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lunedì 30 marzo 2026

Sulla polvere


RABINDRANATH TAGORE

ORME EVANESCENTI

Un movimento incessante
fluisce dall'alba al tramonto
gruppi di  pellegrini
con abiti diversi
camminano, chi piange, chi ride,
vogliono lasciare il loro nome
sulla polvere della terra,
ma quando sarà trascorso il giorno
le loro impronte voleranno via
insieme alla polvere.

(da Gitanjali, 1912)

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La poetica di Rabindranath Tagore è ben rappresentata da questi versi: l'esistenza vi appare come un flusso continuo di energia vitale e spirituale che non conosce interruzioni: quello scorrere di pellegrini verso il tempio si cancella ogni notte per rinnovarsi al mattino.

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FOTOGRAFIA © MICHELE SCARAMUZZI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Tu mi hai fatto senza fine / come hai voluto. / Tu continui a vuotare / questo fragile vaso / e sempre lo riempi di nuova vita.
RABINDRANATH TAGORE, Gitanjali

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Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


martedì 10 gennaio 2023

Rehman Rahi


Il poeta indiano Rehman Rahi è morto ieri nella sua città natale, Srinagar, all’età di 97 anni. Autore premiato con la più alta onorificenza letteraria dell’India, il Jnanpith Award, ha portato nei suoi versi i pensieri di Sartre e Camus e del poeta del Kashmir più importante del XX secolo, Dinananth Nadim, traducendo anche dal punjabi al kashmiri la poesia sufi di Baba Farid. I suoi versi sono spesso introspettivi e omaggiano il territorio e l’appartenenza alla sua terra, esaltando la bellezza e la tradizione della lingua kashmiri: “Ho sempre e solo tentato qualcosa di debole e piccolo. È un dono di Dio per me, la poesia. Per tutta la vita ho fatto una campagna per la lingua del Kashmir. Quindi, quando le persone riconoscono il mio lavoro, ovviamente mi rende felice”.

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FOTOGRAFIA © WANDE

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SOSPETTI NEL BUIO

Ieri notte, il sonno se ne è andato tagliando il filo delle mie fantasie,
Ho scorto un'aquila nelle ombre selvagge della mia mente:
Sul suo becco, allo stesso modo antico, bruciava il sangue della colomba
Le cui piume sono state disperse dalle cime delle colline nell'atmosfera.
Girando la testa sul cuscino, ho avvistato un baratro profondo e buio
E mi sono alzato e ho appoggiato la schiena contro il muro, con il fresco dell'inverno
al centro del mio petto
Le mie labbra si sono seccate mentre i sussurri mi raggiungevano dalla finestra.
I fiocchi di neve navigavano al riparo degli anfratti .
Neanche un topo è strisciato dalla scatola all'armadio.
Al posto della mia giacca, un gatto appeso alla gruccia.
Strofinandomi gli occhi, ho cercato di tirare la trapunta fino alla mia schiena fredda
Ma oh, il Kangri ha tremato e le ceneri fredde e sventurate mi hanno baciato i piedi
Mentre il gufo fuori fischiava: "Oh guai a te, oh guai!"
Volentieri avrei levato un grido di lamento, se il mio cuore fosse stato accanto a me.
Improvvisamente ho richiamato alla mente il mio caro figlio
Con quale rapimento ha ascoltato la mia favola della buonanotte ieri sera:
Quando gli ho raccontato della sofferenza dell'ostrica nei suoi travagli!
Ma ha sentito solo una parte del racconto poi è stato sopraffatto dal sonno
Mi sono alzato come un lunatico e ho acceso la luce
E l’ho trovato disteso accanto al muro come un fungo sul monte,
In un sonno profondo con fiori profumati che sbocciavano sulle labbra,
E una goccia di sudore, appena spuntata, giocava sulla sua fronte.
Forse stava sognando il resto della storia!
Forse l'ostrica aveva prodotto una perla!

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UN SENTIMENTO

Fuori c’era la nebbia,
E silenzio,
E freddo:
Gli alberi spogli non avevano uno straccio per coprirsi.
I muri di fango circostanti stavano implorando.
Avevo visto cenere grigia nella stufa,
E stavo in piedi
Davanti alla finestra senza il monte Kangri,
Ogni volta che un'ombra si muoveva, giù nella strada
Mi veniva da chiedere:
“Hatay, dove stai andando?
Non mi porti con te?”
C'era nebbia,
E silenzio,
E freddo;
E di nuovo, mi sono seduto nell'angolo del granaio.

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sia che il poeta scriva nel vecchio modo tradizionale o moderno - o che il poeta rappresenti la sua gente e la società nella sua poesia, questo può essere conosciuto e compreso solo quando qualcuno lo legge.
REHMAN RAHI, Wande, 15 maggio 2017

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Abdur Rehman Rahi (Srinagar, 6 maggio 1925 - 9 gennaio 2023), poeta, traduttore e critico del Kashmir. Ha ricevuto il più alto premio letterario indiano, il Jnanpith Award per l'anno 2004. La sua poesia ha subito l’influenza di Sartre e Camus e del poeta indiano Dinanath Nadim.


domenica 30 ottobre 2022

L’essenza e il profumo


SAROJINI NAIDU

ALABASTRO

Come questa scatola di alabastro la cui arte
è fragile come un fiore di cassia,
è il mio cuore, scolpito con sogni delicati
e lavorato con pensieri sottili e ricercati.

