martedì 30 novembre 2021

Piovono voci di donne


GUILLAUME APOLLINAIRE

PIOVE

Piovono voci di donne come se fossero morte anche nel ricordo.
Siete anche voi che piovete meravigliosi incontri della mia vita o goccioline.
E quelle nuvole impennate cominciano a nitrire tutto un universo di città auricolari.
Ascolta se piove mentre il rimpianto e lo sdegno piangono una musica antica.
Ascolta cadere i legami che ti trattengono in alto e in basso.

(da Calligrammi, 1918)

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È certamente una poesia visiva, influenzata dal Futurismo - si veda Corrado Govoni e Il Palombaro - ma Guillaume Apollinaire trascina, a dispetto di quelle catenelle composte di parole, echi di Simbolismo. La pioggia malinconicamente evoca il ricordo di presenze femminili mentre incombono nuvole minacciose - di lì a poco scoppierà la guerra - ma al contempo libera l’animo da ogni tensione e oppressione, che sia terrena o spirituale.

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutte le parole che avevo da dire si sono mutate in stelle.
GUILLAUME APOLLINAIRE, Alcools




Wilhelm Albert Włodzimierz Apollinaris de Wąż-Kostrowick (Roma, 26 agosto 1880 - Parigi, 9 novembre 1918), noto con lo pseudonimo di Guillaume Apollinaire, poeta francese sostenitore di una totale libertà formale e di nuovi contenuti frutto dell’indagine dell’inconscio, fu un precursore del Surrealismo. Combattente nella Prima guerra mondiale, fu vittima dell’epidemia di febbre spagnola.


lunedì 29 novembre 2021

Il silenzioso splendore


HAKUSHŪ KITAHARA

IMPRESSIONE DEL CREPUSCOLO

Delizia di baci… sussurri…
Ma il sangue invisibile gocciola nel cielo
come il ruggito di una bestia ferita.
Perché fa tanto male?

Ah, il colore della melodia del crepuscolo,
il silenzioso splendore.
Delizia di baci… sussurri…

(da Antología de la poesía moderna del Japón, 1868-1945, UNAM, 2010)

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Una sinestesia che coinvolge tutti i sensi: l’emozione estetica del tramonto sorprende il poeta giapponese Hakushū Kitahara e gli regala questa sensazione, questa corrispondenza armonica che riesce a trasformare la dolorosa luce del crepuscolo addirittura in un’esperienza amorosa.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
I tramonti sono pazzi sciocchi arancioni che infuriano nell'oscurità.
JACK KEROUAC




Hakushū Kitahara  (Yanagawa, 25 gennaio 1885 – Kamakura, 2 novembre 1942), pseudonimo di Ryūkichi Kitahara), poeta giapponese di tanka, attivo durante i periodi Taishō e Shōwa. In disaccordo con il Naturalismo, influenzò la poesia giapponese moderna apportandovi il suo stile decadente, estetico e simbolico.


domenica 28 novembre 2021

In un luogo spoglio


JAMES WRIGHT

FINE NOVEMBRE IN UN CAMPO

Oggi cammino solo in un luogo spoglio,
e l'inverno è qui.
Due scoiattoli vicino a un palo di recinzione
si aiutano a vicenda a trascinare un ramo
verso un nascondiglio; deve essere da qualche parte
dietro quei frassini.
Sono ancora vivi, dovrebbero accumulare ghiande
contro il freddo.
Zampe fragili scannano i passaggi tra gli steli di mais quando la luna
guarda lontano.
La terra è dura adesso,
Le suole delle mie scarpe hanno bisogno di riparazioni.
Non ho nulla per cui chiedere una benedizione,
tranne queste parole.
Vorrei che fossero
erba.

(da Ci riuniremo al fiume?, 1968)

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Non c’è via di fuga: la teologia negativa montaliana riecheggia in questi versi del poeta statunitense James Wright, bipolare, alcoolizzato, soggetto ad esaurimenti nervosi, alla ricerca di se stesso e in fuga da Saint Paul: l’area rurale del Minnesota diventa una landa brulla e spoglia con l’approssimarsi dell’inverno, malinconicamente desolata, diversa dalla promessa pastorale e bucolica che sembrava allettare il poeta dalla metropoli.

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ANDREW WYETH, “PRIMO NOVEMBRE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Va da sé che una bella poesia breve può avere la risonanza e la profondità di un intero romanzo.
JAMES WRIGHT, Prose raccolte




James Arlington Wright (Martins Ferry, Ohio, 13 dicembre 1927 – New York, 25 marzo 1980), poeta statunitense. Nel 1956 emerse sulla scena letteraria statunitense con la raccolta The Green Wall, con cui si affermò come esponente della corrente deep image. Vinse il Premio Pulitzer per la poesia nel 1972 per Poesie scelte.


sabato 27 novembre 2021

Un uomo tranquillo


WENDELL BERRY

SOGNO UN UOMO TRANQUILLO

Sogno un uomo tranquillo
che nulla spiega e nulla
difende, ma solo conosce
dove sbocciano i più rari
fiori selvatici, e va,
e scopre di sorridere
senza volerlo.

(da Rimasugli, 2009)

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La scelta di vita del poeta statunitense Wendell Berry fu, nel 1965, di abbandonare New York, dove viveva e insegnava, per stabilirsi con la moglie e i due figli a Lane’s Landing, una fattoria del natio Kentucky dove coltiva grano e granturco e alleva pecore su un’estensione di 47 ettari. Lì cerca di essere quell’uomo tranquillo citato nella poesia, senza preoccupazioni, in armonia con la natura: “Vado tra gli alberi e mi siedo. / La mia agitazione si calma / intorno a me come cerchi nell’acqua. / I miei compiti giacciono dove li ho lasciati, / addormentati come il gregge”.

