mercoledì 31 luglio 2019

I vecchi binari


ESTEBAN MOORE

L’OGGETTO NEL SUO STATO NATURALE

                            “no ideas but in things"
                             William Carlos Williams

I vecchi binari – bruniti dall’attrito delle ruote
dei veloci treni sotterranei ---  brillano nella luce
fioca che illumina - il lungo tunnel
e all’interno di quel bagliore rettilineo - di metallo che svanisce --- verso
la prossima stazione allegramente illuminata ---  risiede la poesia

(da L’aereo nero e altre poesie, 2007)

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La poesia risiede anche nelle piccole cose, nel nulla, nel modo in cui cade la luce in un dipinto di Vermeer oppure sui binari all’aperto della metropolitana prima di una galleria, come rileva il poeta argentino Esteban Moore.

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FOTOGRAFIA © ADAM SCOTT

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LA FRASE DEL GIORNO
Ogni giorno succedono piccole cose, tante da non riuscire a tenerle a mente né a contarle, e tra di esse si nascondono granelli di una felicità appena percepibile, che l’anima respira e grazie alla quale vive.
BANANA YOSHIMOTO, Un viaggio chiamato vita




Esteban Moore (Buenos Aires, 1952). Poeta, traduttore e saggista argentino. Insignito del premio di poesia del Fondo Nacional de las Artes, ha tradotto Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso, Raymond Carver, Wallace Stevens, Dylan Thomas e Charles Bukowski.


martedì 30 luglio 2019

Ore fruscianti


SIBILLA ALERAMO

CHIARITÀ NOTTURNA

Chiarità notturna, volo d'ore bianche, disteso cielo,
tendo la mia mano che vi stringe, e v'offro, v'offro.
Ci veda qualcuno. Non me, ma sola la mia mano che vi tiene,
ore fruscianti, grande sereno, spiaggia d’astri.

(da Momenti, Bemporad, 1921)

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“Anche il paesaggio, che frequente interviene, è sempre trattato d’un tocco fuggevole, balenante. Ed è sempre in funzione d’un grido lirico che brevemente riecheggia e lo fa vibrare” scriveva Emilio Cecchi della poesia di Sibilla Aleramo: è quel lucido estetismo che ammanta la visione di un cielo notturno e con poche parole lo trasforma in poesia.

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IMMAGINE © BATUKEL

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LA FRASE DEL GIORNO
Notte — Possa tu riposare, mentre io ardo così nel pensiero di te e non trovo più il sonno, e sono felice.
SIBILLA ALERAMO, Lettera a Dino Campana




Sibilla Aleramo, pseudonimo di Marta Felicina Faccio detta Rina (Alessandria, 14 agosto 1876 – Roma, 13 gennaio 1960), scrittrice e poetessa italiana. Attiva nell’impegno femminista, esordì con il romanzo autobiografico Una donna. La relazione con il poeta Dino Campana generò un importante carteggio e numerose poesie.

lunedì 29 luglio 2019

Quella svestizione


MARIA LUISA SPAZIANI

UN FRESCO CASTAGNETO

Sarebbe, il mondo, un fresco castagneto
se tutto mi guardasse coi tuoi occhi.
Marroni, intensi, laghetti dorati
ai raggi dolcemente declinanti.

Così gli occhi degli angeli, castagne
che hanno perso il riccio. Il Paradiso
è quella svestizione, ogni segreto
è arrivare al cuore.

(da Un fresco castagneto, Il bulino, 1999)

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Con gli occhi dell’amore – in questo caso gli occhi castani dell’amato – tutto viene visto in un’ottica differente: così la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani si immerge in un mondo onirico e fiabesco virato sui toni del marrone.

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FOTOGRAFIA © TOM MOREL/UNSPLASH

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LA FRASE DEL GIORNO
Entro in questo amore come in una cattedrale, / come in un ventre oscuro di balena.
MARIA LUISA SPAZIANI, La traversata dell’oasi




Maria Luisa Spaziani (Torino, 7 dicembre 1922 – Roma, 30 giugno 2014), poetessa italiana formatasi nel clima postermetico di chiara ascendenza montaliana. La sua poesia è venuta via via distendendosi dal mottetto o epigramma a forme narrativo-discorsive.

domenica 28 luglio 2019

Il pane e il coltello


BILLY COLLINS

LITANIA

Tu sei il pane e il coltello,
            Il calice di cristallo e il vino…
                  -Jacques Crickillon

Tu sei il pane e il coltello
il calice di cristallo e il vino.
Tu sei la rugiada sull’erba del mattino
e la ruota fiammeggiante del sole.
Tu sei il bianco grembiule del fornaio
E gli uccelli della palude in improvviso volo levati.
Però non sei il vento nel frutteto,
le prugne sulla bilancia
o la casa di carte.
E certamente non sei l’aria che sa di
pino.
E’ possibile che sei il pesce sotto il ponte,
e perfino il piccione sulla testa del generale,
ma non sei certo
il campo di fiordaliso al crepuscolo.
E un rapido sguardo nello specchio dimostrerà
che non sei né gli stivali nell’angolo,
né la barca che dorme nel capannone.
Forse ti interessa sapere,
parlando dell’immaginario universale del mondo,
che io sono il suono della pioggia sul tetto,
e che mi è capitato pure di essere la stella cadente,
il giornale della sera che vola via nel viale
e il cesto di castagne sul tavolo della cucina.
Sono anche la luna negli alberi
e la tazza di tè di una donna cieca.
Ma non ti preoccupare, io non sono il pane e il coltello.
Tu sei sempre il pane e il coltello.
Tu sarai sempre il pane e il coltello,
per non menzionare il calice di cristallo e – in qualche modo –
il vino.


