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martedì 5 maggio 2026

Il tintinnio dei ciottoli


WILLIAM BUTLER YEATS

IL DICIANNOVESIMO SECOLO E OLTRE

Sebbene il grande canto non ritorni più,
c'è una gioia profonda in ciò che abbiamo:
il tintinnio dei ciottoli sulla riva
sotto l'onda che si ritira.

(da La scala a chiocciola e altre poesie, 1933)

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William Butler Yeats, con la fine dell’era romantica e vittoriana e delle sue certezze morali, constata il decadimento culturale, la frammentazione della modernità – i tempi in cui il poeta irlandese scrive hanno visto il sorgere di movimenti quali il Futurismo, il Dadaismo e il Modernismo – ed  enfatizza i fenomeni transitori rispetto alle grandi narrazioni, parallelamente alle tendenze moderniste a elevare i dettagli.

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FOTOGRAFIA © ART7ENI/PEXELS

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Possiamo rendere la nostra mente così immobile come acqua calma che gli esseri si radunano intorno a noi, potendo così scorgere, forse, la propria immagine, e vivere per un istante una vita più limpida, forse persino più intensa, grazie alla nostra quiete.
WILLIAM BUTLER YEATS, Il crepuscolo celtico

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Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


giovedì 5 marzo 2026

L’avvicinarsi della primavera


JOHN MONTAGUE

11 RUE DAGUERRE

Di notte, a volte, quando non riesco a dormire
Vado alla porta dell'atelier
e annuso l'odore di terra del giardino.

Emana un aroma delicato,
soprattutto ora, con l'avvicinarsi della primavera,
quando i viticci verdi si intrecciano

attraverso l'humus, disperatamente fragili
mentre passano
sui pezzi di terra scura e indurita.

C'è una luce bianca sui ciottoli
e nel condominio di fronte –
su tutti e quattro i piani: silenzio.

In quella quiete – tenue ma luminosamente precisa,
una luce perfetta – noto che
le punte del ciliegio appena innestato

sono di un nero lucido e compatto.

(da Una luce perfetta, 1967)

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Nel 1961 il poeta irlandese John Montague e la moglie francese Madeleine lasciarono Dublino per trasferirsi a Parigi. Trovarono casa al numero 11 di Rue Daguerre, non lontano dall'abitazione di Samuel Beckett. È lì che il poeta coglie l'arrivo della primavera in una notte insonne: il lento movimento della natura, il risveglio della terra ma soprattutto quella "luce perfetta".

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

A volte vedo il presente / come un giorno luminoso, o una collina, / l'unico modo per dire qualcosa / nel modo più chiaro possibile.
JOHN MONTAGUE, Una luce perfetta

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MontagueJohn Patrick Montague (Brooklyn, New York, 28 febbraio 1929 – Nizza, 10 dicembre 2016), poeta irlandese, è uno dei poeti anglofoni più noti della seconda metà del ‘900. Nel 1998 fu il primo a occupare la nuova Ireland Chair of Poetry, nel 2010 fu insignito della Legion d’Onore.


martedì 6 gennaio 2026

I pallidi insoddisfatti


WILLIAM BUTLER YEATS

I MAGI

Ora li posso vedere, come sempre, con l’occhio della mente,
in quelle vesti rigide e dipinte, i pallidi
insoddisfatti apparire e scomparire nell’azzurra
profondità del cielo, i loro volti antichi come pietre
battute dalla pioggia, e tutti gli elmi d’argento, che ondeggiano
l’uno vicino all’altro, e gli occhi sempre fissi, sperando
di ritrovare ancora, insoddisfatti dal tumulto del Calvario,
sul pavimento bestiale il mistero
del tutto incontrollabile.

(da Responsabilità, 1914 - Traduzione di Roberto Sanesi)

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È il giorno dell'Epifania, in cui si rappresenta la visita dei Magi a Gesù, l'incontro tra questi esseri misteriosi che incarnano il sapere e la divinità: il poeta irlandese William Butler Yeats ritrova in questo inchino dei saggi al bambino un desiderio di un'altra nascita, quella metafisica.

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IMMAGINE © MARVELSPHOTO

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Versando segreti dentro di sé / come grano chiuso in un mastello, / i Re Magi cavalcarono / attraverso la terra rossa e rovente.
KRYSZTOF KAMIL BACZINSKY

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Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


venerdì 3 ottobre 2025

Gli storni


MOYA CANNON

STORNI

Alcune cose non possono essere intrappolate nelle parole,
gli storni su un fiume ad ottobre, per esempio:
il modo in cui si sollevano dal bordo di un tetto verso una nuvola
diretti da un coreografo nascosto;
il modo in cui salgono, si raggruppano e scendono,
toccando qualche arteria sconosciuta del cuore umano;
il modo in cui la nuvola si inclina, rompe e fonde
la parte inferiore delle ali raccogliendo tutta la luce
rimasta nel cielo crepuscolare;
il modo in cui convergono verso il tetto di un magazzino,
un uccello marrone dopo l'altro.

(da Uccelli d'inverno, 2005)

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Le poesie di Moya Cannon, autrice irlandese, si radicano nella natura. Il volo degli storni è un'immagine sorprendente che le parole faticano a raccontare. Tuttavia, è solo attraverso il linguaggio che possiamo indagare il mistero del paesaggio intorno a noi. Anche se imprecisa, la poesia è il mezzo per esprimere la nostra partecipazione nel mondo naturale in cui viviamo.

