sabato 30 giugno 2018

Nell’aria tremante


GAETANO ARCANGELI

CREPUSCOLO DI LIBECCIO

Crepuscolo violento
già preso dall'ansia
di una notte di vento;
e l'ultima luce azzurrina
di un lembo di cielo
è spenta da un cortinaggio
di nubi consumate
da un tediosissimo viaggio.
E nell'aria tremante
passano brevi folate,
alito febbricitante
di giornate malate
rabbia imprecante
di ore dannate;
aliti di veleno
sopra le cose terrene
ch'erano così serene
nel giorno sereno.
Crepuscolo malato
di un male indefinito,
mezzo annuvolato
cielo scolorito,
scolorita città
presa da sconsolazione;
dal grido di disperazione
dell'aridità.

[1927]

(da Del vivere, Testa, 1939)

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È questa una delle primissime prove poetiche di Gaetano Arcangeli: il poeta la scrisse infatti a 17 anni riversandovi un Decadentismo di maniera tra Pascoli e D’Annunzio: è un bozzetto in cui la terra romagnola fa da fondale a un crepuscolo dove a regnare è il vento di libeccio, calda brezza di terra che sembra passare come una febbre sul mondo.

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Santarcangelo

FOTOGRAFIA © RIMINI TODAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il tramonto che, appena / acceso, in cenere spegne / il fasto delle sue luci, / è
un cupo fiore selvatico / che prova il ritegno / di spandere un suo / acuto e raro profumo.
GAETANO ARCANGELI, Del vivere




Gaetano Arcangeli (Bologna, 19 aprile 1910 – 8 settembre 1970), poeta italiano. Si allontanò via via dall’ermetismo verso toni più lirici e talora satirici. Tra i suoi temi la natura misteriosa e ostile, le memorie dell’infanzia e dell'adolescenza, il ricordo del padre e la solitudine.


venerdì 29 giugno 2018

Come personaggi di Pessoa


ÓSCAR HAHN

I FANTASMI DI LISBONA

Dove sarà il passato che avevamo,
il passato che ebbi tra le tue braccia
Per strada risuonano i nostri passi
ma noi non ci siamo: siamo svaniti

Dove saranno i baci che ci demmo
la tristezza così dolce del fado
le promesse e i pianti la mia rabbia
i corpi che un giorno condividemmo

Sono spaventati i nuovi occupanti
della nostra stanza d’albergo, sentono
ridere persone sotto la doccia

Noi come personaggi di Pessoa
siamo anime senza corpo: due amanti
che soffrono nella notte a Lisbona.

(da Apparizioni profane, 2002)

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Più che fantasmi questi del poeta cileno Óscar Hahn sono ricordi, apparizioni del passato, sdoppiamenti di due esseri che furono felici nella Lisbona del tempo che fu – simili a personaggi di Pessoa, incapaci però di ritrovarsi  perché, come scriveva il poeta portoghese attraverso l’eteronimo Álvaro de Campos “ Il luogo ove si torna è sempre un altro, / la stazione a cui si torna è diversa. / Non c'è più la stessa gente, né la stessa luce, né la stessa / filosofia”.

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Lisbona

ACQUARELLO DI RENATO PALMUTI

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LA FRASE DEL GIORNO
Le poesie si presentano proprio come i fantasmi. Non progetto di scriverle perché in qualsiasi momento può apparirmi una di queste immagini, camminando per strada, parlando con un amico e persino dettando in classe.
ÓSCAR HAHN, El Mercurio, 25 settembre 2002




Santiago, 05 de Mayo 2011 (UPI). El Consejo Nacional de la Cultura anuncia el ganador del Premio Iberoamericano de Poesía Pablo Neruda 2011, que recayó en Oscar Hahn. (Fotografías Sergio Gajardo)



Óscar Hahn (Iquique, 5 luglio 1938), poeta, critico e saggista cileno appartenente alla Generazione dei Sessanta nota anche come Generazione dispersa. Dopo il golpe del 1973 e l’arresto, scelse l’esilio negli Stati Uniti, dove insegnò letteratura spagnola all’Università del Maryland e in quella dello Iowa.


giovedì 28 giugno 2018

Tu sarai anche una stella


VALENTINO ZEICHEN

LITTLE NEMO

Tu sarai anche una stella,
ma nella vanità del mondo
non sono da meno d’uno specchio;
se valida quella teoria che vuole
l’universo in espansione
ci allontaniamo l’uno dall’altra
come galassia, lasciando tracce
di sangue sullo spettrografo.
In un’ipotesi contrapposta
l’infinito sarebbe stazionario
e manterremo le oscure distanze,
a mio malincuore.
Per avvicinarci dovrebbe prevalere
la teoria dell’universo che si contrae,
ma equivarrebbe al finimondo
perciò, addio, stellina bionda.

(da Museo interiore, 1987)


In Valentino Zeichen, come scrive Giulio Ferroni, “l’amore si manifesta, ancora, e in modo più sottile, in un gioco prolungato di barocche ‘sorprese’, nella misurazione della distanza, nelle traiettorie di percorsi che comprendono sempre deviazioni, interferenze e coincidenze parziali e momentanee, riflessi e raddoppiamenti”. I due mondi separati vivono in questa cosmologia di avvicinamenti e allontanamenti, in un mondo paragonabile a quello di Little Nemo, personaggio dei fumetti che vive le sue mirabolanti avventure per poi immancabilmente svegliarsi da un sogno alla fine della striscia.

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Universo

IMMAGINE © HD WALLPAPERS

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli amori perduti evocano / gli ombrelli dimenticati, / ma dove? Sarebbe struggente / ricordarsene sotto queste / piogge incessanti".
VALENTINO ZEICHEN, Aforismi d’autunno




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), scrittore e poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.


mercoledì 27 giugno 2018

Viene lentamente


JORGE BOCCANERA

LEI

Viene lentamente,
entra
inciampa nella mia tosse,
nella mia abitudine di lasciare il collo
ovunque.
Viene lentamente,
mette in ordine i miei silenzi,
slega le parole necessarie
riceve la corrispondenza dei miei occhi.
Viene lentamente,
e stende le sue tovaglie d’amore.
Viene lentamente,
fatta solo di fumo per non svegliarmi.
Si apre il passo tra bicchieri scaraventati contro il giorno,
ritratti di donne,
notti di risse e di gin.
Viene lentamente,
entra,si inginocchia vicino alla mia anima
a ricomporre i frammenti delle mie risate.
Poi vola via azzurra come il pomeriggio.

