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mercoledì 15 luglio 2026

Mi mangio le sere


ÁNGEL GONZÁLEZ

TALVOLTA MI MANGIO LE SERE

Talvolta mi mangio le sere:
non tutte hanno polpa commestibile.

Se sono al mare,
addento prima le scogliere.
Poi le nuvole rossastre e il cielo
– sputo i gabbiani –
e per dessert, lascio i bagnanti
che giocano a palla, con i capelli spettinati.

Se sono in città,
mangio la sera a secco:
mastico lentamente i minuti
– dopo averne rimosso le spine –
e quando sono spariti,
me ne vado a rimuginare sulle ombre,
ricordando il tempo divorato
con un amaro sapore di nulla in gola.

(da Parola dopo parola, 1965)

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Il poeta spagnolo Ángel González imbastisce un componimento ironico e surreale in cui trasforma fisicamente il paesaggio in cibo – è la seconda strofa, quella che si riferisce a una località di mare, all’aperto,  dove è possibile lo svago e l’osservazione degli altri. Ma in città, nel chiuso recinto della propria casa, è il tempo a essere divorato, masticato e rimuginato, con tutti i suoi ricordi.

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FOTOGRAFIA © CHANDI GABREIL/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Oh, tu, intrepido forestiero / che guardi gli uomini: / contempla le stelle! / (Il Tempo, non la Storia).
ÁNGEL GONZÁLEZ, Campione di alcuni procedimenti narrativi

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Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


giovedì 2 luglio 2026

Dal suo mondo


ANTONIO MURCIANO

VECCHIO AMORE

Oggi, in piedi nella strada solitaria,
con il sole a picco sulle banderuole,
ho capito che la vita
a volte apre ferite che non guarisce.

Lei veniva da casa sua.
Io percorrevo  lo stesso marciapiede per i fatti miei.
Ma sono passati così tanti anni,
così tanti ricordi dall'ultima volta che l'avevo vista,
che rivederla è stato
come avere degli aghi nelle vene,
come una mano che stringe il collo
e fa seccare la saliva.

Era lasciare che mi salisse in bocca
una parola sciocca, una qualsiasi;
era fare un gesto assurdo con la mano
mentre lei passava, vecchio amore, lei.

Non era cercarla. No.
Non era parlarle o desiderarla.
Lei veniva dal suo mondo
e ha attraversato il mio, viva, morta.

(da i giorni intimi, 1962)

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L'emozione di un incontro inaspettato per strada con un vecchio amore evoca nel poeta spagnolo Antonio Murciano un impatto emotivo e fisico. Ma, ahimè, il passato se ne è andato per sempre e quelli che si incrociano per un momento nella via sono due estranei ormai, morti ognuno alla vita dell'altro.

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RICHARD BLUNT, "UNA STORIA DA RICORDARE"

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Se la vita è un viaggio, / lo percorreremo. / Io, con me stesso e con te. / Tu, con i miei sogni.
ANTONIO MURCIANO, I giorni intimi

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Antonio Murciano González (Arcos de la Frontera, 29 dicembre 1929), poeta spagnolo. È il poeta che all'interno della sua generazione - quella degli anni Cinquanta - e della sua terra - l'Andalusia - si avvicina con maggiore forza alla poesia popolare tradizionale, il cui filone poetico si era quasi completamente interrotto a partire dal dopoguerra.


mercoledì 1 luglio 2026

Poesie per luglio XII


Due poeti spagnoli per cantare luglio: il calore del sole a picco che secca la terra e la inaridisce, i muri bianchi di un paesaggio catalano nei versi di César Simón. E i campi di grano pronti per essere mietuti in un altro paesaggio, dipinto a colori da Max Aub.

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FOTOGRAFIA © MERIÇ TUNA/PEXELS
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CÉSAR SIMÓN
MURO CON ALBERO


Questa terra ocra.
Muri bianchi,
sporchi di rosa,
di blu.

Questi recinti con i loro cancelli
rosicchiati, con i loro muri
di fango.

Come vibra il sole
sulle buche.

Come bruciano il muro,
il cancello, come a malapena
la chioma dell'acacia
contro il cielo,
contro il cielo di luglio,
oh venti di vita
che soffiate da così lontano.


(da Erosione, 1971)

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MAX AUB

ESTATE


1

Proprio come nell'amore,
ciò che tu dai, io do.

Dopo aver dato
la sua neve per le nuvole,
il campo, fedele specchio,
dà il verde per l'azzurro.

Proprio come nell'amore,
ciò che tu dai, io do.


2

Luglio darà il suo raccolto
al sole più caldo,
miele voluttuoso
che ondeggia e cede al vento.


