31 gennaio 2021

Bianche e celesti


FRANCO FORTINI

GENNAIO 1946

Milano, cieche viscere ti colano
per le vie, di macerie nere; i fumi
che dai camini volano
son torvi e verdi; la vita, acre e sciatta.

Ma di quassù visibili
sono, nell'aria netta, l'Alpi. Ecco
lontane, irraggiungibili,
bianche e celesti le grandi montagne
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1946

(da Poesia ed errore, Feltrinelli, 1959)

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È il principio del 1946: la guerra è finita da quasi nove mesi ma nelle città rimangono le sue ferite orrende. Milano è un ammasso di rovine dopo i ripetuti bombardamenti alleati, tanto che con i ruderi delle case sventrate sarà costruita addirittura una collinetta alta 50 metri, il Monte Stella. La prima strofa della poesia di Franco Fortini rappresenta con parole crude questo momento cupo e doloroso. Ma, alzando lo sguardo da quel paese illividito, si riesce a scorgere le Alpi imbiancate in lontananza, il “gran cerchio de l’Alpi di granito” di carducciana memoria. E quel candore, quella purezza immacolata così in contrasto con il nero delle macerie è già un segnale di speranza, di quella ripresa che poi si trasformerà nel boom economico degli Anni Sessanta.

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FOTOGRAFIA © CORRIERE MILANO

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma a ognuno le sue armi. I A voi il fuoco felice e il vino fraterno / a me la speranza acuta dentro la notte.
FRANCO FORTINI, Poesia ed errore




Franco Fortini, nato Franco Lattes (Firenze, 10 settembre 1917 – Milano, 28 novembre 1994), poeta, critico letterario, saggista e intellettuale italiano. La sua poesia è testimonianza anche ideologica delle lotte di classe del primo dopoguerra, voce progressista e coscienza critica del fallimento degli ideali.


30 gennaio 2021

Dietro il douglas


PIERLUIGI CAPPELLO

GERICO

È raro sentire cantare in strada
molto più raro sentire fischiare
o fischiettare
se qualcuno lo fa
l'aria sembra fargli spazio
ti sembra che un refolo muova
la flora dei tuoi pensieri
ti metta dove prima non eri;
ma come passa chi fischia
la noia stende le vertebre al sole
e tu rientri dov'eri
dietro il douglas dei serramenti
dentro il livore
degli appartamenti
al tango delle dita sul tavolo ti chiedi
da quali trombe scosse
scrollate le mura
per quali brecce potremo vedere
- fresca -
come un sogno appena sbucciato
la terra che calpesteremo, allegri.

(da Dentro Gerico, La barca di Babele, 2002)

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Gerico è la città che nella Bibbia – Libro di Giosué – viene assediata per sette giorni: al suono delle trombe le mura crollarono e la popolazione fu sterminata tranne la prostituta Raab , che aveva protetto gli infiltrati ebrei. Gerico presuppone quindi un dentro e un fuori le mura e il poeta friulano Pierluigi Cappello riferisce questa suddivisione alle nostre case, ma rovesciandola: il crollo delle mura diventa occasione di confrontarsi con l’altro, di condividerne le vite, come quel fischiettare allegro che ha aperto l’aria ed è un diversivo alla noia di chi si trova assediato.

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NOEL ROCKMORE, "RITRATTO DI RUSSELL THOMAS"
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LA FRASE DEL GIORNO
La noia è il pacchetto vuoto che appallottolo / sulla bilancia delle dita.
PIERLUIGI CAPPELLO, Dentro Gerico




CappelloPierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.


29 gennaio 2021

Dove gli altri ci sognano


ALFONSO BREZMES

TOPOGRAFIE

Ci sono posti che
soltanto a immaginarli,
poco a poco si spostano,
fino a comparire un giorno
in un altro punto dello spazio.

Così il desiderio - topografo zoppo -
disegna le sue mappe al buio,
quando le case dormono ancora,
e in ogni letto del mondo
lascia una croce con il suo nome,
perché noi saremo sempre là
dove gli altri ci sognano,
e mai qui
dove nessuno ci chiama.

(da Ultramor, 2017)

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“Immaginarli”: è la parola chiave di questa poesia di Alfonso Brezmes: la dimensione onirica diventa una mappa in cui i ricordi e i desideri intrecciano le loro linee di confine mescolando passato e futuro in un presente che non è quello che vogliamo e la cui felicità dipende non da noi, ma da altri che a loro volta ci sognano.

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ILLUSTRAZIONE DI FERNANDO VICENTE

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LA FRASE DEL GIORNO
I fantasmi non esistono, / amore, perché siamo / noi i fantasmi.
ALFONSO BREZMES, Ultramor




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale, ha pubblicato Cartoline dal futuro (2010), La notte tatuata (2013),  Il dono delle lingue (2015) e Ultramor (2017).


28 gennaio 2021

Abbas Saffari


Il poeta iraniano Abbas Saffari è stato vinto da una lunga malattia cui ha dato il colpo di grazia l’infezione da Covid-19. Nato nel 1951 a Yazd, nell’Iran centrale, nel 1979 era sfuggito alla rivoluzione khomeinista riparando negli Stati Uniti. Fondatore ed editore di riviste letterarie iraniane in esilio (Sang e Cactus), tradusse Ezra Pound. Nel 2010 ebbe molta eco una rivisitazione della storia di Adamo ed Eva e del Paradiso terrestre, intitolata La nostra storia. Nella sua poesia, spesso incentrata su Los Angeles ma anche sulla nostalgia della madrepatria, ha spesso introdotto giochi di parole e un buon senso dell’umorismo.