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FOTOGRAFIA © SUE CRO/FLICKR

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   LA FRASE DEL GIORNO   

La poesia mi ha insegnato a sentirmi a casa nel mondo.
MOYA CANNON, The Carcanet Blog, 10 febbraio 2021

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Moya Cannon (Dunfanaghy, 1956) poetessa e scrittrice irlandese. Nelle sue poesie, storia, archeologia, arte preistorica, geologia e musica sono porte d'accesso a una comprensione più profonda del nostro rapporto con la Terra e con il nostro passato.


domenica 17 agosto 2025

Il mare era color zaffiro


OSCAR WILDE

IMPRESSION DE VOYAGE

Il mare era color zaffiro, e il cielo
ardeva come un opale rovente nell'aria.
Issammo le vele; il vento soffiava favorevole
per le terre azzurre che si estendono a est.
Dalla prua scoscesa notai con occhio acuto
Zante, ogni uliveto e insenatura,
la rupe di Itaca, la cima innevata del Licaone,
e tutte le colline fiorite dell'Arcadia.
Il fruscio della vela contro l'albero maestro,
l'increspatura dell'acqua sul fianco,
l'increspatura delle risate delle ragazze a poppa,
gli unici suoni: quando l'Occidente cominciò a bruciare,
e un sole rosso cavalcò i mari,
finalmente giunsi sul suolo della Grecia!
 

(da Le poesie di Oscar Wilde, 1909)

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Oscar Wilde, giunto a Katakolon, descrive un viaggio, quello che dal porto di Genova lo ha condotto in Grecia: non sono le impressioni che lascia intendere il titolo, quanto piuttosto una serie di transitorie visioni, come in un veloce montaggio di immagini che fanno apprezzare la meraviglia di arrivare alla sognata Grecia dei miti classici mentre il tramonto incendia il Mediterraneo.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO   

La Bellezza è l'unica cosa contro cui la forza del tempo sia vana. Le filosofie si disgregano come la sabbia, le credenze si succedono l'una sull'altra, ma ciò che è bello è una gioia per tutte le stagioni, ed un possesso per tutta l'eternità.
OSCAR WILDE, Il rinascimento artistico inglese

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Oscar Fingal O'Flahertie Wills Wilde, noto come Oscar Wilde (Dublino, 16 ottobre 1854 – Parigi, 30 novembre 1900), scrittore, aforista, poeta, drammaturgo, giornalista, saggista, e critico letterario irlandese dell'età vittoriana, esponente del decadentismo e dell'estetismo britannico. Celebre ed emblematico il suo romanzo Il ritratto di Dorian Gray.


martedì 20 maggio 2025

Paul Durcan


Il poeta irlandese Paul Durcan è morto sabato scorso in una casa di cura dublinese. La poesia lo salvò quando fu rapito dalla sua famiglia e internato contro la sua volontà nell'ospedale psichiatrico St. John of God e in seguito in una clinica di Harley Street dove fu sottoposto a elettroshock e a forti dosi di barbiturici: “Mi hai salvato la vita. Per tre anni / sono sopravvissuto nei bassifondi della disperazione”.

Molto spesso le sue poesie riflettono i titoli delle notizie del giorno, riuscendo spesso a interpretarle là dove i titoli fallivano, costringendo il lettore a interrogarsi sulla realtà più oscura, raggiungendo un sentimento autentico: "la poesia dovrebbe avere molto in comune con il giornalismo, il miglior tipo di giornalismo, quello di raccontare nel modo più diretto ed efficiente possibile".

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FOTOGRAFIA © IRISH INDEPENDENT

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NESSA

L’avevo incontrata il primo agosto
all'Hotel
Shangri-La,
Mi prese per l'indice
e mi gettò nel suo pozzo.
E quello era un vortice, quello era un vortice,
e per poco non annegai.

Togliti i pantaloni, mi disse,
e per poco non lo feci;
Ti andrebbe di nuotare? mi disse,
e mi tuffai nel Mare d'Irlanda.
E quello era un vortice, quello era un vortice,
e per poco non annegai.

Sulla via del ritorno caddi nel campo
e lei cadde accanto a me.
Sarei rimasto sdraiato sull'erba con lei per tutta la vita,
con Nessa:
era un vortice, era un vortice,
e per poco non annegai.

Oh, mia cara Nessa, mia cara Nessa,
resterai con me sugli scogli?
Verrai a prendermi nel Mare d'Irlanda
e mi lascerai sciogliere i capelli rossi?
E poi andremo a Dublino
in un taxi avvolto nella polvere.
Oh, sei un vortice, sei un vortice,
e per poco non annegai.

(da O Westport in the light of Asia Minor, 1975)

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LA RAGAZZA CON LE CHIAVI DEL COTTAGE DI PEARSE

a John e Judith Meagher

Quando avevo sedici anni incontrai una ragazza bruna;
i suoi capelli scuri erano ancora più scuri perché il suo sorriso era così luminoso;
era la ragazza con le chiavi del cottage di Pearse;
e il suo nome era Cáit Killann.

Il cottage era costruito sul fianco di una collina;
ricordo due finestre e una pace cosmica
di stanze brune e spoglie e su pareti imbiancate
fotografie dell'appassionata e pallida Pearse.

Ricordo il tetto di paglia bagnato e gli stipiti scrostati
e come tutto fosse meglio visto dal basso, nel campo;
ero solito sedermi tra le canne con un taccuino e una matita
a scrivere poesie appassionate per Cáit Killann.

Spesso lei indugiava sul davanzale di una finestra;
mani lungo i fianchi e gambe brune distese;
con una gonna rosso sole e una giacca nero luna;
guardava verso il nostro strano mondo con gli occhi sbarrati.

Il nostro mondo era strano perché non aveva futuro;
lei era diretta in America alla fine dell'estate.
Non aveva altra scelta che lasciare la sua casa -
la ragazza con le chiavi del cottage di Pearse.

O Cáit Killann, o Cáit Killann,
te ne sei andata con le chiavi dalla tua terra natia.
Eppure qui, in questa oscurità, gli occhi di El Greco splendono
dal volto orgoglioso e mortale della figlia del tuo postino del Connemara.