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DAVID BONDT, "FATTORE NEL SUO CAMPO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Con le minute parole che a poco a poco nascono / dal silenzio, come preghiere / riverberate verso chi prega, / componi una poesia che non turbi / il silenzio da cui è nata.
WENDELL BERRY, Un posto al mondo




Wendell Erdman Berry (Henry County, Kentucky, 5 agosto 1934), poeta, narratore e ambientalista statunitense. Dal 1965 vive in una fattoria di 50 ettari,Lane’s Landing, dove coltiva grano e cereali. La sua poesia non poteva che essere elegiaca e pastorale.


venerdì 26 novembre 2021

Il verde fervore


PABLO ANTONIO CUADRA

GEROGLIFICO SULLA PARETE DI UN TEMPIO MAYA

Sono, forse – come i Maya -
             la bianca
             slanciata
             intatta
             rovina
soffocata dal tempo
             o sono
        il verde fervore
che nasconde templi
             vuoti
         e città
dolcemente perdute?
             Nel geroglifico
          del puro esistere
              i miei segni
       vengono dall’oblio
     e vanno verso l’ineffabile

(da Il giaguaro e la luna, 1959)

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È certamente una impegnativa dichiarazione della propria teoria estetica e della propria poetica quella che fa Pablo Antonio Cuadra. Vale la pena considerare ciò che scrisse di lui un altro poeta, Thomas Merton, suo traduttore inglese: “La poesia di Cuadra non deve la sua vitalità alla meditazione sentimentale e romantica del 'passato indigeno', ma affonda le sue radici in un formidabile e vivo presente indigeno in cui il passato batte ancora con energia invincibile. Cuadra si ispira alle ceramiche precolombiane Chorotega del suo paese, tanto che lui stesso afferma che le sue poesie furono scritte per essere incise nell'argilla. Rifiuta categoricamente di vedere l'eredità indigena dell'America Centrale come una questione archeologica, e la sua poesia evita tutta l'archeologia per dare solo ciò che ancora vive e lotta per emergere dall'indio che porta in sé”.

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FOTOGRAFIA © CAHAL PECH

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LA FRASE DEL GIORNO

So che è eterno / o poesia / il passeggero.

PABLO ANTONIO CUADRA, Il giaguaro e la luna




Pablo Antonio Cuadra Cardenal (Managua, 4 novembre 1912 – 2 gennaio 2002), poeta, saggista, drammaturgo e critico letterario nicaraguense. Fondatore della rivista Vanguardia ed editore del quotidiano La Prensa, si oppose sia all’invasione statunitense sia alla dittatura di Somoza.


giovedì 25 novembre 2021

A voi, parole


INGEBORG BACHMANN

VOI PAROLE

Per Nelly Sachs, l’amica, la poetessa, con venerazione

A voi, parole, orsù, seguitemi!
Anche se già ci siamo spinti avanti,
fin troppo avanti, ancora si va
più avanti, si va senza fine.

Non vi è schiarita.

La parola

non farà
che tirarsi dietro altre parole,
la frase altre frasi.
Così il mondo intende
definitivamente,

imporsi,
esser già detto.
Non lo dite.

Seguitemi, parole
che non diventi definitiva
– questa ingordigia di parole
e detti e contraddetti!

Lasciate almeno per un poco
ammutolire ogni sentimento
che il muscolo cuore
si eserciti altrimenti.

Lasciate, vi dico, lasciate.

Non sussurrate nulla,
nulla, dico, all’orecchio supremo,
che per la morte nulla

ti venga in mente,
lascia stare,  seguimi,
né mite né amara
non consolatrice
né significativamente
sconsolante,
ma nemmeno priva di significato  –

E soprattutto niente immagini
nella polvere, vuoto rotolare
di sillabe, parole di morte.

Neanche una,
o parole!

(da Poesie, TEA, 1996 - Traduzione di Maria Teresa Mandalari)

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Ingeborg Bachmann è poetessa che – come Georg Trakl e l’amico Paul Celan – chiama la poesia fuori dai limiti stessi del linguaggio tentando di articolarne una corrispondenza con il mondo reale. Questa invocazione alle parole è un omaggio a Nelly Sachs, poetessa ebrea tedesca riparata in Svezia nel 1940 e premiata con il Nobel 1966 per le sue poesie sulle atrocità dell’Olocausto: Ingeborg e Paul Celan la incontrarono nel 1960 in Germania, quando tornò per la prima volta in patria per ricevere il Premio Meersburg Droste: per non dormire sul suolo tedesco, alloggiò in un hotel svizzero e attraversò il confine solo per quel giorno. L’incontro con lei colpì molto entrambi i poeti: La Bachmann le dedicò questa poesia, Celan scrisse Zurigo, allo Stork [l’hotel dove entrambi risiedevano]. È per la Bachmann la parola che si risolve di nuovo a dire dopo anni di silenzio, il ritorno alla poesia dopo una crisi di rigetto della struttura poetica, la convinzione di dovere scrivere "solo poesie talmente nuove da corrispondere veramente a tutto quel che sarà stato esperito fino a quel punto".

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ILLUSTRAZIONE DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
Popoli della terra, / lasciate alla fonte le parole / ché soltanto loro fanno avanzare gli orizzonti / nei veri cieli / e con l'altro lato, / maschera dietro cui sbadiglia la notte, / aiutano le stelle a partorire.
NELLY SACHS, Le stelle si oscurano




Ingeborg Bachmann, nota anche come Ruth Keller (Klagenfurt, 25 giugno 1926 – Roma, 17 ottobre 1973), poetessa, scrittrice e giornalista austriaca. I motivi ideologici della sua formazione intellettuale (Heidegger, Wittgenstein) si incontrarono con il tema della generazione venuta dopo gli orrori della guerra nella dimensione di un linguaggio spesso tormentato e astruso, ma sempre autentico.


mercoledì 24 novembre 2021

Robert Bly


Robert Bly, uno dei più importanti poeti americani dell'ultimo mezzo secolo, è morto domenica scorsa nella sua casa di Minneapolis. Aveva 94 anni e soffriva di demenza dal 2007. La sua prima raccolta, Silenzio nei campi di neve, fu pubblicata nel 1962. Il suo stile semplice e immaginifico ebbe una notevole influenza sui poeti americani dei due decenni successivi, in polemica con la stragrande maggioranza della poesia modernista, che considerava “priva di anima e di "interiorità", impersonale e oggettivante.  Modellò perciò la sua poesia sul lavoro introspettivo di Neruda, Vallejo, Jiménez, Machado e Rilke e vi aggiunse influenze della psicologia junghiana.

