mercoledì 28 febbraio 2018

Non era come adesso


ROSARIO CASTELLANOS

ESILIO

Parlavamo la lingua degli dei
ma il nostro silenzio era anche simile
a quello delle pietre.
Eravamo l’abbraccio d’amore
nel quale si univano il cielo e la terra.

No, non eravamo soli.
Conoscevamo il lignaggio di ognuno
e i nomi di tutti.
Ah! Ci incontravamo
come i mille rami
dell’albero bottiglia si incontrano nel tronco.

Non era come adesso
che sembriamo nuvole sparse
o foglie disperse.
Eravamo insieme,
stretti, vicini.
Non era come adesso.

(da Poesie, 1957)

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Il ricordo di un tempo felice in cui l’amore era rigoglioso e proponeva tanti incontri come i rami dell’albero bottiglia (la ceiba, nota anche come kapok, che ha un tronco alto e nudo sul quale si innesta in alto una folta ramificazione): questo rimane alla poetessa messicana Rosario Castellanos. Ed è come un esilio, in cui la lontananza evoca ogni momento la nostalgia.

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Afremov

DIPINTO DI LEONID AFREMOV

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LA FRASE DEL GIORNO
È lungo il tempo? È lungo. Lungo come l’oblio.

ROSARIO CASTELLANOS, La veglia sterile




Rosario Castellanos Figueroa (Città del Messico, 25 maggio 1925 - Tel Aviv, Israele, 7 agosto 1974), scrittrice, poetessa e diplomatica messicana, inserita nella Generazione dei ‘50, è considerata una delle voci più importanti del XX secolo​, impegnata nelle lotte per i diritti delle donne e degli indigeni.


martedì 27 febbraio 2018

Un sorso di vita


EMILY DICKINSON

HO PRESO UN SORSO DI VITA

Ho preso un Sorso di Vita −
Vi dirò quanto l’ho pagato −
Precisamente un’esistenza −
Il prezzo di mercato, dicono.

M’hanno pesata, Granello per Granello −
Bilanciata Fibra con Fibra,
Poi m’han dato il valore del mio Essere −
Un solo Grammo di Cielo!

(I took one Draught of Life da Poesie – Traduzione di Alessandro Quattrone)

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Un sorso di vita, dolce dolcissimo, quello che prese la poetessa statunitense Emily Dickinson: una relazione amorosa rimasta platonica. Ma, ahimè, quel sorso dolce si tramutò in un amaro sogno infranto. E il prezzo? Qual è il prezzo, lo scotto da pagare? si chiede ironicamente Emily: un’esistenza intera, quello che al mercato corrente si valuta un grammo di cielo, se è vero che “Per un istante d'estasi / Noi paghiamo in angoscia / Una misura esatta e trepidante, / Proporzionata all'estasi. // Per un'ora diletta / Compensi amari d'anni, / Centesimi strappati con dolore, / Scrigni pieni di lacrime”.

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CHINA ZORRILA INTERPRETA EMILY DICKINSON, BUENOS AIRES, 1980

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LA FRASE DEL GIORNO
Nessun sogno si può paragonare alla realtà, perché la Realtà stessa è un sogno dal quale solo una porzione di Umanità si è risvegliata e parte di noi è una Penisola non familiare
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EMILY DICKINSON, Lettere




Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


lunedì 26 febbraio 2018

Là splende il sole


VLADIMIR NABOKOV

PIOGGIA

Com’è instabile il letto, in queste notti
di alberi che gesticolano
mentre ticchetta rapida la pioggia,
giocattolo di stagno, con i lesti
zoccoli al trotto su un tetto infinito,
verso il passato.

Su antiche strade i destrieri della pioggia
sdrucciolano rallentano ripartono,
per un groviglio d’anni stretti insieme;
ma non raggiungeranno mai le estreme
bassure, nel profondo del passato,
perché là splende il sole.

1956

(da Poesie, 1959 - Traduzione di Massimo Bocchiola)

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“Là splende il sole”, là dove il ricordo si fa più profondo e la memoria ci propone le sue strade di sole, Anche il celebre autore di Lolita, lo scrittore russo naturalizzato statunitense Vladimir Nabokov si iscrive al club degli oraziani “laudatores tempores acti” che ritengono il passato un’età dorata.

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Pioggia

FOTOGRAFIA © GET WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Non ti arrabbiare con la pioggia: semplicemente non sa cadere all’insù.
VLADIMIR NABOKOV




NabokovVladimir Vladimirovič Nabokov (Pietroburgo, 23 aprile 1899 – Montreux, 2 luglio 1977) scrittore, saggista, critico letterario, entomologo, drammaturgo e poeta russo naturalizzato statunitense, è conosciuto soprattutto per il romanzo “Lolita”.


domenica 25 febbraio 2018

In ogni amore del mondo


ALFONSO BREZMES

SERA DA CANI

Camminano senza fretta,
estranei al diluvio universale
di questa sera da cani;
come se la specie fosse
già in salvo nella solida arca
del suo fragile abbraccio.
Succede spesso
e inspiegabilmente:
in ogni amore del mondo
ci si salva dal naufragio.

(da Il dono delle lingue, 2015)

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L’egoismo dell’amore chiude fuori ogni cosa: “Io lo so. / Tu lo sai. /Noi lo sappiamo. / Loro non lo sanno” recita la “grammatica dell’amore” del poeta spagnolo Alfonso Brezmes. Così la coppia che va sotto il diluvio in una sera di fortunale non si cura di nulla, esclude dalla sua cellula a due il mondo esterno.

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Pioggia

FOTOGRAFIA © WALLPAPERSFIT

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo è il patto: / se mi ami, brucia con me.
ALFONSO BREZMES




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale, ha pubblicato Postales desde el futuro (2010), La noche tatuada (2013),  Don de lenguas (2015) e Ultramor (2017).


sabato 24 febbraio 2018

Non può durare


DARIA MENICANTI

L’AMORE (NON) È ETERNO

Non può durare. Certo non durerà.
Si attacca l’amore smaniando
al tuo corpo bruciante e corre ad altre,
eterno solo in questa sua vicenda.
Il resto che si dice è peste e corna
di poveri poeti.

