti il vuoto e la solitudine. Nei suoi versi il tema del viaggio è una costante metafora del vivere.

mercoledì 7 agosto 2019

Le ginocchia della notte


MANUEL ALTOLAGUIRRE

NOTTE, ALLE UNDICI

Queste son le ginocchia della notte.
Nulla ancora sappiamo dei suoi occhi.
La fronte, l’alba, la rutilante chioma
verranno più tardi.
Il suo corpo percorso lentamente
da vite senza sogno,
in arance serali
affonda i vaghi piedi, ma le mani
assai per tempo albeggiano nell’aria.
Nel suo petto la luna.
E il sole nella mente.
Altiera. Nera. Sola.
Donna o notte. Alta.

(da Poesie complete, 1960 - Traduzione di Oreste Macrì)

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Del poeta surrealista spagnolo Manuel Altolaguirre scrive Vittorio Bodini: “l’immagine sorprende la struttura dell’oggetto poetico, suscitando nuove dimensioni e moltiplicando all’infinito le prospettive”. È il caso della notte, ritratta come una donna, che allora avrà ginocchia, le sole visibili alle 11, e poi occhi e un corpo e un seno dove come un diadema brillerà la luna.

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BRIAN WHITE, "NOTTE DI STELLE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio salire alla spiaggia / bianca dove le verdi / onde d’un mare ignorato / spruzzano il manto di Dio, / a quel paesaggio infinito, / altissimo, illuminato.
MANUEL ALTOLAGUIRRE, Poesie complete




Manuel Altolaguirre Bolín (Malaga, 29 giugno 1905 – Burgos, 26 luglio 1959), poeta surrealista spagnolo della Generazione del '27. Con i suoi toni intimisti e spirituali cantò l'amore e la solitudine Egli stesso indicò Juan Ramón Jiménez e Pedro Salinas come suoi ispiratori.


martedì 6 agosto 2019

Le rose nel roseto


THOMAS STEARNS ELIOT

UNA DEDICA A MIA MOGLIE

Alla quale devo l’impulso di piacere
Che mi desta i sensi nelle nostre ore di veglia
E il ritmo che governa il riposo delle nostre ore di sonno, il respiro all’unisono

Di amanti i cui corpi odorano l’uno dell’altro
Che pensano gli stessi pensieri senza necessità di parole
E balbettano le stesse parole senza necessità di senso.

Nessun ostinato vento d’inverno potrà gelare
Nessun cupo sole tropicale potrà inaridire
Le rose nel roseto che è nostro, nostro soltanto.

Ma questa dedica è perché altri la leggano:
parole private che ti sono rivolte in pubblico.

(da Il grande statista, 1958 - Traduzione di Massimo Bacigalupo)

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Parole private che ti sono rivolte in pubblico: la necessità di varcare la soglia della casa per esternare al mondo l’importanza di Valerie, la sua seconda moglie: così il Premio Nobel statunitense Thomas Stearns Eliot sente l’esigenza di pubblicare questa dedica in epigrafe al suo ultimo dramma, Il grande statista (The Elder Statesman): ne esce l8immagine di una coppia affiatata, di quelle che sono in grado di completare immediatamente i pensieri dell’altro, affiatate nel corpo e nello spirito.

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THOMAS STEARNS ELIOT E VALERIE

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore è soprattutto se stesso, quando qui e ora non contano.
THOMAS STEARNS ELIOT, Quattro quartetti




Thomas Stearns Eliot, (Saint Louis, Missouri, 26 settembre 1888 – Londra, 4 gennaio 1965), poeta, saggista, critico letterario e drammaturgo statunitense naturalizzato britannico. Premiato nel 1948 con il Nobel per la letteratura, è stato autore di diversi poemi, alcuni dei quali destinati al teatro: Il canto d'amore di J. Alfred Prufrock, La terra desolata, Quattro quartetti e Assassinio nella cattedrale.


lunedì 5 agosto 2019

Sapori casti di sale


GIORGIO CAPRONI

VENERE

Dal fondo delle odorose
scogliere, al refrigerio
limpido del bel colore
marino, tu sorti accese
d’opaco lume le tenere
carni. E con trine
e con marmi
candidi e con sorrisi
di spume labili, doni
fatuo alle brezze un gioco
di prime voglie: sapori
casti di sale ai labbri
che tentano già i tuoi pii errori.

