venerdì 31 marzo 2023

Questa parola incerta


ANA MARÍA DEL RE

COLPI

I

Non scrivi la poesia
ma la sua nostalgia
la sua intima penuria

II

Spazi
tra il silenzio
e questa parola incerta
che sfugge

III

Bianco
in ogni piega
in ogni minuscola
fenditura

IV

Parola divisa
il tuo nome
lo traccio appena

V

Un tempo
di silenzio
ferisce
la memoria

VI

Lento
cancellando le forme
cerca chiarezza
il verso incommensurabile

(da Colpi, 1990)

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Nei versi della poetessa venezuelana Ana María Del Re "alla luce di quanto vissuto intensamente nel momento, la poesia irrompe come un fulmine di chiaroveggenza" per citare Armando Rojas Guardia. Questi Colpi sono in effetti il processo di manifestazione e di realizzazione di una poesia, che dalla pagina bianca, attraverso quella "rivelazione",  gli aggiustamenti della memoria e la necessaria revisione, giunge alla stesura definitiva.

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FOTOGRAFIA © KAROLINA GRABOWSKA/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Il poeta recita / antichi versi / che solo il vento / ascolta.
ANA MARÍA DEL RE, La notte ancora




Ana María Del Re Guinand (Caracas, 12 settembre 1941 - 11 settembre 2019), poetessa, traduttrice e insegnante venezuelana, compilatrice dell'Antologia della poesia ispanoamericana moderna. La sua poesia, dai ritmi sensibili e attenuati, fonde così la parola con allusioni e qualità di forme spirituali.


giovedì 30 marzo 2023

Al limite del mio essere


LÉONIE ADAMS

FINE DEL PENSIERO

Ho guardato le colline bere l'ultima sfumatura di luce,
tutte le forme diventavano luminose e svanivano nell’aria pallida,
finché è scesa la notte sull'inganno dell’oriente
a spazzare via il cerchio della mia scarna visione.
La sua bellezza intima, come un velo dissoluto,
è emersa dal nulla, come da un viso smascherato.
Sentivo, al limite del mio essere, che tutto cedeva,
e solo il mio corpo si affacciava sullo spazio.
Oh mio cuore… più spaventato delle ali di un uccello selvatico
palpitante nel prato, ora non è rimasto alcun segno
infuocato sul quieto nulla delle cose.
Non opporti all'oscurità dilagante;
là, disseminate a migliaia in quella macchia confusa,
le stelle sono mondi che ti osservano e non ti vedono.

(da I non eletti, 1925)

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Anne Finch, della poetessa statunitense Léonie Adams scrisse che era “lussureggiante e sensuale” e “che ha diretto la propria sensualità non verso altre persone ma principalmente verso i materiali della poesia, verso la sintassi e il simbolo, la dizione e il suono della parola, in breve, verso la lingua stessa”. Quello che la stessa Léonie conferma in questi versi in cui si pone di fronte all’universo dopo un crepuscolo: al limite dell’essere, nell’esaltazione mistica, vive un’intimità devozionale con la notte.

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FOTOGRAFIA © B. JALAHEJ/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Eppure fitti nascono i pigri sogni, / un altro pensiero può nascere, / come il brivido del vento, / la mattina e la sera nel grano..
LÉONIE ADAMS, I non eletti

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Leonie Fuller Adams (Brooklyn, New York, 9 dicembre 1899 – New Milford, Connecticut, 27 giugno 1988), poetessa statunitense. La sua iniziale timida meraviglia per il mondo espressa nelle poesie si è trasformata in un lirismo intenso e quasi devozionale, caratterizzato dalla delicatezza dell’esposizione e dall’esaltazione dello spirito.


mercoledì 29 marzo 2023

Ti adoro nuvola


FRANCISCO PINO

SIMBOLO

Ti adoro nuvola perché sei
il mio simbolo nella sera,
porpora che finisce in neve,
neve che svanisce nell'aria...
nulla dopo tanto combattere!
Sangue che affluisce alle tempie,
templi che in sogno sono abbattuti...
- Chi ti ha sconfitto senza ostaggi?

(da Vita di San Pedro Regalado, sogno, 1956)

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È una sorta di Laudato si’ francescano che il poeta spagnolo Francisco Pino eleva al cielo, un'empatia con la natura, una fratellanza con gli esseri umani, con "tutte le creature", con l'acqua, con i fiori, con gli animali, le stelle: ogni cosa, ogni espressione naturale diventa essa stessa parola divina.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Quella nuvola vista nel cielo, meditata nell’acqua, / era il desiderio del tuo cuore.
FRANCISCO PINO, Vita di San Pedro Regalado, sogno




PinoFrancisco Pino (Valladolid, 18 gennaio 1910 - 22 ottobre 2002), poeta spagnolo. Di famiglia borghese, rifiutò di coltivarne gli interessi economici per dedicarsi alla letteratura. Dapprima seguace di Jorge Guillén, poi creazionista e surrealista, praticò una poesia sperimentale, visuale e religiosa.


martedì 28 marzo 2023

Qui, disteso sul colle


EDUARD MÖRIKE

A PRIMAVERA

Qui disteso sul colle, a primavera,
la nuvola m’è ala,
un uccello mi guida.
Ah, dimmi, unico amore,
dove sei tu, ch’io ti rimanga accanto!
Ma, come i venti, tu non hai dimora.

S’apre il mio cuore come girasole
e si gonfia bramoso e si dilata
in amore e speranza.
Che vuoi da me, primavera?
Quando avrò pace?

