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giovedì 20 marzo 2025

In stile fiorito


BIANCAMARIA FRABOTTA

ENTRANDO NEL CAMPO CERCAI

Il 1° maggio di quel 1789, scesi in giardino
all’alba, per vedere lo stato in cui si trovava
dopo quel terribile inverno in cui il termometro
era sceso, il 31 dicembre, fino a 19 gradi
sotto zero.”
                             Bernardin de Saint-Pierre

Entrando nel campo cercai
le roselline selvatiche nella rete
gli iris infestanti, i papaveri
i gelsomini bianchi e dopo,
i cavoli, i carciofi fra i narcisi,
sull’arancio ferito i grappoli
profumati della zagara.
In terra giaceva l’edera vizza
screziata di morte lumache
eppure, scriveva Bernardin
non tutto era stato ucciso
dalla terribile severità di quell’inverno.
Ancora, in stile fiorito, il suo giardino
godeva di tardive, ma robuste violette
promesse di fragole e primule, risalenti
filari e tracce di linfa nei peri.
In verità le viti cominciavano
appena ad aprire i germogli.

(da I nuovi climi, Brunello, 2007)

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L’equinozio – oggi alle 10.01 – segna l’inizio della primavera. Come sempre, è tempo di rinascita, tanto da segnare l’inizio dell’anno in molti calendari. Quella rinascita della natura che la poetessa Biancamaria Frabotta va cercando nel campo, inseguendo quei germogli da cui torna a sorgere la vita.

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FOTOGRAFIA © PXHERE

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  LA FRASE DEL GIORNO  

Gli uomini conoscono la primavera e tuttavia ogni anno la salutano con la stessa gioia bramosa.
JOSEPH ROTH, La milleduesima notte

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Biancamaria Frabotta (Roma, 11 giugno 1946 – 2 maggio 2022), poetessa, scrittrice, giornalista e accademica italiana. Intellettuale a tutto campo impegnata nelle cause civili e nella lotta politica, attivista negli anni Settanta nel movimento delle donne, è stata redattrice delle riviste Orsa minore e Poesia e collaboratrice del quotidiano Il manifesto.


lunedì 20 marzo 2017

Primavera, tre poesie

 

Tre poesie per celebrare la primavera, che inizia alle 11.29 con l’equinozio: lo stupore per l’arrivo della nuova stagione di Ángel González, la notazione stagionale e temporale di Alberico Sala, la constatazione della nuova condiscendenza della natura – ma non degli uomini – di Fernando Bandini.


Primavera

FOTOGRAFIA © FREEPIK



ÁNGEL GONZÁLEZ

ALLA FINESTRA, L’AMORE

Alla finestra, l’amore
vestito di bianco, guarda.
Guarda la sera, che fila
le sue luci e i suoi colori.

La begonia inodore
tende le sue verdi foglie
per guardare cosa guarda
alla finestra, l’amore:
la primavera, comparsa
sul becco di un usignolo.

(da Mondo aspro, 1956)

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ALBERICO SALA

NUNC

Almeno questo è certo, è primavera
da me e da te, nella gola delle primule,
e nel vaso sul davanzale della tua stanza
verboten (anche programmare i giorni).
Al contrario di me che debbo uscire
per vivere dal
nunc, spingermi avanti
anche se è
dangereux.
                      Faremo il giro
del mondo, può darsi, per ritrovarci.

22 marzo 1973

(da Chi va col lupo, Rusconi, 1975)

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FERNANDO BANDINI

PRIMAVERA

Il cielo è meno altezzoso:
si piega su noi volentieri,
trasmette nuove regole
mescola azzurro e suoni di clacson.

Chiusi in casa i nemici del poeta
affilano punte
di frecce sul loro display.

(da Santi di Dicembre, Garzanti, Milano 1994)

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LA FRASE DEL GIORNO
Tutta la primavera! / Fervori dell’istante trafitto di boccioli, / grazia timida e leggera del profumo senza traccia, / carezze che aprono il sesso delle ore.
ERNESTINA DE CHAMPOURCÍN, Cantico inutile




Ángel González Muñiz (Oviedo, 6 settembre 1925 – Madrid, 12  gennaio 2008), poeta spagnolo della Generazione del ‘50. Premio Principe delle Asturie nel 1985 e Premio Regina Sofia nel 1996. La sua opera mescola intimismo e poesia sociale con un tocco ironico. Il passare del tempo, l’amore e la civilizzazione sono i suoi temi ricorrenti, giocati su toni di un’ottimistica malinconia.


mercoledì 13 aprile 2016

Linfa verde

 

GISELA GALIMI

UN’ALTRA VOLTA

Sempre la primavera
e questa voglia di fuggire dalle pareti.
Gira la ruota
essere un’altra volta vergine
per smettere un’altra volta di esserlo
gira la ruota
bagnarmi nella tempesta
con un ombrello di risate
come una cattiva ragazza
gira e rigira
il sangue linfa verde
germoglia nei miei fianchi.

(Otra vez, da Chiaroscuro e colorato, 2008)

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La primavera è ovunque, è un rigoglio verde che erompe e prorompe, pervade ogni cosa, si rovescia sui fossi, sale sugli alberi, sugli arbusti, colora persino i fiumi e i laghi. Quell’esuberante vigoria, quell’estasi della primavera è anche dentro di noi, come rileva la poetessa argentina Gisela Galimi (Lobos, 1968).