(da Ballo a Fontanigorda, 1937)

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La nascita di Venere (o di Afrodite, la corrispettiva dea greca) è una pagina del mito che affascina i pittori e i poeti, colpiti probabilmente dal sorgere della bellezza: vi ci sono cimentati, ad esempio Sandro Botticelli, Alexandre Cabanel e William-Adolphe Bougereau sulle tele e Omero, Esiodo, Gabriel Zaid, Jaroslav Seifert, Osip Mandel’štam con i versi. A questi aggiungiamo anche un giovane Giorgio Caproni.

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ALEXANDRE CABANEL, “NASCITA DI VENERE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Rimani quel che sei – schiuma, o Afrodite, / tu, parola, rifluisci in musica, / vergognati del cuore, o cuore, fuso / con l’elemento primo della vita!
OSIP EMIL’EVIČ MANDEL’ŠTAM, Cinquanta poesie




Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


domenica 4 agosto 2019

La capacità del ricordo


MARISA TREJO SIRVENT

PASSANDO LA NOTTE DA TE

Perché la parola ha la capacità del ricordo
perché ho cercato giustificazioni al silenzio
quando avevo la pupilla del cuore insonne.
Perché i passanti avevano il tuo stesso sguardo triste,
Faccio questo mestiere,
esortazione al verso in una notte di febbraio incomprensibile,
e ansia indagatrice che testimonia l’integrità del sentimento.
Oggi scriverò sul foglio
- complice dell’ansia -
quello che mai ha detto
all’alba, passando la notte da te,
quando fumavamo la vita cercando mozziconi.
Eravamo duttili e tuttavia,
La penna decifra meglio i ricordi, amore.

Città del Messico, 1977

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La penna decifra meglio i ricordi, dice la poetessa messicana Marisa Trejo Sirvent: in effetti, consente un’analisi che la voce non è pienamente in grado di fare, testimonia con il suo flusso sulla carta l’emozione provata, il sentimento, chiarisce i pensieri e li mette in ordine – nell’ordine migliore – facendo sorgere la poesia.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Fino a dove l’inchiostro scrive un verso?
MARISA TREJO SIRVENT




Marisa Trejo Sirvent (Tuxtla Gutiérrez, Chiapas, 28 marzo 1956), poetessa, giornalista e saggista messicana. Laureata in Letteratura Ispanoamericana, ha insegnato francese e inglese all’Università del Chiapas. Ha pubblicato Rosso che misura il tempo, Giochi di solitudine, Il segnale della notte, Giardino del Paradiso e Dammi la mia solitudine.


sabato 3 agosto 2019

Il cuore della Grecia


THANASSIS LAMBRU

DELFI

Qui è il cipresso di fuoco
il mare e l’altro mare di ulivi,
qui s’incontrarono le due aquile inviate da Giove,
qui è la via che sale alle sorgenti
dove batte il cuore della Grecia.
Qui è il pendio con i pini
una lira reclina con le corde di un silenzio vivo
mirti e lentischi,
qui è la pietra della Sibilla
l’edera l’ha coperta ma la sua luce non si è spenta,
il tripode d’oro e l’ombelico della terra.
Qui è l’Auriga che aggioga i monti
questa lancia dritta di bronzo
senza sentimenti ma con un fuoco negli occhi,
qui è il trono di ferro di Pindaro
e più in alto
il nido che aveva costruito in cima a una fiamma
un angelo-aquila
per officiare
avendo come misteri iniziatici i vènti
e come sacerdoti le rupi erette.
Qui è l’ara
e più dentro l’inaccessibile sacrario
dov’è ancora fresca la radice degli oracoli,
ma soprattutto qui è Apollo
(un fiato puro che a volte diventa arco
e a volte musica)
assieme a Dioniso – un regno –
questo gorgheggio sfavillante
che come una rete sorregge ogni cosa a un’altezza,
un’altra verità, un’altra purezza, un’altra libertà.

E penso
(per quanti hanno mente cuore e sguardo puro
e un amore infuocato):
Delfi non è che la vita stessa
che procede (verso una risurrezione?)
con terremoti e inabissamenti e baratri,
e là dove si spezza in due – come la roccia ferita –
poi si propagano
acque, uccelli, allori e cipressi
e i fiori che coprono le ferite – gli anemoni.