In esso conservo l’essenza e il profumo
di ricordi ricchi e appassionati mescolati
come di cannella, sandalo e garofano il sentore,
di canto e dolore e vita e amore.

(da Il flauto scettro, 1943)

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I ricordi come spezie: il loro aroma continua a impregnare il cuore anche dopo molto tempo con i suoi sentori di amore o dolore, di gioia o rimpianto, di passione, Nel suo scrigno delicato la poetessa indiana Sarojini Naidu, li conserva, alimentando i sogni e i suoi pensieri.

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FOTOGRAFIA © RICOFOOD

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   LA FRASE DEL GIORNO   

O poeta, guarda dalla cima delle colline / e diffondi il messaggio di speranza / ai lavoratori della valle.
SAROJINI NAIDU, Lettere scelte

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Sarojini Naidu, nata Chattopadhyay (Hyderabad, 13 febbraio 1879 – Lucknow, 2 marzo 1949), politica e poetessa indiana, sostenitrice dei diritti civili, dell'emancipazione femminile e delle idee antimperialiste. la sua opera poetica le  valse il soprannome di Usignolo dell'India dal Mahatma Gandhi.


giovedì 10 marzo 2022

Un canto di felicità


RABINDRANATH TAGORE

L’ACQUA CHE ESCE DAL GHIACCIAIO

L’acqua che esce dal ghiacciaio,
tenuta ferma anni e anni
dalla meditazione dell’Himalaya,
sotto l’occhio delle stelle
senza parole si scioglie ai raggi del sole
e porta in ogni direzione
un canto di felicità senza fine.

(da Il canto della vita, Guanda, 1989 - Traduzione di Marino Rigon)

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La primavera è il tempo del risveglio: la vita riprende come l’acqua che scende a valle nel disgelo del ghiacciaio himalayano  in questi versi del Premio Nobel indiano Rabindranath Tagore. Scende ad alimentare i gelidi ruscelli  che dissetano, facendo girare i mulini di preghiera lungo le loro sponde. Dalla meditazione, dall’interrogare della mente, sorge allo stesso modo la gioia, manifestazione della divinità.


FOTOGRAFIA © BOB MCKERROW

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LA FRASE DEL GIORNO
Nella gioia dell'universo, il canto dell'anima umana è come il tocco del tuo dito sul liuto della pietà, la vibrazione della corda d'oro.
RABINDRANATH TAGORE, Il nido dell’amore




Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


martedì 29 dicembre 2020

Sugathakumari


Giunge notizia di un’altra poetessa indiana portata via dal Covid-19. Prima di Shamsur Rahman Faruqi, se n’è andata il 23 dicembre Sugathakumari, classe 1934. Di lingua hindi, era nota soprattutto per il suo attivismo a favore dell’ambiente e delle donne. E il mezzo del suo attivismo è stata proprio la poesia, lo strumento con cui combatteva le battaglie, soprattutto servendosene per trattare i temi sulla natura e le risposte femministe al disordine e all’ingiustizia sociale.

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SUGATHAKUMARI
PIOGGIA DI NOTTE

Pioggia di notte,
come una giovane donna pazza
per niente
che piange, ride e si lamenta,
borbottando senza tregua,
seduta rannicchiata
a strapparsi i lunghi capelli.

Pioggia di notte,
figlia pensierosa della notte buia
che scivola lenta come un lungo gemito
in questo ospedale
e tende le sue dita gelida attraverso la finestra
per toccarmi.

Pioggia di notte
quando lamenti e brividi,
voci taglienti
e il grido angosciante di una madre
mi scuotono e metto le mani sulle orecchie
e singhiozzo e mi agito
nel mio letto di malata,
tu, mio caro, esci dalla penombra con parole di conforto.

Qualcuno ha detto che una parte malata
può essere tagliata e rimossa
ma questo può essere fatto a un povero cuore
profondamente malato.

Pioggia di notte,
testimone del mio amore,
che mi ha cullato fino a farmi addormentare
dandomi gioia più di quanto poté fare la luce della luna;
la luce della luna che nelle mie notti propizie
mi ha fatto ridere
mi ha fatto emozionare.

Pioggia di notte,
ora testimonia il mio dolore
quando mi giro e rigiro nel mio letto di malata
nelle ore insonni della notte
dimenticando persino di piangere
sola, di congelarmi lentamente in una pietra.

(da Malayalam Poetry Today, 1984)

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia per me è il respiro, bere l’acqua, mangiare, l’amore di mia madre, la misericordia, la benedizione di questa terra e molte altre cose.
SUGATHAKUMARI, Mathrubhumi, 10 maggio 2020




Sugathakumari (Aranmula, allora Regno di Travancore, 22 gennaio 1934 –Thiruvananthapuram, 23 dicembre 2020), poetessa e attivista indiana impegnata sul fronte dell’ambientalismo e dei movimenti femministi nel Kerala. Figlia del poeta Bodheswaran, fondò il Prakrithi Samrakshana Samithi e Abhaya, organizzazioni in difesa rispettivamente dell’ambiente e delle donne indigenti.



lunedì 28 dicembre 2020

Shamsur Rahman Faruqi


Il poeta indiano Shamsur Rahman Faruqi è morto di Covid-19 nella sua casa di Allahabad il giorno di Natale. Figura predominante del Modernismo in lingua urdu, aveva 85 anni. “La figura più alta nel mondo dell’urdu” ha dichiarato il critico teatrale Anis Azmi, “la sua morte lascia un vuoto che non può essere colmato”.