(da A vela, in solitaria, intorno alla stanza, Fazi, 2013 – Traduzione di Franco Nasi)

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Un gioco di metafore e similitudini che si incastrano come in un puzzle e che tentano di definire un amore attraverso immagini anche stravaganti, perché si sa, i poeti amano spesso divertirsi e il poeta statunitense Billy Collins anche di più, rifacendosi a uno stilema rinascimentale.

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DIPINTO DI JULIAN MERROW-SMITH

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LA FRASE DEL GIORNO
La poesia è come stare sulla riva di un lago in una notte di luna e la luce della luna punta sempre dritto verso di te.
BILLY COLLINS




William Collins, detto Billy (New York, 22 marzo 1941), è un poeta statunitense. Dopo aver insegnato letteratura inglese al Lehman College nel Bronx per oltre 50 anni, ora è in pensione. Le sue poesie raccontano con ironia la vita dell’America borghese e suburbana.


sabato 27 luglio 2019

La paura dell’abitudine


ALMUDENA GUZMÁN
SE TUTTO QUESTO CAMBIASSE

Se tutto questo cambiasse,
se mi dicesse, improvvisamente, che mi ama,
non mi fermerei nemmeno a fare le valigie.

Fuggirei combattendo la paura dell'abitudine
al suo corpo.


(da Tu, 1986)

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Le poesie di Almudena Guzmán sono frammentarie scene di vita, dove il quotidiano si esprime con pensieri spesso raccontati con sensibilità, dolcezza, sorpresa, talora con timore. Che dire di fronte a questa evenienza: se tutto cambiasse, se lui che inseguo da tempo e che non ricambia il mio amore invece dicesse sì…

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ILLUSTRAZIONE © SCOTT HORTON

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LA FRASE DEL GIORNO
Il cambiamento, con tutti i rischi che comporta, è la legge dell'esistenza.
ROBERT KENNEDY




Almudena Guzmán (Navacerrada, 1964) è una poetessa spagnola. Filologa, ha ottenuto un dottorato cin una tesi su Francisco de Quevedo. La sua poetica ha una tendenza neosurrealista venata da una sensualità sincera e naturale. Collabora con il quotidiano ABC.

venerdì 26 luglio 2019

Davanti all’immensità


ALFREDO VEIRAVÉ

ANCHE SE CI SENTIAMO PER TELEFONO

Mi ha stupito questa notizia scientifica: davanti all’immensità
del Cosmo, tutto sembra frivolo, le preoccupazioni umani insignificanti.
E davvero mi ha obbligato a chiudere il libro della Sagan quest’altra: se ci rilasciassero
a caso nello spazio cosmico scettico      
la probabilità che noi ci incontrassimo sarebbe inferiore a una parte tra
mille milioni di miliardi (10;33).
E tuttavia, mentre accendevo il fuoco nel camino,
ho avuto la speranza che girando lentamente tra le isole stellari
una volta, ogni 250 milioni di anni, una sera fredda d’autunno
nella pioviggine, potrei passare al tuo fianco, quando da sola
bevi il lento whisky della notte buia, a 40 milioni di anni luce da Resistencia.

(da Radar nella tormenta, 1985)

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Davanti all’immensità dell’universo – un cielo stellato è capace di dare questa sensazione – tutti ci sentiamo piccoli, un minuscolo granello di sabbia di fronte all’infinito. Il poeta argentino Alfredo Veiravé gioca su questa impressione, la associa a notizie scientifiche lette da qualche parte: e tuttavia, qualcosa che riesce a compensare almeno in parte questa piccolezza esiste: è l’amore, capace di annullare le distanze.

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DIPINTO DI MIHAI CRISTE

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LA FRASE DEL GIORNO
In poesia nessuno sa perché scrive.
ALFREDO VEIRAVÉ, Lettere e poesie




Alfredo Veiravé (Gualeguay, 29 marzo 1928 - Resistencia, 22 novembre 1991), poeta e critico letterario argentino, Collaborò ai giornali El Territorio, La Prensa, La Gaceta, de Tucumán e insegnò Lettere all’Università Nazionale del Nord Est. La sua poesia cerca, senza ledere l’emozione, di combattere lo spirito provinciale argentino e diluire la retorica di derivazione spagnola.


giovedì 25 luglio 2019

Non ero amata


MARIA PAWLIKOWSKA

OFELIA

Ah, come a lungo giacerò
nelle acque vitree, nella rete d'alghe,
prima di credere alfine alla semplice
verità: non ero amata.

(da Baci, 1926 - Traduzione di Krystyna Jaworska)

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La poetessa polacca Maria Pawlikowska eccelse nella miniatura lirica, nelle quartine epigrammatiche capaci come questa di colpire sul loro termine come una stilettata. La storia di Ofelia è famosa: Amleto, per impedire la congiura ordita dal padre di lei Polonio, che utilizza l’ingenua fanciulla per i suoi scopi e far credere pazzo Amleto, dichiara di non averla mai amata e la offende, abbandonando poi la scena. Ofelia non para il colpo : “E io, la più infelice e derelitta / delle donne, ch'ho assaporato il miele / degli armoniosi voti del suo cuore, / debbo mirare adesso, desolata, / questo sublime, nobile intelletto / risuonare d'un suono fesso, stridulo, / come una bella campana stonata”, anzi comincia a impazzire e affoga in un ruscello mentre coglie fiori per farne ghirlande.
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JOHN EVERETT MILLAIS, "OFELIA"
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LA FRASE DEL GIORNO
Sappiamo ciò che siamo, ma non sappiamo ciò che potremmo essere.
WILLIAM SHAKESPEARE, Amleto




Maria Pawlikowska-Jasnorzewska, nata Kossak (Cracovia, 24 novembre 1891 – Manchester, 9 luglio 1945),, poetessa polacca. Autrice prolifica, denominata la “Saffo polacca”, fu la regina della scena poetica del suo paese durante il periodo tra le due guerre.


mercoledì 24 luglio 2019

La stagione lunare


LIBERO DE LIBERO

RICHIAMO

L’estate succhia
alle radici il miele.