Le nuvole vagare vedo, e il fiume:
il bacio d'oro del sole
mi penetra nel sangue più profondo.
Ebbre di meraviglia le pupille
socchiuse quasi per torpore – solo
l'orecchio origlia ancora un ronzo d’ape.
Perduto nei miei sogni
mi stringe nostalgia non so di che,
e non è voluttà, non è lamento.
O cuore, dimmi tu
quali ricordi intessi
nel crepuscolo verdeoro dei rami! –
Giorni antichi, indicibili...

1828

(da Poesie, 1838 - Traduzione di Cristina Campo)

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La stagione in cui la natura si risveglia acuisce il desiderio di un cuore afflitto da un amore non ricambiato, rende questa ansia addirittura una piacevole nostalgia, un dolcissimo dolore: lo scrittore e poeta tedesco Eduard Mörike, pochi anni dopo l’intimismo dell’“ermo colle” leopardiano, ne allegorizza il momento estatico.

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JOHN NEWTON HOWITT, "RIPOSANDO SOTTO UN ALBERO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Scioglie il suo nastro azzurro primavera / nuovamente nell'aria. / Dolci, noti profumi, / rigano di presagi la campagna. / Trasognate viole / chiedono di sbocciare. – / Ascolta: un tocco d'arpa, chissà dove! / Primavera, sei giunta! È la tua voce.
EDUARD MÖRIKE, Poesie

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Eduard Mörike (Ludwigsburg, 8 settembre 1804 – Stoccarda, 8 giugno 1875), scrittore tedesco. Tra i più importanti rappresentanti del Biedermeier, fu autore di Lieder e Ballate e oscillò tra il Romanticismo e il nuovo realismo, creando poesie intime e limpide. Rifletté dentro di sé l'inquieto spirito del tempo, ma risolvendolo in tenere e sorridenti immagini di grazia.


lunedì 27 marzo 2023

La poesia e il papavero


HARRY MARTINSON

RELAZIONE

Tra la poesia che vive nel tuo cuore e il papavero c'è un contratto
scritto dal vento e firmato dalla distruzione.
È scritto con una piuma di gru
imbevuta di sangue di libellula.
Per entrambi il problema consiste
nel saper ingannare la vita con astuzia
in modo che dia il suo profumo alle parole e così queste
possano far nascere sogni concreti.
Sì, i sogni devono essere costruiti più forti delle città
e devono essere rattoppati ogni giorno
e riparati dopo gli attacchi quotidiani e corrosivi del dente dell’utilità
che è peggio del dente del tempo.

(da Le erbe nella Thule, 1958)

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Il poeta svedese Harry Martinson, Premio Nobel per la Letteratura nel 1974, si interroga sul compito della poesia e lo fa a suo modo, contemplandone il valore nei termini della sua esperienza nella natura. La poesia dunque è come il papavero, è bellezza e leggerezza, attiene alla sfera del sogno e astrae da qualsivoglia utilità.

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FOTOGRAFIA © PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Se possiedi due monete di rame, disse Li-Ti durante un viaggio, / compra una pagnotta e un fiore. / Il pane è lì per saziarti / Il fiore che compri è per dirti / che la vita vale la pena di essere vissuta.
HARRY MARTINSON, Le erbe della Thule




Harry Martinson (Jämshög, 6 maggio 1904 – Stoccolma, 11 febbraio 1978,) scrittore e poeta svedese. Nel 1949 venne eletto membro dell'Accademia Svedese. Nel 1974 gli venne conferito il Premio Nobel per la letteratura, insieme al connazionale Eyvind Johnson con la seguente motivazione: “per una scrittura che cattura le gocce di rugiada e riflette il cosmo”.


domenica 26 marzo 2023

Sulla bianca spalletta


PIERO BIGONGIARI

IL SILENZIO DEL MOTO

O memoria, tu libera ricordi
l’avvenire vissuto nel mio cuore,
il cielo perso negli spazi sordi
tu conduci nel vespero in amore
sui tuoi passi; t’attendo: sulla bianca
spalletta, dentro gli occhi di chi è
riflessa in una stanca
pace di luna d’un giro d’eterna
primavera che langue come piuma.

(da La figlia di Babilonia, Parenti, 1942)


Delle prime poesie di Piero Bigongiari, Giancarlo Quiriconi parlava di "carica di attesa e ansia dell'assoluto": il poeta fiorentino, qui sulla spalletta di un fiume a primavera - facile indovinare il corso dell'Arno, si crogiola aspettando una donna rivestita quasi di un'aura salvifica, in grado di evocare il senso stesso della vita.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nella memoria quello che d’eterno / s’intorbida o si schiara, non tentarlo: / segui le tracce lievi, le più rare, / il fil di fumo, l’allegria d’un merlo.
PIERO BIGONGIARI, Il corvo bianco

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Piero Bigongiari (Navacchio, 15 ottobre 1914 – Firenze, 7 ottobre 1997), poeta e critico letterario italiano. Insegnò storia della letteratura italiana moderna e contemporanea all’Università di Firenze. È considerato esponente di un ermetismo purista in cui dominano metafisicamente il tema dell’assenza, un forte anelito religioso e la trasfigurazione simbolica della realtà.


sabato 25 marzo 2023

Come una mano


EDWARD ESTLIN CUMMINGS

LA PRIMAVERA È COME UNA MANO

La primavera è come una mano forse
(uscita con attenzione
dal nulla) che organizza
una finestra, in cui la gente guarda (mentre
guarda dispone e cambia posto
con cura qui una cosa strana
là una conosciuta) e

cambia tutto accuratamente

la primavera è come un forse
Mano in una finestra
(con attenzione avanti e indietro muove nuove e
vecchie cose, mentre
le gente guarda attenta
lo spostamento di un forse
frazione di fiore qui posta
un pollice di aria qui) e

senza rompere nulla

(da Tulipani & Camini, 1923)

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Il poeta statunitense Edward Estlin Cummings presenta la primavera quasi come un'arredatrice che viene a rinnovare una vita resa grigia, malinconica e noiosa dall'inverno: spargendo un po' di colori, crea un suo caleidoscopio – la seconda strofa rimaneggia la prima – e porta nella vita brio e novità che consentono alle facoltà di risvegliarsi.