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CENA DI SABATO SERA

La cipolla, la grattugerò
perché non si secchi la mia fonte di lacrime.
La patata, la pelerò
per il tuo gioco di prestigio con la pelle.
Lascia che suoni Nusrat Fateh Ali Khan, il menestrello sufi
perché ci apra una finestra su Konya,
una finestra adorna di narcisi, sonnolenta e languida,
e piena di piccioni viaggiatori.
Se chiamano
da MasterCard
o dall’Agenzia delle io-non-ho-affatto Entrate
di’ loro che sono andato in Kashmir
a cercare la palla da polo persa da tempo dal re indiano Aurangzeeb,
e che non è chiaro quando tornerò.
Non ridere, mia cara!
Le incomprensioni culturali
allontanano i seccatori
più in fretta di una vuota conversazione.
Ora, mentre questo riso indiano invecchiato cuoce,
metti due bicchieri, labbro a labbro, vicino alle nostre mani
della nostra annata più vecchia, quattro anni
e un ricordo del secolo scorso.
Un sorso di buon vino
è sufficiente a cancellare un secolo intero dalla memoria.
Sorso dopo sorso
possiamo tornare così indietro
che dopo cena
possiamo trovarci al chiaro di luna
tra i palmeti della Mesopotamia,
e verso mezzanotte
in un luogo primordiale nudo
e sconfinato.

(da Fiammiferi bruciati, 2005)

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UN UCCELLO È UN UCCELLO

Quando disegno apro questa tenda
Un’antenna TV
e spesso qualche pettirosso a impreziosire il mio mattino.
Non è però la mancanza di finestre
che mi ha condotto qui
Questo rettangolo d’azzurro avrei potuto averlo
da qualsiasi altra parte
Anche gli uccelli
in ogni parte del mondo
posano nello stesso modo
quei loro petti di velluto
sono a portata d’occhio
Dunque, pettirossi o corvi,
che differenza fa?
Un uccello è un uccello.

Ad essere onesti,
non mi ricordo
perché sono venuto qui
Certo, deve essere stato un motivo importante
Non si diventa vagabondi senza motivo.
Quando me ne ricorderò finirò questa poesia…

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ho scoperto la bellezza / dei cieli / finché non li ho guardati negli occhi di Eva.
ABBAS SAFFARI, La nostra storia




Abbas Saffari (Yazd, 1951 – Long Beach, Florida, 26 gennaio 2021), poeta iraniano. Nel 1979, all’avvento di Khomeini, riparò negli Stati Uniti, dove fondò alcune riviste di esuli e tradusse Ezra Pound. Le sue poesie sono caratterizzate da giochi di parole e senso dell’umorismo.


27 gennaio 2021

Una nuova teologia


YEHUDA AMICHAI

GLI DEI CAMBIANO, LE PREGHIERE SONO ETERNE

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
dai camini del Vaticano si leva fumo bianco,
segno che i cardinali hanno eletto il papa.
Dalle fornaci di Auschwitz si leva fumo nero,
segno che gli dei non hanno ancora deciso di eleggere
il popolo eletto.

Dopo Auschwitz non c’è teologia:
le cifre sugli avambracci dei prigionieri dello sterminio
sono i numeri telefonici di Dio
da cui non c’è risposta
e ora, a uno a uno, non sono più collegati.

Dopo Auschwitz c’è una nuova teologia:
gli ebrei morti nella Shoah
somigliano adesso al loro Dio
che non ha immagine corporea né corpo:
Essi non hanno immagine corporea né corpo.

(da Aperto chiuso aperto, 2000)

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“Dopo Auschwitz non può esistere più la poesia” scrisse il teologo tedesco Theodor W. Adorno. Gli rispose un altro tedesco, Hans Sahl: “Noi crediamo che le poesie / siano ridiventate possibili / ora più che mai, per la semplice ragione che / solo in poesia si può esprimere / ciò che altrimenti / sarebbe superiore a ogni descrizione”. Un altro poeta, l’israeliano Yehuda Amichai, ribatte invece che non può esistere più teologia: nel fumo nero di Auschwitz anche Dio è stato ucciso dalla folle furia umana, da quel male che si è rivelato.

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LA FRASE DEL GIORNO
Mai dimenticherò tutto ciò, anche se fossi condannato a vivere quanto Dio stesso. Mai.
ELIE WIESEL, La notte




YeYehuda_Amichaihuda Amichai, all'anagrafe Ludwig Pfeuffer (Würzburg, 3 maggio 1924 – Gerusalemme, 22 settembre 2000), è considerato da molti il più grande poeta israeliano moderno, ed è stato uno dei primi a scrivere poesia in ebraico colloquiale.


26 gennaio 2021

Centenario di Georges Desportes


Il poeta martinicano Georges Desportes, che nacque il 26 gennaio di cento anni fa e morì nel 2016, si dichiarava “partigiano di un pensiero che obbedisce alle leggi del sogno e non a quelle della logica”. A capo della RFO, la radio francese d’Oltremare, seppe apprezzare la straordinaria creatività contemporanea, dove “la tecnologia d'avanguardia sperimenta combinazioni insolite che utilizzano il computer, il cinema e i suoi effetti speciali, i videogiochi, per aiutare a far rivivere, nei tempi moderni, la meraviglia e il fantastico della fantascienza”. Per lui la poesia era “il jazz suonato dalla sorpresa dello spirito in estasi”.

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GEORGES DESPORTES, A DESTRA, CON L'ALTRO GRANDE POETA MARTINICANO, AIMÉ CESAIRE

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SEMINA DEL POLLINE

Ciò è detto
per chi vuole trarre profitto dall’avvenire
senza nascondersi:
                              camminate dritti
                              e senza tremare
                              gridate forte
                              cantate gridate la vita
                                          lottate
e di giorno e di notte
resistete
io sono con voi

(da Semina del polline, 1985)

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LA BUONA CANZONE

Io sono colui che va a piedi nudi
sui ruvidi ciottoli delle strade di cemento,
la zappa sulle spalle e il coltellaccio tintinnante:
sono il grande lavoratore nero.
Sono colui che si vede chino
nelle piantagioni di canna da zucchero;
colui che si vede lucido di sudore
nel sole cocente, la schiena curva e le braccia nude,
le reni spezzate;
e le mani che stringono la zappa!
Io sono il grande lavoratore nero.
In pianura e in montagna,
con il caldo e con la pioggia
arrivo ovunque usando la forza dei miei muscoli
canticchiando le nostre canzoni nere
le sole che riempiono la mia solitudine
e il peso del mio lavoro,
io non tempo la dura fatica,
io sono il lavoratore nero!
È per questo che cado sotto il sole,
con i piedi nudi sulla strada maestra,,
la zappa sulla spalla e il coltellaccio tintinnante
cantando i miei dolori, cantando le mie gioie…
- Ho in tasca una pipa d’argilla,
la mia scatola di fiammiferi e il mio tabacco
E cinque centesimi per bere il mio rum!
”Io sono il buon lavoratore nero”.