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FOTOGRAFIA © NIC McPHEE/FLICKR

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NEVICATA NEL POMERIGGIO

I

L’erba è per metà coperta di neve.
È stata una di quelle nevicate che incominciano all’imbrunire,
e ora nelle casette dell’erba si va facendo buio.

II

Se tendessi le mani in giù, vicino alla terra,
potrei raccogliere manciate di oscurità!
Un’oscurità c’è sempre stata, e non l’abbiamo mai notata.

III

Sotto il peso della neve, gli steli del granturco si perdono in lontananza,
mentre il fienile si avvicina alla casa.
Il fienile si muove da sé nella burrasca che cresce.


IV

Il fienile è pieno di granoturco, e viene verso di noi ora,
come uno scafo sospinto dal vento sul mare in burrasca;
tutti i marinai sul ponte sono ciechi da molti anni.

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POESIA IN TRE PARTI

I

Oh, una mattina presto mi sembra che vivrò per sempre!
Sono avvolto nella mia carne gioiosa
come l’erba nelle sue nuvole di verde.

II

Sorgendo dal letto dove ho sognato
lunghe cavalcate attraverso castelli e carboni ardenti,
il sole si posa felicemente sulle mie ginocchia:
ho sofferto e sono sopravvissuto alla notte,
bagnandomi nell’acqua scura, come ogni stelo d’erba.

III

Le forti foglie del sambuco,
tuffandosi nel vento, ci invitano a sparire
nelle regioni selvagge dell’universo,
dove sedendo ai piedi di una pianta
vivremo per sempre, come la polvere.

(da Silenzio nei campi di neve, 1962)

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LA FRASE DEL GIORNO
Reclamare il sacro nella nostra vita ci avvicina naturalmente ancora una volta alle sorgenti della poesia.
ROBERT BLY




Robert Bly (Contea di Lac qui Parle, Minnesota, 23 dicembre 1926 – Minneapolis, Minnesota, 21 novembre 2021), poeta statunitense. Leader del Mythopoetic Men's Movement, è stato anche un attivo pacifista. La sua poetica è stata influenzata dalla teoria degli archetipi di Carl Gustav Jung.


martedì 23 novembre 2021

Sognando di essere amata


VIVIAN LAMARQUE

FATE PIANO

Fate piano si è addormentata
la televisione se l’è cullata
fate piano non sia svegliata
sta sognando di essere amata.

(da Poesie 1972 - 2002, Mondadori, 2002)

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La grazia infantile dei versi di Vivian Lamarque risalta appieno in questa delicatissima quartina: come una bambina, la donna addormentata richiede minime attenzioni – è il consueto tema dell’abbandono da parte della madre, avvenuto quando la poetessa aveva nove mesi, a ritornare con la sua forza prorompente.

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ANTON PRONENKO, "RAGAZZA SEDUTA SUL DIVANO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Oh essere anche noi la luna di qualcuno! / Noi che guardiamo / essere guardati, luccicare / sembrare da lontano / la candida luna / che non siamo.
VIVIAN LAMARQUE, Poesie 1972-2002




LamarqueVivian Comba Provera Pellegrinelli Lamarque (Tesero, 19 aprile 1946), scrittrice, poetessa e traduttrice italiana dal francese. Di origini valdesi, ha insegnato italiano agli stranieri e nei licei. Ha ottenuto il Premio Viareggio, il Premio Montale, il Pen Club e, per le fiabe, il Premio Rodari e il Premio Andersen.


lunedì 22 novembre 2021

Come il mare Ionio


FILODEMO

IO, MIA CARA, SO BEN RENDERE TUTTO L’AMORE

«Io, cara mia, so ben rendere tutto l’amore a chi mi ama,
ma so pure pagare con morsi chi mi morde.
Dunque non far tanto male a chi ti vuol bene, rifuggi
d’attirarti sul capo lo sdegno delle Muse».
Questo avviso a te sempre gridavo; ma tu, come il mare
Ionio davi ascolto alle parole mie.
Ora così pure tu resta a piangere e a mugolare;
invece io qui nel grembo della Naiade ho  pace.

(da Antologia Palatina, V, 107 - Traduzione di Annunziato Presta)

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Dolce vendetta d’innamorato quella di Filodemo di Gadara, filosofo epicureo che amava dedicarsi ai facili amori, allo svago leggero che non compromettesse l’atarassia del sapiente. Ma in realtà, l’anonima che è bersaglio di questo epigramma il suo segno deve averlo lasciato.

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LAWRENCE ALMA TADEMA, "CILIEGIE"

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LA FRASE DEL GIORNO

Amare è così breve, e dimenticare così lungo.
PABLO NERUDA




Filodemo di Gadara (Gadara, Giordania, 110 a.C. – Ercolano, circa – 35 a.C. circa), filosofo epicureo e poeta greco. Visse a Roma e a Ercolano, sotto la protezione dei Pisoni, diffondendo l’epicureismo in Italia. Fu amico di Virgilio e di Orazio. Di lui si conservano una trentina di epigrammi.


domenica 21 novembre 2021

I suoni dei miei silenzi


EUGENIO MONTALE

RICORDO

Lei sola percepiva i suoni
dei miei silenzi. Temevo
a volte che fuggisse il tempo
ostile mentre parlavamo.
Dopodiché ho smarrito la memoria
ed ora mi ritrovo a parlare
di lei con te, tra spirali di fumo
che velano la nostra commozione.
Ed è questa la parte di me che ritrovo
mutata: il sentimento, per sé informe,
in quest'oggi che è solo di rimpianto.

