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venerdì 21 marzo 2025

Giornata della Poesia 2025



È la Giornata mondiale della Poesia, quella poesia che, secondo Vladimír Holan, condivisa, genera tra il poeta e il lettore "un terzo cuore". Quella poesia sulla quale scommette José María Fernández Nieto, capace di creare un mondo.

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VLADIMÍR HOLAN

LA CAVERNA DELLE PAROLE

Il giovane non entra impunemente con la sua luce
nella caverna delle parole . Audace, non sa quasi
dove si trova… Giovane, benché abbia sofferto,
non sa cosa sia il dolore… Saggio prima del tempo…
fugge senza essere entrato
e adduce come scusa l’immaturità del suo tempo…

La caverna delle parole…!
Solo il vero poeta, e a suo rischio e pericolo,
perde nel delirio le ali e con esse il modo
di sottoporle nuovamente alla gravità
e di non intaccare quella forza che ci attrae verso la terra...

La caverna delle parole! Solo il vero poeta
ritorna con il suo silenzio
per trovare, ormai vecchio, un bambino che piange,
abbandonato dal mondo sulla sua soglia.

(da Una notte con Amleto, 1964)

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JOSÉ MARÍA FERNÁNDEZ NIETO

È INUTILE. NON SA. GIOCA CON COSE

È inutile. Non sa. Gioca con cose
che non valgono neppure la pena,
melodie, parole, pianti e gioie,
e ancora meno, con uccelli e rose.

Gioca a volte con carte misteriose
che non capisci, con la fantasia,
o con un fugace mazzo di giorni,
con questa vita che insegue farfalle.

Alla fine resta solo, d'estate,
nel suo mondo inventato ottenendo
a malapena del pane e del vino.

Ma quando sogna, quando lui crea,
è un bambino ebbro di tenerezza
che sembra giocare a fare il divino.

(da Un uomo chiamato José, 1965)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La poesia è l'arte di usare le parole cariche del loro estremo significato.
DANA GIOIA, La poesia è importante?

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Vladimír Holan (Praga, 16 settembre 1905 – 31 marzo 1980), poeta ceco. Dall’astrattismo e dal simbolismo ermetico con cui iniziò a scrivere versi passò a forme più realistiche e pessimistiche, centrate sul destino dell'uomo e della società, attuate con un linguaggio oscuro.


José María Fernández Nieto (Mazariegos, 7 dicembre 1920 – Palencia, 17 gennaio 2013), poeta spagnolo. Fondò la rivista di poesia e critica Rocamador , di cui furono pubblicati 45 numeri. Collaborò con la radio, la stampa e altri media culturali, tenendo numerosi recital e conferenze sulla poesia e la letteratura.


lunedì 21 marzo 2022

Giornata della Poesia 2022


Ecco che anche quest’anno celebriamo la Giornata Mondiale della Poesia, stabilita dall’UNESCO nel 1999. Propongo l’inno di totale adesione del poeta greco Takis Varvitsiotis, riflessione sull’importanza che la poesia ricopre nella vita di tutti i giorni, e un breve testo di David Maria Turoldo sulle capacità della poesia di descrivere il mondo, anzi, di ricostruirlo con le sue parole..

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FOTOGRAFIA © PUBLIC HOLYDAY GUIDE

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TAKIS VARVITSIOTIS

OH POESIA

Sei mia
io ti amo
e ti ho nel palmo
come una colomba
Oh poesia
intoccabile
semplice come l'erica
corrente irrefrenabile
corrente sanguinante
nell'erba sul sassolino
Sei una sponda del fiume
Sei lo stesso fiume
dove mi dissolvo
In ogni momento
gioco con te con il pericolo
temendomi chino su di te
come su un abisso
e a volte ancora tenero
come su una rosa
Oh poesia
mia splendida morte quotidiana
mia splendida splendida morte
triste primavera
per te preparo
una solitudine eterna
un silenzio denso e involontario
che sale come fumo
Sei una forza indistruttibile
insaziabile amata
Non rattristarmi
Crocifiggimi sull'albero di una nave
o qui sulle travi del tetto
Puniscimi
Marchia a fuoco se vuoi
un papavero sul mio fianco
ma non ti negherò
bella tra le belle
Di nuovo avrò paura di perderti
Di nuovo
ti amerò
ti coprirò con mille palpebre
ti abbraccerò ancora
come la neve il frutto
tu Poesia
mia vita intera

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DAVID MARIA TUROLDO

POESIA

Poesia
è rifare il mondo, dopo
il discorso devastatore
del mercadante.

(da Nel segno del Tau, 1988)

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LA FRASE DEL GIORNO
Una poesia dev'essere palpabile e muta / Come un frutto rotondo.
ARCHIBALD MACLEISH, Poesia




Takis Varvitsiotis (Salonicco, 1916 - 1° febbraio 2011), poeta greco. Avvocato, pubblicò le sue prime poesie nel 1936. Fu anche un illustre saggista e traduttore di opere di celebri poeti francesi, spagnoli e latinoamericani: la sua poesia è lirica e perspicace, con influenze del neosimbolismo e del surrealismo francese di Éluard e Reverdy.


