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domenica 21 giugno 2026

Ecco di nuovo l’estate


ANNA DE NOAILLES

L'INQUIETO DESIDERIO

Ecco di nuovo l'estate, il caldo, la luce,
la semplice e pacifica rinascita delle piante,
le mattine vivaci, i giorni lenti, le notti calde,
la gioia e il tormento che all'anima conduce.

— Ecco il tempo dei sogni e della dolce follia,
dove il cuore, inebriato dal profumo del meriggiare,
si abbandona ancora alla tenera noia di sperare
nell'improvvisa e buona fioritura della vita,

Il cuore si eleva e gioisce nell'aria soffice e fiorita.
— Cuore mio, cosa ti aspetti da questa giornata tiepida?
È forse il chiaro risveglio di un'infanzia stupita,
che guarda, salta, apre le mani e ride?

È l'ingenua e impetuosa ascesa dei sogni,
feriti dagli urti della loro veemenza,
o è il sapore dei tempi passati, dei tempi buoni,
in cui l'anima sentiva senza sforzo scorrere la sua essenza?

— Ah! cuore mio, non avrai mai altro bene
che sperare nell'Amore e nei giochi che lo scortano,
eppure conosci il male che ti porta
questo dio, così adirato dalle battaglie da cui proviene…

(da Il cuore innumerevole, 1901)

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E dunque, alle 10.24 di oggi, con il solstizio - quando l’emisfero nord della Terra è inclinato al massimo verso il Sole, ricevendo la massima quantità di luce diurna - inizia l'estate.  La poetessa francese Anna de Noailles esprime una profonda transizione emotiva legata al ritorno della stagione estiva: il caldo, la luce, la rinascita della natura evocano nel suo cuore un'altalena di sentimenti tra gioia, tormento e l'inestinguibile speranza dell'amore, unico vero bene ma al contempo dio capriccioso.

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JACOPO TINTORETTO, "ESTATE"

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Il sole, il vento leggero, il candore degli asfodeli, l’azzurro crudo del cielo, tutto lascia immaginare l’estate, la dorata gioventù che copre allora la spiaggia, le lunghe ore sulla sabbia e la dolcezza improvvisa delle sere.
ALBERT CAMUS, L'estate

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Anna-Élisabeth Bassaraba de Brancovan de Noailles (Parigi, 15 novembre 1876 - 30 aprile 1933), poetessa e romanziera francese. Il suo lirismo appassionato si esalta in un'opera che sviluppa, in modo molto personale, i grandi temi dell'amore, della natura e della morte ma sa anche gestire l'umorismo nelle sue cronache giornalistiche.


mercoledì 21 giugno 2017

Estate spensierata


Dalle 6.24 di questa mattina, con il solstizio, siamo entrati nell’estate, la “Distesa estate, / stagione di densi climi / dei grandi mattini / dall'albe senza rumore” secondo Vincenzo Cardarelli. È – dovrebbe essere perlomeno – la stagione della spensieratezza, come quella che unisce queste due poesie lontanissime tra loro nel tempo e nello spazio: la prima un’opera tarda del celebre poeta italiano Umberto Saba, la seconda una fresca prova della giovane poetessa argentina Cecilia Moscovich.


Tom Gil

.FOTOGRAFIA © TOM GIL

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UMBERTO SABA

PRINCIPIO D'ESTATE

Dolore, dove sei? Qui non ti vedo;
ogni apparenza t'è contraria. Il sole
indora la città, brilla nel mare.
D'ogni sorta veicoli alla riva
portano in giro qualcosa o qualcuno.
Tutto si muove lietamente, come
tutto fosse di esistere felice.

(da Ultime cose, 1944)

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CECILIA MOSCOVICH

ESTATE

È tornata l’estate
come una promessa umida.
È tornata l’estate
come un sottile veleno.

Il mio cane insegue un rospo
la mia vicina è uscita sulla porta
a prendere il fresco
e apre un sacchetto di cellofan
che vibra proprio come i grilli.
Mio papà mi chiama dall’interno.

Vado a portare i vuoti.
Sono andata a nuotare e il mio corpo si sente leggero
elastico e freddo.
Il giornalaio mi dice
come è grasso il tuo cane,
però è bello.

Non c’è niente come andare a nuotare
e a portare i vuoti
e sentire che domani,
domani di certo
arriverà l’amore.