I paesaggi sono
caduti dal cielo.

Come uccelli
dormono i frutti.

L’eco si intrica
al richiamo marino.

È caduta la stagione
lunare, nel mio guanciale
la tua voce ha
fatto il nido.

(da Solstizio, 1934)

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Una scena bucolica, l’agreste calura del solleone: il canto del poeta è ancora quello del pastore virgiliano nei versi di Libero De Libero, così ancorato alla sua terra ciociara, che diventa paesaggio di un mito fino a rivelare il suo segreto.

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FOTOGRAFIA © HEINER ALTMEPPEN

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LA FRASE DEL GIORNO
È un veliero la mia vita / dall’infanzia segnato sulla mano / e l’ancora sta dentro la terra.
LIBERO DE LIBERO, Solstizio




Libero De Libero (Fondi, 10 settembre 1903 – Roma, 4 luglio 1981), poeta, critico d'arte e narratore italiano. Gli Anni ‘30 lo videro al Caffè Aragno di Roma con Vincenzo Cardarelli, partecipe della  scuola pittorica di via Cavour. La sua poesia si inserisce in un ermetismo legato alla terra, al vigore del reale.


martedì 23 luglio 2019

Gli occhi pieni d’amore


JOHN KEATS

SU VIENI, EMMA, FIORITA DEL TUTTO È LA ROSA


1

Su, vieni, Emma, fiorita del tutto è la rosa
E prodiga è sparsa la ricchezza di Flora;
Tutta dolce è l'aria, l'acqua di cristallo,
Risplende la sera vestita d'un raggio.


2

Vieni, mia bella, corriamo alle radure schiuse,
Alle ombre fresche, ai seggi intarsiati
Dove cantano le fate gl'inni della sera,
E la silfide all'ultimo raggio nuota leggera
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3

Stanca, ti troverò un letto di fiori,
Di muschio, ove la testa poggiare;
In festa, seduto ai tuoi piedi,
Ripeterò la mia storia d'amore.


4

Dolce sospiro e dolce pianto udrai,
Amoroso credendolo uno zefiro vicino:
Ma sul tuo ginocchio ti dirà
La mia mano che son io che sospiro.


5

E allora, amore, perché dobbiamo
Come lo sciocco perdere ciò che abbiamo?
Su, ridi, la mano sia tesa,
Gli occhi pieni d'amore, la voce dolce di resa.


(da Poesie, Mondadori, 1986 - Traduzione di Silvano Sabbadini)

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Natura e mondo greco sono lo scenario del poeta romantico inglese John Keats: in questi versi giovanili dedicati a una delle sorelle Matthew, Ann o Caroline - per quanto risulti strano parlare di opere della gioventù per un uomo morto a 25 anni - appaiono tutti gli stilemi di quel mondo classico, tanto che potrebbe trattarsi di un’ode di Saffo, da Flora, dea dei cereali e della primavera, allo zefiro, vento che si diceva producesse fiori con la dolcezza del suo respiro.

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SIR LAWRENCE ALMA-TADEMA, "UN COMODO PUNTO DI OSSERVAZIONE"

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LA FRASE DEL GIORNO
Non fugge forse ogni incanto / Al semplice tocco della fredda filosofia?
JOHN KEATS, Lamia




John Keats (Londra, 31 ottobre 1795 - Roma, 23 febbraio 1821) poeta inglese, unanimemente considerato uno dei più significativi letterati del Romanticismo. Peculiarità della poetica di Keats è la vivace rispondenza alla bellezza della poesia e dell’arte.


lunedì 22 luglio 2019

Mattina verde e azzurra


ADRIANO GRANDE

CANTO PIENO


Il pètalo che ride nell’estremo
sole e si perde,
una mattina, verde
e azzurra m’apre alla fantasia.

Teneri i monti s’alzano via via
nell’alba,
teneri come prodigiosi frutti
maturi:
s’accostano le nuvole in ghirlande.

Vanno le barche in mare e son leggende;
e gli animali nelle stalle han voci
profonde, più di quelle delle navi
che abbandonano i porti.

Nel sogno, in me, con questi ed altri annunci
penetra a volte il giorno: e anch’io gridare
m’odo quanto mi piace essere al mondo.

(da Alla pioggia e al sole, Carabba, 1936)
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Adriano Grande, poeta ligure, dipinge a colori il bozzetto di una giornata d’estate tra mare e campagna: un’elegia in cui risalta la bellezza del vivere, la visione di un mondo incantato simile a quelli che il poeta, divenuto pittore, rappresentava nei suoi dipinti naïf.
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FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA
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LA FRASE DEL GIORNO
L’ho conosciuto, il giubilo / delle ore aperte, quelle che ci versano / fiumi di luce uniforme! / Come mi scotta, dentro il suo ricordo…
ADRIANO GRANDE, Consolazioni




Adriano Grande (Genova, 1° luglio 1897 - Roma, 1972), poeta italiano. Appartenne alla “linea ligure” post-vociana e post-rondista. La sua tonalità affettuosa e serenamente dolente tende a esprimere i moti dell’animo in bella misura melodica, con espressione mai ermetica.


domenica 21 luglio 2019

Luna 50


CHARLES BAUDELAIRE

TRISTEZZE DELLA LUNA

Più pigra, questa sera, sta sognando la luna:
bellezza che su un mucchio di cuscini,
lieve e distratta, prima di dormire
accarezza il contorno dei suoi seni,

sulla serica schiena delle molli valanghe,
morente, s'abbandona a deliqui infiniti,
e volge gli occhi là dove bianche visioni
salgono nell'azzurro come fiori.