(da Poeti d’espressione francese, Seuil, 1947)

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Sul Canto delle Sirene, di Georges Desportes:

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LA FRASE DEL GIORNO
In mezzo alla musica delle mie parole / sono come un direttore d’orchestra minacciato / dalla folla e dalle grida. /Allora lotto / con la mia febbre.
GEORGES DESPORTES




Georges Desportes, (Ducos, Martinica, 26 gennaio 1921 – Fort-de-France, Martinica 5 agosto 2016), poeta, romanziere e saggista francese.  Attivista martinicano, responsabile dei programmi della radio francese d’Oltremare, fu direttore dell’Institut Aimé Césaire e curatore delle opere del poeta della “negritudine”


25 gennaio 2021

Rodolfo Alonso


Il poeta argentino Rodolfo Alonso, classe 1934, è morto per le conseguenze di un ictus lo scorso 20 gennaio. Poeta precoce, esordì a 14 anni nella rivista d’avanguardia Poesía Buenos Aires. I suoi testi sono caratterizzati dalla brevità, da una concisione naturale ma pregna di pensieri capaci di far sorgere nel lettore una riflessione che va al di là dell’esiguità del verso. Traduttore di Pessoa e di Ungaretti, Alonso fu anche giornalista, saggista ed editore.

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CONFABULARE

È la pianura il figlio perfetto
noi che apriamo il mattino con i denti
vivendo fin quassù
il vino di mano in mano
la poesia di mano in mano
il sangue di mano in mano
sì è vero
bisognerebbe dirlo a tutto il mondo.

(da Salute o niente, 1954 – Traduzione di Sara Pagnini)

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IL MUSICISTA IN MACCHINA

Ho condiviso un paese delicato e terribile: amavo ogni candore,
ogni barbarie.

Le tempeste mi aprivano la porta di casa.

Viaggiatore: la pietra in cui inciampi anche tu è il mondo.

(da Il musicista in macchina, 1958)

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SPLENDORE DELL’AZALEA

Esplode l’arancia
tra le mandibole
che versano la sua vita.

E nella luce ti versi,
indimenticabile azalea,
sovrana.
 
    Regina
dello splendore che ti divora.

(da Signora vita, 1979)

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Altre poesie di Rodolfo Alonso sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è "una maniera di vivere".
RODOLFO ALONSO




Rodolfo Alonso (Buenos Aires, 4 ottobre 1934 – 20 gennaio 2021), poeta, traduttore, saggista ed editore argentino. Traduttore di Fernando Pessoa, Giuseppe Ungaretti, Eugenio Montale, Cesare Pavese e Paul Celan, fu giovanissimo protagonista della rivista d’avanguardia Poesía Buenos Aires, dove pubblicò i suoi primi versi nel 1952.


24 gennaio 2021

Novo miracolo e gentile


DANTE ALIGHIERI

NE LI OCCHI PORTA LA MIA DONNA AMORE

Ne li occhi porta la mia donna Amore,
per che si fa gentil ciò ch’ella mira;
ov’ella passa, ogn’om ver lei si gira,
e cui saluta fa tremar lo core,

sì che, bassando il viso, tutto smore,
e d’ogni suo difetto allor sospira:
fugge dinanzi a lei superbia ed ira.
Aiutatemi, donne, farle onore.

Ogne dolcezza, ogne pensero umile
nasce nel core a chi parlar la sente,
ond’è laudato chi prima la vide.

Quel ch’ella par quando un poco sorride,
non si pò dicer né tenere a mente,
sì è novo miracolo e gentile.

(da Vita nuova, 1293)

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Siamo nel settimo centenario della morte di Dante, il massimo poeta  della letteratura italiana. Forse ci pare ostico il suo verso, incrostato dalla lingua del Trecento. Eppure, non è difficile: basta, per così dire, tradurre le parole nell’italiano di oggi come facciamo quando qualcuno scrive, ad esempio, in romanesco. Ecco allora prendere vita questo elogio del poeta a Beatrice, la donna amata che ha nello sguardo l’Amore e come un’eroina da fumetto, tramuta tutto ciò che guarda in gentilezza e cortesia, suscitando sentimenti in chi le si trova davanti, cancellandovi la superbia e l’ira, Di più: parlando fa nascere dolcezza e pensieri positivi. E non parliamo poi di quando sorride: è un finimondo, un’armoniosa manifestazione di bellezza!

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DANTE GABRIEL ROSSETTI, "IL SALUTO DI BEATRICE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo viso mostra lo color del core.
DANTE ALIGHIERI, Vita nuova




Durante di Alighiero degli Alighieri, noto con il solo nome Dante (Firenze, tra il 21 maggio e il 21 giugno 1265 – Ravenna, 14 settembre 1321), poeta italiano. Considerato il padre della lingua italiana, è universalmente noto per la Divina Commedia, espressione della cultura medievale. Spaziò all'interno dello scibile umano, segnando profondamente la letteratura italiana e la cultura occidentale, tanto da essere soprannominato il "Sommo Poeta".


23 gennaio 2021

Uomini siamo


SANDRO PENNA

FORSE INVECCHIO

Forse invecchio, se ho fatto un lungo viaggio
sempre seduto, se nulla ho veduto
fuor che la pioggia, se uno stanco raggio
di vita silenziosa... (gli operai
pigliavano e lasciavano il mio treno,
portavano da un borgo a un dolce lago
il loro sonno coi loro utensili).
Quando giunsi nel letto anch’io gridai:
uomini siamo, più stanchi che vili.

(da Poesie, Garzanti, 1973)

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È un momento di sconforto, di una leggera malinconia, quello che coglie il poeta Sandro Penna in questi nove endecasillabi: un viaggio in treno in un giorno piovoso senza spunti vivaci, senza altro che la stanchezza, una spossatezza di vivere che però è da imputare all’essere uomini e non a un qualche avvilimento: “Più comune degli altri, non so dove / muove il mio passo stanco, che non vuole / tale apparire a se stesso ed altrove”.