(da O Westport in the light of Asia Minor, 1975)

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Un’altra poesia di Paul Durcan sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

La parola più rilassante del nostro vocabolario è 'noi'. Immagina di poter dire 'noi'. La maggior parte delle persone non è nella posizione di dire 'noi'.
PAUL DURCAN, Dammi la tua mano

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Paul Durcan (Dublino, 16 ottobre 1944), poeta irlandese. Da ragazzo, fu rapito dalla sua stessa famiglia e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dal quale riuscì a fuggire. In seguito studiò Architettura e Storia Medievale. La sua opera d’esordio O Westport in the Light of Asia Minor gli valse nel 1975 il Premio Kavanagh.


sabato 26 aprile 2025

Ruscelli nascosti


MOYA CANNON

VIOLA D'AMORE

A volte l'amore muore,
ma a volte, ruscello su roccia porosa,
scivola nelle buie profondità di una collina,
si unisce ad altri ruscelli nascosti
per procedere cieco come i pesci bianchi che vi vivono.
Abbandona un alveo sotterraneo
per la grotta che scorre sotto di esso.
Invisibile, dà forma alla collina
e, come i ruscelli nascosti della viola d'amore,
la fa risuonare,
così che chi vi si aggira
si chiede perché la collina canti,
si chiede perché trovi dei pozzi.

(da La barca di pergamena, 1997)

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La viola d' amore è uno strumento a corda simile al violino, popolare nel XVII secolo. La sua caratteristica principale è quella di avere, oltre a sette corde tradizionali, altre sette corde nascoste, dette "simpatiche" perché vibrano in simpatia con le note suonate, creando un suono più ricco e caldo. A quella caratteristica fa riferimento la poetessa irlandese Moya Cannon, che ha sotto gli occhi il paesaggio carsico del Burren, nella contea di Clare, sulla costa centro-occidentale dell'Irlanda: l'acqua che scorre nascosta, rende comunque verde la brughiera come un amore finito che si riversa altrove.

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LE COLLINE CARSICHE DEL BURREN - FOTOGRAFIA © BOGMAN

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Dovunque provenga la musica, / deve provenire da uno strumento. / Forse è per questo che amiamo lo strumento migliore,  / quello che più ci somiglia.
MOYA CANNON, La barca di pergamena

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Moya Cannon (Dunfanaghy, 1956) poetessa e scrittrice irlandese. Nelle sue poesie, storia, archeologia, arte preistorica, geologia e musica sono porte d'accesso a una comprensione più profonda del nostro rapporto con la Terra e con il nostro passato.


lunedì 24 marzo 2025

Il violinista


LOLA RIDGE

IL VIOLINISTA

In un piccolo caffè ungherese
uomini e donne bevono
vino dorato in lunghi calici.
Attraverso la foschia lattiginosa del fumo,
il violinista, minuto e biondo,
si appoggia al suo violino
come sul seno di una donna.
I capelli rossi si accendono in fiamme
sulla  manica nera del suo cappotto,
dove la  mano bianca e sottile
trema e si tuffa,
come una scheggia di luce lunare,
quando il vento frantuma l'acqua.

(da Il Ghetto e altre poesie, 1918)

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Il modernismo è una corrente poetica che rivendica un significato universale alla poesia, trasformando in oggettività le emozioni dell'autore. È quello che riesce bene in questi versi alla poetessa irlandese-statunitense Lola Ridge: ci trasporta nella scena di un caffè ungherese per mostrarci la foga con cui un violinista trae musica dalle corde, riuscendo a cogliere la connessione tra l'esecutore e il suo strumento.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L'ho suonato solo una volta il violino nero. Tanto tempo fa. È come l'amore. Quando hai amato una volta fai di tutto per dimenticartene. Non c'è niente di peggio che essere stati felici una volta nella vita. Da quel momento in poi tutto il resto ti rende infelice.
MAXENCE FERMINE, Il violino nero

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Lola Ridge nata Rose Emily Ridge, (Dublino, 12 dicembre 1873 – Brooklyn, New York, 19 maggio 1941), poetessa e anarchica irlandese-americana. Modernista, fu influente redattrice di riviste femministe, marxiste e di avanguardia. Le sue opere trattano del capitalismo, del conflitto generazionale, delle masse urbane e dell’immigrazione.


giovedì 9 novembre 2023

Ho soltanto sogni


WILLIAM BUTLER YEATS

EGLI DESIDERA IL TESSUTO DEL CIELO

Se avessi il drappo ricamato del cielo,
intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri
del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera perché
cammini sopra i miei sogni.

(da Il vento tra le canne, 1899)

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Sono toccanti versi d'amore questi scritti dal poeta irlandese William Butler Yeats e dedicati alla sua musa, Maude Gonne, la suffragetta con cui ebbe una turbolenta relazione - rifiutò ben quattro proposte di matrimonio del poeta tra il 1891 e il 1901 e finì per sposare il maggiore John MacBride. Yeats  commentò, a proposito di questa poesia, che "era il modo per perdere una donna". Eppure, aveva offerto a Maude ciò che aveva di più prezioso - non beni materiali o metalli pregiati - ma tutti i suoi sogni.

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GERARD McGOURTY, "YEATS E MAUDE ALLA CASCATA DI GLENCAR"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Perché tutto ciò che è bello non è / che una breve, sognante gioia.
WILLIAM BUTLER YEATS, Nei sette boschi

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Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


lunedì 15 maggio 2023

La sola verità


WILLIAM BUTLER YEATS

CANZONE PER BERE

Il vino raggiunge la bocca
e l'amore raggiunge gli occhi,
questa è la sola verità che ci è dato conoscere
prima di invecchiare e morire.
Sollevo il bicchiere alle labbra,
ti guardo e sospiro.