                                           18-3-42


(da Diario di Djelfa, 1970)

..


   LA  FRASE DEL GIORNO  

Il mio amore era l'infinito luglio, quando potevo guardare / il sole bruciare, infinito luglio, inevitabile e spaventosamente luminoso / e confuso dal bagliore delle pietre, infinito luglio.
LIISI OJAMAA, Luglio infinito

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César Simón (Valencia, 16 agosto 1932 - 11 dicembre 1997), poeta e scrittore spagnolo. La sua opera appartiene cronologicamente alla cosiddetta "generazione del secondo dopoguerra" e  presenta uno stile di scrittura austero e uno sguardo profondo nell'analizzare ciò che trascende il quotidiano.


Max Aub Mohrenwitz (Parigi, 2 giugno 1903 – Città del Messico, 23 luglio 1972), scrittore, drammaturgo e poeta spagnolo naturalizzato messicano. Nelle sue opere tende a cogliere - col supporto e la mediazione della forma teatrale - gli aspetti ideologici, politici e umani degli avvenimenti dell'epoca che vive e a farne risaltare conflitti e contraddizioni.


domenica 28 giugno 2026

Hai amato così tanto


CARLOS BOUSOÑO

IL VECCHIO AMANTE

Hai amato così tanto...! Forse
con amarezza, forse con tristezza
l'hai detto. Hai amato così tanto! Allo specchio
hai visto il tuo viso invecchiare

e hai iniziato a dire: "...amore..." Hai sognato
e nella notte profonda e silenziosa,
lontano potevi udire il soave mormorio
dell'acqua che scorreva dolce e lenta.

(da La notte dei sensi, 1957)

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Il lavoro poetico di Carlos Bousoño è una continua ricerca sullo scorrere del tempo e sulla precarietà della vita. Ecco qui la malinconia della vecchiaia e la persistenza dell'amore nonostante il declino fisico. Lo specchio è lo strumento che consente all'innamorato di misurare l'età, di rendersi conto. E l'acqua che scorre simboleggia l'inesorabile flusso della vita e della memoria.

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LUCIEN FREUD, "AUTORITRATTO", 1985

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sei invecchiato come si cresce verso il mare. / Sei invecchiato come si diventa / la tenue luce dell'alba.
CARLOS BOUSOÑO, Ode tra la cenere

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Carlos Bousoño Prieto (Boal, 9 maggio 1923 - Madrid, 24 ottobre 2015),​ poeta e critico spagnolo. La sua produzione poetica, nella tradizione del più puro lirismo ispanico, è pervasa da un alone di mistero e da un'aura metafisica che ne rendono spesso complessa l'interpretazione.


martedì 9 giugno 2026

Il gabbiano


JORGE GUILLÉN

VOLO

Nell'aria estiva
il gabbiano che sale
domina la distesa, il mare, il mondo
Sotto il blu, sotto le nuvole
in velli bianchissimi,
e sovrano regnante,
si libra.

Tutto lo spazio è un'onda attraversata.

Le piume bianche e nere,
arresta la sua ascesa,
planando improvvisamente nell'aria,
sulla vasta luce.

Sostiene il candore del vuoto.

E, sospese, le ali si abbandonano
alla chiarezza, alle trasparenti profondità
dove il volo, senza l'azione delle ali,
continua,
si offre al suo piacere, al suo cadere,
affonda nel suo passare,
puro momento di vita.

(da La nostra aria, 1968)

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Il volo di un gabbiano sul mare, le sue evoluzioni in una spiaggia estiva, quella di Sutton Island, nel Maine. Il poeta spagnolo Jorge Guillén si perde nella contemplazione di un momento di vitalità, cattura l'istante.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Vedi anche tu ogni giorno ciò che vede il gabbiano? Infiniti bagliori del mare? Allora anche tu sei un gabbiano!
MEHMET MURAT ILDAN

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Jorge Guillén Álvarez (Valladolid, 18 gennaio 1893 – Malaga, 6 febbraio 1984), poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del '27.  Considerato iniziatore della poesia pura assommando le esperienze di  Jiménez, Valéry e Mallarmé, compose liriche con un'acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale.


lunedì 8 giugno 2026

Centenario di Vicente Núñez


"La poesia è, in prima istanza, una fuga": questa era la visione del poeta spagnolo Vicente Núñez, che nasceva l'8 maggio di cento anni fa ad Aguilar de la Frontera. Un rapporto conflittuale dunque con i versi, lacerante e viscerale - se la parola è "carnale", la poesia è allora "la ramera", la prostituta, un'entità tirannica che lo teneva in ostaggio, forzandolo e intrappolandolo fin dalla giovinezza. La scrittura dunque  come condanna, in un'atmosfera di disincanto e di fallimento.

