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sabato 18 luglio 2026

Centenario di Elizabeth Jennings


"Scrivere poesie con un minimo di serietà significa, prima o poi, imbattersi in alcune delle esperienze più profonde e vitali dell'umanità. L'arte della poesia è un'arte che, per sua stessa natura, spoglia il superfluo per rivelare solo ciò che è importante, solo ciò che è sufficiente. Ciò che la poesia scopre – e questa è la sua funzione principale – è l'ordine nel caos, il significato nella confusione e l'affermazione nel cuore della disperazione": la concezione poetica di Elizabeth Jennings, che nacque il 18 luglio del 1926 a Boston, cittadina della contea inglese del Lincolnshire, è in questo suo scritto del 1961. In effetti, la sua voce lirica riesce a combinare il controllo della forma con una chiara espressività e con una profonda spiritualità legata al cattolicesimo romano.

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MEGLIO DI UNA PROTESTA

Strappa via dai miei amori ogni frammento:
troverai quel che vedi –
uno spaventapasseri –
non fui io a crearlo, fosti tu
nella tua mente tanto tempo fa.
Soffia sui miei tesori tutte le tue tempeste.
Quando raccogli ciottoli, trattali con prudenza –
le mie gemme ti abbagliano, lo vedi, e sono molte.

Ricorda che le bacche e i fiori che portasti
a morire qui in casa hanno uno strano
potere, di rinascere. Io li raccolsi, ed eccoli
sbocciare già nelle mie mani. Rapida
li pianto sotto un albero. Le gocce
risanano le piante a te serbate
e ridonano a me nuovi germogli.

(da Di conseguenza mi rallegro, 1977 – Traduzione di Silvio Raffo)

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POETA MODERNO

Non è il momento adatto a modi dolci
né a sentenze solenni, o astrusi orpelli,
immagini forbite o giochi ameni,
compiaciute malìe sentimentali.

Scriviamo in un’età di fame insonne –
travi di ferro, cuori tesi a piombo –
parola, non più canto è l’arte del poeta
e l’armonia deve mutarsi in rabbia.

(da Poesie, 1953 - Traduzione di Silvio Raffo)


Altre poesie di Elizabeth Jennings sul Canto delle Sirene:

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

I poeti lavorano gli uni sugli altri e attraverso gli altri.
ELIZABETH JENNINGS, Ogni forma che cambia

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Elizabeth Joan Jennings (Skirbek, 18 luglio 1926 – Bampton, 26 ottobre 2001), poetessa inglese. Considerata tradizionalista piuttosto che innovatrice, è nota per la sua poesia lirica e la padronanza della forma. La sua opera mostra una semplicità di metro e rima condivisa con i poeti di The Movement: Philip Larkin, Kingsley Amis e Thom Gunn.


domenica 5 luglio 2026

Camminare nudi


DENISE LEVERTOV

UN MANTELLO

"Perché ci vuole più coraggio
    a camminare nudi"
  WB Yeats

E ho camminato nuda
fin dall'inizio,

inspirando

la mia vita,
espirando
poesie,

arrogante nella mia innocenza.

Ma dalle nubi di canto del mio fiato
nell'aria fredda,

si è formato un mantello

bianco e,
        dove una parola qua
        un'altra là,

si era gelata, splendente,
pesante come pietra.

Una maschera che non avrei voluto

portare, come di ghiaccio,
mi copre il viso.
                         Gli occhi guardano avanti, 
un desiderio muto al centro del canto.

(da Reimparando l'alfabeto, 1970)

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La poetessa inglese naturalizzata statunitense Denise Levertov analizza il complesso rapporto tra l'ispirazione artistica, l'espressione di sé e l'immagine pubblica che ne deriva. Finché la poesia rimane espressione personale, è pura e semplice, leggera, addirittura ingenua, ma quando diventa manifestazione esteriore, va incrostandosi di giudizi e interpretazioni e  acquista pesantezza.

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FOTOGRAFIA © ROCKETMANN TEAM/PEXELS

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

La poesia ha un qualche effetto sociale, che il poeta lo voglia o no. Possiede una forza cinetica, mette in moto elementi nel lettore che altrimenti rimarrebbero stagnanti.
DENISE LEVERTOV, Il poeta nel mondo

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Denise Levertov (Ilford, 24 ottobre 1923 – Seattle, Washington, 20 dicembre 1997), scrittrice e poetessa britannica naturalizzata statunitense. Il legame profondo con l'imagismo e le tecniche di Pound, l'adesione alla poetica dell'esperienza di W. C. Williams e dei suoi epigoni del Black Mountain si decantarono nella sua poesia in un armonioso, singolare equilibrio tra suggestioni mitiche e richiami al concreto.


venerdì 5 giugno 2026

Le uniche ali


STEPHEN SPENDER

SENZA QUELL’OBIETTIVO UN TEMPO CHIARO

Senza quell'obiettivo un tempo chiaro, la rotta di volo
da seguire per la vita attraverso l'aria cristallina,
il secolo mi soffoca sotto le radici della notte:
soffro come la storia nel Medioevo, dove
la verità giace nelle segrete, da dove non si leva alcun sussurro;
sentiamo parlare di torri ormai scomparse,
di torture e guerre, e del loro fumoso e cupo mormorio,
ma nessuna luce cade sulle vite sepolte degli uomini.
Guardatemi camminare per strade tortuose dove pioggia e nebbia
soffocano ogni grido: agli angoli del giorno,
i martelli pneumatici esplorano nuove zone di dolore;
né l'estate né la luce possono scendere qui a giocare.
La città costruisce il suo orrore nel mio cervello;
le uniche ali con cui fuggire sono questi versi.