David Maria Turoldo, al secolo Giuseppe Turoldo (Coderno, 22 novembre 1916 – Milano, 6 febbraio 1992), presbitero, teologo, filosofo, scrittore e poeta italiano, membro dell'Ordine dei servi di Maria. Fu sostenitore delle istanze di rinnovamento culturale e religioso della Chiesa, di ispirazione conciliare.


giovedì 21 marzo 2019

Giornata della Poesia 2019


Ecco anche quest’anno la Giornata Mondiale della Poesia, voluta dall’UNESCO: propongo tre poesie di autori diversi tra loro – il colombiano Raúl Gómez Jattin, l’italiano Edoardo Sanguineti e il messicano Marco Antonio Campos – che con diverse sfumature descrivono il ruolo della poesia nelle loro vite.

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RAÚL GÓMEZ JATTIN

QUELLO CHE SONO

In questo corpo
in cui la vita già si oscura
Io vivo
Ventre molle e testa calva
Pochi denti
E io dentro
come un condannato
Sono dentro e sono innamorato
e sono vecchio
Decifro il mio dolore con la poesia
e il risultato è particolarmente doloroso
voci che annunciano: arrivano le tue angosce
Voci spezzate: i tuoi giorni sono passati
La poesia è l'unica compagna
Abituati ai suoi coltelli
perché è la sola


(da Retratos, 1988)
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EDOARDO SANGUINETI

LA LUBRIFICAZIONE DELLA VERSIFICAZIONE

la poesia, in un certo senso, è una macchina organica: (voglio dire, cioè,
assai rigorosamente fisiologica):
                                                   (che esige manutenzione sorvegliata,
cautelosamente controllata): (è come fare i tagliandi, per l'auto: anche se,
come no? c'è la faccenda dei nove anni critici, per la revisione: io mi accontento,
personalmente parlando, dei nove mesi da gestante classica): (la lubrificazione
della versificazione è decisiva, comunque: da motore, da derma, anche da condom):
                                                                                                  ma vedi, idolo mio, mio carburante d'oro, mio tesoro: il mio olio poetico sei tu:


(da Cose, Tullio Pironti Editore, Napoli, 1999)
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MARCO ANTONIO CAMPOS

DICHIARAZIONE DI APERTURA

Ognuna delle mie poesie ha preteso
di essere un utile strumento di lavoro
                              (Stoccolma, 1971)
                               Pablo Neruda

Le pagine non servono.
La poesia non cambia
tranne la forma di una pagina, l’emozione,
una meditazione già consumata.
Ma, in concreto, signori, nulla cambia.
In concreto, cristiani,
non cambia una croce su nuovi monti,
non cancella, tedeschi
la vergogna di un tempo e della sua crisi,
non toglie, marxisti,
il pane di bocca al milionario.
La poesia non fa nulla.
E io scrivo queste pagine sapendolo.


(da Muertos y disfraces, 1974)

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore e poesia ogni giorno.
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità




Raúl del Cristi Gómez Jattin (Cartagena, 31 maggio 1945 – 22 maggio 1997), poeta colombiano. Manifestò episodi psicotici e di schizofrenia che lo portarono per anni a vivere in strada fino al fatale incidente in cui perse la vita investito da un autobus.


Edoardo Sanguineti (Genova, 9 dicembre 1930 – Genova, 18 maggio 2010), poeta, scrittore e politico italiano, che fece parte del Gruppo 63. La sua poetica è una disgregazione sperimentale del linguaggio, andata attraverso l’assemblage verso una forma più diaristica e concreta.


Marco Antonio Francisco Campos Álvarez Tostado (Città del Messico, 23 febbraio 1949), scrittore, cronista, saggista, poeta e traduttore messicano. Laureato in Giurisprudenza, ha tradotto Baudelaire, Rimbaud, Gide, Saba, Ungaretti, Quasimodo, Pavese e Trakl.


giovedì 21 giugno 2018

Solitudine mia

 

ALDA MERINI

S’ANCHE TI LASCERÒ PER BREVE TEMPO

S´anche ti lascerò per breve tempo,
solitudine mia, se mi trascina
l´amore, tornerò, stanne pur certa
;
i sentimenti cedono, tu resti.

(da La presenza di Orfeo, Scheiwiller, 1953)

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EMILY DICKINSON

HA UNA SUA SOLITUDINE LO SPAZIO

Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine il mare
e solitudine la morte - eppure
tutte queste son folla
in confronto a quel punto più profondo,
segretezza polare,
che è un'anima al cospetto di se stessa -
infinità finita.

(da Tutte le poesie, Mondadori, 1997 – Traduzione di M. Bulgheroni)

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Uno dei “Piccoli canti” dalla Presenza di Orfeo di Alda Merini e la poesia di Emily Dickinson contrassegnata con il numero 1695 sono, con la celeberrima Ed è subito sera di Salvatore Quasimodo, brani di Pirandello e del Petrarca della Vita solitaria e le opere d’arte Automat di Edward Hopper, Tramonto sul mare di Giovanni Fattori e Sera sul viale Karl Johan di Edward Munch, tra le poesie scelte per il saggio breve della maturità 2018, centrato sulla solitudine. Una solitudine che la poetessa milanese ben conosceva -, non solo l’internamento in manicomio ma anche la solitudine di chi nella vita ha portato avanti un amore irrisolto – e che era connaturata da sempre alla sua anima, mezzo per conoscere il mondo e  se stessa: “La poesia è un castello di solitudine / con qualche rarissima finestra / di rotte allegrie”. Solitudine autoimposta invece quella di Emily Dickinson, esilio volontario dentro la propria stanza come unica via alla felicità nella sua calma apparente: “Sarei forse più sola | senza la mia solitudine”.