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LILY FUREDI, "METROPOLITANA, 1934"

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LA FRASE DEL GIORNO
Guardo il cielo e le nuvole e le luci /degli uomini laggiù così lontani / sempre da me. Ed io non so chi voglio / amare ormai se non il mio dolore
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SANDRO PENNA, Poesie




Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).


22 gennaio 2021

Cercandoti nell’oggi


JULIO CORTÁZAR

HIC ET NUNC

La nobiltà, le grandi parole, come stanno male
a questa tenerezza senza guance da toccare,
e questa lingua senza labbra da capire.
Si avvilisce un amore così che rimbalza sulle pareti della stanza
o sta cadendo a pezzi di parole, questo.
È inutile l'arguzia e inutile la speranza
noi siamo la previsione,
gli occhi e la bocca orientati al vento. A che mi serve
ciò che è stato, la soave cronaca?
Sempre andrò cercandoti nell'oggi
di questa città, a quest'ora.
Se mi volto, oh Lot, sei il sale
dove la sete mi si rompe a pezzi.
Guarda di che vivo, di quali sostanze,
ma non compassionarmi, andandotene così
ancora di più.

(Hic et nunc, da Le ragioni della collera, Fahrenheit 451, 1995 – Trad. Gianni Toti)

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Hic et nunc, adesso e qui. L’eterno presente che viviamo, l’oggi che impera nelle nostre esistenze. È per questo che il poeta e scrittore argentino Julio Cortázar non è felice: il suo amore non si trova nella stessa dimensione temporale, ma è su quella del passato, congelato, trasformato come la moglie di Lot, in una statua di sale.

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JACK VETTRIANO, "AUTORITRATTO"

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LA FRASE DEL GIORNO
La memoria è uno specchio che mente in modo scandaloso.
JULIO CORTÁZAR




Julio Cortázar, all'anagrafe Julio Florencio Cortázar Descotte (Ixelles, Belgio, 26 agosto 1914 – Parigi, 12 febbraio 1984), scrittore, poeta, critico letterario, saggista e drammaturgo argentino naturalizzato francese, maestro del racconto, particolarmente attivo nei generi del fantastico, della metafisica, del mistero.


21 gennaio 2021

Ti invento


MARIA TERESA HORTA

INVENTO

Perché sarà amore mio
che sempre
nella tua assenza tutto si sospende

e il vizio di vederti è tanto
che in ogni luogo amore
ti invento

(Invento, da Poesia, 5 – nuova serie, Gennaio 2021 - Traduzione di Chiara Mancini)

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“Ma perché ti invento / e già cambio le ore, / passo dalle tue braccia che non conosco / al vuoto in cui mi lasci / indugiare / nella dolce certezza che non verrai”: l’assenza dell’amato diventa continua presenza nei versi della poetessa portoghese Maria Teresa Horta.

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JOE WEBB, "KISISNG MAGRITTE"

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia salva chiunque la scrive e chiunque la legge.
MARIA TERESA HORTA, Guernica, 15 aprile 2014




Maria Teresa Horta (Lisbona, 20 maggio 1937), scrittrice e poetessa portoghese. Ha studiato Lettere e Filosofia presso l'Università di Lisbona e fa parte del Movimento Femminista del Portogallo. Ha collaborato con varie riviste, tra cui spiccano Poesia 61 e Il diario di Lisbona.


20 gennaio 2021

Fiore dello spirito


CECILIA MEIRELES

EPIGRAMMA N. 1

Atterra su questi spettacoli infaticabili
una canzone sonora o silenziosa:
fiore dello spirito, disinteressata ed effimera.

Attraverso essa, gli uomini ti conosceranno:
attraverso essa, i tempi versatili sapranno
che il mondo è diventato più bello, seppure invano,
quando per lui se ne è andato il tuo cuore.

(da Viaggio, 1939)

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“Penso che soffrano tutti, se sono poeti. Perché alla fine senti che il grido è un grido e la poesia è già il grido (con tutta la sua forza), ma trasfigurato": la poetessa brasiliana Cecilia Meireles è convinta che la poesia, “fiore dello spirito” sia capace di elevare, sia in grado di migliorare il mondo. Che sia dolore, che nasca dall’assenza, è un prezzo da pagare alla bellezza.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Da lontano ti devo amare / dalla tranquilla distanza / in cui l’amore è nostalgia /
e il desiderio, costanza.
CECILIA MEIRELES, Viaggio




Cecília Meireles de Carvalho Benevides (Rio de Janeiro, 7 novembre 1901 – 9 novembre 1964), poetessa, insegnante e giornalista brasiliana. Appartenne alla fase spiritualista del Modernismo brasiliano. Risaltano particolarmente nella sua poesia la tecnica e la ricchezza umana.


19 gennaio 2021

Centenario di Javier Sologuren


Il 19 gennaio di cento anni fa nasceva a Lima il poeta, scrittore e traduttore peruviano Javier Sologuren.  Appartenente alla cosiddetta Generazione del’50, fu un raffinato estimatore della “poesia pura” e ha sempre cercato di manifestare nei suoi versi un simbolismo essenziale capace di opporre la sua estetica alla retorica. La poesia torna alla sua funzione originaria di evocazione, di creazione di un nuovo linguaggio, per esplorare attraverso la sua illuminazione il senso dell’esistenza.

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FOTOGRAFIA © ARCHIVIO POESÍA PERUANA

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L’ADATTAMENTO

Il giorno separa
la notte unisce
(ecco una differenza)
la mano che si apre
la mano che si chiude
(ecco una metafora)
e siamo dentro di essa
usciamo ed entriamo
entriamo e usciamo
(ecco un’abitudine)
ma
una volta
una
sola
volta
saremo
soli
nell’unirsi
della notte

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IL PASSARE DEGLI ANNI

                      per mia figlia Viveka

Perché ho catturato la farfalla
non nel giardino
ma nel sogno
perché sul mio cuscino
ho sentito il fiume cantare
e pregare al crepuscolo
perché il cielo breve
del fiore
mi ha portato lontano
perché ancora il bambino
(che sono stato e che talvolta sono)
si sveglia e vede
la farfalla
volare nel giardino
che più non sogno.

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STANZA 19

Che sapore ha il pane!
Come sono facili i passi,
come tutto è sopportabile
sapendoti al mio fianco,
Amicizia, quanta gioia
nella tua stretta di mano!