(da Diario postumo, Mondadori, 1991)

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Il tempo passa e le cose cambiano, cambiamo anche noi. Nel Diario Postumo di Eugenio Montale dall’incerta e contestata attribuzione,  c’è questo accorato ricordo della Mosca, la moglie Drusilla Tanzi, scomparsa anni prima. Nei primi quattro versi c’è tutto il significato di una  storia d’amore, quel comprendere i silenzi e interpretarli, quell’essere bussola e punto di riferimento che, venuto a mancare, lascia naufraghi nel mondo - se c’era una possibilità di salvezza era nei suoi occhi offuscati, nel suo braccio cui appoggiati si sono scesi milioni di scale. Il resto è il presente,  c’è un’altra “te”, Annalisa Cima, la curatrice del Diario postumo, con cui condividere il rimpianto.

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LA FRASE DEL GIORNO
La congettura che il mondo / sia una burla, anch’essa / non risolve il puzzle fondamentale. / Se vuoi la mia opinione / l’unica via d´uscita è l’illusione, / perché ogni giorno la vita / supera il limite che pone.
EUGENIO MONTALE, Diario postumo




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano. Premio Nobel per la Letteratura 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.


sabato 20 novembre 2021

Per meravigliarmi


RAÚL GUSTAVO AGUIRRE

IO

Raccolgo i tuoi volti, i tuoi gesti, le tue parole
Vivo delle tue immagini come l'acqua nel cielo
Ti riporto al sole al glicine
al tuo regno al tuo calore
Ti slego dalla notte che ti dimentica
Ti riporto ai giorni più belli della terra
questa terra che vuole essere simile a te

e che ha bisogno  di te per meravigliarmi

(da Corpo dell’orizzonte, 1951)

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Soffermiamoci un secondo a osservare il titolo di questa poesia di Raúl Gustavo Aguirre: Io. È però diverso il protagonista di questi versi in cui il poeta è semplicemente un mezzo per magnificare qualcosa d’altro: che sia la bellezza femminile o del paesaggio o molto più probabilmente la poesia stessa, che “è bellezza e verità”.

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DIPINTO DI PAUL BOND

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LA FRASE DEL GIORNO.
Sei un poeta dove non lo credi, dove non lo sei.

RAÚL GUSTAVO AGUIRRE




Raúl Gustavo Aguirre (Buenos Aires, 2 gennaio 1927 – 18 gennaio 1983), poeta argentino. Appartenente al gruppo dell’Invenzionismo, mostrò una certa influenza surrealista. Traduttore di Rimbaud e Apollinaire, diresse per dieci anni la rivista Poesía Buenos Aires.


venerdì 19 novembre 2021

Amare ciò che ama


MARY OLIVER

LE OCHE SELVATICHE

Non devi essere buono.
Non devi trascinarti ginocchioni,
pentito, per cento miglia attraverso il deserto.
Devi soltanto permettere a quel mite animale, al tuo corpo, di amare ciò che ama.
Parlami della tua disperazione, io ti racconterò la mia.
Intanto, il mondo va avanti.
Intanto, il sole e gli splendenti sassolini della pioggia
attraversano i paesaggi,
passano sopra le praterie e gli alberi dalle profonde radici,
sopra le montagne e i fiumi.
Intanto, le oche selvatiche, alte nel limpido azzurro,
fanno nuovamente ritorno a casa.
Chiunque tu sia, per quanto tu possa essere solo,
il mondo si offre alla tua immaginazione,
ti manda il suo richiamo come le oche selvatiche, aspro ed eccitante:
annuncia incessantemente la tua appartenenza
alla famiglia delle cose.

(da Lavoro dei sogni, 1986)

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Non siamo soli. E quello che ci accade non accade solo a noi: accade ed è accaduto anche agli altri. La poetessa statunitense Mary Oliver ci invita a non abbandonarci alla cupezza, a sollevare il capo e provare a volare come quelle oche selvatiche che solcano il cielo d’autunno, a tentare di uscire dal doloroso  isolamento.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse il desiderio di fare qualcosa di bello è il pezzettino di Dio che è dentro ognuno di  noi.
MARY OLIVER, Cavalli blu




Mary Oliver (Maple Heights, Ohio, 10 settembre, 1935 – Hobe Sound, Florida, 17 gennaio 2019), poetessa statunitense, vincitrice del National Book Awards 1992 e del Premio Pulitzer 1984, è autrice di 32 raccolte poetiche e di quattro saggi sulla poesia. Il New York Times l’ha definita “Di gran lunga, la poetessa di questo paese che ha venduto di più”.


giovedì 18 novembre 2021

Puoi contare su di me


MARIO BENEDETTI

FACCIAMO UN PATTO

Compagna
tu
sai
che puoi contare su di me
non fino a due
né fino a dieci
ma contare su di me.

Se a volte
sentirai
che ti guardo negli occhi,
e una vena
d’amore riconosci nei miei,
non impugnare fucili
non pensar che
deliro.
Malgrado la vena
o magari perché esiste,
puoi contare su di me.

Se altre volte
mi trovi
oscuro senza motivo,
non pensare che sono giù
puoi contare lo stesso su di me.

Ma facciamo un patto:
io vorrei contare
su di te.
              È così bello
sapere che tu esisti,
uno si sente vivo.
E quando dico questo
voglio dire contare
anche fino a due
anche sino a cinque.
Non perché tu corra
premurosa in mio aiuto,
ma per sapere
con certezza
che sai che puoi
contare su di me.

(da Poesie di altri, 1974)

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L’amore è un patto, innamorarsi in fondo è promettere all’altro di esserci, un vincolo che nel matrimonio assume addirittura il titolo giuridico di contratto. Le parole della poesia sanno essere più musicali: Mario Benedetti, poeta uruguaiano, mette in versi questa specie di voto, questo reciproco conforto che è alla base dell’unione.

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FOTOGRAFIA © BURST/PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
E per essere totalmente, completamente, assolutamente innamorati, bisogna essere pienamente consapevoli che si è anche amati, che si ispira anche amore.
MARIO BENEDETTI, Grazie per il fuoco




Mario Orlando Hamlet Hardy Brenno Benedetti-Farugia, noto come Mario Benedetti (Paso de los Toros, 14 settembre 1920 – Montevideo, 17 maggio 2009), poeta, saggista, scrittore e drammaturgo uruguaiano. Figlio di immigrati italiani, fece parte della Generazione del’45. Nel 1973 fu costretto all’esilio dal golpe militare. Rientrò nel 1983.


mercoledì 17 novembre 2021

L’atto stesso


TOM POW

AMARE, SCRIVERE

Se il tuo amore è vero
e tu lo perdi, che cosa hai perso?
Non l’atto di amare. Quello è tuo.