(da Il tubo da giardino, 2010)

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LA FRASE DEL GIORNO
L’estate ha toccato con le labbra il seno della nuda terra. / E ha lasciato il segno rosso di un papavero.
FRANCIS THOMPSON




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.

martedì 21 giugno 2016

Avanzi, estate

 

LUIGI FALLACARA

ESTIVA

T’avanzi, estate, e questa lancia d’oro
che batte sopra l’acqua e la trafora
fa trasparente il fiume e le sue vene,
rivela i fondi fluidi e le arene.
Più avanti del tuo raggio non esiste
dardo che sempre scocchi, dardo antico,
se non questo cadere sempre in bilico
nei fiori dove l’ombra è un tuo colore;
se non questo franare nella vista
del tuo eterno pulviscolo ametista.
Tu sulla terra getti
quest’astro, questa vetta,
e i terrestri profumi
in ardori consumi.
Ombre rosee, ombre azzurre,
ombre dentro un sussurro,
altri cieli, altri voli,
forse altre parole,
forse un altro futuro
che eternamente dura,
forse soltanto questo
lampo che il cielo arresta.

(da Il mio giorno s’illumina, 1957)

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Il poeta barese Luigi Fallacara prova a coniugare nei suoi versi l’eterno e il sensibile. Riesce a cogliere questa mistica purezza nella luce dell’estate, nei raggi di sole che illuminano l’acqua di un fiume facendo risaltare il fondale, in quelli che rendono visibile il pulviscolo nell’aria di una stanza, nelle ombre che non sono buie ma si tingono di toni altrimenti impercettibili.

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Brivio

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
Ama il raggio posarsi eppoi fuggire, / tingere d’oro il cielo eppoi lasciare / d’ombre distese nell’azzurro ali.
LUIGI FALLACARA, Il Frutto del Tempo




Luigi Fallacara (Bari, 13 aprile 1890 – Firenze, 15 ottobre 1963), poeta e scrittore italiano. Attivo nelle avanguardie letterarie del primo ‘900, scrisse su Lacerba. Dopo aver partecipato alla Prima guerra mondiale approda alla fede cattolica, vivendo per sei anni ad Assisi e maturando dalla meditazione su San Francesco la sua poesia metafisica confluita in un lirismo mistico che canta l’amore per tutte le creature.


lunedì 10 agosto 2015

Tavolozza d’estate

 

MANUEL MACHADO

ESTATE

Frutteti
stracarichi.
Dorate
campagne…

Vetrate
schermate.
Riarsi
cespugli…

Penombra
arsura,
scirocco…

Tavolozza
completa:
estate.

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Il poeta spagnolo Manuel Machado in questo sonetto atipico di trisillabi senza neppure un verbo vede l’estate come se fosse un pittore: la stagione bella e calda prende i colori dalla sua tavolozza e dipinge con il rosso e l’arancione dei frutti, stende pennellate più scure per l’ombra dove si va a cercare il fresco, pone i toni del marrone sui terreni riarsi, colora d’oro le messi nei campi di frumento.

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trigo

FOTOGRAFIA © MALABRIGO

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LA FRASE DEL GIORNO
Estate, gioventù, tripudio di colori.
MANUEL MACHADO




Manuel Machado Ruiz (Siviglia, 29 agosto 1874 – Madrid, 19 gennaio 1947), poeta, scrittore e drammaturgo spagnolo, uno dei maggiori poeti della cosiddetta Generazione del '98, espressione del modernismo. Fratello maggiore del poeta Antonio, fu segretario di Ruben Darío. La sua opera è stata a lungo trascurata a causa dell’adesione al nazionalismo durante la Guerra di Spagna.


domenica 21 giugno 2015

Altre due poesie per l’estate

 

L’estate ha un suo fascino particolare: è la bella stagione, il tempo delle giornate lunghe e calde, il momento per rimanere fuori, per stare all’aria aperta. È la stagione del mare e della montagna. Ed è anche il tempo della memoria che si ricorda a lungo: la gioventù, l’amore estivo, un viaggio, i Mondiali, il cornetto Algida… Due poeti spagnoli per celebrare questa nuova estate che inizia oggi con il solstizio: il famosissimo Federico García Lorca e Manuel Machado, fratello del più noto Antonio.


Estate

FOTOGRAFIA © ZWIM.


FEDERICO GARCÍA LORCA

NOTTE D’ESTATE

L'acqua della fonte
suona il suo tamburo
d’argento.
Gli alberi
tèssono il vento
e i fiori lo tingono
di profumo.
Una ragnatela
immensa
fa della luna
una stella.