Esperto di prosodia classica, ha introdotto nella letteratura urdu nuovi canoni, assorbiti dalla cultura occidentale e adattati all’estetica araba, persiana e urdu. Progressista, ha scritto della vita degli indiani musulmani attraverso i secoli. Pur consapevole della necessità delle minoranze di conservare la propria identità, ha condannato l’uso del burka, del hijab e della calotta indossata dai conservatori.

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RUBA’I IV

Sono filo spinato, diventerei
una foglia d’oro.
Sono un arido pascolo, diventerei
occhi fluenti.
Sarei immortale
se potessi baciare
la lieve cicatrice di una vecchia ferita
sul tuo ginocchio.

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SENZA TITOLO

Al timido profumato orecchio della notte
lei sussurrò: Quello, quello che è lontano
eppure luminoso davanti a me come il mio cuore
quello che pulsa come una minuscola spina
nelle piante dei miei piedi, nelle guance rosate
dei palmi delle mie mani
quello che è come una pioggia sfuggente sul pascolo del mio corpo
Lui che con il desiderio assassino dei suoi occhi
non mi dà tregua, mi rende impaziente
come chi spera di vedere
un fiore invisibile. Lui
arriva stasera

Ma lui non arrivò neanche quella notte
Come potrebbero i polsi rotti sostenere
tutti quei sogni, tutte quelle promesse,
tutti quei giuramenti di incontrarsi di nuovo?
Come potrebbero gli occhi vitrei
trattenere la forma ardente e tumultuosa,
quelle labbra luccicare
di sangue bollente?
La notte buia non ha visto
niente. E niente ha ascoltato.
Le sue orecchie delicate e i suoi occhi offuscati
non hanno udito o veduto alcun male.

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LA FRASE DEL GIORNO
È triste che la lingua sia diventata uno strumento di proprietà ed egemonia; non il filo che unisce le persone.
SHAMSUR RAHMAN FARUQI




Shamsur Rahman Faruqi (Azamgarh, 30 settembre 1935 – Allahabad, 25 dicembre 2020), poeta, critico e traduttore indiano di lingua urdu.  Maggiore figura del Modernismo, introdusse nella letteratura urdu canoni occidentali, adattandoli all’estetica letteraria araba, persiana e indiana.


lunedì 18 maggio 2020

La città nella finestra


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

NO

Mi sveglio la mattina
per ritrovare la città nella finestra,
una bocca gigante
che ho dimenticato come chiudere.

Suona il telefono,
ogni squillo un promemoria
che sono stata individuata,
che sono Quella
le cui email si accumulano senza risposta,
le cui liste di controllo crescono
aggrovigliate,
arruffate,
sfrenate.

Quella che non è mai sulla piattaforma giusta.
Quella che si allontana
da mani inopportune
nei finestrini della macchina.
Quella che sorride quando non lo vuole.
Quella che non ha votato in tre elezioni.

Ma quello che nessuno immagina
è che sono Quella che dopo il tramonto
si aggira per i vicoli bui,
con la fame di annientare chiunque
cerchi di domarla
con tentacoli umidi e malarici
di colpa.

E nelle notti di luna piena
osa ancora
guardare il mondo
in pieno viso
e dire
no.


(da Dove vivo, 2009)

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La poetessa indiana Arundhathi Subramaniam rivendica la sua indipendenza di donna e di essere umano: quel NO gridato al mondo è un No allo sfruttamento, alla violenza, al tracciamento continuo della nostra persona. È un no gridato agli uomini che non la comprendono e anzi tentano di addomesticarla, è un no di liberazione, di estraniamento da una società che non riesce a riconoscere.

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FOTOGRAFIA © PXFUEL

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LA FRASE DEL GIORNO
E noi / corrotti come chiunque altro / da un mondo assuefatto / ai carboidrati / e alle parole, // brancoliamo /ancora / fra tramonti, metrica e / schegge di speranza / / per un istante / liberi / dal terribile contagio / dell’abitudine.
ARUNDHATHI SUBRAMANIAM




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009), Quando Dio è un viaggiatore (2014), e Amore senza una storia (2019).


lunedì 10 febbraio 2020

Questa conversazione


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

LA FINE DEL MONDO

La fine del mondo
è la scala mobile che va indietro

l'uccello che si abbandona
nella foglia

la tartaruga che si congela
sulla roccia

i sorsi sincopati
delle ragazze della televisione indiana
che si dissolvono
in uno stagno rosa di Revlon.