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FOTOGRAFIA © EL PAÍS

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TUTTO NEL TUO AMORE MI FACEVA MALE

Come un pugnale infuocato;
una pistola sonora,
una tortura di strumenti.
Rose, champagne…
—Fa male?—, il tuo
gesto, come di allodola
che mi bruciava con il tuo respiro.
Spara adesso e abbracciami.
che sono disposto
a tutto, e si fa tardi
per morire. Sono lento.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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TRAMONTO A POLEY

Se la sera non altera la bellezza divina
dei tuoi occhi scuri fissi sul declino
della luce che svanisce. Se non macchia la mia anima
il piacere segreto delle tue rocce sommerse.
Se nessuno ci avverte. Se dentro di noi si spegne.
qualsiasi memoria sterile che diminuisce o diluisce
questo amore che ci salva oltre le stelle,
non parliamo più, amore mio. E trascinami nel cuore
profondo delle tue braccia che batte sotto il cielo.

(da Tramonto a Poley, 1982)

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Un'altra poesia di Vicente Núñez sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La parola è essenzialmente ambigua perché è carnale.
VICENTE NÚÑEZ, Poesia e sofismi

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Vicente Núñez Casado (Aguilar de la Frontera, 8 giugno 1926 - 22 giugno 2002), poeta spagnolo. È considerato uno dei più importanti poeti andalusi del XX secolo. La sua opera è completata da aforismi e testi in prosa. Considerava la scrittura un'ossessione tirannica, quasi una condanna.


domenica 24 maggio 2026

Sicura e fiera


JOSÉ MARÍA ÁLVAREZ

ABÇATRITAZ

Uno splendore segreto che non è ancora cenere
—Francisco Brines.

Se Brittles preferisce aprire la porta in
presenza di testimoni, —disse Gilles dopo
una lunga pausa—, sono certamente disposto ad
accompagnarlo.
— Charles Dickens

Potresti fuggire. Senza dubbio. La
nuova Luce del mondo, Ottaviano,
ti perdonerebbe (se non volentieri, il proprio interesse
lo spingerebbe a rispettarti,
a colmarti di ricchezze). E sei ancora così bella. Sì, potresti...

Ma non seguirai quella strada.
E non
per amore di Antonio, né perché sarebbe indegno
di chi è l'ultima di tanti sovrani,
ma per qualcosa di più profondo: qualcosa che conta solo per te,
per tutto ciò che è custodito nella tua memoria.
E come
quella fuga altererebbe il passato.
Ciò che un tempo era splendore
– quella gloria su cui hai scommesso –
ora sarebbe mediocrità;
la grandezza delle guerre e delle passioni
si ridurrebbe ai volgari
appetiti di una volpe avida.

Ecco perché non esiti.
Lasci che i tuoi servi ti vestano
con i tuoi abiti più belli, ti profumi
il collo e ti senti
sicura e fiera
su quel trono. E senza che
il sorriso svanisca dal tuo volto,
allunghi la mano in quel cesto
di fichi ondeggianti e aspetti
la puntura sul polso.

(da Museo delle cere, 1974)

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Non è citata, ma la protagonista di questa poesia di José Maria Álvarez è Cleopatra, regina egizia, ultima sovrana della dinastia tolemaica. È il 12 agosto del 30 avanti Cristo e Cleopatra, espugnata da Ottaviano la città di Alessandria, è prigioniera con i suoi tre figli nel palazzo reale. Saputo da Dolabella che Ottaviano vuole condurla a Roma per esporla come  trionfo, si uccide facendosi mordere da un aspide, secondo la leggenda, salvando così la sua dignità e la sua grandezza.

Una nota sul titolo: l'abçatritaz è una pietra leggendaria citata nei testi di mineralogia medievale, in particolare nel famoso Lapidario di Alfonso X di Castiglia. Secondo questi antichi trattati, la gemma possedeva la proprietà magica e miracolosa di agire direttamente sui coccodrilli, ammansendoli o proteggendo chi la indossava.

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ROSSO FIORENTINO, CLEOPATRA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il naso di Cleopatra: se fosse stato più corto, tutta la faccia della terra sarebbe cambiata.
BLAISE PASCAL, Pensieri

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José María Álvarez, (Cartagena, 31 maggio 1942 – 7 luglio 2024), poeta, saggista e narratore spagnolo. Appartenente ai “novisimos”, tradusse Kavafis, Holderlin, Stevenson, Shakespeare, Villon e T.S. Eliot. L'opera principale di Álvarez è Museo delle cere, tentativo di completare un libro unico e onnicomprensivo.


sabato 16 maggio 2026

Una lunga criniera verde


JOSÉ ÁNGEL VALENTE

TI SEI DISSOLTA NELLA DOLCEZZA

Ti sei dissolta nella dolcezza
dei succhi segreti del tuo corpo
e l'acqua ti ha trasportata
come una lunga criniera verde
nata nel limo
ostinato del fondo.