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Primavera

IMMAGINE © DARK WALLS

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LA FRASE DEL GIORNO
Chi non aspira alle gioie dell’amore e a grandi cose, quando nell’occhio del cielo e nel seno della terra ritorna la primavera?
FRIEDRICH HÖLDERLIN, Iperione




Gisela Galimi (Lobos, 1968), poetessa argentina. Ha anche pubblicato diversi libri sulla comunicazione. Tiene laboratori di scrittura ed è docente universitaria  di scrittura e comunicazione. Ha lavorato come giornalista nei settori dell'economia e del turismo. 



domenica 20 marzo 2016

Tre poesie per la primavera

 

Alle 5.30 di questa mattina, con l’equinozio, siamo entrati ufficialmente nella primavera. Il risveglio della terra è cantato dai poeti con accezioni diverse: Luciano Erba ne coglie la sorpresa, con ironia; Alda Merini  traccia un parallelo tra la primavera e la sua esuberanza; Ernestina de Champourcín  scorge nel rifiorire un sensuale atto d’amore.


Fiori

.FOTOGRAFIA © HD WALLPAPERS

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LUCIANO ERBA

DAL TRENO

...
è in primavera quando le robinie
quando i sambuchi usciti dall'inverno
danno assalti di fiori e di fogliame
alle villette dei capistazione
è in primavera
                      ma sì, a Voghera

(da Nella terra di mezzo, 2000)

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ALDA MERINI

SONO NATA IL VENTUNO A PRIMAVERA

Sono nata il ventuno a primavera
     ma non sapevo che nascere folle,
     aprire le zolle
     potesse scatenar tempesta.
Così Proserpina lieve
     vede piovere sulle erbe,
sui grossi frumenti gentili
e piange sempre la sera.
Forse è la sua preghiera.

(da Vuoto d’amore, 1991)

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ERNESTINA DE CHAMPOURCÍN

PRIMAVERA

Tutta la primavera dormiva tra le tue mani!   
Hai suscitato con un gesto la festa delle rose   
e hai innalzato, folle,   
la saetta di luce che impregna le strade.   
Tutta la primavera!   
Fervori dell’istante trafitto di boccioli,   
grazia timida e leggera del profumo senza traccia,   
carezze che aprono il sesso delle ore.   
Sgorgarono da i tuoi palmi in estasi gioiosa   
i trilli e le brezze. E il tuo gesto segreto   
ha destato in rossori la pubertà del mondo.   
Ogni cosa per te! Perché le tue mani lente   
hanno brevemente cinto la mia carne fremente,   
perché sfiorando il mio corpo   
hai svegliato un fiore che porta la primavera.

(da Cantico inutile, 1936)

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LA FRASE DEL GIORNO
Donna Primavera / dalle mani gloriose, / fa’ che per la vita / riversiamo rose.
GABRIELA MISTRAL




Luciano Erba (Milano, 18 settembre 1922 – 3 agosto 2010), poeta, critico letterario, traduttore del secondo Novecento, appartenente alla Quarta generazione della Linea Lombarda. Insegnò Letteratura Francese e Letterature Comparate  all’Università Cattolica di Milano.


Alda Giuseppina Angela Merini (Milano, 21 marzo 1931 - 1º novembre 2009),  poetessa, aforista e scrittrice italiana. Vide pubblicate le prime poesie a diciannove anni. L’amore agitato con Giorgio Manganelli riportò alla luce i disagi psichici: dal 1965 al 1972 fu internata in ospedale psichiatrico. Dimessa, visse nella sua casa sui Navigli, spesso in stato di emarginazione, circondandosi di artisti.


Ernestina de Champourcín Morán de Loredo (Vitoria, 10 luglio 1905 – Madrid, 27 marzo 1999), poetessa e  scrittrice spagnola. La sua poesia riflette le caratteristiche principali delle maggiori correnti poetiche del XX secolo: dal Modernismo, al Surrealismo, alla poesia religiosa, all'introspezione, al neosurrealismo, alla poesia mistica e metafisica.


domenica 22 marzo 2015

Rosso arboscello

 

JUAN RAMÓN JIMÉNEZ

PRINCIPIO DI PRIMAVERA

Con il fiore ancora a terra
- oh rosso arboscello! -
mi tendesti, nel vento ancora freddo,
le braccia delicate.

Nude, riccamente nude,
ci guardavano le rose
dei vecchi roseti
con stupore -

Come pesava poco
la tua immensità versata sul mio cuore ardente!
eri già tutta la terra
ed eri ancora tutto il cielo!

(Primaverilla, da Eternità, 1918 – Traduzione di Claudio Rendina)

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Dunque, passato l’equinozio, siamo entrati finalmente in primavera. Per celebrare la nuova stagione, tempo di vita e di rinascita dopo il letargico rigore invernale, ho scelto una poesia del Premio Nobel spagnolo Juan Ramón Jiménez, un metafisico sogno d’amore primaverile, “fresco e fragrante di rugiada”.

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Kush

VLADIMIR KUSH, “SAILOR’S LOVE”

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LA FRASE DEL GIORNO
Amore; crepuscolo, aurora / di primavera!
JUAN RAMÓN JIMÉNEZ, Eternità




JimenezJuan Ramón Jiménez (Palos de Moguer, 24 dicembre 1881 - San Juan, Portorico, 29 maggio 1958), poeta spagnolo premiato con il Nobel nel 1956, fu uno dei principali esponenti della Generazione del ’14 e del Modernismo. La sua ricerca poetica lo portò a privilegiare la poesia nuda ed essenziale, fatta solo di immagine e di parola al di là della musicalità esteriore.


giovedì 20 marzo 2014

Il tempo del ranuncolo

 

ATTILIO BERTOLUCCI

PRIMAVERA

È venuto il tempo
che il ranuncolo limpido
rischiara
l’erba folta e amara,
fitte e stupite
si schierano sulle prode
le margherite,
già l’usignolo s’ode.
Sotto gli occhi di ogni fanciulla
una tenera ombra è fiorita
e con quell’ombra di viole
il giovane sole
si trastulla.