La fine del mondo
siamo io e te, amore,
che chiudiamo questa conversazione


(da Amore senza una storia, 2019)

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La fine del mondo? Semplicemente la chiusura di una conversazione tra due innamorati, il tempo che non passano insieme, così come le metafore scelte dalla poetessa indiana Arundhathi Subramaniam. Nulla di nuovo, comunque, se già Victor Hugo nell’Uomo che ride scriveva che “Nel destino di ogni uomo può esserci una fine del mondo fatta solo per lui. Si chiama disperazione. L'anima è piena di stelle cadenti” e se nel 1963 Skeeter Davis cantava “Why do the birds go on singing? / Why do the stars glow above? / Don't they know it's the end of the world? / It ended when I lost your love”.

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ANDY LLOYD, "APPESI AL TELEFONO"

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LA FRASE DEL GIORNO
La storia del desiderio / e dell’unione / è surriscaldata. / Davvero irrilevante.
ARUNDHATHI SUBRAMANIAM, Amore senza una storia




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009), Quando Dio è un viaggiatore (2014), e Amore senza una storia (2019).


sabato 31 agosto 2019

Centenario di Amrita Pritam



Il 31 agosto di cento anni fa nasceva a Gujranwala – ora in Pakistan – la poetessa e scrittrice indiana Amrita Pritam, considerata una dei principali letterati della letteratura in lingua punjabi. Divenne celebre con un'elegia al poeta punjabi del XVIII secolo Waris Shah, espressione della sua angoscia per i massacri durante la divisione dell’India. Come narratrice si fece apprezzare per il personaggio della ragazza hindi Puro, epitome contro la violenza sulle donne, protagonista del romanzo Pinjar. Spirito libero, Amrita Pritam, rifuggiva da ogni convenzione e catalogazione, senza pregiudizi e preconcetti.

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UNA LETTERA


Io – Un libro in soffitta.
Forse una convenzione o un innario.
O un capitolo del Kama Sutra,
o un incantesimo per intime afflizioni.
Ma pare che non sia nessuno di questi.
(Se lo fossi, qualcuno mi avrebbe letto).

Parrebbe che a un’assemblea di rivoluzionari
abbiano ottenuto una risoluzione,
e io ne sono una copia a lungo termine.
Ha stampigliato il timbro della polizia
e non è mai stata aperta in seguito.
È conservata solo a scopo procedurale.

E ora sono venuti alcuni passeri,
con la paglia nei becchi,
e si sono posati sul mio corpo
e si occupano della prossima generazione.
(Che meraviglia occuparsi della prossima generazione!)
I passeri le coprono con le loro ali,
ma le risoluzioni non hanno ali
(o le risoluzioni non hanno seconde generazioni).

Talvolta penso di sentirne l’odore -
cosa c’è nel mio futuro?
La preoccupazione mi fa uscire la rilegatura.
Quando provo ad annusare,
sento solo esalazioni di guano.
O mia terra, il tuo futuro!
Io – il tuo stato attuale.
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UNA CIT


Il grano seminato dalle stelle
È rivenduto al mercato nero;
Scuoto un sacco di nuvole,
Il mercato stasera chiuderà.
La luna è un vitello affamato
Che succhia mammelle inaridite.
Legata a un palo la madre-terra
Lecca la mangiatoia del cielo.

All'ingresso dell'ospedale
Quante parole giacciono malate,
Come verità, giustizia, fede,
— tutta la folla dei valori.
Qualcuno forse prescriverà
Un farmaco salutare,
Ma sembra per il momento
Che il limite è stato raggiunto.

In questa città ci sono posti
Dove vivono i senza-fuoco-né-luogo.
Sono in realtà bisognosi
E la loro vita dolcemente se ne va
La prima notte di vecchiaia
Gli ha detto all'orecchio
Che in questa città la loro giovinezza
Eterna è stata rubata.

La notte è stata fredda, all'alba hanno trovato
Nella via un corpo non identificato.
Il falò brucia e nessuno piange.
È morto un filosofo, un poeta, un mendicante.

Tra le braccia di un uomo una ragazza
Ha gridato, si è morsa a sangue:
Al posto di polizia ridono,
Nei caffè se la godono;
Gli strilloni passano per le strade
Vendendo le notizie per un paisa
Facendo a pezzi il suo corpo.

Sotto un albero di fuoco la gente
Si incontra e ride e canta.
Vorrebbero nascondere che sono morti
Ognuno porta una pietra bianca,
Ognuno vegli sul suo cadavere.

Si sente il rumore delle macchine.
La città è una stamperia
E ogni uomo è una parola isolata,
Ogni profeta un tipografo
Che vuole metterle assieme,
Ma non ne nasce mai una frase.

Questa città si chiama Delhi,
Ma potrebbe averne un altro:
Che importanza ha un nome?

Tra le lenzuola sporche del presente
La notte sogniamo il futuro,
O meglio ci pensiamo, lo immaginiamo,
Prima di inghiottire un sonnifero.