Se le tue parole sono vere
e le perdi, che cosa hai perso?
Non l’atto di scrivere. Anche quello è tuo.

Nell’amore, nello scrivere, come puoi
trattenere una cosa finita? Se
la perdi o la metti sotto vetro,

è l’atto stesso che devi apprezzare.
Perché quello che resta quando il momento è passato,
il vento lo porterà con sé. Nonostante te.

(da Paesaggi e eredità, 2003)

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Durante la mia vita di scrittore ho esplorato e sfruttato le tensioni tra l'essere, necessariamente, in un posto e il desiderio di essere altrove” scrive il poeta scozzese Tom Pow. Altrove, non necessariamente in un altro luogo, ma anche in un altro sentimento: così è necessario accettare il cambiamento, la trasformazione dell’amore nel rimpianto. Allo stesso modo occorre riconoscere quando una poesia o un racconto ha detto tutto, nel suo tempo.

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RENÉ MAGRITTE, "NOSTALGIA"

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LA FRASE DEL GIORNO
Una volta che questa poesia sarà finita, potresti trovarmi sia  / a prendere che a dare respiro, ovunque io possa.
TOM POW, Al pozzo dell’amore




Tom Pow, Edimburgo, 25 maggio 1950), poeta e scrittore scozzese. Insegnante di inglese a Edimburgo, Londra e Madrid, ora è docente alla Dumfries Academy. Ha all’attivo cinque raccolte poetiche, tra le quali spicca Paesaggi e eredità del 203, oltre a numerosi libri per bambini e il romanzo Prigionieri.


martedì 16 novembre 2021

Quando ascolto il blu


AGNETA FALK

NEL BLU

Vedo il mondo
quando chiudo gli occhi
quando ascolto il blu.
Sento una voce che ha vissuto
nel blu tanto a lungo da contenere
ogni errore, ogni memoria e fantasia.
Una voce ridotta a nulla
così lieve che posso udire ogni nome
in un unico nome, dove la fiamma blu sfiora
questo nome trasformandolo in un sussurro che brucia,
la voce che ti sale dal di dentro
e ti porta al mare
dove una bufera cresce
e ti riconduce all’indietro sull’acqua calma,
la voce che va
dove nessun altro osa.
Quella voce mi arde dentro
nel blu.

(Traduzione di Raffaella Marzano)

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Quella voce che arde dentro di noi, anima, coscienza, come altro chiamarla? Quella che ci può guidare lontano senza neppure muoverci, condurci fuori dallo spazio e dal tempo, ricordo ancestrale e nudità dell’io. Quella voce che porta nel blu del suo mare interiore la poetessa statunitense Agneta Falk.

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TIM LAM, "ONDA ROTOLANTE", PART.

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LA FRASE DEL GIORNO
Mio blu - dicevi – / mio blu. / Lo sono. / E anche più del cielo. /Ovunque tu sia /io ti circondo.
GHIANNIS RITSOS, Erotica




Agneta Falk (Stoccolma, Svezia, 1946), poetessa e artista statunitense di origini anglo-svedesi. Trasferitasi in Inghilterra negli Anni ‘60, insegnò letteratura, teatro e scrittura creativi. Nel 1998 si trasferì a San Francisco, dove sposò il poeta Jack Hirschmann, dedicandosi alla lotta contro il traffico di esseri umani.


lunedì 15 novembre 2021

Finestre illuminate


DIEGO VALERI

SERA SUBURBANA

Veli madidi di pianto
su la muta sconfinata prateria,
dove stanno per incanto
quattro case, grandi e nude, in simmetria.

Quattro cubi biancheggianti
tra le brume della sera desolate,
e ciascun porta davanti
quattro file di finestre illuminate;

quattro dadi di mattone,
e ciascuno chiude un mondo nel suo cuore:
il natale e la passione,
i misteri della morte e dell’amore…

Ma di questo non san nulla
le finestre: guarda fuori ognuna e brilla,
come un’anima fanciulla
che s’affida al sogno, timida e tranquilla.

(da Poesie vecchie e nuove, Mondadori, 1930)

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Mi capita soprattutto nelle stagioni di mezzo, quelle in cui il tramonto scende presto e mi trova fuori casa: mi sorprendo a chiedermi che vita ci sarà dietro le finestre illuminate delle case cui passo davanti, un lampadario, una tendina, un vaso di fiori, una pozza di luce giallastra. È la stessa sensazione che esprime con la sua solita profonda leggerezza – mi si perdono l’ossimoro – il poeta Diego Valeri in queste quattro quartine a rima alterna che dipingono un quadro con le parole e testimoniano l’imperscrutabilità delle nostre vite.

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MARIO SIRONI, "PAESAGGIO CON ALBERO, CASA E MONTAGNE"

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LA FRASE DEL GIORNO
E la sera / è già dentro al mattino, / presto l’ombra avrà tutto il tuo cielo.
DIEGO VALERI, La sera




Diego Valeri (Piove di Sacco, 25 gennaio 1887 – Roma, 27 novembre 1976), poeta, traduttore e accademico italiano, fu ordinario di Letteratura Francese all’Università di Padova per oltre vent’anni, tranne nel periodo 1943-45 quando riparò in Svizzera come rifugiato politico.


domenica 14 novembre 2021

Sopra il lavello della cucina


RICHARD ALDINGTON

SERA

I camini, a schiere
tagliano il cielo chiaro;
la luna,
con uno straccio di garza sui fianchi
posa in mezzo a loro, una goffa Venere —

E io qui la guardo spensierato
sopra il lavello della cucina.