(da Vita continua, 1989)

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Di Javier Sologuren sul Canto delle Sirene anche:

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LA FRASE DEL GIORNO
Non vedo /che il mare / io sono il mare.
JAVIER SOLOGUREN, Vita continua




Javier Sologuren Moreno (Lima, 19 gennaio 1921 – 21 maggio 2004), poeta, scrittore, traduttore ed editore peruviano. Appartenente alla Generazione del’50, fu un purista, caratterizzando la sua poesia con una combinazione di classicismo, simbolismo e un particolare surrealismo.


18 gennaio 2021

Choi Jeongrye


Non il Covid-19 stavolta, ma un’emorragia cerebrale legata ad una rara malattia sanguigna si è portata via sabato la poetessa sudcoreana Choi Jeongrye. Nata a Hwaseong nel 1955, era considerata una delle più innovative scrittrici del paese grazie alle sue poesie e alle sue prose poetiche che traevano le più svariate qualità dalle esperienze quotidiane, trattando in particolare il tempo e la memoria. Esordì nel 1990 pubblicando sulla rivista Hyeondae-sihak. Tra le sue opere Una foresta di bambù nel mio occhio (1994), Tigri nel sole (2001), Campo cremisi (2001)  Il canguro è il canguro, io sono io (2011) e l’ultimo Rete leggera (2020), una specie di testamento poetico per i 30 anni di carriera.

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CIAO

Lontano
come un tuono la cosa
suonava inaudita
come quello

come un filo d’erba
improvvisamente spuntato
in pieno inverno
sebbene non vi fosse
nuova crescita
dalla strada
ondeggiava di un verde brillante

mentre tu che eri accanto a me
eri sempre più lontano

le basse grondaie
con le mani alzate
aggiunsero un saluto

ciao

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VERSO IL CAMPO DEL SONNO

Verso il Campo del Sonno
i soldati del sonno
stringendo piccole lance e scudi
avanzano e si ritirano

(sotto le mie palpebre
il campo del sonno si espande denso)
colpo/colpito colpo/colpito colpo/colpito
dissipandolo come polvere
 
cosa succede?
da dove sei arrivato?
nessuna idea
diventiamo nuvola tenendoci le mani
svaniamo insieme
come quel come quel come quel
gregge di nuvole nel sonno

improvvisamente hrmph!
sbuffando
mentre il corpo sussulta
 
il campo del sonno si spacca
i soldati scompaiono
la ragnatela del sonno è lacerata
 
verso i campi del sonno ancora
avvicinandomi scivolando
chiamo attraverso
la ragnatela la ragnatela la ragnatela
 
per addormentare i soldati
che un giorno mi afferreranno per l’eternità

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Un’altra poesia di Choi Jeongrye sul Canto delle Sirene:

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcuno mi ha dato la vita e io dovrei rispondere. Adesso che sono viva e ho una memoria e posso sentire le cose con profondità, devo rispondere alla domanda su chi sono io, e dove sono. Per questo scrivo.
CHOI JEONGRYE




Choi Jeongrye (Hwaseong, 1955 – Seul, 16 gennaio 2021), poetessa sudcoreana. Considerata una delle figure più innovative nella moderna letteratura coreana, ha spesso focalizzato le sue poesie e prose poetiche sul quotidiano, sul tempo e sulla memoria come mezzo per guardare gli altri e il mondo con stile semplice e lineare nella filosofia zen.


17 gennaio 2021

Una rosa nel mare


GIACOMO NOVENTA

GÒ LASSÀ CASCAR

Gò lassà cascar una rosa nel mar,
stravià che gèro!
La gò çercada po’ un toco e vardando
ogni giossa portava una rosa,
tuto el mar me xé parfumà.
Ah el profumo del mar no’ se pol
portarselo via!
Forse più me valeva una rosa.
Forse i omeni ingenui val più
che un poeta.
Mi son l’amigo de tuti nel mondo,
e de tuto.
De mi stesso, no.


HO LASCIATO CADERE

Ho lasciato cadere una rosa nel mare,
distratto che ero!
L’ho poi cercata per un pezzo e, guardando,
ogni goccia portava una rosa,
tutto il mare mi si è profumato.
Ah il profumo del mare non si può
portarselo via!
Forse mi valeva di più una rosa.
Forse gli uomini ingenui valgono più
di un poeta.
Io sono amico di tutti al mondo
e di tutto.
Di me stesso, no.

(da Versi e poesie, Edizioni di Comunità, 1956)

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Una lirica metapoetica di Giacomo Noventa: il poeta veneto, che scrive nel suo dialetto, usa la metafora della rosa nel mare per esprimere la sua concezione di poesia. Una concezione antisociale, se già la decisione di usare il dialetto va al di là di ogni moda adottando uno stile che supera le correnti imperanti nel ‘900 andando verso una discorsività che sembra prendere da parte il lettore, come un amico. Eppure, quell’apertura al mondo implica una lontananza da se stessi, una chiusura, tanto che il dialetto alla fine diventa una sorta di maschera: “Tocadi i limiti del me valor, / forse mi stesso me inganarìa, crederìa sacra l’arte, e la gloria, / più che l’onor”.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Ah Boileau!, la disgrazia xé massa / più granda de quel che ti scrivi / un imbeçil trova sempre ùn che lo amira / anca in ùn, de lù manco imbeçil.
GIACOMO NOVENTA, Versi e poesie




Giacomo Noventa, pseudonimo di Giacomo Ca' Zorzi (Noventa di Piave, 31 marzo 1898 – Milano, 4 luglio 1960), poeta e saggista italiano. Figura atipica di intellettuale nel panorama italiano, estraneo sia all'idealismo sia all'ermetismo, animato da uno spirito antiborghese. Le sue poesie in dialetto veneto trattano in modo estroso temi civili ed elegie d’amore e amicizia.


16 gennaio 2021

Iván Trejo


Il poeta ed editore messicano Iván Trejo è morto due giorni fa all’ospedale di Monterrey in seguito alle complicazioni dovute al Covid-19. Al suo attivo le raccolte Silenzi del 2006 e Tanti giorni del 2008 che gli valsero riconoscimenti e i premi Nuevo León e Carmen Alardín. “Un giovane veterano che ha attinto alle tradizioni letterarie per costruire la propria voce e ponti per renderla contemporanea, da un lato, attraverso vari progetti editoriali impeccabili e, dall'altro, formando con affetto una nuova generazione di poeti", ha commentato il segretario culturale della Università Autonoma di Nuevo León, Celso José Garza Acuña.