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LA FRASE DEL GIORNO
Pace non è soltanto assenza di violenza. Pace è quando il fiore sboccia.
AMRITA PRITAM




Amrita Pritam nata Amrita Kaur (Gujranwala, Pakistan, 31 agosto 1919 – Delhi, 3 ottobre 2005), scrittrice indiana, considerata la prima donna importante della letteratura del Punjab. Nel 1947, con l’indipendenza del Pakistan, si trasferì in India e iniziò a scrivere anche in lingua hindi.

martedì 15 gennaio 2019

Il filo con cui lega me


RABINDRANATH TAGORE

IL GRIDO CHE RISUONA

Il grido che risuona nel mio cuore,
è anche il grido della sua terra,
il filo con cui lega me, lega anche lei.
L'ho cercata ovunque,
l'ho adorata dentro di me.
Mi ha cercato anche quando
ero nascosto in quella adorazione.
Attraverso i vasti oceani venne a rubare il mio cuore.
Dimenticò di tornare, avendo perduto ogni sua cosa.
Il suo fascino giocò da traditore per lei,
tese la rete, non sapendo
se avrebbe preso o sarebbe stata presa.

(da Canti, 1974 - Traduzione di Aurobindo Bose)

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Il premio Nobel indiano Rabindranath Tagore canta l’eterno femminino, quell’espressione che incarna la pura bellezza e che incarnò in Urwashi, dea della mitologia hindu: “l’impareggiabile bellezza, la linfa del cielo, regina nel regno del Desiderio”. Una donna che è libera compagna che “porta nel cuore intrepido la corrente che dà la vita, che può assistere e sanare”, “l’albero che trae acqua dall’arida roccia”. Modernissimo è il finale, in cui non si comprende se l’amata sia la cacciatrice o la preda.

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Indiana

VERONIQUE GAUTHIER, “DONNA INDIANA”

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LA FRASE DEL GIORNO
È verità, quindi poesia.
RABINDRANATH TAGORE, Poesie del prodigio




Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


venerdì 26 ottobre 2018

Allo stesso modo innamorata


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

LINGUA D’AMANTE

Forse mi stancherà
la tua grammatica,
esser lì a bramare
il rombo del verbo o la soffice
carne della pura vocale
nei mattini in cui inciampo
nel tuo paesaggio
di nomi implacabili.
E può darsi ch’io rimpicciolisca
quello stesso torace
in cui una volta cercavo rifugio,
che rosicchi l’inflessibile nervo
delle norme ancestrali,
che tenga il broncio,
torni immatura
ti dica ’fanculo,
arrangiati,
tanto per rompere
le simmetrie della tua famiglia
il tuo nobile DNA.
Forse un giorno
vorrò solo
di più
del tuo lascito di punti e virgole –
qualcosa di più definitivo,
di più silenzioso.
Ma anche se giro pagina
per prima,
sappi che sono
stropicciata,
sporca,
confusa,
come te,
e allo stesso modo innamorata.

(da A una poesia non ancora nata, Interno Poesia, 2018 - Traduzione di Andrea Sirotti)

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Chi ama non è perfetto – nessuno di noi del resto lo è – e quindi può ferire o infastidire l’altro anche inconsapevolmente con un suo atteggiamento o un suo modo di essere. Ma tant’è, così siamo e ci dobbiamo affidare al compromesso, come nota la poetessa indiana Arundhathi Subramaniam.

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Vettriano

DIPINTO DI JACK VETTRIANO

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore uccide ciò che siamo stati perché si possa essere ciò che non eravamo.
SANT’AGOSTINO, Confessioni




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009) e Quando Dio è un viaggiatore (2014).


domenica 12 agosto 2018

Il segreto dono della tenerezza


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

MOMENTO D’AVORIO

a Jane Austen

Il tuo mondo
in cui le relazioni sono algebra sociale
ora mi rassicura.

È la distanza tra di noi che fa pittoreschi
gli abiti di taffetà albicocca,
le ardenti moralità in corsetto,
le spietate certezze dei salottini perbene?

O sono le tue eroine –
le loro menti buie e fresche di cantina,
le conversazioni succinte come fazzoletti in pizzo,
persino l’acido collerico,
che non trascina mai i fili della screziata passione
fuori dagli interstizi delle loro vite,
la compostezza echeggiata nelle dolci simmetrie dei crochet,
il passo misurato delle camminate in brughiera,
l’equilibrio nel leggere presso la finestra aperta,
imperturbate dalla mestizia dei paesaggi crepuscolari?

Benedici noi, Jane,
me e il mio amante,
con schegge verde-lime di croccante ironia
e il segreto dono della tenerezza
senza gli inganni del caramello.

(da Pulendo la libreria, Traduzione di Loredana Foresta)

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Jane Austen è sempre stata un punto di riferimento per gli appassionati lettori di Orgoglio e pregiudizio e di Ragione e sentimento, per la sua capacità di indagare nel sentire umano: il suo contemporaneo Walter Scott disse di lei: “Quella giovane donna aveva, secondo me, il miglior talento che io abbia mai incontrato per descrivere i coinvolgimenti, i sentimenti e i personaggi della vita quotidiana”. Alla schiera degli ammiratori va aggiunta la poetessa indiana Arundhathi Subramaniam, che due secoli dopo la omaggia chiedendo la sua ironica intercessione nella sua storia d’amore.