(Da Parola d’ordine, 1976)

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Non è la musa cantora né l’uccello strillone / né il pupazzo parlante né la signora che detta. / È una Sordomuta / che ti mostra la lingua per una moneta soltanto. // La lingua è vuota. / La moneta dev’essere d’oro”: il poeta argentino Jorge Boccanera aspetta questa donna meravigliosa e misteriosa, questa musa che viene lentamente nella sua casa, che entra e sposta le cose, le mette in ordine mentre lui dorme: la poesia…

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Poesia

FOTOGRAFIA © LUPEN GRAINNE

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LA FRASE DEL GIORNO
Non è che i poeti mentono. / È che i bugiardi / amano fare poesia..
JORGE BOCCANERA




bio-boccaneraJorge Boccanera (Bahía Blanca, 18 aprile 1952), poeta, drammaturgo e saggista argentino. Dal 1976 visse esule in Messico e Costarica a seguito del golpe militare. Tornato a Buenos Aires nel 1997, si occupa esclusivamente di attività letterarie.


martedì 26 giugno 2018

Il me di ieri


YANG MU

IMPRONTE

Vieni con me nel ronzio delle cicale, nell’inquietudine
alza la testa e conta i cavalli sulla trave
sauri che sollevano polvere
contane gli anni al margine dell’acqua. Tu che dormi
le tue mani sono pitoni

Egli supera il palazzo, procede come l’ombra del sole
sale lentamente
dove siedo a pensare
lasciando quello spazio vuoto a me
il me di ieri

Il posto dove un tempo andavi a bere, tu sei lì
chino la testa e ti guardo
il mestolo blu scivola via sull’acqua
scivolano via le labbra del viandante
dammi ceneri! Dammi silenzio nel clamore
luna e stelle future sono un rosario
contando i grani, la tua mano con un gesto spegne la luce che cercavo

Nord-nordovest, bel guardiano
venuto dalla foresta, hai udito il lamento delle stelle a oriente?
Con la luna alla destra, veloci attraversiamo il fiume

1959

(da Poesia, n. 338, Giugno 2018 - Traduzione di Rosa Lombardi)

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Yang Mu, poeta di Taiwan, combina l’eleganza aggraziata e raffinata della poesia classica cinese con gli elementi della cultura occidentale. Ne nasce, prendendo in prestito un termine usato nella musica e in cucina, una poesia “fusion”, come si può apprezzare dal testo proposto, che si avventura nei meandri della memoria.

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IMMAGINE © HAWTHORN JIANG JINGSU

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LA FRASE DEL GIORNO
La tua contemplazione è un oceano, sei infinito a meditare.
YANG MU




yang_mu_1_web_portraitYang Mu, pseudonimo di Wang Ching-hsien (Hualien, 6 settembre 1940), poeta e critico letterario taiwanese: Nel 2013 è stato il primo poeta e il primo taiwanese a vincere il Premio Newman per la Letteratura Cinese. La sua poesia, anche grazie agli studi negli Stati Uniti, fonde lo stile classico cinese con i temi occidentali.


lunedì 25 giugno 2018

Scrivo anche se


KATY PARRA CARRILLO

AUTODIDATTA

Scrivo da un tempo molto simile al tuo.
Sono poco più di un libro
- albero ferito e triste – che è sempre stato vecchio.
Scrivo perché sono insufficiente,
perché la mia parola muore ogni giorno
crivellata a mano
dalla sua verità.
Scrivo anche se tutto sembra già scritto
e pronto per essere eseguito.

(da Sintomi dell’oblio, 2000)

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“Scrivi, ti prego. Due righe sole, almeno, anche se l'animo è sconvolto e i nervi non tengono più. Ma ogni giorno. A denti stretti, magari delle cretinate senza senso, ma scrivi. Lo scrivere è una delle più patetiche e ridicole nostre illusioni. Crediamo di fare cosa importante tracciando delle contorte linee nere sopra la carta bianca. Comunque, questo è il tuo mestiere, che non ti sei scelto tu ma ti è venuto dalla sorte, solo questa è la porta da cui, se mai, potrai trovare scampo. Scrivi, scrivi. Alla fine, fra tonnellate di carta da buttare via, una riga si potrà salvare. (Forse)”. Già Dino Buzzati vedeva nella scrittura un’ancora di salvezza, un mezzo per provare a superare la finitudine umana: quello che in questi versi conferma la poetessa spagnola Katy Parra Carrillo.

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Lonely Planet

FOTOGRAFIA © LONELY PLANET

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LA FRASE DEL GIORNO
Non so se poeti si nasce o si diventa. In realtà non credo che il poeta sia un essere speciale, ma di sicuro che la poesia è imprescindibile.
KATY PARRA CARRILLO




ParraKaty Parra Carrillo (Totana, 6 dicembre 1964), poetessa spagnola. Cofondatrice dei gruppi letterari Espartaria e Jitanjáfora, coordina corsi di poesia nella regione di Murcia e collabora con emittenti radio e quotidiani.


domenica 24 giugno 2018

Una moneta


ALFONSO BREZMES

RITORNO

Ritorno alle mie poesie
come il subacqueo che insegue
un antico galeone abbandonato,
finché non sente che sta per mancargli l’aria
e, prima di risalire in superficie,
afferra a caso una moneta
e, nonostante sappia che è vecchia,
e per essa non riceverà nulla,
la porta sempre con sé, in tasca.

Come se in un qualche luogo remoto
sommerso nella notte dei tempi
potesse riacquistare qualche valore.