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MANUEL MACHADO

ESTATE – GIOVENTÙ

Febbre dell’anno, pienezza della vita,
verde dell’anima e splendore della pianura...
Cieca
follia accesa.
Estate, gioventù, tripudio di colori.
Vivo carminio del labbro assetato...
Violento
rosso dei garofani inebrianti
... E mentre qui
Amore pronunzia il suo sì
(bemolle),
la verde lacca dell’alloro
distilla - come miele -
la luce del sole.
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LA FRASE DEL GIORNO
L'aria è rosa. Un antico crepuscolo ha tinto la piazza e le sue mura. E dura sotto il cielo che dura, estate rosea di più rosea estate.
DINO CAMPANA, Canti orfici




Federico García Lorca (Fuente Vaqueros, 5 giugno 1898 – Víznar, 19 agosto 1936), poeta e drammaturgo spagnolo). Voce tra le più originali del Novecento spagnolo, amico di Salvador Dalí e Luis Buñuel, partecipò ai vari tentativi modernisti, specialmente impressionisti. Morì durante i primi giorni della guerra civile, fucilato dai franchisti.


sabato 21 giugno 2014

Qualche poesia per l’estate

 

L’estate è la stagione più attesa: è il tempo dell’anno in cui il bel tempo favorisce gite e viaggi, è il momento delle vacanze, delle settimane al mare o in montagna. È – dovrebbe essere, almeno – l’ora dell’allegria, della spensieratezza, degli incontri. Così appare nella memoria dell’ormai anziano poeta greco Ghiannis Ritsos con tutti i ricordi delle estati trascorse. Così amorosa, dolce e lenta, irrompe nei versi dello scrittore Riccardo Bacchelli, autore del Mulino sul Po. E così viva si rivela nella poesia dell’altrimenti malinconico e scontroso Vincenzo Cardarelli.


Estate

VALERY RYBAKOW, “VILLAGE SUMMER DAY”

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GHIANNIS RITSOS

UN’ALTRA ESTATE

Questi bei giorni di sole sottraggono ogni argomento alla tristezza.
Baluginano le case calcinate sparse sulla collina verde.
Ecco, anche un cavallo rosso nella piana. Torna qualcosa
di scordato dalle vecchie estati. Ma erano veri
quella ragazza nel campo di granturco e quel ragazzo
nell’oro del meriggio che faceva segno al battello di passaggio
con l’asciugamani da bagno. Eri vero
anche tu che non avevi niente di tuo
se non quello che donavi, e forse quello che donerai ancora.

Karlòvasi, 25.VII.87

(da Molto tardi nella notte,1995- Traduzione di Nicola Crocetti)

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RICCARDO BACCHELLI

UN’ESTATE

Un’estate, che d’estate son i tramonti lenti,
pesante quant’il sonno e la stanchezza medesima,
non avrei voluto altro che riposare, se fosse stato
possibile. Non reggeva più neppure la voglia
amara d’inasprire in me stesso il mio male.
Non avrei voluto cedere in nulla ma invece
mi  toccava assopirmi al sole in materia
stanca. E dalla stanchezza un filo di melodia.
Supino, ombre e sole,
foglie e cielo, silenzio e cicale. Le mani
le abbandonavo sull'erba riarsa, si tuffava
nell’estate l'anima e tornava d’ogni parte
carica d’ogni cosa, non articolava, non distingueva,
tornava stanca. E non poté credere a se stessa
la mattina che le filtrò un'estatica canzoncina.

Diceva che in casa nostra, odorosa di garofano
e di spigo crocchiante, ogni ora le scopriremo
la sua dolcezza, ti porterò di giorno in giorno più matura
una spiga di grano, il sole filerà
dalle tende abbassate ai piedi del letto.
Sul letto matrimoniale noi saremo assorti
nella fantasia amorosa, e sarà più facile richiamare
le cose dimenticate che noi a questo mondo.
Quando sarai spogliata ti chinerai sulle nocche
appoggiate alla sponda e la nostra vita andrà tutta
a guardarci. Più tardi il sole declinerà.

(da Poemi lirici, 1914)

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VINCENZO CARDARELLI

SALUTO DI STAGIONE

Benvenuta estate.
Alla tua decisa maturità
m’affido.
Mi poserò ai tuoi soli,
ricambierò alla terra
in tanto sudore caldo
delle mie adempiute nutrizioni
i suoi veleni vitali.
Lascio la primavera
dietro di me
come un amore insano
d’adolescente.
Lascio i languori e le ottusità,
i sonni impossibili,
le faticose inerzie animali,
il tempo neutro e vuoto
in cui l’uomo è stagione.
Io che non spunto a febbraio coi mandorli,
non mi compiaccio all’arido sapore
di sasso che acuisce
il gusto dolce dell’acqua dei rivi,
alle gocciole chete
di nuvola randagia
che vanno in punta di piedi
in compagnia dei pensieri,
non colgo il biancospino;
che amo i tempi fermi e le superfici chiare,
e ad ogni transizione di meriggio,
rotta l’astrale identità del mattino,
avverto gli spazi irritarsi,
e sento il limite e il male
che incrinano ogni cambio d’ora,
saluto nel sol d’estate
la forza dei giorni più eguali.
Ai punti estremi, alle stagioni violente,
come sotto il frantoio dei pericoli
dove ogni inquietudine si schianta
prendo le sole decisioni buone,
la mia fuggiasca fecondità
ritrovo.

