30 gennaio 2009

Il bimbo e la mela


"Ci sono due tragedie nella vita. Una non ottenere ciò che si desidera ardentemente, l'altra ottenerlo". Sotto la veste del paradosso, questa frase di George Bernard Shaw, tratta da "Uomo e superuomo", rivela una grande verità. Vi si può affiancare un pensiero dello scrittore statunitense Logan Pearsall Smith: "Ci sono due scopi nella vita: il primo è di ottenere ciò che vogliamo; il secondo di godercelo. Solo gli uomini più saggi riescono a compiere il secondo".

L'appagamento del desiderio è già uno sminuirlo: si è toccato l'apice, da quel punto in avanti, nel grafico, non è possibile arrivare più in alto. Tutto questo è meglio espresso da un sonetto di Guido Gozzano, apparso nel 1905 sul giornale "Il Piemonte" con il titolo "Il bimbo e la mela" e poi definitivamente intitolato "Parabola":

Il bimbo guarda fra le dieci dita
la bella mela che vi tiene stretta;
e indugia - tanto è lucida è perfetta -
a dar coi denti quella gran ferita.

Ma dato il primo morso ecco s'affretta:
e quel che morde par cosa scipita
per l'occhio intento al morso che l'aspetta...
E già la mela è per metà finita.

Il bimbo morde ancora - ad ogni morso
sempre è lo sguardo che precede il dente -
fin che s'arresta al torso che già tocca.

«Non sentii quasi il gusto e giungo al torso!»
Pensa il bambino... Le pupille intente
ogni piacere tolsero alla bocca.


(da "La via del rifugio", 1907)


La mela che il bambino mangia perde di sapore ad ogni morso, il desiderio raggiunge il picco quando i denti mordono la buccia la prima volta, poi scema lentamente, non resta che il torsolo, il frutto del ricordo. La mela che rappresenta il desiderio da sempre, da quando Eva la porse ad Adamo nel giardino dell'Eden perché la addentasse...

C'è un bel racconto di Milan Kundera, in "Amori ridicoli": Martin è un quarantenne sposato che ha la capacità di fermare qualsiasi donna per la strada, secondo l'io narrante, Ondricek, un suo amico; viene presentato mentre abborda al caffè un'infermiera, fissa un appuntamento con lei per il sabato successivo in un'altra città, vi si reca con l'amico, attacca discorso con altre ragazze e alla fine non combina nulla: rimane sospeso in questo suo gioco di seduzione senza cattura, che dura ormai da tempo e che si esaurisce nell'attesa, nel vagheggiare, raffigurazione della gioventù di Martin. Il racconto si intitola, con una bella intuizione, "La mela d'oro dell'eterno desiderio".



Fotografia: Lockstocb




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LA FRASE DEL GIORNO

Riponi in uno stipetto un desiderio: aprilo; vi troverai un disinganno.

LUIGI PIRANDELLO, Novelle per un anno, La vita nuda

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