Quando su questa terra, nel suo pigro languore,
lascia che giù furtiva una lacrima fili,
un poeta adorante e al sonno ostile

nella mano raccoglie quell'umido pallore
dai riflessi iridati d'opale, e lo nasconde
lontano dagli occhi del sole, nel suo cuore.


(da I fiori del male, 1861 - Traduzione di Giovanni Raboni)

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21 luglio 1969, le 4.56 del mattino di cinquant’anni fa: Neil Armstrong scendeva dal LEM ed era il primo uomo a posare il piede sulla luna. Una data memorabile, un momento storico, segnalato anche dalla frase pronunciata dall’astronauta americano: “Un piccolo passo per un uomo, un grande  passo per l’umanità”.
Eppure l’uomo c’era già stato nei secoli passati sulla Luna: c’erano stati i visionari come Jules Verne e più semplicemente i poeti, come Saffo, come Giacomo Leopardi, come Ludovico Ariosto, come Charles Baudelaire, qui scelto a rappresentare l’affinità sempre esistita tra i poeti e la luna. E, per chi volesse approfondire, ecco una cinquantina di poesie da questo stesso blog dedicate alla luna.


FOTOGRAFIA © NASA



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LA FRASE DEL GIORNO
Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai, / Silenziosa luna? / Sorgi la sera, e vai, / Contemplando i deserti; indi ti posi.
GIACOMO LEOPARDI, Canti





Charles Baudelaire (Parigi, 7 aprile 1821 - 31 agosto 1867), poeta francese, considerato il padre del Simbolismo. Dopo un viaggio in Oriente, trascorse quasi tutta la vita a Parigi in un alternanza di droghe, alcool, disordini e aspirazioni ideali. La sua poesia verte sull'uomo, le sue cadute e i suoi tentativi di rialzarsi tra spleen e ideale.

sabato 20 luglio 2019

La paura


CARLOS DRUMMOND DE ANDRADE

CONGRESSO INTERNAZIONALE DELLA PAURA

Per il momento non canteremo l’amore,
che si è rifugiato al di sotto dei sotterranei.
Canteremo la paura, che sterilizza gli abbracci,
non canteremo l’odio, che non esiste,
esiste solo la paura, nostra madre e nostra compagna,
la paura immensa dei campi, dei mari e dei deserti,
la paura dei soldati, la paura delle madri, la paura delle chiese,
canteremo la paura dei dittatori, la paura dei democratici,
canteremo la paura della morte e la paura dopo la morte.
Poi moriremo di paura
e sulle nostre tombe sbocceranno fiori gialli e codardi
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(da Sentimento del mondo, 1940)

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La paura è un turbamento angoscioso dello spirito causato da un pericolo o da un rischio reale o immaginario. È cosa buona, quando instaura il meccanismo di difesa che permette di reagire a questo rischio o pericolo, ma diventa patologica quando si instaura con la sua ansia, come in questo immaginario “Congresso internazionale della paura” – simile a uno dei tanti congressi di scrittori che si svolgevano in quel periodo - del poeta brasiliano Carlos Drummond De Andrade. La paura che nasce fisica, diventa qui politica - sembra superfluo ricordare che la poesia è degli Anni '30, in pieno fiorire del fascismo e del nazismo - e infine metafisica.

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FOTOGRAFIA © THE DIGITAL ARTIST/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Le paure esistono per essere sopportate. Nessun uomo è coraggioso, se non sa avere paura.
ANTHONY CLIFFORD GRAYLING, Il significato delle cose




Carlos Drummond de Andrade (Itabira, 31 ottobre 1902 – Rio de Janeiro, 17 agosto 1987), poeta e scrittore brasiliano, considerato uno dei più influenti del suo tempo. Modernista, adottò il verso libero, proclamando la libertà idiomatica delle parole. Tra le tematiche fondamentali la famiglia, la terra natale, l'amicizia, la società, l'amore e l'esistenza.


venerdì 19 luglio 2019

Terra nera e carta bianca


MARINA CVETAEVA

IO SONO UNA PAGINA PER LA TUA PENNA


Io sono una pagina per la tua penna.
Tutto ricevo. Sono una pagina bianca.
Io sono la custode del tuo bene:
lo crescerò e lo ridarò centuplicato.

Io sono la campagna, la terra nera.
Tu per me sei il raggio e l’umida pioggia.
Tu sei il mio Dio e Signore,
e io sono terra nera e carta bianca.


10 luglio 1918


(da Poesie, Feltrinelli, 1979 - Traduzione di Pietro A. Zveteremich)

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Terra nera e carta bianca, ovvero una superficie dove riversare il seme e la parola. Questo è il poeta secondo Marina Cvetaeva, una sorta di profeta che interpreta qualcosa di misterioso: “I versi crescono, come le stelle e come le rose, / come la bellezza - inutile in famiglia. / E alle corone e alle apoteosi - / una sola risposta: «Di dove questo mi viene?»