Quello srotolamento era la tua forma.
Germogliare.
Fluire.
Arrendersi.
L'aria è scesa fino ai limiti
perfetti della tua pelle.
Bianchezza.
E già obliquo, il tramonto la accendeva
per nascere da te quella sera
di quale luogo, quale tempo, quale ricordo.

(A titolo di speranza, 1955)

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José Ángel Valente, poeta spagnolo, evoca un'immagine femminile che si fonde con la natura, perdendo i suoi contorni fisici per diventare puro flusso, acqua e luce mentre il tramonto invade la scena e sembra nascere esso stesso dal corpo della donna.

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FOTOGRAFIA © İBRAHIM CAN DAYIOĞLU/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Parlavi dall'interno dell'amore, / armata della sua luce. Mai ho respirato / parole d'amore più pure.
JOSÉ ÁNGEL VALENTE. A titolo di speranza

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ValenteJosé Ángel Valente (Orense, 25 aprile 1929 - Ginevra, 18 luglio 2000) fu un poeta, saggista e traduttore spagnolo. Accostato al Gruppo poetico dei ‘50, dal 1966 evolve verso una poesia più esistenziale e influenzata dalla mistica.


giovedì 14 maggio 2026

Un bosco che soffre


JUAN EDUARDO CIRLOT

A GAUDÍ

Fulmine di carne fatta di roccia,
gesto di invocazione incarnata;
vecchio di cristallo la cui occhiata
è un girasole dalla bocca doppia.

Nella tua preghiera, folle è la luce
colma di gentilezza esasperata;
una tempesta blu, paralizzata,
si prostra davanti al grido che la induce.

La tua architettura è un bosco che soffre
crocifisso in furia che non si estingue
sotto le distruzioni zenitali.

Io chiedo a quella vite che mi avvolga
con braci e zaffiri, questa lingua
di peccati e di canti capitali.

(da 44 sonetti d’amore, 1971)

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Il poeta spagnolo Juan Eduardo Cirlot, fu uno dei primi a riscoprire e nobilitare l'opera di Antoni Gaudí, cui dedicò anche un saggio, L’arte di Gaudí. Questo sonetto è un omaggio poetico all’architetto catalano e al suo genio che lo portò a edificare la Sagrada Familia di Barcellona. Cirlot interpreta il sapiente uso di forme organiche - iperboloidi ed elicoidi - come una ricerca del sacro attraverso la geometria naturale.

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FOTOGRAFIA © ERIK SCHEREDER/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La curva chiusa dà il senso del limite, così come la retta è espressione dell'infinito..
ANTONI GAUDÍ, Idee per un’architettura

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Juan Eduardo Cirlot Laporta (Barcellona, 9 aprile 1916 – 11 maggio 1973), poeta e scrittore spagnolo. Surrealista e dadaista, assunse una vasta tradizione spiritualista con l'interesse per la simbologia che permeò tutta la sua attività letteraria. La sua scrittura riversa atti di giocoleria lessicale all'interno di un generale tono elegiaco.


domenica 3 maggio 2026

Uno scrive come può


ALFONSO BREZMES

NON DISTURBARE

Uno vive come può.
La stanza della vita
è solita essere disordinata e sporca,
come al risveglio dopo
una notte agitata.

Uno scrive come può.
E se non bussi prima alla porta
corri il rischio di ritrovarti
davanti al poeta nudo,
in abiti da uomo.

(da Quando non ci sono, Einaudi, 2025 - Traduzione di Mirta Amanda Barbonetti)

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L'identità e l'autenticità del poeta: se la vita è simile a un luogo disordinato e sporco, come una camera al risveglio, altrettanto ci dice Alfonso Brezmes, lo è il processo creativo. Entrare nello spazio della scrittura senza bussare espone al rischio di trovare il poeta "nudo", spogliato dalle sue sovrastrutture e mostrato nella sua essenza di uomo comune.

