venerdì 31 maggio 2019

L’ora esatta per tutta la vita


GIORGIO ORELLI

L’ORA ESATTA

In quest’alba che quasi non odora
di fieno e di letame
i padroni di tutto il Viale
della Stazione sono tre piccioni
partiti insieme da presso l’ardita
bottega ove si vende
l’orologio che segna
l’ora esatta per tutta la vita.

(da Poesie, Edizioni della Meridiana, 1953)

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“L’ora esatta per tutta la vita” è quella promessa dallo slogan di una marca di orologi, la Omega, in un negozio sul viale che porta alla stazione di Bellinzona. Il poeta ticinese Giorgio Orelli, portato, naturalmente non ama questa immobilità, questa promessa di un’invariabilità costante: preferisce quei tre piccioni che volano ignari del tempo.

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ELABORAZIONE GRAFICA CON PAINNT DI UNA FOOGRAFI DI EXTRAWURST

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche un paese orizzontale è bello, / se ci arrivi che piove sulle strade, sulle case che assuonano remote.
GIORGIO ORELLI, L’ora del tempo




Giorgio Orelli (Airolo, 25 maggio 1921 – Bellinzona, 10 novembre 2013), scrittore, poeta e traduttore svizzero di lingua italiana. La sua poesia, in parte appartenente al filone post-ermetico, a tratti avvicinata a quella Linea Lombarda, è ricca di grazia musicale e si caratterizza per una sua ironica ambiguità.


giovedì 30 maggio 2019

Un uomo, una donna


JOAN MARGARIT

BRINDISI

Più vicini di quanto nessuno suppone,
alziamo i due bicchieri.
Negli occhi dell’altro ognuno
trova la sua luce
In un istante, un uomo, una donna,
possono sbagliarsi.
Ma l’istante non tornerà mai più.


(da Si perde il segnale, 2013)

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Un uomo, una donna, l’attimo fuggente in cui riconoscono l’uno nell’altra la luce dell’amore: c’è tutta la teoria dell’innamoramento e del colpo di fulmine, dell’occasione da cogliere, in questi pochi versi del poeta catalano Joan Margarit.

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FABIAN PEREZ, “SUSSURRI”

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LA FRASE DEL GIORNO
Il linguaggio poetico non è quello che la gente pensa, dolce, sciocco. No: il linguaggio poetico è il più duro di tutti.
JOAN MARGARIT, El País, 24 gennaio 2019




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938) è un poeta, architetto ed ex professore catalano. Si definisce poeta bilingue catalano/castigliano, disdegna le correnti poetiche e considera il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.

mercoledì 29 maggio 2019

Quei bei giorni


FOROUGH FARROKHZAD

QUEI GIORNI

Se ne sono andati quei giorni
quei bei giorni
quei giorni freschi e intensi
quei cieli ricolmi di perline
quei rami carichi di ciliegie
quelle case appoggiate l’una all’altra
al verde riparo dell’edera
quei tetti di aquiloni giocosi
quei viali inebriati dall’odore delle acacie

Se ne sono andati
quei giorni quando
sgorgavano dalle mie palpebre,
come bolle colme d’aria,
le mie canzoni
il mio sguardo sorseggiava, come latte fresco,
tutto quanto scorgeva
come se vivesse tra le mie pupille
vivace lepre della felicità
al mattino, insieme al vecchio sole,
scendeva nelle piane sconosciute della curiosità
e alla sera si perdeva fra i boschi delle tenebre

Se ne sono andati
quei giorni innevati e quieti
mentre dietro la finestra,
nel tepore della stanza,
restavo incredula a guardare
la mia candida neve
cadere lenta come morbida peluria
sulla vecchia scala di legno
sul filo sottile dei panni
sui capelli di pini antichi
e pensavo a domani, ah domani,
bianca sagoma scivolosa

Domani
iniziava con il fruscio del velo della nonna
e la sua confusa ombra nel quadro della porta
che d’un tratto
si abbandonava nel freddo senso della luce
nella vaga scia delle colombe in volo
tra i colori delle vetrate
domani…
 
Assonnata dal tepore della stufa
lontano dagli occhi di mia madre
cancellavo rapida e audace
la firma della maestra
dai vecchi compiti

Quando cessava la neve
vagavo triste nel nostro giardino
e seppellivo i miei passeri morti
sotto i gelsomini arsi e spogli

Se ne sono andati
quei giorni d’incanto e stupore
quei giorni di sonno e di veglia
quando ogni ombra celava un segreto
ogni scrigno nascondeva un tesoro
ogni angolo del ripostiglio,
nella quiete del mezzogiorno,
pareva un mondo
e chi non temeva quel buio
pareva un eroe

Se ne sono andati
quei giorni di festa,
l’attesa del sole, l’attesa dei fiori
il fremito fragrante
del mucchio timido e silente
dei narcisi selvatici
che salutavano la città
nell’ultimo mattino d’inverno
e la voce dei venditori ambulanti
lungo i viali macchiati del verde
 
Il mercato era intriso dagli odori vaganti
l’odore acre del pesce e del caffè
il mercato, sotto i passi della gente,
si estendeva, si allargava e si mescolava
a ogni attimo del cammino
e roteava in fondo agli occhi delle bambole
il mercato era mia madre
che andava in fretta
verso tutto ciò che colorato fluiva
e tornava
con ceste piene e regali impacchettati
il mercato era la pioggia che cadeva,
cadeva e cadeva
 
Se ne sono andati
quei giorni di stupore dei segreti del corpo
quei giorni delle timide conoscenze
della bellezza azzurra delle vene di una mano
con un fiore
chiamava, oltre il muro,
l’altra mano
e piccole macchie d’inchiostro
sulle mani impaurite, confuse e tremanti
poi l’amore
svelarsi in un timido saluto
 
Tra il fumo e il calore del mezzogiorno
cantavamo nelle stradine polverose il nostro amore
conoscevamo l’ingenuo idioma del fiore messaggero
portavamo i nostri cuori
al giardino delle candide tenerezze
e li prestavamo agli alberi
e la palla, con i baci vaganti,
passava di mano in mano
era l’amore
quel sentore confuso nel buio dell’atrio
che d’improvviso accerchiava e rapiva
tra i respiri e i palpiti infuocati
tra i piccoli sorrisi rubati
 
Se ne sono andati
quei giorni,
come le piante marcite nel calore
si sono arse sotto i raggi del sole
e sono smarrite
quelle stradine ebbre dal profumo delle acacie
nel chiassoso tumulto di una strada senza ritorno
e la ragazza che tingeva le sue guance
coi petali dei gerani
ora, è una donna sola,
una donna sola.