(da Poesie per un passante, Mondadori, 1978)

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“L’amore è eterno finché dura” è un celebre aforisma di Henri de Régnier. Un paradosso, certo, visto che eternità e durata limitata non possono logicamente stare assieme. La realtà è diversa, dice piuttosto cinicamente la poetessa Daria Menicanti, eterna è forse questa smania di amare, questa necessità di non essere soli. Il resto sono tutte parole dei poeti... anche se la stessa Menicanti sparge il dubbio con quel “non” messo tra parentesi.

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Vettriano

DIPINTO DI JACK VETTRIANO

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LA FRASE DEL GIORNO.
Soltanto per amore / amami – e sempre, per l’eternità.
ELIZABETH BARRETT BROWNING




Daria Menicanti (Piacenza, 1914 – Mozzate, 4 gennaio 1995), poetessa, insegnante e traduttrice italiana. In lei si mescolano il registro sarcastico e ironico e quello più sottile della malinconia. Per Lalla Romano la sua era “una voce nuova, moderna e classica, per niente alla moda, ma libera e anche audace”.


venerdì 23 febbraio 2018

Sara Anne


JOHN MONTAGUE

LATTE NUOVO

Sara Anne veniva lungo il corso d’acqua
a prendere ogni sera il latte.
Stavo in attesa di lei, timido ma audace
quel tanto da attirarla in un prato.
Nell'erba tra le stoppie ci baciavamo
e toccavo i suoi capelli inverosimilmente gialli.

Mi prudevano le narici per l’odore
e la polvere del fieno. Tutto dell’estate
pareva raccogliersi intorno a quell’ora
in quel punto dove restavamo assieme accosti.
Ma quando arditamente giunsi
a distendere il mio corpo sopra il corpo di lei
urtai il fusto di quel latte dolce,
brevemente imbiancando lì la terra calda.

(da Seconda infanzia, 2017 - Traduzione di Alessandro Gentili)

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Un amore giovanile, bucolico, torna nella memoria del poeta irlandese John Montague. Dalla campagna di Garvaghey, nell’Irlanda del Nord degli Anni Quaranta, riaffiora alla memoria del vecchio poeta quel tenero ricordo dei primi tentativi di amare.

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Secchio

DIPINTO © GENSHEER ART STUDIO

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LA FRASE DEL GIORNO
L'amore, come ogni altra cosa nella vita, dovrebbe essere una scoperta, un'avventura, e come la maggior parte delle avventure, non sai di viverla finché non ci stai proprio in mezzo.
E. A. BUCCHIANERI




MontagueJohn Patrick Montague (Brooklyn, New York, 28 febbraio 1929 – Nizza, 10 dicembre 2016), poeta irlandese, è uno dei poeti anglofoni più noti della seconda metà del ‘900. Nel 1998 fu il primo a occupare la nuova Ireland Chair of Poetry, nel 2010 fu insignito della Legion d’Onore.


giovedì 22 febbraio 2018

Sei in me


ELIANA NAVARRO

SEI IN ME

Sei in me. Dai miei occhi guardi
queste dolci colline su cui galleggia la nebbia.
Assenza. Solitudine. Cade la sera.
Un nudo vaso tu: il tuo sangue scorre nelle mie vene.
Il fiume attraversa il paesaggio come un addio,
stanca voce eterna.
Come un fiume nel mio sangue scorre il tuo sangue.
Torniamo insieme nell’immensa notte.

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Assenza. Solitudine. È in quelle due parole l’essenza di questa poesia di Eliana Navarro. Ma nell’assenza, nella lontananza, non si è mai soli: l’essenza dell’amato è sempre in noi, ne sentiamo l’empatica presenza, se è vero, come scrisse Fëdor Dostoevskij, che “è nella separazione che si sente e si capisce la forza con cui si ama”.

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Tramonto

FOTOGRAFIA © ALI EXPRESS

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LA FRASE DEL GIORNO
Vestita della tua assenza / ti offro il mio silenzio / pugno di vento / che sibila il tuo nome.
LUCÍA RIVADENEYRA




cara02Eliana Navarro Barahona (Valparaíso, 19 luglio 1920 – Santiago del Cile, 5 giugno 2006), poetessa cilena, lavorò per oltre quarant’anni alla Biblioteca del Congresso Nazionale. Accostata a Gabriela Mistral, lasciò solo cinque raccolte poetiche, molte sue opere sono ancora inedite.


mercoledì 21 febbraio 2018

Il movimento del gatto


DARÍO JARAMILLO AGUDELO

GATTI

Come ottenere che la quieta parola scritta
abbia la quiete del gatto che dorme,
come fare in modo che la goffa parola
dia nome al buio con sguardo di gatto,
la sua fissità,
in che modo riuscire a scrivere parole
levigate come la pelle del gatto
talora, poche, parole unghia di gatto,
e altre, molte di più, con il movimento del gatto,
la sua cautela
la sua distanza,
come dire parole che abbiano
il silenzio del gatto,
come fare in modo che la parola mi contenga
e io sparisca,
divenuto silenzio,
come svanisce nella notte
un gatto?

(da Gatti, 2005)

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Il poeta colombiano Darío Jaramillo Agudelo è affascinato dai gatti – “Quando lo spirito gioca a essere materia / allora si trasforma in gatto” scrive. E vorrebbe che la parola poetica avesse molte di quelle caratteristiche che lo affascinano, che sia leggera ed elegante, flessuosa e seducente, capace di muoversi senza danno in una selva di cristalli ma anche penetrante e misteriosa come gli occhi di un gatto.