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AMÉRICA MÉNDEZ, "PABLO STRIEBECK"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Forse la poesia – scriverla o leggerla – è un modo per confrontarci con aspetti della nostra realtà che non possiamo o non vogliamo vedere.
ALFONSO BREZMES, El Cuaderno, Marzo 2024

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Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale. La sua poesia è al tempo stesso colta e popolare, tanto da farlo apprezzare sia da critici e lettori tradizionali sia da un più largo pubblico. Il suo immaginario si nutre di riferimenti letterari (Baudelaire, Rilke…) ma anche di cinema e di cultura pop.


mercoledì 15 aprile 2026

Se guardi un orologio


JOSÉ MANUEL CABALLERO BONALD

DIDATTICA

Se guardi un orologio e aspetti impassibile
che passi un minuto,
finalmente capirai in cosa
consiste l'eternità.
                    Fermati, viaggiatore,
                                         ascolta
quei battiti perentori, quell'incommensurabile
spostamento del tuo cuore
che lascia, per istanti, un grande vuoto abisso
tra l'effimero e il permanente.

L'istante che passa occupa tutto il tempo.

Non c'è fine né inizio:
solo tutto e niente equidistanti.

                                                            (EMPEDOCLE, Polemos)

(da Diario di Argónida, 1997)

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Il poeta spagnolo José Manuel Caballero Bonald svolge una meditazione lirica sulla percezione del tempo, tema centrale della sua opera, e lo fa inserendo un suggerimento, quell'accenno ad Empedocle, filosofo greco che concepiva la realtà come un continuo "polemos", una guerra o una lotta in cui la vita stessa nasce da un equilibrio dinamico tra le forze opposte di unione e disunione. Caballero Bonald legge paradossalmente l'eternità nell'istante: l'eternità non è una quantità infinita di tempo, ma la consapevolezza assoluta di un singolo secondo che si dilata.

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MIHAI CRISTE, “IL NAUFRAGIO DELTEMPO”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il tempo si cela già / come un errore di battitura sul bordo di una pagina bianca.
JOSÉ MANUEL CABALLERO BONALD, Diario di Argónida

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José Manuel Caballero Bonald (Jerez de la Frontera, 11 novembre 1926 – Madrid, 9 maggio 2021), poeta e scrittore spagnolo. Di famiglia cubana, studiò Astronomia e poi Lettere e Filosofia. Militante antifranchista, appartenne a l gruppo poetico dei ‘50. Nel 2012 vinse il Premio Cervantes. È noto per il suo stile barocco e ampolloso.


sabato 4 aprile 2026

Cucù, cucù


KIRMEN URIBE

IL CUCULO

Sentì il cuculo per la prima volta all'inizio di aprile.
Forse perché era irrequieto,
forse per quella sua mania di ordinare il caos,
volle indovinare quali note cantasse.

Il pomeriggio dopo, eccolo lì nel bosco,
con un diapason, in attesa che cantasse.
Il diapason non mentiva:
Si-Sol erano le note del cuculo.

La scoperta divenne nota ovunque;
tutti volevano verificare se il cuculo
cantasse davvero quelle note.
Ma i risultati non coincidevano.
Ognuno rivendicava la propria verità.
Alcuni dicevano che fossero Fa-Re, altri Mi-Do.
Non riuscivano a mettersi d'accordo.

Nel frattempo, il cuculo continuava a cantare nel bosco.
Non Si-Sol, non Fa-Re, non Mi-Do.
Proprio come mille anni prima,
il cuculo cantava: cucù, cucù.

(da Nel frattempo, prendimi la mano, 2007)

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Il canto del cuculo annuncia la primavera. Generalmente compare in aprile, quando ritorna per deporre le uova nei nidi di altri uccelli dopo aver svernato in Africa. Quel segnale di primavera serve al poeta basco Kirmen Uribe per costruire un apologo dove si confrontano uomo e natura, la necessità scientifica di catalogare tutto  - "mania" - in contrasto con la semplice poesia della bellezza.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E ora sento di nuovo la sua voce, / E il suo messaggio è ancora di pace, / Canta di un amore che non cesserà, / Per me non canta mai invano.
FREDERICK LOCKER-LAMPSON, Poesie

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Kirmen Uribe Urbieta (Ondarroa, 5 ottobre 1970), scrittore e poeta spagnolo. Basco, vive a New York. Il suo lavoro trascende i confini e intreccia storie personali e collettive. Attraverso la poesia e la narrativa , esplora temi di identità, migrazione e memoria, reinventando forme letterarie da una prospettiva umanista.


domenica 29 marzo 2026

Voglio essere un canto


GABRIEL CELAYA

BUONGIORNO

Sono le dieci del mattino.
Ho fatto colazione con del succo d'arancia
e mi sono vestito di bianco.
E sono andato a fare una passeggiata, senza fare niente,
parlando per il gusto di parlare,
pensando senza pensare, felice, salvo.

Che commozione gioiosa!
Ciao, tamarindo!
Cosa hai portato con la brezza oggi?
Ciao, piccolo cardellino!
Buongiorno, buongiorno.
Annuncia con il tuo canto come è semplice la felicità.