(da Immagini di desiderio, 1919)


L’imagismo chiaro e conciso del poeta inglese Richard Aldington esprime con immediatezza l’impressione di una sera in cui la luna fa capolino dalla finestra della cucina. Poche parole per sintetizzare quell’emozione di serenità, di un momento tranquillo vissuto nell’ambito familiare.

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FOTOGRAFIA © MIGUEL IBARS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Sogno versi silenziosi dove la rima scivola come un remo senza fare rumore.
RICHARD ALDINGTON, Poesie scelte




Richard Aldington (Portsmouth, 8 luglio 1892 – Sury-en-Vaux, 27 luglio 1962), poeta, scrittore e saggista britannico. Fu uno dei principali esponenti dell'imagismo, del quale sviluppò la corrente ellenizzante e parnassiana.  La Prima guerra mondiale lo portò a un esame severo e spesso pungente della realtà contemporanea.


sabato 13 novembre 2021

Lee Maracle


La scrittrice e poetessa canadese Lee Maracle, membro della nazione Stó:lō, è morta giovedì scorso in un ospedale di Vancouver. Aveva 71 anni ed era stata uno dei primi autori indigeni ad essere pubblicato in Canada: “Penso che negli anni '70 avessimo paura di raccogliere i nostri fagotti. Eravamo appena usciti dalla scuola residenziale, dall’università e avevamo paura delle nostre culture. Avevamo paura delle nostre lingue, paura delle nostre stesse storie”.

“Una potenza", “Una zia solidale ma critica” è stata definita dagli scrittori che ne hanno fatto un modello. Il suo primo libro, rifiutato da molti editori, vide finalmente la luce dopo una petizione nel 1975: Bobbi Lee Indian Rebel riscosse un  notevole successo di critica. Il drammaturgo Drew Hayden Taylor, suo amico, la definisce "matriarca nel mondo della letteratura indigena". I testi della Maracle sono naturalmente incentrati sul suo popolo indigeno e particolarmente sulle donne (“Ha demolito lo spazio per le donne indigene” ha twittato di lei Alicia Elliott, scrittrice Mohawk).

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LA MIA RISPOSTA

La chiamata:

Il respiro è vento,
La voce è vento
Il vento è forza
             [insegnamento Stó:lō]

La mia risposta:

Entriamo nel mondo piangendo, lottando per respirare.
Il primo respiro aggredisce la pelle, ferisce il corpo.
Traumatizzati, piangiamo, incerti di voler essere qui.

La donna che ci ha partorito sussurra.
Parole - destinate a lenire
l’affilata luce chirurgica.

Il primo linguaggio svanisce sotto dolci incantesimi,
chiacchiere familiari che ci intonano pressanti sciocchezze
per legare, connettere, cercare la gioia.

Questi sussurri alleggeriscono il peso dell'essere.
Il nostro grande ingresso nel mondo delle ombre, della luce
a volte troppo luminosa, nelle pieghe troppo scure,
 
chiedendoci senza sapere, guardando senza vedere.
Il respiro suscita il coraggio
di ascoltare e cantare.

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TUTTO COMINCIA CON UNA CANZONE

Il dolce respiro del vento di montagna che sussurra attraverso il cedro - la sinfonia della terra.

Il vento intona melodie ai fondovalle, persino gli ululanti venti di tempesta cantano canzoni angosciosamente belle, arie di dolorosa trasformazione che impariamo ad amare.

Le canzoni legate al linguaggio del vento alleviano questo fardello dell'essere,
si accoppia alla promessa del linguaggio;
la voce eleva l'essere, rende ragionevole la vita;

C'è potere nel respiro che passiamo sulle corde vocali vibranti.
Le parole hanno una carica.
La scintilla invita alla risposta.

Il mormorio della canzone indica a chi la ascolta la direzione della bella vita.
Il respiro degli altri compie il proprio viaggio attraverso il corpo,
fa passare il respiro attraverso un futuro immaginato.

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LA FRASE DEL GIORNO
Trova la libertà nel contesto che erediti.
LEE MARACLE




Bobbi Lee Maracle (Vancouver, 2 luglio 1950 – Surrey, 11 novembre 2021), scrittrice canadese del popolo Stó:lō. Ha scritto soprattutto degli indigeni, in particolare delle donne, nel Nordamerica di oggi. Il suo libro d’esordio, Bobbi Lee Rebel Indian, vide la luce nel 1975 dopo una petizione e fu uno dei primi pubblicati di autore indigeno.


venerdì 12 novembre 2021

Fra gli uomini


SANDRO PENNA

MI PERDO NEL QUARTIERE POPOLARE

Mi perdo nel quartiere popolare
tanto animato se la sera è prossima.
Sono fra gli uomini da me così
lontani: agli occhi miei meravigliosi
uomini; vivi e chiari, non valori
segnati. E tutti uguali e ignoti e nuovi.

In un angolo buio prendo il posto
che mi ha lasciato un operaio accorso
(appena in tempo) all'autobus fuggente.
Io non gli ho visto il viso ma i suoi modi
svelti ho nel cuore adesso. E mi rimane
(di lui anonimo, a me dalla vita
preso) in quell'angolo buio un suo onesto
odore d’animale, come il mio.

(da Croce e delizia, Longanesi, 1958)

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C’è una solitudine di fondo nelle poesie di Sandro Penna, che il poeta umbro prova a superare cercando il contatto con gli altri, o meglio mescolandosi agli altri come osservatore. Ma sono altri che infine sfumano in lontananza, portati via da un treno, da un autobus, dalla folla: “Guardo il cielo e le nuvole e le luci / degli uomini laggiù così lontani / sempre da me. Ed io non so chi voglio / amare ormai se non il mio dolore”. Come nota Cesare Garboli: “Il regno di Penna è la gioia di sentirsi anonimo e solo. La poesia di Penna è fatta di solitudine: ma è la solitudine ardente, ricchissima, vasta come è vasta la promessa della felicità, di chi non ha bisogno d’altro per vivere che dello spettacolo della vita”.