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Pride

SCENA DA “ORGOGLIO E PREGIUDIZIO” DI JOE WRIGHT (2005) – © STUDIO CANAL

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LA FRASE DEL GIORNO
È l’amore un capriccio o un sentimento? No, è immortale come la verità incorrotta.
JANE AUSTEN, Ragione e sentimento




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009) e Quando Dio è un viaggiatore (2014).


martedì 10 luglio 2018

Quella è la mia casa


AMRITA PRITAM

IL MIO INDIRIZZO

Oggi ho cancellato il numero di casa,
Ho tolto anche il nome della via dove vivo
e ho eliminato tutte le indicazioni stradali;
ma se tu davvero vuoi trovarmi,
bussa alla porta nelle vie di ogni città
di ogni paese. È una maledizione e una benedizione insieme…
e dovunque trovi uno  spirito libero - quella è la mia casa.

(da Di volta in volta e altre poesie, 1975)


Lo sguardo di uno spirito libero, quello che rifugge da ogni convenzione e catalogazione, quello che pensa senza pregiudizi e preconcetti: è lì che risiede l’anima della poetessa indiana Amrita Pritam, che mette in atto questa silenziosa protesta femminista.

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Porta

JUSTIN CLEMENTS, “VECCHIA PORTA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando un uomo nega il potere delle donne, nega il suo stesso subconscio.
AMRITA PRITAM




Amrita Pritam nata Amrita Kaur (Gujranwala, Pakistan, 31 agosto 1919 – Delhi, 3 ottobre 2005), scrittrice indiana, considerata la prima donna importante della letteratura del Punjab. Nel 1947, con l’indipendenza del Pakistan, si trasferì in India e iniziò a scrivere anche in lingua hindi.


domenica 27 maggio 2018

Fra tramonti e metrica


ARUNDHATHI SUBRAMANIAM

A UNA POESIA NON ANCORA NATA

Davanti a un tè ci domandiamo perché scriviamo poesie.
Dieci persone le leggono, in ogni caso.
A tre non piacciono
per partito preso.
Tre provano un vago struggimento
ma devono pensare ai rubinetti che perdono
e al traffico cittadino.
A due piacciono
e non avrebbero problemi a dirtelo,
ma non sanno come.
Un’altra è tutta presa a preparare domande
sulle facili ironie
e sulla politica dell’identità.
La decima si chiede
se porti le lenti a contatto.

E noi
corrotti come chiunque altro
da un mondo assuefatto
ai carboidrati
e alle parole,

brancoliamo ancora
fra tramonti, metrica e
schegge di speranza

per un istante
liberi
dal terribile contagio
dell’abitudine.

(da L’India dell’anima – Antologia di poesia femminile indiana contemporanea in lingua inglese, Le Lettere, 2006 - traduzione di Andrea Sirotti)

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Fra tramonti, metrica e schegge di speranza: è lì che vive il poeta, è lì che interrogandosi scalfisce il mistero che si cela dietro il reale – a volte addirittura è la poesia stessa che gli si manifesta, che gli si impone come una rivelazione. Perciò è per sé che scrive principalmente, come nota la poetessa indiana Arundhathi Subramaniam sull’onda della Wisława Szymborska di Ad alcuni piace la poesia.

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Tè

FOTOGRAFIA © ZACHARY SPENCER

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LA FRASE DEL GIORNO
Confida nel dio / pronto a fare ancora il giro del mondo / senz’altra ragione // che vederlo, stavolta, / attraverso i tuoi occhi.
ARUNDHATHI SUBRAMANIAM, Quando Dio è un viaggiatore




SubramaniamArundhathi Subramaniam (Mumbai, 1967), poetessa, artista e scrittrice su temi di spiritualità e cultura. Ha lavorato negli anni come editrice e curatrice di poesia e giornalista culturale. Vive tra Mumbai e il centro Yoga di Coimbatore. Tra le sue opere Dove vivo (2009) e Quando Dio è un viaggiatore (2014).


venerdì 9 marzo 2018

Posalo sullo sgabello


AMRITA PRITAM

UN’UNIONE CON IL SÉ

Il mio letto ti attende
Ma come le scarpe e la camicia
Togli anche il tuo corpo
Posalo sullo sgabello
Non temere —
Ogni paese ha le sue usanze

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Amore, amore vero e puro: non soltanto quello del corpo, ma quello dell’anima, quello che fa sì che si tratti d’amore e non di sesso: è quello che chiede a chi la ama la poetessa indiana del Punjab Amrita Pritam, l’unione degli spiriti.

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Ansell

DIPINTO DI MARY JANE ANSELL

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma se tu davvero vuoi trovarmi, / bussa ad ogni porta nelle vie di / ogni città di ogni paese. / (…) / e dovunque vi sia / lo sguardo di uno / spirito libero /- quella è la mia casa.
AMRITA PRITAM




Amrita Pritam nata Amrita Kaur (Gujranwala, Pakistan, 31 agosto 1919 – Delhi, 3 ottobre 2005), scrittrice indiana, considerata la prima donna importante della letteratura del Punjab. Nel 1947, con l’indipendenza del Pakistan, si trasferì in India e iniziò a scrivere anche in lingua hindi.


martedì 14 novembre 2017

So solo


PURUSHOTTAM SHIVARAM REGE

MI HANNO CHIESTO

Mi hanno chiesto se la mia esperienza è stata significativa.
«Non lo so», ho risposto.
«So solo che vissi e morii
e morii e vissi ancora,
che tra due momenti
c’è una breccia di migliaia di evi
     che non riusciranno a compiersi
anche se sempre proveranno a farlo».