Respiro lentamente, molto lentamente,
assaporando ciò che sto facendo,
sentendomi vivo in ogni fibra,
in ogni cellula che esplode,
nella punta stessa del capello più sottile.
Buongiorno, buongiorno!

L'immediato esalta. Io non sono io, eppure esisto,
e il mondo esterno esiste,
ed è bello, ed è semplice.
Ehi, tu, vermetto! Parlo anche a te.
Buongiorno, buongiorno!
Anche tu sei reale. E per questo ti glorifico.

Saluto il candore
che il gladiolo ha inventato senza sapere di farlo.
Saluto la nuda
vibrazione dei pioppi snelli.
Saluto il grande blu come un'esplosione immobile.
Saluto, morto il sé, la nuova vita.

Tra gli alberi, contemplo
il mattino, la beatitudine, l'incredibile evidenza.
Dov'è il suo segreto?
La bellezza della totalità!
Per gli altri, negli altri, per tutti, vuoto,
sorrido, sospeso.

Mi vergogno a pensare a quanto ho assecondato
i miei dolori personali, la mia esistenza spettrale,
il mio cuore ostinato e spaventato,
quando contemplo questa breve e pura gloria presente.
Oggi voglio essere un canto,
un canto elevato al di sopra di me stesso.

Come tremano le piccole foglie nuove,
le foglie verdi, le foglie selvatiche!
Una a una sussurrano
un segreto che poi diventerà una vasta distesa di fogliame.
Nessuno è nessuno: un mormorio
corre di bocca in bocca.

Quando un poeta canta come cantano le foglie,
non è un uomo a parlare.
Quando un poeta canta, non si esprime.
La sua gioia è più che umana,
e si rivela nel suo silenzio.
Capite cosa intendo quando vi dico buongiorno.

(da Pace e concerto, 1953)


"Tutto vale la pena. / (...) / È una miseria; non significa nulla; / ma il mio sangue risuona: vivo, sono felice" scrive in una raccolta del 1947 il poeta spagnolo Gabriel Celaya: è quella felicità di nulla, quella gioiosa accettazione del momento che caratterizza gran parte della sua poetica. È quell'accontentarsi di ciò che si ha e che si è, è la consapevolezza della bellezza dell'attimo. E se è un'assolata mattina di primavera, tanto meglio....

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HEINZ SCHOLNHAMMER, "MAGIA DI PRIMAVERA"
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  LA FRASE DEL GIORNO 

Per l'aria, per il mare, per il vento / per il mio amore, per - che so io? - / perché la vita si allarga ed è sempre diversa / (...) /  Per questo e per altri dettagli vale la pena vivere.
GABRIEL CELAYA, Operazioni poetiche

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Rafael Gabriel Juan Múgica Celaya Leceta, noto come Gabriel Celaya (Hernani, 18 marzo 1911 – Madrid, 18 aprile 1991), poeta spagnolo della generazione letteraria del dopoguerra. Fu uno dei più importanti rappresentanti di quella che veniva chiamata "poesia impegnata" o poesia sociale.


sabato 28 marzo 2026

Una cantata per corno


CONCHA MÉNDEZ

AUTOMOBILE

Automobile
Una cantata per corno.
Lucciola attraverso la strada buia.
Occhi che brillano nella notte fredda.
Rettile cittadino che striscia rapidamente.

(da Inquietudini, 1926)

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L'enfasi modernista del progresso tecnologico permea gran parte della prima produzione della poetessa spagnola Concha Méndez: "Ho assistito alla nascita di tutte le invenzioni del secolo. Sono nata al centro della modernità, delle canzoni, dei mezzi di trasporto, della velocità, del volo. Le mie prime poesie sono piene di queste cose: i clamori della modernità, dei piloti, degli aerei, dei motori, delle eliche, delle telecomunicazioni". L'automobile viene dipinta attraverso quattro immagini significative che rappresentano l'acustica dei clacson, la luminosità dei fari e la velocità della scocca metallica.

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IMMAGINE © THE GRAND REVIEW

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Nessun'altra invenzione ha modificato così tanto e in un sol colpo la vita dell'umanità.
LUCIANO GIANFRANCESCHI, Il Monello, n. 17, 1975

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Concha Méndez, pseudonimo di Concepción Méndez Cuesta (Madrid, 27 luglio 1898 – Città del Messico, 7 dicembre 1986), poetessa spagnola della Generazione del '27. La sua poesia è distinta in due fasi: la prima modernista, influenzata da García Lorca e Alberti, la seconda oscura e intimista, dai toni esistenzialisti, segnata dall'esilio.


domenica 22 marzo 2026

Diranno che non è molto


ÁNGEL GUINDA

LA RICCHEZZA

Cose fragili
che sono sopravvissute ai traslochi,
essere sorpreso,
il ritorno a casa dal lavoro,
assenza di cattive notizie,
la comparsa delle foglie dagli alberi,
briciole di salute.
(Diranno che non è molto.
Mi sembra davvero tanto!).