(da Un’altra nascita, 1963 – Traduzione di Domenico Ingenito)
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I giorni dell’infanzia sono – anche per la poetessa iraniana Forough Farrokhzad – un’età dell’oro, un’Arcadia ormai perduta come tutti i paradisi: le piccole cose diventano quasi esperienze mitologiche (l’infanzia è tutta una scoperta, è il tempo dell’apprendimento, della visione del mondo attraverso quegli occhi innocenti che poi perderemo già entrano nell’adolescenza). Quei giorni infantili sono remoti ormai, perduti, e a Forough non restano ormai – nonostante non abbia ancora compiuto 30 anni – solamente rimpianto e disincanto.
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DIPINTO DI DONALD ZOLAN
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LA FRASE DEL GIORNO

Fa parte delle imperfezioni e delle rinunce della vita umana il fatto che la nostra infanzia debba diventarci estranea e cadere nell'oblio, come un tesoro sfuggito a mani che giocavano, e precipitato in un pozzo profondo.
HERMANN HESSE



FarrokhzadForough Farrokhzad (Teheran, 5 gennaio 1935 – Tafresh, 13 febbraio 1967), poetessa iraniana. Sfidando le autorità religiose, espresse con fermezza sensazioni e sentimenti della situazione femminile nella società iraniana degli anni cinquanta-sessanta, contribuendo al rinnovamento della letteratura persiana del '900. Morì in un incidente stradale tornado da una visita alla madre. La sua poesia fu vietata dalla rivoluzione islamica del 1979.

martedì 28 maggio 2019

E si fa tardi


CARLOS EDMUNDO DE ORY

DENISE

Quando metto le mani di metallo
le mie mani ruvide e sgraziate
nei tuoi folti capelli dove inizia
il tuo corpo che respira amore.

Quando le dita ti toccano tutta
per quanto sei alta dai piedi alla testa
senza che mi tremi il polso, amo l’opera
magnifica del tuo essere carnale.

E allora il tuo sguardo di quiete mi
lambisce e mi vince, pieno d’acqua,
e il tuo silenzio di donna mi brucia.

D’improvviso mi muovo e trasfiguro
il mio tocco scende sulla sottana
e ti spoglio e ti amo e si fa tardi.


(da I sonetti, 1963)

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Carlos Edmundo de Ory, poeta spagnolo originale e trasgressivo, visionario e sperimentale, dedicò numerose poesie alla sua prima moglie, Denise Brenilh: questo sonetto mescola la dolcezza dell’eros alla meraviglia dell’amore.

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OLGA BELIAEVA, “MOON LOVERS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Nessun amore si inventa, come nessun dolore.
CARLOS EDMUNDO DE ORY, Aeroliti




Carlos Edmundo de Ory (Cadice, España, 27 aprile 1923 - Thézy-Glimont, Francia, 11 novembre 2010​), poeta, saggista, epigrammista e aforista spagnolo, esponente del postismo, sintesi delle avanguardie del ‘900. Figlio del poeta modernista Eduardo de Ory, dopo aver viaggiato per l’Europa si stabilì ad Amiens come bibliotecario della Maison de la Culture.


lunedì 27 maggio 2019

Piccolo seme in corsivo


EMILY DICKINSON

QUESTO È UN GERMOGLIO DEL CERVELLO

Questo è un germoglio del cervello –
piccolo seme in corsivo – deposto
dal caso o da precisa volontà –
che lo spirito ha fruttificato –

Timido come il vento
nelle sue stanze, agile come lingua
di torrente, perché segreto fiore
dell’anima matura.

Pochi, quando lo trovano, gioiscono
lo porta a casa il saggio
curando attento il luogo
se venga un altro fiore.

Quando si perde, è quel giorno
il funerale di Dio,
sopra il suo petto un’anima che muore
è il fiore di nostro Signore.


(da Tutte le poesie, Meridiani Mondadori, 1997- Traduzione di Silvio Raffo)

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Che cos’è il “germoglio del cervello”, il “piccolo seme in corsivo” cui la poetessa statunitense Emily Dickinson eleva questa ode? Ma la poesia, naturalmente! Sboccia timidamente questo fiore dell’anima e viene a rallegrare i cuori sensibili, che sanno coglierne le sfumature e lo fanno proprio. Se non ci fosse, sarebbe ben cupa l’esistenza, sarebbe imprigionata nella grigia scatola del reale.

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FOTOGRAFIA © DOUBEL DUTCH INTERNATIONAL

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LA FRASE DEL GIORNO
Non quello che le stelle hanno fatto, ma quello che faranno, è ciò che fa durare il cielo.
EMILY DICKINSON, Lettera a Maria Whitney




Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.



domenica 26 maggio 2019

Cento corridoi nel cuore


CHARLOTTE BRONTË

UNA SOLA PAROLA IN UN MOMENTO

Una sola parola in un momento
può aprire cento corridoi nel cuore,
e le terre, le spiagge, le stagioni
che per salvaguardarsi la Memoria
aveva chiuso a chiave. Una parola
può opprimere quel cuore risvegliato,
vittima di rimpianti del passato.


(da Poesia n. 332 Dicembre 2017 - Traduzione di Silvio Raffo)

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”L'odore e il sapore delle cose rimangono a lungo depositate, pronte a riemergere” scriveva Proust: ricordi anche lontani vengono rievocati così, spesso da un odore, da un suono, o da una parola. Una circostanza casuale che fa tornare alla memoria un ricordo rimasto per anni sepolto nella mente – quella che si chiama “memoria involontaria” o “memoria di Proust” – e che qui diventa protagonista della poesia di Charlotte Brontë.