(da Ultramor, 2017)

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Il valore della poesia è quello di rispecchiare il percorso del poeta, la sua vita, le sue emozioni. Così il poeta spagnolo Alfonso Brezmes riemerge dalla rilettura dei suoi versi riportando quel qualcosa che sembra non avere valore ma che è comunque testimonianza e, perché no?, amuleto.

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Sub

DIPINTO DI JOHN LAUTERMILCH

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LA FRASE DEL GIORNO
Per misurare il tempo fu inventata l’assenza, / quella riga che divide il mondo in due, / in due i corpi, i giorni, le parole.
ALFONSO BREZMES, Il dono delle lingue




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale, ha pubblicato Cartoline dal futuro (2010), La notte tatuata (2013),  Il dono delle lingue (2015) e Ultramor (2017).


sabato 23 giugno 2018

La ragione della tua orbita


MARTA MIRANDA

AXIS MUNDI

Buia
vive la notte nel tuo cuore
che non mi ama
in cambio
mi ama il  tuo sesso
e mi dà il miele di tutte le api

anche se non mi ami
è in me
la ragione della tua orbita
perché sono
il pezzo di mondo
che non potrai
essere mai

la grotta
scura e umida
lo specchio d'acqua
che ti guarda
e ti rivela

(da Il lato oscuro del mondo, 2015)

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L’Axis mundi – l’asse del mondo – è un simbolo presente in numerose culture. Si tratta del punto di connessione tra il cielo e la terra in cui convergono tutte le direzioni. L’essere  diventa allora accessibile nella sua completa essenza e quindi nella sua piena realtà,in tutte le sue dimensioni. E quell’asse del mondo è, secondo la poetessa argentina Marta Miranda, il sesso femminile, luogo in cui l’uomo si realizza e si rivela, porta verso un regno che conduce al di là del reale.

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Delville

JEAN DELVILLE, “L’AMORE DELLE ANIME”

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LA FRASE DEL GIORNO
L'atto fisico del sesso comprende l'esperienza spirituale dell'identificazione con il partner e della sua coscienza.
ALEXANDER LOWEN




Marta Miranda (Mendoza, 17 novembre 1962), poetessa e organizzatrice culturale argentina. Coordina vari festival internazionali di poesia. Ha pubblicato Mea culpa (1991), La spuma (1998), La stessa pietra (2004), Nuotatrice (2008), Il lato oscuro del mondo (2015).


venerdì 22 giugno 2018

Parlarsi a distanza


ANGELO MARIA RIPELLINO

È TANTO CHE NON TI SCRIVO

È tanto che non ti scrivo. Non ho tue notizie. Ma sempre
spero che un giorno tu possa tornare
nella città che hai cantato.
Come stupide navi si dissolvono gli anni.
Io recito al Wolker. Sono serena. Il passato
lo tengo lontano, sui margini, come un intruso.
C’è solo un filo di ignobile malinconia,
che trapela talvolta di sotto una porta,
ma io riesco a tagliarlo, fingendomi ottusa
e decrepita come una mummia di Strindberg.
La primavera ha inondato di bionde forsythie
la piccola casa in cui vivo, in cui studio le parti.
Com’è duro parlarsi a distanza,
quando l’armadio del cuore
vorrebbe aprirsi in un fiotto di chiacchiere.
Eppure vedrai, se verrai: dopo secoli
non avremo che dirci, vi sarà solo un attònito,
goffo, appallottolato, bruciante silenzio.

(da Lo splendido violino verde, Einaudi, 1976)

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Angelo Maria Ripellino, poeta, traduttore e slavista italiano, trasforma una lettera ricevuta in poesia. Così le parole dell’attrice ceca Zora Jirakova, amica di famiglia, figurano questo rapporto tra persone lontane in cui non solo fioriscono i sentimenti, ma anche la città di Praga, sottofondo alle parole.

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Lettera

GIANNI STRINO, “LA LETTERA”

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LA FRASE DEL GIORNO
Guai a chi si costruisce il suo mondo da solo.
ANGELO MARIA RIPELLINO, Lo splendido violino verde




ripellino-angelo-mariaAngelo Maria Ripellino (Palermo, 4 dicembre 1923 – Roma, 21 aprile 1978),  traduttore, poeta e slavista italiano. Docente di Filologia Slava a Bologna e poi di Lingua e Letteratura russa a Roma, è notissimo per l’antologia Poesia russa del ‘900, pubblicata da Guanda nel 1954.


giovedì 21 giugno 2018

Solitudine mia

 

ALDA MERINI

S’ANCHE TI LASCERÒ PER BREVE TEMPO

S´anche ti lascerò per breve tempo,
solitudine mia, se mi trascina
l´amore, tornerò, stanne pur certa
;
i sentimenti cedono, tu resti.

(da La presenza di Orfeo, Scheiwiller, 1953)

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EMILY DICKINSON

HA UNA SUA SOLITUDINE LO SPAZIO

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un'anima al cospetto di se stessa -
infinità finita.

(da Tutte le poesie, Mondadori, 1997 – Traduzione di M. Bulgheroni)

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Uno dei “Piccoli canti” dalla Presenza di Orfeo di Alda Merini e la poesia di Emily Dickinson contrassegnata con il numero 1695 sono, con la celeberrima Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo, brani di Pirandello e del Petrarca della Vita solitaria e le opere d’arte Automat di Edward Hopper, Tramonto sul mare di Giovanni Fattori e Sera sul viale Karl Johan di Edward Munch, tra le poesie scelte per il saggio breve della maturità 2018, centrato sulla solitudine. Una solitudine che la poetessa milanese ben conosceva -, non solo l’internamento in manicomio ma anche la solitudine di chi nella vita ha portato avanti un amore irrisolto – e che era connaturata da sempre alla sua anima, mezzo per conoscere il mondo e  se stessa: “La poesia è un castello di solitudine / con qualche rarissima finestra / di rotte allegrie”. Solitudine autoimposta invece quella di Emily Dickinson, esilio volontario dentro la propria stanza come unica via alla felicità nella sua calma apparente: “Sarei forse più sola | senza la mia solitudine”.