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Gatto

IMMAGINE DIGITALE © PORTRAITS BY JOSEPH

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LA FRASE DEL GIORNO
Silenzio del gatto: i gatti serbano tutti i segreti della notte.
DARÍO JARAMILLO AGUDELO, Gatti




Darío Jaramillo Agudelo (Santa Rosa de Osos, 28 luglio 1947) è un poeta, romanziere e saggista colombiano, considerato il principale innovatore della poesia amorosa in Colombia, e uno dei migliori poeti della "generazione disincantata".


martedì 20 febbraio 2018

E mi mancherai


FÉLIX GRANDE

CASIDA DELLE ORE PICCOLE

Quando ti  ricordi del mio corpo
e non riesci a dormire
e ti alzi mezza nuda
e cammini a tentoni per la casa
ubriaca di stupore e di rabbia

in qualche luogo della Terra
io camminerò lungo qualche corridoio
e mi mancherai tutta la notte
sentendoti urlare lontano e scrivendo
questi versi immorali.

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Due insonnie e una sola empatia in questi versi del poeta spagnolo Félix Grande: quella di due innamorati che si trovano lontani e non riescono a dormire per l’assenza dell’altro: “Avremo, come tutti gli umani, una separazione / Ma a partire da questo momento le nostre ore saranno ormai irrimediabili / come quelle degli dei. Rallegrati, donna; rallegrati / perché non resterà un solo luogo sulla terra / in cui potremo trovare l’oblio, la pace, l’appetito, il sonno”.

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Anikeev

DIPINTO DI SERGEJ ANIKEEV

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LA FRASE DEL GIORNO
Mi manchi tanto in questa lontananza, / ogni sera, ogni notte, ogni giorno, / proprio come se mi mancasse il cuore.
EDUARDO CARRANZA




Félix Grande

Félix Grande Lara (Mérida, Badajoz, 4 febbraio 1937 - Madrid, 30 gennaio 2014), poeta, studioso del flamenco e critico letterario spagnolo, è inserito tra gli esponenti della Generazione del 50. Ispirato da Antonio Machado e César Vallejo, si dichiarava discepolo del suo maestro Luis Rosales.


lunedì 19 febbraio 2018

La polvere del domani


MARK STRAND

LA LUCE CHE VIENE

Perfino così tardi avviene:
l’amore che arriva, la luce che viene.
Ti svegli e le candele si sono accese forse da sé,
le stelle accorrono, i sogni entrano a fiotti nel cuscino,
sprigionano caldi bouquet d’aria.
Perfino così tardi gli ossi del corpo splendono
e la polvere del domani s’incendia in respiro.

(da The late hour, 1978 - Traduzione di Damiano Abeni)


In The late hour il poeta statunitense Mark Strand sembra prendere una tregua dalla perdita – si respirano segni di un cauto ottimismo, si scorgono piccoli bagliori di speranza, barlumi di una possibile redenzione, sogni di uno sguardo più sereno alla luce calda e fievole delle candele. Come scrive in un’altra poesia dedicata alla figlia Jessica “Impaurito dal buio / nel quale ci allontaniamo o svaniamo del tutto, / immagino una luce / che non ci permetterebbe di allontanarci troppo lontano, / una luna o uno specchio segreto, un foglio di carta, / qualcosa che potresti portare / nel buio / quando sono lontano”.

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Criste

DIPINTO DI MIHAI CRISTE


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LA FRASE DEL GIORNO
Il futuro non è più quello di una volta.
MARK STRAND, Reasons for Moving




Mark Strand (Summerside, Canada, 11 aprile 1934 – Brooklyn, 29 novembre 2014), poeta statunitense di origini canadesi, fu saggista e traduttore, professore di Letteratura inglese e comparata alla Columbia University. Nel 1990 fu insignito della carica di Poeta Laureato della Biblioteca del Congresso.


domenica 18 febbraio 2018

Come la tempesta


MICHÈLE NAJLIS

COME LA TEMPESTA, AMORE, COME LA TEMPESTA

Come la tempesta, amore, come la tempesta.
Come il raggio, bruciante, come il lampo.
Come la pioggia, come le querce prima della pioggia.
Come i fiori, amore, come i fiori.
Come il tronco che germoglia nelle staccionate.
Come chi si sveglia a mezzanotte gridando un nome
e sente che questo nome gli risponde.
Come chi prende una mano tesa da sempre.

Come un bambino cieco
che cerca il suo giocattolo preferito.
Come un canale che si riempie quando arriva l’inverno.
Come una donna ama il suo uomo
così, amore, ti ho amato.

E adesso,
di fronte al mio dolore e alla tua rabbia
davanti alla tua immagine e al mio desiderio,
davanti alla tua assenza,
come la tempesta, amore,
così ti amo.

(da Il vento armato, 1971)

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Sopravvivo al disastro dell'amore / alle glorie perdute / al duro disincanto dell'amore / allo svegliarsi senza il tuo nome nei miei occhi / senza la tua immagine nel canto degli uccelli / senza la tua voce nei miei sogni / senza la tua risata che gioca tra le mie mani” scrive la poetessa nicaraguense Michèle Najlis: ed è un amore che si trasforma, che arde del ricordo, che sopravvive al dolore e all’assenza ed è capace di germogliare ancora come quei tronchi tagliati per fare uno steccato, che ritrovano vita in quel poco di terra.

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Munch

EDVARD MUNCH, “DONNA SOLA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Perché non voglio essere come la moglie di Lot / inevitabilmente legata al suo passato / sdoppio felicemente la solitudine dei miei angoli / le pagine del libro che ho amato nel sonno / i cari ricordi che preservo, testarda, dall'oblio.
MICHÈLE NAJLIS, Canti di Ifigenia




NajlisMichelle Najlis (Grenada, 1° novembre 1946) è una filologa, poetessa, narratrice e teologa nicaraguense. Appartiene alla generazione letteraria degli Anni 60, quando le donne irruppero nella letteratura di quel paese. Insegnò nelle scuole secondarie e dal 1972 al 1997 alle Università del Costarica e del Nicaragua.


sabato 17 febbraio 2018

Le curve fresche di tiglio


ALBERTO BEVILACQUA

ACCADE A VOLTE CHE IL DESTINO NON VOGLIA

Accade a volte che il destino non voglia
ciò che pure ha tramato, deciso
- un disguido
un inciso
nel vasto respiro dei salmi:
resta a contarne i segnali nel buio

ricordi le curve
fresche di tiglio
prese con la bicicletta la mattina?

annullato
privilegio e sospensione
per controversie ignote,
che rientra come un soldato
col passo da caserma

(da Le poesie, Mondadori, 2007)

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C’è, in questi versi, quell’afflato di provincia che spesso appare nelle poesie di Alberto Bevilacqua, e parimenti quel gusto della memoria, quel sapore d’infanzia o di adolescenza che rimane comunque imprendibile nella sua nostalgia, una specie di paradiso etereo al quale approdare finché rimane lì, sospeso nella magia effimera di un ricordo che riporta in vita l’immagine di strade polverose lungo il Po o di viali di un borgo di provincia.