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FOTOGRAFIA ©LARISA K/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

E ancora il folle e magnifico araldo della primavera / riunisce la bellezza dell'oblio / con la tromba selvaggia di aprile: la magia / del suono e dell'odore spinge / l'uomo privo di ali nell'aria luminosa.
 
EDWARD ESTLIN CUMMINGS, Tulipani & Camini

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Edward Estlin Cummings,  noto anche come e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962),  poeta, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. È celebre per il suo uso poco ortodosso delle maiuscole e delle regole della punteggiatura, e per il fatto di servirsi delle convenzioni sintattiche in modo avanguardista e innovativo.


venerdì 24 marzo 2023

Feste di primavera


SU SHI

PRIMAVERA

I fiori di pero risaltano bianchi
come il latte su uno sfondo di salici verdazzurri.
L'aria trascina la peluria dei salici.
Nuvole di fiori di pero volano per la città.
I petali caduti sul balcone sembrano neve.
Quante feste di primavera
riusciremo a vedere in questa vita?

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La primavera è la stagione della vita, il tempo della rinascita e del rifiorire. Non è un caso che sinonimo di anni - relativamente alla misura dell'età - sia "primavere".  E la stagione festosa fa sorgere questo interrogativo esistenziale al poeta cinese dell'XI secolo Su Shi.

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FOTOGRAFIA © TROY JARRELL/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un momento della notte primaverile  vale oro,  / quando i fiori si diffondono al chiaro di luna / e ombreggiano la fredda fragranza.
SU SHI

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Su Shi (Meishan, 8 gennaio 1037 – Changzhou, 24 agosto 1101), poeta, scrittore, artista e statista cinese dell'era Song. Nato da una famiglia di letterati nell'attuale provincia del Sichuan, è conosciuto anche come Po Su Shi, Su Tung-Po e Su Dongpo. Ha pubblicato sotto lo pseudonimo di Dongpo Jushi.


giovedì 23 marzo 2023

Un uomo di luce


ABD AL-WAHHAB AL-BAYATI

POESIA PER L’UOMO DI LUCE

Vaga nel mio sonno un uomo di luce,
si ferma in un angolo remoto,
prende le parole dalla mia memoria
le scrive
e recita ciò che è scritto ad alta voce
omettendo alcune righe.
Guarda nello specchio della casa immersa nella penombra,
ricorda qualcosa
e abbandona il mio sogno
Mi sveglio spaventato
e invano cerco di ricordare qualcosa
di quanto detto o scritto:
La luce
ha pulito le pagine e la mia memoria
con il pallore dell'alba morta.

(da Il giardino di Aisha, 1989)

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La poesia come profezia. Enzo Bianchi, priore di Bose, scriveva su Avvenire del 13 aprile 2008:  “Al poeta, come al profeta, è richiesto un atto di obbedienza e di sottomissione affinché la sua parola divenga energia creatrice, linguaggio promotore di storia”. Il poeta iracheno Abd al-Wahhab al-Bayati è conscio di questa funzione di tramite, è consapevole di essere lo strumento attraverso cui la poesia si manifesta.

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RENÉ MAGRITTE, "LA CHIAROVEGGENZA"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

Con orrore / la poesia rifiuta / le glosse degli scoliasti. / Ma non è certo che la troppo muta / basti a se stessa / o al trovarobe che in lei è inciampato / senza sapere di esserne /l'autore.
EUGENIO MONTALE, Satura

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Abd al-Wahhab al-Bayati (Bagdad, 19 dicembre 1926 - Damasco, 3 agosto 1999),  poeta iracheno.  Intensamente influenzato dalle figure sufi mediorientali per i loro valori visionari e l'amore appassionato, fu un pioniere nel suo campo e sfidò le forme convenzionali di poesia che erano state comuni per secoli.


mercoledì 22 marzo 2023

Zing! Una resurrezione!


ANNE SEXTON

IL BACIO

La bocca sboccia come un taglio.
Son stata maltrattata tutto l’anno, uggiose
notti, scabri gomiti solamente nelle notti
e morbide scatole di Kleenex mi sgridano
frignona, frignona, sciocchina!

Prima d’oggi il mio corpo era inutile.
Ora si stacca di dosso gli angoli retti.
straccia nodo per nodo le vesti della vecchia Mary
- e guarda – adesso è in piena botta d’elettrica scossa.
Zing! Una resurrezione!

Un tempo era una barca piuttosto legnosa
senza commerci né acqua salata di sotto
e bisognosa d’una mano di vernice. Niente più
d’un insieme d’assi. Ma tu l’hai ghindata, l’hai attrezzata.
Lei fu prescelta

I nervi sono accesi. Ascolto gli strumenti.
Là dov’era silenzio risuonano
tamburi, percossi, corde incurabilmente pizzicate. Merito tuo.
Puro genio all’opera. Caro, il compositore
ha fatto un passo nel fuoco.

(da Poesie d’amore, Le Lettere, 2006 – Traduzione di Rosaria Lo Russo)

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“ZIng! Una resurrezione!”: è una cesura di stampo vagamente futurista a dividere in due questa poesia del 1967 di Anne Sexton. Il bacio è in grado di rovesciare le sorti, l’amore ridà non solo utilità al corpo facendolo sentire vivo, ma riporta armonia nella dissonanza degli strumenti e fa riprendere il mare a una nave che si credeva in disarmo.