(da Fuochi in novembre, 1934)

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Credo che tutti saluteremo con gioia l’arrivo della primavera - inizierà ufficialmente oggi alle 16.57 con l’equinozio. È la stagione del rigoglio, della rinascita, “un delirante filtro / di gioia e di giovinezza” per dirla come Corrado Govoni. La stessa sensazione che esprime anche il giovane Attilio Bertolucci di questa poesia.

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Ranuncoli

FOTOGRAFIA © DANIELE RIVA

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LA FRASE DEL GIORNO
La mia primavera: / suprema felicità / coi fiori di pruno.
ISSA




Attilio Bertolucci (San Prospero Parmense, 18 novembre 1911 – Roma, 14 giugno 2000), poeta italiano. Le sue opere poetiche sono il risultato di una felice contaminazione tra eredità ermetica e capacità di tradurre ogni astratta eleganza in un discorso poetico naturale.


mercoledì 20 marzo 2013

Tre poesie di primavera

 

Due minuti dopo il mezzogiorno di oggi, 20 marzo, l’equinozio darà inizio nel nostro emisfero alla primavera. Il canto delle Sirene celebra con poesie a tema: lo spagnolo Juan Cobos Wilkins posa lo sguardo sulla bellezza inebriante di questa stagione senza mancare a un accenno ai famosissimi versi dalla Terra desolata di Eliot: “Aprile è il più crudele dei mesi, genera /  Lillà da terra morta, confondendo /  Memoria e desiderio, risvegliando / Le radici sopite con la pioggia della primavera”. La divina Emily Dickinson alla stessa bellezza guarda e al miracolo che ogni anno si compie - proprio su quello si focalizza il riferimento evangelico a Nicodemo (Gv, 3-3-4): “«In verità, in verità ti dico: nessuno può vedere il regno di Dio se non nasce di nuovo». Nicodemo gli domandò: «Come può un uomo rinascere quand'è vecchio? Può forse rientrare nel seno della madre e nascere?»”. Il Premio Nobel Salvatore Quasimodo incrocia invece la forza dell’amore della terra con il suo amore per una donna.

 

JUAN COBOS WILKINS

UN POETA

Un poeta non deve in primavera
passare da solo per i parchi.

Sotto i rami si abbracciano le coppie
e l’erba è umida.

Non deve attraversare
da solo i parchi in primavera.

Ci sono nuvole lanceolate, voli, resti
di amore usato già in terra, e i lillà,
i lillà così dolci, come feriscono.

In primavera è pericoloso il mondo.

(da Biografía impura, 2009)

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EMILY DICKINSON

UN’ARIA MUTATA DELLE COLLINE

Un’aria mutata delle colline -
una luce tiria riempie il paese -
un’aurora più ampia di mattina -
un tramonto più profondo sul prato -
un’orma di piede vermiglio -
un dito purpureo sul pendio -
una mosca beffarda alla finestra -
un ragno di nuovo all’opera consueta -
un passo più energico del galletto -
un fiore atteso dappertutto -
un’ascia che suona forte nei boschi -
odore di felci su strade solitarie -
tutto ciò e altro che non so dire -
uno sguardo furtivo che conosci bene -
e il mistero di Nicodemo
l’annuale replica riceve!

(da Poesie, Mondadori, 1995)

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SALVATORE QUASIMODO

OGGI VENTUNO MARZO

Oggi ventuno marzo entra l’Ariete
nell’equinozio e picchia la sua
testa maschia contro alberi e rocce,
e tu amore stacchi
ai suoi colpi il vento d’inverno
dal tuo orecchio inclinato
sull’ultima mia parola. Galleggia
la prima schiuma sulle piante, pallida
quasi verde e non rifiuta
l’avvertimento. E la notizia corre
ai gabbiani che s’incontrano
fra gli arcobaleni: spuntano
scrosciando il loro linguaggio
di spruzzi che rintoccano
nelle grotte. Tu copri il loro grido
al mio fianco, apri il ponte
fra noi e le raffiche
che la natura prepara sottoterra
in un lampo privo di saggezza,
oltrepassi la spinta dei germogli.
Ora la primavera non ci basta.

(da La terra impareggiabile, Mondadori, 1958)

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PETER MOTZ, “SPRING TIME”

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LA FRASE DEL GIORNO
E noi, pellegrini d'amore, sentiamo nel cuore una grande / felicità, che si spande dal calice d'ogni fiore
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GIUSEPPE VILLAROEL, La bellezza intravista




Juan Cobos Wilkins, pseudonimo di Juan Cobos Rincón (Minas de Riotinto, 1957), poeta e scrittore spagnolo. È critico per El País, nel suo supplemento culturale Babelia, e per la rivista Turia  Dirige inoltre la rivista di letteratura e arte Con Dados de Niebla e la Collezione di poesie Juan Ramón Jiménez.

Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo.  Essenziale ed epigrammatico, ha  temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.


martedì 22 marzo 2011

Dal calice di ogni fiore


GIUSEPPE VILLAROEL

PRELUDIO DI PRIMAVERA

Primo sospiro di rose, nell'aria purificata,
serenità dilagata nel sonno di tutte le cose.

Le strade, stanche di sole, sconfinano nell'azzurro;
passano, in dolce sussurro, sui fili incomprese parole.

Le case, in silenzio, spalancano le loro finestre alla sera,
dove in un cielo che annera le prime stelle si imbiancano.

E noi, pellegrini d'amore, sentiamo nel cuore una grande
felicità, che si spande dal calice d'ogni fiore.

Seguiamo il notturno viaggio, cercando un bene ignorato;
quello che abbiamo sognato in un meraviglioso miraggio;

quello che sempre c'invita, senza lasciarsi scoprire,
perché bisogna morire per ritrovare la vita!

(da La bellezza intravista, Mondadori, 1923)

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Un’altra primavera che comincia: astronomicamente l’inizio è stato alle 0.20 del 21 marzo. E siamo qui come ogni anno a rinnovarci anche noi come le piante, usciamo dal torpore invernale, presi dalla voglia di uscire, di stare al sole, di respirare il nuovo tepore. Ritroviamo la vita, insomma, come ci ricorda il poeta catanese Giuseppe Villaroel, dopo aver dipinto un bozzetto pittorico crepuscolare: la gioia di vivere, la forza che sprigiona da ogni fiore, in fondo, sono un po’ anche nostre.

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Fotografia © Daniele Riva

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LA FRASE DEL GIORNO 
Mi sembra d’essere uscito da me, / Di vibrare leggero con i suoni esili nell’aria / E un soave stupore mi fa prezioso l’istante.
ALDO CAPASSO, Recitativi, quasi meditazioni




Giuseppe Villaroel (Catania, 26 ottobre 1889 – Roma, 10 luglio 1965), poeta, giornalista, scrittore e critico letterario italiano. Da un originario crepuscolarismo, la sua opera è venuta svolgendosi in poesia di ispirazione amorosa, dai modi e dai toni sempre più contenuti e controllati. Ha scritto anche romanzi, novelle, saggi critici, e racconti per ragazzi.


venerdì 2 aprile 2010

Aprile

“Era d’aprile. Quel movimento delle foglie, della terra, dell’aria, delle cose, luce che parla di domani, rimescolamento interno delle fibre di cui si era dimenticata l’esistenza”: così Dino Buzzati in un racconto pubblicato sul “Corriere della Sera” il 17 gennaio 1960 e incluso poi nelle “Cronache fantastiche”.

Aprile, il dolcissimo aprile, il “più crudele dei mesi” di Thomas Stearns Eliot, il periodo del pieno risveglio, del rigoglio più sfrenato in cui la natura si agita come una ballerina che esegue la danza del ventre. Il tempo dolcissimo delle giacche leggere, delle serate lunghe per restare nel tramonto a parlare con gli amici, seduti al tavolino di un bar o su una veranda dove l’aroma dei fiori si espande fragrante e inebriante. Lontano magari scintillerà il mare nell’ultima luce o il lago calerà nell’ombra delle montagne, o ancora il fiume scorrerà via lento e placido portandosi via i riflessi delle case sulle sponde.

Aprile, l’ora del sommovimento, del ritorno alla vita, del riemergere dalla crosta ghiacciata dell’inverno: e, fermi nel sole, su una panchina, su un muretto, su una seggiola si protende il viso per ricaricarsi di tutta l’energia che ci era mancata per lunghi mesi. Camminare per i giardini fioriti di narcisi, tulipani, giacinti e glicini, di ciliegi, peschi, pruni, magnolie e gelsomini è come andare in una pinacoteca: la vista ne è estasiata, l’olfatto è colpito dai profumi.

Aprile, lunghe camminate nei boschi, sui sentieri che discendono a serpentina verso il fiume, dove i bucaneve e le primule si sono ormai ritirate e l’erba cipollina già irradia il suo pungente aroma, dove fiori azzurri e violetti dei quali non si è mai saputo il nome spuntano da ogni forra, da ogni rupe, da ogni blocco calcareo in cui la terra è riuscita ad annidarsi. E sull’alzaia, nello splendore di sponde rese bianche dalla fioritura dei ciliegi selvatici, si passeggia senza fretta, rispecchiandosi nell’acqua verde, ubriachi della dolcezza di aprile.

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Fotografia © Daniele Riva

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LA FRASE DEL GIORNO
D’un aprile mi rammento. Traboccava / il cuore come il glicine dai muri. / Erravano i miei passi ebbri e sicuri, / ed un vento fiorito li portava.
SERGIO SOLMI, Poesie

martedì 23 marzo 2010

Primavera cinese / 2

Lo scorso anno ho già proposto poesie cinesi sulla primavera: l’osservazione della natura è un tema che i poeti orientali privilegiano. E l’alternarsi dei cicli naturali evoca un altro pensiero, quello dello scorrere del tempo. Come in questi versi di Ye Qingchen, che visse nell’XI secolo e che rivestì incarichi governativi nello Zhejiang: gestiva i trasporti fluviali e la regolazione delle acque.

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YE QINGCHEN

VERSA DELL’ALTRO VINO

Versa dell'altro vino e rimani
non aver fretta d'andare via
Di tre parti si compone primavera:
due parti sono di tristezza
la terza parte di vento e di pioggia

I fiori sbocciano, i fiori muoiono:
nessuno arriva molto lontano -
allora smettila di lamentarti
____________ ma canta ad alta voce:
Chissà dove ci incontreremo ancora
l'anno venturo al tempo delle peonie.