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L'OMAGGIO A IVÁ TREJO DELLA UANL

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I GIORNI ALLA DERIVA, 8

Non voglio notizie che non vengano da te / o che dicano
il già masticato / nessuna lettera bianca /
né un foglietto in maiuscolo / o la lirica ostinazione
di piccoli gesti.

Voglio dire che ti ho visto assente / camminare
tra gli specchi e una gazza ha sbattuto le ali sul tuo viso
per coprirti gli occhi / a mala pena
illesi.

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NEI TUOI OCCHI C’È UN GIARDINO

Nei tuoi occhi c’è un giardino di allegria animale
che spinge la notte ad aprirsi come un’orchidea
o come un tocco caldo / perché niente cresce o si placa
fuori dalla carezza/ nemmeno la mano
che perfora gli spasmi.

(da Tanti giorni, 2008)



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LA FRASE DEL GIORNO
La parola è una nave / che affonda in un molo / dove il silenzio lampeggia.
IVÁN TREJO, Tanti giorni




Iván Trejo (Tampico, 5 agosto 1978 -  Monterrey, 14 gennaio 2021), poeta, traduttore ed editore messicano. Ingegnere in Sistemi informatici, si è distinto come promotore culturale in difesa della poesia e delle attività artistiche a Monterrey. Al suo attivo le raccolte Silenzi del 2006 e Tanti giorni del 2008


15 gennaio 2021

Giacimento di candore


ANISE KOLTZ

DOPO LA NEVICATA

Dopo la nevicata
non si muove più nulla
sotto questo giacimento
di candore
il silenzio
diventa così spesso
da rompere i timpani

(da Galassie interiori, 2013)

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Il candore e il silenzio sono i principali aspetti che attraggono della neve: la poetessa lussemburghese Anise Koltz si sofferma sull’ovattato silenzio che regna dopo un’abbondante nevicata, risulta talmente evidente da diventare addirittura fastidioso.

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CLAUDE MONET, "TRAMONTO SULLA NEVE A LAVACOURT"

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando cade la neve, la natura ascolta.
ANTOINETTE VAN CLEEF




Anise Koltz (Eich, 12 giugno 1928), poetessa lussemburghese. Di origini ceche, tedesche, inglesi e belghe, iniziò a pubblicare in tedesco per poi divenire una delle principali scrittrici in lingua francese. Al suo attivo ha anche dei racconti per bambini e numerose traduzioni.


14 gennaio 2021

Tante tende sbattono


MARGHERITA GUIDACCI

QUI

Qui tante tende sbattono,
tante porte si schiudono.
Balenano spiragli,
ma tutti danno sul vuoto.

(da Neurosuite, Neri Pozza, 1970)

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“Qui” naturalmente è la clinica psichiatrica dove la poetessa fiorentina Margherita Guidacci fu ricoverata sul finire degli Anni ‘60 in seguito ad una crisi psicofisica. Bastano quattro versi per fotografare l’oscuro mondo della follia, l’estraniamento di quel luogo vissuto come una discesa agli inferi dantesca, definito dalla poetessa “il punto di maggiore desolazione”. Quel movimento che attraversa la breve poesia è vano, quella luce che vi balena non è però di speranza.

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FOTOGRAFIA © SBS

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LA FRASE DEL GIORNO
Io non voglio che mi tagliate un pezzo d’anima! / Se ne ho troppa per entrare nel vostro mondo, / ebbene, non voglio entrarci.
MARGHERITA GUIDACCI, Neurosuite




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.


13 gennaio 2021

La pazienza del ciottolo


ÁLVARO MUTIS

SE ASCOLTI SCORRERE L’ACQUA DEI CANALI

Se ascolti scorrere l’acqua nei canali
Il suo sonno mansueto passare tra penombre e muschi
con il suono spento di qualcosa
che tende a soffermarsi all’ombra vegetale.
Se hai fortuna e preservi quell’istante
col tremore delle felci che non cessa
col limo attonito che si dibatte
nell’alveo immutabile e sempre in viaggio.
Se hai la pazienza del ciottolo
la sua voce spenta il suo accento grigio senza spigoli
e attendi finché la luce faccia il suo ingresso
è bene che tu sappia che lì ti chiameranno
con un nome mai pronunciato prima.
Tutta l’ardua armonia del mondo
è probabile che ti sia allora rivelata
ma solo per questa volta.
Saprai forse decifrarla nel rumore dell’acqua
che evade senza rimedio e per sempre?

(da Summa di Maqroll il gabbiere, Einaudi, 1993 - Traduzione di Fabio Rodriguez Amaya)

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Chi, come me, ha la fortuna di abitare in una zona ricca di canali e di boschi, comprende bene ciò che intende dire il poeta e scrittore colombiano Álvaro Mutis: quella “ardua armonia del mondo” è davvero capace di rivelarsi – più che di esser compresa – mentre ci si perde nei boschi di felci come in sterminate cattedrali, mentre ci si sofferma sulle rive a guardare il sole frangersi nell’acqua. Un istante solo, quell’istante in cui invece che  nella frenesia della vita moderna sappiamo immedesimarci nella pazienza del ciottolo.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni poesia un lento naufragio del desiderio, / uno scricchiolio di alberi maggiori e di sartie / che reggono il peso della vita.
ÁLVARO MUTIS




Álvaro Mutis Jaramillo (Bogotà, 25 agosto 1923 – Città del Messico, 22 settembre 2013), scrittore e poeta colombiano naturalizzato messicano. Le sue opere, dal linguaggio incisivo, ricco di immagini e fortemente metaforico, hanno come protagonista il marinaio Maqroll, sorta di alter ego dell'autore.