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MIRI BARUCH, "BACIO D'AMORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

C'è della ruggine nella mia bocca, / la macchia di un vecchio bacio.
ANNE SEXTON, 45 Mercy Street

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Anne_Sexton_by_Elsa_DorfmanAnne Sexton (Newton, Massachusetts, 9 novembre 1928 – Weston, Massachusetts, 4 ottobre 1974), scrittrice e poetessa statunitense. La sua poesia, definita confessionale, con dettagli intimi della sua vita privata, descrive la lunga battaglia contro la depressione, terminata con il volontario avvelenamento da monossido di carbonio nel garage di casa.


martedì 21 marzo 2023

Centenario di Nizar Qabbani


Nizar Qabbani, che nasceva a Damasco il 21 marzo 1923, è forse il poeta più amato nel mondo arabo: non solo per l'energia del suo dire e lo splendore della sua retorica, come assicura chi lo legge in lingua, ma anche per quel suo "essere contro" ogni forma di dittatura che nasce da una poesia d'amore e denuncia la concezione del ruolo femminile nel mondo arabo, l'ingerenza coloniale e culturale del mondo occidentale, la mancanza di libertà degli stessi regimi locali, nonostante l'amore infinito per la vasta regione arabica: “Ogni città araba è mia madre, Damasco, Beirut, Il Cairo, Bagdad, Khartoum, Casablanca, Bengasi, Tunisi, Amman, Riyadh, Kuwait, Algeri, Abu Dhabi e le loro sorelle: queste sono il mio albero genealogico. Tutte queste città mi hanno fatto uscire dal loro grembo, mi hanno dato da succhiare il loro seno, e mi hanno riempito le tasche di uva, fichi e prugne. Hanno aperto i cieli per me come un quaderno azzurro perché potessi scrivere. Per questo non entro in una città araba senza che mi chiami «figlio mio», non busso al cancello di una città araba senza trovare il mio letto d'infanzia ad aspettarmi. Nessuna città araba sanguina senza che io sanguini con essa”.

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POESIA MARINA

Nel porto azzurro dei tuoi occhi
ci sono piogge di luci melodiose,
soli frastornati e vele
che dipingono la rotta per l'infinito.
Nel porto azzurro dei tuoi occhi
c'è una finestra aperta sul mare
e gli uccelli volano in lontananza
alla ricerca di isole che non sono ancora nate.
Nel porto azzurro dei tuoi occhi
la neve cade a luglio
e le barche, cariche di turchese,
inondano il mare senza affondare.
Nel porto azzurro dei tuoi occhi
corro come un bambino sugli scogli
respirando il profumo del mare
e torno come un uccello esausto.
Nel porto azzurro dei tuoi occhi
sogno il mare e i mari,
pesco milioni di lune
e collane di perle e gigli.
Nel porto azzurro dei tuoi occhi
le pietre sussurrano di notte:
chi ha nascosto mille poesie
nel taccuino chiuso dei tuoi occhi?
Se fossi un marinaio
se qualcuno mi desse una barca,
ammainerei le mie vele ogni notte
nel porto azzurro dei tuoi occhi.

(da Dipingere con le parole, 1966).

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STORIA DELLE DONNE

Leggimi in modo da sentirti sempre orgogliosa.
Leggimi ogni volta che cerchi nel deserto
una goccia d'acqua.
Leggimi ogni volta che le porte della speranza
sono chiuse per gli innamorati.
Non scrivo la tristezza di una sola donna.
Scrivo la storia delle donne.

(da Poesie pazze, 1985)

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ANNUNCIO DI POESIA

Se il mio tempo non è bello,
come vuoi che lo abbellisca?
Se mi siedo sulle rovine,
scrivo delle rovine
e mi innamoro sulle rovine,
Come posso regalarti un mazzo di fiori?
Come posso amarti
quando la scrittura è una danza
su un vassoio di rame e di braci?
E se la terra è un teatro di violenza,
come vuoi che curi la mia violenza?
I mamelucchi vogliono dominarmi,
bere il mio sangue e l'inchiostro,
vogliono la testa della poesia per riposare,
e ho affidato il mio potere alla poesia e all'amore.
Ti amo, lampo che illumini la mia vita
e lampada a olio nel mio petto.
Sii amica della mia libertà,
sii il mio rovescio in ogni mia guerra
e cammina con me sotto gli archi della mia vittoria.

Se la mia poesia non ha un'eco
in chi scuoia i popoli,
non è la mia poesia...

(da Ti ho sposato, Libertà!, 1988)

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Altre poesie di Nizar Qabbani sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Quando mi innamoro / il regno di Dio cambia: / il crepuscolo dorme  nel mio cappotto / e il sole sorge a occidente.
NIZAR QABBANI, Dipingere con le parole

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Nizar Tawfiq Qabbani (Damasco, 21 marzo 1923 – Londra, 30 aprile 1998), poeta, editore e diplomatico siriano. Il suo stile poetico combina semplicità ed eleganza nell'esplorare i temi dell'amore, dell'erotismo, della religione e dell'emancipazione araba contro l'imperialismo straniero e i dittatori locali.


lunedì 20 marzo 2023

Inizio di primavera


SANDRO PENNA

FANTASIA PER UN INIZIO DI PRIMAVERA

I tuoi occhi infernali
non mi guardano più.
Sento nascere ali
in me. Già guardo in su.

Solcano verdi prati
leggeri treni neri
e scordano, beati,
le stazioni di ieri.
Ove - ferme le ore
su attoniti quadranti -
ritorna un vago amore
alle cose vaganti.

Partire è ancora lieve
se ti lasci alle spalle
- dimentico - la neve
che scende al fondo valle.