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Po

ELABORAZIONE GRAFICA CON PAINNT

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli anni non trascorsero per noi, / fummo noi i loro inverni e primavere / noi stratagemmi del loro terrore / di raggiungere infine l’infinito.
ALBERTO BEVILACQUA, Piccole questioni di eternità




Alberto Bevilacqua (Parma, 27 giugno 1934 - Roma, 9 settembre 2013), scrittore e regista italiano, celebre per i romanzi “La Califfa”, “Questa specie d’amore” e “Il curioso delle donne”, è stato anche sceneggiatore, giornalista e poeta. Sensualità, nostalgia e disillusione sono tra i suoi temi prediletti.


venerdì 16 febbraio 2018

Come vivere d’amore


ALFONSO GATTO

MA È SOGNO

Dopo la notte, prima che sia giorno,
si ferma sul canale teso il lustro
dell’acqua, quasi l’alito d’un vento
rabbrividito. È come se il pensiero
ci calmi e nel dolore sia più fioco
il battere del sangue, ma il sollievo
di quel soffio pulito già s’incrina.

Il sudario s’appiccica alle gambe,
il silenzio riprende le sue voci
e pensiero e dolore, come l’orma
più stanca della vita, vanno insieme.
Così muovendo al suo principio il giorno
trova gli ultimi gesti e li continua,
batte e ribatte sullo stesso segno.

Forse l’azzardo, a stringere nei denti
la sua freschezza, lava i panni morti
e le morte lagune, sgombra il cielo.
La tregua che la notte lascia al giorno
prima che il giorno sia, quel pensiero
di calma – basta attenderlo – ci attende.
E’ sparita ogni traccia, lo stupore
che perde tutti i segni del cammino
dal nulla si ritrova al primo gesto.

Ma è sogno, come vivere d’amore.

(da Poesie d’amore, Mondadori, 1973)

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Questa poesia di Alfonso Gatto è intimamente legata, per ammissione dello stesso poeta, a “Mi chiami alla finestra”: vi si respira infatti la stessa situazione di tregua e di attesa sul canale della Giudecca, nel silenzio e nel buio della notte, prima che il far del giorno illumini dapprima fiocamente poi pienamente ogni cosa nella sua realtà.

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Venezia

ELABORAZIONE GRAFICA CON PAINNT

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma tutto è eterno per chi passa, / anche il nome udito una volta.

ALFONSO GATTO, La forza degli occhi




Alfonso Gatto (Salerno, 17 luglio 1909 – Orbetello, 8 marzo 1976), poeta e scrittore italiano. Ermetico, ma di confine, giornalista e pittore, insegnante di Letteratura all'Accademia di Belle Arti, collaboratore di “Campo di Marte”, la sua poesia è caratterizzata da un senso di morte che si intreccia al vivere.


giovedì 15 febbraio 2018

Ho almeno lasciato una traccia?


DANIELA GENTILE

SERVABO

Lo stoicismo ha chiesto a noi armi troppo potenti contro il buio: la neve s’è portata via il freddo, la calma e le tue sciarpe (mettere ordine in casa, appendere i quadri, gettar via cartacce esige rassegnata ostinazione) e tu chissà dove sei. Bugie con gli inchiostri, inganni, inadempienze. Come quando abbiamo abbandonato il corteo perché gli scioperi pesavano così tanto sulle nostre mancanze e tu mi hai comprato dei fiori, ricordi?

L’abbiamo persa la nostra rivoluzione, la fiducia che si possa cambiare, nella vita, qualcosa: ho almeno lasciato una traccia, io, nel tuo cuore?

(da Nulla sanno le parole, Pietre vive editore, 2017)

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La prosa poetica di Daniela Gentile, giovane autrice qui alla sua opera prima, dipinge un mondo in cui a dominare è l’assenza, la lontananza di “qualcuno talmente lontano da essere impalpabile, dove le umane corrispondenze sono già indirizzate all’addio” come indicano le note di copertina. Ed è un viaggio dentro se stessi e le proprie emozioni dove si incrostano pensieri e quotidianità, stralci di letture, proverbi, versi letti e fatti propri, come nella montaliana Dieci inverni: “Avevamo studiato per l’aldilà un sistema per ignorarci. (Che la negazione dilaga, divaga e distanzia). / E mi dà noia, lo sai, anche scriverti saluti finali come un bacio, un abbraccio, cose così. Sono finzioni che la penna stenta a sopportare. / Mi scriverai mai? Ti faccio ancora paura? Mi guardi mi ami solo da lontano. / Ti ho sognato tutta la notte. Non mi hai sentito?”

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Miccolis

STRALCIO DELLA COPERTINA DI PIERPAOLO MICCOLIS

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LA FRASE DEL GIORNO
Eppure la nostalgia, l’amore puro e quello infelice, il rancore e piccoli attimi di serenità dicono di noi più del preciso conto dei battiti, dei respiri, e s’insinuano negli angoli, tra le cellule.
DANIELA GENTILE, Nulla sanno le parole




Gentile

Daniela Gentile (Locorotondo, 1991) vive e lavora come insegnante a Siena, dove si è laureata in Lettere Classiche. Nulla sanno le parole è la sua opera prima.


mercoledì 14 febbraio 2018

Non so amare in altra maniera


PABLO NERUDA

NON TI AMO COME SE FOSSI ROSA DI SALE

Non ti amo come se fossi rosa di sale, topazio
o freccia di garofani che propagano il fuoco:
ti amo come si amano certe cose oscure,
segretamente, tra l’ombra e l’anima.

