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giovedì 24 novembre 2022

New York, città intima


YOLANDA BEDREGAL

L'AUTUNNO DEI TUOI PARCHI NEW YORK

Chi ha cantato, New York, la dolcezza dei tuoi parchi in autunno?
Chi ha sentito il fruscio dei tuoi baci d'oro
quando l'albero ossuto ha lasciato cadere le foglie
brune nella fucina del ventre della roccia?
Ogni foglia che cade non è forse un tuo pensiero?
Città, perché la gente ti guarda con stupore
come se fossi un mostro dagli occhi milionari?
Perché tutti ti cercano nell’elevazione dell’acciaio
e nessuno nella dolcezza dei tuoi parchi in autunno?

Ho percorso da sola i tuoi grandi viali,
dimenticando la tua severa struttura metallica,
sottomessa solo alla terra su cui posi;
avevi tanta nostalgia di uno sguardo umano
che la terra sorrideva sentendo che la amavo.
Forse è per questo, città di New York,
che ti ho sentito mia, come una fata madrina
quando, attraversando i tuoi parchi, le foglie mi seguivano
con un mormorio profondo, muto tra i rumori,
mettendo a tacere la loro angoscia di soli infranti.

Ho amato la tua erba secca quando soffiava il vento
dei primi freddi in caduta verticale.
Ho amato i secchi filari di tronchi spogli
che sembravano bambini affamati in casa
di un avaro magnate, o lavoratori congelati
nello sciopero forzato da giorni senza pane.
Città, quanto ti amo pensando alla tua nebbia!
È così che sei più intima e più tu,
con gli occhi chiusi davanti a un cielo arancione,
inviando il tuo messaggio al fiume in cui si culla
la commovente lacrima dell'esistenza umana.
Città, ti conosco perché ti ho baciato i piedi
nell'erba gialla del tuo parco muto.

Città, ho visto i tuoi alberi scrivere geroglifici
sulla pagina aperta del cielo biancastro
fini tracce scure di segno terreno
e poi ho udito il canto liturgico degli esseri
che in solenne processione dimorarono nelle tue viscere.

Ho visto sulle tue fredde banchine galleggiare le grandi navi,
e anche la vela più alta a stelle e strisce,
dall'acqua sorgeva il tuo cuore nascosto;
ed era solo l'ombra della mia mano nell’addio
che accarezzava la carena gravida dei tuoi viaggi.

Ho visto i tuoi ponti scavalcare il tumulto della gente,
ragnatele giganti di meditazione.

Ho sentito nella notte la tua voce intima gonfia
di un respiro caldo come un seno sognante.
Mi sono sentita piccola nella tua rete di luci
(ma c'era Aladino a guidare i miei passi)
e mi hai dato ombre, riflessi, folla, solitudine.

New York, città intima, come ho saputo amarti
negli angoli lontani dove sei più tu!

Chi ha cantato, New York, la dolcezza
autunnale dei tuoi parchi?
Dammi quella voce amica per continuare a chiamarti
forte nel nobile flusso del tuo Hudson.
Dammi quella voce amica per continuare a chiamarti
nell'erba arida che i tuoi sandali dorano.
Dammi il vento dei moli, la mano dei tuoi ponti.

New York, continuo ad amarti nei tuoi parchi
come un'altra foglia bruna nel tuo vento d'autunno.

(da Nadir, 1950)

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Il fascino dell’autunno e la bellezza di New York: la poetessa boliviana Yolanda Bedregal coniuga la dolcezza dei parchi colorati dalla stagione e le meraviglie di una delle città più amate del mondo. Un’attestazione di amore che abbraccia Central Park e il ponte di Brooklyn più che l’elevarsi dei grattacieli, più vicina alla terra che al cielo, più aderente all’umanità che all’economia.