(da Poesie, Garzanti, 1973)

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La primavera, che inizia ufficialmente oggi in tarda serata con l'equinozio, è tempo  di rinnovamento, di rinascita: è propizia per ricominciare, si dice anche Sandro Penna, pronto a lasciarsi alle spalle un amaro passato - "dimentico" è aggettivo chiave in questi versi e non a caso è stato posto in evidenza fra due trattini - per lanciarsi in una nuova avventura ancora tutta da scrivere.

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KAZIMIR MALEVIČ, "PRIMAVERA. GIARDINO IN FIORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Mi adagio nel mattino / di primavera. Sento / nascere in me scomposte / aurore. Io non so più / se muoio o pure nasco.
SANDRO PENNA, Poesie

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Sandro Penna (Perugia, 12 giugno 1906 – Roma, 21 gennaio 1977), poeta italiano. Con toni epigrammatici, le sue poesie esprimono spesso un’intenso desiderio sensoriale di vita talora malinconico e cantano l’amore omosessuale (“Poeta esclusivo d’amore”, si definì egli stesso).


domenica 19 marzo 2023

A mio padre


ALFONSO GATTO

A MIO PADRE

Se mi tornassi questa sera accanto
lungo la via dove scende l’ombra
azzurra già che sembra primavera,
per dirti quanto è buio il mondo e come
ai nostri sogni in libertà s’accenda
di speranze di poveri di cielo
io troverei un pianto da bambino
e gli occhi aperti di sorriso, neri
neri come le rondini del mare.

Mi basterebbe che tu fossi vivo,
un uomo vivo col tuo cuore è un sogno.
Ora alla terra è un’ombra la memoria
della tua voce che diceva ai figli:
– Com’è bella notte e com’è buona
ad amarci così con l’aria in piena
fin dentro al sonno – Tu vedevi il mondo
nel plenilunio sporgere a quel cielo,
gli uomini incamminati verso l’alba.

(da La storia delle vittime, Mondadori, 1966)

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È il primo San Giuseppe senza mio padre – se ne è andato una notte dello scorso ottobre – e in questa giornata tradizionalmente dedicata ai papà rileggo con emozione la poesia di Alfonso Gatto ritrovandovi la nostalgia per ciò che fu, per gli insegnamenti e le giornate trascorse in allegria, per la gioia delle piccole cose come lo sbocciare della primavera, trasformando l’assenza in memoria.

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FOTOGRAFIA © LJCOR/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Padre vinto nel sonno / oscuro e lontano, / il bambino ti sveglia con la mano / Ancora nato nel tuo sogno chiede / ricordo dell'età che ti correva / giovane agli occhi.
ALFONSO GATTO, Poesie




Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


sabato 18 marzo 2023

Un astronauta tra le stelle


MANUEL JOSÉ ARCE

A UNA BROTHER EP 44

Dal dettato infantile e analfabeta
maldestro giunsi alla lettera scritta:
tavolo, carta, pareti, lavagna,
giocando ignaro ad essere poeta.

E poi l'inchiostro, in veste indiscreta,
e la matita che non corre mai,
finché arriva finalmente la macchina
che balbetta come mitragliatrice.

Nella macchina elettrica, il suono
monotono della stampa ha perso
la sua personale eloquenza ritmica.

E davanti a questo strumento onirico,
elettronico, magico, mi sento
un poco un astronauta tra le stelle.

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La prima poesia fu di tradizione orale: così furono tramandati i testi omerici. Poi vennero le tavolette di argilla, il bronzo, il papiro, la seta, la cartapecora,  e via discorrendo fino alla carta e all'invenzione della stampa e della dattilografia. Prima della nostra scrittura virtuale si situa il poeta guatemalteco Manuel José Arce, che dedica addirittura un sonetto alla sua modernissima macchina per scrivere elettrica - una Brother EP 44 uscita nel 1983 - e ai suoi suoni.

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UNA BROTHER EP 44 - FOTOGRAFIA © ET ZONE

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Macchina per scrivere: un anfiteatro di lettere.
RAMON GÓMEZ DE LA SERNA, Mille e una greguerías




Manuel José Leonardo Arce Leal (Città del Guatemala, 13 maggio 1935 - Albi, Francia, 22 settembre 1985), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista guatemalteco. Negli Anni '80 dovette rifugiarsi in esilio in Francia per sfuggire alle minacce del regime di Lucas García.


venerdì 17 marzo 2023

Irraggiungibile


TITOS PATRIKIOS

ANNI LUCE

Le immense distese misurate
ad anni luce non significano nulla per me.
Eri a pochi metri di distanza
e non potevo toccarti
come una irraggiungibile stella fissa.

(da Ancora apprendistato, 1991)


L'amore è un tratto fondamentale nei versi di Titos Patrikios: attraverso la sua disamina, plasma e trasforma la sua poetica: “Ho iniziato a scrivere qualcosa / ma me ne sono dimenticato. / Non c'era nient'altro / che te”. In questo breve testo va in scena l’amore frustrato, quello non corrisposto: la distanza tra due persone, per quanto minima, diventa dolorosamente incolmabile.


EDWARD HOPPER, "SUMMERTIME"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ogni volta che voglio punirmi, / il numero di volte che ti guardo diminuisce.
TITOS PATRIKIOS

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Títos Patríkios (Atene, 21 maggio 1928), scrittore e poeta greco. Confinato per tre anni dalla dittatura militare sull’isola di Makronissos e poi esule a Parigi e Roma, ha trasposto nei suoi versi l’esperienza di prigionia ed esilio. La sua opera è critica verso il mondo ma ritiene necessaria la lotta in difesa dei valori anche attraverso la poesia.


giovedì 16 marzo 2023

La libertà dell’amore


LUIS CERNUDA

SE L’UOMO POTESSE DIRE

Se l'uomo potesse dire ciò che ama,
se l'uomo potesse levare al cielo il suo amore
come nube nella luce;
se come mura che crollano,
accogliendo la verità eretta in mezzo,
potesse abbattere il corpo, lasciando solo la verità del suo amore,
la verità di se stesso,
che non è gloria, fortuna o ambizione,
ma amore o desiderio,
io sarei quel che immaginavo;
quel che con la lingua, gli occhi, le mani
proclama agli uomini la verità che ignorano,
la verità del suo amore vero.