(da L'arrivo del maltempo, 1998)

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Un oraziano accontentarsi delle piccole cose, minuzie, briciole di felicità: è questo il senso di ricchezza secondo il poeta spagnolo Ángel Guinda, la salute, la speranza e la resilienza personale che persistono nonostante lo stress sorprendendoci piacevolmente come un regalo inaspettato.

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KONSTANTIN GORBATOV, "SALOTTO"

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Quando ero molto giovane e la mia vita era così piena di aspettative, / volevo distruggere l'ordine costituito: / la famiglia, lo stato, la religione, il mondo. / Ora non voglio che mi distruggano.
ÁNGEL GUINDA, L'arrivo del maltempo

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Ángel Guinda Casales (Saragozza, 26 agosto 1948 - Madrid, 29 gennaio 2022), poeta e scrittore spagnolo. Insegnante di Letteratura, ha scritto poesia esistenziale e minimalista alla ricerca di un senso estetico in cui i temi principali sono la vita, l’amore, la morte e la poesia stessa. Tra le sue traduzioni opere di Cecco Angiolieri, Florbela Espanca e Àlex Susanna.


martedì 10 marzo 2026

Le tue mani nelle mie


ANTONIO GAMONEDA

LE TUE MANI ESISTEVANO

Un giorno il mondo rimase in silenzio;
gli alberi, in alto, erano profondi e maestosi,
e noi sentivamo sotto la nostra pelle
il movimento della terra. Soavi le tue mani nelle mie
e io sentii la gravezza e la luce
e tu che mi vivevi dentro il cuore.
Tutto era verità sotto gli alberi,
tutto era verità. Io capivo
tutte le cose come si capiscono
un frutto con la bocca, una luce con gli occhi.

(da Esenti, 1960 - Traduzione di Valerio Nardoni)

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Il poeta spagnolo Antonio Gamoneda esprime un momento in cui il mondo esterno e quello interiore si fondono, nel quale si "realizza" attraverso il sentimento amoroso il significato del mondo. Ma non con il pensiero, che non è in grado di afferrarlo appieno, quanto piuttosto con i sensi, con le sensazioni.

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FOTOGRAFIA © LETICIA CURVELO/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

So che in ogni volto si vede il mondo.
ANTONIO GAMONEDA, Blues castigliano

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Antonio Gamoneda (Oviedo, 30 maggio 1931), poeta spagnolo. Figura emblematica della letteratura europea, la sua opera è stata riconosciuta tardivamente come una delle più grandi voci della poesia spagnola contemporanea. Sebbene cronologicamente appartenente alla generazione degli anni cinquanta, la sua opera di fatto è rimasta isolata da qualsiasi tendenza poetica.


martedì 3 marzo 2026

Seta in fiamme


JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

NEBBIOSO, IN ELEGANTE LANGUORE

Nebbioso, in elegante languore, si specchiava
il cielo viola nel rosso mogano;
dentro, il grigio aveva carne e seta in fiamme;
la sera arrivò il profumo delle mimose...

Un desiderio impossibile di lussi sensuali
trasportava, tra le visioni, l'anima malinconica,
...il desiderio di arrivare prima... o di non arrivare mai...
non so dove... per cosa!... a non so che ora...

La felicità stava arrivando - ma senza dirmi nulla-
accanto a me... Era non so chi... L'ombra
dolce del crepuscolo fece fiorire il suo sogno,
e mi guardò a lungo, tra le sue rose...

(da Malinconia, 1912)

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Il poeta spagnolo Juan Ramón Jiménez sta attraversando i Pirenei in treno per raggiungere San Sebastián - dopo un temporale, dalle parti di Laruns è ormai calata la sera che mescola i colori del tramonto con quelli della tempesta ormai allontanatasi. Quei colori, quei profumi, quell'atmosfera di primavera si inseriscono nel sogno amoroso del poeta.

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FOTOGRAFIA © MAREK PIWNICKI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Apollo infiamma le lire fraterne / in un tramonto musicale dorato / come farfalle in fiamme...
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Labirinto

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JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


giovedì 26 febbraio 2026

Piccolo passero


JOSÉ JIMÉNEZ LOZANO 

EVOLUZIONE

Piccolo passero,
Sei stato un dinosauro.
Ti ringrazio
di essere ora così minuscolo.