(da Poesie, 1942).

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LA FRASE DEL GIORNO
Estate. Un'estate è sempre eccezionale, sia essa calda o fredda, secca o umida.
GUSTAVE FLAUBERT, Dizionario dei luoghi comuni




Ghiannis Ritsos (Monemvasia, 1º maggio 1909 – Atene, 11 novembre 1990), poeta greco tra i maggiori del XX secolo. Fu candidato nove volte al Premio Nobel. La sua vita fu animata da un'incrollabile fede negli ideali marxisti e nelle virtù catartiche della poesia.


Riccardo Bacchelli (Bologna, 19 aprile 1891 – Monza, 8 ottobre 1985), drammaturgo, giornalista, traduttore e critico teatrale italiano. La sua vasta produzione comprende poesie, romanzi, opere di teatro, saggi storici e critici. Al centro ideale della sua opera risaltal'ampia trilogia romanzesca Il mulino del Po.


Vincenzo Cardarelli, nato Nazareno Caldarelli (Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959), poeta, scrittore e giornalista italiano. Sorta dall’Avanguardia degli Anni Dieci, la sua poetica rivela influssi dell’espressionismo linguistico e del frammentismo, ad esprimere  temi come lo sradicamento, il viaggio, l'adolescenza, la perdita di identità.


venerdì 21 giugno 2013

Due poesie per l'estate

 

Due poesie per l’estate che comincia oggi con il solstizio e che ci porterà a vivere una stagione di sole e mare e montagne, di riposo e di afa, di passione e di belle giornate. L’estate che racconta Derek Walcott (Castries, 1930),  il Premio Nobel di Saint Lucia, piena di limoni e di luce, con l'odore di salso e la dolcezza  infinita dei crepuscoli. E l'estate padana di Attilio Bertolucci (1911-2000), con il fieno nei campi e il tramonto infuocato. In entrambe un’immagine di donna che aleggia sensuale ed elegante.

 

DEREK WALCOTT

BLEECKER STREET, ESTATE

L’estate per la prosa e i limoni, per la nudità e il languore,
per l'eterna indolenza del ritorno immaginato,
per i rari flauti e i piedi scalzi, e la stanza da letto in agosto
dalle lenzuola arruffate e il sale della domenica, ah violini!

Quando premo i crepuscoli estivi insieme, è
un mese di fisarmoniche di strada e spruzzatori
che adagiano la polvere, piccole ombre che fuggono da me.

È musica che si apre e si chiude, Italia mia, su Bleecker,
ciao
, Antonio, e le grida d’acqua dei bambini
che strappano il cielo rosa in rivoli di carta;
è il crepuscolo nelle narici e nell’odore dell’acqua
lungo strade imbrattate che non ti portano all’acqua,
e isole e limoni raccolti nella mente.

Laggiù c’è l’Hudson, in fiamme come il mare.
Ti spoglierei nell’afa estiva, e riderei e asciugherei
la tua pelle bagnata se mi venissi a trovare.

(da In a green night, 1962 -Traduzione di Matteo Campagnoli)

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ATTILIO BERTOLUCCI

DIARIO

I

Al soffio del tramonto
indora il cielo estivo
calda l’aria si posa
sulle tue mani.

Riluce il fieno sparso
sin presso le rose
lieto già del serale
effondersi dei grilli.

Tornata di lontano,
sotto il panama bianco
celi l’animazione
e la stanchezza degli occhi.

II

Finché veniva la luna
con la sua lucerna
ad ammonirci di tornare,
bruna ormai l'aria
.