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FOTOGRAFIA © AMAMAK

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LA FRASE DEL GIORNO
Un ricordo incontaminato deve essere un tesoro squisito, una fonte inesauribile di puro ristoro.
CHARLOTTE BRONTË, Jane Eyre




Charlotte Brontë (Thornton, 21 aprile 1816 – Haworth, 31 marzo 1855), scrittrice inglese, nota soprattutto per il romanzo Jane Eyre. Le sue poesie, pubblicate insieme. quelle delle sorelle Anne ed Emily con lo pseudonimo di Currer, Ellis e Acton Bell, hanno un'ispirazione metafisica e visionaria.


sabato 25 maggio 2019

Come


IDEA VILARIÑO

COME ACCETTARE LA MANCANZA

Come accettare la mancanza
di linfa
di profumo
d’acqua
d’aria.
Come.


1968


(da No, 1980)

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Già, come? Non ha risposta questa domanda-poesia di Idea Vilariño: non sappiamo molte volte fare fronte alle difficoltà, all’inaridimento che la vita ci causa – come piante che vivono la drammatica stagione invernale, spoglie, rinsecchite, senza più fiori. Eppure prima o poi ritornerà una nuova primavera.

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ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so come dirti che cos’è la poesia è per me. È un modo di essere, del mio essere.
IDEA VILARIÑO




Idea Vilariño Romani (Montevideo, 18 agosto 1920 – 28 aprile 2009), poetessa, saggista e critica letteraria uruguaiana. Appartenne al gruppo della Generazione del ‘45 con Juan Carlos Onetti e Mario Benedetti. Le sue poesie sono spesso caratterizzate da una introspezione intima. Pur accettando i premi conferitili, rifiutò di rilasciare interviste, di fare promozione ai propri libri e di commentare la sua poetica.

venerdì 24 maggio 2019

Nei tuoi occhi


NIKIFÒROS VRETTÀKOS

GLI OCCHI DI MARGHERITA


Nei tuoi occhi ho trovato i libri che non ho scritto:
pianure, città, boschi, orizzonti, canali.
Le montagne imperiali della terra ho trovato,
coi tramonti e le nuvole purpuree. I grandi viaggi
che non ho fatto li ho trovati nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato gli amici sorridenti
che mi rubò la terra, l’erba, la neve, il buio.
Le frasi che mi direbbero, le ho trovate nei tuoi occhi.

Le croci non confitte in terra a battaglia finita,
lunghe file di anonime croci, da ogni parte,
croci di tutti i popoli, le ho trovate nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato la fine della guerra.
Sole e uccelli sui rami! Il mio mondo infantile
coi suoi disegni d’oro l’ho trovato nei tuoi occhi.

Ho trovato le tristi colline della patria
che si ergevano mute quasi udissero la mia voce.
Arrivo! Al mio urlo «Arrivo», il fremito leggero
degli umili corbezzoli, l’ho trovato nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato le notti che scorrevano
immensi fiumi di silenzio, come al tempo dei miei sei anni.
La luce astrale della pena l’ho trovata nei tuoi occhi.

Nei tuoi occhi ho trovato la gente che mi ricordava
e il mondo dell’infanzia che mi chiamava a nome.
La tenda della giustizia, la bontà che faceva cenno
ai monti di accostarsi, l’ho trovata nei tuoi occhi.

Ho trovato l’eternità del sole rinnovata.
L’erba, le stelle, l’alba. Mia madre vestita di bianco
come la Pace, l’ho trovata nei tuoi occhi.

Fosse tutto più semplice quaggiù, come il «buongiorno»
e la «buonanotte», o la luce all’alba sopra i vetri,
fosse tutto più semplice quaggiù, noi in questo mondo
avremmo una casa infinita. Saremmo angeli.
Il mio lamento eterno l’ho trovato nei tuoi occhi.


(da Il libro di Margherita, 1949 - Traduzione di Filippomaria Pontani)

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Nikifòros Vrettàkos vive nel ventennio tra il 1940 e il 1960 la disillusione provocata dal crollo degli ideali. Reagisce ritornando con nostalgia al passato, ad un tempo in cui viveva a Plumitsa: nel viaggio compiuto a ritroso il villaggio è visto come un’Arcadia, un paradiso terrestre all’ombra del Taigeto. Nelle poesie di questi anni spiccano l’ottimismo e la leggerezza, brillano il sole, la luce, l’amore. Margherita è l’incarnazione di questa terra natia vissuta nell’infanzia e nella giovinezza, è la personificazione della bellezza, dell’innocenza e dell’erotismo, è un faro che diffonde amore.

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ILLUSTRAZIONE DI THOMAS SALIOT
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LA FRASE DEL GIORNO
Mentre adesso guardando / tra la trasparenza del mondo / - tramite Te - le cose si avvicinano, / diventano più chiare, diventano trasparenti./ Adesso sono capace di esprimere / la sua armonia con una poesia.
NIKIFÒROS VRETTÀKOS




Nikifòros Vrettàkos (Krokeès, 1° gennaio 1912 – Plumitsa, 4 agosto 1991), scrittore e poeta greco. Partito per Atene alla scoperta del mondo, ne fu deluso. Prese parte in prima linea alla Seconda guerra mondiale e alla resistenza. Espulso dal Partito Comunista per il suo umanesimo di pace, visse in esilio la dittatura dei colonnelli. Tra le sue opere: Le smorfie dell’uomo, 1940, L’abisso del mondo, 1961, Itinerario, 1972, Protesta, 1974, Eliotropio pomeridiano, 1977, La filosofia dei fiori, 1988.


giovedì 23 maggio 2019

Un gallo facinoroso


GESUALDO BUFALINO

BESTIARIO

Un gallo facinoroso
è il sole dentro il tuo pugno:
fa subbuglio di piume d’oro.
Ma nella ingannevole acqua
delle tue palpebre piomba
un bruno falco, s’acquatta
un’atterrita colomba.