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EDWARD HOPPER, “AUTOMAT”

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LA FRASE DEL GIORNO
La solitudine non è mai con voi; è sempre senza di voi, e soltanto possibile con un estraneo attorno.
LUIGI PIRANDELLO, Uno, nessuno e centomila




Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


venerdì 12 gennaio 2018

Dieci anni di “Canto delle Sirene”


E sono dieci. Dieci anni. Il Canto delle Sirene nacque esattamente il 12 gennaio 2008 alle cinque del pomeriggio, anche se con una diversa intenzione. Poi, con lo scorrere degli anni, ha assunto la connotazione di contenitore di poesie, quella che ha adesso e che – spero – lo fa apprezzare. La scelta è stata quella di percorrere i sentieri meno battuti, quelli dei poeti meno noti – anche italiani – senza però abbandonare la via più larga e facile, quella dei “grandi”. E infatti ci sono in questi dieci anni Karmelo C. Iribarren e Gloria Fuertes, Diego Valeri e Gaetano Arcangeli, ma non mancano Montale e Ungaretti, il canto V della Divina Commedia e L’Infinito di Leopardi.

Che altro dire? Dieci anni sono un bel traguardo, un punto di osservazione, ma da questo belvedere la strada prosegue. Come festeggiare allora? Non ho trovato modo migliore che una bella carrellata di poesie, ben dieci, una per anno, di quelle già pubblicate, con il rimando al post originale, se vi verrà voglia di andare a leggerlo. Qui sotto alcune delle intestazioni usate per il blog.

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2008


EUGENIO MONTALE

NON RECIDERE, FORBICE, QUEL VOLTO

Non recidere, forbice, quel volto
solo nella memoria che si sfolla,
non far del grande suo viso in ascolto
la mia nebbia di sempre.

Un freddo cala... Duro il colpo svetta.
E l'acacia ferita da sé crolla
il guscio di cicala
nella prima belletta di novembre.

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2009


ROBERT FROST

LA STRADA NON PRESA

Divergevano due strade in un bosco
Ingiallito, e spiacente di non poterle fare
Entrambe essendo uno solo, a lungo mi fermai
Una di esse finché potevo scrutando
Là dove in mezzo agli arbusti svoltava.

Poi presi l'altra, che era buona ugualmente
E aveva forse i titoli migliori
Perché era erbosa e poco segnata sembrava;
Benché, in fondo, il passar della gente
Le avesse invero segnate più o meno lo stesso,

Perché nessuna in quella mattina mostrava
Sui fili d'erba l'impronta nera d'un passo.
Oh, quell'altra lasciavo a un altro giorno!
Pure, sapendo bene che strada porta a strada,
Dubitavo se mai sarei tornato.

Questa storia racconterò con un sospiro
Chissà dove fra molto molto tempo:
Divergevano due strade in un bosco e io...
Io presi la meno battuta,
E di qui tutta la differenza è venuta.

(Traduzione di Giovanni Giudici)

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2010


LUCÍA RIVADENEYRA

DICONO

Dicono che un buon bagno
cancella tutto.

Io è da anni che mi bagno
                     mi strofino
                     mi arrosso
e non ho potuto strapparmi
                     le tue mani.

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2011


ANA ROSSETTI

COME SAREBBE ESSERE TE

Questo è l'enigma, l'ansia travolgente
di conoscere, il desiderio irresistibile di gettare l’ancora
in te, di possederti.
Come sarebbe la perplessità di essere te,
il mistero, la malattia di essere te e sapere
Come sarebbe lo stupore di essere te, davvero te e
con i tuoi occhi vedermi.
Come sarebbe percepire che ti amo
Come sarebbe, essendo te, sentirmelo dire
E come sarebbe, allora, sentire quello che senti tu.

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2012


ANTONIA POZZI

L’ALLODOLA

Dopo il bacio – dall'ombra degli olmi
sulla strada uscivamo
per ritornare:
sorridevamo al domani
come bimbi tranquilli.
Le nostre mani
congiunte
componevano una tenace
conchiglia
che custodiva
la pace.
Ed io ero piana
quasi tu fossi un santo
che placa la vana
tempesta e cammina sul lago.
Io ero un immenso
cielo d'estate
all'alba
su sconfinate
distese di grano.
Ed il mio cuore
una trillante allodola
che misurava
la serenità.

25 agosto 1933

(da Parole, 1939)

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2013


PAUL ÉLUARD

UNA LIBBRA DI CARNE

Sono un uomo nel vuoto
Un uomo sordo cieco muto
Sopra un immenso piedistallo di silenzio nero

Nulla questo oblio senza limiti
Questo zero assoluto di uno zero ripetuto
La solitudine compiuta

Il giorno è senza macchia e la notte è pura

Qualche volta prendo i tuoi sandali
E cammino verso te

Qualche volta indosso la tua veste
E ho i tuoi seni e ho il tuo ventre

Allora mi vedo con la tua maschera
E mi riconosco

(da Poesie - Traduzione di Vincenzo Accame)


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2014


WISŁAWA SZYMBORSKA

IN EFFETTI, OGNI POESIA

In effetti ogni poesia
potrebbe intitolarsi «Attimo».