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FOTOGRAFIA © RALF CHANG/PEXELS

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   LA FRASE DEL GIORNO   

L’autunno a New York porta la promessa di un nuovo amore.
VERNON DUKE




Yolanda Bedregal de Cónitzer (La Paz, 21 settembre 1913 - 21 maggio 1999),  poetessa e scrittrice boliviana, nota anche come Yolanda di Bolivia. La sua poesia, affine agli inizi al Simbolismo, esalta i sentimenti comuni agli esseri umani con linguaggio chiaro e preciso, virando verso una visione più religiosa


domenica 14 marzo 2021

Dal tuo corpo


EDUARDO MITRE

L’ASSENTE

Gli uccelli migrano
ma rimangono qui
l’albero e il tempo.

Ho paura.

Ci sono molti trabocchetti
e poca luce
nel ricordo.

Ho paura.

Che peccato, amore,
che la tua presenza
dipenda tanto dal tuo corpo.

(da Versi d’autunno, 1993)

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L’assenza, la lontananza della persona amata, è uno dei motori più potenti della poesia universale dai tempi in cui Penelope attendeva il ritorno di Odisseo (be’, lui un po’ meno, intanto se la spassava). Il poeta boliviano Eduardo Mitre tesse questi versi in cui il ricordo si dimostra un falso amico e l’assenza una vera mancanza fisica.

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RACHAEL McCAMPBELL, "DIPINTO PER UN'ASSENZA"

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è, come l’amore e l’amicizia, un’esperienza, uno stato di grazia comune a tutti.
EDUARDO MITRE, Crepusculo en Sirio, 4 novembre 2014




Eduardo Mitre (Oruro, 1943), poeta, saggista, critico letterario e traduttore boliviano. Laureatosi a Pittsburgh con una tesi su Vicente Huidobro, ha insegnato letteratura a New York, alla Columbia University e alla St. Johns University. Le sue poesie  hanno uno stile rigoroso e incisivo, chiaro e immediato.


sabato 16 giugno 2018

Mente l’anima


PAURA RODRÍGUEZ LEYTÓN

SCRICCHIOLA COME LEGNO SECCO

Scricchiola come legno secco l’anima.
Raggrinzisce come un fazzoletto.
Dipinge il suo viso con un altro viso.
Mente l’anima.
Finge una voce che non c’è.
Scoppia come un vulcano.
Fugge.

(da Come vecchie monete sulla terra, 2012)

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Citando l’aforista francese Xavier Forneret,  “l'uomo ha nel corpo un abito d'arlecchino: la sua anima”. Eccola qui in una fase di timoroso rientro in sé, l’anima della poetessa boliviana Paura Rodríguez Leytón, tra amore e dolore, in fuga dall’emozione e in cerca della parola: “Che sarà dell’anima che ignoro, / che non vedo, / che è come le mie ossa'? // Forse avrà modo di arrivare all’acqua / di rompere i muri senza frastuono? // Fugge la parola come un uccello spaventato / scompare / come scompaiono i suoi misteriosi ossicini”.

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Vladimir Kush

DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio poesia per le mie dita / per lavarmi i piedi. / Per spogliarmi di me / e parlarmi da lontano.
PAURA RODRÍGUEZ LEYTÓN, Pesce di pietra




Paura RodriguezPaura Rodríguez Leytón (La Paz, 1973), poetessa boliviana, ha pubblicato L’albero e l’argilla blu (1989), Riti di viaggio (2004); Pesce di pietra (2007), Come vecchie monete sulla terra (2012) e Svelando il mistero dell’erba (2014). La sua poesia è una ricerca sul percorso tra l’animalità umana e il trascendente.


lunedì 9 aprile 2018

Elogio del silenzio


JESÚS URZAGASTI

ELOGIO DEL SILENZIO

Il silenzio viene da molto lontano
per sentirlo devi penetrare nella densità dell’origine
toccare la materia che sfugge dai suoi gravi enigmi
sorprendere la quiete nascosta nel movimento
mettere sotto chiave il brusio ineguale del destino.
Con una parola puoi nominarlo
e sfiorarlo con il pensiero
ma nel suo instabile e vasto regno
nessuno entra se non a piedi scalzi.
Si installa dove il tempo si arresta
estraneo a ombre e luci
e se a un tratto svanisce
il ribollente mondo rimane attonito.
Nessuno sa perché la musica dell’universo
è l’altra faccia del silenzio
tutti ignorano su che cosa si fonda
un tale sortilegio senza partitura.
Porto di uscita e di arrivo
profondità che non si appanna sulle alture
specchio invisibile della solitudine
che abita in tutti gli angoli del corpo
qualcosa di ancora più puro è il silenzio
quando per il tanto meditare sull’immensità
che non ha mai un posto
ti arrendi e ne senti la mancanza.