(da L'amaro miele, 1982)

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Il disinganno è padrone della vita di Gesualdo Bufalino: lo scrittore siciliano supplisce con un ironico disincanto a un mondo di inerzie e di noie, a quella Sicilia che “oscilla tra claustrofobia e claustrofilia”, per usare una sua definizione. Eppure, in questo amaro esistere, talora brilla qualche lampo, come la bellezza di una donna apparsa nella strada.

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FOTOGRAFIA © AMOLIFE

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LA FRASE DEL GIORNO
Ricordo male le donne belle: un viso che abbaglia impedisce l'osservazione tranquilla.
GESUALDO BUFALINO, Il malpensante




Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Insegnante, si rivelò tardi alla letteratura pubblicando nel 1981 Diceria dell'untore, con cui vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Il suo stile ricercato, ricco e  "anticheggiante" gli deriva dall’abilità linguistica e da una vasta cultura.


mercoledì 22 maggio 2019

Dimora delle conchiglie


GIUSEPPE CONTE

CHE COS’ERA IL MARE


Che cos’era il mare? Aveva
code d’acqua e zampe d’acqua tra le
rocce, levigava i ciottoli, faceva
sigle di luce sulla sabbia: era
profondo ma insensibile, si diceva, e
celibe, individuale, sterile.
In onde riottose o calme
maree saliva e discendeva, circondava
le terre, lui lunare, lui freddo, irriducibile
nel suo votarsi al movimento e all’aridità.
Le navi lo solcavano in lunghe scie.
Ora si è persa la memoria delle tempeste
e dei fari, dei velieri e dei transatlantici, dei
naufraghi, dei carichi di porpora e
di carbone, di Tiro, di Londra.
Era profondo ma insensibile, si diceva, dimora
delle conchiglie, delle famiglie dei
pesci, estinte, ora: aveva fondali viscidi, crateri e
alghe, e coralli.
Tagliava i promontori, reggeva le isole.
Giocava, lui muto, sprezzante, inservibile,
felice nei suoi movimenti
vitali.


(da L’Oceano e il ragazzo, Rizzoli, Milano, 1983)

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Protagonista di molti versi del poeta ligure Giuseppe Conte è il mare, che sempre ci attira e ci respinge, che porta la vita e la morte. Il mare si impone qui come una potente divinità in cui è passata la storia, da cui si è originata ogni forma esistente, estendendo,le parole del salmista: “Ecco il mare, grande e immenso, / dove si muovono creature innumerevoli, / animali piccoli e grandi. / Là viaggiano le navi / e là nuota il leviatano che hai creato perché vi si diverta”.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Nelle città senza mare chissà a chi si rivolge la gente per ritrovare il proprio equilibrio… forse alla Luna…
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BANANA YOSHIMOTO, Tsugumi




giuseppe_conteGiuseppe Conte (Porto Maurizio, Imperia 15 novembre 1945) è uno scrittore, poeta e traduttore italiano. Insegnante di filosofia e collaboratore di numerose riviste. Si è interessato, come studioso, ai procedimenti metaforici. La sua ispirazione poetica si affida al mito, dall’universo classico a quello druidico, da quello azteco a quello orientale.


martedì 21 maggio 2019

A che ora le api vanno a dormire


PIERLUIGI CAPPELLO

SERA


Le nove, la sera, e un poco il nero che ti sporca le mani
è tutta la terra passata di qui
a che ora le api vanno a dormire, pensi, ti chiedi,
premi il cavo del palmo sull’orlo del ginocchio
nel dirti senti come sono nuove le foglie
da quale maniera di essere solo sono volate
adesso guardi le cose come sono venute
come si sono fissate, quando nella tua persona
e appena pieghi la testa nel vuoto,
nella domanda a che ora le api vanno a dormire
quando sono passati il sapore di terra e le nuvole
davanti ai miei anni, insieme.

(da Assetto di volo. Poesie 1992-2005, Crocetti, 2006)
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Una sera come queste che ci avvicinano all’estate e si allungano fino a tardi, trovandoci stanchi - magari per qualche lavoro in giardino o nei campi. Una sera così è quella che racconta il poeta friulano Pierluigi Cappello, una sera di primavera in cui sostare a rimirare il tramonto ponendosi domande, giocando un po' con i pensieri e con il senso della vita.
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FOTOGRAFIA © DWS4.ME


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LA FRASE DEL GIORNO
Il futuro è quello che rimane, ciò che resta delle cose convocate nello scorrere dei volti chiamati.
PIERLUIGI CAPPELLO, Azzurro elementare




CappelloPierluigi Cappello (Gemona del Friuli, 8 agosto 1967 – Cassacco, 1º ottobre 2017), poeta italiano. La sua vita è stata gravemente segnata da un incidente stradale occorsogli quando aveva sedici anni: dallo schianto della sua moto contro la roccia uscì con il midollo spinale reciso e una perenne immobilità. Ha scritto numerose opere, anche in lingua friulana.


lunedì 20 maggio 2019

Una memoria di me


ALEKSANDR PUŠKIN

CHE T'IMPORTA DEL MIO NOME


Che t'importa del mio nome?
Esso morirà, come il triste rumore
Dell'onda, che batte contro una lontana riva,
Come un suono notturno in un profondo bosco.

Esso sul foglietto di un album
Lascerà una morta traccia, simile
Al ricamo di una iscrizione tombale
In una lingua sconosciuta.

Che c'è in questo nome? Da tempo dimenticato
Nelle agitazioni nuove e ribelli,
Alla tua anima esso non darà
Puri, teneri ricordi.

Ma nel giorno della tristezza, nella quiete,
Pronuncialo con nostalgia;
Di': c'è una memoria di me,
C'è al mondo un cuore nel quale vivo...