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Dipinto © Artisoo Paintings

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Wen Tingyun (820-870) visse a Chang’an, la capitale dell’impero Tang. Fu il primo a specializzarsi nella tecnica dello ci, che avrà maggiore sviluppo in epoca successiva: lo ci è una poesia-canzone scritta sull’aria di una canzone già esistente. È un po’ quello che succedeva negli Anni ‘60 ai parolieri italiani che scrivevano testi per le canzoni straniere mantenendo la musica ma prescindendo dalle parole originali.

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WEN TINGYUN

SALICI DAI RAMI DI SETA

Salici dai rami di seta
sottile pioggia di primavera
Oltre i fiori, il suono lontano
d'una clessidra: si levano in volo
le oche selvatiche alla frontiera
i corvi sulle mura della città
le pernici dorate
__________ sul pavimento dipinto

Una sottile nebbia profumata
entra attraverso le tende
Tristi stagni - padiglioni deserti
Dietro le rosse candele
dietro le tende ricamate
un lungo sogno

______________ che tu non conosci

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I poeti imperiali, come si è visto nel caso di Ye Qingchen, erano spesso funzionari pubblici, civili e militari: si dovevano spostare per svolgere le loro mansioni lungo la vastità del territorio cinese. E non di rado capitava che fossero esiliati a causa di sommovimenti politici. Da qui un tema molto sentito, quello dell’addio. Il celebre Li Po era poeta di corte da tre anni quando perse il favore del sovrano e fu costretto prima alla prigione e poi all’esilio nello Shandong e successivamente a Nanchino. Eccolo un giorno di primavera in una taverna (era amante oltremodo del buon vino, cantato in numerose sue poesie):

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LI PO

RICORDO D’UN ADDIO IN UNA TAVERNA DI NANCHINO

Con il vento entra nella taverna
________ un profumo di salici in fiore
La bella di Wu che mesce il vino
________ mi chiama che assaggi
Gli amici di Nanchino
________ son venuti a farmi compagnia:
chi parte, chi resta,
________ ognuno vuota il bicchiere.
Prova a chiedere al Fiume
________ che scorre verso oriente
se la tristezza degli addii
__ è più lunga o più breve del suo corso.

..


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LA FRASE DEL GIORNO
Quando i petali cadono / e diventano polvere e fango / non resta che il loro profumo.
LU YOU



Ye Qingchen, nome di cortesia Daoqing (Changzhou, 1000-1049), poeta cinese. Rivestì incarichi governativi nello Zhejiang: gestiva i trasporti fluviali e la regolazione delle acque e fu funzionario dell'imperatore nella terza divisione di Quan.


Wen Tingyun nato Wen Qi, nome di cortesia Feiqing (812–866), poeta cinese della Dinastia Tang. Le sue poesie hanno molti temi e sono profonde nei pensieri, e l'espressione artistica delle sue poesie è varia. Gran parte della sua opera si concentrava sull'espressione dei sentimenti e sulla descrizione.


Li Bai, noto in Occidente anche come Li Po (Suyab, 19 maggio 701 – Contea di Dangtu, 30 novembre 762), poeta cinese, considerato tra i massimi della Dinastia Tang e dell'intera letteratura cinese. È celebre tanto per la carica suggestiva e l'originalità delle sue immagini, da cui fa capolino un'indole contemplativa in cui si possono riconoscere influenze taoiste, quanto per la sua capacità di mantenere i propri versi all'interno delle regole formali della poesia cinese.


lunedì 22 marzo 2010

Primavera

“La primavera è proprio da per tutto, anche dove non ce n’è bisogno. Anche tra i sassi del muro franato l’erba è voluta crescere, Per i sentieri più scoscesi, tra i tronchi degli alberi che furono abbattuti con l’ascia, con un’ambizione di farsi vedere che pare perfino ingenua. C’è uno sciupio di gemme e una voglia di fiorire che pare una di quelle accoglienze da segnare poi nel calendario”.

FEDERICO TOZZI, da “Bestie”

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Fotografia © Pxhere


Ma non è un evento epocale, non c’è nulla di eccezionale: è il rigoglio primaverile che esplode in tutta la sua munificenza. Gemme, rami, foglioline, virgulti, germogli che lentamente escono e crescono nel miracolo della vita. E verrà il cuculo ad annunciarlo:

“Di solito arriva verso sera, stanco, dopo avere attraversato il Sahara, il Mediterraneo e l’Italia per quanto è lunga. È molto antico il cuculo: la sua voce è la prima nota musicale in calando che l’uomo-fanciullo ha imitato. (…) Che festa nel cuore quando lo sentirò cantare andando con Sirio, il grifone coccolo e selvatico: «Adesso canta, cuculo; canta, cuculo! | Canta, cuculo; adesso canta, cuculo | …Canta forte, cuculo! | Germoglia il seme e fiorisce il prato | ed ora il bosco si ricopre di foglie |canta, cuculo!… | Come canti bene, cuculo: | ed ora non cessare più!» È una lirica medievale britannica”.