(da Poesie, 1933)

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È una composizione degli Anni Trenta questa poesia di Stephen Spender. I versi del poeta inglese riflettono la disillusione e l’incertezza di un mondo che sta per esplodere nella catastrofe delle dittature: si avverte un profondo senso di disperazione e di perdita di scopo mentre avanzano le tenebre di quel tempo, un periodo che gli appare regressivo, repressivo e scollegato dalla verità.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Quella che chiamiamo libertà dell'individuo non è solo il lusso di un intellettuale di scrivere ciò che vuole, ma la sua capacità di essere una voce che può parlare per coloro che tacciono.
STEPHEN SPENDER, Gli Anni Trenta e oltre

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Stephen Spender (Londra, 28 febbraio 1909 – 16 luglio 1995), poeta e saggista inglese. ll suo percorso si riflette nella poesia, dove l'indagine sull'intima conflittualità prevale sempre più sull'impegno populista: dalla iniziale tematica politica e anarchica, si è rivolto verso temi di più intima riflessione che trovano riscontro in toni di pacata meditazione.


giovedì 30 aprile 2026

Solo il crepuscolo


DAVID HERBERT LAWRENCE

BEI HENNEF

Il piccolo fiume cinguetta nel crepuscolo,
Lo sguardo pallido e meravigliato del cielo pallido,
       Questa è quasi la beatitudine.

E tutto si è zittito e si è addormentato,
Tutti i problemi, le ansie e il dolore
      Scomparsi al crepuscolo.

Ora solo il crepuscolo e il dolce "Sh!" del fiume
      Che durerà per sempre.

E finalmente so che il mio amore per te è qui,
Riesco a vederlo tutto, intero come il crepuscolo,
È grande, così grande che non riuscivo a vederlo prima
A causa delle piccole luci, dei tremolii e delle interruzioni,
       Problemi, ansie e dolori.

       Tu sei la chiamata e io sono la risposta,
       Tu sei il desiderio, e io la sua realizzazione,
       Tu sei la notte, e io il giorno.
       Cos'altro? È abbastanza perfetto,
             È perfettamente completo,
             Io e te,
             Cos'altro— ?
Strano come soffriamo nonostante tutto questo!

(da Poesie d’amore e altre, 1913)

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A volte basta isolarsi per vedere le cose da un altro punto di vista: l’amore appare in tutta la sua interezza al poeta e scrittore inglese David Herbert Lawrence quando, in  fuga per l’Europa con Frieda von Richthofen, si trova ad osservare il crepuscolo sul fiume Sieg nei pressi della cittadina tedesca di Hennef. In quell’atmosfera serena scompaiono tutti gli inutili orpelli e la realtà appare finalmente nuda: un grande amore sì, ma destinato a essere tormentato.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Solo chi ama trova l'amore, / e non ha bisogno di cercarlo.
DAVID HERBERT LAWRENCE, Altre viole del pensiero

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David Herbert Richards Lawrence (Eastwood, 11 settembre 1885 – Vence, Francia, 2 marzo 1930), scrittore, poeta, drammaturgo, saggista e pittore inglese, considerato tra le figure più emblematiche del XX secolo. Insieme a diversi scrittori dell'epoca, fu tra i più grandi innovatori della letteratura anglosassone, soprattutto per le tematiche affrontate.


giovedì 9 aprile 2026

Alla deriva


HUGO WILLIAMS

MAREE

La sera avanza, poi si ritira di nuovo
Lasciando le nostre tazze e i nostri libri come isole sul pavimento.
Stiamo andando alla deriva, io e te,
Lontani l'uno dall'altro come i giovani eroi
Di questi due romanzi che abbiamo appena posato.
Perché questa è la felicità: vagare da soli
Circondati dalla stessa luna, le cui maree ci ricordano noi stessi,
Le nostre distanze e ciò che ci siamo lasciati alle spalle.
La lampada lasciata accesa, le tende che lasciano entrare la luce.
Queste cose erano promesse. Senza dubbio ci torneremo.

(da Love-Life, 1979)

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Il poeta inglese Hugo Williams con il suo classico tono minimalista usa la metafora del movimento dell'oceano per esplorare la distanza emotiva in una relazione che, proprio come le maree, stagna e risale continuamente. L'intimità è sostituita da una solitudine condivisa ma separata, eppure lascia aperto lo spiraglio alla speranza.

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IMMAGINE CREATA CON IA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

E così piangi per lei, e la poesia cade sulla pagina / Come se sapesse da sempre che ciò che facciamo di noi stessi lo prendiamo / Dal cuore degli altri.
HUGO WILLIAMS, Love-Life

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Hugh Anthony Mordaunt Vyner Williams (Windsor, 20 febbraio 1942), poeta, giornalista e scrittore di viaggi inglese. Ha ricevuto il Premio T.S. Eliot nel 1999 e la Medaglia d'Oro della Regina per la Poesia nel 2004. Il suo stile si è evoluto allontanandosi dalla "parsimonia lirica in stile recensione" mentre i suoi argomenti sono diventati di natura più personale e intima.


martedì 24 febbraio 2026

Il tempo dell’amore


CAROL ANN DUFFY

ORA

Il tempo dell’amore è mendico, ma anche una sola ora,
lucente come una moneta lanciata, arricchisce l’amore.
Troviamo un’ora per noi, non la passiamo tra fiori
o vino, ma nell’immenso del cielo estivo su un prato.