(Traduzione di Eridano Bazzarelli)
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"Che cosa c'è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo": riecheggia lo shakespeariano Romeo e Giulietta questa poesia dello scrittore russo Aleksandr Puškin. Eppure, c'è qualcosa nel nome che ne travalica l'essenza, che può riemergere improvviso un giorno da un album come un lontano ricordo e rinfocolare la nostalgia.
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EDOUARD MANET, “CHEZ LE PÈRE LATHOUILLE”
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LA FRASE DEL GIORNO
Due persone che iniziano ad amarsi ripetono l'una il nome dell'altra e spesso tornano con il pensiero a dire e ridire quel nome. Perché il nome è più che una parola: invoca ed evoca la presenza.
ERMES RONCHI, Il canto del pane




Aleksandr Sergeevič Puškin ( Mosca, 6 giugno 1799, – San Pietroburgo, 10 febbraio 1837) , poeta, saggista, scrittore e drammaturgo russo. Passò da un'iniziale fase romantica ad una successiva di più accentuato realismo, culminata nel romanzo Evgénij Onégin. Morì in duello, ucciso dal barone francese George D’Anthès.

domenica 19 maggio 2019

Il vento purpureo di domani


JAN SKÁCEL

IN CIELO


In cielo si raccoglie il vento,
il vento purpureo di domani,
e di nuovo l’amore,
di nuovo da tempo immemorabile
da lontano impedisce la morte.


(da Il colore del silenzio. Poesie 1957-1989, Metauro, 2004 – Traduzione di Anna Cosentino)

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Il cielo del tramonto si riempie di colori, è la dantesca “'ora che volge il disio / ai navicanti e 'ntenerisce il core”, i pensieri si concentrano sulla bellezza del fenomeno e sul fatto che un’altra giornata si chiude. È tempo che lascia propensi alla malinconia, alla nostalgia, ma anche alla speranza, al futuro, al sogno, all’amore, che – come nota il poeta ceco Jan Skácel – aiuta a vivere.

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DIPINTO DI RICHARD BLUNT

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono solo  un poeta, un radar sotto i tigli. Non sta a me rispondere. Io domando.
JAN SKÁCEL




Jan Skácel (Vnorovy, Moravia, 1922- Brno,1989), poeta ceco, fu costretto dal regime comunista a lasciare il giornale di cui era redattore. Dopo la Primavera di Praga, smise di pubblicare in Cecoslovacchia: la censura sovietica proibì i suoi libri, che apparvero sotto forma di samizdat.

sabato 18 maggio 2019

Squame smarrite


RUTGER KOPLAND

IN PUGLIA


C’erano cose silenziose e sottili, in Puglia,
squame smarrite di un mondo come
rimane quando dèi e uomini lo
abbandonano, aride squame di pelle vecchia.

Volevo vedere qualcosa, vidi gli avanzi del giorno
nei campi ocra roventi, nelle pietre di ruggine,
gli avanzi della notte tra la cenere di olive riarse,
nell'ambra nera della lava sotto la luna, gli avanzi
di una veduta lapislazzuli di cielo e mare.

Volevo vedere qualcosa perché cercavo un tempo,
un luogo, parole insomma in quelle squame,
quella pelle di antichissima madre, di rinsecchita
nutrice, la sua pelle su cui cresce il caos e
dilania le parole per il tempo e il luogo.

Cose così silenziose e sottili, il ritorno alla polvere.


(da Utensili pazienti, 1993 - Traduzione di Giorgio Faggin e Giovanni Nadiani)

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Dal mio viaggio in Puglia riportai la sensazione di una terra ancestrale, con la storia nelle pietre, nei campi di finocchietto selvatico e menta, nei grandi oliveti sotto il sole che ardeva la terra. Mi inebriai del bianco dei muri di Ostuni, Locorotondo e Alberobello, dell'azzurro del mare di Bari, di Egnazia, di Manfredonia. Tutte sensazioni riportate alla luce da questi versi del poeta olandese Rutger Kopland.

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FOTOGRAFIA © MARTIN DE LUSENET/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
L’intera Puglia è terra di passaggio di venti e di nuvole che galoppano tra mare e mare. La vite, l’olivo e il mandorlo sono le piante della Puglia, e anche la sua principale ricchezza.
GUIDO PIOVENE




Rutger Kopland, pseudonimo di Rudi van den Hoofdakker (Goor, 4 agosto 1934, – Glimmen, 11 luglio 2012), poeta olandese. Ottenne grande popolarità per il suo stile accessibile, premuroso, la sua leggera ironia, il suo sentimentalismo.


venerdì 17 maggio 2019

Non odi l’usignolo


EUGÉNIO DE ANDRADE

POESIE SOLARI, IV


Appoggi il viso alla malinconia e nemmeno
odi l’usignolo. O è l’allodola?
Reggi male l’aria, diviso
tra la fedeltà che devi

alla terra di tua madre e all’azzurro
quasi bianco dove l’uccello si perde.
La musica, diciamo così,
è sempre stata la tua ferita ma anche

è stata esaltazione sulle dune.
Non odi l’usignolo. O l’allodola.
È dentro di te
dove tutta la musica è uccello.


(da Bianco nel bianco, 1984)

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I versi del poeta portoghese Eugénio de Andrade hanno la limpidezza del paesaggio mediterraneo, il biancore secco dei paesi del sud: ricrea un'atmosfera bruciata dall’estate, in cui si esaltano i sensi. Qui, nel sole del Fundäo, la terra dove passò l’infanzia, rievoca quel tempo come un retaggio ancestrale in cui il vento e la luce sembrano divorare ogni cosa, anche il canto dell’usignolo – o dell’allodola – che è però ben saldo nella memoria: “Scrivo per portare alla bocca / il sapore della prima / bocca che baciai tremante. / Scrivo per arrivare / alle origini. / E tornare a nascere”.

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FOTOGRAFIA © WALLUP

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LA FRASE DEL GIORNO
Respiro la terra nelle parole, / nel dorso delle parole / respiro / la pietra fresca della calce.
EUGÉNIO DE ANDRADE




Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Póvoa do Atalaia, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una "poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.

giovedì 16 maggio 2019

La strada


OLAV H. HAUGE

LA TUA STRADA

Nessuno ha segnato la strada
che tu devi percorrere
verso l’ignoto,
verso l’incerto.