12 gennaio 2021

Figlio dell’aria


ADAM ZAGAJEWSKI

AUTORITRATTO

Tra computer, matita e macchina da scrivere passa
metà della mia giornata. Col tempo farà mezzo secolo.
Abito in città straniere e talvolta parlo
con sconosciuti di cose indifferenti.
Ascolto molta musica: Bach, Mahler, Šostakovič, Chopin.
Vi trovo tre elementi, forza, debolezza, dolore.
Il quarto non ha nome.
Leggo i poeti, i vivi e i morti, da loro apprendo
costanza, fede e orgoglio. Cerco di capire
i grandi filosofi – ma di solito riesco
ad afferrare solo brandelli dei loro preziosi pensieri.
Amo fare lunghe passeggiate per le strade di Parigi
e guardare i miei simili, animati dalla gelosia,
dalla brama o dall’ira, osservare la moneta d’argento
che passa di mano in mano e lentamente perde
la sua forma rotonda (si usura il profilo dell’imperatore).
Accanto crescono gli alberi, e nulla esprimono,
a parte la verde, indifferente perfezione.
Sui campi volteggiano uccelli neri
che attendono pazienti come vedove spagnole.
Non sono più giovane, ma c’è ancora chi è più vecchio di me.
Amo il sonno profondo, quando non ci sono,
la corsa veloce in bicicletta per la campagna, quando i pioppi
e le case si dissolvono come cumuli in un cielo sereno.
Talvolta mi parlano i quadri nei musei
e allora l’ironia svanisce all’improvviso.
Adoro osservare il volto di mia moglie.
Ogni domenica telefono a mio padre.
Ogni due settimane incontro gli amici,
in questo modo restiamo fedeli gli uni agli altri.
Il mio paese si è liberato da un male. Vorrei
che a ciò seguisse ancora un’altra liberazione.
Potrei in ciò essere d’aiuto? Non so.
Non sono un vero figlio del mare,
come scrisse di sé Antonio Machado,
ma figlio dell’aria, della menta e del violoncello
e non tutte le strade del mondo alto
incrociano i sentieri della vita che, per ora,
mi appartiene.

(da Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2012 - Traduzione di Krystyna Jaworska)

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Non c’è molto da aggiungere a questo autoritratto a cinquant’anni del poeta polacco Adam Zagajewski: è completo e racconta sia tutte le sue passioni sia il suo modo di intendere la poesia. “Il mio paese è liberato da un male”: visto che siamo sul principio degli Anni ‘90, si tratta naturalmente del crollo della dittatura comunista in Polonia e della dissoluzione dell’URSS che libera di conseguenza l’Ucraina, dove il poeta nacque prima dell’espulsione della popolazione polacca.

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ADAM ZAGAJEWSKI A 50 ANNI – FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Dalle poesie poesie, dai canti /  canti, dai quadri quadri, / continua sempre l’amichevole / fecondazione.
ADAM ZAGAJEWSKI, Della vita degli oggetti




Adam Zagajewski (Leopoli, Ucraina, 21 giugno 1945) è un poeta, scrittore e saggista polacco. Esordì nel 1972 con Komunikat. Nel 1976 aderì al Comitato per la Difesa degli Operai e la dittatura comunista gli impedì di pubblicare. Cominciò allora il suo esilio a Houston e Parigi. Tornò a risiedere a Cracovia nel 2002.


11 gennaio 2021

Al crepuscolo


MARIE UNDER

LA NOTTE È VICINA

La notte è vicina e il mio dolore dilaga
al crepuscolo. L’oscurità vacilla, colpita
da acute grida di condanna – un’ondata di tempesta.

Implacabile, un’indignazione fiammeggiante riempie
i miei occhi insonni; i miei occhi accusano, sollecitano -
solo Dio è capace di resistere al suo taglio che brucia.

(da Sui confini, 1963)

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Molte delle poesie di Marie Under, una delle maggiori letterate estoni, sono attraversate da introspezioni metafisiche e visionarie: qui, osservando la natura al tramonto – il Mar Baltico che si infrange sulle coste e le insenature della Svezia – la riflessione riguarda il dolore e la capacità degli esseri umani di sopportarlo.

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FOTOGRAFIA © GOFORORBIT - LICENZA CREATIVE COMMONS ATTRIBUTION SHARE ALIKE 4.0 

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LA FRASE DEL GIORNO
E la bellezza è tanta che ci opprime. / Lontano / più di ogni sconfinata lontananza / è la gioia proibita.
MARIE UNDER




Marie Under (Tallinn, 27 marzo 1883 – Stoccolma, 25 settembre 1980), poetessa estone. Nel 1944 lasciò la patria invasa dai sovietici riparando con la famiglia a Stoccolma. Fu candidata otto volte al Premio Nobel. I suoi versi passano dall'esuberanza giovanile a una musicalità classica attraversando un periodo di irrequietezza.


10 gennaio 2021

Nel presente


FERNANDO PESSOA

VIVI, DICI, NEL PRESENTE

Vivi, dici, nel presente;
Vivi solo nel presente.

Ma io non voglio il presente, voglio la realtà;
Voglio le cose che esistono, non il tempo che le misura.

Che cos’è il presente?
È una cosa relativa al passato e al futuro.
È una cosa che esiste in virtù di altre cose esistenti.
Voglio solo la realtà, le cose senza presente.

Non voglio includere il tempo nel mio schema.
Non voglio pensare alle cose come presenti; Voglio pensarle come cose
Non voglio separarle da se stesse, trattandole come presenti.

Non dovrei trattarie come reali,
Non dovrei trattarle per niente.

Dovrei vederle, solo vederle;
Guardarle fino a non poterle pensare,
Guardarle senza tempo né spazio,
Vederle potendo distribuire tutto tranne ciò che si vede,
E questa è la scienza del vedere, che non è niente.

(da Poesie complete di Alberto Caeiro)

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Fernando Pessoa, qui nelle vesti del suo eteronimo Alberto Caeiro, il poeta-filosofo contadino incapace di credere alla simbologia della vita e alla capacità del linguaggio di interpretare la realtà, medita sull’eterno presente in cui siamo immersi: come scrisse senza eteronimi il poeta portoghese nel Libro dell’inquietudine: “Diventato una pura attenzione dei sensi, fluttuo senza pensieri e senza emozioni. (…) Come vorrei, lo sento in questo momento, essere una persona capace di vedere tutto questo come se non avesse con esso altro rapporto se non vederlo (…). Non aver imparato fin dalla nascita ad attribuire significati usati a tutte queste cose; poter separare l'immagine che le cose hanno in sé dall'immagine che è stata loro imposta. (…) Smarrisco l'immagine che vedevo. Sono diventato un cieco che vede. (…) Tutto questo non è più la Realtà: è semplicemente la Vita”.