Ci baciamo per migliaia di secondi; i tuoi capelli
come un tesoro per terra; la luce di Re Mida
che tramuta i tuoi arti in oro. Il tempo rallenta, qui
siamo milionarie, rovesciamo la notte

così che niente di buio finisca la nostra ora di luce,
nessun gioiello reggerà una candela alla bava d’un insetto
che pende dal filo d’erba al tuo orecchio,
nessun candelabro o faro ti metterà più in risalto

di qui. Adesso. Il tempo odia l’amore, lo vuol rendere povero,
ma l’amore fila la paglia in oro, oro, oro.

(da Estasi, 2005 -Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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La relazione tra tempo e amore è personificata dalla poetessa scozzese Carol Ann Duffy, che ricrea un'atmosfera quasi metafisica: il sole come un re Mida tinge d'oro ogni cosa, anche il corpo dell'amata e aggiunge bellezza alla bellezza dell'amore, alla sua ricchezza.

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FOTOGRAFIA © DOMINIC SANSOTTA/UNSPLASH

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Innamorarsi / è un inferno affascinante; il cuore rannicchiato e riarso / come una tigre pronta a uccidere; le feroci leccate di una fiamma sotto la pelle.
CAROL ANN DUFFY, Estasi

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Carol Ann Duffy (Glasgow, 23 dicembre 1955), poetessa e drammaturga scozzese, direttrice dei corsi di scrittura creativa presso la Manchester Metropolitan University e, dal 1º maggio 2009 Poeta Laureato del Regno Unito. Nelle sue poesie dà spesso voce a personaggi di outsiders.


venerdì 26 dicembre 2025

Le onde sono fatte di onde


MARGARET TAIT

LUCE

Hai detto che è fatto di onde?
Sì, è proprio così.
Mi chiedo di cosa siano fatte le onde.
Oh, le onde sono fatte di onde.
Le onde sono quello che sono,
Scintillio,
Oscillazione,
Movimento ritmico che è l'essenza intrinseca di tutte le cose.
In definitiva, c'è solo movimento,
Nient'altro.
Il movimento che è la luce
Viene dal sole
Ed è una cosa così meravigliosa
Che nient'altro è mai qualcosa se non illuminato da essa.

(Marzo/Aprile 1958)

(da La gallina e le api, 1960)

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La meraviglia di fronte all'universo e al funzionamento del mondo naturale è proprio dei bambini e dei poeti, come la poetessa scozzese Margaret Tait, che era anche regista e quindi ben conosceva il mistero e il funzionamento della luce: di fronte a un mare increspato di onde rimane affascinata dal movimento.

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FOTOGRAFIA © ERIK MACLAIN

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il bello della poesia è che devi continuare a farla.
MARGARET TAIT, Origini ed elementi

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Margaret Caroline Tait (Kirkwall, 11 novembre 1918 – 16 aprile 1999), regista e poetessa scozzese. Girò 32 cortometraggi e un lungometraggio che traggono ispirazione dal paesaggio e dalla cultura delle isole Orcadi e dalla città natale. Le poesie si fondono con i cortometraggi, intrecciandosi ad essi e completandoli.


martedì 16 dicembre 2025

Quell’aria


ROBERT HERRICK

A ELETTRA

Non oso chiederti un bacio,
non oso mendicare un sorriso,
perché ottenendo l’uno e l’altro,
col tempo potrei diventare orgoglioso.

No, no, il più audace
dei miei desideri sarà soltanto
di baciare quell’aria
che poco fa ti ha baciata.

(da Esperidi, 1648)

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La sobria poesia di Robert Herrick, uno dei "poeti cavalieri"del Seicento inglese, si allinea alla tradizione dellamore cortese: enfatizza l'amore per l'amore, l'amore non corrisposto che vive dell'inespresso e in esso si strugge facendo della donna amata una dea da venerare.

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ANTOON VAN DYCK, "RITRATTO DI LADY ANNE CARR"



   LA FRASE DEL GIORNO   

Amami poco, ti prego, / così mi amerai a lungo.
ROBERT HERRICK

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Robert Herrick (Cheapside, 24 agosto 1591 – Dean Prior, 15 ottobre 1674), poeta inglese, esponente della scuola dei Poeti cavalieri. Artefice mirabile di metrica e di rime, si ispirò ai sentimenti delicati e alla vita semplice e gioiosa, cantando i fiori e le fanciulle, l'amore idillico e i Lari della casa.

martedì 15 luglio 2025

Mezza estate


DUNCAN BUSH

MEZZA ESTATE. NOTTE

C’è un momento in estate in cui tutto si ferma.
Le dieci, e il giovane pero ancora
risplende bianco come una sposa

contro alberi turgidi per la sera, neri per il giugno.
C’è un momento (potrebbe anche non essere
la sera del 21)

in cui in modo infinitesimo la tua vita ruota
con l’anno (anche se forse non ne hai
trentacinque e potresti

non arrivare ai settanta). Un momento
in cui quel dito di vino dimenticato
nel bicchiere trattiene tutta

la luce che se ne va, e non ha un tremore
come se i tuoi innumerevoli progenitori avessero
vissuto, procreato, fossero morti

solo perché tu vedessi tale immobilità.
C’è questo momento in una estate in cui le estati
appaiono in silhouette, e le foglie più alte

di quegli alberi che sono antichi come la tua ascendenza
stormirebbero di più sotto il respiro
del tuo bimbo che di sopra dorme.

C’è un momento in estate in cui tutto si ferma
(ma la pera non più grande di una bacca
maturerà sotto le foglie)

e tu siedi tanto a lungo alla finestra che la stanza è buia,
e solo questa pagina alzata è illuminata,
anche se le lettere le vedi appena.