Ti amo come la pianta che non fiorisce e reca
dentro di sé, nascosta, la luce di quei fiori;
e grazie al tuo amore vive oscuro nel mio corpo
il forte profumo che sale dalla terra.

Ti amo senza sapere come, né quando, né dove,
ti amo direttamente senza problemi né orgoglio:
così ti amo perché non so amare in altra maniera,

che così, che in questo modo in cui non sono né sei,
così vicino che la tua mano sul mio petto è mia,
così vicino che si chiudono i tuoi occhi col mio sonno.

(da Cento sonetti d’amore, 1959)

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È il XVII dei Cento sonetti d’amore del poeta cileno Pablo Neruda che ho scelto per celebrare San Valentino: è un amore totale e totalizzante, che fa dei due innamorati una cosa sola per tutto il tempo: non sembri superfluo ricordare che San Valentino, per chi ama veramente, è tutti i giorni e non solo in occasione della festa dei fiori e dei cioccolatini…

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Bacio

CHRISTOPHER CLARK, “BACIO NEL PARCO II”

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LA FRASE DEL GIORNO
Morirei per un tuo solo sguardo, un tuo sospiro che profumi d'amore ed una carezza che riscaldi il mio cuore. Non assomigli più a nessuna da quando ti amo.
PABLO NERUDA




Pablo Neruda, pseudonimo di Ricardo Eliécer Neftalí Reyes Basoalto (Parral, 12 luglio 1904 – Santiago del Cile, 23 settembre 1973), poeta, diplomatico e politico cileno, è considerato una delle più importanti figure della letteratura latino-americana del Novecento. Fu insignito del Premio Nobel nel 1971.


martedì 13 febbraio 2018

L’ultima sera di carnevale


ATTILIO BERTOLUCCI

UN BALLO IN MASCHERA

a Giorgio Cusatelli che guardava dalla
finestra distraendosi dallo “Stiffelio”

Chi con cembali e timpani chi con risa e gridi
con parrucche scivolanti in avanti sugli occhi allegri

così anima il lungofiume stipato di neve poi
che l’ultima sera di carnevale ruotando s’accosta

alle dodici e arde sui quadranti rivolti
al cittadino un invito ruffiano o un ammonimento?

Ma non sono clown questi che hanno graziosamente
trasformato in teatro la pensilina delle foresi

dormienti ora e ancora altre ore prima
dell’amaro mercoledì che è domani in rimesse

e parcheggi provinciali dislocati a monte
a valle ben lontano da qui dove un torneo lento

di macchine sfila procede e si perde
per ricomparire luci versando a fiotti

sulle instancabili provocatrici e loro
stivali maculati di bianco corpetti

in cui l’oro rilega pelo d’agnello
madido di un inverno ormai al suo termine irreparabile...

I travestiti di Parma erano un tempo commessi
scolari sarti garzoni di barberìa

in doppio apprendistato sotto maestri esperti
nelle due arti e anche non sempre in bel canto

col gusto di tradire il genio del luogo se è
Cremonini a chiamare con tanta dolcezza

l’animale gentile e canoro strumento
ambiguo di voluttà alla mente convulsa...

Vengono e vengono da città vicine
alla
pétite capitale d’autrefois che suoi cittadini

empi e rozzi non vogliono ducale per inserirla
nel dialogo nell’abbraccio mortale America Russia

sotto il segno intrecciato della pop art e della democrazia progressiva.
Ma s’accostino prudenti che potrebbero sembrare

clienti timidi o voyeurs moralisti e venire
irrisi o colpiti da palle di neve infallibili

e riconoscano in queste feste di Parma
in questi costumi fantasiosi e impudenti

la linea serpentina locale ripresa
con inaudito sprezzo del pericolo

da figli del popolo e dei borghi malsani
fioriti di sorelle dalle dolci gambe cui

rubare atteggiamenti e fondi tinta
per la necessità di essere inanzitutto colpevoli.

Ha ripreso a nevicare i forestieri se ne vanno
felpati i rimasti non demordono

inventano mimiche accordate
all’infinita discesa di farfalle dal cielo.

(da Viaggio d’inverno, Garzanti, 1971)

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L’ultimo giorno di Carnevale – almeno per i non ambrosiani. Attilio Bertolucci ne racconta uno di quelli parmensi, con travestiti veri che adescano i clienti e travestiti finti per il Carnevale, in una poesia che Giovanni Morelli definisce “eliottiana e verdiana”, in cui “s’inseguono le leggi — vitali alla poesia — della distrazione e dell'esteriorità” in un ballo in maschera che somiglia molto alla società contemporanea.

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Somov

KONSTANTIN SOMOV, “MASCHERATA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Non bisogna guardare né cose né persone. Solo negli specchi bisognerebbe guardare perché gli specchi non riflettono altro che maschere.
OSCAR WILDE, Salomè




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


lunedì 12 febbraio 2018

Sarebbero più belle


GHIANNIS RITSOS

SE LE VEDESSIMO INSIEME

Se le vedessimo insieme
sarebbero più belle —
foglie rosse,
colline verdi,
un cancello,
la pioggia.
Ma quand’eravamo insieme
non vedevamo niente.

(in Corpo nudo, da Erotica, Crocetti, 1981 – Traduzione di Nicola Crocetti)

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La donna amata se ne è andata e il poeta greco Ghiannis Ritsos si strugge di nostalgia, ricostruisce ricordi che gli oggetti e le scene familiari contribuiscono a rinnovare: “Queste minime cose / per noi due / come son grandi. /Tutte”. Per quanto sappia che “Il ricordo del corpo / non è corpo”, non può comunque fare a meno di coltivare questo sogno, l’unico modo di sentire ancora la presenza di lei. E rendersi conto talvolta che il ricordo è alterato.