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EDWARD HOPPER, “AUTOMAT”

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LA FRASE DEL GIORNO
La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno.
LUIGI PIRANDELLO, Uno, nessuno e centomila




Alda Merini all'anagrafe Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


mercoledì 20 giugno 2018

Un’estate lontana


EUGÉNIO DE ANDRADE

CI SONO GIORNI

Ci sono giorni in cui crediamo
che tutto lo schifo del mondo ci cada
addosso. Poi
usciamo sul balcone e vediamo
i bambini correre cantando
lungo il molo.
Non conosco i loro nomi. Uno
o l’altro mi assomiglia.
Voglio dire: somiglia a quello che fui
quando divenni
luminosa presenza della grazia
o dell’allegria.
Allora si apre un sorriso
su un’estate lontana.
E dura, dura ancora.

(da I luoghi del fuoco, 1998)

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Una dolce nostalgia viene a sostituire l’amarezza, la disperazione, lo sdegno di una qualunque giornata in questo mondo: al poeta portoghese Eugénio De Andrade basta scorgere il gioco dei bambini, la loro allegria per mutare d’umore, per ritrovare nel ricordo il bambino che fu, per riprovare nella memoria quell’ingenua felicità.

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Hartley

DIPINTO DI CORINNE HARTLEY

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LA FRASE DEL GIORNO
Quando il bambino era bambino, / lanciava contro l’albero un bastone come fosse una lancia, / che ancora continua a vibrare.
PETER HANDKE, Il cielo sopra Berlino




Eugénio de Andrade, pseudonimo di José Fontinhas Rato (Fundão, 19 gennaio 1923 – Porto, 13 giugno 2005), poeta e scrittore portoghese, tradusse García Lorca, Borges, Saffo e Ritsos. Della sua opera José Saramago disse che è una “poesia del corpo cui si arriva attraverso una depurazione continua”.


martedì 19 giugno 2018

L’esaltazione del minimo


LUIZA NETO JORGE

LA MAGNOLIA

L’esaltazione del minimo,
e il magnifico lampo
dell’avvenimento maestro
mi restituiscono la forma
il mio chiarore.

Mi raccoglie una piccola culla
dove la parola si elide
nella materia – nella metafora –
necessaria, e leggera, a ognuno
quando risuona e scivola.

La magnolia,
il suono che si arrotola
quando è pronunciato,
è un profumo acceso
perso nella tempesta,

un minimo ente magnifico
che sfoglia lampi
sopra di me.

(da 19 angoli: epopea sommaria, 1969)

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La magnolia sempreverde ha un fiore che attrae i poeti: quei grandi petali bianchi non solo hanno il dono della bellezza, sembrano di seta o di cera, ma emanano anche un profumo intenso. Così, ne hanno scritto Carlo Betocchi, Eugenio MontaleAttilio Bertolucci, Diego Valeri… La poetessa portoghese Luiza Neto Jorge fonde magnolia e poesia: il fiore stesso diventa parola.

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Magnolia

FOTOGRAFIA © DAVETHEMAGE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia insegna a cadere / su svariati terreni / fino a perdere all’improvviso il pavimento sotto i piedi / come si perdono i sensi in una caduta d'amore.
LUIZA NETO JORGE




JorgeLuiza Neto Jorge (Lisbona, 10 maggio 1939 — 23 febbraio 1989), poetessa e traduttrice portoghese. Abbandonò la facoltà di Lettere, dove aveva fondato il Gruppo di Teatro per vivere a Parigi. È considerata l’esponente di spicco del movimento Poesia 61. Tradusse Breton, Apollinaire, Michaux e Nerval.


lunedì 18 giugno 2018

Duplicato del Big Bang


VALENTINO ZEICHEN

LA POESIA

Come un ricorrente duplicato del Big Bang
simula la nascita dell’universo
a sua differenza possibile figlia d’ignoti.
Ella ha madre sebbene svagata,
espulsa in un baleno dall’ispirata origine e
subito estranea all’istantanea matrice creativa.
La poesia: annodate interiora.
Si dipana nella prosaicità della lingua
e lascia scorrere allettanti Aleph
dall’ineffabile momentaneità:
gli accostamenti accidentali
fra le lingue ancora brulicanti
l’apparentano agli invertebrati,
i nodi vengono al pettine dello stile e
il poeta deve alla sua perizia di fisiologo
il taglio dei versi.
Senza offendere le sinapsi semantiche
riconduce a capo i misurati segmenti
comparabili agli esagrammi
delle divinazioni Ching.
Ogni volta che la mimesi creativa ricomincia
si ripropone il dilemma: il mondo
deve supporsi creato in versi
come ventilano le scritture oppure
si tratta di opere in prosa evoluzionistica?
Nel dubbio aporistico
applichiamo alla creazione
l’analisi stilistica.

(da Pagine di gloria, Guanda, 1983)

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Cos’è la poesia? È una domanda cui questo blog ha tentato di dare la risposta nel corso di oltre dieci anni, senza trovarne una univoca, ma prendendo il suo proteiforme sostegno come Wislawa SzymborskaLa poesia – / ma cos'è mai la poesia? / Più d'una risposta incerta / è stata già data in proposito. / Ma io non lo so, non lo so e mi aggrappo a questo / Come alla salvezza di un corrimano”. Ora è il turno del poeta Valentino Zeichen, che costruisce una sua matrioska di definizioni in cui, se il senso sfugge, è però profeticamente espresso dalla parola, capace addirittura di essere divinatoria nel suo tentativo di replicare almeno un pezzettino infinitesimo di universo..