Poi guardi fuori di nuovo, e il pero
è sparito, dentro al buio circostante. E il domani
d’ora in poi significa solo questo:

un giorno, poi un giorno, poi un giorno. E la vita,
che una volta era grande come quel mappamondo lì,
ti sta più stretta della tua pelle, e la puoi contare.

(da Poesia n. 228 Giugno 2008  - Traduzione di Giorgia Sensi)

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Il poeta gallese Duncan Bush riconosce un momento in cui il tempo sembra essere sospeso, agganciato alle stelle di una notte di mezza estate: è come se l'anno fosse giunto al suo culmine e da lì potesse solo discendere lentamente verso la sua fine. Così anche la vita, che si riconosce non essere più quella del bambino che esplorava un mondo che sembrava infinito.

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IMMAGINE © WALLPAPERUSE

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   LA  FRASE DEL GIORNO  

Guardare così a lungo il cielo di notte è / un modo di rendere grazie o pregare?
DUNCAN BUSH

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Duncan Bush (Cardiff, 6 aprile 1946 – 18 agosto 2017), poeta, romanziere, drammaturgo, traduttore e documentarista gallese. Ha contribuito alla fondazione della rivista letteraria semestrale The Amsterdam Review e ha tradotto poesia dal francese e dall’italiano. Le sue raccolte poetiche Aquarium e Salt hanno ricevuto il Welsh Arts Council Prize for Poetry.


sabato 17 maggio 2025

Da un posto all’altro


BRIAN PATTEN

VIAGGIANDO DA UN POSTO ALL'ALTRO

Senza lasciare nulla, nulla davanti;
quando ti fermerai al tramonto
il cielo sarà in rovina,

quando sentirai gli ultimi uccelli
cantare con gole stanche,
pensa a quanto sei fortunato che,

sapendo che saresti arrivato,
siano rimasti svegli per salutarti,
tu che viaggi da un posto all'altro

quando il tardo pomeriggio
entra nel bosco, quando
niente ha davvero importanza.

(da La confessione del piccolo Johnny, 1967)

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Dei versi del poeta inglese Brian Patten un altro poeta, Charles Causley, scrisse che "rivelano una sensibilità profondamente consapevole della possibilità sempre presente del magico e del miracoloso". È il pregio dei versi di Patten, poesie pure dove la speranza sposa l'armonia con il pianeta, come nel caso di chi, arrivando in un posto durante un viaggio, scopra la bellezza del cielo al tramonto come un inatteso portento.

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FOTOGRAFIA © PUBLIC DOMAIN PICTURES

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Amare è l'unico miracolo comune.
BRIAN PATTEN, Poesie d'amore

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Brian Patten (Liverpool, 7 febbraio 1946), poeta e scrittore britannico. È diventato famoso negli anni '60 come uno dei Liverpool Poets e scrive principalmente poesie liriche sui rapporti umani, attraversate dalla consapevolezza di un sempre possibile miracolo. È affermato autore di libri per bambini.


sabato 15 marzo 2025

Nuvolette d’amore


RUPERT BROOKE

UN SOLO GIORNO

Oggi, sono stato felice. Un giorno intero
ti ho ricordata, intrecciando la tua risata
alla luce danzante degli spruzzi del mare,
nuvolette d’amore ho sparso a manciate,
ti ho lasciata inseguire le candide onde
e incoronata con qualche sogno da nulla,
germoglio di polvere triste, errabondo.
Nuova, quella gioia insensata, tranquilla.

Giocavo con scuri ricordi un gioco lieve,
come fa un bimbo per ore sotto il cielo estivo
con uno strano, lucido sasso, per il quale
(lui non lo sa) fu dato fuoco a città, l’amore
tradito, il delitto commesso, e grandi reali
mutati in un pugnetto di cenere amaro.

Oceano Pacifico, ottobre 1913

(da L'amore è breccia nelle mura, puntoacapo, 2025 – Traduzione di Raffaela Fazio)

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L'amore è breccia nelle mura, edito da puntoacapo con scelta e traduzione di Raffaela Fazio e postfazione di Mauro Ferrari, riscopre una figura abbastanza oscura, quella di Rupert Brooke, passato alla storia come “poeta di guerra” per una manciata di sonetti idealistici che contribuirono a forgiare il patriottismo britannico - Rupert, sotto-luogotenente della Royal Naval Reserve, morì di setticemia nell'aprile 1915 nel viaggio in nave verso la città turca di Gallipoli e fu sepolto sull'isola greca di Sciro. Ma nell'antologia è un altro Brooke a risaltare, quello dei versi in cui, come nota Raffaela Fazio, si rivela come “poeta del desiderio”. Infatti, “dietro al disincanto, all’insofferenza per l’ottusità di una società conformista, alla rabbia davanti alle avversità (o a Dio), resiste in Brooke un innegabile vitalismo”.

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RUPERT BROOKE RITRATTO DA CLARA EWALD NEL 1911

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L’amore è breccia nelle mura, cancello scardinato: / ciò che lì dentro entra, da là non esce fuori; / la rocca del fiero cuore, venduta dall’amore al fato.
RUPERT BROOKE, L'amore è breccia nelle mura




Rupert Chawner Brooke (Rugby, 3 agosto 1887 – Sciro, Grecia 23 aprile 1915), poeta britannico. Di animo irrequieto, ebbe tormentate relazioni sentimentali. È noto per i suoi idealistici sonetti di guerra, scritti durante il primo anno della Grande Guerra. Associato ai poeti georgiani, studiò il dramma elisabettiano e la poesia di John Donne.


lunedì 3 marzo 2025

Almeno a parole


CAROL ANN DUFFY

PAROLE, NOTTE IMMENSA

Da qualche parte al di là di questa notte immensa
e dello spazio che ci separa, ti penso.
La stanza si allontana lenta dalla luna.