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Foglie

FOTOGRAFIA © WALLPAPERS13

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LA FRASE DEL GIORNO
Le mie mani ti ricordano / più profondamente della memoria.
GHIANNIS RITSOS, Erotica




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


domenica 11 febbraio 2018

Con precisione filatelica


ACHY OBEJAS

LA COLLEZIONE

La tua promessa è il petalo di rosa che sul davanzale
ricorda il giardino.

Lo faccio girare come un interruttore
e colgo qualcos’altro:
una finestra appannata, chiara tristezza.
Una lacrima, umida sul tuo labbro.

È inverno e il tuo cappotto scricchiola.
Ti incontro sotto i sedimenti,
rigida come una suora, calda.

Ora ti parlerò della mia promessa,
come conservo i petali
con precisione filatelica.

(da Ecco cosa accade nell’altra nostra vita, 2007)

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Immagini d’amore che si presentano come petali di rosa in un gelido inverno: la memoria, il cuore – dice la poetessa cubana-statunitense Achy Obejas  - li catalogano con cura, con una precisione quasi maniacale, ne fanno un album che appartiene ai territori del ricordo.

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FOTOGRAFIA © MICHAL BEDNAREK

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LA FRASE DEL GIORNO
Il piacere è il fiore che passa e che si ama; il ricordo è il suo inalterabile profumo.
STANISLAS JEAN DE BOUFFLERS, Il ricordo




7649-achy-obejasAchy Obejas (L’Avana, 28 giugno 1956) è una scrittrice cubana-americana. Emigrata all’età di sei anni negli Stati Uniti, visse nell’Indiana prima di trasferirsi a Chicago. Al centro delle sue poesie ci sono questa sua appartenenza a due culture e l’amore omoerotico femminile.


sabato 10 febbraio 2018

Scegli una parola almeno


KIKÍ DIMULÀ

LA PIETRA PERIFRASTICA

Parla
Di' qualcosa, una qualsiasi.
Soltanto non stare come un’assenza d’acciaio
Scegli una parola almeno,
che possa legarti più forte con l’indefinito.
Di' “ingiustamente” “albero” “nudo”
Di' “vedremo”
«imponderabile»,
«peso».
Esistono così tante parole che sognano una veloce, libera, vita con la tua voce

Parla
Abbiamo così tanto mare davanti a noi
Dove noi finiamo inizia il mare
Di' qualcosa
Di' «onda», che non sta arretra
Di' «barca», che affonda se troppo la riempi con periodi
Di' «attimo»,
che urla aiuto affogo,
non lo salvare,
Di', «non ho sentito»

Parla
Le parole hanno inimicizie,
hanno antagonismi
se una ti imprigiona,
l’altra ti libera.
Tira a sorte una parola dalla notte.
La notte intera a sorte
Non dire «intera»,
Di' «minima»,
che ti permette di fuggire.
Minima
sensazione,
tristezza
intera
di mia proprietà
Intera notte

Parla
Di' «astro», che si spegne
Non diminuisce il silenzio con una parola…
Di' «pietra»,
che è parola irriducibile
Così, almeno
che io possa mettere un titolo
a questa passeggiata lungomare.

(da Un po’ di mondo, 1971)

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Una poesia sulla forza e il significato delle parole: la poetessa greca Kikí Dimulà gioca con il lettore portandolo a spasso , indicando le cose per mezzo di parole che cercano di circoscrivere l’indefinito. E dopo onde, barche e astri, la soluzione di quello che sembra essere un indovinello arriva proprio nell’ultima riga: non si trattava che di una passeggiata lungo il mare.

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McDonald

MELANIE McDONALD, “PASSEGGIATA SULLA SPIAGGIA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo sentito, le parole l’hanno sentito prima.
KIKÍ DIMULÀ




Kikí DImulà (Atene, 19 giugno 1931), poetessa greca. Impiegata a lungo presso il Banco di Grecia, fu ammessa all’Accademia di Atene nel 2002. La sua poesia tratta l’assenza, la perdita, la società, la solitudine e il tempo con la personalizzazione di concetti astratti e l’uso insolito di parole comuni, spesso con un velo di amara ironia.


venerdì 9 febbraio 2018

Guardami guardarti


ANTONIO GALA

E LA LUNA ERI TU

E la luna eri tu.
Una luna crescente, bianca, fredda.
Guardavi il mare e le cose
che non erano me.
E con quanto silenzio ti gridavo
- crescente, bianco, freddo anch’io -:
«Guardami, guardami,
ah, guardami guardarti…»

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La malinconia dell’assenza, del distacco, della lontananza si trasforma in questi versi del poeta spagnolo Antonio Gala in una fredda luna crescente, affilata quindi e non placida come una luna piena. Il pensiero, quasi ossessivo, si trasforma a sua volta nel bellissimo ossimoro del silenzio che grida.

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Schloe

ILLUSTRAZIONE DI CHRISTIAN SCHLOE

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LA FRASE DEL GIORNO
L’amore è questo? / Forse l’amore è la non esistenza /di così tanto essere? È questo sopravvivere / per vivere?

ANTONIO GALA




Antonio Gala Velasco (Brazatortas, 2 ottobre 1930) è un poeta, drammaturgo e scrittore spagnolo. È conosciuto soprattutto per la  produzione teatrale, che oscilla tra lirismo e testimonianza, tra la riflessione su grandi temi, specie di natura morale, e un atteggiamento critico rispetto alla realtà.


giovedì 8 febbraio 2018

La pungente grazia


MARGHERITA GUIDACCI

INIEZIONE SERALE

Ecco il bianco drappello che semina la pace
in punta di siringa.

In un fruscio confuso
si levano i nostri demoni
e vanno ad aspettarci
un po' più in là, verso l'alba.

Subentra un vuoto dirupato
come di febbre ad un tratto caduta.
La stanchezza è di piombo.
Ogni lancetta immota, verticale.

Come fu lieve la pungente grazia!
«Voltatevi di fianco, presto, è tutto».
E l'anima
più facilmente fu ammainata

di qualsiasi vela o bandiera.