(da Il berretto verde e altre poesie, 1910)

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Semplici e diretti, i versi del poeta irlandese William Butler Yeats, premiato con il Nobel nel 1923, costituiscono una specie di “memento mori”, un invito a cogliere i piaceri della vita, ad assaporarne il gusto e ad ammirarne la bellezza restando però consci della sua fugacità.

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FOTOGRAFIA © JILL WELLINGTON/PIXABAY
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  LA FRASE DEL GIORNO  

Sogna, sogna, perché anche questo è dolce.
WILLIAM BUTLER YEATS

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Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


domenica 16 aprile 2023

Quattro anatre


WILLIAM ALLINGHAM

QUATTRO ANATRE IN UNO STAGNO

Quattro anatre in uno stagno,
     Un argine erboso di là,
     Un cielo azzurro di primavera,
     Nuvole bianche in volo;
Che piccola cosa
     Da ricordare per anni—
     Da ricordare con le lacrime!

(da Le Fate, 1850)


"Poeta delle piccole cose" è la definizione con cui è passato alla storia della letteratura William Allingham, preraffaelita irlandese: con pochi versi chiari, freschi e aggraziati, riesce a descrivere l'emozione estetica di una semplicissima immagine.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Scrivere è imparare a non dire niente, ogni giorno più abilmente.
WILLIAM ALLINGHAM

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William Allingham (Ballyshannon, 1824 – Hampstead, 1889),  poeta irlandese. Direttore del celebre Fraser's magazine (1874-1879), si inserì nei preraffaeliti e fu definito "poeta delle piccole cose e dei brevi momenti".


domenica 26 dicembre 2021

Thomas Kinsella


Il poeta irlandese Thomas Kinsella, 93 anni, è morto il 22 dicembre a Dublino. La sua opera, nata in principio sulle orme di Auden, si è sviluppata in un modernismo influenzato dalle poesie di Ezra Pound, William Carlos Williams e Robert Lowell con particolare riguardo all’indagine sulla psiche portata avanti da Jung: un’esplorazione del dolore, dell’assenza e della caducità.

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FOTOGRAFIA © BRENDA FITZSIMONS

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LA LAVANDAIA

Sedia accosta alla porta,
cesta ai piedi, sedeva
contro sole a rammendare
un lenzuolo di lino.
Sulle Fiandre lavorate
agosto muoveva i grani.

Lì, a dividere il vento con Sassonia
e Francia, sognavano i pioppi
al suo cancello, involati
a un’estasi d’estate. Chiocco
di chioccia sull’acciottolato;
cambio di posa all’ombra.

Come un pesce smuove l’acqua
e affonda senza macchia,
le battevano sotto il grembio
i talloni di maturazione.
Il cuore le cresceva teso e lieve,
come il guscio che fa scudo al chicco.

Torpidamente dal vano della porta
fissava la rimessa ed il podere,
i campi gialli che sdrucivano
intorno al germe accumulato,
la terra che si sarebbe stesa bianca
quando a lei fosse finito il tempo.

Il seminatore ingrassa l’acro,
le Fiandre volgono al caldo,
spulano i venti del Cielo
e le ruote macinano il grano.
Lei frugava nella cesta e riordinava
il suo lenzuolo scompigliato.

(da Downstream, 1962 - Traduzione di Alessandro Gentili)

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ALTA MAREA: AMAGANSETT

Montava il frutto dell’oceano accostando a terra,
si avvolgeva in una cresta lunga, imbiancandosi lungo tutta
la sua lunghezza, e si smantellava in tuono per miglia sulla riva,

spento tumulto che affidava i suoi resti
i resti dell’ultima onda che d’incontro ritornava
al mare, nella gola di un’onda sovrastante.

Le onde sono vive, in discussione fra di loro,
di fretta in disordine fra due immobilità:

fuori oltre il primo moto di agitazione
a una profondità senza luce;

e nell’ultimo lembo d’acqua salata fermata al mio piede,
a scoprire il primo pensiero di ritirata.

(da Godhead, 1999)

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LA FRASE DEL GIORNO
L’ispirazione è il riconoscimento che l’oggetto significativo si presenta dalla propria materia prima. Devi farti strada verso di esso.
THOMAS KINSELLA, Poetry Ireland Review, n. 25




Thomas Kinsella (Inchicore, 4 maggio 1928 - Dublino, 22 dicembre 2021), poeta, traduttore ed editore irlandese. La sua poesia, partita da toni alla Auden, vira verso un modernismo influenzato dalle opere di Ezra Pound, William Carlos Williams e Robert Lowell con particolare attenzione al lavoro di Jung sulla psiche.


sabato 18 dicembre 2021

Un senso di caldo


JOHN MONTAGUE

BENEDIZIONE

Un senso di caldo in questo posto.
Nell'aria invernale l'odore del raccolto.
Non serve alcuna forma di preghiera,
quando all'improvviso la grazia ci guida.
Naturalmente, cadiamo nel peccato.
Semplici umani, dimentichiamo che la luce
ci ha condotto qui, in questo posto.

(da Le poesie d’amore, 1992)

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Il poeta irlandese John Montague pone all’inizio delle sue Poesie d’amore questa benedizione, una specie di viatico alla raccolta: è chiaramente l’amore a dare un senso a tutto e la vita è un bilanciarsi tra la grazia e il peccato, la nostra umanità si manifesta e si eleva in quella luce: “Noi due ci siamo trovati / nell’amore come in una stanza illuminata / dove tutto è allegria e grazia umile”.