Questa è la tua strada.
Solo tu
puoi percorrerla. E non
puoi tornare indietro.

E non segni la strada,
nemmeno tu.
E il vento cancella le tue impronte
sulla montagna deserta.


(da La terra azzurra, Crocetti, 2008 – Traduzione di Fulvio Ferrari)

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Il percorso di vita appare talvolta ineluttabile, impossibile è modificarne il corso con le proprie forze, con le proprie scelte. Addirittura, anche le scelte che compiamo sembrano esse stesse segnate in anticipo, previste. Non ci resta che accettare questo fatalismo, questo determinismo – ci suggerisce il poeta norvegese Olav V. Hauge – e continuare la nostra strada cercando di percorrerla al meglio.

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DAVID POTT, “UOMO CHE CAMMINA LUNGO LA SPIAGGIA (STUDIO)”

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LA FRASE DEL GIORNO
Devi scalare la montagna se devi attraversarla.
OLAV V. HAUGE




Olav Håkonson Hauge (Ulvik, 18 agosto 1908 – 23 maggio 1994), traduttore e poeta norvegese. Giardiniere, uomo di grande cultura, tradusse in lingua nynorsk Blake, Brecht, Celan, Hölderlin e Sylvia Plath. La sua è poesia modernista, che invade il territorio della poesia concreta.


mercoledì 15 maggio 2019

Sponda di fiume


SÉAMUS HEANEY

BROAGH

Sponda di fiume, le lunghe porche
che sfociavano in distese di acetosa
e in un sentiero alberato
giù verso il guado.

Il terriccio del giardino
si guastava facilmente, l’acquazzone
che riempiva l’impronta del tuo calcagno
era la nera O

di
Broagh,
il suo basso rullio
tra i sambuchi battuti dal vento
e le foglie del rabarbaro

finiva quasi
all’improvviso, come quell’ultima
gh che gli stranieri faticavano
a pronunciare.


(da Wintering Out, 1972, in Traversare l’inverno, Capelli, 2019 – cura e traduzione di Marco Sonzogni)

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Tra il 1969 e il 1971 il poeta irlandese Séamus Heaney vive un anno sabbatico all’università di Berkeley, in California. La sua poesia, per sua stessa ammissione, “si libera”, in essa “ci sono segni di rilassamento, lo spirito della California, un movimento più rilassato del verso”. Paradossalmente la sua tematica si ancora di più nelle radici del territorio irlandese, ne scavano addirittura la topografia e la lingua, in Toome, in Anahorish e in questa Broagh, che è in gaelico, la riva del fiume.

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FOTOGRAFIA © DKENNEDY632/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Fra medio e pollice / Quatta quatta sta la penna. / Sarà la mia vanga.
SÉAMUS HEANEY, Nord




Séamus Heaney (Castledawson, 13 aprile 1939 – Dublino, 30 agosto 2013), poeta irlandese, massimo rappresentante contemporaneo del rinascimento poetico irlandese. Ottenne il Premio Nobel per la letteratura nel 1995 “per gli impianti di bellezza lirica e di profondità etica, che esaltano i miracoli giornalieri e la vita passata”.


martedì 14 maggio 2019

Per noi due


GHIANNIS RITSOS

QUESTE MINIME COSE

Queste minime cose
per noi due
come son grandi.
Tutte.

(da Corpo nudo, in Erotica, Crocetti, 1981 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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Minime cose, piccoli dettagli o particolari insignificanti, eppure spesso a questo si legano le grandi storie d’amore, costituiscono – come dice il poeta greco Ghiannis Ritsos – l’essenza stessa di quell’amore, venendone ingigantite agli occhi degli amanti mentre restano minute agli occhi della gente.
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RENÉ MAGRITTE, “I VALORI PERSONALI”, 1982, SAN FRANCISCO, SFMOMA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ovunque tu sia / mi sei accanto. / Stringo la tua cintura / alla mia vita. / Mia profonda fierezza.
GHIANNIS RITSOS, Erotica




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


lunedì 13 maggio 2019

Una stazione


FATOS ARAPI

LA VITA


La vita è una stazione di partenze e di arrivi.
Viaggiamo di continuo,
Tenendo nelle mani il nostro bagaglio inseparabile,
Una piccola valigia
Di sforzi, assalti e ricordi.


(da Poema dhe vjersha, 1966)

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La vita assomiglia davvero a una stazione ferroviaria, come dice il poeta albanese Fatos Arapi: siamo in un continuo viaggio, dove portiamo con noi il nostro bagaglio di esperienze, le amarezze e le gioie, le fatiche e i riposi, la memoria che ci accompagna come un diario…

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ALFRED STIEGLITZ, “NEW YORK, GRAND CENTRAL STATION”

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LA FRASE DEL GIORNO
Le nostre valigie erano di nuovo ammucchiate sul marciapiede; avevamo molta strada da fare. Ma non importava, la strada è la vita.
JACK KEROUAC, Sulla strada




Fatos Arapi (Zvërnec, 19 luglio 1930 – Tirana, 11 ottobre 2018), poeta, romanziere, traduttore e giornalista albanese, considerato il più importante poeta del Novecento in patria. Dal 1973, dopo le critiche del regime al Dramma di un anonimo partigiano, non pubblicò più fino al 1989.


domenica 12 maggio 2019

Una scala di cristallo


LANGSTON HUGHES

LA MADRE AL FIGLIO


Bene, figliolo, te lo dirò:
la vita per me non è stata una scala di cristallo.
Ci furono chiodi
e schegge
ed assi sconnesse,
e tratti senza tappeti sul pavimento
nudi.
Ma per tutto il tempo
seguitai a salire
e raggiunsi i pianerottoli,
e voltai angoli
e qualche volta camminai nel buio
dove non era spiraglio di luce.
Così, ragazzo, non tornare indietro.
Non fermarti sui gradini
perché trovi ardua l'ascesa.
Non cadere ora
perché io vado avanti, amor mio,
continuo a salire
e la vita per me non è stata una scala di cristallo.