(da Lettera da casa, 1951)

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Mad dogs

JACK VETTRIANO, “MAD DOGS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Distesa estate, / stagione dei densi climi / dei grandi mattini / dell’albe senza rumore.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie




Derek Walcott (Castries, 23 gennaio 1930), poeta e scrittore di Saint Lucia, premio Nobel per la letteratura nel 1992. Cultore appassionato di letterature classiche antiche, ha espresso con singolare vigore il senso di privazione di una propria storia, peculiare dei caraibici di ascendenza africana.

sabato 23 giugno 2012

È estate


MARIO LUZI

PUÒ ESSERMI CELATO IL PIENO GIORNO

Può essermi celato il pieno giorno,
può negarmelo un sipario
di materia e d’ombra,
però flagra, matura,
                                     canta
pur nel silenzio degli uccelli
di là da quel diaframma.
Eccola s’infiamma la raggiera
dai minimi spiragli,
                              s’incendia di straforo
nel nero della stanza
il semicerchio d’oro, clandestina
corona alla vittoria del mattino.
                                         È estate.

(da Sotto specie umana, Garzanti, 1999)

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Non c’è bisogno di vedere una cosa per sapere che esiste: si può arguire da particolari, si può dedurre con la logica, i sensi, l’esperienza. Così in questa bellissima poesia Mario Luzi ricostruisce la presenza dell’estate fuori dalla stanza attraverso piccoli dettagli: un modo diverso della luce di filtrare attraverso le tende e le persiane, oltre una siepe o gli alberi del giardino. Quella corona luminosa, quella lama che penetra attraverso i muri portando con sé il mattino è il segno che l’estate divampa, che regna incontrastata.


ALICE DALTON BROWN, “EVENING INTERPLAY 2000”

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LA FRASE DEL GIORNO
Pomeriggio d’estate – pomeriggio d’estate; queste sono sempre state per me le parole più belle della mia lingua.
HENRY JAMES




Mario Luzi (Castello di Firenze, 20 ottobre 1914 – Firenze, 28 febbraio 2005), poeta italiano, fu uno dei grandi rappresentanti dell’Ermetismo. Più volte candidato al Nobel, fu insignito della Legion d’Onore. Fu Accademico della Crusca e senatore a vita.


martedì 21 giugno 2011

Tre poesie per l’estate


Con il solstizio, la massima durata del giorno rispetto alla notte, comincia ufficialmente l’estate. Festeggiamola con alcune poesie che ne presentano la classica iconografia: il fieno, i ciliegi e il cuculo raccontati dal poeta tedesco Christoph Meckel, le brevi bellissime notti popolate di luci e panchine, evocate dall’intimista spagnolo Antonio Machado, i piatti di conserva e i grilli di una silenziosa notte del Sud testimoniata da Vittorio Bodini.
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FOTOGRAFIA © PARIDE81/WIKIPEDITHOMAS KINCADE, "CAFFÈ ITALIANO"


CHRISTOPH MECKEL

PAROLA ESTATE


Estate, lunga una parola:
il vento rivolta il fieno sul colle
e il sole beve al fiume
con calda lingua

Giardini di ciliegi tu doni al giorno
lungo una parola fiorita
e chiami paradiso la breve
notte, per un tratto

il cucù ti suggerisce alto
il suo nome
e tu lo pigli in parola
e lo battezzi nella sua lingua

perfetta estate:
le tue parole
trasportano fieno, e il giorno
è giovane o vecchio
perché tu l'hai chiamato fugace.


(Traduzione di Gio Batta Bucciol)
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ANTONIO MACHADO

NOTTE D'ESTATE


È una notte bellissima d’estate.
Nelle alte case stanno
spalancati i balconi
del vecchio borgo sulla vasta piazza.
In quell’ampio rettangolo deserto,
panchine di pietra, evonimi, acacie
disegnano in simetria
le nere ombre sulla bianca arena.
Allo zenit, la luna, e sulla torre
col quadrante alla luce l’orologio.
In questo vecchio borgo vado a zonzo
solo, come un fantasma.


(da Campi di Castiglia, 1912 - Traduzione di Claudio Rendina)

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VITTORIO BODINI

ESTATE. I GRANDI PIATTI


Estate. I grandi piatti di conserva
sulle terrazze
e il fumo che dai camini
nella luce s'invetria.

Ritrovano le cose nel sonno umano
il silenzio ch'è la loro forma.
Rivive così la vuota
carcassa d'un grillo
in una morte o delicata speranza.

Le formiche avanzano. Brilla
il coperchio come un re,
d'una scatola di latta.
E si ode il fiato sottile delle costellazioni,
quello dei santi nelle campane di vetro
sui freddi marmi dei comò.

Arcieri nelle grotte
saettano tori
e amori senza labbra,
occhi dalle palpebre lievemente arrossate
da un'intima congiuntivite.