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RON HICKS, "INNAMORATI AL CAFFÈ"

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LA FRASE DEL GIORNO
L’inchiostro invisibile dell’amore, / la filigrana del cuore.
JOHN MONTAGUE, Le poesie d’amore




MontagueJohn Patrick Montague (Brooklyn, New York, 28 febbraio 1929 – Nizza, 10 dicembre 2016), poeta irlandese, è uno dei poeti anglofoni più noti della seconda metà del ‘900. Nel 1998 fu il primo a occupare la nuova Ireland Chair of Poetry, nel 2010 fu insignito della Legion d’Onore.


sabato 17 luglio 2021

Rimanere, andarsene


JOHN MONTAGUE

NON C’È MUSICA

Ti dirò una dolorosa verità, poco compresa
è più difficile lasciare che essere lasciati:
rimanere, andarsene, fa comunque male.
Avrai sempre me da incolpare,
puoi sognare che avremmo potuto navigare;
dalla costola dell’assenza alla cordiale finzione.
Per strappare il vecchio amore dalle radici,
calpestare gli affetti passati:
non c'è musica per una canzone così dura.

(da Poesie scelte, 1982)

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Le poesie di John Montague trovano spesso la loro forma in sequenze estese che coinvolgono temi di viaggio ed esilio, identità nazionale e perdita personale. Qui il poeta irlandese si abbandona alla sfera privata raccontando la difficoltà di una separazione, quando l’amore finito rappresenta comunque una lacerazione.

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RICHARD BLUNT, "UNA STORIA DA RICORDARE"
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LA FRASE DEL GIORNO
Tutti di solito sono convinti che le persone si separano perché una si è stancata dell'altra, per propria volontà o per volontà dell'altra persona. Ma non è così. I periodi finiscono, come cambiano le stagioni. Semplicemente. È una cosa su cui la volontà individuale non ha nessun potere. Viceversa, si ha la possibilità, fino a quando verrà quel giorno, di godere di ogni momento.
BANANA YOSHIMOTO, H/H




MontagueJohn Patrick Montague (Brooklyn, New York, 28 febbraio 1929 – Nizza, 10 dicembre 2016), poeta irlandese, è uno dei poeti anglofoni più noti della seconda metà del ‘900. Nel 1998 fu il primo a occupare la nuova Ireland Chair of Poetry, nel 2010 fu insignito della Legion d’Onore.


sabato 24 aprile 2021

La figlia di un faraone


NUALA NÍ DHOMHNAILL

LA QUESTIONE DEL LINGUAGGIO

Ho riposto la mia speranza nell'acqua
nella barchetta del linguaggio,
proprio come si lascia un bambino
in una culla
di gigli selvatici
intrecciati
strofinando l'esterno
con bitume e catrame,

poi lo lascio andare
tra le canne
e il pianto delle donne
in riva al fiume
guardandolo e chiedendomi
se la corrente lo porterà
cercando di vedere se, come Mosè,
la figlia di un faraone verrà a salvarlo.

(da La figlia del Faraone, 1992)

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Nuala Ní Dhomhnaill è una poetessa irlandese che scrive esclusivamente in gaelico e ha dedicato tutta la vita a valorizzare la bellezza e il significato storico di una lingua che non solo fa parte delle sue radici ma che ha una grande attitudine per l’espressione poetica. Il suo linguaggio attinge a temi della tradizione, della mitologia e del folclore irlandese, attualizzandoli con temi moderni. E dunque quella lingua gaelica è per lei lasciata in balia della corrente come Mosè per essere salvata dal feroce inglese imperante.

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SCUOLA DI RAFFAELLO, "MOSÈ SALVATO DALLE ACQUE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Il mito è una struttura fondamentale della nostra realtà, una narrazione che poniamo sul caos delle sensazioni per dare un senso alle nostre vite.
NUALA NÍ DHOMHNAILL




Nuala Ní Dhomhnaill (Lancashire, Regno Unito, 1952), poetessa irlandese di lingua gaelica. Nata in Inghilterra, si trasferì in Irlanda con la famiglia a 6 anni. Le sue poesie attingono al folclore e alla mitologia irlandese combinati con temi moderni come il femminile, la sessualità e la cultura.


martedì 30 marzo 2021

Dove il vento


LOLA RIDGE

ALTITUDINE

Mi chiedo
come sarebbe con te qui,
dove il vento
che ha scosso via da sé la polvere nelle valli
ti tocca pulito,
come una mano appena lavata,
e il dolore
è come il desiderio remoto di cose monotone,
e la rabbia
non è che un piccolo silenzio
che si inabissa in un grande silenzio.

(da Alba e altre poesie, 1920)

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Basta salire anche di poco talvolta, in una località di montagna, per vedere il mondo con occhi diversi: è come se ci lasciassimo alle spalle tutto il resto, la civiltà caotica, il traffico, lo smog. In quell’aria cristallina, in quel luogo, dove siamo più vicini al cielo, anche il nostro spirito vede le cose in maniera diversa. Ed è quello che capita alla poetessa irlandese Lola Ridge.

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FOTOGRAFIA © VLADIMIR KUDINOV/PEXELS

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LA FRASE DEL GIORNO
La vita solitaria della montagna coi suoi silenzi majestatici e il breve cerchio delle amicizie al paese gli conferiscono questo fortunato istinto di vigilante temperanza, che è segno preciso di compiutezza e di sufficienza spirituale.
DON CARLO GNOCCHI, Cristo con gli alpini




Lola Ridge nata Rose Emily Ridge, (Dublino, 12 dicembre 1873 – Brooklyn, New York, 19 maggio 1941), poetessa e anarchica irlandese-americana. Modernista, fu influente redattrice di riviste femministe, marxiste e di avanguardia. Le sue opere trattano del capitalismo, del conflitto generazionale, delle masse urbane e dell’immigrazione.


martedì 16 febbraio 2021

Amore o inganno


WILLIAM BUTLER YEATS

LA MASCHERA

Togli quella maschera d’oro ardente
Con gli occhi di smeraldo.