(da Poesia, n. 327, Giugno 2017 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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Del poeta greco Thanassis Lambru abbiamo visto la persistenza del mito e della storia nel sito archeologico di Micene. Un’analoga operazione compie con un altro sito storico della Grecia: Delfi, l’«ombelico del mondo», antichissimo centro individuato secondo la leggenda da Zeus tramite il volo di due aquile che lì si posarono e dedicato al dio Apollo, sede di una sacerdotessa capace di vaticinare dopo aver respirato i vapori della terra, la Pizia. Lambru ripercorre anche qui tutti i passi del mito, concludendo che su tutto, oltre le rovine e i ruderi, continua a persistere la forza della vita, sotto forma di anemoni fioriti.

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LE ROVINE DI DELFI - FOTOGRAFIA © ADAM CARR

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LA FRASE DEL GIORNO
Conosci te stesso.
ISCRIZIONE SUL TEMPIO DI DELFI




Thanassis Lambru (Lamia, 20 dicembre 1962), poeta greco. Laureato in giurisprudenza presso l'Università Aristotele di Salonicco. Ha continuato i suoi studi di filosofia, letteratura classica e storia dell’arte in Germania presso l'Università di Friburgo.

venerdì 2 agosto 2019

Un mondo a rovescio


RUSSELL EDSON

ANTIMATERIA

Dall’altra parte di uno specchio c’è un mondo a rovescio, dove i pazzi sono sani; dove le ossa escono dalla terra e tornano al primitivo fango dell’amore.
E la sera il sole sta appena sorgendo.
Gli innamorati piangono perché diventano ogni giorno più giovani e presto l’infanzia li deruberà del loro piacere.
In un mondo così c’è molta tristezza che, ovviamente è gioia…

(da L’infanzia di un equestre, 1973)

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Lo specchio magico del poeta statunitense Russell Edson riflette un mondo non solo a rovescio inteso come inversione sinistra-destra (che la fisica dice però essere virtuale o apparente) ma anche in generale: ogni cosa va esattamente all’opposto rispetto al mondo reale: il sole sorge la sera, non si invecchia ma ci si ringiovanisce, e le emozioni stesse sono il contrario.

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DIPINTO DI FRANCINE VAN HOVE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia nasce dal sogno, dall'inconscio. La poesia non è mai a suo agio nel linguaggio perché l'inconscio non sa come parlare. Tutta la scrittura è narrativa. La finzione descrive la realtà con le parole, la poesia con le immagini.
RUSSELL EDSON, Double Room, n. 4, Primavera-Estate 2004




Russell Edson (Connecticut, 1935 – Stanford, 29 aprile 2014), poeta, scrittore e illustratore statunitense. È considerato il maestro americano della poesia in prosa: i suoi testi presentano un uomo che precipita in una realtà alternativa in cui perde il controllo di se stesso.


giovedì 1 agosto 2019

Poesie per agosto VI



Due proposte completamente diverse per questo mese d’agosto: l’ironia e il “decoro borghese” – per citare Luciano Anceschi – del poeta milanese Luciano Erba e la miscela di tradizione e innovazione che porta al linguaggio sperimentale di Andrea Zanzotto.

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FOTOGRAFIA © TERRI C/PIXABAY

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LUCIANO ERBA

DON GIOVANNI

La Nene ha un gran cappello
a sesti di piquet
e colorati sopra
lamponi e raisinet.
Per me è un gran gelato
servito con la frutta
ma non si dica a Nene
che nel mese di agosto
le starò sempre accanto
per quel cappello bianco.


(da Il male minore, Mondadori, 1960)

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ANDREA ZANZOTTO

…E LE CASE NEL ROSA

e le case nel rosa
           esse rosa
maturano come frutti a Primavera
rosa-casa-agosto
e in agosto casa e frutti e fruscii
             di sempre rivelate
             per sempre rivelate
                     maturazioni
rosa-lontananza       rosa-vincolo
alte promesse e delusioni in rosa
             oltre ampie lontane
             polveri e foschie.
             Ma quali vie
             le attraversano
             s’infiltrano da qui
             dal lontano, dal riverso indietro
             al lontano che si fa
             premio e vaghezza di color rosa-riposo
             riaddormentamento di Pure
             presenze che a se stesse si riavvincono
e chiamano maturamente nell’alto del rosa
             là dove nessun appuntamento è mancante


(da Conglomerati, Mondadori, 2009)

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LA FRASE DEL GIORNO
Agosto prende la colpa e settembre la polpa.
PROVERBIO SPAGNOLO




Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.

Zanzotto_AndreaAndrea Zanzotto (Pieve di Soligo, 10 ottobre 1921 – Conegliano, 18 ottobre 2011), poeta italiano tra i più importanti del secondo Novecento. La sua poesia è legata alle tracce e alle memorie del suo paese natio: "Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio”.

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