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FOTOGRAFIA © PCDAZERO/PIXABAY

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LA FRASE DEL GIORNO
Il poeta - da lontano conduce il discorso. / Il poeta - lontano conduce il discorso.
MARINA CVETAEVA, Dopo la Russia




Marina Ivanovna Cvetaeva (Mosca, 8 ottobre 1892 – Elabuga, 31 agosto 1941), poetessa e scrittrice russa. Divenuta una delle migliori voci del simbolismo russo, fu invisa al regime stalinista. Esule a Berlino e Parigi, tornò in patria nel 1939 alla ricerca del marito, fucilato dall NKVD e della figlia, in campo di lavoro. Disperata e isolata, si uccise nel 1941.


giovedì 18 luglio 2019

Fiammiferi


RON PADGETT

POESIA D’AMORE

Abbiamo un sacco di fiammiferi in casa.
Li teniamo sempre a portata di mano.
Al momento la marca prediletta è la Ohio Blue Tip, anche se prima preferivamo la Diamond.
Prima, cioè, di scoprire gli Ohio Blue Tip.
Sono confezionati magnificamente, in scatolette robuste, blu e azzurre con l’etichetta bianca,
e le lettere svasate come un megafono,
per annunciare al mondo, ancora più forte:
“Ecco il fiammifero più bello del mondo,
quattro centimetri di tenero pino sormontati
da una ruvida testolina viola scuro, sobria e irosa
e caparbiamente pronti a prendere fuoco,
ad accendere, forse, la sigaretta della donna che ami, per la prima volta, e poi non è mai più stato
così. Tutto questo ti daremo”.
Ed è quello che tu mi hai dato, io
divengo sigaretta, tu fiammifero, o io
fiammifero, tu sigaretta, sfavillante
di baci che bruciano piano mentre salgono al cielo.


(Love Poem, da Ho sognato di essere me, Pequod, 2018 - Traduzione di Damiano Abeni)

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Si parte dai fiammiferi, quelli della Ohio Blue Tip, così perfetti nella loro essenziale bellezza, e si arriva all’analogia amorosa del fuoco e della sigaretta in questa poesia di Ron Padgett, inserita nel film “Paterson” di Jim Jarmusch: è una di quelle scritte dall’autista di autobus poeta protagonista del film.

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CHAIM BEZALEL, “OHIO BLUE TIPS”

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LA FRASE DEL GIORNO
Gli a capo fanno parte della danza della poesia. Se danzo, non so quali passi fare. Non so se voltarmi o piegarmi o muovermi velocemente o qualsiasi altra cosa.
RON PADGETT, Teachers & Writers Magazine, 12 luglio 2015




Ron Padgett (Tulsa, Oklahoma, 17 giugno 1942), poeta, saggista, romanziere e traduttore statunitense. Membro della New York School, ha fondato la rivista d’avanguardia “The White Dove Review”. Sette sue poesie compaiono nel film “Paterson” di Jim Jarmusch.


mercoledì 17 luglio 2019

Colori intermedi


NINA CASSIAN

INDACO

1

Pur se indistinto nell’arcobaleno
io l’ho sempre pensato una tonalità
tra il blu e il viola scuro
con una nota implicita di nero
come un baccello di vaniglia,
come il palato di un leopardo,
come un lago che a sera dia rifugio a un’anima di morchia,
erbacce insidiose
e a un ragno di taffetà.


2

A volte
più dell’arte e dell’amore
ho caro il sonno.
Mi aiuta a sprofondare in ondeggianti
colori intermedi, nel riflesso
di una lama Gillette, nello sbadiglio
del leopardo e in tutte le mie vite
intermediarie che mi curano
dell’eccesso di presenza e precisione.


3

L’indaco è il mio patrigno incestuoso.


(da C’è modo e modo di sparire, Adelphi, 2013 - Traduzione di Ottavio Fatica)

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L’indaco è un colore abbastanza indistinto, pur essendo uno dei sette dell’arcobaleno, è un misto di blu e viola (ciano e magenta per i tecnici): la poetessa modernista rumena Nina Cassian ne è letteralmente stregata, tanto da immergersi in esso e trarre dall’indaco la sua poesia.

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FOTOGRAFIA © SASHI & CO

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LA FRASE DEL GIORNO
[Indaco] Colore di vecchi lividi, di porcellane andate in frantumi, di mappe accartocciate nella luce serotina.
CHITRA BANERJEE DIVAKARUNI, Il fiore del desiderio




Nina Cassian, pseudonimo di Renée Annie Cassian-Mătăsaru (Galați, 27 novembre 1924 – New York, 15 aprile 2014), poetessa, scrittrice e traduttrice romena. Esponeste del Modernismo, nel 1985 si rifugiò negli Stati Uniti per sfuggire alla repressione del regime di Ceausescu, e lì rimase non solo a vivere, ma anche a scrivere poesie nella lingua del suo nuovo paese.


martedì 16 luglio 2019

Una piccola lampada


MARIA WINE

IN OGNI POESIA

In ogni poesia
splende una piccola lampada


nella stanza e nello spazio
per terra e per mare
negli uomini e negli animali
in ogni cosa creata
dalla natura o da mano umana
c’è una poesia
che splende come una lampada


Se cerchi abbastanza a lungo
potrai trovare una lampada
persino nel tuo buio più profondo.

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La poesia è una luce che splende e illumina la realtà che ci circonda – sia essa visibile o invisibile: la poetessa svedese Maria Wine sottolinea questa capacità della poesia non solo di rivelare il mondo ma anche di rendere visibile la nostra interiorità, penetrando anche il buio più profondo.