Basta una frase
al presente,
al passato o perfino al futuro:

basta che qualsiasi cosa
portata dalle parole
stormisca, risplenda,
voli nell’aria, guizzi nell’acqua,
o anche conservi
un’apparente immutabilità,
ma con una mutevole ombra;

basta che si parli
di qualcuno
o di qualcuno accanto a qualcosa,

di Pierino che ha il gatto
o che non ce l’ha più;

o di altri Pierini
di gatti e non gatti
di altri sillabari

sfogliati dal vento;
basta che a portata di sguardo
l’autore metta montagne provvisorie
e valli caduche;

che in tal caso
accenni al cielo
solo in apparenza eterno e stabile;

che appaia sotto la mano che scrive
almeno un’unica cosa
chiamata cosa altrui;

che nero su bianco,
o almeno per supposizione
per una ragione importante o futile,
vengano messi punti interrogativi,
e in risposta -
i due punti:

(da Due punti, 2005 - Traduzione di Piero Marchesani)

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2015


KARMELO C. IRIBARREN

LA DONNA DEI MIEI SOGNI

In tutte le città dove sono stato
mi è sembrato di vederti:
un autobus che parte
e che non riesco a prendere,
o un ascensore che si chiude,
o voltando un angolo
al calar della notte,
o in fondo,
tra fumo e voci,
in un bar dell’alba…

In ogni luogo, sempre,
la tua immagine appare
e scompare.

(da Serie B, 1998)


2016


DEREK WALCOTT

L’AMORE DOPO L’AMORE

Verrà il momento
in cui, con gioia,
saluterai te stesso mentre arrivi
alla tua porta, nel tuo specchio,
e ognuno sorriderà al benvenuto dell’altro,

dicendo: siediti qui. Mangia.
Amerai di nuovo l’estraneo che era in te.
Offri vino. Offri pane. Rendi il cuore
a se stesso, all’estraneo che ti ha amato

per tutta la vita, che hai ignorato
per un altro, che ti conosce a memoria.
Togli le lettere d’amore dallo scaffale dei libri,

le foto, gli appunti disperati,
sbuccia la tua immagine dallo specchio.
Siediti. Banchetta con la tua vita.

(Love after love, da Uve di mare, 1976 – Traduzione di Matteo Campagnoli)

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2017


NIKIFÒROS VRETTÀKOS

POESIE PER LA STESSA MONTAGNA, II

Ti salivo, ti scendevo, carico
di cielo per i miei domani.
Le mie parole, calici, dovevano
riempirsi di luce. I miei versi,
vasi alla finestra di Dio.

(da Corale, 1988 - Traduzione di Gilda Tentorio)

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LA FRASE DEL GIORNO
Anniversario. Eco del tempo che passa.
PIERRE VÉRON, Il carnevale del dizionario

lunedì 2 gennaio 2017

Poesie per gennaio III

 

Qui c’è un proverbio dialettale che recita “A Natale lo sbadiglio di un gallo, all’Epifania un’oretta, a Sant’Antonio un’ora e un Gloria”: naturalmente misurano l’allungarsi del giorno dopo il solstizio, che a gennaio è più apprezzabile. Siamo nel pieno dell’inverno, ma la primavera appare comunque più vicina, come scopre con meraviglia il poeta fiorentino Angiolo Orvieto. D’altro canto, le peggiori nevicate che io ricordi si verificarono a gennaio, nel 1985 e nel 2006: così è possibile che cada un’ipnotica neve come quella che affascina il poeta spagnolo Jorge Guillén.


Neve

.FOTOGRAFIA © PIEDMONT GARDENER


ANGIOLO ORVIETO

GEMME DI GENNAIO

Verdi gemme, bocciolini
chi vi ha fatto saltar fuori?
Non è ancor tempo di fiori
sugli spini.

Pur vedervi di gennaio
spande in me nuova dolcezza
e m'infonde tenerezza
per rosaio.

Quasi che il mio cuore stesso,
del suo verno al limitare,
speri ancor gli sia concesso
di gemmare.

(da Il gonfalon selvaggio, Mondadori, 1934)

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JORGE GUILLÉN

LA NEVE

Sta il bianco sul verde,
e canta.
Neve che è fina
vuole essere alta.

Gennaio con nevi s’illumina: ora verde,
ora bianca.
Illumini la neve nel giorno e nella notte e sia la neve
più chiara.

Neve lieve, molle falda?
Quanto ardore massiccio!
La neve, la neve nelle mani
e l’anima.

Sì puro l’ardore sul bianco,
sì puro, senza fiamma.
La neve, la neve fino al canto
s’innalza.

Gennaio s’illumina con neve silvestre.
Quanto ardore! E canta.
La neve fino al canto - la neve, la neve -
in volo incanta.

(da Aire nuestro, All’Insegna del Pesce d’Oro, 1968 – Traduzione di Oreste Macrì).