(da Dopo la luna, 1956)
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LA FRASE DEL GIORNO
O primavera, o estate di passioni, bel tempo esclusivo…
BENIAMINO DAL FABBRO, Gli orologi del Cremlino



lunedì 21 giugno 2010

Poesie per l’estate

È (sarebbe) il primo giorno d’estate, anche se il clima testimonia il contrario: piogge incessanti, cime dei monti innevate, freddo, ombrelli, maglioni, giubbetti… Esorcizziamo questo tempo fuori fase e invitiamo l’estate a presentarsi con queste poesie in tema.

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VINCENZO CARDARELLI

ESTIVA

Distesa estate,
stagione dei densi climi
dei grandi mattini
dell'albe senza rumore -
ci si risveglia come in un acquario -
dei giorni identici, astrali,
stagione la meno dolente
d'oscuramenti e di crisi,
felicità degli spazi,
nessuna promessa terrena
può dare pace al mio cuore
quanto la certezza di sole
che dal tuo cielo trabocca,
stagione estrema, che cadi
prostrata in riposi enormi,
dai oro ai più vasti sogni,
stagione che porti la luce
a distendere il tempo
di là dai confini del giorno,
e sembri mettere a volte
nell'ordine che procede
qualche cadenza dell'indugio eterno.

E ora, in queste mattine
così stanche
che ho smesso di chiedere e di sperare,
e tutto il giardino è per me,
per il mio male sontuosamente,
penso agli amici che mai piùrivedrò,
alle cose care che sono state,
alle amanti rifiutate,
ai miei giorni di sole...

(da Poesie, Mondadori, 1942)

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Jean-Claude Allenbach, “Les baux de Provence”

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CESARE PAVESE

ESTATE

C'è un giardino chiaro, fra mura basse,
di erba secca e di luce, che cuoce adagio
la sua terra. È una luce che sa di mare.
Tu respiri quell'erba. Tocchi i capelli
e ne scuoti il ricordo.

Ho veduto cadere
molti frutti, dolci, su un'erba che so,
con un tonfo. Così trasalisci tu pure
al sussulto del sangue. Tu muovi il capo
come intorno accadesse un prodigio d'aria
e il prodigio sei tu. C'è un sapore uguale
nei tuoi occhi e nel caldo ricordo.

Ascolti.
Le parole che ascolti ti toccano appena.
Hai nel viso calmo un pensiero chiaro
che ti finge alle spalle la luce del mare.
Hai nel viso un silenzio che preme il cuore
con un tonfo, e ne stilla una pena antica
come il succo dei frutti caduti allora.

1940

(da Lavorare stanca, Einaudi, 1943).

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ANTONIO RINALDI

SERA D’ESTATE

Fu lungo il giorno: ardeva
ai limiti dell'ombra; or nella sera
di nuovo fresca la casa fiorisce
e alla quiete del sonno si desta
mentre per acque profonde vanisce
brusìo diffuso, rumore di festa.

(da Poesie, Mondadori, 1958)

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LA FRASE DEL GIORNO
(L’estate) È scoppiata e si sente / l’avvenuto momento / da come il cielo vibra / sull’erba radente.
ANTONIO BAROLINI, Elegie di Croton



Vincenzo Cardarelli, nato Nazareno Caldarelli (Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959), poeta, scrittore e giornalista italiano. Sorta dall’Avanguardia degli Anni Dieci, la sua poetica rivela influssi dell’espressionismo linguistico e del frammentismo, ad esprimere  temi come lo sradicamento, il viaggio, l'adolescenza, la perdita di identità.


Cesare Pavese (Santo Stefano Belbo, 9 settembre 1908 – Torino, 27 agosto 1950), scrittore, poeta, traduttore, saggista e critico letterario italiano. Nato poeta con Lavorare stanca, si è poi dedicato alla narrativa scrivendo romanzi famosissimi: Paesi tuoi, La luna e i falò, La casa in collina. I suoi temi principali sono il mito e la terra.


Antonio Rinaldi (Potenza, 5 luglio 1914 – Firenze, giugno 1982),  poeta e giornalista italiano. Dopo aver frequentato gli ambienti letterari bolognesi, si dedicò alla lotta antifascista. Pubblicò La Notte, che gli valse il "Premio Serra" e L'età della poesia, in cui è contenuta la sua produzione poetica.


domenica 21 giugno 2009

Il primo giorno d’estate


ANTONIO BAROLINII

IL PRIMO GIORNO D'ESTATE

Il camioncino dei gelati
(la campanella allegra)
passa tra gli alberati
viali residenziali.

I bambini,
che giocano nel prato a perdifiato,
smettono e gli vanno incontro:
i nichelini in mano.

I cani, risvegliati,
abbaiano per chiasso
e gli uccelli cinguettano tra i rami.
Si dondolano, frullano
in alto e in basso.