“Oh no, mio caro, tu vuoi permetterti
Di scoprire se i cuori sian selvaggi o saggi,
Benché non freddi”.

“Volevo solo scoprire quel che c’è da scoprire,
Amore o inganno”.

“Fu la maschera ad attrarre la tua mente
E poi a farti battere il cuore,
Non quel che c’è dietro”.

“Ma io debbo indagare per sapere
Se tu mi sia nemica”.

“Oh no, mio caro, lascia andar tutto questo;
Che importa, purché ci sia fuoco
In te, in me?”

(da Responsabilità e altre poesie, 1916)

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Martedì Grasso, l’ultimo giorno di Carnevale nel rito romano: il giorno delle maschere, dell’identità celata, del “semel in anno licet insanire”. Anche quest’anno, come in quello scorso, ci ritrova impossibilitati a festeggiare per le strade e nei locali. Resta la poesia, quella di William Butler Yeats: il Premio Nobel irlandese mette in scena un dialogo d’amanti in cui protagonista è una maschera a rappresentare esteriorità e interiorità. apparenza e realtà.

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FOTOGRAFIA © KONSTANTIN KORESHKOV

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LA FRASE DEL GIORNO
Se non sappiamo immaginarci diversi da come siamo e assumere questo secondo io, non possiamo imporci una disciplina, nonostante che ne possiamo accettare una da altri.
WILLIAM BUTLER YEATS, Autobiografia




Yeats_BoughtonWilliam Butler Yeats (Dublino, 13 giugno 1865 – Roquebrune-Cap-Martin, 28 gennaio 1939), poeta, drammaturgo, scrittore e mistico irlandese. Spesso indicato come W. B. Yeats, fu anche senatore dello Stato Libero d'Irlanda negli anni venti.Fu insignito del Premio Nobel per la Letteratura nel 1923 “per la sua poetica sempre ispirata, che con alta forma artistica ha dato espressione allo spirito di un'intera nazione”.


lunedì 16 novembre 2020

Il suo ultimo dono per lei


EAVAN BOLAND

QUARANTENA

Nell’ora peggiore della stagione peggiore
dell’anno peggiore di un intero popolo
un uomo partì dalla
workhouse con sua moglie.
Stava camminando – entrambi stavano camminando – verso nord.

Lei era malata per la febbre da carestia e non riusciva a tenere il passo.
Lui la sollevò e la mise sulla schiena.
Camminò così verso ovest e ovest e nord.
Finché sotto stelle gelide al calar della notte arrivarono.

Al mattino entrambi furono trovati morti.
Di freddo. Di fame. Delle tossine di un’intera storia.
Ma i piedi di lei premevano contro il suo sterno.
L’ultimo calore della sua carne fu il suo ultimo dono per lei.

Non lasciate che nessuna poesia d’amore arrivi mai a questa soglia.
Non c’è posto qui per l’inesatta
lode alle facili grazie e alla sensualità del corpo.
C’è solo tempo per questo impietoso inventario:

La loro morte insieme nell’inverno del 1847.
E quello che hanno sofferto. Come hanno vissuto.
E cosa c’è tra un uomo e una donna.
E in quale oscurità essa può essere messa alla più dura prova.

(Quarantine, da Contro la poesia d’amore, 2001)

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È questa poesia d’amore dark il centro dell’opera di Eavan Boland, poetessa irlandese: la carestia e l’emigrazione sono gli elementi che ne costituiscono l’ossatura, i prodromi. I due, Kit e Patrick, sono i protagonisti di un racconto di Peadar Ó Laoghaire che fa parte dei libri d’insegnamento in Irlanda, e la Boland lo usa per enfatizzare quei tempi di “sussurri e ombre” che furono il passato dell’isola: in questo caso la forza dell’amore non basta a salvare la coppia, ma resta come un monito per tutti gli innamorati.

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ILLUSTRAZIONE DI EPHRAIM MOSES LILIEN

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LA FRASE DEL GIORNO
Ormai non credo più / che l’amore risanerà / ciò che la lingua non riesce a sapere / e ha bisogno di dire.
EAVAN BOLAND, In un tempo di violenza




Eavan Frances Boland (Dublino, 24 settembre 1944 – Dublino, 27 aprile 2020), poetessa e accademica irlandese. Esordì nel 1966 con 23 Poesie passando da temi femminili al femminismo. Docente di letteratura inglese alla Stanford University, ebbe sempre a cuore l'identità nazionale irlandese e il ruolo delle donne nella storia del suo paese.


venerdì 3 luglio 2020

Il centro dell’universo


PAUL DURCAN

IL CENTRO DELL’UNIVERSO

I

Spingendo il carrello al supermercato
Sono il centro dell'universo;
Su e giù per le corsie di fagioli e succhi di frutta,
Sono il centro dell'universo;
Non importa che io viva da solo;
Non importa che io sia un innamorato respinto;
Non importa che io sia un disadattato nel mio lavoro;
Sono il centro dell'universo.

Ma sono sempre qui, se mi vuoi -
Perché io sono il centro dell'universo.


II

Mi piace essere il centro dell'universo.
Non è facile essere il centro dell'universo
Ma mi diverto.
Mi fa piacere,
Mi delizia,
Essere il centro dell'universo.
Stamattina alle sei ho ricevuto una telefonata;
Era un amico, un uomo di Los Angeles;
"Paul, non so che ore siano a Dublino
Ma dovevo semplicemente chiamarti:
Non sopporto Los Angeles, quindi ho pensato di chiamarti”.
L'ho calmato come meglio ho potuto.

Ma sono sempre qui, se mi vuoi -
Perché io sono il centro dell'universo.