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WILLIAM CLUTZ, "BIG STREET", 1962

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LA FRASE DEL GIORNO
Sempre affacciato a una finestra io sono, / io della vita tanto innamorato. / Unir parole ad uomini fu il dono / breve e discreto che il cielo mi ha dato.
SANDRO PENNA, Stranezze




Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).


giovedì 11 novembre 2021

Un’ombra chimerica


LAMBROS PORFIRAS

COME UN’OMBRA CHIMERICA

Come un'ombra chimerica sullo specchio del lago,
come ogni cosa che resta lontano assai, sperduta, bella,
come il fumo che in alto sale, come la brina che cade,
oh, t'amo come cosa che per destino si spegne.

Ma quando noi due saremo scesi agli Elisi di Omero,
sulle intangibili isole, agli spiriti eterno approdo,
coglierò per te, sull'opaca riva del sogno,
i gigli che per te non tagliai nel giardino di maggio.

(da Ombre, 1920)

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C’è nelle cose perdute quel senso gozzaniano di una sfuggente ed eterea malinconia: l’effimera presenza delle ombre sul lago, del fumo, della brina, fanno pensare il poeta greco Lambros Porfiras, impregnato del suo simbolismo crepuscolare, alla fragilità dell’esistenza umana, alla sua transitorietà. Ma resta nel cuore la speranza di una salvezza ultraterrena, dove potranno realizzarsi “le cose che potevano essere e non sono” di gozzaniana memoria.

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PAUL BOND, "NEI GIORNI CALANTI DELLA SOLITUDINE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Farfalla di luce, /  la bellezza sfuma quando giungo / alla sua rosa.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Pietra e cielo




Lambros Porfiras (pseudonimo di Dimitrios Sypsomos (Kardamyla Chio, 1879 - Atene, 3 dicembre 1932), poeta greco.  Uomo malinconico e solitario, cantò nelle sue poesie l'amore, il mare e la natura greca, le taverne e le cose umili. Simbolista, utilizzò però un linguaggio semplice e musicale, dolce e armonico.


mercoledì 10 novembre 2021

Una voce triste dal passato


TAKIS VARVITSIOTIS

BOÎTE À MUSIQUE

Era autunno
su un pontile

Una voce triste
del passato
andava nel suo percorso verso le stelle

e i capelli biondi sciolti

come un leggendario crepuscolo
come una bandiera vittoriosa

(da Sinossi, 1988)

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Il suono nostalgico e delicato di un carillon: questa è la voce del ricordo che riporta alla memoria del poeta greco Takis Varvitsiotis una figura cara: “Mancava solo / un autunno / una nebbia lontana / la lamentela della grondaia / e quando / scende la notte / qualche pioggia di stelle / che brilla / dietro la memoria”.

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RAFAL OLBINSKI, "IMPULSO CARISMATICO"

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LA FRASE DEL GIORNO
Sei un'ombra fiorita al mio fianco / Il silenzio che amo.
TAKIS VARVITSIOTIS




Takis Varvitsiotis (Salonicco, 1916 - 1° febbraio 2011), poeta greco. Avvocato, pubblicò le sue prime poesie nel 1936. Fu anche un illustre saggista e traduttore di opere di celebri poeti francesi, spagnoli e latinoamericani: la sua poesia è lirica e perspicace, con influenze del neosimbolismo e del surrealismo francese di Éluard e Reverdy.


martedì 9 novembre 2021

Arcadio Pardo


Il poeta spagnolo Arcadio Pardo è morto a Parigi lo scorso sabato. Aveva 93 anni e viveva a Parigi dal 1960. La sua poesia è davvero particolare: si  inoltra nell’immensità dello spazio e del tempo e nella dimensione ancestrale della memoria, indicando al lettore la chiave espressiva con un testo spesso ricco nel tentativo di adattare il verso al pensiero valorizzando la fonetica e la sintassi. Originata dall’inquietudine, da un disagio dello spirito, la parola è il rifugio dove il poeta riesce a placare la sua angoscia.

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HO UNA MANCIATA DI FOSSILI

Ho una manciata di fossili.

C’era una volta da qualche parte un delta di spiagge emergenti.
e venne come un soffio e annegò flora, raggi di sole, calore.
Sommerse sotto innumerevoli strati la vita
minima di allora che adesso
decifro in minuscole foglie annerite,
di felci morte nella loro prosperità,
nell’immobilità.

Questo fu forse un frutto interrotto,
quest’altro lo scivolare di una goccia di linfa,
l’impronta del passaggio di  un cardellino,
e mi esalta pensare che forse contemplo
con occhi che guardarono tanto albeggiare

Felice il giorno che si muove e rinnova e ravviva
e illumina il buio di questo mio crepuscolo.

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32ᴬ CHIAREZZA

Nel tuo andare
e
navigare,
prenderai una strada bianca
che si snoda tra le colline
fino a un grande deserto
ricoperto di terra calcarea,
secco,
ocra, bruno, giallo.
Secondo il ritmo dei giorni.
Alto,
dell’altezza dello spazio.
Parte da una rocca
e va di cardo in cardo,
di bufera in bufera
fino al più assoluto silenzio.
Sali,
e già i passi non appartengono a nessuno.
Sembra
che nessuno cammini.
Ansima il petto sotto il sole,
ansima.
Ma non è l’ansimare di nessuno.
È
voce di vento solare.
Ti rifugi in questo deserto
perché qui senti il mondo respirare.

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni poesia è un'ambizione di sorpresa che pretende di andare alla saggezza.
ARCADIO PARDO




Arcadio Pardo Rodríguez (Beasáin, 8  maggio 1928 - Parigi, 6 novembre 2021), poeta edittore e professore spagnolo. Nel 1960 lasciò Valladolid per trasferirsi a Parigi, dove insegnò per anni a Saint-Germain-en-Laye. La sua poesia nasce dall’inquietudine: la parola è l’unico mezzo  in grado di placare la tensione dello spirito.


lunedì 8 novembre 2021

Raúl Rivero


Raúl Rivero, giornalista e poeta cubano dissidente è morto sabato a Miami all’età di 75 anni a causa di una crisi cardiorespiratoria. Rivero fu uno dei 75 oppositori incarcerati nella primavera del 2003 e condannati a 20 anni di carcere per "cospirazione con una potenza straniera" durante processi che ebbero grande risonanza internazionale. Fino ad allora, Rivero faceva parte della cultura ufficiale. Rilasciato per motivi di salute dopo un anno e mezzo di carcere, andò a vivere in Spagna, ottenendone la cittadinanza.  José Prats Sariol, lo aveva definito "uno dei più grandi talenti poetici tra i latinoamericani nati dal 1940 al 1958" grazie al colloquialismo che lo distingueva e rendeva fluente e facile ma al contempo forte e intensa la sua poesia.