(da The Collected Poems of Langston Hughes, 1994)

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È la giornata della Festa della Mamma: con la bella e famosa poesia di Langston Hughes onoriamo l’insegnamento di tutte le mamme e tutti i sacrifici che hanno compiuto per crescerci ed educarci: fare tesoro della loro lezione di vita è il modo migliore per celebrarle.

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MARY CASSATT, “MADRE E FIGLIO (IL BACIO DELLA BUONANOTTE)”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto ciò che sono, o spero di essere, lo devo a quell’angelo di mia madre.
ABRAHAM LINCOLN, citato in J.G. HOLLAND, La vita di Abraham Lincoln




James Mercer Langston Hughes (Joplin, Missouri, 1º febbraio 1902 – New York, 22 maggio 1967), poeta, scrittore, drammaturgo e giornalista statunitense. Si affermò già con la sua prima raccolta poetica, Weary blues, del 1926, come uno dei migliori poeti della tradizione popolare. È noto soprattutto per i suoi ritratti penetranti e vivaci della vita degli afroamericani negli Stati Uniti, dagli Anni Venti agli Anni Sessanta.


sabato 11 maggio 2019

La bellezza di un albero


CHOI JEONGRYE

IL BOSCO

Conduce anche agli altri alberi
il sentiero che porta a un albero?
Arriva fino a tutti i magnifici alberi
infine?
La bellezza di un albero
assomiglia alla bellezza di un altro albero.

Verde tremore
senza inizio e senza fine,
di chi sei l’ombra,
momentaneamente?

(da Instances: Selected poems, Parlor, 2011)

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La bellezza del bosco è la sua maestosa varietà nell’uniformità: vi sono piante simili e altre che differiscono per un qualche particolare. La poetessa sudcoreana Choi Jeongrye è attratta da questo senso estetico quasi religioso – lo zen è appunto tra i principi basilari della sua poetica. Un po’ come il Baudelaire delle “Corrispondenze” nei Fiori del male: “La Natura è un tempio dove incerte parole / mormorano pilastri che sono vivi, / una foresta di simboli che l'uomo / attraversa nei raggi dei loro sguardi familiari”.

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FOTOGRAFIA © FREE PHOTOS/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
So che gli alberi mi guardano, mi curano e mi proteggono con la loro presenza silenziosa, col loro amore senza parole. Non sanno nulla di me, ma sono disposti a distendere le loro braccia sopra di me e sopra ciascuno
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PIETRO CITATI, L’armonia del mondo




Choi Jeongrye (Hwaseong, 1955), poetessa sudcoreana. Laureatasi all’Università di Seul in lingua e cultura, insegna nella scuola media e superiore. La sua poetica, basta sulla dottrina zen, cerca di comprendere il mondo nei rapporti con gli altri e nel recupero della memoria.


venerdì 10 maggio 2019

La felicità talvolta


ESTELA SMANIA

SIAMO RIMASTI SOLI


Siamo rimasti soli.
Mille notti sono state
più di mille.
Siamo invecchiati
fianco a fianco
con i ricordi.
Si incrociava la felicità
         talvolta
come un lampo.


(da Elegia per E., 2018 – dal blog Emma Gunst)
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Il tempo fugge, la vita passa, e come il Bufalo Bill della canzone di Francesco De Gregori, “vent’anni sembran pochi / poi ti volti a guardarli e non li trovi”: così traccia il resoconto di una vita la poetessa argentina Estela Smania. Quello che resta sono ricordi, momenti nel tempo, che talora riconosciamo brillare come istanti felici.
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LEONARD McCOMBE, “CENTRAL PARK, NEW YORK, 1961”

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LA FRASE DEL GIORNO
Che cos’è in definitiva scrivere se non cercarsi?
ESTELA SMANIA




Estela Nanni de Smania nota come Estela Smania (Paraná, 1942), poetessa argentina. Avvocato e notaio, ha pubblicato numerosi libri di letteratura infantile e raccolte poetiche.


giovedì 9 maggio 2019

Quale cielo t’ha baciata


GHIORGOS THÉMELIS

IN QUALE MARE

In quale mare
quale cielo
t’ha baciata

I tuoi capelli forano
il cuore del vento
come gli alberi come i viaggi

La tua mano come un sorriso
come voce dell’acqua
come candida dalia di fanciulla

Dovunque tu guardi
appare il tuo volto
il tuo sguardo
scende da mille
fiori

Guarda piuttosto
l’ombra che scende
il cavaliere della pioggia
il sorriso
del buon Dio


(da Poesia greca contemporanea, 1968 - Traduzione Di Cristino G. Sangiglio)

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Il poeta greco Ghiorgos Thémelis mosse dal simbolismo e dal surrealismo ed è chiara la loro influenza in questi versi in cui la consueta ricerca di catturare un mondo che gli sfugge , quell’espressione dello “sforzo di esistere” (di quello che Pavese definì “il mestiere di vivere”) si manifesta attraverso la personificazione della donna amata con la natura e i suoi elementi, con il desiderio di “ritrovarci interi nell’amore”.
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DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Qualcosa che resti del tuo sguardo / nel mio sguardo, come ombra. / Intrecciando le mie palpebre con le tue / in uno sguardo chiuso per vedere diversamente.
GHIORGOS THÈMELIS




Ghiorgos Thémelis (Samo, 23 agosto 1900 – Salonicco, 17 aprile 1976), poeta, saggista e drammaturgo greco. Insegnante liceale, animò con riviste l’ambiente culturale macedone. La sua poesia è caratterizzata da un’inquietudine di fondo e da una tensione esistenziale.