(da Poesia, 272, Giugno 2012 – Traduzione di Claudio Cinti)

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Il silenzio è merce rara in questi tempi: sembra che vogliamo colmare il nostro vuoto interiore riempiendo di suoni il silenzio; fateci caso: c’è musica negli ascensori e nei parcheggi degli ipermercati e dove non c’è musica spesso intervengono i rumori della città. Eppure il silenzio è di chi medita, è di chi crea e, come dice il poeta boliviano Jesús Urzagasti, “Il silenzio non dichiara un’impossibilità, al contrario, stabilisce una certezza di altro ordine”.

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Solitudine

IMMAGINE © SIIR FM

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LA FRASE DEL GIORNO
il poeta è quel bambino che, messo di fronte alla solitudine, oscilla senza tristezza tra la follia e la lucidità.
JESÚS URZAGASTI, Poesia, 272 – Giugno 2012




jesus-urzagastiJesús Urzagasti Aguilera (Campo Pajoso, 15 ottobre 1941 – La Paz, 27 aprile 2013), narratore e poeta boliviano, è celebre soprattutto per i romanzi Tirinea (1967) e Nel paese del silenzio (1987).


martedì 30 maggio 2017

Nodo dei corpi


YOLANDA BEDREGAL

NODO

Nodo dei corpi
fugace piacere
che lega la nostra polvere
all'eternità

Nel solco umido
cade il seme,
e aggiunge al mondo
un nuovo anello

Nodo dei corpi
fugace piacere
…la catena continua…
con tanto dolore.

(da Echi, 1940)

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Il nodo è la fusione dei corpi che, al di là del fugace piacere sessuale, consente di sublimare la nostra caduca forma umana in qualcosa di superiore: Yolanda Bedregal, una delle più grandi voci poetiche boliviane, coglie con queste immagini il superamento, per quanto effimero, del nostro essere limitati.

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Superphazed

ILLUSTRAZIONE © SUPERPHAZED / DEVIANT ART

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore esiste solo al limite del bacio. / E poi? Al limite del sogno.
YOLANDA BEDREGAL




Yolanda Bedregal de Cónitzer (La Paz, 21 settembre 1913 - 21 maggio 1999),  poetessa e scrittrice boliviana, nota anche come Yolanda di Bolivia. La sua poesia, affine agli inizi al Simbolismo, esalta i sentimenti comuni agli esseri umani con linguaggio chiaro e preciso, virando verso una visione più religiosa


sabato 22 agosto 2015

Emma Villazón Richter

 

È scomparsa il 19 agosto nell’ospedale di El Alto la poetessa boliviana Emma Villazón Richter: poche ora prima all’aeroporto era stata colpita da un aneurisma cerebrale mentre si apprestava a ritornare in Cile, dove seguiva un dottorato. Era nata a Santa Cruz nel 1983. Della poesia raccontava in un’intervista del 2007: “Non so se scrivere poesia mi serva a migliorare il mio rapporto con gli altri nella mia vita privata, ma penso che comunque mi permette di riflettere sulle esperienze che ho vissuto. Forse invece di aiutarmi nel trattare con gli altri, sento che scrivere mi soddisfa o mi pone in equilibrio nel mondo, così come per altri quello che rende possibile la vita è difendere la giustizia, costruire case o anche solo stare con la persona che si ama”.

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Villazon

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BREVE OMAGGIO

Era la mia vita in te, oh vento,
come tremuli fiori
nelle mani precise,
che mai riuscirono a sentire il tuo ritmo.