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FOTOGRAFIA © WALLPAPERUP

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LA FRASE DEL GIORNO
Se ti dessi il tempo di contemplare / il tappeto del paesaggio che hai tessuto con la  tua vita / potresti scoprire molti sentieri che hai saltato / ai quali non potrai tornare / E forse grazie alla tua scoperta / smetteresti di far correre il giorno / per raggiungere velocemente la notte.
MARIA WINE




Maria Wine, pseudonimo di  Karla Maria Petersen (Copenhagen, 8 luglio 1912 – Solna, 22 aprile 2003), poetessa svedese. Pubblicò la sua prima raccolta poetica, Il vento dal buio, nel 1943, nel solco del modernismo. Ad essa fecero seguito una trentina di opere in prosa e poesia che le valsero i premi Bellman e Ferlin.

lunedì 15 luglio 2019

Se non fosse un sogno


ÁNGEL GONZÁLEZ

DEISSI IN FANTASMA

Quello.
                   Non questo .
                                     Né
— tantomeno — questo.
Quello.

Quello che sta sulla soglia
della mia fortuna.
Mai chiamato, mai
neppure atteso;
solo una presenza che non occupa spazio,
ombra o luce fedele al bordo di me stesso
che né il vento spazza né la pioggia scioglie,
né il sole appassisce, né la notte spegne.

Lieve corda di brezza
che mi lega alla vita dolcemente.
Quello
che sarebbe potuto
essere,
che potrebbe ancora essere
oggi o domani se non fosse
un sogno.


(da Deissi in fantasma, 1992)

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In una sorta di sovrapposizione appaiono in questa poesia di Ángel Gonzalez il tempo presente e quello che avrebbe potuto essere – una sorta di gozzaniano “Non amo le rose / che non colsi. Non amo che le cose / che potevano essere e non sono / state” ma con una sorta di fatalismo pessimistico, delimitato da quel tecnico “deissi”, termine usato in linguistica  a significare il ricorso a elementi particolari, quali i pronomi personali (il questo e quello di González) per precisare quale sia il soggetto parlante e quale il suo interlocutore, e per situare l’enunciato nello spazio e nel tempo. Amaramente, González, spiega le vele di tutto il suo disincanto di un futuro impossibile, che neppure la poesia è in grado di cogliere.

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FOTOGRAFIA © INTOGRAPHICS/PIXABAY


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LA FRASE DEL GIORNO
Sorrido e taccio perché, alla fine, uno è consapevole dell’inutilità di tutte le parole.
ÁNGEL GONZÁLEZ




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.

domenica 14 luglio 2019

Con un rosso di sera


UMBERTO SABA

IL POETA

Il poeta ha le sue giornate contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto variate!
L’ore del giorno e le quattro stagioni,
un po’ meno di sole o più di vento,
sono lo svago e l’accompagnamento
sempre diverso per le sue passioni,
sempre le stesse; ed il tempo che fa
quando si leva, è il grande avvenimento
del giorno, la sua gioia appena desto.
Sovra ogni aspetto lo rallegra questo
d’avverse luci, le belle giornate movimentate
come la folla in una lunga istoria,
dove azzurro e tempesta poco dura
e si alternano messi di sventura e di vittoria.
Con un rosso di sera fa ritorno
e con le nubi cangia colore la sua felicità,
se non cangia il suo cuore.
Il poeta ha le sue giornate contate,
come tutti gli uomini; ma quanto,
quanto beate!


(da Il Canzoniere, Einaudi, 1961)

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Il poeta non è un supereroe, dice Umberto Saba: è un uomo come tutti gli altri, e con tutti gli altri uomini condivide l’umanità e il tempo, lo scorrere delle stagioni e i sentimenti che a volte variano e a volte no. La differenza è tutta nella sua capacità di cogliere quelle emozioni che i giorni riservano, di catturare la bellezza effimera e imprigionarla nei suoi versi.

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VITTORIO BOLAFFIO, "RITRATTO DI UMBERTO SABA"


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LA FRASE DEL GIORNO
L
La letteratura sta alla poesia come la menzogna alla verità.
UMBERTO SABA, Quel che resta da fare ai poeti




Umberto Saba, pseudonimo di Umberto Poli (Trieste, 9 marzo 1883 – Gorizia, 25 agosto 1957), poeta italiano tra i massimi del ‘900. Di famiglia ebraica, fu avviato agli studî commerciali, e fu per lunghi anni direttore e proprietario di una libreria antiquaria a Trieste. La sua poesia, quasi intimo diario e confessione, indaga le cose ultime, la donna, l’amore, il senso atavico del dolore. La sua opera è raccolta nel Canzoniere.

sabato 13 luglio 2019

Come un papavero


PÄR LAGERKVIST

EFFIMERO COME UN PAPAVERO PIEGATO

Effimero come un papavero piegato dalle vesti di un viandante,
di un ignoto viandante
con una meta ignota.


Chi sono io?


Come l’arco di un filo d’erba nel vento.
Quando di nuovo si raddrizza, non è accaduto nulla,
nulla di nulla.


Ma chi è lui, il viandante?
Lui non effimero al par di me.
Io domando. Ma come potrebbe egli spiegarmelo?


Ogni cosa mi è incomprensibile
in questa fitta scrittura di stelle.


(da Il paese della sera, 1953 – Traduzione di G. A. De Toni)

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Il mistero dell’universo è indecifrabile, dice Pär Lagerkvist, poeta svedese Premio Nobel 1951, “credente senza fede” attratto dai valori fondamentali dello spirito e della civiltà umana. Noi siamo effimeri come i petali di un papavero di fronte alla vastità dell’universo, del quale non sappiamo carpire neppure il più piccolo segreto.