È piacevole. O dovrei cancellarlo e dire
che è triste? In uno dei tempi intono
un impossibile canto di desiderio che tu non senti.

La lala la. Vedi? Chiudo gli occhi e immagino
i cupi colli che dovrei attraversare
per raggiungerti. Perché sono innamorata di te

e questo è ciò che si prova, almeno a parole.

1990

(da Lo splendore del tempio, Crocetti, 2012 - Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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Amore, desiderio e lontananza. Temi classici della poesia di ogni tempo. La poetessa scozzese Carol Ann Duffy, conscia della difficoltà di esprimere con le parole la forza della passione, compie però, con quello che ha a disposizione, un tentativo per dire la sua voglia di essere con l'amata, in quell'altrove che al momento le è negato.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Cieli immensi ci congiungono, unendo qui a lì. /  Desiderio e passione nell’aria che pensa.
CAROL ANN DUFFY, Lo splendore del tempio

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Carol Ann Duffy (Glasgow, 23 dicembre 1955), poetessa e drammaturga scozzese, direttrice dei corsi di scrittura creativa presso la Manchester Metropolitan University e, dal 1º maggio 2009 Poeta Laureato del Regno Unito. Nelle sue poesie dà spesso voce a personaggi di outsiders.


sabato 15 febbraio 2025

Un fiore dal tuo nome


CAROL ANN DUFFY

QUANDO ALLORA

Mi inginocchiai in giardino allora,
cercando di coltivare un fiore dal tuo nome;
dove i fiori languivano sugli steli,
finché avresti dato il permesso alla pioggia.
Nascosto nella boscaglia, uno scricciolo –
quando allora era ora, avrei voluto che il mio cuore avesse
fatto lo stesso.

2022

(da Poesie d'amore, Crocetti, 2024 - Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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L'amore narrato dalla poetessa scozzese Carol Ann Duffy ha molti volti: dalla passione al desiderio, dallo struggimento alla sofferenza. Qui siamo dalle parti della separazione della lontananza, di quell'assenza che ferisce e che comunque proviamo a superare riempiendo in qualche modo il vuoto: "Ti voglio e non sei qui. Mi soffermo / in questo giardino, a respirare il colore che il pensiero è / prima di diventare linguaggio nell’aria ferma. Pure il tuo nome / è un pallido spettro e, per quanto lo esali senza / posa, non mi rimarrà accanto. Stanotte / ti invento, ti immagino, i tuoi movimenti più nitidi / delle parole che ti faccio dire e che hai già detto".

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ILLUSTRAZIONE © ROSZIE/PIXABAY

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Un tuo bacio, / rievocato, sfila, come fossero perle, questa catena di parole. / Cieli immensi ci congiungono, unendo qui a lì. / Desiderio e passione nell’aria che pensa.
CAROL ANN DUFFY, Lo splendore del tempio

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Carol Ann Duffy (Glasgow, 23 dicembre 1955), poetessa e drammaturga scozzese, direttrice dei corsi di scrittura creativa presso la Manchester Metropolitan University e, dal 1º maggio 2009 Poeta Laureato del Regno Unito. Nelle sue poesie dà spesso voce a personaggi di outsiders.


venerdì 14 febbraio 2025

Amore è un faro


WILLIAM SHAKESPEARE

SONETTO 116

Non sia mai ch’io ponga impedimenti
all’unione di anime fedeli; Amore non è amore
se muta quando scopre un mutamento
o tende a svanire quando l’altro s’allontana.

Oh no! Amore è un faro sempre fisso
che sovrasta la tempesta e non vacilla mai;
è la stella-guida di ogni sperduta barca,
il cui valore è sconosciuto, benché nota la distanza.

Amore non è soggetto al Tempo, pur se rosee labbra e gote
dovran cadere sotto la sua curva lama;
Amore non muta in poche ore o settimane,

ma impavido resiste al giorno estremo del giudizio.
Se questo è errore e mi sarà provato,
io non ho mai scritto, e nessuno ha mai amato.

(da Sonetti, 1609 – Traduzione di Maria Antonietta Marelli)

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Per San Valentino, quest'anno sono andato sul classico: ecco William Shakespeare che presenta la sua concezione di amore ideale. E allora ecco gli ingredienti necessari: l'unione delle anime e la fedeltà, la certezza che fa dell'amore il centro del mondo, la sua resistenza al tempo.


FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO 

Oh, spirito d'amore, come sei fresco tu, e vivificante, tu che, se nella tua capacità puoi ricevere tutto, come il mare, non ti lasci da nulla penetrare, qual che ne sia l'altezza e la sostanza, senza svilirlo di senso e valore in men che non si creda! Perché l'amore è sempre così pieno d'estrose fantasie da esser alta fantasia da solo.
WILLIAM SHAKESPEARE, La dodicesima notte

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William Shakespeare (Stratford-upon-Avon, 23 aprile 1564 - 23 aprile 1616), drammaturgo e poeta inglese, considerato il più  eminente drammaturgo della cultura occidentale. Il suo dono poetico consiste nella trasformazione dall'interno dei modelli esistenti, dal poemetto ovidiano alla tragedia, dalla commedia plautina a quella romantica o romanzesca, storica o leggendaria.