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UN ORIZZONTE: UNA MANO

Di tepore in tepore
la famiglia affonda
si rompe al di là di se stessa
al di là del no e degli alberi
cumulo dopo cumulo
di cartografie macchie foglie
la babele di un gomitolo torreggiante
risulta sogno polvere di ansie
di permanenza impossibile solo spigoli
segreto dopo segreto (nella bocca)
con strappi tensione piroette
sorge improvviso un orizzonte (freddo) una
mano (pesce) che entra oscena qui
dove dice proibito volare (disperdere) le cime
di parole (iceberg, cieli, campi di grano; iceberg) che attraversi
notte dopo notte (infelice)
lei circola (regina) (sporca) zoppa
tra rottura e nuoto           

Nota: Chi parla qui? Nemmeno l’autrice lo sa.

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VIZIO PIUMATO

Si aprono le pareti.
Si potrebbero abbattere e costruirne altre,
ma ciò che si farà sarà stuccare le crepe,
trattarle con uno spesso strato.
Intorno alle fenditure, la pittura calcarea
si squama e volteggiano sparse macchie scure.
Probabile che si formarono qui sin da subito.
Perché le si vede così nitide oggi?
Quante stagioni avranno leccato il cielo
dal basso per arrivare a questa limpida visione?
Quante. Passano come la sequenza accelerata di un film.
Raro è il calmo vizio piumato
di continuare ad aspettare una grande forza esterna.
O sarà il mistero di una barca che non lascia la sua acqua?

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LA FRASE DEL GIORNO
La scrittura consiste nel lavorare con le emozioni, non nel lasciarle vagare libere senza alcuno sforzo.
EMMA VILLAZÓN RICHTER




Emma Villazón Richter (Santa Cruz , 4 gennaio 1983 – El Alto, 19 agosto 2015),  poetessa e filologa boliviana. Nel 2007 ha vinto il Premio Nazionale di Poesia Petrobras, con la sua opera Fábulas de una Caída.  È stata coeditrice della rivista di poesia cileno-boliviana Mar con Soroche , insieme al poeta Andrés Ajens. 



martedì 3 giugno 2014

Canzone della speranza

 

YOLANDA BEDREGAL

LE TUE MANI

Canzone della speranza
nel cammino inutile
della mia vita, le tue mani
si incrociano come due ali
piene d’amore.

(da Ecos, 1940)

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L’amore, la tenerezza, l’abbraccio, l’attenzione per l’altro: ecco che cosa ci può salvare dall’isolamento e dalla solitudine. E le mani diventano ali in questi versi della poetessa boliviana Yolanda Bedregal, appassionata esploratrice delle emozioni e dei sentimenti umani: un’immagine efficace per esprimere il passaggio dal materiale allo spirituale che si realizza nell’amore.

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Mani

FOTOGRAFIA © TUMBLR

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LA FRASE DEL GIORNO
L'unica speranza del genere umano è l'amore nelle sue varie forme e manifestazioni, la cui unica fonte è l'amore per la vita, il quale, come sappiamo, cresce e matura con gli anni.
ISAAC B. SINGER, Vecchio amore




Yolanda Bedregal de Cónitzer (La Paz, 21 settembre 1913 - 21 maggio 1999),  poetessa e scrittrice boliviana, nota anche come Yolanda di Bolivia. La sua poesia, affine agli inizi al Simbolismo, esalta i sentimenti comuni agli esseri umani con linguaggio chiaro e preciso, virando verso una visione più religiosa


martedì 30 agosto 2011

Viandante tra i roveti


BLANCA WIETHÜCHTER

LA TERRA TI PORTA

Il tempo si scioglie
nell'istante.
Sei presente col tuo silenzio
costante passeggero.

La terra ti porta
sei comune progenie delle origini
incedi dal centro
come la fiamma.

Dagli alberi crescono i giorni
in cui vivi il giubilo
e visibile ti fai
nella tua voce.
Ti cerchi nell'ombra
che ti sogna:
amico viandante tra i roveti.

(da Assistere il tempo, Sinopia Libri, 2005 – Traduzione di Claudio Cinti)

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È poesia che scava all’interno, con la fatica della ricerca e la soddisfazione di chi alla fine approda anche solo a vedere un barlume rilucere, quella della boliviana Blanca Wiethüchter. Con i suoi versi piani e precisi indaga la realtà, la solleva pietra dopo pietra, penetra come uno speleologo nelle viscere della terra per conoscerne la conformazione, per comprendere i significati e i meccanismi.