mercoledì 8 maggio 2019

Stringiti a me


EDWARD ESTLIN CUMMINGS

DATO CHE IL SENTIMENTO

Dato che il sentimento viene prima
chi presta attenzione
alla sintassi delle cose
non ti bacerà completamente;

essere del tutto folli
mentre la primavera è nel mondo

il mio sangue è d’accordo
e i baci sono un destino migliore
della saggezza
signora per tutti i fiori te lo giuro. Non piangere
– il miglior gesto del mio cervello è meno
dello sbattere delle tue palpebre che dice

che siamo fatti l’uno per l’altra: ridi
piuttosto, stringiti a me
perché la vita non è un paragrafo

e nemmeno – io credo – la morte una parentesi


1926


(da Is 5, 1926)

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“Vivamus, mea Lesbia, atque amemus”: viviamo, mia Lesbia, e amiamo… comincia così il Carme quinto di Catullo. La stessa forza dell’amore e della vita ritrovo in questi versi del poeta statunitense Edward Estlin Cummings. Anche la conclusione è identica a quella del poeta latino: “I giorni che muoiono possono tornare, / ma se questa nostra breve luce muore / noi dormiremo un'unica notte senza fine”.

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DIPINTO DI RICHARD BLUNT

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LA FRASE DEL GIORNO
I veri innamorati in ogni evento dei loro cuori / vivono più a lungo di tutto e di chiunque.
EDWARD ESTLIN CUMMINGS, 1x1




Edward Estlin Cummings,  noto anche come e.e. cummings (Cambridge, 14 ottobre 1894 – North Conway, 3 settembre 1962),  poeta, drammaturgo, scrittore e saggista statunitense. È celebre per il suo uso poco ortodosso delle maiuscole e delle regole della punteggiatura, e per il fatto di servirsi delle convenzioni sintattiche in modo avanguardista e innovativo.


martedì 7 maggio 2019

Centenario di Boris Sluckij


Boris Sluckij nacque a Slavjansk, in Ucraina, il 7 maggio del 1919. Di famiglia ebrea, fu poeta sovietico, ma in bilico tra l’adesione mai entusiastica all’ufficialità dell’URSS e una visione critica di essa, soprattutto lontana dalla retorica del periodo staliniano, e per questo apprezzato da Iosif Brodskij, che fu suo amico. Dopo una formazione giuridica e letteraria, si arruolò con l‘armata russa allo scoppio della guerra, restando anche ferito. La Seconda guerra mondiale non può che essere dunque il suo tema prediletto, trattato con stile prosastico e disadorno. Con il passare del tempo, le sue riflessioni si fanno più private, indagano sullo scorrere del tempo e sulla vita, fino agli ultimi versi, dedicati alla moglie morta.

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IL POETA

Molto sconnesso.
Molto smemorato.
China cupo la testa sgraziata,
si offende e ammutolisce
e, come pane secco, si imbibisce
del tè dei suoi pensieri poco allegri.

Silente, meditante, mesto, triste,
fiacco nelle amicizie,
a socializzare – ostico.
Ogni suono gli fuoriesce di gola
con una sorta di scrocchio.

Qualcosa vezzeggia e accumula.
Una scintilla, dentro, gli balugina.
Se si accalora, incattivisce.
Tra un poco dice.
Tra un po’ dirà quella certa parola
che, trasportando da maligna ispirazione,
lettera per lettera ha assemblato.

Su ogni cosa, appunto, ha risparmiato
per fare uscire una parola novella.
Eccola avvitata o coltivata – e con quella
egli qualcosa ha illuminato, espresso.
Diventerà più buono, adesso.

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PRIMA NEVE

Mi leverò al mattino
tra il ridere pacato dei cristalli
di neve. Cadi, cadi, allegra, buona
Prima neve,
tu sei la prima, sei la prima neve.
I bambini nati in primavera
e gli uccelli non ti conoscevano.
Anch'io sono stupito dal biancore
anch'io stupisco di quest'aria nuova:
nella vecchia città palpita adesso
un che di fresco, come di boschivo.


(da Il sesto cielo e altre poesie, Passigli, 2013 - Traduzione di Alessandro Niero)

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LA FRASE DEL GIORNO
Finché piangono sulle poesie, / finché le denigrano sui giornali, / finché le nascondono in un cassetto lontano, / finché sono destinate ai lager – / fino a quel momento non si è impoverita, / non ha smesso di risuonare la nostra causa.
BORIS SLUCKIJ




Boris Abramovič Sluckij (Slavjansk, Ucraina, 7 maggio 1919 - Tula, 23 febbraio 1986). Poeta russo, studiò a Char’kov e a Mosca. Ebbe formazione giuridica e letteraria. Allo scoppio della guerra contro i nazisti, partì volontario per il fronte, dove fu ferito. Ricoprì l’incarico di commissario politico e fu anche corrispondente per i giornali. La sua è una poesia fortemente prosastica, vicina al linguaggio parlato.


lunedì 6 maggio 2019

D’un giardino io parlo


PAUL ÉLUARD

IO NON SONO SOLO

Carica
di frutti, lievi al bacio
Ornata
di fiori di mille colori
Gloriosa
tra le braccia del sole
Gioiosa
del canto d'un usignolo
Golosa
a una stilla di pioggia
Più bella
del cielo al mattino
Fedele

D'un giardino io parlo
E sogno

Ma io, appunto, amo


(da Io non sono solo, 1939)

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La donna – l’innamorata – è al centro dell’universo poetico di Paul Éluard, incarna il tramite tra la realtà e il sogno, è il solo mezzo per comprendere. Qui diventa un meraviglioso giardino di fiori e di luce, dove la pioggia stilla arcobaleni e melodiosi cantano gli usignoli. E l’amore è il mezzo per interagire con la donna, come attraverso uno specchio di sogno.

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DIPINTO DI VLADIMIR VOLEGOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Per averne conosciuto il fondo / Io servo la forma dell'amore /Non è mai la stessa .
PAUL ÉLUARD, Corpo memorabile




Paul ÉluardPaul Éluard, pseudonimo di Eugène Émile Paul Grindel (Saint-Denis, 14 dicembre 1895 – Charenton-le-Pont, 18 novembre 1952), poeta francese, è stato tra i maggiori esponenti del movimento surrealista.


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