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma appena entrati nell'aria di gennaio, / è come sempre forzare una porta / o sospingere un vetro con delicatezza.
ROBERTO SANESI, Mercurio




Angiolo Orvieto (Firenze, 18 giugno 1869 – 4 dicembre 1967), poeta e librettista italiano. Fu fondatore e primo direttore nel 1896 della rivista Il Marzocco, presidente tra il 1914 e il '19 della "Società Leonardo Da Vinci", e fondatore nel 1950, con Giorgio La Pira e Arrigo Levasti, dell'"Amicizia Ebraico-Cristiana di Firenze".

Jorge Guillén Álvarez (Valladolid, 18 gennaio 1893 – Malaga, 6 febbraio 1984), poeta e scrittore spagnolo, membro della generazione del '27.  Considerato iniziatore della poesia pura assommando le esperienze di  Jiménez, Valéry e Mallarmé, compose liriche con un'acuta attenzione formale, giungendo a uno stile incisivo, che suscita immagini attraverso una sintassi allusiva e musicale. 

martedì 1 novembre 2016

Poesie per novembre III

 

Novembre, il mese del grigiore dato da nebbie e piogge, del buio che scende presto, complice il ritorno dell’ora solare. Mese che inclina l’animo alla tristezza e alla malinconia, che sollecita il ricordo e la riflessione. Ecco Giorgio Vigolo, poeta romano, attraversare la campagna in carrozza in un tetro mattino di novembre. E poi il poeta tedesco Günter Eich celebrare la scarna bellezza del mese che spoglia gli alberi.


cold_november_day

FOTOGRAFIA © SSILENCE.


GIORGIO VIGOLO

COCCHIO

Buio mattino di novembre, spenta
giornata in acque uguali:
andare
su carrozze trainate
da neri galoppi
in campagna.
Sole non rompe mai
dai nuvoli tetri. Qui stanno
da ognuno obliati i boschi:
padrone
che mi fece di tante terre immense?
Riverso sul bruno
cocchio,
regno questo paese
deserto in piogge eterne.

(da Conclave dei sogni, 1935)

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GÜNTER EICH

FRAMMENTO

Nuvole s’inerpicano come animali sul monte
del cielo, le sere diventano troppo presto buie
e da tutti i lumi gocciola l'autunno.

Lo sai, è novembre,
lontani sono i prati e gli odori del bosco.
Quando eri molto piccolo, catturavi farfalle.

Tutto trascorse come un respiro pieno di vento.
In mezzo ai giorni scorrono eternità.
Senti un bambino suonare sotto la pioggia un’armonica
a bocca.

Gli alberi arrugginiscono e
come un volo d’anatre selvatiche si mostrano nel canneto
stormi di stelle.

(da Opere complete in quattro volumi, 1999 - Traduzione di Gio Batta Bucciol).

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LA FRASE DEL GIORNO
O freddo sole di novembre, soltanto ricordi mi scalda in questo corpo rabbrividente.
CARLO STUPARICH, Cose e ombre di uno




Giorgio Vigolo (Roma, 3 dicembre 1894 – 9 gennaio 1983), poeta e scrittore italiano, esponente della “Scuola Romana”. Le sue poesie hanno un gusto barocco e classicheggiante del paesaggio, soprattutto di quello romano. Profondo conoscitore del Belli, tradusse Maestro Pulce di Hoffmann e le poesie di Hölderlin.

Günter Eich (Lebus, 1º febbraio 1907 – Salisburgo, 20 dicembre 1972),  poeta e drammaturgo tedesco. Dopo essere stato fatto prigioniero di guerra, è stato uno dei fondatori, nel 1947, del Gruppo 47 ed è stato insignito nel 1950 del relativo premio per giovani scrittori. Ha pubblicato nella sua vita prose, poesie e radiodrammi.

sabato 1 ottobre 2016

Poesie per ottobre III

 

C’è chi accoglie ottobre con la malinconica tristezza della fine dell’estate. In realtà ottobre è mese dolcissimo, inebriante con i suoi colori, con i rossi, i gialli, i bruni che tingono le foglie e si mischiano con l’azzurro del cielo e del mare, come nei versi del poeta greco Ghiannis Ritsos. Anche il poeta ferrarese Giorgio Bassani riesce a cogliere la solarità ottobrina, ancora lontana dai freddi grigiori di novembre. 


Ottobre

.FOTOGRAFIA © ZASTAVKI


GHIANNIS RITSOS

BEL SOLE INVERNALE

Il bel sole d’ottobre ha ubriacato le farfalle –
migliaia di farfalle bianche corrono sui cardi,
sul granturco giallo, sui bassi fondali della spiaggia,
a caccia delle loro ombre azzurre. Devi cedere – disse;
di nuovo cedere. Un’infima nobiltà. Tutti invecchieranno.
Si ammollirà anche il sasso nell’acqua. La farfalla più bianca
si posò sul berretto nero del cielo. Quello la prende,
la spinge con due dita tra le corde
nella rosa della chitarra; – è quella che passeggia ogni sera
fuori dai ristoranti popolari delle vie Chateaubriand e Doros.