(da Neurosuite, Neri Pozza, 1970)

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“Quando si scrive, in qualche modo si guarisce, ci si libera di quello che c’è d’eccessivo, di soverchiante in noi e che altrimenti ci soffocherebbe”: Margherita Guidacci commentava così la genesi di Neurosuite, il libro di poesie che racconta la sua degenza in una clinica neurologica. La poesia è dunque un mezzo di catarsi, per guarire “il male del mondo che si rifletteva in ciascuno di noi”. Ed è emblematica questa scena dell’iniezione serale, l’esercito di infermiere che avanza con i sonniferi a cancellare i pensieri, a trasformare tutto in temporaneo oblio, in un vuoto che non può contenere nulla e che – metafora meravigliosa - ammaina come una bandiera l’anima.

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Cuculo

FOTOGRAMMA DA “QUALCUNO VOLÒ SUL NIDO DEL CUCULO” © UNITED ARTISTS

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LA FRASE DEL GIORNO
Sono una poetessa: una farfalla, un essere / delicato, con le ali. /Se le strappate, mi torcerò sulla terra, / ma non per questo potrò diventare / una lieta e disciplinata formica.
MARGHERITA GUIDACCI, Neurosuite




Margherita Guidacci (Firenze, 25 aprile 1921 – Roma, 19 giugno 1992), poetessa e traduttrice italiana. Dopo la crisi del suo matrimonio, negli Anni’60, superò un decennio di grave sofferenza psichica che culminò nel ricovero in una clinica neurologica. Tra i poeti da lei tradotti John Donne, Emily Dickinson, T.S. Eliot ed Elizabeth Bishop.


mercoledì 7 febbraio 2018

Abitare chi siamo


RAFFAELA FAZIO

VIVIAMO

Viviamo
e vogliamo narrarci.
Ma si sfa ogni racconto
nel dirsi:
non c’è filo, né trama.

Solo esiste
uno stare nel mondo
(sia sul fondo
Che sul pelo dell’acqua).

Solo questo ci basti
e ci prema:
abitare chi siamo.

(da L’ultimo quarto del giorno, La vita felice, Milano, 2018)

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L’ultimo quarto del giorno, scrive Raffaela Fazio nella nota guida del libro, è quella in cui Dio nella tradizione ebraica, dopo aver studiato la Torah, amministrato la giustizia e dato da mangiare ai viventi, “gioca nel mare con il Leviatan, come sta scritto nel Salmo 104,26: «Tu hai fatto il mare e il Leviatan per giocare con lui»”. E questo tempo, questo gioco, questo ultimo quarto del giorno cos’è per noi? Lo scrivere poesia? Il tempo in cui riflettere, meditare, passeggiare nei campi? Il tempo che dedichiamo ai nostri figli, ai nostri affetti, ai nostri amici? In fondo la risposta la dà la stessa autrice: è il tempo in cui “Abitare chi siamo”. Come scrive Raffaela Fazio su La poesia e lo spirito: “La forza del gioco consiste proprio nel domare la potenza distruttrice del mondo e della psiche, snudandone il lato sorprendente, come chi svela, ad ogni colpo di coda del Leviatan, la leggerezza degli abissi”.

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DIPINTO DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
A me basta il cammino / di ronda / nell’incerta ragione / del suo divenire. // Lui, il Tempo / io, suo confine.
RAFFAELA FAZIO, L’ultimo quarto del giorno




FazioRaffaela Fazio (Arezzo, 1971), laureata in lingue e politiche europee e specializzata in interpretariato, ha pubblicato “Corolle”, “Per ogni cosa incompiuta”, “A un filo più lento”, “Ogni onda è il mare. Rime da regalare”, “A garante il mistero” , “La boîte”, “L’arte di cadere”, “Ti slegherai le trecce”.


martedì 6 febbraio 2018

Sebbene il gelsomino non esista


MEIRA DELMAR

PROFUMO

Ti ho ancora, amore,
come se mai
mi avessi lasciato.

Le tue mani percorrono
dolcemente il mio viso,
e sento la tua voce in un
                  sussurro
sfiorarmi l'orecchio.

Ti ho ancora
e penso al profumo
che di nuovo mi ferisce
sebbene il gelsomino non esista
.

(da Qualcuno passa, 1998)

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Quel profumo che “di nuovo ferisce” la poetessa colombiana Meira Delmar è quello dolce e amaro del ricordo, della nostalgia che si trasforma in un’acre malinconia. È allora che “Il tempo, fermato, trabocca / come un fiume d’oro. / E lascia scorgere sul suo fondale / chissà quali cose dimenticate. // La sera in cui non sei… la sera in cui ti desidero”.

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Paulsen

DIPINTO DI JON BOE PAULSEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tempo si ferma svelato / ai confini del ricordo d’amore / che accende il cuore quando lo sfiora.
MEIRA DELMAR




Olga Isabel Chams Eljach (Barranquilla, 21 aprile 1922 -18 marzo 2009),  poetessa colombiana di origini libanesi, sin dal 1937 usò lo pseudonimo Meira Delmar. Professoressa di Storia dell’Arte e Letteratura, diresse per molti anni la Biblioteca Pubblica dell’Atlantico. Le sue poesie sono caratterizzate da una sensualità di fondo.


lunedì 5 febbraio 2018

Imitare il cielo


NUNO JÚDICE

RICETTA PER FARE L’AZZURRO

Se vuoi fare l’azzurro,
prendi un pezzo di cielo e mettilo in una pentola grande,
che tu possa porre sul fuoco dell’orizzonte;
poi mescola il blu con gli avanzi di rosso
dell’alba, fino a che non si sciolga;
vuota tutto in una bacinella ben pulita,
perché non rimanga nulla delle impurità della sera.
Infine, setaccia i rimasugli dorati della sabbia
del mezzogiorno, finché il colore non aderisca al fondo di metallo.
Se, vuoi, per far sì che i colori non si separino
con il tempo, aggiungi nel liquido
un nocciolo di pesca bruciato.
Lo vedrai disfarsi, senza lasciare traccia che una volta
lì lo mettesti; e nemmeno il nero della cenere lascerà venature d’ocra
sulla superficie dorata. Potrai, allora, sollevare il colore
all’altezza degli occhi e confrontarlo con l’azzurro autentico.
Entrambi i colori ti sembreranno somiglianti, senza che
possa distinguere l’uno dall’altro.
Così ho fatto io, Abraham ben Judá Ibn Haim,
miniatore di Loulé e ho ha lasciato la ricetta a chi vorrà,
un giorno, imitare il cielo.