sabato 25 gennaio 2025

Michael Longley


Il poeta nordirlandese Michael Longley è morto il 2  gennaio all’età di 85 anni. Noto come l’«Omero d’Irlanda» per aver adattato l’epos omerico alla situazione del conflitto nell’Ulster, riteneva che compito del poeta fosse quello di "trovare nuovi ritmi” e che “l'unico modo per trovare nuovi ritmi vitali è essere vitali, vivi, attenti e reattivi. Vivere la vita con tutti i pori aperti". Robin Robertson, redattore della casa editrice londinese Jonathan Cape, ha dichiarato: “Michael era insolito perché lavorava in vari modi e si distingueva in tutti: poeta d'amore, poeta della natura e poeta di guerra. Quanto al terzo caso terzo, collegò la Grecia omerica alla Somme e ai Troubles [il conflitto nordirlandese, ndr], che visse a Belfast, credendo che tutte le guerre fossero, in sostanza, la stessa guerra. Disse la verità al potere, e la disse magnificamente”.

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FOTOGRAFIA © BBC

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CINQUANT’ANNI

Hai passeggiato con me un milione di volte
sul sentiero roccioso per Carrigskeewaum
fermandoti nell’insidia dei cerchi delle fate
a cogliere funghi per merende e poesia.

Hai indicato, per un guscio di lumaca
o la piuma di un chiurlo o il fodero vuoto
di un uovo di squalo la parola esatta, sillabe
e silenzi udibili sul filo ventoso dell’acqua.

Abbiamo seguito le orme della lontra verso Allaran
e atteso per ore sul nostro trono gelato,
per cinquant’anni, marito e moglie, contando
a voce bassa le beccacce e i piovanelli.

(da Angel Hill, Elliot, 2019 – Traduzione di Paolo Febbraro)

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SIGILLO DI SALOMONE

Ombreggiato dai noccioli auto-seminati
In un angolo posteriore del nostro giardino,
A destra del ribes in fiore
Un inaspettato sigillo di Salomone
Voglio mostrarti. Ha importanza
Perché campane così graziose sono così chiamate
(Sigilli di un documento medievale?)
È maggio e Salomone dice: Alzati,
amore mio, mia bella, e vieni via,
L'inverno è passato, la pioggia è finita
E se ne sono andati, i fiori appaiono sulla terra.
Una primula solitaria è sopravvissuta
Sotto il nostro faggio al primo taglio dell'erba.
È giunto il momento del canto degli uccelli.

(da London Review of Books, Vol. 44 N. 18 · 22 settembre 2022)

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Per definizione, se la prosa è un fiume, la poesia è una fontana.
MICHAEL LONGLEY, Poetry Ireland Review, estate 1999

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Michael Longley (Belfast, 27 luglio 1939 – 22 gennaio 2025), poeta britannico naturalizzato irlandese. Attento all’equilibrio tra cultura e paesaggio, impose la sua cifra umana e stilistica, tesa a mediare le pesanti tensioni della storia e della cronaca nordirlandese con il ricorso alle figure ampiamente simboliche dei miti epici classici.


martedì 31 dicembre 2024

Bagliori per guidare l’anno nuovo


CAROL ANN DUFFY

ANNO NUOVO

Butto l'anno che muore alle mie spalle come uno scialle
e lo lascio cadere. Fuochi d’artificio impellenti si scagliano
contro la notte, fiori di desiderio, impeto d’amore.
Dallo spazio attorno a me, stando qui, do forma
al tuo corpo assente addosso al mio. Mi tocchi come aria benevola.

Più che lontano, più che vicino, le tue braccia sono tenebre, mi stringono,
così mi appoggio, leggo il labiale dei cieli che parlano in luminose,
sillabe stellate. Vedo, alla fine, ci pregano. Il tuo respiro
è di mezzanotte, vivo, sulla mia pelle, per tutte le miglia tra di noi,
campi e autostrade e città, i milioni di casette illuminate.

Questo nostro amore, dolore all'inverso, rima piena, posto sbagliato,
tempo sbagliato, dolce lavoro per le mani, vocazione del cuore, bagliori
per guidare l'anno nuovo, i giorni e le notti remoti su per lo scuro mare
del cielo. Ora la tua bocca è neve sulle mie labbra, fredda, intima, primo bacio,
un voto. Il tempo cade e sprofonda nello spazio infinito, verso quando noi siamo.

(da Poesie d'amore, Crocetti, 2024 - Traduzione di Floriana Marinzuli e Bernardino Nera)

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Nelle feste gli innamorati lontani sentono maggiormente questa distanza: l'amore della poetessa scozzese Carol Ann Duffy è intimo, ma parla dall'infinito, l'abbraccio dell'amata lontana è quello delle stelle, della neve e nella notte che passa dall'ultimo giorno dell'anno all'alba del nuovo, segue il tragitto dei fuochi d'artificio verso il domani, verso quel tempo "quando noi siamo".

Amiche e Amici lettori del Canto delle Sirene, vi giungano i miei auguri per un 2025 di serenità e poesia...

Buon anno!.


FOTOGRAFIA © CIRCE DENYER/PDP

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   LA FRASE DEL GIORNO   

Il nuovo anno è davanti a noi, come un capitolo di un libro, in attesa di essere scritto. Possiamo contribuire a scrivere quella storia fissando degli obiettivi.
MELODY BEATTIE, Il linguaggio del lasciar andare

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Carol Ann Duffy (Glasgow, 23 dicembre 1955), poetessa e drammaturga scozzese, direttrice dei corsi di scrittura creativa presso la Manchester Metropolitan University e, dal 1º maggio 2009 Poeta Laureato del Regno Unito. Nelle sue poesie dà spesso voce a personaggi di outsiders.