Libertà non conosco se non quella d'esser prigioniero in qualcuno
di cui non posso udire il nome senza brivido;
qualcuno per cui dimentico questa esistenza meschina,
con cui il giorno e la notte sono per me quel che vuole,
e il mio corpo e spirito navigano nel suo corpo e spirito
come legni perduti che il mare solleva o annega
liberamente, con la libertà dell'amore,
l'unica libertà che m'esalta,
l'unica libertà per cui muoio.

Tu giustifichi la mia esistenza:
se non ti conosco, non ho vissuto;
se muoio senza conoscerti, non muoio, perché non ho vissuto.

(da I piaceri proibiti, 1931)

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La Realtà e il Desiderio è il titolo scelto dal poeta spagnolo Luis Cernuda per raccogliere la sua opera completa. E tra Realtà e Desiderio si bilanciano i versi esteticamente surrealisti di I piaceri proibiti, la sua quarta raccolta edita nel 1931. L’amore esaltato è quello totale, quello che eleva ma anche incarcera, quello che dà libertà togliendola, quello che allontana dal mondo verso la persona amata.

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MAN RAY, "DOPPIO PROFILO, SOLARIZZATO", 1932

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Vive solo chi guarda / sempre innanzi a sé gli occhi della sua aurora; /  vive solo chi bacia /  quel corpo d'angelo levitato dall'amore.
LUIS CERNUDA, Dove abita l’oblio

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Luis Cernuda Bidón (Siviglia, 21 settembre 1902 – Città del Messico, 5 novembre 1963), poeta spagnolo. Come molti poeti della "generazione del '27", dopo la guerra civile ha ricercato un'espressione poetica diretta, una tematica umana e oggettiva che rifiuta però una generica etichetta di realismo.


mercoledì 15 marzo 2023

Un gioiello rosso


VICENTE GERBASI

FORESTA ALLA FINE DEL GIORNO

La semplice azione del ragno che tesse una stella
nel crepuscolo,
il passo elastico del gatto verso la farfalla,
la mano che scivola lungo la calda groppa del cavallo,
l'odore siderale del fiore del caffè,
il gusto azzurro della vaniglia,
mi fermano al termine del giorno.

C'è un bagliore concavo di felci,
una risonanza di insetti,
una mutevole presenza d'acqua negli angoli sassosi.

Riconosco qui la mia età fatta di suoni selvaggi,
del fuoco dell'orchidea,
dello spazio caldo della foresta,
dove il picchio batte l'ora.
Qui il tramonto inventa un gioiello rosso
una costellazione di lucciole,
una caduta di lucide foglie verso i sensi,
verso la fine della giornata,
dove si incantano le mie ossa selvagge.

(da Gli spazi caldi, 1952)

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La poesia è capace di questi miracoli, sa trasportarci altrove, farci viaggiare verso mondi lontani e diversi: in questo caso il poeta Vicente Gerbasi, nella sua classica oggettivazione in eventi reali e in fenomeni naturali degli stati soggettivi, ci porta ad ammirare un tramonto in una foresta del Venezuela.

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FOTOGRAFIA © JOHANNES PLENIO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

In poesia le parole non hanno un valore equo, filologico, etimologico, ma acquistano invece un valore molteplice, che sfugge alla logica corrente del linguaggio.
VICENTE GERBASI, Creazione e simbolo

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Vicente Gerbasi (Canoabo, 2 giugno 1913 - Caracas, 28 dicembre 1992), scrittore, poeta, politico e diplomatico venezuelano. Membro del Gruppo poetico Viernes, tentò un'indagine sistematica del linguaggio per indagare le peculiarità del paese, evidenziandone i connotati magici e la sua poetica cosmogonia.


martedì 14 marzo 2023

Giallo, arancio, limone


EUGÉNIO DE ANDRADE

OMAGGIO A MARK ROTHKO

Giallo, arancio, limone,
poi il carminio: tutto brucia
nella sabbia
tra le palme e il mare: era estate.
ma al posto del tuo nome
la terra ha il colore del verde
pensieroso, che solo la notte
sfiora dolcemente.

(da I solchi della sete, 2001)

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È un Eugénio de Andrade ormai anziano, assetato di luce, quello che scrive questi versi: il poeta portoghese navigando tra arte e ricordo associa i colori di una spiaggia estiva ai dipinti di Mark Rothko, espressionista astratto statunitense che esprimeva le proprie emozioni con pochi colori e poche forme definite affermando che l’arte è ”un’avventura in un mondo sconosciuto, che può essere esplorato solo da coloro che intendono assumersi il rischio”. Un'essenzialità che Eugénio de Andrade, maestro della riduzione all'osso del pensiero, non poteva non apprezzare.

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MARK ROTHKO, "SENZA TITOLO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Le passioni sono una sorta di sete, inesorabile e intensa, per certi sentimenti o stati provati.
MARK ROTHKO, Oltre l’estetica

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Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Póvoa do Atalaia, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una "poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.


lunedì 13 marzo 2023

Compito di chi ama


LÊDO IVO

IL SOLE DEGLI AMANTI

Compito di chi ama è vedere
un sole oscuro sul letto,
e nel freddo, nascere nel fuoco
di un'estate che tace il suo nome.

È vedere, costellazione di petali,
la neve cadere sulla terra,
cotone del cielo, aria di silenzio
che nasce tra due dorsi.