Una cicala urla
nell'ora meridiana:
è la prima di un'estate
di tenere piogge
che pareva una burla.

È scoppiata e si sente
l'avvenuto momento
da come il cielo vibra
sull’erba radente.
Ogni cosa, nella luce,
ha la trasparenza dell'aria.
C'è un paese al mondo,
dove non sia questa festa?

(da Elegie di Croton, Feltrinelli, 1959)

 

Lunghissimo il primo giorno d'estate, il giorno del solstizio, quando il tramonto non finisce più e ruba ore alla notte. Antonio Barolini, poeta veneto emigrato a Croton-on-Hudson, negli Stati Uniti, in quella luce infinita e radente ravvisa il manifestarsi dell’estate, l’attestazione che la nuova stagione è arrivata dopo una primavera di piogge. Con il suo stile discorsivo disegna un mondo quasi da favola, con i bambini che interrompono i loro giochi per correre al camioncino dei gelati, tipica iconografia della provincia americana. La prima cicala, il riverbero del cielo, l’allegria che si diffonde tra i giardini: una piccola scena minimalista, che assume i toni di un’elegia familiare e affettuosa.

 



Ieva Baklane, "Il furgone dei gelati"

 

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LA FRASE DEL GIORNO
Stagione che porti la luce / a distendere il tempo / di là dai confini del giorno, / e sembri mettere a volte / nell’ordine che procede / qualche cadenza dell’indugio eterno.
VINCENZO CARDARELLI, Poesie, “Estiva”




Antonio Barolini (Vicenza, 29 maggio 1910 – Roma, 21 gennaio 1971),  scrittore, poeta e giornalista italiano. Noto soprattutto come narratore, ha però svolto una singolare attività poetica  nella quale si trovano i tratti fondamentali della sua personalità: dalla visione della vita, di un cattolicesimo alacre, evangelico, alla preferenza per un discorso affabile, colloquiale.


giovedì 11 giugno 2009

Betocchi e la magnolia


CARLO BETOCCHI

D'ESTATE

E cresce, anche per noi
l'estate
vanitosa, coi nostri
verdissimi peccati;

ecco l'ospite secco
del vento,
che fa battibecco
tra le foglie della magnolia;

e suona la sua
serena
melodia, sulla prua
d'ogni foglia, e va via

e la foglia non stacca,
e lascia
l'albero verde, ma spacca
il cuore dell'aria.


Coglie le sonorità dell’estate Carlo Betocchi, poeta che apprezzo molto e che ultimamente leggo spesso: le magnolie, così frequenti nei nostri giardini, hanno foglie verdi, dure e resistenti che fanno pensare a piccoli ventagli cinesi, oblunghi e lucidi, quelli rotondi che non si ripiegano. Giorgio Bassani nelle “Cinque storie ferraresi” le aveva definite “nere, come unte”. E il vento le scuote, ne trae una musica sorda, come se suonasse uno xilofono: però d’estate le lascia sull’albero, non le stacca come l’autunno, portandole via – va ricordato però che questo tipo di magnolia, sovente alto anche dieci metri, la Magnolia grandiflora, è un sempreverde.

Ascolta la sommessa melodia il poeta, nell’oziosa serenità dei giorni d’estate e annusa l’aroma di quei grandi fiori di cera, che si aprono al caldo della bella stagione.


Fotografia: Kurt Stueber (Licenza GNU FDL)


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LA FRASE DEL GIORNO
Non bisogna mai ascoltare i fiori. Basta guardarli e annusarli.
ANTOINE DE SAINT-EXUPÉRY, Il piccolo Principe




Carlo Betocchi (Torino, 23 gennaio 1899 – Bordighera, 25 maggio 1986), poeta e scrittore italiano. Fra i poeti ermetici è considerato una sorta di guida morale. Tuttavia, contrariamente a loro, fondava le sue poesie non su procedimenti analogici che evocano significati, ma su un linguaggio diretto, sul realismo e sulla tensione morale.


venerdì 15 agosto 2008

Ferragosto


Ed ecco anche Ferragosto, storico spartiacque dell’estate. Questa celebrazione pagana che saluta la conclusione delle ferie agostane deve il suo nome all’antica Roma, dove si celebravano gli augustales, chiamati anche feriae augusti, una antica festa rinominata così in onore dell’imperatore ma dedicata al dio Conso, che onorava la raccolta dei cereali ed il riposo che ad essa seguiva.