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STATISTICHE DEL CANTO DELLE SIRENE PER L’ANNO 2024


VISITE: 138.258 (+0,17%)

IMPRESSIONI TOTALI: 1.840.000 (+4,55%)

VISUALIZZAZIONI: 619.947 (+14,22%)

TEMPO MEDIO SUL SITO: 2:25 (+27,2%)


LE DIECI PRINCIPALI CHIAVI DI RICERCA
(escludendo “Il canto delle sirene” e simili):

la guardiana del tramonto
ipse valere opto
scordato strumento cuore
mi sono rivolto mi sono voltato indietro
scioglilingua tacchi
si chiamava mohammed sceab
haiku autunno
ho scorto uno per uno negli occhi i miei assassini
ildegarda di bingen poesie
l’isola non trovata gozzano


RECORD DI VISITE: 683, il 28 marzo)
(il più basso 184 il 3 agosto)


I POST PIÙ LETTI IN ASSOLUTO NEL 2024

  1. Scordato strumento (Eugenio Montale, Corno inglese)
  2. Mi sono voltato indietro (Giorgio Caproni, Rivelazione)
  3. Guardiana del tramonto (Renata Correa Botelho, Accosto il viso alla parete)
  4. Un lungo amore (Catullo, Carme 76)
  5. L’Isola-Non-Trovata (Guido Gozzano, La più bella)
  6. La stringi tra le braccia (Gabriel Ferrater, Fede)
  7. Si chiamava Moammed Sceab (Giuseppe Ungaretti, In memoria)
  8. Montale, il vento e le bandiere (Eugenio Montale, Altri versi: Vento e bandiere)
  9. Il bimbo e la mela (Guido Gozzano, Parabola)
  10. Il Cigno di Mallarmé (Stéphane Mallarmé, Il vergine, il vivace, il bell'oggi)

I POST PIÙ LETTI TRA QUELLI SCRITTI NEL 2024
  1. Un museo di apicoltura (Adam Zagajewski, La visita)
  2. Al limitare del bosco (Giorgio Caproni, Su un vecchio appunto)
  3. Anche lei era come il mare (Titos Patrikios, Come il mare)
  4. Mohamed Ghozzi
  5. Un arduo vetro (Jorge Luis Borges, Spinoza)
  6. Un Artemidoro (Konstantinos Kavafis, Le Idi di marzo)
  7. Poesie per novembre XI
  8. Guy Goffette
  9. Poesie per ottobre XI
  10. Tre mondi (Nikifòros Vrettàkos, Il giardino verde)

giovedì 19 settembre 2024

La mia vuota fame di te


GEOFFREY HILL

IL CANZONIERE DI SEBASTIAN ARRURRUZ, 5

Amore, oh amore mio, verrà,
Sicuro! Un temporale
Cova sempre la terra secca tutto il giorno.
Di notte le persiane pulsano nel suo scroscio.

La metafora regge; è una casa accogliente.
Tu sei fuori, perduta chissà dove. Mi trovo
A divorare versi di più strana passione
Ed esilio. Le parole esatte

Alimentano la mia vuota fame di te.

(da King Log, 1968 - Traduzione di Renato Oliva)


Una sobria trasparenza, un tranquillo erotismo, un'intimità naturale - oltre alla leggera vena ironica - attraversano i versi del Canzoniere di Sabastian Arrurruz, poeta immaginario creato dal poeta britannico Geoffrey Hill per esplorare i temi dell’amore, della perdita e del ricordo con profondità emotiva. La lontananza della donna amata diventa quindi un esilio.

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GUSTAVE CAILLEBOTTE, "GIOVANE UOMO ALLA FINESTRA"

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   LA FRASE DEL GIORNO   

"Non si può perdere ciò che non si è posseduto." / Tanto per quella gemma abrasiva. / Posso perdere ciò che voglio. Voglio te.
GEOFFREY HILL, King Log

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Geoffrey Hill (Bromsgrove, 18 giugno 1932 – Cambridge, 30 giugno 2016), poeta britannico fondatore e co-direttore dell'Editorial Institute alla Boston University.  Le sue poesie hanno per temi Dio, l'amore, la guerra e il fluire del tempo. La tessitura dei versi, di estrema sofisticazione intellettuale, richiama John Donne e Ben Jonson.


giovedì 6 giugno 2024

In Normandia


CYRIL CRAIN

NORMANDIA

Vieni e soffermati in memoria
di chi combatté e cadde.
Hanno dato la vita in Normandia
ricordali con orgoglio.

Soldati, aviatori, marinai,
paracadutisti e marines
che nella vita civile erano sarti
e uomini alle macchine.

Britannici e canadesi
e uomini dagli Stati Uniti
forze del Commonwealth
erano tutti lì quel giorno

A Juno, Sword e Utah
spiagge divenute celebri
anche Gold e Omaha
è lì che scesero le rampe.

La battaglia infuriò in Normandia
Molte vite furono perse
La guerra doveva finire con la vittoria
e questo doveva essere il costo

Quando la mia vita sarà finita
e raggiungerò l'altro lato
incontrerò i miei amici della Normandia
e stringerò loro la mano con orgoglio.