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FOTOGRAFIA DA PINTEREST

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LA FRASE DEL GIORNO
Ma come potresti ricordarti di me? / Come potrebbe il mare ricordar la conchiglia /
che ne echeggiò la voce per un giorno?
PÄR LAGERKVIST, Il paese della sera




Pär Fabian Lagerkvist (Växjö, 23 maggio 1891 – Stoccolma, 11 luglio 1974), scrittore, poeta e drammaturgo svedese. Nel 1951 vinse il premio Nobel per la letteratura con la seguente motivazione: «Per il suo vigore artistico e per l'indipendenza del suo pensiero con cui cercò, nelle sue opere, di trovare risposte alle eterne domande che l'umanità affronta».





venerdì 12 luglio 2019

Chiacchiericcio mattutino


GIOVANNI PASCOLI

I PUFFINI DELL’ADRIATICO

Tra cielo e mare (un rigo di carmino
recide intorno l'acque marezzate)
parlano. È un'alba cerula d'estate:
non una randa in tutto quel turchino.

Pur voci reca il soffio del garbino
con ozïose e tremule risate.
Sono i puffini: su le mute ondate
pende quel chiacchiericcio mattutino.

Sembra un vociare, per la calma, fioco,
di marinai, ch'ad ora ad ora giunga
tra 'l fievole sciacquìo della risacca;

quando, stagliate dentro l'oro e il fuoco,
le paranzelle in una riga lunga
dondolano sul mar liscio di lacca.


(da Myricae, 1903)

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C’è tutta la poetica di Giovanni Pascoli in quest’alba marina in cui protagonisti sono le berte (Puffinus Yelkouan) e i loro richiami: sospesi tra cielo e mare, liberi dagli affanni della terra, gli uccelli sembrano vociare tra di loro, chiacchierare come fanno i pescatori da una paranza all’altra. E colori, suoni e profumi, sono proprio la caratteristica della poesia pascoliana, così come quell’attenzione per la natura e per gli animali: uno sguardo simbolico sul mondo, la ricerca costante di una relazione tra le cose che possa fornire il senso del vivere.

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FOTOGRAFIA DI PUBBLICO DOMINIO DA NAUMANN, NATURGESCHICHTE DER VOGEL MITTELEUROPAS

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LA FRASE DEL GIORNO
A costituire il poeta vale infinitamente più il suo sentimento e la sua visione, che il modo col quale agli altri trasmette l'uno e l'altra.
GIOVANNI PASCOLI, Il fanciullino




Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna, 31 dicembre 1855 – Bologna, 6 aprile 1912), poeta e accademico italiano, eccelso latinista, figura emblematica della letteratura di fine Ottocento. Nonostante la sua formazione eminentemente positivistica, è il maggiore esponente del Decadentismo.

giovedì 11 luglio 2019

Quelle notti dell’anima


EMILY DICKINSON

CI ABITUIAMO AL BUIO

Ci abituiamo al buio -
quando la Luce è spenta; -
dopo che la vicina ha retto il lume
che è testimone del suo addio,

per un momento ci muoviamo incerti
perché la notte ci rimane nuova,
ma poi la vista si adatta alla tenebra
e affrontiamo la strada a testa alta.

Così avviene per tenebre più vaste -
quelle notti dell’anima
in cui nessuna luna ci fa segno,
nessuna stella interiore si mostra.

Anche il più coraggioso prima brancola
un po’, talvolta urta contro un albero,
ci batte proprio la fronte;
ma imparando a vedere,

o si altera la tenebra
o in qualche modo si abitua la vista
alla notte profonda,
e la vita cammina quasi dritta.


(da Poesie, Cya, 1947 – Traduzione di Margherita Guidacci)

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Una poesia allegorica di Emily Dickinson: il buio, non solo quello reale, in cui a poco a poco ci abituiamo all’assenza di luce e ci lasciamo guidare dai minimi chiarori adattando la vista, ma anche e soprattutto le notti dell’anima, i momenti di tristezza e di sconforto dai quali siamo in grado comunque di emergere, proprio come chi nell’oscurità passo dopo passo ricomincia a percepire gli oggetti intorno a sé.
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FOTOGRAFIA ()) ACTIVE RAIN

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LA FRASE DEL GIORNO
Ti vedo meglio al buio, / non mi occorre altra luce: / l'amore è per me un prisma / che supera il violetto.
EMILY DICKINSON, Poesie




Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, Massachusetts, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.

mercoledì 10 luglio 2019

Centenario di Pierre Gamarra


Lo scrittore francese Pierre Gamarra, nato il 10 luglio di cento anni fa a Tolosa, è noto soprattutto per la sua opera in prosa e poesia destinata ai ragazzi: i suoi versi sono insegnati ai ragazzi francesi non solo per i loro facili giochi di rime e di assonanze ma anche per le associazioni mnemoniche che contengono. La sua opera poetica è giocoforza ricca di immagini, di grida e di risate, di colori, di metafore  sorprendenti che sanno esprimere la gioia di vivere ma anche scoprire la vena del dolore.
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COME UNA GOCCIA DI SANGUE

Come una goccia di sangue
come un segno di corallo,
come un sogno di ciliegia,
una vela sul mare.

Come l’urlo di un bambino
come una lacrima d’ottobre,
come il fuoco del mio cuore,
una vela sul mare.

Come un labbro di donna
come una perla profonda,
come l’occhio della saggezza
una vela sul mare.

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UN BAMBINO MI HA DETTO

Un bambino mi ha detto; il Sole
è un uovo nella padella azzurra…

Un bambino mi ha detto: il Sole
è un’arancia nella neve…

Un bambino mi ha detto: il Sole
è una pesca rossa e gialla
su un letto di velluto che si muove…

Un bambino mi ha detto: il Sole
è un diadema su un vestito…

Un bambino mi ha detto: mi piacerebbe
cogliere il Sole.