Mi hanno chiesto se la mia esperienza è stata reale.
«Non lo so», ho risposto.
«So solo come due occhi
possono illuminare un mondo di inesorabile desiderio
e confondere un’intera facoltà di filosofi
e i farisei della bellezza».

Mi hanno chiesto se la mia esperienza avesse una morale
per un mondo sazio, aggressivo, disgustato.
«Non lo so», ho risposto.
«Ho conosciuto soltanto il dolce vento delle foglie del melo,
l’oro del sole che gioca a nascondino con il grano maturo
e la macchia rossa sul suo bianco, bianchissimo
     niveo seno sinistro».

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Il poeta indiano Purushottam Shivaram Rege inscrive i suoi versi in un temperato modernismo spesso venato dall’ironia o dal sarcasmo. Qui fa prevalere la forza soprannaturale della poesia, della bellezza, dell’amore, capaci di confondere i saggi e di instillare dubbi, di superare il finito umano in un tempo senza tempo.

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Sole e donna

FOTOGRAFIA © GOODFON

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LA FRASE DEL GIORNO
E quando ti siedi / e la prendi per mano  / non misurare mai la distanza. / Il tempo ha la strana abitudine di tornare indietro.
PURUSHOTTAM SHIVARAM REGE




Purushottam Sivaram Rege noto anche come P.S. Rege o Puru.Shiva.Rege (Mithbav-Ratnagiri, 2 agosto 1910 - 17 febbraio 1978), scrittore, poeta e drammaturgo marathi. Dopo aver letto le poesie d'amore dei poeti italiani, introdusse nella letteratura marathi i gusti occidentali. Nei suoi versi emerge il potere femminile e la sua incarnazione in diverse forme oniriche.


lunedì 25 settembre 2017

Pezzi di pagine strappate


AMRITA PRITAM

INCONTRO

Diversi anni dopo
per caso, un incontro
Le nostre anime
fremevano come una poesia
davanti a noi c’era una notte intera —
mezza poesia
era ammucchiata in un angolo
l’altra
sedeva in un altro angolo
All’alba —
ci incontrammo, come pezzi
di pagine strappate
Tenni la sua mano
nella mia
lui accolse il mio braccio
nel suo braccio
ridevamo come un censore
e posta la pagina
su un tavolo gelido,
tirammo una riga
su quell’intera poesia.

(da Di volta in volta e altre poesie, 1975)

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Quella tra la poetessa indiana Amrita Pritam, gloria letteraria del Punjab,  moderna paladina dei diritti delle donne, e il poeta Sahir Ludhianvi fu una relazione amorosa basata soprattutto sulla mente, costruita più su scambi epistolari e altri scritti che sui rari incontri – di cui questo narrato nella poesia può rendere l’idea. Amrita troverà poi l’amore della sua vita in Imroz, con cui condividerà quarant’anni.

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Amrita

DISEGNO © PALPAL INDIA

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LA FRASE DEL GIORNO
I fili della memoria / sono intrecciati con fibre durature. / Prenderò questi frammenti, / li tesserò / e ti incontrerò di nuovo.
AMRITA PRITAM




Amrita Pritam nata Amrita Kaur (Gujranwala, Pakistan, 31 agosto 1919 – Delhi, 3 ottobre 2005), scrittrice indiana, considerata la prima donna importante della letteratura del Punjab. Nel 1947, con l’indipendenza del Pakistan, si trasferì in India e iniziò a scrivere anche in lingua hindi.

lunedì 28 novembre 2016

Chi sei tu, lettore?

 

RABINDRANATH TAGORE

IL GIARDINIERE, LXXXV

Chi sei tu, lettore, che leggerai le mie poesie
tra cento anni?
Non posso mandarti un solo fiore di questa ricca primavera,
né darti un solo raggio d'oro delle nuvole
che mi sovrastano.
Apri le tue porte, guardati intorno.
Nel tuo giardino in fiore cogli i fragranti ricordi
dei fiori sbocciati cento anni fa.
Nella gioia del tuo cuore che tu possa sentire
la vivente gioia che cantò, in un mattino di primavera,
mandando la sua voce lieta, attraverso cento anni.

(da Il giardiniere, 1913 - Traduzione di Brunilde Neroni)

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Chi sei tu, lettore? Be’, siamo noi ormai quelli che leggono le poesie di Rabindranath Tagore cent’anni dopo che furono scritte. Siamo noi i destinatari di questo messaggio in bottiglia o, se volete, di questa capsula del tempo che il poeta indiano ha lasciato in quel libro edito nel 1913. E, leggendo, facciamo rivivere il suo spirito, immaginando quei fiori di un antico giardino, quel cielo di cento anni fa, ma soprattutto facciamo nostro il suo sentire, il suo gioioso canto poetico secondo l’assioma di Octavio Paz che amo spesso ripetere: “Ogni lettore è un altro poeta; ogni testo poetico, un altro testo”.