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Sono trascorsi ottant’anni dal D-Day, il giorno in cui gli Alleati sbarcarono in Normandia e diedero la svolta definitiva alla Seconda guerra mondiale e alla vittoria sul nazifascismo. L’operazione, annunciata in codice via radio con i primi versi di una poesia di Verlaine – “I lunghi singhiozzi dei violini d’autunno” – iniziò alla mezzanotte di martedì 6 giugno 1944: sostenute da un massiccio bombardamento aereo e navale, 24.000 truppe aerotrasportate raggiunsero la costa, alle 6.30 sbarcarono i soldati dei mezzi anfibi. Nessuno degli obiettivi programmati riuscì il primo giorno, ma nel corso dei due mesi successivi l’avanzata alleata ottenne risultati fino alla riconquista di Caen. Quel 6 giugno 1944 i caduti alleati furono 13.000, quelli tedeschi tra 4.000 e 9.000. Cyril Crain, il soldato inglese autore di questi versi sbarcò a Juno Beach e vide cadere molti dei suoi compagni, che ricordò nella sua lunga vita con numerose poesie.

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FOTOGRAFIA © ROBERT F. SARGENT

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Non sa più nulla, è alto sulle ali / il primo caduto bocconi sulla spiaggia normanna. / Per questo qualcuno stanotte / mi toccava la spalla mormorando / di pregar per l'Europa / mentre la Nuova Armada / si presentava alle coste di Francia.
VITTORIO SERENI, Diario d’Algeria

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Cyril Walter Crain (Nottingham, 11 giugno 1923 - 21 novembre 2014), poeta e veterano inglese. Prima di arruolarsi lavorava come impiegato salariale. Il 6 giugno 1944 sbarcò a Juno Beach con le forze alleate. Sopravvissuto alla guerra, si dedicò a onorare la memoria dei compagni caduti in Normandia.


lunedì 6 maggio 2024

Il mare è sempre il mare


RICHARD ALDINGTON

BELLEZZA NON LODATA

(In Francia 1916-1918)

Ci sei solo tu.
Il resto sono imbroglioni, sciatti, parassiti.
Tu sola sei forte, decisa, austera;
Solo intorno a te la luce si arriccia
Come un ramo d'alloro dorato.

Le tue parole sono fredde pietre scheggiate,
Viole bianche senza profumo?

Ridi!
Che si ingannino.
Il mare è sempre il mare
E nessuno può cambiarlo,
Nessuno lo possiede.

(da Guerra e amore, 1919)

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Ricorda l'estraniarsi attraverso la poesia di Giuseppe Ungaretti - altro combattente della Prima Guerra mondiale - dai campi di battaglia questa poesia di Richard Aldington. Il poeta inglese è sottotenente e poi tenente con vari reggimenti dispiegati sulla Somme. Di fronte alla degradazione dei pidocchi, del fango degli orrori della guerra, soprattutto il gas che lo lasciò traumatizzato per tutta la vita, andò in cerca della bellezza.

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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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  LA FRASE DEL GIORNO  

L’importante per me è vivere la mia vita il più pienamente possibile. Se riesco a “migliorare” me stesso, allora ho fatto qualcosa per riformare l’umanità.
RICHARD ALDINGTON

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Richard Aldington (Portsmouth, 8 luglio 1892 – Sury-en-Vaux, 27 luglio 1962), poeta, scrittore e saggista britannico. Fu uno dei principali esponenti dell'imagismo, del quale sviluppò la corrente ellenizzante e parnassiana.  La Prima guerra mondiale lo portò a un esame severo e spesso pungente della realtà contemporanea.


venerdì 19 aprile 2024

Bicentenario di Byron


George Gordon Byron fu tra i principali esponenti del Romanticismo britannico e da romantico fu anche la sua morte, a soli 36 anni: nel gennaio del 1824 si era trasferito in Grecia per seguire da vicino il tentativo dei Greci di liberarsi dalla dominazione turca. Ma il 19 aprile di quell’anno, esattamente due secoli fa, moriva di febbri reumatiche mal curate dai medici a Missolungi, dove è sepolto. La sua opera ha dato origine a un personaggio largamente autobiografico che i critici definirono con il suo nome: l’eroe byroniano, appassionato e idealizzato, talentuoso ma imperfetto, fortemente avverso alle istituzioni – da esso ricambiate - tormentato, spesso nei guai, spesso esiliato, ma anche presuntuoso e autodistruttivo.

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THOMAS PHILLIPS, "LORD BYRON IN COSTUME ALBANESE"

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OCEANO LAGHI FIUMI ERANO CALMI

Oceano laghi fiumi erano calmi,
Nulla muoveva il silenzio degli abissi;
Navi senza marinai marciavano sul mare,
Cadevano a pezzi gli alberi, affondavano
Poi dormivano immobili sul fondo;
Morte le onde, le maree sepolte,
La luna, loro signora era già spenta;
Nell'aria stagnante languivano i venti,
Svanite erano le nuvole perché inutili
Al Buio: il Buio era l'Universo.

(da Pezzi domestici e altre poesie, Einaudi, 1986 – Traduzione di Cesare Dapino)

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SUL MIO TRENTATREESIMO COMPLEANNO

Sulla strada noiosa della vita, così oscura e sporca,
Mi sono trascinato fino ai trentatré
Cosa mi hanno lasciato questi anni?
Niente, tranne il trentatré.

(da Lettere e Diari, 1830)



Altre poesie di George Gordon Byron sul Canto delle Sirene:

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Un grande poeta non appartiene a nessun paese; le sue opere sono di pubblico dominio, e le sue Memorie eredità del pubblico.
GEORGE GORDON BYRON, Conversazione con Thomas Medwin




George Gordon Noel Byron, sesto barone di Byron, noto anche come Lord Byron (Londra, 22 gennaio 1788 – Missolungi, 19 aprile 1824), poeta e politico britannico. Considerato da molti uno dei massimi poeti britannici, fu esponente di spicco del Romanticismo.