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  image

  FOTOGRAFIA © HD WALLPAPERS. COM

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LA FRASE DEL GIORNO
Del terribile fulgore che ogni giorno / registriamo / dell'uomo e della sua ferita / non può esservi oblio.
BLANCA WIETHÜCHTER, Assistere al tempo




Blanca Wiethüchter López (La Paz, 17 agosto 1947 – Cochabamba, 16 ottobre 2004), scrittrice, storica ed editrice boliviana.  È diventata una delle autrici più enigmatiche e riconosciute della letteratura boliviana del XX secolo. Ha pubblicato saggi, racconti e poesie. 


martedì 12 ottobre 2010

Luce liquida d’autunno


EDUARDO MITRE

VERSI D'AUTUNNO

Luce liquida d'autunno:
nella chioma degli alberi
bevono gli occhi.

Non passa l'estate, no.
Arde, piuttosto, in mille braci:
l'autunno è la sua umida fiamma.
Dal verde
              al giallo
                            al rosso
arde come l'alcool
come la vita di Rimbaud,
come il corpo cangiante
della passione.

Passa il vento
come sempre passa d'autunno:
facendo cadere le foglie.
E su ogni ramo sboccia
la trasparenza dell'inverno.

Mi osservano curiosi
dallo stesso ramo
lo scoiattolo e il tordo.

Stanza d'albergo.
Alla finestra: il cardellino,
anche lui di passaggio.

Lezione dell'autunno:
barbicarsi alla terra
o staccarsi da tutto?

Alberi nudi:
foglie le ali
e gli uccelli frutti.

I versi di Wang Wei,
ne stacco uno,
lo innesto e prende bene.
Autunno breve: il crepuscolo.

Brulichio di stelle.
Sola
         la luna
con fulgore prestato.
Ma non importa.
L'ha già detto
Antonio Porchia:
Nessuno - neanche il sole -
è la luce di se stesso.

L'inverno alle porte.
Il vino. L'amicizia
degli amici
lontani o morti.
Dico i loro nomi:
sento le loro voci.

I bambini somali:
muta resterà la pagina
e al buio la mia casa
se non salto a un altro rigo.

Il frassino:
silenzio
in piedi.

Si agita - barca il suo corpo -
nel sonno la mia donna.
C'è vento nel suo sogno?

La luce della lampada.
Una poesia:
albero di parole.
Con te parleranno dell'autunno,
se la tua voce le sveglia,
se le toccano i tuoi occhi.

(da “Versi d’autunno”, Sinopia, 2005 – Trad. Antonella Ciabatti)

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Sono molti i temi che si intrecciano in questa poesia del boliviano Eduardo Mitre, insegnante di Letteratura negli Stati Uniti: c’è l’autunno, naturalmente, con il trascorrere delle stagioni e della vita; c’è la meditazione sull’esistenza, sul significato di questo passaggio terreno; c’è il senso di estraneità che si prova in una terra straniera, c’è la poesia, citata ben tre volte: Rimbaud, Wang Wei e Porchia; c’è il mondo nella sua globalità, rappresentato dalla notizia dei bambini somali letta su un giornale; c’è il ricordo di amici lontani o perduti; c’è anche l’amore, con la donna che dorme nel letto accanto al poeta e si muove nel sonno mentre fuori va in scena l’alba.

Eccolo lo sguardo del poeta che va al di là del visibile, ecco che cosa è in grado di cogliere osservando la prima luce di un mattino d’autunno rovesciarsi liquida nelle foglie degli alberi come dentro minuscole coppe.

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James Jordan, “Autumn dawn”

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LA FRASE DEL GIORNO
A
pri gli occhi. Svegliati: / il Paradiso sta qui / nella luce effimera.
EDUARDO MITRE, Vento d’autunno




Eduardo Mitre (Oruro, 1943), poeta, saggista, critico letterario e traduttore boliviano. Laureatosi a Pittsburgh con una tesi su Vicente Huidobro, ha insegnato letteratura a New York, alla Columbia University e alla St. Johns University. Le sue poesie  hanno uno stile rigoroso e incisivo, chiaro e immediato.