(da Uccelli, 2000)

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Guardiamo un passero, un fringuello, un corvo, e forse non ce ne rendiamo conto, ma quel loro incedere su due zampe, molto spesso goffo, deriva dal passo dei dinosauri, di cui sono i discendenti nel corso dell'evoluzione. Il poeta spagnolo José Jiménez Lozano, esprime con ironia il ringraziamento a un passero per la sua piccola taglia.

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FOTOGRAFIA © MAGDA EHLERS/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'evoluzione è deriva, devianza, creazione, ed è interruzioni, perturbazioni, crisi.
EDGAR MORIN, Dove va il mondo?

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José Jiménez Lozano (Langa, 13 maggio 1930 – Valladolid, 9 marzo 2020), poeta e scrittore spagnolo, Premio Cervantes nel 2022. La sua opera riflette i paesaggi della vasta pianura castigliana, con orizzonti immensi che invitano al pensiero, alla riflessione e persino al misticismo che ispirò Giovanni della Croce e Teresa d'Avila.


sabato 14 febbraio 2026

Ti amo e agisco nel tuo cuore


ANTONIO GAMONEDA

ESSERE IN TE

Non entro in te perché tu ti perda
sotto la forza del mio amore;
Non entro in te per perdermi
nella tua esistenza o nella mia;
Ti amo e agisco nel tuo cuore
per vivere in armonia con la tua natura,
affinché tu possa espanderti nella mia vita.

                Né tu né io. Né tu né io.
Nemmeno i tuoi capelli sparsi, anche se mi piacciono tanto.
            Solo questa oscura compagnia.
                                                              Ora
                             sento la libertà.
                                                         Spargi
                                      i tuoi capelli.
                                           Spargi i capelli.

(da Blues castigliano, 1982)

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Il poeta spagnolo Antonio Gamoneda esplora una forma di amore che non cerca il possesso o l'annientamento dell'altro, ma piuttosto una comunione profonda e spirituale. Rifiuta l'idea dell'amore come assorbimento. L'"io" e il "tu" rimangono interi, evitando la perdita della propria esistenza nell'altro.  La sola presenza dell'amata è fonte di bellezza e di serenità "Quando ti scompiglio i capelli / qualcosa di bello si forma nelle mie mani. // E quasi non so di più".

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MALCOLM T. LIEPKE, “ABBRACCIO”

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il mio modo di amarti è semplice: / ti tengo stretta / come se ci fosse un po' di giustizia nel mio cuore / e potessi donartela con il mio corpo.
ANTONIO GAMONEDA, Blues castigliano

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Antonio Gamoneda (Oviedo, 30 maggio 1931), poeta spagnolo. Figura emblematica della letteratura europea, la sua opera è stata riconosciuta tardivamente come una delle più grandi voci della poesia spagnola contemporanea. Sebbene cronologicamente appartenente alla generazione degli anni cinquanta, la sua opera di fatto è rimasta isolata da qualsiasi tendenza poetica.


mercoledì 11 febbraio 2026

Il verso nascosto


JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS

A VOLTE INASPETTATAMENTE FEDELE

A volte inaspettata-
mente fedele, altre volte ribelle,
quanto più precisa,
tanto più tenace la sua assenza.
Altre volte, il verso nascosto
era nei suoi abissi,
emerge dai suoi abissi.

(da Io solo so nominarti, 2002)

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Come nasce una poesia? Lo spiega lo stesso José Antonio Muñoz Rojas, poeta spagnolo: "Quella cosa vagamente aleggia nella testa o dovunque e all'improvviso la si ritrova sulla carta. Spiegare quel misterioso passaggio dalla testa alla pagina non è facile o addirittura possibile. I versi fluttuano indefinitamente nella testa o nel cuore, e non ce ne rendiamo quasi mai conto sulla pagina. (...) Il miracolo del passaggio reale dall'idea della poesia alla sua versione sulla pagina è sempre inaspettato e misterioso".

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RENÉ MAGRITTE, "LA GRANDE FAMIGLIA"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Ecco a cosa servono i poeti: / a offrire un cammino agli altri, / a posarsi sui battiti del nostro cuore e a vedere / un po' più lontano, in mezzo a / tutta l'oscurità che ci circonda.
JOSÉ ANTONIO MUÑOZ ROJAS, Oscurità interiore

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José Antonio Muñoz Rojas (Antequera, 9 ottobre 1909 – Mollina, 29 settembre 2009), scrittore e poeta spagnolo appartenente alla Generazione del '36. Dalla corrente machadiana si è spostato verso uno sperimentalismo d’avanguardia cantando l’amore, la malinconia e l’armonia dell’anima nella natura, con uno stile diretto e colloquiale.