Tale usanza si ritrova ancora oggi in alcune feste che si fondono con la solennità religiosa dell’Assunzione della Vergine: offerte di primizie, processioni a carattere lustrale e persino giochi e gare profane, quali il celebre Palio dell’Assunta che si svolge a Siena il 16 agosto.

Oggi il Ferragosto si è trasformato in un estivo Natale pagano: riunioni tra parenti con tanto di barbecue oppure gite fuori porta se non addirittura vacanze complete. Il boom economico degli Anni ‘60 ha favorito questa metamorfosi, tanto che uno dei film di culto di quel periodo, “Il sorpasso” di Dino Risi, prende il suo avvio “nella Roma deserta di un ferragosto qualunque” e compie tutto il suo svolgimento in quella giornata.

Il Ferragosto insomma è una sorta di porta temporale da attraversare: di qua lasciamo le spiagge, gli ombrelloni, i giardini assolati e l’afa; di là ci attendono le dolcezze di settembre, i giorni che rinfrescano, le prime foglie che ingialliscono lasciandoci il sapore di una languida malinconia. Intanto, seduti sotto un pergolato o sulla riva di un lago mangiamo l’anguria, impiastricciandoci le mani e la faccia e ridendo allegri e sudati nel giorno di festa…



Dipinto di Patti Mollica



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LA FRASE DEL GIORNO
Non c'è che una stagione: l'estate. Tanto bella che le altre le girano attorno. L'autunno la ricorda, l'inverno la invoca, la primavera la invidia e tenta puerilmente di guastarla
ENNIO FLAIANO

lunedì 23 giugno 2008

Vento d'estate


GIORGIO CAPRONI

VENTO DI PRIMA ESTATE


A quest'ora il sangue
del giorno infiamma ancora
la gota del prato,
e se si sono spente
le risse e le sassaiole
chiassose, nel vento è vivo
un fiato di bocche accaldate
di bimbi, dopo sfrenate rincorse.


(da Come un'allegoria, 1936)


È finalmente giunta l'estate. Dopo una lunga primavera piovosa e fredda, cui non eravamo più abituati, che ha smentito i catastrofisti dell'effetto serra (l'apocalisse di palme a Milano, gli aridi deserti della Brianza), il sole è ritornato a splendere con continuità, a riscaldare la terra. Un vento leggero scuote le rigogliose chiome verdi, bambini giocano nel giardino vicino, e nel tramonto si ricrea davanti agli occhi una poesia di Giorgio Caproni.




Viola Stefan, "Prato fiorito"



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LA FRASE DEL GIORNO
Per vivere, è sufficiente un poco di vita. Ne occorre molta, invece, per amare.
JOSEPH JOUBERT, Carnets




Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


domenica 22 giugno 2008

Benvenuta estate


In perfetta coincidenza con il solstizio, dopo settimane di pioggia che hanno reso la primavera del 2008 la più piovosa degli ultimi cinquant’anni, è giunta l’estate con il suo caldo: la temperatura è schizzata dai 14 ai 30 gradi in un solo giorno!

Aestus in latino è il calore. L'estate trae la sua etimologia dall'identica radice, localizzabile nel verbo aedere, ossia bruciare, e nell'analogo greco αιθέιν.
È la stagione più calda dell'anno già dal nome dunque questa che va dal solstizio del 21 giugno all'equinozio del 23 settembre.

È tempo che favorisce gli svaghi e gli ozi, i viaggi e le vacanze. È il periodo del riposo e del relax: si cercano le spiagge e la frescura delle montagne, si legge all'ombra di un faggio o del fungo colorato di un ombrellone; si raccolgono conchiglie o pigne. Ascoltiamone gli echi nelle voci dei poeti:

Distesa estate,
stagione di densi climi
dei grandi mattini
dall'albe senza rumore
- ci si risveglia come in un acquario.

VINCENZO CARDARELLI, da "Estiva", Poesie, 1942


Un'estate, che d'estate son i tramonti lenti,
pesante quant'il sonno e la stanchezza medesima,
non avrei voluto altro che riposare se fosse stato
possibile.

RICCARDO BACCHELLI, da "Un'estate", Poemi lirici, 1914


Ogni cosa, nella luce, ha la trasparenza dell'aria.
C'è un paese al mondo
dove non sia questa festa?

ANTONIO BAROLINI, da "Primo giorno d'estate", Elegie di Croton, 1959


Benvenuta estate.
Alla tua decisa maturità
m'affido.

VINCENZO CARDARELLI, da "Saluto di stagione", Poesie, 1942



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LA FRASE DEL GIORNO
La memoria è spesso ingiusta, per troppa indulgenza.
ALESSANDRO PERISSINOTTO, Una piccola storia ignobile