Kàlamos, 29.X.72

(da Il funambolo e la luna, 1984 - Traduzione di Nicola Crocetti)

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GIORGIO BASSANI
MI CHIEDI PERCHÉ MAI E QUANDO

Mi chiedi perché mai e quando
ti rispondo che è stato così
accorgermi semplicemente in un tardo pomeriggio qualsiasi
poniamo – giacché non è nemmeno detto - d’ottobre
del modo come la luce del sole colpiva il roseo
impervio fianco sud-ovest del palazzo
Sacchetti
- colpiva e al tempo stesso bagnava la luce non so se mi
segui… -
accorgermi delle foglioline nere e aguzze del rampicante - l’aria era mossa
capisci? - percorse a tratti
su su per il tramite di oscuri rameggi da una specie di
reiterata scarica elettrica la quale contemporaneamente
fosse infusa chissà come d’autentico e liquido
oro
e aver voglia di schianto dopo anni infiniti
di ridere ridere e insieme del suo perfetto
contrario

(da Opere, Mondadori, 2004).

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LA FRASE DEL GIORNO
Ottobre è rosso e scende dai monti / di villa in villa / e di castagno in castagno
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LUCIANO ERBA, il male minore




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.

martedì 13 settembre 2016

Il falso Pirandello

 

ANTONINO MASSIMO RUGOLO

E L’AMORE GUARDÒ IL TEMPO E RISE

E l’amore guardò il tempo e rise.
Un sorriso lieve come un sospiro,
come l’ironia di un batter di ciglio,
come il sussurro di una verità scontata.

Perché sapeva di non averne bisogno.
Perché sapeva l’infinita potenza del cuore
e la sua poesia e la magia di un universo perfetto,
al di là dei limiti del tempo e dello spazio.

E le ragioni dell’uomo, fragile come un pulcino,
smarrito come un uccello,
cannibale come un animale da preda.

Perché conosceva la tenerezza di una madre,
l’incanto di un bacio, il lampo di un incontro.

Poi finse di morire per un giorno,
nella commedia della vita,
nell’eterno gioco della paura,
nascosto, con il pudore della sofferenza,
con la rabbia della carne,
con il desiderio di una carezza.
Ma era là, beffardo, testardo, vivo.

E rifiorì alla sera,
senza leggi da rispettare,
come un Dio che dispone, sicuro di sé,
bello come la scoperta, profumato come la luna.

Ma poi si addormentò in un angolo di cuore
per un tempo che non esisteva
e il tempo cercò di prevalere,
nel grigio di un’assenza senza musica, senza colori.

E sbriciolò le ore nell’attesa,
nel tormento per dimenticare il suo viso, la sua verità.

Ma l’amore negato, offeso,
fuggì senza allontanarsi,
ritornò senza essere partito,
perché la memoria potesse ricordare
e le parole avessero un senso
e i gesti una vita e i fiori un profumo
e la luna una magia.

Perché l’emozione bruciasse il tempo e le delusioni,
perché la danza dei sogni fosse poesia.
Così mentre il tempo moriva, restava l’amore.

(da Sulle Ali della tenerezza, Laruffa, 2007

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Come per il caso di Lentamente muore, falsamente attribuita a Pablo Neruda, ma in realtà scritta dalla giornalista brasiliana Martha Medeiros, gira da almeno quindici anni in rete - e neppure completa -questa poesia, attribuita a Luigi Pirandello, ma che naturalmente il Premio Nobel non scrisse. Basta confrontare le sue vere poesie, ma anche solo il suo stile narrativo, per notare che manca quell’incrostazione aulica di un secolo fa - per intenderci, cose così: “Oh amore, oh dolce errore! Al mesto invito, / mi porse ella una man, senza far motto. / Di qua, di là la Bella m ’ha condotto. / poi m ’ha lasciato, ed io mi son smarrito…” Però questa poesia sulla relatività del tempo nei confronti dell’amore, questa esaltazione dell’«Amor vincit omnia» virgiliano, pur non raggiungendo vette eccelse, ha un suo perché e parla alle corde romantiche del nostro cuore, ci fa sognare in un modo più consono alle nostre emozioni da XXI secolo. Per questo motivo forse, questi versi sono diffusissimi in Rete. Peccato che all’autore, che si chiama Antonino Massimo Rugolo, quasi nessuno renda merito.

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FOTOGRAFIA © SCREAMST

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LA FRASE DEL GIORNO
Non si vive se non il tempo che si ama.
CLAUDE-ADRIEN HELVÉTIUS, Dell’uomo




Antonino Massimo Rugolo (Reggio Calabria, 4 aprile 1971), poeta italiano. Le sue poesie, ricche di sentimento,  traggono spunto da reali avvenimenti della vita quotidiana e dalle problematiche del Sud. Nei suoi versi riecheggia il desiderio di eliminare, in qualche modo, le brutture e i mali endemici che condizionano e intrecciano il corretto vivere contemporaneo.


venerdì 1 luglio 2016

Poesie per luglio II

 

Due poeti contemporanei per rendere l’atmosfera del mese di luglio, spesso afoso, sospeso tra le lunghe sere dell’inizio, ancora prossime al solstizio e quelle più brevi che preannunciano già malinconicamente agosto. Elio Pecora racconta un amore estivo, dolce come il tramonto che descrive José Lupiáñez: un lento precipitare di un giardino nell’oscurità della notte.


Sunset Garden


DOUGLAS MORGAN, “SUNSET GARDEN”


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ELIO PECORA

A LUGLIO CONOBBI L’AMORE

A luglio conobbi l’amore
di sera, in mezzo alla gente,
amore con occhi curvi
e brevi consunte parole.
Da quanto attendevo incredulo.