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LA FRASE DEL GIORNO
Narrare significa parlare chiaro. È difficile, e la semplicità non è così semplice.
PIERRE GAMARRA




Pierre Gamarra (Tolosa, 10 luglio 1919 – Argenteuil, 20 maggio 2009), scrittore, romanziere, drammaturgo. Insegnante e giornalista, è noto soprattutto per le sue opere destinate ai ragazzi. Le sue poesie hanno assonanze mnemoniche notevoli, dettate da  una costante preoccupazione pedagogica: dare al pubblico infantile il piacere del testo.


martedì 9 luglio 2019

La mano sulla tua spalla


GIORGIO CAPRONI

VEDI, GIÀ AVEVO ALLUNGATO

Vedi, già avevo allungato
Il braccio, quasi posato
(tu camminavi dritto, avanti
verso il tuo quarzo) la mano
sulla tua spalla, e il vento,
subito, come porta via
una foglia, il mio gesto
timido e disperato
ha disperso, e solo
sono rimasto ancora


(inedita, trascritta da Attilio Mauro Caproni - in L'opera in versi, Mondadori, 1998)

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Questa poesia inedita e poi raccolta nell’Opera in versi di Giorgio Caproni presenta un gesto semplice ma denso di significati, quello di porre la propria mano sulla spalla di qualcuno – un gesto che racchiude in sé la fiducia e l’abbandono totale, come il cieco che si fa condurre, un gesto paterno che vale come benedizione per un figlio.

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FOTOGRAFIA MARC-OLIVIER JODOIN/UNSPLASH

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LA FRASE DEL GIORNO
Ho provato anch'io. / È stata tutta una guerra / d'unghie. Ma ora so. Nessuno / potrà mai perforare / il muro della terra.
GIORGIO CAPRONI, Il muro della terra




  Giorgio Caproni (Livorno, 7 gennaio 1912 – Roma, 22 gennaio 1990), poeta, critico letterario e traduttore italiano. Partito come preermetico attirato da uno scabro espressionismo, approdò a un ermetismo rivestito di un impressionismo idillico. Nella sua poesia canta soprattutto temi ricorrenti (Genova, la madre e Livorno, il viaggio, il linguaggio), unendo raffinata perizia metrico-stilistica a immediatezza e chiarezza di sentimento.


lunedì 8 luglio 2019

Amore anfibio


ALFONSO BREZMES

ANFIBIOLOGIA

Non sono gli infiniti,
ma quello che essi ci fanno.
 
Restare o partire;
restare a galla o immergersi
e sul fondo trattenere
a fatica il respiro;
trascinare o strisciare.
 
Non è la parola, ma la sua orma
nascosta sotto il fango dei giorni.
 
Amore anfibio, strano animale
a sangue freddo e cuore caldo,
capace di mimetizzarsi tra i verbi.

(da Revista Conexos, 6 agosto 2016)

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L’amore come una rana, o un rospo: è questo il paragone del poeta spagnolo Alfonso Brezmes, un sentimento che è capace di resistere senz’aria, che può respirare felicemente in superficie o arrancare sul fondo, sguazzando in mezzo al fango di tutti i giorni.

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LEAH SAULNIER, "HORNY TOADS"

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LA FRASE DEL GIORNO
I sentieri che percorre l’amore / sono labirinti che si biforcano / e si perdono, si biforcano / e si perdono.
ALFONSO BREZMES, La notte tatuata




Alfonso Brezmes (Madrid, 1966), poeta spagnolo, fotografo e funzionario statale, ha pubblicato Cartoline dal futuro (2010), La notte tatuata (2013),  Il dono delle lingue (2015) e Ultramor (2017).

domenica 7 luglio 2019

Amare un’ombra


EUGENIO MONTALE

TUO FRATELLO MORÌ GIOVANE

Tuo fratello morì giovane; tu eri
la bimba scarruffata che mi guarda
‘in posa’ nell’ovale di un ritratto.
Scrisse musiche inedite, inaudite,
oggi sepolte in un baule o andate
al màcero. Forse le riinventa
qualcuno inconsapevole, se ciò ch’è scritto è scritto.
L’amavo senza averlo mai conosciuto.
Fuori di te nessuno lo ricordava.
Non ho fatto ricerche: ora è inutile.
Dopo di te sono rimasto il solo
per cui egli è esistito. Ma è possibile,
lo sai, amare un’ombra, ombre noi stessi.

(da Satura, Mondadori, 1971)

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Il fascino di questa poesia tratta dalla sezione Xenia di Satura è indubbiamente nella chiusa: Eugenio Montale, dopo aver ricordato Silvio, il fratello mai conosciuto della moglie Drusilla, affettuosamente chiamata Mosca, riesce a “meditare sull’ambigua consistenza del nostro essere” come nota Guglielmino, riconoscendosi ombra tra ombre.

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ANDREY MOROZOV, "NATURA MORTA CON VIOLINO E ROSA"


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LA FRASE DEL GIORNO
Avevamo studiato per l’aldilà / un fischio, un segno di riconoscimento. / Mi provo a modularlo nella speranza / che tutti siamo già morti senza saperlo.
EUGENIO MONTALE, Satura




Eugenio Montale (Genova, 12 ottobre 1896 – Milano, 12 settembre 1981), poeta e scrittore italiano, Gli fu conferito il Premio Nobel per la Letteratura nel 1975 “per la sua poetica distinta che, con grande sensibilità artistica, ha interpretato i valori umani sotto il simbolo di una visione della vita priva di illusioni”, ovvero la “teologia negativa” in cui il "male di vivere"  si esprime attraverso la corrosione dell'Io lirico tradizionale e del suo linguaggio.

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