MARIO RIGONI STERN, da “Tra due guerre e altre storie”
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La terra è in amore e apre all’amore anche i cuori degli uomini, spalanca la finestra della bella stagione e fa dimenticare gli affanni del lungo periodo invernale, aprendo gli animi all’allegria:

“Scaldato dal sole primaverile, stava seduto così in carrozza, allungando ogni tanto un’occhiata ai primi fili d’erba, alle prime foglie di betulle, e ai primi vòlvoli di bianche nubi primaverili, correnti qua e là per il vivido azzurro del cielo. Non pensava a nulla: lietamente, con la mente vuota, guardava da un lato e dall’altro. (…)
- Eccellenza, qua si allarga il cuore! esclamò con un sorriso di deferenza.
- Cosa?
- Si allarga il cuore, Eccellenza.
«Che dice costui?» – pensò il principe Andrej. – Già, qualche cosa della primavera – si disse, girando lo sguardo ai lati della strada. – E davvero tutto è già verde… così presto! La betulla, l’amarasco, perfino l’ontano incomincia già… Querce, però, non se ne vedono. Ah sì, eccola là, una quercia”.


LEV TOLSTOJ, da “Guerra e pace”

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LA FRASE DEL GIORNO
Fra tuoni allegri e raffiche puerili / la primavera mette i suoi colori / e spiega la sua bandiera / come una cerimonia militare / che si svolge con qualsiasi / tempo. / Di giorno in giorno avanza / l'irrompente stagione.
VINCENZO CARDARELLI, Primavera cittadina

venerdì 3 aprile 2009

Primavera cinese

 

MENG HAORAN

ALBA DI PRIMAVERA


Il sonno in primavera ignora l'alba
dovunque s'ode cinguettio d'uccelli.
Questa notte ho sentito vento e pioggia
fiori sono caduti: chi sa quanti?



LU YOU

LA CANZONE DEL PRUGNO


Fuori della stazione di posta
di fianco al ponte interrotto
solitario fiorisce senza padrone.
Già malinconico è il crepuscolo
ancor più a fiorire
nel vento e nella pioggia.

Triste, non gareggia con la primavera
non intende ingelosire gli altri fiori.
Quando i petali cadono
e diventano polvere e fango
non resta che il loro profumo.


 

LI YU

PIGRI I SOGNI


Pigri sogni vagano lontano:
nel Sud profuma primavera
sulla barca flauti e mandole
sopra l'acqua verde del fiume.
Per tutta la città volano pappi
turbina una polvere sottile.
Con ansia mortale osservo i fiori.


Meng Haoran, poeta cinese dell'VIII secolo, ci parla della primavera in questo wujue - quartina composta da cinque caratteri/parole. Il tema dominante della poesia cinese è sempre stata del resto la natura, intesa come sfondo alle vicende umane: questo significa che la vita è profondamente immersa nei cicli delle stagioni e contemporaneamente nel tempo, che si ripete sulla base dei cicli naturali.

Lu You fu invece un fecondo poeta del XII secolo: modesto funzionario pubblico, lasciò oltre diecimila poesie. Possiamo apprezzare la moderna delicatezza di questi versi, chiaramente impressionisti:

Il suo quasi omonimo Li Yu fu invece l'ultimo sovrano della dinastia Tang e combatté una lunga guerra con i Song. La leggenda vuole che il loro imperatore Taizu abbia detto: "Se Li Yu fosse stato capace nel governare il suo paese come nello scrivere poesie, come avrei potuto farlo prigioniero?" Ecco una delle poesie che incantarono anche i nemici.




Mei, "Bambu I"


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LA FRASE DEL GIORNO
I poeti cinesi sembrano lamentare perpetuamente il loro esilio e bramare di tornare a casa.
JAMES LIU, The Art of Chinese Poetry




Meng Haoran
(Xiangjang, 689/691–740), poeta cinese della dinastia Tang. Ha vissuto e scritto principalmente nell'area in cui è nato e cresciuto, in quella che oggi è la provincia di Hubei. I temi e gli stili della sua poesia contribuirono a stabilire una convenzione seguita dai poeti più giovani.


Lu You (1125–1210), storico e poeta cinese della dinastia Song meridionale. Scrisse circa undicimila poesie, sia nella forma shi  che ci, oltre a un certo numero di opere in prosa. Nella sua poesia continua ad articolare le convinzioni che gli costarono la carriera ufficiale, invocando la riconquista del Nord. 


Li Yu  prima del 961 noto come Li Congjia e noto anche come Li Houzhu (937 - 15 agosto 978), poeta cinese. Terzo sovrano dello stato Tang meridionale durante il periodo delle Cinque Dinastie e dei Dieci Regni della Cina imperiale.  Sviluppò la poesia ci ampliandone la portata dall'amore alla storia e alla filosofia.



domenica 22 marzo 2009

La verde primavera di Cardarelli


VINCENZO CARDARELLI

MARZO


Oggi la primavera
è un vino effervescente.
Spumeggia il primo verde
sui grandi olmi fioriti a ciuffi
ove il germe già cade
come diffusa pioggia.
Tra i rami onusti e prodighi
un cardellino becca.
Verdi persiane squillano
su rosse facciate
che il chiaro allegro vento
di marzo pulisce.
Tutto è color di prato.
Anche l'edera è illusa,
la borraccina è più verde
sui vecchi tronchi immemori
che non hanno stagione,
lungo i ruderi ombrosi e macilenti
cui pur rinnova marzo il greve manto.
Scossa da un fiato immenso
la città vive un giorno
di umori campestri.
Ebbra la primavera corre nel sangue.