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Zeichen

VALENTINO ZEICHEN – FOTOGRAFIA DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
La mira dell’artista / deve essere superiore / a quella dell’arciere / poiché punta all’infinito.
VALENTINO ZEICHEN, Aforismi d’autunno




ZeichenValentino Zeichen, all'anagrafe Giuseppe Mario Zeichen (Fiume, 24 marzo 1938 – Roma, 5 luglio 2016), scrittore e poeta italiano. La sua prima antologia poetica Area di rigore fu pubblicata nel 1974 con introduzione di troduttiva di Elio Pagliarani, che lo definì “un Gozzano dopo la Scuola di Francoforte, sempre però in un’aura che potremmo definire tra neoliberty e neocrepuscolarismo”.


domenica 17 giugno 2018

Un altro giorno senza di te


ÁNGEL GONZÁLEZ

TESTO DA CANTARE LA DOMENICA

E alla fine non è rimasto niente:
né le foglie degli alberi
— acacie—, né il vento della sera,
né l’allegria, né la disperazione.
La carezza che avrebbe potuto sfiorare
la pelle, non si è verificata perché
quella pelle non era la tua,
né erano tuoi
gli occhi che mi guardavano,
né il desiderio
— che in un altro tempo sarebbe stato
sufficiente —  aveva
senso, deviato
dal tuo stesso alveo.

Alla fine era trascorso un giorno,
e sentendolo divenuto ombra, polvere, nulla,
ho compreso che la luce che aveva riempito
le sue ore,
e tutte le parole
che hanno occupato la mia bocca, e i gesti
delle mie mani,
la fatalità dei miei propositi,
le strade che ho percorso passo dopo passo,
il vino che ho bevuto, la gioia
di saperti esistere nel medesimo
istante,
non erano soltanto il ripetuto disastro
del Giorno del Signore, ma un altro
giorno senza di te:
ho compreso con dolore che mai, mai più
per me ci saranno domeniche o speranza
fuori dal tuo sguardo e dal tuo sorriso,
lontano dalla tua presenza calda e chiara.

(da Trattato di urbanistica, 1967)

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La domenica è – dovrebbe essere - il giorno di festa: il riposo domenicale però porta il poeta spagnolo Ángel González a riflettere sull’assenza dell’amata, e quella serie di negazioni sembrano amplificare l’assenza stessa ma anche la noia della domenica, divenuta un lungo e monotono esercizio di pensieri, di vuote ore passate a camminare per la città, a bere vino. Come scrive Bénédicte Mathios, “l’assenza provoca la creazione di uno spazio immaginario in relazione diretta con il corpo assente”.

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Oorthuis

FOTOGRAFIA © CAS OORTHUIS

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LA FRASE DEL GIORNO
Guardalo bene; / ciò che passa / non tornerà mai più / ed è come se mai fosse stato / effimera materia della tua vita.
ÁNGEL GONZÁLEZ, Prosemi o meno




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


sabato 16 giugno 2018

Mente l’anima


PAURA RODRÍGUEZ LEYTÓN

SCRICCHIOLA COME LEGNO SECCO

Scricchiola come legno secco l’anima.
Raggrinzisce come un fazzoletto.
Dipinge il suo viso con un altro viso.
Mente l’anima.
Finge una voce che non c’è.
Scoppia come un vulcano.
Fugge.

(da Come vecchie monete sulla terra, 2012)

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Citando l’aforista francese Xavier Forneret,  “l'uomo ha nel corpo un abito d'arlecchino: la sua anima”. Eccola qui in una fase di timoroso rientro in sé, l’anima della poetessa boliviana Paura Rodríguez Leytón, tra amore e dolore, in fuga dall’emozione e in cerca della parola: “Che sarà dell’anima che ignoro, / che non vedo, / che è come le mie ossa'? // Forse avrà modo di arrivare all’acqua / di rompere i muri senza frastuono? // Fugge la parola come un uccello spaventato / scompare / come scompaiono i suoi misteriosi ossicini”.

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Vladimir Kush

DIPINTO DI VLADIMIR KUSH

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LA FRASE DEL GIORNO
Voglio poesia per le mie dita / per lavarmi i piedi. / Per spogliarmi di me / e parlarmi da lontano.
PAURA RODRÍGUEZ LEYTÓN, Pesce di pietra




Paura RodriguezPaura Rodríguez Leytón (La Paz, 1973), poetessa boliviana, ha pubblicato L’albero e l’argilla blu (1989), Riti di viaggio (2004); Pesce di pietra (2007), Come vecchie monete sulla terra (2012) e Svelando il mistero dell’erba (2014). La sua poesia è una ricerca sul percorso tra l’animalità umana e il trascendente.


venerdì 15 giugno 2018

Il tessitore dell’ordito


WENDY COPE

AL ROUND POND

Guardi te stessa. Ed anche chi ti guarda.
Uno spettro sul muro del giardino.
Uno è lo spettro e l’altra, sì, sei tu –
sempre che entrambi esistiate davvero.

Che strano esser qualcuno dietro un volto,
avere un nome e sapere che è il tuo,
trovarsi in questo angolo di verde.
Una chiocciola osservi: avanza e sosta.

Tu stai seduta, e ti domandi quieta
fino a quando. Ti muovi? No, rimani.
Ignoto è il tessitore dell’ordito.
Scivola via un minuto dopo l’altro.

(By the Round Pond, da Se non sapessi, 2001 – Traduzione di Silvio Raffo)

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Il Round Pond è un lago – rettangolare, a dispetto del nome – situato nei giardini di Kensington. Creato su ordine di Giorgio II nel 1730 e profondo fino a 5 metri, ospita pesci e una svariata serie di cigni, anatre, oche, gabbiani e altri uccelli. Lì la poetessa britannica Wendy Cope ambienta con la consueta aggraziata ironia una poesia dal sapore metafisico che si interroga sull’esistenza, sulla sua origine e sul suo significato.

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Round Pond

ELABORAZIONE GRAFICA CON PAINNT DI UNA FOTOGRAFIA DI DAVID HAWGOOD

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LA FRASE DEL GIORNO
Questo è il futuro – ma è di già arrivato? / Da giovani sembrava assai lontano / come un giorno al tramonto nel passato.
WENDY COPE, Valori familiari




Wendy Cope (Erith, 21 luglio 1945) è una poetessa britannica. Lettrice di Storia al St. Hilda’s College, ha esordito nel 1986 con Preparando una cioccolata per Kingsley Amis, facendosi notare per l’ironia e l’arguzia delle sue poesie.


giovedì 14 giugno 2018

Sempre più in alto


JOAN MARGARIT

POESIA

Né, come Sisifo, conosco la mia pietra.
La faccio rotolare sempre più in alto. E cade sempre giù.
Torno a prenderla, è pesante e ruvida.
Ma lo stesso la scaldo con le mie braccia
mentre riprendo a farla salire più in alto.
È una strana infelicità.
Penso che è più crudele però,
non avere mai trovato nessuna pietra
per sollevarla così, inutilmente.
Farla salire per amore, Sempre più in alto.