Nell’aperta città
andammo a spegnere il sole
incontro a tramonti viola,
amore senza memoria
raccolto per tante giornate
traverso un quieto dolore
scoperto alfine più lieve,
felicità rivelata,
amore, farfalla tremula.

Io chiedevo la sosta
al mio continuo penare,
ora sazio la sete
alla fontana più fresca.
E prego questo amore
che viva dentro i miei giorni
e i silenzi mi sciolga
di fitte parole,
io canterò il motivo
ritrovato nel canto.

T’ho lungamente atteso
amore con occhi curvi
e quando sei venuto
alla mia porta socchiusa
ho scordato il pianto
e i lunghi tormenti:
del tuo respiro di miele
ho colma la bocca.

Amore di un mese e di sempre
dolcemente consumami
il cuore e il canto. Tu
felicità ritrovata,
ruscello, còlto geranio,
adolescenza incantata,
amore fiorito
ti porto nelle strade
perché gli invidiosi sappiano
l’amore che conobbi
a luglio in mezzo alla gente.
Amore, clarino dell’anima.

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... 


JOSÉ LUPIÁÑEZ

GIARDINO

Sottile è questa sera di luglio,
immobile,
abbarbicata alle colonne
che si alzano
sull'erba soffice.

Sottile è questa sera di luglio
che tramonta dolcemente,
come le mani
che non si curano del sole,
né fanno caso
al passare delle ore...

Che tristezza il continuo
urtare dei corpi
contro questa pace infinita,
per perdersi ardenti
nella trama dimenticata
del cielo meraviglioso...

(Seduti sulla panchina del parco
presagiamo la notte
oltre la luce calma,
nuda, sorpresa
nella sua stessa penombra
silenziosa):

Le parole, la gente,
nel suo nuovo colore
la sera stessa adesso,
il nostro amico che tace:
tutto svanisce al margine degli alberi,
tutto è oscurità che risale
blu, velata,
così come il Giardino
chiuso, si scioglie nell'oblio
per perdersi
nell'avventura del sogno.

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LA FRASE DEL GIORNO
Siamo ai primi di luglio e già il pensiero / è entrato in moratoria
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EUGENIO MONTALE, Diario del ‘71 e del ‘72


Elio Pecora (Sant'Arsenio, 5 aprile 1936), poeta italiano. La sua poesia è caratterizzata da un’ironia spesso malinconica, volta a scrutare fenomeni come fossero un teatro interiore. La più recente e intensa attività poetica è rappresentata da versi vigorosi e altri di smagliante, pensosa leggerezza.


José Lupiáñez Barrionuevo (La Línea de la Concepción, 1955), poeta e scrittore spagnolo. Partito da poesie dal tono elegiaco in cui la parola abbaglia non solo per l'intensità della sua bellezza, ma anche per la sua profondità, è passato a una fase più sperimentale e barocca per approdare a una maggiore purificazione verbale, con una predominanza di un certo simbolismo e un più marcato disincanto esistenziale.


martedì 21 giugno 2016

Avanzi, estate

 

LUIGI FALLACARA

ESTIVA

T’avanzi, estate, e questa lancia d’oro
che batte sopra l’acqua e la trafora
fa trasparente il fiume e le sue vene,
rivela i fondi fluidi e le arene.
Più avanti del tuo raggio non esiste
dardo che sempre scocchi, dardo antico,
se non questo cadere sempre in bilico
nei fiori dove l’ombra è un tuo colore;
se non questo franare nella vista
del tuo eterno pulviscolo ametista.
Tu sulla terra getti
quest’astro, questa vetta,
e i terrestri profumi
in ardori consumi.
Ombre rosee, ombre azzurre,
ombre dentro un sussurro,
altri cieli, altri voli,
forse altre parole,
forse un altro futuro
che eternamente dura,
forse soltanto questo
lampo che il cielo arresta.

(da Il mio giorno s’illumina, 1957)

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Il poeta barese Luigi Fallacara prova a coniugare nei suoi versi l’eterno e il sensibile. Riesce a cogliere questa mistica purezza nella luce dell’estate, nei raggi di sole che illuminano l’acqua di un fiume facendo risaltare il fondale, in quelli che rendono visibile il pulviscolo nell’aria di una stanza, nelle ombre che non sono buie ma si tingono di toni altrimenti impercettibili.

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Brivio

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ama il raggio posarsi eppoi fuggire, / tingere d’oro il cielo eppoi lasciare / d’ombre distese nell’azzurro ali.
LUIGI FALLACARA, Il Frutto del Tempo




Luigi Fallacara (Bari, 13 aprile 1890 – Firenze, 15 ottobre 1963), poeta e scrittore italiano. Attivo nelle avanguardie letterarie del primo ‘900, scrisse su Lacerba. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale approda alla fede cattolica, vivendo per sei anni ad Assisi e maturando dalla meditazione su San Francesco la sua poesia metafisica confluita in un lirismo mistico che canta l’amore per tutte le creature.


mercoledì 1 giugno 2016

Poesie per giugno II

 

Giugno, mese di calura e di esami scolastici, come sottolinea il poeta spagnolo Jaime Gil de Biedma ma anche di chiusura delle scuole e liberazione della grande estate. Mese che avvampa con la sua canicola e avvolge tutto quanto con la sua luce vivida e prolungata, come nota lo scrittore britannico Rudyard Kipling.