III

Avevo appena messo giù il telefono quando ha squillato di nuovo,
Questa volta era un amico di San Paolo del Brasile:
“Paul - sai qual è la popolazione di San Paolo?
Te lo dirò: sono dodici milioni di teschi.
Dodici milioni di paia di piedi in un pediluvio.
Dodici milioni di paia di occhi in una boccia per i pesci.
È indescrivibile, te lo dico, indescrivibile. "
L'ho calmato.

Ma sono sempre qui, se mi vuoi -
Perché io sono il centro dell'universo.


IV

Ma poi quando il telefono ha squillato una terza volta e non erano ancora le 6.30,
I petali della mia stessa isteria hanno iniziato a svegliarsi e ad aprirsi.
Questa volta era una donna che conosco a New York:
"Paul - New York è una gabbia",
E ha cominciato a piangere un po’ al telefono,
A singhiozzare al telefono,
E da cinquemila miglia di distanza le ho asciugato le lacrime.
Le ho asciugato ogni lacrima dalla guancia
Con solo una parola o due o tre dalla mia voce calma.

Sono sempre qui, se mi vuoi -
Perché io sono il centro dell'universo.


V

Ma ora stasera sono io;
Seduto alla mia finestra con doppi vetri in alluminio nella città di Dublino;
Piango solo un po' nella mia maglietta nera.
Se solo ci fosse un solo essere umano là fuori
Con chi potrei mettere su casa? Condividere una casa?
Solo una creatura là fuori nella notte
Non c'è solo una creatura là fuori nella notte?
A Helsinki, forse? O a Reykjavík?
O a Chapelizod? o a Malahide?
Quindi vedi, anche io devo calmarmi
Se devo rimanere il centro dell'universo;
Non è affatto una cosa automatica esclusivamente egocentrica
Essere il centro dell'universo.

Sono sempre qui, se mi vuoi -
Perché io sono il centro dell'universo.


(da Daddy, daddy, 1990)

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Alla fine, senza essere egocentrici o narcisisti, tutti noi siamo il centro dell’universo, perché esso ruota attorno alle nostre vite: con acuta ironia, il poeta irlandese Paul Durcan declina questo concetto e alla fine quello che emerge è la solitudine, quella dell’”Ognuno sta solo sul cuor della terra trafitto da un raggio di sole” di Quasimodo. Tutti dobbiamo consolare e consolarci, tutti abbiamo bisogno dell’altro: innamorati lasciati, lavoratori inappagati, prigionieri delle propria vita…

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EDWARD HOPPER, "UFFICIO IN UNA PICCOLA CITTÀ"

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LA FRASE DEL GIORNO
Lo spazio tra me e te – / Lo spazio di una tavola – l’opera di una vita – / L’opera di un artista.
PAUL DURCAN, Pazzo per le donne




Paul Durcan (Dublino, 16 ottobre 1944), poeta irlandese. Da ragazzo, fu rapito dalla sua stessa famiglia e rinchiuso in un ospedale psichiatrico, dal quale riuscì a fuggire. In seguito studiò Architettura e Storia Medievale. La sua opera d’esordio O Westport in the Light of Asia Minor gli valse nel 1975 il Premio Kavanagh.


martedì 5 maggio 2020

Eavan Boland



Un ictus si è portato via il 27 aprile la poetessa irlandese Eavan Boland. Nata a Dublino il 24 settembre 1944, iniziò a scrivere poesie da studentessa universitaria passando da temi femminili quali la vita quotidiana di una giovane moglie, i figli e la casa a una visione più femminista raccontando l’identità di donne irlandesi in un paese dalla forte connotazione patriarcale. Con il trascorrere del tempo altri temi si sono inseriti: l’emigrazione delle figlie, il senso di una terra e di un’identità perdute, la bellezza della quotidianità, il mito.

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ANNA LIFFEY

Life, racconta la leggenda,
era la figlia di Carman,
e giunse alla piana di Kildare.
Si innamorò delle pianure e dei fossi
e dell’orizzonte irraggiungibile.
Chiese che prendesse il suo nome.
Il fiume prese il nome dalla terra.
La terra prese il nome da una donna.

Una donna sull’uscio di una casa.
Un fiume nella sua città natale.
Là, sulle colline sopra la mia casa,
nasce il fiume Liffey, è una sorgente,
nasce tra giunchi ed erica e
torba nera e felci e s’ingrossa
per reclamare la città che ha narrato.
Cigni. Ripide cascate. Piccole città.
L’aria brumosa e i ponti di Dublino.

Scende il crepuscolo.
La pioggia dalle colline si muove verso est.

Se potessi vedermi
vedrei
una donna su un uscio
addosso i colori che stanno bene coi capelli rossi.
anche se i miei capelli non sono più rossi.

Io celebro
i doni del fiume.
Il suo narrare continuo
immutabile e scintillante di una città,
la limpidezza del suo corso,
in compagnia di piccoli fiori e aironi,
lungo un’ansa a Islandbridge
e sotto tredici ponti fino al mare.
La sua pazienza all’imbrunire –
i cigni che nidificano ai lati,
il neon che vi sussulta dentro.

Creatore di
luoghi, rimembranze,
narra questi frammenti per me:

Un corpo. Uno spirito.
Un luogo. Un nome.
La città dove sono nata.
Il fiume che la attraversa.
La nazione che mi sfugge.

Frazioni di una vita
che mi ci è voluta una vita intera
per rivendicare.

Arrivai qui un freddo inverno.

Non avevo figli. Né paese.
Non sapevo il nome della mia stessa vita.

Il mio paese mi prese.
Le mie figlie nacquero.

Uscii una sera d’estate
per chiamarle dentro.