(da Si perde il segnale, 2013)

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“Inseguendo la bellezza, sei solo: / se la raggiungi, svanisce e lascia / polvere di farfalla sulle dita”: è la fatica di fare poesia, secondo Joan Margarit, che addirittura la paragona al titanico supplizio di Sisifo, condannato per avere sfidato gli dei a far rotolare fino alla cima di una collina un masso che, una volta alla sommità, torna a rotolare lungo il pendio. Fare poesia è portare su e giù quella pietra, dice Margarit, ma un supplizio ben più grande sarebbe non avere trovato mai la pietra della propria poesia: “Rincorrerai di nuovo lo splendore / che cerchi dentro di te, come il lampo / che mostra fugacemente, / fino al lontano orizzonte, la realtà”.

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sisyphus

IMMAGINE DAL WEB

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia serve a introdurre nella solitudine delle persone un mutamento che favorisca un maggiore ordine interiore di fronte al disordine della vita.
JOAN MARGARIT, Calcolo strutturale




Joan Margarit i Consarnau  (Sanaüja, 11 maggio 1938) è un poeta, architetto ed ex professore catalano. Si definisce poeta bilingue catalano/castigliano, disdegna le correnti poetiche e considera il poeta  "l’essere più realista e più pragmatico perché beve dalla realtà”.


mercoledì 13 giugno 2018

E aspettare


ÁNGEL GUINDA

ARCADIA

Forse
la vita vera è solo questo.
Restare seduto
solitario all’ombra di un tasso davanti al mare;
e, sullo sfondo, la montagna.
Vedere passare barche a vela, albatri,
nuvole con tutto il loro cielo addosso.
Tradurre i silenzi interiori
al ritmo di un cuore stanco.
Sperare
che approdi la nave dell’imprevisto
o che arrivi qualcuno con un segno.
E aspettare,
aspettare.

(da Cattedrale della notte, 2015)

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La poetica di Ángel Guinda, poeta spagnolo, spesso indaga sulla vita: analizza l’aspetto esistenziale con toni minimalisti, come in questa deliziosa poesia in cui mentre sembra che nulla accada – il poeta seduto sotto un tasso guarda il tempo passare sotto forma di barche, uccelli e nuvole – eppure tutto il senso del vivere si manifesta proprio in quel suo apparente nulla.

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Mare

FOTOGRAFIA © EDU ALMONTE/FLICKR

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LA FRASE DEL GIORNO
Essere fuori dal mondo per avere un mondo dentro.
ÁNGEL GUINDA, Chiaro interiore




GuindaÁngel Guinda (Saragozza 26 agosto 1948), poeta spagnolo. Insegnante di Lingua e Letteratura in una scuola secondaria madrilena, caratterizza la sua poesia con toni esistenziali e minimalisti.


martedì 12 giugno 2018

Raccogliendo i dati


CAOILINN HUGHES

FISICA DELL’ATMOSFERA CONTRO POESIA DELL’ATMOSFERA

Invii segnali acustici nell'atmosfera
e li ascolti restituirsi distorti.
Misuri turbolenze – una delle ultime cose,
la turbolenza, che si è disposti a dire irrisolvibile.
Decifrando i dati e raccogliendo
inferenza, ti mantieni vivo.

Invio segnali acustici nell'atmosfera
e li ascolto restituirsi distorti.
Misuro turbolenze – una delle ultime cose,
la turbolenza, che si è disposti a dire irrisolvibile.
Raccogliendo i dati e decifrando
inferenza, mi mantengo viva.

(da Raccogliendo le prove, 2014 - Traduzione di Alessandro Gentili)

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Gathering Evidence, opera d’esordio della poetessa irlandese Caoilinn Hughes, traccia un parallelo tra l’esplorazione scientifica e l’analisi poetica: combinando la precisione dei dettagli con il virtuosismo linguistico e un umorismo asciutto, la Hughes prova a decifrare quello che è il senso del vivere come se si trattasse di un esperimento il cui oggetto sono le nostre emozioni.

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Erisiar

ILLUSTRAZIONE © ERISIAR/DEVIANT ART

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LA FRASE DEL GIORNO
La bellezza della poesia è la sua varietà.
CAOILINN HUGHES




CaoilinnCaoilinn Hughes (Galway, 1985), poetessa e scrittrice irlandese, vive in Nuova Zelanda, dove ha lavorato per Google. La sua opera d’esordio, “Raccogliendo le prove”, ha vinto l’Irish Times Shine/Strong Award. Nel 2018 ha pubblicato il suo primo romanzo, “L’orchidea e la Vespa”.


lunedì 11 giugno 2018

Il lunedì


JOSÉ LUIS MORANTE

L’ARTE DI VIVERE I LUNEDÌ

L’arte di vivere i lunedì
richiede una certa pratica e un po’ di teoria
conoscere stratagemmi e macchinazioni
e aggettivare la prosa quotidiana
con una caparbia volontà di stile.
I pericoli sono in agguato
numerosi sin dal primo caffè,
aumentano quando un odore
annuncia in breve il latte versato,
si riproducono al ritmo dei giorni lavorativi
e restano in guardia,
come sigilli di garanzia,
tra i passeggeri del treno della sera
che ci riporta a casa,
al richiamo del letto ospitale.
L’arte di vivere i lunedì
sopravvive e si rintana
in vuote riflessioni come questa:
niente è eterno, tranne il lunedì.