È morire chiari e segreti
vicino a terre assolute
dell'amore che muove le stelle
e rinchiude gli amanti in una stanza.

(da Un brasiliano a Parigi, 1956)

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L’amor che move il sole e l’altre stelle”, citazione dal XXXIII canto del Paradiso dantesco a chiudere le tre quartine del poeta brasiliano Lêdo Ivo, è sì quello che racchiude gli amanti in una stanza, ma anche quello che permette loro di vedere il mondo con occhi diversi, “innamorati” in una correlazione antica tra eros e conoscenza.

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FOTOGRAFIA © ADAM WINGER/UNSPLASH
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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un annuncio in borsa / non vale il sussurro / di un innamorato. / Se vuoi un guadagno sicuro, / investi nell'amore.
LÊDO IVO

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Lêdo Ivo (Maceió, 18 febbraio 1924 – Siviglia, 23 dicembre 2012), poeta, saggista e giornalista brasiliano, appartenente alla "Generazione del 1945". Dopo una prima fase poetica caratterizzata dallo stile surrealista, si avvicinò al modernismo seguendo come modelli Rimbaud e Mallarmé.


domenica 12 marzo 2023

La tenue attesa rosa


JOHN GOULD FLETCHER

KURENAI YE

Lei guarda in attesa
Attraverso il viale dei pini,
Verso la sommità del ciliegio
Dove apparirà il suo amore.

La colorano la tenue attesa rosa,
E il tramonto;
Lei è un ciliegio che ha impiegato molto tempo per fiorire.

(da Stampe giapponesi, 1918)

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In questi versi del poeta imagista statunitense John Gould Fletcher lo stato d'animo della natura è l'esatta analogia di quello dell'essere umano: in questo si manifesta il puro Zen. Per completezza, il titolo della poesia, usato dall'autore in lingua giapponese, Kurenai ye, significa "Immagine rossa".

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FOTOGRAFIA © HANS/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ho dimenticato quante volte mi ha baciato, / Ma non posso dimenticare / Un ramo ondeggiante, una foglia caduta / Per terra.
JOHN GOULD FLETCHER, Stampe giapponesi

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John_Gould_Fletcher-1927John Gould Fletcher (Little Rock, Arkansas, 3 gennaio 1886 – 10 maggio 1950), poeta imagista e critico d’arte statunitense, primo poeta del Sud a vincere il Premio Pulitzer. Tra le sue opere: Goblins e pagode (1916), Stampe giapponesi (1918), Poesie scelte (1938) e La montagna che brucia (1946).


sabato 11 marzo 2023

Centenario di Alberico Sala


L’11 marzo 1923 nasceva a Vailate, nel cremonese, Alberico Sala, poeta che fece della Città Alta di Bergamo la sua casa e che fu critico letterario, artistico e cinematografico per l'Eco di Bergamo e il Corriere d'Informazione. La sua poesia nasce nel primo dopoguerra con derivazione postermetica: coglie dati sentimentali e voci della memoria e li rielabora con sensibilità innestandovi con il passare degli anni temi più sociali quali la città e la condizione della vita moderna, rimanendo però legato agli affetti familiari e alla terra, a quella “gera” d’Adda della pianura bergamasca dove era nato: “È la mia terra, che non ho mai barattato con la carta. Anzi, neppure terra, ma ‘gera’, cioè ghiaia, proprio dell’Adda, fiume erratico, vagabondo nei secoli, per la forza delle piene e del vento”.

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ALBERICO SALA RITRATTO DA MARIO CAROTENUTO - SULLO SFONDO, LA "GERA" D'ADDA



LA VERDE GARITTA

Sirena di mare non saprebbe
legarmi di più all’isola
del tuo silenzio. È rimasta
più tonda del popone sul granturco
la luna; i merli della torre non fischiano,
li avvolge la nebbia del fiume
e le zanzare. Ora so che il tuo sangue
è più dolce.
Tra i gradini dell’argine è cresciuta
l’erba dell’Appia (il nostro fiume
è più domestico del Tevere, la vedova
vi coglie il pesce per la cena):
stordito il luccio abbocca
all’amo della lucciola; la rondine
dalle chiatte s’impenna con nel becco
una stella.
La tua mano mi guida sulla riva
che scivola. Sprofondare è un passo.
In fallo, o a segno? Il vecchio
fiumarolo dalla verde garitta
sorride alle tue spalle: non sa
per dove paghi libero il pedaggio.

Ticino Pavese, luglio 1956

(da Epigrafi e canti, Vallecchi, 1957)

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ORA IL VIVERE

L'ultima madre chiama dalla duna
già cupa il figlio che rincorre
il sughero sfuggito alla rete:
ombrelloni spaventapasseri disperdono
i pensieri. Ora il vivere
è questo sereno essere accanto
con il sangue fresco e leggiero
nelle vene di sale. Gli errori
macchiano meno dell'acqua
il tuo costume. Se guardiamo
oltre la spiaggia di nailon, il cielo
è il mare. Non aspettiamo nessuno.