Vincenzo Cardarelli scrisse questa poesia il primo giorno di primavera del 1942: è una percezione che ci trasmette, quel rigoglio primaverile che non è solo della natura, ma anche delle cose, se risaltano le case e le persiane, gli antichi tronchi morti e le rovine; se ne viene travolta pure la città, che sembra quasi trasformarsi in campagna. Due cose da notare: i verbi e gli aggettivi "forti" che descrivono il risveglio della natura - effervescente, spumeggia, squillano, allegro, scossa - e quel colore verde diffuso lungo i versi: citato tre volte e altre evocato.

Tutto con la chiarezza stilistica che era caratteristica del poeta etrusco, proprio per questo molto legato al Leopardi: una misura semplice e delicata ma al contempo raffinata ed elegante, come appare anche dai limpidi versi di "Marzo".



Fotografia © Pxhere


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LA FRASE DEL GIORNO
Primavera odorata, inspiri e tenti
Questo gelido cor, questo ch'amara
Nel fior degli anni suoi vecchiezza impara?

GIACOMO LEOPARDI, Canti, Alla primavera



Vincenzo Cardarelli, nato Nazareno Caldarelli (Corneto Tarquinia, 1º maggio 1887 – Roma, 18 giugno 1959), poeta, scrittore e giornalista italiano. Sorta dall’Avanguardia degli Anni Dieci, la sua poetica rivela influssi dell’espressionismo linguistico e del frammentismo, ad esprimere  temi come lo sradicamento, il viaggio, l'adolescenza, la perdita di identità.


venerdì 20 marzo 2009

Primavera nell'aria


Oggi alle 12,42, in anticipo di un giorno sulla data tradizionale, secondo l'astronomia arriva ufficialmente la primavera. Le gemme, i fiori nei giardini ce lo confermano: per quanto un po' ritardata rispetto ad anni recenti, smentendo i teorici dell'effetto serra, la primavera è qui... Messaggio di bellezza, come dice Tagore, pedaggio da pagare al pieno manifestarsi della bella stagione. E ancora tempo di passaggio, che varia lentamente e avanza inesorabile giorno dopo giorno, come rilevano Villaroel e Cardarelli.


"Il messaggio della primavera
è prigioniero nel boccio:
la bellezza pone
questo ostacolo
alla bellezza del manifestarsi".


RABINDRANATH TAGORE, da "Il boccio del gelsomino"


"Stanotte s'è messa in cammino
la Primavera nell'aria.
D'intorno, sul capo, le svaria
un velo di stelle turchino".


GIUSEPPE VILLAROEL, da "Primavera", Ombre sullo schermo


"Fra tuoni allegri e raffiche puerili
la primavera mette i suoi colori
e spiega la sua bandiera
come una cerimonia militare
che si svolge con qualsiasi tempo.
Di giorno in giorno avanza
l'irrompente stagione".


VINCENZO CARDARELLI, da "Primavera cittadina"



Felix Mas, "Primavera"


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LA FRASE DEL GIORNO
E già si sente l'odore vero della primavera che è quello della terra che si sgela e va in amore.
MARIO RIGONI STERN, Tra due guerre e altre storie, "La neve della rondine"

lunedì 16 marzo 2009

Emily, è primavera!


Emily Dickinson ci invita ad abbandonarci al risveglio di primavera, ad assecondare quel rigoglio che erompe dalla terra e si manifesta attraverso le foglie nuove, i fiori, i profumi che invadono l'aria. C'è un tempo per ogni cosa, come recita anche l'Ecclesiaste: ora è il tempo dell'amore e della forza, della vitalità e dell'esuberanza.

Abbandoniamo i grigi giorni d'inverno e quelle occupazioni che ci hanno costretti in casa, respiriamo a pieni polmoni quest'aria nuova e pulita - anche il cielo si è fatto azzurro e terso, il vento si è portato via lo smog. Riprendiamo a vivere dopo il letargo dell'inverno, gustiamo con tutti i nostri sensi questo allegro "esperimento di verde".


UN PO' DI FOLLIA IN PRIMAVERA


Un po' di Follia in Primavera
È salutare persino per un Re,
Ma Dio sia con il Clown -
Che considera questa formidabile scena -
Questo totale Esperimento di Verde -
Come se fosse suo!


(1875)

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CARO MARZO - ENTRA


Caro Marzo - Entra -
Come sono felice -
Ti aspettavo da tanto -
Posa il Cappello -
Devi aver camminato -
Come sei Affannato -
Caro Marzo, come stai tu, e gli Altri -
Hai lasciato bene la Natura -
Oh Marzo, Vieni di sopra con me -
Ho così tanto da raccontare -

Ho avuto la tua Lettera, e gli Uccelli –
Gli Aceri non sapevano che tu stessi arrivando –
L'ho annunciato – come sono diventati Rossi –
Però Marzo, perdonami –
Tutte quelle Colline che mi lasciasti da Colorare –
Non c'era Porpora appropriata –
L'hai portata tutta con te –

Chi bussa? Ecco Aprile –
Chiudi la Porta –
Non voglio essere incalzata –
È stato via un Anno per venire
Ora che sono occupata –
Ma le inezie sembrano così banali
Non appena arrivi tu

Che il Biasimo è caro come la Lode
E la Lode effimera come il Biasimo

(1874)

*

CHE APPARTAMENTI DI TRIFOGLIO


Che appartamenti di Trifoglio
Si preparano per l'Ape
Che edifici d'azzurro
Per le Farfalle e me
Che residenze leste
Sorgono e svaniscono
Senza un ritmico preannuncio
O un'ipotesi che assale.