(da Popolazione attiva, 1994)

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C’è una celebre vignetta di Jim Davis in cui il gatto Garfield passa davanti a uno specchio e vede riflesso Snoopy, il bracchetto disegnato da Schulz. “Dev’essere un lunedì di quelli…” commenta con un’espressione rassegnata. Il lunedì è certamente per molti il giorno più difficile della settimana: viene dopo gli ozi della festa, dopo i divertimenti della fine settimana, ed è difficile ricominciare, rimettere il piede sulla solita strada. Sopravvivere ai lunedì, dice il poeta spagnolo José Luis Morante, è un’arte, un insieme di sotterfugi e tentativi di resistenza che ci portino alla fine della giornata, ben sapendo che i lunedì comunque sono eterni…

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Colin Shaw

IMMAGINE © COLIN SHAW

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LA FRASE DEL GIORNO.
Il lunedì è il nome della pioggia / quando la vita è tanto malevola / da sembrare la vita.
MIGUEL D’ORS, La musica estrema




José Luis MoranteJosé Luis Morante (El Bohodón, Ávila, 25 agosto 1956) è un poeta e critico letterario spagnolo. Docente di Scienze Sociali, la sua opera poetica è stata insignita del Premio Cernuda.


domenica 10 giugno 2018

Con gli occhi


OLGA LILIANA REINOSO

ANCHE SE NON C’È WI-FI

Anche se non c’è wi-fi né cellulari
o Skype, posta elettronica, WhatsApp
e nemmeno segnali di fumo o colombe
né amici messaggeri
né postini,
con gli occhi io ti manderò segnali.

(da Parola ferita, 2017)

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Il wi-fi, i cellulari, Skype, WhatsApp: tutti i mezzi di comunicazione moderni  popolano questa modernissima poesia dell’argentina Olga Liliana Reinoso. Ci sono anche quelli antichi, a dire il vero: i segnali di fumo, i colombi viaggiatori, la normalissima posta. Ma più potente di tutti i mezzi resta lo sguardo, strumento di seduzione principe dai primordi dell’umanità.

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Sguardo

FOTOGRAFIA © JUSTIN SWINDLE/500PX

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LA FRASE DEL GIORNO
C'è un modo di entrare in contatto tra esseri umani più percettivo e affidabile della parola, fatto di sguardi, silenzi, gesti e messaggi ancora più sottili; è il modo in cui un essere umano nel suo intimo risponde al richiamo di un altro.
SÁNDOR MÁRAI, Liberazione




ReinosoOlga Liliana Reinoso (Buenos Aires, Capital Federal, 25 maggio 1951) è una poetessa argentina. Insegnante, attrice, narratrice, cantastorie, coordina corsi e laboratori letterari.




sabato 9 giugno 2018

Il temporaneo passa nel mito


GHIANNIS RITSOS

VECCHIAIA

Ah, sì, invecchiano anche le statue e le poesie.
Molti avevano preso parte a quella storia –
uomini, animali, bambini, fiumi, alberi,
ragazzi e ragazze con motociclette, due papere bianche,
il matto silenzioso con una cicca e una fetta biscottata;
ed era allora un mezzogiorno estivo d’oro e sventolavano
le piume della gallina sgozzata luccicando in aria,
e la zia Evanghelìa in cucina puliva i cornetti greci,
e una grossa farfalla si posò sulla saliera.
Nessuno, ma nessuno ha mai saputo
che il temporaneo passa nel mito. Alla stazione del treno
venne a sedersi su una panchina una vecchia vestita di nero
che teneva sul grembiule un cesto d’uova come fosse
l’unica cosa che aveva al mondo. S’addormentò lì.
Qualcuno che passava le rubò il cesto. E cadde la notte.
Ah, sì, invecchiano anche le statue e le poesie e i ricordi degli eroi.

Karlòvasi, 23.VII.87

(da Molto tardi nella notte, Crocetti, 1990 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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I poeti devono essere "eterni inconsolabili consolatori del mondo" secondo Ghiannis Ritsos. Prendono la realtà e ne cavano la bellezza, ne estraggono la poesia: così, come uno di quei “vecchi marinai / che più non hanno battello, / che più non hanno  reti, / siedono sulla roccia / e nella loro pipa fumano / viaggi, ombre e pentimenti”, il settantottenne Ritsos siede nella sua casa di Karlòvasi e guarda quel piccolo universo quotidiano farsi mito nella sua assunzione in poesia.

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Ritsos

GHIANNIS RITSOS SULL’ISOLA DI SAMO

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LA FRASE DEL GIORNO
In questo “pressappoco” sta la poesia. La vedi?
GHIANNIS RITSOS, Testimonianze, Seconda serie




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


venerdì 8 giugno 2018

Viso perduto


GESUALDO BUFALINO

SERENATA A GESSICA

I violini sotto i balconi del ghetto
acutamente ti chiamano, cuciono
ai tuoi piedi un damasco dogale:
tu da una fiaba mi lanci una rosa.

Gessica, ma le palme della sera
l’ingenua fronte bendarti
non senti ancora, e dai canali immensa
un’aquila di nuvole levarsi?

Addio, Gessica, addio, viso perduto:
già remota, con gesti di sonno
navighi un fiume d’aria
fra uno sterminio docile di fiori.

(da L’amaro miele, Einaudi, 1982)

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“Ricordi patetici come rulli di pianola o vecchie fotografie”: così lo scrittore siciliano Gesualdo Bufalino bollava alcuni dei componimenti di L’amaro miele, opera che raccoglieva anche molte poesie giovanili. L'addio alla donna amata, la fine delle relazioni amorose, il lato doloroso dell’amore, spingono il poeta a osservare un lato più malinconico della vita, in cui il sentimento della perdita già mette in moto il teatro della memoria.