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DIPINTO DI MIKE FLAN

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LA FRASE DEL GIORNO
Mio poeta, la tua gloria è vedere la tua creazione attraverso i miei occhi  e ascoltare / attraverso i miei orecchi la tua stessa armonia?.
RABINDRANATH TAGORE, Il giardiniere




Rabindranath Tagore, nome anglicizzato di Rabíndranáth Thákhur (Calcutta, 7 maggio 1861 – Santiniketan, 7 agosto 1941), poeta, drammaturgo, scrittore e filosofo bengalese. Insignito del Nobel nel 1913 “per la profonda sensibilità, la freschezza e la bellezza dei versi con i quali, con consumata capacità, ha reso il proprio pensiero poetico, espresso in inglese con parole proprie, parte della letteratura occidentale”.


sabato 12 marzo 2016

Strappare il cielo

 

TISHANI DOSHI

POESIA D’AMORE

Alla fine, qualcosa ci farà
allontanare. Vorrei sperare in qualche grande
circostanza – la morte o un cataclisma.
Ma potrebbe anche non essere per niente così.
Potrebbe essere che tu esca
un mattino dopo aver fatto l’amore
per comprare le sigarette, e per non tornare più,
o che io m’innamori di un altro.
Potrebbe essere un lento abbandono all’indifferenza.
Ad ogni modo, dovremo imparare
a sopportare il peso dell’eventualità
che qualcosa ci farà allontanare.
Allora perché non cominciare adesso, mentre la tua testa
riposa come una luna perfetta nel mio grembo
e i cani guaiscono sulla spiaggia?
Perché non strappare il cielo
di questa notte indiana, solo un po’,
così che inizi la caduta? Poiché dopo, incontrandoci
per le strade, dovremo guardare
dall’altra parte, dopo aver gettato
i frammenti negletti del nostro essere insieme
nei cassetti della camera da letto, quando l’odore
dei nostri corpi sta svanendo come la dolce
marcescenza dei gigli – allora come lo chiameremo,
quando non sarà più amore?

(da Dolce marcescenza, Paramankeni Press, 2005 - Traduzione di Carlo Pizzati)

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Non sembra una “Poesia d’amore” come da titolo, questa della poetessa indiana di madre gallese Tishani Doshi. Sembra piuttosto una dolorosa presa di coscienza della possibilità che il reale si trasformi, che quello che oggi è certezza domani non sia più. Eppure risiede probabilmente lì la salvezza, in quel cercare l’ombra nella felicità, l’esatto opposto del carpe diem oraziano.

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Littlepawz

IMMAGINE © LITTLEPAWZ/TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
Per me, la poesia, è la prima fase dell’amore, l’amore ossessivo, la prosa è un lungo e – si spera – soddisfacente matrimonio e il giornalismo è l’incontro di una notte
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TISHANI DOSHI, Wales Arts Review, 2 aprile 2013




Tishani Doshi (Madras, 9 dicembre 1975), poetessa, giornalista e ballerina indiana. Nel 2006 ha vinto il Forward Prize per il suo libro di poesie d'esordio Paesi del corpo . Il suo libro di poesie Un dio alla porta è stato selezionato per il Forward Prize 2021 nella categoria della migliore raccolta di poesie.


venerdì 5 dicembre 2014

Galoppo d’amore

 

BILHANA

LEI CHE LE BRIGLIE REGGEVA

Oggi ancora di lei mi ricordo,
di lei che le briglia reggeva
durante la furia selvaggia
del nostro galoppo d'amore,
di lei che aveva il volto
ardente e pallido come la luna,
e del suo corpo sconvolto dal tremito
della follia, oh come mi ricordo
oggi di lei, piegata sotto il peso
del seno colmo e dei fianchi rotondi
e dei suoi folti riccioli arruffati:
come se fosse oggi mi ricordo.

(da Le 50 strofe del ladro d’amore – Traduzione di Luciano Luisi)

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Bilhana era un poeta del Kashmir, vissuto tra l’XI e il XII secolo. Secondo la leggenda, si innamorò della figlia del re Madanabhirama, la bella principessa Yaminipurnatilaka, con la quale intrattenne in segreto una passionale storia d’amore, come si può arguire da questa poesia delicata ma al contempo ricca di eros. Un giorno però vennero scoperti e BIlhana fu rinchiuso in prigione, dove scrisse il suo poema, il Caurapañcāśikā, ovvero “Le 50 strofe del ladro d’amore”. Ignota è la sorta che gli toccò: secondo alcuni fu esiliato, secondo altri morì in carcere, secondo la leggenda il re, commosso dalla lettura delle poesie di Bilhana, lo graziò e gli concesse la figlia in sposa. Quale sia stato il suo destino, la sua opera comunque non andò perduta: venne tramandata oralmente in tutte le regioni dell’India.

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India

DIPINTO © ARTNINDIA

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore non può rifiutare nulla all'amore.
CODICE D’AMORE




Bilhaṇa (XI secolo – XII secolo), poeta indiano della regione del Kashmir attivo alla corte di Vikramāditya VI Tribhuvanamalla (1076-1127), sovrano della dinastia Cālukya che all'epoca regnava sul Deccan. Le uniche informazioni sulla biografia di Bilhaṇa si ricavano dal suo stesso poema Vikramānkadevacarita.