Un nome. Poi l’altro.
Le belle vocali riecheggiavano casa.

Fa’ di una nazione ciò che vuoi
fa’ del passato
ciò che puoi –

C’è ora
una donna su un uscio.

C’è voluta
tutta la mia forza per far questo.

Diventare una figura in una poesia.

Usurpare un nome e un tema.

Un fiume non è una donna.
Anche se i nomi che trova,
la storia che fa
e subisce –
le lame dei Vichinghi sulle sponde,
i moschetti delle Giubbe Rosse,
le fiamme delle Quattro Corti
che lo accendono
sono un segno.
Non più di quanto
una donna sia un fiume,
anche se il corso che prende,
tra cigni in amore e salici sconvolti,

la sua pazienza
che è anche la sua impotenza,
da Callary a Islandbridge,
e da sorgente a foce,
ne sono un altro.
E alla soglia dei cinquant’anni
quando ormai non credo più
che l’amore risanerà
ciò che la lingua non riesce a sapere
e ha bisogno di dire –
Ciò che il corpo vuol dire –
io prendo questo segno
e traccio questa immagine:
una donna sull’uscio di casa.
Un fiume nella sua città natale.
La verità di una vita sofferta.
La sua foce.

Gli uccelli marini rientrano dalla costa.
La saggezza popolare vuole che portino pioggia.
Li osservo dall’uscio.
Li vedo come congetture di un’origine –
lasciano una forza aspra all’orizzonte
solo per ritrovarla
che cade obliqua altrove.
Quale acqua –
quella che lasciano o quella che pronunciano –
rievoca l’altra?

Sono convinta
che il corpo di una donna che invecchia
sia un ricordo
e dargli una lingua
è difficile
come piangere e volere
che questi uccelli emettano un grido quasi potessero
riconoscere il loro elemento
rievocato e ridotto a
una singola lacrima.

Una donna che invecchia
non trova rifugio nella lingua.
Trova invece che
singole parole un tempo amate
come “estate” e “giallo”
e “sessuale” e “pronta”
sono all’improvviso diventate dimore
di qualcun’altra –
stanze e tetto sotto i quali un’altra
è benvenuta, non lei. Dimmi,
Anna Liffey,
spirito dell’acqua,
spirito del luogo,
com’è che in questa
piovosa sera d’autunno
il mare d’Irlanda prende
i nomi che tu hai formato, i nomi
che tu hai concesso, e ti restituisce
solo un vuoto di parole?

La pioggia autunnale
si fa sporadica e sgocciola
da tettoie
e siepi potate.
Le gronde sono piene.

Quando arrivai qui
non avevo né
figli né paese.
Gli alberi erano braccia.
Le colline erano sogni.

Ero libera
di immaginare uno spirito
nei blu e nei verdi,
nei colli e nelle nebbie
di una piccola città.

Le mie figlie nacquero.
Il mio paese mi prese.
Una visione in una casa di mattoni.
È soltanto l’amore
che fa un luogo?

Lo sento cambiare.
Le mie figlie
crescono, diventano grandi.
Il mio paese si tiene stretto
alla sua pena.

Spengo
la fastidiosa luce
gialla del portico e
resto nell’ingresso.
Dov’è casa adesso?

Segui la pioggia
verso i colli di Dublino.
Fa’ che diventi il fiume.
Fa’ che lo spirito del luogo sia
ancora una volta un’anima perduta.

Alla fine
non importerà
che io sia stata una donna. Ne sono certa.
Il corpo è una sorgente. Niente più.
C’è il suo momento. C’è una certezza
nel modo in cui cerca la sua dissoluzione.
Pensa ai fiumi.
Sono sempre in viaggio verso
il proprio annullamento. Fin dal primo momento
vanno verso casa. E così
quando la lingua non lo può fare per noi,
non può farci sapere che l’amore non ci diminuirà,
ci sono le frasi
dell’oceano
a consolarci.

Particolari e senza paura del loro compimento.
Alla fine
tutto ciò che mi ha pesato e distinto
si perderà in questo:
sono stata una voce.


(Anna Liffey, da Nuove poesie scelte, 2005 – Traduzione di Giorgia Sensi)

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AMBRA

Che un tempo ci sia stato un grande dolore, non ha mai avuto importanza:

gli alberi sulle colline, nei boschetti, che piangono –
un oro di plastica che cola

a terra per secoli e stagioni –
fino ad ora.

In questo bel pomeriggio di settembre in cui tu non ci sei
tengo stretto, come se la mia mano lo potesse custodire,
un monile d’ambra

che mi hai donato un tempo.

La ragione dice questo:
i morti non possono vedere i vivi.
i vivi non rivedranno i morti.

L’aria chiara di cui abbiamo bisogno per ritrovarci è
svanita per sempre, eppure

questa resina un tempo
ha raccolto semi, foglie e anche piccole piume mentre cadeva
e cadeva

e ora in un’atmosfera solare sembrano vivi
come non mai

come se il passato fosse presente e il ricordo stesso
un baltico miele –

uno sfregamento agli orli del visibile, un’esibizione di solo quello
che si può conservare

in un’imperfetta traslucenza.


(Amber, da Tempo e violenza, Le Lettere, 2010 – Traduzione di G. Sensi e A. Sirotti)

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia comincia dove comincia il linguaggio: tra le ombre e le difficoltà della vita di una persona.
EAVAN BOLAND, Un viaggio con due mappe




Eavan Frances Boland (Dublino, 24 settembre 1944 – Dublino, 27 aprile 2020) è  poetessa e accademica irlandese. Esordì nel 1966 con 23 Poesie passando da temi femminili al femminismo. Docente di letteratura inglese alla Stanford University, ebbe sempre a cuore l'identità nazionale irlandese e il ruolo delle donne nella storia del suo paese.