Milano Marittima, '60

(da Sempre più difficile, Rebellato, 1960)

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Altre poesie di Alberico Sala sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Ci si può perdere nel mare d’erba, fra tanti richiami e tentazioni, fra dimore e paesi, che attraverso per gli spostamenti della vita o che ricordo e frequento solo con la memoria; che cerco, ogni tanto, per privatissime ragioni; o che sogno appoggiandomi a confidenze, o veggenze.
ALBERICO SALA, Nido di ghiaia

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Alberico Sala (Vailate, 11 marzo 1923 - 25 novembre 1991), scrittore, poeta e critico d'arte italiano. Fu giornalista e critico cinematografico all’Eco di Bergamo, Corriere d’informazione, al Corriere della sera e al Giorno. Tra i suoi temi la vita familiare, la pianura bergamasca e la condizione del vivere moderno.


venerdì 10 marzo 2023

Il padrone del prato


CESARE PAVESE

IL RAGAZZO CHE ERA IN ME

Va’ a sapere perché fossi là quella sera nei prati.
Forse mi ero lasciato cadere stremato di sole,
e fingevo l’indiano ferito. Il ragazzo a quei tempi
scollinava da solo cercando bisonti
e tirava le frecce dipinte e vibrava la lancia.
Quella sera ero tutto tatuato a colori di guerra.
Ora, l’aria era fresca e la medica pure
vellutata profonda, spruzzata dei fiori
rossogrigi e le nuvole e il cielo
s’accendevano in mezzo agli steli. Il ragazzo riverso
che alla villa sentiva lodarlo, fissava quel cielo.
Ma il tramonto stordiva. Era meglio socchiudere gli occhi
e godere l’abbraccio dell’erba. Avvolgeva come acqua.

Ad un tratto mi giunse una voce arrochita dal sole:
il padrone del prato, un nemico di casa,
che fermato a vedere la pozza dov’ero sommerso
mi conobbe per quel della villa e mi disse irritato
di guastar roba mia, che potevo, e lavarmi la faccia.
Saltai mezzo dall’erba. E rimasi, poggiato le mani,
a fissare tremando quel volto offuscato.

Oh la bella occasione di dare una freccia nel petto di un uomo!
Se il ragazzo non ebbe il coraggio, m’illudo a pensare
che sia stato per l’aria di duro comando che aveva quell’uomo.
Io che anche oggi mi illudo di agire impassibile e saldo
me ne andai quella sera in silenzio e stringevo le frecce
borbottando, gridando parole d’eroe moribondo.
Forse fu avvilimento dinanzi allo sguardo pesante
di chi avrebbe potuto picchiarmi. O piuttosto vergogna
come quando si passa ridendo dinanzi a un facchino.
Ma ho il terrore che fosse paura. Fuggire, fuggii.
E, la notte, le lacrime e i morsi al guanciale
mi lasciarono in bocca sapore di sangue.

L’uomo è morto. La medica è stata divelta, erpicata
ma mi vedo chiarissimo il prato dinanzi
e, curioso, cammino e mi parlo, impassibile
come l’uomo alto e cotto dal sole parlò quella sera.

(da Poesie del disamore e altre poesie disperse, Einaudi, 1973)

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Due cose emergono da Lavorare stanca, raccolta di Cesare Pavese del 1936, in cui questa poesia del luglio 1932 alla fine non fu inserita: certamente il destino di solitudine, ma anche la presenza di quei padri-antenati contadini, razza cui lo scrittore torinese finge di appartenere – in realtà vi si confronta, anela quella calma virile che invece non è sua, tutto preso com’è da una perenne ansia: a lui rimane la codardia del se stesso ragazzo, l’avvilimento che gli fece piangere lacrime di vergogna nel letto.

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VIRGILIO GUIDI, "RAGAZZO NUOTATORE"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Traversare una strada per scappare di casa / lo fa solo un ragazzo, ma quest'uomo che gira / tutto il giorno le strade, non è più un ragazzo / e non scappa di casa.
CESARE PAVESE, Lavorare stanca

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Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950), scrittore, poeta, traduttore, saggista e critico letterario italiano. Nato poeta con Lavorare stanca, si è poi dedicato alla narrativa scrivendo romanzi famosissimi: Paesi tuoi, La luna e i falò, La casa in collina. I suoi temi principali sono il mito e la terra.


giovedì 9 marzo 2023

Andiamo a braccetto


SUSANA MARCH

COMPAGNI

“...mal vestito e triste,
      cammino lungo la vecchia strada”.
                                       A.Machado                              

E io ti accompagno. Sono con te. Parliamo.
Niente ci separa: né la distanza né il genere.
Andiamo a braccetto, camminando
come due compagni.
A volte ti fermi. Alzi la testa.
Guardi, senza vederlo, il cielo.
Ed è come una cascata
di luce sulle mie spalle il tuo silenzio.
Sorridi contemplando
l'immensa solitudine del campo aperto,
e dici qualcosa di bello
a proposito del fiume, dei pioppi, del villaggio…

Andiamo a braccetto
lungo questa vecchia strada che porta al cimitero,
mal vestiti e tristi
e senza altro destino che morire.
Conversiamo dolcemente
di cose che ci piacciono e che entrambi comprendiamo.
Né tu né io bramiamo gli onori,
la gloria o il denaro.
Andiamo a braccetto
come due compagni.
La gente ci vede passare.
E dicono: «È Antonio Machado. Un uomo buono».
«Chi è lei?» «Non importa.
Il suo nome è stato dimenticato con il tempo».

(da Poesie, 1966)

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Fu J.D. Salinger nel Giovane Holden a dire: “Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l'autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira”.  Succede, leggendo, di divenire amici degli scrittori e dei poeti, di voler condividere le loro esperienze e le loro vite: così fa la poetessa spagnola Susana March, che virtualmente cammina a braccetto di Antonio Machado.

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VINCENT VAN GOGH, "IL GIARDINO DEL POETA", 1888 - COLLEZIONE PRIVATA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Per il buon lettore leggere un libro significa fare la conoscenza dell'indole e del modo di pensare di un estraneo, cercare di comprenderlo e se possibile farselo amico.
HERMANN HESSE, La musica del mondo

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Susana March Alcalá (Barcellona, ​​28 gennaio 1915 - 21 dicembre 1990), scrittrice e poetessa spagnola. Le sue poesie, in versi liberi e sovente autobiografici, hanno per tema l'invecchiamento e la visione della vita come percorso e, nel dopoguerra, una aspra critica alla borghesia.