Giugno

.MAUREEN GALLACE, “COLD JUNE NIGHT


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JAIME GIL DE BIEDMA

NOTTI DI GIUGNO

A Luis Cernuda

Talora ricordo
certe notti di giugno di quell’anno,
quasi evanescenti, della mia adolescenza
(era il millenovecentoquarantanove
mi pare)
                    perché in quel mese
provavo sempre un’inquietudine, una piccola ansia
non appena cominciava il caldo,
                                            niente più
che una speciale sonorità dell’aria
e una disposizione vagamente affettiva.

Erano le notti inguaribili
                                  e la canicola.
Le ore piccole di studente solitario
e il libro importuno
accanto alla finestra spalancata (la via
da poco annaffiata spariva
sotto le fronde illuminate)
senza un’anima con cui parlare.

Quante volte ripenso
a voi, lontane
notti di giugno, quante volte
sono scoppiato in lacrime, lacrime
per essere ormai un uomo, quanto ho desiderato
morire
          o sognato di vendermi al diavolo,
che mai mi ascoltò.
                            E tuttavia
la vita ci domina proprio perché
non è come ce la aspettavamo.

(da Compagni di viaggio, 1959)

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RUDYARD KIPLING

DUE MESI: GIUGNO

Né speranza, né mutamento! Ci rinserrano le nuvole,
e tra le nuvole un torvo sole batte impietoso
sul seno della Città stremata,
finché la notte su noi piomba come il ricordo d’un peccato
che non conosce né sonno né pensieri di pace.
Un’ora dopo l’altra, un’arida luna a dispetto
brilla nella foschia e con la liquida luce
deride il tormento di alberi impassibili.
Lontano, mugghia il tuono la sua disperazione
alla terra che ne risuona tre volte disseccata. Fulmini
guizzano invano. Né offrono aiuto le nuvole ammassate,
ma solo un più greve peso d’aria infuocata.
V’è tregua all’alba? Guarda, da un cielo dolente
incede il giorno, tiranno dalla spada fiammeggiante!

(da Depatmental Ditties and Other Verses, 1888)

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LA FRASE DEL GIORNO
Giugno, bracciate di sole / nella campagna fiorita, / che dirai alla mia anima / che ti vuole ascoltare? / Che dirai alla mia anima, / giugno, di verde vestito?
CONCHA URQUIZA




Jaime Gil de Biedma y Alba (Barcellona, ​​13 novembre 1929 -  8 gennaio 1990), scrittore spagnolo, considerato uno dei più importanti poeti della seconda metà del XX secolo e della Generazione del 50.Nel suo lavoro ha fatto ricorso al colloquialismo (con se stesso e con i suoi lettori) e all'ironia per evidenziare questioni sociali ed esistenziali.


Joseph Rudyard Kipling (Bombay, 30 dicembre 1865 – Londra, 18 gennaio 1936), scrittore, poeta e giornalista britannico, vincitore del Premio Nobel per la Letteratura nel 1907, a 41 anni, il più giovane e il primo scrittore di lingua inglese. Tra i più noti autori di libri di avventura e per ragazzi, ha scritto poesie, romanzi e racconti - molti dei quali di ambientazione indiana.



domenica 1 maggio 2016

Poesie per maggio II

 

Maggio, dopo la timida pubertà di marzo e il rigoglioso fiorire di aprile, è l’estasi della primavera: ne raccontano la speranza e il vigore il poeta lucchese Enrico Pea e lo scrittore urbinate Paolo Volponi.


Maggiociondolo

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA.



ENRICO PEA

MAGGIO, CHE PORTI LE SPERANZE E I FIORI

Maggio, che porti le speranze e i fiori
per fare ghirlandette alla Regina;
che porti le farfalle luminose,
che porti il pane, frutto di stagione,
mattini rugiadosi, notti chiare
perché nel cielo migrino le stelle;
Maggio, che sai le fole di mill'anni,
dimmi, conosci dove alberghi pace?

(da Fole, 1910)

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PAOLO VOLPONI

NELLE NOTTI PRIME DI MAGGIO

Nelle notti prime di maggio
verginità dell'universo
io sento il lembo caldo
della tua apertura,
l'ansia schietta
del tuo largo fiato.
E dilato il mio corpo
sui boschi,
e mi tendo.

(da Il ramarro, 1948)

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Maggio, il gaudioso maggio, fascia il mondo, / ed il lontano cielo e le mie carni / e l'anima di luci e di colori / inusati, ci inonda di profumi / e di sorrisi
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FEDERICO DE MARIA




Enrico Pea (Seravezza, 29 ottobre 1881 – Forte dei Marmi, 11 agosto 1958),  poeta, scrittore e drammaturgo italiano. Dopo i primi lavori di poesia e di teatro con echi dannunziani, evidenti nella sensuale ricerca di risalto verbale e di vocaboli rari e ricordi pascoliani, nell'attenzione alle cose e al paesaggio agresti), si è affermato come narratore attratto dal gusto per l'intrigo e il peccato.

Paolo Volponi (Urbino, 6 febbraio 1924 – Ancona, 23 agosto 1994), scrittore, poeta e politico italiano, senatore della Repubblica Italiana nel corso di due legislature. Partito da una posizione tardoermetica e neorealista, approdò al poemetto narrativo, propedeutico alla sua attività di romanziere.