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Balcone

PINO DAENI, “DONNA AL BALCONE

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LA FRASE DEL GIORNO
Ritengo che nessuno senza memoria possa scrivere un libro, che l'uomo sia nessuno senza memoria. Io credo di essere un collezionista di ricordi, un seduttore di spettri
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GESUALDO BUFALINO, Il Messaggero, 21 febbraio 2002




Gesualdo Bufalino (Comiso, 15 novembre 1920 – Vittoria, 14 giugno 1996), scrittore, poeta e aforista italiano. Insegnante, si rivelò tardi alla letteratura pubblicando nel 1981 Diceria dell'untore, con cui vinse il Premio Campiello. Con il romanzo Le menzogne della notte vinse nel 1988 il Premio Strega. Il suo stile ricercato, ricco e  "anticheggiante" gli deriva dall’abilità linguistica e da una vasta cultura.


giovedì 7 giugno 2018

Che cosa è un poeta


GIUSEPPE CONTE

IL POETA

Non sapevo che cosa è un poeta
quando guidavo alla guerra i carri
e il cavallo Xanto mi parlava.
Ma è passata come una cometa

l’età ragazza di Ettore e di Achille:
non sono diventato altro che un uomo:
la mia anima si cerca ora nelle acque
e nel fuoco, nelle mille

famiglie dei fiori e degli alberi
negli eroi che io non sono
nei giardini dove tutta la pena

di nascere e morire è così leggera.
Forse il poeta è un uomo che ha in sé
la crudele pietà di ogni primavera.

(da Le stagioni, Rizzoli, Milano, 1988)

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Giuseppe Conte autobiograficamente ricostruisce la sua genesi di poeta: da ragazzo, giovane lettore appassionato dell’Iliade e dell’Odissea a uomo che indaga sul reale e sulla propria essenza, che penetra nei meandri della psiche, che percorre i giardini dell’emozione in cerca del senso del vivere.

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Achille

FRANZ VON MATSCH, “IL TRIONFO DI ACHILLE”, CORFU, ACHILLEION, PARTICOLARE

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia contiene in sé l’oscillazione eterna tra gioia e dolore, tra piacere e sofferenza in cui si manifesta l’essenza stessa del nostro essere uomini e il mistero della nostra presenza tra gli altri esseri sul pianeta.
GIUSEPPE CONTE




giuseppe_conteGiuseppe Conte (Porto Maurizio, Imperia 15 novembre 1945) è uno scrittore, poeta e traduttore italiano. Insegnante di filosofia e collaboratore di numerose riviste. Si è interessato, come studioso, ai procedimenti metaforici. La sua ispirazione poetica si affida al mito, dall’universo classico a quello druidico, da quello azteco a quello orientale.


mercoledì 6 giugno 2018

Io sarei felice


JAROSLAV SEIFERT

RONDÒ DI PRIMAVERA

Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi
quando stasera dovrai ricucire
ciò che le mie mani ti hanno strappato.

Quelle mani che finora io sentivo
essere vuote senza i tuoi seni.
Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi.

Quando poi starai per addormentarti,
il tuo sonno sia come quello di un re
che ha riconquistato il proprio castello

svettante sulla cima di una rupe.
Tu devi credermi, io sarei felice
se sorrisi mandassero i tuoi occhi.

(da Nove rondò, 1945, in Vestita di luce, Einaudi, 1986 – Trad. di Sergio Corduas)

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Nell’oscurità invece di parole / scorsi un sorriso di donna e una chioma / svolazzante nel vento. // Fu il mio destino. / Dietro di lui ho arrancato / senza respiro per tutta la vita”: così confessava in una delle sue ultime opere il poeta ceco Jaroslav Seifert. A questa rincorsa affannosa va ascritto anche questo rondò di primavera fatto dei lampi dei sorrisi e dell’immagine surrealista dei seni.

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Olbinski

ILLUSTRAZIONE DI RAFAL OLBINSKI

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LA FRASE DEL GIORNO
Da lungo tempo la vita mi ha convinto / che musica e poesia / sono al mondo le cose più belle / che la vita può darci. / Oltre all’amore, ovviamente.
JAROSLAV SEIFERT, Vestita di luce




Jaroslav Seifert (Praga, 23 settembre 1901 – 10 gennaio 1986), poeta e giornalista ceco. Nel 1984 fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura, “per la sua opera poetica che, dotata di grande freschezza, di sensualità e di una ricca immaginazione, fornisce un’immagine liberatoria dello spirito indomabile e della versatilità umana”.


martedì 5 giugno 2018

Hic sunt leones


MARIA LUISA SPAZIANI

IL NAUFRAGO CHE AGITA LANTERNE

Il naufrago che agita lanterne
sulla costa battuta dal favonio
e nella notte grida
un solo cuore
si ricordi di me, della sventura,
nebbia infernale che circonda l'isola
e ne distrae tutti i naviganti
con calamite perfide...
Sei tu
quel naufrago o relitto, e a notte invochi
la mia vela tranquilla, il mio timone
che non sfugge alla mano che lo guida
verso i porti sereni. Eppure accade
che a mezzogiorno, dentro la bonaccia,
quel tuo grido m'insegua e mi comandi
rotte aberranti che le antiche mappe
segnano con cartigli:
hic sunt leones
.
E le vele ne fremono, e la pace
s'incrina all'urlo del gabbiano in fuga
che dal più alto albero, nel sole,
scorge l'armata dei fantasmi.

(da L'occhio del ciclone, Mondadori, 1970)


L’occhio del ciclone è l’opera di Maria Luisa Spaziani imbevuta di Sicilia – in essa alcuni vedono una diretta derivazione dalla poesia di Quasimodo – e vive delle suggestioni che prova chi si trovi a passare per la meravigliosa isola: un continuo rimando al mito dell’antichità classica, la presenza del mare come un’ossessione. Così sembra di vedere apparire dal Mediterraneo la nave di Odisseo, disperso nel suo vagare al di là dei confini conosciuti: “Che senso ha approdare se approdiamo / sempre a porti diversi? / Restano i versi, fuochi fatui in fuga / sulla città dei morti”.

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Leones

MAPPA DI COTONE DEL 1040 - FOTOGRAFIA © PULS BIZNESU

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi ritorna da un viaggio lunghissimo / non è più la stessa persona. / Ha raccolto colori, paesaggi, / temperature, odori, inverni e sole.
MARIA LUISA SPAZIANI, La luna è già alta




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.


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