(da Meditazioni sulle rovine, 1995)

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Il poeta portoghese Nuno Júdice si trasforma in un alchimista medievale per ricreare in versi l’azzurro del cielo. Una ricetta che tenta di replicare un frammento dell’assoluto per raccontare il mondo nella piccola pentola di una poesia.

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Blu

FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Forse l’unica ragione di essere del poeta è rivelare il mondo, le cose della vita, dell’esistenza, rivelare qualcosa che tutti i giorni vediamo, ci passiamo accanto e non notiamo.
NUNO JÚDICE, Excelsior, 29 ottobre 2014




Nuno Manuel Gonçalves Júdice Glória (Mexilhoeira Grande, 29 aprile 1949) è un poeta, romanziere e saggista portoghese. Professore universitario alla Universidade Nova di Lisbona, è esperto di letteratura medievale.


domenica 4 febbraio 2018

Poesie ai non vedenti


WISŁAWA SZYMBORSKA

LA CORTESIA DEI NON VEDENTI

Il poeta legge le poesie ai non vedenti.
Non pensava fosse così difficile.
Gli trema la voce.
Gli tremano le mani.

Sente che ogni frase
è qui messa alla prova dell’oscurità.
Dovrà cavarsela da sola,
senza luci e colori.

Un’avventura rischiosa
per le stelle dei suoi versi,
e l’aurora, l’arcobaleno, le nuvole, i neon, la luna,
per il pesce finora così argenteo sotto il pelo dell’acqua,
e per lo sparviero, così alto e silenzioso nel cielo.

Legge - perché ormai è troppo tardi per non farlo -
del ragazzo con la giubba gialla in un prato verde,
dei tetti rossi, che puoi contare, nella valle,
dei numeri mobili sulle maglie dei giocatori
e della sconosciuta nuda sulla porta schiusa.

Vorrebbe tacere - benché sia impossibile -
di tutti quei santi sulla volta della cattedrale,
di quel gesto d'addio al finestrino del treno,
di quella lente del microscopio e del guizzo di luce dell'anello
e degli schermi e specchi e dell'album dei ritratti.

Ma grande è la cortesia dei non vedenti,
grande la comprensione e la generosità.
Ascoltano, sorridono e applaudono.

Uno di loro persino si avvicina
con il libro aperto alla rovescia,
chiedendo un autografo che non vedrà.

(da Due punti, Traduzione di Pietro Marchesani)

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Il classico straordinario umorismo letterario che caratterizza molte poesie del Premio Nobel Wisława Szymborska trova qui una delle sue prove più scintillanti: alla fine. E quello che parte come un po’ tronfio esercizio di gloria letteraria si trasforma via via nella tenerezza di questa cortesia davanti a immagini che non possono avere alcuna esattezza e che quindi perdono di significato agli occhi del poeta.

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Szymborska

FOTOGRAFIA © JACEK BEDNARCZYK/PAP

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LA FRASE DEL GIORNO
Anche noi sappiamo dividerci in due. / Ma solo in corpo e sussurro interrotto. / In corpo e poesia.
WISŁAWA SZYMBORSKA, Ogni caso




Wisława Szymborska (Kórnik, 2 luglio 1923 – Cracovia, 1º febbraio 2012), poetessa e saggista polacca, insignita del Premio Nobel per la Letteratura nel 1996 “per una poesia che, con ironica precisione, permette al contesto storico e biologico di venire alla luce in frammenti d'umana realtà”.


sabato 3 febbraio 2018

Il nostro paradiso


ROBERT LOWELL

QUI CI PRENDEMMO IL NOSTRO PARADISO

Qui ci prendemmo il nostro paradiso –
se non qui dove, amore?

Queste tre settimane il tempo
ha accumulato vapore
come lo specchio di un bagno:
colline, vacche, le collinette delle talpe,
un entroterra senza oceano…

il raccolto
che fischiamo dall’erba.

La quercia fulminata che ha perso
un ramo di una tonnellata
scuote ancora le sue foglie verdi
e prende la luce,
come se fosse viva.

Lo si sopporta? in natura
da seme a pula senza tragedia?

La follia viene da qualche cosa –
il presente, sì,
vi siamo dentro;
è l’infezione
delle cose passate…

la carta crepitante dell’Atlantico
che non sento da tre anni.

Perché si ama una donna
più delle donne?

(da Giorno per giorno, 1977 - Traduzione di Francesco Rognoni)

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Questi versi dello scrittore statunitense Robert Lowell sono destinati al suo ultimo amore, la ventinovenne autrice inglese Lady Caroline Blackwood, con la quale intrecciò una relazione a partire dal 1970, dopo essersi separato dalla seconda moglie. È un carpe diem abbastanza nihilista in cui il luogo e il tempo assumono rilevanza tanto da diventare un Eden terrestre di tre settimane.

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Country

FOTOGRAFIA © POPSUGAR

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LA FRASE DEL GIORNO
Una porzione di Paradiso è ancora sulla terra, / e l’Eden rivive nel primo bacio d’amore.

GEORGE GORDON BYRON, Ore d’ozio




Robert Traill Spence IV Lowell (Boston, 1º marzo 1917 – New York, 12 settembre 1977), poeta e saggista statunitense, è considerato il fondatore della poesia confessionale. Vincitore di due Premi Pulitzer per la poesia, è stato designato poeta laureato dalla Biblioteca del Congresso nel 1946.


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