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FERNANDO PESSOA/ALBERTO CAEIRO IN UN DISEGNO DI TERESA MARQUES

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LA FRASE DEL GIORNO
C'è, tra me e il mondo, una nebbia che impedisce che io veda le cose come veramente sono – come sono per gli altri.
FERNANDO PESSOA, Il poeta è un fingitore




Fernando António Nogueira Pessoa (Lisbona, 13 giugno 1888 – 30 novembre 1935),  poeta, scrittore e aforista portoghese, considerato uno dei maggiori poeti di lingua portoghese, diede l’avvio al Modernismo nel suo paese. In poesia si scompose in varie altre personalità, contrassegnate da diversi eteronomi, ognuno con un suo stile.



9 gennaio 2021

La battaglia


KARMELO C. IRIBARREN

VECCHIA SOTTO IL TEMPORALE

Aveva più o meno
ottant’anni,
era bloccata a un semaforo
come una piccola barca a vela
sotto il temporale,
incapace di dominare
l’ombrello.
                  Finalmente,
barcollando,
non si sa come,
alla disperata,
è arrivata dall’altro lato della strada.

La guerra l’aveva persa
- come tutti –,
ma aveva vinto la battaglia.

(da Certo che questa storia ti suona. Antologia 1985-2005, 2012)

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La tenacia del vivere, la necessità di lottare, di non lasciarsi abbattere dagli imprevisti e dagli avvenimenti, di saper sempre emergere in un modo o nell’altro nelle avversità: il poeta basco Karmelo C. Iribarren sottolinea questo spirito presentando una figura che gli è rimasta impressa, una vecchietta in lotta con l’ombrello, il vento e la pioggia durante un temporale.

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FOTOGRAFIA © CHEBURASKA

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita è / come compilare / una liberatoria: / nessuno ci fa caso / nemmeno Dio.
KARMELO C. IRIBARREN




Karmelo C. Iribarren (San Sebastián,  19 settembre 1959), è un poeta spagnolo, autodidatta. Associata al “realismo sporco” di Bukowski e Carver, in realtà la sua è una poesia più minimale, molto spesso frutto di osservazione della strada e dei bar, che l’ha fatta definire “realismo pulito” e “poesia di esperienza”.


8 gennaio 2021

Centenario di Leonardo Sciascia


Leonardo Sciascia è certamente più noto per i suoi romanzi e per il suo impegno sociale – basti citare l’opera di esordio, Il giorno della civetta, e l’uso del passato in funzione analitica della storia presente, sempre raccontata con occhio critico, in una specie di “controstoria d’Italia”, come scrisse Onofri. Ma, pur limitandosi a due sole raccolte (Favole della dittatura e La Sicilia, il suo cuore), Sciascia nacque poeta, con un amino legato soprattutto al rapporto con la terra siciliana.

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DAL TRENO, GIUNGENDO A B***

La casa splende bianca in riva al mare;
e la palma che svetta nell’azzurro,
il verde trapunto dal giallo dei limoni,
la fredda ombra sotto la trama dei rami.
I suoni stridono sul cristallo del giorno,
una barca rossa si allontana piena di voci.
La ragazza che esce sulla spiaggia
ha dimenticato i sussurrati segreti della notte;
saluta con la mano alta i clamori della barca,
l’azzurro giorno marino, il sole già alto;
poi si china armoniosa a slacciare i sandali vivaci.

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FINE DELL’ESTATE

Dopo la raccolta, ragazzi scalzi invadono
i mandorleti: scettri di miseria
le lunghe canne tentennanti.
I loro occhi acuti
s’incrunano tra le rame, scoprono
la nuda mandorla lasciata.
Mi giunge il picchio delle canne,
il lieve tonfo sulla zolla: suoni
dell’estate che muore, dell’autunno
delle piogge e dei poveri.

(da La Sicilia, il suo cuore, Bardi, 1952)

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Su Il canto delle Sirene altre tre poesie di Leonardo Sciascia:

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LA FRASE DEL GIORNO
Poiché nulla di sé e del mondo sa la generalità degli uomini, se la letteratura non glielo apprende.
LEONARDO SCIASCIA, La strega e il capitano




Leonardo Sciascia (Racalmuto, 8 gennaio 1921 – Palermo, 20 novembre 1989), scrittore e poeta italiano.  Spirito libero e anticonformista, lucidissimo e impietoso critico del nostro tempo, all'ansia di conoscere le contraddizioni della sua terra e dell'umanità, unì un senso di giustizia pessimistico e sempre deluso.


7 gennaio 2021

Verrò da te


SHIN SEOK-JEONG

QUANDO MI CHIAMI

Quando mi chiami
io verrò da te
come le foglie ingiallite del ginkgo
fluttuano nel vento d’autunno.

Quando mi chiami
verrò da te
come la luna nuova cala di notte in silenzio,
quando scende la foschia sopra il lago.

Quando mi chiami
verrò da te
come il sole di una primavera in anticipo penetra l’erba
quando aironi bianchi cantano nel cielo azzurro.

(Traduzione di Laura Garavaglia)

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Quando mi chiami verrò da te, dice il poeta sudcoreano Shin Seok-jeong. Lo farà con leggerezza, come le metafore che usa nel volgere delle stagioni: il giallo delle grandi foglie autunnali del ginkgo, la luna che sale silenziosa forando la foschia invernale, la luce del sole che a primavera risveglia la terra mentre il cielo è solcato dal volo elegante degli aironi.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPERCAVE

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ama currit, volat, laetatur
. Amare significa correre con il cuore verso l'oggetto amato.
GIOVANNI PAOLO I




Shin Seok-jeong (Buan, 7 luglio 1907 - Jeonju, 6 luglio 1976), poeta coreano. Iniziò la sua carriera scrivendo su 'Simunhak', mensile letterario specializzato in poesia, dedicandosi in particolare alla poesia idilliaca. Fu poi insegnante alla scuola media di Buan e alla scuola superiore di Jeonju.