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FOTOGRAFIA © ARCHIVIO EL PAÍS

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SAGGIO SULLA TIRANNIA

Quella della strada, quella del paese
la tirannia dura e veemente
che governa la mia vita di cittadino
è temporanea
perché punisce il corpo
ma non ha agenti o risorse
per colpire il mio spirito.

Ma ascoltami Berta
dal tuo profumo
dal tuo profumo che è signore della mia memoria
dagli ultimi baci
da quei discorsi
che sono già un'eco
dell'alto rigore di quell'intima tirannia
che io stesso invoco e rendo eterna
niente può salvarmi.

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NOIA DI VASSALLO

I veri tiranni
sono quelli brevi
quelli fugaci.

Questi sono i tiranni interessanti
fondatori dell'inquietudine.

Non così questi tizi eterni e noiosi
tutta la vita al potere
così a lungo che si finisce per amarli
che si finisce per morire d'amore per loro.

Che
Che si
Che si finisce
Che si finisce per morire.

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia non dovrebbe parlare di me / ma con me delle cose che accadono.
RAÚL RIVERO




Raúl Ramón Rivero Castañeda (Morón, 23 novembre 1945 - Miami, Florida, 6 novembre 2021), poeta, giornalista e attivista cubano. Ardente seguace di Fidel Castro, divenne poi dissidente, firmando la Carta de los intelectuales e fondando un’agenzia di stampa libera, la Cuba Press. Incarcerato nel 2003, fu liberato per motivi di salute e andò esule in Spagna.


domenica 7 novembre 2021

Il mare del tempo


JOHN KEATS

CINQUE ANNI DI BASSA MAREA

Cinque anni di bassa marea ha conosciuto il mare del tempo,
    E le ore lunghe han lasciato la sabbia scorrere invano
Da quando, preso nella relativa della tua bellezza,
    Fui colto al laccio dal denudarsi della tua mano.
Pure, quando il cielo buio della notte guardo senza posa,
    La ben ricordata luce dei tuoi occhi rivedo,
Né posso guardar la tinta lieve della rosa
    Senza che l’anima mia alla tua guancia voli.
Nessun fiore che sboccia riesco a guardare
    Senza che il mio orecchio innamorato, al bersaglio teso
Delle tue labbra o d’un immaginario suono d’amore,
     La tua dolcezza in un abbaglio dei sensi cominci a divorare.
Eclissa ogni gioia il tuo ricordo, e di dolore
     In ogni piacere neonato risuona un accordo.

(Time’s Sea Hath Been Five Years at Its Slow Ebb, da Poesie, Mondadori, 1986 - Traduzione di Silvano Sabbadini)

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Scritto il 4 febbraio 1818, è il secondo sonetto shakespeariano del poeta romantico inglese John Keats: non a caso comincia con l’immagine del tempo come un mare che divora, presa dai versi del Bardo “Così come le onde del mare vanno verso la spiaggia sassosa, /  così vanno i nostri minuto verso la fine”. Dedicato a una misteriosa donna vista per un breve momento un’estate di quattro anni prima a Vauxhall, è un compendio della bellezza e dell’infatuazione amorosa.

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FRÉDÉRIC SOULACROIX, "GLI INNAMORATI"

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LA FRASE DEL GIORNO
Quel che l'immaginazione percepisce come bellezza deve essere vero – sia o no esistito prima – poiché secondo me tutte le nostre passioni sono come l'amore: tutte, se intensamente sublimi, sono creatrici di bellezza pura.
JOHN KEATS, Lettera a Benjamin Bailey, 22 novembre 1817




John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 - Roma, 23 febbraio 1821) poeta inglese, unanimemente considerato uno dei più significativi letterati del Romanticismo. Peculiarità della poetica di Keats è la vivace rispondenza alla bellezza della poesia e dell’arte.


sabato 6 novembre 2021

La fossetta sopra la clavicola


HANS MAGNUS ENZENSBERGER

POESIA DEL CUSCINO

Perché fino alla punta delle dita
sei presente, perché hai desideri,
per come pieghi i ginocchi
e mi mostri le chiome,
per il tuo tepore
e la tua oscurità;
per le tue frasi dipendenti,
i gomiti non prepotenti
e l’anima materiale
che nella fossetta
sopra la clavicola balugina;
perché sei andata
e venuta, e per tutto
ciò che di te non so
queste mie esili sillabe
son troppo poco – o troppo.

(da Musica del futuro, 1991)

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Il poeta tedesco Hans Magnus Enzensebrger secondo il critico Werner Ross,”può passare facilmente da un tono ironico a uno intimo”. E intima è questa bella poesia che si trasforma in una lode dell’amata. “Si può recitare come una preghiera della sera prima di andare a dormire” dice ancora Ross, probabilmente per via di quelle elencazioni simili a una litania amorosa.

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DIPINTO DI ERIC ZENER

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LA FRASE DEL GIORNO
D'altronde, nemmeno le metafore letterarie sono arbitrarie: c'è sempre un nesso tra significante e significato.
HANS MAGNUS ENZENSBERGER, L’Espresso, 11 giugno 2004




Hans Magnus Enzensberger (Kaufbeuren, 11 novembre 1929), scrittore, poeta, traduttore ed editore tedesco. La sua poesia, con espressione volutamente antipoetica e provocatoria, non vede un mezzo di salvezza per l'uomo e si presenta come denuncia spietata di tutte le storture e debolezze della società.