(1875)


Fotografia © Wallpaper Cave


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LA FRASE DEL GIORNO
La Primavera è il periodo espresso da Dio.
EMILY DICKINSON, Poesie




Emily Elizabeth Dickinson (Amherst, 10 dicembre 1830 –15 maggio 1886), poetessa statunitense, è considerata tra i migliori lirici del XIX secolo. La sua vita fu priva di eventi esteriori: dopo i trent'anni scelse un volontario isolamento nella casa paterna. La sua poesia spazia dalle piccole cose della vita quotidiana – la natura, le stagioni – ai grandi temi dell’anima innestati sul tema della solitudine.


mercoledì 4 marzo 2009

Lo stupore della primavera


SALVATORE QUASIMODO

SPECCHIO


Ed ecco sul tronco
si rompono gemme:
un verde più nuovo dell'erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul botro.

E tutto mi sa di miracolo;
e sono quell'acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c'era.

(da Acque e terre, 1931)


Sempre la primavera ci stupisce con il suo risveglio: ci pare un miracolo nuovo tutti gli anni, eppure è da milioni di anni che il ciclo delle stagioni si ripete. Così, ogni marzo, ci lasciamo stupire da questo rinnovamento e ci abbandoniamo anche noi alla rinascita dopo il lungo letargo invernale.

Anche Salvatore Quasimodo si identificò in questo risveglio dipingendo un'immagine di primavera in una poesia di "Acque e terre", opera del 1930 che raccoglieva i suoi primi componimenti: così, d'improvviso, tutto diverso nel solito mondo: sui rami spuntano le gemme, escono con forza ancestrale dalla corteccia; la vita si rinnova anche nel colore dell'erba, fa risorgere il tronco ricurvo sul dirupo, rende più azzurro il cielo che si rispecchia nell'acqua stagnante. Ed ecco lo stupore, l'emozione: quello che fa di un pensiero una poesia...


Fotografia © Publicdomainpictures



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LA FRASE DEL GIORNO
La primavera è il tempo dei progetti e dei propositi.
LEV TOLSTOJ, Anna Karenina




Salvatore Quasimodo (Modica, 20 agosto 1901 – Napoli, 14 giugno 1968), poeta e traduttore italiano, esponente di rilievo dell'ermetismo.  Essenziale ed epigrammatico, ha  temperato gli influssi originari in un linguaggio poeticamente sempre più autonomo, che libera un’intensa sensualità in trepide visioni. Premio Nobel per la letteratura 1959 “per la sua poetica lirica, che con ardente classicità esprime le tragiche esperienze della vita dei nostri tempi”.


sabato 22 marzo 2008

Haiku di primavera


L’haiku, componimento che incarna l’essenzialità tipica dei giapponesi, è una poesia breve ma profonda che in soli tre versi per un totale di diciassette sillabe riesce a esprimere compiutamente una sensazione o uno stato d’animo, a cogliere il valore delle cose prossime.

Festeggiamo con qualche haiku l’inizio della primavera:

All’inizio della primavera,
vagando nel giardino,
senza uscire dal cancello.

KYOSHI

Ragazza felice di trovarsi così
ad occhi chiusi
in un giorno primaverile.
YAMAGUCHI SEISHI 

Pioggia primaverile -
proprio ora le cose
diventano splendide!

CHIYO JO 

Il susino è in fiore,
l’usignolo canta,
e io sono solo
!

ISSA 

Ode alla primavera -
non si sa
chi è l’autore.

SHIKI 






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LA FRASE DEL GIORNO
Non ci può essere amore se non si è se stessi con tutte le proprie forze.
ITALO CALVINO, Il barone rampante





Takahama Kyoshi (Matsuyama, 22 febbraio 1874 – Kanakura, 8 aprile 1959), poeta giapponese attivo durante il periodo Shōwa. Allievo di Shiki, mantenne lo stile tradizionale dell'haiku, attribuendo importanza alla funzione simbolica del kigo (parola stagionale), ed escludendo la tendenza più moderna verso haiku senza stagioni. 


Yamaguchi Seishi (Kyoto, 3 novembre 1901 – Kobe, 26 marzo 1994), poeta giapponese. È considerato uno degli autori che ha fatto di più per modernizzare la forma dell'haiku, scrivendo su argomenti non convenzionali come motori a vapore, sale da ballo, piste di pattinaggio, riunioni del consiglio, dattilografi, sport e sfilate.


Fukuda Chiyo-ni  nota anche come Kaga no Chiyo (Matto, oggi Hokusan, 1703 – 2 ottobre 1775), poetessa giapponese. I suoi haiku esprimono un profondo amore per il mondo naturaleMonaca buddhista, svolse un ruolo pionieristico nello scambio internazionale attraverso l'haiku.


Kobayashi_Issa-Portrait

Kobayashi Nobuyuki, noto con lo pseudonimo di Kobayashi Issa (Kashiwabara, 15 giugno 1763 – 19 novembre 1827) poeta, pittore e sacerdote laico buddhista giapponese. Maestro dell’haiku con  Matsuo Bashō, Yosa Buson e Masaoka Shiki, ne scrisse oltre 20.000, rinnovando il genere classico con il romanticismo, l’autobiografia e il sentimento personale.


Masaoka Shiki, pseudonimo di Masaoka Tsunenori (Matsuyama, 14 ottobre 1867 – Tokyo, 19 settembre 1902), poeta, critico letterario e giornalista giapponese. È considerato, con Matsuo Bashō, Yosa Buson e Kobayashi Issa, uno dei quattro grandi autori di haiku, l'unico a non esser vissuto nel periodo Edo.